venerdì 22 maggio 2015

Il racconto dei racconti (2015)

Approfittando dell'insperata fortuna di trovarmi davanti una settimana ricca per quel che riguarda la programmazione cinematografica savonese, martedì sono andata a vedere Il racconto dei racconti, diretto e co-sceneggiato dal regista Matteo Garrone partendo da tre novelle contenute nell'opera omonima di Giambattista Basile.


Trama: in tre diversi regni vicini, una regina desidera ardentemente rimanere incinta, una principessa viene data in sposa ad un orco e un re si innamora perdutamente di una vecchia, ingannato dalla sua splendida voce..


In questi giorni il Cinema mi sta davvero regalando delle gioie. Prima c'è stato il trionfo di Mad Max: Fury Road, ora lo splendore visivo di questo Il racconto dei racconti, un film talmente bello da non sembrare nemmeno italiano. E invece, per fortuna, a parte gli attori principali (e la splendida fotografia di Peter Suschitzky) con l'ultima pellicola di Garrone si gioca interamente in casa e finalmente possiamo vantarci di quella Bella Italia che dovrebbe essere il nostro fiore all'occhiello nonché il nostro schiaffo morale agli occhi del mondo intero: i personaggi da fiaba de Il racconto dei racconti vivono, soffrono e soprattutto sbagliano nelle magnifiche stanze del Castello di Sammezzano, nel verde del bosco monumentale di Sasseto, tra le mura del Castello di Donnafugata, sulle rocce mozzafiato dove s'arrocca il Castello di Roccascalegna, nelle acque misteriose delle Gole dell'Alcantara, tra le strettissime pareti di roccia di Sovana e Sorano, solo per citare i luoghi che mi sono rimasti più impressi. I re e le principesse che rivivono sul grande schermo indossano abiti sfarzosi, talmente ricchi da lasciare senza parole, e interagiscono con creature fuori dall'immaginazione, le più belle che abbia mai visto in un film italiano: il mostro che sul finale attacca gli albini Eliah e Jonas è un incubo degno di Guillermo Del Toro e il drago che si vede all'inizio è molto, molto più realistico e delicato di quanto potrà mai essere lo Smaug della WETA, per non parlare della raccapricciante pulce formato famiglia del Re di Altomonte, talmente ben fatta da indurre a temere che possa uscire dallo schermo da un momento all'altro. Tutto questo orgoglioso sfoggio di artigianalità italiana viene amalgamato dalla sapiente regia di Garrone, che smussa alcuni difetti e lungaggini insite nella trama regalandoci immagini da imprimere nella mente per non scordarle mai più, in un continuo alternarsi di poesia e trivio, di allegra luce e triste oscurità, di commozione e risate, mentre l'evocativa colonna sonora di Alexandre Desplat culla l'orecchio dello spettatore trasportandolo inconsapevole all'interno di questo mondo che affonda le radici in un passato mai esistito e allo stesso tempo terribilmente familiare.


Avrete notato che, a differenza degli altri post, ho cominciato a parlare de Il racconto dei racconti partendo dalla tecnica mirabolante con cui è stato confezionato. Questo perché, onestamente, mi hanno catturata più le immagini del contenuto ma anche i tre racconti scelti non mi hanno lasciata indifferente, anzi. Finalmente, qualcuno ha avuto le palle di voltare le spalle alla "lezione Disney" e di proporre al pubblico delle fiabe senza snaturarle, lasciando intatta la loro ingenuità e soprattutto la loro terrificante crudeltà. Genitori alla lettura, non azzardatevi a portare i bambini a vedere Il racconto dei racconti: al di là di alcune immagini che ho trovato paurose persino io e di qualche nudo frontal-posteriore (sia benedetto Vincent Cassel e la sua chiappa d'oro) le tre storie selezionate dal cosiddetto "Pentamerone" sono angoscianti perché gettano in faccia allo spettatore tutta la pochezza della razza umana senza alcuna morale di fondo, lasciando i personaggi a subire un triste o mortale destino a causa dell'egoismo e dell'avidità di chi dovrebbe proteggerli e amarli. La regina che non può avere figli e la vecchia Dora sarebbero dei personaggi verso i quali provare pietà ma i loro desideri sono talmente violenti (come giustamente dice l'evocativo Necromante di Franco Pistoni) e loro talmente prive di scrupoli nel tentare di realizzarli che automaticamente la pietà si trasforma in repulsione, soprattutto quando la loro arroganza arriva a danneggiare i più deboli. La regina di Salma Hayek e la vecchia Dora sono due protagoniste complesse e sono in grado di suscitare sentimenti ambivalenti ma la storia che più mi ha toccata nel profondo, facendomi uscire dal cinema con un magone devastante, è quella che racconta di come il Re di Altomonte abbia dato in sposa la figlia Viola ad un orco, un racconto in cui la stupida freddezza di un solo uomo (che preferisce dare attenzioni ad una pulce piuttosto che alla figlia) causa l'infelicità e la morte anche di chi, pur essendo normalmente additato come "malvagio", non avrebbe sicuramente meritato una simile sorte. E qui mi fermo, altrimenti rischio di incappare nei tanto odiati spoiler. Voi invece non lasciatevi scoraggiare da eventuali recensioni tiepide e andate a vedere questo trionfo di fantasia e fiaba tutto italiano: vi assicuro che nessun blockbuster fantasy d'oltreoceano vi lascerà in bocca lo stesso gusto dolceamaro e nostalgico de Il racconto dei racconti!


Di Salma Hayek (Regina di Selvascura), Vincent Cassel (Re di Roccaforte), Toby Jones (Re di Altomonte) e John C. Reilly (Re di Selvascura) ho già parlato ai rispettivi link.

Matteo Garrone è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Originario di Roma, ha diretto film come L'imbalsamatore, Gomorra e Reality. Anche produttore e attore, ha 47 anni.


Shirley Henderson interpreta Imma. Scozzese, ha partecipato a film come Rob Roy, Trainspotting, Il diario di Bridget Jones, Harry Potter e la camera dei segreti, Che pasticcio Bridget Jones!, Harry Potter e il calice di fuoco, Marie Antoinette, Lo schiaccianoci 3D, Anna Karenina e a serie come Doctor Who. Ha 50 anni e un film in uscita.


Alba Rohrwacher interpreta la padrona del circo. Originaria di Firenze, ha partecipato a film come Melissa P., Mio fratello è figlio unico, Caos calmo, La solitudine dei numeri primi, Bella addormentata e Hungry Hearts. Ha 36 anni e tre film in uscita.


Massimo Ceccherini interpreta il padrone del circo. Originario di Firenze, lo ricordo per film come S.P.Q.R. 2000 e 1/2 anni fa, Cari fottutissimi amici, I laureati, Il ciclone, Fuochi d'artificio, Viola bacia tutti, Lucignolo e Faccia di Picasso. Anche regista e sceneggiatore, ha 50 anni.


Stacy Martin, che interpreta la giovane Dora, era la giovane Joe in Nymphomaniac mentre il Necromante altri non è che il meraviglioso Iettatore di Avanti un altro, alias Franco Pistoni. ENJOY!

Qui trovate la recensione di Lucia e quella de I 400 calci, con le quali mi trovo assolutamente d'accordo!

giovedì 21 maggio 2015

(Gio)WE, Bolla! del 21/05/2015

Buon giovedì a tutti! Dopo il piatto ricco della settimana scorsa, anche per i prossimi sette giorni si prevede una bella indigestione di cinema. Questi nuovi film saranno all'altezza dei precedenti? Ne dubito ma speriamo! ENJOY!

Tomorrowland
Reazione a caldo: Olé!
Bolla, rifletti!: Prima di Avengers - Age of Ultron c'è stata una preview di qualche minuto dell'ultimo film prodotto dalla Disney ed ispirato ad una delle attrazioni di Disneyland e, che dire, sono stata presa in pieno come una boccalona. Azione, avventura, ritmo, George Clooney e Dr. House. What else...?

Youth - La giovinezza
Reazione a caldo: Olé! (2)
Bolla, rifletti!: Dopo i bellissimi This Must Be the Place e La grande bellezza aspetto Sorrentino al varco. Aspetto anche le badilate sui marroni e l'occhio a mezz'asta se è per questo. Speriamo bene...

Survivor 
Reazione a caldo: Bah
Bolla, rifletti!: Nonostante il cast stellare questo film mi ispira poco o nulla: terrorismo e giochi di spie sono diventati un po' inflazionati, per quanto attuali.

The Lazarus Effect
Reazione a caldo: Beh
Bolla, rifletti!: Sarà sicuramente una belinata epica, infarcita di cliché, ma sono mesi che non danno un horror al cinema quindi probabilmente mi fionderò a vederlo. Anche perché nel cast ci sono Evan Peters e Ray Wise, mica pizza e fichi!

E al cinema d'élite restano indietro? No, credo di no...

The Fighters
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: "Un film sentimentale girato come un film d'avventura, in cui i paesaggi sono importanti quanto i personaggi." Qualcuno lo ha definito un Moonrise Kingdom con protagonisti adulti, già solo per questo mi verrebbe voglia di vederlo, in più pare che l'anno scorso a Cannes abbia fatto man bassa di premi. Devo proprio recuperarlo!

mercoledì 20 maggio 2015

Tusk (2014)

Come avrete capito, questo è periodo di horror supercazzola. Avrei voluto concludere la Top 10 Horror 2014 di Lucia sparandomi in sequenza Dead Snow e il suo seguito ma per motivi di programmazione ho deciso di rimandare e completare il recupero dell'anno scorso con un film appartenente alla Worst 5 de Il giorno degli zombi, ovvero Tusk, diretto e scritto nel 2014 dal regista Kevin Smith. Una pellicola che speravo fosse divertente e stupida ma invece...


Trama: Wallace, conduttore radiofonico, va in Canada per registrare un podcast su un ragazzino senza gamba, fenomeno virale su internet. Quando l'intervista salta, Wallace decide di rimanere in Canada per cercare altro materiale bizzarro e si imbatte nello strano Howard Howe, un vecchio sulla sedia a rotelle con mille storie da raccontare e un'unico, terribile sogno da realizzare...



Siccome non so davvero da che parte iniziare a parlare di Tusk, comincerò rispondendo alla domanda che probabilmente chiunque si pone appena approdato su un blog di cinema: questo film è bello? La mia risposta è NO. Ci ho pensato e ripensato e non posso apprezzare l'ultimo lavoro di Kevin Smith, tuttavia non è neanche facile liquidare Tusk semplicemente come un brutto film. Piuttosto, parlerei di pessima gestione dei generi, scrittura terribile e, conseguentemente, di occasione sprecata. Come testimonia infatti un messaggio inviato a Lucia, per me è stato molto difficile arrivare alla fine di Tusk ma non per il motivo che potete pensare. La verità è che ho trovato il film (o, meglio, parte di esso), terribilmente angosciante e disturbante, cosa che accade ogni volta che mi trovo davanti una pellicola che prevede persone stravolte nel fisico e nella mente contro la loro volontà, soprattutto persone private dell'uso della parola, completamente alla mercé di un pazzo inarrestabile. Non importa che il desiderio di Howe sia folle e persino ridicolo, non importa che il risultato finale raggiunga livelli di WTF quasi fuori scala: non mi vergogno ad ammettere che tutto quello a cui viene sottoposto Wallace non mi ha fatto dormire la notte e che spesso ho dovuto interrompere la visione di Tusk per andare a farmi un giro. Se la cosa finisse qui potrei quindi dire che, per quanto malato, Tusk sia un ottimo film... ma da una cosa nata da un podcast del regista e finanziata dai fan in rete non poteva uscire fuori qualcosa di buono e infatti qui casca l'asino, o meglio subentrano la pessima gestione dei generi e la terribile scrittura. Il logorroico e buffo Kevin Smith, infatti, ha deciso di rendere Tusk una commedia horror e, per far ciò, ha scelto di inserire tra una scena angosciante e l'altra i suoi soliti monologhi, racconti di leggende metropolitane, personaggi nerd e fuori dalle righe, volgarità assortite e quant'altro, col risultato che sembra quasi di vedere spezzoni di due film diversi attaccati tra loro con generose mani di colla vinilica. Tutte le commedie horror viste di recente, come Housebound, Las brujas de Zugarramurdi e Tucker and Dale vs. Evilmettono i brividi ma fanno anche morire dal ridere, perché i due elementi "contrastanti" che le costituiscono sono amalgamati alla perfezione, mentre guardando Tusk si passa dall'angoscia per l'elemento horror alla tristezza per la comicità infantile che gli fa da cornice.

E' un tricheco? Ah no, è il bambino de Il sesto senso...
A risentire più di tutti di quest'umorismo demente e di quella che è, alla fin fine, una grottesca e patetica tirata sulla sindrome di Peter Pan (perché i personaggi di Smith sono sempre dei bietoloni incazzosi e con l'umorismo di un bambino di 3 anni? E' dai tempi del mio pur adorato Clerks, mobbasta....), sull'amore e la sofferenza che rendono gli umani diversi dagli animali, sull'eterno conflitto tra Americani e Canadesi, è il povero Michael Parks che, da gran signor attorone qual è, regala allo spettatore una performance superba, riuscendo a rendere inquietante e verosimile Howard Howe anche barba alla sua assurda follia. Justin Long è un protagonista terribilmente irritante ma riesce se non altro a far da spalla a tanta bravura e da un certo punto in poi si trova costretto a recitare avvolto da un impressionante (nel senso che non riuscivo a guardarlo senza che mi si rivoltasse lo stomaco) e limitante costume, cosa non da poco, mentre chi ha definitivamente preso la sua carriera per buttarla nel cesso è l'irriconoscibile Johnny Depp, che troviamo qui nei panni di una sorta di folle Ispettore Clouseau dall'intestino delicato: Johnny Boy, ho capito che ti sei conciato come un demente per non farti riconoscere, ma ti sei sputtanato comunque, mi spiace. E siccome il film parla di trichechi, rimanendo in tema sputtanamenti mi par brutto non citare l'ex bambino de Il sesto senso, Haley Joel Osment, talmente bolso ed inchiattito che per un attimo ho pensato fosse lui l'animalone zannuto tanto rimpianto da Howe! Attori a parte, guardando Tusk mi è sembrato che Smith, come al solito, avesse tante idee superficiali che alla fine non è riuscito a concretizzare in qualcosa di interessante o meritevole di venire approfondito. Questo è un po' il difetto di tutti i suoi film ma quando questa cosa si limita alla Generazione X a lui tanto cara o alle pellicole dichiaratamente supercazzola riesco anche ad apprezzarla, questa volta invece mi sono sentita imbrogliata e presa in giro, insultata nella mia dignità di spettatrice: caro Kevin, io ti voglio bene ma se credi che tutti i tuoi  fan siano babbaloni nerd americani che si spanciano ad ascoltare i tuoi podcast e sono quindi disposti a cacciare grano per ogni belinata che ti passa per la testa (#WalrusYes ? Maddai...), forse dovresti smettere di fare il regista e, soprattutto, lo sceneggiatore. Prendi esempio da Silent Bob e stai zittino per un po', vah!


Del regista e sceneggiatore Kevin Smith ho già parlato QUI. Michael Parks (Howard Howe), Justin Long (Wallace Bryton), Haley Joel Osment (Teddy Craft), Johnny Depp (Guy LaPointe) e Jennifer Schwalbach Smith (cameriera al Gimli Slider) li trovate invece ai rispettivi link.

Genesis Rodriguez (vero nome Génesis Rodríguez Pérez) interpreta Ally Leon. Americana, ha partecipato a film come 40 carati, Che cosa aspettarsi quando si aspetta, Io sono tu e ha lavorato come doppiatrice in Big Hero 6. Ha 28 anni e due film in uscita.


Tra le guest star presenti in Tusk spiccano Harley Quinn Smith e Lily-Rose Melody Depp, rispettivamente figlia di Kevin Smith e segaligna pargola di Johnny Depp e Vanessa Paradis, nei panni delle due sgallettatissime commesse del supermercato. Mi sono risparmiata invece (e per fortuna) lo sputtanamento di Quentin Tarantino, che ha rifiutato il ruolo di Guy Lapointe pur avendo dato al film ogni benedizione; benedizione che, ahimé, perdurerà credo nei prossimi due film destinati a comporre la trilogia canadese di Kevin Smith, ovvero Yoga Hosers (che dovrebbe uscire a giugno di quest'anno e avere nel cast gli stessi attori principali salvo Michael Parks, con Johnny Depp sempre nei panni di Guy LaPointe e in più lo stesso Kevin Smith, Jason Mewes e Stan Lee) e Moose Jaws (in uscita nel 2016, viene descritto "come Lo squalo. Ma con le alci". Santo Dio). Detto questo, nell'attesa, se Tusk vi fosse piaciuto recuperate The Human Centipede - First Sequence, poi maleditemi. ENJOY!


martedì 19 maggio 2015

Mad Max: Fury Road (2015)

"MAD MAX FURY ROAD è una meraviglia, 
una sinfonia di carne e metallo che suona meglio di qualunque cosa possa capitarvi.
 Se non dovesse piacervi saprete che è perché la vostra anima è sorda."
(Cit. Andrea Lupia)

Sabato sera sono andata a vedere Mad Max: Fury Road, diretto e co-sceneggiato da George Miller. Mi aspettavo una figata, invece sono solo uscita dal cinema convinta di avere visto il film più bello dell'anno. Segue post colmo d'aMMore e soprattutto PRIVO DI SPOILER.


Trama: in un futuro post-apocalittico, il taciturno e rude Max deve sopravvivere allo spietato dominio del crudele e mostruoso Immortan Joe, all'inseguimento dell'Imperatrice Furiosa..



George Miller potrà anche non essere considerato dalla cVitica cinefila "che conta" come un Autore degno di questo nome ma per me con la saga Mad Max è riuscito a conquistarsi di diritto un posto nella storia del Cinema. Nel giro di tre decadi il buon George ha girato un cult, SI E' SUPERATO col secondo capitolo, ha sbagliato metà del terzo ma solo per problemi di produzione e a causa della dipartita dell'amico Byron Kennedy e ha girato, trent'anni dopo, un reboot in grado di superare e lasciarsi alle spalle tutti i suoi pregevoli fratelloni. Mad Max: Fury Road dovrebbe essere preso ad esempio da qualunque regista che decida di dare in pasto al pubblico moderno la sua creatura più famosa e riuscita: se l'entusiasmo rimane intatto, se la professionalità non è mai calata, se il film in questione può essere rivisitato ma non snaturato, se il budget è più alto e la tecnologia ci permette di realizzare tutto quello che negli anni '80 poteva essere solo immaginato, ecco che basta mettercisi di buona lena e arriva il capolavoro. E' lapalissiano. Altro che Raimi, Craven e compagnia cantante, che hanno lasciato i loro cult in mano a dei fighetti, a dei ragazzini smanettoni e a degli sceneggiatori faciloni; a settant'anni suonati George Miller ha ripreso la SUA creatura e ha dimostrato di sapere ancora spaccare culi. Per citare Immortan Joe e soci, noi lo ammiriamo e non lo troviamo mediocre. Anzi. Mad Max: Fury Road è un trionfo, non saprei come altro descriverlo. E' una sfrenata corsa in mezzo al deserto dove quella tamarreide che gli Expendables possono solo sognarsi viene elevata ad Arte. E' un'epica battaglia non tra bene e male ma tra vita e morte: come già accadeva ai tempi in cui lo interpretava Mel Gibson, Max non vive, sopravvive. E' nulla più di un animale braccato, una bestia feroce perseguitata dai fantasmi del passato e dai sensi di colpa che, per evitare di "deludere" ancora chi dovesse riporre la propria fiducia in lui, sceglie l'ignavia e l'autoconservazione. Max si ritrova così a fare da spartiacque tra l'Imperatrice Furiosa, donna decisa a proteggere la Vita per il bene dell'umanità intera, e il tiranno Immortan Joe, deciso invece a compiere un massacro per proteggere la SUA vita, la certezza di poter avere il potere assoluto contando su una discendenza sana tradotta in guerrieri pronti a morire per un suo sguardo: acqua, latte, sangue, verde, bellezza, fertilità, tutti i sinonimi di Vita sono concentrati nelle mani di un mostro che di vitale e umano ha davvero molto poco e che si bea della sofferenza e della stupidità di tutti quelli che lo circondano.


Alla fredda, rozza follia di Immortan Joe si contrappone la feroce grazia dell'Imperatrice Furiosa, il personaggio più bello (in senso letterale e figurato) di tutta la saga e quello che è riuscito a fare compiere a questo reboot il salto di qualità. Uno sguardo della bravissima Charlize Theron esprime la sofferenza, la disperazione e la determinazione più di quanto non possano fare mille inseguimenti al cardiopalma (che pur ci sono e sono meravigliosi!) e questa preponderante presenza femminile consente a Miller di sviscerare interamente il dramma umano dei pittoreschi personaggi post-apocalittici che popolano la pellicola, spezzando il cuore allo spettatore senza essere né retorico né banale. La Theron si offre completamente al regista, sporcandosi di sangue, sudore e olio per motori, diventando così la personificazione di tutto il meraviglioso bailamme che sta al cuore di Mad Max: Fury Road, ovvero due ore piene di inseguimenti mozzafiato, mezzi motorizzati usciti dalla mente di un pazzo, stunt talmente violenti e arditi da lasciare a bocca aperta e, ovviamente, personaggi totalmente fuori dalle righe. Miller non ha perso smalto e si vede: se già nel 1985 con Mad Max oltre la sfera del tuono aveva mostrato quello che era in grado di fare con un budget gonfiato, qui si consacra paladino dell'artigianalità (la CGI è stata usata solo per modificare alcuni scorci del deserto in Namibia, eliminare dei cavi e consentire alla Theron di mostrarsi senza un braccio) ed esagera sereno con delle scenografie e delle sequenze in grado di fare piangere di gioia lo spettatore, in primis la meravigliosa cittadella di Immortan e poi il devastante inseguimento all'interno di una tempesta di sabbia. La cinepresa di Miller è instancabile e non sta ferma un minuto, agevolata da un montaggio dinamico ma fluido, passa dai primi piani dei personaggi a quelli dei motori dei mezzi che guidano, dagli sterminati deserti alle cabine di pilotaggio, dalle esplosioni roboanti agli sguardi e gesti appena accennati; le soluzioni visive e coreografiche inoltre non si contano (gli assassini sulle aste flessibili sono favolosi ma personalmente mi alzavo per applaudire ad ogni inquadratura del chitarrista fiammeggiante, vero ed indiscusso mito del film), la colonna sonora è semplicemente galvanizzante, la fotografia coloratissima e nitida, i costumi e il make-up delineano alla perfezione tutti i personaggi, da quelli importantissimi a quelli "secondari" e c'è persino spazio per qualche citazione dedicata ai fan della saga. A tal proposito, se non avete mai visto un Mad Max non preoccupatevi: potete gustarvi quello che ad oggi è il miglior film del 2015 senza nessun problema, godendo di una bellezza e una tecnica talmente grandi che non potrei mai descriverle con le mie limitate capacità. Mi limito solo a ringraziare Miller, che mi ha ridato fiducia nel Cinema e nell'umanità.


Del regista e co-sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Tom Hardy (Max Rockatansky), Charlize Theron (Imperatrice Furiosa) e Nicholas Hoult (Nux) li trovate invece ai rispettivi link.

Hugh Keays-Byrne, che interpreta Immortan Joe, era stato il primo avversario di Max, Toecutter, nell'ormai storico Interceptor; tra le attrici spiccano invece Megan Gale nei panni della Valchiria e Zoë Kravitz, figlia di Lenny Kravitz e Lisa Bonet, che interpreta Toast. Mel Gibson avrebbe dovuto tornare come Max già nel 2003 ma per problemi di location e la sua decisione di girare La passione di Cristo, alla fine non se n'è fatto nulla, così come non c'è stato nulla da fare per Heath Ledger (per ovvie ragioni) e Jeremy Renner, entrambi possibili candidati per il ruolo di Max. Detto questo, nell'attesa di un'altra probabile trilogia il cui secondo film dovrebbe chiamarsi Mad Max: Furiosa, se Mad Max: Fury Road vi fosse piaciuto recuperate l'intera saga di Mad Max! ENJOY!


Altre pregevolissime recensioni del film dell'anno:

Book and Negative
Bara Volante 
I 400 calci
Antro Atomico


domenica 17 maggio 2015

Tucker and Dale vs. Evil (2010)

Come sapete, io arrivo sempre in ritardo. Non deve stupirvi, dunque, che sia riuscita a recuperare solo dopo cinque anni un cult come Tucker and Dale vs. Evil, diretto e co-sceneggiato nel 2010 dal regista Eli Craig.


Trama: Tucker e Dale sono due campagnoli che finalmente riescono a prendersi qualche giorno di vacanza da passare in mezzo ai boschi. Nello stesso luogo, però, arrivano anche un gruppo di ragazzotti del college che, a causa di pregiudizi ed equivoci, arrivano a considerare Tucker e Dale due serial killer...



Ultimamente mi sto facendo una bella cura di commedie horror ma dovete sapere che, nonostante mi piaccia abbastanza il genere, non capita spesso che mi ritrovi a ridere senza controllo, al limite sorrido o mi diverto senza darlo troppo a vedere. Invece, con Tucker and Dale vs. Evil ho riso davvero fino alle lacrime per quasi tutto il film perché questa commedia degli equivoci horror tocca dei livelli di assurdità mai visti e riesce a sdrammatizzare e a rendere esilaranti persino le peggio macellate. Eli Craig e compagnia sono riusciti in questo difficile intento perché la sceneggiatura del film ha dei tempi comici perfetti ed è sorretta da un susseguirsi ad anello di equivoci e gag perfettamente incastrati tra loro, spiazzanti nel loro essere anche troppo verosimili; la comicità di cui è impregnato Tucker and Dale vs. Evil è interamente giocata sui cliché horror dei poveri studenti che si ritrovano in territorio arretrato e sconosciuto (il regno dei cosiddetti hillbillies alla Un tranquillo weekend di paura, per intenderci) e vengono insidiati da sanguinari zoticoni e funziona proprio perché sono gli stessi protagonisti ad essere consapevoli di questi cliché e a rileggere ogni avvenimento in questa ottica mentre i due presunti "serial killer" non hanno assolutamente idea di cosa diavolo stia succedendo. Della serie, ognuno ottiene quel che si aspetta, sia per colpa di pregiudizi e mentalità chiusa, sia per colpa di una bella dose di sfiga, di cui Tucker e Dale sono portatori sani. I due protagonisti del titolo sono poi un riuscitissimo mix di caratteri, una versione più simpatica e verosimile della classica coppia "scemo e più scemo", con l'aggiunta di una piccola, graditissima sorpresa: apparentemente, il fulcro della coppia sembrerebbe essere lo scafato e rozzo Tucker, invece la sceneggiatura preferisce concentrarsi sull'evoluzione del timido e tonto Dale, un tale concentrato di cicciosità e tenerume redneck che più volte mi sarebbe venuta voglia di abbracciarlo.


Non pensiate però che in Tucker and Dale vs. Evil ci sia solo della commedia. Il tasso di risate è pari a quello di emoglobina, con gran profusione di impalamenti, gente squartata e altre simpatiche amenità che piacciono tanto a noi cattivi fan dell'horror e non sto parlando di effettacci dozzinali fatti a tirar via, anzi: la spietatezza con la quale vengono fatti fuori quasi tutti i personaggi farebbe la felicità di Eli Roth e, nonostante la natura umoristica di queste mattanze, lo spettatore non è costretto a sorbirsi quell'effetto "cartone animato" tanto caro al gore estremo giapponese. Alla cura con cui è stata scritta la sceneggiatura e diretta la pellicola sia aggiunge anche una scelta azzeccata del cast. Al di là dei ragazzini del college, tutti simpatici e caratteristici ma comunque carne da macello, quelli che spiccano sono ovviamente Alan Tudyk nei panni di Tucker, Tyler Labine in quelli di Dale e, inaspettatamente, Katrina Bowden in quelli di Allison, ruolo col quale è riuscita tranquillamente ad affrancarsi dallo stereotipo della bomba sexy bionda ed oca. Anzi, diciamocela pure tutta: un buon quaranta per cento dell'interesse che ho provato durante la visione di Tucker and Dale vs. Evil era interamente concentrato sulla tenerissima e realistica costruzione del rapporto di amicizia tra Dale e Allie, tanto che alla fine saltellavo senza ritegno come una fangirl, sperando che la biondina accettasse finalmente la corte di questo timido antieroe ciccionetto e capitolasse davanti al fascino (??) della salopette. Ah sì, poi, come ho detto, c'è sangue e si ride un sacco... ma che cavolo, alla fine io ho il cuore tenero e lo sapete! Ed è anche per questo motivo che vi consiglio spassionatamente Tucker and Dale vs. Evil, uno dei pochi film che mi ha fatto venire voglia di avere tra le mani un seguito, in qualsiasi formato, sia video che cartaceo, perché questi maledetti e pericolosiSSSSimi hillbillies mi hanno conquistata!


Di Alan Tudyk (Tucker) e Katrina Bowden (Allison) ho già parlato ai rispettivi link.

Eli Craig (vero nome Elijah M. Craig) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, dopo questo film ha diretto solo il fallimentare pilot della serie Zombieland. Anche attore e produttore, ha 43 anni.


Tyler Labine interpreta Dale. Canadese, ha partecipato a film come Zack & Miri - Amore a... primo sesso, L'alba del pianeta delle scimmie e a serie come Hai paura del buio?, Sabrina - Vita da strega, X-Files, Millenium e Dark Angel; come doppiatore ha inoltre partecipato al film Monsters University. Anche produttore, ha 37 anni e quattro film in uscita.


Jesse Moss interpreta Chad. Canadese, ha partecipato a film come Final Destination 3, The Uninvited e a serie come Highlander, Hai paura del buio?, Oltre i limiti, Dark Angel, Tru Calling e La zona morta. Ha 32 anni e un film in uscita.


Nonostante Alan Tudyk sia praticamente perfetto, per il ruolo di Tucker erano stati inizialmente presi in considerazione sia Johnny Knoxville che Jason Sudeikis. Detto questo, se Tucker and Dale vs. Evil vi fosse piaciuto recuperate Quella casa nel bosco, Shaun of the Dead, Benvenuti a Zombieland e Hatchet. ENJOY!


venerdì 15 maggio 2015

Forza maggiore (2014)

Spinta dai pareri positivi di alcuni "colleghi" ben più cinefili e preparati della sottoscritta, ho deciso di recuperare Forza maggiore (Turist), diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Ruben Östlund e uscito in Italia proprio la settimana scorsa.


Trama: in vacanza sulle Alpi francesi, una famiglia svedese si trova a tu per tu con una valanga. L'esperienza, fortunatamente, non fa vittime, tuttavia lascia degli strascichi che rischiano di distruggere i legami che li tiene uniti...


A seguito della visione di Forza maggiore ci sarebbe da aprire non un post ma un blog intero su tutto quello che ho provato e pensato dopo che la provvidenziale valanga è arrivata a minacciare non già la vita dei protagonisti, ma la loro unità familiare. Lo so che non bisognerebbe definire "provvidenziale" un evento potenzialmente mortale ma vi posso assicurare che non c'è stato un solo minuto in cui non avrei voluto vedere Tomas, Ebba e i loro due figlioli sepolti sotto metri e metri di neve, cancellando la loro fastidiosissima e finta famiglia dalla faccia della Terra. Forza maggiore è un film bellissimo ma terrificante perché ci sbatte sul muso tutti i nostri limiti e tira fuori il peggio di noi senza essere né un horror né una commedia grottesca: nella fattispecie, dopo averlo visto mi sono resa conto che non avrò mai figli e che ci penserò molto ma molto bene prima di sposarmi. Non in questa società, perlomeno. Sono due idee che, ovviamente, non sono nate durante la visione di Forza maggiore ma questa pellicola svedese mi ha ancora più convinta della loro bontà, almeno per il momento. Facciamo un passo indietro e partiamo dall'evento scatenante le dinamiche del film, ovvero la valanga. Il "problema" è che, mentre metri di neve venivano giù dalla montagna, il pater familias Tomas se l'è data a gambe d'istinto, lasciando moglie e figli davanti a morte probabile ma avendo la presenza di spirito di recuperare guanti (indispensabili, sia mai ci si freddi le manine in montagna!) e I-Phone. Da questo evento, giustamente, la moglie Ebba trae le conclusione che forse il marito non è così attaccato alla famiglia come dovrebbe e, altrettanto giustamente, comincia a porsi delle domande su sé stessa e sull'uomo che credeva di conoscere e amare nonostante i suoi mille difetti. A onor del vero, noi spettatori capiamo fin da subito che Ebba non aspettava altro che una scusa per mettere in discussione tutta la sua esistenza come moglie e madre ed è per questo che, pur trovando comprensibilissime la sua rabbia e la sua delusione, l'avrei presa volentieri a ceffoni: dagli illuminanti dialoghi con un'amica "libera" traspare infatti la mentalità della donna che, pur desiderando palesemente altro, si costringe ad essere quello che la società e le convenzioni le richiedono, annullandosi totalmente e reprimendo dolore e frustrazione per tutelare la felice ignoranza di marito e figli. Che è poi la stessa fastidiosissima mentalità condivisa da buona parte delle donne che mi capita di incrociare, sempre a lamentarsi della mancanza di libertà, di "me time", pronte a viziare i figli per il senso di colpa di essere costrette a lavorare sottraendo loro tempo prezioso ma altrettanto pronte a smollarli ai nonni davanti al miraggio di un aperitivo con le amiche. Donne che aspettano solo una valanga che dia loro la scusa per mandare al diavolo tutto, insomma.


E siccome ce n'è per l'asino e per chi lo mena, vogliamo mica lasciare Tomas impunito? L'uomo senza palle, quello che "basta una vacanza per rinsaldare il rapporto", il povero belinone che non riesce a capire la gravità di lasciare moglie e figli in balìa di una valanga e si chiede anche perché mai la sua donna sia incazzata come una bestia, l'anello talmente debole da non essere neppure capace di leggere le motivazioni che stanno sotto i costanti capricci dei figli (non ci riesce neanche Ebba, ci mancherebbe. La differenza è che i bambini hanno capito che lei, nonostante l'istinto da chioccia inculcatole dalla società, forse sotto sotto li vorrebbe vedere morti, mentre in lui vedrebbero un padre-bambino con il quale confidarsi, se solo fosse un pelo più ricettivo ed intelligente) e che, messo alle strette, piange senza vergogna, come un vitello davanti alla mannaia. Perfetto, in tal senso, l'attore Johannes Kuhnke, belloccio e sufficientemente virile, con lo sguardo di chi non sta capendo un cavolo e non sa come recuperare l'affetto e la stima di una moglie che non ha neppure più voglia di fare l'amore con lui e pensa solo a proteggere i figli dai discorsi "scomodi"; di fronte all'inevitabile rottura, la sua ultima arma sono le lacrime o, peggio ancora, la ricerca "machissima" del pericolo, quell' "andiamo in mezzo alla bufera e alla neve tanto vi proteggo io", decisamente inopportuno e fuori tempo massimo. Un modo perfetto, tra l'altro, per rischiare di togliere definitivamente i figli dalla scacchiera condannandoli a morte quasi certa, quei due bellissimi bambini ai quali, pur comprendendo i motivi del loro comportamento (poverini, vederli piangere soli in camera mi spezzava il cuore), avrei fatto saltare i dentini a ceffoni perché, Cristo, ci vuole anche un po' di educazione maledetti Svedesi! Non è che solo perché i bambini vivono una situazione difficile (per colpa vostra tra l'altro, genitori di m****!) li si può lasciare urlare, dare ordini (quel gå! urlato dalla figliola con in mano il tablet e l'insistente Mama!! mentre il padre piange mi ha scatenato una sindrome da Erode incredibile) e quant'altro! Ribadisco, la vedo dura avere figli. Anche perché, come ci chiarisce molto elegantemente Ruben Östlund, la vita familiare è un susseguirsi di valanghe imminenti, una strada piena di curve che noi ci ostiniamo a percorrere in comodi autobus quando probabilmente servirebbe una monoposto oppure, ancor meglio, una bella passeggiata a piedi, aiutandosi l'un l'altro per tentare di arrivare fino in fondo, è una fredda fotografia di ostentata felicità che nasconde il disagio dietro le porte chiuse di un hotel di lusso, dietro il miraggio di una vacanza serena, sepolto sotto metri di candida neve: uno stile di vita per molti, insomma, ma non per tutti. Come diceva la buona Cristina, "per fare questo viaggio ci vuol tanto coraggio" e, soprattutto, quella fiducia, quella forza e quel rispetto di sé stessi che i personaggi di Forza maggiore sembrano avere perso o non avere mai avuto.

Ruben Östlund è il regista e sceneggiatore della pellicola. Svedese, prima di Forza maggiore ha diretto tre film (credo tutti inediti in Italia) e alcuni corti. Anche produttore, ha 41 anni.


La Fox Searchlight ha acquistato i diritti di Forza maggiore ed è quindi già in cantiere un remake USA della pellicola, con buone chance che Julia Louis-Dreyfuss interpreti la protagonista. Staremo a vedere! ENJOY!

giovedì 14 maggio 2015

(Gio)WE, Bolla del 14/05/2015

Buon giovedì! Oggi più che mai ammetto di avere aperto la pagina del multisala con un'ansia assurda, temendo di non trovare in programmazione né Mad Max: Fury Road Il racconto dei racconti. Per fortuna mi è andata benissimo e questa settimana si fa doppietta! ENJOY!

Mad Max: Fury Road
Reazione a caldo: Waaaaaaaah!!!!
Bolla, rifletti!: Dopo la preparazione che mi sono fatta, quel favoloso e tamarrissimo trailer sulle note del Requiem di Verdi e le critiche positive che stanno piovendo d'Oltreoceano volevate mica che non mi fiondassi di corsa a vederlo? Da qui a domenica avrete mie nuove, statene certi!

Samba
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: Dai produttori di Quasi amici arriva un'altra storia d'integrazione social-razziale, con protagonisti stavolta un'immigrato di colore e una dirigente d'azienda che più bianca non si può. Non è proprio il mio genere e questa settimana c'è già troppa carne al fuoco ma magari tra qualche mese... perché no?

Il racconto dei racconti
Reazione a caldo: Evvivaa!!!
Bolla, rifletti!: Voi dovete sapere che io adoro Avanti un altro. E tra tutti, il personaggio del Minimondo che amo di più è lo Iettatore, interpretato da Franco Pistoni. Quando il buon Franco, dalla pagina FB, ha fatto sapere che avrebbe partecipato a Il racconto dei racconti di Garrone ho fatto salti di felicità e contato i mesi che mi avrebbero separata dalla visione di questo film... che, per inciso, ha un trailer e un cast stupendi, cosa che mi ha dato ulteriori motivi per fiondarmi al cinema, se mai ne avessi avuto bisogno!

Al cinema d'élite passano invece un film di cui parlerò proprio domani sul blog!!

Forza maggiore 
Reazione a caldo: Consigliato!
Bolla, rifletti!: Irritante ma molto ben diretta, ben recitata e foriera di mille riflessioni, questa pellicola svedese merita tutte le lodi che le sono piovute addosso. Andatela a vedere senza indugio!

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