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martedì 7 gennaio 2025

Golden Globes 2025

Ieri sono stati assegnati i Golden Globes, ma siccome era la Befana, ho passato la giornata in famiglia, a mangiare come se non ci fosse un domani e a perdere a Scala 40 con papà. Dei premi parliamo dunque oggi, con la tradizionale, ignorantissima disamina! 


Miglior film drammatico
The Brutalist
(USA/UK/Canada, 2024)

Non ho mai visto un trailer, mai una foto spoiler, non so nemmeno di cosa parli questo film che si è preso ben tre Golden Globes. L'unica certezza è che parrebbe un film imperdibile, che dura più di tre ore e che, in Italia, uscirà il 23 gennaio. Attenderò fiduciosa, che vi devo dire.


Miglior regista
Brady Corbet per The Brutalist

Di Corbet avevo visto solo Vox Lux, affascinante ma non particolarmente entusiasmante, né memorabile, quindi sono decisamente curiosa di capire cosa abbia fatto di così favoloso dietro la macchina da presa. Avendo visto solo Conclave e The Substance, tra i film candidati per la categoria,  non posso fare altro che fidarmi e aspettare.

Miglior film - Musical o commedia
Emilia Pérez
(Francia/Belgio/Messico, 2024)

Sono, ovviamente, dispiaciutissima per The Substance, ma ho sentito dire solo cose belle su Emilia Pérez e, in effetti, il trailer visto prima di Maria mi ha invogliata parecchio. Tra qualche giorno, sempre che la distribuzione savonese mi venga in aiuto, capirò come mai la giuria ne è rimasta conquistata.


Miglior attore protagonista in un film drammatico
Adrien Brody in The Brutalist

Tra i candidati ho visto "in azione" solo Ralph Fiennes, il quale mi ha entusiasmata poco, anche in virtù di un doppiaggio poco ispirato. Adrien Brody è un attore che ho sempre amato tantissimo, quindi ho molte aspettative! 

Miglior attore non protagonista
Kieran Culkin in A Real Pain

Affronto questa categoria in totale ignoranza ma sono felice per Kieran, anche se continuo a preferirgli il fratello Rory. A Real Pain, tra l'altro, è uno di quei film che aspetto tantissimo, purtroppo in Italia arriverà solo il 27 febbraio, giusto in tempo per gli Oscar.

Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Fernanda Torres in Io sono ancora qui

Non conosco la Torres, non ho assolutamente idea di cosa parli Io sono ancora qui, mi dispiace moltissimo per la Jolie, che in Maria mi ha fatto venire i brividi. Anche in questo caso, non resta che attendere il 30 gennaio, giorno dell'uscita italiana del film.

Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Sebastian Stan in A Different Man

Benché io sia molto dispiaciuta per Hugh Grant e Jesse Plemons, entrambi favolosi, ho sempre amato Sebastian Stan e A Different Man è un film che mi incuriosisce tantissimo. Purtroppo, il film uscirà solo il 20 marzo. Per fortuna, prepararsi in tempo per gli Oscar è comunque possibile. 

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Demi Moore in The Substance

E qui, la notizia mi ha fatta saltellare di gioia, perché l'interpretazione della Moore è splendida, sicuramente una favolosa rinascita per un'attrice che aveva perso molto del suo smalto e stava scomparendo in film bruttarelli. Spero che il premio coincida davvero con una ripresa, se lo meriterebbe!


Miglior attrice non protagonista
Zoe Saldana in Emilia Pérez

Niente male per un'attrice che, finora, aveva legato il suo nome alla bellezza e all'atleticità surreali di personaggi celati da trucco oppure effetti speciali. Mi spiace per la Qualley ma è giovane e sulla cresta dell'onda, avrà molto tempo per rifarsi! 

Miglior sceneggiatura
Peter Straughan per Conclave

Giuro che non capisco l'entusiasmo. Conclave, di cui parlerò nei prossimi giorni, è un thriller religioso molto all'acqua di rose, obiettivamente perfetto per un pubblico anglofono, ma già solo The Substance (l'unico altro film visto tra i candidati) era molto più fantasioso e particolare. Mah. 


Miglior canzone originale
"El Mal" di Clément Ducol, Jacques Audiard e Camille per Emilia Pérez

Mi fido dei giurati, visto che non conosco neppure una delle canzoni in gara.

Miglior colonna sonora originale
Challengers di Trent Reznor e Atticus Ross

Cosa avevo scritto il 3 maggio 2024? "La struttura stessa del film è quella di una partita a tennis, cadenzata dalla truzzissima colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross (so che tanti l'hanno odiata, io l'ho adorata, non riuscivo a smettere di andare a tempo con la testa)". Amore batte odio 15 a 0!


Miglior cartone animato
Flow
(Straume - Lettonia/Belgio/Francia, 2024)

E io bestemmio, ché Flow lo hanno tenuto pochissimi giorni a orari per bambini, col risultato che non sono potuta andare al cinema a vederlo. Mi si spezza davvero il cuore, perché come posso essermi persa un film avente per protagonista un micino nero?

Miglior film straniero
Emilia Pérez
(Francia/Belgio/Messico, 2024)

Continuo a non capire il motivo di premiare lo stesso film per due categorie simili, ma, non conoscendo le altre opere in gara, me ne sto sulla fiducia. 

Cinematic and Box Office Achievement
Wicked
(USA, 2024)

L'anno scorso questo contentino era andato a Barbie, quest'anno a un altro film che avrebbe dovuto fare sfracelli, ovvero Wicked. Contentino per contentino, lo avrei dato a Il robot selvaggio, che non ho ancora visto ma mi si dice essere bellissimo.


Come al solito, anche con le serie TV vado FORTISSIMA!! Sono preparata solo sul premio a Jodie Foster come Miglior Attrice in una Serie Limitata, Antologica o Film TV per la serie True Detective Night County. Per il resto, mi limito a segnarmi un improbabile recupero di Shogun, Baby Reindeer e Hacks, le serie che hanno ottenuto più premi. La award season tornerà in occasione del consueto riassuntone degli Oscar, il 3 marzo! ENJOY!

martedì 5 novembre 2024

The Substance (2024)

Dopo mesi di attesa, finalmente sono riuscita a guardare The Substance, diretto e sceneggiato dalla regista Coralie Fargeat.


Trama: Elizabeth Sparkle, celebrità in declino, scopre la possibilità di creare un suo doppio, migliore e più giovane, grazie a The Substance. Dopo la prima esperienza positiva, l'esperimento condurrà all'orrore...


Sono riuscita, più o meno, ad evitare la quantità immane di spoiler su The Substance che hanno cominciato ad infestare internet già da prima che arrivassero le anteprime italiane, quindi sono arrivata quasi completamente impreparata a ciò che mi avrebbe mostrato Coralie Fargeat. Mi sarei aspettata di provare disgusto, e l'aspettativa è stata rispettata, soprattutto sul finale, ma non la seria angoscia che mi ha portata più volte a distogliere lo sguardo dallo schermo, colma di pena e tristezza. La storia di The Substance è vecchia quanto il mondo: la protagonista, Elizabeth Sparkle, è una donna inutile. In una società dominata dal male gaze (e ci tornerò su come la Fargeat renda, visivamente, questo gaze), soprattutto all'interno dello show business, i cinquant'anni equivalgono alla morte. Quello che un tempo era un viso senza rughe, adesso (per quanto ancora talmente splendido che qualsiasi donna "normale" vorrebbe averlo) mostra tutti i segni dell'età e lo stesso vale per il corpo, non importa quanto la sua proprietaria sia stata attenta alla dieta o all'esercizio fisico. In un mondo che vuole la donna sessualizzata, desiderabile e quasi aliena, non c'è modo di competere con chi ha dalla sua bellezza e giovinezza, e il risultato è sotto gli occhi di tutti, se volete vi faccio qualche nome: Nicole Kidman, Madonna, Courtney Cox. Donne splendide, che per stare al passo e non finire relegate in un angolo si sono deturpate volto e corpo al punto da diventare irriconoscibili, bambole di plastica dall'espressione perennemente sorpresa. Magari loro si vedono anche belle, poverine, chissà quale sofferenza avranno provato e proveranno nel vedersi superare da ragazze con la metà dei loro anni, pronte a vivere dei fasti che per loro forse non torneranno mai. A noi, a me per prime, sembrano stupide, perché le loro soddisfazioni se le saranno tolte di sicuro, ma cosa posso saperne, se le scintille del successo e dell'adorazione non hanno mai brillato nel mio firmamento? E quante volte io stessa mi sono ritrovata, davanti all'orrore dei 43 anni, ad invidiare ragazzine che oggi sono tutte molto più belle di quanto fossi io alla loro età, ad abbassare lo sguardo davanti allo specchio impietoso che mi ritrae ogni giorno più vecchia, grassa e brutta? A buttare abiti che magari mi andrebbero ancora "tecnicamente" bene ma che su di me risultano ridicoli, l'imbarazzante tentativo di una vecchia di sentirsi ancora giovane? Non stupitevi di leggere che, per me, la sequenza più angosciante di The Substance è stata quella in cui Elizabeth si prepara per un appuntamento a cui non andrà mai, schiacciata dalla consapevolezza di non essere all'altezza del suo io migliore, distrutta da quello che, fino alla settimana prima, sembrava un raggio di speranza in una vita ormai finita. 


Forse io l'ho presa un po' troppo sul personale, ma The Substance è una parabola ben triste. In tanti hanno paragonato il film alla versione distorta di un anime majokko, ma la verità è che nell'opera della Fargeat non c'è speranza nemmeno quando le cose sembrano andare per il verso giusto. Sue è la "versione migliore" di Elizabeth ma, come specificato dall'assioma di The Substance, le due donne sono sempre la stessa persona. Il miglioramento fisico di Elizabeth non corrisponde alla sua liberazione dalle aspettative di un pubblico avido ed impietoso, perché Sue continua ad avere un disperato bisogno di essere guardata e desiderata; le majokko "cambiavano", sfruttavano l'esperienza nei panni dei loro alter ego per crescere, mentre in The Substance l'unica cosa che aumenta sono l'odio e la sofferenza verso una condizione ormai irreversibile. Più il tempo passa, più Sue prova risentimento per Elizabeth, rea di stare sprecando la propria vita e di impedirle di vivere la "sua"; allo stesso modo, Elizabeth detesta Sue in quanto "parassita" e si abbandona sempre più a un marcio, una bruttezza interiore che finalmente raggiungono anche l'esterno. Ma parliamo sempre della stessa persona, incapace di concepire qualcosa che vada oltre una pienezza raggiunta compiacendo il pubblico, due facce di una stessa, sofferente, insoddisfatta medaglia. La Fargeat è molto attenta a portare sullo schermo la natura voyeuristica e narcisista del mondo che circonda Elizabeth/Sue. Le inquadrature che usa sono al limite del pornografico, imperniate al 90% su glutei torniti, seni a malapena contenuti da costumini inesistenti e sgambature che metterebbero alla prova qualsiasi estetista, tutto ciò che è bello e glamour viene filtrato da un pesantissimo sotteso sessuale, come se bellezza e pornografia fossero equivalenti. E' il male gaze di cui parlavo prima, infatti non ci sono donne "rilevanti" all'interno del film, salvo le due protagoniste. Tutto ciò che Elizabeth e Sue vivono, o subiscono, è testimoniato dall'occhio di uomini che, alternativamente, le disprezzano o le bramano, e questo punto di vista distorce, inevitabilmente, la loro realtà. La cosa si ripercuote anche sulla regia, che fa ampio uso di grandangoli, allungando a dismisura corridoi, deformando volti visti attraverso lo spioncino di un appartamento, trasformando un pranzo di lavoro nel trionfo del disgusto. L'apice dell'orrore è il personaggio di Dennis Quaid, la summa di tutto ciò che può rendere un uomo repellente, ma la cinepresa si sostituisce all'occhio di ogni maschio presente nel film, enfatizzando così l'oggettificazione delle vittime di quello stesso sguardo. 


E' talmente invadente, di fatto, questo male gaze, che arriviamo a percepire brutta una come Demi Moore. O meglio, a dimenticare che la Moore (la quale, vi ricordo, ha avuto la fortuna di essere moglie di Bruce Willis, porca puttana) non ha 50 anni come da copione di The Substance, bensì SESSANTUNO, ed è più gnocca lei di quanto lo fossi io a 20 anni. Eppure, anche prima del terrificante make-up che la renderà irriconoscibile nel corso del film, la suprema interpretazione dell'attrice, unita all'abilità della Fargeat, ce la consegna irrimediabilmente "brutta". Non vi piace questo aggettivo? Allora posso dire "superata","consumata", "sciatta", "invecchiata", che è poi come se la figura l'abietto produttore Harvey, nonché il motivo per cui decide che lui, e per estensione il mondo (non solo dello spettacolo) non ha più bisogno di lei. E' talmente invadente, questo male gaze, che arriviamo a percepire Margaret Qualley come una dea scesa in terra, la perfezione fatta a persona. Ed è indubbiamente bellissima, santa creatura, ma, tolto il fatto che il seno esposto nel film è dichiaratamente prostetico, guardatevi un paio di foto sui red carpet delle due attrici messe insieme e pensate che la Moore ha TRENT'ANNI in più, quindi Margaret, arrivaci tu a quell'età ancora così figa (e trovati un figo come Bruce ad accompagnarti. Adesso userò un po' di female gaze, ma 'sto Jack Antonoff non si può guardare, figlia mia!!). Quindi sì, Coralie Fargeat avrà anche scelto di raccontare una storia vecchia come il mondo, ma vedete quante riflessioni scatena, quante diverse sensazioni, quanti modi di interpretarla e parlarne ci sono? Ci vuole coraggio, a mio avviso, a spiattellarla in faccia al pubblico con tanta raffinatezza a livello di immagini, colori, luci e suono (non dimentichiamoci il suono, inquietante ed invasivo) e tanta brutalità per il contenuto di queste stesse immagini. La Fargeat omaggia Kubrick, Lynch e Cronenberg passando attraverso il grottesco di quel capolavoro de La morte ti fa bella, Yuzna e persino la Troma, demolendo senza pietà non solo gli ideali di bellezza odierni, ma vomitando sopra l'opprimente ipocrisia moderna tonnellate di sangue liberatorio, in una potente affermazione della natura fondamentalmente brutta ed imperfetta del genere umano. Se riuscissimo ad abbracciarla, questa nostra naturale bruttezza, forse saremmo molto più felici, sicuramente meno stressati e cattivi, ma finché ci verrà imposta la perfezione, il rischio tangibile è quello di trasformarci in mostri. 

P.S. Io non lo so se The Substance è l'horror dell'anno. Sicuramente, per quanto mi riguarda, è il FILM dell'anno. Se non altro, quello che è riuscito a coinvolgermi e sconvolgermi di più durante la visione. In tempi di cinema mordi e fuggi è un risultato incredibile. Anche se non sarà la cup of tea di molti, datemi retta comunque, correte in sala a vederlo.


Della regista e sceneggiatrice Coralie Fargeat ho già parlato QUI. Demi Moore (Elizabeth Sparkle), Margaret Qualley (Sue) e Dennis Quaid (Harvey) li trovate ai rispettivi link.


Gore Abrams
, che interpreta il leppegosissimo vicino di casa di Sue, era già "dei nostri", perché ha partecipato a Hell House LLC e a Hell House LLC III: Lake of Fire. Ray Liotta avrebbe invece dovuto interpretare Harvey ma purtroppo è morto prima dell'inizio delle riprese e la regista lo ha ringraziato nei credits. Se The Substance vi fosse piaciuto recuperate La mosca, Videodrome, Society, Titane, La morte ti fa bella, Revenge, Starry Eyes, The Neon Demon e anche un po' Tetsuo. ENJOY!

martedì 15 novembre 2022

Bolla Loves Bruno: L'ombra del testimone (1991)


Non mi sono dimenticata della rubrica Bolla Loves Bruno, ho solo dato la priorità all'ampissima selezione horror degli ultimi mesi. Oggi è venuto il momento di ricominciare, con L'ombra del testimone (Mortal Thoughts), diretto nel 1991 dal regista Alan Rudolph.


Trama: Cynthia, sposata e madre di due bimbi, viene interrogata in merito all'omicidio di James, il marito violento della sua migliore amica, Joyce. Cynthia è accusata di avere aiutato Joyce nel delitto e cerca di scagionarsi...


L'ombra del testimone è uno di quei film che avranno passato in TV migliaia di volte e che io, nonostante Bruce Willis, ho sempre ignorato, sicuramente perché pensavo che il ruolo dell'adorato Bruno fosse inconsistente o quasi. In effetti, le protagoniste della pellicola sono Demi Moore, all'epoca ancora moglie di Willis, e Glenne Headly, impegnate in due ruoli che hanno alcuni, superficiali punti in comune con i personaggi di Thelma e Louise (il film di Ridley Scott sarebbe uscito nei cinema solo un mese dopo L'ombra del testimone, per inciso); anche Joyce, come Thelma, è vittima di un marito violento, anche Cynthia viene coinvolta in un delitto non premeditato e deve fare tutto ciò che è in suo potere perché lei e l'amica non finiscano in carcere. La differenza, a parte lo stile con cui viene raccontata la vicenda e la trama, è che il legame tra le due, invece di venire cementato dalla tragedia, comincia a sfaldarsi anche in virtù di quella differenza sociale che già in partenza costituisce una spaccatura tra Cynthia e Joyce, la prima sposata ad un marito in carriera che ovviamente detesta gli amici della moglie, e la seconda invischiata per nascita e per scelta con criminali, drogati ed alcoolisti di ogni genere, incapaci di tenersi uno straccio di lavoro a meno che non sia illegale. La "povera" vittima, James, è tutt'altro che meritevole di umana pietà, e di fatto, come per l'appunto succedeva anche in Thelma e Louise, la sua morte strappa l'applauso allo spettatore più che spingerlo a piangere, tanto che è difficile empatizzare con l'investigatore (sempre interpretato da Harvey Keitel, altro punto in comune tra le due opere) che tenta di far sentire in colpa Cynthia per il ruolo giocato nell'incresciosa vicenda. La trama si dipana dunque su due piani temporali, un presente in cui il Detective Woods interroga Cynthia e dei flashback derivati dalle risposte di quest'ultima, dai quali viene ricostruita una triste vicenda di squallore umano e frustrazione femminile, con un'interessante sovrapposizione tra il pensiero maschilista del Detective ("non pensavate che così avreste reso orfano suo figlio??", come se fosse un bene per il bambino avere un papà per forza, soprattutto se drogato e violento nei confronti della madre) e la volontà generale di fare di Cynthia e Joyce delle vittime silenziose, le brave donne di casa che devono sopportare qualunque cosa dagli uomini che hanno sposato, fosse anche un biasimo disgustato che si conclude con la decisione di buttarle fuori di casa (sì, non è che Cynthia sia fortunatissima, anche se non viene picchiata).


Avrete capito che non mi aspettavo nulla da L'ombra del testimone, invece l'ho trovato uno slow burn parecchio convolgente, neppure troppo datato a livello di regia. Non conoscevo Alan Rudolph , allievo di un peso massimo come Robert Altman, ma ho apprezzato il suo stile delicato e ambiguo, che sceglie di non indulgere nella pornografia della violenza fisica e verbale ma, anzi, se ne ritrae inorridito, preferendo concentrarsi sugli occhi e sui gesti, nervosi e terrorizzati, di Demi Moore e Glenne Headly, rinchiudendo il loro mondo in inquadrature claustrofobiche, intervallate da riprese dalla qualità onirica, che alimentano la percezione di inaffidabilità verso il narratore, o meglio la narratrice. Prima di parlare infatti del protagonista della rubrica, bisogna sottolineare come Demi Moore offra la performance più bella della sua carriera, in un ruolo che finalmente non parte dalla sua bellezza, un aspetto che non viene mai sottolineato nel film, ma si basa piuttosto sulla fragilità e determinazione infuse nel personaggio di Cynthia. Per quanto riguarda Bruce Willis, il nostro compare poco ma lascia il segno, dando vita a un personaggio abietto e disgustoso che è l'emblema di tutti i mariti stupidi, violenti e perdigiorno visti al cinema, tanto che per tutta la durata del film ha dato fastidio persino a me quel sorrisetto "mangiamerda" (cit. Tom Hanks) che solitamente trovo sexy da morire e che, per inciso, James si porta persino nella tomba, vedere per credere. Considerato che ho apprezzato molto anche gli altri attori, Glenne Headly in primis, direi che questa tappa della retrospettiva dedicata a Bruce Willis mi ha lasciata molto soddisfatta e non posso fare altro che consigliarvi, se ancora non lo avete visto, questo ottimo neo noir/thriller d'annata. 


Di Glenne Headly (Joyce Urbanski), Bruce Willis (James Urbanski), John Pankow (Arthur Kellogg), Harvey Keitel (Det. John Woods) e Frank Vincent (Dominic Marino) ho già parlato ai rispettivi link.

Alan Rudolph è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Stati di alterazione progressiva, Choose me - Prendimi, Accadde in Paradiso, Moderns e Mrs. Parker e il circolo vizioso. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 80 anni.


Demi Moore (vero nome Demi Gene Guynes) interpreta Cynthia Kellogg. Storica moglie di Bruce Willis, da cui ha divorziato nel 2000, la ricordo per film come L'ospedale più pazzo del mondo, La settima profezia, Non siamo angeli, Ghost - Fantasma, Codice d'onore, Proposta indecente, La lettera scarlatta, Il giurato, Striptease, Soldato Jane, Harry a pezzi, Charlie's Angels - Più che mai e Il talento di Mr. C; inoltre ha partecipato a serie come General Hospital, Moonlighting, Racconti della cripta, Ellen, Will & Grace e, come doppiatrice, ha lavorato ne Il gobbo di Notre Dame e Beavis & Butt-Head alla conquista dell'America . Anche produttrice e regista, ha 61 anni. 


Per il ruolo di Cynthia era stato fatto il nome di Robin Wright ma alla fine è stata presa Demi Moore. Se L'ombra del testimone vi fosse piaciuto recuperate Presunto innocente, Per legittima accusa, A letto con il nemico e L'amore bugiardo - Gone Girl. ENJOY! 

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