Per fuggire alla prima serata di Sanremo sono corsa al cinema a vedere Underwater, diretto dal regista William Eubank.
Trama: un gruppo di ricercatori rimane bloccato in una stazione sottomarina sul fondo della Fossa delle Marianne e i vari membri dovranno cercare di sopravvivere in un oceano improvvisamente zeppo di misteriosi pericoli.
Non sono fatta per certi film. Solo due cose, viste al cinema, mi fanno realmente morire d'ansia (lasciamo perdere le bambole assassine): gente in procinto di precipitare da altezze vertiginose, assieme a Spider-Man che zompetta tra i grattacieli, e gente bloccata sott'acqua. Il film può essere anche una zozzeria inguardabile a livello Alien degli abissi ma se mi tocca vedere per più di cinque minuti dei subacquei impossibilitati a risalire in superficie mi si ferma il cuore. Questo per dire che Underwater, benché non sia la stella più fulgida all'interno del panorama horror/sci-fi subbaqui, mi ha innervosita così tanto che, complici anche gli antibiotici che mi avvelenano l'organismo, ho passato l'ultima mezz'ora preda di attacchi di nausea e desiderio compulsivo di respirare aria fresca. Quindi il post potrebbe non essere molto obiettivo per quanto riguarda una pellicola "catastrofica" che sarebbe stata perfetta anche negli anni '80 o '90, popolata da personaggi tagliati con l'accetta e ben riconoscibili (final girl, macchietta di colore, capitano duro & puro, uomo mezzo matto ma di buon cuore, tipa dolcissima ed ingenua, tizio che permane morto per metà film), gettati in mezzo a tutto ciò che di orribile potrebbe comparire negli oceani a causa del dissennato sfruttamento delle risorse naturali, con una comparsata finale di Lui in persona. Il problema, guardando Underwater, è che non c'è il tempo materiale di riflettere sui suoi difetti o sul suo essere un Alien/Leviathan meets Armageddon, perché William Eubank e i suoi sceneggiatori ci catapultano già dopo 3 minuti scarsi nel vivo dell'azione, laddove per "azione" intendo esplosioni ininterrotte e fughe dalla morte imminente come se piovessero, e hai voglia a chiedere un attimo di tregua per mancanza d'ossigeno.
Ad aggravare la sensazione di claustrofobia ci pensano delle riprese subacquee fatte di ombre, sporadiche lucette al neon, filtri torbidi e jump scare tentacolati ed esplosivi; a un certo punto Cassel (sprecato, mi duole dirlo, unico reale neo del film) minaccia di passare all'infrarosso e lì ho pensato davvero di alzarmi e uscire, perché è un'altra cosa che mi terrorizza. Per fortuna la parentesi all'infrarosso dura poco, il resto sono visioni di mostri tentacoluti e più o meno schifidi e sequenze concitatissime di fuga dalla morte&distruzione, con qualche incursione in uno splatter scoppiereccio che talvolta stona con le atmosfere "raffinate" evocate da colei che è passata dall'essere inespressiva ragazzetta protagonista di commercialate scrause ad essere fascinosa musa di autori indipendenti. Sì, lasciatemi spendere due parole su Kristen Stewart, ché solo gli scemi non cambiano mai idea. Con la testa rasata e la tinta bionda, l'ex Bella Swan si getta con "gioia" (si fa per dire, la ragazza la gioia la lascia sempre altrove) in un ruolo che sarebbe stato perfetto per una Milla Jovovich più giovane, sfoggiando, maledetta lei, un fisico invidiabile quando è costretta a recitare senza le pesantissime tute da immersione e ad omaggiare Ripley in mutande e top (lo stesso vale per Jessica Henswick e prima che inveiate contro Eubank per l'eventuale sessismo, dico solo che costui è un signore e gente come David Ayer o Mark Tonderai dovrebbero solo imparare a realizzare inquadrature che non si concentrino solo su tette e culi) ma anche l'intensa espressività di chi è tormentato dalla paura e da orribili traumi passati. Per dire, la sequenza finale è di una bellezza incredibile e non solo grazie al regista e ai mostroni ma anche e soprattutto grazie alla Stewart. Quindi, onestamente devo ancora capire se ho visto un b-movie pompato dalle mie paure oppure quello che potrebbe definirsi un sci-fi/horror subacqueo con tutti i crismi ma poco importa: sono uscita dal cinema molto soddisfatta e questo è quello che conta!
Di Kristen Stewart (Norah), Vincent Cassel (Capitano), T.J. Miller (Paul) e John Gallager Jr (Smith) ho parlato ai rispettivi link.
William Eubank è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come The Signal. Anche sceneggiatore e produttore, ha 38 anni.
Jessica Henwick, che interpreta Emily, è stata la Colleen Wing delle serie Iron Fist e The Defenders. Il film è stato girato nel 2017 ma l'acquisizione della Fox da parte di Disney ne ha ritardato l'uscita di tre anni. Detto questo, se Underwater vi fosse piaciuto recuperate The Abyss, Leviathan, Crawl e 47 metri. ENJOY!
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venerdì 7 febbraio 2020
domenica 8 aprile 2018
The Belko Experiment (2016)
Quando ho saputo della combinazione micidiale tra sceneggiatura di James Gunn e regia di Greg McLean non ho potuto fare a meno di recuperare The Belko Experiment, realizzato nel 2016.
Trama: i dipendenti dell'azienda Belko vengono rinchiusi negli uffici della ditta a Bogotà e costretti a partecipare ad un sanguinoso gioco con una sola, semplicissima regola: uccidi o sarai ucciso.
Uno dei thriller-horror recenti (anche se ormai parliamo del 2006!) che non mi stanco mai di riguardare e di cui conservo un ottimo ricordo è Severance - Tagli al personale, gioiellino britannico che vi consiglio di recuperare se ancora non lo aveste fatto. Nonostante le premesse e il modo in cui si dipana la trama siano notevolmente diversi, The Belko Experiment me lo ha ricordato molto, soprattutto durante le sequenze introduttive nelle quali vengono "presentati" i dipendenti della Belko e vengono appena accennate dinamiche relazionali che diventeranno molto importanti col prosieguo del film, con un microcosmo aziendale fatto di persone che si sopportano a malapena ma sono costrette a convivere come minimo otto ore al giorno, di amicizie e relazioni amorose difficili, di alleanze nate in base all'ufficio in cui ci si trova e di naturali coalizioni contro l'autorità costituita, qualunque essa sia. Lavorando io in un'azienda, trovo sempre affascinanti gli horror che sfruttano questo ambiente per mettere ansia e The Belko Experiment, almeno all'inizio, contiene abbondanti wit ed umorismo nero e presenta situazioni a me molto familiari, cosa che me lo ha reso ancora più simpatico, soprattutto quando le naturali divisioni presenti all'interno del personale cominciano a palesarsi nel loro aspetto più sanguinoso. Senza fare troppi spoiler, i dipendenti della Belko, misteriosa azienda americana con sede a Bogotà, un giorno si ritrovano costretti a scegliere alcuni "capri espiatori" da uccidere e sacrificare in base alle istruzioni di una voce sconosciuta appropriatasi dell'interfono, mentre l'edificio che ospita l'azienda viene chiuso ermeticamente. Impiegati, donne delle pulizie, manutentori, superiori e guardie si ritrovano dunque tutti sulla stessa barca, costretti da un terrore innominabile a fare delle scelte morali discutibili ma necessarie, così da riuscire a superare tutte le fasi di un gioco spietato e tenersi stretta la vita; se da una parte c'è gente talmente ferma nelle proprie convinzioni che nemmeno il panico riesce a spingerla a compiere le azioni più turpi, dall'altra c'è chi nega l'evidenza ma anche, ahimé, chi non ha nessuna voglia di soccombere e ci mette pochissimi istanti a trasformarsi in una belva assetata del sangue di chi un tempo era collega e amico e non tutti gli sviluppi psicologici dei personaggi sono facilmente prevedibili, vi avviso.
Un'idea così malata, fatta di momenti al cardiopalma ma anche vergognosamente esilaranti, non poteva che venire partorita dal Guardiano della Galassia ad honorem James Gunn (che si porta naturalmente dietro un sacco di facce simpatiche, quelle del fratello Sean e di Michael Rooker in primis) ma la ferocia con la quale viene messo in scena il tutto è farina del sacco di un Greg McLean finalmente tornato alle atmosfere di feroce violenza abbandonate col loffio The Darkness. Le riprese esterne, il mondo alieno di Bogotà incarnato dalla calura canicolare, quei profetici bimbi con le maschere da scheletro e l'"amuleto per proteggere dai lupi mannari" profumano di Wolf Creek lontano un chilometro e fanno scivolare giù per la schiena dello spettatore un bel brivido preventivo ma anche le macellate all'interno della Belko hanno il loro perché: teste che esplodono senza preavviso e sfoghi di liberatoria violenza sono solo la punta dell'iceberg di una spirale di delirio fatta di immagini disturbanti e torture psicologiche prima ancora che fisiche, un nero universo di ordinario "male" nel quale impomatati uomini d'affari si liberano di giacca e cravatta per mettere a nudo tutte le loro frustrazioni e diventare dei novelli Mick Taylor. E che uomini in giacca e cravatta!! Siccome ho sempre avuto un debole per John C. McGinley è stata una gioia ritrovarlo, ovviamente, nel ruolo di uno dei dipendenti più psicopatici ma Tony Goldwyn è un'altra bellissima sorpresa per chi, come me, adora i personaggi un po' American Psycho e anche le quote rosa presenti nel film sanno farsi valere e ricordare, dalle più carismatiche alle caratteriste che compaiono per pochi istanti prima di fare una brutta fine. Posso quindi dire con assoluta certezza che l'accoppiata di due ragazzacci come McLean e Gunn ha funzionato alla perfezione e ha sfornato un film davvero gustoso, capace anche di fare riflettere sulle convenzioni sociali che ci impongono di non saltare al collo dei nostri colleghi anche se lo vorremmo proprio tanto. Nell'attesa che arrivi la seconda stagione di Wolf Creek (evviva!) non perdetelo assolutamente!
Del regista Greg McLean ho già parlato QUI. John Gallagher Jr. (Mike Milch), John C. McGinley (Wendell Dukes), Sean Gunn (Marty Espenscheid), David Dastmalchian (Lonny Crane), Gregg Henry (La voce) e Michael Rooker (Bud Melks) li trovate invece ai rispettivi link.
Tony Goldwyn (vero nome Anthony Howard Goldwyn) interpreta Barry Norris. Americano, ha partecipato a film come Venerdì 13: parte VI - Jason vive, Ghost - Fantasma, Poliziotto in blue jeans, Il rapporto Pelican, Gli intrighi del potere - Nixon, Il collezionista, Il sesto giorno, L'ultimo samurai, L'ultima casa a sinistra e a serie quali Hunter, I racconti della cripta e Dexter; come doppiatore, ha lavorato in Tarzan. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e un film in uscita.
Un paio di righe per la rubrica "Dove li ho già visti?". Adria Arjona, che interpreta Leandra, era la fidanzata dello sbirro giovane nella seconda stagione di True Detective, il cicciotto James Earl, che interpreta la guardia Evan, era Chamberlain Jackson nella seconda stagione di Scream Queens e infine Abraham Benrubi, alias Chet Valincourt, è l'indimenticabile centralinista Jerry di E.R. - Medici in prima linea. James Gunn, oltre a scrivere il film, avrebbe dovuto dirigerlo ma alla fine ha rinunciato perché, anche a causa del divorzio in corso, non voleva rimanere impegnato mesi sul set di un film così violento e così alla fine la palla è passata a Greg McLean. Detto questo, se The Belko Experiment vi fosse piaciuto recuperate Battle Royale, Severance - Tagli al personale e anche The Experiment. ENJOY!
Trama: i dipendenti dell'azienda Belko vengono rinchiusi negli uffici della ditta a Bogotà e costretti a partecipare ad un sanguinoso gioco con una sola, semplicissima regola: uccidi o sarai ucciso.
Uno dei thriller-horror recenti (anche se ormai parliamo del 2006!) che non mi stanco mai di riguardare e di cui conservo un ottimo ricordo è Severance - Tagli al personale, gioiellino britannico che vi consiglio di recuperare se ancora non lo aveste fatto. Nonostante le premesse e il modo in cui si dipana la trama siano notevolmente diversi, The Belko Experiment me lo ha ricordato molto, soprattutto durante le sequenze introduttive nelle quali vengono "presentati" i dipendenti della Belko e vengono appena accennate dinamiche relazionali che diventeranno molto importanti col prosieguo del film, con un microcosmo aziendale fatto di persone che si sopportano a malapena ma sono costrette a convivere come minimo otto ore al giorno, di amicizie e relazioni amorose difficili, di alleanze nate in base all'ufficio in cui ci si trova e di naturali coalizioni contro l'autorità costituita, qualunque essa sia. Lavorando io in un'azienda, trovo sempre affascinanti gli horror che sfruttano questo ambiente per mettere ansia e The Belko Experiment, almeno all'inizio, contiene abbondanti wit ed umorismo nero e presenta situazioni a me molto familiari, cosa che me lo ha reso ancora più simpatico, soprattutto quando le naturali divisioni presenti all'interno del personale cominciano a palesarsi nel loro aspetto più sanguinoso. Senza fare troppi spoiler, i dipendenti della Belko, misteriosa azienda americana con sede a Bogotà, un giorno si ritrovano costretti a scegliere alcuni "capri espiatori" da uccidere e sacrificare in base alle istruzioni di una voce sconosciuta appropriatasi dell'interfono, mentre l'edificio che ospita l'azienda viene chiuso ermeticamente. Impiegati, donne delle pulizie, manutentori, superiori e guardie si ritrovano dunque tutti sulla stessa barca, costretti da un terrore innominabile a fare delle scelte morali discutibili ma necessarie, così da riuscire a superare tutte le fasi di un gioco spietato e tenersi stretta la vita; se da una parte c'è gente talmente ferma nelle proprie convinzioni che nemmeno il panico riesce a spingerla a compiere le azioni più turpi, dall'altra c'è chi nega l'evidenza ma anche, ahimé, chi non ha nessuna voglia di soccombere e ci mette pochissimi istanti a trasformarsi in una belva assetata del sangue di chi un tempo era collega e amico e non tutti gli sviluppi psicologici dei personaggi sono facilmente prevedibili, vi avviso.
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| Ma ciao! <3 |
Del regista Greg McLean ho già parlato QUI. John Gallagher Jr. (Mike Milch), John C. McGinley (Wendell Dukes), Sean Gunn (Marty Espenscheid), David Dastmalchian (Lonny Crane), Gregg Henry (La voce) e Michael Rooker (Bud Melks) li trovate invece ai rispettivi link.
Tony Goldwyn (vero nome Anthony Howard Goldwyn) interpreta Barry Norris. Americano, ha partecipato a film come Venerdì 13: parte VI - Jason vive, Ghost - Fantasma, Poliziotto in blue jeans, Il rapporto Pelican, Gli intrighi del potere - Nixon, Il collezionista, Il sesto giorno, L'ultimo samurai, L'ultima casa a sinistra e a serie quali Hunter, I racconti della cripta e Dexter; come doppiatore, ha lavorato in Tarzan. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e un film in uscita.
Un paio di righe per la rubrica "Dove li ho già visti?". Adria Arjona, che interpreta Leandra, era la fidanzata dello sbirro giovane nella seconda stagione di True Detective, il cicciotto James Earl, che interpreta la guardia Evan, era Chamberlain Jackson nella seconda stagione di Scream Queens e infine Abraham Benrubi, alias Chet Valincourt, è l'indimenticabile centralinista Jerry di E.R. - Medici in prima linea. James Gunn, oltre a scrivere il film, avrebbe dovuto dirigerlo ma alla fine ha rinunciato perché, anche a causa del divorzio in corso, non voleva rimanere impegnato mesi sul set di un film così violento e così alla fine la palla è passata a Greg McLean. Detto questo, se The Belko Experiment vi fosse piaciuto recuperate Battle Royale, Severance - Tagli al personale e anche The Experiment. ENJOY!
domenica 22 maggio 2016
Hush (2016)
Ne stanno parlando tutti benissimo quindi è venuta anche a me voglia di guardare Hush, diretto e co-sceneggiato dal regista Mike Flanagan e distribuito in Italia con l'orrido titolo Il terrore del silenzio che durante il post non userò manco morta!
Trama: all'età di 13 anni la scrittrice Maddie è diventata sordomuta a causa di una meningite. Nonostante questo handicap, per poter immergersi meglio nel lavoro la ragazza ha scelto di vivere in un'isolata casa di campagna e una sera viene aggredita proprio lì da un uomo mascherato e armato di balestra, intenzionato a ucciderla...
Quello delle home invasion è un filone tra i più ansiogeni che siano mai stati creati. Dopo avere apprezzato Mike Flanagan come autore di horror sovrannaturali, posso dire di avere gradito molto anche il suo approccio a questo genere meno "fantasioso" ma più terrificante, soprattutto perché lui e la moglie Kate Siegel (che veste anche gli scomodi panni della protagonista) si sono impegnati a creare un terribile gioco tra gatto e topo, zeppo di ostacoli da superare necessariamente con una buona scrittura e un'ottima regia. Ciò che differenzia Hush dalla maggior parte degli home invasion è proprio il fatto che, come da titolo originale, la protagonista è muta e soprattutto sorda; all'handicap di non poter chiamare aiuto una volta capito che qualcuno la vuole uccidere si aggiunge pertanto quello di non sentire neppure il proprio aguzzino e qui viene meno il grosso vantaggio che le damsel in distress mediamente furbe possono sfruttare per sopravvivere in situazioni simili. Maddie è letteralmente costretta a tenere SEMPRE il killer sotto stretto contatto visivo e ciò scatena inevitabilmente nello spettatore dei moti d'ansia ininterrotti perché, ovviamente, la protagonista deve esporsi più del necessario e ogni volta che lo psicopatico esce dall'inquadratura subentra la consapevolezza che potrebbe trovarsi davvero ovunque, protetto dalla cappa di silenzio che opprime la ragazza. E' proprio questo dettaglio apparentemente "insignificante" a creare tutta una serie di dinamiche capaci di rivitalizzare e rendere ancora originale un filone ormai abusato come quello degli home invasion, oltre ad incrementare l'empatia provata dallo spettatore verso la protagonista, potenzialmente più fragile di altri e quindi maggiormente degna di umana pietà.
Kate Siegel mette palesemente l'anima nell'interpretazione di Maddie, aiutata da una sceneggiatura che fa di tutto per renderla simpatica e molto umana, ponendo l'accento su quei piccoli difetti che esulano dal suo handicap e relazionandola con pochi personaggi che, giustamente, la trattano come la persona normale che vorrebbe essere. Di fatto anche il maniaco si rapporta a Maddie come farebbe con qualsiasi altra vittima, sfruttando i suoi problemi non tanto come un vantaggio (il film finirebbe subito) ma piuttosto come un divertimento aggiunto che potrebbe potenzialmente portare avanti il suo gioco perverso all'infinito. Certo, laddove Kate Siegel è capace e profondamente espressiva, quel John Gallager Jr. che già non avevo apprezzato in 10 Cloverfield Lane lascia un po' a desiderare anche qui ma fortunatamente lo spettatore italiano potrà ravvisare un'incredibile somiglianza con il baldo Salveenee, cosa che mi ha reso il personaggio ancora più inviso e, di conseguenza, ha trasformato ogni mazzata infertagli in un attimo di pura e semplice goduria. Gli ultimi punti a favore della pellicola sono il sonoro (e soprattutto la parziale assenza dello stesso) e la capace regia di Mike Flanagan il quale, nonostante sia la Blumhouse che la Intrepid Pictures lo stiano praticamente facendo lavorare a cottimo, non perde un briciolo della sua eleganza neppure dietro la macchina da presa e sono convinta che mi darà ancora parecchie gioie per il futuro. Quindi, dategli fiducia e recuperate Hush!
Del regista e co-sceneggiatore Mike Flanagan ho già parlato QUI mentre John Gallager Jr., che interpreta Salv... ehm... "l'uomo", lo trovate QUA.
Kate Siegel interpreta Maddie ed è anche la co-sceneggiatrice della pellicola, oltre che moglie di Mike Flanagan. Americana, ha partecipato a film come Oculus - Il riflesso del male e a serie come Ghost Whisperers e Numb3rs. Ha un film in uscita, Ouija 2 che, in quanto diretto da Flanagan, si spera verrà fuori meglio del predecessore.
Se Hush vi fosse piaciuto recuperate Gli occhi della notte, The Strangers, You're Next e Funny Games. ENJOY!
Trama: all'età di 13 anni la scrittrice Maddie è diventata sordomuta a causa di una meningite. Nonostante questo handicap, per poter immergersi meglio nel lavoro la ragazza ha scelto di vivere in un'isolata casa di campagna e una sera viene aggredita proprio lì da un uomo mascherato e armato di balestra, intenzionato a ucciderla...
Quello delle home invasion è un filone tra i più ansiogeni che siano mai stati creati. Dopo avere apprezzato Mike Flanagan come autore di horror sovrannaturali, posso dire di avere gradito molto anche il suo approccio a questo genere meno "fantasioso" ma più terrificante, soprattutto perché lui e la moglie Kate Siegel (che veste anche gli scomodi panni della protagonista) si sono impegnati a creare un terribile gioco tra gatto e topo, zeppo di ostacoli da superare necessariamente con una buona scrittura e un'ottima regia. Ciò che differenzia Hush dalla maggior parte degli home invasion è proprio il fatto che, come da titolo originale, la protagonista è muta e soprattutto sorda; all'handicap di non poter chiamare aiuto una volta capito che qualcuno la vuole uccidere si aggiunge pertanto quello di non sentire neppure il proprio aguzzino e qui viene meno il grosso vantaggio che le damsel in distress mediamente furbe possono sfruttare per sopravvivere in situazioni simili. Maddie è letteralmente costretta a tenere SEMPRE il killer sotto stretto contatto visivo e ciò scatena inevitabilmente nello spettatore dei moti d'ansia ininterrotti perché, ovviamente, la protagonista deve esporsi più del necessario e ogni volta che lo psicopatico esce dall'inquadratura subentra la consapevolezza che potrebbe trovarsi davvero ovunque, protetto dalla cappa di silenzio che opprime la ragazza. E' proprio questo dettaglio apparentemente "insignificante" a creare tutta una serie di dinamiche capaci di rivitalizzare e rendere ancora originale un filone ormai abusato come quello degli home invasion, oltre ad incrementare l'empatia provata dallo spettatore verso la protagonista, potenzialmente più fragile di altri e quindi maggiormente degna di umana pietà.
Kate Siegel mette palesemente l'anima nell'interpretazione di Maddie, aiutata da una sceneggiatura che fa di tutto per renderla simpatica e molto umana, ponendo l'accento su quei piccoli difetti che esulano dal suo handicap e relazionandola con pochi personaggi che, giustamente, la trattano come la persona normale che vorrebbe essere. Di fatto anche il maniaco si rapporta a Maddie come farebbe con qualsiasi altra vittima, sfruttando i suoi problemi non tanto come un vantaggio (il film finirebbe subito) ma piuttosto come un divertimento aggiunto che potrebbe potenzialmente portare avanti il suo gioco perverso all'infinito. Certo, laddove Kate Siegel è capace e profondamente espressiva, quel John Gallager Jr. che già non avevo apprezzato in 10 Cloverfield Lane lascia un po' a desiderare anche qui ma fortunatamente lo spettatore italiano potrà ravvisare un'incredibile somiglianza con il baldo Salveenee, cosa che mi ha reso il personaggio ancora più inviso e, di conseguenza, ha trasformato ogni mazzata infertagli in un attimo di pura e semplice goduria. Gli ultimi punti a favore della pellicola sono il sonoro (e soprattutto la parziale assenza dello stesso) e la capace regia di Mike Flanagan il quale, nonostante sia la Blumhouse che la Intrepid Pictures lo stiano praticamente facendo lavorare a cottimo, non perde un briciolo della sua eleganza neppure dietro la macchina da presa e sono convinta che mi darà ancora parecchie gioie per il futuro. Quindi, dategli fiducia e recuperate Hush!
Del regista e co-sceneggiatore Mike Flanagan ho già parlato QUI mentre John Gallager Jr., che interpreta Salv... ehm... "l'uomo", lo trovate QUA.
Kate Siegel interpreta Maddie ed è anche la co-sceneggiatrice della pellicola, oltre che moglie di Mike Flanagan. Americana, ha partecipato a film come Oculus - Il riflesso del male e a serie come Ghost Whisperers e Numb3rs. Ha un film in uscita, Ouija 2 che, in quanto diretto da Flanagan, si spera verrà fuori meglio del predecessore.
Se Hush vi fosse piaciuto recuperate Gli occhi della notte, The Strangers, You're Next e Funny Games. ENJOY!
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domenica 1 maggio 2016
10 Cloverfield Lane (2016)
In questi giorni è uscito in Italia 10 Cloverfield Lane, apparentemente sequel dell'acclamato Cloverfield e diretto dal regista Dan Trachtenberg.
Trama: dopo un incidente, la giovane Michelle si ritrova chiusa in un bunker di proprietà del corpulento Howard. L'uomo, convinto che il mondo esterno sia stato devastato da una catastrofe nucleare, è ben deciso a non fare uscire né lei né l'altro prigioniero del rifugio, Emmett...
Come al solito quando mi capita di vedere i film, soprattutto quando si parla di opere molto recenti, non sto a documentarmi molto in merito, non solo per evitare spoiler ma anche per non copiare involontariamente il pensiero di qualche recensore degno di tale nome. E' per questo motivo che la visione di 10 Cloverfield Lane mi ha lasciata abbastanza perplessa. Sinceramente, mi aspettavo infatti di trovarmi davanti un film "di mostri" solo parzialmente ambientato in un bunker mentre la pellicola di Dan Trachtenberg è un thriller claustrofobico dove ciò che succede all'esterno conta fino ad un certo punto. Volete la verità? In pratica 10 Cloverfield Lane è la brutta copia di The Divide, con molti meno personaggi, tra l'altro ben poco interessanti, e, peggio ancora, molta meno follia; l'ora e mezza di durata pesa come un macigno tra dialoghi di una banalità sconcertante, silenzi protratti, ambienti sempre uguali e qualche imprevisto a spezzare la precaria routine dei tre ospiti del bunker. Cloverfield era interessante e si differenziava dalla miriade di found footage realizzati fino a quel momento perché aveva il coraggio di non mostrare praticamente nulla e di forzare lo spettatore ad immaginare, coinvolgendolo in un crescendo di tensione che deflagrava in un finale cattivissimo, mentre 10 Cloverfield Lane si rifugia nella sicurezza del "già visto", mettendo in piedi una storia fatta di psicosi da operetta, sindromi di stoccolma e qualche riferimento al film di Matt Reeves (riferimenti che, se non conoscete la pellicola a menadito o se non l'avete vista giusto qualche giorno fa, sicuramente non riuscirete a cogliere, un po' com'è successo a me) gettati lì a mo' di contentino. Anche in questo caso il finale è abbastanza interessante, o per meglio dire furbo, tuttavia è un po' poco per salvare una pellicola assolutamente non necessaria.
Ora, voi direte: cavolo, c'è John Goodman. E normalmente io vi risponderei: avete ragione, l'adorato ciccionetto salva la baracca. Magari. Purtroppo anche Goodman, di solito poco meno che eccelso, stenta a far decollare un personaggio che si affossa ad ogni minuto che passa, trincerandosi dietro silenzi minacciosi oppure profondendosi in imbarazzanti siparietti atti a sbattere in faccia allo spettatore, se fosse così scemo da non averlo capito dopo le prime sequenze, che "qualcosa non va!11!1111!!!". Un po' meglio la Winstead, eroina cazzutissima con l'interessante hobby della sartoria, probabilmente l'unico motivo di interesse che un uomo potrebbe trovare guardando 10 Cloverfield Lane, ma purtroppo alla protagonista è stata affiancata una spalla di rara mollezza, un personaggio che sarebbe andato bene giusto in un film di Kevin Smith ambientato negli anni '90, magari per essere preso a ceffoni da Jay e Silent Bob. Non c'è empatia verso i protagonisti, non c'è l'ansia nel sapere quale sarà il loro destino e, quel che è peggio, nelle poche scene che dovrebbero effettivamente uccidere lo spettatore con un senso soverchiante di claustrofobia non c'è nemmeno quello. Il finale probabilmente ha consumato l'intero budget messo a disposizione dei realizzatori ma, dopo tutto ciò che è stato mostrato prima, pare davvero attaccato con la colla, giusto per svegliare un pubblico ormai addormentato dalla camurrìa. A costo di essere ripetitiva, torno a pensare a The Divide e alle splendide immagini che accompagnavano la letterale rinascita della protagonista, in un afflato di poesia e personalità di cui, ahimé, questo 10 Cloverfield Lane è dolorosamente privo.
Di John Goodman (Howard), Mary Elizabeth Winstead (Michelle) e Bradley Cooper (la voce di Ben) ho già parlato ai rispettivi link.
Dan Trachtenberg è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, anche sceneggiatore e attore, ha 35 anni.
John Gallagher Jr. interpreta Emmett. Americano, ha partecipato a film come Margaret e Hush. Ha 32 anni e un film in uscita.
10 Cloverfield Lane, nato come una sceneggiatura completamente indipendente, è, a detta del produttore J.J. Abrams, un "consanguineo" di Cloverfield, al quale è collegato da un sacco di riferimenti, tuttavia non è un prequel né un sequel, quindi non è necessario guardare il film di Matt Reeves per capirlo o apprezzarlo; se comunque 10 Cloverfield Lane vi fosse piaciuto recuperatelo (anche perché pare non sia finita qui...) e aggiungete Misery non deve morire e The Divide. ENJOY!
Trama: dopo un incidente, la giovane Michelle si ritrova chiusa in un bunker di proprietà del corpulento Howard. L'uomo, convinto che il mondo esterno sia stato devastato da una catastrofe nucleare, è ben deciso a non fare uscire né lei né l'altro prigioniero del rifugio, Emmett...
Come al solito quando mi capita di vedere i film, soprattutto quando si parla di opere molto recenti, non sto a documentarmi molto in merito, non solo per evitare spoiler ma anche per non copiare involontariamente il pensiero di qualche recensore degno di tale nome. E' per questo motivo che la visione di 10 Cloverfield Lane mi ha lasciata abbastanza perplessa. Sinceramente, mi aspettavo infatti di trovarmi davanti un film "di mostri" solo parzialmente ambientato in un bunker mentre la pellicola di Dan Trachtenberg è un thriller claustrofobico dove ciò che succede all'esterno conta fino ad un certo punto. Volete la verità? In pratica 10 Cloverfield Lane è la brutta copia di The Divide, con molti meno personaggi, tra l'altro ben poco interessanti, e, peggio ancora, molta meno follia; l'ora e mezza di durata pesa come un macigno tra dialoghi di una banalità sconcertante, silenzi protratti, ambienti sempre uguali e qualche imprevisto a spezzare la precaria routine dei tre ospiti del bunker. Cloverfield era interessante e si differenziava dalla miriade di found footage realizzati fino a quel momento perché aveva il coraggio di non mostrare praticamente nulla e di forzare lo spettatore ad immaginare, coinvolgendolo in un crescendo di tensione che deflagrava in un finale cattivissimo, mentre 10 Cloverfield Lane si rifugia nella sicurezza del "già visto", mettendo in piedi una storia fatta di psicosi da operetta, sindromi di stoccolma e qualche riferimento al film di Matt Reeves (riferimenti che, se non conoscete la pellicola a menadito o se non l'avete vista giusto qualche giorno fa, sicuramente non riuscirete a cogliere, un po' com'è successo a me) gettati lì a mo' di contentino. Anche in questo caso il finale è abbastanza interessante, o per meglio dire furbo, tuttavia è un po' poco per salvare una pellicola assolutamente non necessaria.
Ora, voi direte: cavolo, c'è John Goodman. E normalmente io vi risponderei: avete ragione, l'adorato ciccionetto salva la baracca. Magari. Purtroppo anche Goodman, di solito poco meno che eccelso, stenta a far decollare un personaggio che si affossa ad ogni minuto che passa, trincerandosi dietro silenzi minacciosi oppure profondendosi in imbarazzanti siparietti atti a sbattere in faccia allo spettatore, se fosse così scemo da non averlo capito dopo le prime sequenze, che "qualcosa non va!11!1111!!!". Un po' meglio la Winstead, eroina cazzutissima con l'interessante hobby della sartoria, probabilmente l'unico motivo di interesse che un uomo potrebbe trovare guardando 10 Cloverfield Lane, ma purtroppo alla protagonista è stata affiancata una spalla di rara mollezza, un personaggio che sarebbe andato bene giusto in un film di Kevin Smith ambientato negli anni '90, magari per essere preso a ceffoni da Jay e Silent Bob. Non c'è empatia verso i protagonisti, non c'è l'ansia nel sapere quale sarà il loro destino e, quel che è peggio, nelle poche scene che dovrebbero effettivamente uccidere lo spettatore con un senso soverchiante di claustrofobia non c'è nemmeno quello. Il finale probabilmente ha consumato l'intero budget messo a disposizione dei realizzatori ma, dopo tutto ciò che è stato mostrato prima, pare davvero attaccato con la colla, giusto per svegliare un pubblico ormai addormentato dalla camurrìa. A costo di essere ripetitiva, torno a pensare a The Divide e alle splendide immagini che accompagnavano la letterale rinascita della protagonista, in un afflato di poesia e personalità di cui, ahimé, questo 10 Cloverfield Lane è dolorosamente privo.
Di John Goodman (Howard), Mary Elizabeth Winstead (Michelle) e Bradley Cooper (la voce di Ben) ho già parlato ai rispettivi link.
Dan Trachtenberg è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, anche sceneggiatore e attore, ha 35 anni.
John Gallagher Jr. interpreta Emmett. Americano, ha partecipato a film come Margaret e Hush. Ha 32 anni e un film in uscita.
10 Cloverfield Lane, nato come una sceneggiatura completamente indipendente, è, a detta del produttore J.J. Abrams, un "consanguineo" di Cloverfield, al quale è collegato da un sacco di riferimenti, tuttavia non è un prequel né un sequel, quindi non è necessario guardare il film di Matt Reeves per capirlo o apprezzarlo; se comunque 10 Cloverfield Lane vi fosse piaciuto recuperatelo (anche perché pare non sia finita qui...) e aggiungete Misery non deve morire e The Divide. ENJOY!
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