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martedì 28 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 28: From Beyond (1986)


L'eroina della Nuovi Incubi Halloween Challenge oggi è Barbara Crampton, quindi ho scelto di guardare From Beyond, diretto e sceneggiato nel 1986 dal regista Stuart Gordon a partire dal racconto Dall'ignoto di H.P. Lovecraft.

Trama

Il fisico Crawford Tillinghast finisce in manicomio quando l'esperimento del suo mentore, che cercava di potenziare la ghiandola pineale e trovare una connessione con altre dimensioni, si conclude con la morte dello scienziato. Una giovane psichiatra, assieme a un poliziotto, cerca di scagionarlo ripetendo l'esperimento, scatenando così un orrore incontrollabile...

Recensione

From Beyond è un altro di quegli horror famosissimi che non avevo mai avuto occasione di vedere, oltre ad essere il secondo tentativo di Stuart Gordon di adattare un racconto di H.P. Lovecraft, ovviamente a suo modo. Per "a suo modo", e questo in base ai pochi film del regista che ho visto, intendo accentuando tantissimo la componente body horror e sessuale dei racconti di partenza, che nel caso di Lovecraft erano sottese, molto ben nascoste. Gordon non si fa di questi problemi e, non proprio dalle prime sequenze ma quasi, sottolinea la natura sessuale molto marcata dell'esperimento condotto dal dottor Edward Pretorius, il quale ha messo a punto un macchinario in grado di sviluppare la ghiandola pineale degli esseri umani, fino a consentire loro di percepire una dimensione "altra". Il problema è che, nel momento in cui i soggetti scorgono l'altro mondo, diventa vero anche il contrario, e Pretorius perde letteralmente la testa, lasciando il suo assistente Thillinghast terrorizzato e sul ciglio della follia. E' qui che entra in scena la protagonista della challenge odierna, Barbara Crampton, nei panni di una psichiatra dai metodi discutibili, la quale intende sfruttare Thillinghast per ripetere l'esperimento, con la scusa di scagionarlo; assieme a lui e a un poliziotto torna sul luogo del delitto e il macchinario viene rimesso in funzione, con conseguenze importanti sulla ghiandola pineale dei tre e, cosa non meno importante, sulla loro libido. Se non avete mai visto From Beyond, come me, non sto ulteriormente a ricamare sulla trama. Stuart Gordon anticipa, cinematograficamente almeno, l'Hellraiser di Clive Barker, e mette in scena una scienza atta ad alimentare i più bassi istinti umani, perversioni che hanno radici in desideri repressi di sesso, sofferenza, sottomissione e annullamento dell'individualità. Il povero Tillinghast, fino alla fine, non è altro che una pedina governata da personalità più forti della sua, prima Pretorius poi Katherine, eppure il poveraccio ci prova a mettere in guardia gli altri per quanto riguarda l'orrore che li attende dall'altra parte, e cerca di combattere per mantenere la propria umanità, anche quando le macchinazioni altrui finiscono per renderlo un mostro. I due "dottori", dal canto loro, giustificano desideri profondamente egoistici usando come scusa il progresso, il "bene dell'umanità", eppure nessuno dei due è in grado di resistere alla sirena dell'altro mondo, nemmeno quando diventa chiaro come il "bene comune" sia in realtà un pericoloso concentrato di male cosmico.

In tutta questa ambiguità morale, Stuart Gordon ci sguazza. Parte da un racconto elegante, con tocchi fantascientifici, e spalanca un orrore fatto di mostri disgustosi, sessualmente rapaci, "fluidi" nel senso più ampio del termine, con questa ghiandola pineale che non avrebbe sfigurato all'interno del Rabid di Cronenberg. Nel corso di From Beyond, l'inquietudine dell'ignoto lascia presto spazio a uno schifo tangibile, con tanto di fluidi innominabili e sangue, per poi virare dritto nell'exploitation cannibale e nel sadomaso, consegnando Barbara Crampton ai posteri con un'interpretazione da infarto. La Crampton non aveva nemmeno trent'anni, era al suo secondo ruolo importante, eppure si mangia la scena con l'interpretazione di una dottoressa ambigua, affascinante sia quando indossa una maschera professionale, sia quando si mostra inguainata all'interno di un abitino fetish che lascia ben poco all'immaginazione, sia quando l'orrore è arrivata quasi a inghiottirle la mente, come dimostra la sequenza finale. Non è che gli altri attori non siano bravi. Jeffrey Combs è clueless quanto basta, Ken Foree offre momenti di necessario comic relief, una presa in giro dell'eroe tutto muscoli e integrità morale (probabilmente è stato anche lo sprone per il coming out di molti omosessuali, vista la lunga sequenza in cui combatte con addosso solo un paio di mutande), e Ted Sorel è repellente sotto ogni punto di vista, ma la Crampton è semplicemente indimenticabile. Così come sono indimenticabili gli effetti speciali e il trucco prostetico, curati da molti dei tecnici già responsabili di Re-Animator, che danno vita a creature terrificanti e scene talmente disgustose che a volte sono stata costretta a voltarmi dall'altra parte, soprattutto quando Tillinghast comincia a subire gli effetti di una ghiandola pineale troppo sviluppata. Ringrazio, inoltre, di non avere guardato Together dopo From Beyond, altrimenti la sequenza finale dell'"horror dell'anno" mi sarebbe sembrata ancora più posticcia e orribile di quanto già non fosse. Ribadisco, il cinema di genere dovrebbe ritornare agli effetti speciali artigianali, saremmo tutti più felici così. Nell'attesa vana che ciò accada, vi consiglio di recuperare o riguardare From Beyond, che film truci come questo fanno soltanto bene al cuore!

Cast

Del regista e sceneggiatore Stuart Gordon ho già parlato QUI. Jeffrey Combs (Crawford Tillinghast), Barbara Crampton (Dr. Katherine McMichaels), Ken Foree (Bubba Brownlee) e Carolyn Purdy-Gordon (Dr. Bloch) li trovate invece ai rispettivi link.

Se vi è piaciuto...

Se From Beyond vi è piaciuto recuperate Re-Animator, Brain Damage, Society - The horror e Il colore venuto dallo spazio. ENJOY!

mercoledì 30 novembre 2016

Zombi (1978)

A ridosso dell'uscita italiana delle tre edizioni distribuite dalla Midnight Factory mi sono ritrovata a guardare la cosiddetta "versione europea" di Zombi (Dawn of the Dead), scritto e diretto nel 1978 da George A. Romero e ri-montato da Dario Argento.


Trama: l'apocalisse zombi iniziata ne La notte dei morti viventi sembra ormai inarrestabile e quattro persone decidono di lasciare la città in elicottero, dirigendosi verso un centro commerciale ormai abbandonato. Ricominciare una nuova vita sarà però molto difficile...


Come tutti i primi tre film a tema diretti da George A. Romero, anche Zombi mi era capitato di vederlo durante gli anni del liceo. A differenza de La notte dei morti viventi, al quale mi ero già "abboccata" grazie al remake di Tom Savini, né Zombi né il seguente Il giorno degli zombi sono mai entrati nel novero dei miei film preferiti, probabilmente perché all'epoca preferivo un horror più grezzo e meno adulto, il che, se ci si pensa, è ironico. Leggendo qui e là onde documentarmi prima di scrivere il post sono venuta infatti a sapere che la versione Romeriana della pellicola (quella, cioé, distribuita essenzialmente solo in America) era stata ritenuta da Dario Argento troppo bambinesca, piena di inutili momenti ironici ed introspettivi, persino troppo "colorata" per quel che riguarda la fotografia e non parliamo poi della colonna sonora, signora mia!, quindi il buon Darione era intervenuto  rimaneggiando la versione europea e consegnando alla Bolla adolescente un film per molti aspetti diverso da quello che avrebbe voluto il regista americano. Il motivo per cui Argento ha potuto compiere una simile operazione va ricercato nel suo ruolo di co-produttore del film e in quello di "ospite" di un Romero che ha ricercato la tranquillità romana per scrivere la sceneggiatura di Zombi e che, per racimolare i fondi necessari, ha accettato di farseli prestare dai produttori italiani a condizione che Argento potesse rimontare a piacimento il film per il mercato europeo, giapponese e medio-orientale; il risultato di questa operazione è stato un horror tout-court, molto cupo ed incentrato sulle scene d'azione, accompagnato dalla colonna sonora degli immancabili Goblin, con zombi che non si limitano a grugnire ma sussurrano eterei. Non avendo mai avuto modo di vedere la versione "americana" posso solo dire che riguardare Zombi dopo almeno 20 anni è stata un'esperienza affascinante e persino "nostalgica", non tanto per le immagini quanto proprio per la colonna sonora che, nel frattempo, ho avuto modo di ascoltare più volte in un paio di CD tra i miei preferiti, ovvero la OST di Shaun of the Dead e la raccolta di successi argentiani Puro Argento Vivo. La musica dei Goblin è insinuante, mette inquietudine e segue la volontà Argentiana di rendere l'azione più incalzante, soprattutto quando gli zombi attaccano in branco le loro vittime privandole di un posto dove fuggire ed è l'elemento che più mi è rimasto impresso guardando Zombi sia la prima che la seconda volta.


Ora come ora, dopo anni di serie "patinate" incentrate sui morti viventi, l'altra cosa che ho adorato è l'aspetto vintage degli zombi, poveri figuri dal colorito grigio-bluastro (grazie Tom Savini e non te la prendere se il risultato finale non ti è piaciuto!!) che staccano, letteralmente, brandelli di carne dalle loro vittime: gli effetti speciali danno proprio l'idea di un boccone succulento che viene troncato di netto dal corpo degli esseri umani e non importa che il sangue sia rosso come un pomodoro e abbia la consistenza della vernice, vedere delle scene simili richiama alla mente il gusto dell'artigianalità e della passione, alla faccia della maniera verosimile in cui gli zombi si accaniscono, per esempio, contro i protagonisti di The Walking Dead (quando succede, ovvio!). Passando alla trama, è un peccato che la versione europea non indulga nell'approfondimento psicologico dei personaggi ma a mio avviso anche dalla versione Argentiana si evince un senso di sconfitta umana difficilmente superabile. Chi si ritrova a dover affrontare gli zombi soffre all'idea di dover uccidere persone che una volta erano vive e probabilmente comprende che di fronte ad un simile ribaltamento delle leggi naturali e delle convenzioni morali non rimane altro che il suicidio (il film originariamente doveva concludersi con DUE suicidi...); chi sceglie di sopravvivere, come i quattro protagonisti di Zombi, lo fa sapendo che potrà avere solo un pallido surrogato della "vita" come viene comunemente intesa e che non basteranno tutti i centri commerciali di questo mondo, i lussi un tempo tanto importanti e persino legami come il matrimonio o la maternità/paternità ad assicurare un futuro che valga la pena di affrontare. Quello che non hanno capito i personaggi che infestano The Walking Dead, tanto meno gli sceMeggiatori della serie, è l'impossibilità di tornare a vivere come se nulla fosse successo, perché ormai i vivi sono costretti a "mangiare" e accaparrarsi il necessario per sopravvivere proprio come quegli zombi che, spinti da un inquietante quanto atavico senso di "necessità consumistica", vengono attirati dal centro commerciale come fossero delle falene. Che Romero, già nel 1978, fosse riuscito a spiegarci con un solo film il vero significato di Apocalisse e Fine del mondo, due catastrofi che sono innanzitutto qualcosa di personale e molto umano, senza ricorrere alla serialità che rischia davvero di trasformarci tutti in zombie, fa di lui un genio dell'horror e di Zombi una di quelle pellicole da conservare e tramandare in saecula saeculorum.


Del regista e sceneggiatore George A. Romero (che compare anche nei panni del regista e di uno dei motociclisti) ho già parlato QUI. Ken Foree (Peter) e Tom Savini (uno dei motociclisti) li trovate invece ai rispettivi link.


Scott H. Reiniger, che interpreta Roger, è tornato nel remake diretto da Zack Snyder nei panni del Generale mentre Gaylen Ross, che interpreta Francine, prima di intraprendere la carriera di regista ha partecipato al film Creepshow, nell'episodio Alta marea. Il film segue La notte dei morti viventi ed è stato seguito nel tempo da Il giorno degli zombi, La terra dei morti viventi, Le cronache dei morti viventi e Survival of the dead - L'isola dei sopravvissuti oltre ad essere stato rifatto da Zack Snyder e distribuito in Italia col titolo L'alba dei morti viventi. Se il film vi fosse piaciuto recuperate tutti questi titoli e considerate l'idea di acquistare una delle tre versioni home video distribuite dalla Midnight Factory e restaurate in 4K; da non fan all'ultimo stadio quale sono mi è bastato il DVD doppio con la versione montata da Argento e un sacco di contenuti speciali (Interviste a Tom Savini, Nicolas Winding Refn, Dario Argento, Michele De Angelis e Gianni Vittori, conferenza stampa tenuta al Festival del Cinema di Venezia con presentazione in sala alla proiezione del film restaurato, trailer e spot televisivi, per non parlare del bel packaging con all'esterno un artwork di Refn e le locandine originali dei vari paesi nella custodia rigida interna) ma per i più esigenti c'è la versione in 4 Blu Ray (che contiene anche la versione voluta da Romero e la Extended Version presentata a Cannes nel 1978) e soprattutto quella in 6 Blu Ray, che contiene le versioni 4k Ultra HD e Full Frame della versione europea. A prescindere, tutte le edizioni contengono 5 cartoline con fan art a tema selezionate da Nicolas Winding Refn e il solito, esaustivo libretto curato da Manlio Gomarasca e Davide Pulici di Nocturno Cinema  con tanto di botta e risposta tra Romero e Argento, quindi potrebbe essere un bel regalo di Natale. ENJOY!

domenica 19 maggio 2013

Le streghe di Salem (2012)

Qualche sera fa sono riuscita a vedere, con un po’ di ritardo, l’ultima fatica del regista Rob Zombie, Le streghe di Salem (The Lords of Salem), da lui diretto nel 2012. Non sarà facile scrivere qualcosa di sensato al riguardo ma proviamoci!


Trama: la dj Heidi riceve, all’interno di una scatola di legno, un vinile da parte dei misteriosi Lords (sinceramente non so come l’abbiano tradotto in italiano. Signori?). Dopo averlo ascoltato, la ragazza comincia ad avere strane ed inquietanti visioni legate all’oscuro passato della cittadina di Salem.


La prima sensazione che lascia questo Le streghe di Salem, al di là della tecnica visionaria con cui è stato girato, è una pesante e persistente inquietudine. Sto scrivendo queste righe il giorno dopo averlo visto, quindi sono ancora abbastanza “fresca” e, a parte che continuano a risuonarmi in testa le cupe ed insinuanti note del disco dei Lords (affascinante, a modo suo, ma forse è quella vena di sangue metallozzo che scorre in me a farmi parlare…), quello che invece mi ha turbata è l’idea di soffocante ineluttabilità che pervade la pellicola. Sheri Moon Zombie dimostra con questo film di essere un’attrice bravissima, ma il personaggio di Heidi potrebbe entrare di diritto nel gruppo verghiano dei Vinti per come, poveraccia, subisce passivamente ogni avvenimento, senza provare a reagire neppure una volta. Nonostante la pellicola non riesca a toccare le vette di oppressione e paranoia di un altro horror "a tema", Rosemary's Baby, ci si sente comunque impotenti davanti al Fato (non il destino) che pende sulla testa della protagonista come una satanica spada di Damocle. Zombie non ci lascia speranza nemmeno per un istante e priva di sicurezza qualunque luogo o istituzione, dalla Chiesa alla casa agli amici, atterrandoci con sequenze terribili che colpiscono come un pugno allo stomaco. La sensazione che si ottiene è quella di un film estremamente angosciante, cupo e con picchi di amarissima ironia; tra l'altro, il regista mette in piedi delle scene di sabba e delle invocazioni talmente convincenti che, vista la mia atavica superstizione legata al Diavolo, mi sono ritrovata più di una volta ad interrompere la visione e accendere la luce per timore di vedermi comparire davanti qualche essere dotato di zoccolo caprino. Sì, per queste cose sono fifona e medievale, non so cosa farci. Non badateci e proseguiamo.


All'inizio ho parlato di tecnica visionaria. Effettivamente, Le streghe di Salem è un'enorme allucinazione, il parto della mente allo sbando di Heidi, le cui visioni sono intervallate dagli squarci del cupo ed inquietante passato di Salem. Queste sequenze allucinate, per gran parte virate in rosso o in nero, diventano ancora più barocche e a tratti kitsch sul finale, quando il destino della protagonista si compie e viene meno ogni parvenza di razionalità: icone cristiane che si sciolgono in orrendi demoni, esplosioni di colori al neon, capri, metallari infoiati, il tutto accompagnato dallo stupendo Requiem di Mozart, che conferisce a quest'accozzaglia di assurde immagini un tono quasi lirico, gettano in faccia allo spettatore una terribile e surreale realtà nella quale passato e presente si fondono per imporre all'umanità un terribile futuro. Per una cinefila come me, che si scioglie in lacrime di commozione vedendo la stupenda stanza di Heidi, è facile immaginare che i corridoi somiglianti a quelli di Shining, i mostri senza volto dal sapore quasi Fulciano (senza contare lo sguardo bianco di chi ha visto l'inferno, così simile a quello di Cinzia Monreale in L'aldilà) e la generale atmosfera debitrice a quelle del meraviglioso Suspiria altro non siano che il modo della protagonista di far rientrare la sua terribile esperienza in qualcosa di più comprensibile: d'altronde, da un'alternativona amante del cinema e dell'horror come lei mi aspetterei che conosca e adori tutta questa sfilza di capolavori. Ma questa è solo una mia supposizione, ovvio, magari Zombie mi chiederebbe se sono impazzita. Intanto, su Le streghe di Salem non mi sentirei di dire altro, ci vorrebbe una seconda visione. Per ora, direi che come horror è estremamente affascinante, non ai livelli del capolavoro La casa del diavolo, ma sicuramente godibilissimo.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui. Sheri Moon Zombie (Heidi Hawtorne), Bruce Davison (Francis Matthias), Meg Foster (Margaret Morgan), Ken Foree (Herman Jackson), Dee Wallace (Sonny), Michael Berryman (Virgil Magnus), Sid Haig (Dean Magnus)  li trovate invece ai rispettivi link.

Jeff Daniel Phillips interpreta Whitey. Americano, ha partecipato a film come Zodiac, Halloween II e a serie come CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.


Judy Geeson (vero nome Judith Amand Geeson) interpreta Lacy Doyle. Inglese, ha partecipato a film come Sul tuo corpo, adorabile sorella, Una vela para el diablo, Inseminoid un tempo nel futuro e a serie come La signora in giallo, A-Team, MacGyver, Baywatch Nights, Innamorati pazzi, Streghe e Una mamma per amica. Ha 65 anni.


Patricia Quinn interpreta Megan. Attrice irlandese, indimenticabile e meravigliosa Magenta del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato anche a film come Shock Treatment, Monty Python – Il senso della vita e a serie come Doctor Who. Ha 69 anni.


Maria Conchita Alonso (vero nome María Concepción Alonso Bustillo) interpreta Alice Matthias. Cubana, ha partecipato a film come Colors – colori di guerra, Stress da vampiro, Predator 2, La casa degli spiriti e a serie come Supercar, La tata, Oltre i limiti, CSI: Miami e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 56 anni e quattro film in uscita.


Tra gli altri interpreti, segnalo la graditissima presenza di Lisa Marie, modella ed ex compagna di Tim Burton, tornata a calcare le scene dopo 11 anni di assenza. Purtroppo alla gioia per il ritorno di una caratterista così particolare, si aggiunge il dispiacere per la perdita, in fase di montaggio, di Frankenstein vs The Witchfinder, film nel film tra i cui interpreti figuravano nientemeno che Udo Kier e Clint Howard. Incrociamo le dita e speriamo che l’opera venga recuperata per l’uscita del DVD! Un altro che non ce l’ha fatta è stato purtroppo il meraviglioso Richard “Riff Raff” O’Brien, invitato a partecipare al film ma al momento non disponibile. Damn! Li avrei rivisti bene i due fratellini del Rocky Horror assieme! Diludendo a parte, vi comunico che The Lords of Salem è anche un libro scritto dallo stesso Zombie. Potete trovare una bella recensione scritta dalla mia adorata Nageki sul blog Il profumo delle pagine stampate. E dopo che avrete letto post e libro, se non ne avete ancora abbastanza de Le streghe di Salem, recuperate anche La maschera del demonio di Mario Bava, L’aldilà, Paura nella città dei morti viventi, Rosemary’s Baby, Suspiria e Shining, insomma tutte le fonti di ispirazione che sono riuscita a cogliere. ENJOY!!

martedì 30 aprile 2013

La casa del diavolo (2005)

Continuiamo con l'omaggio a Rob Zombie, che dopo aver firmato la regia de La casa dei 1000 corpi, nel 2005 girava questo La casa del diavolo (The Devil's Rejects), filmone di ben altra caratura.


Trama: dopo gli eventi accorsi nel primo film lo Sceriffo Wydell e una squadra di poliziotti attaccano casa Firefly, riuscendo ad arrestare Mother Firefly. Baby ed Otis riescono a fuggire e, assieme al padre Capitan Spaulding, cominciano una sanguinosa fuga...


Se La casa dei 1000 corpi era un coloratissimo e grottesco divertissement horror, con La casa del diavolo il bravo Rob Zombie cambia completamente marcia ed incomincia un drammatico cammino legato all'umanizzazione dei suoi personaggi, inserendoli nella cornice di un road movie brutto, sporco e cattivo, dove non c'è speranza di redenzione per nessuno. Il regista decide di concentrarsi solo su tre membri chiave della famiglia Firefly, connotandoli (anche grazie ad un make-up più "realistico" se vogliamo) meglio di quanto avesse fatto nel film precedente: Baby diventa la figlia da vezzeggiare e coccolare, Capitan Spaulding un patriarca che darebbe un braccio per i suoi figli e il folle Otis si ammanta di un'aura quasi "cristologica", diventando a tutti gli effetti l'antitesi del Salvatore e progenie dell'inferno, seppur reietta. L'umanizzazione, come avrete capito, non coincide con un ravvedimento dei tre protagonisti, ed è questa la cosa più devastante della pellicola. Se in La casa dei 1000 corpi non potevamo provare alcuna empatia per i rozzi, caricaturali maniaci che imperversavano con le loro mattanze, in questo sequel atipico arriviamo ad un punto della pellicola in cui proviamo quasi pena per loro e per le torture che il cattivissimo Sceriffo Wydell infligge ai tre. L'effetto transfert viene ottenuto grazie a delle sequenze in cui possiamo testimoniare il distorto sentimento di amicizia e amore che lega i "Reietti" tra loro e ad altri personaggi come il peculiare Charlie e grazie all'efficace espediente di rendere il "buono" stronzo e mentalmente deviato (provate a fare un confronto tra il momento in cui Adam bastona Otis e quello in cui lo Sceriffo lo tortura e vedrete a chi andranno i vostri incitamenti a uccidere...). Il risultato è quasi insostenibile e il meraviglioso finale al ralenti, sulle splendide note di Freebird ha il sapore di un'amara, triste sconfitta.


La casa del diavolo è un horror atipico anche per la scelta di girare la maggior parte delle sequenze di giorno, con il sole che spilla gocce di sudore dai corpi dei protagonisti e che non riesce a proteggere le ignare vittime dall'uomo nero. Fotografia e montaggio sembrano quelli di un western più che di un horror e anche molte delle uccisioni e delle torture (soprattutto quelle commesse dai "Reietti") avvengono fuori dall'inquadratura, per quanto tutto ciò che viene mostrato rimanga comunque adatto ad un pubblico preparato e con un bel po' di pelo sullo stomaco. Zombie non si fa mancare neppure il citazionismo cinefilo, che sia quello smaccato legato ai film dei Fratelli Marx (il confronto tra lo sceriffo e il critico è esilarante, soprattutto quando quest'ultimo va a insultare Elvis) o quello più sottile e dedicato ai fan, come quando il regista ripropone la fuga notturna di La casa dei 1000 corpi con Baby nei panni del coniglietto che fugge impaurito. Impeccabili, infine, sia gli attori principali che i caratteristi, tra i quali spiccano Michael Barryman e il "solito" Danny Trejo, ma la mia eterna stima va ovviamente a Sid Haig e, soprattutto, Bill Moseley: per quanto Otis sia uno dei personaggi più abietti del cinema recente, l'attore riesce a conferirgli una dignità e un carisma tali da rendere difficile non ammirarlo, se non altro per la coerenza delle sue convinzioni e per il terribile, triste e sconfitto sguardo sul finale. All'amica che, all'epoca, si beccò degli insulti per aver definito "Figo" Marilyn Manson durante un concerto porgo le mie più sentite scuse, perché mi sono ritrovata più di una volta a mormorare un "che spreco, ma perché è così cattivo...?" davanti all'occhio azzurro di Moseley, indegnamente sepolto sotto la sporcizia, il sangue, i capelli e il barbone. E dopo questa vergognosa ammissione di devianza, vi invito caldamente a vedere questo splendido La casa del diavolo.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui, mentre Sid Haig (Capitan Spaulding), Bill Moseley (Otis), Sheri Moon Zombie (Baby), William Forsythe (sceriffo Wydell), Danny Trejo (Rondo), Michael Berryman (Clevon), P.J. Soles (la tizia a cui Spaulding ruba la macchina) e Tyler Mane (Rufus) li trovate ai rispettivi link. 

Ken Foree (vero nome Kentotis Alvin Foree) interpreta Charlie. Americano, ha partecipato a film come Zombi, Non aprite quella porta - Parte 3, The Dentist, L’alba dei morti viventi, Halloween – The Beginning e l’imminente Le Streghe di Salem, oltre a serie come Il tenente Kojak, Hazzard, A-Team, Santa Barbara, Alfred Hitchcock presenta, Supercar, Moonlightning, Hunter, Otto sotto un tetto, Hunter, Flash e X-Files; come doppiatore ha lavorato per un episodio di Angry Beavers. Anche produttore e sceneggiatore, ha 65 anni e tre film in uscita. 


Leslie Easterbrook interpreta Mother Firefly al posto di Karen Black, che chiedeva troppi soldi per tornare nel seguito. Ora sono davvero sconcertata! Vi ricordate il bellissimo e tostissimo Sergente Callaghan di Scuola di polizia (episodi dall’1 al 7 meno il secondo capitolo)? Eccola, con una 90ina buona di chili in più addosso! Tra gli altri film a cui ha partecipato l’attrice americana segnalo Halloween – The Beginning e Lo spaccacuori, inoltre ha partecipato alle serie Love Boat, Hazzard, Hunter, Baywatch e La signora in giallo. Anche produttrice, ha 64 anni e nove film in uscita.


Geoffrey Lewis interpreta Roy. Americano, ha partecipato a film come Il mio nome è nessuno, Le notti di Salem, Pink Cadillac, Tango & Cash, Il tagliaerbe, Mezzanotte nel giardino del bene e del male, Blueberry e alle serie Missione impossibile, Kung Fu, Starsky e Hutch, Hunter, Mork & Mindy, A-Team, Magnum P.I., MacGyver, L’ispettore Tibbs, La signora in giallo, X-Files, Dawson’s Creek, Nip/Tuck, Coldcase,  My Name is Earl, Criminal Minds e Dr. House. Anche sceneggiatore e regista, ha 78 anni e un film in uscita.


Priscilla Barnes interpreta Gloria. Americana, ha partecipato a film come 007 – Vendetta privata, Tre giorni per la verità, Generazione X, Mumford e a serie come Colombo, Wonder Woman, Starsky & Hutch, Il tenente Kojak, Tre cuori in affitto, Love Boat e La signora in giallo. Anche produttrice, ha 55 anni e tre film in uscita. 


Dave Sheridan, che interpreta l’agente Dobson, era il tristissimo ed esilarante Doofy del primo Scary Movie mentre il povero, sfigatissimo Lew Temple (ovvero il “coraggioso”, vomitoso Adam) avrebbe poi fatto una brutta fine nei panni del galeotto Axel nella terza serie di The Walking Dead. Continuiamo a parlare di “morti” e tiriamo un po’ fuori l’argomento Dottor Satana, il villain di La casa dei 1000 corpi. Inizialmente Zombie aveva girato delle sequenze legate al personaggio, nelle quali doveva comparire brevemente anche Rosario Dawson, tuttavia ragionando è arrivato alla conclusione che “mostrare il Dr. Satana in questa storia sarebbe come mostrare Chewbacca in Gangster Story”, quindi tutto il materiale è stato tagliato. Comunque sia, se La casa del diavolo vi fosse piaciuto consiglio innanzitutto il recupero di La casa dei 1000 corpi e poi di altri film come Borderland, Le colline hanno gli occhi, L’ultima casa a sinistra e l’immancabile Non aprite quella porta. ENJOY!!

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