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venerdì 31 luglio 2026

Bolla Loves Bruno: La colazione dei campioni (1999)



Torna l'appuntamento salterino con Bolla Loves Bruno! Oggi tocca ad un film che avevo sentito nominare parecchio all'epoca, senza mai riuscire a trovarlo, ovvero La colazione dei campioni (Breakfast of Champions), diretto e co-sceneggiato dal regista Alan Rudolph nel 1999, a partire dal romanzo omonimo di Kurt Vonnegut.

Trama 

Dwayne Hoover, stimatissimo proprietario di una concessionaria di auto, comincia a perdere il contatto con la realtà, proprio quando lo scrittore fallito Kilgore Trout viene chiamato nella città in cui vive Dwayne per essere insignito di un premio...

Recensione

Dopo il successo di Armageddon, la carriera di Bruce Willis era di nuovo ad uno stallo, fatto di fallimenti commerciali, film non particolarmente apprezzati dalla critica ed esperimenti autoriali nei quali, palesemente, il nostro cercava di liberarsi del cliché del rude eroe urbano, con successo altalenante. La colazione dei campioni è un mix di tutte queste tendenze, un rischioso passo falso da cui Willis è stato salvato grazie a M. Night Shyamalan e al suo Il sesto senso, che ha restituito all'attore tutta la dignità di un artista in grado di caricarsi sulle spalle ruoli drammatici che richiedono un atteggiamento dimesso e riflessivo. Qui, purtroppo, Alan Rudolph (che già aveva collaborato con Willis nel pregevole L'ombra del testimone) ha scelto di dare maggior risalto all'apparenza, invece che alla sostanza e, ancora peggio, ha provato a dare un senso al romanzo La colazione dei campioni di Kurt Vonnegut. Ora, io non ho mai letto l'opera in questione, ma mi immagino che non sia facile né da leggere né da interpretare, un delirio di satira e critica sociale intrecciata, senza soluzione di continuità, ad aspetti metaletterari. L'adattamento cinematografico, definito dallo stesso Vonnegut "painful to watch", si affida quasi interamente all'overacting del cast e a tutta una serie di artifici registici atti a restituire le percezioni allucinate di Dwayne Hoover, uomo che sta lentamente impazzendo e pensa quotidianamente al suicidio. Il motivo per cui Hoover sia ridotto in questo stato viene vagamente attribuito ad un senso di estraneità rispetto alla vita e al mondo, una conseguente diffidenza verso tutte le persone che lo popolano, una progressiva perdita dell'identità, esacerbata dal bombardamento mediatico che vede "la maschera" da venditore di Hoover moltiplicata all'infinito, all'interno di pubblicità televisive, cartelloni, cartonati, ecc. Ciò che rende confuso e superficiale La colazione dei campioni, però, non è tanto la discesa nella follia di Hoover e tutte le circostanze che portano lo scrittore Kilgore Trout ad incrociare il suo cammino, quanto la presenza di una serie di personaggi secondari altrettanto nevrotici e folli che sembrano messi lì solo per fare casino, tratteggiati in maniera troppo superficiale perché allo spettatore possa importare qualcosa di loro.

Salvo forse Kilgore Trout e Harry Le Sabre, socio di Hoover terrorizzato che le persone scoprano il suo amore per il cross-dressing, gli altri personaggi sono insipidi e poco delineati, soprattutto i membri della famiglia di Dwayne; il figlio Bunny è un'aspirante performer di piano bar che vive in un bunker e la moglie Celia è un matta impasticcata che passa le giornate davanti alla TV, incapace di distinguere realtà da finzione, ma cosa apportino queste loro caratteristiche allo sviluppo della trama è qualcosa che devo capire ancora adesso. La superficialità dei personaggi secondari è ulteriormente aggravata dalla loro quantità spropositata e dal conseguente utilizzo di una miriade di cammei eccellenti, che danno proprio l'idea di una bieca scelta commerciale atta a dare prestigio al film (col senno di poi, credo che molti attori si siano pentiti di avere partecipato a questa schifezzuola). In tutto questo, Bruce Willis si impegna a dare vita ad un uomo terrorizzato e folle, al quale viene richiesto non solo di essere all'altezza della sua immagine pubblica, ma di donare un sorriso e una parola di speranza a tutti quelli che lo riconoscono per strada e pretendono da lui chissà quali "miracoli", fosse anche solo condividere un po' del suo apparente successo con loro. La discesa nella follia di Dwayne Hoover è una delle cose più credibili ed inquietanti del film, che purtroppo è invecchiato malissimo anche a livello estetico. Pur essendo stato girato nel 1999, La colazione dei campioni è squallido e sciatto per quanto riguarda la fotografia e le scenografie e i pochi effetti speciali utilizzati da Rudolph (probabilmente per emulare la presenza di illustrazioni "esplicative" realizzate da Vonnegut all'interno del romanzo) rendono il tutto più caotico, ma non in senso buono, né visionario. La sensazione che lascia La colazione dei campioni dopo la visione è quella di un film che, nelle mani di un regista più affine a Vonnegut, sarebbe potuto diventare un'opera interessante ma, così, è semplicemente una trasposizione confusa che non coinvolge il pubblico nemmeno per un istante; la mia speranza, sul finale, era che il fantomatico Creatore dell'Universo arrivasse a fare piazza pulita dell'irritante cittadina di provincia in cui è ambientata la storia, facendola saltare in aria con tutti i suoi abitanti. Se volete tentare l'esperienza, mentre sto scrivendo il post potete trovare La colazione dei campioni su Plex, in v.o. senza sottotitoli. Vi dico solo: auguri!

Cast

Del regista e co-sceneggiatore Alan Rudolph ho già parlato QUI. Bruce Willis (Dwayne Hoover), Albert Finney (Kilgore Trout), Nick Nolte (Harry Le Sabre), Barbara Hershey (Celia Hoover), Glenne Headly (Francine Pefko), Lukas Haas (George 'Bunny' Hoover), Will Patton (Moe il camionista), Owen Wilson (Monte Rapid), Shawnee Smith (Bonnie MacMahon) e Michael Clarke Duncan (Eli) li trovate invece ai rispettivi link.

  • Omar Epps interpreta Wayne Hoobler. Americano, ha partecipato a film come Scream 2, Brother e a serie quali E.R. Medici in prima linea e Dr. House. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni.
  • Michael Jai White interpreta Howell. Americano, ha partecipato a film come The Toxic Avenger Part II, The Toxic Avenger Part III: The Last Temptation of Toxie, Tartarughe Ninja II - Il segreto di Ooze, Sfida tra i ghiacci, Spawn, Il cavaliere oscuro, Dragged Across Concrete, e a serie quali Bayside School, Renegade, CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 59 anni.

Curiosità

Ken Hudson Campbell, che interpreta Eliot Rosewater/Gilbert, era nel cast di Armageddon come molti altri attori di Breakfast of Champions, e impersonava Max. Nel film compaiono anche due figlie d'arte, ovvero Alison Eastwood nei panni di Maria Maritimo e Scout Willis, in quelli di una ragazzina. Nel 1975, a seguito del successo di Nashville, Dino De Laurentis aveva proposto a Robert Altman di girare un adattamento del romanzo di Kurt Vonnegut (che qui compare nei panni del regista degli spot), con Peter Falk come Hoover ed Alice Cooper come suo figlio Bunny, ma dopo il flop commerciale di Buffalo Bill e gli indiani il progetto è rimasto nel limbo. Se La colazione dei campioni vi fosse piaciuto, recuperate Paura e delirio a Las Vegas, Vizio di forma e Il grande Lebowski, tutti riusciti molto meglio! ENJOY!



martedì 15 novembre 2022

Bolla Loves Bruno: L'ombra del testimone (1991)


Non mi sono dimenticata della rubrica Bolla Loves Bruno, ho solo dato la priorità all'ampissima selezione horror degli ultimi mesi. Oggi è venuto il momento di ricominciare, con L'ombra del testimone (Mortal Thoughts), diretto nel 1991 dal regista Alan Rudolph.


Trama: Cynthia, sposata e madre di due bimbi, viene interrogata in merito all'omicidio di James, il marito violento della sua migliore amica, Joyce. Cynthia è accusata di avere aiutato Joyce nel delitto e cerca di scagionarsi...


L'ombra del testimone è uno di quei film che avranno passato in TV migliaia di volte e che io, nonostante Bruce Willis, ho sempre ignorato, sicuramente perché pensavo che il ruolo dell'adorato Bruno fosse inconsistente o quasi. In effetti, le protagoniste della pellicola sono Demi Moore, all'epoca ancora moglie di Willis, e Glenne Headly, impegnate in due ruoli che hanno alcuni, superficiali punti in comune con i personaggi di Thelma e Louise (il film di Ridley Scott sarebbe uscito nei cinema solo un mese dopo L'ombra del testimone, per inciso); anche Joyce, come Thelma, è vittima di un marito violento, anche Cynthia viene coinvolta in un delitto non premeditato e deve fare tutto ciò che è in suo potere perché lei e l'amica non finiscano in carcere. La differenza, a parte lo stile con cui viene raccontata la vicenda e la trama, è che il legame tra le due, invece di venire cementato dalla tragedia, comincia a sfaldarsi anche in virtù di quella differenza sociale che già in partenza costituisce una spaccatura tra Cynthia e Joyce, la prima sposata ad un marito in carriera che ovviamente detesta gli amici della moglie, e la seconda invischiata per nascita e per scelta con criminali, drogati ed alcoolisti di ogni genere, incapaci di tenersi uno straccio di lavoro a meno che non sia illegale. La "povera" vittima, James, è tutt'altro che meritevole di umana pietà, e di fatto, come per l'appunto succedeva anche in Thelma e Louise, la sua morte strappa l'applauso allo spettatore più che spingerlo a piangere, tanto che è difficile empatizzare con l'investigatore (sempre interpretato da Harvey Keitel, altro punto in comune tra le due opere) che tenta di far sentire in colpa Cynthia per il ruolo giocato nell'incresciosa vicenda. La trama si dipana dunque su due piani temporali, un presente in cui il Detective Woods interroga Cynthia e dei flashback derivati dalle risposte di quest'ultima, dai quali viene ricostruita una triste vicenda di squallore umano e frustrazione femminile, con un'interessante sovrapposizione tra il pensiero maschilista del Detective ("non pensavate che così avreste reso orfano suo figlio??", come se fosse un bene per il bambino avere un papà per forza, soprattutto se drogato e violento nei confronti della madre) e la volontà generale di fare di Cynthia e Joyce delle vittime silenziose, le brave donne di casa che devono sopportare qualunque cosa dagli uomini che hanno sposato, fosse anche un biasimo disgustato che si conclude con la decisione di buttarle fuori di casa (sì, non è che Cynthia sia fortunatissima, anche se non viene picchiata).


Avrete capito che non mi aspettavo nulla da L'ombra del testimone, invece l'ho trovato uno slow burn parecchio convolgente, neppure troppo datato a livello di regia. Non conoscevo Alan Rudolph , allievo di un peso massimo come Robert Altman, ma ho apprezzato il suo stile delicato e ambiguo, che sceglie di non indulgere nella pornografia della violenza fisica e verbale ma, anzi, se ne ritrae inorridito, preferendo concentrarsi sugli occhi e sui gesti, nervosi e terrorizzati, di Demi Moore e Glenne Headly, rinchiudendo il loro mondo in inquadrature claustrofobiche, intervallate da riprese dalla qualità onirica, che alimentano la percezione di inaffidabilità verso il narratore, o meglio la narratrice. Prima di parlare infatti del protagonista della rubrica, bisogna sottolineare come Demi Moore offra la performance più bella della sua carriera, in un ruolo che finalmente non parte dalla sua bellezza, un aspetto che non viene mai sottolineato nel film, ma si basa piuttosto sulla fragilità e determinazione infuse nel personaggio di Cynthia. Per quanto riguarda Bruce Willis, il nostro compare poco ma lascia il segno, dando vita a un personaggio abietto e disgustoso che è l'emblema di tutti i mariti stupidi, violenti e perdigiorno visti al cinema, tanto che per tutta la durata del film ha dato fastidio persino a me quel sorrisetto "mangiamerda" (cit. Tom Hanks) che solitamente trovo sexy da morire e che, per inciso, James si porta persino nella tomba, vedere per credere. Considerato che ho apprezzato molto anche gli altri attori, Glenne Headly in primis, direi che questa tappa della retrospettiva dedicata a Bruce Willis mi ha lasciata molto soddisfatta e non posso fare altro che consigliarvi, se ancora non lo avete visto, questo ottimo neo noir/thriller d'annata. 


Di Glenne Headly (Joyce Urbanski), Bruce Willis (James Urbanski), John Pankow (Arthur Kellogg), Harvey Keitel (Det. John Woods) e Frank Vincent (Dominic Marino) ho già parlato ai rispettivi link.

Alan Rudolph è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Stati di alterazione progressiva, Choose me - Prendimi, Accadde in Paradiso, Moderns e Mrs. Parker e il circolo vizioso. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 80 anni.


Demi Moore (vero nome Demi Gene Guynes) interpreta Cynthia Kellogg. Storica moglie di Bruce Willis, da cui ha divorziato nel 2000, la ricordo per film come L'ospedale più pazzo del mondo, La settima profezia, Non siamo angeli, Ghost - Fantasma, Codice d'onore, Proposta indecente, La lettera scarlatta, Il giurato, Striptease, Soldato Jane, Harry a pezzi, Charlie's Angels - Più che mai e Il talento di Mr. C; inoltre ha partecipato a serie come General Hospital, Moonlighting, Racconti della cripta, Ellen, Will & Grace e, come doppiatrice, ha lavorato ne Il gobbo di Notre Dame e Beavis & Butt-Head alla conquista dell'America . Anche produttrice e regista, ha 61 anni. 


Per il ruolo di Cynthia era stato fatto il nome di Robin Wright ma alla fine è stata presa Demi Moore. Se L'ombra del testimone vi fosse piaciuto recuperate Presunto innocente, Per legittima accusa, A letto con il nemico e L'amore bugiardo - Gone Girl. ENJOY! 

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