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domenica 1 marzo 2015

The Woman in Black 2: Angel of Death (2014)

Oooh, finalmente si torna a parlare di horror, che meraviglia!! Dopo un'astinenza di praticamente un mese era questo quello che ho pensato accingendomi a guardare The Woman in Black 2: Angel of Death, diretto nel 2014 dal regista Tom Harper. E invece siamo tornati a parlare de laMMerda.


Trama: seconda guerra mondiale. Un gruppo di bambini e due loro insegnanti vengono trasferiti da Londra ad Eel Marsh House, per evitare i bombardamenti. Purtroppo la casa è sempre infestata dal fantasma della Donna in nero...


Non so cosa mi abbia spinta a voler recuperare a tutti i costi il seguito di un film che quasi non ricordo di avere visto e che può giusto rimanere negli annali come prima interpretazione di Daniel Radcliffe senza gli occhialetti da Harry Potter. A dirvi la verità non so neanche cosa ho guardato perché da parecchio tempo non mi capitava di vedere un horror soporifero, mal fotografato e mal recitato come The Woman in Black 2: Angel of Death. Vi mentirei se vi dicessi che ho capito qualcosa della trama visto quante volte Morfeo mi ha richiamata a sé (tanto che temevo arrivasse persino Ade a portarmi seco!) ma, andando a tentoni e dopo essermi consultata con la povera Lucia, anche lei ritrovatasi a guardare quest'abominio, ho intuito che il fantasma della Donna in Nero, che forse è lo stesso del film precedente ma forse anche no, non è molto chiara la faccenda, si incaponisce contro i poveri pargoli costretti a rifugiarsi a Eel Marsh House perché le hanno rapito il pupo in fasce e lei è morta senza poterlo rivedere. E giustamente tu cosa fai, invece di prendertela con gli eredi dei malfattori? Te la prendi con degli altri bimbi e li uccidi. Eh beh. Anzi, peggio: prendi il bambino più inespressivo del creato, un esserino da prendere a ceffoni sulle guanciotte paffute un giorno sì e l'altro anche, e cerchi di plagiarlo. Ma che t'ha fatto, a parte l'avere una faccia antipatica? Aggiungete a questa storia banalotta e confusetta un goccio di senso di colpa, traumi del passato non meglio specificati (c'è un tizio che ha paura dell'acqua perché sì. "Perché sì" è la giustificazione di tutto quello che accade in The Woman in Black 2: Angel of Death, ricordatelo), la paura di un bombardamento tedesco, gente che spunta a caso "sapendo cose" e mettendo in allarme i protagonisti che, ovviamente, sono SEMPRE a scoppio ritardato e tanta, tanta noia, e avrete il quadro completo di un film che non avrebbe dovuto neppure essere distribuito e che graverà come un'onta perpetua sul buon nome della rinata Hammer.


Cercate, e lo dico per il vostro bene, di non guardare The Woman in Black 2: Angel of Death di notte e senza sottotitoli. Guardandolo la sera perdereste le retine perché non c'è UNA sola maledetta scena non immersa nell'oscurità totale o nella fitta nebbia; se proprio volete farvi del male aspettate che esca in una sala italiana, preparatevi ad utilizzare 8/10 euro come se fossero fogli di carta igienica e godetevi 98 minuti di pura noia ma perlomeno su schermo gigante, senza svegliarvi il giorno dopo orbi come Mr. Magoo. L'altro motivo per cui vi consiglierei di attendere l'uscita italiana di questo capolavoro (magari siete dei pazzi pignoli che "avete visto il primo e adesso dovete vedere anche il secondo" o magari siete fan sfegatati di The Woman in Black, i motivi per farsi del male sono innumerevoli) è che il doppiaggio nostrano potrebbe riuscire a metterci un tapullo e rendere la fruizione uditiva, se non quella visiva, un po' più gradevole. I protagonisti, pur essendo londinesi, hanno infatti un accento inglese strettissimo, che andrebbe bene nelle campagne; in più, essendo interpretati da cani, parlano come se avessero delle patate in bocca. Un mix letale che ha scoraggiato persino un'accanita linguista come la sottoscritta, che nei vari accenti inglesi ritrova la gioia di quella diversità in grado di rinnovare la sfida di ascoltare e capire. Se poi, dopo tutto quello che ho scritto, avrete ancora voglia di guardare The Woman in Black 2: Angel of Death, io non posso impedirvelo e mi sentirò come quei tipici personaggi da film horror (ah, la pellicola non fa paura neanche per sbaglio. Nonostante l'uso scorretto di pupazzi e bambole. E se lo dico io, bona camicia a tutti.) che cercano di mettere in guardia i malcapitati, venendo scherzati e perculati da questi ultimi, prima di far spallucce e chiamare il beccamorto. Per inciso, potrebbe anche esserci un terzo episodio in vista ma col cavolo che lo guarderò. Sappiatelo.


 Di Helen McCrory, che interpreta Jean Hogg, ho già parlato QUI.

Tom Harper è il regista della pellicola. Inglese, ha all'attivo la regia di un paio di film e serie che purtroppo non conosco. Anche sceneggiatore e produttore, ha 34 anni.


Phoebe Fox interpreta Eve Parkins. Inglese, ha partecipato serie come Black Mirrors e The Musketeers. Ha 28 anni e un film in uscita.


Per la cronaca l'odioso bambinetto protagonista era già finito sotto gli artigli di un lupo mannaro all'inizio del dimenticabile La metamorfosi del male mentre il "simpaticissimo" Dr. Rhodes altri non è che Jeremy Irvine, ovvero il "papà Potter" della saga cinematografica di Harry Potter. Ovviamente, The Woman in Black 2: Angel of Death segue The Woman in Black, quindi se quest'orrore vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Changeling, The Others e The Orphanage. ENJOY!


sabato 11 febbraio 2012

Hugo Cabret (2011)

E così giovedì sono riuscita ad andare a vedere almeno uno dei tre film che mi ero proposta, lo Hugo Cabret (Hugo) di Martin Scorsese, tratto dal libro La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, pubblicato nel 2007 dallo scrittore e illustratore americano Brian Selznick. Ho dato la precedenza a questo perché tra i tre era quello che assolutamente non volevo perdere, ma mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.


Trama: Hugo Cabret è un orfano che vive nei tunnel della Gare Montparnasse, facendo di nascosto manutenzione agli orologi della stazione. Un giorno conosce Isabelle, nipote del giocattolaio Papa Georges, e grazie ad una chiave che la ragazzina porta al collo, scopre un mistero sepolto da molti anni…


Doverosa premessa: nonostante mi abbia lasciato l’amaro in bocca, Hugo Cabret è un film visivamente stupendo, nonché un inno di puro amore per il Cinema e la magia che ne è essenza. La sala sarebbe dovuta crollare in testa alle due indegne creature che si sono alzate andandosene annoiate a metà film, di questo sono convinta. Perché anche se il 3D, dopo un inizio spettacolare in cui sembrava di essere immersi nella nevicata parigina, si è rivelato inutile come per tutti gli altri film che ho visto girati con questa tecnica, il film nel suo insieme è un’opera d’arte, curata fin nei minimi dettagli e colma di momenti assolutamente affascinanti ed interessanti, soprattutto per i cinefili. Scorsese ama quello che fa, e il suo amore si percepisce in ogni fotogramma, il rispetto per i nomi illustri che lo hanno preceduto si può quasi toccare in ogni scena, lo spettatore non può fare altro che rimanere a bocca aperta quando davanti ai suoi occhi scorrono spezzoni di film che solo i più fortunati sono riusciti a vedere su uno schermo cinematografico, oppure quando viene ricostruita la realizzazione di quegli stessi film, grandiosi spettacoli di magia creati da un appassionato artigiano che voleva regalare sogni ed emozioni, cercando di portare le persone fuori dalla fredda realtà. Queste sono le parti più belle del film, quelle legate al mistero di Méliès, allo splendido automa che sembra uscito dritto da Metropolis, ai disegni dipinti a mano che prendono vita, agli scheletri, draghi e tritoni che danzano sullo schermo, agli incubi di un bambino che si immagina di diventare lui stesso un automa meccanico, come un ingranaggio all’interno di un ordinato universo, oppure di diventare vittima di uno dei più famosi e grandiosi incidenti ferroviari, realmente avvenuto nel 1895.


E se Hugo Cabret vivesse solo di questo amore puro, se fosse stato un insieme di emozionanti sequenze legate da un filo conduttore come The Tree of Life , credo sarebbe stato il film perfetto. Ma la debolezza dell'ultima fatica di Scorsese, paradossalmente, è proprio il racconto che sta alla base, che non intriga, non emoziona, non commuove. La Gare Montparnasse viene mostrata come un microcosmo assai simile a quello de Il favoloso mondo di Amélie, con personaggi schivi, desiderosi di rapportarsi l'uno all'altro eppure goffi, impossibilitati ad esternare le proprie emozioni, pur essendo dotati di peculiarità a dir poco uniche. Però i siparietti tra questi personaggi sono solo dei riempitivi, qualcosa di messo lì per dare colore; si ride a denti stretti e solo grazie al personaggio dell'ispettore ferroviario, interpretato magistralmente da un Sacha Baron Coen che, assieme a Ben Kingsley, si mangia tutto il resto degli attori, Chloë Moretz in primis, perché la signorina mi aveva abituata a ben altre performance. Anche il piccolo Hugo Cabret è moscerello, incapace di coinvolgere lo spettatore e farlo emozionare per la sua triste storia di orfano, di reietto, di essere umano desideroso di trovare il suo posto nel mondo perché "tutti devono avere uno scopo". Bambin, tu hai ragione, e in questo caso il mio scopo è raccontare la verità: Hugo Cabret, e mi uccide ammetterlo, è una bellissima, cinefila mezza delusione. Da vedere assolutamente, questo è ovvio, ma tenendo a mente che saranno solo gli occhi (e le orecchie, perché la colonna sonora è a dir poco splendida) ad essere coinvolti da questo spettacolo, non il cuore.


Del regista Martin Scorsese (che interpreta anche il fotografo che immortala Méliès e la moglie davanti al loro studio) ho già parlato qui. Ben Kingsley (Papa Georges), Sacha Baron Coen (l’ispettore ferroviario), Chloë Grace Moretz (Isabelle), Emily Mortimer (Lisette), Christopher Lee (Monsieur Labisse), Jude Law (il padre di Hugo) li trovate tutti seguendo i rispettivi link.

Asa Butterfield interpreta Hugo Cabret. Inglese, ha partecipato a film come Il bambino con il pigiama a righe e Wolfman. Ha 15 anni e un film in uscita.


Ray Winstone (vero nome Raymond Andrew Winstone) interpreta lo zio Claude. Inglese, ha partecipato a film come Il gioco di Ripley, Ritorno a Cold Mountain, Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio, The Departed, La leggenda di Beowulf e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Anche produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita, tra cui l’imminente Biancaneve e il cacciatore.


Helen McCrory interpreta Mama Jeanne. Inglese, meglio conosciuta come la fortunatissima Narcissa Malfoy della saga cinematografica di Harry Potter, ha partecipato anche a Intervista col vampiro e a un episodio della serie Doctor Who. Ha 44 anni e due film in uscita.


Frances de la Tour interpreta Madame Emilie. Inglese, ha partecipato alla saga cinematografica di Harry Potter nei panni della mezza gigante direttrice di Beauxbatons, Madame Maxime e ad Alice in Wonderland. Ha 67 anni e un film in uscita.


Richard Griffiths interpreta Monsieur Frick. Anche lui inglese, anche lui apparso nella saga di Harry Potter come zio Vernon, lo ricordo per altri film come Superman II, Gandhi, Greystoke la leggenda di Tarzan il signore delle scimmie, Shangai Surprise, Una pallottola spuntata 2 1/2: l'odore della paura, Il mistero di Sleepy Hollow, Vatel, Ballet Shoes e Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare. Ha 65 anni e un film in uscita.


Tenete inoltre d’occhio il ragazzino che interpreta Tabard da giovane, ovvero Gulliver McGrath, perché lo ritroveremo nell’imminente Dark Shadows di Tim Burton e in Lincoln di Steven Spielberg. Hugo Cabret ha ottenuto ben 11 nomination agli Oscar di quest'anno: migliore scenografia (sarebbe meritatissimo, perché l'arte di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo è insuperabile), migliore fotografia, migliori costumi, miglior regia (altro Oscar strameritatissimo), miglior montaggio, miglior colonna sonora originale (altro premio che il film dovrebbe vincere), miglior montaggio sonoro, miglior sonoro, migliori effetti speciali, miglior film (mi spiace ma questo dovrebbe invece andare a The Help) e miglior sceneggiatura non originale (idem come prima). Nell'attesa di conoscere i risultati... ENJOY!

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