martedì 8 maggio 2018

You Were Never Really Here (2017)

E' uscito questa settimana in tutta Italia (ma non a Savona, avevate dubbi?) You Were Never Really Here, diretto nel 2017 dalla regista Lynne Ramsey e da lei sceneggiato a partire dal romanzo omonimo di Jonathan Ames. Esiste anche un titolo italiano ma è talmente idiota da non meritare menzione.


Trama: Joe, reduce di guerra dal passato traumatico, lavora nei bassifondi cittadini come esecutore di pedofili e salvatore di povere ragazzine rapite da questi ultimi. Quando però un lavoro va male, Joe si ritrova solo, a combattere agenti corrotti e la propria follia galoppante...


No, dai, menzioniamolo il titolo italiano: A Beautiful Day - You Were Never Really Here. Vista la giornata, anzi, le giornate che compongono la triste esistenza di Joe, protagonista del film, sembrerebbe quasi una presa in giro, invece i titolisti hanno ripreso un pezzetto della frase che chiude la pellicola, in cui i personaggi affermano "It's a Beautiful Day". Inutile dire che la frase in questione, estrapolata dal contesto, non vuol dire proprio nulla, mentre bisognerebbe concentrarsi su quel "You Were Never Really Here", ovvero "Non sei mai stato realmente qui", che è poi la condizione perenne del protagonista. Joe, infatti, può tranquillamente essere definito un uomo "fuori dal mondo", una creatura divorata da traumi passati (che a noi spettatori non sarà mai concesso di comprendere nella loro interezza) che scivola ai margini della percezione visiva delle persone, cercando di non lasciare nessun ricordo di sé e incapace di integrarsi nella società; Joe vive solo con la madre, con la quale c'è un rapporto profondo, cementato da qualcosa di terribile accaduto in passato, per il resto gli unici contatti dell'uomo con altri esseri umani sono ricevere "ordini dall'alto" ed elargire tanta, tanta violenza. Sì perché Joe è una sorta di sicario, inviato su richiesta a liberare ragazzine rapite e tenute segregate da pedofili. Anche qui, non ci è dato sapere perché ma probabilmente Joe, perseguitato da allucinazioni e dai ricordi di eventi orribili accorsi nell'infanzia e durante l'esperienza come militare, è stato spinto ad intraprendere questa "professione" da un mix di senso di colpa ed empatia, che uniti al suo quasi totale distacco dalla realtà e a ricorrenti manie suicide lo rendono, letteralmente, il migliore in quello che fa. E quello che fa, beninteso, è terribile ed angosciante proprio perché la Ramsey ha scelto (forzata anche da un budget limitato) di giocare di sottrazione e mostrare il minimo indispensabile, quanto basta affinché lo spettatore immagini tutto il sangue che può venire spillato da un martello inquadrato con insistenza e quasi affettuosamente; arditi tagli di montaggio ci mostrano le vittime prima vive poi morte, oppure la cinepresa decide di guardare altrove proprio all'ultimo momento, o ancora sceglie di indugiare su dettagli macabri resi con la stessa freddezza di una natura morta, dopo che l'amico martello o chi per lui ha fatto il suo dovere.


Paradossalmente, proprio un film come You Were Never Really Here, basato sul non detto e non mostrato, è una di quelle pellicole che si incide a fuoco nella mente e nel cuore dello spettatore. Benché di Joe non si sappia un granché, le sue vicende ci coinvolgono, arriviamo a tifare per lui e a dispiacerci fino ad avere paura quando le cose sfuggono di mano; quegli sprazzi di passato che la Ramsey dispensa a spizzichi e bocconi, apparentemente senza un senso logico, ci spingono a cercare di risolvere un rompicapo impossibile e a scavare nell'animo del silenzioso protagonista e di coloro che arrivano, in qualche modo, a scuotere la sua esistenza, come la madre oppure la piccola Nina. Se ci si pensa bene quello di Joe, interpretato magistralmente da un Joaquin Phoenix (premiato giustamente l'anno scorso a Cannes) allo stesso tempo bellissimo, eroico e sconfitto, è un personaggio archetipico, l'uomo senza passato e laconico di moltissimi film d'azione, la cui vita viene sconvolta da eventi impossibili da controllare, eppure l'approccio della Ramsay trasforma una storia "banale" in un film elegante, meritevole di venire ricordato, a tratti doloroso e sì, anche "insoddisfacente" se vogliamo, nella misura in cui lo spettatore viene lasciato a bocca asciutta e privo di appigli concreti per "capire" al 100% ciò che muove Joe. A mio avviso, è proprio qui però che risiede la bellezza di You Were Never Really Here, fatto di momenti di dolorosa poesia (la tumulazione nel lago stringe il cuore), in buona parte silenzioso salvo per la particolare colonna sonora elettronica di Johnny Greenwood, a tratti impregnato di un male di vivere e di uno squallore difficilmente sopportabili. Al di là dello schifo della depravazione che fa da perno all'intera vicenda, è proprio l'orrore del vuoto che si trova dentro e fuori Joe a sconvolgere, l'idea di un uomo costretto a vivere fuori dal mondo, costantemente intrappolato in un incubo al punto da non sapere più distinguere cos'è vero da cosa è falso, un dead man walking se mai ne è esistito uno, forse per questo tanto più umano rispetto alla miriade di sicari duri e puri che popolano da decenni gli schermi dei cinema. In due parole, l'ennesima vittoria della Ramsey, dalla quale non mi sarei aspettata di meno.


Di Lynne Ramsey, regista e co-sceneggiatrice del film, ho già parlato QUI. Joaquin Phoenix (Joe) e Alessandro Nivola (Governatore Williams) li trovate invece ai rispettivi link.

Alex Manette interpreta il Senatore Albert Votto. Americano, ha partecipato a film come ... e ora parliamo di Kevin, Shame, Disconnect e The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca. Anche produttore, ha 49 anni.


Se You Were Never Really Here vi fosse piaciuto recuperate Drive. ENJOY!

lunedì 7 maggio 2018

Ermanno Olmi (1931-2018)


... ma quanto mi hai traumatizzato con quell'Albero degli zoccoli.

domenica 6 maggio 2018

Loro 1 (2018)

Durante la permanenza a Trieste, dopo Avengers: Infinity War ho convinto il Bolluomo ad andare a vedere anche Loro 1, diretto e co-sceneggiato dal regista Paolo Sorrentino.


Trama: Sergio Morra, pappone dalle grandi ambizioni, raduna una corte di prostitute di lusso per arrivare a Lui. Il Silvio. Berlusconi, nel frattempo, ha il suo bel daffare per mantenere il rapporto con la moglie Veronica, ormai ridotto al lumicino...



"Non ci ho capito un ca**o". Questo il commento del Bolluomo alla fine della visione di Loro 1. Una constatazione solo apparentemente superficiale, che in realtà aveva tutt'altro significato, assai più condivisibile. Infatti, come poi mi ha spiegato in seguito, Mirco in realtà non ha ben capito come sia riuscito Sorrentino a trarre un film di durata standard da una trama risibile come quella scritta sopra e sinceramente non posso dargli torto. L'ho scritto su Facebook e lo ribadisco anche qui: Loro 1 è un film dove per un'ora si vede Scamarcio strafatto in mezzo alla patata, per altri 40 minuti invece c'è Servillo che imita Berlusconi come i peggiori comici del Bagaglino, mentre Sorrentino ipnotizza lo spettatore con una bellezza formale incredibile, folli soluzioni visive, momenti lisergici, metafore che capirà solo lui, tutto quello che continua a confermarlo uno dei migliori registi italiani. E però, Paoletto mio, non ti chiedo tanto ma un MINIMO di contenuto sì, per cortesia. Vero è che per ritrarre l'universo Berlusconiano, governato da colui che tanto si è impegnato, fin dagli anni '80, a traghettare gli italiani tra le braccia dell'Ignoranza, non c'è nulla di più azzeccato che portare sul grande schermo un coloratissimo Vuoto Cosmico; vero è che il 90% del cervello del Berlusca sarà occupato dalla passera e per il restante 10% ci saranno mastruzzi, manie di grandezza, autocelebrazioni e un costante desiderio di far fesso il prossimo, che è un po' la composizione di Loro 1; vero è che Lui è sempre stato e continua ad essere la caricatura di sé stesso quindi ben venga un'interpretazione che sa di posticcio lontano un chilometro; vero è che prima di giudicare bisognerebbe aspettare di vedere Loro 2, che dal trailer promette una malinconia senza fine in aperto contrasto con la squallida cazzoneria del primo capitolo; vero tutto ma, santo Silvio, a me Loro 1 è sembrata comunque una colossale, Berlusconiana presa per i fondelli. E facile che 1) non abbia capito una mazza oppure 2) questo era l'intento di Sorrentino, chissà.


Queste sono dunque le reazioni a caldo, che probabilmente troveranno completamento nel post che dedicherò a Loro 2 (film che, per inciso, andrò a vedere da sola, il Bolluomo ha detto "poi me lo racconti, eh!") quindi prendetele con le pinze, almeno per ora. Due parole, solo, aggiungo sugli attori e sulla realizzazione di Loro 1. Scamarcio ha raggiunto un'età in cui, finalmente, ha trovato il ruolo giusto per lui: quello del magnaccione cafone e strafatto di bamba. Probabilmente io lo ricorderò per sempre così, una scheggia impazzita che vuole a tutti i costi incontrare Lui, anche dando in pasto la bella e "raffinatissima" moglie (il montaggio iniziale in cui nel tempo di scaldare due sofficini nel microonde per i figli la signora si prepara per uscire e tira pure di naso è da antologia) al vecchio politico laido interpretato magistralmente da Fabrizio Bentivoglio, altro attore che da il meglio di sé nel crudele confronto col Berlusconi di Servillo. Su quest'ultimo mi sono già pronunciata, ho trovato la sua "versione" del Berlusca troppo caricaturale, inutilmente ridicola e se vogliamo banale, ché alla fine è quello che si sarebbe aspettato il pubblico; tra l'altro, il rapporto con Veronica Lario è di una tristezza incredibile, con lei che passa per gran intellettualona costretta (ma da chi, da cosa???) a sopportare un marito amato solo in virtù di ricordi passati ormai da tempo, invecchiati come il povero Concato che a un certo punto (non me ne vogliano i fan, ché il povero Fabio mi sta anche simpatico) spunta a coronare un teatrino del trash fatto di pecore che schiattano, Apicella che suona, castelli gonfiabili in mezzo ai prati e calciatori che citano Saramago rifiutando le veline (schiatto, dai!). In tutto questo, ho due sole certezze. Kasia Smutniak merita il premio Corinna Negri ad honorem e può giusto ringraziare di essere una gnocca colossale, mentre Sorrentino è sempre bravissimo nel creare sprazzi di poesia nei momenti più inaspettati, mostrando arte ed innocenza anche dove non ci si aspetterebbe di trovarli, e riuscendo a creare una sequenza in particolare che non avrebbe affatto stonato all'interno di The Neon Demon. Ovviamene, questa è solo la mia modestissima e ignorante opinione, decidete voi se la Grande Bellezza di un regista dotato che secondo me stavolta l'ha fatta un po' fuori dal vaso può essere sufficiente a spingervi a vedere Loro 1.


Del regista e co-sceneggiatore Paolo Sorrentino ho già parlato QUI. Toni Servillo (Silvio Berlusconi), Riccardo Scamarcio (Sergio Morra) e Kasia Smutniak (Kira) li trovate invece ai rispettivi link.

Elena Sofia Ricci interpreta Veronica Lario. Nata a Firenze, la ricordo per film come Io e mia sorella, inoltre ha partecipato a serie quali Caro maestro, Don Matteo, I Cesaroni e Che Dio ci aiuti. Ha 56 anni e tornerà ovviamente in Loro 2.


Fabrizio Bentivoglio interpreta Santino Recchia. Nato a Milano, ha partecipato a film come Marrakech Express, Turné, Puerto Escondido, Denti, Tutto tutto niente niente e Il ragazzo invisibile. Anche sceneggiatore e regista, ha 61 anni e due film in uscita, tra cui Loro 2.


Anna Bonaiuto interpreta Cupa Caiafa. Nata in Friuli-Venezia Giulia, ha partecipato a film come Il ginecologo della mutua, Giovanni Falcone, Il postino, Il caimano e Il divo. Anche sceneggiatrice, ha 68 anni e un film in uscita, Loro 2.


Giovanni Esposito interpreta Maiano Apicella. Nato a Napoli, lo ricordo per film come Tutti gli uomini del deficiente, La leggenda di Al, John e Jack e Ammore e malavita, inoltre ha partecipato a serie quali La piovra 8 - Lo scandalo, Anni '50 e I delitti del cuoco. Anche, ha 48 anni e un film in uscita, Loro 2.


Ricky Memphis (vero nome Riccardo Fortunati) interpreta Riccardo Pasta. Nato a Roma, lo ricordo per film come Ultrà, La scorta, I mitici - Colpo gobbo a Milano, Palermo Milano sola andata e Immaturi, inoltre ha partecipato a serie quali Distretto di polizia e Tutti pazzi per amore. Ha 40 anni e due film in uscita, tra cui Loro 2.


Oltre alla comparsata del vero Fabio Concato, tra gli altri attori che spuntano in piccoli ruoli segnalo Ugo Pagliai, che interpreta Mike Bongiorno. Il vecchio Mike è una delle persone reali di cui vengono fatti i nomi, altre sono ispirate a personaggi esistenti come l'attrice Sabina Began, amante del Berlusca che nel 2012 aveva persino dichiarato di aspettare un figlio da lui (poi perso) e che nel film è rappresentata da Kira. Detto questo, se Loro 1 vi fosse piaciuto, nell'attesa che esca Loro 2 recuperate Il divo e The Wolf of Wall Street. ENJOY!


venerdì 4 maggio 2018

Avengers: Infinity War (2018)

Pur essendo corsi col Bolluomo a vederlo a Trieste, persino in vacanza, capirete bene che solo oggi riesco a buttare giù due righe su Avengers: Infinity War, diretto dai registi Anthony e Joe Russo e coronamento di dieci anni di film Marvel su grande schermo. Il post sarà OVVIAMENTE (anche se ormai lo avrete visto tutti!) SENZA SPOILER ma sarebbe meglio aver visto il film prima di leggerlo!


Trama: il malvagio Thanos sta radunando a poco a poco le Gemme dell'Infinito, che gli consentiranno un potere smisurato. La sua ricerca lo porta sulla Terra, a scontrarsi con quello che resta dei Vendicatori e con altri inaspettati alleati...


La mia paura più grande, alla vigilia di Infinity War, era che gli sceneggiatori e i fratelli Russo non sarebbero riusciti a gestire il calderone di personaggi, storie e sottotrame portate sullo schermo in tutti questi anni. Gli Avengers erano già stati rodati come gruppo dopo alcuni film solitari, d'accordo, ma nel frattempo si sono aggiunti Spider-Man, i Guardiani della Galassia e Doctor Strange, inoltre Thor aveva cambiato decisamente registro... insomma, i rischi potenziali erano due: o ottenere l'effetto "mosaico", appiccicando con lo sputo storie e personaggi che poco o nulla avevano da spartire, oppure arrivare alla fagiolata di macchiette come nei peggiori X-Men, quell'inguardabile elenco di personaggi messi a mo' di elenco da spuntare, con i fan che non sanno se essere felici per la comparsa dell'eroe preferito o mettersi a piangere per la sua inutilità nel contesto. Purtroppo, diciamo che in Infinity War hanno subito quest'ultimo destino Falcon e, in parte, anche War Machine ma a questo posso anche aggiungere un bel "chissenefrega", ché i due personaggi non mi hanno mai detto nulla, per il resto riporto qui quanto scritto su Facebook: come cinecomic, Avengers: Infinity War è un fo**uto capolavoro. Ovviamente, il mio giudizio è quello di chi ha visto i film che hanno portato alla pellicola dei fratelli Russo solo UNA volta, massimo due, quindi non contate su di me per scovare eventuali incongruenze nel delirio di scene post-credits e trame appena accennate che hanno spianato la strada a Thanos e alla sua ricerca delle Gemme dell'Infinito, però da semplice spettatrice mediamente appassionata del genere quasi tre ore così "veloci" ed epiche non me le aspettavo davvero. Infinity War è un film che assesta subito un poderosissimo cazzotto allo stomaco dello spettatore, stroncando sul nascere tutte le accuse rivolte alla Marvel di essere un carrozzone da Carnevale di Rio, e che costruisce il climax finale mettendo assieme pochi eroi per volta, dapprima quelli più "simili" per carattere ed atmosfere o comunque quelli le cui dinamiche avrebbero funzionato meglio, mettendoli a confronto con un essere praticamente inarrestabile e molto determinato. Thanos è il primo villain del Marvel Cinematic Universe a potersi degnamente fregiare di questo titolo, l'unico che probabilmente si imprimerà a fuoco nella memoria degli spettatori e non solo perché "gli piace vincere facile" ma soprattutto per la sua complessità. I ragionamenti che muovono Thanos sono i deliri di un pazzo, è vero, eppure sono pericolosamente condivisibili: salvare mondi condannati dalla sovrappopolazione lasciando fare "al caso" è un'idea folle ma allo stesso tempo in qualche modo "equa" e non interamente malvagia, poiché Thanos non è guidato da egoismo, piuttosto è tormentato dalla consapevolezza di essere una creatura orribile, che per raggiungere i suoi scopi è stato costretto a sacrificare ogni cosa in nome di un'ipotetica salvezza dell'Universo.


Ad affrontare questo villain potentissimo ed inarrestabile troviamo eroi che ne hanno passate di tutti i colori, sono cresciuti con noi e talvolta invecchiati. A far da contraltare ai numerosi momenti comici quasi interamente riservati all'alleanza tra Guardiani della Galassia e Thor e allo spassoso triangolo Iron Man/Doctor Strange/Spider-man, c'è un costante senso di cupezza strisciante che fa morire la risata in gola. A parte il giovane Peter Parker, inesperto "uomo ragno di quartiere" desideroso di mettersi alla prova, tutti gli altri hanno subito perdite enormi e sanno che è solo questione di tempo prima che arrivi una minaccia capace di distruggere tutto ciò che amano; c'è chi è ancora traumatizzato dal primo incontro con la minaccia spaziale e sta cercando di mettere su famiglia, come Iron Man, chi desidera ritagliarsi del tempo per l'amore e l'introspezione, chi è ancora in fuga e non ha smesso un istante di combattere con coraggio, chi ha perso tutto tranne l'orgoglio e il desiderio di vendetta, chi si nasconde dietro una spavalda cazzoneria ma ama la sua assurda famiglia più di qualsiasi altra cosa, chi a causa di un giuramento rischia di perdere la propria umanità e tutti questi eroi, nessuno escluso, noi abbiamo imparato ad amarli, a rispettarli... e sì, a darli per scontati. E' qui che Infinity War cambia le regole, introducendo l'idea concreta della morte e della sconfitta, intrappolando lo spettatore in una corsa sulle montagne russe diretta verso un muro di cemento e capace di lasciarlo col fiato sospeso nell'attesa dell'inevitabile schianto; all'avventura e all'azione si aggiunge dunque l'epicità di piccole e grandi tragedie, accompagnata inoltre da un'introspezione psicologica non facile da trovare in questo genere di film, soprattutto uno così corale. Come ho detto sopra, non a tutti i personaggi viene concesso di svettare sopra la massa, ma alcuni arrivano davvero a brillare di luce propria, Tony Stark su tutti, protagonista di uno dei momenti più intensi e delicati della pellicola, senza dimenticare un Dio del Tuono finalmente temibile e fiero come si confà ad una divinità, i sempre adorabili Guardiani della Galassia (Rocket, mi hai spezzato il cuore!!), per finire con un bimbo ragno costretto a diventare adulto nel peggiore dei modi. Non so se è l'influenza Disney ma a 'sto giro ci sono "momenti Bing-Bong" (cit. Doc Manhattan) come se piovessero e chiunque non ne rimanga toccato nel profondo è una persona malissimA.


Avevo detto niente spoiler quindi la pianto lì, aggiungo solo un paio di righe sulla realizzazione tecnica dell'opera. Pur non sapendo una mazza di regia e montaggio e pur capendo anche da sola che i due Guardiani della Galassia e Thor: Ragnarok avevano molta più personalità rispetto a Infinity War, mi pare comunque che i fratelli Russo abbiano fatto il loro sporco lavoro senza che allo spettatore venisse voglia di cavarsi gli occhi. Sia le scene di combattimento con pochi personaggi sia quelle corali (per esempio il delirio Wakandiano) mi sono sembrate ben dirette e chiare, fracassone quanto basta ma senza esagerare, con gli effetti speciali ben amalgamati all'azione reale e ai fantascientifici mezzi inseriti negli incredibili sfondi alieni. Ho apprezzato molto il tentativo di creare un prodotto dallo stile coeso che lasciasse comunque spazio ad alcune strizzate d'occhio ai fan delle varie franchise, espresse vuoi con l'utilizzo di una colonna sonora particolare (vedi l'introduzione ai Guardiani della Galassia), vuoi con movimenti di macchina inconfondibili come quelli "alla Inception" di Doctor Strange, vuoi con una generale aria "sbarazzina" e fresca, chiaro omaggio a Spider-Man: Homecoming, piccoli tocchi che a mio avviso hanno ravvivato il mosaico vendicatore. Da non fan dei fumetti mi sono comunque esaltata non solo davanti all'egregio trucco dei seguaci di Thanos, a sua volta molto meno brutto e pupazzoso di quanto lasciassero presagire trailer e foto di scena, ma soprattutto davanti al fighissimo costume nuovo di Spider-Man e ad alcuni cambi di look come quello di Chris Evans, decisamente migliorato rispetto ai tempi in cui era un minchietta sbarbatello e precisino (per contro la Vedova Nera bionda perde parecchio, eh)... ma tutto, letteralmente, scompare davanti all'eleganza del finale. Tranquillo, silenzioso, definitivo. E noi muti, tutti gli spettatori, a guardarci in faccia ancora sconvolti da quanto avevamo visto, ché uno può leggere tutti i fumetti che vuole e bene o male far spallucce davanti a certe cose ma se queste "cose" sono scritte bene e al loro interno c'è anche solo un pizzico di cuore, non basta tutta l'esperienza del mondo a salvarci dallo shock, quando ti colpisce a tradimento.


Dei registi Anthony e Joe Russo ho già parlato QUI. Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Chris Hemsworth (Thor), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk), Chris Evans (Steve Rogers/Captain America), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Benedict Cumberbatch (Doctor Strange), Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Chadwick Boseman (T'Challa/Pantera nera), Zoe Saldana (Gamora), Karen Gillan (Nebula), Tom Hiddleston (Loki), Paul Bettany (Visione), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet Witch), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Sebastian Stan (Bucky Barnes/Soldato d'inverno), Idris Elba (Heimdall), Peter Dinklage (Eitri), Benedict Wong (Wong), Dave Bautista (Drax), Vin Diesel (voce di Groot), Bradley Cooper (voce di Rocket Raccoon), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Benicio del Toro (Il Collezionista), Josh Brolin (Thanos), Chris Pratt (Peter Quill/Star-Lord), Sean Gunn ("corpo" di Rocket), Samuel L. Jackson (Nick Fury, non accreditato) e Cobie Smulders (Maria Hill, non accreditata) li trovate invece ai rispettivi link.

Danai Gurira interpreta Okoye. Americana, famosa per il ruolo di Michonne in The Walking Dead, ha partecipato a film come My Soul to Take - Il cacciatore di anime e Black Panther, inoltre ha doppiato un episodio della serie Robot Chicken. Ha 40 anni.


William Hurt interpreta il Segretario di Stato Thaddeus Ross. Americano, lo ricordo per film come Stati di allucinazione, Brivido caldo, Il grande freddo, Gorky Park, Figli di un dio minore, Jane Eyre, Michael, Dark City, Lost in Space, A.I. - Intelligenza artificiale, The Village, A History of Violence, Syriana, L'incredibile Hulk, Robin Hood e Captain America: Civil War, inoltre ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak e Incubi e deliri. Anche produttore, ha 68 anni e due film in uscita.


Carrie Coon interpreta Proxima Midnight. Americana, ha partecipato a film come L'amore bugiardo - Gone Girl, The Post e a serie quali The Leftovers - Svaniti nel nulla e Fargo. Anche produttrice, ha 38 anni e due film in uscita.


Kerry Condon è la voce originale di Friday. Irlandese, ha partecipato a film come This Must Be the Place, Dom Hemingway, Avengers: Age of Ultron, Captain America: Civil War, Spider-Man: Homecoming, Tre manifesti a Ebbing, Missouri e a serie quali The Walking Dead e Better Call Saul. Ha 35 anni e due film in uscita.


L'immancabile Stan Lee compare nel film nei panni di autista dello scuolabus. Nell'attesa che esca, l'anno prossimo, il sequel ancora senza titolo di Infinity War (nel quale arriverà Captain Marvel, come pronosticato dalla scena post-credit vista a fine film, e torneranno Ant-Man, Wasp e Occhio di Falco), dovete assolutamente recuperare Captain America: Il primo vendicatore, Iron Man, Iron Man 2, L'incredibile Hulk, Thor , The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia, Guardiani della Galassia vol. 2, Avengers: Age of Ultron, Ant - Man, Doctor Strange, Captain America: Civil War, Spider-Man: Homecoming , Thor: Ragnarok e Black Panther. ENJOY!


giovedì 3 maggio 2018

(Gio)WE, Bolla! del 3/5/2018

Buon giovedì a tutti! Questa è la settimana giusta per urlare WES ANDERSON!!! e correre a vedere il suo film in stop motion dal sapore giapponotto ma.. c'è solo lui di meritevole? Scopriamolo! ENJOY!

L'isola dei cani
Reazione a caldo: Sìììì!
Bolla, rifletti!: Lo ammetto, credevo a Savona non sarebbe arrivato nemmeno per sbaglio, invece fortunatamente l'ultimo film di Wes Anderson è qui! Non so di cosa parla, non me ne frega nulla, so solo che è di WES ANDERSON, ci sono dei cani in stop-motion ed è ambientato in Giappone quindi è venduto a prescindere!

Game Night - Indovina chi muore stasera?
Reazione a caldo: Incognita...
Bolla, rifletti!: Non capisco se si tratta di un thriller o di una commedia, come farebbe presagire il cast, ma pare se ne parli benissimo. Considerata la mia passione per i giochi da tavolo potrei anche farci un pensierino, ovviamente dopo WES ANDERSON!

Arrivano i prof
Reazione a caldo: Lasciateli dove sono.
Bolla, rifletti!: Rocco Hunt. Ho detto tutto. Povero Nichetti, mi spiace davvero.

Al cinema d'élite arriva un film che mi ha angosciata già dal trailer...

Cosa dirà la gente
Reazione a caldo: Argh...
Bolla, rifletti!: E' un film che andrei a vedere di corsa ma siccome il periodo non è dei più positivi evito di andare a inca**armi in sala davanti alla storia di una ragazza costretta a subire le peggio cose per motivi religiosi. Più avanti conto di recuperarlo però!

Il Bollodromo #48: Lupin III - Parte 5 - Episodio 5


Siamo arrivati alla fine della prima tranche di episodi di Lupin III - Parte 5. Perché dico così? Perché la quinta puntata della serie chiude un cerchio, terminando (almeno apparentemente) la parte di trama dedicata ad Ami e all'organizzazione di "criminali informatici" nota come Marco Polo ed effettivamente anche una scritta in sovrimpressione sul finale parrebbe confermare la mia ipotesi. Ma bando alle ciance e parliamo di 悪党の覚悟 (Akutou no kakugo - La decisione di un malvivente)!


In realtà non c'è tantissimo da dire, almeno stavolta. L'episodio non è brutto ma l'ho trovato meno entusiasmante degli altri. Il cliffhanger della puntata precedente, in cui si vedeva Lupin morire per mano di un cecchino sconosciuto, si è ovviamente risolto in un barbatrucco orchestrato con Jigen, Goemon, Ami e persino Fujiko, così da consentire al ladro di sfuggire non solo al Death Game ma anche all'improvvisa botta di notorietà internettiana (simpatica la scena in cui la massaggiatrice di Fujiko ammette di non ricordarsi nemmeno il nome del ladro ricercato). Questo lo veniamo a scoprire alla fine, dopo che Ami, nel frattempo divenuta una sorta di figlia adottiva di Zenigata, si decide ad affrontare i tre sfigatissimi hacker responsabili di Marco Polo, del Lupin Game e dell'ultimo giochino coi killer. Dopo un mortale pistolotto che avrebbe credo sconfitto persino Thanos, a base di "una volta credevo che il mondo esterno facesse schifo, ora invece ho capito quanto sia eccitante la vita reale", Ami fa uscire allo scoperto l'imberbe boss di Marco Polo il quale, minacciato da un redivivo Lupin, accetta di arrendersi e confessare tutti i suoi crimini a Zenigata, nel frattempo "degradato" e trasferito alla narcotici. Scoppio di mortaretti, Zazà è felice per aver ritrovato il nemico di sempre, Jigen e Goemon si occupano degli altri due hacker (i cui veri nomi, assieme a quello del boss, erano stati pubblicati sul sito Happy Death Day proprio da Ami), Ami viene degradata da hacker a "brava bambina" e mandata a studiare in un convento di orsoline, Fujiko e Lupin continuano ad avere un rapporto freddo come i ghiacci perenni (e ancora non sappiamo perché!) e il terzetto di ladri torna finalmente nel rifugio francese a sfondarsi di fondue (erroneamente presa per shabu shabu da Goemon). Tutto è bene quel che finisce bene dunque, giusto in tempo per partire per... la Spagna?


Come ho scritto prima, sull'episodio non c'è tantissimissimo da dire. E' una puntata "di chiusura", che mi porterebbe a pensare come la serie sia stata strutturata in tante mini-storyline formate da pochi episodi che probabilmente convergeranno verso la fine, e non brilla particolarmente né per il character design (i tre hacker che stavano nell'ombra, una volta usciti allo scoperto, mi sono sembrati "svogliati", non particolarmente accattivanti come immagine) né per le emozioni, visto che sono stati ribaditi concetti già espressi meglio in precedenza. Più interessante, invece, le anticipazioni dell'episodio sei, che mostrano un Lupin impegnato nell'apertura di una cassaforte virtualmente inespugnabile e soprattutto... in GIACCA ROSA??? Tornerà forse il trash un po' ammeregano della terza serie? Lo scopriremo solo vivendo, nel frattempo... ENJOY!

Aiuto!
Ecco le altre puntate di Lupin III - Parte 5:

Episodio 1
Episodio 2
Episodio 3
Episodio 4

mercoledì 2 maggio 2018

Perfectos desconocidos (2017)

Spinta da una curiosità divorante, appena si è reso disponibile ho recuperato Perfectos desconocidos, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Álex de la Iglesia ed erroneamente definito "remake" di Perfetti sconosciuti. Perché erroneamente? Scopritelo!


Trama: in una notte di eclissi, un gruppo di amici di lunga data si riunisce per una cena. Durante il convivio, Blanca decide di proporre un gioco: tutti dovranno mettere i cellulari sul tavolo e condividere con gli altri il contenuto di messaggi e chiamate. Inutile dire che il gioco finirà malissimo...


Dopo la visione di Perfectos desconocidos è partita una discussione su Facebook relativamente all'utilità o meno di un remake diretto da de la Iglesia e proprio lì il buon Fausto di Cinefatti ha tirato fuori dal cilindro un interessante retroscena. Il regista spagnolo ha dichiarato in un'intervista che Telecinco, facente capo alla Medusa, gli ha fatto recapitare la sceneggiatura del film praticamente nello stesso momento in cui arrivava a Paolo Genovese per altre vie; avendo altri progetti in testa, de la Iglesia si è preso il suo tempo mentre Genovese si è messo subito all'opera, così si è arrivati ad avere due "visioni" diverse di una stessa sceneggiatura, non un "originale" e un remake vero e proprio. Da qui, si può ben comprendere il limite di Perfectos desconocidos ma anche il motivo per cui la pellicola di de la Iglesia è nettamente superiore a quella di Genovese. La sceneggiatura del film è rimasta praticamente invariata, e come tale continua ad essere poca cosa, un fuoco di paglia buono giusto per fomentare le discussioni tra amici/amanti annoiati, un po' come accade ai personaggi della storia; abbiamo il solito gruppo di amici che giurano di conoscersi da sempre e di non avere segreti, le cui erronee convinzioni vengono spazzate via da un paio di messaggi, e le dinamiche che ne governano i rapporti sono le stesse sia nella versione italiana che in quella spagnola, con le stesse rivelazioni e gli stessi colpi di scena proposti nelle stesse identiche sequenze. Perfectos desconocidos NON è quindi un film di de la Iglesia, bensì solo un lavoro su commissione che probabilmente il regista ha scelto di girare e rimaneggiare un pochino tra un progetto personale e l'altro (dicasi "a scopo alimentare"), di conseguenza i fan duri e puri potrebbero rimanere non poco delusi da questa storiella ordinaria di indignazione borghese. Però, bisogna anche dire che la mano dell'Autore si vede ed è questo ciò che rende Perfectos desconocidos, con tutti i suoi limiti, un lavoro decisamente più riuscito del cugino italiano.


Tra i cambiamenti apportati da de la Iglesia e dall'altro co-sceneggiatore, l'impronunciabile Jorge Guerricaechevarría, ci sono, vivaddio, non solo l'aggiustamento di un paio di situazioni cretine (il personaggio di Kasia Smutniak, quella che più aveva da perdere se il gioco fosse andato male, era la fautrice della proposta indecente, qui per fortuna l'idea viene dall'innocente Bianca, allo stesso modo nel finale il peggior cornuto se non altro sbrocca e prende a schiaffi chi di dovere, mentre nella versione italiana il personaggio si trincera in uno stoico e surreale silenzio) ma soprattutto la scelta di dare un ruolo all'eclissi, quella maledetta eclissi che nella versione italiana si limitava ad essere soltanto un effetto speciale riuscito male. In Perfectos desconocidos la luna di sangue incombe sui personaggi fino a modificare persino la fotografia sul finale, ottiene una valenza magica capace di causare veri ed inquietanti fenomeni che i nostri eroi non si sanno spiegare ed impone ai protagonisti di compiere determinati "rituali"; la storia narrata diventa così una favola zeppa di caustico umorismo, dove qualcuno alla fine riesce ad imparare dai propri errori e ad ottenere una seconda possibilità di avere una vita normale, forse migliore. Molto meglio dell'ipocrita e paraculo rewind di Genovese, pronto a bacchettare gli spettatori rei di desiderare che i loro segretucci rimangano nascosti. A creare un'atmosfera di sottile inquietudine concorrono anche una colonna sonora particolare e giri di macchina che indugiano su importanti dettagli (ecco, forse l'unico "sbaglio" del film spagnolo è quello di svelare subito un importante plot twist ma ne guadagna l'interpretazione della Rueda, venti spanne sopra la Smutniak e personaggio con cui si riesce finalmente a empatizzare anche nella sua imperfezione), dando al film un dinamismo che la sua controparte italiana non aveva, risultando così pesante come la cena di ventimila portate ingurgitata dai protagonisti. Probabilmente chi ha già visto Perfetti sconosciuti verrà preso da nazionalismo ed eviterà un film che da noi non verrà mai distribuito ma chi dovesse approcciarsi a questa storia per la prima volta farebbe meglio a recuperare invece Perfectos desconocidos: non è di sicuro il film più bello di de la Iglesia ma perlomeno è un film, non un inspiegabile successo nazionale.


Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI. Belén Rueda (Eva) e Eduardo Noriega (Eduardo) li trovate invece ai rispettivi link.

Pepón Nieto, che interpreta Pepe, aveva già lavorato con de la Iglesia in Le streghe son tornate. Per quanto riguarda gli altri attori, Juana Acosta ed Ernesto Alterio, che interpretano Ana e Antonio, sono davvero sposati. Detto questo, se Perfectos desconocidos vi fosse piaciuto evitate sereni la versione italiana e buttatevi sul francese Cena tra amici. ENJOY!

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