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mercoledì 27 maggio 2026

Twisted (2026)


Attirata da un paio di nomi eccellenti, qualche tempo fa ho deciso di guardare Twisted, diretto dal regista Darren Lynn Bousman. Non l'avessi mai fatto.

Trama

Una truffatrice finisce prigioniera di un geniale ma folle neurochirurgo che vorrebbe far rivivere la moglie...

RECENSIONE

Era da tantissimo tempo che non guardavo un horror recente che mi facesse pensare "Cristo, che schifezza" e mi dispiace davvero che sia toccato a un film verso cui non dico avessi enormi aspettative, ma almeno delle speranze, visti i nomi di Lauren LaVera e Darren Lynn Bousman. Ma andiamo con ordine. Twisted, già dotato di un titolo generico non particolarmente attinente alla trama, racconta la vita "spericolata" di Paloma Joia (la quale, non si sa perché, parla in italiano, lascia intendere di avere origini nostrane, poi sciorina i nomi di due genitori palesemente ispano-americani, e che gli vuoi dire a quel "Joia"? Toda joia toda belessa?) e della sua compagna Smith (lei ha solo un cognome ad identificarla), le quali prima affittano appartamenti di lusso, poi truffano dei malcapitati fingendosi agenti immobiliari e intascando soldi per vendite farlocche. Non si sa come agisca Smith, ma Paloma usa nomi falsi tratti dai classici della letteratura inglese e, solitamente, come vittime sceglie uomini particolarmente sensibili al suo fascino, intortandoli come in un thriller soft-core anni '80-'90, che è un po' la vibe di tutto il film, come scoprirete più avanti. Le truffe vanno a gonfie vele finché Paloma non punta l'appartamento del Dr. Kezian, un brillantissimo neurochirurgo dalle idee, diciamo, rivoluzionarie; invece di incaprettare, Paloma finisce incaprettata, prigioniera in un dungeon sotterraneo dove il buon dottore porta avanti esperimenti atti a far rivivere la moglie Rebecca, in stato vegetativo a causa di una malattia degenerativa. E se le parole "malattia incurabile", "genio disperato che punisce persone deprecabili pensando di essere meglio di loro", "dungeon" e "crani scoperchiati" vi dicono qualcosa, soprattutto in relazione a Darren Lynn Bousman, siete voi che avete detto Saw, non io. In effetti, Twisted ricorda molto gli episodi peggiori della saga, con motivazioni già risibili in partenza che vengono mandate in vacca dopo brevissimo tempo, perché l'unico scopo del film è quello di scioccare lo spettatore con una violenza spietata e un sacco di gore. Lasciamo perdere Paloma, che gli sceneggiatori hanno pensato bene di caratterizzare come lesbica furibonda e innamoratissima in un mondo di uomini stronzi (è la sua unica peculiarità. Giuro.), ma il Dr. Kezian passa nel giro di un paio di sequenze dall'essere un luminare posato a un Mr. Hyde che vive solo per poter torturare la protagonista, talmente incauto nelle sue azioni da rischiare di farsi beccare dai due investigatori più pistola della storia dell'horror recente e, soprattutto, incapace di imparare dai suoi stessi esprimenti. SPOILER: Cristo, ma se hai visto che inserendo un pezzo di cervello nel cranio di un altro la personalità dominante diventa quella del donatore, perché diavolo tua moglie non dovrebbe trasformarsi in Paloma e tagliarti giustamente la gola? Tra gli sceneggiatori girava della gran bamba, per forza. FINE SPOILER

Fosse solo la trama, il problema. Lo stesso Bousman pare non sapere bene quale tono dare all'intera operazione. Da una parte, si vede che vorrebbe rinverdire i fasti della locura videoclippara di Saw, usando gli stessi tagli di inquadratura, lo stesso montaggio schizzato e i medesimi colori malati, uno stile che viene riservato, in particolare, alle sequenze che vedono coinvolti gli esperimenti di Kezian e il dungeon sotterraneo. Dall'altra, non so, forse è stato preso da una fortissima botta di nostalgia per i film TV o straight-to-video anni '90, o non si spiega come mai la relazione tra Paloma e Smith abbia la stessa valenza visiva di un pruriginoso inserto lesbo in un thriller soft-core, perché tutto ciò che vede protagonisti i due detective sembri uscito da una svogliata puntata di Hunter e perché Cristo i passaggi temporali vengano scanditi da terrificanti timelapse di elementi urbani come palazzi, ponti, strade ecc. Nonostante gli effetti speciali siano eccellenti, al punto che spesso dovevo girarmi dall'altra parte davanti a cervelli allegramente tagliati oppure portati a spasso dentro calotte craniche scoperchiate sul collo di gente ancora viva, la puzza di vecchio che emana Twisted dà l'idea di poterlo trovare, magicamente, all'interno di qualche svendita di DVD all'Autogrill, e ciò ammorba anche le performance degli attori. L'unica degna è Lauren LaVera, la quale se non altro infonde in Paloma un po' di cazzimma e una rabbia palpabile che fa sempre piacere vedere in una final girl. Tutti gli altri attori mi sono parsi inadeguati, per non dire cani (il detective uomo in particolare è imbarazzante), in primis un Djimon Hounsou palesemente fuori parte, incerto su quale direzione fare prendere a un personaggio scritto, purtroppo per lui, col culo. Era un po' che non mi usciva fuori una stroncatura così pesante, quindi approfittatene per evitare di perdere tempo, ché lo faccio già io per voi, e dedicate quello che avreste speso guardando Twisted per fare qualcosa di meglio. 

CAST

Del regista Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Djimon Hounsou (Dr. Robert Kezian), Lauren LaVera (Paloma Joia), Neal McDonough (Bradshaw) e Alicia Witt (Rebecca Kezian) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Gina Philips, che interpreta la detective Diane Warricker, era la Trish della saga Jeepers Creepers e questo è il suo ritorno "importante" sullo schermo dopo 13 anni. ENJOY!

venerdì 2 novembre 2018

L'insaziabile (1999)

Finalmente è arrivato il momento di parlare di uno dei miei film preferiti, L'insaziabile (Ravenous), diretto nel 1999 dalla regista Antonia Bird.


Trama: durante la guerra tra Messico e America, il Capitano John Boyd viene mandato in un avamposto in Sierra Nevada. Un giorno arriva lì Colqhoun, più morto che vivo e reduce da una terribile esperienza di cannibalismo...



L'insaziabile è una bestia stranissima, per questo ancora più adorabile. La sua matrice horror è cristallina (ed è ciò che mi aveva attirata all'epoca assieme al cast maschile all-star, di cui parlerò nel paragrafo successivo), radicata nel mito indiano del Wendigo, demone che arriva a possedere chiunque osi macchiarsi di un crimine orrendo come quello di mangiare carne umana e che, in generale, rappresenta la gola, la rapacità, l'incapacità di contenere i propri desideri. L'insaziabile non è però solo un horror. Il film di Antonia Bird tocca diversi generi, in primis quello della commedia nera, grottesca, popolata da personaggi involontariamente esilaranti nelle loro idiosincrasie; il film "di guerra", all'interno del quale viene sviscerato non solo tutto l'orrore di un campo di battaglia ma anche il dramma umano di chi, pur odiandosi, cede all'istinto di sopravvivenza rifugiandosi in un atto di codardia che decorati generali mai costretti a prendere parte all'azione non riuscirebbero a comprendere; il racconto "di frontiera", fatto di paesaggi brulli ed inospitali, credenze indiane e pellegrini in pericolo. Questo mix di generi crea una pellicola vivace, capace di sorprendere continuamente lo spettatore e di coinvolgerlo in un'atmosfera che diventa sempre più inquietante e claustrofobica man mano che il film prosegue, inoltre porta sullo schermo personaggi complessi che non si limitano allo stereotipo "buono vs cattivo" oppure "vittime vs killer". Anzi, nel corso de L'insaziabile vengono posti parecchi dilemmi morali che sviscerano la natura fallace dell'uomo il quale, se messo alle strette, getta alle ortiche ogni remora affidandosi al mero istinto; la differenza tra Colquhoun e Boyd è sottile, in quanto i due personaggi sono fin dall'inizio assai simili nel loro desiderio di sopravvivere anche a costo di essere considerati due mostri, ma se Colquhoun sceglie consapevolmente di abbracciare la sua disumanità, Boyd ne rifugge, disgustato dalla propria paura della morte, additato come codardo da tutti i suoi commilitoni e, per questo, ritenuto inaffidabile. In sostanza, per quanto comprensibilmente, neppure Boyd è in grado di sacrificarsi per gli altri e ciò lo rende, agli occhi di Colquhoun, deprecabile quanto lui.


Assieme alla bella sceneggiatura (sulla quale non ricamerei oltre per evitare spoiler), ci sono due elementi che saltano all'occhio de L'insaziabile, riuscendo a fissarsi nella mente dello spettatore per anni. La colonna sonora assurda, realizzata da Damon Albarn e Michael Nyman, spicca per la presenza di un banjo che sembra quasi voler scandire il tempo che resta ai protagonisti e si insinua nella testa come il tarlo che divora Colqhoun e Boyd, insistente ed impossibile da ignorare; zeppa di elementi elettronici distorti, la colonna sonora stride con l'ambientazione da vecchio west del film e rende alcune scene ancor più grottesche e concitate, confermandosi come l'ennesima scelta azzardata ma azzeccatissima di un film che di banale non ha davvero nulla. Il secondo motivo per cui L'insaziabile è riuscito a diventare un cult fin dalla prima volta che l'ho visto è la presenza di attori della madonna, gestiti magistralmente da una regista che è scomparsa purtroppo giovanissima e che chissà quali altre chicche avrebbe potuto regalarci. Robert Carlyle è letteralmente mostruoso, tanto che le efferatissime scene splatter di cui è gremito L'insaziabile fanno molta meno impressione di lui, con quegli occhi ferini e i movimenti animaleschi, imprevedibili sia nel bene che nel male, che caratterizzano il suo personaggio anche nel repentino cambiamento di metà film. Anche gli altri attori però non sono da meno. Guy Pearce, il quale pur essendo il protagonista non apre bocca per i primi venti minuti, lascia che sia lo sguardo terrorizzato da bestia braccata a parlare; l'aspetto naturalmente amabile e pacioso di Jeffrey Jones ci fa adorare fin da subito il suo Colonnello Hart, con tutte le conseguenze del caso, mentre tra i soldati "semplici" si distinguono il biondissimo e folle Neal McDonough e il tenerissimo, ridicolo Jeremy Davies, protagonista di una delle scene più raccapriccianti (benché solo suggerita) del film, perfetta combinazione di dialoghi, interpretazioni e montaggio. Se non avete mai visto L'insaziabile consiglio di recuperarlo appena possibile perché è davvero un gioiello che non dimenticherete facilmente, nemmeno se, come me, avete ormai il cervello zeppo di film!


Di Guy Pearce (Capitano John Boyd), Robert Carlyle (Colonnello Ives/F.W. Colqhoun), David Arquette (Soldato Cleaves), Jeffrey Jones (Colonnello Hart) e Neal McDonough (Soldato Reich) ho parlato ai rispettivi link.

Antonia Bird è la regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Il prete e Face. Anche produttrice, è morta nel 2013 all'età di 62 anni.


Jeremy Davies interpreta il Soldato Toffler. Americano, lo ricordo per film come Nell, Twister, Salvate il soldato Ryan, The Million Dollar Hotel e Dogville, inoltre ha partecipato a serie come Melrose Place, Lost, Hannibal, Twin Peaks e American Gods. Ha 49 anni.


Antonia Bird è stata chiamata, su suggerimento di Robert Carlyle, per sostituire il regista Milcho Manchevski, licenziato dopo sole due settimane; la produzione aveva suggerito di affidare il progetto a Raja Gosnell ma giustamente i membri del cast sono insorti. ENJOY!

venerdì 27 ottobre 2017

1922 (2017)

Non ne avete ancora abbastanza di Stephen King, vero? Meglio! Perché su Netflix è uscito in questi giorni 1922, diretto dal regista Zak Hilditch e tratto dal racconto omonimo del Re, contenuto nella raccolta Notte buia, niente stelle.


Trama: l'agricoltore Wilfred James uccide la moglie, con l'aiuto del figlio Henry, per una questione legata all'eredità di un terreno. L'omicidio però genera una reazione a catena di sventure...


Notte buia, niente stelle è al momento la raccolta kinghiana con più chance di venire "completata", con un totale di tre racconti su quattro adattati per il piccolo schermo. Di queste tre opere, A Good Marriage era una schifezzuola televisiva delle peggiori, Big Driver era salvato dalla bella interpretazione di Maria Bello, 1922 è, al momento, cugino degli splendidi adattamenti che ci sono toccati in sorte nel corso di questo glorioso anno (e no, Torre Nera, non sto parlando con te!), forse perché la storia di partenza era già abbastanza angosciante di suo. Più "gotico rurale" che horror, se vogliamo proprio utilizzare delle etichette, 1922 racconta la lenta discesa all'inferno di un figlio della campagna e dell'epoca in cui vive, un uomo che ha due soli punti fermi: il terreno e l'erede al quale lasciarlo. Wilfred è un uomo duro, apparentemente privo di emozioni, quasi bovino nella sua testardaggine, che si è ritrovato in moglie (probabilmente per un errore di gioventù) una donna altrettanto arida, testarda ma, a differenza sua, disgustata all'idea di rimanere per sempre confinata in una fattoria. In una società dove le mogli devono sottostare ai mariti, essere umili e remissive, Arlette è incredibilmente moderna, sogna una vita in città, dove mantenersi con un'attività propria, e parla di divorzio ed avvocati, di vendite e progresso. Non c'è affetto tra i due, la cosa è palese, e a farne le spese è il figlio quattordicenne Henry, che diventa per lei strumento di ricatto e ulteriore pungolo per ferire Wilfred, mentre per quest'ultimo incarna il futuro, un futuro in cui il ragazzo perpetuerà l'eredità del padre, rimanendo legato per sempre agli sterminati campi di grano del Nebraska e ai "valori" della terra. E di fronte a una madre che minaccia di allontanarlo da amici e fidanzata e un padre che si dimostra invece disponibile a garantirgli una sicura routine, cosa potrà mai scegliere un povero quattordicenne che non ha mai visto il mondo? E' qui che si sviluppa l'infido piano di Wilfred, apparentemente scemo e stundaio ma subdolo come pochi, il quale riesce ad insinuarsi nel cuore, nelle paure e nell'innocenza del figlio fino a convincerlo che l'unica soluzione praticabile per vivere "felici per sempre" è proprio uccidere Arlette. L'orrore Kinghiano, la banalità del male, al loro apice. E ovviamente, come in ogni opera del Re che si rispetti, chi lascia entrare il male in casa sua è condannato ad sprofondare nell'abisso, lentamente ma inesorabilmente.


Lento e inesorabile è anche il ritmo della pellicola di Zak Hilditch, che non ha fretta di arrivare al dunque ma si prende tutto il tempo di costruire atmosfere, intessere destini nefasti, lasciare che il maledetto grano nebraskiano incomba sullo spettatore e che lo sguardo di Thomas Jane riempia lo schermo, ora pensoso, ora affilato come una lama, ora colmo di terrore, confusione e infine rassegnazione. Thomas Jane è il cuore pulsante dell'intera operazione. A nulla varrebbero la fedeltà al testo e la personalità con cui Zak Hilditch è riuscito ad evitare il compitino di routine se l'attore nativo del Maryland non si fosse accollato gli scomodi panni di Wilfred e quell'accento da palla da baseball in bocca che rende quasi impossibile la fruizione del film senza sottotitoli; c'è gente che adora Joel Edgerton e il suo abbonamento a ruoli di villico taciturno, ebbene nella mia modesta opinione io sono convinta che Thomas Jane si mastichi Edgerton e lo sputi perché la sua interpretazione non si limita all'ottuso e burbero silenzio ma viene arricchita da acume sottile, perfidia vendicativa, noncuranza nel manipolare un povero figlio ingenuo. 1922 si concentra quindi essenzialmente sulla figura di Wilfred e sulla fisicità di Thomas Jane, lasciando gli altri personaggi (e conseguentemente gli altri attori) un po' in ombra e centellinando gli aspetti puramente horror o sovrannaturali, cosa che in effetti già accadeva nel racconto. Non pensate quindi di guardare 1922 e di passare una serata coi nervi a fior di pelle, pronti a saltare sulla sedia sconvolti dai jump scare: quello del film è un orrore sottile, dove al massimo vi capiterà di provare disgusto se non amate i ratti, inquietudine all'idea di una casa popolata da fantasmi e, soprattutto, un senso di ineluttabile angoscia che non ha bisogno né di effetti speciali né di sequenze al cardiopalma. Per tutti questi motivi 1922 mi è piaciuto molto e, anche se è in grado di camminare con le sue gambe, mi ha fatto tornare la voglia di rileggere il racconto da cui è tratto, giusto per festeggiare i 70 anni di Stephen King. Ah, un avvertimento che nulla toglie alla bellezza della pellicola: se non amate le violenze sugli animali e vedere bestie sofferenti vi turba più di qualsiasi altra cosa, state lontani da questo film, mi raccomando.


Del regista e sceneggiatore Zak Hilditch ho già parlato QUI. Thomas Jane (Wilfred James) e Neal McDonough (Harlan Cotterie) li trovate invece ai rispettivi link.

Molly Parker interpreta Arlette James. Canadese, ha partecipato a film come Il prescelto, American Pastoral e a serie quali Nightmare Cafe, Oltre i limiti, Highlander, Sentinel, Six Feet Under, Dexter e House of Cards. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 45 anni e un film in uscita.


Dylan Schmid, che interpreta Henry, è stato il giovane Baelfire di C'era una volta e ha partecipato anche a Horns, tratto dal romanzo di Joe Hill. Se 1922 vi fosse piaciuto leggetevi il racconto, ovviamente. ENJOY!

venerdì 6 settembre 2013

Red 2 (2013)

Con un po' di ritardo questa settimana sono riuscita a vedere Red 2 del regista Dean Parisot, seguito di quel Red che tanto mi era piaciuto nel 2010.


Trama: Frank e Sarah ormai stanno insieme e vivono le "gioie" di una vita tranquilla e noiosa. Questo, ovviamente, finché il folle Marvin non decide di coinvolgerli in una crisi internazionale innescata da una bomba atomica e uno scienziato pazzo...


I Reduci Estremamente Distruttivi sono tornati e, sebbene Red 2 non raggiunga le vette del primo, sorprendente e simpatico capitolo, riescono comunque ancora a divertire e spaccare culi nonostante la veneranda età. Se Red presentava i personaggi e il mondo dello spionaggio attraverso gli occhi affascinati di una donna di provincia desiderosa di avventure in Red 2 il focus si sposta prepotentemente sulla coppia Sarah/Frank e tutta la vicenda non è altro che un modo per aiutarli a capire come impostare un rapporto che credevamo idilliaco e che invece soffre la noia e la routine di una vita normale. I personaggi "secondari" (e chiamiamoli così...) come Victoria e Marvin diventano così, tra una sparatoria e l'altra, i consulenti dei due piccioncini e dispensano consigli o tramano riavvicinamenti sfruttando i pericoli incombenti. In questo caso, gli sceneggiatori hanno deciso di fare ripiombare i personaggi in piena guerra fredda e di farli girare come trottole in giro per il mondo, inserendo villain e/o riluttanti alleati che rispecchiano in pieno i cliché spionistici, con quel goccio di esotico che non guasta mai. Il risultato è un film allegro, spigliato, condito dalle solite, accattivanti scene d'azione/inseguimenti/sboronate ma anche, ahimé, troppo pieno di luoghi comuni e, soprattutto, prevedibilissimo sul finale, risolto con un terribile escamotage da bambini delle elementari.


Ma poi, alla fine, chi diavolo era andato a vedere Red 2 per la trama? Non certo io, per carità, che puntavo invece a ritrovare "solo" i miei amati vecchietti e gli attori che li interpretano! Bruce Willis è sempre fico ma questa volta è un po' sottotono, devo ammetterlo: la simpatica e frizzante Mary Louise Parker e, soprattutto, un'indescrivibilmente meravigliosa Helen Mirren gli rubano la scena in più di un'occasione, soprattutto quando quest'ultima si profonde nella folle imitazione della Regina (citando sé stessa in diverse pellicole, tra l'altro), spara o duetta in macchina con Byung-Hun Lee. A proposito del quale posso solo asciugare le bave e rantolare un "tante cose belle e buone": quest'uomo è un incredibile pezzo di fico, che stia fermo o che combatta, sia nudo che vestito. Dico solo che persino la sua tartaruga ha la tartaruga e va bene così! Catherine Zeta Jones invece delude per mancanza di carisma e abbondanza di bruttezza a causa dell'inguardabile taglio di capelli ma Anthony Hopkins compensa col suo fare gigione e Malkovich da il bianco soprattutto grazie alle sue espressioni e al guardaroba da denuncia con cui i costumisti amano vestirlo (a proposito di abiti: le scarpe della Mirren e della Parker mi hanno commossa per lo stile da sbavo. Le voglio ora.), sebbene il suo personaggio risulti più forzato e meno divertente rispetto al primo capitolo. Per finire, da nerd ho molto apprezzato l'uso dei disegni di Cully Hamner (che assieme a Warren Ellis aveva realizzato la serie a fumetti) nei titoli di testa del film e la ripresa del suo stile nei vari "stacchi" che segnalano i diversi spostamenti dei nostri eroi. In definitiva, Red 2 è quindi un simpatico film per passarsi due orette di sana, violenta e disimpegnata allegria ma comincia già a mostrare i primi segni del detto "un gioco è bello se dura poco". Speriamo non decidano di fare un terzo capitolo perché non credo gli andrà più così bene!


Del regista Dean Parisot ho già parlato qui. Bruce Willis (Frank Moses), John Malkovich (Marvin), Mary-Louise Parker (Sarah), Helen Mirren (Victoria), Anthony Hopkins (Bailey), Byung-Hun Lee (Han Cho Bai), Catherine Zeta-Jones (Katja), David Thewlis (La rana) e Brian Cox (Ivan) li trovate invece ai rispettivi link.

Neal McDonough interpreta Jack Horton. Americano, ha partecipato a film come Darkman, L’insaziabile, Minority Report, The Hitcher, Capitan America: Il primo Vendicatore e a serie come Più forte ragazzi, X-Files, Desperate Housewives, CSI: NY e CSI – Scena del crimine. Anche produttore e sceneggiatore, ha 57 anni e sei film in uscita.


Ernest Borgnine avrebbe voluto riprendere il ruolo dell’archivista del primo film e in effetti le sue scene erano già state scritte per il sequel ma purtroppo il grande attore è venuto a mancare nel 2012 e le sequenze sono state girate da Titus Welliver, non riportato nei credits. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Red. ENJOY!!

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