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venerdì 22 agosto 2025

2025 Horror Challenge: May (2002)

Il tema della challenge di oggi era Romance Horror, quindi sono finalmente riuscita a guardare May, diretto e sceneggiato nel 2002 dal regista Lucky McKee.


Trama: May, assistente veterinaria timida ed impacciata, si innamora di un meccanico. Quando quest'ultimo la rifiuta, qualcosa dentro May si spezza...


May
è un altro di quei cult di cui avevo sempre sentito parlare ma non ero ancora riuscita a recuperare. Ben venga la challenge horror, che mi offre motivi per superare la mia pigrizia e la brama di stare dietro alle nuove uscite, perché May si è confermato un film notevole, anche se avevo pochi dubbi che la premiata ditta Angela Bettis/Lucky McKee mi avrebbe delusa. May è un character study dallo spiccato stile indie, le cui atmosfere horror, che all'inizio risultano più disturbanti e weird, esplodono con prepotenza solo nell'ultimo atto, debitore nientemeno che di Frankenstein. La protagonista del film è una ragazza vittima di una profonda solitudine ed incapace di relazionarsi socialmente agli altri, questo perché, fin dall'infanzia, la madre ha ingigantito a dismisura un difetto tutto sommato non invalidante, ovvero un occhio pigro. Costretta a portare una benda da pirata per "cammuffare" il difetto, May è stata isolata e presa in giro dai suoi coetanei; per ovviare al problema, la madre, al grido di "se non riesci a trovare un amico, costruiscitene uno", le regala una bambola chiusa all'interno di una teca di vetro, proibendole categoricamente di toccarla. Tutto ciò, nel tempo, ha reso May un'adulta insicura e priva di esperienze sociali, incapace di giudicare gli altri se non per la perfezione delle loro singole parti (So many pretty parts and no pretty wholes), tragicamente desiderosa di un contatto umano, prima ancora che di amicizia e amore. La protagonista si invaghisce delle mani di Adam, fascinoso meccanico, e del collo della sua collega Polly; prima di approcciare Adam, con modi sinistramente simili a quelli di uno stalker, May si procura delle lenti a contatto onde dissimulare l'occhio pigro e si consulta con la bambola di pezza, allo stesso tempo unica confidente e fulcro negativo di tutto ciò che la rende strana e diversa agli occhi degli altri. Ovviamente, non andrà bene, per nessuno. May è un film che estremizza sensazioni comuni, di cui probabilmente siamo stati quasi tutti vittime, ovvero il terrore della solitudine, di non essere capiti né visti dagli altri, di essere sempre e comunque inadeguati. La personalità della protagonista, inevitabilmente distaccata dal punto di vista empatico, al punto da non distinguere tra un orrore di finzione e le procedure mediche che quotidianamente si ritrova a praticare sugli animali (TW: May è un film particolarmente crudele con cani e gatti), è sicuramente respingente, ma è lo stesso difficile non provare pena ogni volta che i suoi sentimenti, goffi ma sinceri, vengono respinti. 


La sanità mentale di May, messa alla prova da tutta una serie di tradimenti, va in frantumi di pari passo con la teca della bambola regalatale dalla madre, finché anche l'ultima spiaggia costituita da una scuola per bambini ciechi (quindi non solo "imperfetti" come la protagonista, ma anche impossibilitati a vedere i suoi difetti) si rivela un clamoroso errore. Privata della sua infantile ancora di stabilità, May non ha più nulla che le impedisca di scendere la china della follia, e di assecondare il consiglio materno di costruirsi la persona perfetta che possa starle accanto. E' interessante il modo in cui McKee, oltre a "soffocare" May all'interno di una camera da bambina, piena di bambole e pupazzi, doti la protagonista della capacità di cucire, di costruire; gli abiti di May, dallo stile molto girlie, non sono solo il simbolo di una persona che non è mai cresciuta, ma anche della disperata volontà di piacere al prossimo, di incarnare un ideale maschile di innocenza e purezza. Quando May decide di prendere di petto la situazione, il suo stile cambia, i suoi abiti diventano più sensuali e gotici. Non è che, sul finale, May arrivi ad accettare se stessa, tuttavia il destino che tocca al suo occhio pigro (prima e dopo la costruzione di "Amy") indica che, forse, c'è la volontà di non avere più un punto di vista distorto dalle aspettative altrui, quindi la risoluzione sospesa è quasi poetica nel suo essere dolceamara. Nei panni della protagonista, Angela Bettis offre la sua interpretazione più iconica, incarnando alla perfezione un personaggio complesso, il cui paesaggio mentale, benché familiare, è difficile e scomodo per lo spettatore; ciò nonostante, la Bettis lo interpreta con una sensibilità incredibile, rendendolo degno di simpatia e pietà, anche nei momenti in cui la follia rende May meno che umana. A loro volta, l'affascinante Jeremy Sisto e Anna Faris (quest'ultima una piacevole sorpresa in un ruolo serio) interpretano personaggi borderline; sicuramente odiosi e "falsi", dal punto di vista di May, ma anche comprensibili nei loro atteggiamenti di corteggiamento fiducioso prima e spaventata riluttanza poi. Se non avete mai guardato May e non temete le opere indie che ci mettono un po' ad arrivare alla "ciccia", preferendo lavorare sulla psicologia dei personaggi, il mio consiglio è quello di recuperare il film di McKee, se non lo avete ancora fatto. Non aspettate anni come me! 


Del regista e sceneggiatore Lucky McKee ho già parlato QUI. Angela Bettis (May Dove Canady), Jeremy Sisto (Adam Stubbs) e Anna Faris (Polly) li trovate invece ai rispettivi link.


Se May vi fosse piaciuto recuperate Pearl e American Mary. ENJOY!


venerdì 18 aprile 2025

2025 Horror Challenge: Last Straw (2023)

Qualche sera fa hanno passato in TV un film che dovevo ancora recuperare dall'anno scorso, Last Straw, diretto nel 2023 dal regista Alan Scott Neal. Ne ho approfittato per inserire il film nella challenge horror, che questa settimana prevedeva un free pick.


Trama: Nancy è la figlia del proprietario di una tavola calda, che da poco l'ha promossa al ruolo di manager. Per questo motivo, la ragazza si ritrova da sola a fare il turno di notte, perfetto bersaglio di un gruppo di assassini mascherati...


Last Straw
è un film stra-low budget, diretto da un regista al suo primo lungometraggio, dopo una carriera come direttore del casting. L'esperienza, in tal senso, si vede, perché il film pullula di "belle" facce che restituiscono l'idea di un'America squallida, dove le persone si lasciano vivere senza intravvedere un futuro, perdendosi in "non luoghi" quali strade senza fine, costeggiate da sterpaglia, e i famigerati diner. Proprio un diner è l'ambiente dove si svolge buona parte dell'azione del film, in quanto scomoda "eredità" della giovanissima Nancy, che ha appena scoperto di essere incinta. A Nancy gira il belino a nastro, comprensibilmente. Suo padre è il proprietario di un diner con più debiti che clienti, l'ha promossa da poco a responsabile e la prima fregatura derivante dall'incarico è quella di farsi il turno di notte assieme a Jake, il cuoco del locale, che Nancy non ha granché in simpatia. Se a tutto ciò si aggiungono nausee impreviste, una macchina in panne e un gruppo di ragazzotti che decide di fare casino nel diner, arrivando persino a minacciare Nancy, si capisce perché la ragazza a un certo punto esplode, rimettendo a posto l'incauto Jake (pronto ad ergersi a maschio alfa della situazione sminuendo ogni tentativo di Nancy di affrontare i teppisti) e licenziandolo senza possibilità di appello. La protagonista rimane quindi da sola, ma la serata che si preannunciava una noia mortale diventa invece una mortale trappola, quando un gruppo di persone mascherate comincia a prendere di mira Nancy, esasperandola prima e terrorizzandola poi. Questa è la parte di Last Straw che prende a modello classici come The Gas Stop, di cui ho parlato proprio in questa rubrica qualche settimana fa, e il più recente The Strangers di Bertino; il film segue tutti gli efficaci cliché di un invasion movie, e il diner diventa così un inferno pieno di ombre in cui potrebbero nascondersi i potenziali killer di Nancy, muti e mascherati, quindi ancora più terrificanti. Lo spettatore investe tutte le proprie energie mentali sulla protagonista e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ed è qui che Last Straw piazza il twist che lo trasforma in qualcos'altro, un cambio di registro sul quale non ricamerò troppo per non fare spoiler.


Se, fino a quel momento, il fulcro del film era Nancy, Last Straw cambia prospettiva e ci costringe a mettere in pausa lo stato di tensione, raccontandoci un'altra brutta giornata di un altro personaggio non particolarmente simpatico. Come ho scritto all'inizio, è molto importante l'ambientazione del film; la "bolla" di Nancy, appena diplomata e già incinta di non si sa chi, è leggermente più controllata, nonostante persino lei non abbia una visione positiva del proprio futuro, ma fuori da questa "bolla" c'è la deboscia più nera di esistenze perse nell'alcool e nella droga, talmente precarie che l'unica certezza è quella di poter perdere tempo a bighellonare con gli "amici", nell'attesa di venire triturati dallo spietato sistema sociale americano. Di fronte a tanto squallore, il pensiero che l'unica isola felice sia un diner bisunto dal poetico nome di "Culo Grasso" fa quasi sperare che, prima o poi, arrivino dei delinquenti mascherati a liberarci dall'orrore di dover vivere e, in effetti, il finale di Last Straw lascia in bocca un sapore amarissimo. Forse ho ricamato troppo su quello che, in fin dei conti, altro non è che un thriller un po' più sanguinoso di altri? Può darsi, ma la china che sta prendendo l'America mi porta a queste riflessioni "filosofiche". Preso per quel che è, Last Straw è un ottimo prodotto, teso e disperato, gestito da un regista alla sua prima esperienza ma già in grado di mantenere la tensione per tutta la durata della pellicola. Jessica Belkin, inoltre, è una protagonista carismatica e dotata della cazzimma sufficiente a sorvolare sul carattere ben poco accomodante di una ragazza che potrebbe anche trattare meglio i dipendenti meno molesti. Se vi piacciono i film i cui personaggi non sono proprio bianchi o neri, ma sono dipinti con abbondanti pennellate di grigio, un'occhiata a Last Straw la darei. Mentre sto scrivendo il post, è disponibile gratis su Rai Play, magari lo terranno ancora qualche settimana!


Di Jeremy Sisto, che interpreta Edward Osborn, ho già parlato QUI.

Alan Scott Neal è il regista della pellicola. Americano, conosciuto principalmente come direttore del casting, è al suo primo e finora unico lungometraggio. Ha lavorato anche come attore, produttore e sceneggiatore. 


Jessica Belkin, che interpreta Nancy, faceva parte della cricca di vampirelli di American Horror Story Hotel. Se Last Straw vi fosse piaciuto recuperate il già citato The Strangers e aggiungete Open 24 Hours. ENJOY! 


domenica 8 dicembre 2019

Frozen II - Il segreto di Arendelle (2019)

Nonostante l'uscita novembrina che lo ha privato dello status di "cartone Disney da vedere a Natale", mercoledì sono andata al cinema per Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II), diretto dai registi Chris Buck e Jennifer Lee.


Trama: tre anni dopo l'incoronazione di Elsa a regina, la nuova sovrana comincia a sentire un richiamo lontano, che porterà lei e la sorella Anna a scoprire nuove, incredibili cose sul loro passato e su quello di Arendelle.


Sono passati sei anni dall'uscita di Frozen - Il regno di ghiaccio, film Disney che dato un ulteriore, perfido significato alla parola "merchandising" rimpinguando di miliardi di paperdollari le casse della Casa del Topo e prendendosi anche i miei soldi vista la bellezza di tutti gli oggettini a tema Elsa/Olaf che pullulano in ogni dove, dai Disney Store ai normali supermercati. Ma sto divagando. Sei anni, dicevo, tre all'interno del regno di Arendelle, dove la vita SEMBRA scorrere lieta, governata da un equilibratissimo status quo: Elsa è regina, Anna e Kristoff vivono il loro legame da storditi innamorati, il pupazzo di neve Olaf (che non ha più la nuvoletta in testa e si sta godendo il permafrost poiché i poteri di Elsa sono diventati più forti) sta crescendo e comincia a porsi dubbi esistenziali. La bellissima regina, però, è irrequieta, perché qualcosa la chiama, il canto di una sirena che ne turba i giorni e le notti, e quando Elsa capisce che quel richiamo arriva da un passato radicato nelle favole che le raccontava la mamma da bambina, decide di partire alla volta di una foresta incantata poco distante da Arendelle, una foresta popolata da spiriti adirati e pronti a distruggere il regno per riparare a un torto passato. Altro non si può dire sulla trama imbastita per questo Frozen II, sequel assai più adulto della favola del 2013, imperniato su temi cupi e probabilmente di non facile comprensione per i bambini. Nel corso del film sono infatti ricorrenti i riferimenti allo scorrere del tempo, all'impossibilità di opporsi a cambiamenti anche dolorosi nel corso della vita, alla necessità di accettare questi cambiamenti e trovare comunque la forza di andare avanti, in primis dentro noi stessi, sperando che ci sia sempre qualcuno pronto a tenderci la mano; in poche parole, i personaggi di Frozen cambiano e crescono, subiscono degli sviluppi che vanno oltre il classico happy ending e, come insegnava Inside Out, li portano ad abbracciare emozioni complesse, come una felicità velata di profonda malinconia o una tristezza capace di rendere il cuore comunque più leggero.


La saga di Frozen si riconferma dunque una delle più innovative a livello di maturazione dei personaggi (non tanto di trama, visto che gli sviluppi della stessa, finale e twist compresi, sono intuibili dopo cinque minuti dall'inizio del film), nonché una delle più belle a livello di animazioni e character design. In questo secondo capitolo ci sono delle intere sequenze che lasciano a bocca aperta per il modo in cui riescono a fondere le esaltanti caratteristiche di una scena d'azione alla raffinata bellezza di eleganti numeri da musical, come se gli X-Men o gli Avengers incontrassero la fantasia del Cirque Du Soleil, e sono quasi tutte imperniate (chevvelodicoaffare) sul personaggio di Elsa. La fanciulla subisce una metamorfosi sottile ma innegabile, diventando la principessa Disney più elegante, sensuale, bella e potente di sempre, un trionfo da vedere ed ascoltare che, con un solo gesto della mano, fa scomparire tutti i personaggi di supporto, sorella Anna compresa. A onor del vero, in effetti, molto del contorno di Frozen II è deboluccio: le riflessioni filosofiche e le mattane di Olaf sono simpatiche ma alla lunga irritanti, Anna è spesso lagnosetta e si risolleva più o meno a metà film, il povero Kristoff fa la figura del servo della gleba (ma si ritaglia il numero musicale più esilarante, un omaggio alle love song anni '80 alla Bon Jovi e Ryan Adams con tanto di video che cita nientemeno che Bohemian Rhapsody; peccato che la versione italiana richiami "antenati" meno nobili, come i Beehive.) e dei nuovi personaggi introdotti, affascinanti ma poco incisivi, ricorderò solo lo splendido spirito del fuoco, la cosa più tenera e meravigliosa che sia mai stata creata per un film Disney. Nulla da dire invece sulle canzoni. Penso che l'adattamento italiano ne appiattisca un po' i testi ma la voce di Serena Autieri mette i brividi e in generale le melodie sono molto belle; Christophe Back ha cercato un'altra Let it Go (canzone che, peraltro, provoca a un certo punto brividi di disgusto alla bella Elsa) e ha creato le ugualmente splendide Show YourselfInto the Unknown, Nell'ignoto per gli amici italiani e per Giuliano Sangiorgi che frantuma l'ugola e non solo nei titoli di coda dell'edizione nostrana, una canzone che rimane in testa anche grazie al brevissimo, evocativo gorgheggio della cantautrice norvegese AURORA. Per concludere, devo dire che avevo letto le peggio cose su Frozen II ma io non l'ho trovato tanto diverso dal primo capitolo della saga e onestamente l'ho apprezzato molto. L'unico, vero neo? Non c'è nessun corto a precederlo. Tristezza vera.


Dei registi Chris Buck e Jennifer Lee ho già parlato QUI. Kristen Bell (Anna), Josh Gad (Olaf), Sterling K. Brown (Mattias), Alfred Molina (Agnarr), Jeremy Sisto (Re Runeard), Ciarán Hinds (Granpapà) e Alan Tudyk (Guardia/ Capo dei Nortuldri / Soldato di Arendelle / Duca di Weselton) li trovate invece ai rispettivi link.

Evan Rachel Wood è la voce originale della regina Iduna. Americana, ha partecipato a film come S1m0ne e a serie quali CSI - Scena del crimine, True Blood, What We Do in the Shadows e Westworld, oltre ad aver lavorato come doppiatrice in Robot Chicken. Anche cantante, regista e sceneggiatrice, ha 32 anni e due film in uscita.


Martha Plimpton, che doppia Yelena, era la Stef de I Goonies. Le vicende narrate in Frozen II seguono di tre anni quelle di Frozen - Il regno di ghiaccio, che vi consiglio di recuperare assieme ai corti Frozen Fever e Frozen - Le avventure di Olaf. ENJOY!

sabato 11 settembre 2010

436 - la profezia

Nella sterminata produzione cinematografica mondiale, vengono girati anche dei film che finiscono direttamente su dvd o cassetta, senza essere distribuiti al cinema. La maggior parte delle pellicole in questione sono degli obbrobri inguardabili, ovviamente. Questo 436: la profezia (Population 436), diretto nel 2006 dalla regista Michelle Maxwell MacLaren, sta esattamente in mezzo. Non è completamente improponibile ma neppure meraviglioso.


Trama: un impiegato dell’ufficio censimenti viene incaricato di indagare sulla cittadina di Rockwell Falls, che da tempo immemorabile ha una popolazione fissa di 436 persone. Peccato che non sia molto conveniente varcare i confini della cittadina in questione, e cercare di capire cosa si nasconde dietro a questo numero fisso…


images2Come ho detto all’inizio, 436: la profezia è un film prodotto per il mercato dell’home video. Sapete, come quei seguiti pacco dei meravigliosi film Disney, tipo Il Re Leone 2, Il ritorno di Jafar o simili, che non sono nemmeno degni di leccare le scarpe agli originali, anche a causa di budget ovviamente limitati. Quindi il film in questione non è particolarmente degno di nota, sia per quanto riguarda gli effetti speciali, sia per quanto riguarda la regia, prevalentemente di stampo televisivo ed intervallata da sporadici flash composti da inquietanti immagini apparentemente senza senso. Anche la trama in sé è abbastanza idiota ed infarcita di riferimenti alla numerologia biblica, francamente ridicoli e tirati per i capelli, e non nego che all’inizio mi è venuta voglia di smettere di guardarlo tanta era la noia che incombeva alla vista dell’ennesima cittadina sonnolenta ma misteriosa, popolata da abitanti sonnolenti ma misteriosi, con un protagonista impegnato a risolvere l’ennesimo mistero o perire nel tentativo. Una puntata di Scooby Doo, insomma, se non fosse che verso metà film ci si da una svegliata.


Infatti è quando viene finalmente mostrato cosa accade durante la plurinominata festa del raccolto che 436: la profezia comincia a diventare interessante e la follia degli abitanti diventa davvero inquietante. La razionalità dello spettatore cerca di tenere duro fino all’ultimo, ma chi è particolarmente attento riuscirà a capire almeno dieci minuti prima come andrà a finire il film ed effettivamente la soluzione è comoda ma non del tutto stupida.. posso dire che lascia con un senso profondo di correttezza matematica? Direi di sì, è la sensazione giusta. Guardare per credere. Aggiungo inoltre che le ambientazioni arcaiche e soprattutto i manicomi che ancora praticano lobotomie e affini sono come sempre di mio gusto, ciò nonostante l’uso improprio dei banjo come mezzo per sottolineare l’ingenuità e la perversione di fondo degli autoctoni ormai mi ha saturato il cervello, basta con questi clichè! Detto questo, gli attori a parte tutto non sono male, anche se la protagonista femminile, come sempre, è una moscia campagnoletta sexy e Fred Durst, che interpreta il suo fidanzato cornuto, incarna un personaggio di rara sfiga e ancor più rara mancanza di spina dorsale. In poche parole, se non avete nulla di meglio da fare guardatelo e senza troppi pregiudizi. Ci sono film ben peggiori, con questo si può passare un’oretta e mezzo di relax. Solo una cosa, però, mi chiedo.... a che pro la manfrina degli orologi che devono essere fermati e poi rimessi a posto? Mah...


Di Jeremy Sisto, che interpreta il protagonista, ho già parlato qui.

Michelle Maxwell MacLaren è la regista del film. Canadese, oltre alla pellicola in questione ha girato principalmente episodi di serie televisive, tra cui X – Files, Senza traccia, Law & Order e Lie To Me. La regista ha 45 anni e al momento è impegnata a dirigere un episodio della serie The Walking Dead, prodotta da Frank Darabont, che non vedo l’ora di gustarmi!!


Fred Durst interpreta lo sfigatissimo Bobby. Inutile dire che il motivo principale per cui ho guardato questo film è stata la sua presenza perché, nonostante i Limp Bizkit non fossero il mio gruppo preferito (un intero cd non sono mai riuscita ad ascoltarlo e prima che qualcuno lasci commenti idioti, sì: sono ignorante come una scarpa per quanto riguarda la musica, non mi vergogno a dirlo), non si può negare che avessero un front man da perderci le bave. Chiusa parentesi, il buon Fred ha anche girato qualche film e partecipato a telefilm come Dr. House. Poca roba, via. Americano, ha 40 anni.


Premiere+Speed+Racer+2008+Tribeca+Film+Festival+10ZQYB2l9dDlE ora vi lascio al trailer del film in questione... ENJOY!!






mercoledì 30 giugno 2010

Ragazze a Beverly Hills (1995)

Con questa recensione mi gioco ogni briciola di credibilità come cinefila, lo so e non mi importa. Perché esistono pochi film che, pur non essendo dei capolavori, mi richiamano piacevolmente un determinato periodo della mia vita, e uno di questi è la commedia Ragazze a Beverly Hills (Clueless), diretta nel 1995 dalla regista Amy Heckerling.

clueless_movie_posterLa trama: Cher è la reginetta “buona” del liceo, un’adolescente modaiola e dalla testa completamente vuota, eppure sempre pronta ad aiutare le amiche, se può trarne vantaggio. La sua vita scolastica trascorre tra feste, ricerche di ragazzi, escamotage per prendere voti migliori e shopping, almeno finché non si innamora davvero..


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Ragazze a Beverly Hills è un film che all’apparenza può risultare molto stupido, ma non è stato creato per un pubblico stupido, anzi. Si può definire una celebrazione dell’età adolescenziale, con tutti i suoi pregi e i suoi innumerevoli difetti; una celebrazione ingenua, perché priva di qualsiasi pessimismo o approfondimento di problemi “reali”, ma ogni tanto ci vogliono anche film piacevoli e divertenti come questo, visto che pellicole che trattano l’argomento in maniera assolutamente demenziale o assolutamente maledetta ne sono state fatte a bizzeffe. Il film della Heckerling ci mostra lo stesso mondo che all’epoca ci era stato fatto conoscere da telefilm come Beverly Hills 90210 e Melrose Place, però non si concentra tanto sui drammoni tipici di quelle serie, quanto sui piccoli grandi problemi di un’adolescente che dovrebbe esserne virtualmente priva. Il punto di vista soggettivo di Cher, voce narrante dell’intera vicenda, ci introduce al mondo che la ragazza conosce, con tutte le imprecisioni, le esagerazioni e le assurdità del caso; è un punto di vista vivace, senza pensieri, spesso deliziosamente ignorante, che matura però con il proseguire della storia. All’inizio i personaggi sono molto caricaturali e stereotipati, poi a poco a poco cominciamo a capire che la maggior parte di loro ha anche una personalità e anche una sorta di profondità, con insospettabili qualità positive che scopriamo assieme ad una stupita Cher. Alla fine il messaggio del film è molto positivo, ma non melenso (sebbene il finale con matrimonio – non vi dico di chi – stoni un po’ con il resto della pellicola..), un invito a divertirsi il più possibile e a godersi la vita in modo anche un po’ stupido senza perdere però di vista quelli che sono i veri valori come amicizia e amore.


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A sostegno dei temi trattati, ci sono una messa in scena e dei dialoghi grandiosi. Alicia Silverstone è la perfetta Barbie californiana, ingenuamente sexy e molto civetta ma mai volgare, neanche quando il suo intento è quello di sedurre un uomo; il suo entourage di amichette è conciato in dei modi che al giorno d’oggi farebbero rabbrividire sia per i colori che per le fantasie utilizzate, mentre per fortuna i ragazzetti che le circondano sono leggermente più sobri. Il modo di parlare delle Ragazze di Beverly Hills è una gioia per chiunque ami, come me, ascoltare ed imparare i diversi slang (ammetto che senza sottotitoli non si capirebbe molto, soprattutto non sono facili i riferimenti ad una cultura che nonostante la globalizzazione è in parte ancora un po’ troppo lontana da noi, per non parlare di cose che sono legate esclusivamente agli anni novanta…), e oltre a questo ci sono anche alcune simpatiche citazioni cinematografiche, a dimostrazione che Ragazze a Beverly Hills non è così scemino come appare; la più evidente è quella di 2001: Odissea nello spazio con il telefonino che non squilla al posto del monolite nero, ma un altro paio di citazioni, tra cui quella relativa a “A qualcuno piace caldo”, sono indicative dell’orientamento sessuale dell’ambiguo Christian e non sono così immediate. Contrariamente a quanto accade in presenza di film simili, anche gli attori sono bravi. Oltre alla già citata Silverstone segnalo Brittany Murphy per una volta nei panni della sfigatina, che riesce ad essere dolce ed irritante allo stesso tempo, e il mio idolo Breckin Meyers sempre a suo agio nei ruoli da fattone, mentre purtroppo i due ragazzi che attirano l’attenzione di Cher, Josh e Christian, sono un po’ bolsetti. In generale è un film che consiglio di guardare, almeno una volta nella vita.

Amy Heckerling è la regista e sceneggiatrice del film. Già responsabile della realizzazione di film a modo loro storici come Senti chi parla e Senti chi parla 2, nonché di alcuni episodi del telefilm Clueless, tratto appunto da Ragazze a Beverly Hills, la regista americana ha 56 anni e un film in uscita.

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Alicia Silverstone interpreta la protagonista, Cher Horowitz. L’attrice americana ha avuto il suo momento di gloria negli anni ’90, con film come Babysitter… un thriller e Batman & Robin, mentre negli ultimi anni si è un po’ persa e la ritroviamo in Scooby – Doo 2 – Mostri scatenati. Americana, ha 34 anni e tre film in uscita. 

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Breckin Meyer interpreta lo scoppiatissimo Travis. Per quanto sconosciuto ai più, questo ragazzo è uno dei miei attori preferiti, chissà perché… sarà per i ruoli da demente che gli fanno sempre interpretare, come in Nightmare 6 – La fine e Giovani Streghe. Tra gli altri suoi film ricordo Fuga da Los Angeles, Giovani pazzi e svitati, il bellissimo Studio 54, Rat Race, Garfield – Il film e Herbie – Il supermaggiolino, mentre i telefilm a cui ha partecipato sono Avvocati a Los Angeles, Clueless, Party of Five – cinque in famiglia, Dr. House, Heroes; ha doppiato alcuni episodi di Kim Possibile, Robot Chicken e persino Benigni, nella versione inglese di Pinocchio. Americano, ha 36 anni e un telefilm in uscita.

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Donald Faison interpreta Murrey, il fidanzatino di Dionne. Chi è questo attore, se non il geniale Turk di Scrubs? Ma prima di cementarsi nel cuore dei fan con il ruolo dell’assurdo chirurgo, il nostro ha partecipato a Giovani pazzi e svitati, ad altri telefilm come Sabrina, vita da strega, Clueless e The Bernie Mac Show e ha anche doppiato alcuni episodi di Kim Possible, Robot Chicken e American Dad. Ha 36 anni e due film in uscita.

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Brittany Murphy interpreta la sfigatella Tai. Attrice americana segnata da alterne vicende e da prematura morte, non è mai stata tra le mie preferite, anzi, ma la ricordo in film come L’angelo del male, Ragazze interrotte, 8 Mile, il meraviglioso Sin City e, per la tv, in Blossom, Frasier, Party of Five – Cinque in famiglia e Clueless. Ha inoltre doppiato un episodio di Futurama. E morta l’anno scorso, all’età di 32 anni, per una crisi causata da un mix di polmonite, anemia e abuso di droghe. Una furbona, non c’è che dire. Nonostante ciò, stanno per uscire un paio di film postumi che la vedono come protagonista.

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Jeremy Sisto interpreta il viscido Elton. L’attore americano ha partecipato a film come Scherzi del cuore, Wrong Turn, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa e soprattutto a film per la tv come Giulio Cesare e serie televisive quali Oltre i Limiti, Dawson’s Creek, Six Feet Under, Incubi e deliri, Numb3rs e Law and Order. Ha 36 anni e due film in uscita.

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Paul Rudd interpreta il fratellastro “sensato” di Cher, Josh. L’attore americano, che nella mia mente si è fissato come marito di Phoebe in Friends, ha recitato in Halloween 6: la maledizione di Michael Meyers, Romeo & Giulietta, Le regole della casa del sidro, Anchorman: The Legend of Ron Burgundy e Una notte al museo; ha partecipato inoltre ai telefilm Clueless e Veronica Mars, doppiato uno dei personaggi di Mostri contro alieni e anche un episodio di Robot Chicken. Ha 41 anni e tre film in uscita.

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Stacey Dash interpreta la migliore amica di Cher, Dionne. L’attrice americana ha partecipato al film Mezzo professore tra i marines e a serie come I Robinson, Willy il principe di Bel Air, Clueless e CSI. Ha doppiato inoltre un episodio di American Dad!. Ha 44 anni e quattro film in uscita.

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Dal film è stato tratto uno spinoff televisivo, Clueless, che è durato ben tre stagioni, dal 1996 al 1999, e che contava più o meno gli stessi attori di Ragazze a Beverly Hills (a parte Alicia Silverstone, sostituita dall’attrice Rachel Blanchard, la tizia bionda che in Snakes on a Plane si imbarca con l’odioso chihuahua) più sporadiche apparizioni del mio adorato Jonathan di Buffy, Danny Strong. E a proposito di Buffy, doveva essere la bionda Sarah Michelle Gellar ad interpretare il ruolo di Cher, ma alla fine non se n’è fatto nulla, peccato. Non è neanche lontanamente paragonabile e a me ha fatto venire la nausea (in Australia me l’hanno fatto sorbire OTTO volte i ragazzini…), ma se vi piace il genere e rimpiangete Heath Ledger date un’occhiata a Dieci cose che odio di te. E ora vi lascio all'esilarante trailer originale di Ragazze a Beverly Hills... as if!! ENJOY!!



 


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