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martedì 26 marzo 2024

Imaginary (2024)

Nonostante l'enorme sòla che è stato Night Swim, ho deciso di dare ugualmente una possibilità alla nuova produzione Blumhouse, Imaginary, diretto e co-sceneggiato dal regista Jeff Wadlow.


Trama: Jessica torna nella sua casa natale con il marito e le due figliastre, la più piccola delle quali comincia ad interagire con un orsetto di peluche trovato nello scantinato...
 

Imaginary
è un horror "tranquillo" senza guizzi né sorprese, la tipica pellicola un tanto al chilo per riempire le sale e fare cassa in attesa di qualcosa di più sostanzioso. La storia è un pastiche di cliché e citazioni tratti da altre opere di genere, in primis Poltergeist, e vede un'illustratrice in crisi d'ispirazione tornare nella sua casa natale assieme al marito e alle due figliastre. Il rapporto con queste ultime, soprattutto con la più grande, è complicato dal ricordo di una madre mentalmente disturbata, ma Jessica ce la mette tutta per essere una buona matrigna e sembrerebbe riuscire, almeno con la piccola Alice, finché la bambina non trova un orsacchiotto nello scantinato. L'orsetto Teddy non è solo un peluche, ma diventa per Alice un inseparabile amico a tutti gli effetti, e da lì cominciano guai ampiamente prevedibili dal trailer e condensati nel claim dello stesso: "lui non è immaginario e non è tuo amico". A livello di sceneggiatura, tolti un paio di "maccosa" legati principalmente alla dimensione degli amici immaginari, il film è abbastanza equilibrato nel raccontare una storia destinata principalmente a un pubblico di teenager in cerca di spaventi molto blandi, e per buona parte riesce a rendere interessante un canovaccio ampiamente sfruttato e prevedibile. Nella seconda parte, quando necessariamente bisogna andare oltre la presenza di un orsetto spaventevole che minaccia la vita della sua amichetta umana, il tutto viene appesantito da un paio di personaggi aggiunti apposta per ricoprire il ruolo di "signore spiegoni"; tanto quanto, la psichiatra infantile offre un gancio alla protagonista per ricordare il proprio passato, mentre la vecchia vicina di casa viene sfruttata per spiegare con dovizia di particolari ogni singola cosa, persino quello che lo spettatore può tranquillamente vedere da sé sullo schermo, ed è l'elemento più imbarazzante del film assieme al tentativo di virare, in un paio di dialoghi isterici che vengono presto inghiottiti da una generale atmosfera di tesa serietà, verso l'umorismo Marvel da quattro soldi.


A livello di regia, devo dire di avere apprezzato la dimensione "immaginaria", un palese omaggio al regno del Re degli Gnomi di Labyrinth ma anche a quello del Boogeyman di The Real Ghostbusters, e mi spiace non sia stato sfruttato maggiormente questo Paese delle Meraviglie, assieme magari alle potenzialità espresse dal trovarsi in un mondo dove non c'è limite a ciò che si può ottenere con l'immaginazione. Il design dell'orsetto, nella sua semplicità, è altrettanto gradevole, ed è intelligente il modo in cui il peluche cambia impercettibilmente l'espressione del muso, facendosi sempre più inquietante, ma quel paio di schifezze in CGI nelle scene clou le ho trovate abbastanza sciatte, così come la riproposizione di un paio di pattern che non definirei citazionisti, quanto piuttosto pigri. Al di là delle strizzate d'occhio alle "luci" negli occhi di Pennywise sul finale di It, al già nominato Poltergeist, a quello "Springwood" che si può leggere sulle lettere indirizzate al padre di Jessica, preludio a tutta una serie di scelte di regia e montaggio che rimandano, per l'appunto, a Nightmare (soprattutto al terzo capitolo), ho anche notato come sia molto di moda abbigliare di giallo le final girl "materne" dalla pelle scura, non so se perché è un colore che sta molto bene col loro incarnato o perché richiama un senso di solare positività. Sta di fatto che, da Little Monsters, ad Unwelcome, a questo Imaginary, c'è una sorta di continuità in tal senso. Niente di male, ma mi piacerebbe sapere se è un caso o se la cosa ha un significato particolare. Comunque, se mi sono ritrovata a ragionare su questo, è perché Imaginary in sé non è nulla di che, ed è un film che potete tranquillamente aspettare in streaming per dedicarvi magari ad altre pellicole più interessanti da vedere in sala. 


Del regista e co-sceneggiatore Jeff Wadlow ho già parlato QUI mentre Betty Buckley, che interpreta Gloria, la trovate QUA.


Tom Payne
, che interpreta Max, era quel gran figo di Jesus nella serie The Walking Dead. Se Imaginary vi fosse piaciuto recuperate Poltergeist, la saga di Nightmare, quella di Insidious, i vari Annabelle e, ovviamente, l'adorato Benny Loves You! ENJOY!

martedì 18 febbraio 2020

Fantasy Island (2020)

Senza aspettarmi nulla di che, solo un po' di divertimento scemo, domenica sono andata a vedere Fantasy Island, diretto e co-sceneggiato dal regista Jeff Wadlow.


Trama: un gruppo di persone viene invitato su Fantasy Island, un luogo dove i sogni diventano realtà... e rischiano di trasformarsi in incubi!


Fantasy Island, in italiano Fantasilandia, è un telefilm americano andato in onda tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, e di esso non ricordo quasi nulla salvo la faccia del nano Tattoo. Un po' come successo con The Banana Splits Movie non sono dunque cresciuta nel mito di questi due programmi televisivi e la loro trasformazione in thriller-horror non mi ha rovinato l'infanzia né creato chissà quali aspettative. Diciamo che sono andata al cinema perché il trailer mi ha intrigata, Michael Peña ha la faccetta simpatica, produce Jason Blum e in generale non mi perdo un horror al cinema (se esce a Savona), lo sapete; l'unica pecca era la firma Jeff Wadlow, che Obbligo o verità non mi era piaciuto per nulla, men che meno Kick-Ass 2, ma forse per quello sono entrata in sala senza aspettarmi nulla e proprio per questo motivo mi sono inaspettatamente divertita. Certo, il target del film è chiaro fin dall'inizio, il rating è PG-13 e ciò significa che Fantasy Island è vagamente spaventevole a tratti ed è assolutamente privo di gore (un paio di episodi violenti avvengono direttamente fuori campo e anche la figura più spaventosa di tutte, quella del mad doctor, viene trattenuta a dismisura), a differenza di The Banana Splits Movie che vantava invece una bella R, quindi come horror è molto blando, più assimilabile a un thriller con venature fantastiche, la cui trama prende almeno un paio di direzioni diverse senza troppe sbavature e facendo quadrare tutto sul finale. Il concept della serie originale, quello dell'isola in cui i sogni diventano realtà, acquista una connotazione sovrannaturale dal momento in cui il luogo viene dotato di poteri reali (mi sembra di ricordare che nella serie non ci fosse nulla di simile) e, poiché questi poteri scavano nell'animo degli ospiti scovando i loro più reconditi desideri, ecco che le esperienze di chi richiede di vivere un sogno diventano ancora più imprevedibili, soprattutto quando queste ultime arrivano, inevitabilmente, ad incrociarsi.


Andare più nello specifico, per quel che riguarda la trama, sarebbe un delitto perché un paio di colpi di scena ben orchestrati ci sono, al di là dei momenti in cui i sogni vanno in vacca e si trasformano in incubi, con alcune sequenze meglio realizzate di altre; per esempio, ho molto apprezzato lo stile "Hangover" della fantasia dei due assurdi fratelli, così come la versione "Hostel" di quella della fanciulla bullizzata da ragazzina, mentre sono molto meno efficaci quelle degli altri due personaggi (soprattutto la fantasia "militare"), per quanto entrambe funzionali al proseguimento del film, soprattutto una. I protagonisti in sé sono, in buona parte, simpatici al punto da creare un interesse dello spettatore nei confronti delle loro eventuali sorti e, se è vero che le motivazioni di qualcuno sono oltre il risibile e si condensano in un discreto WTF che rischierebbe di inficiare la qualità dell'intera operazione, è anche vero che Wadlow, stavolta, danza in punta di piedi proprio attorno a questo WTF, in maniera così sfacciata che volergli male è impossibile. Molto ma molto apprezzabile anche la quasi totale mancanza di schifezzuole semoventi realizzate in CGI o di jump scare, nonché la scelta felice di realizzare più un thriller "d'ambiente", in buona parte girato sotto la luce del sole e all'interno di un'isola paradisiaca oppure all'interno di evocative caverne, piuttosto che un'opera totalmente aderente ai canoni dell'horror commerciale moderno. Aggiungo che anche il cast non è male (Lucy Hale mi ha convinta più qui che in Obbligo o verità), peccato per un Michael Rooker un po' sottotono, in un ruolo che avrebbe potuto coprire qualunque caratterista mediamente conosciuto; onestamente, gli ho preferito Kim Coates, che compare poco ma si fa ricordare per la sua ironica follia. Con questo chiudo, consigliandovi Fantasy Island per una piacevole serata a cervello disinserito!


Del regista e co-sceneggiatore Jeff Wadlow ho già parlato QUI. Lucy Hale (Melanie), Maggie Q (Elena), Michael Peña (Mr. Roarke), Kim Coates (Diavolo), Michael Rooker (Morgan) e Austin Stowell (Randall) li trovate invece ai rispettivi link.

Portia Doubleday interpreta Sonja. Americana, ha partecipato a film come Lo sguardo di Satana - Carrie e Lei. Anche produttrice, ha 32 anni.


Ryan Hansen interpreta Bradley. Americano, ha partecipato a film come Venerdì 13, Veronica Mars - il film, Jem e le Holograms e a serie quali Ally McBeal, Hunter, Raven, Santa Clarita Diet, 2 Broke Girls e Veronica Mars; come doppiatore ha lavorato in American Dad!. Anche produttore, ha 39 anni e un film in uscita.


Parisa Fitz-Henley, che interpreta Julia, era la moglie di Luke Cage nella serie Netflix a lui dedicata e in Jessica Jones. Quanto a chi non ce l'ha fatta, abbiamo avuto ENORMI perdite. La parte di Roarke era infatti stata offerta a Nicolas Cage che ha rifiutato (forse perché il ruolo non prevedeva la consueta dose di Cageitudine) mentre Dave Bautista non è riuscito a partecipare per impegni pregressi. Se Fantasy Island vi fosse piaciuto recuperate Obbligo o verità, Escape Room e magari anche Quella casa nel bosco, che è sempre meglio riguardare. ENJOY!

venerdì 7 dicembre 2018

Nickname: Enigmista (2005)

Qualche tempo fa ho recuperato Nickname: Enigmista (Cry Wolf), diretto e co-sceneggiato nel 2005 dal regista Jeff Wadlow.


Trama: un ragazzo arriva al college e diventa amico di un gruppetto di coetanei che lo coinvolgono in uno scherzo ai danni dell'intero corpo studentesco. Far credere però che un assassino circoli per i corridoi del campus rischia di richiamare le attenzioni di un vero serial killer...



Nickname: Enigmista è uno di quei film che, proprio a causa dello stupido titolo italiano, uno rischia di non vedere mai, convinto di avere davanti il cugino povero e scabeccio di Saw: L'enigmista. In realtà, l'intera trama della pellicola poggia sul concetto di "gridare al lupo", come da titolo originale, finché qualcuno, giustamente, smette di crederci proprio quando servirebbe una mano per davvero; di più, la pellicola è un interessante esempio di come le fake news (che all'epoca, in assenza di Facebook, probabilmente nemmeno si chiamavano così) abbiano rapida presa all'interno di una comunità e di come l'informazione può essere manipolata da chi conosce un minimo il pubblico di riferimento. Questo succedeva, vi ricordo, anche in The Hole, a cui Nickname: Enigmista deve moltissimo per un paio di aspetti fondamentali, tuttavia qui la storia non viene raccontata da diversi punti di vista ma solo da quello di Owen, studente trasferitosi in una nuova scuola che entra in contatto con la bella Dodger e il suo gruppetto di amici appassionati di "giochi di ruolo". In realtà, il gioco che vede impegnati i ragazzi è la versione appena più patinata di Killer, dove bisogna semplicemente scoprire l'assassino che si nasconde tra i giocatori, e giustamente a un certo punto Dodger decide di alzare la posta e convince la matricola a far giocare l'intero istituto, diffondendo una mail in cui si parla di uno spietato killer pronto a fare strage di studenti dopo avere già ucciso (questo per davvero) una ragazza poco distante. Un "l'ha detto mio cuGGino" all'ennesima potenza ma, come spesso accade negli horror, chi di fake news ferisce di fake news perisce, stavolta letteralmente, e un killer mascherato comincia a perseguitare realmente un Owen sempre più terrorizzato e i suoi nuovi amici. Questa quindi la trama di un film che, nonostante la sua apparente natura di slasher, offre ben pochi morti ammazzati, preferendo concentrarsi sul whoddunnit?, focalizzando i sospetti dello spettatore ora su questo ora sull'altro protagonista e, soprattutto, ricercando una quadra finale abbastanza invidiabile per questo genere di teen horror dove il WTF è sempre dietro l'angolo.


E' una fortuna che la trama di Nickname: Enigmista sia intrigante perché, obiettivamente, la messa in scena è invece un po' sciapa. Jeff Wadlow non è Wes Craven e si vede; nonostante un paio di "visioni" coloratissime e quasi in acido appioppate al protagonista, la regia non brilla, non brilla la colonna sonora, non brilla il look del killer e, in generale, sembra quasi di vedere la versione povera di So cos'hai fatto privata anche, e questo per fortuna, del "glam" dei protagonisti della famigerata saga. A proposito degli attori, Lindy Booth si mangia tutto il resto del cast con una performance da affascinante little bitch, machiavellica organizzatrice di un gioco che le si ritorce contro nei modi peggiori, "cappuccetto rosso" nelle mire di un lupo che lei stessa ha richiamato. Gli altri si assestano in una scala di valori che va dal dimenticabile (i vari amici di contorno i quali, nonostante abbiano più o meno tutti un ruolo fondamentale, rimangono segregati nella nicchia del cliché, protagonista compreso) al simpatico, dove per simpatico intendo Jon Bon Jovi chiamato a fare da guest star in un ruolo più serio di quanto avrei creduto. Mi si dice QUI che l'adattamento di Nickname: Enigmista è probabilmente uno dei peggiori mai realizzati, con forzature imbarazzanti e ancor più imbarazzanti censure a livello di dialoghi e forse per questo non ho apprezzato il film quanto avrei dovuto/sperato. Di sicuro, l'ho trovato una visione simpatica, rilassante e coinvolgente e se non siete avvezzi al genere ma volete immergervi in una serata a base di brividi "leggeri" ma non stupidi, potreste aver trovato la pellicola che fa per voi... magari, però, recuperatela in lingua originale.


Del regista e co-sceneggiatore Jeff Wadlow ho già parlato QUI. Gary Cole (Mr. Matthews) e Jared Padalecki (Tom) li trovate invece ai rispettivi link.

Lindy Booth interpreta Dodger. Canadese, ha partecipato a film come American Psycho 2, Wrong Turn, L'alba dei morti viventi, Kick-Ass 2 e a serie quali Psi Factor, Relic Hunter,The 4400, CSI: NY, Cold Case, Ghost Whisperer e Supernatural. Anche regista, ha 39 anni e un film in uscita.


Se Nickname: Enigmista vi fosse piaciuto recuperate The Hole. ENJOY!

mercoledì 27 giugno 2018

Obbligo o verità (2018)

Incurante delle stroncature e approfittando della vincita di un bel biglietto gratis, lunedì sono andata a vedere Obbligo o verità (Truth or Dare), diretto e co-sceneggiato dal regista Jeff Wadlow.


Trama: un gruppo di amici decide di andare in Messico per lo spring break. Lì i ragazzi si ritrovano coinvolti in un demoniaco gioco di obbligo o verità, con conseguenze terribili.



Non mi stancherò mai di ribadirlo: più si va al cinema con aspettative basse, minore sarà il diludendo e viceversa. Da Obbligo o verità non mi aspettavo nulla e, come direbbe Frank'n'Furter, "ne ho avuto in abbondanza". La pellicola di Jeff Wadlow parte da un assunto intrigante che a tratti (soprattutto nel simpatico finale, forse un po' tanto paraculo ma d'effetto, sicuramente meglio del terrificante  momento "risolutivo" della vecchia messicana,) viene anche sviluppato bene, per quanto il senso del discorso sia sempre quello di mostrare il solito gruppo di ragazzini costretti ad affrontare un'entità sovrannaturale che cerca di farli fuori uno per uno; il gioco di obbligo o verità spinge gli sceneggiatori a coinvolgere il pubblico più per quel che riguarda gli altarini scoperti dalle domande scomode invece che a trattenere il fiato davanti alle improbabili, prevedibili e flosce sfide "fisiche" (a tal proposito, ho visto di peggio in Nerve. Ho detto tutto...), godendo della progressiva disgregazione di una compagnia troppo perfetta per essere vera. Il sorridente demone "della paresi berlusconiana", da trama, punisce chi è tanto sciocco da rifiutarsi di ottemperare all'obbligo oppure mente dopo aver scelto verità e ovviamente ha un altro paio d'assi nella manica per evitare che, capito il meccanismo, il gioco diventi troppo facile. Il risultato di queste punizioni sono morti che dovrebbero essere casuali e fantasiose quanto quelle di un Final Destination qualsiasi ma, in realtà, a causa di un PG-13 che elimina dalla pellicola quasi ogni traccia di sangue o immagine "forte", ciò che rimane allo spettatore è l'arrampicarsi sugli specchi di regista e montatori che cercano di riportare ogni sequenza dal punto di vista meno impressionante possibile; persino gli jump scare, già pochi, sono estremamente garbati e se sperate in almeno un salto sulla sedia cascate davvero malissimo.


In realtà, Obbligo o verità è la versione moderna di uno di quei teen thriller/horror sovrannaturali che andavano di moda negli anni '90, quindi non ci sarebbe neppure troppo da criticarlo se non fosse per la mancanza di coraggio che mostra (compensata da molta sfacciataggine, ché nominare Get Out nel poster è davvero da ribaldi). La cosa che mi ha veramente dato addosso, al netto di un casting che si concentra giusto su tre/quattro personaggi principali e affida i comprimari a un branco di anonimi cagnolini, è la scelta di infilare un ragionamento cretino per ogni atteggiamento condivisibile dei protagonisti, oltre alla pigrizia e all'incoerenza con le quali gli sceneggiatori hanno deciso di risolvere la maggior parte degli snodi della trama. Per esempio, è normale che a un certo punto una dei protagonisti sbrocchi e arrivi a minacciare chi mostra di volersene sbattere di lei, dei suoi amici e della maledizione che li ha colpiti, è un atteggiamento condivisibile che probabilmente adotterei anche io nella stessa situazione; meno comprensibile è chi, una volta capito che chiunque non ottemperi all'obbligo muore, mette il muso perché la vittima è costretta ad andare a letto col suo fidanzato (...) oppure che si scateni il teen drama perché dopo una verità la protagonista viene a scoprire che 'sto cristiano è innamorato della sua migliore amica. Giovane, un'entità demoniaca ti sta attaccata alle chiappe e tre tuoi amici sono già morti (cosa che vi ha fatto giusto spendere due lacrime e basta...), ti pare il caso di strapparti i capelli per una simile quisquilia?? Mah. La verità è che Obbligo o verità è un filmetto sfigo che lascia il tempo che trova e obiettivamente obbligare qualcuno a vederlo sarebbe un'azione degna di un demone!


Del regista e co-sceneggiatore Jeff Wadlow ho già parlato QUI mentre Nolan Gerard Funk, che interpreta Tyson Curran, lo trovate QUA.

Lucy Hale interpreta Olivia Barron. Americana, ha partecipato a film come Scream 4 e serie quali The O.C., I maghi di Waverly, CSI: Miami, How I Met Your Mother e Pretty Little Liars. Anche produttrice, ha 29 anni.


Landon Liboiron, che interpreta Carter, era il Peter Rumancek di Hemlock Grove. Detto questo, se Obbligo o verità vi fosse piaciuto recuperate la saga di Final Destination, Long Time Dead e Cry Wolf, sempre diretto da Jeff Wadlow. ENJOY!


venerdì 23 agosto 2013

Kick-Ass 2 (2013)

E fu così che qualche sera fa sono riuscita ad andare a vedere il primo dei film che attendevo di più quest’anno: Kick-Ass 2, diretto dal regista Jeff Wadlow e tratto dal fumetto omonimo di Mark Millar e John Romita Jr. L’attesa è stata ripagata? Nì.


Trama: Dave Lizewski torna ad indossare il costume di Kick-Ass ma questa volta non è solo perché l’idea degli eroi “fai da te” ha portato alla nascita di un gruppo chiamato Justice Forever. E mentre Dave si diverte a combattere i criminali con i nuovi amici, la povera Hit Girl è costretta a dismettere il costume e ad affrontare la dura vita di un’adolescente. Nel frattempo, purtroppo per tutti, si profila all’orizzonte la minaccia di MotherFucker…


Poteva essere un capolavoro questo Kick-Ass 2 e invece sono uscita dal cinema un po’ tanto DIlusa, forse perché sono entrata in sala dopo aver letto e amato (anche se non tanto quanto il primo, son sincera) il secondo capitolo della serie di Millar. A dire la verità l’entusiasmo mi è un po’ sceso nel corso della seconda parte della pellicola perché la prima parte l’ho trovata invece frizzante, interessante e divertente quasi quanto il primo, geniale film. Mi è piaciuto infatti il modo graduale in cui gli spettatori vengono preparati a quello che avrebbe dovuto essere il momento clou della pellicola e introdotti alle nuove realtà di Dave, Mindy e Chris; se i due ragazzi non hanno imparato una benemerita mazza dagli eventi di Kick-Ass ma, anzi, vanno peggiorando nella loro ossessione, la ragazzina viene invece costretta da un tutore amorevole ma severo a diventare un’adolescente "normale" con tutto quello che ne consegue. Ci vengono presentati quindi gli improbabili membri della Justice Forever (tra i quali spicca un Jim Carrey che vale da solo il prezzo del biglietto), possiamo ridere della stupidità di un Motherfucker a dir poco tragicomico nel suo patetico tentativo di diventare supercriminale e, soprattutto, possiamo ammirare la bravura con la quale Chloë Grace Moretz affronta il mondo degli adolescenti di oggi, preso spietatamente in giro dal regista/sceneggiatore anche grazie ad un esilarante video che praticamente è la summa di tutte quelle cose che mandano in brodo di giuggiole le Beliebers e le Directioners di questo povero mondo. Tutto questo e l’incredibile, devastante presenza della culturista ucraina Olga Kurkulina, assolutamente perfetta per il ruolo di Mother Russia, uno dei personaggi più riusciti, riescono ad ficcare di forza Kick-Ass 2 nell’ambito della sufficienza e sicuramente a qualche spettatore è anche piaciuto quasi ai livelli del primo… ma io il pressapochismo non posso tollerarlo, abbiate pazienza.


Ora, capisco che gli adattamenti cinematografici non debbano essere pedissequi. Ne risentirebbe l'originalità dell'opera cartacea, soprattutto a danno di chi l'aveva già letta, inoltre si parla di due linguaggi e due tipi di pubblico spesso completamente differenti. QUI sta il difficile e, di conseguenza, è estremamente importante l'abilità di regista e sceneggiatore (in questo caso, tu guarda, la stessa persona) perché altrimenti, bello mio, non sceglievi questo mestiere e andavi a lavorare in un ufficio come me. Non è che, solo perché il tuo è un lavoro "artistico", ci devi mettere meno impegno rispetto all'impiegato delle poste, per dire. Il problema di Kick-Ass 2 è proprio questo: si è voluta ricercare la soluzione facilona o comica a tutti i costi, senza capire che ci sono modi (e non sta a me trovarli né diro, per la miseria, è perlappuntamente il lavoro dello sceneggiatore!!) per mantenere intatto il significato dell'opera originale e la natura dei personaggi rimanendo nei limiti del PG-17. Perdonatemi gli SPOILER che seguiranno ma a 'sto giro sono necessari.


Nel secondo volume di Kick-Ass Millar spinge l'accelleratore della farsa e del cattivo gusto per rendere ancora più straniante questa vicenda che, sostanzialmente, parla di un gruppo di alienati scontenti che perseguono l'insano sogno di diventare supereroi o supercriminali. La questione viene parzialmente centrata nel film con il personaggio di Hit Girl, impossibilitata a integrarsi con le compagnette stronze e condannata per colpa del padre ad avere una visione distorta di sé stessa e del mondo. Perché dico parzialmente? Perché visto l'escamotage usato per avere vendetta sulle stronze della scuola direi che il prossimo Kick-Ass 3, se mai ci sarà, lo faranno direttamente sceneggiare da John Waters o dai Vanzina, mentre per il finale (Gesù, quell'orrendo finale!!!!) chiameranno Moccia. Sembra infatti che Wadlow non riesca a staccarsi dalla folle idea di voler far ridere a tutti i costi anche quando c'è davvero poco per cui stare allegri o che l'eroe della storia debba essere per forza un finto-nerd in realtà palestrato e figo e il cattivo invece un demente da avanspettacolo. Per dire, che nel primo film Dave riuscisse alla fine ad uscire con Katie in barba al pessimismo Milleriano non mi era dispiaciuta come idea, ma c'è un limite a tutto, non lo si può trasformare in atletico stallone: Kick-Ass è e deve rimanere uno sfigato, un incapace che fa solo casini, costretto a ricorrere ad una ragazzina per cavarsi dagli impicci, un umanissimo ragazzo che, preda della disperazione e del desiderio di vendetta, spinge un coetaneo giù da un palazzo rendendolo paraplegico, altro che integerrimo eroe dal cuore d'oro! Alla fine del secondo ciclo di Kick-Ass Mindy viene giustamente arrestata perché colpevole di avere ucciso quasi un centinaio di persone, seppure a fin di bene, ma viene comunque osannata dalla folla perché capace di fare tutte quelle cose che un super dovrebbe poter fare, quindi anche l'unica in grado di far sognare la gente comune e tirarla fuori dalla grigia esistenza quotidiana. Il nocciolo di Kick-Ass, lo spunto di riflessione dell'intera serie, è tutto qui. Non vanno bene le pacchianate, non va bene dipingere Motherfucker come un povero bimbominchia (cit.): Chris D'Amico è Hit Girl senza la mano salda di Big Daddy, è un pericoloso e viziatissimo nerd convinto di voler essere un supercriminale ed è lo specchio di tutti quei freddi mocciosi che violentano, uccidono e picchiano riprendendosi coi cellulari e bullandosi con gli amici. Non esiste redenzione nel fumetto per Motherfucker, non dopo aver ucciso intoccabili come cani e bambini, non dopo aver ripetutamente violentato Katie (altro che la stupida scena in cui vorrebbe stuprare Night Bitch ma non riesce, altro che "non siamo mica barbari"). MotherFucker è il livello più estremo delle storie allucinanti che sentiamo un giorno sì e l'altro anche ai TG e fa paura proprio per il suo essere sfigato ed infantile tanto quanto Kick-Ass. Ma questo Wadlow non l'ha capito e, peggio ancora, non l'ha fatto capire al pubblico.


Ecco, lo sapevo. Mi sono arrabbiata e ho cominciato a sproloquiare, rendendomi così conto che Kick-Ass 2 mi è piaciuto meno di quanto io stessa avessi pensato. La sufficienza la merita comunque anche se, riflettendoci, nemmeno la colonna sonora e i combattimenti (tranne quelli di Mother Russia) mi hanno entusiasmata. Mi rimangono, oltre ai citati Carrey e Moretz, un Mintz-Plasse sempre da antologia... e beh, e poi la foto trash dell'anno. L'unica cosa che da sola vale a cancellare tutto il nervoso, tutta la voglia che avrei di picchiare forte Jeff Wadlow. E sapete cosa faccio? Siccome su Facebook si sono tanto prodigati per procurarmela ve la metto qui. Così potete decidere se andare a vedere Kick-Ass 2 nonostante i miei strali o accontentarvi di vedere la cosa più bella del film sul Bollalmanacco. Ah, nel caso decidiate comunque di accingervi alla visione, ricordatevi di rimanere fino alla fine dei titoli di coda, non fate come tutti quei pirla in sala che sono usciti di corsa come un branco di pecore lasciando praticamente solo me e i miei amici a spernacchiarli e irriderli.

... senza parole!! XDXDXD
Di Aaron Taylor – Johnson (Dave Lizewski/Kick-Ass), Chloë Grace Moretz (Mindy McReady/Hit Girl), Donald Faison (Dr. Gravity), Lyndsy Fonseca (Katie Deuxma), Christopher Mintz-Plasse (Chris D’Amico/Motherfucker), John Leguizamo (Javier), Jim Carrey (Colonnello Stars and Stripes) e Andy Nyman (The Tumor) li trovate ai rispettivi link.

Jeff Wadlow (vero nome Jeffrey Clark Wadlow) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche Nickname: Enigmista e probabilmente tra qualche anno si cimenterà nella realizzazione di X-Force. Anche produttore e attore, ha 37 anni.


Morris Chestnut interpreta il Detective Marcus Williams. Americano, ha partecipato a film come L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Soldato Jane, Io sono tu, The Call e a serie come Freddy’s Nightmare, E.R. Medici in prima linea, Bones, V e American Horror Story, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Anche produttore, ha 44 anni e un film in uscita.


Probabilmente in pochi lo ricorderanno ma Evan Peters, ovvero il Tate e Kit di American Horror Story, nel primo Kick-Ass interpretava Todd ma per impegni con la terza stagione della mia adorata serie ha lasciato il posto al meno conosciuto Augustus Prew. Aspettando che il buon Evan si faccia vedere nei panni di Quicksilver in X-Men: Giorni di un futuro passato, nel caso Kick-Ass 2 vi fosse piaciuto recuperate assolutamente il fumetto da cui è tratto (in questi giorni tra l’altro per la Planet Comics esce lo spin-off Hit Girl) e buttatevi su Super, un film che devo ancora vedere ma di cui mi hanno parlato benissimo. ENJOY!!

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