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venerdì 20 febbraio 2026

Cime tempestose (2026)


Martedì sono finalmente andata al cinema a vedere un film che mi incuriosiva parecchio, Cime tempestose (Wuthering Heights), diretto e sceneggiato dalla regista Emerald Fennel a partire dal romanzo omonimo di Emily Brontë.

Trama

Cathy ed Heathcliff passano l'infanzia assieme, uniti da un sentimento di reciproco amore mai confessato. La situazione precipita quando il ricco Edgar Linton si stabilisce nei pressi di Wuthering Heights e si innamora di Cathy...

RECENSIONE

Cime tempestose mi ha incuriosita fin dall'inizio, in virtù del taglio molto "Harmony" che traspariva dai primi poster e dal trailer, roba da fare rabbrividire tutti gli amanti della Brontë. Siccome le due opere precedenti della Fennel mi erano piaciute, la prima più della seconda, mi ero detta che l'operazione da lei condotta non poteva certo essere così banale. Poi sono piovute recensioni che hanno stroncato, quasi all'unanimità, Cime tempestose, al punto che uno dei critici italiani più blasonati è arrivato a definirlo "il film peggiore dell'anno, nonostante si sia appena a Febbraio". Ora, con tutto il rispetto, il signore che non nomino mi pare ormai un po' senile, o forse non ricorda cosa siano i brutti film, che da qui a definire "brutto" Cime tempestose ne passa. Quel che è certo è che, probabilmente, tra tutte le opere di Emerald Fennel è quella che, al momento, mi è piaciuta meno, perché mi ha dato l'impressione di essere poco più di un feuilletton assai patinato, benché non sciocco come possa apparire a una prima occhiata. A me è sembrato che la Fennel abbia voluto raccontare la "sua" versione di Cime tempestose, esplicitando a chiare lettere la propria poetica per mezzo del personaggio di Isabella, la quale viene introdotta mentre "impone" ad Edgar l'appassionato resoconto (riportato a modo suo) di una storia d'amore fittizia che l'ha travolta, quella di Romeo e Giulietta. A sua volta, la Fennel, sostituendosi alla narratrice inaffidabile del romanzo, racconta la storia d'amore di Cathy ed Heathcliff, liberandola da (quasi) tutte le sottotrame presenti nell'opera della Brontë e presentandola come la storia di un sentimento totalizzante tra due animi orgogliosi, che non riescono a vivere l'uno senza l'altra ma arrivano comunque a distruggersi per punirsi a vicenda di colpe mai commesse. Nel film della Fennel non esiste una "seconda generazione", il legame tra Cathy ed Heathcliff non si compie attraverso una gioventù più innocente, ma si consuma in tutta la sua passione nel presente, in maniera, se posso permettermi, molto più verosimile, per quanto sicuramente meno poetica. In breve, la Fennel reimmagina Cime tempestose come se lo stesse raccontando con tutto l'entusiasmo di una fan non tantodell'opera, quanto dei due protagonisti, anche rendendo esplicito qualcosa che nel romanzo non c'è ma, tutto sommato, potrebbe essere anche solo stato omesso "per verecondia" (di una narratrice, ribadisco, inaffidabile e pudica). Pertanto, criticare la regista per il mancato rispetto dell'opera, a mio avviso, lascia il tempo che trova. 

Per quanto mi riguarda, ho un problema a monte con Cime tempestose. Ho sempre trovato il romanzo una discreta mattonata sulle palle e di Heathcliff e Cathy non mi è mai fregato nulla, né a18 anni né dopo averlo riletto l'anno scorso. La sceneggiatura della Fennel ha di buono che smussa un po' gli spigoli di due personaggi talmente insopportabili da fare il giro, rendendo Cathy più bisbetica che Algida Stronza (TM) e privando Heathcliff della natura di mostro detestabile che mostra nel romanzo. Vero è, però, che Heathcliff ne esce depotenziato in generale, e l'idea che mi ha dato è quella di un cagnolino bastonato che rialza la testa per mordere nei momenti sbagliati, quando invece avrebbe dovuto limitarsi a "brillare" come selvaggio ammaliatore graziato dal fascino gitano e l'appetito sessuale di un Kinski's Paganini qualsiasi. E su questa nota di colore, direi che è giunto il momento di onorare Lucia sottolineando quanto mi abbia divertito e fatto ridere Cime tempestose. Non so se ogni risata fosse voluta al 100%, o se ho il cervello ormai deviato dagli horror e sono riuscita a cogliere una natura tragicomica dove magari non esisteva. Sicuramente, lo stretto legame tra eros e thanatos è presente fin dalla prima, splendida sequenza introduttiva, e viene riproposto più volte nel corso del film (credo sia evidente come ogni evoluzione del rapporto tra Heathcliff e Cathy sia preceduto o seguito da qualcosa che richiama la morte, come se quello fosse il loro destino finale), ma è anche vero che ogni immagine macabra viene stemperata da immagini e simbologie grottesche. Restando in argomento, ho preferito la prima parte del film alla seconda. Le interazioni e i dialoghi tra i personaggi sono frizzanti, non solo i battibecchi tra Heathcliff e Cathy, ma anche i botta e risposta tra quest'ultima e Nelly (per quanto Nelly sia comunque una figura tragica, ben distante dall'impicciona del romanzo), per non parlare della caratterizzazione estrema di Isabella, un'esilarante psicopatica in erba. Per contro, il "far l'amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi" l'ho trovato di una noia mortale, talvolta persino cringe, insomma tutto quello che non mi sarei aspettata dall'unione carnale di due "belli belli in modo assurdo" come Margot Robbie e Jacob Elordi. E ora, le fan dell'attore australiano smettano pure di leggere, grazie.

A me Elordi non piace, né come uomo, né come attore. In Cime tempestose lo salva un inizio in versione Sandokan, ma nonostante ciò che ha decretato all'unisono buona parte della popolazione femminile della sala attraverso starnazzanti urla di giubilo, Heathcliff imberbe, col capello sbarazzino e l'orecchino da scugnizzo in bella vista, perde almeno 20 punti di fascino. E va bene l'occhio spento e il viso di cemento, lei è il mio piccione ed io il suo monumento, ma il ragazzo non cambia espressione se non quando copula o quando deve spingere Cathy a sventolarsi la patasfralla: lì gli viene lo sguardo malandrino, si rianima di botto trasformandosi nel sogno bagnato di tutte le donne etero con gusti normali (ahimé, sono etero ma ho sempre avuto gusti di merda, quindi con me non attacca), confermandosi dunque perfetto per una carriera nel porno, non nel Cinema, mi spiace. Margot Robbie invece affronta ogni scena, anche quelle potenzialmente ridicole, con dignità e fascino, portando a casa una Cathy alla quale potrei anche affezionarmi. Ciò che invece rasenta la perfezione sono la colonna sonora che mescola modernità e suggestioni antiche, l'uso dei colori, i costumi e le scenografie. Questi ultimi due elementi saranno anacronistici quanto volete, ma che originalità, che opulenza, che inventiva (la carta da parati color "Catherine". Geniale). Sempre rimanendo in tema "momenti esilaranti", mi rimarrà sempre nel cuore la simmetria dei fiaschi lucidi come smeraldi, impilati in perfetta simmetria, all'interno di una lurida bettola che non vedeva uno straccio dal '15-'18, ma questa è solo la punta dell'iceberg: sia Wuthering Heights che la casa di Edgar rispecchiano l'animo di chi le abita e sono entrambi soffocanti a modo loro, gabbie che intrappolano Cathy, l'una come cupo inferno di indigenza e degrado, l'altra come casa delle bambole (e chi s'è perso la palese citazione a Barbie Gioielli Segreti è una persona malissima). L'unico luogo di libertà è la brughiera. Spazzata dagli elementi e chilometrica quanto il campo da calcio di Holly e Benji, i protagonisti sembrano passare la vita a correrci dentro per raggiungersi, o fermi ad aspettarsi a vicenda, con pochi brevi incontri che li segnano indelebilmente, condannandoli a un destino di solitudine, morte e follia. E con questo concludo, dicendo che Cime tempestose, pur con tutti i suoi difetti, è un film molto bello, che merita una visione con occhi scevri da pregiudizi e l'animo libero da qualsiasi tipo di amore talebano verso il libro della Brontë. Ora aspetto che la Fennel diriga un vero film horror, perché tra impiccagioni, fiumi rossastri, sanguisughe e salassi da incubo, sono sicura che ne sarei molto soddisfatta. 

CAST

Della regista e sceneggiatrice Emerald Fennel ho già parlato QUI. Margot Robbie (Cathy), Jacob Elordi (Heathcliff) e Hong Chau (Nelly) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Alison Oliver, che interpreta Isabella, era anche nel cast di Saltburn mentre Ewan Mitchell, che interpreta Joseph, è l'Aemond Targaryen della serie House of the Dragon. Se volete altre versioni di Cime tempestose, vi rimando a questo link. ENJOY! 

venerdì 28 novembre 2025

2025 Horror Challenge: Frankenstein (2025)


Siccome la challenge di questa settimana chiedeva di scegliere un film liberamente, dopo più di un mese, sono riuscita anch'io a guardare Frankenstein, diretto e sceneggiato dal regista Guillermo del Toro a partire dall'omonimo romanzo di Mary Shelley.

Trama

Victor Frankenstein, scienziato ossessionato dall'idea di garantire l'immortalità agli umani, crea un essere vivente assemblando pezzi di vari cadaveri ma qualcosa va storto...

Recensione

Del Frankenstein di del Toro hanno ormai parlato tutti, tra chi lo ha amato, chi lo ha odiato e chi conosce la poetica del regista a menadito e ha sicuramente da dire cose molto più interessanti di quelle che potrei scrivere io, quindi sarò molto terra terra. Comincio dicendo la più trita delle banalità, ovvero che Frankenstein è un film visivamente splendido, che avrebbe meritato una capillare diffusione in sala, e non un paio di proiezioni speciali e poi via!, su Netflix, sui televisori scrausi della gente poraccia come la sottoscritta, che non ha spazio per quei catafalchi che prendono mezzo muro e un impianto sonoro adeguato. Vista a casa, la bellezza delle immagini create dal regista è sprecata. Le sequenze di Frankenstein sono dei richiami costanti all'arte, sia pittorica che scultorea; in esse i personaggi vivono immersi all'interno di palazzi sontuosi e strabordanti quadri, le tavole anatomiche sono dei capolavori realizzati a matita, i cadaveri nascondono terrificanti imperfezioni, sistemati in eleganti pose plastiche, ogni edificio è dotato di una simmetria eccelsa, persino la casetta del povero cieco, e i paesaggi sembrano usciti da quadri del periodo romantico, per non parlare dei colori degli abiti femminili, con i rossi accesi, il verde che richiama il dorso iridescente dei maggiolini, e l'azzurro delle piume degli uccelli esotici. Come sempre, del Toro non lascia nulla al caso ed ipnotizza lo spettatore, aiutato da effetti speciali digitali atti ad enfatizzare un gusto per il gotico e il teatrale a cui il regista riuscirebbe a dare forma anche da solo, e realizza un film all'interno del quale convivono un orrore quasi triviale e un lirismo leggero, commovente, caratteristiche che si ripropongono nei personaggi, al di là di ogni preconcetto e convenzione. Anche in questo caso, infatti, del Toro ha ripreso il materiale originale di Mary Shelley e lo ha rivisitato assecondando la propria poetica, che ha sempre un occhio di riguardo nei confronti dei diversi e dei mostri. Così, la creatura interpretata da Jacob Elordi esterna in un sembiante "rattoppato" ma mai sgradevole la sua natura di creatura pura ed innocente, un neonato nel corpo di adulto costretto a subire le angherie di un uomo che non ha mai superato i traumi di un'infanzia priva di affetto e colma di orrore. 

Il carattere di Victor Frankenstein, già non molto gradevole nel romanzo, si estremizza all'interno del film concretizzandosi in un uomo egoista, superbo e cattivo, un immaturo spinto dal fuoco della scienza che, di fronte a un risultato (a suo parere) inferiore a quello sperato, si stufa, letteralmente, della creatura da lui messa al mondo. Nell'opera di Mary Shelley il protagonista inorridisce e quasi impazzisce di fronte all'abominio creato, fugge dalla propria responsabilità finché non è lo stesso mostro, disperato, a decidere di richiamare la sua attenzione nel peggiore dei modi. Qui, invece, Frankenstein inizialmente cerca di educare il mostro attraverso lo stesso crudele distacco del padre, ma rinuncia dopo pochissimo tempo, preferendo intessere una tela di inganni per sviare chi ha capito che la creatura, nonostante l'aspetto, è innocente da far pietà, in primis Elizabeth. Anche quest'ultima è ben diversa dal personaggio creato dalla Shelley, ed è fondamentale per aumentare l'empatia del pubblico nei confronti del "mostro", perché Elizabeth è l'unica che riesce, fin da subito, ad entrare in risonanza con l'animo puro di una creatura che non riuscirà mai ad integrarsi in una società che rifiuta la diversità e l'imperfezione, due caratteristiche che appartengono anche alla ragazza, dolorosamente consapevole di doversi piegare alle leggi del mondo fino a rinnegare se stessa. Una consapevolezza che, ovviamente, non si addice all'arroganza di Frankenstein il quale, combattendo contro le leggi umane e divine, diventa causa della sua stessa rovina. Infatti, tutte le tragedie che colpiscono Frankestein nel film avvengono o direttamente per mano sua, oppure sono una conseguenza immediata delle sue azioni scellerate, mentre la creatura agisce per disperazione o vendetta, ma senza quella vena di malizia crudele che, nel romanzo della Shelley, la spingeva a compiere atti ingiustificabili. Questo cambiamento è perfettamente coerente con la poetica del regista, e mantiene comunque quell'ambiguità che impedisce di connotare i personaggi come semplicemente buoni o cattivi, tanto che sul finale il confronto tra il padre, Victor, e il figlio da lui creato, risulta assai commovente. Non tanto quanto avrei sperato, in effetti, e lo stesso vale un po' per tutto Frankenstein, dal quale mi aspettavo di venire travolta come è successo con altre opere passate di del Toro. Di fatto, ho apprezzato tantissimo l'estetica e gli attori, ma alcune cose a livello di trama mi hanno lasciata freddina. Siccome, però, non vorrei che queste sensazioni derivassero dalle aspettative fomentate dall'entusiasmo della maggior parte degli spettatori, mi riservo di riguardare Frankenstein tra qualche anno, e di lasciarmi conquistare in toto dalla magia di del Toro

Cast

Del regista e sceneggiatore Guillermo del Toro ho già parlato QUI. Oscar Isaac (Victor Frankenstein), Jacob Elordi (la creatura), Christoph Waltz (Harlander), Mia Goth (Elizabeth/Claire Frankenstein), Charles Dance (Leopold Frankenstein), David Bradley (il cieco), Ralph Ineson (Professor Krempe) e Peter MacNeill (Professor Maurus) li trovate invece ai rispettivi link.

Curiosità

Felix Kammerer, che interpreta William Frankenstein, era il protagonista di Niente di nuovo sul fronte occidentale. Andrew Garfield era stato scelto per il ruolo della creatura, ma ha dovuto rinunciare per via di altri lavori. Se Frankenstein vi è piaciuto, recuperate le fonti di ispirazione di del Toro, ovvero il Frankenstein del 1931, La moglie di Frankenstein e aggiungete anche La forma dell'acqua e Crimson Peak. ENJOY!

mercoledì 10 aprile 2024

Priscilla (2023)

Mercoledì sono andata a vedere Priscilla, diretto e co-sceneggiato nel 2023 dalla regista Sofia Coppola a partire dall'autobiografia Io ed Elvis di Priscilla Presley.


Trama: cronaca dell'amore tormentato tra la giovanissima Priscilla Beaulieu e il famoso Elvis Presley.


Per parafrasare l'Elvis del film: "non sei tu, è che io...". E' che io, a 43 anni, probabilmente mi sono rotta le scatole di vedere film dalla confezione perfetta che, per tutta la loro durata, ribadiscono un unico concetto, ricamandoci sopra sfruttando sequenze e dinamiche sempre uguali. E' che io probabilmente non mi sono ancora ripresa dagli Oscar di quest'anno. E' che io, Sofia mia dolce, ti voglio bene al punto da aver amato anche Bling Ring, inviso credo persino ai tuoi parenti, ma stavolta non posso fare finta di niente, continuando a subire per amore senza mai dirti una parola di biasimo. A 43 anni, mi dispiace, mi tocca prendere le valigie e andarmene, canticchiando I Will Always Love You di Dolly Parton. Ma, ripeto, non sei tu. Il tuo modo di raccontare lo spleen dell'esistenza è sempre lo stesso: malinconico ed elegante, con le tue protagoniste all'apparenza tanto fragili che basterebbe un soffio per spezzarle, che nascondono tuttavia una tempra d'acciaio, la solida volontà di seguire il loro cuore, anche se ciò può nuocere. La solitudine, anche nella ricchezza e nel lusso, della tua Priscilla, richiama quella dell'amata Maria Antonietta, un'altra sposa bambina ritrovatasi suo malgrado sotto i riflettori e costretta ad inghiottire lacrime di infelicità, lei che voleva solo l'amore e la spensieratezza. Quella fotografia soffusa, che ammorbidisce i contorni di una realtà dolorosa e, allo stesso tempo, la rende poco chiara, filtrata da un velo quasi onirico, non impedisce allo spettatore di cogliere tutti gli importantissimi dettagli legati al lusso, alla moda, al trucco, al parrucco, agli accessori, quelle piccole cose materiali che rendono la vita più sopportabile e spesso ci abbagliano fino a farci sbagliare strada; la colonna sonora, vintage ma moderna, con canzoni che accompagnano Priscilla nella gioia di essere la "Venere" che ha fatto perdere la testa ad Elvis, la cullano nell'illusione d'amore, e infine la portano a schiantarsi contro la dura personalità di un uomo complicato ed egoista, sempre pronto a farle richieste impossibili (Dolly Parton avrebbe voluto che I Will Always Love You la cantasse proprio Elvis, ma le pretese assurde del Colonnello Parker l'hanno portata a rifiutare). Non sei tu, ripeto, che hai scelto la bravissima Cailee Spaeny per inorridire lo spettatore con un rapporto che nasce già "strano", filtrato dagli occhioni innocenti di una ragazzina acqua e sapone desiderata da un uomo all'apice del suo successo e, in seguito, plasmata secondo i canoni di bellezza di Elvis, costretta a diventare donna prima del tempo pur vedendosi negare la conferma di essere matura per una relazione fisica.


Sono io, va bene? Sono io. Io che, all'ennesima inquadratura di Priscilla truccatissima, piccola e sola all'interno dell'immensità di Graceland, ti dico "ho capito. Ha tutto quello che una ragazzina della sua età vorrebbe avere ma è sola, terribilmente sola, però non ha il coraggio di tornare alla vita di prima perché comunque è innamorata di Elvis. Passiamo oltre: come affronterà quest'empasse?". La risposta è un numero imprecisato di sequenze in cui Priscilla cerca di risvegliare il desiderio sessuale di Elvis in camera da letto, con lui che, ogni volta, la rifiuta (arrivando, a un certo punto, persino a ricordare un'involontaria  - spero - parodia del finale di Frankenstein Junior). "Ho capito. Elvis era uno stronzo manipolatore, vittima di stronzi ancora più manipolatori di lui che, però, in questo film che si intitola Priscilla vengono soltanto nominati oppure mostrati di striscio, anche perché c'è già Elvis di Baz Luhrmann a dare un quadro chiaro della situazione. C'era un altro modo di far passare il concetto, diverso dall'alternare scatti di violenza ad avance sessuali rimandate al mittente, evitando così l'effetto barzelletta?". Al netto della mia intelligenza, della sensibilità individuale e anche della disposizione d'animo contingente, in tutta onestà questo Priscilla non mi ha smosso altro che un'enorme perplessità (per non dire di peggio) relativamente alle radici del sentimento di Elvis verso la bambolotta che è riuscito a manipolare per parecchi anni sfruttandone la giovanissima età. Quanto alla protagonista, rimane la tristezza davanti alla sua gioventù perduta e ai sogni infranti, ma dico anche che ho trovato il film molto superficiale nel tratteggiare ciò che si cela nell'animo di Priscilla, al punto da arrivare a chiedermi perché mai a qualcuno dovrebbe interessare un film che racconta la noia di giornate tutte uguali passate ad attendere con pazienza, quando forse poteva essere più illuminante concentrarsi su ciò che è successo a Priscilla dopo la fuga dalla prigione dorata di Graceland. Ciò detto, Sofia, io non smetto di volerti bene. Ci risentiamo al tuo prossimo film!


Della regista e co-sceneggiatrice Sofia Coppola ho già parlato QUI mentre Jacob Elordi, che interpreta Elvis, lo trovate QUA.

Cailee Spaeny interpreta Priscilla. Americana, ha partecipato a film come 7 sconosciuti a El Royale, Vice - L'uomo nell'ombra e How It Ends. Ha 26 anni e un film in uscita, Alien: Romulus


Se Priscilla vi fosse piaciuto recuperate Marie Antoinette, Elvis e Spencer. ENJOY!


martedì 2 aprile 2024

Saltburn (2023)

Con la mia solita, bradipesca lentezza ho recuperato il film che a Natale era sulla bocca di tutti, ovvero Saltburn, diretto e sceneggiato nel 2023 dalla regista Emerald Fennell.


Trama: Oliver è una matricola che fatica ad integrarsi ad Oxford in virtù del suo aspetto dimesso e delle sue origini umili. Nonostante ciò, riesce comunque a fare amicizia con Felix, ricco ragazzo da cui è affascinato, e a passare l'estate nell'enorme tenuta della sua famiglia. Ma non è tutto oro quello che luccica...


Saltburn è uno di quei film che, grazie al passaparola, è diventato conosciuto (almeno di fama) persino tra chi non bazzica il cinema, anche perché le iperboli si sono sprecate: chi ha parlato di capolavoro assoluto, chi di assoluta porcata, con entrambe le fazioni impegnate a darsi addosso nei vari gruppi Facebook. Pomo della discordia, in particolare, sono state le scene "disturbanti" che hanno scioccato più di uno spettatore, col risultato di bollare Saltburn come un abominio perverso o, viceversa, come un'opera geniale che sbatte in faccia ai benpensanti/puritani/beghini un po' di sano disgusto. Come spesso accade, io mi pongo nel mezzo. Ridurre Saltburn a quelle quattro scene "scandalose" (le ho contate, sono proprio 4: il sogno erotico di ogni vampiro, la vasca, la tomba e il balletto finale) significa fare un torto al film della Fennell, i cui pregi sono la totale mancanza di simpatia sia verso l'alta borghesia inglese di cui la stessa regista fa parte, che genera sequenze di esilarante, britannico nonsense, sia verso il protagonista, un working class hero più interessato all'egoistico benessere che a segnare un punto per i disagiati meno abbienti. Seguire l'evoluzione del rapporto tra Oliver e i Catton e il ribaltamento della prospettiva sui rispettivi giochi di forza è l'aspetto più interessante del film, questo nonostante alla Fennell manchi un po' di quella sottigliezza che avrebbe conferito più equilibrio alla vicenda. Il cambiamento di personalità di Oliver è, infatti, talmente repentino che ci si chiede quanto debbano essere imbecilli i personaggi secondari per non calcioruotarlo fuori dalla tenuta dopo mezza giornata, soprattutto quando, nell'ombra, si aggira un maggiordomo dalle potenzialità inutilizzate, che avrebbe potuto dare delle gioie come nemesi dell'ambiguo protagonista. La scrittura di Promising Young Woman era molto più centrata e tesa verso un obiettivo, mentre qui sembra che la Fennell si perda un po' nell'edonismo che critica, confezionando una storia "banale" (passatemi il termine) anche nei suoi twist, ermetica per quanto riguarda le motivazioni del protagonista e quasi troppo prolissa per tutto ciò che riguarda il castello di carte montato da quest'ultimo, cosa che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.


La cosa brucia anche di più (non come il sale, per carità!) perché Barry Keoghan è favoloso. Il suo Oliver, narratore inaffidabile se mai ce n'è stato uno, respinge ed affascina contemporaneamente, come se fosse una versione più posh del Martin de Il sacrificio del cervo sacro, ma la sua natura machiavellica sembra quasi troppo per un film che fa del vuoto pneumatico la sua ragion d'essere. Attorno a lui gravitano fior di attori che riescono, non si sa come, a tenergli testa quanto basta per non venire inghiottiti dall'assoluto carisma dell'irlandesotto e, soprattutto, a smuovere qualche sentimento nonostante la natura caricaturale dei personaggi che interpretano. A Jacob Elordi basta essere figo, non gli si chiede nient'altro, ma è comunque una bella sorpresa, al pari di Alison Oliver, mentre Rosamund Pike Richard E. Grant sono incredibili come al solito; la prima, in particolare, paga un ottimo contrappasso per il ruolo giocato sia in Gone Girl che in I Care a Lot, due film che consiglio (soprattutto il primo) se le atmosfere di Saltburn vi fossero congeniali. Da rivedere la regia, nel senso che, come sempre, ogni dettaglio inserito dalla Fennel nelle sequenze è funzionale al racconto in maniera non solo ironica, ma anche rivelatoria, di conseguenza vorrei riguardare presto Saltburn col senno di poi, senza farmi soverchiare dall'accuratezza e dall'eleganza di abiti, ambienti, pettinature, costumi e musiche, tutti ovviamente scelti con palese puntiglio certosino. Nell'attesa di riuscire nel mio intento, quel che è certo è che l'occhio della Fennell riesce a confezionare un film splendido a livello visivo, zeppo di artifici e citazioni, riconfermando la bravura di una regista di cui aspetterò il prossimo film con trepidazione, anche se questo non mi ha folgorata quanto avrei voluto.


Della regista e sceneggiatrice Emerald Fennell ho già parlato QUI. Barry Keoghan (Oliver Quick), Richard E. Grant (Sir James Catton), Rosamund Pike (Elspeth Catton) e Carey Mulligan (Povera, cara Pamela) li trovate invece ai rispettivi link.

Jacob Elordi interpreta Felix. Australiano, ha partecipato a film come The Mortuary Collection e a serie quali Euphoria. Anche sceneggiatore e produttore, ha 26 anni e due film in uscita. 


Se Saltburn vi fosse piaciuto, recuperate Una donna promettente, Il sacrificio del cervo sacro, Il talento di Mr. Ripley e Un piccolo favore. ENJOY! 

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