mercoledì 16 settembre 2015

Allarme rosso (1985)

Non so perché ma ultimamente ho voglia di guardare vecchi horror oppure cazzabubbole dei miei tempi ed è per questo motivo che sono incappata in Allarme Rosso (Warning Sign), diretto e co-sceneggiato nel 1985 dal regista Hal Barwood.


Trama: all'interno di un laboratorio di ricerca viene accidentalmente liberato un virus che scatena nelle persone un insano desiderio di violenza...



Com'erano belli gli horror minori anni '80, lineari ed ingenui nel loro modo di rapportarsi alle paure "del momento"! L'ingegneria genetica e le ricerche applicate alle armi biologiche erano praticamente le scie chimiche di allora e Allarme rosso asseconda quelle leggende neanche troppo metropolitane per cui degli apparentemente innocui centri di ricerche avevano in realtà terribili doppi fini e nascondevano virus in grado di mettere in pericolo non tanto l'umanità quanto la popolazione autoctona, per la maggior parte formata da buzzurri aMMeregani. Nel film tutto parte da un piccolo errore umano che contamina un centro ricerche dove sono ovviamente tutti amici finché non scattano i protocolli di sicurezza; da una parte c'è chi è ligio al dovere nonostante, in soldoni, non conosca la vera natura degli esperimenti portati avanti in loco, dall'altra ci sono gli scienziati che sanno e ovviamente se la sentono colare, in mezzo stanno i dottorucoli che si credono importanti e invece non sanno una cippa, ovvero quelli che poi scatenano tutto il casino. Fuori dal microcosmo del laboratorio ci sono chiacchiere di paese, persone che "sapevano" e per questo si sono prima defilate poi date all'alcolismo e l'immancabile Governo che, assieme ai Matusa, cerca in tutti i modi di salvare i terribili segreti senza pensare agli esseri umani. Ricetta quasi completa, manca solo l'eroe! Non temete, in Allarme rosso ce ne sono ben DUE (anzi tre ma uno non si vede!), quanto agli effetti del virus gli sceneggiatori mescolano un pizzico di follia, tanta cattiveria e qualche suggestione zombi, trasformando il già labirintico laboratorio in un luogo claustrofobico e pieno d'insidie. Il divertimento anni '80 non manca ma purtroppo Allarme rosso difetta di dinamismo e quando gli infetti pazzoidi non si fanno vedere c'è da chiudere gli occhietti per la letargia, anche perché sono passati i tempi in cui, da ragazzini, ci si entusiasmava per questi film adattissimi alle disimpegnate seconde serate mediasettare!


Trattandosi di un film girato trent'anni fa, qui e là sbucano però delle sorprese affatto male per il medio spettatore nerd o nostalgico, soprattutto tra gli attori. Impossibile non sorridere davanti ad un giovane Dale di The Walking Dead con il solito sopracciglione nero nei panni dell'ex scienziato alcoolizzato ma vegano, così come è automatico far scattare l'applauso davanti all'immagine di un Capitano Harris finalmente impegnato in un film che non sia Scuola di polizia oppure di fronte all'improvvisa comparsa di un Yaphet Kotto falsamente simpatico e infattamente molto ma molto stronzo. Per il resto, il budget del film è palesemente risicato però Hal Barwood e gli attori si impegnano nell'offrire allo spettatore un prodotto mediamente dignitoso che ha l'unico difetto di "frenarsi" e non scatenare tutte le sue potenzialità; il trucco degli infetti, composto semplicemente da qualche bubbone sul viso, copioso sudore e occhi dilatati, non è male nella sua semplicità e l'idea di utilizzare una sorta di luminol per scoprire chi sia o meno malato deforma ancor di più i volti degli interpreti... però parliamo sempre di un "corretto" film pensato per un pubblico mainstream. Riflettevo che la stessa trama, quella delle persone infettate da un misterioso virus che perdono ogni inibizione diventando incredibilmente violente e malvagie, sta alla base del fumetto Crossed di Garth Ennis, una roba che a) ho quasi schifo a toccarla per leggerla e b) nascondo pregando che non finisca mai nelle mani di mia madre, mentre Hal Barwood e Matthew Robbins si sono limitati a suggerire qualche colpo d'accetta ben assestato e una pazzia che regala allo spettatore ben pochi brividi, senza farlo troppo riflettere su ciò che nasconde la debole facciata dell'umano perbenismo. Forse che Allarme rosso sia uno di quei rari film bisognosi di un remake aggiornato e un po' più con le palle? Possibile, ma ci sono poche speranze che possa venire realizzato in maniera intelligente, quindi meglio tenerselo così!

Hal Barwood è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo e ultimo lavoro dietro la macchina da presa. Americano, anche produttore, attore e animatore, è più famoso in effetti come game designer.


Sam Waterston interpreta Cal Morse. Americano, ha partecipato a film come Il grande Gatsby, Capricorn One, I cancelli del cielo, Hannah e le sue sorelle, La signora ammazzatutti e a serie come Law and Order; come doppiatore, ha lavorato in episodi de I Griffin. Anche produttore e regista, ha 75 anni e un film in uscita.


Kathleen Quinlan interpreta Joanie Morse. Americana, ha partecipato a film come American Graffiti, Airport '77, Independence Day, Ai confini della realtà, Il grande cuore di Clara, The Doors, Apollo 13, Punto di non ritorno, Le colline hanno gli occhi, Horns e a serie come Il tenente Kojak, Dr. House, CSI - Scena del crimine, Prison Break e Glee. Anche produttrice, ha 61 anni e quattro film in uscita.


Yaphet Kotto interpreta il Maggiore Connolly. Americano, ha partecipato a film come Agente 007 - Vivi e lascia morire, Alien, L'implacabile, Nightmare 6 - La fine e a serie come Radici, A-Team e La signora in giallo. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 76 anni.


Jeffrey DeMunn interpreta il Dottor Dan Fairchild. Conosciuto ai più come il Dale di The Walking Dead, lo ricordo per film come The Hitcher - La lunga strada della paura, Blob - Il fluido che uccide, Le ali della libertà, Phenomenon, X-Files - Il film, Il miglio verde, The Mist, Burn After Reading e altre serie come Ai confini della realtà, Moonlighting, La tempesta del secolo e E.R. - Medici in prima linea. Americano, ha 68 anni e un film in uscita.


G.W. Bailey (vero nome George William Bailey) interpreta Tom Schmidt. Indimenticabile capitano Harris della serie Scuola di polizia (se li è fatti tutti, dal primo al settimo), lo ricordo per altri film come Corto circuito e serie come Charlie's Angels, Chips, Starsky & Hutch, Happy Days, MASH, La signora in giallo e Nip/Tuck; come doppiatore, ha lavorato nel film Mucche alla riscossa. Americano, ha 71 anni e un film in uscita.


Se Allarme rosso vi fosse piaciuto recuperate Leviathan, Contagion, Stuff - Il gelato che uccide, Slither e La città verrà distrutta all'alba. ENJOY!

martedì 15 settembre 2015

Il Bollodromo #13: Lupin III - L'avventura italiana (episodi 8-10)

Ormai la disquisizione sugli ultimi episodi di Lupin III - L'avventura italiana è diventata l'appuntamento fisso del martedì, oltre che il diludendo della domenica. Val la pena rimanere svegli fino all'una per poi alzarsi alle sette del mattino dopo e cominciare la giornata lavorativa cartonati davanti alla scrivania? Manco per sogno.


Episodio 8 - Il rapimento

Ennesimo, sciatto fill-in di raccordo nel quale si comincia a profilare la minaccia di un fantomatico "Sogno italiano". Certo che se tu profili la minaccia e poi te la dimentichi negli episodi seguenti non so quanta gente se la ricorderà ma, siamo onesti, questo è il male minore della puntata. Diretto e disegnato da un branco di babbuini attenti ai dettagli (character design e animazioni fanno schifo, in compenso le targhe delle macchine sono perfette!), l'episodio è interamente incentrato sulla "simpaticissima" figlia dell'agente Nix, che viene rapita da un branco di trafficanti di donne. Il perché la ragazzina segua di sua sponte due sconosciuti neppure troppo minacciosi, per di più all'interno di un luogo pubblico come un albergo di lusso, mi è oscuro ma questo è nulla rispetto al vedere l'agente Nix trasformarsi quasi in una sorta di supersayan. E Lupin, direte voi? Boh. Dopo essersi scofanato una pizza con Jigen lo vediamo svaligiare una gioielleria a caso prima di ergersi a paladino delle mocciose rapite. Insomma, nulla di fatto anche stavolta e, come accade negli episodi peggiori, la protagonista quasi assoluta è l'inutile ma sempre stilosissima Rebecca.


Episodio 9 - Benvenuti all'albergo infestato

Primo di due episodi che potevano essere tra i meno peggio della serie, se non fosse per i cervi di Nara reclutati in guisa di sceneggiatori che ci hanno messo la zampetta ungulata. FINALMENTE Lupin e Jigen vanno a caccia di un tesoro, in un antico maniero fiorentino utilizzato come albergo. La puntata è zeppa di trappole, misteri, tesori nascosti, opere michelangiolesche andate perdute, il finale è di una delicatezza incredibile... peccato per l'orrida visione di un Jigen completamente ubriaco che, dopo UN BICCHIERE di rosso, decide di mingere in mezzo ai corridoi dell'albergo, escamotage che consente a Lupin di scoprire un passaggio segreto. Cristo ma, TI PARE???? "Diventi sempre più scemo", dice Lupin all'amico di sempre. "Me n'imbelino!", rispondo io. Quale ragazzina odierna di 8-10 anni si innamorerebbe di uno streppone che piscia nei corridoi (cioé, non usi la pistola e in più segni il territorio come il protagonista della barzelletta di Tarantino in Desperado????!!!)? Ah, la fonte d'ispirazione per la villainess probabilmente è Vanna Marchi, non trovo altra spiegazione.

Si ringrazia Toto per aver fornito la sequenza incriminata. Se la gif fa schifo però la colpa è mia, non sua.
Episodio 10 - Requiem per gli assassini

I cervi di Nara, oltre ad avere la finezza comica dei Vanzina, probabilmente non hanno mai guardato una sola puntata di Lupin in vita loro. Finalmente, arriva l'episodio interamente incentrato su Goemon, dove tra l'altro il samurai offre delle piacevolissime esibizioni della sua bravura con la katana... e io mi ritrovo a pensare che probabilmente hanno sbagliato, l'avevano scritta per Jigen poi non sapevano come infilare Goemon nella serie! Spiegatemi infatti da quando il samurai sarebbe diventato un killer prezzolato pronto ad uccidere per soldi un dittatore solo perché un politico italiano ha bisogno dei suoi pozzi petroliferi (per di più in tandem con altri sicari armati di pistole, fucili e bombe!!!)!! L'intero plot fatto di rimandi al passato, nostalgia, violenza, tradimenti, sangue nero censurato da Mediaset e bionde disturbate porta scritto "Jigen" in ogni immagine. Certo, il pistolero non avrebbe potuto eseguire la WTFissima operazione chirurgica sul finale, ma son dettagli: preferivo un bel colpo di pistola "magico" ad un colpo di zip con minzione annessa. Sì, sono ripetitiva. No, non mi riprenderò mai da quel vilipendio al Daisuke. Altro che ricerca dell'illuminazione...


Basta, io non ce la faccio più. Se vado avanti è solo per disperazione. Al diavolo l'Italia, l'amore, Lupin, la prima TV mondiale, il rispetto verso Jigen, il fatto di essere fan del franchise da 34 anni: Lupin III - L'avventura italiana è un'offesa al buon gusto e sta calando anche dal punto di vista tecnico, per non parlare dell'aberrante doppiaggio dei personaggi secondari e del modo assolutamente pretestuoso in cui viene utilizzata l'Italia che, quando non è un mero sfondo "esotico" ed elegante, diventa il Paese delle battone, dei trafficanti di donne, dei pedofili (il politico dell'episodio 10 è già il secondo personaggio a raccogliere una bambina dalla strada e a farne la sua amante, la piantiamo???), dei politici corrotti, della pizza e della pasta. Andarsene un po' al diavolo, no? Comunque il prossimo episodio, Nettare d'amore, sarà l'ennesima, inutile puntata di raccordo dove finalmente Fujiko e Rebecca si scontreranno per l'amore di Lupin, zizza vs zizza; seguirà Il sogno italiano, diviso in due parti. dove finalmente qualche nodo comincerà a venire al pettine? Non lo so e, in tutta onestà, me ne cale davvero poco. ENJOY!

Ecco le altre puntate di Lupin III - L'avventura italiana:

Episodi 1- 4
Episodi 5 - 7

domenica 13 settembre 2015

Bollalmanacco On Demand: Interstella 5555 (2003)

Torna il Bollalmanacco On Demand con la particolare richiesta di Nabil, che mi ha portata dopo anni a completare la visione di Interstella 5555, diretto nel 2003 dal regista Kazuhisa Takenouchi. Il prossimo film On Demand sarà invece Jules e Jim. ENJOY!


Trama: in una galassia lontana lontana, un malvagio senza scrupoli rapisce una band composta da alieni azzurri e li trasporta sulla Terra per farne musicisti senz'anima, completamente asserviti alla sua smania di potere. Un eroico astronauta però accorre in loro soccorso...


Era l'inizio del nuovo millennio e all'epoca mi capitava molto spesso, magari studiando, di tenere accesa la TV con MTV in sottofondo. Uno dei video che mi avevano maggiormente colpita in quel periodo era ovviamente One More Time dei Daft Punk e non solo per la bellezza effettiva della canzone ma soprattutto per lo stile inconfondibile con cui era stato girato: in esso, degli alieni blu palesemente ideati da Leiji Matsumoto suonavano la canzone del titolo e poi venivano rapiti e trasferiti su un'astronave da un gruppo di inquietanti soldati. Immaginate la gradita sorpresa nel vedere, qualche mese dopo, un altro video dei Daft Punk dal titolo Aerodynamic, dove il gruppo tentava di opporre resistenza ai rapitori prima che qualcuno riuscisse a lanciare un disperato SOS a forma di chitarra, subito seguito da Digital Love (peraltro con una canzone ancora più bella di One More Time, se posso permettermi!), nel quale un aitante pilota di astronave, innamorato della bionda bassista del gruppo, veniva a conoscenza del rapimento dei suoi musicisti preferiti e si lanciava in un disastroso inseguimento che si concludeva con un terribile schianto sul suolo terrestre. A quel punto avevo capito che i video raccontavano una storia e incrociavo le dita perché uscisse presto un quarto episodio della vicenda, puntualmente arrivato con la galvanizzante Harder, Better, Faster, Stronger ma, purtroppo, anche l'ultimo a venire trasmesso o, meglio, l'ultimo che mi sia capitato di vedere. E così ero rimasta tremendamente in sospeso, senza nessuna idea di quale sarebbe stato il destino dei poveri alieni ormai trasformati in terrestri per qualche misterioso motivo o se il loro soccorritore fosse sopravvissuto o meno allo schianto ma per fortuna, nel 2003, la vicenda è stata interamente raccolta nel film Interstella 5555 e ora finalmente posso dire di SAPERE. Posso anche dire di avere pianto un po' perché, come spesso accade nelle migliori storie di Leiji Matsumoto, il lieto fine non è così scontato e la vittoria ha sempre un retrogusto amaro. Ma il viaggio vale la pena, eccome!


Interstella 5555 è un anime completamente muto, nel quale è l'intero album Discovery dei Daft Punk a fare non solo da colonna sonora ma anche a trasmettere in qualche modo sia l'atmosfera degli eventi in corso sia i sentimenti dei personaggi. E' uno splendido modo di unire due arti, quella del disegno animato e quella della musica, annullandone i rispettivi confini e creando qualcosa che è molto più della somma delle parti; pur non potendo udire la voce dei membri del gruppo "Crescendolls", del malvagio Earl De Darkwood o del prode Shep, lo spettatore percepisce immediatamente quello che sta passando loro per la testa e si entusiasma davanti alle loro vicende, interessandosi conseguentemente ai loro destini. Prendiamo per esempio il primo singolo, One More Time. Il ritmo della canzone è ossessivo eppure nel momento in cui viene eseguita dai Crescendolls ancora presenti a sé stessi è indice di amore per la musica, energia e divertimento, mentre quando i membri del gruppo vengono "lobotomizzati" quella stessa ripetitività (che pure non viene udita dallo spettatore, solo ricordata, perché nel frattempo si è già passati ad un'altra traccia dell'album) diventa angosciante, l'incarnazione stessa del "tormentone" senz'anima inciso solo per fare soldi. La musica dei Daft Punk, futuristica e dissonante ma anche incredibilmente malinconica, si fonde perfettamente agli splendidi disegni e all'animazione curata da Matsumoto, che da il suo meglio nelle sequenze oniriche o in quelle ambientate nello spazio, dove anche i colori utilizzati diventano quelli di un sogno (o un incubo) a occhi aperti. Lungi quindi da essere "solo" una sequenza di video, Interstella 5555 è uno dei più alti esempi di animazione esistente e un anime da gustare in tutta la sua innovativa bellezza... ritrovandosi magari, nei giorni seguenti, a canticchiare le melodie di un gruppo che a me è sempre piaciuto tantissimo!

Kazuhisa Takenouchi è il regista della pellicola. Giapponese, anche produttore, ha diretto film come One Piece - La spada delle sette stelle ed episodi di serie come Dragon Ball, Sailor Moon e Slam Dunk!.


Se Interstella 5555 vi fosse piaciuto, recuperate per intero le serie Capitan Harlock e Galaxy Express! ENJOY!

venerdì 11 settembre 2015

Sinister 2 (2015)

In settimana sono andata a vedere Sinister 2, diretto dal regista Ciarán Foy. Non mi aspettavo molto da questo sequel, invece per fortuna mi sono trovata davanti un prodotto dignitosissimo, con tutti i limiti del caso. Segue recensione SENZA SPOILER.


Trama: dopo gli eventi del primo capitolo, l’ormai ex vicesceriffo che aveva aiutato lo scrittore Ellison Oswalt continua ad indagare sui terribili stermini di famiglie con rapimenti di bambini annessi. Le sue indagini lo porteranno ad incontrare Courtney, madre con due figli in fuga dal marito violento, e anche il terribile Bughuul…


Che cos’è la paura? O meglio, quand’è che un film horror può definirsi più o meno riuscito? Ci pensavo in questi giorni riguardando L’ultima casa a sinistra, che all’epoca non mi era piaciuto né mi aveva impressionata a causa della sua mancanza di “stile”, di una violenza grafica sensazionale, di “mostri” e spaventi gratuiti (mentre ora lo riconosco per il cult che effettivamente è); ci pensavo soprattutto dopo aver guardato The Gallows, l’ennesimo, orribile found footage realizzato con due dollari ma graziato da un successo di pubblico strepitoso, arrivato in Italia dopo un mese dall’uscita USA mentre un Signor Horror come The Babadook ha dovuto attendere anni prima di venire distribuito dall’illuminata Midnight Factory. Per quel che mi riguarda, l’horror degno di essere ricordato negli anni a venire è quello che riesce a comunicare qualcosa allo spettatore, a lasciargli delle sensazioni che penetrano più in profondità dello spavento superficiale, qualcosa che lo spinga a riflettere su sé stesso e sulla società che lo circonda oppure che lo avvicini agli incubi dimoranti nella mente del regista o sceneggiatore che lo hanno realizzato. Subito sotto, nella mia classifica personale, ci sono quei film che magari non comunicano nulla ma hanno comunque il pregio di essere innovativi, di avere creato o rinfrescato un sottogenere, di aver sfruttato con intelligenza topoi ormai usurati da anni di ripetute ciofeche. Infine, in questa ideale Top 3 figurano gli horror “onesti”, quelli che non sono né capolavori né tantomeno innovativi ma non lasciano nemmeno allo spettatore scafato quel senso di “truffa” tipico dei prodotti fatti coi piedi “perché tanto allaGGente gli piacciono il sangue e gli urli e chissenefrega di regia e trama”. In questa terza categoria rientra Sinister 2 che, poverino, parte sfortunato in partenza perché impossibilitato a sfruttare l’angosciante colpo di scena che ha fatto la fortuna della prima pellicola (la quale si trovava già tra il secondo e terzo posto di questa classifica assolutamente parziale); costretti a giocare a carte scoperte, sceneggiatori e regista si sono trovati per le mani il difficile compito di inseguire il successo commerciale di Sinister senza riproporre necessariamente al pubblico una minestra riscaldata, riuscendo a fare paura sia a chi conosceva già il primo film sia ai neofiti e, possibilmente, a realizzare una pellicola dignitosa. Ci sono riusciti? Per me sì e, dopo tutto questo giro intorno al mondo, vi spiego perché.


Fermo restando che Sinister è superiore al suo seguito per ovvi motivi (il primo dei quali, come ho detto, è il terrificante twist finale con quell’effetto sorpresa da cui parte il film di Foy), Sinister 2 è comunque una pellicola che merita di essere vista soprattutto per la cura infusa nella sua realizzazione. Laddove il 90% dei film recenti si limita a cercare lo spavento facile in forma di apparizioni alla traditora (che in Sinister 2 non mancano ma sono molto limitate) o botti di capodanno che costringono lo spettatore a perdere ogni volta un paio di battiti cardiaci "perché sì", la pellicola di Foy lavora invece più sul voyerismo insito in ogni appassionato di horror e sulla colonna sonora. In Sinister 2 tornano infatti quei terrificanti snuff movie attraverso i quali il demone Bughuul riesce ad entrare nella nostra dimensione e che mettono molta più angoscia del film in sé. Tolto il loffio “Battuta di pesca”, con gli orridi alligatori in CGI, gli altri filmini amatoriali, per quanto inferiori a quelli mostrati in Sinister, sono un trionfo d’inventiva e cattiveria, soprattutto uno interamente imperniato su una tortura medievale realmente esistita; come i protagonisti, non vorremmo vedere queste trucidazioni riprese con piglio palesemente compiaciuto, eppure non riusciamo a staccare gli occhi dallo schermo e vogliamo sapere a tutti i costi quale sarà il prevedibile finale di questi orrori formato famiglia. Questi filmini, come ho detto, sono accompagnati da una colonna sonora inquietantissima, composta dal collettivo Tomandandy, un insieme di nenie tipicamente horror e suoni dissonanti ai quali è praticamente impossibile dare un ritmo o un senso. Non me ne voglia il demone Bughuul, con la sua faccetta da Michael Jackson, e non me ne vogliano i continui, doverosi e graditissimi omaggi al Grano Rosso Sangue di Stephen King, ma quello che mi ha terrorizzata durante la visione di Sinister 2 sono state proprio queste strane melodie e in generale tutti gli elementi di orrore “sonoro”, soprattutto nelle due tremende sequenze legate ad un’elegante radio vintage. Solitamente, tornando a casa in macchina faccio attenzione a ciò che potrebbe comparirmi nello specchietto retrovisore, questa volta invece guardavo con sospetto l’autoradio, temendo che una vocetta suadente mi chiamasse per nome (Sinister 2 vince il premio per il finale più bastardo del 2015!!!) o, ancora peggio, mi invitasse a fare silenzio altrimenti Bughuul non avrebbe potuto sentire… e, con questo, chiudo il post perché ho già detto troppo! Dimenticate le maledizioni dei sequel e date una chance a Sinister 2, non ve ne pentirete.


Di Shannyn Sossamon, che interpreta Courtney Collins, ho già parlato QUI.

Ciarán Foy è il regista della pellicola. Irlandese, ha diretto film come Citadel ed è anche sceneggiatore, produttore e attore.


James Ransone interpreta l'ex vicesceriffo, personaggio ripreso da Sinister. Americano, ha partecipato a film come Che la fine abbia inizio, Oldboy, Kristy e a serie come CSI - Scena del crimine. Ha 36 anni e due film in uscita.


Non ci sono ancora notizie su un eventuale Sinister 3 quindi se Sinister 2 vi fosse piaciuto recuperate il primo capitolo e aggiungete It Follows, Oculus - Il riflesso del male e L'evocazione - The Conjuring. ENJOY!

giovedì 10 settembre 2015

(Gio)WE, Bolla! del 10/9/2015

Buon giovedì a tutti! La mostra del cinema di Venezia incombe, il caldo sta finendo e questo concorre a riempire le sale di film... ma saranno tutti validi? Mah, ne dubito... ENJOY!

Dove eravamo rimasti
Reazione a caldo: E che ne so?
Bolla, rifletti!: Meryl Streep rockettara che deve ricongiungersi ai figli dopo lungo tempo? Ammé, me pare 'na strunzat' ma sono sicura che la Streeppona regalerà ai suoi fan un'interpretazione da Oscar. Sarebbe il settimo, tipo?

Sangue del mio sangue
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Normalmente il nome Bellocchio lo associo a gigantesche mattonate sui marroni (sì, datemi dell'ignorante, lo sono!) ma la trama di questo film non è punto male, legata com'è a conventi abbandonati, accuse di stregoneria e misteriosi "Conti" quindi il film potrebbe anche essere meritevole di una visione. O forse no, la prossima volta datemi un accredito stampa per Venezia, maledetti!

I Fantastici 4
Reazione a caldo: "Fantastici" è una parola grossa
Bolla, rifletti!: Ma basta reboot. Con la Torcia umana di colore, per di più. I Fantastici 4, per inciso, mi sono sempre stati sulle balle più degli Avengers e qui manca Robert Downey Jr. Fatevi due conti...

Questa settimana riapre anche il cinema d'élite!

Taxi Teheran
Reazione a caldo: Wow!
Bolla, rifletti!: Vero esempio di cinema "guerriglia", visto che Jafar Panahi avrebbe il divieto assoluto di girare film, Taxi Teheran è stato girato per fare luce sulla terribile e repressiva realtà dell'Iran. Quindi la curiosità di vederlo è esponenziale!

mercoledì 9 settembre 2015

L'ultima casa a sinistra (1972)

La notizia della morte di Wes Craven mi ha colpita come un fulmine proprio pochi giorni fa. La sera ho deciso di rendergli omaggio riguardando dopo anni L'ultima casa a sinistra (The Last House on the Left), il primo film da lui scritto e diretto nel 1972.


Trama: cercando marijuana per sballarsi prima di un concerto, le giovani Mari e Phyllis finiscono nelle mani di un quartetto di evasi psicopatici che cominciano a seviziarle...


Per rispetto della memoria dei morti, ché tanto lui ora lo sa e non posso nasconderglielo, devo confessare che la prima volta che ho visto L'ultima casa a sinistra mi sono addormentata. Chissà cosa diamine mi aspettavo da un film che avevo letto essere un terribile video nasty, censurato e vietato in una miriade di paesi, fatto letteralmente a pezzi per poter essere distribuito ed ottenere un R-Rating. D'altronde, non avevo nemmeno 20 anni e per me essere sconvolta da un horror voleva ancora dire viscere, sangue e violenza in bella vista quindi la messa in scena anni '70 di Craven, rozza e inframmezzata da siparietti comici, mi aveva toccata davvero poco; c'erano troppi dialoghi, troppi inseguimenti, troppo lasciato all'immaginazione, persino le musiche mi erano sembrate sbagliate. Insomma, il mio cervello era zeppo di preconcetti, aspettative e Crassa ignoranza. Riguardandolo ora, col groppo in gola pensando allo zio Wes, mi chiedo come avessi potuto essere così superficiale all'epoca. L'ultima casa a sinistra è un Orrore con la O maiuscola, una pellicola incredibilmente lucida e altrettanto spietata, un modo sicuramente rozzo ma anche molto efficace di aprire gli occhi agli americani babbaloni e sviscerare le loro più inconfessabili paure. Il film si apre con una delle sequenze più belle mai viste in un horror, almeno per quel che riguarda la presa di coscienza di una giovane donna davanti alla propria femminilità: il giorno del suo compleanno Mari esce dalla doccia e giustamente si ammira allo specchio, gioiosa e consapevole di essere un fiore di ragazza che si sta affacciando all'età adulta (sedici anni, i sweet sixteen!). I genitori la vedono bambina ma lei si sente già grande ed invincibile e assieme all'amica Phyllis parte alla volta di un concerto passando prima per il bosco, emblema di libertà e vita, e poi infilandosi dritta nel covo di Krug e compagnia perché spinta dal desiderio di compiere un gesto "proibito" (fumarsi un po' di cannabis): l'orrore e la morte praticamente dietro il giardino di casa, invisibile all'occhio dell'americano provincialotto medio, nonché la totale distruzione di quell'immagine gioiosa e vitale con cui Craven ci aveva reso subito simpatica la povera Mari.


Krug, Faina, Sadie e Junior sono quattro animali della peggiore specie, non c'è altro modo di descriverli. A Craven bastano solo le facce e una voce fuori campo che ci racconta le "gesta" di questi esseri per farci capire subito che Mari e Phyllis non avranno speranze di scamparla; implacabili, prima logorroici e poi tremendamente silenziosi, i quattro umiliano, torturano e infine uccidono le povere ragazze, in un crescendo di sangue e follia che il regista riesce a farci intuire tagliando pietosamente le scene più cruente senza privarle della loro brutale efficacia. Craven omaggia Bergman ma nella sua messinscena non c'è nulla di elegante o aulico, niente che possa portarci a riflettere sulla caducità dell'esistenza, bensì ci sono solo disperazione e quella furia cieca che ci prende di fronte alle sequenze "allegre" della pellicola, quelle in cui i maniaci banchettano o quelle in cui gli sbirri mettono in mostra tutta la loro indolente inettitudine. Non c'è catarsi nella vendetta finale dei due poveri genitori di Mari, solo il gusto amaro di uno sfogo arrivato troppo tardi e inutilmente perché ormai i sweet sixteen sono sfioriti, affogati nel sapore metallico del sangue. Lo spettatore, fiaccato dall'insostenibilità dell'intera vicenda e dalla consapevolezza che Craven, come Mari e Phyllis, non tornerà mai più, può giusto "tirarsi su" cogliendo i semi di quelli che saranno i più bei lavori del regista, tutti già presenti ne L'ultima casa a sinistra: l'inquietante e surreale scena onirica, le ingegnose trappole disposte dal padre di Mari, i personaggi femminili forti, determinati e sfortunati, le famiglie che diventano consapevoli del pericolo solo quando è troppo tardi, un gusto particolare per le lame. Insomma, L'ultima casa a sinistra è una grande opera d'esordio. Peccato essermene resa conto in quest'occasione così triste.


Del regista e sceneggiatore Wes Craven ho già parlato QUI.

David Hess interpreta Krug. Americano, ha partecipato a film come La casa sperduta nel parco, Il mostro della palude, Camping del terrore e a serie come Supercar e A-Team. Anche compositore, produttore e regista, è morto nel 2011, all'età di 75 anni.


Tolto L'ultima casa a sinistra, Fred J. Lincoln, che interpreta Faina, ha lavorato quasi esclusivamente come regista, produttore e attore nell'industria del porno mentre Martin Kove, che interpreta l'assistente dello sceriffo, sarebbe diventato il terribile John Kreese della serie Karate Kid e avrebbe dovuto interpretare Krug, ruolo che lui stesso ha rifiutato e passato a David Hess. L'ultima casa a sinistra è stato sicuramente ispirato da La fontana della vergine di Ingmar Bergman e ha ben due remake, uno ufficiale (L'ultima casa a sinistra del 2009) e uno "non ufficiale" (Chaos, del 2005); se vi fosse piaciuto, recuperate uno di questi tre film e aggiungete Le colline hanno gli occhi e Non violentate Jennifer. ENJOY!

martedì 8 settembre 2015

Il Bollodromo #12: Lupin - L'avventura italiana (episodi 5 - 7)

Andiamo avanti così, facciamoci del male. In primis per colpa di Mer*aset che, invece di mandare in onda due episodi a partire dalle 23.30, ne ha mandati in onda TRE un quarto d'ora prima, col risultato che sono riuscita a beccare per pura fortuna il primo episodio già abbastanza inoltrato. Maledetti programmatori e maledetti tutti i realizzatori di quella che continua a candidarsi come ciofeca dell'anno...


Episodio 5 - La mano sinistra del mago

Come ho detto, purtroppo ho acceso la TV per puro caso, pronta a spararmi una maratona cartacea di Millenium prima della puntata ma l'episodio era già iniziato da parecchio. Quando ho chiesto all'amico Patrik cosa mi fossi persa la sua risposta è stata lacunosa: "Il tipo conosce tutti i segreti del suo maestro mago che è morto... e tutti li vogliono...". Al che io lo incalzo: "Dettagli! Devo scrivere un post! Perché Jigen non ha la divisa d'ordinanza?" "Non c'è un motivo... non hanno nemmeno parlato gli altri durante l'episodio..." Andiamo benissimo, andiamo. Per quel che ho potuto vedere l'episodio 4 aveva come unici punti d'interesse la sexy mise circense di Fujiko Mine (che, a dire il vero, faceva molto Wonder Woman) e la caratterizzazione psicologica finale della fanciulla, una donna che giustamente fa quel che vuole senza rendere conto a nessuno e, soprattutto, offre il suo cuore e le sue grazie a chi vuole: il luccichio negli occhi di un gelosissimo Lupin e lo sguardo in risposta di Fujiko, che si allontana con un girasole tenuto tra le sise, valgono da soli più di tutti gli episodi visti finora!


Episodio 6- Zombie a Venezia

Non so da dove cominciare, tante sono le cose sbagliate presenti in questo disdicevole episodio. La prima è un problema generale della serie in sé, del quale parlerò alla fine del post, ovvero che L'avventura italiana di Lupin in buona sostanza non prevede furti. In seconda istanza, lo scellerato desiderio di far comparire Rebecca la prima moglie in ogni puntata spinge gli sceneggiatori a fare i salti mortali, perché probabilmente il personaggio non ha nulla da dire; lo dimostra questo orrendo episodio di raccordo in cui Lupin finisce per essere il protagonista involontario di un film sugli zombi consacrando Rebecca ad attrice di fama mondiale. La cosa vuole essere un palese omaggio alla mostra del cinema di Venezia (il giorno in cui presenteranno alla kermesse un found footage horror dalla trama simile a quella di Warm Bodies io avrò l'accredito stampa persino per la notte degli Oscar. Sappiatelo) e ai nostri registi ma fallisce su tutti i fronti e mi offende in quanto amante sia di Lupin sia dell'horror. I Fratelli Lippini? Venice of the Dead? Che il Signore mi preservi...


Episodio 7- Fino al tramonto della luna piena

Quello che non mi sarei mai aspettata da Lupin - L'avventura italiana è che la qualità della serie venisse leggermente risollevata da un episodio dedicato a Zenigata. A ZENIGATA, santoddio. Come se a risollevare le sorti di Dragonball Super arrivasse una puntata incentrata su Krilin. Ragazzi, in questa serie l'ispettore è un figo, c'è poco da fare, più figo di Jigen che si limita a ghignare come un cretèn o di Goemon che ha la Zantetsuken incollata nel fodero col Bostik e, per quanto continui a farsi mettere nel sacco da Lupin e soci, si dimostra poliziotto ed investigatore di tutto rispetto. Quasi un Humphrey Bogart. La puntata prevede la presenza di una vedova allegra ma non troppo, costretta in passato a fare "cose spiacevoli" (leggi: prostituirsi), ed atmosfere che, a tratti, richiamano il meraviglioso episodio della seconda serie Un triste addio, interamente incentrato su Jigen. Quand'è che hanno sostituito il mio amato pistolero a Zenigata????


E così è finita un'altra serata diludendo. Lupin - L'avventura italiana è una Sòla con la S maiuscola e anche la bellezza grafica dei primi episodi sta andando a farsi benedire, col character design e le animazioni che, salvo i primi piani dei personaggi principali, sempre bellissimi, cominciano ad essere fatti un po' a tirar via. Ma il problema più grande della serie è che Lupin NON RUBA. Per carità, i furti non erano sempre il punto focale delle serie precedenti ma se non c'era un grande colpo da compiere c'erano dei rompicapi da risolvere, delle donzelle da salvare, dei nemici da combattere, delle spie da contrastare, il passato che tornava ad insidiare i protagonisti, insomma, tanti interessanti elementi di sceneggiatura che consentivano ai nostri di vivere avventure intriganti ed entusiasmanti, salvo rarissime eccezioni; ne L'avventura italiana non c'è invece nulla di tutto questo, solo qualche triste omaggio al nostro bel Paese e l'eccessiva importanza tributata agli inutili personaggi di contorno. La prossima puntata (che probabilmente andrà in onda domenica 13 settembre ma chissà a che ora) si intitolerà Il rapimento e sarà incentrato, perlappuntamente, su Rebecca e sulla figlia della spia dell'MI6: all'ottava puntata ricorriamo già ai bambini?! Non ce la posso fare...

P.S. Per punire ulteriormente lo spettatore la sigla innominabile è stata fatta sentire per intero TRE volte. Per abbattere definitivamente chi avesse avuto la pazienza di guardare tutti gli episodi, a seguire è stato mandato in onda il corto "horror" Born From the Blood di Mauro Aragoni, un trionfo di soggettive letteralmente da vomito, flash neri a simulare il battito delle palpebre e respiri concitati di raro fasullume. Tutto per colpa di una lepre impagliata. Brutto, brutto oltre ogni dire. Che (ulteriore) tristezza...

Gli episodi dall'1 al 4 li trovate QUI.

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