lunedì 10 novembre 2014

Il Bollodromo #5: Lucca Comics 2014

E’ passata una settimana dal mio soggiorno a Lucca, una tre giorni che mi ha tenuta impegnata dal 30 ottobre al 1 novembre, un’esperienza che ho voluto fare con tutta me stessa per un sacco di motivi, innanzitutto per mettermi alla prova (per la prima volta ho fatto un viaggio in solitaria, con tutti i pro e i contro) e poi perché i miei amici ormai si erano rotti le scatole di assecondarmi per un giorno, figuriamoci per TRE! Ma quindi, chiederete voi, com’è andata la trasferta lucchese? A parte il delirio di gente che mi ha portata ad invocare attacchi terroristici di ogni genere direi molto bene, sono riuscita a fare quasi tutto quello che mi ero ripromessa e anche a girare Pisa, dove avevo casa base. Ah, per la cronaca, doveste mai pensare di andare al Lucca Comics per più di un giorno vi consiglio di prendere una stanza al B&B The Sun Flower a Pisa: 5/10 minuti (dipende dal passo!) dalla stazione Centrale, zona tranquilla, a un tiro di schioppo dall’ottima pizzeria La Paradisea, colazione abbondante, bagni in comune talmente puliti che ci si potrebbe mangiare, padrona molto gentile e simpatica e, soprattutto, in treno ci vogliono appena 20 minuti per arrivare a Lucca. Che volete di più? Ma ora bando alle ciance e passiamo al breve resoconto di questi tre giorni intensi, con tanto di foto... ENJOY!

Giorno 1:
Il primo giorno si è aperto così.


Le prime persone che ho incontrato a Lucca sono state Jean Jacques e la sua simpaticissima morosa. C'è da dire che quest'uomo è Occhio di falco in disguise, ché io non riconosco neppure gente che ho visto tremila volte, figuriamoci una persona che ho visto solo in foto! Grandissimo inizio di giornata, comunque!
Dopo l'incontro fortuito sono corsa allo stand Rizzoli, dove Bryan Lee O'Malley firmava copie del suo ultimo lavoro, Seconds, e non solo: io infatti mi ero portata dietro anche una bella copia inglese di Scott Pilgrim (che ha causato non poco scompiglio tra gli appassionati, convinti che io avessi tra le mani una nuovissima copia italiana...) e mi sono fatta autografare entrambi i volumi, OLE'!






Incurante di una borsa dal peso specifico di una tonnellata, sono anche passata dallo stand Salda Press per acquistare Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La gente le teme. La fine è azzurra di Ratigher, un volume autoprodotto di cui avevo sentito parlare benissimo. Il gentilissimo commesso mi ha consigliato di tornare alle 17 per farmelo autografare e così ho fatto, godendomi lo spettacolo di un Autore in grado di creare un'immagine vivissima con due semplicissimi tratti neri e un paio di colori. Grande, non vedo l'ora di leggere Le ragazzine!



Il resto della giornata l'ho passato fotografando i vari cosplayer e visitando la nuovissima (e affollatissima) Japan Town dove ho scialacquato lo stipendio dietro ai gadget di Sailor Moon e un paio di oggettini fatti a mano (portacellulare di Le Chat Noir Cutisserie e una tazza in ceramica di Totoro), segnandomi ovviamente un altro paio di altre cose da acquistare nei giorni seguenti.

  
Giorno 2:
Giorno della Zombie Walk!! Armata di camicia sporca e bucata e calze straccionate passo prima dallo stand della Infinite Statue ad adottare un Piccettino e poi di corsa nel Baluardo San Donato, sede della Umbrella Corporation, punto di partenza della Zombie Walk, dove una bravissima truccatrice mi ha trasformata in questo modo!


In codesta spaventevole guisa ho vagato per Lucca, provando per la prima volta l'emozione di venire fermata, fotografata, molestata e schifata (mi spiace per la bimba che ho spaventato al bar!) dai passanti. Sempre in codesta spaventevole guisa mi sono messa in fila per farmi firmare A come ignoranza dal bellissimo, simpaticissimo e folle Daw che mi ha anche omaggiata di uno Sbranzo. No bla bla. Disegno (Poiché detengo il dottorato)


Nell'attesa della Zombie Walk mi sono poi avventurata nell'area Games per un saluto alla dolcissima Aislinn con l'inseparabile Luca Tarenzi, ai ragazzi di Caos e per ammirare Immanuel Casto in tutta la sua Squillosa beltade (una coda e tanti di quei bodyguard che neanche per George Clooney, che esagerazione!); nel frattempo ho comprato anche la scatola base di Munchkins, un gioco che puntavo da un po'. Sarà bello? Sarà brutto? Mah! Lo scopriremo solo vivendo!


Ore 16: spettacolo all'Umbrella Corporation e inizio Zombie Walk! Più che una walk è stata una run (non tutti concepivano l'idea di camminare lenti ma oh, esistono anche zombie veloci!) ma l'idea di inframezzare alla parata delle scenette in cui gli zombie attaccavano i sopravvissuti è stata geniale e mi sono divertita un casino! Menzione d'onore al gruppo di morti viventi truccati da nazisti, monaci e quant'altro, a dir poco perfetti. Inutile dire che sono tornata a Pisa senza togliere il trucco, per la gioia di turisti e passeggeri sul treno.

  
Giorno 3:
Ovvero, la sfida a Zerocalcare e alla folla oceanica del sabato. Dopo un viaggio da incubo in treno, assimilabile per quantità e qualità dell'aria a quella che respiravano gli ebrei nelle camere a gas, con Dimentica il mio nome in saccoccia arrivo alle 9.30 davanti allo stand Bao, dove il tizio mi dice "La fila per Zerocalcare è già chiusa" "Anche per la sessione delle 15?" "SI" O_O. Ora, i "cancelli" a Lucca aprivano alle 9, Zerocalcare firmava alle 11, ammetterete che ho fatto il possibile ma evidentemente non è bastato. Ho urlato "ZERO!" al povero Zerocalcare appena giunto e gli ho stretto la mano, un gesto che, è bene specificare, non è stato quello di una fangirl davanti ad un suo idolo, ma quello di una guerriera che accetta la supremazia del più forte e giura solennemente di non provare MAI PIU' ad ottenere un disegnetto. Ecchecca', uno deve anche sopravvivere. Stacce.


E a proposito di sopravvivere, per superare il diludendo sono andata a fare brunch alla Japan Town così da evitare code devastanti: Curry Rice e Tsukune, il primo ottimo, le seconde troppo dolcine per i miei gusti ma comunque buone. Dopo il brunch luculliano ho fatto gli ultimi acquisti nipponici (orecchini di Totoro e t-shirt della Milkshop) e mi sono recata con tranquillità allo stand Rizzoli, dove Aislinn è stata così carina da firmarmi la copia di Angelize II aggiungendo una dedica che mi ha commossa! Grazie ancora!!!


Non paga della Zombie Walk, prima di dedicarmi ad attività più statiche mi sono aggregata alla Walking Cage. Non posso spiegarvi la genialità di quest'idea nata per scherzo su Facebook, spero che la foto basti a farvi capire.


Sabato sono anche riuscita ad andare a vedere le interessanti mostre su Silver, The Walking Dead, Dylan Dog e Gabriele Dell'Otto, le cui meravigliose tavole mi hanno lasciata letteralmente a bocca aperta.


Per evitare la folla poi, via con le attività "culturali": prima sono andata a vedere Rocco Siffredi che presentava il gioco Orgasmo (acquisto obbligato per eventuale foto e autografo, 20 euro, ma per favore!!! XD) e mi sono fatta delle grasse risate con la sua Rocchitudine, quindi con tutta tranquillità sono andata alla presentazione di Atomico, dove il Doc Manhattan e un sacco di validissimi collaboratori parlavano del nuovo progetto descritto QUI. Avrei voluto palesarmi come Antrista ma, che volete, l'innata timidezza me l'ha impedito quindi mi sono limitata a fare un gesto del minollo non vista e ad augurare ogni bene a Doc & Co.. Avrei anche dovuto andare alla prima di Vittima degli eventi ma il Signuruzzu ci ha messo la mano e qualcosa mi ha detto di recarmi prontamente in stazione senza aspettare le 21 perché avrei rischiato altrimenti di rimanere a Lucca e dormir per strada vista la marea di gente che ha letteralmente bloccato la stazione!!


E con questo si conclude il resoconto della fiera, un'esperienza decisamente positiva! Tre giorni a Lucca, per una non addetta ai lavori, sono decisamente troppi e ora l'ho capito ma l'anno prossimo sicuramente uno o due... chissà! Intanto vi lascio con le foto degli acquisti! ENJOY!!

Robe cartacee...
Gadget...
Dettaglio orecchini totorosi...
E per finire Piccettino vi saluta!!



domenica 9 novembre 2014

The Babadook (2014)

Attirata dai trailer, dalla sua origine australiana e dalle recensioni di Lucia e del Bradipo, qualche sera fa ho deciso di guardare The Babadook, diretto e sceneggiato dalla regista Jennifer Kent a partire dal suo corto del 2005, Monster.


Trama: dopo la morte del marito, l'infermiera Amelia si è ritrovata a dover crescere da sola il figlioletto, dotato di fervida immaginazione. Un giorno i due trovano in casa un libro sul mostro Babadook e dal quel momento qualcosa comincia ad aggirarsi nottetempo per le stanze...


C'è stato un lungo periodo, quando facevo le elementari, in cui non ho dormito la notte, spaventata da orribili pensieri che per fortuna oggi non ricordo ma che, molto probabilmente, erano legati all'eventuale morte dei miei genitori. Di questo periodo rammento però benissimo una sera in cui, dopo un'ora passata a cercare di dormire, andai in cucina dove mia madre stava ancora guardando la TV e le dissi qualcosa come "Mamma, non riesco a dormire... ho paura". Mia madre, solitamente una donna paziente e comprensiva, si girò verso di me e, con le lacrime agli occhi, mi pregò di andare a dormire e di smetterla, perché lei non sapeva più come fare ad aiutarmi, dopo giorni passati seduta sul mio letto, a cercare di calmarmi e convincermi che non c'era nulla da temere. Quest'immagine mi è tornata assai chiara alla mente dopo la visione di The Babadook, l'ennesimo esempio, se mai ce ne fosse bisogno, di come l'horror non sia solo divertimento splatter per imbecilli ma di come dovrebbe soprattutto essere un modo per raccontare metaforicamente (ed esorcizzare) le nostre paure personali, i disagi sociali e mille altri problemi "tangibili" che infestano la nostra vita e il nostro mondo. Il Babadook è reale, certo, è un mostro che possiede le sue vittime cambiandole anche nel fisico, che vuole la nostra anima e quelle dei nostri piccoli ma il Babadook è soprattutto l'orrore senza nome della psiche di una madre che, per qualsivoglia motivo, smette di amare il proprio figlio, vorrebbe essere "libera", vorrebbe trovare una soluzione per far sparire ogni paura, preoccupazione e dolore oppure, molto prosaicamente, dormire serena senza la piccola piattola (e quando dico piccola piattola parlo soprattutto della me stessa bambina) che ad ogni ora dice "mamma, ho paura. Mamma, aiutami" quando la povera donna non riesce nemmeno ad aiutare se stessa. La cosa terribile di The Babadook è che l'uomo nero non solo è reale... l'uomo nero siamo noi.


Amelia è una donna sola, costretta a crescere un figlio che ogni giorno, con la sua sola esistenza, le ricorda che il marito è morto. Ha un lavoro difficile e faticoso (infermiera in un ospizio), delle amiche a dir poco imbecilli (o meglio, anche troppo umane perché l'esperienza insegna che ben poche persone sopportano il dolore altrui...), un bambino troppo sensibile che, palesemente oppresso dal senso di colpa e dalla paura di perdere anche la madre, le ribadisce ogni giorno di volerle bene, l'abbraccia, la bacia... la soffoca, letteralmente, povero pulcino. E lei non ne può più. Jennifer Kent ci offre in pasto la storia di una donna che, fin dai primi fotogrammi, vediamo arrivata al capolinea. Lo capiamo dalle sue espressioni, dal linguaggio corporeo (Essie Davis è favolosa), dal modo in cui il suo punto di vista diventa automaticamente il nostro e ci costringe ad odiare quel povero bambino e tutto il mondo che circonda questa disgraziata famigliola. Il Babadook, l'elemento sovrannaturale, arriva inaspettato o, meglio, senza un motivo apparente. Non ci sono maledizioni, non c'è una scomoda eredità o lo sciocco sfidare occulte e sconosciute regole tipiche di questo genere di horror; una sera Amelia e Samuel leggono un libro, la versione horror di una poesia di Gianni Rodari e tac!, il Babadook comincia a perseguitarli. Da lì la situazione precipita e la Kent comincia a giocare con i cliché del genere e con un gradevolissimo citazionismo ma senza mai perdere di vista l'idea molto orientale di un'entità nata dall'oscurità dell'animo umano più che da qualche sanguinoso evento. La filastrocca contiene tutto il terribile significato della pellicola ed è, nella sua semplicità, quello che spaventa più dei pochi e misurati effetti speciali del film... proviamo a farne un'analisi come si faceva a scuola?


"If it's in a word, or if it's in a book you can't get rid of the Babadook. He wears a hat he's tall and black but that's how they describe him in his book." Non ci si può liberare del Babadook perché, come ho detto all'inizio, il Babadook è l'oscurità che portiamo dentro di noi, qualcosa che ha un aspetto diverso per chiunque anche se ognuno, ovviamente, tenderà a descriverlo nero, alto, spaventoso. Per liberarcene dovremmo morire (So close your eyes and count to ten better hope you don't wake up again) oppure ignorarlo... ma, come imparerà a sue spese Amelia nel corso del film, ignorare l'oscurità serve solo a renderla più forte ed incontrollabile (Your closet opens and your honestly hopin' that he won't hear a sound but that's when you know that he's around) perché una volta che la consapevolezza di essere persone orribili ci sfiora diventa impossibile non ricamare sempre su questa terribile idea, fino alle estreme conseguenze (The book close you have an itch under your nose and that's just how the story goes). L'unica soluzione è, paradossalmente, abbracciare l'oscurità ed accettarla come parte di noi stessi, arrivando a convivere col Babadook, dandogli in pasto piccoli, innocui e squallidi peccatucci senza perdere di vista quello che ci rende fondamentalmente umani: il coraggio, l'amore, la volontà di superare il passato e andare avanti, di proteggere quello che è solo nostro, anche se a volte vorremmo non averlo mai avuto. Un happy ending quindi? Assolutamente no, perché una volta aperto il vaso di Pandora chiuderlo non è affatto facile, bisogna sempre maneggiarlo con incredibile cura. The Babadook siamo noi, che affrontiamo la vita e i suoi mostri giorno dopo giorno...  siete pronti ad accettarlo, ad accogliere il vostro personale Babadook e a farvi spaventare dal miglior horror dell'anno?

Jennifer Kent è la regista e sceneggiatrice della pellicola. Al suo primo lungometraggio, ha già diretto il corto Monster. Australiana, è anche attrice.


Essie Davis interpreta Amelia. Australiana, ha partecipato a film come Matrix Reloaded, Matrix Revolution e Australia. Ha 44 anni.


Se The Babadook vi fosse piaciuto, QUI potete vedere il bel corto Monster e poi magari andate QUI e aiutate a rendere possibile la realizzazione di un vero pop-up su The Babadook! ENJOY!

venerdì 7 novembre 2014

Boyhood (2014)

In questi giorni sono finalmente riuscita a guardare il film sulla bocca di tutti, Boyhood, diretto e sceneggiato nel 2014 (o meglio, girato nel corso di 12 anni) dal regista Richard Linklater.


Trama: il film segue letteralmente la crescita di Mason, dall'età di 5 anni fino ai 18, e le vicissitudini della sua disastrata famiglia...



Alla fine di Boyhood mi sono ritrovata a riflettere parecchio su quello che avevo visto, rimanendo sveglia nel letto più di quanto normalmente farei. In particolare, mi tornavano in mente le parole della madre del protagonista (una Patricia Arquette che dovrebbero far partecipare a più film) mentre, in lacrime, guarda il figlio partire per il college ed esclama queste parole, che riporto pari pari: "This is the worst day of my life. I knew this day would come, except why is it happening now? First I get married, have kids, end up with two ex-husbands, go back to school, get my degree, get my masters, send both my kids off to college. What's next? My own fucking funeral? [...] I just thought it would have been better." Pensavo solo che sarebbe stato meglio. Che cosa, il distacco? O forse la vita? In quanti l'abbiamo già pensato, in quanti lo penseremo davanti ai figli grandi, in quello che sarà "il peggior giorno", quando ci guarderemo indietro e penseremo a quali traguardi abbiamo raggiunto nella vita, SE li avremo raggiunti, e a quanto poco di emozionante ed importante ci rimarrà da fare? Il film si intitola Boyhood, il protagonista è il piccolo Mason, ma io ho focalizzato tutta la mia attenzione su quella madre che nella vita non ne ha mai azzeccata una, che è passata da un marito fannullone e sognatore a due ubriaconi della peggior specie e che, alla fine della fiera, si ritrova sola davanti all'amara verità dell'esistenza, una verità enunciata dall'ex marito e ripetuta come un mantra in svariate sequenze della pellicola: infanzia ed adolescenza sono una fucina di emozioni e sentimenti che, quasi inevitabilmente, l'età adulta incanalerà fino a farli affievolire e consumare, fiaccandoli con responsabilità, preoccupazioni, scelte, fallimenti, lavoro, famiglia, problemi economici e quant'altro.


La maggior parte di noi comuni mortali va al cinema per emozionarsi con storie straordinarie, pregne di significato, divertenti, paurose, per vivere un paio d'ore nei panni di qualcun'altro; Linklater ci "frega" e lo stesso ci cattura, realizzando un film che copre dodici anni di vita di un ragazzino e della sua famiglia, all'interno dei quali non succede nulla di particolarmente eclatante né vengono mostrati personaggi "speciali" o degni di particolare interesse ma "solo" uno spaccato di esistenza come ce ne sono milioni di altri all'interno della civiltà occidentale, con piccoli traguardi, pochi successi e troppi fallimenti. Laddove Malick trovava la poesia e la mano divina, Linklater mostra solo ciò che è prosaico, addirittura triste se vogliamo. So che sono una persona da bicchiere mezzo vuoto ma, ribadisco, al di là delle gite col papà, delle confidenze tra fratelli, delle feste e dei piccoli traguardi di Mason, quello che ho percepito guardando Boyhood è stata la costante e drammatica contrapposizione tra la speranza della giovinezza e la disillusione dell'età adulta; sequenze come quella in cui la madre di Mason neppure più sorride davanti ai ringraziamenti del ragazzo a cui ha cambiato la vita consigliandogli di iscriversi a scuola, quella in cui il padre ammette di essere stato costretto dagli eventi a diventare "quell'uomo noioso che tua madre avrebbe voluto" invece di continuare a vivere un'esistenza scapestrata o quella in cui il prof di Mason stronca con due inconfutabili parole ogni sua convinzione di essere speciale sono sequenze che mi hanno magonata più di quanto immaginavo possibile e che, neanche a dirlo, mi hanno messo addosso un indescrivibile ansia per il futuro e un incredibile rimpianto per ciò che poteva essere e che non è stato, per svariati motivi.


Per evitare di sprofondare nel disagio e nella depressione, da inguaribile cinefila mi tocca allora cercare conforto nell'inconfutabile bellezza di questo Boyhood, che trova fondamento in un lavoro incredibile durato dodici anni, dove l'affiatamento del cast dev'essere stato necessario e comprovato, quasi ai livelli di una famiglia. Mi tocca trarre forza dalla colonna sonora che, come nella vita reale, accompagna e rende indelebili i momenti più importanti dell'esistenza di Mason, sia quelli belli che quelli brutti, avvicinandolo maggiormente a quello strano padre-bambino il cui inquilino ha davvero accompagnato Bob Dylan in parecchi concerti. Mi tocca ripensare, ovviamente, alle belle e naturali sequenze con cui Linklater è riuscito a rendere fantastica anche la quotidianità; tra le mie preferite ci sono il dialogo tra Mason e la ragazzina in bicicletta, il saluto della petulante sorellina alla prima casa, lo sguardo verso i genitori dalla finestra, accompagnato dall'ingenua speranza che i due si possano rimettere insieme, i dialoghi solitari tra Mason e il padre (un favoloso Ethan Hawke) e, ovviamente, quel finale aperto in cui tutte le speranze del protagonista si cristallizzano in una camminata in mezzo alla natura, in un momento in cui il futuro è miracolosamente scomparso e c'è solo l'attimo. Quell'attimo che non siamo noi a dover prendere, perché è lui che prende noi, quando gli va. Avrei ancora mille cose da dire su Boyhood ma mi rendo conto che, per la natura stessa del film, sarebbero anche troppo personali e serie per un blog cazzaro come questo. Fatevi quindi il favore di andare a vedere una delle migliori pellicole dell'anno e abbandonatevi a tutte le sensazioni che vi potrà suscitare!


Del regista e sceneggiatore Richard Linklater ho già parlato QUI. Patricia Arquette (Mamma) ed Ethan Hawke (Papà) li trovate invece ai rispettivi link.

L'attrice che interpreta Samantha è Lorelai Linklater, figlia del regista: pare che intorno al quarto/quinto anno di riprese la ragazza avesse perso interesse verso il progetto e avesse chiesto al padre che il suo personaggio venisse ucciso ma ovviamente Linklater ha rifiutato! Se fosse stato invece il regista a morire davvero nel corso dei dodici anni del progetto, Ethan Hawke avrebbe preso il suo posto dietro la macchina da presa. Per concludere, se vi fosse piaciuto Boyhood non saprei davvero cosa consigliarvi di guardare vista la particolarità del progetto; scorrete la filmografia di Linklater e lasciatevi ispirare da questo eclettico regista! ENJOY!


giovedì 6 novembre 2014

(Gio)WE, Bolla! del 6/11/2014

Buon giovedì a tutti!! Non so voi ma io devo ancora superare il diludendo di non essere riuscita a vedere La principessa splendente né a Lucca (lo proiettavano domenica e ovviamente rimanevo fino a sabato) né qui a Savona, grazie alla pessima distribuzione italiana. Riuscirà Nolan a tirarmi su il morale? Ne dubito ma... ENJOY!


Interstellar
Reazione a caldo: Ci piace vincere facile!
Bolla, rifletti!: Probabilmente il film che CHIUNQUE andrà a vedere questa settimana. Io non sono una grande appassionata né di Nolan né di fantascienza ma Tarantino ha avuto solo parole di lode per questo film, quindi mi fiderò ciecamente!

Doraemon
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Pur adorando il Giappone io detesto Doraemon. L'ho sempre trovato orribilmente disegnato e di una scemenza rara. Vederlo in 3D non mi sconfinfera più di tanto ma sicuramente i bimbi ne saranno deliziati!

Andiamo a quel paese
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Ficarra e Picone mi stanno simpatici, molto più di altri comici italiani approdati sul grande schermo. Il loro nuovo film è una sorta di "voglio andare a vivere in campagna" ai tempi della crisi e sicuramente sarà valido per una serata casalinga in un futuro molto prossimo, non certo al cinema.

Al cinema d'élite si respira invece aria di Francia...

Tre cuori
Reazione a caldo: Il triangolo no, non l'avevo considerato
Bolla, rifletti!: Due sconosciuti, un uomo e una donna, s'incontrano, passano la serata insieme,  promettono di incontrarsi una settimana dopo, lui non si presenta per un incidente e da quel momento cercherà lei senza successo... imbattendosi, guarda caso, nella sorella. Avverto già aria di pesantezza franzosa lontano un chilometro, rifiuto l'offerta e vado avanti!

mercoledì 5 novembre 2014

Le recensioni Lazzaro (AKA Commenta e salva un film!)

Un po' di tempo fa passavo dal sempre ottimo blog Il buio in sala e ho scovato un post in cui il padrone di casa raccontava un aneddoto "da videoteca". I dettagli della vicenda li potete trovare QUI ma in pratica questo è il succo del discorso: un giorno in videoteca Giuseppe ha deciso di prendere tutti i film che avevano totalizzato ZERO noleggi e di dare loro una settimana per venire noleggiati e poter così "resuscitare" e rimanere in macchina, mentre gli altri sarebbero stati definitivamente rimossi, venduti o buttati.
La cosa carina, che arriva a toccare il Bollalmanacco, è che Giuseppe ha deciso di applicare anche al blog questo "gioco" (o esperimento) per "salvare" o fare resuscitare quei post che non hanno mai ricevuto nemmeno un commento e a me è sembrata un'idea geniale, degna di venire riproposta.
Ovviamente, come già detto su Il buio in sala, se determinati post continueranno a rimanere a 0 non li cancellerò (non ci penso nemmeno!!) però magari vi verrà la curiosità di recuperare i film in oggetto, chissà. Se non altro, a me sarà servito per mettere a posto le recensioni vecchissime e le foto che le corredavano!
Ecco quindi la lista, divisa per categorie, dei film recensiti sul Bollalmanacco che sono stati snobbati e non hanno ricevuto nemmeno un commento. Alcuni, effettivamente, lo meritavano per la loro natura di horror da due soldi ma ci sono anche dei capolavori che non hanno mai fatto del male a nessuno, anzi!
Mano a mano che verranno resuscitati (SE verranno resuscitati) aggiornerò questo post, ovviamente. Quindi, cosa state aspettando? Scorrete la lista, commentate e salvate anche voi un film!! ENJOY!



HORROR SCRAUSI O FILM URENDI

Perkins '14 - La mescolanza di zombie, sciocchi sentimenti paterni e il povero Perkins, giusto nominato.
ESP – Fenomeni paranormali - L'ennesimo, mortale clone di Paranormal Activity [RESUSCITATO da 50/50 Thriller]
The Killer Shrews - Trashume anni '50: topi-cane o cani-topo?
999 9999 - Il numero della sfiga! [RESUSCITATO da Obsidian]
Korang – La terrificante bestia umana - Mexploitation più truce e porcella di quel che sembra! [RESUSCITATO da Obsidian]
436 – La profezia - Fred Durst vs. La Sfiga
Predators - L'insulto finale a un mito degli anni '80
Ombre dal passato - Pacey contro i fantasmi dell'odio verso i remake inutili
Puppet Master - Il primo di una serie di trashate sui pupazzetti assassini!
I Drink Your Blood - Meat Pies rabbiose e zombie hippy!
Scream 3 - Pessima (quasi) fine per un'ottima saga

ALTRI HORROR DISCRETI O BUONI

Shiver - Prodottino spagnolo, senza infamia né lode
From Within - La figlia di Bruce Willis nel bel mezzo di un'epidemia suicida
Frozen - Tre sfigati bloccati su una seggiovia NON cantano Let it go! [RESUSCITATO da Caden Cotard e ADOTTATO da Beatrix]
Dying Breed - Ozploitation a base di cannibali!
Scream - Un cult anni '90 [RESUSCITATO da Cannibal Kid]
Scream 2 - Il degno sequel di un cult anni '90
Acolytes - Sempre dall'Australia, un thriller horror assai piacevole
Acacia - Poesia e horror all'orientale! [RESUSCITATO da Obsidian]
Abominable - L'abominevole uomo delle foreste, con tante guest star horror e inaspettato divertimento! [RESUSCITATO da Aislinn]
1972: Dracula colpisce ancora - Christopher Lee che succhia sangue nella swinging London!
Nightmare (2010) - Poteva essere un remake peggio, tolta la F Fibilante del povero Freddy/Topo

CULT MOVIES

Il grande inquisitore - Un cultone con Vincent Price, disturbantissimo!
Poltergeist – Demoniache presenze - Uno degli horror più belli (e più paurosi!) degli anni '80. [RESUSCITATO da Obsidian]
MASH - Suicide is painless... [RESUSCITATO da GIOCHER]
A Venezia un dicembre rosso... Shocking - Il finale più scioccante della storia del cinema per un film meraviglioso! [RESUSCITATO da Tiziano e ADOTTATO da Lisa e Obsidian]
Animal House - Cultone. Anche solo per il Toga Party che ha fatto storia! [RESUSCITATO da GIOCHER]
L'ululato - Più lo si guarda e più diventa bello!

OTTIMI FILM
Red - Geniale, val la pena guardarlo anche solo per l'interpretazione di John Malkovich [RESUSCITATO da Aislinn]
Auto Focus - Un giorno senza sesso è un giorno sprecato [RESUSCITATO da Marco "Grande Arbitro" Giorgio]

ALTRI GENERI, FILM SUFFICIENTI, DISCRETI O BUONI

L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva - Invece di andare a vedere Cogan - Killing them Softly, mi portarono a vedere il quarto capitolo delle avventure di Syd... [RESUSCITATO da Marco "Grande Arbitro" Giorgio]
Come ammazzare il capo... e vivere felici - Inaspettatamente esilarante! [RESUSCITATO da Marco "Grande Arbitro" Giorgio]
Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare - Più o meno come gli altri tre capitoli ma manca qualcosa.. [RESUSCITATO da Jean Jacques]
Limitless - Godibile dall'inizio alla fine. E poi Bradley Cooper è un fico! [RESUSCITATO da Non c'è paragone e ADOTTATO da Jean Jacques]
Colpo grosso - Lo sapevate che prima di Ocean's Eleven c'era questo? [RESUSCITATO da Marco "Grande Arbitro" Giorgio]
The Expendables – I mercenari - Il primo, esilarante capitolo di qualcosa che NESSUNO pensava sarebbe diventato una trilogia!! [RESUSCITATO da Marco "Grande Arbitro" Giorgio e ADOTTATO da Jean Jacques]
Keyhole - Film troppo cervellotico per poter essere guardato o descritto






martedì 4 novembre 2014

Vittima degli eventi (2014)

Una delle cose che non sono riuscita a fare a Lucca è stata andare all'anteprima di Vittima degli eventi, il fan movie dedicato a Dylan Dog diretto da Claudio Di Biagio. Poco danno visto che dal 2 novembre è disponibile su YouTube e infatti ecco la recensione di questo piccolo, sentito e validissimo omaggio alla creatura di Tiziano Sclavi!


Trama: Adele è vittima di un terribile e ricorrente incubo in cui una donna misteriosa viene decapitata e le offre la testa. Spaventata, la ragazza si rivolge a Dylan Dog che decide di indagare...


Da brava scettica (e in questo sono uguale a Dylan) non mi aspettavo granché da Vittima degli eventi, lo ammetto, sebbene una serie di entusiastiche recensioni lette in rete e il trailer (che, per una volta, mostrava dei personaggi molto simili a quelli del fumetto e delle atmosfere sufficientemente inquietanti) mi avessero convinta a dargli una chance. Fortunatamente, invece, ho concluso la visione con un sorriso soddisfatto e la speranza che la Bonelli possa un giorno commissionare a Di Biagio e Luca Vecchi un bel lungometraggio in grado di rinfocolare nel cuore dello spettatore un barlume di speranza verso il cinema italiano e, soprattutto, in grado di rendere doveroso omaggio ad un'icona horror nostrana che è stata data in pasto agli aMMeregani solo per venire rimasticata e distrutta. Cercando di non fare troppi spoiler, posso dire che Vittima degli eventi mi è piaciuto innanzitutto per il modo intelligente con cui vengono citati ed inseriti funzionalmente nella trama tutti quei tic, quei vezzi e quegli elementi che rendono uniche le storie di Dylan Dog; la profonda cultura e sensibilità del personaggio protagonista, quei dettagli dissonanti nascosti nei dialoghi e nelle vignette che riuscivano a rendere complessa ed inquietante anche una storia apparentemente lineare, le gag di Groucho, la naturalezza con cui la damsel in distress di turno finiva per innamorarsi, ricambiata, del protagonista, l'insicurezza e la determinazione dello stesso Dylan Dog sono tutte caratteristiche indispensabili per la buona riuscita di una storia "Dylaniata". In più, Di Biagio e Vecchi hanno aggiunto molti contentini per i fan riuscendo a non trasformare il mediometraggio nella fiera del cosplay fatto male o dell'omaggio piazzato "ad minchiam", così che l'appassionato possa ritrovare il clarinetto, il galeone incompleto, la galleria degli orrori, il campanello urlante, la pistola e quel certo negozietto, tutti inseriti senza fretta e al momento giusto, perfettamente amalgamati all'interno della trama (e il finale... quel finale è una "piccola bomba"!!).


La regia di Di Biagio non ha nulla da invidiare a quella di un navigato professionista, visto che non ricerca la soluzione facile ma ripropone il mondo attraverso punti di vista sghembi, come se la realtà che circonda Dylan non fosse lineare bensì costantemente filtrata dall'incubo; la sequenza più interessante, oltre a quella iniziale, è quella in cui Dylan vaga per Roma sotto l'effetto di un'erba allucinogena, un espediente in grado di trasformare luoghi turistici come il ponte di Castel Sant'Angelo in un universo parallelo dove il pericolo e l'ignoto potrebbero assalire le ignare vittime senza preavviso alcuno. Anche i pochi effetti speciali sono validi, così come le scenografie e l'uso delle luci che, a mio personalissimo parere, toccano l'apice all'interno dello "studio" di Madame Trelkovski, dove l'unione di toni rossi e donne-manichino a dir poco surreali creano un effetto straniante da brividi. Gli attori sono tutti in parte e molto bravi, sia due mostri sacri come Alessandro Haber e Milena Vukotic, perfetti nei ruoli di ispettore Bloch e Madame Trelkovski, sia interpreti un po' meno navigati come Valerio Di Benedetto e, soprattutto, Luca Vecchi, che incarna un Groucho a dir poco favoloso, ironico ma mai ridicolo. Per quel che riguarda Di Benedetto, che interpreta Dylan Dog, l'unica cosa che mi ha fatto storcere il naso è l'accento romanaccio messo in bocca al personaggio; ho sorvolato sull'ambientazione romana perché ha consentito l'utilizzo di leggende legate al folklore della città, tuttavia quell'accento l'ho trovato un po' seccante, non posso farci nulla. Gusto personale, ovviamente, del tutto soggettivo, un "difetto" che non inficia assolutamente la qualità di un fan movie in grado di surclassare pesantemente moltissime blasonate produzioni italiane ed estere. DAJE regà, continuate così! Auguro a Vittima degli eventi successi a non finire e voi che state leggendo questo post non titubate e andate subito su YouTube a vedere questo gioiellino!

Claudio Di Biagio è il regista della pellicola. Forse lo conoscerete come il volto dietro a Non aprite questo tubo e come attore lo ricorderete nel cast di Freaks!, di cui ha diretto anche un episodio.


Valerio Di Benedetto interpreta Dylan Dog. Ha partecipato a film come Il giorno dell'odio, Spaghetti Story e a serie come Freaks! e Romanzo criminale.


Alessandro Haber interpreta l'ispettore Bloch. Originario di Bologna, lo ricordo per film come Sogni mostruosamente proibiti, Amici miei - Atto II°, Fantozzi subisce ancora, Regalo di Natale, Grandi magazzini, Da grande, Willy Signori e vengo da lontano, Parenti serpenti, Il ciclone e Fuochi d'artificio. Anche regista, ha 67 anni.


Milena Vukotic interpreta Madame Trelkowski. Originaria di Roma, ricordo questa splendida attrice innanzitutto come moglie di Fantozzi nei film Fantozzi contro tutti, Fantozzi subisce ancora, Fantozzi va in pensione, Fantozzi alla riscossa, Fantozzi in paradiso, Fantozzi - Il ritorno, Fantozzi 2000 - La clonazione e poi anche per pellicole come Giulietta degli spiriti, Tre passi nel delirio, Il fascino discreto della borghesia, Dracula cerca sangue di vergine... E morì di sete!, Amici miei, Quell'oscuro oggetto del desiderio, Bianco, rosso e verdone, Cornetti alla crema, Amici miei - Atto II°, Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio e Roba da ricchi; inoltre, ha partecipato a serie come Il commissario Rex e Un medico in famiglia. Ha 76 anni e un film in uscita.


Sara Lazzaro, che interpreta Adele, è comparsa anche nell'orrido Evil Things - Cose cattive mentre lo sceneggiatore Luca Vecchi, che interpreta Groucho, ha partecipato come attore al pregevole Smetto quando voglio. Detto questo, non perdete tempo e andate QUI per vedere aggratise Vittima degli eventi! ENJOY!

domenica 2 novembre 2014

Mini-meme: Incubi e Meraviglie

In questo momento sarò appena tornata a casa da Lucca e sicuramente non avrò avuto modo di recensire film quindi torna molto comodo questo meme per il quale sono stata nominata dal Grande Arbitro Giorgio sul blog Giocomagazzino. Lo ringrazio e non tentenno ulteriormente... ENJOY!

La premessa è questa: "Il meme è stato originariamente proposto e ha a che vedere con il titolo di un libro scritto da Marco Lazzara 'Incubi e meraviglie' e di seguito dovrò prima rispondere a due domande, conseguentemente  mostrare una foto del testo in questione e nominare poi altre due persone per la prosecuzione della catena. Qui di seguito le domande e le rispettive risposte che ho dato"


Qual'è stato il vostro peggior incubo?
Io sono famosa per gli incubi "seriali", con robe orrende che si ripropongono. Il più terribile, fatto ai tempi credo delle medie, riguardava sicuramente il Diavolo, che cercava di prendermi mentre io mi nascondevo nel garage della mia vecchia casa, dove c'era anche la cantina. Ormai è passato troppo tempo perché possa ricordare esattamente i dettagli ma ancora oggi so benissimo quello che ho letto scritto sul muro di suddetta cantina, vergato in rosso: "Tornerò". Ad oggi, il dimonio non è ancora tornato ma a pensarci mi vengono i sudori freddi...

Cosa vi desta maggiore meraviglia?
Siccome amo molto viaggiare, senza dubbio i luoghi sconosciuti che mi si parano davanti per la prima volta. Anche solo una porta dipinta di un colore particolare, un cibo mai visto, un odore sconosciuto, un modo di dire particolare, sono piccole cose in grado di destarmi meraviglia!

Eccoci qui, rapidi ed indolore. Ed ora, io nominescion Aislinn e Valentina, se avranno voglia di raccogliere la sfida!!

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