mercoledì 26 novembre 2014
No More Excuses! (A Week Without Violence) - L'ultima eclissi (1995)
Ieri è stata la giornata internazionale della violenza contro le donne e noi blogger (spinti dall'idea e l'entusiasmo di Alessandra) abbiamo deciso che un giorno era un po' poco per risvegliare le coscienze e sensibilizzare i nostri lettori su questo argomento così delicato. Abbiamo quindi scelto di organizzare una rassegna (dal 25 al 30 novembre) in cui "bandire", per una volta, le frivolezze e dedicarci ad una serie di pellicole che trattassero il tema della violenza contro le donne, in ogni sua declinazione; a me è venuto in mente di riguardare L'ultima eclissi (Dolores Claiborne), diretto nel 1995 dal regista Taylor Hackford e tratto dal romanzo Dolores Claiborne di Stephen King.
Trama: Dolores Claiborne, donna dura e segnata dalla vita, già sospettata di avere ucciso il marito molti anni prima, viene accusata dell'omicidio dell'anziana e malata datrice di lavoro. La figlia Selina torna quindi dopo anni al suo paese natale per stare accanto alla madre ma il rapporto tra le due è rovinato dai troppi fantasmi del passato...
Da dove nasce la violenza verso le donne e perché? E' una domanda che mi sono posta spesso guardando L'ultima eclissi in occasione di questa "celebrazione", provando a rivedere questo film da un punto di vista diverso, centrato non già sulla giusta vendetta di Dolores ma sull'atteggiamento dei tre uomini (facciamo quattro) che interagiscono con le protagoniste della vicenda, ovvero il marito ubriacone di Dolores, il detective Mackey e il capo di Selina, ai quali aggiungo anche l'orribile banchiere a cui si rivolge Dolores, che nonostante la donna abbia un conto a suo nome consente al marito di farci quel che vuole senza dir nulla a lei in quanto "donna", quindi automaticamente incapace a gestire denaro e libretti bancari. Non avendo mai letto il libro (scusa, Stephen), sono stata necessariamente costretta a partire dal modo in cui vengono mostrati nel corso del film questi uomini durante il loro approcciarsi verso le donne e ho evinto che il comun denominatore nei dialoghi e negli atteggiamenti di questi personaggi, quello che scatena la violenza, sia fisica, psicologica o verbale, è sempre una profonda PAURA. La paura di venir privati del loro ruolo di maschio alfa nel momento in cui sono costretti ad affrontare donne forti e determinate, consapevoli dei loro diritti naturali e pronte a fare di tutto, giustamente, per mantenerli perché "a volte a una donna non rimane altro che fare la stronza". Dolores Claiborne è stata costretta a "fare la stronza" con un marito debole e codardo, che probabilmente l'ha sposata, nonostante passi il tempo ad insultarla per il suo aspetto fisico, proprio perché "brutta" e di conseguenza meno intimidatoria. Dolores è paziente ma non è una che accetta passivamente di venire picchiata, anzi; al primo accenno di violenza fisica il marito viene messo debitamente a posto ed è solo per la piccola Selina che la donna accetta una tregua, almeno finché le mire di lui non cominciano a rivolgersi verso l'unico essere debole rimasto in famiglia, la figlia. Liquidato il marito, arriva il detective Mackey che, a differenza dei compaesani di Dolores, non crede (o meglio, non accetta) che la donna possa essere innocente e che l'uomo sia morto per un semplice incidente, arrivando così a mettere da parte ogni imparzialità professionale e a trasformare una povera vittima in un mostro, una balena bianca da combattere senza pietà per mantenere intatto il record dei casi risolti.
Alla vicenda umana di Dolores si accompagna quella di Selina che, a differenza della madre, ha subito abusi fin da ragazzina, quando il padre ha cominciato a cercare in lei quello che non sarebbe riuscito a trovare assieme ad una moglie che lo odiava, ricambiata. A differenza di Dolores, che ha preso di petto la situazione e l'ha affrontata per amore della figlia, Selina è fuggita, fisicamente e mentalmente, dimenticando tutto ciò che era successo col padre e diventando una donna di successo che usa l'aggressività per sopperire ad un fragilissimo equilibrio psichico e che, di conseguenza, alla prima occasione viene "scaricata" dal suo capo redattore e amante in favore di un'altra collega più giovane e arrendevole. Voi direte, se Dolores è diventata un'assassina per Selina, le due donne saranno unite come non mai, giusto? Sbagliato, perché la paura e la violenza si autoalimentano, creano altri mostri, spezzano cuori e menti, lasciando così ogni donna sola davanti all'orrore perché troppo spesso certi abusi sono talmente innominabili e assurdi che si prova vergogna solo a parlarne, per timore di non venire creduti o, peggio, giudicati. Quindi si comincia a fare rinunce: si rinuncia ai legami familiari, alle amicizie, alla felicità, fino ad arrivare quasi a perdere la stessa umanità. E' quello che è successo a Vera, insopportabile megera per la quale Dolores è costretta a far da serva, che per sfuggire ad un matrimonio infelice si rifugia nei soldi e nei capricci da riccona, cercando di rendere la vita degli altri altrettanto infernale perché, si sa, mal comune mezzo gaudio. Vera è il personaggio da cui mai ci si aspetterebbe aiuto, tantomeno uno sprazzo di comprensione, invece con Dolores scatta una sorta di empatia, l'unione di forze tra due donne segnate dalla vita e costrette a disumanizzarsi per sopravvivere a due tipi di violenza, diversi ma ugualmente degradanti. Bastano pochi sguardi, pochissime parole, e la vita di Dolores cambia, cambia il rapporto tra lei e Vera, le due donne diventano i reciproci bastoni della vecchiaia fino alla fine, a dispetto di apparenze e convenzioni. E così anche L'ultima eclissi ci insegna che non esistono scuse, non devono esistere motivi per nascondere la testa sotto la sabbia ed ignorare le violenze, di qualsiasi genere siano. Non è necessario gridare, basta "solo" parlarne perché è vero che a volte a una donna non rimane altro che fare la stronza... ma perché costringerci ad arrivare a tanto e continuare ad alimentare una spirale fatta di sofferenza, dolore e solitudine? Ah sì, poi il film è bellissimo, ovviamente... ma chevvelodicoaffare?
Le recensioni per la settimana contro la violenza non finiscono qui! Ecco un meraviglioso banner dove troverete l'elenco dei blog che partecipano all'iniziativa e i rispettivi film. ENJOY!
martedì 25 novembre 2014
Il Bollalmanacco On Demand: Changeling (1980)
On Demand speciale quello di oggi, per onorare la vittoria di Germano "Hell" Greco che qualche giorno fa ha trovato la citazione proposta sul post per i tre anni del Bollalmanacco. Il buon Hell mi ha chiesto di guardare Changeling (The Changeling), diretto nel 1980 dal regista Peter Medak e, dulcis in fundo, lo stesso film lo troverete recensito proprio oggi anche sul blog di Lucia, Il giorno degli zombi. Che volete di più dalla vita? ENJOY!! (The Cloth arriverà presto, giuro!)
Trama: dopo la morte della moglie e della figlia, un compositore va a vivere in una villa solitaria. Presto il luogo diventerà teatro di strani fenomeni che porteranno l'uomo a scoprire un orribile evento accaduto nel passato...
Mi spiace cominciare il post su un film che persino Martin Scorsese ha definito "uno dei più terrificanti della storia del Cinema" dicendo che a me Changeling non ha fatto né caldo né freddo. Mi spiace perché subentra l'insicurezza cronica, che mi porta a ritenermi ignorante all'ennesimo livello e meritevole di finire nell'Angolo del Perculo (o Le stroncature che non ti aspetti) del blog Cinematografia Patologica. Mi spiace perché so che se Hell ha chiesto la recensione vuol dire che ha apprezzato il film, che Lucia spenderà parole bellissime per magnificarlo e io che rispetto entrambi a dismisura arriverò a sentirmi Sgarbianamente capra. Il problema è che una pellicola, di qualunque genere, mi deve prendere, mi deve entusiasmare ed emozionare e questo vale soprattutto per i mistery sovrannaturali come Changeling. Di fatto, detesto tanto gli horror beceri che sfruttano qualsiasi mezzuccio per far saltare lo spettatore sulla sedia quanto quelli che mi lasciano con la testa ciondoloni a ripetermi "e quindi?", non tanto per noia (che ovviamente ahimé subentra quando la storia non fa breccia) quanto proprio per l'incapacità di risvegliare in me qualsivoglia sensazione e purtroppo Changeling si è infilato dritto nel novero di questi ultimi. Il dramma familiare di John non mi ha minimamente toccata, perché serve solo da pretestuosa introduzione e poi viene lasciato cadere, rinfocolato solo da occasionali momenti di triste malinconia del protagonista e anche la giusta ira dell'entità che infesta l'antica magione mi ha lasciata in qualche modo indifferente; una volta scoperta la natura della "presenza", infatti, non sono riuscita a farmi coinvolgere né dalla sua fine effettivamente triste e terribile né, tantomeno, dalle indagini di John, forse uno dei detective dell'occulto peggiori mai apparsi sul grande schermo, uno a cui il fantasma deve dire praticamente tutto ed essere anche costretto a farsi giustizia da sé. Sicuramente la trama di Changeling ha gettato i semi per molti film che sarebbero seguiti, tuttavia opere come The Orphanage e The Others, solo per fare un esempio, erano molto più coinvolgenti emotivamente mentre il precedente A Venezia un dicembre rosso... shocking riusciva ad essere sia commovente che, appunto, scioccante.
Dal punto di vista tecnico ci mancherebbe, se dicessi che Changeling è brutto sarei da lapidare. Intanto la colonna sonora è molto bella e sfrutta alla perfezione la presenza di un personaggio in grado di suonare il pianoforte, tanto che la melodia "risolutiva" del carillon ci accompagna fino alla fine della pellicola. Per quel che riguarda la regia, poi, alcune sequenze sono effettivamente da cardiopalma, tre in particolare: innanzitutto, quella ripresa dal basso dove John cerca di forzare il lucchetto di una serratura, resa ancora più intensa dai suoni di sottofondo, poi c'è il terribile flashback che racconta la triste storia di Joseph, col primo piano degli occhi doloranti e traditi del bambino, i lineamenti alterati dalla ripresa attraverso l'acqua, infine il colpo di genio della carrozzina semovente che insegue la terrorizzata co-protagonista. Anche solo per queste scene, che hanno ispirato moltissimi registi, bisognerebbe guardare Changeling a prescindere dal gusto personale, perché sono oggettivamente molto ma molto belle, ma a questo pregio dovete anche aggiungere il gusto molto anni '70 dell'intera opera, che mostra personaggi posati e raffinati, scenografie "antiche" ma assai curate, suggestioni sicuramente ingenue al giorno d'oggi ma molto efficaci per l'epoca e una generale aria di "eleganza" che permea ogni fotogramma della pellicola. Tutto questo è molto vero ma purtroppo io sono una non competente amante del cinema che reagisce ai film "di pancia" più che "di testa" e per la prima ed ultima volta mi toccherà concordare in parte col blasonato Mereghetti: "Thriller parapsicologico vecchio stile" (vero, ma per me non è una cosa negativa) "e senza tocchi d'autore" (se ne può discutere, ciccio) "sostanzialmente una noia" (... eh sì, lo ammetto, ho dormito. Merito la gogna). Sipario, che è meglio.
Di Jean Marsh, che interpreta Joanna Russell, ho già parlato QUI.
Peter Medak è il regista della pellicola. Ungherese, ha diretto film come Species II ed episodi delle serie Magnum P.I., Ai confini della realtà, Dr. House, Masters of Horror, Breaking Bad, Cold Case e Hannibal. Anche produttore e attore, ha 77 anni e un film in uscita.
George C. Scott (vero nome George Campbell Scott) interpreta John Russell. Americano, ha partecipato a film come Il Dottor Stranamore, Patton, generale d'acciaio (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista, poi rifiutato dallo stesso attore), Fenomeni paranormali incontrollabili, L'esorcista III e a serie come Colombo e L'ispettore Tibbs; come doppiatore ha prestato la voce per il film Bianca & Bernie nella terra dei canguri. Anche regista e produttore, è morto nel 1991, all'età di 71 anni.
Melvyn Douglas (vero nome Melvyn Edouard Hesselberg) interpreta il senatore Carmichael. Americano, ha partecipato a film come Ninotchka, Hud il selvaggio (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista), L'inquilino del terzo piano e Oltre il giardino (che gli è valso il secondo Oscar come miglior attore non protagonista). E' morto nel 1981, all'età di 80 anni.
Un paio di curiosità. Trish Van Devere, che interpreta Claire Norman, era la moglie di George C. Scott all'epoca. Gli eventi raccontati in Changeling pare siano stati ispirati da eventi realmente accaduti allo sceneggiatore Russell Hunter quando viveva a Denver, in Colorado. Per finire, se Changeling vi fosse piaciuto, recuperate anche A Venezia un dicembre rosso... shocking e Gli invasati. ENJOY!
Trama: dopo la morte della moglie e della figlia, un compositore va a vivere in una villa solitaria. Presto il luogo diventerà teatro di strani fenomeni che porteranno l'uomo a scoprire un orribile evento accaduto nel passato...
Mi spiace cominciare il post su un film che persino Martin Scorsese ha definito "uno dei più terrificanti della storia del Cinema" dicendo che a me Changeling non ha fatto né caldo né freddo. Mi spiace perché subentra l'insicurezza cronica, che mi porta a ritenermi ignorante all'ennesimo livello e meritevole di finire nell'Angolo del Perculo (o Le stroncature che non ti aspetti) del blog Cinematografia Patologica. Mi spiace perché so che se Hell ha chiesto la recensione vuol dire che ha apprezzato il film, che Lucia spenderà parole bellissime per magnificarlo e io che rispetto entrambi a dismisura arriverò a sentirmi Sgarbianamente capra. Il problema è che una pellicola, di qualunque genere, mi deve prendere, mi deve entusiasmare ed emozionare e questo vale soprattutto per i mistery sovrannaturali come Changeling. Di fatto, detesto tanto gli horror beceri che sfruttano qualsiasi mezzuccio per far saltare lo spettatore sulla sedia quanto quelli che mi lasciano con la testa ciondoloni a ripetermi "e quindi?", non tanto per noia (che ovviamente ahimé subentra quando la storia non fa breccia) quanto proprio per l'incapacità di risvegliare in me qualsivoglia sensazione e purtroppo Changeling si è infilato dritto nel novero di questi ultimi. Il dramma familiare di John non mi ha minimamente toccata, perché serve solo da pretestuosa introduzione e poi viene lasciato cadere, rinfocolato solo da occasionali momenti di triste malinconia del protagonista e anche la giusta ira dell'entità che infesta l'antica magione mi ha lasciata in qualche modo indifferente; una volta scoperta la natura della "presenza", infatti, non sono riuscita a farmi coinvolgere né dalla sua fine effettivamente triste e terribile né, tantomeno, dalle indagini di John, forse uno dei detective dell'occulto peggiori mai apparsi sul grande schermo, uno a cui il fantasma deve dire praticamente tutto ed essere anche costretto a farsi giustizia da sé. Sicuramente la trama di Changeling ha gettato i semi per molti film che sarebbero seguiti, tuttavia opere come The Orphanage e The Others, solo per fare un esempio, erano molto più coinvolgenti emotivamente mentre il precedente A Venezia un dicembre rosso... shocking riusciva ad essere sia commovente che, appunto, scioccante.
Dal punto di vista tecnico ci mancherebbe, se dicessi che Changeling è brutto sarei da lapidare. Intanto la colonna sonora è molto bella e sfrutta alla perfezione la presenza di un personaggio in grado di suonare il pianoforte, tanto che la melodia "risolutiva" del carillon ci accompagna fino alla fine della pellicola. Per quel che riguarda la regia, poi, alcune sequenze sono effettivamente da cardiopalma, tre in particolare: innanzitutto, quella ripresa dal basso dove John cerca di forzare il lucchetto di una serratura, resa ancora più intensa dai suoni di sottofondo, poi c'è il terribile flashback che racconta la triste storia di Joseph, col primo piano degli occhi doloranti e traditi del bambino, i lineamenti alterati dalla ripresa attraverso l'acqua, infine il colpo di genio della carrozzina semovente che insegue la terrorizzata co-protagonista. Anche solo per queste scene, che hanno ispirato moltissimi registi, bisognerebbe guardare Changeling a prescindere dal gusto personale, perché sono oggettivamente molto ma molto belle, ma a questo pregio dovete anche aggiungere il gusto molto anni '70 dell'intera opera, che mostra personaggi posati e raffinati, scenografie "antiche" ma assai curate, suggestioni sicuramente ingenue al giorno d'oggi ma molto efficaci per l'epoca e una generale aria di "eleganza" che permea ogni fotogramma della pellicola. Tutto questo è molto vero ma purtroppo io sono una non competente amante del cinema che reagisce ai film "di pancia" più che "di testa" e per la prima ed ultima volta mi toccherà concordare in parte col blasonato Mereghetti: "Thriller parapsicologico vecchio stile" (vero, ma per me non è una cosa negativa) "e senza tocchi d'autore" (se ne può discutere, ciccio) "sostanzialmente una noia" (... eh sì, lo ammetto, ho dormito. Merito la gogna). Sipario, che è meglio.
Di Jean Marsh, che interpreta Joanna Russell, ho già parlato QUI.
Peter Medak è il regista della pellicola. Ungherese, ha diretto film come Species II ed episodi delle serie Magnum P.I., Ai confini della realtà, Dr. House, Masters of Horror, Breaking Bad, Cold Case e Hannibal. Anche produttore e attore, ha 77 anni e un film in uscita.
George C. Scott (vero nome George Campbell Scott) interpreta John Russell. Americano, ha partecipato a film come Il Dottor Stranamore, Patton, generale d'acciaio (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista, poi rifiutato dallo stesso attore), Fenomeni paranormali incontrollabili, L'esorcista III e a serie come Colombo e L'ispettore Tibbs; come doppiatore ha prestato la voce per il film Bianca & Bernie nella terra dei canguri. Anche regista e produttore, è morto nel 1991, all'età di 71 anni.
Melvyn Douglas (vero nome Melvyn Edouard Hesselberg) interpreta il senatore Carmichael. Americano, ha partecipato a film come Ninotchka, Hud il selvaggio (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista), L'inquilino del terzo piano e Oltre il giardino (che gli è valso il secondo Oscar come miglior attore non protagonista). E' morto nel 1981, all'età di 80 anni.
Un paio di curiosità. Trish Van Devere, che interpreta Claire Norman, era la moglie di George C. Scott all'epoca. Gli eventi raccontati in Changeling pare siano stati ispirati da eventi realmente accaduti allo sceneggiatore Russell Hunter quando viveva a Denver, in Colorado. Per finire, se Changeling vi fosse piaciuto, recuperate anche A Venezia un dicembre rosso... shocking e Gli invasati. ENJOY!
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lunedì 24 novembre 2014
No More Excuses! (A Week Without Violence)
Domani, 25 novembre, in tutto il mondo si celebra la Giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Come diceva Jorge Michel Grau alla fine del suo terribile, meraviglioso I is for Ingrown in The ABCs of Dead, "Negli ultimi 10 anni, in Messico sono state uccise 2015 donne. 200 donne al mese. L’orrore NON è sullo schermo."
Aumentando lo spettro d'analisi, veniamo a scoprire che in tutto il mondo, ogni due giorni, viene uccisa una donna.
L'orrore non è sullo schermo, ribadiamo.
Però lo schermo può aiutare a prendere ulteriore consapevolezza di questa piaga mondiale ed è per questo che la solita compagnia di Blogger ha deciso di dedicare una rassegna lunga cinque giorni a quei film che raccontano la violenza (fisica, psicologica, di ogni genere) sulle donne.
Ecco il banner col calendario e mi raccomando, a partire da domani non perdetene nemmeno uno!
Come diceva Jorge Michel Grau alla fine del suo terribile, meraviglioso I is for Ingrown in The ABCs of Dead, "Negli ultimi 10 anni, in Messico sono state uccise 2015 donne. 200 donne al mese. L’orrore NON è sullo schermo."
Aumentando lo spettro d'analisi, veniamo a scoprire che in tutto il mondo, ogni due giorni, viene uccisa una donna.
L'orrore non è sullo schermo, ribadiamo.
Però lo schermo può aiutare a prendere ulteriore consapevolezza di questa piaga mondiale ed è per questo che la solita compagnia di Blogger ha deciso di dedicare una rassegna lunga cinque giorni a quei film che raccontano la violenza (fisica, psicologica, di ogni genere) sulle donne.
Ecco il banner col calendario e mi raccomando, a partire da domani non perdetene nemmeno uno!
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domenica 23 novembre 2014
The Package (2012)
La scorsa sera mi serviva un film cazzaro e breve, non avevo voglia di horror e ho pensato che due botte e due botti avrebbero fatto alla bisogna, quindi ho deciso di guardare The Package, diretto nel 2012 dal regista Jesse V. Johnson. Segue sommario post su quel che sono riuscita a vedere quando non crollavo addormentata, vinta dalla noia...
Trama: Tommy è un ex soldato che lavora per un boss della mala. Un giorno gli viene chiesto di recapitare un pacchetto al fantomatico The German, altro boss e suo ex commilitone. Il compito parrebbe facile se non fosse che all'improvviso tutti vogliono questo pacchetto...
Quello di oggi sarà letteralmente un post di servizio per venire incontro ai poveri spettatori sprovveduti come la sottoscritta ed evitare loro spiacevoli sorprese: The Package è davvero un pacco e meriterebbe di venire multato per pubblicità ingannevole. Se io mi metto a guardare un film con Dolph Lundgren e Steve Austin come interpreti principali mi aspetto ed esigo che la gente si meni tra una tamarrata e l'altra, ovviamente, altrimenti metterei su un DVD di Bergman e buonanotte al secchio. In The Package, o woe!, NON SI MENANO. Cioé, lo fanno ma poco e, quel che è peggio, lo fanno dopo un'infinità di spiegoni e momenti pseudo-tristi che nuociono gravemente alla salute e a tutti i film zamarri che si rispettino, senza neppure un guizzo trash o ironico a salvare la situazione! Non è questione di mentalità chiusa, ci sta che la gente voglia rinnovare il genere e sono io la prima ad apprezzare le buone intenzioni ma, andiamo: Austin e Lundgren non sono attori, non lo sono mai stati, ma stavolta se la credono e si concedono pure il lusso di pronunciare dialoghi che superano le due/tre battute con tono monocorde e serioso, forse pensando di poter essere alla pari di, chessò, Bruce Willis o Mark Wahlberg, col risultato che di un'ora e mezza di film ne ho visto un'ora scarsa causa calo di palpebra costante, alimentato da una regia che più piatta non si può. Avrei già dovuto rendermi conto durante i lunghissimi titoli di testa che The Package sarebbe stato una palla perché assieme ai nomi dei coinvolti scorrono appunto le immagini di palle da bowling rotolanti ma lì per lì ho sperato in un omaggio al Grande Lebowski, non ho pensato al presagio di una lunghissima camurrìa.
A dirla tutta Dolph Lundgren qualcosa di simpatico lo fa, per esempio sfonda a mani nude un muro solo per spaccare la testa ad un tizio e si improvvisa chef mentre un altro tizio gli muore dissanguato davanti, ma Steve Austin ha la verve di un blocco di cemento e, quel che è peggio, viene picchiato selvaggiamente da tutti! Ora, immaginate di trovarvi davanti Stone Cold Steve Austin. Stiamo parlando di una leggenda della WWE, non della controfigura di Steve Urkel. Immaginate ora di tirargli un pugno, così, per ischerzo. COME MINIMO dovreste già sentire il dolore delle vostre nocche che si frantumano ed effettivamente a un certo punto mi sono svegliata grazie ad un sonoro SOCK! che stava ad indicare la morte per singolo cazzotto di un avversario di Steve Austin (complimenti!) ma per il resto 'sto povero gigante viene cartellato da ometti smilzi, topi di biblioteca, avvocati in giacca e cravatta, dottori e persino da una donna. Una donna, santo cielo! Lo so che all'inizio del post mi sono lamentata perché non si picchiano ma infatti questi sono buffetti, si spara poco e il confronto finale tra Lundgren e Austin dura trenta secondi ed è preceduto da almeno cinque minuti di ennesimo confronto verbale... insomma, non si fa. Soprattutto non si fa di imbastire una trama così imbecille (non potete immaginare cosa sia il package del titolo...) senza un minimo d'ironia e mostrando uno Steve Austin "introspettivo" e dei mafiosi che si spiegano a vicenda ogni mossa e barbatrucco giustificandoli a sé stessi e ai propri nemici. Ridatemi i bei vecchi action ignoranti, non questi ibridi per finti intellettuali!!!!
Di Dolph Lundgren, che interpreta The German, ho già parlato QUI.
Jesse V. Johnson è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Alien Hunt - Attacco alla Terra e The Butcher. Anche stuntman, sceneggiatore, attore e produttore, ha 43 anni.
Steve Austin (vero nome Steven James Anderson) interpreta Tommy Wick. Leggenda della WWE meglio conosciuto come "Stone Cold" Steve Austin, ha partecipato a film come I Mercenari - The Expendables, Un weekend da bamboccioni 2 e a serie come Nash Bridges, inoltre ha doppiato, nei panni di se stesso, molti episodi del favoloso Celebrity Deathmatch. Anche produttore e sceneggiatore, ha 50 anni.
Tra i vari attori che compaiono in questo insulso filmetto segnalo la presenza de "l'uomo che fuma" di X-Files, William B.Davis, nei panni del Dottor Willhelm. Detto questo, se The Package vi fosse piaciuto recuperate tutti e tre i capitoli de I mercenari, perlomeno vi divertirete! ENJOY!
Trama: Tommy è un ex soldato che lavora per un boss della mala. Un giorno gli viene chiesto di recapitare un pacchetto al fantomatico The German, altro boss e suo ex commilitone. Il compito parrebbe facile se non fosse che all'improvviso tutti vogliono questo pacchetto...
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| Ti spiego... |
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| ...ti meno... |
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| ... ti RI-spiego... |
Jesse V. Johnson è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Alien Hunt - Attacco alla Terra e The Butcher. Anche stuntman, sceneggiatore, attore e produttore, ha 43 anni.
Steve Austin (vero nome Steven James Anderson) interpreta Tommy Wick. Leggenda della WWE meglio conosciuto come "Stone Cold" Steve Austin, ha partecipato a film come I Mercenari - The Expendables, Un weekend da bamboccioni 2 e a serie come Nash Bridges, inoltre ha doppiato, nei panni di se stesso, molti episodi del favoloso Celebrity Deathmatch. Anche produttore e sceneggiatore, ha 50 anni.
Tra i vari attori che compaiono in questo insulso filmetto segnalo la presenza de "l'uomo che fuma" di X-Files, William B.Davis, nei panni del Dottor Willhelm. Detto questo, se The Package vi fosse piaciuto recuperate tutti e tre i capitoli de I mercenari, perlomeno vi divertirete! ENJOY!
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venerdì 21 novembre 2014
Frank (2014)
Uno dei film che volevo vedere questa settimana era Frank, diretto dal regista Leonard Abrahamson, liberamente ispirato alla vita del musicista Chris Sievey e soprattutto del suo alter ego, Frank Sidebottom.
Trama: Jon vorrebbe fare il musicista e sfuggire alla grigia vita di provincia. L'occasione si presenta quando gli impronunciabili Soronprfbs cercano un tastierista per un concerto e per incidere l'album ma la vita con gli strani elementi che compongono il gruppo non sarà facile...
Frank è un film molto tenero, che spiazza lo spettatore in più di un'occasione, non tanto per la storia, di per sé assai semplice, quanto per i personaggi rappresentati. In realtà, pur chiamandosi Frank, fin dall'inizio la pellicola si concentra sul giovane Jon e sui suoi tentativi frustrati di trovare un posto all'interno della scena musicale irlandese prima e mondiale poi, cosa che fa di lui l'osservatore attraverso il cui punto di vista vengono presentati i personaggi e raccontata tutta la storia di Frank e dei Soronprfbs. Che sono dei bei scoppiati, bisogna dirlo. Dei casi umani senza speranza che accolgono quasi di malavoglia il "normale" Jon e che nella musica non cercano successo ma semplicemente un modo per fare arte, per esprimersi, probabilmente per sfogare una natura che li porterebbe dritti in prigione o al manicomio, alcuni anche al suicidio. Jon invece vuole emergere, vuole diventare famoso e per questo racconta ogni dettaglio della sua esperienza condividendolo sui social; è palese che Jon sia un musicista mediocre, non perché gli manca la tecnica ma perché gli manca quella personalità che gli consentirebbe di trovare ispirazione anche nelle cose più semplici e banali, gli manca l'innocenza di voler fare musica senza secondi fini, senza dover essere per forza fico. In confronto a Jon, spesso irritante nella sua ragionevolezza da manager/bimbominkia, Frank e gli odiosi Soronprfbs risultano umani e gradevoli, anche con i loro antipatici modi di fare e i loro atteggiamenti sociopatici, perché questi assurdi outsider amano la musica e soprattutto si amano l'un con l'altro e si sostengono come se fosse la cosa più naturale del mondo, condividendo le poche gioie e i molti dolori della loro vita scapestrata.
Tenero e spiazzante questo Frank, come ho detto all'inizio. Però manca qualcosa, qualcosa che riesca a tirare fuori la storia dal binario conosciuto del percorso di formazione del protagonista (successo - crollo - redenzione) e dell'happy ending canonico a tutti i costi. Quel qualcosa che, se Frank fosse stato messo in mano a gente come Kaufman, Gondry, Jonze o Anderson, veri esperti nell'arte di tratteggiare le idiosincrasie umane e le esistenze di gente troppo assurda per vivere, l'avrebbe probabilmente elevato a capolavoro assoluto. Manca in definitiva il gusto per l'assurdo, che in Frank si riduce alla mera forma, all'apparenza che nasconde invece un'anima semplice e abbastanza convenzionale, un po' come la maschera di cartapesta indossata dal protagonista. Peccato perché gli attori sono tutti bravissimi, il blasonato e mascherato Fassbender, pur avendo una voce bella quanto il suo vero aspetto (ecco, magari sarebbe guardare il film in lingua originale...), non ruba la scena ai co-protagonisti, così che tutti gli interpreti riescono ad ottenere il proprio giusto e meritato spazio mentre le canzoni sono molto particolari e ricordano (a me che sono musicalmente ignorante, ovviamente) un po' lo stile dei Sonic Youth, con suoni isterici e dissonanti che accompagnano dei testi assurdi e quasi nonsense. Insomma, diciamo che da Frank mi aspettavo un po' di coraggio e weird in più però parliamo di una pellicola assai gradevole che mi sento assolutamente di consigliare, soprattutto per chi è in cerca di una storia in grado di mescolare con leggerezza ed equilibrio il dramma e la commedia.
Di Domhnall Gleeson (Jon Burroughs), Maggie Gyllenhaal (Clara) e Michael Fassbender (Frank) ho già parlato ai rispettivi link.
Lenny Abrahamson è il regista della pellicola. Irlandese, ha diretto film come Adam & Paul e What Richard Did. Anche sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e un film in uscita.
Scoot McNairy (vero nome John Marcus McNairy) interpreta Don. Americano, ha partecipato a film come Cogan - Killing them Softly, Argo, 12 anni schiavo, L'amore bugiardo e a serie come Six Feet Under, How I Met your Mother, My Name is Earl, CSI - Scena del crimine e Bones. Anche produttore, ha 37 anni e tre film in uscita, tra cui Batman vs Superman: Dawn of Justice.
François Civil, che interpreta il francese Baraque, era il Papillon del diludente Necropolis - La città dei morti mentre Carla Azar, che interpreta Nana, è davvero una musicista, soprattutto batterista. Neanche a dirlo, l'assurdo personaggio di Frank è stato scritto per Johnny Depp ed è strano in effetti che l'attore non abbia partecipato al progetto, lasciando campo libero a Fassbender! Lo script originale, invece, era ambientato soprattutto in Svezia ma le location sono cambiate quando a dirigere la pellicola è stato chiamato l'irlandese Lenny Abrahamson. Detto questo, se Frank vi fosse piaciuto recuperate Essere John Malkovich. ENJOY!
Trama: Jon vorrebbe fare il musicista e sfuggire alla grigia vita di provincia. L'occasione si presenta quando gli impronunciabili Soronprfbs cercano un tastierista per un concerto e per incidere l'album ma la vita con gli strani elementi che compongono il gruppo non sarà facile...
Frank è un film molto tenero, che spiazza lo spettatore in più di un'occasione, non tanto per la storia, di per sé assai semplice, quanto per i personaggi rappresentati. In realtà, pur chiamandosi Frank, fin dall'inizio la pellicola si concentra sul giovane Jon e sui suoi tentativi frustrati di trovare un posto all'interno della scena musicale irlandese prima e mondiale poi, cosa che fa di lui l'osservatore attraverso il cui punto di vista vengono presentati i personaggi e raccontata tutta la storia di Frank e dei Soronprfbs. Che sono dei bei scoppiati, bisogna dirlo. Dei casi umani senza speranza che accolgono quasi di malavoglia il "normale" Jon e che nella musica non cercano successo ma semplicemente un modo per fare arte, per esprimersi, probabilmente per sfogare una natura che li porterebbe dritti in prigione o al manicomio, alcuni anche al suicidio. Jon invece vuole emergere, vuole diventare famoso e per questo racconta ogni dettaglio della sua esperienza condividendolo sui social; è palese che Jon sia un musicista mediocre, non perché gli manca la tecnica ma perché gli manca quella personalità che gli consentirebbe di trovare ispirazione anche nelle cose più semplici e banali, gli manca l'innocenza di voler fare musica senza secondi fini, senza dover essere per forza fico. In confronto a Jon, spesso irritante nella sua ragionevolezza da manager/bimbominkia, Frank e gli odiosi Soronprfbs risultano umani e gradevoli, anche con i loro antipatici modi di fare e i loro atteggiamenti sociopatici, perché questi assurdi outsider amano la musica e soprattutto si amano l'un con l'altro e si sostengono come se fosse la cosa più naturale del mondo, condividendo le poche gioie e i molti dolori della loro vita scapestrata.
Tenero e spiazzante questo Frank, come ho detto all'inizio. Però manca qualcosa, qualcosa che riesca a tirare fuori la storia dal binario conosciuto del percorso di formazione del protagonista (successo - crollo - redenzione) e dell'happy ending canonico a tutti i costi. Quel qualcosa che, se Frank fosse stato messo in mano a gente come Kaufman, Gondry, Jonze o Anderson, veri esperti nell'arte di tratteggiare le idiosincrasie umane e le esistenze di gente troppo assurda per vivere, l'avrebbe probabilmente elevato a capolavoro assoluto. Manca in definitiva il gusto per l'assurdo, che in Frank si riduce alla mera forma, all'apparenza che nasconde invece un'anima semplice e abbastanza convenzionale, un po' come la maschera di cartapesta indossata dal protagonista. Peccato perché gli attori sono tutti bravissimi, il blasonato e mascherato Fassbender, pur avendo una voce bella quanto il suo vero aspetto (ecco, magari sarebbe guardare il film in lingua originale...), non ruba la scena ai co-protagonisti, così che tutti gli interpreti riescono ad ottenere il proprio giusto e meritato spazio mentre le canzoni sono molto particolari e ricordano (a me che sono musicalmente ignorante, ovviamente) un po' lo stile dei Sonic Youth, con suoni isterici e dissonanti che accompagnano dei testi assurdi e quasi nonsense. Insomma, diciamo che da Frank mi aspettavo un po' di coraggio e weird in più però parliamo di una pellicola assai gradevole che mi sento assolutamente di consigliare, soprattutto per chi è in cerca di una storia in grado di mescolare con leggerezza ed equilibrio il dramma e la commedia.
Di Domhnall Gleeson (Jon Burroughs), Maggie Gyllenhaal (Clara) e Michael Fassbender (Frank) ho già parlato ai rispettivi link.
Lenny Abrahamson è il regista della pellicola. Irlandese, ha diretto film come Adam & Paul e What Richard Did. Anche sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e un film in uscita.
Scoot McNairy (vero nome John Marcus McNairy) interpreta Don. Americano, ha partecipato a film come Cogan - Killing them Softly, Argo, 12 anni schiavo, L'amore bugiardo e a serie come Six Feet Under, How I Met your Mother, My Name is Earl, CSI - Scena del crimine e Bones. Anche produttore, ha 37 anni e tre film in uscita, tra cui Batman vs Superman: Dawn of Justice.
François Civil, che interpreta il francese Baraque, era il Papillon del diludente Necropolis - La città dei morti mentre Carla Azar, che interpreta Nana, è davvero una musicista, soprattutto batterista. Neanche a dirlo, l'assurdo personaggio di Frank è stato scritto per Johnny Depp ed è strano in effetti che l'attore non abbia partecipato al progetto, lasciando campo libero a Fassbender! Lo script originale, invece, era ambientato soprattutto in Svezia ma le location sono cambiate quando a dirigere la pellicola è stato chiamato l'irlandese Lenny Abrahamson. Detto questo, se Frank vi fosse piaciuto recuperate Essere John Malkovich. ENJOY!
giovedì 20 novembre 2014
TreBBolle
Eh sì, oggi sono TRE.
Three is a magic number yes it is.
Tre è il numero perfetto.
Tre cosa, direte voi?
Tre anni di Bollalmanacco su Blogger.
Tre anni che mi sopportate, commentate, consigliate, condividete e quant'altro quindi tanti auguri a me ma soprattutto grazie mille (non tre) a voi!
E il titolo idiota, direte voi, perché? Beh.
Ecco perché.
Per festeggiare i tre anni di attività, chiunque indovinerà la citazione di un film che avevo adorato, si beccherà la possibilità di richiedere una recensione On Demand e di scavalcare le altre richieste in sospeso (!) costringendomi così alla prima maratona On Demand della storia del Bollalmanacco. Forse, ché qui si fanno tanti programmi ma mantenerli è dura, eh!!
ENJOY!
Three is a magic number yes it is.
Tre è il numero perfetto.
Tre cosa, direte voi?
Tre anni di Bollalmanacco su Blogger.
Tre anni che mi sopportate, commentate, consigliate, condividete e quant'altro quindi tanti auguri a me ma soprattutto grazie mille (non tre) a voi!
E il titolo idiota, direte voi, perché? Beh.
Ecco perché.
Per festeggiare i tre anni di attività, chiunque indovinerà la citazione di un film che avevo adorato, si beccherà la possibilità di richiedere una recensione On Demand e di scavalcare le altre richieste in sospeso (!) costringendomi così alla prima maratona On Demand della storia del Bollalmanacco. Forse, ché qui si fanno tanti programmi ma mantenerli è dura, eh!!
ENJOY!
(Gio)WE, Bolla! del 20/11/2014
Buon giovedì a tutti! In una settimana già priva di uscite interessanti, il multisala savonese si butta ovviamente su quelle più commerciali e ancor meno interessanti se vogliamo, senza recuperare Clown neanche per sbaglio. Riuscirà la Bolla a rimettere piede al cinema quest'anno? Mah, ne dubito. ENJOY!
Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I
Reazione a caldo: Per appassionati.
Bolla, rifletti!: Lungi da me criticare l'attesa dei fan, ovviamente. Sta di fatto che il primo Hunger Games non mi era piaciuto e che anche i romanzi non rientrano proprio nelle mie corde, devo ancora leggere il terzo. L'unico motivo di interesse sarebbe capire se 'sto povero Peeta rimarrà per sempre friendzonato da quell'oca giuliva (ghiandaia giuliva?) di Katniss. No, non me lo dite, lo immagino.
Scusate se esisto
Reazione a caldo: No, non ti scuso.
Bolla, rifletti!: Dai, come posso scusare l'ENNESIMA commediola italiana che unisce la Cortellesi a Bova? Ma non ne avevano già fatto una anni fa? E basta!!
Perlomeno il cinema d'élite qualcosa di buono fa...
Due giorni, una notte
Reazione a caldo: Interessante.
Bolla, rifletti!: Fior di blogger hanno parlato benissimo dell'ultimo lavoro dei Fratelli Dardenne ed effettivamente già la trama è molto interessante, la riporto fedelmente dal sito del cinema: In procinto di tornare al lavoro, Sandra scopre che il suo capo, su consiglio di un supervisore che la ritiene poco produttiva, ha deciso di imporre ai suoi colleghi di lavoro di scegliere tra i loro bonus e la possibilità di evitare il suo licenziamento. Il weekend prima della votazione decisiva, la donna, spronata dal marito, decide di fare quanto può per cercare di salvare il salario sul quale la sua famiglia conta: incontrare i sedici colleghi chiedendo loro faccia a faccia se possono rinunciare ai mille euro per lei… Visti i tempi che corrono, a me mette già ansia e a voi? Segno per il recupero futuro!
Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I
Reazione a caldo: Per appassionati.
Bolla, rifletti!: Lungi da me criticare l'attesa dei fan, ovviamente. Sta di fatto che il primo Hunger Games non mi era piaciuto e che anche i romanzi non rientrano proprio nelle mie corde, devo ancora leggere il terzo. L'unico motivo di interesse sarebbe capire se 'sto povero Peeta rimarrà per sempre friendzonato da quell'oca giuliva (ghiandaia giuliva?) di Katniss. No, non me lo dite, lo immagino.
Scusate se esisto
Reazione a caldo: No, non ti scuso.
Bolla, rifletti!: Dai, come posso scusare l'ENNESIMA commediola italiana che unisce la Cortellesi a Bova? Ma non ne avevano già fatto una anni fa? E basta!!
Perlomeno il cinema d'élite qualcosa di buono fa...
Due giorni, una notte
Reazione a caldo: Interessante.
Bolla, rifletti!: Fior di blogger hanno parlato benissimo dell'ultimo lavoro dei Fratelli Dardenne ed effettivamente già la trama è molto interessante, la riporto fedelmente dal sito del cinema: In procinto di tornare al lavoro, Sandra scopre che il suo capo, su consiglio di un supervisore che la ritiene poco produttiva, ha deciso di imporre ai suoi colleghi di lavoro di scegliere tra i loro bonus e la possibilità di evitare il suo licenziamento. Il weekend prima della votazione decisiva, la donna, spronata dal marito, decide di fare quanto può per cercare di salvare il salario sul quale la sua famiglia conta: incontrare i sedici colleghi chiedendo loro faccia a faccia se possono rinunciare ai mille euro per lei… Visti i tempi che corrono, a me mette già ansia e a voi? Segno per il recupero futuro!
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