Tornata dalle vacanze estive ero in totale astinenza da film e cercandone uno da poter vedere anche col Bolluomo ho scoperto, tra le "novità" su Amazon Prime, La signora ammazzatutti (Serial Mom), diretto e sceneggiato nel 1994 dal regista John Waters.
Trama: Beverly è una moglie e madre di famiglia perfetta, con un piccolissimo difetto: è completamente pazza e non conviene contraddirla o risultarle antipatici...
La signora ammazzatutti era uno dei film che più amavo guardare da ragazzina, prima ancora che arrivassi ad associare il nome di John Waters al trash estremo di opere come Pink Flamingos, giusto per citare la più famosa. Adoravo La signora ammazzatutti senza conoscerne il "papà", semplicemente perché c'era colei che fin da bambina avevo imparato ad amare senza riserve in virtù di capolavori visti e rivisti come All'inseguimento della pietra verde, Il tesoro del Nilo e La guerra dei Roses, la meravigliosa Kathleen Turner; abituata a vederla nei panni di donna giovane ed elegante, questa versione inedita di mamma killer già un po' avanti con gli anni mi intrigava mentre il film in sé era qualcosa che sfuggiva ad una comprensione totale. Al di là delle citazioni a serial killer quali Charles Manson e Ted Bundy e della parodia di serie e programmi USA basati sul true crime (tutte cose che all'epoca non avrei potuto cogliere), erano proprio le situazioni surreali mostrate nel film a suscitare in me sensazioni contrastanti, perché la vicenda de La signora ammazzatutti è improbabile ma non assurda e non c'è nessun giudizio negativo nei confronti di Beverly né verso la marea di freaks che la circondano, i figli in primis. Ero abituata a separare la commedia dall'horror/thriller e vedere un film che indulgeva nelle peggiori nefandezze ridendone a crepapelle, anzi, quasi facendo passare Beverly per il personaggio "savio" in un mondo di matti e maleducati assortiti, determinata a compiere i peggiori delitti per mantenere intatta la felicità della famiglia e del quartiere, era qualcosa che mi aveva colpita profondamente. Certo, c'era già stato Roba da matti ma quello era scemo e basta, qui invece c'era non solo una presa in giro della famiglia perfetta ma anche della società americana in generale, quella perbenista e provincialotta, che abita nei quartieri bene di una città come Baltimora.
La signora ammazzatutti, al secolo Beverly Sutphin, si fa paladina di questa perfezione disperatamente ricercata dalla classe medio-alta bianca, ma non esita a sporcarsi le mani e a mostrare, sotto la superficie patinata, la sua natura weird: adorabilmente pazza, Beverly indulge in letture "proibite", "osa" godere a letto urlando come se non ci fosse un domani (altro che mammina pancina), ama i film dell'orrore e si diverte un mondo a giustiziare tutti quelli che esibiscono comportamenti non consoni verso la sua famiglia, l'ambiente, la morale comune (le scarpe bianche dopo il Labor Day? Orrore!!!) ecc. Come conseguenza di ciò, i suoi famigliari arrivano sì a temerla, ma senza smettere di amarla, perché mammà fa tutto per mantenere l'armonia e pazienza se qualcuno ci rimette la vita, anzi, tanto meglio, in quanto con la pazzia di mamma arriva anche la tanto bramata celebrità alimentata dalla nostra natura di voyeur pervertiti, che adorano divorare storie turpi e possibilmente vere. Ecco la presa in giro di John Waters nei confronti dello stesso spettatore, che fin dall'inizio si trova davanti un film presentato come una storia realmente accaduta, giusto con i nomi cambiati, strutturato appunto come un lungo episodio dei true crime che vanno tanto di moda ora, completo di didascalie con luoghi, orari, giorni in cui viene consumata la follia omicida di Beverly, personaggio che divora la scena dall'inizio alla fine. Non che tutti i comprimari non siano esilaranti e simpatici, ma Kathleen Turner è semplicemente meravigliosa, col suo aspetto rassicurante e sorridente che cambia in un secondo, sostituito da lunghi e cupi musi infastiditi e, soprattutto, da un vocione che rovescia sulla vicina di casa i peggiori improperi senza battere ciglio: a dimostrazione di quanto gli adattamenti di un tempo fossero esilaranti (ancora ricordo quello di La morte ti fa bella), le telefonate di Beverly, tra "via passeggiata della fica" e "succhioni di salice", fanno ancora oggi morire dal ridere, ancor più dell'intero film. Che vi consiglio, ovviamente, di recuperare, tanto su Prime c'è soltanto doppiato e non potete sbagliare!
Di Kathleen Turner (Mamma), Sam Waterston (Papà) e Matthew Lillard (Chip) ho parlato ai rispettivi link.
John Waters è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre è la voce originale di Ted Bundy. Americano, ha diretto film come Pink Flamingos, Polyester, Grasso è bello, Cry Baby, Pecker e A morte Hollywood. Anche attore e produttore, ha 74 anni.
Ricki Lake interpreta Misty. Americana, famosa conduttrice di talk show, ha partecipato a film come Grasso è bello, Una donna in carriera, Cry Baby, Buffy - L'ammazzavampiri, A morte Hollywood e Hairspray: Grasso è bello. Anche produttrice, ha 52 anni e un film in uscita.
Traci Lords (vero nome Nora Louise Kuzma) interpreta la ragazza di Carl. Americana, un tempo attrice porno, ha partecipato a film come Cry Baby, Blade, Zack & Miri - Amore a... primo sesso, Excision e a serie quali Highlander, I racconti della cripta, Melrose Place, Pappa e ciccia, Nash Bridges, Hercules, Una mamma per amica e Will & Grace. Anche produttrice, compositrice, regista e sceneggiatrice, ha 52 anni e un film in uscita.
Justin Whalin, che interpreta Scotty, è stato Andy Barclay ne La bambola assassina 3 mentre Suzanne Somers era la "bionda" di Una bionda per papà e la Chrissy di Tre cuori in affitto. Per il ruolo di Beverly era stato fatto il nome di Julie Andrews ma la prima scelta del regista era stata Susan Sarandon, scartata per le esorbitanti richieste di compenso. Niente da fare anche per Will Wheaton, surclassato durante i provini per il ruolo di Chip. ENJOY!
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mercoledì 14 ottobre 2020
venerdì 12 maggio 2017
Miss Sloane (2016)
Avrebbe dovuto uscire la scorsa settimana in tutta Italia (ma a quanto pare si è perso nei meandri della distribuzione) Miss Sloane, diretto nel 2016 dal regista John Madden, film recuperato esclusivamente per la presenza di Jessica Chastain e rivelatosi inaspettatamente bello.
Trama: Elizabeth Sloane è una delle lobbiste più quotate sul mercato, spregiudicata e senza scrupoli. La sua stessa carriera viene però messa in pericolo quando decide di accettare un lavoro in diretto contrasto con la lobby delle armi, atto a spingere i senatori ad approvare una legge per il controllo dei precedenti dei privati che le acquistano e ne fanno uso.
Prima di cominciare la parte positiva del post è necessario che ammetta di avere avuto MOLTA difficoltà a superare la prima, logorroica e complicata mezz'ora di Miss Sloane. Innanzitutto, e viva l'ignoranza, il termine "lobbista" mi era familiare ma evocava echi di corruzione e criminalità, mentre la sua accezione americana è assimilabile a quella di qualcuno che si occupa di pubbliche relazioni, creando l'ambiente ideale affinché politici et simili possano prendere decisioni in accordo coi grandi elettori o con rappresentanti di poteri forti. Quindi sì, obiettivamente il termine "lobbista" continua ad essere espressione di qualcosa di poco "pulito" in quanto i politici dovrebbero agire nell'interesse dei cittadini e non di entità non meglio definite e dotate di soldi, PERO' è anche vero che i senatori americani non dovrebbero ricavare NULLA dalle concessioni a questa o quell'altra fazione, in base ad una legge che ne regola l'etica, quindi i lobbisti, come ho detto più sopra, virtualmente sarebbero assimilabili ai PR. Virtualmente, ovvio. In un mondo ideale. Di sicuro Elizabeth Sloane, la Miss protagonista del film a cui da il nome, non è l'espressione di una moralità adamantina ed è talmente determinata a raggiungere i suoi obiettivi da non guardare in faccia a nessuno quando si tratta di far vincere la fazione che l'ha assunta, nemmeno quando si tratta di convincere i senatori ad approvare una legge che controlli i precedenti di chi acquista delle armi. Pur essendosi votata ad una causa positiva, miss Sloane si avvale infatti di metodi poco ortodossi, al limite dell'illegalità (come lo spionaggio) o dell'immoralità (sfruttare il tragico passato di una sua collaboratrice gettandola sotto i riflettori a sua insaputa), risultando così fredda e pericolosa quanto le armi di cui vorrebbe limitare l'uso oltre che meschina quanto i membri della cosiddetta lobby delle armi, un personaggio insomma col quale è difficile empatizzare ma al cui carisma non si riesce a rimanere indifferenti, affatto. Per di più, la sceneggiatura verte sull'annosa questione del Secondo Emendamento della Costituzione americana, che protegge il diritto delle persone di possedere armi e addirittura di portarle con sé, ed è scritta in modo da non dare un giudizio definitivo sul problema, preferendo lasciare allo spettatore la possibilità di considerare i pro e i contro di una simile libertà, profondamente radicata nella natura "di frontiera" degli Stati Uniti.
Detto ciò, si può tranquillamente affermare che Miss Sloane poggi interamente sulla superba interpretazione di Jessica Chastain, talmente valida che mi chiedo come mai non sia riuscita a superare gli standard dell'Academy (altra bella dimenticanza, assieme alla Amy Adams di Arrival). La bella rossa si carica sulle spalle un'interpretazione non facile, quella di una "macchina da guerra" apparentemente priva di sentimenti e interamente concentrata su sé stessa e sul lavoro, che si concede pochissimo alle aperture minime di una sceneggiatura per nulla conciliante o positiva, dove tutti prima o poi fanno una figura ben meschina, persino i personaggi più "innocenti"; l'incredibile bellezza della Chastain la rende ancora più distante dai comuni mortali e risulta così difficile per lo spettatore sentirsi vicino ad una donna così forte e potente che, nonostante l'aspetto, punta interamente su intelligenza, carisma e capacità di previsione, scrollandosi di dosso i rari momenti di debolezza come se fossero dei difetti di programmazione (diciamo che talvolta il ruolo sembra scritto per un uomo o per un essere totalmente asessuato, questo è l'unico difetto reale del film se vogliamo tenere da conto un punto di vista "femminista" che, peraltro, viene messo alla berlina come tutto il resto dell'establishment politico-sociale americano). Il cast di supporto è altrettanto valido, a partire dall'impronunciabile Gugu Mbatha-Raw e Mark Strong, i due che sicuramente saltano più all'occhio, passando per quel Michael Stuhlbarg che di nascosto impreziosisce tutte le pellicole che lo vedono presente per arrivare a due vecchi leoni come John Lithgow e Sam Waterston, attori che è sempre un piacere vedere sul grande e piccolo schermo. In tutta sincerità, compiango un po' gli adattatori e i doppiatori che dovranno rendere in italiano una sceneggiatura così verbosa e difficile, zeppa di termini tecnici che nella nostra lingua neppure esistono, eppure vi consiglierei lo stesso di "provare" Miss Sloane e di non farvi spaventare né dalla difficoltà dell'argomento trattato né dall'aria vagamente "Trumpista" che si respira per tutta la pellicola, specchio di tempi negativi (il film in america è uscito proprio a ridosso delle elezioni presidenziali e secondo me ne incarna tutto il pessimismo e lo "schifo") che purtroppo non sono ancora passati... e forse non passeranno mai.
Di Jessica Chastain (Elizabeth Sloane), Gugu Mbatha-Raw (Esme Manucharian), Michael Stuhlbarg (Pat Connors), John Lithgow (Ron M. Sperling), Mark Strong (Rodolfo Schmidt), Alison Pill (Jane Molloy), Douglas Smith (Alex), Sam Waterston (George Dupont) e Dylan Baker (Moderatore) ho già parlato ai rispettivi link.
John Madden è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Shakespeare in Love, Il mandolino del capitano Corelli, Marigold Hotel e Ritorno al Marigold Hotel. Anche produttore e sceneggiatore, ha 68 anni.
Se Miss Sloane vi fosse piaciuto recuperate Jerry Maguire, Il candidato, Tutti gli uomini del presidente e Thank You for Smoking. ENJOY!
Trama: Elizabeth Sloane è una delle lobbiste più quotate sul mercato, spregiudicata e senza scrupoli. La sua stessa carriera viene però messa in pericolo quando decide di accettare un lavoro in diretto contrasto con la lobby delle armi, atto a spingere i senatori ad approvare una legge per il controllo dei precedenti dei privati che le acquistano e ne fanno uso.
Prima di cominciare la parte positiva del post è necessario che ammetta di avere avuto MOLTA difficoltà a superare la prima, logorroica e complicata mezz'ora di Miss Sloane. Innanzitutto, e viva l'ignoranza, il termine "lobbista" mi era familiare ma evocava echi di corruzione e criminalità, mentre la sua accezione americana è assimilabile a quella di qualcuno che si occupa di pubbliche relazioni, creando l'ambiente ideale affinché politici et simili possano prendere decisioni in accordo coi grandi elettori o con rappresentanti di poteri forti. Quindi sì, obiettivamente il termine "lobbista" continua ad essere espressione di qualcosa di poco "pulito" in quanto i politici dovrebbero agire nell'interesse dei cittadini e non di entità non meglio definite e dotate di soldi, PERO' è anche vero che i senatori americani non dovrebbero ricavare NULLA dalle concessioni a questa o quell'altra fazione, in base ad una legge che ne regola l'etica, quindi i lobbisti, come ho detto più sopra, virtualmente sarebbero assimilabili ai PR. Virtualmente, ovvio. In un mondo ideale. Di sicuro Elizabeth Sloane, la Miss protagonista del film a cui da il nome, non è l'espressione di una moralità adamantina ed è talmente determinata a raggiungere i suoi obiettivi da non guardare in faccia a nessuno quando si tratta di far vincere la fazione che l'ha assunta, nemmeno quando si tratta di convincere i senatori ad approvare una legge che controlli i precedenti di chi acquista delle armi. Pur essendosi votata ad una causa positiva, miss Sloane si avvale infatti di metodi poco ortodossi, al limite dell'illegalità (come lo spionaggio) o dell'immoralità (sfruttare il tragico passato di una sua collaboratrice gettandola sotto i riflettori a sua insaputa), risultando così fredda e pericolosa quanto le armi di cui vorrebbe limitare l'uso oltre che meschina quanto i membri della cosiddetta lobby delle armi, un personaggio insomma col quale è difficile empatizzare ma al cui carisma non si riesce a rimanere indifferenti, affatto. Per di più, la sceneggiatura verte sull'annosa questione del Secondo Emendamento della Costituzione americana, che protegge il diritto delle persone di possedere armi e addirittura di portarle con sé, ed è scritta in modo da non dare un giudizio definitivo sul problema, preferendo lasciare allo spettatore la possibilità di considerare i pro e i contro di una simile libertà, profondamente radicata nella natura "di frontiera" degli Stati Uniti.
Detto ciò, si può tranquillamente affermare che Miss Sloane poggi interamente sulla superba interpretazione di Jessica Chastain, talmente valida che mi chiedo come mai non sia riuscita a superare gli standard dell'Academy (altra bella dimenticanza, assieme alla Amy Adams di Arrival). La bella rossa si carica sulle spalle un'interpretazione non facile, quella di una "macchina da guerra" apparentemente priva di sentimenti e interamente concentrata su sé stessa e sul lavoro, che si concede pochissimo alle aperture minime di una sceneggiatura per nulla conciliante o positiva, dove tutti prima o poi fanno una figura ben meschina, persino i personaggi più "innocenti"; l'incredibile bellezza della Chastain la rende ancora più distante dai comuni mortali e risulta così difficile per lo spettatore sentirsi vicino ad una donna così forte e potente che, nonostante l'aspetto, punta interamente su intelligenza, carisma e capacità di previsione, scrollandosi di dosso i rari momenti di debolezza come se fossero dei difetti di programmazione (diciamo che talvolta il ruolo sembra scritto per un uomo o per un essere totalmente asessuato, questo è l'unico difetto reale del film se vogliamo tenere da conto un punto di vista "femminista" che, peraltro, viene messo alla berlina come tutto il resto dell'establishment politico-sociale americano). Il cast di supporto è altrettanto valido, a partire dall'impronunciabile Gugu Mbatha-Raw e Mark Strong, i due che sicuramente saltano più all'occhio, passando per quel Michael Stuhlbarg che di nascosto impreziosisce tutte le pellicole che lo vedono presente per arrivare a due vecchi leoni come John Lithgow e Sam Waterston, attori che è sempre un piacere vedere sul grande e piccolo schermo. In tutta sincerità, compiango un po' gli adattatori e i doppiatori che dovranno rendere in italiano una sceneggiatura così verbosa e difficile, zeppa di termini tecnici che nella nostra lingua neppure esistono, eppure vi consiglierei lo stesso di "provare" Miss Sloane e di non farvi spaventare né dalla difficoltà dell'argomento trattato né dall'aria vagamente "Trumpista" che si respira per tutta la pellicola, specchio di tempi negativi (il film in america è uscito proprio a ridosso delle elezioni presidenziali e secondo me ne incarna tutto il pessimismo e lo "schifo") che purtroppo non sono ancora passati... e forse non passeranno mai.
Di Jessica Chastain (Elizabeth Sloane), Gugu Mbatha-Raw (Esme Manucharian), Michael Stuhlbarg (Pat Connors), John Lithgow (Ron M. Sperling), Mark Strong (Rodolfo Schmidt), Alison Pill (Jane Molloy), Douglas Smith (Alex), Sam Waterston (George Dupont) e Dylan Baker (Moderatore) ho già parlato ai rispettivi link.
John Madden è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Shakespeare in Love, Il mandolino del capitano Corelli, Marigold Hotel e Ritorno al Marigold Hotel. Anche produttore e sceneggiatore, ha 68 anni.
Se Miss Sloane vi fosse piaciuto recuperate Jerry Maguire, Il candidato, Tutti gli uomini del presidente e Thank You for Smoking. ENJOY!
mercoledì 16 settembre 2015
Allarme rosso (1985)
Non so perché ma ultimamente ho voglia di guardare vecchi horror oppure cazzabubbole dei miei tempi ed è per questo motivo che sono incappata in Allarme Rosso (Warning Sign), diretto e co-sceneggiato nel 1985 dal regista Hal Barwood.
Trama: all'interno di un laboratorio di ricerca viene accidentalmente liberato un virus che scatena nelle persone un insano desiderio di violenza...
Com'erano belli gli horror minori anni '80, lineari ed ingenui nel loro modo di rapportarsi alle paure "del momento"! L'ingegneria genetica e le ricerche applicate alle armi biologiche erano praticamente le scie chimiche di allora e Allarme rosso asseconda quelle leggende neanche troppo metropolitane per cui degli apparentemente innocui centri di ricerche avevano in realtà terribili doppi fini e nascondevano virus in grado di mettere in pericolo non tanto l'umanità quanto la popolazione autoctona, per la maggior parte formata da buzzurri aMMeregani. Nel film tutto parte da un piccolo errore umano che contamina un centro ricerche dove sono ovviamente tutti amici finché non scattano i protocolli di sicurezza; da una parte c'è chi è ligio al dovere nonostante, in soldoni, non conosca la vera natura degli esperimenti portati avanti in loco, dall'altra ci sono gli scienziati che sanno e ovviamente se la sentono colare, in mezzo stanno i dottorucoli che si credono importanti e invece non sanno una cippa, ovvero quelli che poi scatenano tutto il casino. Fuori dal microcosmo del laboratorio ci sono chiacchiere di paese, persone che "sapevano" e per questo si sono prima defilate poi date all'alcolismo e l'immancabile Governo che, assieme ai Matusa, cerca in tutti i modi di salvare i terribili segreti senza pensare agli esseri umani. Ricetta quasi completa, manca solo l'eroe! Non temete, in Allarme rosso ce ne sono ben DUE (anzi tre ma uno non si vede!), quanto agli effetti del virus gli sceneggiatori mescolano un pizzico di follia, tanta cattiveria e qualche suggestione zombi, trasformando il già labirintico laboratorio in un luogo claustrofobico e pieno d'insidie. Il divertimento anni '80 non manca ma purtroppo Allarme rosso difetta di dinamismo e quando gli infetti pazzoidi non si fanno vedere c'è da chiudere gli occhietti per la letargia, anche perché sono passati i tempi in cui, da ragazzini, ci si entusiasmava per questi film adattissimi alle disimpegnate seconde serate mediasettare!
Trattandosi di un film girato trent'anni fa, qui e là sbucano però delle sorprese affatto male per il medio spettatore nerd o nostalgico, soprattutto tra gli attori. Impossibile non sorridere davanti ad un giovane Dale di The Walking Dead con il solito sopracciglione nero nei panni dell'ex scienziato alcoolizzato ma vegano, così come è automatico far scattare l'applauso davanti all'immagine di un Capitano Harris finalmente impegnato in un film che non sia Scuola di polizia oppure di fronte all'improvvisa comparsa di un Yaphet Kotto falsamente simpatico e infattamente molto ma molto stronzo. Per il resto, il budget del film è palesemente risicato però Hal Barwood e gli attori si impegnano nell'offrire allo spettatore un prodotto mediamente dignitoso che ha l'unico difetto di "frenarsi" e non scatenare tutte le sue potenzialità; il trucco degli infetti, composto semplicemente da qualche bubbone sul viso, copioso sudore e occhi dilatati, non è male nella sua semplicità e l'idea di utilizzare una sorta di luminol per scoprire chi sia o meno malato deforma ancor di più i volti degli interpreti... però parliamo sempre di un "corretto" film pensato per un pubblico mainstream. Riflettevo che la stessa trama, quella delle persone infettate da un misterioso virus che perdono ogni inibizione diventando incredibilmente violente e malvagie, sta alla base del fumetto Crossed di Garth Ennis, una roba che a) ho quasi schifo a toccarla per leggerla e b) nascondo pregando che non finisca mai nelle mani di mia madre, mentre Hal Barwood e Matthew Robbins si sono limitati a suggerire qualche colpo d'accetta ben assestato e una pazzia che regala allo spettatore ben pochi brividi, senza farlo troppo riflettere su ciò che nasconde la debole facciata dell'umano perbenismo. Forse che Allarme rosso sia uno di quei rari film bisognosi di un remake aggiornato e un po' più con le palle? Possibile, ma ci sono poche speranze che possa venire realizzato in maniera intelligente, quindi meglio tenerselo così!
Hal Barwood è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo e ultimo lavoro dietro la macchina da presa. Americano, anche produttore, attore e animatore, è più famoso in effetti come game designer.
Sam Waterston interpreta Cal Morse. Americano, ha partecipato a film come Il grande Gatsby, Capricorn One, I cancelli del cielo, Hannah e le sue sorelle, La signora ammazzatutti e a serie come Law and Order; come doppiatore, ha lavorato in episodi de I Griffin. Anche produttore e regista, ha 75 anni e un film in uscita.
Kathleen Quinlan interpreta Joanie Morse. Americana, ha partecipato a film come American Graffiti, Airport '77, Independence Day, Ai confini della realtà, Il grande cuore di Clara, The Doors, Apollo 13, Punto di non ritorno, Le colline hanno gli occhi, Horns e a serie come Il tenente Kojak, Dr. House, CSI - Scena del crimine, Prison Break e Glee. Anche produttrice, ha 61 anni e quattro film in uscita.
Yaphet Kotto interpreta il Maggiore Connolly. Americano, ha partecipato a film come Agente 007 - Vivi e lascia morire, Alien, L'implacabile, Nightmare 6 - La fine e a serie come Radici, A-Team e La signora in giallo. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 76 anni.
Jeffrey DeMunn interpreta il Dottor Dan Fairchild. Conosciuto ai più come il Dale di The Walking Dead, lo ricordo per film come The Hitcher - La lunga strada della paura, Blob - Il fluido che uccide, Le ali della libertà, Phenomenon, X-Files - Il film, Il miglio verde, The Mist, Burn After Reading e altre serie come Ai confini della realtà, Moonlighting, La tempesta del secolo e E.R. - Medici in prima linea. Americano, ha 68 anni e un film in uscita.
G.W. Bailey (vero nome George William Bailey) interpreta Tom Schmidt. Indimenticabile capitano Harris della serie Scuola di polizia (se li è fatti tutti, dal primo al settimo), lo ricordo per altri film come Corto circuito e serie come Charlie's Angels, Chips, Starsky & Hutch, Happy Days, MASH, La signora in giallo e Nip/Tuck; come doppiatore, ha lavorato nel film Mucche alla riscossa. Americano, ha 71 anni e un film in uscita.
Se Allarme rosso vi fosse piaciuto recuperate Leviathan, Contagion, Stuff - Il gelato che uccide, Slither e La città verrà distrutta all'alba. ENJOY!
Trama: all'interno di un laboratorio di ricerca viene accidentalmente liberato un virus che scatena nelle persone un insano desiderio di violenza...
Com'erano belli gli horror minori anni '80, lineari ed ingenui nel loro modo di rapportarsi alle paure "del momento"! L'ingegneria genetica e le ricerche applicate alle armi biologiche erano praticamente le scie chimiche di allora e Allarme rosso asseconda quelle leggende neanche troppo metropolitane per cui degli apparentemente innocui centri di ricerche avevano in realtà terribili doppi fini e nascondevano virus in grado di mettere in pericolo non tanto l'umanità quanto la popolazione autoctona, per la maggior parte formata da buzzurri aMMeregani. Nel film tutto parte da un piccolo errore umano che contamina un centro ricerche dove sono ovviamente tutti amici finché non scattano i protocolli di sicurezza; da una parte c'è chi è ligio al dovere nonostante, in soldoni, non conosca la vera natura degli esperimenti portati avanti in loco, dall'altra ci sono gli scienziati che sanno e ovviamente se la sentono colare, in mezzo stanno i dottorucoli che si credono importanti e invece non sanno una cippa, ovvero quelli che poi scatenano tutto il casino. Fuori dal microcosmo del laboratorio ci sono chiacchiere di paese, persone che "sapevano" e per questo si sono prima defilate poi date all'alcolismo e l'immancabile Governo che, assieme ai Matusa, cerca in tutti i modi di salvare i terribili segreti senza pensare agli esseri umani. Ricetta quasi completa, manca solo l'eroe! Non temete, in Allarme rosso ce ne sono ben DUE (anzi tre ma uno non si vede!), quanto agli effetti del virus gli sceneggiatori mescolano un pizzico di follia, tanta cattiveria e qualche suggestione zombi, trasformando il già labirintico laboratorio in un luogo claustrofobico e pieno d'insidie. Il divertimento anni '80 non manca ma purtroppo Allarme rosso difetta di dinamismo e quando gli infetti pazzoidi non si fanno vedere c'è da chiudere gli occhietti per la letargia, anche perché sono passati i tempi in cui, da ragazzini, ci si entusiasmava per questi film adattissimi alle disimpegnate seconde serate mediasettare!
Trattandosi di un film girato trent'anni fa, qui e là sbucano però delle sorprese affatto male per il medio spettatore nerd o nostalgico, soprattutto tra gli attori. Impossibile non sorridere davanti ad un giovane Dale di The Walking Dead con il solito sopracciglione nero nei panni dell'ex scienziato alcoolizzato ma vegano, così come è automatico far scattare l'applauso davanti all'immagine di un Capitano Harris finalmente impegnato in un film che non sia Scuola di polizia oppure di fronte all'improvvisa comparsa di un Yaphet Kotto falsamente simpatico e infattamente molto ma molto stronzo. Per il resto, il budget del film è palesemente risicato però Hal Barwood e gli attori si impegnano nell'offrire allo spettatore un prodotto mediamente dignitoso che ha l'unico difetto di "frenarsi" e non scatenare tutte le sue potenzialità; il trucco degli infetti, composto semplicemente da qualche bubbone sul viso, copioso sudore e occhi dilatati, non è male nella sua semplicità e l'idea di utilizzare una sorta di luminol per scoprire chi sia o meno malato deforma ancor di più i volti degli interpreti... però parliamo sempre di un "corretto" film pensato per un pubblico mainstream. Riflettevo che la stessa trama, quella delle persone infettate da un misterioso virus che perdono ogni inibizione diventando incredibilmente violente e malvagie, sta alla base del fumetto Crossed di Garth Ennis, una roba che a) ho quasi schifo a toccarla per leggerla e b) nascondo pregando che non finisca mai nelle mani di mia madre, mentre Hal Barwood e Matthew Robbins si sono limitati a suggerire qualche colpo d'accetta ben assestato e una pazzia che regala allo spettatore ben pochi brividi, senza farlo troppo riflettere su ciò che nasconde la debole facciata dell'umano perbenismo. Forse che Allarme rosso sia uno di quei rari film bisognosi di un remake aggiornato e un po' più con le palle? Possibile, ma ci sono poche speranze che possa venire realizzato in maniera intelligente, quindi meglio tenerselo così!
Hal Barwood è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo e ultimo lavoro dietro la macchina da presa. Americano, anche produttore, attore e animatore, è più famoso in effetti come game designer.
Sam Waterston interpreta Cal Morse. Americano, ha partecipato a film come Il grande Gatsby, Capricorn One, I cancelli del cielo, Hannah e le sue sorelle, La signora ammazzatutti e a serie come Law and Order; come doppiatore, ha lavorato in episodi de I Griffin. Anche produttore e regista, ha 75 anni e un film in uscita.
Kathleen Quinlan interpreta Joanie Morse. Americana, ha partecipato a film come American Graffiti, Airport '77, Independence Day, Ai confini della realtà, Il grande cuore di Clara, The Doors, Apollo 13, Punto di non ritorno, Le colline hanno gli occhi, Horns e a serie come Il tenente Kojak, Dr. House, CSI - Scena del crimine, Prison Break e Glee. Anche produttrice, ha 61 anni e quattro film in uscita.
Yaphet Kotto interpreta il Maggiore Connolly. Americano, ha partecipato a film come Agente 007 - Vivi e lascia morire, Alien, L'implacabile, Nightmare 6 - La fine e a serie come Radici, A-Team e La signora in giallo. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 76 anni.
Jeffrey DeMunn interpreta il Dottor Dan Fairchild. Conosciuto ai più come il Dale di The Walking Dead, lo ricordo per film come The Hitcher - La lunga strada della paura, Blob - Il fluido che uccide, Le ali della libertà, Phenomenon, X-Files - Il film, Il miglio verde, The Mist, Burn After Reading e altre serie come Ai confini della realtà, Moonlighting, La tempesta del secolo e E.R. - Medici in prima linea. Americano, ha 68 anni e un film in uscita.
G.W. Bailey (vero nome George William Bailey) interpreta Tom Schmidt. Indimenticabile capitano Harris della serie Scuola di polizia (se li è fatti tutti, dal primo al settimo), lo ricordo per altri film come Corto circuito e serie come Charlie's Angels, Chips, Starsky & Hutch, Happy Days, MASH, La signora in giallo e Nip/Tuck; come doppiatore, ha lavorato nel film Mucche alla riscossa. Americano, ha 71 anni e un film in uscita.
Se Allarme rosso vi fosse piaciuto recuperate Leviathan, Contagion, Stuff - Il gelato che uccide, Slither e La città verrà distrutta all'alba. ENJOY!
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