domenica 19 aprile 2015

L'uccello dalle piume di cristallo (1970)

La danza macabra di King questa volta mi ha portata in Italia a vedere L'uccello dalle piume di cristallo, opera prima di Dario Argento che il regista ha diretto e sceneggiato nel 1970.


Trama: uno scrittore assiste ad un tentativo di omicidio e da quel momento decide di portare avanti le indagini per conto suo, finendo inevitabilmente nel mirino del killer...


Devo averlo già accennato nel vecchissimo post dedicato a 4 mosche di velluto grigio: io e il giallo all'italiana non andiamo troppo d'accordo, soprattutto quando si parla di Dario Argento. Gli riconosco i meriti ma troppo spesso, soprattutto per quel che riguarda la natura pretestuosa delle trame, lo trovo sciocco e noiosino e L'uccello dalle piume di cristallo non fa eccezione. Qui abbiamo il solito assassino senza volto, vestito con pastrano e guanti neri (stile sdoganato e codificato dal divino Mario Bava), che si imbarca in una serie di uccisioni vagamente efferate e abbiamo uno scrittore particolarmente tignoso che, invece di farsi una bella barcata di affari suoi, decide di scoprire l'identità del serial killer perché "c'è qualcosa che non quadra nei suoi ricordi". Ora,  quel "qualcosa" che non gli torna, rivelato alla fine, è roba da facepalm, qualcosa che potrebbe spingere le vittime a risorgere solo per prenderlo a schiaffi, mentre il fantomatico uccello dalle piume di cristallo del titolo è quanto di più deus ex machinoso si possa trovare in una sceneggiatura ma, oh, si era negli anni '70 e Argento era alla sua prima opera come regista e sceneggiatore: non si può andare a spaccare il capello. Infatti non lo spaccherò, tranquilli. Anche perché, come ho detto, L'uccello dalle piume di cristallo ha comunque una sua oggettiva personalità che travalica le mie antipatie per il genere e l'ingenuità d'insieme; per esempio, come già in 4 mosche di velluto grigio ho molto apprezzato l'abbondanza di elementi weird e volutamente ironici, come l'intermezzo "felino" con un peculiare pittore interpretato dal grande Mario Adorf o i due delinquentucoli che aiutano il protagonista, ovvero il pappone balbuziente "Addio" e lo spione che fa tutto il contrario di quello che dice.


Al di là di questi elementi "folkloristici", devo anche riconoscere come Dario Argento, all'epoca, pur essendo alla sua prima opera avesse già la mano santa che avrebbe caratterizzato i suoi capolavori più blasonati. L'omicidio iniziale l'ho trovato geniale ed angosciante, girato in piena luce, visibile da qualsiasi passante perché commesso dietro un'enorme vetrata e, soprattutto, silenzioso, con l'urlo della vittima che viene bloccato da un doppio vetro; l'altra sequenza da brividi coinvolge invece una rampa di scale che all'improvviso diventa buia per metà, con la vittima costretta a passare dalla luce all'oscurità mentre una ripresa dall'alto trasforma la tromba delle scale in un abisso perfettamente geometrico. Questi sono due tocchi di classe non da poco, che fanno il paio con l'intelligente montaggio che mescola gli eventi presenti ad improvvisi e brevissimi flash del delitto di cui il protagonista è stato testimone; a completare il tutto, poi, ci pensa l'inquietante score di Ennio Morricone, un mix di melodie "d'atmosfera" ed insinuanti sospiri femminili che si accentuano ogni volta che l'assassino è nei paraggi. Per quel che riguarda gli attori invece non c'è molto da dire: tutti i coinvolti portano a casa dignitosamente la pagnotta, il protagonista è aitante ed espressivo quanto basta ma viene spesso surclassato dalla bravura dei caratteristi che gli vengono affiancati mentre le donzelle trucidate devono solo essere belle ed eleganti, cosa che riesce loro benissimo. Ho solo una domanda a tale proposito: ma perché davanti ad un cadavere con la testa spaccata c'è una tizia che pensa bene di pettinarsi per cinque minuti buoni i lunghi capelli biondi? Mistero. Guardate anche voi L'uccello dalle piume di cristallo, poi ne riparliamo.


Del regista e sceneggiatore Dario Argento ho già parlato qui.

Enrico Maria Salerno interpreta l'ispettore Morosini. Nato a Milano, ha partecipato a film come L'armata Brancaleone, Scuola di ladri e Scuola di ladri - Parte seconda. Anche regista e sceneggiatore, è morto nel 1994 all'età di 67 anni.


Mario Adorf interpreta Berto Consalvi. Nato in Svizzera, ha partecipato a film come Dieci piccoli indiani, Milano calibro 9, State buoni se potete, Momo e a serie televisive come Le avventure di Pinocchio, Mino, La piovra 4, Fantaghirò e Fantaghirò 2. Anche sceneggiatore, ha 85 anni.


Se L'uccello dalle piume di cristallo vi fosse piaciuto recuperate gli altri film della cosiddetta "Trilogia degli animali" (Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio) e aggiungete Profondo Rosso, Inferno, Opera, Phenomena e Suspiria. ENJOY!

venerdì 17 aprile 2015

Bollalmanacco On Demand: Pi greco - Il teorema del delirio (1998)

Torna il Bollalmanacco On Demand con la sfida della fan facebookiana Silvia, ovvero guardare Pi greco - Il teorema del delirio (Pi), diretto e co-sceneggiato nel 1998 dal regista Darren Aronofsky, senza farmi esplodere la testa. Se sarò ancora viva, il prossimo film On Demand sarà Incubo sulla città contaminata. ENJOY!


Trama: Max è un matematico afflitto da costanti mal di testa che lo portano ad avere allucinazioni e perdite di coscienza. Quando, durante le sue ricerche, si imbatte in una sequenza di 216 numeri si convince di avere trovato il numero di Dio, in grado di racchiudere in sé l'intera essenza del creato...


Mi pare doveroso iniziare il post su Pi greco - Il teorema del delirio con la solita, tediosa premessa autobiografica. Di matematica, geometria, trigonometria e quant'altro non capisco nulla. Di più, non ricordo nemmeno quello che ho studiato alle medie e alle superiori, tabula rasa. Io sono quella, assieme a mia madre, che appena viene costretta a fare un calcolo che supera le dieci unità gestibili dalle dita delle mani sente letteralmente gli ingranaggi del cervello bloccarsi con un sonoro "clac!". Il pi greco, la sezione aurea, tutte quelle belle teorie matematiche enunciate dal protagonista del film sono per me lontani ed inutili ricordi sfumati in un lontanissimo passato, pertanto ho scelto consapevolmente (e, sinceramente, poco m'importa di venire criticata per questo) di guardare Pi greco - Il teorema del delirio affidandomi solo alle immagini, cercando di cogliere il senso generale della vicenda di Max senza sforzarmi di capire dialoghi e monologhi, come avrete capito leggendo la trama sicuramente scritta in modo sbagliato. Questa apparentemente inutile premessa vuole farvi capire la potenza della pellicola di Aronofsky, che è riuscita a coinvolgere e riempire d'angoscia persino un'ignorante come me, trascinandomi di peso nelle fobie di Max, nella sua alienante ricerca della conoscenza, nei meandri di quella ossessione che lo porta ad essere sempre più paranoico, isolato dal mondo, fisicamente e mentalmente malato, terribilmente infelice. Narratore inattendibile ed allucinato, perso nell'egoistica contemplazione di questi freddi numeri che dovrebbero governare il mondo e simbioticamente legato ad un computer battezzato Euclide, Max racconta in prima persona il suo distacco sia dalla società (rappresentata dalla misteriosa società azionaria alla disperata ricerca del numero misterioso) che dalla religione (gli inquietanti e visionari ebrei capitanati dal logorroico Lenny e dal rabbino Cohen), mentre attorno a lui le persone continuano a vivere, fare sesso oppure "affrontare" la matematica in maniera innocente, come fosse un gioco.


Rinunciando a capire a fondo Pi greco - Il teorema del delirio, sono riuscita ad immergermi completamente in quello scioccante bianco e nero utilizzato da Aronofsky, arrivando alla conclusione che nessun effetto speciale, nessuna fotografia a colori potrà mai terrorizzarmi ed inquietarmi quanto delle sequenze fatte solo di luce abbacinante ed ombra impenetrabile. Come già era successo guardando Tetsuo, non importa quanto una pellicola sia incomprensibile perché il bianco e nero evidentemente è in grado di penetrare a fondo nella mia mente e causarmi un disagio incredibile; le nerissime formiche che invadono il sancta sanctorum di Max, il tremolio delle sue mani accompagnato da un terribile fischio perfora timpani, l'intrico di cavi e microchip che sembrano quasi volergli penetrare nella carne, tutte le sequenze che prevedono il primo piano di un cervello martoriato sono segmenti che sono riusciti a turbarmi più di qualsiasi horror. Sean Gullette, poi, si annulla completamente all'interno del personaggio di Max; gli insistenti primi piani dei suoi occhi allucinati, le riprese sghembe che lo vedono contorcersi per il dolore e i cambiamenti fisici a cui viene sottoposto mano a mano che il film prosegue sono tutti elementi in grado di portare lo spettatore ad empatizzare con un protagonista che, perdonate il bisticcio di parole, è quasi disumano nella sua umanissima ricerca della conoscenza. Pur non condividendo né comprendendo le ragioni che spingono Max a diventare più cervello elettronico che uomo (d'altronde, quando il numero compare per la seconda volta il protagonista va in tilt com'è successo a Euclide) sono riuscita ad interessarmi alla sua vicenda e a rimanere affascinata davanti alle scelte stilistiche di Aronofsky e sono giorni che mi rigiro nella mente le immagini, i suoni e le parole di cui è composto Pi greco - Il teorema del delirio. Che è davvero delirante ma anche tanto bello e gratificante da vedere, semplicemente per il modo in cui riesce ad affermare la natura artistica del Cinema e a rapire lo spettatore pur lasciandolo consapevole della sua inadeguata ignoranza. Armatevi di coraggio e guardatelo, ve ne innamorerete!


Del regista e co-sceneggiatore Darren Aronofsky ho già parlato QUI. Di Ben Shenkman (Lenny Meyer) e Mark Margolis (Sol Robeson) ho parlato invece ai rispettivi link.

Sean Gullette interpreta Maximillian Cohen. Americano, ha partecipato a film come Happy Accidents e Requiem for a Dream. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 47 anni.


Se Pi greco - Il teorema del delirio vi fosse piaciuto non saprei cosa consigliarvi di guardare per quel che riguarda altre pellicole attinenti al tema, ma rimanendo nell'ambito film "strani" recuperate senza indugio Il cigno nero, Mulholland Drive, Cube - Il cubo, Essere John Malkovich, Moon e Dark City. ENJOY!


giovedì 16 aprile 2015

(Gio) WE, Bolla! del 16/04/2015

Buon giovedì a tutti e benvenuti all'ennesima settimana cinematografica loffia. D'altronde, è la settimana prossima che tornano gli Avengers, quindi non ci resta che attendere... ENJOY!


Third Person
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Uno dei generi di film che meno sopporto è indubbiamente il "dramma romantico all-star" e Third Person ne è un ottimo esempio. Lascio la pellicola a chi in queste storie ci sguazza!

Mia madre
Reazione a caldo: Non mi odiate...
Bolla, rifletti!: ... ma io Nanni Moretti lo trovo pesante come un macigno. E considerato anche che tra le persone che conosco non c'è nessun appassionato (che io sappia) del regista credo proprio che lascerò questo Mia madre al cinema e al limite lo recupererò in TV.

Black Sea
Reazione a caldo: Mh....
Bolla, rifletti!: I film ambientati nei sottomarini mi mettono troppa ansia, c'è poco da fare, maledetta claustrofobia "selettiva", quindi mi toccherà evitare per non morire in sala. Peccato perché pare che il film in questione sia molto bello (vedi la recensione di Lucia)!!

Stranamente, al cinema d'élite questa settimana hanno deciso di buttarsi sulla commedia...

Le vacanze del piccolo Nicolas
Reazione a caldo: Uff!
Bolla, rifletti!: Avevo visto il trailer al cinema e mi era sembrato particolarmente simpatico... purtroppo, dopo ho saputo che Le vacanze del piccolo Nicolas è il seguito di un film che non ho visto (e di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza!), quindi mi converrà recuperare tutto assieme in un prossimo futuro!

mercoledì 15 aprile 2015

Racconti dalla tomba (1972)

Il cammino all'interno della danza macabra Kinghiana prende oggi una svolta imprevista grazie a Lucia che, a fronte della mia quasi totale ignoranza davanti alle opere prodotte dalla Amicus, mi ha consigliato di recuperare Racconti dalla tomba (Tales from the Crypt), diretto nel 1972 dal regista Freddie Francis e tratto dalle serie a fumetti Tales from the Crypt e The Vault of Horror.


Trama: durante una visita alle catacombe cinque turisti si perdono e vengono avvicinati da uno strano individuo che comincia a raccontare loro delle macabre storie...


Sto seriamente cominciando a sviluppare una passione per queste antologie della Amicus, zeppe di humour nero e caratterizzate da quell'adorabile aria vintage che per me è sempre un valore aggiunto all'effettiva bellezza delle storie e della messa in scena. Questa volta le vicende che compongono Racconti dalla tomba hanno come fil rouge "la colpa": i protagonisti sono infatti uno peggio dell'altro e tutti loro hanno qualche peccato da confessare, perlopiù legato all'incredibile avidità che li muove, cosa che li porta a venire puniti nei peggiori modi possibili. Ma andiamo più nel dettaglio. ... And All Through the House è il primo episodio ed è sicuramente il modo migliore di cominciare un film simile col botto, inoltre rimane il mio preferito tra i cinque. Si parla di un omicidio ma, soprattutto, di un folle appena scappato dal manicomio che comincia a perseguitare l'assassino; sarà la faccia del matto, sarà il modo in cui Freddie Francis riprende con insistenza le porte e le finestre della casa in cui è costretta a barricarsi la protagonista, sarà che quelle enormi ville a due piani tipicamente americane mi sono sempre sembrate i luoghi più pericolosi della Terra, sta di fatto che l'episodio mette un'ansia spaventosa anche dopo più di 40 anni. L'antologia horror continua con Reflection of Death, forse il segmento che mi è piaciuto meno nonostante un che di visionario che lo rende particolarmente moderno e l'utilizzo delle riprese in soggettiva per rendere più efficace il colpo di scena finale (a mio avviso il problema risiede interamente nell'utilizzo di attori poco carismatici, però è divertente il modo in cui il regista impegna lo spettatore sfidandolo a cogliere alcuni "dettagli" all'apparenza insignificanti che rivelano in parte l'epilogo della vicenda).


La qualità del film, leggermente in calo col secondo episodio, risale sfiorando il sublime con il commovente Poetic Justice, dove un vecchino meravigliosamente interpretato da Peter Cushing viene vessato da due avidi ricconi in cerca di proprietà da acquistare e rivendere; lo spettatore prende a cuore il tenero signor Grimsdyke e non può fare altro che seguire con apprensione i mezzucci sempre più spietati con i quali i suoi vicini di casa cercano di sbarazzarsene, per poi applaudire davanti alla giustizia veramente poetica messa in atto sul finale, più o meno sanguinoso a seconda della versione che vi capiterà sotto mano. Wish You Were Here è un altro episodio assai ben riuscito e sicuramente farà venire un brivido di nostalgia a tutti gli amanti della Tree House of Horror dei Simpson, che una volta ha omaggiato sia questo segmento sia il racconto breve La zampa di scimmia di W.W. Jacobs da cui è stato tratto; delle cinque, Wish You Were Here è probabilmente la storia più beffarda e anche la più gore visto che la scena finale ha fatto parecchia impressione persino a me. Comunque, la palma per la scena "intollerabile" va a Blind Alleys, episodio particolarmente bastardo perché imperniato sulla vendetta di un gruppo di pazienti ciechi ai danni del malvagio nuovo direttore del ricovero. Gli sceneggiatori e il regista calcano parecchio la mano sul difetto fisico dei poveri degenti, facendo il lavaggio del cervello allo spettatore che, trovandosi davanti l'inquietante e poco simpatico Patrick Magee nei panni del cieco capo, arriva ad aspettarsi per il direttore un contrappasso adeguato; vederlo quindi avanzare al buio in un corridoio zeppo di lamette, tutte posizionate ad altezza occhio, mi ha fatto chiudere i miei parecchie volte, ve l'assicuro. Per questo e per l'ironica arguzia della cornice che racchiude tutti questi macabri spaccati di vita (non) vissuta, dichiaro Racconti della tomba istant-cult immancabile per ogni appassionato horror e sentitamente ringrazio Lucia che, come sempre, ne sa una più del Diavolo!


Di Ralph Richardson (Il guardiano della cripta), Peter Cushing (Arthur Edward Grimsdyke) e Patrick Magee (George Carter) ho già parlato ai rispettivi link.

Freddie Francis (vero nome Frederick William Francis) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come L'uomo che vinse la morte, La rivolta di Frankenstein, Le cinque chiavi del terrore, La bambola di cera, Il giardino delle torture, Le amanti di Dracula ed episodi di serie come Racconti di mezzanotte. Anche direttore della fotografia (ha vinto due Oscar, uno per il film Figli e amanti e l'altro per Glory - Uomini di gloria) e sceneggiatore, è morto nel 2007, all'età di 89 anni.


Joan Collins interpreta Joanne Clayton. Inglese, la ricordo per film come I Flinstones in Viva Rock Vegas e per serie come Star trek, Batman, Missione impossibile, Starsky & Hutch, Fantasilandia, Love Boat, Dynasty, Pappa e ciccia, La tata e Will & Grace. Anche produttrice, ha 82 anni e due film in uscita.


Ian Hendry interpreta Carl Maitland. Inglese, ha partecipato a film come Repulsion, Carter, Oscar insanguinato, Professione: Reporter, La maledizione di Damien e a serie come Agente speciale. E' morto nel 1984 all'età di 53 anni.


Peter Cushing avrebbe dovuto interpretare Ralph Jason (il protagonista del quarto episodio) ma leggendo lo script ha chiesto di poter avere la parte di Arthur Edward Grimsdyke. Stephen King e George Romero avevano pensato di girare assieme un remake di Racconti dalla tomba, alla fine è uscita fuori una cosa simile ma completamente diversa, Creepshow. Robert Zemeckis invece, come mi ha insegnato la buona Lucia, si è talmente tanto impallato con Racconti della tomba da avere diretto il primo episodio di Racconti di mezzanotte, tratto proprio dal primo segmento del film. Se Racconti dalla tomba vi fosse piaciuto potreste recuperarlo assieme ad altri portmanteau della Amicus come Le cinque chiavi del terrore, La bambola di cera, Il giardino delle torture, La casa che grondava sangue, La morte dietro il cancello, The Vault of Horror, La bottega che vendeva la morte, Il club dei mostri oppure pellicole più recenti come Creepshow, Il cavaliere del male, I delitti del gatto nero o Ai confini della realtà. ENJOY!

martedì 14 aprile 2015

Scemo & + scemo 2 (2014)

Tanto vale completare l'opera. Dopo aver guardato Scemo & più scemo in questi giorni ho deciso di finirmi definitivamente con Scemo & + scemo 2 (Dumb and Dumber To), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dai registi Peter e Bobby Farrelly.


Trama: a vent'anni dagli eventi del primo film, Harry scopre di avere una figlia e decide di andarla a cercare assieme all'amico di sempre, Lloyd...



Come ho detto, ho completato l'opera, la mia pignoleria ha vinto e il mio cervello s'è spento definitivamente davanti a questa tristissima "operazione nostalgia" che ha portato i Farrelly, registi che da anni non azzeccano un film (se mai ne hanno azzeccato uno), a riproporre quel cult che aveva procurato loro miriadi di fan in tutto il mondo nel lontano 1994. Cosa abbia spinto Carrey e Daniels a riprendere i ruoli di Lloyd e Harry dopo che l'intera compagnia si era dissociata da Scemo & più scemo - Iniziò così è qualcosa che non capirò nemmeno in un miliardo di anni, perché se è vero che il buon Jim ha preteso un cachet milionario è altrettanto vero che Jeff anche stavolta ha lavorato per due spiccioli ma il risultato pietoso è stato il medesimo per entrambi gli attori, che avrebbero dovuto già capirlo sulla carta e vergognarsi di sputtanare definitivamente due carriere neanche troppo in salute. Scemo & + scemo 2 è davvero il film più inutile sulla faccia del pianeta e lo dice una che apprezza sia le "operazioni nostalgia" (vedi I mercenari) sia i film comico/demenziali: l'umorismo dei Farrelly sembra rimasto fermo agli anni '90 e l'aggiunta dei telefonini o la scelta di mostrare le rughe e la ciccia di attori ormai invecchiati ed imbolsiti serve solo ad alimentare uno spaventoso senso di tristezza negativa, un insipido gusto di minestra riscaldata, sputata nel piatto, rimasticata ed inghiottita a fatica. D'accordo, è cambiato l'esilissimo canovaccio ove infilare le gag dei due scemi, concertato da ben NOVE sceneggiatori... ma il problema più grande di questa pellicola è che le gag in sé non sono cambiate! C'è sempre "il rumore più fastidioso del mondo", le litigate tra Harry e Lloyd, il ragazzino cieco che ormai è diventato un uomo cieco, l'umorismo scatologico, la macchina a forma di cane, le tristissime spinte nei cespugli e ogni vuoto lasciato da questi "capisaldi" della comicità viene riempito da una pernacchia o da un lazzo da bambino dell'asilo.


Volete sapere se ho riso? Sì, ho riso DUE volte in un'ora e mezza di pellicola, una volta quando un pappagallino ha citato il colonnello Kurtz di Apocalypse Now e un'altra quando un tizio ha rischiato di esplodere in mezzo a dei petardi (diciamo che in vent'anni le bravate dei due scemi sono aumentate non solo in stupidera ma anche in pericolosità e autolesionismo). Per tutto il resto del tempo ho alternato una profonda costernazione a un altrettanto profondo disgusto punteggiato da imbarazzo: imbarazzo per due attori che ho amato, che tuttora amo e non sto parlando di Jim Carrey e Jeff Daniels ma di Kathleen Turner e Bill Murray. Il secondo, tanto quanto, non ci mette la faccia e la sua è anche una simpatica citazione di Breaking Bad, sotto la tuta e la maschera simili a quelle di Walter White potrebbe esserci qualunque attore.... ma Kathleen, Cristo! Mia bellissima Kathleen, che sei stata modello di fascino e carattere per tutti gli anni '80 e buona parte dei '90, a che pro farti prendere in giro, farti chiamare "uomo ciccione" o "Titanic whore" e abbassarti a prendere parte a immondizia come questo Scemo & + scemo 2 e Nurse 3D? Ti servono dei soldi? Te li do io ma non farlo mai più, per carità!! Immagino che ormai non ci sia bisogno di specificarlo e, a dire il vero, non avrei nemmeno dovuto scriverci un post ma Scemo & + scemo 2 non merita nemmeno lo sforzo di una visione, neppure se siete fan dello zoccolo duro. L'unica cosa valida dell'intera pellicola, una cosa che in effetti ho apprezzato davvero, è la presenza di un personaggio in grado di "fondersi" con lo sfondo a mo' di camaleonte grazie alla sola bravura tecnica di artisti del makeup, senza l'ausilio di effetti speciali computerizzati; se parliamo di "operazione nostalgia", in questo senso i Farrelly sono riusciti nell'impresa, per il resto spero non esca nel 2034 Dumb and Dumber For come promesso nella scena post credit o faccio un macello!


Dei registi e co-sceneggiatori Peter Farrelly e Bobby Farrelly ho già parlato ai rispettivi link e lo stesso vale per Jim Carrey (Lloyd Christmas), Jeff Daniels (Harry Dunne), Laurie Holden (Adele), Kathleen Turner (Fraida Felcher) e Bill Murray (Ice Pick).

Rob Riggle (vero nome Robert Allen Riggle Jr) interpreta Travis e il Capitano Lippincott. Americano, ha partecipato a film come Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Una notte da leoni e a serie come 30 Rock; come doppiatore, ha lavorato nelle serie American Dad! e in film come Hotel Transylvania. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 45 anni e quattro film in uscita.


Rachel Melvin interpreta Penny. Americana, ha partecipato a film come Boo - Morire di paura, Zombeavers e a serie come Heroes e Dr. House. Ha 30 anni e quattro film in uscita.


A proposito delle inutili e anche imbarazzanti comparsate presenti in Scemo & + scemo 2, Jennifer Lawrence avrebbe dovuto interpretare la giovane Fraida (il cui ruolo è andato poi a tale Carly Craig) ma per impegni pregressi non se n'è fatto nulla. Detto questo, se Scemo & + scemo 2 vi fosse piaciuto recuperate la serie animata Scemo e più scemo (andata in onda anche in Italia nel 1996), il prequel Scemo & più scemo - Iniziò così (che non ha però nessun collegamento reale con i due film "originali") e, ovviamente, Scemo & più scemo, al quale aggiungerei Come ammazzare il capo... e vivere felici, The Interview, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Ace Ventura - Missione Africa, The Mask e Bugiardo bugiardo. ENJOY!

domenica 12 aprile 2015

Scemo & più scemo (1994)

Diceva il buon Alex DeLarge che "i cervelluti si affidano all'ispirazione" ma io, che per ispirazione ho deciso di riguardare dopo anni Scemo & più scemo (Dumb and Dumber), sceneggiato e diretto nel 1994 dai registi Peter e Bobby Farrelly, di cervello devo averne ben poco.


Trama: Lloyd e Harry, due decerebrati di belle speranze, dopo essere rimasti entrambi disoccupati decidono di andare fino ad Aspen per riportare alla bella Mary una valigetta apparentemente dimenticata in aeroporto...


Non so chi mi avesse detto che i gusti cambiano ogni dieci anni ma sta di fatto che da quando sono andata al cinema a vedere Scemo & più scemo ne sono passati ben venti e i miei gusti sono cambiati così tanto che, se all'epoca mi ero piegata in due sulla poltrona per il gran ridere, qualche sera fa fissavo lo schermo pensando "cosadiavolostoguardando????". Mi sono sforzata, ve lo giuro. La scena del pappagallino, la canzone del merlo, il sogno ad occhi aperti in cui Lloyd strappa il cuore dal petto di un cameriere cinese, quelle sequenze che ancora ricordavo da quel lontano giorno del 1994 le ho provate a riguardare con animo puro e ricolmo d'affetto ma le mie labbra non si sono mosse. Zero. Neppure un sorrisetto. Che brutto crescere. Guardando Scemo & più scemo mi sono mortalmente annoiata e ho passato il tempo a bestemmiare contro la sceneggiatura demente dei Farrelly, contro le gag infantili di cui è infarcita, contro la loro squallidissima messa in scena (il film si porta malissimo tutti gli anni che ha), persino contro quel Jim Carrey di cui ho sempre adorato l'incredibile e folle mimica; anzi, a questo proposito ho trovato imbarazzanti sia i due protagonisti (soprattutto il povero Jeff Daniels che sembra totalmente spaesato) sia gli attori secondari, le cui facce stupite e perplesse credo fossero naturali e per nulla frutto di recitazione. Vi dirò che mi sono talmente annoiata a vedere come le gag sono state infilate a forza dentro la pretestuosa trama a base di rapimenti, riscatti ed equivoci, che dalla seconda metà in poi ho deciso di dedicarmi alla manicure e non saprei davvero come raggiungere i due paragrafi che solitamente dedico a qualsiasi pellicola, anche la più maffa. Quindi, siccome il blog è mio e decido io come gestirlo, scelgo di concludere qui questo triste post perché mi fa male l'essere rimasta delusa da un caposaldo della mia adolescenza. E poi perché tanto tra un paio di giorni mi toccherà guardare il secondo capitolo della saga, esclusivamente per dovere di puntigliosità, e l'idea di scrivere un post fotocopia mi deprime ancor di più.


Del co-regista Peter Farrelly ho già parlato QUIJim Carrey (Lloyd Christmas), Jeff Daniels (Harry Dunne) e Lin Shaye (Mrs. Neugeboren) li trovate invece ai rispettivi link.

Bobby Farrelly (vero nome Robert Leo Farrelly Jr.) è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Tutti pazzi per Mary, Io me & Irene, Osmosis Jones, Amore a prima svista, Lo spaccacuori e Scemo & + scemo 2. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 56 anni.


Mike Starr interpreta Joe Mentalino. Americano, ha partecipato a film come L'occhio del gatto, King Kong 2, Radio Days, Who's That Girl, Io e zio Buck, Nato il quattro luglio, Quei bravi ragazzi, Guardia del corpo, Lo sbirro, il boss e la bionda, Il figlio della pantera rosa, Mister Hula Hoop, Baby Birba - Un giorno in libertà, Ed Wood, Compagnie pericolose e a serie come Una famiglia del terzo tipo, Quell'uragano di papà, Jarod il camaleonte, Millenium, Più forte ragazzi, Scrubs, Dr. House, CSI: NY e CSI - Scena del crimine. Ha 65 anni e otto film in uscita.


Tra gli altri attori segnalo la presenza di Teri Garr, la Inga di Frankenstein Jr., che qui interpreta Helen Swanson, la madre di Mary; a proposito di May, l'attrice Lauren Holly aveva rifiutato di partecipare ad Ace Ventura - L'acchiappa animali ma è finita comunque a lavorare con Jim Carrey. Tra gli attori che avrebbero potuto partecipare al film ci sono Rob Lowe (per il ruolo di Harry), Steve Martin e Martin Short, che hanno entrambi rifiutato il ruolo di Lloyd (vogliamo dar loro torto?) ma la cosa più assurda è che le due prime scelte per Harry e Lloyd erano Nicolas Cage e Gary Oldman, casting che avrebbe reso il film decisamente epico. Cambiando argomento, guardando Scemo & più scemo mi sono sempre chiesta come avessero fatto a scheggiare così il dente di Jim Carrey e documentandomi per il post ho avuto la risposta: quelli sono i denti veri di Carrey, che di solito li ha incapsulati per nascondere il difetto! Per finire, Scemo & più scemo all'epoca ha avuto un successo incredibile e ha generato una serie animata omonima (andata in onda anche in Italia nel 1996), il prequel Scemo & più scemo - Iniziò così e il recente Scemo & + scemo 2, di cui parlerò nei prossimi giorni; se Scemo & più scemo vi fosse piaciuto recuperateli assieme a Ace Ventura - L'acchiappa animali, Ace Ventura - Missione Africa, The Mask, Bugiardo bugiardo, Una settimana da Dio e Tutti pazzi per Mary. ENJOY!

venerdì 10 aprile 2015

Into the Woods (2014)

Dopo aver rotto ben ben le palle al povero Toto e nonostante le critiche pessime lette sui vari blog amici, mercoledì sera sono riuscita a guardare Into the Woods, diretto nel 2014 dal regista Rob Marshall e tratto dall'omonimo musical scritto da James Lapine e musicato da Stephen Sondheim.


 Trama: un fornaio e sua moglie, impossibilitati ad avere figli, scoprono che le loro difficoltà nascono dalla maledizione di una strega. Per annullare il maleficio la strega li incarica di recuperare quattro oggetti appartenenti ad altrettanti personaggi da fiaba: Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Jack e Rapunzel.


Quando ho cominciato a guardare Into the Woods mi sono chiesta se tutti i blogger che stimo e a cui voglio bene non avessero per caso perso il senso dell'umorismo. La prima ora di film è infatti una gigantesca supercazzola canterina, il tripudio del kitsch e del ridicolo apparentemente volontario, una bestia stranissima davanti alla quale non ho potuto fare altro che ridere ed applaudire come una bambina per ogni trovata imbecille; la strega che compare come se nulla fosse asserendo di essere "la vicina di casa", Cappuccetto Rosso che si sfonda di cibo, la gente che non riesce ad usare la treccia di Rapunzel come corda, due principi che cantano a squarciagola "Agony" strappandosi le vesti di dosso e lanciando gli addominali scolpiti in pasto alle spettatrici, una Cenerentola che scappa a gambe levate davanti a siffatto principe, preferendo tornare ad accudire due sorellastre e una matrigna che più vajasse non si può, un lupo palesemente pedofilo e il cacciatore più ridicolo del creato solo solo alcuni tra i mille eventi weird di cui è costellata la prima parte di Into the Woods, una gioia per gli occhi e le orecchie di chi, come me, ama il genere musical e non disdegna l'inevitabile pacchianeria che spesso lo accompagna. Pur non meritando affatto la nomination agli Oscar di quest'anno, Meryl Streep nei panni della strega è esilarante e molto in parte, così come sono validissimi tutti gli altri attori, eclissati da una Christine Baranski che si vede poco ma incarna una matrigna superiore persino a quella dell'algida e bellissima Cate Blanchett; i costumi di Colleen Atwood sono strepitosi come le scenografie, cupe e dark e costruite in studio quindi prive di quell'aspetto di fastidioso "fintume" tipico degli ambienti ricreati con la computer graphic e le canzoni sono orecchiabili e piacevoli, soprattutto il prologo e la già citata, parodistica Agony. Insomma, tutto andava bene fino al "midmovie finale", l'unico al mondo che finalmente conclude la storia di Cenerentola così come viene scritto nella fiaba, mandando al diavolo il finto buonismo Disney... e poi, a un certo punto, è successo l'irreparabile.


Arrivati a metà film con le vicende apparentemente concluse, nel bene o nel male, io e Toto effettivamente ci siamo chiesti con cosa avrebbero riempito la seconda metà e, purtroppo, la risposta è stata "con della camurrìa". Into the Woods infatti continua dopo quel "e vissero felici e contenti" che, evidentemente, ai realizzatori sembrava troppo banale, e diventa una robaccia tediosissima, cupa, moralista fino all'inverosimile, pedante e ripetitiva. Concetti come "nessuno è solo", "il bosco rappresenta quella vita che è imprevedibile, non sempre bella, fatta di momenti da custodire", "bisogna avere coraggio e affrontare ogni dura prova", ecc. ecc. vengono ribaditi almeno settecento volte all'interno di canzoni sempre più infantili, zeppe di rime baciate e soprattutto discontinue, come se la natura di musical venisse a un certo punto meno, preferendo lasciare gli attori liberi di dialogare tra loro e allungare la broda all'infinito. Persino il registro visivo di Into the Woods cambia, con una fotografia innaturalmente cupa e zeppa di toni bluastri che ammorba ancor più lo spettatore già provato da due ore e fischia di banalità assortite ed intollerabili. Gli attori, poverini, continuano a fare del loro meglio ma è ben difficile quando i personaggi più carismatici vengono tolti dalla scacchiera senza una ragione plausibile (la scomparsa della Strega mi ha lasciata perplessa, sarò limitata ma è così), lasciando in scena le peggiori pittime della pellicola alle prese con una "trappola" talmente mal girata, mal fotografata e mal montata da risultare quasi incomprensibile. E qui ho finalmente capito perché tutta la blogosfera si sia unita per condannare all'onta perpetua questo Into the Woods che, davvero, aveva tutte le carte in regola per essere la gioia e la delizia di chi adora i musical e le storie gotiche ed irriverenti ma si è rivelato un "guazzabuglio medievale" che si candida di diritto ad essere uno dei film più brutti del 2015. Al confronto, persino un disastro come Maleficent diventa quasi un capolavoro! Evitate di sottoporvi a questa lunghissima serie di mattonate sui marroni soprattutto in sala, perché lì sarete costretti a subire l'ancor più fastidiosa tortura di un adattamento che mescola dialoghi in italiano e canzoni in inglese, con l'inevitabile divario tra voci doppiate e originali: fidatevi, Into the Woods è già pesante in una lingua, figuriamoci in due!


 Del regista Rob Marshall ho già parlato QUI. Anna Kendrick (Cenerentola), Christine Baranski (la matrigna), Meryl Streep (la strega), Johnny Depp (il lupo), Chris Pine (il principe di Cenerentola) e Frances de la Tour (la gigantessa) li trovate invece ai rispettivi link.

James Corden interpreta il fornaio. Inglese, ha partecipato a film come I fantastici viaggi di Gulliver, I tre moschettieri e a serie come Little Britain e Doctor Who. Anche sceneggiatore e produttore, ha 37 anni e due film in uscita.


Emily Blunt interpreta la moglie del fornaio. Inglese, ha partecipato a film come Il diavolo veste Prada, Wolfman, I fantastici viaggi di Gulliver, I guardiani del destino, I Muppet, Looper - In fuga dal passato, Edge of Tomorrow e a serie come Little Britain e Doctor Who; come doppiatrice ha inoltre lavorato per serie come I Simpson e per la versione inglese di Si alza il vento. Ha 32 anni e quattro film in uscita.


Tracey Ullman (vero nome Trace Ullman) interpreta la madre di Jack. Inglese, ha partecipato a film come Jumpin'Jack Flash, Ti amerò... fino ad ammazzarti, Robin Hood un uomo in calzamaglia e a serie come Ally McBeal, Will & Grace e How I Met Your Mother; come doppiatrice ha inoltre lavorato per serie come I Simpson e per film come La sposa cadavere. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 56 anni e un film in uscita.

Il piccolo Daniel Huttlestone, che interpreta Jack, era già stato Gavroche in Les Misérables mentre il principe di Raperonzolo Billy Magnussen interpretava l'esilarante Thor, il ragazzo incapace di distinguere i colori, in Damsels in Distress. Nel musical originale, leggermente rimaneggiato dalla Disney per quanto riguarda temi e morti per non turbare la sensibilità dei piccoli spettatori (per esempio, la madre di Jack viene colpita a morte con un bastone, non spinta, mentre Rapunzel muore schiacciata dal gigante), ci sono due personaggi che sono stati eliminati dal film, uno è il Mistery Man (confluito in parte nella Strega) e uno è il Narratore, che è stato sostituito dalla voce narrante del Fornaio; prima di arrivare a questa decisione si era però pensato di affidare il ruolo del Narratore ad attori del calibro di Jeremy Irons, Christopher Plummer, Geoffrey Rush, John Cleese, Michael Caine, Michael Gambon, Alan Rickman e persino Julie Andrews o Angela Lansbury. Rimaniamo in tema cambiamenti: Chris Pine era stato scelto per il ruolo di principe di Rapunzel, con Jake Gyllenhaal ad affiancarlo come principe di Cenerentola. Quando Gyllenhaal ha dato forfait, Pine ha preso il suo posto e assieme a Rapunzel c'è finito Billy Magnussen. Non ce l'hanno fatta invece Emma Stone, che ha rifiutato il ruolo di Cenerentola perché convinta di non avere la voce adatta, e neppure Kathy Bates ed Allison Janney, in lizza per il ruolo della madre di Jack. E per chi ha odiato fermamente Into the Woods, ecco qualcosa che ve lo farà odiare ancora di più e che mi sta uccidendo dal dispiacere: Jim Henson nel 1995 aveva chiesto il permesso per realizzare un film con i suoi pupazzi al posto degli animali e dallo script erano usciti ben due progetti; il cast del primo prevedeva Martin Short come Fornaio, Neil Patrick Harris come Jack e Daryl Hannah come Rapunzel, mentre il secondo progetto sfiorava la perfezione perché prevedeva Robin Williams come Fornaio, Goldie Hawn sua moglie, Cher come Strega, Carrie Fisher come Lucinda, Kyle MacLachlan e Brendan Fraser come i due principi, Elijah Wood come Jack, Roseanne Barr sua madre, Steve Martin come lupo e Danny DeVito come gigante. Datemi una fottuta macchina del tempo e fatemi convincere i maledetti studios a produrre questa meraviglia! Nell'attesa che qualcuno la costruisca, se Into the Woods vi è piaciuto recuperate Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street. ENJOY!

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