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martedì 14 aprile 2015

Scemo & + scemo 2 (2014)

Tanto vale completare l'opera. Dopo aver guardato Scemo & più scemo in questi giorni ho deciso di finirmi definitivamente con Scemo & + scemo 2 (Dumb and Dumber To), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dai registi Peter e Bobby Farrelly.


Trama: a vent'anni dagli eventi del primo film, Harry scopre di avere una figlia e decide di andarla a cercare assieme all'amico di sempre, Lloyd...



Come ho detto, ho completato l'opera, la mia pignoleria ha vinto e il mio cervello s'è spento definitivamente davanti a questa tristissima "operazione nostalgia" che ha portato i Farrelly, registi che da anni non azzeccano un film (se mai ne hanno azzeccato uno), a riproporre quel cult che aveva procurato loro miriadi di fan in tutto il mondo nel lontano 1994. Cosa abbia spinto Carrey e Daniels a riprendere i ruoli di Lloyd e Harry dopo che l'intera compagnia si era dissociata da Scemo & più scemo - Iniziò così è qualcosa che non capirò nemmeno in un miliardo di anni, perché se è vero che il buon Jim ha preteso un cachet milionario è altrettanto vero che Jeff anche stavolta ha lavorato per due spiccioli ma il risultato pietoso è stato il medesimo per entrambi gli attori, che avrebbero dovuto già capirlo sulla carta e vergognarsi di sputtanare definitivamente due carriere neanche troppo in salute. Scemo & + scemo 2 è davvero il film più inutile sulla faccia del pianeta e lo dice una che apprezza sia le "operazioni nostalgia" (vedi I mercenari) sia i film comico/demenziali: l'umorismo dei Farrelly sembra rimasto fermo agli anni '90 e l'aggiunta dei telefonini o la scelta di mostrare le rughe e la ciccia di attori ormai invecchiati ed imbolsiti serve solo ad alimentare uno spaventoso senso di tristezza negativa, un insipido gusto di minestra riscaldata, sputata nel piatto, rimasticata ed inghiottita a fatica. D'accordo, è cambiato l'esilissimo canovaccio ove infilare le gag dei due scemi, concertato da ben NOVE sceneggiatori... ma il problema più grande di questa pellicola è che le gag in sé non sono cambiate! C'è sempre "il rumore più fastidioso del mondo", le litigate tra Harry e Lloyd, il ragazzino cieco che ormai è diventato un uomo cieco, l'umorismo scatologico, la macchina a forma di cane, le tristissime spinte nei cespugli e ogni vuoto lasciato da questi "capisaldi" della comicità viene riempito da una pernacchia o da un lazzo da bambino dell'asilo.


Volete sapere se ho riso? Sì, ho riso DUE volte in un'ora e mezza di pellicola, una volta quando un pappagallino ha citato il colonnello Kurtz di Apocalypse Now e un'altra quando un tizio ha rischiato di esplodere in mezzo a dei petardi (diciamo che in vent'anni le bravate dei due scemi sono aumentate non solo in stupidera ma anche in pericolosità e autolesionismo). Per tutto il resto del tempo ho alternato una profonda costernazione a un altrettanto profondo disgusto punteggiato da imbarazzo: imbarazzo per due attori che ho amato, che tuttora amo e non sto parlando di Jim Carrey e Jeff Daniels ma di Kathleen Turner e Bill Murray. Il secondo, tanto quanto, non ci mette la faccia e la sua è anche una simpatica citazione di Breaking Bad, sotto la tuta e la maschera simili a quelle di Walter White potrebbe esserci qualunque attore.... ma Kathleen, Cristo! Mia bellissima Kathleen, che sei stata modello di fascino e carattere per tutti gli anni '80 e buona parte dei '90, a che pro farti prendere in giro, farti chiamare "uomo ciccione" o "Titanic whore" e abbassarti a prendere parte a immondizia come questo Scemo & + scemo 2 e Nurse 3D? Ti servono dei soldi? Te li do io ma non farlo mai più, per carità!! Immagino che ormai non ci sia bisogno di specificarlo e, a dire il vero, non avrei nemmeno dovuto scriverci un post ma Scemo & + scemo 2 non merita nemmeno lo sforzo di una visione, neppure se siete fan dello zoccolo duro. L'unica cosa valida dell'intera pellicola, una cosa che in effetti ho apprezzato davvero, è la presenza di un personaggio in grado di "fondersi" con lo sfondo a mo' di camaleonte grazie alla sola bravura tecnica di artisti del makeup, senza l'ausilio di effetti speciali computerizzati; se parliamo di "operazione nostalgia", in questo senso i Farrelly sono riusciti nell'impresa, per il resto spero non esca nel 2034 Dumb and Dumber For come promesso nella scena post credit o faccio un macello!


Dei registi e co-sceneggiatori Peter Farrelly e Bobby Farrelly ho già parlato ai rispettivi link e lo stesso vale per Jim Carrey (Lloyd Christmas), Jeff Daniels (Harry Dunne), Laurie Holden (Adele), Kathleen Turner (Fraida Felcher) e Bill Murray (Ice Pick).

Rob Riggle (vero nome Robert Allen Riggle Jr) interpreta Travis e il Capitano Lippincott. Americano, ha partecipato a film come Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Una notte da leoni e a serie come 30 Rock; come doppiatore, ha lavorato nelle serie American Dad! e in film come Hotel Transylvania. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 45 anni e quattro film in uscita.


Rachel Melvin interpreta Penny. Americana, ha partecipato a film come Boo - Morire di paura, Zombeavers e a serie come Heroes e Dr. House. Ha 30 anni e quattro film in uscita.


A proposito delle inutili e anche imbarazzanti comparsate presenti in Scemo & + scemo 2, Jennifer Lawrence avrebbe dovuto interpretare la giovane Fraida (il cui ruolo è andato poi a tale Carly Craig) ma per impegni pregressi non se n'è fatto nulla. Detto questo, se Scemo & + scemo 2 vi fosse piaciuto recuperate la serie animata Scemo e più scemo (andata in onda anche in Italia nel 1996), il prequel Scemo & più scemo - Iniziò così (che non ha però nessun collegamento reale con i due film "originali") e, ovviamente, Scemo & più scemo, al quale aggiungerei Come ammazzare il capo... e vivere felici, The Interview, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Ace Ventura - Missione Africa, The Mask e Bugiardo bugiardo. ENJOY!

domenica 12 aprile 2015

Scemo & più scemo (1994)

Diceva il buon Alex DeLarge che "i cervelluti si affidano all'ispirazione" ma io, che per ispirazione ho deciso di riguardare dopo anni Scemo & più scemo (Dumb and Dumber), sceneggiato e diretto nel 1994 dai registi Peter e Bobby Farrelly, di cervello devo averne ben poco.


Trama: Lloyd e Harry, due decerebrati di belle speranze, dopo essere rimasti entrambi disoccupati decidono di andare fino ad Aspen per riportare alla bella Mary una valigetta apparentemente dimenticata in aeroporto...


Non so chi mi avesse detto che i gusti cambiano ogni dieci anni ma sta di fatto che da quando sono andata al cinema a vedere Scemo & più scemo ne sono passati ben venti e i miei gusti sono cambiati così tanto che, se all'epoca mi ero piegata in due sulla poltrona per il gran ridere, qualche sera fa fissavo lo schermo pensando "cosadiavolostoguardando????". Mi sono sforzata, ve lo giuro. La scena del pappagallino, la canzone del merlo, il sogno ad occhi aperti in cui Lloyd strappa il cuore dal petto di un cameriere cinese, quelle sequenze che ancora ricordavo da quel lontano giorno del 1994 le ho provate a riguardare con animo puro e ricolmo d'affetto ma le mie labbra non si sono mosse. Zero. Neppure un sorrisetto. Che brutto crescere. Guardando Scemo & più scemo mi sono mortalmente annoiata e ho passato il tempo a bestemmiare contro la sceneggiatura demente dei Farrelly, contro le gag infantili di cui è infarcita, contro la loro squallidissima messa in scena (il film si porta malissimo tutti gli anni che ha), persino contro quel Jim Carrey di cui ho sempre adorato l'incredibile e folle mimica; anzi, a questo proposito ho trovato imbarazzanti sia i due protagonisti (soprattutto il povero Jeff Daniels che sembra totalmente spaesato) sia gli attori secondari, le cui facce stupite e perplesse credo fossero naturali e per nulla frutto di recitazione. Vi dirò che mi sono talmente annoiata a vedere come le gag sono state infilate a forza dentro la pretestuosa trama a base di rapimenti, riscatti ed equivoci, che dalla seconda metà in poi ho deciso di dedicarmi alla manicure e non saprei davvero come raggiungere i due paragrafi che solitamente dedico a qualsiasi pellicola, anche la più maffa. Quindi, siccome il blog è mio e decido io come gestirlo, scelgo di concludere qui questo triste post perché mi fa male l'essere rimasta delusa da un caposaldo della mia adolescenza. E poi perché tanto tra un paio di giorni mi toccherà guardare il secondo capitolo della saga, esclusivamente per dovere di puntigliosità, e l'idea di scrivere un post fotocopia mi deprime ancor di più.


Del co-regista Peter Farrelly ho già parlato QUIJim Carrey (Lloyd Christmas), Jeff Daniels (Harry Dunne) e Lin Shaye (Mrs. Neugeboren) li trovate invece ai rispettivi link.

Bobby Farrelly (vero nome Robert Leo Farrelly Jr.) è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Tutti pazzi per Mary, Io me & Irene, Osmosis Jones, Amore a prima svista, Lo spaccacuori e Scemo & + scemo 2. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 56 anni.


Mike Starr interpreta Joe Mentalino. Americano, ha partecipato a film come L'occhio del gatto, King Kong 2, Radio Days, Who's That Girl, Io e zio Buck, Nato il quattro luglio, Quei bravi ragazzi, Guardia del corpo, Lo sbirro, il boss e la bionda, Il figlio della pantera rosa, Mister Hula Hoop, Baby Birba - Un giorno in libertà, Ed Wood, Compagnie pericolose e a serie come Una famiglia del terzo tipo, Quell'uragano di papà, Jarod il camaleonte, Millenium, Più forte ragazzi, Scrubs, Dr. House, CSI: NY e CSI - Scena del crimine. Ha 65 anni e otto film in uscita.


Tra gli altri attori segnalo la presenza di Teri Garr, la Inga di Frankenstein Jr., che qui interpreta Helen Swanson, la madre di Mary; a proposito di May, l'attrice Lauren Holly aveva rifiutato di partecipare ad Ace Ventura - L'acchiappa animali ma è finita comunque a lavorare con Jim Carrey. Tra gli attori che avrebbero potuto partecipare al film ci sono Rob Lowe (per il ruolo di Harry), Steve Martin e Martin Short, che hanno entrambi rifiutato il ruolo di Lloyd (vogliamo dar loro torto?) ma la cosa più assurda è che le due prime scelte per Harry e Lloyd erano Nicolas Cage e Gary Oldman, casting che avrebbe reso il film decisamente epico. Cambiando argomento, guardando Scemo & più scemo mi sono sempre chiesta come avessero fatto a scheggiare così il dente di Jim Carrey e documentandomi per il post ho avuto la risposta: quelli sono i denti veri di Carrey, che di solito li ha incapsulati per nascondere il difetto! Per finire, Scemo & più scemo all'epoca ha avuto un successo incredibile e ha generato una serie animata omonima (andata in onda anche in Italia nel 1996), il prequel Scemo & più scemo - Iniziò così e il recente Scemo & + scemo 2, di cui parlerò nei prossimi giorni; se Scemo & più scemo vi fosse piaciuto recuperateli assieme a Ace Ventura - L'acchiappa animali, Ace Ventura - Missione Africa, The Mask, Bugiardo bugiardo, Una settimana da Dio e Tutti pazzi per Mary. ENJOY!

venerdì 23 agosto 2013

Kick-Ass 2 (2013)

E fu così che qualche sera fa sono riuscita ad andare a vedere il primo dei film che attendevo di più quest’anno: Kick-Ass 2, diretto dal regista Jeff Wadlow e tratto dal fumetto omonimo di Mark Millar e John Romita Jr. L’attesa è stata ripagata? Nì.


Trama: Dave Lizewski torna ad indossare il costume di Kick-Ass ma questa volta non è solo perché l’idea degli eroi “fai da te” ha portato alla nascita di un gruppo chiamato Justice Forever. E mentre Dave si diverte a combattere i criminali con i nuovi amici, la povera Hit Girl è costretta a dismettere il costume e ad affrontare la dura vita di un’adolescente. Nel frattempo, purtroppo per tutti, si profila all’orizzonte la minaccia di MotherFucker…


Poteva essere un capolavoro questo Kick-Ass 2 e invece sono uscita dal cinema un po’ tanto DIlusa, forse perché sono entrata in sala dopo aver letto e amato (anche se non tanto quanto il primo, son sincera) il secondo capitolo della serie di Millar. A dire la verità l’entusiasmo mi è un po’ sceso nel corso della seconda parte della pellicola perché la prima parte l’ho trovata invece frizzante, interessante e divertente quasi quanto il primo, geniale film. Mi è piaciuto infatti il modo graduale in cui gli spettatori vengono preparati a quello che avrebbe dovuto essere il momento clou della pellicola e introdotti alle nuove realtà di Dave, Mindy e Chris; se i due ragazzi non hanno imparato una benemerita mazza dagli eventi di Kick-Ass ma, anzi, vanno peggiorando nella loro ossessione, la ragazzina viene invece costretta da un tutore amorevole ma severo a diventare un’adolescente "normale" con tutto quello che ne consegue. Ci vengono presentati quindi gli improbabili membri della Justice Forever (tra i quali spicca un Jim Carrey che vale da solo il prezzo del biglietto), possiamo ridere della stupidità di un Motherfucker a dir poco tragicomico nel suo patetico tentativo di diventare supercriminale e, soprattutto, possiamo ammirare la bravura con la quale Chloë Grace Moretz affronta il mondo degli adolescenti di oggi, preso spietatamente in giro dal regista/sceneggiatore anche grazie ad un esilarante video che praticamente è la summa di tutte quelle cose che mandano in brodo di giuggiole le Beliebers e le Directioners di questo povero mondo. Tutto questo e l’incredibile, devastante presenza della culturista ucraina Olga Kurkulina, assolutamente perfetta per il ruolo di Mother Russia, uno dei personaggi più riusciti, riescono ad ficcare di forza Kick-Ass 2 nell’ambito della sufficienza e sicuramente a qualche spettatore è anche piaciuto quasi ai livelli del primo… ma io il pressapochismo non posso tollerarlo, abbiate pazienza.


Ora, capisco che gli adattamenti cinematografici non debbano essere pedissequi. Ne risentirebbe l'originalità dell'opera cartacea, soprattutto a danno di chi l'aveva già letta, inoltre si parla di due linguaggi e due tipi di pubblico spesso completamente differenti. QUI sta il difficile e, di conseguenza, è estremamente importante l'abilità di regista e sceneggiatore (in questo caso, tu guarda, la stessa persona) perché altrimenti, bello mio, non sceglievi questo mestiere e andavi a lavorare in un ufficio come me. Non è che, solo perché il tuo è un lavoro "artistico", ci devi mettere meno impegno rispetto all'impiegato delle poste, per dire. Il problema di Kick-Ass 2 è proprio questo: si è voluta ricercare la soluzione facilona o comica a tutti i costi, senza capire che ci sono modi (e non sta a me trovarli né diro, per la miseria, è perlappuntamente il lavoro dello sceneggiatore!!) per mantenere intatto il significato dell'opera originale e la natura dei personaggi rimanendo nei limiti del PG-17. Perdonatemi gli SPOILER che seguiranno ma a 'sto giro sono necessari.


Nel secondo volume di Kick-Ass Millar spinge l'accelleratore della farsa e del cattivo gusto per rendere ancora più straniante questa vicenda che, sostanzialmente, parla di un gruppo di alienati scontenti che perseguono l'insano sogno di diventare supereroi o supercriminali. La questione viene parzialmente centrata nel film con il personaggio di Hit Girl, impossibilitata a integrarsi con le compagnette stronze e condannata per colpa del padre ad avere una visione distorta di sé stessa e del mondo. Perché dico parzialmente? Perché visto l'escamotage usato per avere vendetta sulle stronze della scuola direi che il prossimo Kick-Ass 3, se mai ci sarà, lo faranno direttamente sceneggiare da John Waters o dai Vanzina, mentre per il finale (Gesù, quell'orrendo finale!!!!) chiameranno Moccia. Sembra infatti che Wadlow non riesca a staccarsi dalla folle idea di voler far ridere a tutti i costi anche quando c'è davvero poco per cui stare allegri o che l'eroe della storia debba essere per forza un finto-nerd in realtà palestrato e figo e il cattivo invece un demente da avanspettacolo. Per dire, che nel primo film Dave riuscisse alla fine ad uscire con Katie in barba al pessimismo Milleriano non mi era dispiaciuta come idea, ma c'è un limite a tutto, non lo si può trasformare in atletico stallone: Kick-Ass è e deve rimanere uno sfigato, un incapace che fa solo casini, costretto a ricorrere ad una ragazzina per cavarsi dagli impicci, un umanissimo ragazzo che, preda della disperazione e del desiderio di vendetta, spinge un coetaneo giù da un palazzo rendendolo paraplegico, altro che integerrimo eroe dal cuore d'oro! Alla fine del secondo ciclo di Kick-Ass Mindy viene giustamente arrestata perché colpevole di avere ucciso quasi un centinaio di persone, seppure a fin di bene, ma viene comunque osannata dalla folla perché capace di fare tutte quelle cose che un super dovrebbe poter fare, quindi anche l'unica in grado di far sognare la gente comune e tirarla fuori dalla grigia esistenza quotidiana. Il nocciolo di Kick-Ass, lo spunto di riflessione dell'intera serie, è tutto qui. Non vanno bene le pacchianate, non va bene dipingere Motherfucker come un povero bimbominchia (cit.): Chris D'Amico è Hit Girl senza la mano salda di Big Daddy, è un pericoloso e viziatissimo nerd convinto di voler essere un supercriminale ed è lo specchio di tutti quei freddi mocciosi che violentano, uccidono e picchiano riprendendosi coi cellulari e bullandosi con gli amici. Non esiste redenzione nel fumetto per Motherfucker, non dopo aver ucciso intoccabili come cani e bambini, non dopo aver ripetutamente violentato Katie (altro che la stupida scena in cui vorrebbe stuprare Night Bitch ma non riesce, altro che "non siamo mica barbari"). MotherFucker è il livello più estremo delle storie allucinanti che sentiamo un giorno sì e l'altro anche ai TG e fa paura proprio per il suo essere sfigato ed infantile tanto quanto Kick-Ass. Ma questo Wadlow non l'ha capito e, peggio ancora, non l'ha fatto capire al pubblico.


Ecco, lo sapevo. Mi sono arrabbiata e ho cominciato a sproloquiare, rendendomi così conto che Kick-Ass 2 mi è piaciuto meno di quanto io stessa avessi pensato. La sufficienza la merita comunque anche se, riflettendoci, nemmeno la colonna sonora e i combattimenti (tranne quelli di Mother Russia) mi hanno entusiasmata. Mi rimangono, oltre ai citati Carrey e Moretz, un Mintz-Plasse sempre da antologia... e beh, e poi la foto trash dell'anno. L'unica cosa che da sola vale a cancellare tutto il nervoso, tutta la voglia che avrei di picchiare forte Jeff Wadlow. E sapete cosa faccio? Siccome su Facebook si sono tanto prodigati per procurarmela ve la metto qui. Così potete decidere se andare a vedere Kick-Ass 2 nonostante i miei strali o accontentarvi di vedere la cosa più bella del film sul Bollalmanacco. Ah, nel caso decidiate comunque di accingervi alla visione, ricordatevi di rimanere fino alla fine dei titoli di coda, non fate come tutti quei pirla in sala che sono usciti di corsa come un branco di pecore lasciando praticamente solo me e i miei amici a spernacchiarli e irriderli.

... senza parole!! XDXDXD
Di Aaron Taylor – Johnson (Dave Lizewski/Kick-Ass), Chloë Grace Moretz (Mindy McReady/Hit Girl), Donald Faison (Dr. Gravity), Lyndsy Fonseca (Katie Deuxma), Christopher Mintz-Plasse (Chris D’Amico/Motherfucker), John Leguizamo (Javier), Jim Carrey (Colonnello Stars and Stripes) e Andy Nyman (The Tumor) li trovate ai rispettivi link.

Jeff Wadlow (vero nome Jeffrey Clark Wadlow) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche Nickname: Enigmista e probabilmente tra qualche anno si cimenterà nella realizzazione di X-Force. Anche produttore e attore, ha 37 anni.


Morris Chestnut interpreta il Detective Marcus Williams. Americano, ha partecipato a film come L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Soldato Jane, Io sono tu, The Call e a serie come Freddy’s Nightmare, E.R. Medici in prima linea, Bones, V e American Horror Story, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Anche produttore, ha 44 anni e un film in uscita.


Probabilmente in pochi lo ricorderanno ma Evan Peters, ovvero il Tate e Kit di American Horror Story, nel primo Kick-Ass interpretava Todd ma per impegni con la terza stagione della mia adorata serie ha lasciato il posto al meno conosciuto Augustus Prew. Aspettando che il buon Evan si faccia vedere nei panni di Quicksilver in X-Men: Giorni di un futuro passato, nel caso Kick-Ass 2 vi fosse piaciuto recuperate assolutamente il fumetto da cui è tratto (in questi giorni tra l’altro per la Planet Comics esce lo spin-off Hit Girl) e buttatevi su Super, un film che devo ancora vedere ma di cui mi hanno parlato benissimo. ENJOY!!

domenica 7 aprile 2013

The Mask - Da zero a mito (1994)

Alzi la mano chi, come me, non si vergogna di riguardare, di tanto in tanto, una divertente supercazzola come The Mask – Da zero a mito (The Mask), diretto nel 1994 dal regista Chuck Russell, tratto dall’omonima serie a fumetti della Dark Horse e trampolino di lancio per due future superstar come Jim Carrey (che nello stesso anno avrebbe furoreggiato con Ace Ventura e Scemo & più scemo) e Cameron Diaz.


Trama: Stanley Ipkiss è un povero impiegato di banca, vessato dal mondo intero. Dopo l’ennesima serata da dimenticare, però, gli capita di trovare per caso una maschera e di indossarla, dando così vita a The Mask, un folle dalla faccia verde e dalla dentatura prominente in grado di fare tutto ciò che Stanley ha sempre e solo sognato…


The Mask è una di quelle innocue pellicole che tanto andavano per la maggiore negli anni '90, quando ancora il concetto di cinecomic non esisteva e venivano pertanto "cannibalizzati" e dati in pasto al pubblico perlopiù ignaro personaggi minori di case editrici sconosciute o quasi. In questo caso l'esperimento può dirsi riuscito; The Mask (o Big Head, come viene chiamato nel fumetto) è passato dall'essere un folle e pericolosissimo emulo del Joker a un divertente pupazzone legato alla comicità dei personaggi di Tex Avery e dei cartoni animati della Warner. Il merito, neanche a dirlo, va in gran parte al faccia di gomma Jim Carrey, che da veramente il meglio di sé in ogni esilarante scena, in un continuo florilegio di citazioni, smorfie, voci e balletti che accompagna lo spettatore fino al termine dei titoli di coda: le sequenze più riuscite sono quelle che lo vedono protagonista assoluto, dalla vendetta iniziale contro tutte le persone che hanno sempre preso in giro Stanley per arrivare poi ai due spettacolari numeri musicali (la vera ragione per cui riguardo il film di tanto in tanto) sulle note delle trascinanti canzoni Hey Pachuco! e soprattutto Cuban Pete, dove l'intero corpo di polizia - e anche io, tutte le volte XD -  viene costretto a ballare insieme al nostro anti-eroe. 


Nel film viene ovviamente dato ampio spazio agli effetti speciali, talmente ben fatti che ad oggi non risultano nemmeno troppo datati (non a caso nel '95 il film aveva ricevuto la nomination all'Oscar proprio per la categoria in questione anche se alla fine aveva vinto Forrest Gump), un po' come accadeva ai tempi di Chi ha incastrato Roger Rabbit? quando più che alla CGI ci si affidava ai disegni animati, e i risultati risultano piacevoli anche quando la maschera passa al malvagio Dorian e al cagnolino Milo. Quest'ultimo, peraltro, è il personaggio meglio riuscito dell'intera pellicola o, meglio, l'attore più disciplinato, viste le mirabolanti imprese in cui si profonde la bestiola per tutta la durata di The Mask. Il resto del film non è nulla di particolarmente memorabile; Jim Carrey ha dimostrato di avere ben altre doti attoriali e qui porta comunque a casa un'interpretazione nella media, per quanto esilarante, Cameron Diaz si "limita" ad essere bellissima e ci riesce benissimo, i cattivi mostrano insospettabili ma apprezzabili lati umoristici e i buoni, incarnati nella solita coppia "sbirro integerrimo e de coccio/aiutante scemo e più malleabile", sono sufficientemente simpatici. Insomma, un prodottino anni '90 assolutamente nella media che comunque è sempre bello rivedere, di tanto in tanto. Se non l'avete mai visto recuperatelo, è meglio di tante altre boiate recenti!


Di Jim Carrey (Stanley Ipkiss), Peter Riegert (Luogotenente Mitch Kellaway) e Cameron Diaz (Tina Carlysle) ho già parlato ai rispettivi link.

Chuck Russell è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Nightmare 3 – I guerrieri del sogno, Blob – Il fluido che uccide, La mossa del diavolo e Il re scorpione. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 54 anni e un film in uscita.


Peter Greene (vero nome Peter Green) interpreta Dorian Tyrell. Americano, indimenticabile Zed di Pulp Fiction, ha partecipato anche ad altri film come Cuba Libre – La notte del giudizio e I soliti sospetti. Anche produttore, ha 47 anni e sei film in uscita. 


Amy Yasbeck interpreta Peggy Brandt. Attrice americana, moglie del compianto John Ritter, la ricordo per film come La casa di Helen, Pretty Woman, Piccola peste, Piccola peste torna a far danni, Robin Hood – Un uomo in calzamaglia e Dracula morto e contento, inoltre ha partecipato alle serie Dallas, Magnum P.I., La signora in giallo, I Robinson e Bones. Ha 50 anni. 


Avrete notato che Chuck Russell ha bazzicato più nell’horror che nella commedia; effettivamente, il tono di The Mask avrebbe dovuto essere ben più cupo e simile allo stile dei fumetti Dark Horse (per dire, tra le scene eliminate ce n’è una dove la giornalista Peggy viene uccisa da Dorian poco prima del finale) ma l’arrivo di Jim Carrey ha portato ad abbandonare il progetto. La franchise è poi proseguita su questa china con la serie animata The Mask (andata in onda dal 1995 al 1997 e arrivata anche in Italia sulle reti Mediaset) e con il film The Mask 2 del 2005, con Alan Cumming e Jamie Kennedy. Non avendo mai visto questo sequel non posso consigliarvi di vederlo, ma se vi fosse piaciuto The Mask posso dirvi di recuperare Io, me e Irene, Fuga dal mondo dei sogni, Darkman e Beetlejuice. ENJOY!!

lunedì 2 agosto 2010

Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi (2004)

In questi ultimi tempi le librerie sono invase da (spesso mediocri) libri sui vampiri e simili amenità, ma se riuscite ad arrivare al reparto della letteratura per ragazzi e ad evitare i mille succhiasangue che ammiccano dalle copertine e scavate un po’, scoprirete una serie di tredici libri scritta dal fantomatico Lemony Snicket: Una serie di sfortunati eventi. Per quanto il tredicesimo libro sia un po’ deludente vale la pena di leggerla, ve lo assicuro. E vale la pena guardare questo delizioso film tratto dai primi tre libri, Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi (Lemony Snicket’s A Series of Unfortunate Events), diretto nel 2004 da Brad Silberling.


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La trama: i tre fratellini Baudelaire, Violet, Klaus e la piccola Sunny rimangono orfani e privi di casa a seguito di un terribile incendio. L’inetto Mr. Poe, incaricato di trovare loro un tutore in attesa che Violet diventi maggiorenne e possa ereditare l’immensa fortuna lasciata dai genitori, li affida ad un loro fantomatico parente, l’orrido Conte Olaf, che non si fermerà davanti a nulla pur di impossessarsi dell’eredità…


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Non è facile parlare dell’opera di Lemony Snicket a chi non ha mai avuto la fortuna di leggere i libri. In poche parole l’autore si fa depositario delle disgrazie dei fratelli Baudelaire e le racconta in prima persona (con tutti i limiti del caso, ovviamente, vuoi per la mancanza di prove, vuoi per depistaggi portati avanti da fantomatici “nemici) privando il lettore di ogni speranza di una risoluzione felice ed immergendolo in un’ironia spietata. Non si può dire però che gli incauti lettori non vengano avvertiti: quasi in ogni pagina ci sono avvertimenti a NON proseguire la lettura, a non farsi illusioni, a non provare neppure a pensare ad un happy end. Il film è molto bello proprio perché ricalca tutti questi aspetti dei libri, ai quali è molto fedele.


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L’inizio è sconcertante. Il film comincia con… le avventure dell’Happy Littlest Elf, un’esilarante e zuccherosa schifezza a cartoni animati che perseguiterà lo spettatore per tutta la pellicola, una specie di “film proiettato nell’altra sala” che il narratore invita ad andare a vedere al posto di Una serie di sfortunati eventi. Da qui si alternano le immagini dello stesso Lemony Snicket, voce narrante dell’intera vicenda, che rimarrà sempre e solo un’ombra priva di identità sullo schermo (proprio come il vero autore, che non è mai stato fotografato…), e le vicende dei tre orfani. Queste ultime ricalcano abbastanza fedelmente la trama dei primi tre libri, che per ovvie ragioni viene condensata: si comincia con Un infausto inizio, si continua con La stanza dei serpenti e La funesta finestra, per poi tornare all’Infausto inizio. In tutto questo ci sono citazioni anche dagli altri libri, talmente criptiche che giusto chi se li ricorda a menadito potrebbe coglierle. La bellezza dei libri, oltre che nella storia talmente “sfigata” e anche abbastanza crudele, bisogna dirlo, sta nell’utilizzo a dir poco fantasioso che l’autore fa della lingua e della grammatica inglese (per questo bisognerebbe leggerli in originale, secondo me) e nel modo in cui riesce a fare parlare la piccola Sunny, poco più che una neonata e quindi apparentemente incapace di esprimersi con un senso compiuto. Apparentemente, perché se la piccola nel libro biascica “Arigato”, l’autore sottolinea il fatto che vorrebbe dire grazie, e via dicendo. Nel film questo non può essere reso nella stessa maniera, ma gli esilaranti sottotitoli che accompagnano i versi di Sunny non sono affatto male, anzi. Anche il finale di Un infausto inizio è stato un po’ modificato. Quando il Conte Olaf arriva a farsi sposare da Violet per ottenere l’eredità con un falso spettacolo teatrale, nel libro il matrimonio viene considerato nullo perché la ragazzina non firma il contratto con la mano “giusta” (on her right hand), bensì con la sinistra. Nel film l’errore viene ricordato (il Conte Olaf ribadisce: “mano destra, prego.”) però viene scelta una soluzione più spettacolare per risolvere il problema del matrimonio.


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Per quando riguarda l’aspetto visivo, il film è uno spettacolo. Gli ambienti sono fatti al 90% in CG, ma non si avverte quel senso di pesante irrealtà che spesso si trova in altre pellicole. Anche i costumi, soprattutto quelli di Violet, sono splendidi, un azzeccato miscuglio di elementi vittoriani e abiti moderni, tanto che dare una collocazione temporale alla storia è praticamente impossibile. Ma ciò che rende veramente spettacolare il film sono gli attori, Jim Carrey su tutti: il suo Conte Olaf non ha nulla da invidiare a quello, già abbastanza perfido e vanesio, dei libri, ma qui si sottolinea alla perfezione anche il suo essere un pessimo attore (sono solo gli adulti ad essere sempre, inevitabilmente, ingannati dai suoi travestimenti farlocchi, nonostante gli Orfani cerchino di avvertirli in ogni modo), soprattutto con l’orrido travestimento da Stephano, “italianissimo” esperto di serpenti. Da Oscar è anche la zia Josephine interpretata da Meryl Streep, una donna dalle mille, irrazionali fobie che non esita a sacrificare gli orfani per il suo bene e quello della sua adorata grammatica; l’adattamento de La funesta finestra è forse il migliore dei tre anche grazie alla perfetta interazione tra la Streep e Carrey, che danno vita a siparietti comici decisamente esilaranti. Insomma, Una serie di sfortunati eventi è un film che consiglio caldamente: chissà che non vi venga voglia di leggere anche i libri…


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Di Jim Carrey, che interpreta il Conte Olaf, ho già parlato qui. Tra i suoi progetti futuri, le solite commedie, un musical e persino un adattamento dei libri della serie Where’s Waldo? (!!), ma nulla di troppo interessante purtroppo. La bravissima Meryl Streep, che nel film ha il ruolo della fobica zia Josephine, la trovate qui, mentre Timothy Spall, che interpreta l’inetto Mr. Poe, è stato nominato qui. Jude Law, che narra la storia nella versione originale, vestendo quindi i panni di Lemony Snicket, lo trovate qui.Tra gli attori spunta anche Dustin Hoffman, in un breve cameo nei panni di critico teatrale.


Brad Silberling è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Casper e City of Angels, assieme ad alcuni episodi di Alfred Hitchcock presenta, NYPD e Giudice Amy. Ha 47 anni.


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Emily Browning interpreta Violet Baudelaire. Australiana, ha recitato in Nave fantasma, Al calar delle tenebre e The Uninvited. Ha 22 anni e due film in uscita, tra cui il nuovo film di Zack Snyder, Sucker Punch: ha un trailer delirante e vagamente trash, non posso perderlo!


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Liam Aiken interpreta Klaus Baudelaire. Newyorchese, ha recitato in Nemiche amiche ed Era mio padre. Ha 20 anni.


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Bill Connolly interpreta lo zio Monty. Scozzese, ha recitato in Proposta indecente, Mai dire ninja, L’ultimo samurai e X – Files – Voglio crederci. Ha doppiato film come Pocahontas, I Muppet nell’isola del tesoro e avuto parti in telefilm come Una famiglia del terzo tipo e Colombo. Ha 68 anni e quattro film in uscita, tra cui I viaggi di Gulliver, dove interpreterà il re dei lillipuziani con Jack Black nei panni del protagonista! Holy shit!


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Catherine O’Hara interpreta il giudice Strauss. Perché cito questa donna? Perché è merito suo se la dolcissima Sally di The Nightmare Before Christmas può parlare e cantare! Già solo per questo meriterebbe un posto d’onore sul mio blog, ma come dimenticare che l’attrice canadese è stata anche l’antipatica Delia di Beetlejuice e la mamma di Macaulay Culkin in Mamma, ho perso l’aereo (e seguito)?Tra gli altri suoi film ricordo Fuori orario, Dick Tracy e Nel paese delle creature selvagge (come doppiatrice), mentre tra i telefilm ai quali ha partecipato ci sono Racconti di mezzanotte, Oltre i limiti e Six Feet Under. Ha 56 anni e due film in uscita.


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Un sacco di facce conosciute tra gli attori impegnati in questo film, soprattutto tra gli scagnozzi del Conte Olaf: l’uomo calvo è Luis Guzmàn, una sorta di Danny Trejo “minore” che avrete sicuramente notato in film come Magnolia e Boogie Nights – L’altra Hollywood; Jennifer Coolidge, che interpreta una delle due donne col cerone sul viso, è stata la famigerata mamma di Stiffler nei film della serie American Pie e ha partecipato anche ad alcuni episodi di Nip/Tuck; infine, Cedric “The Entertainer”, che interpreta l’ispettore, ha prestato la voce al braccio destro del Re Julian di Madascar. In origine doveva essere Tim Burton a dirigere il film, con Johnny Depp nei panni del Conte Olaf e Glenn Close in quelli di zia Josephine. Sicuramente sarebbe stato molto più dark, e chissà cosa ne sarebbe venuto fuori, ma in definitiva non ci si può lamentare del risultato ottenuto, anzi. Vedere per credere: ecco a voi il trailer, così giudicherete. ENJOY!!


venerdì 27 aprile 2007

The Number 23 (2006)

Ogni tanto capita anche di riuscire ad andare al cinema a vedere un bel film che lascia uscire dalla sala MOLTO soddisfatti, ed è il caso di questo The Number 23 diretto da Joel Schumacher.

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La trama è questa: il 3 febbraio, giorno del suo 32esimo compleanno, Walter Sparrow, un accalappiacani padre di famiglia, si vede regalare dalla moglie un libro scritto sotto pseudonimo, dal titolo The Number 23. Inizialmente poco convinto del regalo, Walter s'immerge nella lettura di quella che sembrerebbe una sorta di biografia della sua vita, e comincia ad essere ossessionato dal numero 23 e dal fatto che un assassino ad esso legato potrebbe essere ancora in libertà...

Questa pellicola è un manuale sull'ossessione che porta lentamente ma inesorabilmente alla follia. All'inizio sembra quasi di assistere ad una commedia "alla Jim Carrey", magari un pò più malinconica: protagonista sfigato, circondato da persone se non cattive comunque irritanti, perfetto marito e padre di famiglia. Fin dal principio, tuttavia, vengono messi in moto quei meccanismi per cui un assommarsi di eventi apparentemente casuali e scollegati influenzano la vita di una persona fino a farla incontrare col suo destino, che è poi l'inquietante fil rouge di tutta la storia, piccole scelte, nomi, eventi, che riconducono inevitabilmente al numero 23.

In parallelo alla storia di Walter ci viene raccontata quella di Fingerling, il protagonista ed autore del libro, un detective hard boiled che potrebbe venire direttamente dalla Sin City di Miller, anche lui preso nel vortice della follia che accompagna l'osessione per il numero 23; nella storia di Fingerling, Walter trova mille similitudini con la propria infanzia, la propria vita, e nella mente immagina il personaggio con le sue fattezze, e la perversa amante di lui identica alla propria moglie.

La tecnica regista usata per le due "vite" è molto diversa. Appena Walter comincia a leggere ed immergersi nel libro, una sequenza a scatole cinesi ci trascina a forza nel mondo di Fingerling, ripreso con tecnica digitale, dai colori vivissimi durante la sua infanzia, e dai toni chiaroscurati del luminosissimo bianco e del tetro nero durante la progressiva immersione nella follia. La trasformazione del magnifico Carrey è ovviamente impressionante. Il suo Fingerling, magrissimo, luciferino, tatuato, debitore del Max Cady di Robert De Niro, è un monumento all'ossessione e alla follia, e tratti del personaggio vengono a poco a poco trasmessi anche al "normale" e sfigato Walter.

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Somiglianza inquietante , nevvero? Bene, mai quanto il fatto che il 3 febbraio, data di nascita di Walter, è anche il giorno del compleanno dell'amica che era seduta accanto a me al cinema. E sapete quanto fa 19 più 4 ovvero la mia data di nascita? Ecco, appunto...

In definitiva The Number 23 è un film ben diretto, interpretato magnificamente (oltre allo strepitoso Jim Carrey anche Virginia Madsen e gli altri attori coinvolti sono bravissimi), riesce a tenere alta la tensione e l'inquietudine fino al finale, banale se vogliamo, ma l'unico veramente sensato. Lo consiglio vivamente.

Joel Schumacher, che nonostante il cognome è americanissimo, ha cominciato a lavorare per il cinema come regista negli anni 70, ma ha raggiunto il successo con l'horror sui vampiri punk Ragazzi Perduti. Prediletti da questo regista sono film con una sottile vena tamarra, che si fa più evidente in alcuni, in generale è portato per film prettamente commerciali, finanziati da grandi major e accompagnati da gran battage pubblicitario, seppur non sempre buoni. Ha diretto tra gli altri Linea mortale, Un giorno di ordinaria follia, Il cliente, gli orripilanti Batman Forever e Batman e Robin (per il quale verrà maledetto dalla sottoscritta a vita) 8MM, Bad Company, e lo splendido The Phantom of The Opera, vera e propria scoperta Australiana. Ha 58 anni e tre film in uscita.



Jim Carrey interpreta William Sparrow e l'oscuro fingerling. Ora, non posso nascondere la mia passione per l'uomo dalla faccia di gomma: io ADORO Carrey, nelle commedie demenziali, nelle commedie malinconiche, nei film seri. Mi piego in due dalle risate per ogni sua smorfia e battuta e piango come una fontana nei suoi film più impegnati. Sono una Regular Carrey Fan, signori, e quanto vorrei vederlo con un Oscar in mano... Tra i suoi film, demenziali e meno, cito: Le ragazze della terra sono facili (dove recita coperto di piume), Ace Ventura, The Mask, Scemo & Più scemo, Batman Forever (l'unico motivo per cui valeva la pena vedere l'orrido film) Il rompiscatole, Bugiardo bugiardo, The Truman Show, Il Grinch, Una settimana da Dio, Se mi lasci ti cancello (assieme a The Truman Show il film che assolutamente i detrattori di Jim dovrebbero vedere per poi andare a vergognarsi) Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, Dick e Jane operazione furto. Quest'uomo, che è anche un bell'uomo secondo me, ha 44 anni e un film in uscita.



Virginia Madsen, sorella del bellissimo Michael tanto amato da Quentin, interpreta Agatha Sparrow e la perversa Fabrizia. Molto attiva negli anni 80 quest'attrice talentuosa ha recitato in Dune, Candyman, L'ultima profezia, L'uomo della pioggia, Haunting - Presenze, e Radio America. Ha 46 anni e tre film in uscita tra cui Being Michael Madsen, ove reciterà assieme al fratellino, Dennis Hopper, Darryl Hannah e David Carradine... I can't wait!!!



E per ultima citerei Rhona Mitra, che gli aficionados di Nip/Tuck ben conoscono in quanto interprete della detective inglese Kit. Nel film ha un ruolo importante, anche se non posso rovinare la sorpresa. L'attrice inglese ha recitato ne L'uomo senza ombra, e parecchi telefilm tra cui Boston Legal e Party of Five. Ha 30 anni e un film in uscita.



Ed ora un video per rimembrare il vecchio Jim... enjoy ^___^

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