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mercoledì 17 dicembre 2025

Five nights at Freddy's 2 (2025)

La settimana scorsa sono andata al cinema a vedere Five nights at Freddy's 2, diretto dalla regista Emma Tammi.


Trama: mentre Mike, la sorellina Abby e Vanessa cercano di tornare a una vita normale dopo gli eventi accorsi da Freddy Fazbear's Pizza, un'altra minacciosa presenza legata al locale viene incautamente evocata...


Faccio una doverosa premessa: sicuramente non rientro nel target a cui il franchise di Five Nights at Freddy's è destinato, visto che ho superato i 40 anni da un pezzo. Detto ciò, riguardando il primo film, mi è sembrato migliore di quanto non ricordassi e, mettendomi nei panni di un ragazzino, magari amante del videogioco da cui è stato tratto, immagino non ne sarei rimasta affatto delusa. Con questa disposizione d'animo favorevole mi sono accinta alla visione di Five nights at Freddy's 2, che viene introdotto da un flashback ambientato negli anni '80 e racconta cos'è successo poco dopo gli eventi del film precedente. Mike e Abby sono riusciti a liberarsi della pericolosa zia ma la ragazzina ricorda con tristezza i suoi "amici", ovvero i ragazzini fantasma che abitavano gli animatronic di Freddy's, e il fratello ha il suo bel daffare per distrarla ed impedirle di tornare al locale per vedere come stanno; la poliziotta Vanessa, invece, è vittima di un violento PTSD che le provoca allucinazioni assai realistiche, aventi per protagonista il padre pluriomicida. Nonostante tutti cerchino di andare avanti, pur a fatica, il destino ci mette lo zampino quando un terzetto di youtuber si introduce all'interno di un'altra sede in disuso di Freddy's, risvegliando un'entità ancora più terribile dei bimbi fantasma del film precedente. Il nuovo Five nights at Freddy's 2, soprattutto nel primo tempo, calca maggiormente la mano sulle atmosfere sovrannaturali e sulle possessioni "à la The Conjuring", lasciando un po' in disparte l'effetto shock degli animatronic che hanno decretato il successo del franchise. Come già accadeva nel primo film, il reame onirico è molto preponderante, ma se i sogni di Mike si limitavano ad essere vagamente inquietanti, quelli di Vanessa sono dei veri e propri incubi popolati da un babau terrificante ed insidioso quanto Freddy Krueger. Probabilmente, sono questi due elementi che mi hanno portata ad apprezzare molto il primo tempo del film, perché sceneggiatura e regia si appoggiano in toto ai topoi del tipo di horror che preferisco, quello demoniaco/sovrannaturale, con un aumento del grado di terrore personale derivante dalla presenza di parecchi personaggi burattineschi.


Purtroppo, dopo un primo tempo scoppiettante che semina anche molti indizi e sottotrame interessanti, Five nights at Freddy's 2 si "siede" su un secondo tempo ripetitivo durante il quale, ovviamente, la presenza degli animatronic diventa preponderante. Il problema, almeno per quanto mi riguarda, è stato che i pupazzoni sono molto meno terrificanti rispetto al capitolo precedente, e anche molto meno sanguinari. Anche nel primo Five Nights at Freddy's la violenza era molto limitata e tanti omicidi avvenivano fuori campo, tuttavia avvenivano, e quello che veniva dato ad intendere era anche peggio di quello che veniva mostrato; qui, invece, c'è un body count molto più ridotto e, ancor peggio, c'è pochissima fantasia, in quanto spesso gli animatronic si limitano a "fare brutto" e spaventare le potenziali vittime. Nel secondo tempo, inoltre, si percepisce la fretta di chiudere in qualche modo il film e diventa evidente la natura "di passaggio" di un'opera realizzata già con lo sguardo proiettato verso un probabile terzo capitolo. A farne le spese, in particolare, è l'Henry di Skeet Ulrich, personaggio che non sviluppa appieno il suo potenziale (a meno di non essere fan del videogame, se non si sta attenti al dialogo tra Henry e Mike si rischia di non capire nemmeno quanto la sua presenza sia importante, neppure rimanendo in sala fino alla fine dei titoli di coda), mentre tra le new entry c'è l'inutile Michael, portatore sano di un twist talmente loffio che davanti alla rivelazione ho esclamato un sentito "e sti cazzi?". In realtà, c'è da dire che non mi sono mai sentita coinvolta, neppure durante il primo film, dai problemi familiari di Mike ed Abby, né dalle crisi di Vanessa. Non so se è un problema di scrittura, di attori o di doppiaggio italiano che rende le interpretazioni ancora più monocordi (la situazione migliora leggermente in v.o., ma non è una gran svolta), ma se si potessero eliminare 'ste tre pittime e mettere qualcun altro a lottare contro il malvagio e ben più carismatico Matthew Lillard, credo che il franchise ne gioverebbe parecchio.


Al solito, invece, tanto di cappello per gli effetti speciali e il reparto scenografie. Questa volta i locali infestati diventano due e il Freddy's originale è molto più interessante e ricco della pizzeria abbandonata protagonista del primo film. La presenza di un canale navigabile interno, di una serie di passaggi segreti che conducono ad angusti sotterranei e di un enorme pacco regalo, danno vita alle sequenze migliori di Five nights at Freddy's 2, tra le poche, assieme a quelle oniriche dove però è il digitale a farla da padrone, ad avermi messo addosso vera ansia. Come sempre, anche gli animatronic realizzati dalla Jim Henson's Factory sono bellissimi e molto realistici. Personalmente, preferivo il character design e la natura pelosetta dei pupazzi precedenti, e il design della nuova Chica, come sottolineato ironicamente in un paio di dialoghi, è un filo imbarazzante, ma la Marionetta, assieme a tutti i minions che si porta appresso (ahimé, poco utilizzati), compensa ampiamente con momenti di terrore puro. C'è della gioia, inoltre, a ritrovare sul grande schermo, assieme alla pubblicizzatissima "coppia d'oro" Lillard/Ulrich, quell'adorabile merda di Wayne Knight, sempre a suo agio nei ruoli dello stronzo senza speranza. Vedete, quindi, che di aspetti positivi ce ne sono, all'interno di Five nights at Freddy's 2, tuttavia è un sequel che fa parecchi passi indietro rispetto al primo capitolo e, nonostante le ottime premesse, si sgonfia mano a mano che la storia prosegue e, detto in tutta sincerità, non credo valga la pena di spenderci dei soldi in sala, a meno che non siate fan del videogame. Come ho scritto all'inizio, probabilmente sono fuori target, ma ciò non toglie che sarei ugualmente molto curiosa di vedere un terzo capitolo, anche solo per togliermi l'amaro lasciato in bocca da un film che ricominciava ad essere interessante proprio sul finale. 


Della regista Emma Tammi ho già parlato QUI. Josh Hutcherson (Mike), Matthew Lillard (William Afton/Coniglio Giallo), Mckenna Grace (Lisa) e Skeet Ulrich (Henry) li trovate invece ai rispettivi link.

Elizabeth Lail interpreta Vanessa. Americana, aveva già partecipato al primo Five Nights at Freddy's, a film come Countdown e a serie come C'era una volta. Ha 33 anni. 


Wayne Knight
interpreta Mr. Berg. Americano, lo ricordo per film come Dirty Dancing, Nato il quattro luglio, JFK - Un caso ancora aperto, Jurassic Park, Basic Instinct, Space Jam, Rat Race,  Ave, Cesare! e serie quali La signora in giallo, Una famiglia del terzo tipo, That '70s Show, CSI, Nip/Tuck, Bones e Loro; come doppiatore, ha lavorato in Hercules, Tarzan, Toy Story 2, Kung Fu Panda, Kung Fu Panda 3 e Robot Chicken. Ha 70 anni. 


Teo Briones
, che interpreta Alex, era il Junior Wheeler della serie Chucky. Nell'attesa del terzo capitolo della saga, che dovrebbe cominciare la pre-produzione a metà dell'anno prossimo, se il film vi fosse piaciuto guardate, innanzitutto, Five nights at Freddy's e aggiungete Willy's Wonderland e The Banana Splits Movie. ENJOY!

venerdì 10 novembre 2023

Five Nights at Freddy's (2023)

Non mi ispirava per nulla, ma non dico mai no a un horror al cinema, quindi sono andata anche io a vedere Five Nights at Freddy's, diretto e co-sceneggiato dalla regista Emma Tammi.


Trama: vittima di un passato traumatico e alla costante ricerca di un lavoro per poter mantenere la sorellina, Mike finisce per fare il guardiano notturno in un ristorante per famiglie abbandonato e popolato da inquietanti pupazzi robotici...


Essendo una vecchia di 42 anni non ho mai giocato a Five Nights at Freddy's e ho giusto una vaga idea della trama del videogioco, ma già dal trailer mi aspettavo un blando horror per ragazzi privo della follia di operazioni simili, come Willy's Wonderland e The Banana Splits Movie, quindi partivo già poco convinta. Il mio livello di convinzione non è aumentato a fine visione, anzi, ho riconfermato ogni mio pregiudizio. A onor del vero, il povero Five Nights at Freddy's partiva già svantaggiato a causa della "scorrettezza" di chi ha deciso di trarne un film con Nicolas Cage cambiando il titolo e il design dei pupazzi malvagi per non incappare in cause legali, stabilendo un livello di badassitudine difficile da superare con un PG 13 e la fazzetta fessa di Josh Hutcherson, ma l'operazione è moscia in generale. Invece di gettarla in caciara, infatti, gli sceneggiatori hanno deciso di puntare su un dramma famigliare che sbaglia praticamente ogni mossa (togliamo pure il momento "Mystic River", ma all'inizio si fatica persino a capire il legame tra Mike e Abby, la zia cattiva ha delle motivazioni talmente risibili che è impossibile accettare il suo piano arzigogolato di pagare degli scappati di casa così da ottenere l'affidamento di Abby per avere i soldi del mantenimento, e non voglio neppure cominciare a parlare della poliziotta, per carità), "arricchito" da una storia sovrannaturale che dovrebbe coinvolgere emotivamente lo spettatore e lo lascia invece basito, a chiedersi se 'sti bambini spettrali non fossero degli stronzetti già prima di venire traumatizzati. Freddy e i suoi compari, inquietanti pupazzoni che esulano da ogni logica della fisica (ma minchia, quale uomo avrebbe la capacità di camallarsi addosso chili di ferraglia e pelo finto??), vengono sfruttati il minimo indispensabile, giusto il tempo di un paio di omicidi fuori campo e del WTF più grosso di tutta la trama, ed è un peccato perché l'ambientazione del ristorante abbandonato e il loro sembiante sono il punto forte dell'intero film.


Proprio per questo, la regista Emma Tammi da il meglio di sé quando trasforma il ristorante di Freddy in un luna park del terrore dove i pupazzoni spadroneggiano, tra cunicoli bui e corridoi che sfociano in magazzini dal contenuto terrificante, con quel tocco d'ironia dato dalle canzoni allegre e dai colori sgargianti che traggono in inganno gli sprovveduti, per il resto le sequenze risultano persino ripetitive, soprattutto quella del sogno, inquietante giusto la prima volta ma riproposta all'infinito. I pupazzoni sono belli (d'altronde sono stati realizzati ed animati dal Jim Henson Creature Shop), sicuramente più di quelli di Willy's Wonderland che erano brutti come il peccato e anche poco omogenei a livello di stile, e ci sono dei momenti in cui fanno passare la voglia di scappare e spingerebbero ad abbracciarli (a nostro rischio e pericolo, ovvio). Sono, perlomeno, migliori del cast moscio tirato fuori per l'occasione, con Matthew Lillard che, da solo, spazza via a colpi di carisma tutti quelli che lo circondano nel poco tempo che gli è stato concesso, mentre il pubblico è costretto a seguire le vicissitudini di un Josh Hutcherson più sonnacchioso e inespressivo del solito, cosa che mi ha portata ad invocare il nome di Nic Cage in ogni maledetto secondo. A 'sto punto, esigo che facciano un remake degli Hunger Games con Cage travestito da pietra di fiume, o non ci sarà giustizia a questo mondo. E già questa mia ultima affermazione si avvererà quando usciranno fiumi di sequel per Five Nights at Freddy's, che sta facendo sfracelli al bottteghino. Buon per tutti i coinvolti, ai quali faccio i miei migliori auguri di un roseo futuro, ma a meno di guest star allucinanti le mie notti con Freddy finiscono qui.


Josh Hutcherson (Mike) e Matthew Lillard (Steve Raglan) li trovate ai rispettivi link. 

Emma Tammi è la regista e co-sceneggiatrice del film. Americana, ha diretto film come The Wind ed è anche produttrice e attrice.


Se Five Night at Freddy's vi fosse piaciuto recuperate Willy's Wonderland e The Banana Splits Movie. ENJOY!

mercoledì 28 marzo 2018

Tragedy Girls (2017)

Tra un film e l'altro c'è sempre tempo per dedicarmi alla prima, grande passione cinefila: l'horror! Ecco perché, su consiglio di Lucia, ho guardato Tragedy Girls, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Tyler MacIntyre.


Trama: Sadie e McKayla, studentesse di liceo, arrivano a compiere i gesti più efferati per assicurare followers al loro blog Tragedy Girls.



Arriva un momento, nella vita di ogni blogger, in cui si passano i giorni a dare i numeri, ovvero a controllare gli strumenti di statistica per capire quante persone vengono a leggere i nostri sproloqui ogni giorno, quanti nuovi followers hanno cominciato a seguirci, quanti utenti hanno messo like sulla nostra pagina Facebook, a pensare se Twitter, Linkedin, Tumblr, Telegram ecc. potrebbero funzionare per aumentare ancora di più le visite... insomma, un delirio. Fortunatamente questa fase passa (almeno, con me è passata) e si torna a vivere tranquilli e trattare il blog per quello che dovrebbe essere, un diario dove mettere nero su bianco i propri pensieri oppure fissare i film visti in una memoria sempre più labile. Purtroppo, Sadie e McKayla sono due adolescenti e il loro blog verte su un argomento molto meno banale di semplici recensioni cinematografiche. Nella fattispecie, il blog Tragedy Girls parla di  omicidi. E come si può fare a rimanere sempre sul pezzo e attirare consensi quando si vive in una delle cittadine più tranquille d'America? Che domande, ci si ingegna! Se il serial killer di turno non ha voglia di darci una mano è giusto portare il bodycount a livelli accettabili, così che tutti, dai compagni di scuola ai giornalisti "veri", arrivino a considerare Tragedy Girls la fonte più aggiornata per procurarsi la dose quotidiana di brutture, sangue e violenza. E' così che McKayla e Sadie diventano, letteralmente, le fonti di sostentamento della loro stessa sete di fama e potere, self made women se mai ne sono esistite, vuote adolescenti che portano la gara di popolarità a livelli massimi mentre gli sceneggiatori mettono alla berlina sia loro che la generazione "webete" senza essere pedanti, anzi, facendo divertire parecchio lo spettatore. Tragedy Girls vive infatti della stessa cattiveria "sociale" di cult come Schegge di follia, Amiche cattive, Mean Girls o Ragazze a Beverly Hills e inserisce questa cattiveria in una cornice slasher dove le persone muoiono come mosche nell'indifferenza dei loro carnefici, diventando materiale da hashtag e indignazione lampo, che dura il tempo di un click per poi esaurirsi lasciando a bocca asciutta chi ne vuole sempre di più.


Ininterrotta fucina di citazioni, dialoghi cool e cliché horror e adolescenziali, Tragedy Girls è un prodottino scoppiettante che non cala mai di tono e non si limita a strappare la risata grassa (anche se la gag con le scarpe di McKayla mi ha uccisa) rimanendo relegato nella nicchia della parodia. Verso il finale la storia si evolve, muta, scava nel passato e nella personalità delle protagoniste arrivando a risoluzioni inaspettate che si accompagnano ad immagini molto belle, spiazzando così lo spettatore, anche il più scafato (io sono rimasta anche un po' magonata, in effetti). Tyler MacIntyre fa il suo sia come regista che come co-sceneggiatore, conferendo alla sua creatura un gradevole aspetto pop e psichedelico, sicuramente perfetto per accattivare un pubblico giovane, ma il vero punto di forza di Tragedy Girls sono le due protagoniste, Alexandra Shipp e Brianna Hildebrand. La prima sembra uscita dritta dalla serie Scream Queens e non avrebbe sfigurato accanto a una delle Chanel (non fosse per il colore della sua pelle...) ma la seconda è semplicemente meravigliosa ed è il personaggio che rimane più impresso non solo per la zazzera di capelli biondi con le ciocche blu ma per quel "qualcosa" di oscuro che la rende ben più di un'adolescente scioccherella e assetata di sangue, quegli sguardi profondi che rivelano un abisso di disagio molto tangibile. Non a caso, la giovane Brianna si era già impressa nella mia memoria con Deadpool e con la seconda serie di The Exorcist ed è un'attrice che sinceramente non vedo l'ora di rivedere all'opera! Quindi, Tragedy Girls è un film assai carino e meno sciocco di quello che appare a una prima occhiata, lo consiglio senza remore anche a chi mastica poco l'horror... stando sempre comunque all'occhio a qualche splatterata che potrebbe scoraggiare eventuali stomaci deboli.


Di Kevin Durand (Lowell), Craig Robinson (Big Al) e Josh Hutcherson (che interpreta non accreditato Toby Mitchell) ho già parlato ai rispettivi link.

Tyler MacIntyre è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Patchwork. Anche produttore, ha 34 anni.


Brianna Hildebrand interpreta Sadie Cunningham. Americana, la ricordo per film come Deadpool, inoltre ha partecipato a serie quali The Exorcist. Anche produttrice, ha 22 anni e un film in uscita, Deadpool 2.


Alexandra Shipp, che interpreta McKayla Hooper, è stata Tempesta nell'ultimo X-Men: Apocalisse e tornerà nei panni della mutante Ororo Munroe anche nell'imminente X-Men: Dark Phoenix mentre l'attrice Elise Neal, che interpreta la madre di McKayla, era la Hallie di Scream 2. Detto questo, se Tragedy Girls vi fosse piaciuto recuperate Detention, Schegge di follia e la saga di Scream. ENJOY!


venerdì 23 febbraio 2018

The Disaster Artist (2017)

Come avrete già intuito dal post su The Room, oggi parlerò di The Disaster Artist, diretto nel 2017 dal regista James Franco e tratto dal libro omonimo di Greg Sestero e Tom Bissell, candidato all'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.


Trama: il giovane Greg, attore di belle speranze, viene attirato dalla carismatica figura di Tommy Wiseau, anch'egli desideroso di diventare attore ma assolutamente NON portato per intraprendere la carriera. Nonostante tutto, i due diventano amici e decidono di realizzare il loro film, The Room, senza immaginare che l'opera verrà consacrata ai posteri come il Quarto potere dei film brutti.



Il mondo del cinema è davvero un universo a parte dove può succedere di tutto. Ci sono film oggettivamente belli che magari la gente dimentica dopo due o tre giorni, ci sono i capolavori che vengono riconosciuti subito, quelli che ci mettono anni per ottenere questo status, le robe orrende che giustamente vengono subito stroncate e condannate all'oblio... e poi ci sono film come The Room. The Room è una schifezza diretta coi piedi, scritta da un pazzo, "recitata" da cani maledetti se mai ne sono esistiti, eppure con gli anni è diventata un cult, un'aberrazione talmente affascinante e con un background così assurdo da raccogliere attorno a sé miriadi di adepti persino tra gli addetti ai lavori. Qui casca l'asino, ovvero James Franco, attore/regista/sceneggiatore talmente folle da scegliere di realizzare un docupic interamente dedicato alla creazione di The Room e alle due figure che si nascondono dietro di essa, Tommy Wiseau e Greg Sestero. Quest'ultimo, furbone matricolato alla faccia del suo aspetto da "bambolino", ha pensato bene di scrivere un libro autobiografico per cavalcare l'inaspettato successo postumo del Quarto potere dei film brutti e consacrarlo ancor più ad imperitura memoria, libro all'interno del quale viene raccontata la genesi dell'amicizia tra lui e Wiseau e tutti gli assurdi dettagli della produzione, realizzazione e distribuzione di The Room, un "dietro le quinte" che Franco ripropone (romanzandolo parecchio) con un amore tangibile, cercando di raccontare una storia molto umana piuttosto che mettere alla berlina i coinvolti o scavare nel torbido. Lo spettatore viene così portato a condividere il punto di vista di Greg Sestero, ragazzo dalla faccia pulita e dalle limitate doti di attore, che si ritrova suo malgrado a dover arginare la debordante personalità di Tommy Wiseau, uomo dalle origini sconosciute, di età indefinita e zeppo di soldi che compensa la sua assoluta incapacità attoriale (assieme a quella relazionale) con una totale mancanza di vergogna e percezione di sé. La strana amicizia tra i due nasce nel segno di James Dean e si accende dell'entusiasmo di Wiseau, che propone a Greg di condividere un appartamento a Los Angeles e da lì partire per realizzare i rispettivi sogni; purtroppo, mentre Greg comincia piano piano ad ottenere delle piccole parti e trova persino una bella fidanzata, Tommy viene scoraggiato da più parti e rimane sempre più solo, al punto da arrivare quasi a rinunciare, almeno finché Greg, per consolarlo e spronarlo, non propone incautamente di realizzare un film tutto loro. Il resto, come si suol dire, è storia. Una storia non sempre bella, certo, anche perché l'inadeguatezza di Tommy si trasforma in quattro e quattr'otto in arroganza e cattiveria sul set, alimentata da frustrazione personale e dalla convinzione di essere un genio incompreso, mentre persino Greg a un certo punto perde la pazienza e decide di lasciare Wiseau al suo destino, vergognandosi di avere partecipato ad un film condannato in partenza ad essere un flop.


Il bello di The Disaster Artist è proprio questa sua capacità di raccontare la storia di una persona VERAMENTE strana dotata di un sogno irrealizzabile, qualcosa di fruibile anche da chi The Room non l'ha mai visto. Il disagio di Greg si avverte palpabile per tutto il film, così come il suo desiderio di non ferire Tommy e di sostenere comunque l'amico che nonostante tutto lo ha aiutato ad entrare nel mondo dello spettacolo; allo stesso modo, Wiseau sarebbe da prendere a schiaffi per la sua tracotanza e testardaggine ma spesso suscita anche sentimenti di tristezza e pietà, ché non dev'essere facile essere troppo weird persino per Hollywood e venire etichettati come "cattivi" solo per il proprio aspetto quando invece si vorrebbe recitare nei panni dell'eroe. Per chi invece ha visto The Room, il film di Franco assume una valenza ancora diversa e porta non solo a guardare con maggiore indulgenza agli enormi difetti dell'opera di esordio di Wiseau, ma anche a capirne la natura di "comfort zone", di universo a sé stante dove Tommy poteva non solo essere protagonista ma anche raccontare la sua storia, il suo desiderio di essere eroe buono ed incompreso, avere il controllo di qualcosa dal quale la macchina di Hollywood lo avrebbe sempre tenuto fuori. Ecco che allora il folle desiderio di perfezione assoluta (emblematica la scena in cui Tommy umilia l'attrice che interpreta Lisa davanti a tutti), il fastidio di venire criticato da persone palesemente più competenti di lui, la necessità di distinguersi dagli altri in ogni modo possibile e immaginabile diventano comprensibili, benché non giustificabili, e lo spettatore comincia a sentirsi come Greg, un po' in colpa per quelle sensazioni di vergogna, disgusto e ilarità provate guardando The Room. E anche se il trionfo raccontato sul finale non c'è mai stato, perché la natura involontariamente comica di The Room è stata riconosciuta solo in seguito, grazie alle già citate proiezioni di mezzanotte, c'è della soddisfazione (perversa?) nel veder celebrare una creatura ambigua come Wiseau in tutta la sua gloria, assistendo alle risate e alle urla di una platea in visibilio per cotanta trashissima sfacciataggine. E questo, se permettete, è l'unico vero difetto di The Disaster Artist, perché rischia di spingere la gente a guardare un film che, lungi dal divertire, fa soltanto cadere le balle da quanto è noioso.


Per il resto, The Disaster Artist è tanta roba, a partire soprattutto da James Franco. Il suo annullamento all'interno del personaggio di Wiseau è da antologia, con quel terrificante accento europeo (pardon, di New Orleans) strascicato e la fisicità tracotante; perfettamente in bilico tra commedia e tragedia, il Wiseau di Franco colpisce nei momenti più esilaranti del film ma tocca il cuore in quelli più seri ed "introspettivi" e dispiace che l'attore sia stato tenuto fuori dalla corsa agli Oscar per l'ennesimo scandalo a sfondo sessuale perché, ora come ora, tra lui e Gary Oldman avrei delle serie difficoltà a scegliere un vincitore. Ma non c'è solo questo, perché Franco merita il plauso anche e soprattutto per il modo certosino con cui ha ricostruito alla perfezione la maggior parte delle scene (s)cult di The Room, alcune inserite nel film, altre utilizzate nei titoli di coda per fare un confronto con le sequenze originali, con risultati da lasciare a bocca aperta. Molto bravo anche il fratello Dave, che normalmente viene relegato a ruoli di belloccio inespressivo e che qui riesce a reggere la scena senza farsi troppo eclissare dal più carismatico James, creando così una sorta di equilibrio all'interno delle varie sequenze, e intelligente l'utilizzo di buona parte della solita combriccola di Franco, con gli amici di sempre ingaggiati per ruoli più o meno importanti (mi ha fatto molto piacere vedere l'adorato Rogen, nei panni del cinico Sandy, sottolineare gli stessi difetti di "anatomia sessuale" che ho evidenziato io nel post su The Room). In buona sostanza, The Disaster Artist merita di finire in un'ideale Top 5 di film visti in preparazione della notte degli Oscar e vi consiglio di correre a vederlo, cercando possibilmente un cinema che lo proietti in v.o. altrimenti lasciate pure perdere, ché l'interpretazione di Franco si aggiudica un buon 60% di merito per la riuscita del film.


Del regista James Franco, che interpreta anche Tommy Wiseau/Johnny, ho già parlato QUI. Dave Franco (Greg Sestero/Mike), Seth Rogen (Sandy), Zac Efron (Dan/Chris R), Josh Hutcherson (Philip/Denny), Sharon Stone (Iris Burton), Bob Odenkirk (insegnante Stanislavsky), Tommy Wiseau (Henry, MI RACCOMANDO NON OSATE ALZARVI PRIMA DELLA FINE DEI TITOLI DI CODA!!!!), Zoey Deutch (Bobbi), Judd Apatow (produttore di Hollywood), Christopher Mintz - Plasse (Sid), Jason Mitchell (Nate) e Greg Sestero (Agente di casting) li trovate invece ai rispettivi link.

Ari Graynor interpreta Juliette, ovvero "Lisa". Americana, ha partecipato a film come Mystic River, Whip It e a serie quali I Soprano, Veronica Mars, CSI - Miami e Numb3rs; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie The Cleveland Show, I Griffin e American Dad!. Anche produttrice, ha 35 anni e un film in uscita.


Alison Brie interpreta Amber. Americana, ha partecipato a film come Scream 4, The Post e a serie quali Hannah Montana e GLOW; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie Robot Chicken, American Dad!, Bojack Horseman e nel film The Lego Movie. Anche produttrice, ha 36 anni.


Megan Mullally interpreta Mrs. Sestero. Americana, meravigliosa Karen Walker della serie Will & Grace, ha partecipato a film come Che cosa aspettarsi quando si aspetta e ad altre serie quali La signora in giallo, Frasier, Innamorati pazzi, Una famiglia del terzo tipo, How I Met Your Mother e 30 Rock; inoltre ha doppiato episodi di Batman e il film Hotel Transylvania 2. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 60 anni.


Melanie Griffith interpreta Jean Shelton. Americana, la ricordo per film come Omicidio a luci rosse, Una donna in carriera, Il falò delle vanità, Lolita e Pazzi in Alabama, inoltre ha partecipato a serie quali Starsky & Hutch, Miami Vice, Nip/Tuck e ha anche doppiato episodi di Robot Chicken e il film Stuart Little 2. Anche produttrice, ha 61 anni.


Nei panni di loro stesse compaiono star di Hollywood come Ike Barinholtz, Kevin Smith, Keegan-Michael Kay, Adam Scott, Danny McBride, Kristen Bell, J.J. Abrams, Lizzy Caplan, Bryan Cranston e Dylan Minnette; in particolare, da Barinholtz alla Caplan si tratta di veri fan di The Room, che spiegano perché il film di Wiseau li affascini ancora oggi. Sono invece rimasti fuori dal film i camei di Zach Braff e Jim Parson. Se The Disaster Artist vi fosse piaciuto recuperate OVVIAMENTE The Room, aspettate l'uscita di Best F(r)iends (il film scritto da Greg Sestero dopo aver visto The Disaster Artist, che riunisce finalmente lui e Tommy Wiseau) e aggiungete Ed Wood. ENJOY!

mercoledì 18 gennaio 2017

Detention - Terrore al liceo (2011)

Qualche sera fa mi è capitato di guardare Detention - Terrore al liceo (Detention), diretto e co-sceneggiato nel 2011 dal regista Joseph Kahn, aspettandomi una schifezza della peggior specie. E invece...


Trama: alla Grizzly Lake High School un killer chiamato Cinderhella fa strage di studenti ma questa non è l'unica cosa strana con la quale si trovano ad avere a che fare i ragazzi di questo liceo...



Detention è un film fantasioso ed esilarante, sul quale sarebbe peccato mortale dire qualcosa in più riguardo alla trama, rispetto a quello che ho scritto sopra. Il bello della pellicola di Joseph Kahn è affrontarla con tutti i pregiudizi del caso, aspettandosi l'ennesima versione becera di un film come Scream, So cosa hai fatto e compagnia cantante per poi ritrovarsi a ridere come dei matti e non capire più una mazza, arrivando alla fine di Detention esclamando "Ma cosa diamine ho visto??!!". Quel che posso dire è che Detention è un mix psichedelico che unisce scazzi e stereotipi liceali (incarnati nella solita lotta per la popolarità combattuta tra i corridoi della scuola a son di stupidera, mosse da cheerleader, sfide all'ultimo pugno e balli scolastici), l'inquietante figura di un killer mascherato che, apparentemente, agisce come il ghostface di Scream (Cinderhella copia il look di un film popolare tra i personaggi, uccide le persone più vicine alla protagonista e si limita a "stuzzicarla" cercando di farla fuori senza mai riuscirci, un po' come accadeva a Neve Campbell), e mille altri elementi che apparentemente striderebbero con la sceneggiatura ma in realtà rendono la pellicola talmente assurda e fuori dagli schemi che è impossibile non amarla. Ad accompagnarci in questo strano cammino c'è la buffa Riley, goffa quanto una Bella Swan qualsiasi ma, ahimé, non altrettanto desiderata, perlomeno non dai fighi della scuola, tra i quali rientra il suo migliore amico Clapton; quest'ultimo è un cretino fatto e finito ma perlomeno è simpatico, e il suo problema pressante è ovviamente quello di non farsi cacciare dalla scuola a causa dei suoi voti scarsi, che gli hanno guadagnato l'antipatia del preside del liceo. In più, Clapton deve anche evitare di venire ucciso dal bullo della scuola, al quale ha rubato la bionda e svampitissima fidanzata, un tempo migliore amica di Riley. Cosa c'entri tutto questo con un killer bendato e conciato come l'incubo dei topolini di Cenerentola risulterà chiaro (forse) col proseguire del film, ma vi dico fin da ora che tutto, anche quello che dai dialoghi vi verrebbe voglia di dismettere come un pettegolezzo inutile, concorrerà alla risoluzione finale di un enigma che non si limita al mero "chi si nasconderà sotto la maschera di Cinderhella?" ma raggiunge nuovi scampoli di assenza per quel che riguarda il genere horror-demenziale.


Detention inoltre è realizzato benissimo e conquista fin dai titoli di testa, anzi, prima. Joseph Kahn non è un cretino, si è fatto le ossa sui videoclip di artisti che possono non piacere ma che comunque hanno raggiunto una notorietà mondiale (qualcuno ha detto Britney Spears?) e questa esperienza viene interamente riversata nella realizzazione del film, accattivante sotto moltissimi aspetti. La sequenza iniziale è un esempio perfetto della natura ibrida di Detention: il logorroico ed isterico one woman show di Taylor Fisher, viziata reginetta della scuola nonché B.I.T.C.H. (Beauty, Intelligence, Talent, Charisma e Hoobastank) serve a presentare allo spettatore sia l'ambiente sciocco del liceo, sia la minaccia di Cinderhella sia, soprattutto, lo stile pop scelto dal regista, fatto di scritte in sovraimpressione, parodie non solo del genere horror ma anche e soprattutto del modo di vivere dei liceali moderni (tanto, troppo simile a quello dei teenager anni '90), superamenti della cosiddetta "quarta parete" e riferimenti metacinematografici. Detention prosegue per tutta la durata seguendo questo stile, senza perdere mai verve, neppure per un secondo, e complicandosi piacevolmente inserendo qua e là flashback, retroscena, spezzoni di film mai esistiti (anche se io il film Cinderhella vorrei vederlo per davvero!) e tutto ciò che serve per arrivare a conoscere meglio i personaggi o a non capirli del tutto, dipende. Altro aspetto importantissimo di Detention è la colonna sonora, soprattutto quando viene giocata la carta nostalgia (la panoramica della sala di detenzione che lentamente porta indietro nel tempo, con conseguente cambio di look e musica, è da applauso), oltre ad una cura nel trucco e nel parrucco che non si limita a rappresentare la personalità dei protagonisti ma diventa componente fondamentale per capire alcuni risvolti della trama. Insomma, non mi aspettavo nulla da Detention e invece credo proprio di avere trovato un cult che probabilmente riguarderò negli anni a venire: recuperatelo e preparatevi a farvi esplodere il cervello... in senso positivo, ovvio!


Di Richard Brake, che interpreta il padre di Billy Nolan, ho già parlato QUI mentre Ron Jeremy, che interpreta Beauty Beast, lo trovate QUA.

Joseph Kahn è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato in Corea del Sud, ha diretto film come Torque - Circuiti di fuoco e una sequela di video per artisti quali Backstreet Boys, Britney Spears, U2, 50 Cent e Garbage. Anche attore, ha 44 anni e un film in uscita.


Josh Hutcherson interpreta Clapton Davis. Americano, lo ricordo per film come Polar Express, Viaggio al centro della terra, Aiuto vampiro, Hunger Games, Hunger Games: la ragazza di fuoco, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I e Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte II, inoltre ha partecipato a serie quali E.R. Medici in prima linea. Anche produttore e regista, ha 24 anni e cinque film in uscita.


Spencer Locke interpreta Ione. Americana, ha partecipato a film come Resident Evil: Extinction, Resident Evil: Afterlife e doppiato film come Monster House; ha inoltre partecipato a serie quali Cold Case, The Vampire Diaries, CSI: Miami e Due uomini e mezzo. Ha 25 anni e cinque film in uscita, tra i quali l'ultimo capitolo della saga Insidious.


Shanley Caswell, che interpreta Riley, ha partecipato al film The Conjuring - L'evocazione. Detto questo, se Detention vi fosse piaciuto recuperate Tucker and Dale vs Evil e almeno la prima stagione della serie Scream Queens. ENJOY!

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