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mercoledì 14 settembre 2022

Bolla Loves Bruno: Il falò delle vanità (1990)

Pensavate che mi fossi dimenticata della rubrica dedicata a Bruce Willis? Nemmeno per sogno! Oggi parliamo de Il falò delle vanità (The Bonfire of the Vanities) diretto nel 1990 da Brian De Palma e tratto dal romanzo di Tom Wolfe.


Trama: un giornalista alcoolizzato ottiene soldi e successo raccontando lo scandalo che ha coinvolto un brocker di Wall Street, accusato di avere investito un ragazzo di colore e di essere fuggito, lasciandolo in coma...


Il falò delle vanità è stato uno dei film più odiati del 1990. Lo dimostrano non tanto le nomination a quasi tutte le categorie dei Razzie Award, quanto piuttosto il fatto che Tom Wolfe lo abbia praticamente disconosciuto, Hanks lo abbia definito il peggior film della sua carriera, Morgan Freeman non l'abbia mai guardato e De Palma ricordi l'esperienza come un incubo dentro e fuori dal set. Per quanto riguarda Bruce Willis, pare che se la tirasse un sacco in quanto attore sulla cresta dell'onda, tanto che sul set lo odiava persino Tom Hanks, irritato dal suo "sorrisetto mangiamerda". Insomma, un trionfo. Eppure, a me Il falò delle vanità era piaciuto sia la prima volta che l'avevo visto, tantissimi anni fa, che durante questo rewatch, pur riconoscendo che la trama è l'emblema del cerchiobottismo e si mantiene molto ambigua (però non ho mai letto il romanzo di Tom Wolfe, quindi non posso sapere se questa caratteristica si ritrova anche nell'opera cartacea). Per chi non avesse mai visto il film, Il falò delle vanità è la fiera dell'ipocrisia e dell'arrivismo ed è incentrato sulla caduta dall'Olimpo di Sherman McCoy, ricchissimo operatore di Wall Street il quale, dopo aver investito un ragazzo di colore assieme all'amante, diventa il mezzo attraverso cui una serie di personaggi deprecabili cercano di ottenere fama, denaro e successo (in primis il giornalista in disgrazia Peter Fallow) spacciando le loro azioni come spasmodica ricerca di giustizia. L'intenzione dell'opera è quella di essere una satira spietata verso personaggetti di varie etnie, con le mani in pasta nel settore economico, giudiziario e religioso, i quali apparentemente cercano di fare l'interesse delle classi più povere e disagiate (che escono a loro volta con le ossa rotte da una descrizione impietosa) ma, in realtà, perseguono semplicemente il loro tornaconto, travolgendo con la grazia di elefanti chiunque blocchi loro il passo. A trovarsi in mezzo, stavolta, è Sherman McCoy, che come protagonista è quasi peggio di chi cerca di trascinarlo nel fango; è difficile provare empatia per un paraculo razzista, pavido e bugiardo, ed è ancora più difficile accettare le parole finali con cui Peter Fallow, altro parassita con la coscienza a intermittenza, dichiara come McCoy abbia perso soldi e fama ma abbia ritrovato un'anima, gettando una luce positiva su un personaggio che, a ben vedere, non si redime mai.


Lo stile con cui De Palma cerca di rappresentare questo enorme esempio di pochezza umana è ironicamente pomposo e "teatrale", "ridicolo", se mi passate il termine, tanto quanto la convinzione di Sherman di essere un novello Don Giovanni; la macchina da presa del regista (coadiuvato, in quella che è una delle scene introduttive più belle mai viste, dall'esperto di steadycam Larry McConkey, un piano sequenza talmente immersivo che sembra di essere a fianco di Bruce Willis, ubriachi quanto il suo Peter Fallow) annulla il confine tra realtà e showbusiness, presentandoci alternativamente personaggi ripresi dal basso che incombono sia sullo spettatore che sul loro interlocutore, panoramiche su folle desiderose solo di spettacolo e totalmente noncuranti del vero dramma vissuto dall'oggetto dei loro sguardi e pochi momenti di intimità zeppa di bugie e ripicche, dove persino le persone integerrime arrivano a rinnegare i propri ideali per salvare la faccia. La mano dell'Autore, a mio avviso, si vede eccome, e onestamente non ho trovato male neppure il tanto criticato cast. Certo, se De Palma avesse potuto avere John Lithgow come Sherman McCoy avremmo probabilmente goduto di un capolavoro, ma la faccetta giovane e clueless di Tom Hanks aggiunge quella punta di dabbenaggine in grado di rendere il personaggio ancora più fastidioso e biasimevole e lo stesso vale per "il sorrisetto mangiamerda" di Bruce Willis; Peter Fallow è viscido quanto basta, il finto amico che venderebbe la madre per la fama, e non faccio fatica a credere che l'atteggiamento sul set di Willis abbia contribuito ad arricchire la personalità del giornalista alcoolizzato di interessanti, benché sgradevoli, sfumature. Probabilmente, l'unico vero difetto de Il falò delle vanità è quello di essere uscito in un periodo in cui l'America non era ancora pronta a criticare quell'ipocrisia che è il fondamento dell'utopica idea del self made man, mentre nel 2022 la sua satira risulta ambigua e all'acqua di rose (lo speech finale di Freeman, detestato dallo stesso De Palma, e la chiosa di Willis sono davvero imbarazzanti, bisogna ammetterlo), ma nella sua imperfezione l'ho trovato comunque molto interessante e ben realizzato, così come lo ricordavo. Se vi capitasse sottomano, dategli una chance!


Del regista Brian De Palma (che compare come guardia di sicurezza nella scena iniziale) ho già parlato QUI. Tom Hanks (Sherman McCoy), Bruce Willis (Peter Fallow), Melanie Griffith (Maria Ruskin), Kim Cattrall (Judy McCoy), Morgan Freeman (Giudice Leonard White), Donald Moffat (Mr. McCoy), Kurt Fuller (Pollard Browning), Kirsten Dunst (Campbell McCoy) e  F. Murray Abraham (P.D. Abe Weiss) li trovate invece ai rispettivi link.

Saul Rubinek interpreta Jed Kramer. Tedesco, ha partecipato a film come L'ospedale più pazzo del mondo, Wall Street, Gli spietati, Una vita al massimo, Gli intrighi del potere - Nixon, La ballata di Buster Scruggs e a serie quali Oltre i limiti, Frasier, Lost, Masters of Horror, Grey's Anatomy e Hunters. Anche regista, sceneggiatore, produttore e compositore, ha 74 anni e tre film in uscita. 


Tra le guest star figurano Rita Wilson, la moglie di Tom Hanks, che interpreta la PR che accompagna Fallow nella scena iniziale, e Geraldo Rivera, ovvero il reporter che si occupa della storia di Lamb. La sceneggiatura originale prevedeva che, alla fine, la vittima dell'incidente uscisse dall'ospedale con le sue gambe, chiaro segno di frode, ma gli screen test hanno dimostrato che il pubblico non gradiva questa versione. Siccome nel libro il giudice è ebreo, De Palma avrebbe voluto Walther Matthau o Alan Arkin nel film, ma il ruolo è finito a Freeman quando il regista ha deciso che sarebbe stato più efficace un giudice di colore; per quanto riguarda Sherman, quando ancora il film doveva venire diretto da Mike Nichols, l'attore scelto era stato Steve Martin, mentre sia John Cleese che Jack Nicholson hanno rifiutato quello di Fallow. Per quanto riguarda le quote rose, Michelle Pfeiffer ha rifiutato il ruolo di Maria (tra le altre, Uma Thurman, Lena Olin e Robin Wright non hanno invece ottenuto la parte), mentre Kristin Scott Thomas ha dovuto rinunciare a quello di Judy perché, al momento di fare lo screen test con Tom Hanks, era in vacanza coi figli. Grandi rinunce infine anche tra i registi, con Steven Spielberg e Adrian Lyne in prima linea. ENJOY!

martedì 22 luglio 2014

Il fantasma del palcoscenico (1974)

Sembra che io stia facendo una maratona Brian De Palma ma non è così, giuro... anche se, effettivamente, oggi parlerò de Il fantasma del palcoscenico (Phantom of the Paradise), da lui diretto e sceneggiato nel 1974.


Trama: un compositore viene derubato della musica e dell'amore dal viscido produttore Swan. Sfigurato e ormai folle, giura vendetta contro il suo aguzzino...



Ma che meraviglioso delirio. Non esistono altre parole per descrivere Il fantasma del palcoscenico, un'esperienza visiva e uditiva come raramente se ne vedono al cinema, zeppo di quel fascino e quel kitsch tipici degli anni '70, un trionfo di scenografie e musiche e una delle più belle riletture sia del mito del Faust che del Fantasma dell'Opera, con un pizzico de Il ritratto di Dorian Gray e Il barile di Amontillado a rendere il tutto ancora più delirante. L'avrete capito: mi sono letteralmente (e tardivamente) innamorata del film di De Palma. E pensare che, probabilmente, se non avessi guardato Lupin e la pietra della saggezza col suo villain identico a Swan non mi sarebbe mai venuta la curiosità di recuperare Il fantasma del palcoscenico. Che, per inciso, è  più disturbante di un horror e più divertente di un musical. All'inizio non gli avrei dato due lire, con quegli emuli di Elvis che sculettano su un palcoscenico per poi venire sostituiti da, orrore!, quel William Finley che fino ad oggi associavo solamente a Le notti proibite del Marchese De Sade. Poi, come Swan, sono stata attirata dalla canzone che questo folle, dinoccolato attore canta accompagnato solo da un pianoforte e dalla piega decisamente grottesca che caratterizza tutta la prima parte della pellicola: il protagonista, infatti, viene umiliato in tutti i modi possibili e immaginabili mentre De Palma filma tutte le sue disgrazie come se stesse girando un film comico. E anche se noi spettatori, tra una risata e l'altra, siamo ben consapevoli di stare vivendo in realtà un dramma, il dramma del Fantasma e del Faust, il cambio di registro arriva così subitaneo e inaspettato che l'effetto è a dir poco scioccante. E che Fantasma sfigato che continua ad essere il protagonista, nonostante l'inquietante e futuristico look che lo fa assomigliare a un rapace! La sua Christine (che qui si chiama Phoenix e ci mette davvero poco a perdere l'innocenza!) non subisce affatto il fascino dell'"angelo della musica" bensì quello dell'ambiguo e disgustoso Swan, che è contemporaneamente carnefice e vittima del Fantasma, Faust e Diavolo, ladro di musica nella finzione e vero compositore nominato all'Oscar per le melodie de Il fantasma del palcoscenico.


De Palma canta la morte dell'amore e critica il sistema musicale ormai corrotto con una spietatezza disarmante. La bellezza di una "cantata" viene letteralmente devastata da un'industria che la vuole rock, urlata da villici strepponi con velleità da prima donna, un sistema che non accetta lo sfigato che canta col cuore ma gli preferisce la zoccoletta strafatta di droghe che magari non è capace di cantare ma può offrire il suo bel corpo ai produttori e agli spettatori. Spettatori, per inciso, che dell'artista amano sì la voce, la bellezza, il talento, ma anche la carne (non a caso la "star", novella Carlotta del film versione maschile, si chiama Beef) e il sangue tanto che, persi nel delirio della folla, arrivano a desiderare o accettare con gioia addirittura la morte fisica del loro mito, l'unica cosa che lo consacrerebbe ad imperitura immortalità. In un simile ambiente l'amore soffoca o diventa spettacolo, la vita di una persona vale quanto un soldo bucato e l'unico modo per sopravvivere è fingere o snaturarsi; la tragedia di Winslow, del Fantasma, nasce dal rifiuto di "commercializzarsi", dal giusto e testardo desiderio di aggrapparsi al suo orgoglio di artista e alla purezza dell'amore nutrito per Phoenix e la sua voce, l'unica in grado di cantare degnamente i sentimenti del protagonista, un desiderio che si infrange, inevitabilmente, contro lo strapotere dei soldi e del successo. William Finley manifesta bene questa tragica follia e la goffaggine del suo personaggio, con lo sguardo stralunato e i movimenti scoordinati di chi non sarà mai affascinante o famoso, neanche per sbaglio; dall'altra parte, Paul Williams è viscido, abietto e bruttissimo, un folletto malvagio tirato a lucido che incarna alla perfezione l'assurda piccineria del suo grottesco impero (o del suo Paradiso). Entrambi gli attori sono perfetti, così come perfette sono la delicata bellezza di Jessica Harper, le barocche scenografie (ad allestirle ha collaborato anche la futura Carrie Sissy Spacek, che aveva anche fatto il provino per il ruolo di Phoenix), il tipico split screen di De Palma, il trucco sgargiante, le coreografie, i costumi e le musiche che, se permettete, ora cercherò per poterle ascoltare fino ad averne nausea. Così come, molto probabilmente, riguarderò fino allo sfinimento Il fantasma del palcoscenico, un cult senza tempo che merita subitanea rivalutazione e recupero!!


Del regista e sceneggiatore Brian De Palma ho già parlato qui. William Finley (Winslow/Fantasma) e Jessica Harper (Phoenix) li trovate invece ai rispettivi link.

Paul Williams interpreta Swan. Americano, più famoso come compositore che come attore (sua, per esempio, la sigla di Love Boat o Evergreeen, che ha vinto l'Oscar ed è stata cantata da Barbara Streisand in E' nata una stella), ha partecipato a film come Ecco il film dei Muppet, The Doors, a serie come Love Boat, Fantasilandia, Il mio amico Ricky, Walker Texas Ranger, Beautiful e ha doppiato il Pinguino nelle serie Batman: The Animated Series e Batman - Cavaliere della notte. Anche sceneggiatore, ha 74 anni.


Gerrit Graham interpreta Beef. Americano, ha partecipato a film come Generazione Proteus, Baby Killer III, Scuola di polizia 6: La città è assediata, Balle spaziali 2: La vendetta, La bambola assassina 2, Il mio primo bacio e a serie come Dinasty, Starsky & Hutch, A-Team, Hazzard, Ai confini della realtà, Saranno famosi, Miami Vice, Dallas e Otto sotto un tetto; inoltre, ha doppiato alcuni episodi della serie Gargoyles. Anche sceneggiatore, ha 65 anni.


Un non accreditato Rod Sterling, famoso creatore della serie Ai confini della realtà, è la voce narrante all'inizio della pellicola. Sebbene Brian De Palma avesse scritto il ruolo di Winslow con William Finley in mente, gli studios erano quasi riusciti ad assegnarlo a Paul Williams, con Gerrit Graham nel ruolo di Swan e il melbrooksiano Peter Boyle in quello di Beef; fortunatamente, Boyle non era disponibile e Williams non si sentiva fisicamente adatto per incarnare il Fantasma, quindi tutto è tornato come nei piani originali! Per concludere, se Il fantasma del palcoscenico vi fosse piaciuto recuperate anche Il fantasma dell'opera del 2004, La piccola bottega degli orrori e, ovviamente, The Rocky Horror Picture Show. ENJOY!

domenica 20 luglio 2014

The Untouchables - Gli intoccabili (1987)

In questi giorni ho deciso di recuperare un classico, ovvero The Untouchables - Gli intoccabili (The Untouchables), diretto nel 1987 dal regista Brian De Palma, liberamente tratto dalla serie anni '50 Gli intoccabili, a sua volta basata sulla figura realmente esistita dell'agente Eliot Ness e della sua squadra del Dipartimento Proibizionismo di Chicago.


Trama: per contrastare lo strapotere di Al Capone e il contrabbando di alcoolici, l'agente Eliot Ness mette in piedi un quartetto di poliziotti al di sopra della legge, i cosiddetti "Intoccabili".



The Untouchables è uno di quei film che hanno passato in TV innumerevoli volte e che, ciò nonostante, non ero mai riuscita a guardare per intero, forse perché da ragazzina avevo idea che fosse troppo lungo e noioso. E' un vero peccato e me ne sono amaramente pentita visto che non mi capitava da tempo di vedere un film così ben fatto, dove la mano del regista risaltasse così tanto da eclissare qualsiasi altro elemento (persino due grandi nomi come Ennio Morricone Giorgio Armani), sceneggiatura e attori compresi. Eppure, è proprio così: la mano felice di De Palma riesce a trasformare un “semplice” gangster movie tratto da una serie televisiva di successo in un collage di sequenze emblematiche dove la tensione, fin dall'inizio, si taglia col coltello e rapisce lo spettatore lasciandolo col fiato sospeso a chiedersi cosa diamine accadrà dopo. Dalla prima, deflagrante scena che da il via alla lotta di Eliot Ness contro Al Capone, passando per l'inquietante soggettiva che segue Malone all'interno dell'appartamento, fino ad arrivare al tesissimo confronto finale in stazione (parodiato ovviamente in Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale), quando il tempo sembra non passare mai, tutti potrebbero essere i nemici e l'omaggio alla Corazzata Potemkin diventa un mirabile esempio di come bisognerebbe citare i grandi capolavori contestualizzandoli, tutte le sequenze sono un trionfo di tecnica registica e montaggio, all'interno delle quali ogni dialogo sarebbe inutile e ridondante. L'intera pellicola gravita attorno a questi momenti clou, a scene costruite senza lasciare nulla  al caso e, ovviamente, a momenti di incertezza assoluta ed improvvisa violenza che rendono The Untouchables ancora più avvincente.


Nonostante quello che ho detto all'inizio del post, comunque, sarebbe un delitto non citare quegli attori che incarnano dei protagonisti magari un po' stereotipati ma comunque impossibili da non amare. Kevin Costner, che non mi ha mai fatta impazzire senza una calzamaglia addosso, è un perfetto Eliot Ness, integerrimo poliziotto preso tra la sua salda intenzione di rispettare la legge e il suo bruciante desiderio di punire Al Capone per almeno uno dei suoi crimini; a fargli da degna spalla, rubandogli spesso la scena, c'è uno Sean Connery mattatore in un ruolo che sembra scritto apposta per lui e per il quale ha giustamente vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista (anche se io quella “eSSCe” in lingua originale non la riesco a sentire, mi sembra di vedere un cartone animato di Svicolone!) e, soprattutto, Charles Martin Smith, che col suo personaggio di contabile trasformato in Untouchable riesce con pochissime battute ad entrare nelle simpatie dello spettatore. Robert De Niro col suo “sei solo chiacchiere e distintivo” e per il modo originale di giocare a baseball durante una cena è diventato a dir poco iconico ma, se devo essere sincera, il cattivo che mi ha veramente colpita è stato il terribile gangster con la faccia di Billy Drago, freddo, sanguinario e a dir poco inquietante, un babau che potrebbe comparirti alle spalle quando meno te l'aspetti! L'unica cosa che forse non ho molto apprezzato di The Untouchables, stranamente, sono le musiche di Ennio Morricone: a tratti le ho trovate inadatte all'atmosfera della pellicola, altre volte troppo “stereotipate” oppure inopportunamente allegre. Ciò è davvero strano perché adoro Morricone ma, sicuramente, si tratta solo di una percezione soggettiva che non mi impedisce di definire The Untouchables uno dei cult da vedere almeno una volta nella vita... anzi, anche più di una!


Del regista Brian De Palma ho già parlato qui. Sean Connery (Jim Malone), Andy Garcia (Agente George Stone/Giuseppe Petri), Robert De Niro (Al Capone) e Patricia Clarkson (Catherine Ness) li trovate invece ai rispettivi link.

Kevin Costner (vero nome Kevin Michael Costner) interpreta Eliot Ness. Sex symbol degli anni '80-'90, caduto in disgrazia fino a diventare testimonial del tonno Rio Mare, lo ricordo per film come Fandango, Silverado, L'uomo dei sogni, Balla coi lupi (che gli ha fatto vincere l'Oscar come regista e come miglior attore protagonista), JFK - Un caso ancora aperto, Robin Hood - Principe dei ladri, Guardia del corpo, Un mondo perfetto, Waterworld, L'uomo del giorno dopo e L'uomo d'acciaio. Anche produttore e regista, ha 59 anni e tre film in uscita.


Charles Martin Smith interpreta l'agente Oscar Wallace. Americano, ha partecipato a film come American Graffiti, American Graffiti 2, Herbie sbarca in Messico, Starman, Deep Impact e a serie come Ai confini della realtà, Oltre i limiti, X-Files, Ally McBeal e Kingdom Hospital. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 59 anni.


Billy Drago (vero nome Billy Eugene Burrows) interpreta Frank Nitti. Americano, ha partecipato a film come Tremors 4 - Agli inizi della leggenda, Le colline hanno gli occhi, Children of the Corn: Genesis e a serie come Moonlightning, Hunter, Walker Texas Ranger, Nash Bridges, X-Files, Streghe, Masters of Horror e Supernatural. Anche produttore e sceneggiatore, ha 69 anni e tre film in uscita.


In caso De Niro avesse rifiutato il ruolo di Al Capone, De Palma aveva già pronto Bob Hoskins come eventuale sostituto; la conferma di De Niro ha consentito a Hoskins di ricevere comunque, grazie ad una clausola del suo contratto, 200.000 dollari solo per il "disturbo". Mickey Rourke, Jack Nicholson ed Harrison Ford hanno invece direttamente rifiutato il ruolo di Eliott Ness (per il quale, tra l'altro, Giorgio Armani avrebbe voluto Don Johnson) mentre Andy Garcia era stato chiamato per quello di Frank Nitti. Per quanto riguarda le scene eliminate, il confronto finale tra Ness, Stone e gli scagnozzi di Capone nella stazione avrebbe dovuto svolgersi su un treno ma la Paramount riteneva che sarebbe diventata una scena troppo costosa; De Palma non si è perso d'animo e ha riciclato il progetto per la sequenza nel successivo Carlito's Way. E a proposito di progetti: da anni si vocifera che Brian De Palma abbia in progetto un prequel dal titolo The Untouchables: Capone Rising ma, al momento, non si hanno notizie in merito e forse è meglio così. Nel frattempo, se The Untouchables vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare Era mio padre, Carlito's Way, Scarface, Quei bravi ragazzi, Donnie Brasco e Heat - La sfida. ENJOY!

sabato 5 novembre 2011

Carrie, lo sguardo di Satana (1976)

L'ho sicuramente già detto, ma non fa male ripeterlo. Nonostante Stephen King sia un grande scrittore, pochi film tra gli innumerevoli tratti dai suoi romanzi riescono a rendere giustizia alla sua opera. Tra questi, la maggior parte si distacca dai libri da cui sono tratti e diventano capolavori a sé stanti, molto più belli dei romanzi. L'esempio più eclatante è lo Shining di Stanley Kubrick, ma anche Carrie, lo sguardo di Satana (Carrie), diretto da Brian De Palma nel 1976 è un gioiello cinematografico. Questa recensione sarà atipica, non leggete se non avete mai visto il film o letto il libro.


Trama: Carrie è una liceale dagli strani poteri psicocinetici, vessata dagli stupidi compagni di scuola e condannata a vivere con una madre resa folle dalle sue manie religiose. Quando viene invitata al ballo scolastico, l'esperienza si trasforma in un incubo a causa dell'ennesimo, crudele scherzo... ma questa volta Carrie reagisce, e scatena l'inferno.


Carrie, lo sguardo di Satana è uno di quegli horror dove non accade molto per più di metà film e che si risolve nel caos finale, che libera tutto l'orrore. Proprio per questo è un'opera magistrale, perché l'inquietudine che esplode nelle scioccanti scene del ballo viene tesa come un filo sottile per tutta la durata del film ed è percepibilissima in ogni immagine, anche nelle sequenze più "tranquille". Fin dall'inizio siamo perseguitati dallo "sguardo di Satana" della povera Carrie, dagli occhi da bestia sacrificale della bravissima attrice Sissy Spacek, quegli occhi increduli che fissano attoniti un mondo crudele, freddo, duro ed incomprensibile, popolato da persone stupide, egoiste e menefreghiste (per esempio il preside, che la chiama sempre Cassie). Occhi che vengono inquadrati ogni volta che le persone passano la misura e la protagonista viene spinta a perdere il controllo dei propri poteri con uno stridente suono, che preannuncia l'esplosione di una lampadina o di un posacenere. Occhi che si abbassano quando Carrie viene costretta a confrontarsi con la madre (altra grandissima interprete, Piper Laurie); una strega più che una santa, pervasa da un perverso "fuoco sacro" che la porta a trattare la figlia come una disgrazia, un ricettacolo del peccato, un informe e disgustoso essere da punire e crescere nell'ignoranza di ciò che è la vita vera. La soluzione della donna è chiudere Carrie in un angusto stanzino, dove la ragazza viene segnata da un altro sguardo, quello terrificante di un San Sebastiano dagli occhi bianchi, quasi indemoniati, dalle fattezze rozze e appena abbozzate. Non c'è nulla di bello nella religione professata da Margaret, non esiste il perdono, solo il castigo e il divieto.


Il film cambia registro, diventando quasi un tenero dramma per adolescenti, quando Tommy invita Carrie al ballo. Le immagini diventano luminose, lo splendido score di Pino Donaggio una dolce nénia. Ma noi spettatori sappiamo che qualcosa necessariamente andrà storto, nonostante la gentilezza di Tommy e Sue, che per il bene di Carrie rinuncia ad andare al ballo: le immagini felici della coppia, infatti, vengono spesso interrotte da sequenze che ci fanno intuire quale sarà l'orribile piano di Chris e del suo ragazzo. Un altro dettaglio che, durante il ballo, ci anticipa il triste destino di Carrie è l'utilizzo di una morbida luce rossa, che avvolge la protagonista e Tommy con una fotografia quasi patinata e un montaggio al ralenty; l'intera sequenza diviene ancora più lenta quando Sue scopre l'inganno di Chris e vede il secchio traballante, posizionato proprio sopra il punto dove il re e la regina del ballo verranno incoronati. Questa è una delle sequenze più devastanti dell'intera storia cinematografica: De Palma pare volutamente indugiare sui dettagli, il filo che lentamente si tende, un festone che cade con un lentissimo movimento a vite, la lingua che passa sulle labbra di Chris, che già pregusta il momento, miss Collins che, senza capire, porta via Sue a forza proprio mentre quest'ultima scopre i due ragazzi nascosti sotto il palco, pronti a colpire. Il nostro cuore di spettatori per contro accellera, speriamo che l'inevitabile non accada. Ma accade, ahimé, e il tempo pare fermarsi. L'immagine di Sissy Spacek coperta di sangue ha fatto scuola, ma mai come l'espediente dello split screen, in cui De Palma divide lo schermo in due consentendoci di guardare sia il doloroso primo piano dello sguardo di Carrie, sia i devastanti effetti del suo potere, mentre anche la colonna sonora pare impazzire e perdere senso, quando la morte si abbatte, finalmente, su tutti i presenti.


Le scene finali sono quelle che mi porto dentro fin da quando, all'età di 10 anni, ho visto per la prima volta il film. La madre di Carrie finalmente trasformata in quello spaventoso e minaccioso San Sebastiano che sembrerebbe crocefisso, i coltelli che, volando, le provocano le sue stesse ferite, conseguenza del potere ormai fuori controllo della figlia terrorizzata e morente. La resa finale di Carrie, che si rifugia assieme alla madre nello sgabuzzino mentre la casa crolla, esplode, in un inferno di fiamme e calcinacci. La splendida, eterea immagine di Sue, unica sopravvissuta, soffusa di un alone bianco mentre sogna, accompagnata nuovamente dalla bellissima e dolce musica di Donaggio, di portare fiori sulla tomba di Carrie.... e infine urla, perché la mano insanguinata della ragazza esce dalla terra per afferrlarle il braccio. Sogno e realtà si mescolano... chissà se è davvero finita? La recensione lo è, e vogliate scusarmi se, per una volta, è stato un resoconto di quello che ho pensato e provato per tutto il film. Quando guardo Carrie, lo sguardo di Satana, non posso fare altro che venirne coinvolta. E ripensarci per giorni.

Brian De Palma (vero nome Brian Russell De Palma) è il regista della pellicola. Uno dei più famosi autori al mondo, lo ricordo per film come Il fantasma del palcoscenico, Vestito per uccidere, Blow Out, Scarface, The Untouchables - Gli intoccabili, Il falò delle vanità, il bellissimo Carlito's Way e Mission: Impossible. Americano, anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 71 anni.


Sissy Spacek (vero nome Mary Elisabeth Spacek) interpreta Carrie. Attrice americana, la ricordo per film come JFK - Un caso ancora aperto, Una storia vera, The Ring 2 e North County. Ha 62 anni e un film in uscita. E' stata più volte nominata all'Oscar, anche per Carrie, lo sguardo di Satana, ma quell'anno ha vinto Faye Dunaway per Quinto potere. La Spacek si è rifatta nell'81, vincendo l'Oscar come miglior attrice protagonista in La ragazza di Nashville.


Piper Laurie (vero nome Rosetta Jacobs) interpreta la madre di Carrie, Margaret. Chi è cresciuto con Twin Peaks non può dimenticare l'altezzoso viso della Laurie nei panni della machiavellica Catherine Martell e il suo travestimento da Mr. Tojamura. Per tutti gli altri, l'attrice americana ha anche partecipato ai film Nel fantastico mondo di Oz (indimenticabile nei panni della zia!!), Figli di un dio minore e Tre giorni per la verità, oltre a serie come Uccelli di rovo, La signora in giallo, Ai confini della realtà, E.R. Medici in prima linea, Will & Grace e Cold Case. Anche regista, ha 79 anni. Per il ruolo di Margaret White ha ottenuto la seconda delle sue tre nomination all'Oscar, ma Quinto Potere ha avuto la meglio anche su di lei.


Amy Irving interpreta Sue. Ex moglie di Steven Spielberg, anche lei la ricordo più per un telefilm che per la sua carriera cinematografica, perché nel bellissimo Alias interpretava la moglie di Sloane, Emily. Tra i film a cui ha partecipato ricordo Harry a pezzi, l'orribile Carrie 2: la furia (di cui parlerò più avanti) e Traffic. Inoltre, ha doppiato uno dei personaggi di Fievel conquista il West e partecipato alle serie Happy Days, Dynasty e Dr. House. E' anche una brava cantante, infatti la voce originale della Jessica Rabbit di Chi ha incastrato Roger Rabbit durante i numeri musicali è la sua. Americana, anche produttrice, ha 58 anni. E' stata nominata per l'Oscar come miglior attrice non protagonista nel film Yentl.


William Katt interpreta Tommy. Quest'uomo è stato per anni il Ralph di Ralph, supermaxieroe. Non so se lo ricordate, io vagamente, in effetti. Tra gli altri film a cui ha partecipato il cherubinico attore segnalo Un mercoledì da leoni, Baby il segreto della leggenda perduta, Chi è sepolto in quella casa?, La piccola peste si innamora, Amiche Cattive e Mirrors 2; inoltre ha partecipato a serie come Mash, Kung Fu, Il tenente Kojak, Alfred Hitchcock presenta, La signora in giallo, Settimo cielo, Walker Texas Ranger, The Hunger, Dr. House, Heroes, Numb3rs e doppiato episodi di Animaniacs e Batman. Anche regista e sceneggiatore, ha 60 anni e tre film in uscita.


Betty Buckley interpreta Miss Collins. Americana, ha partecipato a film come Frantic, Wyatt Earp e E venne il giorno oltre alle serie La famiglia Bradford, Oz e Senza traccia. Anche produttrice, ha 64 anni.


Nancy Allen interpreta Chris. Ex moglie di De Palma, la ricordo per film come 1941: allarme a Hollywood, Vestito per uccidere, Blowout, Robocop, Poltergeist III: ci risiamo, Robocop 2, Robocop 3, Out of Sight e Children of the Corn 666 - Il ritorno di Isaac. Americana, ha 61 anni.


John Travolta interpreta Billy. Eh sì, c'è anche lui! Prima di prendersi la Febbre del sabato sera, incantare orde di ragazze in Grease e diventare uno degli attori più famosi del pianeta (non uno dei più furbi, leggasi: Scientology) prima e dopo essere stato riscoperto da Tarantino, gli è toccato fare la parte del bulletto idiota. Tra gli altri suoi film ricordo Blow Out, Staying Alive, Senti chi parla, Senti chi parla 2, Senti chi parla adesso, Pulp Fiction, Get Shorty, Nome in codice: Broken Arrow, Phenomenon, Michael, She's So Lovely - Così carina, Face/Off, La sottile linea rossa e Austin Powers in Goldmember. Anche produttore e sceneggiatore, ha 57 anni e tre film in uscita tra cui, pare, il seguito di The Expendables. Si è beccato due nomination come miglior attore protagonista, una per La febbre del sabato sera e una per Pulp Fiction; sulla prima sconfitta non mi pronuncio, sulla seconda non posso fare altro che chinare il capo, Tom Hanks in Forrest Gump dava ancora il bianco.


P.J. Soles (vero nome Pamela Jayne Hardon) interpreta Norma. Tedesca, ha partecipato a film come Halloween: la notte delle streghe, Amiche cattive e La casa del diavolo, oltre ad un episodio della serie Supercar. Anche produttrice, ha 51 anni e tre film in uscita.


Nonostante la performance da Oscar, pare che all'inizio De Palma volesse Amy Irving nella parte di Carrie. Convinto poi dal marito di Sissy Spacek a darle la parte, la Irving si è dovuta accontentare del pur importante ruolo di Sue. Tra le altre scartate eccellenti figurano Melanie Griffith, Farrah Fawcett e persino Linda Blair. Del film è esistito, per poco tempo, anche un musical inizialmente portato sulle scene inglesi e poi a Broadway, dove è diventato uno dei flop più clamorosi della storia. Non ho idea di come potesse essere il musical, ma ho purtroppo avuto occasione di vedere il terribile seguito del film, Carrie 2: La furia, la cui storia si svolge una ventina di anni dopo gli eventi del primo film, a cui si ricollega grazie alla presenza del personaggio di Sue, sempre interpretato da Amy Irving. Altrettanto inqualificabile il film per la tv Carrie con Angela Bettis nei panni della protagonista e la Claire di Lost (Emilie de Ravin) in quelli di Chris. Pare sia previsto anche un possibile remake, Dio me ne scampi e liberi. Nell'attesa di qualcosa che, si spera, non verrà mai alla luce, se Carrie, lo sguardo di Satana vi è piaciuto io recupererei senza indugi Suspiria, dalle atmosfere simili. ENJOY!!

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