giovedì 25 agosto 2016

(Gio) WE, Bolla! del 25/8/2016

Buon giovedì a tutti! Miracolosamente oggi escono a Savona due film che desideravo assolutamente vedere... staranno per spalancarsi le Porte dell'Inferno Lenziane? Speriamo di no, che non ho voglia di avere per le balle dei fantasmi di monaci eretici! ENJOY!

Paradise Beach - Dentro l'incubo
Reazione a caldo: Ovvero The Shallows
Bolla, rifletti!: Che tenere il titolo inglese faceva brutto, vero? Vabbé, questo horror d'assedio a base di squali è uscito e tanto basta, non vedo l'ora di farmi del male visto che il mare mi terrorizza pur essendo nata in Liguria...


Il clan
Reazione a caldo: Oh, miracolo!
Bolla, rifletti!: Credo che Il clan, storia di una famiglia argentina di rapitori ed assassini, abbia il trailer più intrigante degli ultimi 10 anni. Il problema ora sarà trovare qualcuno che mi porti a vederlo e in fretta pure, che di sicuro non lo terranno più di una settimana!

mercoledì 24 agosto 2016

Viral (2016)

Il post su Viral, horror diretto da Henry Joost e Ariel Schulman, non avrà la solita lunghezza standard e mi scuso. Non che il film non mi sia piaciuto ma l'ho visto ormai più di una settimana fa e le ferie mi hanno giustamente portata a rimandare la stesura del post (lo stesso vale per il povero Al di là delle montagne, la cui "recensione" sempre cortissima uscirà probabilmente tra un mese); se a ciò aggiungete che Viral non è IL capolavoro horror del 2016, capirete che ad oggi nel mio cervellino di vecchia trentacinquenne non sono rimasti moltissimi ricordi. Vediamo cosa riesco a fare e scusate ancora!!


Trama: in America scoppia una pandemia trasmessa da parassiti nascosti nel sangue degli esseri umani. I protocolli sanitari entrano in funzione quasi subito ma i membri della famiglia Drakeford rimangono separati e le sorelle Emma e Stacey devono affrontare da sole gli effetti devastanti della malattia...


Dopo le case infestate e le riprese "dal vivo" di Paranormal Activity i registi Henry Joost e Ariel Schulman scelgono un approccio registico più classico per raccontare un'inquietante pandemia capace di annichilire l'America in pochissimo tempo. La forza di Viral è il modo in cui il diffondersi del virus, portato da orridi parassiti neri e vermiformi che si impadroniscono dei corpi e dei cervelli delle loro vittime trasformandole in burattini, venga raccontato attraverso il punto di vista di Emma, liceale normalissima e da poco trasferitasi in una città nuova; alla difficoltà di farsi nuovi amici, al disagio di dover affrontare una sorella maggiore in piena fase "angst" a causa di alcuni spiacevoli segreti familiari, alla nascita di un sentimento impossibile da sfogare fisicamente a causa del terrore del contagio, si sostituisce lentamente ma inesorabilmente la lotta per la sopravvivenza in un Paese invaso da violenti e mordaci infetti, uniti da una coscienza collettiva. La parte migliore di Viral è la prima, con le sorelle che inizialmente si ritrovano da sole in un ambiente sempre più ostile e minaccioso (popolato da medici e militari senza volto che lasciano all'ingresso delle abitazioni il necessario per tentare di sopravvivere all'epidemia senza proferire verbo) poi vengono colpite in prima persona dalla malattia, cosa che rende l'atmosfera del film anche più claustrofobica e disperata. Nel secondo atto la pellicola si adagia maggiormente in soluzioni più facili e banali ma un paio di efficaci scare jump e di disgustose immagini si fanno perdonare le inevitabili ingenuità qualche momento WTF a livello di trama. Le due attrici protagoniste, Sophia Black-D'Elia e Analeigh Tipton, sono assai brave e interpretano egregiamente il ruolo di sorella ingenua ma assennata e soprattutto quello non facile di bitch all'ennesima potenza, personaggio solitamente ad alto rischio di banalizzazione, mentre a livello di make-up ed effetti speciali i parassiti fanno abbastanza ribrezzo e guadagnano una menzione speciale per quel che riguarda il ticchettio da brividi che accompagna ogni loro apparizione. Se vi piace il genere pandemico contaminato con qualche tocco gore e non temete un minimo di approfondimento psicologico dei personaggi date quindi un'occhiata a Viral, merita almeno una visione.


Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato QUI. Analeigh Tipton (Stacey) e Michael Kelly (Michael Drakeford) li trovate invece ai rispettivi link.


Sophia Black-D'Elia, che interpreta Emma, figura nel cast dell'imminente remake di Ben Hur mentre Travis Tope, che interpreta Evan, ha partecipato a The Sun that Dreaded Sundown. Se Viral vi fosse piaciuto recuperate Il demone sotto la pelleContagious - Epidemia mortale e Contracted, che però non ho ancora visto e del quale uscirà il sequel a settembre. ENJOY!

martedì 23 agosto 2016

Suicide Squad (2016)

Il Bollalmanacco sta pian piano uscendo dalle meritate vacanze estive e sabato sera, dopo un tentativo abortito mercoledì, ho fatto il mio dovere andando a vedere Suicide Squad, diretto e sceneggiato dal regista David Ayer.


Trama: terrorizzati da Superman, i più alti esponenti del governo americano accettano la proposta di Amanda Waller e mettono in piedi una squadra di "eroi" composta da pericolosi criminali, così da poter sconfiggere eventuali minacce superumane. Ovviamente, la cosa sfuggirà di mano...


Non essendo andata a vedere Batman vs Superman ed essendo ben più ferrata in materia Marvel, mi sono approcciata a Suicide Squad avendo solo una vaghissima idea di cosa avrei guardato e, soprattutto, dei personaggi che mi sarei trovata davanti. Da sporadiche letture, qualche film e ovviamente dalla visione della splendida serie a cartoni animati anni '90 dedicata a Batman, conoscevo giusto qualcosa su Joker e Harley Quinn quindi non ho potuto fare come i saputissimi spettatori alle mie spalle che hanno smontato Suicide Squad come un mobile Ikea venuto male, conseguentemente il post che seguirà sarà scritto dal punto di vista prevalentemente ignorante di uno spettatore occasionale. Del film di Ayer avevo sentito dire le peggio cose ma preso come puro intrattenimento serale ci sta: la DC ha creato il suo film Marvel, senza flagellazioni (oddio, non troppe ma il momento saudade è sempre dietro l'angolo) e con tanti trenini brigittebardòbardò, offrendo in pasto al pubblico la versione "malvagia" dei Guardiani della Galassia, con una colonna sonora gradevole ma non altrettanto accattivante. Allo stesso modo, a differenza del film di Gunn quello di Ayer non tiene il ritmo di un inizio deflagrante che presenta al meglio i protagonisti per poi bloccarsi lì ed afflosciarsi nella parte centrale in una serie ripetitiva di battaglie contro esseri letteralmente intercambiabili e privi di qualsivoglia personalità, diventando la versione cinematografica di uno sparatutto, prima di recuperare con un finale simpatico nonché probabilmente foriero di qualche sequel. Tuttavia il problema ENORME del film, oltre alla trama risibilissima e i tempi sbagliati, è che la Squadra avrebbe potuto tranquillamente essere formata da eroi minori del cosmo DC visto che la cattiveria dei membri del gruppo viene prevalentemente millantata a parole e sottolineata (pure troppo!) in ogni dialogo ma grazie al meraviglioso visto censura PG-13 americano il massimo di malvagità mostrata si concentra in qualche rivoltellata agli esseri ancora più cattivi che si ritrovano ad affrontare i protagonisti, un paio di rapine e un omicidio interrotto sul più bello da visioni di lacrimose pargolette. Il Deadpool cinematografico a questi cattivoni della Distinta Concorrenza avrebbe strappato il cuore per poi mangiarselo, scuotendo la capoccetta perplesso davanti a tanto bisogno d'aMMore dissimulato da crudeltà all'acqua di rose, lasciandosi giusto il piacere di tenere la bellissima Harley Quinn come giocattolo sessuale, tanto ci ha già pensato Ayer ad inquadrarle le natiche ogni due per tre.

Beviamoci su
A proposito di donne, sesso e amore. Non è un segreto che il 90% del battage pubblicitario di Suicide Squad sia stato giocato sulla bellezza innaturale e pazzerella di Margot Robbie, cosa che ha reso il film uno one woman show della bionda Harley Quinn, infilata a mo' di minestra in ogni dove, persino in inutili quanto dannosi flashback, però  ci sono rimasta molto male nello scoprire lo one man show di quel mollusco di Will Smith, protagonista maschile nei panni di Deadshot. Mettiamo un attimo da parte gli altri membri della squadra che non si è filato nessuno (tra cui gli unici a spiccare sono la bellissima Incantatrice e l'esilarante Capitan Boomerang, gli altri sono la quintessenza della banalità, soprattutto Diablo) e concentriamoci sui due protagonisti de facto del film. Deadshot è una presa in giro, il mercenario prezzolato che non vuole uccidere nessuno perché la figlia non vuole però ti minaccia, fa la faccia bruttabrutta e tira su la difesa da puGGile quando fai lo smargiasso con lui. Enorme BAH al sapor di Muccino. La Harley Quinn della Robbie è perfetta, stilosissima, sensuale da morire, a tratti irresistibilmente carina ma a un certo punto due papagne in faccia se le meriterebbe anche lei, con quella vocetta da bimbo che le hanno appioppato in italiano e il carico da uNNici che si porta appresso, ovvero Puddin', ovvero il Joker. E qui torniamo sul discorso donne, sesso e amore. Ayer, ma che Cristianimento ti abbiamo fatto? L'Incantatrice tenuta a bada da un po' di belino (mollo, tra l'altro. Ma mollo, mollo che lévati, 'sto svedese freddo come uno stoccafisso di Stoccolma), Katana che parla col marito morto e spera solo di ricongiungersi a lui nell'aldilà, Harley Quinn che limona felice col Joker manco fossero in una scena di Twilight, stessa musica e stesso modo di presentarti una povera cretina lieta di farsi "adoperare" da un pericoloso sadico che però è tanto, tanto innamorato di lei. Per carità, io non dico che Jared Leto nei panni di Joker non sia un figo paurosissimo nonostante i denti di latta e il capello verde, il fanciullo ha carisma da vendere, ma che per cambiare un po' caratterizzazione del Joker dopo Jack Nicholson e Heath Ledger si sia dovuti arrivare a renderlo un pimp colmo di amore per la sua Harley (Le parole "ci aspettano succo d'uva e una pelle d'orso" accompagnate da leccata di labbra e ruggito da tigre ha rischiato di farmi strozzare dalle risate), così da far venire ANCHE le palpitazioni alle ragazzine no, dai. Si sono già abbastanza rintronate con Twilight e Cinquanta Sfumature di Grigio, vederle fremere per uno che prima ti getta nell'acido poi ti limona pentito, tra l'altro snaturando quel che ricordo del rapporto tra Harley e il Joker, me lo risparmio volentieri, grazie. Potrei aggiungere altro ma tecnicamente parlando Suicide Squad rientra nella norma delle grandi produzioni DC/Marvel e si candida come miglior remake del finale del primo Ghostbusters, tanto che ad un certo punto ho creduto che sarebbe spuntato Gozer il Gozeriano, per il resto non sono rimasta né particolarmente entusiasta né particolarmente delusa. Se vi piace il genere andatelo a vedere (rimanendo ad aspettare la scena mid credits), altrimenti evitate tranquilli.

L'aMMore
Del regista e sceneggiatore David Ayer ho già parlato QUI. Margot Robbie (Harley Quinn), Viola Davis (Amanda Waller), Jared Leto (Il Joker), Jay Hernandez (Diablo) e Ben Affleck (Bruce Wayne/Batman) li trovate invece ai rispettivi link.

Will Smith interpreta Deadshot. Americano, lo ricordo per film come Bad Boys, Man in Black Independence Day, Nemico pubblico, Wild Wild West, Alì, Man in Black II, Bad Boys II, Man in Black 3 e The Anchorman 2 inoltre ha partecipato a serie come Blossom, Willy il principe di Bel Air e lavorato come doppiatore per Shark Tale. Anche produttore, cantante, regista, sceneggiatore e compositore, ha 48 anni e cinque film in uscita.


Nei panni di Dexter Tolliver compare lo sceriffo Hopper della serie Stranger Things, alias l'attore David Harbour mentre Adewale Akinnuoye-Agbaje, ovvero Killer Croc, era il Mr. Eko di Lost e Kenneth Choi, Boss della Yakuza ucciso da Katana, il giudice Ito di American Crime Story; a proposito di serie televisive, c'è un'altra comparsata che non spoilero e che penso farà felici molti fan (tra l'altro in una scena diretta da Zack Snyder). Altra gradita guest star è Scott Eastwood nei panni del Tenente Edwards e se avessero dato retta a me gli avrebbero dato il ruolo di Rick Flag, altro che Joel Kinnaman, anche se il migliore sarebbe stato comunque Tom Hardy, che ha rinunciato per partecipare a Revenant - Redivivo. Per concludere, se Suicide Squad vi fosse piaciuto recuperate Deadpool e magari Batman vs Superman - Dawn of Justice, così da capire ciò che ha portato alla nascita della Squadra. ENJOY!

domenica 21 agosto 2016

Il Bollodromo #27 - Stranger Things

DUE Bollodromi a distanza di pochissimo tempo? E che, siamo matti? No, è solo che anche io dovevo dire la mia sulla serie che TUTTI hanno guardato quest'estate, ovvero la splendida Stranger Things, distribuita da Netflix e creata dai Duffer Brothers, al secolo Matt e Ross Duffer, americani, classe 1984. ENJOY!


Di cosa parla?
Ad Hawkins, cittadina dell'Indiana, il piccolo Will scompare senza lasciare traccia, lasciando nello sconforto la famiglia e gli amici Mike, Dustin e Lucas. Poco tempo dopo, i tre trovano nel bosco una ragazzina chiamata Eleven, dotata di misteriosi poteri, che spiega loro come Will non sia morto come pensa la gente, bensì intrappolato in una dimensione oscura...

Cose che mi sono piaciute
Questa è un'affermazione che ho letto da qualche parte (sorry, non ricordo dove) e la sposo in toto: Stranger Things è tutto ciò che avrebbe dovuto essere, e non è stato, Super 8. Più che una fredda operazione nostalgia degli anni '80 fatta di fredde riproduzioni di abiti, giochi in scatola, arredamento, automobili, capigliature e citazioni di film iconici per quegli anni, la serie dei Duffer Brothers è riuscita a catturare lo SPIRITO di quelle opere che hanno cresciuto e viziato i trentenni di oggi, riproponendo un'innocenza e una crudeltà che credevo fossero andate perdute sia al cinema che in televisione. La scomparsa di Will è l'occasione per raccontare non solo una storia capace di mescolare suggestioni horror e fantascientifiche ma è anche, soprattutto, il racconto di una tempestosa amicizia tra ragazzini, dei primi amori adolescenziali, degli enormi problemi che è costretto ad affrontare chi viene ritenuto debole e "strano" dai suoi coetanei, di famiglie fatte da genitori che non riescono a capire i propri figli, di esperienze dolorosissime e capaci di segnare la vita di una persona. Stranger Things mette addosso un'ansia incredibile ma soprattutto è emozionante e commovente, scalda il cuore come già facevano l'It di Stephen King (naturalmente parlo del romanzo), Stand By Me, I Goonies e ovviamente E.T., e si arriva ad amare così tanto i personaggi rappresentati, tutti interpretati da attori bravissimi, che ogni colpo inflitto a loro è come una pugnalata al cuore ed ogni loro gioia diventa motivo di felicità anche per noi. Vi pare poco per una serie TV?

Cose che non mi sono piaciute (HIC SUNT SPOILER)
No, allora, la serie è perfetta e non ha difetti. Quella che scrive è la fangirl che è in me, che ha trovato da lamentarsi per quisquilie come 1) Nancy? Ma che diamine ti dice la testa, sei scema? Oltre che brutto come la morte quello è pure cretino. 2) Joyce, Hopper. Mi devo inca**are davvero allora. Attendo vostre nuove per la seconda stagione, sappiatelo. Diamoglielo un padre a quei due pupattoli.

E quindi?
E quindi Stranger Things è la serie dell'estate, bellissima a vedersi ma anche piena di cuore, che è la cosa più importante! Non perdetela assolutamente, tanto la trovate su Netflix!



giovedì 18 agosto 2016

(Gio) WE, Bolla! del 18/8/2016

Buon giovedì a tutti! Quello di oggi sarà un post atipico perché a) sono ancora MOLTO inca**ata per aver fatto un viaggio a vuoto ieri ed essere stata costretta a tornare a casa causa mancanza di posti in sala per la visione di Suicide Squad e b) la programmazione dell'odiato multisala arriva fino a domenica. Potrebbe quindi essere che il meraviglioso The Witch, film che vi consiglio assolutamente di guardare, arrivi anche da noi assieme al quinto capitolo de L'era glaciale, ma nell'attesa vediamo l'unica certezza di questa deludente settimana... ENJOY!


New York Academy
Reazione a caldo: Cioé, esce questo e NON The Witch???
Bolla, rifletti!: Ennesimo emulo di Step Up con violinista annesso. Ma davvero c'è ancora gente che va a vedere film come questi???? (OSSERVA la musica e ASCOLTA la danza? Santo cielo...)

martedì 16 agosto 2016

2 Lava 2 Lantula! (2016)

Non mi bastavano gli Sharknado dite? Ovvio, no. Dall'anno scorso ci sono anche le tarantole sputa lava, sempre gentile omaggio del canale televisivo SyFy, che tornano in massa in questo 2 Lava 2 Lantula!, diretto dal regista Nick Simon. Sarò brevissima, dai.


Trama: l'attore Colton West è costretto a tornare a vestire i panni di improbabile eroe "reale" quando orde di Lavalantule attaccano la Florida mettendo in pericolo la sua figliastra.


L'anno scorso avevo recuperato Lavalantula a causa delle pubblicità viste nel corso di Sharknado 3 e quest'anno ho fatto il bis in seguito alle brevi sequenze "crossover" tra i protagonisti delle due serie e anche un po' per indulgenza nei confronti di Steve Guttenberg e Michael Winslow. Però adesso basta, una non può campare così, per quanto l'ignoranza cinematografica dell'emittente SyFy sia sempre qualcosa di apprezzabile (nei limiti della mancanza di neuroni estiva); un conto è guardare 'sta rumenta e divertirsi, un conto è la sfacciataggine di Ferrante, un conto è quando invece si cerca di imitare laMMerda senza un briciolo di stile né voglia di rinnovarsi, trasformando così il divertimento ignorante in noia. 2 Lava 2 Lantula!, nonostante il titolo genuinamente imbecille e un paio di "evoluzioni" reative alle armi usate dai protagonisti, è praticamente la fotocopia stanca del primo film, ne segue sia la struttura, sia i cliffhanger (vabbé), sia la risoluzione finale, con l'unica differenza che invece di trovarsi davanti, come boss di fine livello, una mamalantula, stavolta i nostri sono costretti ad affrontare nientemeno che una gargantualantula. Nel prossimo capitolo probabilmente ci sarà direttamente un Godlantula, il che pare un po' una bestemmia, di quelle che lo spettatore medio potrebbe tirare davanti alla visione di questo film. Il resto della pellicola si trascina fiaccamente tra dialoghi inascoltabili, citazioni imbarazzanti di film epici come Mr. Crocodile Dundee, Pulp Fiction, Top Gun, il Dottor Stranamore e vaghe strizzate d'occhio alla serie Scuola di Polizia, utili queste ultime solo a far rimpiangere il vecchio Steve Guttenberg, che in 2 Lava 2 Lantula! passa tutto il tempo a ringhiare e smascellare parole guardandosi attorno scazzato. E se questa voleva essere la parodia di un eroe action preferisco tremila volte quello stordito di Ian Ziering, che almeno ha il fisico. Oltre che a trama, effetti speciali ed attori "titolari" stiamo male anche a guest star: gli altri superstiti di Scuola di polizia (riconfermata Hooks, che evidentemente aveva bisogno di mangiare più di altri) hanno tutti fatto il gesto dell'ombrello eclissandosi, quindi i produttori hanno dovuto ripiegare su Tahnee Welch e Tyrone Power Jr., entrambi assieme a Guttenberg nel cast di Cocoon - L'energia dell'universo e Cocoon - Il ritorno: devo quindi supporre che in un eventuale Lavalantula 3 potrei aspettarmi gente come Beverly D'Angelo, Jennifer Tilly oppure Tom Selleck e Ted Danson? Ossignore, facciamo che anche no! Piuttosto Sharknado tutta la vita (anche se un Magnum P.I. vs Lavalantula... vabbé!)!


 Di Steve Guttenberg (Colton West) e Michael Winslow (Marty) ho parlato ai rispettivi link.

Nick Simon è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come The Girl in the Photographs. Anche sceneggiatore e produttore, ha 43 anni.


Martin Kove interpreta il colonnello Jester. Americano, ha partecipato a film come L'ultima casa a sinistra, Karate Kid - Per vincere domani, Rambo 2 - La vendetta, Karate Kid 2 - La storia continua..., Karate Kid 3 - La sfida finale e a serie come Il tenente Kojak, Charlie's Angels, L'incredibile Hulk, Starsky e Hutch, Chips, La signora in giallo, Ai confini della realtà, Walker Texas Ranger e Hercules. Anche produttore e regista, ha 70 anni e ben dodici film in uscita.


Se 2 Lava 2 Lantula! vi fosse piaciuto recuperare Lavalantula e ovviamente la serie Sharknado. ENJOY!

domenica 14 agosto 2016

Equals (2015)

Come ennesima riprova di una distribuzione estiva quest'anno stranamente attiva, oggi parlerò di Equals, diretto e co-sceneggiato nel 2015 dal regista Drake Doremus.


Trama: in un futuro distopico in cui provare sentimenti è visto come una malattia, Silas e Nia arrivano ad innamorarsi l'uno dell'altra...


Nonostante ciò che puntualmente leggete sul Bollalmanacco, dovete sapere che sotto sotto sono una romanticona. Non che vada a cercare col lanternino film d'amore, per carità, tuttavia guardando horror, action, serie TV e quant'altro mi ritrovo spesso a convertire il mio cervellino grebano in modalità fangirl e a sperare contro qualsiasi razionalità nell'evoluzione di improbabili storie d'amore tra personaggi, rimanendo spesso col cuoricino spezzato davanti a relazioni contrastate, finali non graditi et cetera et cetera. L'amore ai tempi della distopia anafettiva era quindi potenzialmente qualcosa di devastante per la sottoscritta, a rischio "fontane del niagara" a livelli di Non lasciarmi, quindi spinta anche e soprattutto dalla presenza dell'ormai quotatissimo Nicholas Hoult, oltre che dall'effettiva bellezza delle immagini viste nel trailer, ho scelto di dare una chance ad Equals. Non me ne sono pentità perché Equals è un film che coinvolge molto e che scorre veloce nonostante un'innegabile prevalenza di gesti e sguardi sui dialoghi, tuttavia devo anche dire che la storia d'amore tra Silas e Nia, per quanto contrastata, difficile e necessariamente tenuta segreta, non mi ha provata emotivamente tanto quanto avrei creduto. Ciò che mi ha intrigata durante la visione del film non è stato infatti lo svisceramento dei sentimenti dei protagonisti (ho una mia teoria sul motivo ma ne parlerò più avanti), rappresentato in modo particolare ed interessante nella prima metà del film ma in maniera meno efficace nella seconda, quanto la rappresentazione di una società in cui le persone ritengono naturale non provare emozioni. Nella distopia di Equals la sensibilità è un difetto del DNA che gli scienziati provvedono a correggere già alla nascita e che spesso sfugge tuttavia al controllo, rendendo così necessaria la presenza di un regime di polizia atto a stanare i malati, a curarli durante i primi stadi del "morbo" e infine a rinchiuderli in un istituto dove verranno condannati a morte; non è dato sapere con precisione il perché di una simile evoluzione della società ma nel corso del film arriviamo ad intuire che il motivo di tale soppressione dei sentimenti potrebbe coincidere con una guerra devastante che in passato ha distrutto buona parte del pianeta Terra. Il risultato è un mondo dove le persone interagiscono nei limiti della reciproca utilità lavorativa, con fredda cortesia, bombardati da continue "istruzioni" su come comportarsi in caso subentrassero emozioni indesiderate e spinti a segnalare la presenza di vicini o colleghi che potrebbero essere affetti dalla temibile "malattia", in un clima costante di oppressivo e guardingo terrore.


Come dicevo, la parte interessante di Equals è quindi il modo in cui Silas reagisce alle sensazioni nuove che cominciano a germogliare dentro di lui, dapprima temendole poi abbandonandovisi quasi con beata incoscienza, e il primo stadio del rapporto che si instaura tra lui e Nia, che convive con la sua stessa malattia ma, a differenza di Silas, non ha fatto rapporto alle istituzioni sanitarie e vive dunque in una condizione di pericolo costante. I primi, timidi accenni di contatto tra i due sono un trionfo di inquadrature focalizzate su sguardo, labbra e mani, con la cinepresa che entra a spiare nell'unico, claustrofobico posto in cui i protagonisti possono essere liberi di parlarsi e toccarsi, interamente illuninato da una fredda luce blu che, di fatto, è il colore prevalente della pellicola, soprattutto quando i personaggi agiscono nei confini della "legalità" (Silas e Nia vivono la prima fase del loro amore all'interno della ditta per cui lavorano, quindi sottoposti al rischio di essere scoperti dall'occhio del Grande Fratello). In seguito, non voglio dire che Equals si afflosci, tuttavia segue percorsi già battuti ed indugia forse troppo sulle promesse d'amore eterno di Silas e Nia, scadendo spesso e volentieri nel melodrammatico. Il problema di cui parlavo sopra è la mia incapacità di provare più di una limitata empatia verso i protagonisti, molto probabilmente perché, per quanto non neghi la sua bravura all'interno di questo film, proprio non sopporto la faccia di Kristen Stewart (come già non sopportavo quella della Knightley) e continuo a trovarla non solo inespressiva e brutta da morire, ma anche e soprattuttamente una "resting bitch face". Non è colpa sua, poveraccia, quella faccia lì ce l'hai e te la tieni, ma davvero non c'era nessun'altra da affiancare a Nicholas Hoult, sempre tenerello e tanto bravo? Mah. Probabilmente però non era nelle intenzioni di Doremus portare il pubblico a piangere a dirotto, tant'è che Equals mi è sembrato in generale molto trattenuto, quasi una propaggine delle dure leggi che governano la distopia rappresentata, diretto con piglio ferreo ed elegante e persino privo di una colonna sonora "strappalacrime"; comunque, parliamo di un film sicuramente meritevole di una visione, soprattutto se vi piace questo genere di pellicola.


Di Nicholas Hoult (Silas), Kristen Stewart (Nia) e Guy Pearce (Jonas) ho parlato ai rispettivi link.

Drake Doremus è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Like Crazy. Anche attore, ha 33 anni.


Jennifer Lawrence ha letto lo script del film assieme a Nicholas Hoult e se n'è innamorata, tuttavia ha scelto di non interpretare il personaggio di Nia, non sentendolo suo. Detto questo, se Equals vi fosse piaciuto consiglierei la lettura del bellissimo romanzo The Giver di Lois Lowry. ENJOY!

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