Ne ho letto benissimo da più parti, quindi in questi giorni ho cercato di recuperare Dragged Across Concrete, scritto e diretto nel 2018 dal regista S. Craig Zahler.
Trama: dopo essere stati sospesi, due poliziotti decidono di appropriarsi dell'oro appena rubato da un manipolo di sanguinari malviventi.
Non pretendo di intendermene di cinema, ma per quanto mi riguarda, per ciò che si limita ai film che conosco e che sono riuscita a vedere in questi ultimi anni, Craig S. Zahler non ha eguali. Quest'uomo è capace di inchiodarti alla sedia e non farti staccare gli occhi da scene in cui i personaggi si limitano a stare seduti e parlare tra loro del più e del meno (non dialoghi "cool" alla Tarantino ma dialoghi rozzi, quotidiani eppure profondi), prende personaggi secondari e, davvero, inutili ai fini della trama, rendendoli protagonisti di sequenze devastanti, mette in scena persone con pochi pregi e moltissimi difetti riuscendo a non farcele volere morte dopo dieci minuti, cattura la brutalità della vita come pochi altri Autori. E' un crogiolo di esistenze terribile quello che viene preso in esame con Dragged Across Concrete, fatto di persone "normali" alle quali succedono le peggio cose senza un motivo plausibile, di persone veramente malvagie e di altre che cattive non sono ma neppure si impegnano a fare cose "buone", anzi, si lasciano contagiare dal tanfo della violenza e del marciume col quale vivono a contatto ogni maledetto giorno e ne sono dolorosamente consapevoli. Non è questo, tuttavia, a spingere Brett ed Anthony ad uscire dalla legalità e derubare un branco di ladri ed assassini, con tutto quello che ne consegue; non si gettano a capofitto nell'impresa in quanto "felici" di essere corrotti ma affrontano l'impresa come un sacrificio, il volontario peccato di chi alla società ha dato (dal suo punto di vista) tutto senza ottenere altro che diffidenza e pesci in faccia. I due poliziotti vengono sospesi all'inizio del film per i modi brutali e il linguaggio razzista utilizzati durante l'arresto di un trafficante di droga e se Anthony è relativamente giovane, passabile di cambiare prima o poi, così non è per Brett, veterano che non ha mai fatto carriera perché ha scelto di rimanere immutabile e granitico, un residuato bellico incapace di comprendere concetti come politically correct o l'impietoso mondo social in cui chiunque può venire ripreso, giudicato e condannato. A Brett non frega nulla del giudizio della gente, gli importa solo di fare il suo lavoro in modo efficiente, senza indossare una finta maschera di affabilità e tolleranza: può non piacere, a noi come a chi lo circonda, ma il personaggio così è, punto, con i suoi sfottò razzisti, la sua freddezza, la sua totale mancanza di empatia.
Eppure, quanto arriva ad importarci di Brett e del suo socio voi non lo potete capire. Così come non potete capire, se non avete visto Dragged Across Concrete, quanto si può tirare la corda della tensione, della costruzione dei personaggi e dell'attesa paziente prima di arrivare a quello che dovrebbe essere il nocciolo della questione e che in realtà, per Zahler, nocciolo non è. La risoluzione delle vicende di Brett ed Anthony e delle loro famiglie, ma anche di Henry e persino di Kelly, giunge al 90% con una mancanza di catarsi totale, lasciando lo spettatore con un palmo di naso e spesso più depresso di prima, perché in questo caso, più che in altre pellicole, non è il traguardo che conta ma il viaggio compiuto per arrivarci. Un viaggio all'interno del quale ogni singolo attore brilla come una fulgida stella, da quello che ha solo pochissimi minuti per splendere a chi, come Mel Gibson, all'età di 63 anni e col baffo da duro e puro, è probabilmente incappato nel ruolo della vita; lui e Vince Vaughn sono perfetti, le icone viventi del film, sembrano la caricatura dei veri poliziotti "stronzi" da film e riescono lo stesso a risultare reali come se fossero nostri vicini di casa, il che se ci si pensa è scioccante. Ma una menzione d'onore la merita Jennifer Carpenter, per il cui personaggio la scrittura intelligentissima di Zahler ha davvero compiuto un miracolo, senza dimenticare Tory Kittles, "gangsta" sui generis ma dalle mille sfaccettature. Al solito, l'unico vero problema di Dragged Across Concrete è che nessuno si è ancora impegnato per acquistarlo, distribuirlo e regalarlo al pubblico italiano sul grande schermo, vai a sapere perché. Questo sarebbe davvero grande Cinema, un noir violento diretto benissimo e scritto ancora meglio, con attori in stato di grazia, che meriterebbe una distribuzione capillare. Esprimiamo un desiderio per i mesi venturi e incrociamo le dita.
Del regista e sceneggiatore S. Craig Zahler ho già parlato QUI. Mel Gibson (Brett Ridgeman), Vince Vaughn (Anthony Lurasetti), Thomas Kretschmann (Lorentz Vogelmann), Jennifer Carpenter (Kelly Summer), Laurie Holden (Melanie Ridgeman), Don Johnson (Tenente capo Calvert) e Udo Kier (Friedrich) li trovate invece ai rispettivi link.
Tory Kittles interpreta Henry Johns. Americano, ha partecipato a film come Instinct - Istinto primordiale, A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga e a serie quali CSI: NY, Dr. House, CSI: Miami e True Detective. Ha 43 anni e due film in uscita.
Se Dragged Across Concrete vi fosse piaciuto recuperate anche Brawl in Cell Block 99 e Bone Tomahawk. ENJOY!
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venerdì 14 giugno 2019
domenica 3 giugno 2018
Pyewacket (2017)
Attirata da un'altra ottima recensione di Lucia, in questi giorni ho recuperato Pyewacket, diretto nel 2017 dal regista Adam MacDonald, anche sceneggiatore.
Trama: quando una ragazzina appassionata dell'occulto viene costretta dalla madre a cambiare casa, la giovane decide di invocare un'entità sovrannaturale per ucciderla, con terribili risultati...
Come già accaduto per alcuni dei migliori horror degli anni precedenti (mi vengono in mente per esempio The Babadook ma soprattutto The Monster) Pyewacket è la storia terribilmente plausibile di una famiglia allo sfascio, di una madre e una figlia che non si capiscono e che si ritrovano costrette ad affrontare una situazione in grado di mettere a dura prova persino una famiglia armoniosa, che diventa potenzialmente esplosiva quando ad essa si aggiunge la mal sopportazione reciproca. Il film di MacDonald comincia come il più banale degli horror, con una ragazzina che evoca stupidamente un demone in un impeto d'ira contro la madre, desiderosa di ucciderla per aver deciso di traslocare e allontanarla dal fidanzatino e dai migliori amici; a differenza di altri horror, che si concentrerebbero essenzialmente sulle manifestazioni del demone e sul tentativo di "ritrattare" un gesto tanto scellerato, Pyewacket trova invece la sua forza nel modo elegante e lento con cui vengono delineate le figure di Leah, questo il nome della ragazza, e della madre, così come il rapporto di profondo amore e altrettanto profonda esasperazione che le lega. Non esistono "buoni" o "cattivi" in questo film perché Leah e la madre sono ugualmente detestabili e comprensibili, a seconda dei momenti, sconfitte da una situazione più grande di loro. Leah è in quell'età in cui la ribellione (concretizzata in questo caso da una passione verso l'occulto) è l'unico modo di affrontare le tragedie e dar loro un volto da odiare, mentre sua madre vorrebbe comprensibilmente allontanarsi dai ricordi di un marito probabilmente amatissimo e ricominciare una nuova vita, senza ritrovarsi costretta a piangere ogni sera e sentirsi inadeguata a crescere una figlia che, novantanove su cento, andava più d'accordo col padre: in una parola, Leah e sua madre sono umane, perfettamente delineate da una sceneggiatura che gestisce altrettanto bene l'elemento horror, dosandolo con parsimonia, risparmiandosi le mazzate allo stomaco per la parte finale e spingendo lo spettatore a farsi mille domande sulla realtà di ciò che sta effettivamente accadendo sullo schermo.
Ben distante dalla filosofia facilona dello jump scare, la regia di Pyewacket si concentra prevalentemente sul non visto, sulle suggestioni, lasciando che l'occhio di chi guarda porti il cervello, attraverso pochi elementi, a giungere a conclusioni derivanti dall'esperienza della visione di mille film simili e quindi probabilmente sbagliate. Vi avverto, è troppo facile sminuire Pyewacket relegandolo ad essere una semplice fiera del già visto, e sarebbe anche un giudizio sbagliato in quanto, di fatto, nulla si vede, come già accadeva in The Blair Witch Project: una delle sequenze più da pelle d'oca è quella in cui i personaggi si risvegliano nel bosco senza sapere come ci siano arrivati, un'altra semplicemente ce li fa perdere di vista per alcuni istanti costringendoci a dubitare e, di fatto, assecondando il gioco perverso di un demone (un piccolo demone, ché Pyewacket è il nome di uno dei famigli delle streghe, oppure del gatto di Kim Novak in Una strega in paradiso, chiamato Cagliostro in italiano) che potrebbe anche non esserci ma di sicuro lascia pesantissimi segni delle sue azioni, soprattutto sul finale. Ombre, inquadrature di alberi, di finestre prive di persiane (maledetta America!!) e di gente che dorme scoperta, in questo caso fanno molto più di una pessima CG o di un'ininterrotta serie di tonfi da far salire il cuore in gola e incasellano Pyewacket in quel genere di horror "à la Ti West" dove non succede una cippa fino alla fine ma in cui il pubblico arriva a preoccuparsi per i protagonisti, così che quando a un certo punto l'orrore colpisce lo fa con efficacia anche maggiore... e porta a dispiacersi, parecchio, come del resto è successo a me. E io che credevo che questo genere di horror fosse andato un po' scomparendo, inghiottito da un ritorno ai "vecchi" film di esorcismi o case infestate, quando invece MacDonald era pronto a scrollarli dalla polvere e tornare a farci felici, almeno per un po'!
Di Laurie Holden, che interpreta Mrs. Reyes, ho già parlato QUI.
Adam MacDonald è il regista e sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto il film Backcountry. Anche attore e produttore, ha 41 anni.
Chloe Rose, che interpreta Janice, era la protagonista del bellissimo Hellions, che trovate su Netflix con l'orrendo titolo Piccoli demoni. Detto questo, se Pyewacket vi fosse piaciuto potete recuperare il già citato The Monster. ENJOY!
Trama: quando una ragazzina appassionata dell'occulto viene costretta dalla madre a cambiare casa, la giovane decide di invocare un'entità sovrannaturale per ucciderla, con terribili risultati...
Come già accaduto per alcuni dei migliori horror degli anni precedenti (mi vengono in mente per esempio The Babadook ma soprattutto The Monster) Pyewacket è la storia terribilmente plausibile di una famiglia allo sfascio, di una madre e una figlia che non si capiscono e che si ritrovano costrette ad affrontare una situazione in grado di mettere a dura prova persino una famiglia armoniosa, che diventa potenzialmente esplosiva quando ad essa si aggiunge la mal sopportazione reciproca. Il film di MacDonald comincia come il più banale degli horror, con una ragazzina che evoca stupidamente un demone in un impeto d'ira contro la madre, desiderosa di ucciderla per aver deciso di traslocare e allontanarla dal fidanzatino e dai migliori amici; a differenza di altri horror, che si concentrerebbero essenzialmente sulle manifestazioni del demone e sul tentativo di "ritrattare" un gesto tanto scellerato, Pyewacket trova invece la sua forza nel modo elegante e lento con cui vengono delineate le figure di Leah, questo il nome della ragazza, e della madre, così come il rapporto di profondo amore e altrettanto profonda esasperazione che le lega. Non esistono "buoni" o "cattivi" in questo film perché Leah e la madre sono ugualmente detestabili e comprensibili, a seconda dei momenti, sconfitte da una situazione più grande di loro. Leah è in quell'età in cui la ribellione (concretizzata in questo caso da una passione verso l'occulto) è l'unico modo di affrontare le tragedie e dar loro un volto da odiare, mentre sua madre vorrebbe comprensibilmente allontanarsi dai ricordi di un marito probabilmente amatissimo e ricominciare una nuova vita, senza ritrovarsi costretta a piangere ogni sera e sentirsi inadeguata a crescere una figlia che, novantanove su cento, andava più d'accordo col padre: in una parola, Leah e sua madre sono umane, perfettamente delineate da una sceneggiatura che gestisce altrettanto bene l'elemento horror, dosandolo con parsimonia, risparmiandosi le mazzate allo stomaco per la parte finale e spingendo lo spettatore a farsi mille domande sulla realtà di ciò che sta effettivamente accadendo sullo schermo.
Ben distante dalla filosofia facilona dello jump scare, la regia di Pyewacket si concentra prevalentemente sul non visto, sulle suggestioni, lasciando che l'occhio di chi guarda porti il cervello, attraverso pochi elementi, a giungere a conclusioni derivanti dall'esperienza della visione di mille film simili e quindi probabilmente sbagliate. Vi avverto, è troppo facile sminuire Pyewacket relegandolo ad essere una semplice fiera del già visto, e sarebbe anche un giudizio sbagliato in quanto, di fatto, nulla si vede, come già accadeva in The Blair Witch Project: una delle sequenze più da pelle d'oca è quella in cui i personaggi si risvegliano nel bosco senza sapere come ci siano arrivati, un'altra semplicemente ce li fa perdere di vista per alcuni istanti costringendoci a dubitare e, di fatto, assecondando il gioco perverso di un demone (un piccolo demone, ché Pyewacket è il nome di uno dei famigli delle streghe, oppure del gatto di Kim Novak in Una strega in paradiso, chiamato Cagliostro in italiano) che potrebbe anche non esserci ma di sicuro lascia pesantissimi segni delle sue azioni, soprattutto sul finale. Ombre, inquadrature di alberi, di finestre prive di persiane (maledetta America!!) e di gente che dorme scoperta, in questo caso fanno molto più di una pessima CG o di un'ininterrotta serie di tonfi da far salire il cuore in gola e incasellano Pyewacket in quel genere di horror "à la Ti West" dove non succede una cippa fino alla fine ma in cui il pubblico arriva a preoccuparsi per i protagonisti, così che quando a un certo punto l'orrore colpisce lo fa con efficacia anche maggiore... e porta a dispiacersi, parecchio, come del resto è successo a me. E io che credevo che questo genere di horror fosse andato un po' scomparendo, inghiottito da un ritorno ai "vecchi" film di esorcismi o case infestate, quando invece MacDonald era pronto a scrollarli dalla polvere e tornare a farci felici, almeno per un po'!
Di Laurie Holden, che interpreta Mrs. Reyes, ho già parlato QUI.
Adam MacDonald è il regista e sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto il film Backcountry. Anche attore e produttore, ha 41 anni.
Chloe Rose, che interpreta Janice, era la protagonista del bellissimo Hellions, che trovate su Netflix con l'orrendo titolo Piccoli demoni. Detto questo, se Pyewacket vi fosse piaciuto potete recuperare il già citato The Monster. ENJOY!
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venerdì 7 luglio 2017
The Mist (2007)
Siccome la settimana scorsa è uscita la serie The Mist ho deciso di prepararmi recuperando il film omonimo diretto e co-sceneggiato nel 2007 dal regista Frank Darabont, tratto dal racconto di Stephen King La nebbia, che ormai so a memoria.
Trama: dopo una violenta tempesta, una cittadina del Maine viene avvolta da una fitta e misteriosa nebbia. Alcuni residenti e turisti si ritrovano all'interno di un supermarket che diventa l'ultimo baluardo dell'umanità quando dalla nebbia cominciano a fuoriuscire mostruose creature...
Prima di cominciare il post sono necessarie una constatazione e una confessione. La constatazione, inconfutabile al momento (mi riservo il diritto di rimangiarmi queste parole ma ne dubito), è che la serie The Mist è laMMerda, più brutto persino del già aberrante Under the Dome e più ammorbante di Fear the Walking Dead. Complimenti agli autori, davvero, con un materiale di partenza così buono non era facile realizzare uno schifo simile. La confessione invece è che, fino a pochi giorni fa, non avevo mai guardato il film di Frank Darabont, nonostante adorassi il racconto di Stephen King e nonostante tutti me ne avessero detto un gran bene. Il motivo di questa reticenza non lo saprei spiegare neppure io visto che Darabont è l'unico regista e sceneggiatore capace di riportare fedelmente sullo schermo lo spirito delle opere kinghiane (non me ne vogliano Kubrick e De Palma, due Autori che hanno giustamente imposto la LORO visione dei romanzi che hanno trasformato in film sfornando dei capolavori), sta di fatto che erano anni che l'edizione doppia e strafighissima che ho in DVD rimaneva lì a prendere polvere e in effetti l'unica utilità dell'orrida serie TV è stata l'avermi spinta a rimediare alla mancanza. Cosa posso dire quindi, dopo 10 anni di silenzio ignorante, che altri non abbiano già detto meglio di me? Innanzitutto che la visione di The Mist è stata tutto quello che mi aspettavo e anche di più, un viaggio di due ore all'interno di un incubo che non si limita a riempire lo schermo con terrificanti mostri carnivori (anche se la suspance, per quel che riguarda ciò che si cela nella nebbia, è davvero tanta e lo stesso vale per la tachicardia derivante) ma soprattutto scava nell'animo delle vere aberrazioni, ovvero noi maledetti esseri umani, gente a cui basta rimanere due ore "chiusi in un supermarket, senza 911 e senza telefoni" per regredire all'età della pietra e diventare delle bestie senza cervello, mosse essenzialmente da paura, rabbia e superstizione. La signora Carmody, con i suoi sproloqui religiosi e il desiderio di rivalsa su tutti coloro che l'hanno sempre considerata l'eccentrica del paese, fa molta più paura di qualsiasi ragno o vespa gigante perché è l'incarnazione di un male sottile che si insinua nelle maglie di una società apparentemente sicura, fatta di persone conosciute che nascondono i peggiori segreti e che non esitano a trasformarsi in esseri orribili quando tutte le loro certezze vengono meno.
Non va meglio a chi rimane, anche nella tragedia, fondamentalmente buono. Il senso di disperazione e la progressiva disillusione che toccano il protagonista David, padre rimasto solo con un bambino terrorizzato, l'insegnante Amanda, il commesso Ollie, solo per fare i nomi dei personaggi che probabilmente arrivano ad imprimersi maggiormente nel cuore dello spettatore, sono così palpabili e realistici che è difficile non empatizzare con loro e ritrovarsi catapultati dentro quel maledetto supermercato, a soffrire e sperare di non fare una brutta fine. La sceneggiatura di Darabont, del resto, è un cazzotto alla bocca dello stomaco, ché quello che Stephen King ha solo ipotizzato viene brutalmente messo in scena, in uno dei finali più terribili della storia del Cinema, una conclusione che porta a spargere calde lacrime (grazie anche a una colonna sonora che spezza il cuore, per inciso) e a farsi domande molto scomode, oltre a liquidare tutta la macellata avvenuta prima come un "di più" neppure paragonabile in quanto a intensità emotiva. Se cercate però un film "di paura" sappiate che The Mist non è solo bellissimo ma anche terrificante. Quando il regista decide di mostrare ciò che si nasconde nella nebbia c'è da mettersi ad urlare, non tanto per i tentacoli infingardi o per i mostri giganti e nemmeno per le vespe e i pipistrelli, no, anche se tutti concorrono a tingere per bene lo schermo di rosso: io vi sfido a rimanere impassibili davanti a quei disgustosi ragni con la faccia a teschio e alla loro progenie, l'incubo di ogni aracnofobico che si rispetti. E gli attori, poi, santo cielo. Marcia Gay Harden avrebbe meritato l'Oscar per la terrificante interpretazione della già citata Mrs. Carmody ma anche facce che in The Walking Dead richiamavano solo dei gran ceffoni (leggi Andrea "La Cretina" e Dale "Favarini", alias Laurie Holden e Jeffrey DeMunn, anche se la migliore resta Melissa McBride con un'indimenticabile comparsata, per quanto breve) qui esprimono tutta l'intensità propria di attori ben più blasonati e non parliamo poi di Thomas Jane, Toby Jones e William Sadler, praticamente perfetti, al punto che i loro personaggi paiono usciti direttamente dalle pagine del racconto Kinghiano. Di fronte a horror e Stephen King, ormai lo sapete, sono spesso riluttante ad utilizzare questa parola ma stavolta mi sento di dire che The Mist è veramente un capolavoro. Se non l'avete ancora visto non fate come me: bando agli indugi e recuperatelo subito (del film esiste anche una splendida versione in bianco e nero, molto suggestiva peraltro, quindi potete anche guardarlo in due modi diversi)!
Del regista e co-sceneggiatore Frank Darabont ho già parlato QUI. Thomas Jane (David Drayton), Marcia Gay Harden (Mrs. Carmody), Laurie Holden (Amanda Dunfrey), Toby Jones (Ollie Weeks), William Sadler (Jim), Jeffrey DeMunn (Dan Miller) e Frances Sternhagen (Irene Reppler) li trovate invece ai rispettivi link.
Chris Owen, che interpreta Norm, era lo Sherman della serie American Pie mentre la dolce Melissa McBride, ovvero la Carol Peletier di The Walking Dead, è la mamma che torna a casa da sola dopo aver comprensibilmente maledetto tutti i presenti nel supermarket (una prova attoriale talmente bella che giustamente SPOILER il personaggio ricompare sul finale, mentre in origine avrebbe dovuto venire ritrovata morta, intrappolata in una delle ragnatele FINE SPOILER). Un ruolo, probabilmente quello del motociclista andato poi a Brian Libby, era stato tenuto da parte anche per Stephen King, che ha tuttavia declinato l'offerta. Se The Mist vi fosse piaciuto consiglierei di evitare la serie omonima trasmessa dall'emittente americana Spike però vi invito a recuperare il racconto La nebbia, contenuto nella raccolta Scheletri, e a guardare film come The Divide o Fog. ENJOY!
Trama: dopo una violenta tempesta, una cittadina del Maine viene avvolta da una fitta e misteriosa nebbia. Alcuni residenti e turisti si ritrovano all'interno di un supermarket che diventa l'ultimo baluardo dell'umanità quando dalla nebbia cominciano a fuoriuscire mostruose creature...
Prima di cominciare il post sono necessarie una constatazione e una confessione. La constatazione, inconfutabile al momento (mi riservo il diritto di rimangiarmi queste parole ma ne dubito), è che la serie The Mist è laMMerda, più brutto persino del già aberrante Under the Dome e più ammorbante di Fear the Walking Dead. Complimenti agli autori, davvero, con un materiale di partenza così buono non era facile realizzare uno schifo simile. La confessione invece è che, fino a pochi giorni fa, non avevo mai guardato il film di Frank Darabont, nonostante adorassi il racconto di Stephen King e nonostante tutti me ne avessero detto un gran bene. Il motivo di questa reticenza non lo saprei spiegare neppure io visto che Darabont è l'unico regista e sceneggiatore capace di riportare fedelmente sullo schermo lo spirito delle opere kinghiane (non me ne vogliano Kubrick e De Palma, due Autori che hanno giustamente imposto la LORO visione dei romanzi che hanno trasformato in film sfornando dei capolavori), sta di fatto che erano anni che l'edizione doppia e strafighissima che ho in DVD rimaneva lì a prendere polvere e in effetti l'unica utilità dell'orrida serie TV è stata l'avermi spinta a rimediare alla mancanza. Cosa posso dire quindi, dopo 10 anni di silenzio ignorante, che altri non abbiano già detto meglio di me? Innanzitutto che la visione di The Mist è stata tutto quello che mi aspettavo e anche di più, un viaggio di due ore all'interno di un incubo che non si limita a riempire lo schermo con terrificanti mostri carnivori (anche se la suspance, per quel che riguarda ciò che si cela nella nebbia, è davvero tanta e lo stesso vale per la tachicardia derivante) ma soprattutto scava nell'animo delle vere aberrazioni, ovvero noi maledetti esseri umani, gente a cui basta rimanere due ore "chiusi in un supermarket, senza 911 e senza telefoni" per regredire all'età della pietra e diventare delle bestie senza cervello, mosse essenzialmente da paura, rabbia e superstizione. La signora Carmody, con i suoi sproloqui religiosi e il desiderio di rivalsa su tutti coloro che l'hanno sempre considerata l'eccentrica del paese, fa molta più paura di qualsiasi ragno o vespa gigante perché è l'incarnazione di un male sottile che si insinua nelle maglie di una società apparentemente sicura, fatta di persone conosciute che nascondono i peggiori segreti e che non esitano a trasformarsi in esseri orribili quando tutte le loro certezze vengono meno.
Non va meglio a chi rimane, anche nella tragedia, fondamentalmente buono. Il senso di disperazione e la progressiva disillusione che toccano il protagonista David, padre rimasto solo con un bambino terrorizzato, l'insegnante Amanda, il commesso Ollie, solo per fare i nomi dei personaggi che probabilmente arrivano ad imprimersi maggiormente nel cuore dello spettatore, sono così palpabili e realistici che è difficile non empatizzare con loro e ritrovarsi catapultati dentro quel maledetto supermercato, a soffrire e sperare di non fare una brutta fine. La sceneggiatura di Darabont, del resto, è un cazzotto alla bocca dello stomaco, ché quello che Stephen King ha solo ipotizzato viene brutalmente messo in scena, in uno dei finali più terribili della storia del Cinema, una conclusione che porta a spargere calde lacrime (grazie anche a una colonna sonora che spezza il cuore, per inciso) e a farsi domande molto scomode, oltre a liquidare tutta la macellata avvenuta prima come un "di più" neppure paragonabile in quanto a intensità emotiva. Se cercate però un film "di paura" sappiate che The Mist non è solo bellissimo ma anche terrificante. Quando il regista decide di mostrare ciò che si nasconde nella nebbia c'è da mettersi ad urlare, non tanto per i tentacoli infingardi o per i mostri giganti e nemmeno per le vespe e i pipistrelli, no, anche se tutti concorrono a tingere per bene lo schermo di rosso: io vi sfido a rimanere impassibili davanti a quei disgustosi ragni con la faccia a teschio e alla loro progenie, l'incubo di ogni aracnofobico che si rispetti. E gli attori, poi, santo cielo. Marcia Gay Harden avrebbe meritato l'Oscar per la terrificante interpretazione della già citata Mrs. Carmody ma anche facce che in The Walking Dead richiamavano solo dei gran ceffoni (leggi Andrea "La Cretina" e Dale "Favarini", alias Laurie Holden e Jeffrey DeMunn, anche se la migliore resta Melissa McBride con un'indimenticabile comparsata, per quanto breve) qui esprimono tutta l'intensità propria di attori ben più blasonati e non parliamo poi di Thomas Jane, Toby Jones e William Sadler, praticamente perfetti, al punto che i loro personaggi paiono usciti direttamente dalle pagine del racconto Kinghiano. Di fronte a horror e Stephen King, ormai lo sapete, sono spesso riluttante ad utilizzare questa parola ma stavolta mi sento di dire che The Mist è veramente un capolavoro. Se non l'avete ancora visto non fate come me: bando agli indugi e recuperatelo subito (del film esiste anche una splendida versione in bianco e nero, molto suggestiva peraltro, quindi potete anche guardarlo in due modi diversi)!
Del regista e co-sceneggiatore Frank Darabont ho già parlato QUI. Thomas Jane (David Drayton), Marcia Gay Harden (Mrs. Carmody), Laurie Holden (Amanda Dunfrey), Toby Jones (Ollie Weeks), William Sadler (Jim), Jeffrey DeMunn (Dan Miller) e Frances Sternhagen (Irene Reppler) li trovate invece ai rispettivi link.
Chris Owen, che interpreta Norm, era lo Sherman della serie American Pie mentre la dolce Melissa McBride, ovvero la Carol Peletier di The Walking Dead, è la mamma che torna a casa da sola dopo aver comprensibilmente maledetto tutti i presenti nel supermarket (una prova attoriale talmente bella che giustamente SPOILER il personaggio ricompare sul finale, mentre in origine avrebbe dovuto venire ritrovata morta, intrappolata in una delle ragnatele FINE SPOILER). Un ruolo, probabilmente quello del motociclista andato poi a Brian Libby, era stato tenuto da parte anche per Stephen King, che ha tuttavia declinato l'offerta. Se The Mist vi fosse piaciuto consiglierei di evitare la serie omonima trasmessa dall'emittente americana Spike però vi invito a recuperare il racconto La nebbia, contenuto nella raccolta Scheletri, e a guardare film come The Divide o Fog. ENJOY!
martedì 14 aprile 2015
Scemo & + scemo 2 (2014)
Tanto vale completare l'opera. Dopo aver guardato Scemo & più scemo in questi giorni ho deciso di finirmi definitivamente con Scemo & + scemo 2 (Dumb and Dumber To), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dai registi Peter e Bobby Farrelly.
Trama: a vent'anni dagli eventi del primo film, Harry scopre di avere una figlia e decide di andarla a cercare assieme all'amico di sempre, Lloyd...
Come ho detto, ho completato l'opera, la mia pignoleria ha vinto e il mio cervello s'è spento definitivamente davanti a questa tristissima "operazione nostalgia" che ha portato i Farrelly, registi che da anni non azzeccano un film (se mai ne hanno azzeccato uno), a riproporre quel cult che aveva procurato loro miriadi di fan in tutto il mondo nel lontano 1994. Cosa abbia spinto Carrey e Daniels a riprendere i ruoli di Lloyd e Harry dopo che l'intera compagnia si era dissociata da Scemo & più scemo - Iniziò così è qualcosa che non capirò nemmeno in un miliardo di anni, perché se è vero che il buon Jim ha preteso un cachet milionario è altrettanto vero che Jeff anche stavolta ha lavorato per due spiccioli ma il risultato pietoso è stato il medesimo per entrambi gli attori, che avrebbero dovuto già capirlo sulla carta e vergognarsi di sputtanare definitivamente due carriere neanche troppo in salute. Scemo & + scemo 2 è davvero il film più inutile sulla faccia del pianeta e lo dice una che apprezza sia le "operazioni nostalgia" (vedi I mercenari) sia i film comico/demenziali: l'umorismo dei Farrelly sembra rimasto fermo agli anni '90 e l'aggiunta dei telefonini o la scelta di mostrare le rughe e la ciccia di attori ormai invecchiati ed imbolsiti serve solo ad alimentare uno spaventoso senso di tristezza negativa, un insipido gusto di minestra riscaldata, sputata nel piatto, rimasticata ed inghiottita a fatica. D'accordo, è cambiato l'esilissimo canovaccio ove infilare le gag dei due scemi, concertato da ben NOVE sceneggiatori... ma il problema più grande di questa pellicola è che le gag in sé non sono cambiate! C'è sempre "il rumore più fastidioso del mondo", le litigate tra Harry e Lloyd, il ragazzino cieco che ormai è diventato un uomo cieco, l'umorismo scatologico, la macchina a forma di cane, le tristissime spinte nei cespugli e ogni vuoto lasciato da questi "capisaldi" della comicità viene riempito da una pernacchia o da un lazzo da bambino dell'asilo.
Volete sapere se ho riso? Sì, ho riso DUE volte in un'ora e mezza di pellicola, una volta quando un pappagallino ha citato il colonnello Kurtz di Apocalypse Now e un'altra quando un tizio ha rischiato di esplodere in mezzo a dei petardi (diciamo che in vent'anni le bravate dei due scemi sono aumentate non solo in stupidera ma anche in pericolosità e autolesionismo). Per tutto il resto del tempo ho alternato una profonda costernazione a un altrettanto profondo disgusto punteggiato da imbarazzo: imbarazzo per due attori che ho amato, che tuttora amo e non sto parlando di Jim Carrey e Jeff Daniels ma di Kathleen Turner e Bill Murray. Il secondo, tanto quanto, non ci mette la faccia e la sua è anche una simpatica citazione di Breaking Bad, sotto la tuta e la maschera simili a quelle di Walter White potrebbe esserci qualunque attore.... ma Kathleen, Cristo! Mia bellissima Kathleen, che sei stata modello di fascino e carattere per tutti gli anni '80 e buona parte dei '90, a che pro farti prendere in giro, farti chiamare "uomo ciccione" o "Titanic whore" e abbassarti a prendere parte a immondizia come questo Scemo & + scemo 2 e Nurse 3D? Ti servono dei soldi? Te li do io ma non farlo mai più, per carità!! Immagino che ormai non ci sia bisogno di specificarlo e, a dire il vero, non avrei nemmeno dovuto scriverci un post ma Scemo & + scemo 2 non merita nemmeno lo sforzo di una visione, neppure se siete fan dello zoccolo duro. L'unica cosa valida dell'intera pellicola, una cosa che in effetti ho apprezzato davvero, è la presenza di un personaggio in grado di "fondersi" con lo sfondo a mo' di camaleonte grazie alla sola bravura tecnica di artisti del makeup, senza l'ausilio di effetti speciali computerizzati; se parliamo di "operazione nostalgia", in questo senso i Farrelly sono riusciti nell'impresa, per il resto spero non esca nel 2034 Dumb and Dumber For come promesso nella scena post credit o faccio un macello!
Dei registi e co-sceneggiatori Peter Farrelly e Bobby Farrelly ho già parlato ai rispettivi link e lo stesso vale per Jim Carrey (Lloyd Christmas), Jeff Daniels (Harry Dunne), Laurie Holden (Adele), Kathleen Turner (Fraida Felcher) e Bill Murray (Ice Pick).
Rob Riggle (vero nome Robert Allen Riggle Jr) interpreta Travis e il Capitano Lippincott. Americano, ha partecipato a film come Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Una notte da leoni e a serie come 30 Rock; come doppiatore, ha lavorato nelle serie American Dad! e in film come Hotel Transylvania. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 45 anni e quattro film in uscita.
Rachel Melvin interpreta Penny. Americana, ha partecipato a film come Boo - Morire di paura, Zombeavers e a serie come Heroes e Dr. House. Ha 30 anni e quattro film in uscita.
A proposito delle inutili e anche imbarazzanti comparsate presenti in Scemo & + scemo 2, Jennifer Lawrence avrebbe dovuto interpretare la giovane Fraida (il cui ruolo è andato poi a tale Carly Craig) ma per impegni pregressi non se n'è fatto nulla. Detto questo, se Scemo & + scemo 2 vi fosse piaciuto recuperate la serie animata Scemo e più scemo (andata in onda anche in Italia nel 1996), il prequel Scemo & più scemo - Iniziò così (che non ha però nessun collegamento reale con i due film "originali") e, ovviamente, Scemo & più scemo, al quale aggiungerei Come ammazzare il capo... e vivere felici, The Interview, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Ace Ventura - Missione Africa, The Mask e Bugiardo bugiardo. ENJOY!
Trama: a vent'anni dagli eventi del primo film, Harry scopre di avere una figlia e decide di andarla a cercare assieme all'amico di sempre, Lloyd...
Come ho detto, ho completato l'opera, la mia pignoleria ha vinto e il mio cervello s'è spento definitivamente davanti a questa tristissima "operazione nostalgia" che ha portato i Farrelly, registi che da anni non azzeccano un film (se mai ne hanno azzeccato uno), a riproporre quel cult che aveva procurato loro miriadi di fan in tutto il mondo nel lontano 1994. Cosa abbia spinto Carrey e Daniels a riprendere i ruoli di Lloyd e Harry dopo che l'intera compagnia si era dissociata da Scemo & più scemo - Iniziò così è qualcosa che non capirò nemmeno in un miliardo di anni, perché se è vero che il buon Jim ha preteso un cachet milionario è altrettanto vero che Jeff anche stavolta ha lavorato per due spiccioli ma il risultato pietoso è stato il medesimo per entrambi gli attori, che avrebbero dovuto già capirlo sulla carta e vergognarsi di sputtanare definitivamente due carriere neanche troppo in salute. Scemo & + scemo 2 è davvero il film più inutile sulla faccia del pianeta e lo dice una che apprezza sia le "operazioni nostalgia" (vedi I mercenari) sia i film comico/demenziali: l'umorismo dei Farrelly sembra rimasto fermo agli anni '90 e l'aggiunta dei telefonini o la scelta di mostrare le rughe e la ciccia di attori ormai invecchiati ed imbolsiti serve solo ad alimentare uno spaventoso senso di tristezza negativa, un insipido gusto di minestra riscaldata, sputata nel piatto, rimasticata ed inghiottita a fatica. D'accordo, è cambiato l'esilissimo canovaccio ove infilare le gag dei due scemi, concertato da ben NOVE sceneggiatori... ma il problema più grande di questa pellicola è che le gag in sé non sono cambiate! C'è sempre "il rumore più fastidioso del mondo", le litigate tra Harry e Lloyd, il ragazzino cieco che ormai è diventato un uomo cieco, l'umorismo scatologico, la macchina a forma di cane, le tristissime spinte nei cespugli e ogni vuoto lasciato da questi "capisaldi" della comicità viene riempito da una pernacchia o da un lazzo da bambino dell'asilo.
Volete sapere se ho riso? Sì, ho riso DUE volte in un'ora e mezza di pellicola, una volta quando un pappagallino ha citato il colonnello Kurtz di Apocalypse Now e un'altra quando un tizio ha rischiato di esplodere in mezzo a dei petardi (diciamo che in vent'anni le bravate dei due scemi sono aumentate non solo in stupidera ma anche in pericolosità e autolesionismo). Per tutto il resto del tempo ho alternato una profonda costernazione a un altrettanto profondo disgusto punteggiato da imbarazzo: imbarazzo per due attori che ho amato, che tuttora amo e non sto parlando di Jim Carrey e Jeff Daniels ma di Kathleen Turner e Bill Murray. Il secondo, tanto quanto, non ci mette la faccia e la sua è anche una simpatica citazione di Breaking Bad, sotto la tuta e la maschera simili a quelle di Walter White potrebbe esserci qualunque attore.... ma Kathleen, Cristo! Mia bellissima Kathleen, che sei stata modello di fascino e carattere per tutti gli anni '80 e buona parte dei '90, a che pro farti prendere in giro, farti chiamare "uomo ciccione" o "Titanic whore" e abbassarti a prendere parte a immondizia come questo Scemo & + scemo 2 e Nurse 3D? Ti servono dei soldi? Te li do io ma non farlo mai più, per carità!! Immagino che ormai non ci sia bisogno di specificarlo e, a dire il vero, non avrei nemmeno dovuto scriverci un post ma Scemo & + scemo 2 non merita nemmeno lo sforzo di una visione, neppure se siete fan dello zoccolo duro. L'unica cosa valida dell'intera pellicola, una cosa che in effetti ho apprezzato davvero, è la presenza di un personaggio in grado di "fondersi" con lo sfondo a mo' di camaleonte grazie alla sola bravura tecnica di artisti del makeup, senza l'ausilio di effetti speciali computerizzati; se parliamo di "operazione nostalgia", in questo senso i Farrelly sono riusciti nell'impresa, per il resto spero non esca nel 2034 Dumb and Dumber For come promesso nella scena post credit o faccio un macello!
Dei registi e co-sceneggiatori Peter Farrelly e Bobby Farrelly ho già parlato ai rispettivi link e lo stesso vale per Jim Carrey (Lloyd Christmas), Jeff Daniels (Harry Dunne), Laurie Holden (Adele), Kathleen Turner (Fraida Felcher) e Bill Murray (Ice Pick).
Rob Riggle (vero nome Robert Allen Riggle Jr) interpreta Travis e il Capitano Lippincott. Americano, ha partecipato a film come Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Una notte da leoni e a serie come 30 Rock; come doppiatore, ha lavorato nelle serie American Dad! e in film come Hotel Transylvania. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 45 anni e quattro film in uscita.
Rachel Melvin interpreta Penny. Americana, ha partecipato a film come Boo - Morire di paura, Zombeavers e a serie come Heroes e Dr. House. Ha 30 anni e quattro film in uscita.
A proposito delle inutili e anche imbarazzanti comparsate presenti in Scemo & + scemo 2, Jennifer Lawrence avrebbe dovuto interpretare la giovane Fraida (il cui ruolo è andato poi a tale Carly Craig) ma per impegni pregressi non se n'è fatto nulla. Detto questo, se Scemo & + scemo 2 vi fosse piaciuto recuperate la serie animata Scemo e più scemo (andata in onda anche in Italia nel 1996), il prequel Scemo & più scemo - Iniziò così (che non ha però nessun collegamento reale con i due film "originali") e, ovviamente, Scemo & più scemo, al quale aggiungerei Come ammazzare il capo... e vivere felici, The Interview, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Ace Ventura - Missione Africa, The Mask e Bugiardo bugiardo. ENJOY!
mercoledì 7 novembre 2012
Silent Hill (2006)
Siccome in questi giorni è uscito Silent Hill: Revelation, ho deciso di riguardare Silent Hill, diretto nel 2006 dal regista Christophe Gans.
Trama: per cercare di capire la natura dei disturbi che affliggono la figlia, una donna decide di recarsi nella città fantasma di Silent Hill. Una volta arrivate, la bambina scompare dopo un incidente e sua madre scopre che la città nasconde inquietanti segreti…
Di Silent Hill ricordavo davvero poco, tranne la certezza che mi fosse piaciuto all’epoca dell’uscita cinematografica. Riguardandolo, ho trovato conferma della prima impressione, perché Silent Hill è davvero un film ben diretto e ottimamente recitato, graziato da una colonna sonora allo stesso tempo inquietante e malinconica. Bella forza, direte voi, hanno riutilizzato, riarrangiandole, le musiche che accompagnavano il videogame, ma io non ci ho mai giocato quindi mi perdonerete se anche la recensione presenterà le ingenuità di chi di Silent Hill non conosce nulla. Per il profano come me il film risulta essere un’ efficace pellicola che mescola momenti di horror tout court con dovizia di violenza, mostri e sangue, a momenti più riflessivi che rievocano atmosfere da ghost story. A dirla tutta queste ultime sono la parte migliore del film, strettamente legate alla storia della povera bimba condannata solo perché figlia illegittima di una donna troppo debole per opporsi ai suoi “simpaticissimi” compaesani, mentre il bestiario di mostri che sbucano da ogni angolo della città subito dopo il suono di una sirena è ormai troppo iconografico per mettere davvero paura.
In generale, comunque, Gans riesce a ricostruire alla perfezione un’atmosfera claustrofobica e assolutamente straniante, alternando la fotografia pulita e nitida della realtà all’oscura nebbia e ai toni grigi che invadono le strade di Silent Hill, immerse costantemente in una foschia di ceneri svolazzanti, malinconiche come fiocchi di neve. Predominano, oltre al grigio e al nero, anche i toni del rosso e dell’arancio, gli stessi del sangue e delle fiamme, ed è interessantissimo vedere come, a poco a poco, in modo talmente impercettibile che lo spettatore quasi non se ne accorge, il vestito della protagonista cambi colore dal pastello, al grigio al rosso sangue mano a mano che la storia si avvicina al finale, ad indicare come Rose passi dall’assoluta inconsapevolezza del “limbo” all’abbacinante comprensione dell’orribile realtà legata agli eventi che hanno reso Silent Hill una città fantasma. Altra scelta stilistica a mio avviso geniale è quella di rivelare l’oscuro passato della città modificando la qualità della pellicola come se ci trovassimo davanti ad un vecchio horror anni ’70, dalle atmosfere simili al capolavoro di Polanski, Rosemary’s Baby. Poi certo, assieme a queste finezze ci sono anche effetti speciali assai dignitosi, che uniscono una CGI pressoché perfetta alle vere ed inquietanti movenze di ballerini “sepolti” sotto il corpo di mostri (inutile dire che le infermiere senza faccia mi hanno creato più di uno scompenso).
Certo, un piccolo difetto Silent Hill ce l’ha. Nonostante la sceneggiatura di Roger Avary risulti adatta anche a chi non conosce il videogame e si riveli insospettabilmente “profonda” per un horror, a tratti la ricerca di Rose ha troppo il sapore di quest e di omaggio ai luoghi del gioco; la donna trova un indizio che la porta in un certo posto, lì dovrà sopravvivere al “boss di livello” e trovare l’oggetto o il disegnino che la porteranno al luogo successivo e così via. Questo succede soprattutto nella parte centrale della pellicola, che si distacca per stile e ritmo sia dall’intrigante inizio che dall’inquietantissimo e triste finale. A parte questo, comunque, Silent Hill risulta uno dei migliori esempi di horror degli ultimi tempi, anche grazie a delle buone interpretazioni degli attori coinvolti, in primis una superba e crudelissima Alice Krige… quindi, se non avete ancora avuto modo di vederlo, cercatelo e poi fate come me, mettetevi come suoneria il Silent Hill Theme che si sente poco prima dell’inizio dei titoli di testa.
Di Radha Mitchell (Rose Da Silva), Sean Bean (Christopher Da Silva), Alice Krige (Christabella) e Jodelle Ferland (Sharon/Alessa) ho già parlato ai rispettivi link.
Christophe Gans è il regista della pellicola. Francese, ha diretto anche Crying Freeman e Il patto dei lupi. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e un film in uscita.
Laurie Holden (vero nome Heather Laurie Holden) interpreta l’agente Cybill. Attrice americana salita alla ribalta negli ultimi anni per il ruolo della stupidissima, irritante Andrea nella serie cult The Walking Dead, la ricordo anche per film come I Fantastici 4 e The Mist; inoltre, ha partecipato ad altre serie come Highlander, La signora in giallo, Oltre i limiti e X – Files. Ha 43 anni.
Deborah Kara Unger interpreta Dahlia Gillespie. Canadese, ha partecipato a film come Highlander 3, Crash, The Game – Nessuna regola, White Noise – Non ascoltate e Silent Hill: Revelation. Anche produttrice, ha 48 anni.
Kim Coates interpreta l'agente Thomas Gucci. Canadese, ha partecipato a film come Amityville: Il ritorno, L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere, Amore all'ultimo morso, Il cliente, Waterworld, Pearl Harbor, Resident Evil: Afterlife e alle serie Miami Vice, Oltre i limiti, CSI, CSI: NY, Smallville, Cold Case CSI: Miami, Prison Break e Sons of Anarchy. Anche produttore, ha 53 anni e quattro film in uscita.
Se Silent Hill vi fosse piaciuto, oltre a ricordarvi che nei cinema dovrebbe ancora esserci il seguito, Silent Hill: Revelation, vi consiglio la visione di The Ring, Il seme della follia, La nona porta o Amityville Horror. ENJOY!!
Trama: per cercare di capire la natura dei disturbi che affliggono la figlia, una donna decide di recarsi nella città fantasma di Silent Hill. Una volta arrivate, la bambina scompare dopo un incidente e sua madre scopre che la città nasconde inquietanti segreti…
Di Silent Hill ricordavo davvero poco, tranne la certezza che mi fosse piaciuto all’epoca dell’uscita cinematografica. Riguardandolo, ho trovato conferma della prima impressione, perché Silent Hill è davvero un film ben diretto e ottimamente recitato, graziato da una colonna sonora allo stesso tempo inquietante e malinconica. Bella forza, direte voi, hanno riutilizzato, riarrangiandole, le musiche che accompagnavano il videogame, ma io non ci ho mai giocato quindi mi perdonerete se anche la recensione presenterà le ingenuità di chi di Silent Hill non conosce nulla. Per il profano come me il film risulta essere un’ efficace pellicola che mescola momenti di horror tout court con dovizia di violenza, mostri e sangue, a momenti più riflessivi che rievocano atmosfere da ghost story. A dirla tutta queste ultime sono la parte migliore del film, strettamente legate alla storia della povera bimba condannata solo perché figlia illegittima di una donna troppo debole per opporsi ai suoi “simpaticissimi” compaesani, mentre il bestiario di mostri che sbucano da ogni angolo della città subito dopo il suono di una sirena è ormai troppo iconografico per mettere davvero paura.
In generale, comunque, Gans riesce a ricostruire alla perfezione un’atmosfera claustrofobica e assolutamente straniante, alternando la fotografia pulita e nitida della realtà all’oscura nebbia e ai toni grigi che invadono le strade di Silent Hill, immerse costantemente in una foschia di ceneri svolazzanti, malinconiche come fiocchi di neve. Predominano, oltre al grigio e al nero, anche i toni del rosso e dell’arancio, gli stessi del sangue e delle fiamme, ed è interessantissimo vedere come, a poco a poco, in modo talmente impercettibile che lo spettatore quasi non se ne accorge, il vestito della protagonista cambi colore dal pastello, al grigio al rosso sangue mano a mano che la storia si avvicina al finale, ad indicare come Rose passi dall’assoluta inconsapevolezza del “limbo” all’abbacinante comprensione dell’orribile realtà legata agli eventi che hanno reso Silent Hill una città fantasma. Altra scelta stilistica a mio avviso geniale è quella di rivelare l’oscuro passato della città modificando la qualità della pellicola come se ci trovassimo davanti ad un vecchio horror anni ’70, dalle atmosfere simili al capolavoro di Polanski, Rosemary’s Baby. Poi certo, assieme a queste finezze ci sono anche effetti speciali assai dignitosi, che uniscono una CGI pressoché perfetta alle vere ed inquietanti movenze di ballerini “sepolti” sotto il corpo di mostri (inutile dire che le infermiere senza faccia mi hanno creato più di uno scompenso).
Certo, un piccolo difetto Silent Hill ce l’ha. Nonostante la sceneggiatura di Roger Avary risulti adatta anche a chi non conosce il videogame e si riveli insospettabilmente “profonda” per un horror, a tratti la ricerca di Rose ha troppo il sapore di quest e di omaggio ai luoghi del gioco; la donna trova un indizio che la porta in un certo posto, lì dovrà sopravvivere al “boss di livello” e trovare l’oggetto o il disegnino che la porteranno al luogo successivo e così via. Questo succede soprattutto nella parte centrale della pellicola, che si distacca per stile e ritmo sia dall’intrigante inizio che dall’inquietantissimo e triste finale. A parte questo, comunque, Silent Hill risulta uno dei migliori esempi di horror degli ultimi tempi, anche grazie a delle buone interpretazioni degli attori coinvolti, in primis una superba e crudelissima Alice Krige… quindi, se non avete ancora avuto modo di vederlo, cercatelo e poi fate come me, mettetevi come suoneria il Silent Hill Theme che si sente poco prima dell’inizio dei titoli di testa.
Di Radha Mitchell (Rose Da Silva), Sean Bean (Christopher Da Silva), Alice Krige (Christabella) e Jodelle Ferland (Sharon/Alessa) ho già parlato ai rispettivi link.
Christophe Gans è il regista della pellicola. Francese, ha diretto anche Crying Freeman e Il patto dei lupi. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e un film in uscita.
Laurie Holden (vero nome Heather Laurie Holden) interpreta l’agente Cybill. Attrice americana salita alla ribalta negli ultimi anni per il ruolo della stupidissima, irritante Andrea nella serie cult The Walking Dead, la ricordo anche per film come I Fantastici 4 e The Mist; inoltre, ha partecipato ad altre serie come Highlander, La signora in giallo, Oltre i limiti e X – Files. Ha 43 anni.
Deborah Kara Unger interpreta Dahlia Gillespie. Canadese, ha partecipato a film come Highlander 3, Crash, The Game – Nessuna regola, White Noise – Non ascoltate e Silent Hill: Revelation. Anche produttrice, ha 48 anni.
Kim Coates interpreta l'agente Thomas Gucci. Canadese, ha partecipato a film come Amityville: Il ritorno, L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere, Amore all'ultimo morso, Il cliente, Waterworld, Pearl Harbor, Resident Evil: Afterlife e alle serie Miami Vice, Oltre i limiti, CSI, CSI: NY, Smallville, Cold Case CSI: Miami, Prison Break e Sons of Anarchy. Anche produttore, ha 53 anni e quattro film in uscita.
Se Silent Hill vi fosse piaciuto, oltre a ricordarvi che nei cinema dovrebbe ancora esserci il seguito, Silent Hill: Revelation, vi consiglio la visione di The Ring, Il seme della follia, La nona porta o Amityville Horror. ENJOY!!
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