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mercoledì 1 giugno 2022

Bolla Loves Bruno: Intrigo a Hollywood (1988)

Come avevo promesso, si continua con l'omaggio a Bruce Willis, che, vista la sterminata filmografia del nostro, sarà molto lungo. Oggi tocca a Intrigo a Hollywood (Sunset), diretto e co-sceneggiato nel 1988 dal regista Blake Edwards.


Trama: all'alba del sonoro, l'attore western Tom Mix incontra Wyatt Earp e insieme cercano di trovare il colpevole di una serie di omicidi commessi nel sottobosco criminale di Hollywood...


Intrigo a Hollywood era un film che non conoscevo e che segna la seconda e ultima collaborazione di Bruce Willis col regista e sceneggiatore Blake Edwards, ahimé già nella fase calante della sua carriera. Il film in questione, in effetti, è stato stroncato dal pubblico e dalla critica dell'epoca ma, nonostante un inizio lento e i suoi mille difetti, a me non è dispiaciuto in toto, per un paio di motivi. Intanto, ho apprezzato la ricostruzione storica degli ultimi anni del cinema muto, più a livello di regia, scenografia e costumi che di sceneggiatura, anche se il film, "give or take a lie or two", è basato su personaggi realmente esistiti: Tom Mix, l'attore western interpretato da Bruce Willis, è stato davvero un famoso attore hollywoodiano ed è diventato molto amico del leggendario eroe americano Wyatt Earp, che in età da pensione era stato anche consulente per alcuni western dell'epoca. Il villain del film, l'"Happy Hobo" psicopatico Alfie Alperin, è invece una versione di Charlie Chaplin e onestamente nono sono riuscita a capire se abbiano scelto un personaggio simile perché Chaplin nascondeva una natura di folle violento (non conosco granché la biografia dell'attore) oppure perché il contrasto tra reale e finzione rendeva particolarmente bene. D'altronde, Intrigo a Hollywood è un thriller interamente basato sugli intrecci tra realtà e cinema, tra fatti realmente accaduti e leggende inventate ad hoc, e la transizione dal set alla vita reale talvolta ha dei confini assai sottili oppure la realtà diventa talmente assurda da assomigliare a un film. Probabilmente, uno dei maggiori difetti di Intrigo a Hollywood è proprio la difficoltà di percepire ciò che viene narrato sullo schermo come "verosimile", e l'assenza di uno stacco definitivo tra il Tom Mix (o anche il Wyatt Earp, se è per questo) che recita e quello che si ritrova invischiato suo malgrado in un tentacolare caso di corruzione e omicidio concorre alla difficoltà di empatizzare coi personaggi.


Purtroppo, l'altro aspetto positivo del film non è Bruce Willis (e mi duole molto dirlo perché siamo qui per celebrare lui!), bensì James Garner. Il suo Wyatt Earp è "suave" nel senso inglese del termine, un gentiluomo d'altri tempi che ha una sola parola e, con calma signorile, induce ai più miti consigli tutti i grebani che vorrebbero discutere con lui o essere violenti con innocenti fanciulle; è difficile non rimanere affascinati dalla sua aura di leggenda e la sua presenza è comunque un jolly in grado di scombinare le carte in tavola e a rendere un po' più interessante un thriller che parte moscio ma poi si riprende anche grazie a questo personaggio. Lo stesso, ahimé, non si può dire di Tom Mix, caratterizzato in un modo probabilmente perfetto per l'epoca (e parlo sia degli anni '20 sia degli anni '80) ma assai fastidioso per l'annus domini 2022. L'attore/cowboy passa il tempo a limonare fanciulle, ad ostentare ricchezza e sicumera, a guardare amici e nemici con sorrisetto sprezzante o a dimostrare quanto diamine è figo (per carità, parliamo di Willis, quindi ne ha ben donde) ma dopo un po' anche basta, non c'è un minimo di verosimiglianza in questo super uomo del west. Certo, non mancano i momenti in cui da fan della prima ora del buon Bruce mi sono venuti gli occhi a cuore, nella fattispecie davanti al (inutile, trashissimo, sessista e pure razzista) sensualissimo tango in cui a un certo punto l'attore si profonde, oppure davanti a un sorrisone particolarmente smagliante che mi ha portata a mettere il film in pausa e rimanere lì, in contemplazione, ma generalmente il povero Bruno è sacrificato all'interno di mise talmente improbabili che è dura anche trovarlo sexy. Alla fine della visione ho dunque capito perché, all'interno della filmografia di Bruce Willis ma anche di un altro grande, Malcom McDowell, Intrigo a Hollywood non viene praticamente ricordato: non è un'opera orribile, ma neppure bella o memorabile, e probabilmente mette troppa carne sul fuoco a livello di stile, tanto da sembrare una scheggia impazzita che non è né una commedia, né un dramma, né un thriller, né un film nostalgico eppure è anche tutte queste cose messe insieme. O, forse, è troppo raffinato per essere capito in toto, chissà.  


Del regista e co-sceneggiatore Blake Edwards ho già parlato QUI. Bruce Willis (Tom Mix), Malcom McDowell (Alfie Alperin), Kathleen Quinlan (Nancy Shoemaker), M. Emmet Walsh (Capo Marvin Dibner), Dermot Mulroney (Michael Alperin) e Glenn Shadix (Roscoe Arbuckle) li trovate ai rispettivi link.

James Garner interpreta Wyatt Earp. Americano, ha partecipato a film come La grande fuga, Victor/Victoria e Space Cowboys; come doppiatore ha lavorato in Atlantis - L'impero perduto. Anche produttore e regista, è morto nel 2014 all'età di 86 anni.


Joe Dallesandro interpreta Dutch Kieffer. Americano, ha partecipato a film come Flesh, Trash - I rifiuti di New York,  Il mostro è in tavola... barone Frankenstein, Dracula cerca sangue di vergine e... morì di sete!!!,  Cry Baby e a serie quali Miami Vice. Anche sceneggiatore e produttore, ha 74 anni e un film in uscita.


Nei panni di Victoria Alperin c'è Jennifer Edwards, figlia del regista e di Julie Andrews; quest'ultima avrebbe dovuto interpretare Christina Alperin, ma ha rifiutato il ruolo perché Christina ha un figlio adulto. Intrigo a Hollywood ha ricevuto, all'epoca, una candidatura all'Oscar per i migliori costumi, dov'è stato giustamente battuto da Le relazioni pericolose, e ha vinto anche un Razzie per la peggior regia (condiviso col film Il mio amico Mac, una sorta di scopiazzatura di E.T.), mentre Mariel Hemingway l'ha scampata, lasciando il dubbio onore di vincere quello per la peggior attrice non protagonista a Kristy McNichol per il dramma erotico Congiunzione di due lune. ENJOY!

venerdì 25 settembre 2015

Punto di non ritorno (1997)

Durante le ferie estive mi sono imbattuta in alcuni memorabilia di un film che non conoscevo, Punto di non ritorno (Event Horizon), diretto nel 1997 dal regista Paul W.S. Anderson, quindi mi è venuta la curiosità di vederlo.


Trama: un gruppo di astronauti viene inviato su Nettuno dopo che la nave Event Horizon, scomparsa da anni, ha ricominciato ad emettere segnali. Gli astronauti tuttavia si accorgono presto che sulla Event Horizon è successo qualcosa di terribile…



Nelle ferie di agosto ho convinto quel santo del mio ragazzo, fortunatamente allergico alla spiaggia, a portarmi a Settimo Torinese per vedere il museo dedicato a Ritorno al futuro. In mezzo alla vasta collezione di oggetti di scena presi dalla trilogia di Zemekis c’erano props di Terminator 3: Le macchine ribelli, Blade Runner e anche una giacca indossata da uno dei personaggi in Punto di non ritorno; la  cosa interessante è che non si faceva il nome del film di Anderson, però alcune immagini passavano su uno schermo e quando ho visto che tra gli interpreti figuravano Laurence Fishburne, Sam Neill e soprattutto quel gran figo di Jason Isaacs ho preso in mano lo smartphone e, fatta una rapida ricerca su Wikipedia, ho capito cosa avrei dovuto guardare appena tornata a casa. Punto di non ritorno, sempre per la gioia del mio ragazzo che non sopporta il genere e credeva di trovarsi davanti un film innocuo, è un interessante ibrido tra horror e fantascienza dove la claustrofobica ambientazione spaziale offre spesso il fianco, come già succedeva in Alien, a soluzioni di sceneggiatura un po’ più sanguinose ed “infernali”. Event Horizon non è solo il nome della nave protagonista del film ma è anche la parola inglese per definire sia il “punto di non ritorno” (ovvero quando la forza gravitazionale diventa così forte che non è più possibile sottrarvisi) sia il limite oltre il quale, se non ho capito male, le leggi della fisica cessano di esistere (e se ho capito male abbiate pazienza ché io sono letteraria, non matematica o fisica); effettivamente, agli sfortunati personaggi succede di venire letteralmente inglobati e fatti prigionieri da una forza misteriosa alla quale non riusciranno a sottrarsi tanto facilmente e questo perché la nave che sono andati a salvare ha superato i limiti dello spaziotempo conosciuto diventando qualcosa di senziente, malvagio e molto pericoloso, un’entità che se ne infischia sia della fisica sia della realtà comunemente conosciuta. Il viaggio verso la Event Horizon diventa così per i protagonisti una discesa allucinata nei meandri della mente umana, dell’ambizione sfrenata che diventa follia, della realtà oscura e distorta che esiste dietro le fragili pareti della dimensione che conosciamo e delle paure più o meno irrazionali che tutti quanti ci portiamo dentro, con l’aggravante di essere ambientato in quello Spazio profondo dove “nessuno può sentirti urlare” e che quindi mette ancora più ansia, almeno a me.


Fermo restando che la pellicola poteva e doveva essere molto più visionaria (travagliate vicissitudini produttive hanno letteralmente mutilato Punto di non ritorno che, a quanto ho letto, doveva essere un’orgia di sangue di quasi tre ore, uno Shining in space ma ovviamente ben più zamarro; non a caso, Clive Barker era stato chiamato come consulente in pre-produzione!), è indubbio che Anderson in Punto di non ritorno abbia limitato un po’ la tamarreide che avrebbe caratterizzato i suoi lavori seguenti ma è anche riuscito nonostante tutte le difficoltà produttive a ricreare ambienti stranianti e mozzafiato; le prime sequenze ambientate nello spazio aperto, il lunghissimo corridoio zeppo di luci che collega i due vani principali della Event Horizon e il cuore della stessa nave, un inquietante giroscopio che all’occasione si apre su una liquida dimensione infernale, sono elementi che si fissano nella memoria dello spettatore nonostante l’ambientazione claustrofobica rischi alla lunga di risultare un po’ monotona. La componente horror o, almeno, quello che ne è rimasto, non è affatto male, anche perché gli effetti speciali del film sono in generale invecchiati benissimo; per volontà della Paramount il film è stato costretto a giocare di privazione e a centellinare il sangue per buona parte della sua durata, preferendogli visioni perlopiù spettrali e sottilmente inquietanti, ma verso la fine il regista sbraga comunque e colpisce allo stomaco lo spettatore con un “fantasioso” esperimento chirurgico, un folle video dal contenuto devastante e il trucco da pelle d’oca di un Sam Neill in formissima. Non sono da meno gli altri attori, ovviamente. Il cast all-star per una volta paga, forse anche perché nel 1997 la maggior parte dei coinvolti erano o all’apice delle loro carriere, come il già citato Sam Neill e l’imponente Laurence Fishburne, oppure dei carismatici giovani di belle speranze, come la delicata Joely Richardson o uno stempiato ma sempre figo Jason Isaacs, ancora lontano dai lunghi capelli biondi di Lucius Malfoy. In sostanza, Punto di non ritorno è un film imperfetto che non è riuscito a diventare cult ma che sicuramente ha tutti i mezzi per conquistare parecchi spettatori: a me è rimasta sicuramente l’insana curiosità di sapere COSA avrebbe potuto ancora rivelare il ventre oscuro della Event Orizon se non si fossero messi in mezzo i produttori ma anche la gioia di avere scoperto grazie alla passione per Ritorno al futuro una pellicola che forse da sola non avrei mai avuto occasione di guardare, quindi spero che il mio post invogli al recupero quelli tra voi che ancora ne ignoravano l’esistenza (e se potete andate a vedere il Museo di Ritorno al futuro, è zeppo di cose meravigliose)!


Del regista Paul W.S. Anderson ho già parlato QUI mentre Laurence Fishburne (Capitano Miller), Sam Neill (Dottor WilliamWeir), Kathleen Quinlan (Peters), Joely Richardson (Starck), Jason Isaacs (D.J.) e Noah Huntley (Edward Corrick) li trovate ai rispettivi link.

Richard T. Jones (vero nome Richard Timothy Jones) interpreta Cooper. Nato in Giappone, ha partecipato a film come Mezzo professore tra i marines, Il collezionista, Super 8, Godzilla e a serie come L'ispettore Tibbs, Ally McBeal, CSI: Miami, Numb3rs, Bones, Grey's Anatomy e American Horror Story. Anche produttore, ha 43 anni e quattro film in uscita.


Jack Noseworthy (vero nome John E. Noseworthy Jr.) interpreta Justin. Americano, ha partecipato a film come Alive - Sopravvissuti, Giovani diavoli e a serie come Oltre i limiti e CSI - Scena del crimine. Ha 46 anni e due film in uscita.


Dopo Mortal Kombat, Anderson voleva girare qualcosa di più adulto e gore, quindi ha rifiutato l'offerta di dirigere X-Men per dedicarsi a Punto di non ritorno che, come ho detto, alla fine è stato comunque tagliato di una buona mezz'ora. A parte questo, se Punto di non ritorno vi fosse piaciuto recuperate Moon, Solaris, Sfera, The Abyss, Leviathan e Il seme della follia. ENJOY!

mercoledì 16 settembre 2015

Allarme rosso (1985)

Non so perché ma ultimamente ho voglia di guardare vecchi horror oppure cazzabubbole dei miei tempi ed è per questo motivo che sono incappata in Allarme Rosso (Warning Sign), diretto e co-sceneggiato nel 1985 dal regista Hal Barwood.


Trama: all'interno di un laboratorio di ricerca viene accidentalmente liberato un virus che scatena nelle persone un insano desiderio di violenza...



Com'erano belli gli horror minori anni '80, lineari ed ingenui nel loro modo di rapportarsi alle paure "del momento"! L'ingegneria genetica e le ricerche applicate alle armi biologiche erano praticamente le scie chimiche di allora e Allarme rosso asseconda quelle leggende neanche troppo metropolitane per cui degli apparentemente innocui centri di ricerche avevano in realtà terribili doppi fini e nascondevano virus in grado di mettere in pericolo non tanto l'umanità quanto la popolazione autoctona, per la maggior parte formata da buzzurri aMMeregani. Nel film tutto parte da un piccolo errore umano che contamina un centro ricerche dove sono ovviamente tutti amici finché non scattano i protocolli di sicurezza; da una parte c'è chi è ligio al dovere nonostante, in soldoni, non conosca la vera natura degli esperimenti portati avanti in loco, dall'altra ci sono gli scienziati che sanno e ovviamente se la sentono colare, in mezzo stanno i dottorucoli che si credono importanti e invece non sanno una cippa, ovvero quelli che poi scatenano tutto il casino. Fuori dal microcosmo del laboratorio ci sono chiacchiere di paese, persone che "sapevano" e per questo si sono prima defilate poi date all'alcolismo e l'immancabile Governo che, assieme ai Matusa, cerca in tutti i modi di salvare i terribili segreti senza pensare agli esseri umani. Ricetta quasi completa, manca solo l'eroe! Non temete, in Allarme rosso ce ne sono ben DUE (anzi tre ma uno non si vede!), quanto agli effetti del virus gli sceneggiatori mescolano un pizzico di follia, tanta cattiveria e qualche suggestione zombi, trasformando il già labirintico laboratorio in un luogo claustrofobico e pieno d'insidie. Il divertimento anni '80 non manca ma purtroppo Allarme rosso difetta di dinamismo e quando gli infetti pazzoidi non si fanno vedere c'è da chiudere gli occhietti per la letargia, anche perché sono passati i tempi in cui, da ragazzini, ci si entusiasmava per questi film adattissimi alle disimpegnate seconde serate mediasettare!


Trattandosi di un film girato trent'anni fa, qui e là sbucano però delle sorprese affatto male per il medio spettatore nerd o nostalgico, soprattutto tra gli attori. Impossibile non sorridere davanti ad un giovane Dale di The Walking Dead con il solito sopracciglione nero nei panni dell'ex scienziato alcoolizzato ma vegano, così come è automatico far scattare l'applauso davanti all'immagine di un Capitano Harris finalmente impegnato in un film che non sia Scuola di polizia oppure di fronte all'improvvisa comparsa di un Yaphet Kotto falsamente simpatico e infattamente molto ma molto stronzo. Per il resto, il budget del film è palesemente risicato però Hal Barwood e gli attori si impegnano nell'offrire allo spettatore un prodotto mediamente dignitoso che ha l'unico difetto di "frenarsi" e non scatenare tutte le sue potenzialità; il trucco degli infetti, composto semplicemente da qualche bubbone sul viso, copioso sudore e occhi dilatati, non è male nella sua semplicità e l'idea di utilizzare una sorta di luminol per scoprire chi sia o meno malato deforma ancor di più i volti degli interpreti... però parliamo sempre di un "corretto" film pensato per un pubblico mainstream. Riflettevo che la stessa trama, quella delle persone infettate da un misterioso virus che perdono ogni inibizione diventando incredibilmente violente e malvagie, sta alla base del fumetto Crossed di Garth Ennis, una roba che a) ho quasi schifo a toccarla per leggerla e b) nascondo pregando che non finisca mai nelle mani di mia madre, mentre Hal Barwood e Matthew Robbins si sono limitati a suggerire qualche colpo d'accetta ben assestato e una pazzia che regala allo spettatore ben pochi brividi, senza farlo troppo riflettere su ciò che nasconde la debole facciata dell'umano perbenismo. Forse che Allarme rosso sia uno di quei rari film bisognosi di un remake aggiornato e un po' più con le palle? Possibile, ma ci sono poche speranze che possa venire realizzato in maniera intelligente, quindi meglio tenerselo così!

Hal Barwood è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo e ultimo lavoro dietro la macchina da presa. Americano, anche produttore, attore e animatore, è più famoso in effetti come game designer.


Sam Waterston interpreta Cal Morse. Americano, ha partecipato a film come Il grande Gatsby, Capricorn One, I cancelli del cielo, Hannah e le sue sorelle, La signora ammazzatutti e a serie come Law and Order; come doppiatore, ha lavorato in episodi de I Griffin. Anche produttore e regista, ha 75 anni e un film in uscita.


Kathleen Quinlan interpreta Joanie Morse. Americana, ha partecipato a film come American Graffiti, Airport '77, Independence Day, Ai confini della realtà, Il grande cuore di Clara, The Doors, Apollo 13, Punto di non ritorno, Le colline hanno gli occhi, Horns e a serie come Il tenente Kojak, Dr. House, CSI - Scena del crimine, Prison Break e Glee. Anche produttrice, ha 61 anni e quattro film in uscita.


Yaphet Kotto interpreta il Maggiore Connolly. Americano, ha partecipato a film come Agente 007 - Vivi e lascia morire, Alien, L'implacabile, Nightmare 6 - La fine e a serie come Radici, A-Team e La signora in giallo. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 76 anni.


Jeffrey DeMunn interpreta il Dottor Dan Fairchild. Conosciuto ai più come il Dale di The Walking Dead, lo ricordo per film come The Hitcher - La lunga strada della paura, Blob - Il fluido che uccide, Le ali della libertà, Phenomenon, X-Files - Il film, Il miglio verde, The Mist, Burn After Reading e altre serie come Ai confini della realtà, Moonlighting, La tempesta del secolo e E.R. - Medici in prima linea. Americano, ha 68 anni e un film in uscita.


G.W. Bailey (vero nome George William Bailey) interpreta Tom Schmidt. Indimenticabile capitano Harris della serie Scuola di polizia (se li è fatti tutti, dal primo al settimo), lo ricordo per altri film come Corto circuito e serie come Charlie's Angels, Chips, Starsky & Hutch, Happy Days, MASH, La signora in giallo e Nip/Tuck; come doppiatore, ha lavorato nel film Mucche alla riscossa. Americano, ha 71 anni e un film in uscita.


Se Allarme rosso vi fosse piaciuto recuperate Leviathan, Contagion, Stuff - Il gelato che uccide, Slither e La città verrà distrutta all'alba. ENJOY!

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