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venerdì 20 dicembre 2019

Satanic Panic (2019)

Ogni tanto ci vogliono horror corroboranti, anche se il loro animo è quello della supercazzola, definizione calzante ma neanche troppo di Satanic Panic, diretto dalla regista Chelsea Stardust.


Trama: Sam, appena assunta per consegnare pizze a domicilio, decide di accettare un ordine fuori dai confini della zona, per compensare le mance piuttosto scarse. Nel quartiere residenziale più ricco della città si ritroverà a dover fuggire da una setta di satanisti...



Da che mondo e mondo, i quartieri residenziali USA, quelli con ville hollywoodiane dove i proprietari sguazzano nell'oro e si dedicano a party principeschi, hanno sempre solleticato le fantasie di chi scrive e dirige horror, perché sotto tanta fortuna ci deve per forza essere "qualcosa", specchio dell'immoralità di chi probabilmente ha fatto i soldi a spese dei poveracci. Non si sottrae a questo assunto Satanic Panic, film dal nome che è già tutto un programma, diretto dal gioioso equivalente di un Minipony (la regista ha persino i capelli viola, insomma una meraviglia!!) e realizzato con un occhio al divertimento e l'altro al disgusto dello spettatore, che tra una risata e l'altra rischia di ritrovarsi a vomitare spesso e volentieri. La storia è quella della povera, letteralmente, Sam, che per rimettersi in gioco dopo dolorosi eventi passati che non vi spoilero, decide di mettersi a consegnare pizze; purtroppo è donna, è l'ultima arrivata, è costretta a servire le zone peggiori e le mance scarseggiano, quindi quando si presenta l'occasione di fare una sortita nel ricchissimo quartiere residenziale la fanciulla accetta. Purtroppo, Sam è ANCHE vergine, cosa che attirerà le sgradevoli attenzioni di chi cerca disperatamente una creatura pura da sacrificare a Baphomet per propiziare ulteriormente fama e ricchezza, con tutte le inevitabili conseguenze del caso. Come ho scritto sopra, Satanic Panic è molto divertente. Sam è una protagonista simpatica e alla mano, la middle class heroine tutta timida e impacciata che, alla bisogna, riesce comunque a tirare fuori le palle, mentre i membri della setta sono uno più scoglionato e isterico dell'altro, tutti pronti ad impegnarsi in una lotta intestina per dimostrare chi è il più forte e degno di essere considerato da Baphomet... non fosse che, quando c'è da mostrare il sangue, Satanic Panic lo fa.


Lo fa sfiorando talvolta il ridicolo (onestamente, solo Rebecca Romijn, splendida e altera com'è, può nobilitare l'idea di un'anima cotta in forno che si ripropone come una sorta di buco di chiulo semovente) e spesso proponendo le cose più truci trattandole con l'aplomb con cui dame Maggie Smith maneggerebbe una tazza di tea (sempre grazie a Rebecca Romijn), e in mezzo a un'operazione apparentemente molto goliardica riesce a piazzare accenni di orge, dildo che farebbero lacrimare di gioia Tetsuo the Iron Man e gente che vomita le sue stesse interiora, questo solo per dare un'idea, ma d'altronde produce Fangoria. Satanic Panic è dunque il perfetto esempio di horror che parte con un vago accenno di critica sociale e poi manda tutto allegramente in vacca senza dare modo allo spettatore di riflettere, impegnato com'è a intrattenerlo con cose sempre più surreali e assurde mentre fa spudoratamente il tifo per una protagonista tanto simpatica quanto, poverella, sfigatissima. Lo fa con un'abilità che riesce a ben pochi semi-esordienti, visto che l'impressione generale che si ha è quella di una produzione con un budget medio-alto, considerati anche i validi effetti speciali e la comparsa di demoni che non sembrano dei pupazzi ridicoli, e il risultato è che lo spettatore arriva alla fine di questo bagno di sangue felice e contento. Altro non aggiungo: fateci un pensierino per Halloween e gustatevelo!


Di Rebecca Romijn (Danica Ross), AJ Bowen (Duncan Havermyer), Jeff Daniel Phillips (Steve Larson) e Jerry O'Connell (Samuel Ross) ho già parlato ai rispettivi link.

Chelsea Stardust è la regista della pellicola, al suo primo e finora unico lungometraggio se non contiamo un episodio di In the Dark. E' anche produttrice.


Ruby Modine interpreta Judi Ross. Americana, figlia di Matthew Modine, ha partecipato a film come Auguri per la tua morte e Ancora auguri per la tua morte. Ha 29 anni e due film in uscita.


Jordan Ladd interpreta Kim Larson. Americana, figlia della Charlie's Angel Cheryl Ladd, ha partecipato a film come Cabin Fever, Inland Empire - L'impero della mente, Grindhouse: A prova di morte, Hostel: Part II e a serie quali Charlie's Angels e Six Feet Under; come doppiatrice ha lavorato in Robot Chicken. Ha 44 anni e un film in uscita.




martedì 9 gennaio 2018

Stand by Me - Ricordo di un'estate (1986)

Ormai sono dieci anni che esiste il Bollalmanacco e mi rendo conto che, nell'elenco dei film "recensiti", mancano alcuni capisaldi fondamentali. Uno di essi è Stand by Me - Ricordo di un'estate (Stand by Me), diretto da Rob Reiner nel 1986 e tratto dal racconto Il corpo di Stephen King, contenuto nella raccolta Stagioni diverse.


Trama: quattro ragazzini decidono di intraprendere un lungo viaggio per andare a vedere il cadavere di un loro coetaneo, scoperto dal fratello di uno di loro. Lungo il cammino, tra uno scherzo e un pericolo, alcuni di loro cresceranno e cominceranno a pensare al futuro...



Essendo sempre stata una ragazzina più attratta dalla fantasia e dall'horror più che da altro genere di storie, il mio rapporto con Stand by Me non si è cementato nel tempo come accaduto ad altri miei amici o conoscenti e il film di Rob Reiner non è mai entrato a far parte del mio novero di film cult. Anzi, non vorrei sbagliare ma credo che questa sia stata la seconda volta in cui sono riuscita a vederlo tutto e purtroppo devo ammettere che non ricordo di avere letto il racconto di Stephen King (dev'essere successo quell'estate in cui tra King, Bret Easton Ellis e libri di scuola assortiti devo aver toccato i due/tre titoli la settimana). Trainata dalla visione di It e in cerca di qualcosa di breve da vedere con Mirco, ora che comincio un po' a conoscere i suoi gusti, sono tornata a riguardare Stand by Me dopo decenni e a farmi catturare dalla malinconica avventura di quattro ragazzini in cerca di un cadavere, accompagnati da una delle colonne sonore più belle ed iconiche di sempre. All'età di 36 anni ho finalmente capito perché da bambina il film non aveva fatto presa su di me; tolta la "patina" di commedia in cui i quattro amici scherzano tra loro e si prendono in giro, le loro disavventure non sono quelle dinamiche di un Marty McFly che cerca di mettere a posto la linea temporale o di una Fairuza Balk intrappolata in una Oz da incubo, bensì il compendio di una giornata "qualunque" che porta tutti i protagonisti, consapevolmente o meno, a un crocevia che una bambina non può arrivare a comprendere. Quella che viene mostrata nel film è l'ultima, memorabile "missione" di un branco di perdenti che di lì a poco avrebbero preso tutti strade diverse per non vedersi mai più e l'intera pellicola è permeata da quest'atmosfera "sospesa", di attesa e timore per il futuro, del desiderio di liberarsi da una cittadina che condanna chi rimane ad una vita da sfigato, delle colpe dei padri che ricadono su figli inconsapevoli, di bulli stupidamente crudeli e più penosi delle loro vittime, di bambini che escono di casa per raccogliere mirtilli e incontrano invece la morte. Insomma, più che un'avventura quella di Gordie e compagnia sembra l'ultimo grido disperato di ragazzini che vorrebbero tenersi stretta la loro infanzia, per quanto orribile, e la loro amicizia, prima che esse vengano spazzate via dai problemi e dalle regole dell'età adulta, quelle stesse "convenzioni" che non permetteranno la coesistenza di un gruppo di caratteri così eterogeneo.


"Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Cristo, chi li ha?" Questa è la frase che chiunque ricorda dopo aver visto Stand by Me e non a caso è quella che racchiude il senso dell'intera vicenda. Gordie, Chris, Teddy e Vern sono una ben strana accozzaglia di mocciosi, ben distanti dal suscitare l'istantanea simpatia dei Goonies, se vogliamo rimanere in tema Feldman; di loro, solo Gordie è dotato di una caratteristica peculiare, il biglietto che, alla faccia del padre che aveva occhi solo per il figlio maggiore defunto, lo porterà via dalla cittadina in qualità di narratore, di creatore di storie, di persona capace di superare i limiti della realtà. Gli altri, poverelli, sono dei perdenti fatti e finiti. Chris è sì il migliore amico di Gordie ma è fatto di una pasta diversa, probabilmente è il più adulto del gruppo e l'unico in grado di vedere le cose per quello che sono, provandone ovviamente un enorme dolore: tuttavia, il ragazzo che dovrebbe essere il peggiore di tutti a causa di una storia familiare poco felice risulta alla fin fine la mente del quartetto, capace di infondere coraggio in chi merita di perseguire i suoi sogni ma anche abbastanza lucido da capire che Teddy e Vern, per quanto amati, per quanto anch'essi amici, sono condannati ad essere lasciati indietro e a vivere l'esistenza della white trash perché troppo stupidi (o, nel caso di Teddy, probabilmente troppo traumatizzati) per crearsi un destino diverso. Eppure tutto questo non conta perché a dodici anni, ovviamente, non ci si pensa e conta solo lo stare bene, il litigare, il cercare un modo per non soccombere alla follia del mondo "adulto", il crearsi inconsapevolmente ricordi che dureranno una vita e che meritano di essere messi su carta per venire magari tramandati ai propri figli. E' proprio da queste sensazioni che non mi riesce di mettere nel post in maniera comprensibile che nasce, da una storia amarissima di Stephen King (non clemente come Reiner nel decretare il destino finale delle proprie creature), un film dolceamaro che ha accompagnato generazioni di spettatori, in miracoloso equilibrio tra commedia, coming of age e dramma, con in più quel tocco di follia capace di renderlo strano ed indimenticabile: come non ricordare, infatti, la terribile vendetta del ciccione alla gara di mangiatori di torte?


In questo periodo di "ritorno agli anni '80" Stand by Me è diventato uno dei film più saccheggiati da produzioni come Stranger Things e il nuovo It, sia per lo stile dei ragazzini protagonisti sia per gli omaggi ad intere sequenze come quella, al cardiopalma, del treno in arrivo, eppure per chi "c'era", per chi 'sti maledetti anni '80 cantati da Raf li ha vissuti, buona parte del fascino della pellicola risiede anche nella bravura di attori dal destino triste quanto quello dei personaggi che interpretano. Più che il Gordie Lachance di Wil Wheaton, chi rimane inevitabilmente nel cuore è il fragile, umanissimo Chris Chambers interpretato dallo sfortunato River Phoenix, ragazzino accusato ingiustamente e messo davanti alla banalità della cattiveria umana e del pregiudizio dal comportamento scorretto di un'insegnante (sfido chiunque a non piangere con lui durante lo sfogo nel bosco), assieme ad un Corey Feldman particolarmente ispirato e complesso; non è da tutti a quindici anni riuscire a dar vita a un personaggio come quello di Teddy, stupido e tragico al tempo stesso, emblema dell'amico cazzone che sicuramente tutti abbiamo avuto eppure talmente segnato dalla follia del padre da spezzare il cuore a un sasso. Se penso che questi due attori dal fulgido futuro sono uno morto per overdose e l'altro condannato a vedersi la carriera distrutta da droga, pedofilia, depressione e quant'altro, Stand by Me diventa automaticamente non solo il ricordo di un'estate ma anche e soprattutto la metafora di un'epoca mitica, che ora tendiamo inspiegabilmente ad idealizzare, ma che nascondeva dentro di sé marciume ed insidie abilmente celate che non tutti sono riusciti a superare per emergerne più maturi e forti. Col senno di poi (e non con la mentalità di una bambina sognatrice, perfettamente a suo agio nella beata ignoranza di un paesino pacifico) Stand by Me ha così finalmente raggiunto anche per me lo status di cult che tutti gli attribuiscono da anni, perché se è vera la frase "non ho più visto film come quelli che ho visto a 12 anni" è altrettanto vero che certe cose si apprezzano al meglio solo invecchiando. Ulteriore conferma, per inciso, che il mio rapporto d'amore col Re è ben lungi dall'essere già privo di sorprese!


Del regista Rob Reiner ho già parlato QUI. River Phoenix (Chris Chambers), Corey Feldman (Teddy Duchamp), Jerry O'Connell (Vern Tessio), Kiefer Sutherland (Asso Merrill), Bradley Gregg (Caramello Chambers), Marshall Bell (Mr. Lachance), Frances Lee McCain (Mrs. Lachance), Richard Dreyfuss (Lo scrittore) e John Cusack (Denny Lachance) li trovate invece ai rispettivi link.

Wil Wheaton interpreta Gordie Lachance. Americano, lo ricordo per film come Giochi stellari, La fattoria maledetta, Scuola di eroi, Flubber - Un professore tra le nuvole e Sharknado 2, inoltre ha partecipato a serie quali Casa Keaton, I racconti della cripta, Star Trek: The Next Generation, Oltre i limiti, CSI - Scena del crimine, Numb3rs, Criminal Minds e The Big Bang Theory; come doppiatore, ha lavorato nel film Brisby e il segreto di Nimh e per serie come The Slayers, I Griffin, Robot Chicken e Teen Titans Go!. Anche sceneggiatore e produttore, ha 45 anni.


River Phoenix aveva fatto l'audizione per il ruolo di Gordie ma il regista lo ha ritenuto più adatto per quello di Chris; quest'ultimo avrebbe dovuto essere interpretato da Corey Haim (amico fraterno di Corey Feldman, per inciso) ma l'attore ha preferito unirsi al cast di Lucas mentre Adrian Lyne ha lasciato il timone a Rob Reiner perché impegnato nelle riprese di 9 settimane e 1/2. Detto questo, se Stand by Me - Ricordo di un'estate vi fosse piaciuto recuperate I Goonies e It (la versione nuova). ENJOY!


martedì 26 aprile 2011

Scream 2 (1997)

E’ la regola base dei sequel. Finito di vedere Scream – Chi urla muore, sono passata a Scream 2, diretto nel 1997 sempre da Wes Craven. La seconda regola dei sequel, spesso e volentieri, recita che il secondo capitolo è inferiore al primo, e questo film non fa eccezione.


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Trama: sono passati due anni dagli eventi narrati nel primo film. Sidney si è trasferita in un’altra città e ha trovato degli altri amici e un nuovo fidanzato, ma la sua quiete comincia ad essere scossa dall’uscita del film Stab, ispirato proprio alle sue disavventure di due anni prima, e dal fatto che un altro killer ha cominciato a seguire le orme di Ghostface…


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Le regole per ottenere un buon sequel, enunciate da Randy a metà film, sono: numero uno, aumenta il numero dei morti. Numero due, le morti devono essere più elaborate rispetto al primo capitolo, e più sanguinose. Numero tre, mai presumere che il killer sia morto. Craven in Scream 2 fa il furbetto, ma la verità è che sono solo la prima e la terza regola a venire rispettate, e il regista ne crea una quarta, ovvero cambiare poco o nulla rispetto al primo capitolo e perseverare in quel gioco di ammiccamenti allo spettatore che era la forza del primo Scream. Un gioco che, a lungo andare, stanca e rende il film in parte fiacco, anche perché la regola numero due non viene rispettata: la morte iniziale del primo capitolo rimane, a mio avviso, insuperata, e anche se il “body count” aumenta e si vede addirittura un occhio impalato verso la fine del film, il povero Ghostface da il suo meglio solo all’inizio della pellicola, trasformando un cinema affollato in un perfetto luogo dove commettere un doppio omicidio. L’urlo straziante della seconda vittima davanti ad una folla di ragazzini horror – maniaci inorriditi fa accapponare la pelle, ed è il picco di un film che purtroppo prosegue affossandosi e prendendo in giro lo spettatore. Infatti, la neppure tanto velata critica verso coloro che pensano che siano stati i film horror a rendere la società in cui viviamo così malata e schifosa, che era il fil rouge del primo capitolo, avanza allo step successivo in questo secondo episodio, fornendo al killer una motivazione davvero troppo ridicola per essere accettata, neppure l’essere umano più idiota ed ignorante potrebbe sostenerla; di conseguenza il finale di questo Scream 2 risulta abbastanza tirato per i capelli, una parodia di sé stesso.


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In definitiva, le cose più interessanti nel film risultano l’aspetto metacinematografico e l’autocitazionismo (che purtroppo spesso sfocia nella banale ripetizione di situazioni prese paro paro dal primo Scream). I fan ricorderanno come, in Scream – Chi urla muore, Sidney avesse detto all’amica Tatum: “Se faranno un film su questa storia, come minimo la mia parte la daranno a Tori Spelling”. Detto, fatto. Nel corso di Scream 2, infatti, viene citato spesso e proiettato il fantomatico film tratto dagli omicidi di Woodsboro, ovvero Stab; proprio alla prima di questo “film nel film” avvengono i primi due omicidi (una prima imbarazzante: se si considera che gli omicidi che ispirerebbero il film sono tratti da eventi reali, vedere gente che vende gadget o maschere di Ghostface e altre persone che vanno in giro brandendo coltelli finti e ridendo, la critica alla stupidità del pubblico medio e alla società americana guidata dai mass media diventano spietate) e, dalle immagini mostrate, si capisce come Craven abbia cercato di rendere Stab molto meno realistico di Scream, infarcendo le scene e i dialoghi di cliché horror (Casey in Stab viene mostrata mentre si fa la doccia, non mentre sta cuocendo i popcorn…) ed utilizzando attori famosi come Heather Graham, Luke Wilson, la già citata Tori Spelling nei panni, appunto, di Sidney, e anche David Schwimmer, che non viene mostrato ma solo citato. Riassumendo, Scream 2 è un film che comincia ad andare bene giusto per i fan, ma che può ancora regalare qualche momento di suspance. Nella media.


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Squadra che vince non si cambia: del regista Wes Craven (che compare anche qui in un cameo, stavolta nei panni di un dottore), Neve Campbell, Courtney Cox e David Arquette ho già parlato qui, mentre il post su Liev Schreiber lo trovate qua. Di Sarah Michelle Gellar, che interpreta Cici, ho invece parlato qui. In Scream 2, nella parte di Mickey, trovate anche Timothy Olyphant, di cui ho già parlato qua e Jerry O'Connel nei panni di Derek, il fidanzato di Sid.

Jada Pinkett Smith interpreta Maureen. Moglie di Will Smith, la ricordo per film come il bellissimo I racconti della cripta - il Cavaliere del male, Il professore matto, Matrix Reloaded, Matrix Revolution e per aver prestato la voce all’ippopotama Gloria nei due film dedicati alla serie Madagascar, di cui sta per uscire un terzo episodio. Americana, anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 40 anni.


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Rebecca Gayheart interpreta Lois. Non so perché ma l’attrice americana è diventata una delle mie preferite, sarà per quell’aria un po’ particolare, la bellezza quasi “classica” o forse perché parecchi suoi film mi sono piaciuti, come Urban Legend, il particolare Amiche cattive, Urban Legend Final Cut, anche se le sue partecipazioni più consistenti si trovano in serie come Beverly Hills 90210, Hercules, Nip/Tuck, CSI: Miami e Ugly Betty. L’attrice, anche regista, ha 40 anni e un film in uscita.


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Portia De Rossi (vero nome Amanda Lee Rogers) interpreta Murphy. L’attrice australiana, al momento sposata con la “lesbica più famosa di Hollywood”, Ellen De Generes, ha partecipato a film come Sirene, Stigmate e l’orrendo Cursed – il maleficio, ma ciò che l’ha resa famosa sono serie come Ally McBeal e Nip/Tuck. Ha 38 anni e un film in uscita.


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Oltre ai già citati Heather Graham, Tori Spelling e Luke Wilson, che compaiono in relazione a Stab (i cui spezzoni sono stati girati, tra l’altro, da Robert Rodriguez), nel film fanno una comparsata anche il Pacey di Dawson’s Creek, Joshua Jackson, nei panni di uno studente di cinema, Selma Blair di cui si sente solo la voce mentre parla al telefono con Sarah Michelle Gellar, e Matthew Lillard, uno degli studenti alla festa della Sorellanza. Inutile dire che, se vi è piaciuto il secondo capitolo della saga, vi consiglio di passare al terzo, Scream 3. Questa volta vi lascio con le papere dal set, assai gioiose  ma assolutamente da NON guardare prima del film... ENJOY!!!


domenica 13 marzo 2011

Piranha 3D (2010)

Dopo la visione di tre film meravigliosi ed impegnati come Il discorso del re, Il grinta e Il cigno nero, il mio cervello aveva bisogno di una “lavata” e tornare a regimi più terra terra per poter riprendere a funzionare. Così ieri sera sono andata a vedere Piranha 3D, diretto da Alexandre Aja ed uscito in Italia con ovvio e spaventoso ritardo (uscita USA: agosto 2010… ). Ancora una volta ho avuto la dimostrazione che non bisogna mai dare letta a quel che si legge, prima di andare a vedere un film…

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Trama: Lake Victoria, tempo di Spring Break. Peccato che la festa rischi di tramutarsi in una carneficina quando il lago affollato di bagnanti viene invaso da branchi di piranha preistorici. Un gruppetto di superstiti cercherà ovviamente di fermare le mordaci bestiole.

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Girando per la rete e dando un’occhiata alle varie recensioni mi sono resa conto che il “critico” medio è fondamentalmente uno snob, uno che va a vedere un film intitolato Piranha… e si aspetta di trovarci dentro la poesia, la perfezione, il messaggio impegnato. Effettivamente, il buon Joe Dante, che già negli anni ’80 ci aveva infuso il timore atavico di ricevere un morso nelle chiappe da parte di branchi di pesci zannuti, dava la colpa di tutto alla sconsideratezza umana e all’inquinamento, cercando di farci un po’ riflettere. Ma, guardiamo in faccia la verità: di questi tempi quale teenager o ventenne medio recepirebbe un simile messaggio, vista la realtà in cui viviamo? Quindi Aja non ci prova neppure, e confeziona un film perfetto. Non mi vergogno ad ammetterlo. Piranha 3D è perfetto nel suo essere puro, decerebrato e catartico entertainment: mette la giusta ansia, regala gore a fiumi, è perfidamente ironico, a tratti anche un po’ trash ed omaggia i fan e i nostalgici degli anni ’80 con delle guest appearence quasi commoventi.

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L’unica pecca che trovo a Piranha 3D, sorvolando su qualche ovvio “sbragamento” a livello di trama (il proprietario di un negozio di pesca in un paesino sperduto che è praticamente il massimo esperto mondiale di pesci preistorici, un’esplosione subacquea e altre piccole prodezze…) è proprio il 3D. Inutile come al solito, rischia anzi di rovinare le splendide riprese subacquee del film, aprendolo con un orrendo vortice digitale che inghiotte una povera barchetta solitaria e relativo pescatore solitario. Per il resto, gli effetti speciali (Nicotero & Berger, mica pizza e fichi!!) sono da voto 10 e anche abbastanza impressionanti visto che Aja non ci risparmia scarnificazioni, smembramenti, corpi che si spezzano in due, facce che vengono via e quant’altro. A dire il vero il sangue scorre a fiumi, ma non quanto il silicone: a momenti ci sono più tette, culi e (come direbbe la Elliott di Scrubs) baginghe che sangue, oltre che un picco trash non indifferente quando due pescetti si contendono il membro di una delle povere vittime (sputandolo poi peraltro disgustati, non oso immaginarne il motivo…), quasi a rimarcare il target per cui è stato confezionato Piranha 3D. Niente di troppo serio comunque, l’ironia la fa da padrona anche in questo caso, e fortunatamente gli attori l’hanno capito, perché non ce n’è uno che non reciti al meglio e nella piena comprensione dello spirito tamarro di un simile film. Assolutamente perfetti Jerry O’ Connell nei panni del laido produttore di filmati pornografici e anche le partecipazioni speciali di gente del calibro di Eli Roth nei panni di un improbabile dj impegnato nella presentazione di Miss Maglietta Bagnata, il mitico Christopher Lloyd che ci riporta ai tempi in cui, con faccia spiritata, avvertiva Marty dei pericoli legati ai paradossi spazio – temporali, l’invecchiato Ving Rhames che spazza via piranha a colpi di pale di motoscafo e, per finire, Richard Dreyfuss nei panni del pescatore solitario, sopravvissuto a Lo Squalo ma non ai Pirahna, ahilui. Da vedere, magari con un megapacco di popcorn tra le mani!

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Del regista Alexandre Aja ho già parlato qui. Eli Roth (che si sta piano piano avvicinando a diventare il mio idolo) lo trovate qua, il divino Christopher Lloyd invece è stato nominato in questo post.

Jerry O’ Connell interpreta Derrick. Americano, tra i suoi film ricordo il bellissimo Stand By Me – Ricordo di un’estate, Jerry Maguire, l’esilarante Giovani, pazzi e svitati e Scream 2. Ha inoltre partecipato alle serie Il mio amico Ultraman e I viaggiatori. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 37 anni.

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Elisabeth Shue interpreta lo sceriffo Julie. Indimenticabile nei panni della ragazza di Marty (a proposito di Doc!) in Ritorno al futuro II e III, tra gli altri film in cui compare segnalo Karate Kid - Per vincere domani, Link, 4 fantasmi per un sogno, L’uomo senza ombra e Nascosto nel buio. Anche produttrice, ha 48 anni e due film in uscita.

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Ving Rhames (vero nome Irving Rameses Rhames) interpreta il poliziotto Fallon. A proposito di personaggi indimenticabili, quest’uomo è stato nientemeno che il Marcellus Wallace di Pulp Fiction, oltre ad aver partecipato a film come La casa nera, Il bacio della morte, Mission: impossible, Striptease, Con Air, Out of Sight, Al di là della vita e L’alba dei morti viventi e aver doppiato l’agente Bubbles nello splendido Lilo & Stitch. Ha anche partecipato ad alcuni episodi di Miami Vice e E.R. Newyorchese, anche produttore, ha 52 anni e 4 film in uscita.

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Richard Dreyfuss interpreta lo sfortunato Matt Boyd. Attore americano, oltre che per il già citato Lo Squalo lo ricordo per film come Il laureato, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Stand by me – Ricordo di un’estate, Pazza, Always per sempre, il meraviglioso Rosencrantz e Guilderstern sono morti e Rosso d’autunno. Per la TV, ha lavorato nelle serie Vita da strega e Weeds, oltre ad aver doppiato un episodio de I Griffin. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 64 anni e tre film in uscita.

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Tra le altre guest star presenti nella pellicola segnalo Ricardo Chavira, il mitico Carlos delle Desperate Housewives, nei panni di uno sfortunatissimo sub, Frank Khalfoun, regista di P2: livello del terrore (film scritto da Alexandre Aja), in quelli di un poliziotto e, infine, Gregory Nicotero, responsabile degli effetti speciali del film, nel ruolo di un marinaio. Avrebbero dovuto essere presenti anche Joe Dante e James Cameron (registi rispettivamente di Piranha e Piranha paura) nei panni di capitani, ma quest’ultimo era troppo impegnato, pare, per partecipare. Ovviamente, è già in cantiere il seguito, Piranha 3D: The Sequel, che dovrebbe uscire in America ad agosto e sarà diretto da John Gulager, regista del famoso Feast, che devo ancora vedere. Tra gli interpreti, segnalo Tara Reid, già vista in Urban Legend, American Pie e Cruel Intentions. Inoltre, pare che i fan potranno scegliere quale personaggio famoso fare morire durante il film. Andiamo bene…Comunque, se vi piace questo genere di film sanguinosissimo ma faceto, divertitevi a cercare e guardare Tagli al personale, Ammazzavampiri, Denti o Giovani diavoli. E ora vi lascio con il trailer originale del Piranha di Joe Dante... inquietante nonostante l'età!! Enjoy!

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