Visualizzazione post con etichetta barbara hershey. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta barbara hershey. Mostra tutti i post

venerdì 31 luglio 2026

Bolla Loves Bruno: La colazione dei campioni (1999)



Torna l'appuntamento salterino con Bolla Loves Bruno! Oggi tocca ad un film che avevo sentito nominare parecchio all'epoca, senza mai riuscire a trovarlo, ovvero La colazione dei campioni (Breakfast of Champions), diretto e co-sceneggiato dal regista Alan Rudolph nel 1999, a partire dal romanzo omonimo di Kurt Vonnegut.

Trama 

Dwayne Hoover, stimatissimo proprietario di una concessionaria di auto, comincia a perdere il contatto con la realtà, proprio quando lo scrittore fallito Kilgore Trout viene chiamato nella città in cui vive Dwayne per essere insignito di un premio...

Recensione

Dopo il successo di Armageddon, la carriera di Bruce Willis era di nuovo ad uno stallo, fatto di fallimenti commerciali, film non particolarmente apprezzati dalla critica ed esperimenti autoriali nei quali, palesemente, il nostro cercava di liberarsi del cliché del rude eroe urbano, con successo altalenante. La colazione dei campioni è un mix di tutte queste tendenze, un rischioso passo falso da cui Willis è stato salvato grazie a M. Night Shyamalan e al suo Il sesto senso, che ha restituito all'attore tutta la dignità di un artista in grado di caricarsi sulle spalle ruoli drammatici che richiedono un atteggiamento dimesso e riflessivo. Qui, purtroppo, Alan Rudolph (che già aveva collaborato con Willis nel pregevole L'ombra del testimone) ha scelto di dare maggior risalto all'apparenza, invece che alla sostanza e, ancora peggio, ha provato a dare un senso al romanzo La colazione dei campioni di Kurt Vonnegut. Ora, io non ho mai letto l'opera in questione, ma mi immagino che non sia facile né da leggere né da interpretare, un delirio di satira e critica sociale intrecciata, senza soluzione di continuità, ad aspetti metaletterari. L'adattamento cinematografico, definito dallo stesso Vonnegut "painful to watch", si affida quasi interamente all'overacting del cast e a tutta una serie di artifici registici atti a restituire le percezioni allucinate di Dwayne Hoover, uomo che sta lentamente impazzendo e pensa quotidianamente al suicidio. Il motivo per cui Hoover sia ridotto in questo stato viene vagamente attribuito ad un senso di estraneità rispetto alla vita e al mondo, una conseguente diffidenza verso tutte le persone che lo popolano, una progressiva perdita dell'identità, esacerbata dal bombardamento mediatico che vede "la maschera" da venditore di Hoover moltiplicata all'infinito, all'interno di pubblicità televisive, cartelloni, cartonati, ecc. Ciò che rende confuso e superficiale La colazione dei campioni, però, non è tanto la discesa nella follia di Hoover e tutte le circostanze che portano lo scrittore Kilgore Trout ad incrociare il suo cammino, quanto la presenza di una serie di personaggi secondari altrettanto nevrotici e folli che sembrano messi lì solo per fare casino, tratteggiati in maniera troppo superficiale perché allo spettatore possa importare qualcosa di loro.

Salvo forse Kilgore Trout e Harry Le Sabre, socio di Hoover terrorizzato che le persone scoprano il suo amore per il cross-dressing, gli altri personaggi sono insipidi e poco delineati, soprattutto i membri della famiglia di Dwayne; il figlio Bunny è un'aspirante performer di piano bar che vive in un bunker e la moglie Celia è un matta impasticcata che passa le giornate davanti alla TV, incapace di distinguere realtà da finzione, ma cosa apportino queste loro caratteristiche allo sviluppo della trama è qualcosa che devo capire ancora adesso. La superficialità dei personaggi secondari è ulteriormente aggravata dalla loro quantità spropositata e dal conseguente utilizzo di una miriade di cammei eccellenti, che danno proprio l'idea di una bieca scelta commerciale atta a dare prestigio al film (col senno di poi, credo che molti attori si siano pentiti di avere partecipato a questa schifezzuola). In tutto questo, Bruce Willis si impegna a dare vita ad un uomo terrorizzato e folle, al quale viene richiesto non solo di essere all'altezza della sua immagine pubblica, ma di donare un sorriso e una parola di speranza a tutti quelli che lo riconoscono per strada e pretendono da lui chissà quali "miracoli", fosse anche solo condividere un po' del suo apparente successo con loro. La discesa nella follia di Dwayne Hoover è una delle cose più credibili ed inquietanti del film, che purtroppo è invecchiato malissimo anche a livello estetico. Pur essendo stato girato nel 1999, La colazione dei campioni è squallido e sciatto per quanto riguarda la fotografia e le scenografie e i pochi effetti speciali utilizzati da Rudolph (probabilmente per emulare la presenza di illustrazioni "esplicative" realizzate da Vonnegut all'interno del romanzo) rendono il tutto più caotico, ma non in senso buono, né visionario. La sensazione che lascia La colazione dei campioni dopo la visione è quella di un film che, nelle mani di un regista più affine a Vonnegut, sarebbe potuto diventare un'opera interessante ma, così, è semplicemente una trasposizione confusa che non coinvolge il pubblico nemmeno per un istante; la mia speranza, sul finale, era che il fantomatico Creatore dell'Universo arrivasse a fare piazza pulita dell'irritante cittadina di provincia in cui è ambientata la storia, facendola saltare in aria con tutti i suoi abitanti. Se volete tentare l'esperienza, mentre sto scrivendo il post potete trovare La colazione dei campioni su Plex, in v.o. senza sottotitoli. Vi dico solo: auguri!

Cast

Del regista e co-sceneggiatore Alan Rudolph ho già parlato QUI. Bruce Willis (Dwayne Hoover), Albert Finney (Kilgore Trout), Nick Nolte (Harry Le Sabre), Barbara Hershey (Celia Hoover), Glenne Headly (Francine Pefko), Lukas Haas (George 'Bunny' Hoover), Will Patton (Moe il camionista), Owen Wilson (Monte Rapid), Shawnee Smith (Bonnie MacMahon) e Michael Clarke Duncan (Eli) li trovate invece ai rispettivi link.

  • Omar Epps interpreta Wayne Hoobler. Americano, ha partecipato a film come Scream 2, Brother e a serie quali E.R. Medici in prima linea e Dr. House. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni.
  • Michael Jai White interpreta Howell. Americano, ha partecipato a film come The Toxic Avenger Part II, The Toxic Avenger Part III: The Last Temptation of Toxie, Tartarughe Ninja II - Il segreto di Ooze, Sfida tra i ghiacci, Spawn, Il cavaliere oscuro, Dragged Across Concrete, e a serie quali Bayside School, Renegade, CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 59 anni.

Curiosità

Ken Hudson Campbell, che interpreta Eliot Rosewater/Gilbert, era nel cast di Armageddon come molti altri attori di Breakfast of Champions, e impersonava Max. Nel film compaiono anche due figlie d'arte, ovvero Alison Eastwood nei panni di Maria Maritimo e Scout Willis, in quelli di una ragazzina. Nel 1975, a seguito del successo di Nashville, Dino De Laurentis aveva proposto a Robert Altman di girare un adattamento del romanzo di Kurt Vonnegut (che qui compare nei panni del regista degli spot), con Peter Falk come Hoover ed Alice Cooper come suo figlio Bunny, ma dopo il flop commerciale di Buffalo Bill e gli indiani il progetto è rimasto nel limbo. Se La colazione dei campioni vi fosse piaciuto, recuperate Paura e delirio a Las Vegas, Vizio di forma e Il grande Lebowski, tutti riusciti molto meglio! ENJOY!



martedì 12 novembre 2024

Strange Darling (2023)

Attirata da una vagonata di recensioni positive, ho recuperato Strange Darling, diretto e sceneggiato nel 2023 dal regista JT Mollner.


Trama: una donna fugge nel bosco, inseguita da un uomo armato di fucile. Nel corso di sei capitoli, capiremo perché...


Premesso che l'horror più strano che vedrete quest'anno è Cuckoo (anche lì, tra l'altro, c'è una bionda dalla testa fasciata), Strange Darling, che dell'horror riprende alcuni topoi e buona parte della violenza rappresentata ma, di fatto, è un thriller, è di sicuro uno dei film più particolari. Lo è talmente tanto, infatti, che non posso parlarvene come vorrei, perché basterebbe una frase sbagliata per rovinare una visione costellata di twist enfatizzati dalla strana struttura della pellicola. I capitoli di Strange Darling, ognuno caratterizzato da un titolo rivelatore, non sono in ordine cronologico, bensì mescolati in modo da ottenere un effetto sorpresa ancora maggiore e giocare con le aspettative e i pregiudizi del pubblico. L'unica cosa che vi posso dire relativamente all'intreccio, prima di passare alla parte spoilerosa del post, è che c'è un uomo che insegue una donna e che molte persone finiranno vittime di questa sanguinosa caccia. Posso parlare più liberamente degli aspetti tecnici di Strange Darling, girato dichiaratamente in 35 mm e fotografato in colori vividissimi sui quali spicca il rosso, il colore dell'amore, del pericolo, del sangue; il  direttore della splendida fotografia, per inciso, è Giovanni Ribisi, che si è messo alla prova dopo un'ottima carriera di attore e non ha certamente cominciato trattenendosi. E non si sono trattenuti neppure gli attori ma, anche qui, vi rimando a dopo la visione, così potete leggere quello che ne penso sotto la linea dello spoiler. Per convincervi a dare una chance a Strange Darling, aggiungo solo che ha una colonna sonora (della musicista Z Berg), che ascolterei in loop e che, tolte le ovvie differenze e al netto di iperboli che rischierebbero di attirarmi strali post-visione, ha alcuni elementi che rimandano ai primissimi Tarantino e Coen senza voler essere un omaggio dichiarato, né una delle mille copie carbone che mirano a seguire un trend mai esaurito. Purtroppo devo fermarmi qui o rischio davvero di rovinare l'esperienza Strange Darling a chi dovesse leggere queste righe e fidarsi. Spero che ciò che ho scritto vi spinga alla visione, mal che vada potete mandarmi al diavolo nei commenti! E ora passiamo agli


SPOILER

Strange Darling è un film furbissimo, in senso buono. Non arrivo a definirlo geniale, forse non è il caso, ma mi ritengo una persona ormai abbastanza sgamata e difficilmente rimango sorpresa da una trama. Ecco, JT Mollner mi ha fregata alla grande, ho inghiottito l'esca con amo e tutto, accogliendo senza pormi nemmeno una domanda immagini e dialoghi troppo "espliciti" per non far venire dubbi. Forse perché "ho una vagina", come viene rinfacciato molto simpaticamente alla poliziotta dell'ultimo capitolo dal suo superiore, mi sono lasciata ingannare (come lei) da tutti gli stereotipi cinematografici che vogliono una donna indifesa, inseguita in un bosco da un demone armato di fucile, pronto a violentarla o peggio. JT Mollner gioca con questi topoi, sfruttando la morale comune e il ritorno in grande stile dei rape and revenge, portando avanti il suo inganno in parallelo con quello della "Lady" che, ben lungi dall'essere una damsel in distress, è una serial killer senza scrupoli. L'inganno funziona non solo in virtù della già citata struttura divisa in capitoli mescolati, o per l'intro descrittivo che fa molto true crime, ma anche perché il film disattende continuamente le aspettative dello spettatore, indossando di volta in volta la maschera del dramma psicologico, del thriller erotico, persino della celebrazione dell'amour fou (contro ogni buon senso, vi giuro che ho sperato che Lady e il Demone si riscoprissero seriamente innamorati, sono veramente un bibino gloglottante). Anche le inquadrature e il montaggio, oltre alla colonna sonora di cui ho parlato sopra, sostengono l'inganno alla perfezione, ti portano dove vuole JT Mollner al punto che le palesi dissonanze non vengono neppure percepite. Pensate pure che fossi svogliata e disattenta, durante la visione, ma giuro che non era così (no, sto mentendo. Lo so dove mi sono distratta. Davanti a quella cazzo di colazione a base di burro e zuccheri, capace di fare impallidire il "imburra la pancetta e impancetta la salsiccia" di Simpsoniana memoria), non mi sono neppure addormentata, e sì che ero stanca morta . Anche perché è impossibile addormentarsi davanti alla performance di Willa Fitzgerald, altra candidata di un ideale Oscar che quest'anno dovrebbe fare incetta di nomi femminili horror. Comincia in maniera soft la Fitzgerald, quasi banale, ché il genere è pieno di final girl urlanti e insanguinate, lo sapete meglio di me. Ma guardate la final girl trasformarsi in femme fatale prima, mostro poi e vittima della sua stessa psiche malata sul finale, e vi renderete conto che la sua è una delle performance dell'anno. Kyle Gallner lo sa, e signorilmente la sostiene senza esagerare, dando corpo al proprio personaggio attraverso sfumature, anche fisiche, che concorrono a rendere ancora più efficace l'inganno di Strange Darling. Un film strano, come da titolo, e per questo da tenersi ancora più caro in questo 2024 cinematografico che, arrivato quasi alla fine e dopo un inizio lentino, continua a sorprendere e a dare enormi soddisfazioni.  
 

Di Kyle Gallner (il Demone), Barbara Hershey (Genevieve), Jason Patric (voce del narratore true crime) e Giovanni Ribisi (direttore della fotografia nonché voce di Art Pallone) ho parlato ai rispettivi link.

JT Mollner è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto un altro lungometraggio, Outlaws and Angels. E' anche produttore e attore.


Willa Fitzgerald
interpreta The Lady. Americana, la ricordo per serie quali Scream: La serie, Piccole donne e La caduta della casa degli Usher. Ha 33 anni e un film in uscita. 


Ed Begley Jr.
interpreta Frederick. Americano, lo ricordo per film come Il bacio della pantera, She Devil, Caro zio Joe, Mezzo professore tra i marines, Batman Forever, Auto Focus, Ghostbusters e serie quali Happy Days, Starsky & Hutch, Colombo, Wonder Woman, Charlie's Angels, Fantasilandia, Love Boat, Pappa e ciccia, I racconti della cripta, Una famiglia del terzo tipo, Sabrina vita da strega, La tata, Dharma & Greg, Scrubs, Kingdom Hospital, Six Feet Under, Hannah Montana, CSI: Miami, Better Call Saul e Young Sheldon; come doppiatore ha lavorato in Batman, Capitan Planet, I Rugrats, I Simpson e Spongebob Squarepants. Anche produttore e regista, ha 75 anni e cinque film in uscita. 




lunedì 3 luglio 2023

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)

Siccome tra qualche giorno uscirà l'ultimo capitolo della saga, ho deciso di recuperare tutti i film della serie Insidious partendo da Oltre i confini del male - Insidious 2 (Insidious: Chapter 2), diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista James Wan.


Trama: nonostante la decisione di trasferirsi a casa della nonna paterna, i guai dei Lambert con gli spettri che perseguitano Josh e Dalton non sono ancora finiti...


Avevo visto il primo Insidious ormai 10 anni fa, proprio in occasione dell'uscita del secondo capitolo, e mi aveva impressionata talmente poco che non ero neppure andata al cinema per proseguire con la saga. Parlando con i miei compagni di visioni horror si è accennato all'uscita dell'ultimo episodio, Insidious - La porta rossa, e ho scoperto che praticamente nessuno di noi ha mai guardato la serie completa, quindi mi sono detta "Perché non provare?". Per motivi di tempo, ho lasciato perdere il primo Insidious, rinfrescandomi la memoria su Wikipedia, e ho ricominciato con Oltre i confini del male - Insidious 2, trovandolo una visione inaspettatamente gradevole. La solfa, di base, non cambia: ci sono sempre i Lambert, ci sono sempre i fantasmi dell'Altrove che cercano di ucciderli/possederli, c'è sempre qualcuno che cerca di aiutare questi poveri cristi a sopravvivere, c'è sempre il momento in cui qualcuno si farà una bella passeggiata nelle nebbie dell'Altrove. L'unica variazione, tra l'altro quella che ha fatto storcere il naso a fior di appassionati, è la volontà Wanina di fare di Insidious 2 un sequel ma anche un prequel, atto a spiegare ogni aspetto del suo predecessore, il che si traduce in una sceneggiatura fatta di continui salti temporali con incroci arzigogolati e parecchie sequenze riprese sì da Insidious MA da altre angolazioni. Chiamatemi ingenua e boccalona (in realtà sono solo appassionata di storie à la Rashomon, passatemi il paragone improprio, dove lo stesso argomento viene riproposto da più punti di vista), a me questi mezzucci piacciono sempre e contribuiscono ad un maggiore coinvolgimento rispetto a ciò che vedo sullo schermo, non a caso Insidious mi aveva fatta addormentare, questo invece no. Inoltre ho apprezzato la maggiore presenza della "vecchia" che perseguitava Josh nel primo film e l'esplorazione del background di questo inquietante personaggio.


Per il resto, la mano di Wan si sente, e tutto sta ad amare o odiare il regista e il suo approccio gotico a storie di fantasmi che più classiche non si può. La casa di nonna Lambert, così accogliente alla prima inquadratura, diventa in tempo zero un susseguirsi di stanze e corridoi inospitali dove i personaggi possono esplorare liberamente e dove si cela la qualsiasi, tanto che anche i giochi più innocenti diventano veicoli di orrore ed inquietudine, mentre le sequenze si alternano tra carrellate cinematografiche e immagini in presa diretta, affidate come sempre alle mani di Specs e Tucker. A proposito dei due personaggi, la mancanza del carisma di Lin Shaye si sarebbe avvertita troppo, quindi gli sceneggiatori hanno cercato un modo per inserire nuovamente Elise nel film dopo gli eventi del precedente e la decisione di affiancarle un altro, particolare sensitivo armato di dadi, è stata a mio avviso molto azzeccata. Interessante anche l'idea di complicare un po' le cose per il personaggio di Josh: nulla che non si sia visto in altri trecento horror, ma almeno Patrick Wilson regala momenti di genuina inquietudine e la sua interpretazione è una delle cose migliori di Insidious 2. Ero convinta che mi sarei di nuovo fermata nel recupero, invece credo proprio che continuerò con Insidious 3 - L'inizio, chissà che non mi appassioni e arrivi a rivalutare tutto il cucuzzaro. Per ora, continuo a preferire un'altra creatura di Wan, la serie dei The Conjuring!


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Barbara Hershey (Lorraine Lambert), Lin Shaye (Elise Rainer), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Leigh Whannell (anche co-sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Jocelin Donahue (Lorraine da giovane) e Jenna Ortega (Annie) li trovate ai rispettivi link.

Steve Coulter interpreta Carl. Americano ha partecipato a film come Hunger Games, L'evocazione - The Conjuring, Anchorman 2 - Fotti la notizia, Insidious 3 - L'inizio, The Conjuring - Il caso Enfield, Barry Seal - Una storia americana, First Man - Il primo uomo, Annabelle 3, The Hunt, The Conjuring - Per ordine del diavolo, Un fantasma in casa e a serie quali L'ispettore Tibbs, Dawson's Creek, Prison Break, The Walking Dead, The Purge e She-Hulk: Attorney at Law. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 63 anni e due film in uscita.  


Oltre i confini del male - Insidious 2
è ovviamente il secondo capitolo della saga iniziata con Insidious e continuata con  Insidious 3 - L'inizio e Insidious: L'ultima chiave; nell'attesa che esca Insidious: la porta rossa potete recuperarli (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

mercoledì 1 dicembre 2021

The Manor (2021)

Ero partita con le migliori intenzioni ma, visto il disastro che sono stati primi due film della seconda serie dei Welcome to the Blumhouse, mi sono volutamente arenata e per questo parlo solo ora di The Manor, film diretto e sceneggiato dalla regista Axelle Carolyn che potete trovare su Amazon Prime Video.


Trama: dopo un lieve ictus, l'ex ballerina Judith decide di farsi ricoverare in una clinica per anziani, onde non gravare troppo sulla famiglia. Purtroppo, la clinica nasconde orribili segreti...


L'aveva detto Lucia che The Manor era l'unico film degno di nota all'interno dei Welcome to the Blumhouse di quest'anno. Devo ancora guardare Madres e onestamente, vista la marea di film interessanti già usciti o di prossima uscita su Netflix e Prime non penso riuscirò a farlo tanto presto, ma intanto parliamo un po' di The Manor. La pellicola scritta e diretta da Axelle Carolyn è una visione gradevolissima, che sfrutta i cliché di un certo genere di horror a base di manieri infestati e conseguente paranoia da gente che sa ma "non dice" per riflettere su un orrore più tangibile che la maggior parte di noi, prima o poi, dovrà affrontare, ovvero la vecchiaia. La protagonista di The Manor è una bellissima settantenne dal fulgido passato di ballerina, che in effetti è riuscita ad arrivare fino a quell'età comunque in forma, benedetta dalla presenza di un nipote che la adora e da un cervello funzionante ed acuto; un giorno, Judith ha un lieve ictus e, temendo di diventare un peso per la figlia e il nipote, decide di sua sponte di ricoverarsi in una clinica per anziani dove potrà venire seguita nel caso la sua malattia peggiorasse. L'orrore, per Judith, comincia prima ancora che l'elemento sovrannaturale faccia capolino all'interno del film. Si concretizza in un luogo dove la libertà dei degenti è comunque limitata, dove ad ogni segno di disagio fisico o mentale l'unica risposta è la somministrazione di medicinali, dove la solitudine e la tristezza sono palpabili e ineluttabili, perché anche il nipote che promette alla nonna di andarla a trovare tutti i giorni rischia, col tempo, di far diventare le sue visite sempre più sporadiche. Al desiderio legittimo di non diventare un peso subentrano così il rimpianto per un passato che non tornerà più e, soprattutto, il terrore di diventare inutili e dimenticati.


Il pericolo sovrannaturale che andrà a funestare le notti di Judith e degli altri ospiti della struttura affonda le radici proprio in questo terrore e, ovviamente, sfrutta la considerazione generale che la maggior parte delle persone ha degli anziani; al di là del personale compiacente e della necessaria quota di personaggi malvagi e/o ambigui, basta la parola di un dottore per mettere in dubbio il senno di una persona che ha vissuto con noi per decenni e che ormai è "vecchia", quindi per estensione debole, lamentosa e inaffidabile. All'inquietudine data dall'indubbia atmosfera paranoica creata dalla sceneggiatura di Axelle Carolyn, si aggiunge soprattutto la dignitosa bellezza di Barbara Hershey, che interpreta una meravigliosa donna combattiva ma anche fragile, capace di spezzare il cuore; vederla passare da nonna sprint e amante dell'horror a scricciolo spaventato mette una tristezza infinita e non si fa fatica ad immaginare un simile decadimento fisico e psicologico per chiunque, all'interno degli ospizi, si ritrovi a perdere la fiducia in se stesso e la voglia di vivere. L'unica cosa di The Manor che non ho granché apprezzato è il finale. Benché rientri in quella categoria di finali un po' cupi e un po' beffardi che adoro, mi è sembrato poco coerente con tutto quello che si era visto fino a quell'istante, e avrei preferito un'altra conclusione, per quanto triste. Ma è un piccolo dettaglio, davvero, perché The Manor, anche se non è un capolavoro, merita comunque una visione.  


Della regista e sceneggiatrice Axelle Carolyn ho già parlato QUI. Barbara Hershey (Judith) e Bruce Davison (Roland) li trovate ai rispettivi link.

 

venerdì 26 giugno 2020

Un giorno di ordinaria follia (1993)

Il 22 giugno è venuto a mancare il regista Joel Schumacher. Potendo scegliere, avrei riguardato 8mm - Delitto a luci rosse ma ovviamente non è presente né su Netflix né su Prime, quindi ho ripiegato su Un giorno di ordinaria follia (Falling Down), da lui diretto nel 1993.


Trama: un impiegato attraversa a piedi tutta la città per raggiungere la figlia nel giorno del suo compleanno. Nel cammino, si impegnerà a raddrizzare tutto ciò che secondo lui non va nella società...


Non avrei potuto scegliere un film "migliore" di questo, visto il periodo in cui, a partire dalla giustissima protesta Black Lives Matter, si è arrivati a pensare che, per non offendere nessuno, quasi quasi sarebbe meglio mettere un disclaimer anche su Indiana Jones e il tempio maledetto, reo di rappresentare i popoli indiani con una connotazione negativa. Che dire dunque di quanti disclaimer bisognerebbe mettere davanti a Un giorno di ordinaria follia? Qui, nell'ordine, Michael Douglas brutalizza un commerciante coreano dipinto come un ladro profittatore (il film è stato in effetti bandito in Corea del Sud), si scontra contro alcuni ragazzi di origine sudamericana rappresentati come criminali e perdigiorno (loro e tutte le loro famiglie) e si incazza all'idea che la tanto amata gelateria sia diventata un negozietto dove gli indiani vendono carabattole; come corollario, ci sono insulti contro donne, omosessuali, italiani e se volessimo cominciare a parlare di Prendergast e della moglie, dipinta come una stronza matta mentre la collega Sandra è comprensiva e mascolinizzata, ci sarebbe da aprire un libro. Considerato che Un giorno di ordinaria follia è stato girato proprio durante le rivolte di Los Angeles, nate dopo l'arresto e il violento pestaggio di Rodney King, davvero non avrei potuto guardare film più in linea col periodo o, ancora dopo oltre 20 anni, più controverso. Al netto di tutti i difetti di una trama "facilona" c'è infatti un sotteso senso di vergogna nell'assistere alle peregrinazioni di Bill "D-Fens"Foster e fare di nascosto il tifo per lui, americano medio costretto a crollare come il London Bridge della canzone sotto il peso delle pretese eccessive di un'intera nazione e di una società squallida, degradata, zeppa di piccole cose che non vanno; quante volte, in effetti, magari dopo una pesante giornata lavorativa, avremmo voluto tirare una testata sul grugno di impiegati privi di flessibilità, gente incazzosa che consuma il clacson in coda, persone che si rivelano ostili senza nessun motivo palese, razzisti e omofobi della peggior specie? Certo, Bill è matto e la sceneggiatura non smette di sottolinearlo nemmeno per un istante, mettendo in mezzo una moglie e una figlia terrorizzate, oltre a una madre non troppo nel chilo, ma a tratti è un matto quasi razionale e in alcuni momenti è difficile volergli male.


Il messaggio del film, almeno per come l'ho inteso io, è quello di tentare, per quanto possibile, di mantenere un equilibrio tra sconsiderata follia e l'atteggiamento passivo di chi si fa mettere i piedi in testa da chiunque, pena cadere nel baratro della pazzia di cui sopra o fare comunque una vita del cavolo, un po' come accade all'altro lato della medaglia Prendergast, uomo anche troppo buono e mite, benché fermo e testardo nei suoi propositi; considerato un codardo e un cretino da colleghi e superiori, in realtà è proprio Prendergast che, con calma e metodo, unisce i puntini dei vari episodi di violenza che vedono D-Fens protagonista e anche a riprendere le redini della sua vita segnata dal dolore. Detto ciò, è sicuramente facile farsi sviare dal carisma di un Michael Douglas iconico e quasi irriconoscibile e bollare Un giorno di ordinaria follia come film un po' fascista, un po' reazionario e un po' trumpiano, tuttavia secondo me basta solo superare le azioni scioccanti del protagonista e aprire bene orecchie ed occhi per scoprire che sotto tutta la superficie rude di un film molto anni '90 c'è un mondo per cui provare pietà, filtrato dall'occhio distorto di chi non ha più nulla da perdere ed è diventato l'ennesimo elemento inutile di una società popolata da persone egoiste e sbrigative, prive di qualsiasi briciolo di umana empatia. Che poi, definire Un giorno di ordinaria follia "rude" non rende giustizia alle interessanti scelte di regia di Schumacher, a partire dalla splendida sequenza introduttiva, presa di pari peso da Fellini, per continuare col parallelo visivo tra il protagonista e l'"uomo economicamente inaffidabile", passando per quel mix di vivace, multietnica arte di strada e squallore canicolare in cui si muove D-Fens, che quasi quasi rischia di fare incarognire lo stesso spettatore. E ci sono altre chicche da cogliere, ovviamente. Basta, come ho scritto, aguzzare un po' la vista e riscoprire così un autore e un film magari ingiustamente caduti nel dimenticatoio.


Del regista Joel Schumacher ho già parlato QUI. Michael Douglas (D-Fens), Robert Duvall (Prendergast), Barbara Hershey (Beth), Rachel Ticotin (Sandra), Tuesday Weld (Mrs. Prendergast) e Vondie Curtis-Hall (Uomo economicamente inaffidabile) li trovate invece ai rispettivi link.


Sheila, la cassiera del Whammy Burger, è interpretata da DeeDee Pfeiffer, sorella di Michelle. Sempre rimanendo in tema Whammy Burger, se vi chiedete dove avete già visto il manager, più o meno negli stessi panni, la risposta è "in un episodio della sesta stagione di Buffy l'ammazzavampiri". Jack Nicholson, Ed Harris, Robert De Niro, Alec Baldwin, Jeff Bridges, Nick Nolte, Mel Gibson, Michael Keaton, Robin Williams, Harrison Ford, Dustin Hoffman e Al Pacino erano tutti papabili interpreti per il ruolo di Bill "D-Fens" Foster mentre Gene Hackman, Walter Matthau, Sidney Poitier, Paul Newman e Jack Lemmon lo erano per quello di Prendergast; alla regia avrebbe potuto esserci invece Dennis Hopper. Se Un giorno di ordinaria follia vi fosse piaciuto recuperate Taxi Driver. ENJOY!

venerdì 18 ottobre 2013

Insidious (2010)

In questi giorni è uscito Oltre i confini del male – Insidious 2 e io mi sono accorta di non avere mai visto Insidious, diretto nel 2010 dal regista James Wan. Ovviamente ho rimediato, tanto per…


Trama: la famiglia Lambert si trasferisce in una casa nuova ma qualcosa va storto. Dalton, il figlio maggiore, cade in un coma profondo e, contemporaneamente, i Lambert cominciano a venire perseguitati da strane presenze…


Finalmente ho capito perché buona parte delle persone che hanno guardato prima Insidious e poi L’evocazione non sono rimasti tanto estasiati dall’ultima pellicola di Wan: gira che ti rigira, è sempre la stessa broda. L’evocazione aveva dalla sua una regia più innovativa (per quanto classica), un’aria pregevolmente vintage e una sceneggiatura più lineare e coerente mentre Insidious mi è sembrato un po’ più noioso, raffazzonato, a tratti ridicolo e terribilmente debitore di Poltergeist – Demoniache presenze, con l’aggravante di avere solo un paio di personaggi interessanti (nella fattispecie la medium interpretata da Lin Shaye e la madre del protagonista) e degli spiriti che sì, sfruttando l’effetto sorpresa fanno paura ma, nel complesso, sembrano quasi finti, tanto che il demone più pericoloso mi è parso praticamente identico a Darth Maul. Probabilmente, se avessi però visto prima Insidious e poi L’evocazione avrei detto le stesse cose dell’ultima fatica di Wan, chissà. E meno male che Leigh Wannell ha scritto la sceneggiatura con davanti un elenco di cliché horror da evitare, sennò chissà cosa usciva.


A dire il vero, ciò che proprio non mi ha convinta di Insidious è, paradossalmente, proprio quello che dovrebbe differenziarlo da altri horror simili, ovvero la presenza non già di una casa infestata, bensì di un ragazzino infestato (e mi fermo qui per non rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto la pellicola); non perché l’idea sia balzana, anzi, di per sé è piuttosto interessante, ma per il mezzuccio utilizzato all’inizio per sviare lo spettatore che, col senno di poi, risulta inutile e gratuito. Il resto del film, poi, tolto il particolare pre-finale girato in un ambiente oscuro e nebbioso, è un Paranormal Activity senza soggettive né telecamere semoventi, con porte che si aprono da sole, allarmi che scattano, ombre che si muovono e personaggi fondamentalmente deficienti, il marito in primis. Ecco, forse è anche questo che mi ha privata di entusiasmo: i personaggi sono freddi, stereotipati ed inutili (all’inizio i Lambert sono tormentati da figli a dir poco camurriosi, ma gli sceneggiatori fanno presto a farli sparire dalla circolazione), ben lontani da quell’ensemble di protagonisti gradevoli e cazzuti che la facevano da padrone in L’evocazione. Insomma, niente di nuovo sotto il sole e adesso, nonostante il finale aperto, mi è anche passata la voglia di guardare Oltre i confini del male – Insidious 2… 


Del regista James Wan ho già parlato qui. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Leigh Whannell (sceneggiatore del film e interprete di Specs), Barbara Hershey (Lorraine Lambert) e Lin Shaye (Elise Rainier) li trovate invece ai rispettivi link.

Angus Sampson interpreta Tucker. Guardatelo. No, dico, guardatelo bene. Nel 2007 è stato inserito dalla rivista Who Weekly Magazine nell'elenco delle 27 persone più sexy del mondo. C'è speranza per tutti. Detto questo, l'attore australiano ha partecipato a film come Al calare delle tenebre, Nel paese delle creature selvagge e ovviamente Oltre i confini del male - Insidious 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita tra cui Mad Max: Fury Road.


Il piccolo Ty Simpkins, che interpreta Dalton, oltre a tornare ovviamente in Oltre i confini del male - Insidious 2, ha fatto anche da spalla a Robert Downey Jr. in Iron Man 3. Pare che il pluricitato seguito di Insidious abbia esordito col botto negli USA, frantumando parecchi record d'incasso; i produttori che ci vedono lungo, dunque, hanno già commissionato un Insidious 3, che sarà sempre scritto da Leigh Whannell ma diretto da un altro regista perché Wan ha dichiarato di voler abbandonare l'horror per un po'. Per me, potevano anche evitare di creare l'ennesima, inconcludente saga horror, ma se a voi Insidious è piaciuto godetevi pure tutti i suoi seguiti e recuperate Poltergeist - Demoniache presenze, The Innkeepers e L'evocazione. ENJOY!

martedì 8 marzo 2011

Il cigno nero (2011)

La settimana scorsa ho finalmente finito di vedere tutti i film che avevo intenzione di gustarmi in questo ricco periodo. Una conclusione magnifica, perché Il cigno nero (Black Swan) di Darren Aronofsky è un’esperienza indimenticabile.

black-swan-movie-poster1

La trama: Nina ha un’ambizione, divenire prima ballerina. L’occasione le si presenta quando il direttore della sua compagnia decide di mettere in scena Il lago dei cigni e la sceglie per il ruolo del cigno bianco… a patto che Nina impari anche ad interpretare la gemella malvagia, il cigno nero, annullando sé stessa ed il suo carattere timido e remissivo.

Black_Swan-550x366

Il mio commento a caldo all’uscita del cinema è stato: “che trip”. Effettivamente, Il cigno nero è un viaggio allucinante all’interno di una mente che si spezza, costellato di allucinazioni strettamente intrecciate alla realtà. Aronofsky prende per mano lo spettatore e attraverso l’interpretazione di una meravigliosa Natalie Portman lo introduce nel mondo della danza, così perfetto e delicato in apparenza quanto corrotto e fragile all’interno. Un ambiente che distrugge le persone dal carattere debole e le lega al desiderio di primeggiare a tutti i costi. Ed è quello che succede a Nina, una ragazza “bambina”, una ballerina accudita amorevolmente da una madre “padrona” che cerca di rivivere attraverso la figlia il successo che lei non potrà più avere. Nina è schiva, remissiva, insicura, timorosa di esprimere sé stessa ed ossessivamente alla ricerca della perfezione formale. E’ un cigno bianco perfetto, insomma, quasi imprigionata nella sua bellezza e nella sua purezza, come se fosse una seconda, impenetrabile pelle. Il problema è che allo spregiudicato direttore Thomas questa perfezione formale, priva di passione, non basta, perché quello che gli serve è avere un’Odette in grado di trasformarsi in Odile, un Cigno Bianco ed un Cigno Nero uniti in un unico corpo. E quando nella compagnia arriva Lily, bellissima, sensuale, piena di vita, pericolosa in un certo senso, un perfetto Cigno Nero, la fragile psiche di Nina si spezza sotto la pressione ed il senso di inferiorità e comincia un dramma che non potrà avere un epilogo felice.

black-swan-ravenmonster-10_thumb[1]

La bellezza de Il cigno nero sta nel modo in cui verità ed allucinazione si uniscono e nel modo in cui la realtà dei protagonisti diventa, a poco a poco, indistinguibile dalla storia de Il lago dei cigni. Aronofsky costruisce la pazzia di Nina in modo quasi certosino, a partire dalle prime scene del film, dove la ragazza intravede nella metro quello che sembrerebbe un suo oscuro doppio speculare (a proposito di specchi, quasi in ogni scena c’è una superficie riflettente tranne nel finale, per un motivo che sarà ben chiaro se avrete modo di vedere il film). Proseguendo nella visione de Il cigno nero sia Nina che lo spettatore arrivano a chiedersi se quel doppio non sia in realtà l’amica – nemica Lily, che in effetti incarna tutto ciò che la protagonista reprime e che Thomas cerca di tirare fuori. Il direttore della compagnia è uno schifoso e laido profittatore, che usa le ballerine finché gli sono utili e poi le abbandona al loro destino; il personaggio di Beth, interpretato da Winona Ryder, è patetico e tristemente crudele, perché rappresenta il futuro di gloria effimera e totale disfatta che attenderà anche Nina, in quanto “principessina” dell’uomo. Nonostante tutto, la ragazza si innamora del suo crudele maestro, ed è qui che cominciano chiaramente il parallelo con Il lago dei cigni (Odette si innamora del principe, e non è un caso che Thomas di cognome faccia LeRoy…) e l’annullamento di Nina.

black-swan-movie-photo-01

Aronofsky non lascia nulla al caso: dalla cameretta colma di pupazzi nella quale si rifugia la protagonista, agli inquietanti quadri dipinti dalla madre, dal tatuaggio a forma di ali sulla schiena di Lily al vizio che ha Nina di graffiarsi la pelle della schiena, come se sotto ci fossero delle ali che aspettano di spuntare e che premono per uscire, per liberarsi da quell’involucro umano, ogni dettaglio è un tassello per comprendere la psicologia della protagonista ed è un preludio al sanguinoso, splendido ed inquietante finale. Come raramente accade, le immagini violente, quelle legate al sesso ed i pochi effetti speciali sono assolutamente funzionali ed indispensabili al proseguire della trama. E a proposito di immagini, le coreografie sono eccezionali ed emozionanti come i costumi, scandite dalle note ben conosciute ed ottimamente eseguite de Il lago dei cigni di Tchaikovsky; lo spettacolo finale riesce a fare quello che il 3D, per quanto verrà perfezionato, non riuscirà mai a fare, ovvero annulla completamente la barriera che separa lo spettatore dal film, e dona l’illusione di trovarsi davvero a teatro ad ammirare la splendida Nina che balla. E a tal proposito: l’Oscar che ha portato a casa la Portman per questo film è meritatissimo, visto che è riuscita ad infondere anima e vita ad uno dei personaggi più complessi che abbia mai visto al cinema in questi ultimi anni.

Darren Aronofsky è il regista della pellicola. Prima de Il cigno nero non avevo mai visto un suo film, ma Requiem for a Dream e The Wrestler sono molto famosi e penso che prima o poi rimedierò guardandoli. Il regista americano, anche produttore, sceneggiatore e, talvolta, attore, ha 42 anni e due film in progetto tra cui l’adattamento del Wolverine di Frank Miller. Se tanto mi da tanto ne verrà fuori una cosa splendida!

darren-aronofsky-fix_jpg_595x325_crop_upscale_q851

Natalie Portman interpreta Nina. Attrice israeliana che ha esordito giovanissima in un ruolo difficile come quello di Mathilda nel Léon di Luc Besson, la ricordo per altri film come Heat – La sfida, Mars Attacks!, Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni, Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith, V per Vendetta e Un treno per il Darjeeling, oltre che per aver doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 30 anni e due film in uscita.

natalie_portman_2011

Mila Kunis interpreta Lily. Data la sua straordinaria bellezza non lo si direbbe mai, ma l’attrice ucraina presta la voce ad un personaggio che di bello non ha proprio nulla e la sua famiglia passa il tempo a ribadirglielo in continuazione. Non avete ancora capito di chi si tratta? Sto parlando della povera Meg, la bistrattata figlia de I Griffin. Niente di più diverso dalla bella Mila, che ha partecipato anche a film come l’inquietante (e introvabile ormai ahimé…) Milo ed American Psycho II, a serie come Baywatch, il geniale … E vissero infelici per sempre, Walker Texas Ranger e That’s 70’s Show e al doppiaggio di alcuni episodi di Robot Chicken. Ha 28 anni e tre film in progetto tra cui Oz: The Great and Powerful di Sam Raimi, che se mai uscirà andrò a vedere di corsissima.  

2011-Mila-Kunis-Updo-Hairstyles

Vincent Cassel interpreta Thomas Leroy. Marito della Monica Bellucci nazionale e attore decisamente eclettico (oltre che molto affascinante..) lo ricordo per film come L’odio, Dobermann, Elizabeth, Giovanna D’Arco, I fiumi di porpora, l’orrendo Blueberry e l’altrettanto orrendo Derailed – Attrazione letale; inoltre ha prestato la voce al Robin Hood del primo Shrek. Francese, anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 45 anni e tre film in uscita, tra cui l’ultimo film di David Cronenberg e l’ennesima versione di Fantomas.

black-swan-premiere-vincent-cassel--large-msg-129123089884

Barbara Hershey interpreta la madre di Nina, Erica. A dimostrazione di quanto sono poco fisionomista, ho cercato di capire dove l’avessi vista per tutto il film, poi ho ricordato che l’attrice americana è stata una splendida Maria Maddalena ne L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese. Tra gli altri suoi film, ricordo America 1929: sterminateli senza pietà, Un giorno di ordinaria follia e Ritratto di signora; ha anche partecipato ad episodi di Kung Fu ed Alfred Hitchcock presenta. Ha 62 anni e un film in uscita.

Barbara+Hershey+Black+Swan+Press+Conference+E9EGfpV0HvYl

Winona Ryder interpreta Beth. Non posso nemmeno spiegare quanto adoro questa attrice e quanto mi dispiace sapere che la sua carriera si è rallentata parecchio, visto che associo il suo viso alla maggior parte dei miei film preferiti, come Beetlejuice – Spiritello porcello, Edward mani di forbice, Dracula di Bram Stocker, Sirene, L’età dell’innocenza, La casa degli spiriti e Piccole donne. Speriamo che Il cigno nero coincida con la sua rinascita. Tra le altre pellicole a cui ha partecipato segnalo Giovani, carini e disoccupati, Alien: la clonazione, Lost Souls – La profezia, Simone, A Scanner Darkly; ha inoltre doppiato un episodio de I Simpson e partecipato a un episodio di Friends. Anche produttrice, ha 40 anni e due film in uscita, tra cui il Frankenweenie diretto da Tim Burton.

winona-ryder-black-swanE ora, lascio che siano le immagini a parlare, lasciandovi al trailer originale del film. ENJOY!!!

Se vuoi condividere l'articolo