Ogni tanto ci vogliono horror corroboranti, anche se il loro animo è quello della supercazzola, definizione calzante ma neanche troppo di Satanic Panic, diretto dalla regista Chelsea Stardust.
Trama: Sam, appena assunta per consegnare pizze a domicilio, decide di accettare un ordine fuori dai confini della zona, per compensare le mance piuttosto scarse. Nel quartiere residenziale più ricco della città si ritroverà a dover fuggire da una setta di satanisti...
Da che mondo e mondo, i quartieri residenziali USA, quelli con ville hollywoodiane dove i proprietari sguazzano nell'oro e si dedicano a party principeschi, hanno sempre solleticato le fantasie di chi scrive e dirige horror, perché sotto tanta fortuna ci deve per forza essere "qualcosa", specchio dell'immoralità di chi probabilmente ha fatto i soldi a spese dei poveracci. Non si sottrae a questo assunto Satanic Panic, film dal nome che è già tutto un programma, diretto dal gioioso equivalente di un Minipony (la regista ha persino i capelli viola, insomma una meraviglia!!) e realizzato con un occhio al divertimento e l'altro al disgusto dello spettatore, che tra una risata e l'altra rischia di ritrovarsi a vomitare spesso e volentieri. La storia è quella della povera, letteralmente, Sam, che per rimettersi in gioco dopo dolorosi eventi passati che non vi spoilero, decide di mettersi a consegnare pizze; purtroppo è donna, è l'ultima arrivata, è costretta a servire le zone peggiori e le mance scarseggiano, quindi quando si presenta l'occasione di fare una sortita nel ricchissimo quartiere residenziale la fanciulla accetta. Purtroppo, Sam è ANCHE vergine, cosa che attirerà le sgradevoli attenzioni di chi cerca disperatamente una creatura pura da sacrificare a Baphomet per propiziare ulteriormente fama e ricchezza, con tutte le inevitabili conseguenze del caso. Come ho scritto sopra, Satanic Panic è molto divertente. Sam è una protagonista simpatica e alla mano, la middle class heroine tutta timida e impacciata che, alla bisogna, riesce comunque a tirare fuori le palle, mentre i membri della setta sono uno più scoglionato e isterico dell'altro, tutti pronti ad impegnarsi in una lotta intestina per dimostrare chi è il più forte e degno di essere considerato da Baphomet... non fosse che, quando c'è da mostrare il sangue, Satanic Panic lo fa.
Lo fa sfiorando talvolta il ridicolo (onestamente, solo Rebecca Romijn, splendida e altera com'è, può nobilitare l'idea di un'anima cotta in forno che si ripropone come una sorta di buco di chiulo semovente) e spesso proponendo le cose più truci trattandole con l'aplomb con cui dame Maggie Smith maneggerebbe una tazza di tea (sempre grazie a Rebecca Romijn), e in mezzo a un'operazione apparentemente molto goliardica riesce a piazzare accenni di orge, dildo che farebbero lacrimare di gioia Tetsuo the Iron Man e gente che vomita le sue stesse interiora, questo solo per dare un'idea, ma d'altronde produce Fangoria. Satanic Panic è dunque il perfetto esempio di horror che parte con un vago accenno di critica sociale e poi manda tutto allegramente in vacca senza dare modo allo spettatore di riflettere, impegnato com'è a intrattenerlo con cose sempre più surreali e assurde mentre fa spudoratamente il tifo per una protagonista tanto simpatica quanto, poverella, sfigatissima. Lo fa con un'abilità che riesce a ben pochi semi-esordienti, visto che l'impressione generale che si ha è quella di una produzione con un budget medio-alto, considerati anche i validi effetti speciali e la comparsa di demoni che non sembrano dei pupazzi ridicoli, e il risultato è che lo spettatore arriva alla fine di questo bagno di sangue felice e contento. Altro non aggiungo: fateci un pensierino per Halloween e gustatevelo!
Di Rebecca Romijn (Danica Ross), AJ Bowen (Duncan Havermyer), Jeff Daniel Phillips (Steve Larson) e Jerry O'Connell (Samuel Ross) ho già parlato ai rispettivi link.
Chelsea Stardust è la regista della pellicola, al suo primo e finora unico lungometraggio se non contiamo un episodio di In the Dark. E' anche produttrice.
Ruby Modine interpreta Judi Ross. Americana, figlia di Matthew Modine, ha partecipato a film come Auguri per la tua morte e Ancora auguri per la tua morte. Ha 29 anni e due film in uscita.
Jordan Ladd interpreta Kim Larson. Americana, figlia della Charlie's Angel Cheryl Ladd, ha partecipato a film come Cabin Fever, Inland Empire - L'impero della mente, Grindhouse: A prova di morte, Hostel: Part II e a serie quali Charlie's Angels e Six Feet Under; come doppiatrice ha lavorato in Robot Chicken. Ha 44 anni e un film in uscita.
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venerdì 20 dicembre 2019
domenica 20 ottobre 2019
3 from Hell (2019)
Nonostante le critiche piovute da ogni dove ho voluto toccare con mano gli abissi di tristezza in cui è sprofondato Rob Zombie con l'ultimo film da lui diretto e sceneggiato, 3 from Hell.
Trama: dopo essere stati catturati più morti che vivi, Capitan Spaulding, Otis e Baby vengono rinchiusi in carcere, processati e condannati chi all'ergastolo chi alla pena di morte. Nel frattempo, Otis riesce a fuggire con l'aiuto del folle cugino e la mattanza ricomincia...
Chi segue il mio blog sa che ho sempre difeso Zombie a spada tratta, salvando anche quello che poteva non essere salvabile. Contrariamente a molti, ho apprezzato tantissimo Le streghe di Salem, ho trovato molte cose bellissime in 31, ho persino voluto bene a Halloween - The Beginning (pur non avendo visto il sequel) e a chi definiva la povera Sheri Moon Zombie "cagna maledetta" ho sempre mostrato il dito medio, facendo spallucce. Stavolta, ahimé, mi tocca gettare la spugna. Dopo La casa dei 1000 corpi, coloratissimo e psichedelico divertissement che omaggiava spudoratamente Non aprite quella porta e dopo quel capolavoro di The Devil's Rejects, horror "bruciato" dal sole capace di rendere affascinanti esseri meritevoli di odio sempiterno, Zombie ha deciso che quella vacca non era stata munta abbastanza e che era il caso di riprendere la storia di Otis, Baby e Captain Spaulding (è andata bene al povero Sid Haig, che in questa monnezza compare giusto due minuti, impossibilitato a fare di più a causa della malattia che di lì a poco lo avrebbe condotto alla morte, ciao Sid) per aggiungere un tassello in più. Come dicevano i Depeche Mode: "WRONG". 3 from Hell è un'involuzione, è peggio di un'opera di esordio sfacciata e coloratussa, è la noia fatta a film e l'incarnazione stessa dell'imbarazzo, non solo per gli attori che palesemente non ne hanno più voglia e son talmente cani da risultare irriconoscibili (probabilmente ci credono solo Sheri Moon e Richard Brake, con risultati LEGGERMENTE diversi, ché lui un po' di dignità la mantiene ancora, non fosse altro perché il ruolo di killer folle e zoticone gli calza a pennello) ma anche per la sciatteria svogliata di una trama scritta sullo scontrino di un diner, che più volte fa esclamare "e vabbé" con occhi roteanti o per la regia che non sa bene che direzione far prendere all'insieme.
E pensare che all'inizio avevo molte speranze e lì per lì mi sono anche chiesta se gli altri spettatori non fossero stati troppo cattivi con Zombie. Lo stile da documentario vintage e l'accenno di fascinazione esercitata dai 3 from Hell sull'opinione pubblica USA mi faceva sperare in un bel casino su scala nazionale, la riaffermazione dei principi anarchico-satanisti della famiglia Firefly, una riflessione profonda sulla scia di quanto mostrato in The Devil's Rejects... invece nulla, il tutto si è trasformato nello one woman show di Sheri Moon Zombie prima, tra gatteenee ballereenee e dialoghi imbarazzanti, e in un terzetto di dementi che ammazza gente a sfregio poi, tre sbandati che non sanno bene cosa fare e tanto per cambiare un po' decidono di andare in Messico a sfondarsi di zoccolone e droga, scatenando le ire di un tizio che ha la casa tappezzata da santini di Danny Trejo (scherzo, c'è un motivo, ma giuro lì ho riso tantissimo e alla fine ho persino esclamato "e adesso i santini di Danny Trejo me li piglio io"), con ovvi risultati. A un certo punto viene persino scomodato Lon Chaney col suo Gobbo di Notre Dame, altro spunto di riflessione sull'essere freaks mandato in vacca e annegato in un delirio di banalità, ma arrivati a quel punto nulla avrebbe potuto salvare la baracca, nemmeno Lon Chaney in persona. Non dopo aver visto per quasi due ore Sheri Moon Zombie miagolare a gattini immaginari, saltellare a mo' di Pippi Calzelunghe, pronunciare ogni frase in falsetto, strabuzzare gli occhioni pazzi e agitare le manine matte, provando OGNI maledetta volta il desiderio di prenderla a schiaffi fortissimi. Se alla fine di The Devil's Rejects si arrivava col magone, con l'assurda vergogna di aver parteggiato per una famiglia di maniaci almeno per un istante, qui si arriva alla fine con la sensazione che sventrare a mani nude Baby, Otis e Foxy sarebbe anche poco. Davvero, quando si preferirebbe vedere "vincere" gli antagonisti peggio caratterizzati del mondo (nei panni di Dee Wallace mi sarei vergognata e Jeff Daniel Phillips non ci fa una figura migliore) piuttosto che i protagonisti, significa che qualcosa è andato drammaticamente storto. Fossi in voi eviterei e mi fermerei a The Devil's Rejects, non importa quanto pensiate di essere fan di Zombie. Credetemi, è meglio così.
Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato QUI. Sheri Moon Zombie (Baby), Bill Moseley (Otis Driftwood), Sid Haig (Capitan Spaulding), Jeff Daniel Phillips (Direttore Virgil Harper), Richard Brake (Winslow Foxworth Coltrane), Dee Wallace (Greta), Clint Howard (Mr. Baggy Britches), Danny Trejo (Rondo) e Barry Bostwick (Narratore) li trovate invece ai rispettivi link.
Come ho scritto nel post, ignorate questo cumulo di sterco fumante e, se vi piace il genere, recuperate invece La casa dei 1000 corpi e The Devil's Rejects, conosciuto con l'indegno titolo italiano La casa del diavolo. Questa cosa sarà, se mai arriverà in Italia, La casa delle libertà? ENJOY!
Trama: dopo essere stati catturati più morti che vivi, Capitan Spaulding, Otis e Baby vengono rinchiusi in carcere, processati e condannati chi all'ergastolo chi alla pena di morte. Nel frattempo, Otis riesce a fuggire con l'aiuto del folle cugino e la mattanza ricomincia...
Chi segue il mio blog sa che ho sempre difeso Zombie a spada tratta, salvando anche quello che poteva non essere salvabile. Contrariamente a molti, ho apprezzato tantissimo Le streghe di Salem, ho trovato molte cose bellissime in 31, ho persino voluto bene a Halloween - The Beginning (pur non avendo visto il sequel) e a chi definiva la povera Sheri Moon Zombie "cagna maledetta" ho sempre mostrato il dito medio, facendo spallucce. Stavolta, ahimé, mi tocca gettare la spugna. Dopo La casa dei 1000 corpi, coloratissimo e psichedelico divertissement che omaggiava spudoratamente Non aprite quella porta e dopo quel capolavoro di The Devil's Rejects, horror "bruciato" dal sole capace di rendere affascinanti esseri meritevoli di odio sempiterno, Zombie ha deciso che quella vacca non era stata munta abbastanza e che era il caso di riprendere la storia di Otis, Baby e Captain Spaulding (è andata bene al povero Sid Haig, che in questa monnezza compare giusto due minuti, impossibilitato a fare di più a causa della malattia che di lì a poco lo avrebbe condotto alla morte, ciao Sid) per aggiungere un tassello in più. Come dicevano i Depeche Mode: "WRONG". 3 from Hell è un'involuzione, è peggio di un'opera di esordio sfacciata e coloratussa, è la noia fatta a film e l'incarnazione stessa dell'imbarazzo, non solo per gli attori che palesemente non ne hanno più voglia e son talmente cani da risultare irriconoscibili (probabilmente ci credono solo Sheri Moon e Richard Brake, con risultati LEGGERMENTE diversi, ché lui un po' di dignità la mantiene ancora, non fosse altro perché il ruolo di killer folle e zoticone gli calza a pennello) ma anche per la sciatteria svogliata di una trama scritta sullo scontrino di un diner, che più volte fa esclamare "e vabbé" con occhi roteanti o per la regia che non sa bene che direzione far prendere all'insieme.
E pensare che all'inizio avevo molte speranze e lì per lì mi sono anche chiesta se gli altri spettatori non fossero stati troppo cattivi con Zombie. Lo stile da documentario vintage e l'accenno di fascinazione esercitata dai 3 from Hell sull'opinione pubblica USA mi faceva sperare in un bel casino su scala nazionale, la riaffermazione dei principi anarchico-satanisti della famiglia Firefly, una riflessione profonda sulla scia di quanto mostrato in The Devil's Rejects... invece nulla, il tutto si è trasformato nello one woman show di Sheri Moon Zombie prima, tra gatteenee ballereenee e dialoghi imbarazzanti, e in un terzetto di dementi che ammazza gente a sfregio poi, tre sbandati che non sanno bene cosa fare e tanto per cambiare un po' decidono di andare in Messico a sfondarsi di zoccolone e droga, scatenando le ire di un tizio che ha la casa tappezzata da santini di Danny Trejo (scherzo, c'è un motivo, ma giuro lì ho riso tantissimo e alla fine ho persino esclamato "e adesso i santini di Danny Trejo me li piglio io"), con ovvi risultati. A un certo punto viene persino scomodato Lon Chaney col suo Gobbo di Notre Dame, altro spunto di riflessione sull'essere freaks mandato in vacca e annegato in un delirio di banalità, ma arrivati a quel punto nulla avrebbe potuto salvare la baracca, nemmeno Lon Chaney in persona. Non dopo aver visto per quasi due ore Sheri Moon Zombie miagolare a gattini immaginari, saltellare a mo' di Pippi Calzelunghe, pronunciare ogni frase in falsetto, strabuzzare gli occhioni pazzi e agitare le manine matte, provando OGNI maledetta volta il desiderio di prenderla a schiaffi fortissimi. Se alla fine di The Devil's Rejects si arrivava col magone, con l'assurda vergogna di aver parteggiato per una famiglia di maniaci almeno per un istante, qui si arriva alla fine con la sensazione che sventrare a mani nude Baby, Otis e Foxy sarebbe anche poco. Davvero, quando si preferirebbe vedere "vincere" gli antagonisti peggio caratterizzati del mondo (nei panni di Dee Wallace mi sarei vergognata e Jeff Daniel Phillips non ci fa una figura migliore) piuttosto che i protagonisti, significa che qualcosa è andato drammaticamente storto. Fossi in voi eviterei e mi fermerei a The Devil's Rejects, non importa quanto pensiate di essere fan di Zombie. Credetemi, è meglio così.
Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato QUI. Sheri Moon Zombie (Baby), Bill Moseley (Otis Driftwood), Sid Haig (Capitan Spaulding), Jeff Daniel Phillips (Direttore Virgil Harper), Richard Brake (Winslow Foxworth Coltrane), Dee Wallace (Greta), Clint Howard (Mr. Baggy Britches), Danny Trejo (Rondo) e Barry Bostwick (Narratore) li trovate invece ai rispettivi link.
Come ho scritto nel post, ignorate questo cumulo di sterco fumante e, se vi piace il genere, recuperate invece La casa dei 1000 corpi e The Devil's Rejects, conosciuto con l'indegno titolo italiano La casa del diavolo. Questa cosa sarà, se mai arriverà in Italia, La casa delle libertà? ENJOY!
mercoledì 28 settembre 2016
31 (2016)
Oggi si torna a parlare dell'amico Rob Zombie, regista e sceneggiatore di 31, uno degli horror che non dovete assolutamente perdere quest'anno.
Trama: la notte di Halloween un gruppo di giostrai viene costretto a partecipare al terrificante survival game 31, che prevede un ambiente dal quale non è possibile uscire e un gruppo di killer travestiti da clown.
Ormai lo avrete letto in ogni blog, sito e rivista che conta: Rob Zombie è tornato. Intendiamoci, per me si era giusto un po' allontanato, anche perché, sinceramente, a me erano piaciuti sia Halloween - The Beginning sia il tanto vituperato Le streghe di Salem, ma devo ammettere che le vette de La casa dei 1000 corpi e, soprattutto, di quel capolavoro che era La casa del diavolo erano ben lontane dalle sue ultime opere. Con 31, Rob è tornato a fare quello che gli riesce meglio, ovvero riunire un branco di personaggi brutti, sporchi e cattivi, e farli interagire nel peggiore dei modi possibili, con una piccola differenza. Se in La casa dei 1000 corpi avevamo il solito gruppetto di teenager insopportabili dati in pasto a degli psicopatici, cosa che portava lo spettatore a non parteggiare né per gli uni né per gli altri (anzi, forse un po' più per gli psicopatici), e in La casa del diavolo il regista era riuscito addirittura a portare lo spettatore a vergognarsi di provare qualcosa per i "cattivi", qui i sentimenti che mi hanno mossa durante la visione del film sono stati ancora diversi. E' impossibile, infatti, non empatizzare con Charly, Roscoe, Venus e compagnia, artisti di strada talmente uniti da poter tranquillamente venire definiti una famiglia e non proprio quelli che chiameremmo degli stinchi di santo: rozzi, trasandati e dediti ad alcool e droghe, i protagonisti di 31 vivono alla giornata in un mondo di libertà assoluta, forse non assolutamente soddisfacente ma comunque l'unico dal quale riescono a trarre sostentamento, cercando tra spostamenti ed espedienti di rimanere fuori dalla strada e da un destino di povertà e degrado. Quando i nostri si vedono uccidere alcuni membri della "famiglia", prima di venire rapiti e inseriti a forza in un gioco patrocinato da ricconi annoiati, qualcosa si spezza in loro e nello spettatore, che di fatto soffre a vederli alla mercé dei terrificanti clown che infestano il luogo. Allo stesso tempo, è difficile non rimanere affascinati da personaggi iconici quali l'inquietante Doom-Head, killer folle e raffinato dall'eloquio ipnotico e dal sorriso agghiacciante, capo ideale del resto della marmaglia partorita dalla mente deviata di Rob Zombie.
Forse solo Alex De La Iglesia avrebbe avuto l'ardire di portare sul grande schermo nani messicani nazisti (comunque, Rob, io aspetto ancora un lungometraggio su Werewolf Women of the SS, sallo) e teutonici giganti in tutù ad accompagnare più prosaici ma non meno sanguinosi redneck col cerone da clown e la pettorina, tutti al servizio di tre vecchi catananni conciati come il Conte Uguccione e la Madre di Jean Claude in Sensualità a Corte e già solo questo meriterebbe a Rob Zombie un plauso. Ma, non contento, il regista ha scelto di nobilitare questo sanguinoso trionfo di follia e grezzume con una splendida introduzione in bianco e nero, dove tanto è pulita e nitida la fotografia quanto è ruzzo il terrificante Richard Brake, e col finale più bello e poetico mai visto quest'anno in un horror: le immagini finali di 31, che ovviamente non vi spoilero, concentrano tutta la follia, il desiderio di sopravvivere e combattere, la comunione di due animi affini che solo una parvenza di civiltà ha fatto evolvere in maniera differente, in due intensissimi minuti accompagnati dall'evocativa Dream On degli Aerosmith, mai così bella e adatta all'atmosfera. Vi assicuro che, di fronte ad una simile conclusione, il resto del film, per quanto pregevole (soprattutto per ciò che riguarda le scenografie claustrofobiche ed oscure, il make up dei vari clown e la coraggiosa bellezza naturale di Meg Foster), scompare. Quel che ancora non è scomparso, dopo quasi una settimana dalla visione di 31, è l'ammirazione spropositata per l'attore Richard Brake il quale, come ho scritto su Facebook appena finito il film, sarebbe in grado di cancellare con uno sputacchio sanguinoso le interpretazioni di Jared Leto e Heath Ledger per diventare il Joker migliore di sempre, possibilmente accompagnato da una Harley Quinn interpretata da Sheri Moon Zombie. Dolce Sheri, poi dovrai spiegarmi come diamine fai, all'età di quasi 50 anni, ad essere ancora così gnocca, secca e sexy al punto che tuo marito non riesce a staccarti la cinepresa di dosso né a smettere di vantarsi inguainandoti dentro quella robetta che poco lascia all'immaginazione ma, se il risultato è quello di spingerlo a girare film come 31, accetto con filosofia la cosa e più non dimando!
Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato QUI. Sheri Moon Zombie (Charly), Jeff Daniel Phillips (Roscoe Pepper), Meg Foster (Venus Virgo), Malcom McDowell (Father Murder), Judy Geeson (Sister Dragon) e Richard Brake (Doom-Head) li trovate invece ai rispettivi link.
Lew Temple interpreta Psycho-Head. Americano, ha partecipato a film come La casa del diavolo, Non aprite quella porta: l'inizio, Déjà Vu, Halloween: The Beginning, The Lone Ranger e a serie come Walker Texas Ranger, CSI: Miami, Criminal Minds e The Walking Dead. Ha 49 anni e quattordici film in uscita.
Se 31 vi fosse piaciuto recuperate i già citati La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. ENJOY!
Trama: la notte di Halloween un gruppo di giostrai viene costretto a partecipare al terrificante survival game 31, che prevede un ambiente dal quale non è possibile uscire e un gruppo di killer travestiti da clown.
Ormai lo avrete letto in ogni blog, sito e rivista che conta: Rob Zombie è tornato. Intendiamoci, per me si era giusto un po' allontanato, anche perché, sinceramente, a me erano piaciuti sia Halloween - The Beginning sia il tanto vituperato Le streghe di Salem, ma devo ammettere che le vette de La casa dei 1000 corpi e, soprattutto, di quel capolavoro che era La casa del diavolo erano ben lontane dalle sue ultime opere. Con 31, Rob è tornato a fare quello che gli riesce meglio, ovvero riunire un branco di personaggi brutti, sporchi e cattivi, e farli interagire nel peggiore dei modi possibili, con una piccola differenza. Se in La casa dei 1000 corpi avevamo il solito gruppetto di teenager insopportabili dati in pasto a degli psicopatici, cosa che portava lo spettatore a non parteggiare né per gli uni né per gli altri (anzi, forse un po' più per gli psicopatici), e in La casa del diavolo il regista era riuscito addirittura a portare lo spettatore a vergognarsi di provare qualcosa per i "cattivi", qui i sentimenti che mi hanno mossa durante la visione del film sono stati ancora diversi. E' impossibile, infatti, non empatizzare con Charly, Roscoe, Venus e compagnia, artisti di strada talmente uniti da poter tranquillamente venire definiti una famiglia e non proprio quelli che chiameremmo degli stinchi di santo: rozzi, trasandati e dediti ad alcool e droghe, i protagonisti di 31 vivono alla giornata in un mondo di libertà assoluta, forse non assolutamente soddisfacente ma comunque l'unico dal quale riescono a trarre sostentamento, cercando tra spostamenti ed espedienti di rimanere fuori dalla strada e da un destino di povertà e degrado. Quando i nostri si vedono uccidere alcuni membri della "famiglia", prima di venire rapiti e inseriti a forza in un gioco patrocinato da ricconi annoiati, qualcosa si spezza in loro e nello spettatore, che di fatto soffre a vederli alla mercé dei terrificanti clown che infestano il luogo. Allo stesso tempo, è difficile non rimanere affascinati da personaggi iconici quali l'inquietante Doom-Head, killer folle e raffinato dall'eloquio ipnotico e dal sorriso agghiacciante, capo ideale del resto della marmaglia partorita dalla mente deviata di Rob Zombie.
Forse solo Alex De La Iglesia avrebbe avuto l'ardire di portare sul grande schermo nani messicani nazisti (comunque, Rob, io aspetto ancora un lungometraggio su Werewolf Women of the SS, sallo) e teutonici giganti in tutù ad accompagnare più prosaici ma non meno sanguinosi redneck col cerone da clown e la pettorina, tutti al servizio di tre vecchi catananni conciati come il Conte Uguccione e la Madre di Jean Claude in Sensualità a Corte e già solo questo meriterebbe a Rob Zombie un plauso. Ma, non contento, il regista ha scelto di nobilitare questo sanguinoso trionfo di follia e grezzume con una splendida introduzione in bianco e nero, dove tanto è pulita e nitida la fotografia quanto è ruzzo il terrificante Richard Brake, e col finale più bello e poetico mai visto quest'anno in un horror: le immagini finali di 31, che ovviamente non vi spoilero, concentrano tutta la follia, il desiderio di sopravvivere e combattere, la comunione di due animi affini che solo una parvenza di civiltà ha fatto evolvere in maniera differente, in due intensissimi minuti accompagnati dall'evocativa Dream On degli Aerosmith, mai così bella e adatta all'atmosfera. Vi assicuro che, di fronte ad una simile conclusione, il resto del film, per quanto pregevole (soprattutto per ciò che riguarda le scenografie claustrofobiche ed oscure, il make up dei vari clown e la coraggiosa bellezza naturale di Meg Foster), scompare. Quel che ancora non è scomparso, dopo quasi una settimana dalla visione di 31, è l'ammirazione spropositata per l'attore Richard Brake il quale, come ho scritto su Facebook appena finito il film, sarebbe in grado di cancellare con uno sputacchio sanguinoso le interpretazioni di Jared Leto e Heath Ledger per diventare il Joker migliore di sempre, possibilmente accompagnato da una Harley Quinn interpretata da Sheri Moon Zombie. Dolce Sheri, poi dovrai spiegarmi come diamine fai, all'età di quasi 50 anni, ad essere ancora così gnocca, secca e sexy al punto che tuo marito non riesce a staccarti la cinepresa di dosso né a smettere di vantarsi inguainandoti dentro quella robetta che poco lascia all'immaginazione ma, se il risultato è quello di spingerlo a girare film come 31, accetto con filosofia la cosa e più non dimando!
Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato QUI. Sheri Moon Zombie (Charly), Jeff Daniel Phillips (Roscoe Pepper), Meg Foster (Venus Virgo), Malcom McDowell (Father Murder), Judy Geeson (Sister Dragon) e Richard Brake (Doom-Head) li trovate invece ai rispettivi link.
Lew Temple interpreta Psycho-Head. Americano, ha partecipato a film come La casa del diavolo, Non aprite quella porta: l'inizio, Déjà Vu, Halloween: The Beginning, The Lone Ranger e a serie come Walker Texas Ranger, CSI: Miami, Criminal Minds e The Walking Dead. Ha 49 anni e quattordici film in uscita.
Se 31 vi fosse piaciuto recuperate i già citati La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. ENJOY!
domenica 19 maggio 2013
Le streghe di Salem (2012)
Qualche sera fa sono riuscita a vedere, con un po’ di ritardo, l’ultima fatica del regista Rob Zombie, Le streghe di Salem (The Lords of Salem), da lui diretto nel 2012. Non sarà facile scrivere qualcosa di sensato al riguardo ma proviamoci!
Trama: la dj Heidi riceve, all’interno di una scatola di legno, un vinile da parte dei misteriosi Lords (sinceramente non so come l’abbiano tradotto in italiano. Signori?). Dopo averlo ascoltato, la ragazza comincia ad avere strane ed inquietanti visioni legate all’oscuro passato della cittadina di Salem.
La prima sensazione che lascia questo Le streghe di Salem, al di là della tecnica visionaria con cui è stato girato, è una pesante e persistente inquietudine. Sto scrivendo queste righe il giorno dopo averlo visto, quindi sono ancora abbastanza “fresca” e, a parte che continuano a risuonarmi in testa le cupe ed insinuanti note del disco dei Lords (affascinante, a modo suo, ma forse è quella vena di sangue metallozzo che scorre in me a farmi parlare…), quello che invece mi ha turbata è l’idea di soffocante ineluttabilità che pervade la pellicola. Sheri Moon Zombie dimostra con questo film di essere un’attrice bravissima, ma il personaggio di Heidi potrebbe entrare di diritto nel gruppo verghiano dei Vinti per come, poveraccia, subisce passivamente ogni avvenimento, senza provare a reagire neppure una volta. Nonostante la pellicola non riesca a toccare le vette di oppressione e paranoia di un altro horror "a tema", Rosemary's Baby, ci si sente comunque impotenti davanti al Fato (non il destino) che pende sulla testa della protagonista come una satanica spada di Damocle. Zombie non ci lascia speranza nemmeno per un istante e priva di sicurezza qualunque luogo o istituzione, dalla Chiesa alla casa agli amici, atterrandoci con sequenze terribili che colpiscono come un pugno allo stomaco. La sensazione che si ottiene è quella di un film estremamente angosciante, cupo e con picchi di amarissima ironia; tra l'altro, il regista mette in piedi delle scene di sabba e delle invocazioni talmente convincenti che, vista la mia atavica superstizione legata al Diavolo, mi sono ritrovata più di una volta ad interrompere la visione e accendere la luce per timore di vedermi comparire davanti qualche essere dotato di zoccolo caprino. Sì, per queste cose sono fifona e medievale, non so cosa farci. Non badateci e proseguiamo.
All'inizio ho parlato di tecnica visionaria. Effettivamente, Le streghe di Salem è un'enorme allucinazione, il parto della mente allo sbando di Heidi, le cui visioni sono intervallate dagli squarci del cupo ed inquietante passato di Salem. Queste sequenze allucinate, per gran parte virate in rosso o in nero, diventano ancora più barocche e a tratti kitsch sul finale, quando il destino della protagonista si compie e viene meno ogni parvenza di razionalità: icone cristiane che si sciolgono in orrendi demoni, esplosioni di colori al neon, capri, metallari infoiati, il tutto accompagnato dallo stupendo Requiem di Mozart, che conferisce a quest'accozzaglia di assurde immagini un tono quasi lirico, gettano in faccia allo spettatore una terribile e surreale realtà nella quale passato e presente si fondono per imporre all'umanità un terribile futuro. Per una cinefila come me, che si scioglie in lacrime di commozione vedendo la stupenda stanza di Heidi, è facile immaginare che i corridoi somiglianti a quelli di Shining, i mostri senza volto dal sapore quasi Fulciano (senza contare lo sguardo bianco di chi ha visto l'inferno, così simile a quello di Cinzia Monreale in L'aldilà) e la generale atmosfera debitrice a quelle del meraviglioso Suspiria altro non siano che il modo della protagonista di far rientrare la sua terribile esperienza in qualcosa di più comprensibile: d'altronde, da un'alternativona amante del cinema e dell'horror come lei mi aspetterei che conosca e adori tutta questa sfilza di capolavori. Ma questa è solo una mia supposizione, ovvio, magari Zombie mi chiederebbe se sono impazzita. Intanto, su Le streghe di Salem non mi sentirei di dire altro, ci vorrebbe una seconda visione. Per ora, direi che come horror è estremamente affascinante, non ai livelli del capolavoro La casa del diavolo, ma sicuramente godibilissimo.
Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui. Sheri Moon Zombie (Heidi Hawtorne), Bruce Davison (Francis Matthias), Meg Foster (Margaret Morgan), Ken Foree (Herman Jackson), Dee Wallace (Sonny), Michael Berryman (Virgil Magnus), Sid Haig (Dean Magnus) li trovate invece ai rispettivi link.
Jeff Daniel Phillips interpreta Whitey. Americano, ha partecipato a film come Zodiac, Halloween II e a serie come CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.
Judy Geeson (vero nome Judith Amand Geeson) interpreta Lacy Doyle. Inglese, ha partecipato a film come Sul tuo corpo, adorabile sorella, Una vela para el diablo, Inseminoid un tempo nel futuro e a serie come La signora in giallo, A-Team, MacGyver, Baywatch Nights, Innamorati pazzi, Streghe e Una mamma per amica. Ha 65 anni.
Patricia Quinn interpreta Megan. Attrice irlandese, indimenticabile e meravigliosa Magenta del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato anche a film come Shock Treatment, Monty Python – Il senso della vita e a serie come Doctor Who. Ha 69 anni.
Maria Conchita Alonso (vero nome María Concepción Alonso Bustillo) interpreta Alice Matthias. Cubana, ha partecipato a film come Colors – colori di guerra, Stress da vampiro, Predator 2, La casa degli spiriti e a serie come Supercar, La tata, Oltre i limiti, CSI: Miami e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 56 anni e quattro film in uscita.
Tra gli altri interpreti, segnalo la graditissima presenza di Lisa Marie, modella ed ex compagna di Tim Burton, tornata a calcare le scene dopo 11 anni di assenza. Purtroppo alla gioia per il ritorno di una caratterista così particolare, si aggiunge il dispiacere per la perdita, in fase di montaggio, di Frankenstein vs The Witchfinder, film nel film tra i cui interpreti figuravano nientemeno che Udo Kier e Clint Howard. Incrociamo le dita e speriamo che l’opera venga recuperata per l’uscita del DVD! Un altro che non ce l’ha fatta è stato purtroppo il meraviglioso Richard “Riff Raff” O’Brien, invitato a partecipare al film ma al momento non disponibile. Damn! Li avrei rivisti bene i due fratellini del Rocky Horror assieme! Diludendo a parte, vi comunico che The Lords of Salem è anche un libro scritto dallo stesso Zombie. Potete trovare una bella recensione scritta dalla mia adorata Nageki sul blog Il profumo delle pagine stampate. E dopo che avrete letto post e libro, se non ne avete ancora abbastanza de Le streghe di Salem, recuperate anche La maschera del demonio di Mario Bava, L’aldilà, Paura nella città dei morti viventi, Rosemary’s Baby, Suspiria e Shining, insomma tutte le fonti di ispirazione che sono riuscita a cogliere. ENJOY!!
Trama: la dj Heidi riceve, all’interno di una scatola di legno, un vinile da parte dei misteriosi Lords (sinceramente non so come l’abbiano tradotto in italiano. Signori?). Dopo averlo ascoltato, la ragazza comincia ad avere strane ed inquietanti visioni legate all’oscuro passato della cittadina di Salem.
La prima sensazione che lascia questo Le streghe di Salem, al di là della tecnica visionaria con cui è stato girato, è una pesante e persistente inquietudine. Sto scrivendo queste righe il giorno dopo averlo visto, quindi sono ancora abbastanza “fresca” e, a parte che continuano a risuonarmi in testa le cupe ed insinuanti note del disco dei Lords (affascinante, a modo suo, ma forse è quella vena di sangue metallozzo che scorre in me a farmi parlare…), quello che invece mi ha turbata è l’idea di soffocante ineluttabilità che pervade la pellicola. Sheri Moon Zombie dimostra con questo film di essere un’attrice bravissima, ma il personaggio di Heidi potrebbe entrare di diritto nel gruppo verghiano dei Vinti per come, poveraccia, subisce passivamente ogni avvenimento, senza provare a reagire neppure una volta. Nonostante la pellicola non riesca a toccare le vette di oppressione e paranoia di un altro horror "a tema", Rosemary's Baby, ci si sente comunque impotenti davanti al Fato (non il destino) che pende sulla testa della protagonista come una satanica spada di Damocle. Zombie non ci lascia speranza nemmeno per un istante e priva di sicurezza qualunque luogo o istituzione, dalla Chiesa alla casa agli amici, atterrandoci con sequenze terribili che colpiscono come un pugno allo stomaco. La sensazione che si ottiene è quella di un film estremamente angosciante, cupo e con picchi di amarissima ironia; tra l'altro, il regista mette in piedi delle scene di sabba e delle invocazioni talmente convincenti che, vista la mia atavica superstizione legata al Diavolo, mi sono ritrovata più di una volta ad interrompere la visione e accendere la luce per timore di vedermi comparire davanti qualche essere dotato di zoccolo caprino. Sì, per queste cose sono fifona e medievale, non so cosa farci. Non badateci e proseguiamo.
All'inizio ho parlato di tecnica visionaria. Effettivamente, Le streghe di Salem è un'enorme allucinazione, il parto della mente allo sbando di Heidi, le cui visioni sono intervallate dagli squarci del cupo ed inquietante passato di Salem. Queste sequenze allucinate, per gran parte virate in rosso o in nero, diventano ancora più barocche e a tratti kitsch sul finale, quando il destino della protagonista si compie e viene meno ogni parvenza di razionalità: icone cristiane che si sciolgono in orrendi demoni, esplosioni di colori al neon, capri, metallari infoiati, il tutto accompagnato dallo stupendo Requiem di Mozart, che conferisce a quest'accozzaglia di assurde immagini un tono quasi lirico, gettano in faccia allo spettatore una terribile e surreale realtà nella quale passato e presente si fondono per imporre all'umanità un terribile futuro. Per una cinefila come me, che si scioglie in lacrime di commozione vedendo la stupenda stanza di Heidi, è facile immaginare che i corridoi somiglianti a quelli di Shining, i mostri senza volto dal sapore quasi Fulciano (senza contare lo sguardo bianco di chi ha visto l'inferno, così simile a quello di Cinzia Monreale in L'aldilà) e la generale atmosfera debitrice a quelle del meraviglioso Suspiria altro non siano che il modo della protagonista di far rientrare la sua terribile esperienza in qualcosa di più comprensibile: d'altronde, da un'alternativona amante del cinema e dell'horror come lei mi aspetterei che conosca e adori tutta questa sfilza di capolavori. Ma questa è solo una mia supposizione, ovvio, magari Zombie mi chiederebbe se sono impazzita. Intanto, su Le streghe di Salem non mi sentirei di dire altro, ci vorrebbe una seconda visione. Per ora, direi che come horror è estremamente affascinante, non ai livelli del capolavoro La casa del diavolo, ma sicuramente godibilissimo.
Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui. Sheri Moon Zombie (Heidi Hawtorne), Bruce Davison (Francis Matthias), Meg Foster (Margaret Morgan), Ken Foree (Herman Jackson), Dee Wallace (Sonny), Michael Berryman (Virgil Magnus), Sid Haig (Dean Magnus) li trovate invece ai rispettivi link.
Jeff Daniel Phillips interpreta Whitey. Americano, ha partecipato a film come Zodiac, Halloween II e a serie come CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.
Judy Geeson (vero nome Judith Amand Geeson) interpreta Lacy Doyle. Inglese, ha partecipato a film come Sul tuo corpo, adorabile sorella, Una vela para el diablo, Inseminoid un tempo nel futuro e a serie come La signora in giallo, A-Team, MacGyver, Baywatch Nights, Innamorati pazzi, Streghe e Una mamma per amica. Ha 65 anni.
Patricia Quinn interpreta Megan. Attrice irlandese, indimenticabile e meravigliosa Magenta del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato anche a film come Shock Treatment, Monty Python – Il senso della vita e a serie come Doctor Who. Ha 69 anni.
Maria Conchita Alonso (vero nome María Concepción Alonso Bustillo) interpreta Alice Matthias. Cubana, ha partecipato a film come Colors – colori di guerra, Stress da vampiro, Predator 2, La casa degli spiriti e a serie come Supercar, La tata, Oltre i limiti, CSI: Miami e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 56 anni e quattro film in uscita.
Tra gli altri interpreti, segnalo la graditissima presenza di Lisa Marie, modella ed ex compagna di Tim Burton, tornata a calcare le scene dopo 11 anni di assenza. Purtroppo alla gioia per il ritorno di una caratterista così particolare, si aggiunge il dispiacere per la perdita, in fase di montaggio, di Frankenstein vs The Witchfinder, film nel film tra i cui interpreti figuravano nientemeno che Udo Kier e Clint Howard. Incrociamo le dita e speriamo che l’opera venga recuperata per l’uscita del DVD! Un altro che non ce l’ha fatta è stato purtroppo il meraviglioso Richard “Riff Raff” O’Brien, invitato a partecipare al film ma al momento non disponibile. Damn! Li avrei rivisti bene i due fratellini del Rocky Horror assieme! Diludendo a parte, vi comunico che The Lords of Salem è anche un libro scritto dallo stesso Zombie. Potete trovare una bella recensione scritta dalla mia adorata Nageki sul blog Il profumo delle pagine stampate. E dopo che avrete letto post e libro, se non ne avete ancora abbastanza de Le streghe di Salem, recuperate anche La maschera del demonio di Mario Bava, L’aldilà, Paura nella città dei morti viventi, Rosemary’s Baby, Suspiria e Shining, insomma tutte le fonti di ispirazione che sono riuscita a cogliere. ENJOY!!
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