Trama: un uomo misterioso, che afferma di venire dal futuro, entra in un diner per trovare le persone che lo aiuteranno ad impedire l'estinzione umana per mano dell'IA...
Good Luck, Have Fun, Don't Die è uno di quei film inutilmente complicati, che tirano la corda fin quasi a spezzarla e costringono lo spettatore a un tour de force per non addormentarsi sulla poltrona. La cosa assurda, come ho scritto su Facebook, è che l'ultimo film di Verbinski dura 10 minuti più di L'esercito delle 12 scimmie, dal quale prende tantissima ispirazione, ma sembra continuare per ore ed ore, a differenza del film di Terry Gilliam. Buona parte della "colpa", se di colpa si può parlare, è di una sceneggiatura che era nata per essere una serie, cosa che salta subito all'occhio a causa della natura episodica della prima parte. Dal momento in cui l'uomo del futuro interpretato da Sam Rockwell entra nel diner, infatti, due o tre personaggi che andranno a formare il suo gruppo di "eroi" si rendono protagonisti di flashback dedicati; abbiamo dunque insegnanti in fuga davanti ad adolescenti inquietanti, ragazzi che vengono sostituiti da cloni, storie d'amore che scompaiono inghiottite dall'intelligenza artificiale, insomma, vari assaggi di fantascienza horror tenuti assieme da un fil rouge, che sono troppo brevi per essere davvero interessanti e distolgono l'attenzione dello spettatore dal fulcro del film. E dire che di carne al fuoco anche senza questi flashback ce ne sarebbe stata a bizzeffe, a partire dal triste destino del protagonista, il quale è costretto a vivere come il Bill Murray di Ricomincio da capo e affrontare, giorno dopo giorno, lo stesso rompicapo, ovvero quale sia la giusta combinazione di avventori che gli consentirà di annientare l'IA. A mio parere, Good Luck, Have Fun, Don't Die sarebbe stato molto più interessante se, invece di appoggiarsi al "non lo famo ma lo dimo" di Rockwell, avesse mostrato, effettivamente, i suoi sbagli più eclatanti e sanguinosi, anche se sentirli raccontare dal protagonista è una cosa parecchio esilarante, lo ammetto. Non è così interessante, invece, tutto il discorso sull'IA, che nasce già vecchio e raccontato meglio altrove, ridotto a una serie di tristi cliché frutto di conversazioni tra boomer.
E' un peccato che la sceneggiatura di Matthew Robinson sia così stiracchiata, perché Gore Verbinski, dal canto suo, fa di tutto per rendere il film una bellezza per gli occhi. A differenza dello sceneggiatore, Verbinski il senso del ritmo ce l'ha e, aiutato dall'energia di un folle Sam Rockwell, cattura lo spettatore con un'introduzione, quella ambientata nel diner, che è un gioiellino di dinamismo. Verbinski inserisce, inoltre, un sacco di dettagli ricorrenti che acquistano senso man mano che il film prosegue, e non si sottrae neppure all'utilizzo di creature che a definirle cringe si fa loro un complimento, eppure all'interno della narrazione hanno perfettamente senso. Intanto, la loro presenza spiazza lo spettatore, in secondo luogo sono un modo per sottolineare la natura prettamente vuota e stupida dell'IA, il cui obiettivo è rendere gli esseri umani che la utilizzano altrettanto vuoti e stupidi. Passando al cast, Sam Rockwell è sicuramente una spanna sopra tutti gli altri attori, ma i suoi comprimari sono indispensabili alla riuscita dell'opera. Tra i tempi di comici perfetti di Michael Peña e quel mix di fragilità e weird apportato dalla carinissima Juno Temple, ha modo di farsi spazio anche un'attrice che non conoscevo, Haley Lu Richardson, la quale inizialmente attira per via della sua mise e del suo stile, per poi diventare uno degli elementi fondamentali del film, distinguendosi per l'abilità con cui gestisce sia le sfumature drammatiche del personaggio che quelle più action e "punk". L'impressione che mi ha dato Good Luck, Have Fun, Don't Die è dunque quella di un lavoro riuscito a metà, che forse sarebbe stato più valorizzato da un altro tipo di medium. Non mi sento affatto di sconsigliarlo, perché i film brutti sono altri, ma rischia di essere un'altra di quelle opere senza infamia né lode che non riescono a lasciare traccia nella mente dello spettatore dopo un paio di giorni, e persino di non trovare un target di pubblico adatto. Anche per Good Luck, Have Fun, Don't Die vale la stessa cosa che dirò per Ricchi da morire, di cui parlerò tra qualche giorno: se non lo trovate in sala non disperatevi, va benissimo anche aspettare l'uscita in streaming e risparmiare qualche soldino.
Del regista Gore Verbinski ho già parlato QUI. Sam Rockwell (L'uomo dal futuro), Juno Temple (Susan), Michael Peña (Mark) e Zazie Beetz (Janet) li trovate invece ai rispettivi link.
Tom Taylor, che interpreta Tim, era Jake nel tremendo La torre nera. Se Good Luck, Have Fun, Don't Die vi fosse piaciuto recuperate L'esercito delle 12 scimmie e Everything Everywhere All at Once. ENJOY!


































