venerdì 19 dicembre 2014

Lupin the IIIrd: Jigen Daisuke no bohyou (2014)

Oggi avrei dovuto parlare di Lupin III: Spada Zantetsu, infuocati! ma siccome mi è capitato tra le mani un film bramato da tempo, Lupin the IIIrd: Jigen Daisuke no bohyou (LUPIN THE ⅢRD 次元大介の墓標 letteralmente La lapide di Jigen Daisuke), diretto dal regista Takeshi Koike, non ho potuto fare altro che dargli la precedenza!


Trama: Lupin e Jigen cercano di rubare la "Piccola Cometa" ma il colpo va male e, peggio ancora, i due si ritrovano alle calcagna l'infallibile killer Jael Okuzaki, un assassino che prepara la lapide ai suoi bersagli ancora prima di ucciderli...



C'è stato un tempo in cui ogni iniziativa legata a Lupin & co. mi faceva fare i salti di gioia, un tempo in cui una notizia simile  mi avrebbe portata a ringraziare la Madonna dell'Incoronéta e non a bestemmiare come uno scaricatore di porto. Purtroppo, quel tempo è finito e la colpa è interamente di Takeshi Koike e della meravigliosa quarta serie dedicata al Ladro Gentiluomo, Fujiko Mine to iu onna (in Italia, Una donna chiamata Fujiko Mine); quell'azzardatissimo mix di vintage, kitsch, surreale ed animazione per adulti mi ha folgorata e ha riportato in auge quello che, a mio avviso, dev'essere il VERO Lupin, quello che aveva creato Monkey Punch negli anni '70 e il cui spirito era rimasto inalterato nella prima, storica e censuratissima serie. Da quel momento il mio cuore ha mandato al diavolo i crossover con il Detective Conan, I'm a Superhero, le bischerate di Zenigata, il character design per otaku bimbiminkia e, più in generale, ogni tentativo di rendere il personaggio appetibile per il pubblico giovane: dopo Fujiko Mine to iu onna potevo apprezzare solo qualcosa di altrettanto sfacciato ed epico (d'altronde ho anche 33 anni, che cavolo!!) e la perfezione mi è stata servita su un piatto d'argento con Lupin the IIIrd: Jigen Daisuke no bohyou. La ciliegina sulla torta di questo piccolo capolavoro dell'animazione nipponica è ovviamente il fatto che Jigen sia il protagonista quasi assoluto e che gli altri personaggi fungano da degni comprimari senza rubargli la scena ma se anche il mediometraggio si fosse concentrato solo su Lupin sarebbe stato comunque un gioiello. A differenza di altri film dedicati a Lupin, infatti, Jigen Daisuke no bohyou riesce a rendere tridimensionali i personaggi grazie a pochi dettagli e a concentrarsi su una trama ben precisa e coerente senza deviazioni né riempitivi e soprattutto senza scendere a compromessi. Pensate un po', per tutto il film non si vedono né Goemon né Zenigata (che compare per pochissimo sul finale) perché, obiettivamente, non avrebbero avuto alcuna funzione e anche perché il samurai all'epoca dei fatti narrati non aveva nessun contatto con Jigen e Lupin; inoltre, sul finale, i due protagonisti giustificano le loro azioni dichiarandosi rispettivamente ladro e pistolero, "non eroi", prendendo così le distanze dalle rivisitazioni più recenti del dinamico duo e preferendo fumarsi una sigaretta piuttosto che godere della riconoscenza altrui.


Trama a parte, che è un compendio di tutti i cliché Jigeniani che tanto amo (avversario infallibile e crudele, amore sfortunato per una donna bellissima, intelligente e misteriosa, assoluto carisma da lupo solitario) con l'aggiunta di qualche particolare weird per rendere il tutto più disturbante e misterioso, che erano poi le caratteristiche della prima serie, quello che adoro di Jigen Daisuke no bohyou è il character design di Takeshi Koike, che rende i personaggi bellissimi, affascinanti e quanto più vicini possibile al concept originale di Monkey Punch. Jigen è superlativo e ad ogni comparsa la mia manina scattava in automatico sul pulsante "pausa" per contemplare almeno un paio di minuti l'incredibile perfezione del personaggio, ma persino Lupin e Zenigata sono due figaccioni ben lontani dai mostri deformi a cui siamo abituati, per non parlare poi della pettorutissima Fujiko. La signorina Mine, tra l'altro, è protagonista di una sequenza weirdissima che mescola suggestioni da Eyes Wide Shut, Tetsuo e nazisploitation senza vergogna alcuna, come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se il MOIGE in Giappone fosse (giustamente!!) un'entità astratta da prendere a sputi ed insulti. Non sono le uniche citazioni che vengono amorevolmente portate su schermo da una regia fluida, attenta ai particolari, ai giochi di luce ed ombra e ai colori (tra i quali prevalgono le tonalità scure, come testimoniano le inedite mise di Lupin, in camicia nera e giacca blu, e Jigen, in camicia bordeaux e giacca color ottanio) ma sicuramente sono quelle che saltano più all'occhio assieme all'omaggio post-credits allo storico Lupin III: La pietra della saggezza. Ad impreziosire ancor più quello che per me è ormai il terzo film di Lupin più bello di sempre ci sono dei titoli di testa e di coda meravigliosi, accompagnati da una colonna sonora fatta di pochi brani d'atmosfera che starebbero benissimo in un noir e un paio di finezze sparse qui e là (sulla lapide di Jigen si vede che è nato ad Aprile, shigatsu in giapponese, laddove shi sta anche ad indicare la morte). Avrete capito che sono rimasta folgorata e ora mi scuserete se concludo qui il post e vado a riguardare Jigen Daisuke no bohyou nell'attesa che una divinità buona renda al più presto disponibili non dico in Italia ma almeno in Europa i blu-ray o i DVD del film e di Una donna chiamata Fujiko Mine per poterli degnamente inserire nella mia collezione di preziosi cimeli.

Takeshi Koike è il regista della pellicola, oltre che character designer e direttore dell'animazione sia di questo film che della serie Una donna chiamata Fujiko Mine. Come regista, ha diretto anche un segmento di Animatrix e un episodio della serie Iron Man. Ha 46 anni.


Se Lupin the IIIrd: Jigen Daisuke no bohyou vi fosse piaciuto cercate assolutamente di recuperare la serie Una donna chiamata Fujiko Mine e Lupin III: La pietra della saggezza (possibilmente il tutto in lingua originale e senza censure, chevvelodicoaffare). ENJOY!

giovedì 18 dicembre 2014

(Gio)WE, Bolla! del 18/12/2014

Buon giovedì a tutti!! Dopo settimane di nulla cosmico, tra ieri ed oggi sono usciti almeno tre film che voglio/devo andare a vedere, cosa praticamente impossibile visto l'inizio delle incombenze Natalizie e delle varie Festività. Da qui a Gennaio, comunque, spero di riuscirci. Nel frattempo, segnalo anche l'uscita di St.Vincent con Bill Murray, che vorrei vedere ma dalle mie parti non è arrivato, è OVVIAMENTE la possibilità di prenotare sul sito del Multisala le PREVENDITE per i biglietti del capolavoro cinematografico in uscita a Febbraio: Cinquanta Sfumature di Grigio. Mavaff...ehm... buon Natale!! ENJOY!

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate
Reazione a caldo: Me tocca.
Bolla, rifletti!: Uh, quanto entusiasmo!, direte. Il fatto è che andrò a vedere La battaglia delle cinque armate solo per dovere di completezza, ché ormai non ricordo più né il primo il secondo capitolo della saga, tanta era la "fuffa" aggiunta da Jackson alla trama de Lo Hobbit cartaceo. Siamo ben lontani dai tempi delle spasmodiche attese per Il signore degli anelli.

Big Hero 6
Reazione a caldo: Yay!
Bolla, rifletti!: A Natale il film Disney/Pixar ci vuole. Questo mi incuriosisce e mi entusiasma per il morbidosissimo protagonista ma, come sempre, ho deciso di mantenere la sorpresa e non documentarmi né sulla trama né su altro.

Gone Girl - L'amore bugiardo
Reazione a caldo: Evviva!!!
Bolla, rifletti!: ECCO il film che voglio assolutamente vedere questa settimana! Fincher è più o meno sempre una garanzia, chi ha letto il libro dice sia molto bello e in generale anche la pellicola è stata molto apprezzata da chi ha già avuto modo di vederla. E poi il trailer è intrigante da morire!

Un Natale stupefacente
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Cambiano gli attori, cambiano i registi, ma la fuffa natalizia italiana resta sempre tale. Non sarà Cinepanettone, sarà Cinetorrone, ma come si dice dalle mie parti "Dau lampu au trun, gh'è pocu de bun".

Il ragazzo invisibile
Reazione a caldo: Ahahahaahhaahhahaha!!!
Bolla, rifletti!: Al principio, c'era la Speranza. Ché a me Salvatores non è mai dispiaciuto e speravo in un racconto di supereroi italiano interamente basato sull'"intimismo". Poi, è arrivato il trailer e la speranza intimista s'è trasformata nella versione nostrana degli X-Men, con tanto di TUTINE. Poi, è arrivata QUESTA recensione e la Speranza si è trasformata in Rifiuto. Neanche. Se. Mi. Regalassero. Il. Biglietto.

E al cinema d'élite come si festeggia?

Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà
Reazione a caldo: Mh!
Bolla, rifletti!: Come si fa a voler male a Ken Loach e all'Irlanda? Come dice il titolo, Jimmy's Hall è una storia d'amore e libertà, di condivisione e progresso sociale e culturale, scandita dai ritmi jazz degli anni '20. Urge un recupero, ovviamente!

mercoledì 17 dicembre 2014

[REC] 4: Apocalypse (2014)

Come si dice, tutte le cose belle devono finire. La saga di [REC] non è stata sempre bellissima, ma si è comunque conclusa degnamente qualche mese fa con [REC] 4: Apocalypse ([REC] 4: Apocalipsis), diretto e co-sceneggiato da Jaume Balagueró.


Trama: la reporter Angela viene salvata dall'edificio barcellonese ormai assediato dagli infetti e trasferita, assieme ad altri sopravvissuti, su una nave dove alcuni medici stanno cercando un vaccino per l'orribile virus demoniaco...



Dopo aver lasciato il timone al solo Paco Plaza per il terzo capitolo, Balagueró torna alla saga che lo aveva consacrato alla memoria dei posteri horroromani e lo fa tirando tutte le fila del discorso, mettendo in scena un'apocalisse ancor più claustrofobica delle precedenti, un'apocalisse che, tra l'altro, volendo potrebbe dare il La a prossime incursioni nel mondo malato della Niña Medeiros. Il regista catalano decide, per l'occasione, di rinunciare quasi completamente alle riprese dal vero che hanno fatto la fortuna della saga (sempre sia lodato Balagueró, ché ormai i mockumentary hanno rotto!) e ci catapulta in un nostalgico omaggio agli anni '80, dove le catastrofi contenute all'interno di navi o sottomarini erano all'ordine del giorno e dove assai poco simpatici animaletti si avventavano sui "poveri" esseri umani proprio a causa dei loro esperimenti insensati. Se pensate infatti che una nave in mezzo all'oceano e con mille protocolli terminali possa dispensare l'umanità dall'estinzione state freschi visto che è nell'animo umano sperimentare, tirare la corda fino a farla strappare e, soprattutto, venire coglionati da un demonio infido che, come ben ricorderete, alla fine di REC si era nascosto in un punto ben preciso. Questo è ovviamente il particolare più importante da ricordare per poter godere al meglio di [REC] 4: Apocalypse ma non mancano i rimandi simpatici anche agli altri due film della saga, in particolare al terzo, con una povera abuelita che è stata prelevata dritta dalla boda de sangre messa in scena da Plaza e che, ovviamente, non capisce nulla della situazione che è venuta a crearsi.


Per il resto, [REC] 4: Apocalypse è un film tranquillamente fruibile anche da chi non ha mai guardato le altre pellicole della saga, dalle quali fondamentalmente differisce assai poco. C'è una buona dose di tensione in grado di mettere alla prova gli spettatori più scafati, gli infetti velocissimi, violenti ed urlanti sono sempre da infarto, il gore non manca e neppure le armi improvvisate che consentono di fare carneficine ancor peggiori (la scena cult dell'anno ha solo una parola: "Monoooooooooos!!!!"), i twist non sono sempre prevedibilissimi, nemmeno quando lo spettatore è ben consapevole della regola "tutto quello che potrebbe andare male ci andrà", e in tutto questo mal di vivere viene anche inserita una componente ironica in grado di alleggerire il tutto. Gli effetti speciali sono ottimi e alcune riprese grandiose, anche perché non dev'essere stato facile per Balagueró trasportare l'apocalisse dalla "limitatezza" di un edificio alla vastità del mare aperto, in più, per finire, gli attori sono sempre molto bravi; i caratteristi e i protagonisti creano una varietà di volti e stili difficilmente ravvisabili in un horror canonico e la bellissima Manuela Velasco si conferma una delle migliori scream queen ed eroine moderne, è un piacere sentirla recitare in spagnolo! Per quel che mi riguarda, dunque, la saga di [REC] non poteva finire in modo migliore, soprattutto ho assai apprezzato il carattere "definitivo" del progetto di Balagueró e Plaza. Certo, come ho detto all'inizio il finale di [REC] 4 è una sorta di testimone lasciato cadere e messo alla mercé di chiunque vorrà impadronirsene ma personalmente spero che nessuno sia tanto scriteriato da mettersi alla prova con un franchise che non ha più nulla da dire e che rischia, se reiterato, di perdere ogni valore. Beware!


Del regista e co-sceneggiatore Jaume Balagueró ho già parlato QUI. Manuela Velasco, che interpreta Angela Vidal, la trovate invece QUI.

[REC] 4: Apocalypse è, come ho già detto, il seguito di [REC], [REC] 2, e [REC]3 - La genesi; quindi, se il film vi fosse piaciuto recuperateli tutti! ENJOY!


Ah, oggi pare che abbiamo pubblicato in 3D con Il giorno degli zombi e Le maratone di un bradipo cinefilo. Le grandi menti agiscono all'unisono senza volerlo.

martedì 16 dicembre 2014

Il Bollospite: Rosetta (1999)

Bentornati all'appuntamento con le "sfide" cinefile tra me ed Arwen Lynch! Questa volta toccava a lei scegliere il film e la mia collega ha tirato fuori dal cilindro Rosetta, diretto nel 1999 dai fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne.
Il post viene pubblicato in contemporanea anche su La fabbrica dei sogni. ENJOY!


Trama: Rosetta è una ragazza che vive in povertà all'interno di una roulotte e fatica a trovare un lavoro fisso. Costretta a badare ad una madre alcoolizzata e prostituta, la poverina vorrebbe soltanto una vita normale ed onesta ma ogni volta trova ad ostacolarla dei muri insormontabili.


Il punto di vista di Arwen...

Cosa penso di Rosetta?
Innanzitutto è un film dalla forza umana disarmante, un opera che mette in scena due lati dell'umanità, quella altruistica, e quella egoistica.
Allo stesso tempo però i Dardenne - questo è il secondo film che vedo diretto da loro - non giudicano i personaggi, ma fanno si che noi spettatori ci mettessimo sotto esame, tanto per dire, e tu come faresti se fossi al posto suo?
Rosetta è tutti noi, chi non si riconosce in lei? Rosetta è tutti quei ragazzi disoccupati, senza un futuro e una via d'uscita, logico che si fa la prima cosa buona per noi per uscire da tutta quella miseria, quella disperazione, anche se vuol  dire tradire una persona che ci ha aiutati, cosa che in altri contesti non sarebbe accaduta.
Eppure Rosetta è un film che rispecchia la realtà, esattamente come viene filmata dai due fratelli belgi, senza sotterfugi senza nessun contentino di fondo.
La complessità del film sta nel voler sottolineare che si fa qualsiasi cosa pur di non badare a una madre ubriacona, che invece di occuparsi di te, sei tu adolescente che devi fare questo con lei, poi c'è la negazione dei rapporti umani, non per una precisa scelta, ma per la difesa della propria dignità di persona.
Poi ovviamente c'è la società, i fratelli fotografano una realtà di gente povera, senza prospettive per il futuro, e senza possibilità di un cambiamento, in cui vige la legge del più forte, e del più furbo, mors tua vita mea, non importa se un altra persona perde il posto.
Questo è  umanamente sbagliato, ma è giusto dire cose del genere a una ragazzina?
Rosetta mi ha ricordato molto i vecchi film italiani del neorealismo, soprattutto Ladri di Biciclette di Vittorio De Sica, il motivo è lo scenario, privo di certezze e futuro dei protagonisti.
La cosa che più sconcerta di un film come Rosetta è l'assoluta integrità della protagonista, ma non sconcerta in negativo, ma in positivo.
Non si tratta certo di tornaconto personale, quello si ha per fare uno sgambetto agli altri quando tu non ne hai bisogno, anche se in apparenza può sembrare così; si tratta per lo più di fare una scelta, anche se può far del male agli altri, noi scegliamo sempre la cosa migliore per noi, inteso come persone, anche se questo dovesse tradire la fiducia di un amico.
L'aspetto sociologico al positivo e al negativo del film è quello che più tocca in fondo al cuore degli spettatori, la classica guerra tra poveri, vince sempre chi è più forte, negando gli aspetti umani che in fondo in fondo sono dentro di noi.
Possiamo condannare Rosetta per le sue scelte? E chi ne avrebbe il coraggio? Se c'è un colpevole è la società meschina che ha negato il valore fondamentale dell'altruismo, potreste dire ma è la vita...bisogna andare avanti...ma così facendo il mondo non cambia, resta sempre uguale a se stesso, giorno dopo giorno, non ci vuole la bacchetta magica per capire che il cambiamento deve cominciare dalla società.
In conclusione, un grandissimo film, che rasenta il capolavoro se già non lo è.


...e quello della Bolla!

Rosetta è il mio primo film dei Dardenne e non potevo cominciare meglio sebbene, causa periodo un po' stressante, abbia dovuto fare una pausa verso metà film perché la situazione in cui si trova la protagonista è incredibilmente angosciante. Senza fare della falsa retorica i Dardenne mostrano un periodo limitato della vita di una ragazza cresciuta in povertà ed impossibilitata ad uscire dalla sua condizione perché circondata da un ambiente che non lascia scampo, dove è in corso una costante guerra tra poveri. Di Rosetta conosciamo poco (non ci viene detto, per esempio, dove sia il padre) ma sappiamo quanto basta per empatizzare con lei. Sappiamo che non è particolarmente brillante né particolarmente bella, sappiamo anche che non è neppure particolarmente fortunata ma sicuramente ha una grande forza d'animo, un carattere orgoglioso e un'incredibile dignità: nel corso del film arriviamo a capire che questa combine devastante le porterà solo sofferenza in una cittadina dove prosperano lo squallore, i piccoli espedienti e soprattutto la disoccupazione. Rosetta ci tocca il cuore quando elenca una serie di "dati di fatto" che nascondono altrettanti, ardenti desideri: io sono Rosetta, non sono su una strada, ho un lavoro, ho trovato un amico (il collega Riquet). Quattro cose banalissime all'apparenza, forse la prima è la più banale di tutte, ma non è sempre possibile definirci come individui. Se è vero, infatti, che "il denaro non fa la felicità", è altrettanto vero che una persona, per mantenere la stima di sé stessa, ha bisogno dei soldi guadagnati per garantirsi un'indipendenza economica e sociale, per non "rimanere su una strada"; Rosetta ha sicuramente vergogna di sé e della madre ubriacona e prostituta, ha vergogna della propria impossibilità di trovare un lavoro e, di conseguenza, molto probabilmente Riquet è la prima persona che possa definire amica. Terribilmente ironico che la guerra tra poveri di cui parlavo prima arrivi a causare l'inevitabile rottura di quest'amicizia nuova, fragile e preziosa, che in un altro luogo avrebbe forse potuto trasformarsi in amore.
I Dardenne, dal canto loro, non danno giudizi né cercano di "manipolare" lo spettatore ma si limitano a raccontare una storia di vita quotidiana, attraverso una messa in scena se vogliamo un po' squallida (lungi da me utilizzare questo aggettivo con accezione negativa, semplicemente i Dardenne portano su pellicola l'atmosfera della società che desiderano ritrarre) ma sicuramente efficace. Il loro occhio spia Rosetta, soffermandosi su dettagli all'apparenza trascurabili ma sicuramente utili per capire la protagonista e l'ambiente in cui è costretta a vivere: l'ossessiva ripetizione di determinati luoghi o di determinate sequenze, come quella in cui Rosetta recupera l'attrezzatura da pesca, cerca lavoro oppure sistema il furgoncino delle goffres, testimoniano la natura ciclica e soffocante della vita della protagonista, un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscire e dove la "tentazione" è sempre dietro l'angolo (quante volte vengono inquadrati cibo e denaro, sempre a portata di mano dell'orgogliosa protagonista che, se volesse, potrebbe rubarli e scappare per non venire mai più ritrovata). E Rosetta, interpretata magnificamente dalla giovane Émilie Dequenne, essendo molto umana non è insensibile alle tentazioni, abbracciate di malavoglia e sempre per cercare di raggiungere i suoi semplici desideri, tanto più dolorose perché ricercate con consapevolezza, tanto più dannose perché il mondo non fa sconti a chi ha un animo puro ed è costretto a cambiare per non soccombere. Questo era vero nel 1999 ed è vero soprattutto oggi, nel 2014, in Italia. Se Rosetta venisse proiettato nelle scuole chissà se il grido "Siamo tutti Rosetta" servirebbe a svegliare il nostro governo com'è servito a svegliare almeno un po' quello Belga nell'anno dell'uscita del film?

Jean-Pierre e Luc Dardenne sono i registi e sceneggiatori della pellicola. Entrambi belgi, hanno diretto insieme film come Il figlio, L'enfant, Il ragazzo con la bicicletta e il recente Due giorni, una notte. Anche produttori, Jean-Pierre ha 63 anni mentre Luc ne ha 60.


Émilie Dequenne interpreta Rosetta. Belga, ha partecipato a film come Il patto dei lupi e La meute. Ha 33 anni e un film in uscita.


Se Rosetta vi fosse piaciuto provate a recuperare Bread and Roses o Due giorni, una notte. ENJOY!


domenica 14 dicembre 2014

Honeymoon (2014)

Dopo un paio di horror deludenti ho sentito il bisogno di rifarmi la bocca con qualcosa di testato e unanimemente riconosciuto come valido, quindi mi sono buttata su Honeymoon, diretto e co-sceneggiato dalla regista Leigh Janiak.


Trama: Bea e Paul, appena sposati, vanno in luna di miele nel rifugio dei genitori di lei, tra i boschi e i laghi. La situazione rimane idilliaca finché una notte Paul scopre che Bea non è in casa e la ritrova, nuda e sconvolta, in mezzo al bosco...


Come si distingue un buon horror dalla rumenta mediocre che viene distribuita solitamente in Italia? Per me un film di genere che si rispetti deve osservare un paio di punti fermi, che vi vado ad elencare e che utilizzerò per redigere un post senza spoiler. Innanzitutto, i personaggi coinvolti, perlomeno i protagonisti, devono essere verosimili, naturali, abbastanza umani da far sì che io possa immedesimarmi in loro o almeno interessarmi a ciò che potrebbe capitargli. Seconda, non meno importante, è la capacità del regista di costruire e mantenere constante la tensione che, combinata con la preoccupazione rivolta verso i personaggi, è il cocktail esplosivo indispensabile per ogni horror degno di questo nome. Terzo, siccome dopo quasi 70 anni di horror trovare trame originali è praticamente impossibile, gli sceneggiatori devono essere in grado di rinnovare i cliché e utilizzarli rinvigorendo tutta la loro devastante potenza. Quarto, ma sembrerebbe quasi banale puntualizzarlo, regia, montaggio, interpreti e colonna sonora devono essere professionali, anche quando simulano amatorialità (sebbene non sia il caso di questo film che, ringraziando il cielo, non è un Mockumentary né un Found Footage). Honeymoon rispetta tutti questi punti e non smetterò mai di ringraziare Leigh Janiak per questo. Bea e Paul sono due sposini innamorati alla follia ma simpatici, tenerissimi, di una dolcezza mai stucchevole; sono gli amici che si vorrebbe vedere felici, che hanno deciso di non ammorbare gli invitati con cerimonie faraoniche o tremila pippe mentali, sono le due esatte metà della mela, due persone che non saranno mai sole perché ognuno ha trovato l'altro, due giovani che si amano col cuore e soprattutto col corpo, anche durante i piccoli, inevitabili litigi. In una parola, sono meravigliosi. Quello che succede loro è ingiusto, è crudele, e noi spettatori non possiamo fare altro che soffrire davanti all'evento misterioso che, a poco a poco, li rende due diffidenti ed arrabbiati estranei, completamente soli davanti a terrori innominabili che nessuno dei due riesce a confessare all'altro.


Cos'è successo quella maledetta notte nel bosco? Noi non lo sappiamo, come del resto non lo sanno i protagonisti, ma è qui che il punto due si unisce al punto tre. C'è qualcosa tra Paul e Bea, un segreto che li divide e noi sappiamo che quando questo segreto verrà rivelato il mondo dei personaggi crollerà e noi rimarremo tutta la notte con gli occhi sbarrati nel letto, a sedare la tachicardia. La Janiak gioca con la nostra attesa, dilata la tensione fino a renderla insostenibile, dice e non dice, ci porta a pensare "ora succederà questo" e invece no, non succede nulla. Ve lo ribadisco, prima che mi ricopriate di insulti: per più di metà film NON. SUCCEDE. NULLA. Che è anche peggio. Perché anche se gli indizi sono inequivocabili e fin dall'inizio capiamo che quello non è un bosco come gli altri, anche se ciò che sta dietro agli eventi è banale e persino scontato, è quello che succede tra l'inizio e la fine di Honeymoon che mette alla prova la nostra resistenza, oltre a quella dei protagonisti. Perché la Janiak sa usare molto bene quei cliché di cui parlavo, pure troppo, e rinnova una paura che credevamo di avere superato, una paura che credevamo solo i grandi Maestri, ormai, avrebbero potuto ancora risvegliare. Infine, come ho detto sopra, ci sono gli interpreti. Rose Leslie è bellissima, fragile ed inquietante al tempo stesso, con la sua pelle di porcellana sembra che debba rompersi da un momento all'altro ma è anche capace di tirare fuori un'insospettabile e terribile lato oscuro; Harry Treadaway è altrettanto bello, di una bellezza che lascia denotare sensibilità ed intelligenza (per intenderci, non è il classico belloccio senz'anima tipico degli horror, mi ricorda più il Fassbender dei tempi di Eden Lake e gli auguro una carriera altrettanto sfolgorante) ed è l'occhio attraverso cui noi spettatori testimoniamo la rovina di un rapporto, l'amore che viene sostituito da disperazione, impotenza e frustrazione. Honeymoon è un horror "emozionale", dove il sangue viene centellinato e i salti sulla sedia quasi completamente eliminati. D'altronde, come si fa a saltare sulla sedia quando ogni nervo è talmente teso da non consentire neppure il più piccolo movimento? Di più non dico, provare per credere. Io intanto ho trovato il secondo gioiellino del 2014.

Leigh Janiak è la regista e co-sceneggiatrice della pellicola. Americana, è al suo primo lungometraggio.


Rose Leslie (vero nome Rose Eleanor Arbuthnot-Leslie) interpreta Bea. Scozzese, ha partecipato alle serie Downton Abbey e Il trono di spade. Ha 27 anni e due film in uscita.


Harry Treadaway interpreta Paul. Inglese, ha partecipato a film come Cockneys vs Zombies, The Lone Ranger e a serie come Penny Dreadful. Ha 30 anni.


Se Honeymoon vi fosse piaciuto provate a guardare anche La moglie dell'astronauta. ENJOY!

venerdì 12 dicembre 2014

La metamorfosi del male (2013)

Il 2014 cinematografico verrà ricordato come l'anno del Male. Dopo Le origini del male, Liberaci dal male, Il riflesso del male e La stirpe del male arriva in extremis anche La metamorfosi del male (Wer), diretto e co- sceneggiato nel 2013 dal regista William Brent Bell. Guardarlo sarà stato un male?


Trama: in Francia, una famigliola di turisti viene attaccata nei boschi e brutalmente uccisa. Secondo la polizia il colpevole è il silenzioso, alto ed irsuto Talan ma la sua avvocatessa cerca in qualche modo di scagionarlo e scoprire cosa si nasconda dietro l'assoluta certezza dei poliziotti...


Avete presente la mancanza di infamia e la mancanza di lode? Forse il male, in senso cinematografico, potrebbe essere proprio questa carenza. Se così è, allora il film di William Brent Bell è il Male assoluto perché non è né tanto orribile da scatenare la mia ira funesta (come il precedente film del regista, l'orrendo L'altra faccia del diavolo) né tanto bello da poterlo consigliare a chicchessia, è semplicemente una pellicola che passa e va, da dimenticare mano a mano che i fotogrammi scorrono sullo schermo. La storia di Talan e della sua "condizione" è la scusa per portare al cinema l'ennesimo ibrido che mescola riprese consapevolmente "finte" a scorci catturati in soggettiva da telecamere maneggiate dai protagonisti o videocamere di sicurezza, uno pseudo-mockumentary che, come buona parte dei suoi fratelli, manca di una trama intrigante ed è prevedibile dall'inizio alla fine. A partire dal titolo originale lo spettatore sgamato ha già capito quale sarà il tema portante del film (nessuno spoiler in un Wer, come Werewolf), avrà già capito dopo pochi minuti dove porteranno i due twist inseriti ad hoc da un deus ex machina particolarmente svogliato ed arriverà alla conclusione di aver davanti il solito horror dove personaggi imbecilli fanno scelte discutibili che li porterà inevitabilmente alla rovina, senza troppe sorprese e, soprattutto, senza troppe inquietudini o spaventi.


Il problema aggiuntivo de La metamorfosi del male, infatti, è che lascia molto a desiderare nel reparto "paura" pur essendo abbastanza gore in alcuni punti. William Brent Bell adora le scene ad effetto, l'avevo già visto in L'altra faccia del diavolo, ma purtroppo per lui è un effetto moscio che lascia lo spettatore più perplesso che agitato; non mi frega nulla che tu concluda sempre le tue pellicole con un incidente cattivissimo che manda a gambe all'aria la telecamera, la tensione me la devi costruire, devi farmi arrivare impreparata al botto o all'artigliata, altrimenti puoi tranquillamente chiudere con un happy ending consolatorio perché i tempi della Strega di Blair, ahimé, sono passati. William Brent Bell aveva inoltre l'opportunità di creare un intrigante horror "giuridico" basato su una figura che, dopo Twilight, necessitava di riabilitazione tanto quanto il vampiro e se l'è lasciata scappare dalle mani; in effetti i primi minuti (nonostante i titoli di testa orribili) non sono male, soprattutto per chi come me ama le lingue può godere di un'interessantissima e coinvolgente babele di lingue ed accenti differenti, poi purtroppo la storia si "siede" e la commistione di generi cede il passo alla noia più bieca, anche per colpa di attori non all'altezza, ci mancherebbe. Ora, pare che il regista tornerà dietro la macchina da presa per dirigere un thriller sovrannaturale simile a The Conjuring dal titolo The Inhabitants (che probabilmente in Italia si chiamerà Gli inquilini del Male) e persino un segmento di un'antologia horror a cui parteciperanno anche Joe Dante, Xavier Gens e Timo Vuorensola dal titolo Fear Paris; passi il secondo, che sulla carta pare molto interessante, ma il primo film lo eviterò tranquillamente, perché ormai il nome William Brent Bell l'ho segnato sull'agenda nera degli indesiderati e confido non mi farà mai più fessa. Sipario.


Del regista e co-sceneggiatore William Brent Bell ho già parlato QUI. Di A.J. Cook (Kate Moore) e Simon Quaterman (Gavin Flemyng) ho parlato invece ai rispettivi link.

Sebastian Roché interpreta Klaus Pistor. Francese, ha partecipato a film come L'ultimo dei Mohicani, The Peacemaker, 15 minuti - Follia omicida a New York, La leggenda di Beowulf e a serie come Sex and the City, CSI - Scena del crimine, Streghe, Alias, 24, Supernatural e Criminal Minds; come doppiatore ha partecipato al film Le avventure di Tin Tin - Il segreto dell'Unicorno. Anche sceneggiatore, ha 50 anni e un film in uscita.


Vik Sahay (vero nome Vikram Sahay) interpreta Eric Sarin. Canadese, ha partecipato a film come Will Hunting - Genio ribelle, eXistenZ, American Pie: Ancora insieme e a serie come Chuck e Bones. Ha 43 anni e due film in uscita.


Se La metamorfosi del male vi fosse piaciuto potreste recuperare il pregevole Afflicted, altrimenti il già citato Liberaci dal male. ENJOY!

giovedì 11 dicembre 2014

(Gio)WE, Bolla! dell'11/12/2014

Buon giovedì a tutti... e tenete duro. Manca solo una settimana all'uscita dei film davvero attesi. In questa ci tocca subire ancora gli scartini (e sì che Pride e Storie pazzesche sarebbero stati anche carini ma col cavolo che a Savona sono usciti...) e l'arrivo del temutissimo cinepanettone, ma passerà, davvero. ENJOY!

Il ricco, il povero e il maggiordomo
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Ad Aldo, Giovanni e Giacomo ho SEMPRE voluto bene e credo che questo sentimento non cambierà mai. Ma dopo Chiedimi se sono felice le loro imprese cinematografiche mi hanno sempre lasciata un po' freddina e credo che anche questa volta attenderò l'eventuale passaggio televisivo.

Ma tu di che segno 6?
Reazione a caldo: Ma fatti i **zzi tuoi!
Bolla, rifletti!: Vogliamo parlare del cinepanettone di quest'anno? Ma anche no. Meglio rispolverare Di che segno sei? di Corbucci, ché qui manco la fatica di scrivere i numeri in lettere fanno (e fortunatamente non hanno scritto M t d Ke sgn 6?).

Al cinema d'élite danno invece l'unico film interessante uscito la settimana scorsa...

Mommy
Reazione a caldo: E vabbé.
Bolla, rifletti!: L'ultimo film del giovanissimo Xavier Dolan, incentrato sul rapporto tra una madre vedova ed un figlio afflitto da deficit di attenzione, è stato universalmente riconosciuto come capolavoro. Purtroppo nel periodo Natalizio, soprattutto nei weekend, il tempo di andare al cinema per me è nullo ma farò del mio meglio per andarlo a vedere o recuperarlo in tempi brevissimi.

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...