venerdì 18 aprile 2014

Grand Budapest Hotel (2014)

A breve il Bollalmanacco andrà in ferie ma c'è ancora tempo per recensire qualche bel film... e cosa c'è di più bello di una pellicola attesa come Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel), diretto e co-sceneggiato dal mio adorato Wes Anderson?


Trama: negli anni '30, il consierge del Grand Budapest Hotel, M. Gustave, assieme al fido garzoncello Zero, si ritrova invischiato in una misteriosa storia a base di quadri, vecchie abbienti ed omicidi...


Io amo Wes Anderson. Se la felicità è un cucciolo caldo, per me il cucciolo caldo, nel senso di delizioso e confortevole, è un film di Wes Anderson. Come dice uno dei personaggi di Grand Budapest Hotel, "il suo modo di vivere forse era fuori dal tempo già allora" e lo stesso vale per le creature di questo meraviglioso regista che riesce, con una grazia e una delicatezza incredibili, a prendere lo spettatore e trascinarlo in un mondo atemporale, fatto di vezzi, immagini, icone e regole che solo lui è in grado di gestire e far apprezzare. L'universo di Anderson è un piccolo universo di bomboniera, grottesco, dove personaggi tanto carini ed eleganti quanto folli e pieni di tic e manie turbinano in una girandola di eventi solo appartentemente leggerini e sciocchi (la pellicola è ispirata alle opere dello scrittore austriaco Stefan Zweig, perseguitato ed osteggiato dai nazisti), incantando chi è tanto fortunato da dar loro la chance di esibirsi e mettere in scena le loro strampalate vicende. La solitudine, l'eccentricità portata all'eccesso, quelle incredibili capacità che rendono superiori ma non felici, vite e avventure da favola, la morte o la repressione sempre lì a sogghignare dietro un angolo aspettando furtive il momento di fare la loro mossa, sono tutti elementi tipici della poetica di Anderson e, in Grand Budapest Hotel, si mescolano ad una specie di commedia "gialla" che, se fosse stata girata 50 anni fa, avrebbe visto probabilmente Peter Sellers come unico mattatore. Scendere nei dettagli della trama sarebbe un delitto, bisogna solo lasciarsi trasportare dalle assurdità e dall'arguzia che il regista mette su schermo, dai colori, dagli abiti, dalle scenografie, da quell'incredibile commistione di disegni simil-decoupage e riprese dal vivo, da una colonna sonora questa volta poco modaiola ma tremendamente carina.


E poi, ovviamente, gli attori. Io credo che ogni artista degno di questo nome darebbe l'anima per partecipare ad un film di Wes Anderson, perché mi da l'idea che sul set ci si debba divertire come matti e, soprattutto, che lo stimolo intellettuale sia ai massimi livelli. Ma guardatelo lì, quel Ralph Fiennes di solito compassato e serio, come si trova tremendamente a suo agio nei panni del vanitoso, coltissimo concupitore di vecchie: i dialoghi tra lui e Zero o tra lui e il bellissimo, ipnotico Adrien Brody (che si è fatto ampiamente perdonare l'orrida parentesi Byron Deirdra) varrebbero da soli il prezzo del biglietto! E poi Willelm Dafoe, cosa non è, con quella faccia da mastino e gli abiti da SS, mentre si getta in una corsa a perdifiato sugli sci come non si vedeva dai tempi del meraviglioso Per favore, non mordermi sul collo! Per non parlare di tutti gli attori feticcio di Anderson, dosati col contagocce; voi direte "E che due marroni, in tutti i film fa così" e io dico sì, avete ragione ma sentite un po', quando andate nel vostro ristorante preferito non vi va di mangiare quello stesso piatto che tanto adorate anche se lo avete già fatto millemila volte? E' una cosa che mette a proprio agio, è come ritrovare degli amici... è il cucciolo caldo di cui parlavo a inizio paragrafo, no? Poi, ovviamente, ben vengano i ragazzini scafatissimi ed innamorati dell'amore, nuovi arrivi della famiglia Anderson come la bravissima Saoirse Ronan e il co-protagonista Tony Revolori col baffetto disegnato e l'occhio a palla di chi non crede a quel che vede. Un po' come lo spettatore. Che, tra una risata e l'altra, una lacrima di commozione e un pensiero profondo, non può fare a meno di stupirsi ogni volta di questo piccolo, grande universo Andersoniano.


Del regista e co-sceneggiatore Wes Anderson ho già parlato qui. Ralph Fiennes (M. Gustave), F. Murray Abraham (Mr. Moustafa), Adrien Brody (Dmitri), Willelm Dafoe (Jopling), Jeff Goldblum (Kovacs), Harvey Keitel (Ludwig), Jude Law (lo scrittore da giovane), Bill Murray (M. Ivan), Edward Norton (Henckels), Saoirse Ronan (Agatha), Jason Schwartzman (M. Jean), Léa Seydoux (Clotilde), Tilda Swinton (Madame D.), Tom Wilkinson (l'autore), Owen Wilson (M. Chuck), Bob Balaban (M. Martin) e Fisher Stevens (M. Robin) li trovate invece ai rispettivi link.

Mathieu Almaric interpreta Serge X. Francese, ha partecipato a film come Munich, Marie Antoinette, Quantum of Solace, Pollo alle prugne, Cosmopolis e Venere in pelliccia. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 49 anni e quattro film in uscita.


Nonostante il perfetto make up che ha reso Tilda Swinton irriconoscibile, in verità era stata Angela Lansbury a venire scelta per il ruolo; purtroppo, la Signora in giallo era già impegnata sul set della versione teatrale di A spasso con Daisy. Johhny Depp invece sarebbe stato la prima scelta del regista per il ruolo di M. Gustave ma, sinceramente, io preferisco di gran lunga Ralph Fiennes! Se invece aguzzate può essere che riuscirete a scorgere, in mezzo alla sparatoria finale, Mr. George Clooney... Ovviamente, se il film vi fosse piaciuto, non perdetevi Moonrise Kingdom - Una storia d'amore e tutte le altre pellicole di Wes Anderson. ENJOY!

giovedì 17 aprile 2014

(Gio)WE, Bolla! del 17/04/2014

Buon giovedì a tutti! La settimana pasquale si conferma loffia quanto la precedente, giusto un paio di titoli che parrebbero interessanti... ma rischiano di nascondere insidie! ENJOY!

Rio 2: Missione Amazzonia
Reazione a caldo: mmmhh….
Bolla, rifletti!: La recensione di Beatrix mi ha fatto venire voglia di recuperare il primo capitolo di questa coloratissima saga animata dedicata ai pappagallini ma, purtroppo, in questa settimana Pasquale il tempo sarà più tiranno del solito. Magari li guarderò assieme in un futuro prossimo!

Gigolò per caso
Reazione a caldo: Sembra carino! 
Bolla, rifletti!: Ho visto ieri il trailer per la prima volta e mi sono fatta parecchie risate. Turturro mi piace parecchio, quanto a Woody Allen lo preferisco come attore che come regista, non me ne vogliano i fan. Spero solo che non si riveli una bufala fatta di cliché e battutine facili ma, da quel poco che ho visto, non mi è sembrato! 

Transcendence 
Reazione a caldo: Pauuura!! 
Bolla, rifletti!: Alla visione del trailer durante la Ghost in the Shell Night il mio commento a caldo è stato: “Ma questo è Il Tagliaerbe versione.. versione… versione Sticazzi!!” e la mia idea non è cambiata. Subodoro la belinata lontano un miglio, tuttavia ho una voglia matta di guardarlo perché mi sembra parecchio disturbante. Chissà che la settimana prossima non mi capiti di vederlo…

Al cinema d’élite arrivano i giapponesi!!

Father and Son 
Reazione a caldo: giapponesemente parlando, sono di parte…!
Bolla, rifletti!: Nella cronaca di questi giorni è salito alla ribalta lo scandaloso caso dello scambio di embrioni all’ospedale Sandro Pertini e questo Father and Son parla proprio di uno scambio di bambini scoperto per caso. Non posso nemmeno cominciare ad immaginare la sofferenza di persone che, dopo tanta attesa a causa di un desiderio di paternità/maternità frustrato, si ritrovano per un errore altrui ad avere un figlio non loro ma sono sicura che il film di Koreeda, pur partendo da presupposti diversi, non sarà né banale, né melodrammatico, né didascalico. E, ovviamente, lo recupererò appena possibile!

mercoledì 16 aprile 2014

Space Battleship Yamato (2010)

In occasione delle due serate che gli hanno dedicato ieri e questa sera le sale convenzionate con Nexo e Dynit, eccomi a recensire Space Battleship Yamato (SPACE BATTLESHIP ヤマト), diretto nel 2010 dal regista Takashi Yamazaki e tratto dall’anime Star Blazers di Leiji Matsumoto.


Trama: in un futuro lontanissimo la Terra è ormai ridotta ad un deserto nucleare. L’ultima speranza dell’umanità risiede nell’equipaggio dell’avveniristica Corazzata Yamato, che parte per cercare salvezza oltre il Sistema Solare…


Personalmente non ho mai avuto un grande feeling con la fantascienza e, se devo essere sincera, mi sono messa a guardare questo Space Battleship Yamato senza troppa convinzione, memore del mezzo diludendo di Capitan Harlock. Devo dire invece che la visione di questa pellicola mi ha sorpresa; nonostante non conoscessi Star Blazers, nonostante la trama non sia innovativa (a tratti mi ha ricordato Star Trek con alcuni sprazzi di Armageddon), i personaggi siano tagliati con l’accetta e abbastanza fedeli agli stereotipi del genere e i dialoghi non siano memorabili, le più di due ore di film scorrono veloci ed intrattengono tra una battaglia spaziale, una minaccia aliena, momenti epici di coraggio estremo, raggi laser, esplosioni e chi più ne ha più ne metta. Qualche lungaggine, effettivamente, avrebbe potuto tranquillamente venire evitata, soprattutto perché il canovaccio di base è molto semplice e, a differenza di Capitan Harlock, non necessita di aggiunte "filosofiche" o grandissimi spiegoni, tuttavia alcuni siparietti danno maggiormente l'idea della coesione dell'equipaggio e contribuiscono alla crescita del protagonista Kodai, che parte come outsider e finisce per diventare un vice-capitano rispettato da tutti. E' inoltre interessante vedere il diverso approccio a determinati temi tra giapponesi e occidentali: l'eroe USA probabilmente si sarebbe lanciato in solitaria contro i nemici, facendo da scudo per tutti i compagni, senza tanti discorsoni e dopo un'infinita serie di casualties, mentre l'eroe nipponico si prepara mentalmente a questa cosa chiedendo consigli agli anziani, flagellandosi per non avere salvato la vita a TUTTO l'equipaggio ma senza farsi troppi problemi a sacrificare un po' di persone quando serve. 

Per quel che riguarda regia ed effetti speciali devo dire che, anche qui, Space Battleship Yamato vince di un paio di misure il confronto con Capitan Harlock: sequenze fluide e comprensibilissime, niente mal di testa da 3D cupo e, soprattutto, niente grafica talmente computerizzata che sembrerebbe di guardare il trailer di un videogame. Il dispiego di mezzi e yen è stato palesemente grandioso visto che un paio di sequenze sono talmente ricche che farebbero invidia ad un kolossal USA e, forse, proprio questa esagerazione in alcune scene porta a storcere il naso davanti a quelle ambientate negli interni, che sembrano invece fatti con due lire, o dentro le navicelle che "locciano" in modo troppo strano per essere mezzi spaziali. Non mi ha fatta impazzire nemmeno la battaglia finale contro gli alieni (quello sì sembrava un videogioco!) ma lì c'è stata una sorta di compensazione grazie agli esagitatissimi interpreti, soprattutto grazie al tizio armato di due mega fuciloni che urla come se non avesse un domani. Gli altri attori, a mio avviso, potrebbero venire percepiti come cani o come geni a seconda della sopportazione dello spettatore davanti allo stile di recitazione nipponico: personalmente sono rimasta un po' perplessa dal Capitano Kodai/Findus, dalla dottoressa col gatto e dalla chioma stile "casalinga di Voghera" del protagonista ma ho visto decisamente di peggio, quindi sono dettagli! In definitiva, se amate la sci-fi tout court e le serie d'animazione giapponesi assecondate quest'ennesima operazione commerciale targata Nexo Digital (piccola critica, non me ne vogliano: il film è del 2010 e voi fate la "proiezione straordinaria" in Italia nel 2014? Suvvia...): verrete automaticamente trasportati in una galassia lontana, lontana... e anche un po' vintaggia se vogliamo!

Takashi Yamazaki è il regista della pellicola. Giapponese, ha diretto episodi della serie Fancy Lala. Anche sceneggiatore, attore, responsabile degli effetti speciali e animatore, ha 50 anni e tre film in uscita tra cui Stand By Me Doraemon


Takuya Kimura interpreta Susumu Kodai. Giapponese, membro del gruppo J-pop SMAP e star di parecchi dorama, ha partecipato a film come 2046 e lavorato come doppiatore ne Il castello errante di Howl. Ha 42 anni.


Meisa Kuroki (vero nome Satsuki Shimabukuro) interpreta Yuki Mori. Giapponese, ha partecipato a film come The Call: Final, Crows Zero e Crows Zero II. Ha 26 anni e un fondamentale film in uscita: Lupin III, dove avrà l'onore di interpretare nientemeno che Fujiko Mine!


Shin'ichi Tsutsumi, che interpreta il capitano Mamoru Kodai, aveva partecipato anche all'horror The Call - Non rispondere. Se il film vi fosse piaciuto potete recuperare l'intera serie Starblazers (anche conosciuta come I guerrieri delle stelle), i lungometraggi animati ad essa collegati o il suo remake del 2012 Uchuu Senkan Yamato 2199. ENJOY!

lunedì 14 aprile 2014

Nymphomaniac - Volume 2 (2013)

Pronti per re-immergervi nel favoloso mondo di Gumb..ehm... Lars Von Trier? Spero di sì perché dopo il tour de force seSuale di ieri oggi si riprende con Nymphomaniac – Volume 2 (Nymphomaniac Vol. 2). Sono insaziabile, nevvero? Mah. Come al solito, i puristi e i cinefili si astengano.


Trama: il racconto di Joe prosegue, mentre Seligman ascolta sempre più attonito. Dopo aver perso sensibilità all’”arto”, infatti, la ninfomane proseguirà la sua esistenza cadendo sempre più in basso, in un vortice di solitudine e degrado…


A dimostrazione del fatto che Nymphomaniac NON era film da dividere in due parti nonostante il cliffhanger, il tono della pellicola non cambia repentinamente dal faceto al serio ma l’allegria (in senso Trieriano, ovvero assai simile a quella di un Capezzone qualsiasi) si mantiene alta mentre lo spettatore assiste incredulo (ma anche no visto che, dopo dieci amanti al giorno per 5/6 anni COME MINIMO la protagonista là sotto avrà avuto il Tunnel della Manica) ai metodi grotteschi con i quali Joe tenta di risvegliarsi l’orgasmo, tra colpi di straccio bagnato, inganni meccanici, ricordi d’infanzia, gravidanze, big bamboos... fino a toccare, molto banalmente, il fondo sostituendo al sesso la violenza. Aspettavate la svolta cupa? Don't worry, arriverà danzando sulle punte, come avrebbe fatto Billy Eliott prima di trasformarsi nella versione annoiata dello Zed di Pulp Fiction. E se la protagonista Joe abbraccia finalmente il massimo punto di degrado, anche la pellicola, fino a quel momento scorrevole, si impantana un po' tra uno sguardo inespressivo di LaBeouf, un'autocitazione VonTrieriana e una fotografia sempre più cupa e triste, specchio dell'animo e della baginga provati della protagonista. Alla risata si sostituisce lo sbadiglio e non basta qualche spunto vagamente interessante o la "rivelazione" di Stellan Skarsgard per ridestare l'interesse, che si affloscia ulteriormente quando Nymphomaniac, che era riuscito a mantenere comunque una sua identità più o meno coerente, diventa una sorta di loffio gangster movie erotico introdotto dalle note di Burning Down The House. A quel punto le banalità si sprecano davvero, come se Von Trier avesse davanti una lista dei cliché tratta direttamente dal Manuale del piccolo sporcaccione: settant'anni vergine celo, neri superdotati celo, frusta celo, fist fucking celo, lesbicata celo, golden shower celo e, per finire in bellezza, pedofilo celo (A tal proposito, Lars, il film che hai girato è una sciocchezzuola e te lo concedo, non c'è nemmeno da arrabbiarsi o scandalizzarsi, ma per la tirata sulla pedofilia meriteresti di venir preso a calci da qui all'eternità, deficiente che non sei altro. Provare pena un paio di balle, c'è mica qualcosa che devi confessare? Ti ascolto con una mazza chiodata in mano, tranquillo). A completare l'opera ci pensa un finale da facepalm, tratto direttamente da una canzone degli Elii ma preceduto da un meraviglioso spiegone conclusivo che, senza possibilità di errori, ci spiega per filo e per segno come interpretare in chiave "psicanalisi d'accatto" OGNI scelta di Joe. GRAZIE!


Cambiando il ritmo e il tono della storia narrata cambia leggermente anche il registro utilizzato per sequenze ed immagini, che diventano molto meno pop e sperimentali rispetto al Volume 1, più cupe e "mature"; ogni tanto Von Trier tira qualche zampata delle sue, come nella sequenza dell'orgasmo accompagnato da improbabili visioni o come la genialata dell'improvviso e spiazzante fast forward nella storia, che lascia perplesso il povero Seligman, ma per il resto il Volume 2 di Nymphomaniac risulta più piatterello e banale anche visivamente. La Gainsbourg sostituisce, con mia somma gioia, l'orrida ragazzetta che interpretava Joe da giovane e si riconferma attrice di una bravura incredibile e ovviamente molto affascinante nonostante l'aria sfatta e dimessa che l'accompagna per tutta la durata del film. Le comparsate di Udo Kier e Willelm Dafoe sono invece poco più che chicche messe lì per i fan di questi due mostri sacri, tuttavia c'è da dire che il simpatico Udo si becca un omaggio talmente weird che il suo buon nome non ne viene sicuramente intaccato. Sono invece indecisa su Jamie Bell, imprigionato in un personaggio talmente caricaturale e spiazzante che diventa molto difficile farsi un'idea dell'effettiva bravura dell'attore: certo, anche solo il fatto che non sia stramazzato al suolo dalle risate durante il momento "silent duck" potrebbe indicare che il giovanotto sa fare il suo mestiere, quindi gli concederei il beneficio del dubbio. O forse sono io che non ho capito la "profondità" (e mi si perdoni il gioco di parole) di quella che ho visto solo come una perplimente postilla, aggiunta tanto per. D'altronde, mi sono vissuta allo stesso modo tutto questo bailamme sessuale messo in piedi da Lars Von Trier, prendendolo come un esercizio di stile, una mera operazione commerciale fatta di tanto fumo e pochissimo arrosto, buona giusto per fare discutere le signore e i signori bene (ma esistono ancora?) nei loro salottini borghesi e fomentare la solita diatriba tra chi odia Von Trier e chi lo ama senza riserve. Sinceramente? Io mi pongo esattamente nel mezzo, non gli auguro né bene né male. Se la mia recensione vi ha incuriositi e vi è venuta voglia di vedere Nymphomaniac guardatelo senza timore di incomprensioni o accuse di esser dei maniaci sessuali in incognito, altrimenti fate come diceva Virgilio a Dante: non vi curate di Lars ma guardate e passate, magari in queste quattro ore fate all'amore per davvero che è la cosa migliore!


Del regista e sceneggiatore Lars Von Trier ho già parlato qui. Charlotte Gainsbourg (Joe),  Stellan Skarsgård (Seligman), Shia LaBeouf (Jerome), Jamie Bell (K), Willelm Dafoe (L), Christian Slater (il padre di Joe) e Udo Kier (il cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.

Per eventuali curiosità su Nymphomaniac - Volume 2 andatevi a leggere la recensione del Volume 1 e... ENJOY!



domenica 13 aprile 2014

Nymphomaniac - Volume 1 (2013)

Oh, alla fine ci sono riuscita. Anche io posso dire di aver visto il film sulla bocca di tutti o, perlomeno, la prima parte: Nymphomaniac - Volume I (Nymphomaniac: Vol. 1), scritto e diretto nel 2013 da Lars Von Trier. I vecchi cinefili barbogi e privi di senso dell’umorismo sono pregati di fermarsi qui con la lettura e distrarsi con qualcosa di più vicino ad una critica accademica, siete avvisati!


Trama: Seligman, acculturato signore ormai di una certa età, trova per strada Joe, una donna vittima di un misterioso incidente. La accoglie in casa sua e lei comincia a raccontargli i dettagli della sua vita da ninfomane…


Ho cominciato la visione di Nymphomaniac - Volume I aspettandomi le peggio cose. Ero certa che mi sarei addormentata, che avrei cominciato ad inveire contro le pretese del cinema autoriale, che come minimo non l’avrei capito e, pur di non parlarne sul blog ed evitare il rischio di venir tacciata di somma ignoranza, avrei fatto finta di non averlo nemmeno visto. Inaspettatamente, mi sono divertita parecchio durante la visione (non cominciate a pensare male...) e mi sono fatta delle grasse risate perché Nymphomaniac è essenzialmente uno di quei drammi grotteschi e paradossali che ultimamente rientrano molto nei miei gusti. Non c'è nulla di scandaloso, davvero: un film simile FORSE avrebbe potuto scatenare l'ira dei beghini un paio di decenni fa ma con quello che si sente in giro, tra Parioline e bunga bunga, la storia della ninfomane Joe fa quasi sorridere per l'ingenuità con cui viene messa in scena e, soprattutto, ascoltata dal povero Seligman/Papà Castoro/Grillo Parlante/ Stellan Skarsgard che, trovandosi davanti una Regina della Vulva in vena di autocommiserarsi ed ignorante come una capra, pensa bene di contestualizzare ogni suo racconto di "vita" associandovi riferimenti culturali o ittici, facili metafore che anche lo spettatore scemo potrà così capire: gli uomini come pesci che devono essere attirati nella rete, il delirium tremens di Edgar Allan Poe (vabbé…) accostato all’astinenza dovuta alla malattia del padre, la polifonia di Bach giusto per dare un tono all’incredibile voglia di copulare della protagonista e una sequenza di Fibonacci che ci sta sempre bene, mancava solo Dan Brown che seguiva tutte le indicazioni per trovare il tesoro nella patonza della Gainsbourg. La storia di Joe, che dovrebbe meritare tutta la nostra pietà in quanto malata di sesso e condannata ad una solitudine perpetua, diventa così una sequenza quasi ininterrotta di momenti (spero involontariamente) ridicoli, resi ancor più esilaranti da una presunzione di serietà gettata qui e là a sprazzi quasi come se il Von Trier sceneggiatore fosse indeciso tra il dare allo spettatore quello che si aspettava (pessimismo cosmico, ermetismo, voglia di vivere sotto i piedi, interamente riassunti nelle terribili immagini del padre morente) oppure percularlo senza pietà spiazzandolo completamente con questa storiella fintamente pruriginosa, talmente intrisa di moralismo e desiderio di espiazione da sembrare scritta da un'educanda.


Messa da parte quindi la fondamentale natura innocua della storia presa in esame, bisogna dire che Nymphomaniac tiene desta l'attenzione per un paio di motivi, al di là dell'esilarante cliffhanger imposto dai produttori che hanno deciso di spezzare quest'opera in due parti distinte (vedere per credere, Stallone non avrebbe potuto fare meglio, ci vuole del genio!). Innanzitutto, il Von Trier regista è sgamato all'inverosimile, tanto da piazzare subito all'inizio della pellicola una zamarrissima canzone dei Rammstein che mi ha messo istantaneamente nel giusto mood. Dopo questo colpo d'accelleratore le sequenze si alternano tra la staticità tipica della "scuola" Dogma, suggestioni Malickiane, divertenti didascalie pop alla Wes Anderson e strizzate d'occhio a Kubrick (ci mancava giusto la Sarabanda di Handel poi il quadro sarebbe stato completo...), in un guazzabuglio di stili accattivante e stimolante che rende il film, composto da episodi introdotti ognuno da un titolo e un'immagine evocativa, inaspettatamente piacevole. Gli attori ci mettono del loro, soprattutto i grandi nomi. Tolta la presenza costante di un grandissimo Stellan Skarsgard che si è fatto perdonare la ridicola partecipazione a Thor - The Dark World assumendo su di sé il non facile ruolo di confessore, tra gli altri interpreti "relegati" a mere comparse spicca una favolosa Uma Thurman protagonista dell'episodio più grottesco e convincente dell'intera pellicola, una sequenza molto simile a quelle più riuscite del meraviglioso Carnage. La giovane protagonista Stacy Martin, per quanto sia oggettivamente di una bruttezza rara (se fossi uomo non la copulerei nemmeno col membro di un altro, alla faccia della ninfomania...), è bravissima a portare interamente sulle proprie spalle (e non solo) uno dei ruoli più antipatici e difficili della storia del cinema, peccato però che abbiano deciso di affiancarle uno dei giovani attori più bolsi in circolazione: la faccia inespressiva di Shia LaBoeuf mi farebbe passare qualsiasi desiderio, ve lo garantisco, ma effettivamente per la parte che ha (un uomo forse ancora più mollo e odioso della protagonista) calza a pennello. Aspettando quindi il Volume 2, di cui parlerò già domani perché come ho detto il cliffhanger mi ha catturata e non potevo non sapere cosa sarebbe successo alla povera Joe, vi direi di andare tranquillamente al cinema a vedere Nymphomaniac - Volume 1 senza timore di addormentarvi o innervosirvi: questa volta Trier è stato magnanimo e meno "affilato" del solito, rischiate anche di divertirvi durante la visione o quando ve lo racconteranno gli amici, com'è successo a Toto che ha chiosato:

"Ma la polifonia prevede una simultaneità, altrimenti non è polifonia. Se vuole fare un paragone che se ne fotta 10 tutti insieme, ma non 10 in una giornata semplicemente uno dopo l'altro. Quella è monodia.
Avrei capito una gang bang..."

Capito, Lars? Eh. Un po' di precisione, diamine.


Di Stellan Skarsgård (Seligman), Christian Slater (il padre di Joe) e Uma Thurman (Mrs. H) ho già parlato ai rispettivi link.

Lars Von Trier (vero nome Lars Trier) è regista e sceneggiatore della pellicola. Danese, ha diretto film come Idioti, Dancer in the Dark, Dogville, Antichrist, Melancholia e alcuni episodi della serie Il regno. Anche attore, ha 58 anni.


Charlotte Gainsbourg (vero nome Charlotte Lucy Gainsbourg) interpreta Joe. Inglese, la ricordo per film come Jane Eyre, I miserabili, 21 grammi - Il peso dell'anima, Antichrist e Melancholia. Anche sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita.


Shia LaBeouf (vero nome Shia Saide LaBeouf) interpreta Jerome. Americano, lo ricordo per film come Scemo & più scemo - Iniziò così..., Charlie's Angels - Più che mai, Constantine, Disturbia, Transformers (e seguiti), Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo e Wall Street - Il denaro non dorme mai; inoltre, ha partecipato a serie come X-Files ed E.R. Medici in prima linea. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 28 anni e un film in uscita.


Connie Nielsen (vero nome Connie Inge-Lise Nielsen) interpreta la madre di Joe. Danese, ha partecipato a film come Vacanze di Natale '91, L'avvocato del Diavolo, Rushmore, Il gladiatore, One Hour Photo The Hunted - La preda. Ha 49 anni e tre film in uscita.


A differenza di Liam Hemsworth, che ha rifiutato la parte di Jerome, pare che Shia LaBoeuf ne fosse così entusiasta che, per averla, ha mandato a Von Trier dei filmati dove faceva sesso con la fidanzata. Contento lui. Ma, d'altronde, con quell'espressione bolsa è stato effettivamente meglio puntare su altri pregi. Nulla di fatto anche per Nicole Kidman, che ha dovuto rinunciare al ruolo di Mrs. H per impegni pregressi. Nell'attesa che esca Nymphomaniac - Volume 2 a fine mese, se il primo capitolo vi fosse piaciuto recuperate anche il resto della filmografia VonTrierana perché credo nessun altro giri pellicole simili. ENJOY!

venerdì 11 aprile 2014

All Hallows' Eve (2013)

Follia, follia! Nonostante un paio di recensioni non proprio esaltanti, qualche giorno fa ho deciso di dare una chance a All Hallows' Eve, diretto e sceneggiato nel 2013 da Damien Leone. Me ne sono pentita ovviamente... ma la domanda è: perché? Continuate a leggere!


Trama: la notte di Halloween un ragazzino trova dentro il sacco delle caramelle un'antiquata VHS. Decide di guardarla assieme alla babysitter e alla sorella e davanti ai suoi occhi cominciano a scorrere le immagini di tre storie horror...


Prima che decidiate di depennarmi dalla lista dei blogger che s'intendono un minimo di horror cerchiamo di chiarire ogni equivoco: All Hallows' Eve è al 90% fuffa della peggior specie. Diretto coi piedi, recitato da gente che sapeva a malapena cosa stava facendo davanti ad una telecamera, è un'accozzaglia di cliché horror e idee tratte da migliaia di altri film di genere. L'intera operazione non è altro che l'assemblaggio di due corti diretti e sceneggiati sempre da Damien Leone ai quali, per esigenze di "metraggio", sono stati aggiunti un terzo segmento e una cornice, con un risultato a dir poco discontinuo. L'inizio, a onor del vero, prometterebbe anche bene, soprattutto grazie all'utilizzo di una colonna sonora che ricorda molto i film anni '80, scelta sensata visto che tutta la vicenda parte dal ritrovamento di una videocassetta (anche se nel 2013 è strano che una famiglia americana abbia ancora in casa un vecchio videoregistratore, ma sorvoliamo...); tuttavia, è altrettanto palese fin dalla prima inquadratura che l’indubbio entusiasmo dei coinvolti non porterà ad un’opera memorabile. Il primo spezzone visionato dall’allegro trio formato da bambini odiosi e baby sitter per sbaglio ricorda tanto un episodio della serie Buffy the Vampire Slayer, soprattutto per l’(orrendo) trucco dei mostri. Viene introdotto quello che sarà il fil rouge della pellicola, ovvero Art il clown assassino, ma per il resto è la solita storia che vede la presenza di tre sfigate senza carisma che vengono seviziate senza soluzione di continuità né un perché da una cricca di demoni deformi. La cosa che perplime maggiormente è che, durante la “cornice”, la baby sitter permetta a due ragazzini di 10 anni di guardare per intero una scena parecchio gore che coinvolge una donna incinta prima di mandarli a letto giustamente terrorizzati. No, ma brava! Se il primo episodio del film fa giusto arricciare un po’ il naso, col secondo si tocca proprio il fondo invece: un guitto travestito da alieno vaga in casa di una povera donnetta cercando di... rapirla? Mangiarla? Violentarla? Tutte e tre le cose? Non si sa ma non importa, la trama e la realizzazione di questa seconda storia "horror" sono imbarazzanti, tanto che non meritano nemmeno di essere analizzate nel dettaglio.


Quindi, torniamo all'inizio della recensione. Mi sono pentita di avere visto All Hallows' Eve? Sì... ma non perché faccia schifo. Il problema è che il terzo episodio e la parte finale della cornice, interamente incentrati sulla figura dell'abominevole clown, per quanto siano derivativi, meritevoli di denuncia per plagio da parte di Stephen King e Robert Rodriguez (pellicola rovinata alla Grindhouse per intenderci, senza ovviamente lo stile e la faccia da chiulo del messicanaccio) e tutto quello che volete, mi hanno messo addosso un'ansia tale che anche ora che scrivo devo voltarmi ogni cinque secondi e vedere se per caso l'immonda creatura non stia sogghignando alle mie inconsapevoli spalle. La bastardata di quest'ultima parte di All Hallows' Eve è che, per quanto ogni colpo di scena e twist sia ampiamente prevedibile, alla parte razionale dello spettatore sgamato subentra il fanciullino pascoliano che se la fa addosso alla vista di questo clown muto, efferato, ubiquo come l'autostoppista di Creepshow 2 e angoscioso come una cacca nel letto. Chissenefrega se i posti da dove spunta sono improbabili e se l'effetto speciale finale sarei riuscita a realizzarlo anch'io seguendo le istruzioni di Art Attack!: il maledetto Damien Leone azzecca in pieno la scelta di sfruttare il metacinema e l'abbattimento della quarta parete, regalando al povero spettatore già traumatizzato all'epoca da It (e io rientro ampiamente nella categoria) uno dei peggiori quarti d'ora della sua intera esistenza. A fronte di queste considerazioni quindi sapete una cosa? Cercando sul tubo The 9th Cirle e Terrifier, i corti di Damien Leone che hanno dato origine a All Hallow's Eve, mi sono imbattuta in parecchi commenti degli utenti che consigliavano di evitare tranquillamente il lungometraggio e limitarsi a cercare queste altre due opere. Faccio mio questo loro saggio consiglio, così eviterete di sorbirvi la vergogna aliena come ho fatto io e maledirete il giorno in cui un misconosciuto regista americano ha creato quest'inquietantissimo clown assassino.  

Damien Leone è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto i corti The 9th Circle e Terrifier (da cui sono stati tratti il primo e l'ultimo episodio di All Hallows' Eve) e ha in progetto Frankenstein vs. The Mummy. E' anche artigiano degli effetti speciali e make-up artist, produttore e attore.


Nulla di particolare da segnalare ma, se All Hallows' Eve vi fosse piaciuto, converrebbe recuperare innanzitutto It e poi Ringu (se volete anche il remake The Ring ovviamente). ENJOY!

giovedì 10 aprile 2014

(Gio)WE, Bolla! del 10/4/2014

E buon giovedì a tutti! E sarà davvero una buona settimana cinematografica questa perché, al di là del diluvio universale 2.0, la notizia bomba è che The Grand Budapest Hotel apre i battenti! Pronti a lasciarvi nuovamente incantare da Anderson? Io sì... e non vedo l'ora! ENJOY!

 Noah
Reazione a caldo: mah. 
Bolla, rifletti!: Sinceramente non so cosa aspettarmi da questo Noah. Una minkiata di proporzioni bibliche o un inaspettato capolavoro? Purtroppo propendo per la prima ipotesi, nonostante la regia di Aronofski, tuttavia gli darei una chance anche se non so quando. (P.S. Oh, traduciamo tutto. Chiamarlo Noé era fuori moda?)

Un matrimonio da favola 
Reazione a caldo: Buon Dio.
Bolla, rifletti!: I Vanzina in versione primaverile (ché, si sa, ci si sposa di Maggio!) con attori che starebbero bene giusto nelle tanto amate fiction televisive, per la solita storia di adolescenti divenuti adulti insoddisfatti ecc. ecc. Evitabile. 

The Grand Budapest Hotel 
Reazione a caldo: Dopo Noé arriva Dio!! 
Bolla, rifletti!: Il mio amore per Wes Anderson credo sia chiaro. Non perderei The Grand Budapest Hotel (di cui ho già parlato QUI) per tutto l’oro del mondo e, ovviamente, ho aspettative a dir poco grandiose per questa storia che mi sembra più vicina a Le avventure acquatiche di Steve Zissou che alle altre opere del regista… vedremo, comunque!!

Al cinema d’élite c’è uno strano titolo italiano…

Nessuno mi pettina bene come il vento 
Reazione a caldo: nemmeno Jean Louis David?
Bolla, rifletti!: Dando un’occhiata alla trama (il confronto tra una scrittrice solitaria e una ragazzina undicenne) mi sembra di una pesantezza rara, ma potrei sbagliarmi, magari poi la storia è interessantissima. Solo, questa settimana ho altre priorità.
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