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venerdì 27 marzo 2020

Bombshell - La voce dello scandalo (2019)

Sarebbe dovuto uscire ieri, già in vergognoso ritardo, e ora chissà quando uscirà, Bombshell - La voce dello scandalo (Bombshell), diretto nel 2019 dal regista Jay Roach.


Trama: dopo essere stata licenziata da Fox News la giornalista Gretchen Carlson decide di far causa al direttore Roger Ailes per molestie sessuali, portando diverse altre colleghe a fare altrettanto.



L'eco del movimento #metoo è arrivato fino a qui, "grazie" a quel vecchio suino di Harvey Weinstein e al coinvolgimento di molte attrici famose, ma già nel 2016 qualcosa si era smosso ai piani alti di uno dei posti più impensabili del mondo, ovvero la sede di Fox News, sentina di repubblicani duri e puri, conservatori e Trumpiani della peggior specie. Che lì in mezzo, e perdonatemi se ragiono per stereotipi, non si nascondano i peggio maschilisti e maiali sulla faccia della terra mi parrebbe un po' improbabile e infatti, alla faccia dei mille volti femminili che quotidianamente bucano lo schermo, qualcosa di marcio è venuto fuori. Bombshell è la storia di quel marciume che risponde al nome di Roger Ailes, vero e proprio numero uno, secondo giusto a Rupert Murdoch all'interno della piramide di potere della Fox, e delle donne che hanno scelto di farsi sentire e rivelare la mondo la sua natura di predatore seriale. Una scelta non facile, ovviamente, e non solo per questioni di carriera, reputazione o soldi, ma proprio per quella perversa malattia intrinseca delle persone, che tendono sempre a porre la stessa domanda idiota: "E come mai lo accusa proprio ora? Non poteva dirlo prima?". No, non si può, o almeno non sempre. Lo spiega alla perfezione il personaggio di Kaya Pospisil, uno dei pochi inventati per l'occasione, in un dialogo telefonico che spezza il cuore e conferma Margot Robbie, se ancora ce ne fosse bisogno, come una delle attrici più brave in circolazione. Il motore che spinge le donne a mantenere il silenzio è, semplicemente, la vergogna. Quel dubbio che comincia a rodere e che ti porta non solo a rivivere mille volte momenti disgustosi e dolorosi ma anche tutto quello che c'è stato prima (comportamenti, frasi, abiti, sguardi: e se fossi stata io ad incoraggiarlo, in effetti?), alimentando un senso di colpa inesistente e annullando ogni speranza di indulgenza o di riuscire a reagire e a cercare una qualche forma di giustizia. La colpa, certo, è di una società e di posti di lavoro dove il maschilismo ancora impera, ma spesso le nemiche più agguerrite delle donne sono altre donne, senza contare che non sempre questi enormi atti di coraggio pagano (in senso letterale e figurato), non nell'immediato almeno, e servono spalle enormi per sopportare critiche, insulti o minacce.


La vicenda di Bombshell viene quindi narrata da tre punti di vista prettamente femminili, a partire da quello di Megyn Kelly, probabilmente la donna più potente del network, invidiabile e sicura di sé al punto da poter addirittura osare dare addosso a Trump (pagandone le conseguenze, ovviamente; è interessante vedere come la vicenda di Ailes venga preceduta dallo scontro tra la Kelly e il futuro presidente USA, che contestualizza l'intera situazione e mostra come le giuste critiche mosse da una donna famosa, potente ed intelligente possano diventare in tempo zero il punto di partenza per slut shaming e altre orribili pratiche); Megyn è il vertice apparentemente "neutro" di un triangolo che vede presenti anche Gretchen Carlson, la "scarpa vecchia" da sostituire e trattare come una matta visionaria, e la già citata Kayla, giovane ed inesperta, potenzialmente la più malleabile del trio. Un trio di donne che scatenerà, ognuna a modo suo e ognuna coi suoi tempi, uno tsunami che andrà ad influenzare non sono i personaggi principali di questa scandalosa vicenda ma anche quelli secondari, che si ritrovano ad incrociare il cammino delle tre anche solo per poco tempo. La quantità di vite "toccate" dallo scandalo si rispecchia in una scrittura e in una regia veloci ed accattivanti ma comunque pregne, dove è un attimo perdersi la battuta o il dialogo fondamentali (soprattutto in lingua originale) e dove star dietro alla frenetica attività di Fox News non è facilissimo, tra momenti di dramma e altri in cui Bombshell diventa quasi una commedia, con tanto di quarta parete infranta e narratori esterni. Uno stile che forse riesce a gestire meglio Adam McKay, laddove Jay Roach a tratti pare un po' perdersi e lasciare che sia la grandezza delle tre attrici protagoniste a governare il ritmo della pellicola, ma comunque un modo di fare cinema che a me piace parecchio, soprattutto quando racconta storie importanti come questa sottolineando, con amara ironia, quanto ancora sia lunga la strada per un mondo più equo e giusto per tutti.


Del regista Jay Roach ho già parlato QUI. Charlize Theron (Megyn Kelly), Nicole Kidman (Gretchen Carlson), Margot Robbie (Kayla Pospisil), John Lithgow (Roger Ailes), Allison Janney (Susan Estrich), Malcom McDowell (Rupert Murdoch), Kate McKinnon (Jess Carr), Mark Duplass (Doug Brunt), Jennifer Morrison (Juliet Huddy), Ashley Greene (Abby Huntsman) e P.J. Byrne (Neil Cavuto) li trovate invece ai rispettivi link.

Connie Britton interpreta Beth Ailes. Americana, ha partecipato a film come Nightmare e a serie quali Ellen, 24, American Crime Story e American Horror Story; come doppiatrice ha lavorato ne I Griffin e American Dad!. Anche produttrice, ha 53 anni e due film in uscita.


Liv Hewson, che interpreta Lily Balin, era Abby Hammond in Santa Clarita Diet mentre Madeline Zima, che interpreta la truccatrice Eddy, era la piccola Gracie Sheffield de La tata. Alcuni degli eventi raccontati nel film sono stati riportati anche nella miniserie TV The Loudest Voice, che recupererò il prima possibile. ENJOY!

martedì 18 ottobre 2016

Yoga Hosers (2016)

La passione per il cinema mi ha portata a conoscere proprio delle brave persone. Prendete per esempio Lucia, Silvia, Germano e Andrea. Sono talmente dolci che mi hanno permesso di guardare per prima Yoga Hosers, il nuovo film di Kevin Smith. "No, ma noi non riusciremmo mai a parlarne come faresti tu" "Ti vogliamo bene, Bolla" "Meriteresti di lavorare per Fangoria!!" "Bolla, sei anche molto ma molto ma molto gnocca... gnocca MILLE VOLTE!!". Che brave persone, dicevo. Mortacci loro, eh. Col cuore.


Trama: Colleen e Colleen sono due sedicenni canadesi, commesse in un supermercato e aspiranti cantanti, perennemente connesse ai cellulari. La loro vita apparentemente perfetta prende una strana piega quando le persone attorno a loro cominciano a morire per mano di un branco di bratzis (wurstel nazisti) nascosti proprio nel supermercato...



C'era una volta Kevin Smith, più precisamente c'era nel 1994. A 24 anni Kevin Smith girava Clerks, uno di quei film che si amano o si odiano, e veniva consacrato a genio cinematografico indipendente, massima espressione della cultura grunge, sboccata e "vuota" tipica dell'america di quei tempi. Pur non avendo mai utilizzato la parola "genio" in relazione a Kevin Smith, posso dire di avere adorato sia Clerks sia i meno riusciti Generazione X e In cerca di Amy proprio per la natura prolissa e "lazy" di quelle opere, specchio di un'umanità che si lascia vivere parlando di nulla, senza prospettive reali per il futuro, i cui più alti esponenti sono ovviamente i fancazzisti drogati Jay e Silent Bob, diventati giustamente personaggi di culto. Pur non essendo una "studiosa" di Smith credo che buona parte della riuscita di quei film risiedesse nel fatto che il regista stesse di fatto VIVENDO le situazioni riportate nei suoi film e condividesse con i suoi personaggi problemi, vezzi, stupidera ed età anagrafica e lo stesso vale per Clerks II, girato dieci anni dopo il capostipite e virato leggermente più sul demenziale ma comunque popolato da figure "realistiche", alle prese con altri aspetti della vita tipici dei trentenni. Dogma era un'altra cosa, un horror nerd irriverente ma fino a un certo punto, finito sulla bocca di tutti per la solita, ignorantissima scomunica di alcuni esponenti della Chiesa cattolica che, probabilmente, non lo hanno neppure guardato e mi si dice che anche Red State fosse un horror molto bello. Poi, a un certo punto è successo che Kevin Smith si è dato ai podcast, alla droga abbondante e alle cazzate, si è fissato col Canada e si è fatto venire in mente di creare una "trilogia canadese". Il primo film inseribile in questa trilogia ideale è Tusk, un ibrido tra horror e commedia che si prende troppo sul serio per non risultare ridicolo, il secondo è questo Yoga Hosers, dichiaratamente creato per un pubblico di adolescenti (al punto che lo stesso Smith si è battuto per fargli avere un visto censura PG-13). Che rispetto a Tusk è tanta roba ma presenta un piccolissimo problema: Kevin Smith ormai ha 46 anni e non è in grado di rappresentare in modo credibile l'universo della figlia Harley Quinn, né di mettere in bocca a lei e all'amichetta Lily-Rose dialoghi divertenti, non banali e soprattutto non stupidi.


La trama di Yoga Hosers prende infatti il via solo dal momento in cui le protagoniste si ritrovano a dover affrontare i cosiddetti bratzis (cloni mal riusciti di un kapò nazista fatti per l'appunto di carni suine, è tutto vero purtroppo), mentre prima Smith si da alla commedia generazionale senza capirci un belino, al punto che sembra di vedere uno di quei comici di Colorado che parodiano i "giovani d'oggi", risultando soltanto ridicoli. La critica verso la mancanza di valori degli adolescenti moderni, se critica vuol essere e non semplicemente un tentativo di far divertire la figlia e l'amichetta, cade nel vuoto e si perde in un trionfo di volgarità gratuite, stupidere assortite, chat on line, urletti, canzoncine, esibizioni gratuite d'ignoranza e banalità della peggior specie: come cantano gli Ex Otago, "i giovani d'oggi non valgono un cazzo" ma in realtà siamo noi che non li capiamo perché le loro non-conoscenze sono fondamentali. Quindi, le Colleens diventano indispensabili per salvare il mondo dai bratwurst nazisti, perché sono sempre attaccate al cellulare, leggono riviste di gossip al limite del ridicolo e possiedono la capacità di andare su internet e, ancora meglio, fare foto con lo smartphone. L'unica parte divertente della trama, ché i bratzis, il capoccia nazista che imita le voci di figure iconiche del cinema e della tv americani e il ritorno inopportuno del detective Guy LaPointe, uniti alla presa in giro dei modi di essere canadesi, mi hanno intristita oltremodo, è il flashback durante il quale viene raccontato l'affermarsi di un partito nazista canadese formato da dieci elementi e di un piano per cacciare gli ebrei dal Canada che avrebbe figurato degnamente ne La guerra lampo dei Fratelli Marx, il resto è una roba abbastanza demenziale che deve necessariamente sperare nella buona disposizione d'animo dello spettatore. In generale, vi ricordo che assistere alle lezioni di uno scoppiato chiamato Yogi Bayer oppure vedere due ragazzine che sconfiggono a colpi di posizioni yoga un branco di mostriciattoli è sempre e comunque meglio di un racconto tra il serio e il faceto in cui un tizio decide di trasformarne un altro in tricheco, eh.

Da tricheco a maestro di yoga è un attimo.
Quindi, appurato che la trama è un mero pretesto per far sì che Kevin Smith possa continuare a girare film senza metterci troppo impegno cerebrale e soprattutto senza smettere di mungere l'incredibilmente grassa vacca dei suoi podcast e dei fan che non ne hanno mai abbastanza di ascoltarlo sproloquiare, c'è qualcosa di visivamente bello e/o meritevole di menzione in Yoga Hosers? Beh, come ho detto, è palese che la figlia del regista e quella di Johnny Depp si siano divertite a recitare e cantare nel film, l'affiatamento tra le due c'è ed è innegabile. Il problema è che, come diceva Alessandra, la bella Lily-Rose compare già nelle grandi città europee effigiata in giganteschi poster che pubblicizzano profumi, mentre Harley Quinn Smith, oltre ad essere condannata da un nome imbecille (è come se io chiamassi mia figlia Lady Oscar. Lady Oscar Bolla. Pensateci), ha preso il nasone della madre e la stazza del padre, oltre alla finezza di uno scaricatore di porto, quindi diciamo che se non ci penserà Kevin Smith ad infilarla in qualche film creato ad hoc le converrà inventarsi un'altra carriera. Lo stesso vale per Haley Joel Osment, ex bambino prodigio che probabilmente Smith avrà pagato promettendogli i wurstel avanzati al reparto effetti speciali, mentre Johnny Depp, nonostante continui a sputtanarsi con un personaggio che non farebbe ridere neppure chi venera i film dei Vanzina e Zalone, continuerà sempre ad essere considerato un figo nonché uno degli attori migliori in circolazione quindi avrà la carriera assicurata almeno finché non si ucciderà in un parossismo di autodistruzione. Attori a parte, ciò che invece non manca a Smith è un ottimo reparto tecnico: come già accaduto con Tusk, dove il risultato finale dell'uomo tricheco era genuinamente impressionante, anche in Yoga Hosers il giocatore di hockey composto da parti di cadavere è davvero ben fatto e se il regista avesse scelto di girare qualcosa di più splatter e serio, invece di concentrarsi sull'attacco di wurstel dall'accento tedesco (orridi, amatoriali anche per quanto riguarda la realizzazione, e pensare che il supervisore degli FX è Robert Kurtzman...), probabilmente avremmo avuto un horror di cui parlare negli anni a venire. Oddio, se ne può parlare anche adesso, ma solo per ricoprirlo di insulti... nell'attesa che esca Moose Jaws, “come Lo squalo ma con gli alci”. E l'attesissimo ritorno delle Colleens, non dimentichiamocelo. Tanto sapete che io sarò qui a recensirlo per voi.


Del regista e sceneggiatore Kevin Smith, che presta anche volto e voce ai bratzis, ho già parlato QUI. Harley Quinn Smith (Colleen McKenzie), Adam Brody (Ichabod), Ashley Greene (mamma 'Peg), Jennifer Schwalbach Smith (Miss McKenzie), Justin Long (Yogi Bayer), Natasha Lyonne (Tabitha), Genesis Rodriguez (Ms. Wicklund), Haley Joel Osment (Adrien Arcand), Johnny Depp (Guy LaPointe) e Jason Mewes (un poliziotto) li trovate invece ai rispettivi link.

Lily-Rose Depp interpreta Colleen Collette. Francese, figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis, ha partecipato a film come Tusk e, sempre col ruolo di Colleen, dovrebbe tornare nell'imminente Moose Jaws. Ha 16 anni.


Tra gli attori già comparsi in Tusk e precettati per Moose Jaws c'è Harley Morenstein (creatore del canale Youtube Epic Meal Time, vi invito a leggere QUI per capire la porcata totale, nel film interpreta il cosiddetto "Toilet Paper Man") mentre l'altro figlio di Johnny Depp e Vanessa Paradis (che compare nel film nei panni di Miss Maurice), "Jack" John Christopher Depp III, è il mocciosetto che mostra il dito alle due commesse dopo aver imitato la mucca di mare. Per la cronaca, in segno di amicizia nei confronti di Kevin Smith compare anche un catanannissimo Stan Lee al call center della polizia. Il regista si è invece ritrovato a vestire i panni di tutti i mostri presenti nel film perché Jason Mewes è claustrofobico e non è riuscito neppure a superare i primi test di make up mentre (occhio, qui si ride!) il manager di Haley Joel Osment ha preferito che il suo pupillo non fosse costretto a partecipare al film in un ruolo così poco riconoscibile e svilente come quello del mostro; è andata meglio a Michael Parks il quale, essendo malato, non è finito a recitare nei panni di Andronicus Arcaine, lasciando così la patata bollente a Ralph Garman. Come ho detto nel post, Yoga Hosers fa parte della cosiddetta trilogia canadese quindi, se vi fosse piaciuto, nell'attesa che esca Moose Jaws nel 2017 recuperate Tusk e aggiungete Clerks e Clerks II. ENJOY!

mercoledì 5 agosto 2015

Kristy (2014)

Questa settimana erano due i film usciti nelle sale italiane che mi intrigavano maggiormente: uno era Ex Machina, di cui dovrei riuscire a parlare nei prossimi giorni, l'altro era Kristy, diretto nel 2014 dal regista Oliver Blackburn. Segue qualche SPOILER.


Trama: nelle vacanze per la festa del Ringraziamento, tutti gli abitanti del dormitorio di un campus tornano a casa... tutti tranne la giovane Justine, che rimane completamente sola e in balia di un gruppo di ragazzi intenzionati ad ucciderla.



Guardando Kristy mi sono spesso ritrovata a ripensare a due film che mi hanno messo addosso un'ansia assurda. Uno è indubbiamente The Strangers, che ho sempre evitato dopo la prima, terrificante visione al cinema, l'altro è La notte del giudizio, altra ansiogena pellicola ad argomento home invasion uscita in piena estate in Italia. Forse perché nel mio caso questi due film sono stati così efficaci, durante la visione di Kristy ho provato parecchia tensione, sì, ma in generale non sono rimasta entusiasta quanto avrei sperato. Kristy (o Random, come viene conosciuto anche negli USA) "espande" il concetto di home invasion mettendo in scena l'assedio di un intero dormitorio (con biblioteca, bosco e piscina annessi) ma allo stesso tempo sottolinea come la volontà omicida non sia prerogativa di pochi cani sciolti bensì, come accadeva nel dimenticabile The Den, espressione di qualcosa di più grande e diffuso a livello nazionale. Furbamente, la sceneggiatura di Kristy prevede l'esistenza di una setta dedita all'uccisione delle cosiddette "Kristies", ovvero di quelle ragazze belle, gentili e anche fortunate (anche se nulla mi toglie dalla testa che fosse tutto un piano della Greene, invidiosa dell'immeritato successo di "Kristen" Stewart!), cosa che consente di esplorare anche il cosiddetto "lato oscuro" della rete, un sottobosco inquietante dove persone nascoste dietro pseudonimo si riuniscono e postano video o foto di terrificanti e sanguinosi omicidi ai danni di queste poverette. Il resto, come ho detto, è stato già ampiamente sviscerato e mostrato all'interno del cinema di genere: un gruppo di assassini prende di mira una ragazza sola che di regola dovrebbe venire travolta dal terrore ed accettare inerme il suo destino di agnellino sacrificale, se non fosse che dopo il momentaneo e comprensibile sconforto iniziale la tizia si trasforma in Rambo e i cattivissimi rimpiangeranno di essersi messi sulla sua strada. A dirla tutta, le parti più interessanti del film sono la dichiarazione finale di Justine e la scena post-credits, due elementi che potrebbero dare il la ad un sequel assai particolare, per il resto Kristy è prevedibile dalla prima all'ultima scena.


A proposito di scene, però, è bene sottolineare che, per quanto derivativo, Kristy non è stato girato "tanto per". Oliver Blackburn è sicuramente un regista capace di creare la tensione necessaria con delle carrellate che da sole bastano a far comprendere l'assoluta e pericolosa solitudine della protagonista (quella ripresa che parte da Justine per poi allargarsi e mostrare dall'alto l'intera vastità del campus merita più di uno chapeau) e anche l'ossessione di chi la vorrebbe morta, che si traduce in un utilizzo quasi voyeuristico della macchina da presa, che di fatto non abbandona quasi mai la figura della protagonista. La qual protagonista, tra l'altro, è bravissima e si porta sulle spalle il peso dell'intero film o, meglio, lo condivide con chi non mi sarei mai aspettata. Ho fatto dell'ironia sopra parlando di un'eventuale invidia per la Stewart da parte di Ashley Greene ma la verità è che, perlomeno basandomi sulla performance di quest'ultima in Kristy, Bella "ce l'ho solo io" Swan è indegna persino di leccare le scarpe ad Alice Cullen, a cui in questo film basta pronunciare poche parole nascosta sotto un cappuccio per essere irriconoscibile ed inquietantissima (non come quando la Stewart fa la "dura e maledetta" e le viene quella meravigliosa faccia da baccalà. Brrrr.). Il confronto tra le due ragazze occupa sì e no un quarto d'ora di film, eppure la tensione tra quella Justine che erroneamente viene etichettata come una fortunata riccastra a causa di una macchina presa in prestito e la terribile Violet fa da silenzioso e sanguinoso fil rouge di tutta la pellicola ed è sicuramente una delle cose che rimangono più impresse dopo la visione, quindi non posso fare altro che applaudire davanti ad Ashley Greene e Haley Bennett. Nonostante non mi abbia entusiasmata appieno per quanto riguarda la trama, devo quindi dire che Kristy merita ampiamente la sufficienza in campo tecnico e pertanto lo consiglio, soprattutto a chi non soffre di tachicardia ma anche a chi non si è ancora fatto la sua bella dose di home invasion annuale e potrà godere di un effetto "novità".


Di Ashley Greene, che interpreta Violet, ho già parlato QUI.

Oliver Blackburn è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Donkey Punch. E' anche sceneggiatore e attore.


Haley Bennett interpreta Justine. Americana, ha partecipato a film come Io & Marley, The Hole e The Equalizer - Il vendicatore. Ha 27 anni e cinque film in uscita.


Lucas Till interpreta Aaron. Americano, ha partecipato a film come X-Men - L'inizio, Stoker, X-Men - Giorni di un futuro passato e a serie come Dr. House e Medium. Anche produttore, ha 25 anni e cinque film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse, dove tornerà ad interpretare il ruolo di Alex "Havok" Summers.


Tra gli altri attori, segnalo la presenza di Chris Coy nei panni dell'incappucciato blu perché era Ifigenio, il tizio col cappellino che all'inizio della quinta stagione di The Walking Dead riusciva a farsi randellare nei denti persino da un belino mollo come Tyreese, bonanima, mentre Mathew St. Patrick, che interpreta la guardia Wayne, era Keith Charles, uno dei protagonisti di Six Feet Under. Detto questo, se Kristy vi fosse piaciuto recuperate i già citati The Strangers, La notte del giudizio, The Den e aggiungete You're Next. ENJOY!

domenica 26 luglio 2015

Burying the Ex (2014)

Era da un po' che lo puntavo e non potevo rimandare ancora la visione di Burying the Ex, l'ultimo film del regista Joe Dante, da lui diretto nel 2014.


Trama: Max ed Evelyn sono due fidanzatini apparentemente inseparabili ma un giorno lui decide di lasciare lei. Tuttavia, la ragazza viene investita prima che Max possa manifestarle le sue intenzioni e al dolore si sostituisce lo sconcerto quando Evelyn torna a casa trasformata in uno zombi...


Finché morte non ci separi. Quante volte abbiamo sentito pronunciare (o abbiamo pronunciato) questa frase! Se però in determinate circostanze qualcuno invece dicesse "staremo sempre insieme... sempre e PER sempre" ci sarebbe da rabbrividire perché quel "PER SEMPRE" potrebbe venire preso alla lettera da qualche entità dispettosa. Questo è ciò che succede a Max, uomo dotato di tanti pregi ma sicuramente non di un paio di palle, che non trova il coraggio di lasciare quella che è in fin dei conti un tremendo gatto appeso ai marroni nonché la versione horror della Scarlet Johansson di Don Jon: piuttosto che rinunciare ad una relazione stabile Max accetta di venire castrato dalle fisse di una donna che lo costringe a mangiare vegano, accettare terribili rivoluzioni nell'arredamento della casa condivisa (e lì io l'avrei già uccisa e il film sarebbe finito...), rinunciare alla compagnia del fratello e peggio ancora ai propri sogni e poi, non contenta, gli fa anche delle gigantesche scenate di gelosia. Ecco, già una tizia simile è meglio perderla che trovarla ma il problema sono quelle paroline di cui sopra che, dopo un provvidenziale incidente, la fanno tornare come zombi. Quindi ancora più spaccapalle ma anche ripugnante, violenta e disgustosa. Date queste premesse, avrete capito che Burying the Ex non è un horror tout court ma piuttosto una classica commedia pseudo-demenziale americana con qualche sfumatura macabra e il tipico protagonista sfigato che, a poco a poco, si riscatta e arriva a capire che forse è giunto il momento di prendere tra le mani le redini della propria esistenza mentre la bitch (nel vero senso della parola) che lo ammorbava viene messa a posto dalla donna angelicata di turno, tanto simpatica e carina che viene da chiedersi come abbia fatto il protagonista a non trovarne una simile invece di accontentarsi della scassapalle. Burying the Ex è un film scacciapensieri privo dei guizzi cinici e critici di altri film di Joe Dante e l'unico spunto di riflessione che offre, in effetti, è quello relativo al modo in cui far funzionare una relazione, o meglio riuscire a trovare terreno comune con una persona che ci piace ma che è incredibilmente diversa da noi senza annullarci oppure cambiare in base ai suoi gusti.


Anche dal punto di vista tecnico, a dirla tutta, Burying the Ex avrebbe potuto essere stato diretto da un qualsiasi signor nessuno scelto tra le miriadi di giovanotti di belle speranze che sicuramente abbondano ad Hollywood. A parte un citazionismo gradevole ma inutile che si concentra in un paio di poster horror vintage italiani e non, spezzoni di horror passati in TV o su qualche schermo cinematografico, il nome di Romero scritto sulla fiancata di un furgone e l'apparizione del sempre simpatico Dick Miller non ci sono indizi che Joe Dante abbia avuto a che fare con questa pellicola. Il target rivolto ai teenager si evince anche dalla scelta di utilizzare attori che abbiano avuto quasi tutti a che fare con film o saghe rivolti ai giovanissimi: c'è la bellissima Alexandra Daddario presa dritta dalla saga di Percy Jackson (del personaggio interpretato in True Detective non c'è traccia, mi spiace per i maschietti!), Ashley Greene la cui faccia naturalmente da peppia palesa la partecipazione a tutti film della serie Twilight e Anton Yelchin giusto per dare un po' di continuità horror alla cosa. Nonostante quest'aria anonima e un po' bimbaminkia, dire che Burying the Ex sia stato un diludendo sarebbe però esagerato. La trama è divertente e coinvolgente, la rappresentazione nerdissima del paesino in cui vivono i protagonisti è a dir poco commovente (ma DOV'è questo posto dove si proiettano film al cimitero e, alla faccia della crisi economica, trovano spazio ben DUE negozi di memorabilia horror o una gelateria dove fanno i "malted" ai gusti più strani del globo, che ci voglio andare subito!!) e l'utilizzo di make-up ed effetti artigianali scalda sempre il cuore; certo, sono ben lontani i tempi in cui Joe Dante faceva dei film zeppi di personalità ma come divertissement estivo, nell'attesa di tempi migliori, Burying the Ex va benissimo. Però 'sti tempi migliori devono tornare, eh Joe!!!


Del regista Joe Dante ho già parlato QUI. Di Anton Yelchin (Max) e Dick Miller (il vecchio poliziotto) ho parlato invece ai rispettivi link.

Ashley Greene interpreta Evelyn. Americana, ha partecipato a TUTTI i film della serie Twilight e The Apparition. Ha 28 anni e quattro film in uscita.


Alexandra Daddario interpreta Olivia. Americana, ha partecipato a film come Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini,  Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri, Non aprite quella porta 3D e a serie come I Soprano e True Detective. Ha 29 anni e tre film in uscita.


Se Burying the Ex vi fosse piaciuto recuperate anche Shaun of the Dead. ENJOY!



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