venerdì 12 febbraio 2016

L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (1972)

Prima o poi doveva succedere. Il Bolluomo ormai vittima del Wing Tsun e del culto di Bruce Lee mi ha costretta a lasciare a metà la visione de Il sesto senso, troppo terrificante per quel povero Cristo che ha la sventura di starmi accanto, per dedicarci a L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (Meng long guo jiang), diretto e sceneggiato nel 1972 da Bruce Lee in persona.



Trama: il giovane esperto di arti marziali Chen arriva a Roma per aiutare alcuni suoi compatrioti cinesi, proprietari di un ristorante che fa gola alla malavita locale...



Prima di inoltrarmi nella disamina di questa famosissima opera di Bruce Lee lasciate che vi racconti del diludendo salitomi sulle spalle a mo' di carogna a fine visione, quando grazie a quel blog illuminato che risponde al nome de I 400 calci ho capito di avere guardato un film mutilato, sia dalla censura occidentale che dall'adattamento italiano. Ormai avrete capito che io ESIGO l'integralità, anche quando si tratta di film DI menare o supercazzole, soprattutto se ciò che viene tagliato serve a mostrare la differenza di culture, lingue e tradizioni tra il Paese d'origine del film (in questo caso Hong Kong) e quello in cui la pellicola è ambientata (in questo caso Roma); ai fini della trama potrà anche non servire a nulla vedere Bruce Lee che sbaglia le ordinazioni al ristorante, cambia i soldi in banca e viene rimorchiato da una prostituta ma serve a me per contestualizzare meglio il film e capire come venivamo visti all'epoca da una star cinese che mirava a commercializzare la sua opera all'estero. E' un modo per rendermi conto di come non fossimo così diversi, perché questi scontri culturali erano gli stessi che ci deliziavano guardando un Vacanze in America o un Chi trova un amico trova un tesoro, ed è anche una conferma di quanto i B-Movies ambientati all'estero avessero più o meno le stesse trovate comiche, a prescindere dal loro Paese di origine. Di fatto, L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente è MOLTO occidentale e non solo per l'ambientazione ma anche per i nemici che il protagonista si trova davanti, per la natura prettamente economica della "causa" alla quale si consacra (non c'è la lotta per l'onore o per la libertà ma solo il desiderio di levarsi dalle scatole un branco di gangster che impediscono ai propri connazionali di lavorare e forse, un giorno, tornare ricchi al loro Paese), per lo stile di combattimento utilizzato e, ovviamente, per LA guest star del film. Un giovane Chuck Norris col piglio da zamarro, il taglio di capelli a scodella e la peluria pettorale di Austin Powers, giustamente elevata dal buon Bruce Lee a simbolo dell'occidentalità da distruggere con un bello strappo.



Il combattimento finale con Chuck Norris è, neanche a dirlo, il clou del film. La scena finale di L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente è ambientata in un Colosseo trasformato per l'occasione in un delirante labirinto pieno di echi terrificanti, capaci di amplificare all'infinito la risata di scherno del viceboss baulicciu; il combattimento in sé è stato poi girato in studio e buona parte del fascino del film risiede anche in quei fondali palesemente finti davanti ai quali Chuck e Bruce si studiano e si colpiscono, un po' al ralenti e un po' a velocità normale quasi ci trovassimo davanti ad uno scontro tra titani, il tutto davanti agli occhi... di un tenerissimo gattino. Giuro. Gli altri combattimenti sono invece finti quanto le sberle che Bud e Terence tiravano ai nemici, o meglio, si vede che Bruce Lee si sbatte e si profonde in quelle acrobazie fantastiche e quegli urli che lo hanno reso tanto famoso ma gli avversari nemmeno tentano di toccarlo, la maggior parte delle volte! Per quel che riguarda gli attori, a Bruce e Chuck basta soltanto la presenza per diventare icone immortali, i "buoni" sono sostanzialmente dei figuranti poco carismatici e i nemici sono invece delle macchiette fenomenali che spaziano dal "tamarro dietro un angolo che voleva in***armi la vespa" al fricchettone sciccoso orientale che vorrebbe fa' l'americano ma anche no. Menzione d'onore spetta a Nora Miao, il cui nome mi ha letteralmente uccisa dalle risate e che, se vogliamo proprio essere fiscali, è l'unica "Chen" presente in tutto il film. L'adattamento italiano, infatti, non solo ha cambiato il discorso finale dello zio ma anche il nome dei personaggi; la bella Chen Ching-Hua è diventata Lao-Shan mentre Tang Lung è diventato Yen Chen. Vi pungesse mai vaghezza di guardare L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente evitate dunque le versioni italiane e mettetevi alla ricerca di Way of the Dragon in lingua inglese su Youtube!



Di Chuck Norris, che interpreta Colt, ho già parlato QUI.

Bruce Lee (vero nome Lee Jun Fan) interpreta Tang Lung ed è il regista e sceneggiatore della pellicola. Nato a San Francisco, lo ricordo per film come Il furore della Cina colpisce ancora, Dalla Cina con furore, I tre dell'operazione drago e per serie come Batman e The Green Hornet. Anche stuntman e produttore, è morto nel 1973 all'età di 32 anni.



Se L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente vi fosse piaciuto recuperate gli altri film con Bruce Lee, ovviamente. ENJOY!


giovedì 11 febbraio 2016

(Gio)WE, Bolla! del 11/2/2016

Buon giovedì a tutti!! Questa settimana esce L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo,  per il quale Bryan Cranston è candidato all'Oscar e indovinate un po'...? Non ve lo sto neanche a dire, ovviamente. Nell'attesa che (speriamo!) arrivino Deadpool, The Danish Girl, Zootopia e (risate registrate, please!!) Lo chiamavano Jeeg Robot, vediamo cosa riserva a noi poveri savonesi questa settimana zeppa di commedie... ENJOY!

Perfetti sconosciuti
Reazione a caldo: Mhh...
Bolla, rifletti!: Fin dal trailer questa non mi è sembrata la solita commedia cazzona italiana ma qualcosina di più, con dei vaghi echi del Carnage Polanskiano. Ho preso forse un abbaglio? Chissà...

Zoolander 2
Reazione a caldo: Espressione Magnum!
Bolla, rifletti!: Preparare mi sono preparata e il post sul primo Zoolander dovreste leggerlo domenica, nel frattempo mi chiedo se questo sequel riuscirà ad eguagliare quello che, col tempo, è diventato un cult. Ne dubito ma probabilmente gli darò una chance, anche solo per il bene che voglio a Ben Stiller!

Single ma non troppo
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Produce Drew Barrymore ma lo stesso non mi fido di questa commedia a base di single americane sgallettate, sento odore di banalità. Ve lo lascio più che volentieri!!

E siccome al cinema d'élite continuano a dare Remember, vi do appuntamento alla prossima settimana... ENJOY!

mercoledì 10 febbraio 2016

David Bowie Day - The Prestige (2006)



A seguito del vuoto incolmabile lasciato da David Bowie era inevitabile che il gruppetto di blogger di cui mi pregio di far parte decidesse di dedicare un "day" all'Uomo che cadde sulla terra. Come al solito arrivo tardi e conseguentemente male alloggio tanto che, tolti i titoli importanti di cui avevo già parlato sul Bollalmanacco, erano rimaste libere ben poche pellicole col Duca Bianco come unico protagonista, quindi ho dovuto "ripiegare" su The Prestige, diretto e co-sceneggiato nel 2006 dal regista Christopher Nolan.


Trama: dopo un terribile incidente accorso durante uno spettacolo di magia, il rapporto di amicizia professionale tra due prestigiatori diventa un odio reciproco radicato negli anni, una scalata al successo senza esclusione di colpi...



Il post dovrebbe essere dedicato a David Bowie, quindi parliamo del Duca Bianco e del perché Christopher Nolan ha voluto giustamente a tutti i costi che il cantante partecipasse a The Prestige. Il film dell'autore inglese racconta la storia di due prestigiatori, Robert Angier e Alfred Borden, dichiaratamente due imbonitori che devono convincere il loro pubblico a credere in una magia fatta di trucchi, illusioni ed inganni; molte volte nel corso della pellicola viene ribadito il concetto e la trama è interamente giocata sul continuo scambio di ruoli tra Angier e Borden i quali, a turno, diventano l'ingannatore e l'ingannato, il prestigiatore e il pubblico che deve scoprire quali assi si nascondano nella manica dell'avversario. A scombinare le carte all'interno di una storia vissuta da due "semplici" esseri umani, per quanto incredibili, arriva ad un certo punto "lo stregone", come viene definito dal personaggio di Michael Caine, Nikola Tesla. Tesla è una persona realmente esistita, un pioniere dell'ingegneria elettrica dalle molte idiosincrasie e dalla mente geniale, ma all'interno della pellicola di Nolan viene descritto più come un mago che come uno scienziato, quasi un visionario osteggiato dal "malvagio" Edison (per il quale, peraltro, Tesla ha davvero lavorato prima di venire derubato dei suoi progetti e spedito fuori dall'azienda a calci nel sedere); relegato all'interno di un laboratorio/rifugio in cima alle montagne del Colorado, il Tesla di Bowie sembra un novello Dottor Frankestein ma non c'è follia nel suo sguardo, semmai una dolorosa consapevolezza di ciò che lo circonda e di quello che si cela nel futuro. La performance di Bowie, per quanto breve, si carica della personalità magnetica dell'attore/cantante e conferisce al personaggio un nobile distacco, una saggezza superiore, un'aura quasi ultraterrena: arrivato agli inizi del nuovo millennio il Duca Bianco poteva permettersi di nobilitare qualunque pellicola anche solo in virtù del suo fascino e della sua presenza scenica, non a caso qualche anno prima era stato Ben Stiller a decretare Bowie arbitro indiscusso di un'improbabile contesa tra fotomodelli mentre in The Prestige il cantante si erge a nume tutelare e figura di riferimento all'interno della terribile faida tra i due protagonisti che, diciamocelo, per almeno una decina di minuti scompaiono, inghiottiti dallo sguardo bicromo dello splendido David.


Ovviamente, The Prestige non ruota attorno a David Bowie, nonostante il suo personaggio sia una figura chiave all'interno della trama. La pellicola di Nolan è splendida a prescindere, forse il film del regista che ho preferito, ancora più di Inception, per il modo subdolo che ha di ingannare lo spettatore creando una sorta di identificazione non solo con l'ingenuo (e tuttavia molto esigente!) pubblico dell'epoca ma anche con i due protagonisti, vittime della propria curiosità ancor più che della loro ambizione. Intendiamoci, Angier e Borden sono due personaggi deprecabili, ognuno per motivi diversi, e non si fa in tempo a provare pena per il dolore dell'uno o i fallimenti dell'altro che Nolan cambia le carte in tavola e alla pietà si sostituisce l'odio e viceversa, come in un carosello apparentemente infinito. Merito non solo della sceneggiatura ad orologeria ma anche di un intelligente montaggio che scivola con eleganza tra presente e passato, costringendo lo spettatore a seguire le vicende con estrema attenzione. La macchina da presa di Nolan non lesina spettacolari coreografie dei numeri di magia e le inquadrature giocano con l'occhio dello spettatore, costringendolo dapprima a concentrarsi sui dettagli o i piccoli trucchi per poi allargare all'improvviso il campo di ripresa e scioccare l'occhio con macroscopiche e inquietanti rivelazioni, troppo grandi per rimanere nascoste a lungo. Affiancati da un cast di supporto di prima scelta (il già citato Michael Caine, Scarlett Johansson, Rebecca Hall e Andy Serkis), Christian Bale e Hugh Jackman duettano e soprattutto duellano dall'inizio alla fine del film, cercando di accaparrarsi non solo le simpatie del pubblico ma anche i favori di chi potrebbe aiutarli a prevalere e placare finalmente la loro devastante sete di vendetta unita ad un pericoloso desiderio di imperitura gloria. Di fronte a simili modelli di rovina faustiana fa quasi specie pensare che David Bowie, talmente "superiore" a noi miseri umani da far davvero pensare ad un patto col diavolo, in The Prestige giochi il ruolo del saggio e misterioso deus ex machina ma tant'è, il Duca Bianco è stato anche questo ed è bello ricordarlo anche in questi piccoli, grandi cammei.


Di David Bowie, ovviamente, ho già parlato sul Bollalmanacco, ecco l'elenco dei post "a tema" che potete trovare:

Elegantissimo vampiro in Miriam si sveglia a mezzanotte (1983)


Il mio primo amore, Jareth il Re dei Goblin, in Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)


Qui invece trovate l'elenco degli omaggi tributati al grande Artista dagli altri blogger:

L’uomo che cadde sulla terra (1976) su In Central Perk
The Elephant Man (1980) su The Obsidian Mirror
ChristianeF. (1981) su Mari’s Red Room
Furyo (1983) su White Russian
Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) su Combinazione Casuale
Tutto in una notte (1985) su Non c’è paragone
Labyrinth (1986) su Director’s Cult
C.R.A.Z.Y (2005) su Pensieri cannibali
Zoolander su Viaggiando (meno)



martedì 9 febbraio 2016

Bollalmanacco On Demand: The Divide (2011)

Primo appuntamento dell'anno col Bollalmanacco On Demand! Il post odierno esaudisce la richiesta di Laura e verte interamente sull'angosciante e bellissimo The Divide, diretto nel 2011 dal regista Xavier Gens. Il prossimo On Demand sarà L'inquilino del terzo piano. ENJOY!


Trama: a seguito di un attacco nucleare un gruppo di persone si ritrova bloccato all'interno di uno scantinato. La situazione precipita quando le poche provviste cominciano a scarseggiare...



Alla fine di The Divide mi sono chiesta perché diavolo nessuno mi avesse mai parlato di questo film, un gioiellino talmente carico di angoscia e cattiveria che arrivare al termine della visione non è stata proprio una passeggiata, tanto che sul finale sono scoppiata in un pianto tra il liberatorio e lo sconfortato. Probabilmente è la vecchiaia che mi porta a versare lacrime per un film telefonato sin dalle prime sequenze, all'interno del quale ogni personaggio ha un destino e un'evoluzione scritti in fronte alla prima comparsa, ma sta di fatto che, nonostante le trame basate su un gruppo di persone costrette a convivere in condizioni estreme siano tante quante le stelle in cielo, le vicende di Eva e compagnia mi hanno presa all'amo e non sono più riuscita a staccare gli occhi dallo schermo. Forse è perché all'angoscia di un evento terribile come un attacco nucleare viene fatto seguire l'inspiegabile comportamento violento di quelli che dovrebbero essere i "salvatori" degli eventuali superstiti, cosa che rende la prigionia dei protagonisti ancora più claustrofobica e porta inevitabilmente lo spettatore a concentrarsi sul progressivo sgretolamento della sanità mentale dei pochi sopravvissuti; fin da subito capiamo infatti che Eva e gli altri sono una triste accozzaglia di casi umani e c'è solo da scommettere su chi perderà la testa per primo. Gli eventi di The Divide scalfiscono lentamente ma inesorabilmente le corazze e le maschere indossate dai protagonisti, rivelando la reale natura celata dalle convenzioni sociali o sopita da anni di comodità e sicurezza. Come da manuale, quelli che fanno la voce più grossa saranno i primi a soccombere al terrore di questa nuova situazione mentre altri coglieranno la palla al balzo per tirare fuori un insospettato coraggio e troncare i legami con un'esistenza insopportabile: tante volte, pare suggerire il finale di The Divide, è meglio chiudere gli occhi e fare un salto nel buio anche a costo di affrontare qualcosa di ancora peggiore piuttosto che continuare a crogiolarsi in un falso, opprimente senso di sicurezza.


La trama "banale" di The Divide viene ovviamente resa più emozionante da un paio di interpretazioni con i controcosiddetti e da una regia che sceglie di contrapporre l'oscurità, lo sporco e lo squallore del rifugio "sicuro" all'abbacinante bianco di un'ingannevole salvezza esterna; tra l'altro, per essere una produzione piccola rispetto a quelle dei blockbuster internazionali, The Divide vanta una sequenza iniziale e una finale che lasciano a bocca aperta per la cura con la quale sono stati realizzati i rispettivi effetti speciali. Per quel che riguarda gli attori, Lauren German, Michael Biehn e un'irriconoscibile Rosanna Arquette offrono delle performance da pelle d'oca ma chi mi ha sorpreso in positivo, nonostante non lo tollerassi già dai tempi di Heroes, è Milo Ventimiglia, capace di passare in un attimo da eroe senza paura a sfattone in grado di provocare allo stesso tempo disgusto, fascino, terrore e pietà. Sono andata poi a guardare la filmografia di Xavier Gens perché, per un attimo, una delle scene clou di The Divide mi ha richiamato alla mente Gloria e temevo di avere davanti una "DuWelzata", mi si perdoni lo svarione provocato dagli shock dovuti alle mie terribili esperienze con gli horror francesi di ultima generazione. Devo dire comunque che, dopo la splatterata quasi insopportabile di Frontiers, questo approccio più pacato passante per l'horror post-apocalittico del regista francese non mi è dispiaciuto per nulla e sono contenta che, per una volta, la nascita di un'eroina cazzuta e consapevole non sia passata per la mortificazione del suo corpo o di quello di qualche bambino non ancora nato. Al momento, Gens sta girando The Crucifixion, interamente basato su un esorcismo finito male, chissà che il suo modo di affrontare i cliché del genere horror non subisca un'ulteriore evoluzione. Staremo a vedere, nel frattempo cercate di recuperare The Divide perché ne vale davvero la pena!


Del regista Xavier Gens ho già parlato QUI. Lauren German (Eva), Milo Ventimiglia (Josh) e Michael Eklund (Bobby) li trovate invece ai rispettivi link.

Michael Biehn interpreta Mickey. Americano, ha partecipato a film come Grease, Terminator, Aliens - Scontro finale, La settima profezia, The Abyss, The Rock e Planet Terror. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 60 anni e otto film in uscita.


Rosanna Arquette interpreta Marilyn. Americana, la ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Fuori orario, Pulp Fiction, Crash e FBI - Protezione testimoni, inoltre ha partecipato a serie come Will & Grace, Malcom, Grey's Anatomy e Medium. Anche regista, produttrice e sceneggiatrice, ha 57 anni e quattro film in uscita.


Se The Divide vi fosse piaciuto recuperate The Hole e The Experiment. ENJOY!




domenica 7 febbraio 2016

Amanti d'oltretomba (1965)

Purtroppo ho un po' abbandonato la Danse Macabre kinghiana e spero di riprenderla nel corso di questo 2016 ma nell'attesa ho recuperato un altro bell'horror vintage come Amanti d'oltretomba, diretto e co-sceneggiato nel 1965 dal regista Mario Caiano.


Trama: la bella Muriel e il suo amante vengono torturati ed uccisi dal marito di lei, un folle scienziato che cerca il modo di ottenere la vita eterna. Vistosi privato della ricca eredità di Muriel, lo scienziato decide di sposare Jenny, la sorella di lei da tempo internata in un manicomio, e di farne la sua prossima vittima ma lo spirito della defunta moglie pare non conoscere pace...



Ah, la meravigliosa ed elegante Barbara Steele, basta la sua sola presenza a nobilitare qualsiasi gotico d'annata! Se poi il gotico in questione è un particolare ibrido che mescola ghost story, scienziati à la Frankenstein, vampirismo e persino zombi, si ottiene un gioiellio come Amanti d'oltretomba che pare classico e banale ma tanto comune non è. Il canovaccio di base è quello tipico del romanzo gotico di metà '700, con un'eroina particolarmente sensibile e sfortunata che viene presa di mira da un bruto deciso a portarla alla follia prima di ucciderla ed impossessarsi delle sue ricchezze (vi dice nulla Crimson Peak?) senonché le precedenti vittime del bVuto in questione in qualche modo riescono a manifestarsi mettendo in guardia la damsel in distress; a questo soggetto di partenza Mario Caiano e Fabio De Agostini (con un po' di aiuto da parte di Edgar Allan Poe e del suo "cuore rivelatore") aggiungono uno scienziato che più che pazzo è molto sadico ed indugia in torture sicuramente abbastanza "spinte" per l'epoca, un finale che ricorda parecchio I vampiri di Freda e la terrificante minaccia di un paio di spiriti molto "concreti" e malvagi, privati comprensibilmente di qualsivoglia barlume di umana pietà. Il risultato è una storia che mette anche troppa carne al fuoco ma riesce tuttavia ad interessare lo spettatore con i suoi misteri appena accennati e ad inquietarlo, soprattutto con un finale i cui dialoghi parrebbero presi da un libro di De Sade o da un romanzo di Clive Barker.


Come ho detto all'inizio, Barbarona Steele da letteralmente il bianco (e nero) in un altro doppio ruolo che sembra stato scritto apposta per lei; la bionda ed innocente Jenny a dire il vero si fa spesso rubare la scena dalla conturbante Solange di Helga Liné ma per quel che riguarda Muriel l'attrice da sfogo a tutta la sua sensualità e crea un meraviglioso mostro di insoddisfatta indolenza e vendicativa perfidia. Il trucco finale della Steele, peraltro anticipato da uno dei mille titoli con i quali Amanti d'oltretomba è stato distribuito all'estero, è inaspettato e favoloso, reso ancora più efficace dalla nitidissima fotografia in bianco e nero. Mario Caiano avrebbe voluto aggiungere il colore rosso nelle scene più gore (non sono poche in effetti e il sangue è un elemento importante della vicenda, ergo avrebbe fatto un figurone!) ma il bianco e nero di Amanti d'oltretomba conferisce al film un fascino particolare che accentua ancor più il dualismo di Jenny e Muriel e rende paradossalmente ancora più luminosi elementi fondamentali per il film come il fuoco e l'elettricità. Lo spettatore attento verrà inoltre omaggiato, durante la visione, di un'inaspettata chicca non anticipata dai titoli di testa (caratterizzati dall'immagine statica di un'inquietante coppia demoniaca), ovvero dalla colonna sonora composta da un Ennio Morricone non ancora assurto al gotha della musica mondiale e il cui stile si riconosce soprattutto per via della melodia suonata al pianoforte da Muriel. Concludendo, se vi piace il gotico nostrano cercate di recuperare Amanti d'oltretomba, non resterete delusi!


Di Barbara Steele, che interpreta sia Muriel che Jenny, ho già parlato QUI.

Mario Caiano (come Allen Grünewald) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Roma, ha girato film come Ulisse contro Ercole, Le pistole non discutono, Il mio nome è Shangai Joe, ... a tutte le auto della polizia..., Milano violenta, La svastica nel ventre e Napoli spara!. Anche produttore e attore, è morto nel settembre del 2015, all'età di 82 anni.


Paul Muller interpreta il Dr. Stephen Arrowsmith. Svizzero, ha partecipato a film come Totò cerca moglie, I vampiri, Il compagno Don Camillo, Il conte Dracula, Vampyros lesbos, La figlia di Frankenstein, Fantozzi contro tutti, Sogni mostruosamente proibiti, Fracchia contro Dracula, Montecarlo Gran Casinò, Fantozzi va in pensione, Le porte dell'inferno, La casa del sortilegio, Bloody Psycho, Fantozzi alla riscossa, Le comiche 2 e a serie come L'ispettore Derrick. Ha 92 anni.


Se aveste voglia di guardare Amanti d'oltretomba sappiate che su Youtube potete trovarne una bella versione uncut, per quanto in lingua inglese, altrimenti recuperate I vampiri e La maschera del demonio. ENJOY!

venerdì 5 febbraio 2016

Balle spaziali (1987)

Chiedo perdono, qualche tempo fa vi ho buggerati. Avevo promesso di non toccare più l'argomento Star Wars fino al 2017 ma oggi ci picchierò molto vicino grazie al post dedicato ad uno dei miti della mia infanzia: Balle spaziali (Spaceballs), diretto e co-sceneggiato nel 1987 dal regista Mel Brooks.



Trama: in una galassia lontana lontana il malvagio Presidente Scrocco, coadiuvato dal fido Casco Nero e dal Colonnello Nunziatella, trama per rubare l'aria al pianeta Druidia. Cerca così di rapire la principessa Vespa ma deve fare i conti con Stella Solitaria e il suo aiutante Rutto, protetti dal potere dello Sforzo...



Alzi la mano chi oggi ha più di 30 anni e ancora ricorda con gioia le serate passate davanti alla TV a guardare scult come Balle spaziali!! All'epoca dei suoi passaggi televisivi questa parodia "minore" di Mel Brooks era probabilmente famosa quanto la trilogia che metteva alla berlina e non c'era ragazzino che non si scompisciasse dalle risate davanti alle mattane di Casco Nero, al potente Yogurt con il suo Sforzo, all'abominevole Pizza The Hutt, all'"allarme" vergine di Dorothy, al tenero Rutto e all'inopportuna Comandantessa Zircon, apprezzando forse più le fantasiose e a tratti geniali forzature dell'adattamento italiano che la storia in sé (col senno di poi posso affermare tranquillamente che come parodie sono molto meglio riuscite Robin Hood - Un uomo in calzamaglia e Dracula morto e contento, non nomino ovviamente Frankenstein Jr. perché lì siamo nell'empireo dei cult). Storia che ricalca piuttosto fedelmente quella dei primi due Guerre Stellari, con personaggi che sono le parodie delle loro controparti "reali" e un protagonista che è l'unione di Han Solo e Luke Skywalker, dotato dell'arrogante piacioneria del primo e dei poteri del secondo; Balle spaziali gioca interamente sulle esilaranti gag dei "cattivi" (Scrocco, Nunziatella e soprattutto Casco Nero fanno a gara per accaparrarsi il ruolo di massimo idiota nel film ma vince di misura il primo pare, almeno a quello che dicono ad un certo punto gli altri due!) e affonda i denti della sua parte più satirica nelle scandalose campagne marketing condotte da Lucas, il quale ha convertito fin da subito la trilogia di Guerre Stellari in una macchina per soldi basata interamente sul merchandising. Nel mondo di Scrocco e persino in quello di Yogurt tutto è basato sul profitto e qualsiasi oggetto compaia sullo schermo reca fiero il logo di Balle Spaziali, pellicola dove i protagonisti sono consapevoli di trovarsi all'interno di un film, tanto da utilizzarne la videocassetta per trovare i nemici oppure augurarsi di ritornare in un seguito (che, dispiace dirlo, c'è stato solo in Italia, nel momento in cui dei titolisti/distributori scellerati hanno deciso di tradurre Martians, Go Home! con Balle Spaziali 2 - La vendetta).


Balle Spaziali è ricco di trovate simpatiche ma c'è da dire che dopo quasi 30 anni dalla sua uscita quello che porta lo spettatore ad apprezzarlo sono soprattutto i camei di attori amatissimi in quegli anni e le citazioni capaci di non soccombere al tempo che passa (John Hurt e l'alien ballerino meriterebbero l'Oscar ancora oggi, così come la citazione de Il pianeta delle scimmie mentre Max Headroom chi se lo ricorda più?). Il compianto John Candy nei panni di Rutto è fantastico nella sua incosciente tenerezza canina e vedere spuntare Michael Winslow ad imitare la vocetta del radar mette i brividi lungo la schiena ma è a Rick Moranis che va il mio amore eterno: il suo Casco Nero è la banalità del male, la mancanza di spina dorsale di un ragioniere occhialuto costretto a fare la voce grossa, un umanissimo (e basso) Gatto Silvestro al quale toccano le peggiori sfighe. Da il bianco anche Mel Brooks, che non solo è regista e co-sceneggiatore ma interpreta anche due personaggi, il cattivissimo Presidente Scrocco (col suo saluto esilarante) e l'anziano Yogurt con il suo Sforzo, ovvero lo Schwartz, in lingua originale. A questo punto, poveracci, mi tocca spezzare una lancia per gli adattatori al doppiaggio perché se mi dovessi trovare davanti un'opera di Mel Brooks da tradurre probabilmente mi metterei a piangere, zeppe come sono di riferimenti alla cultura Yiddish e, ovviamente, a quella Americana: trasformare Pizza the Hutt (riferimento a Jabba the Hutt, ovviamente, ma anche alla catena Pizza Hut) in Pizza Margherita, il Colonnello Sandurz (dal colonnello Saunders del Kentucky Fried Chicken, ecco perché a un certo punto Casco Nero gli da del pollo) in Colonnello Nunziatella e, appunto, lo Schwartz (che non vuol dire nulla in effetti ma ricorda tanto la parola Yiddish Schwanz, ovvero coda o fallo, non a caso le spade laser si tengono in maniera "equivoca") in Sforzo e tante altre "acrobazie" linguistiche meritano il plauso per il tentativo di venire incontro al pubblico italiano e rendere il film più fruibile e divertente. A voi, non resta altro che scoprirlo o ri-scoprirlo e augurarvi che lo Sforzo sia con voi!!


Di Mel Brooks, regista, sceneggiatore e interprete sia di Scrocco che di Yogurt, ho già parlato QUI. John Candy (Rutto), Rick Moranis (Casco Nero), Bill Pullman (Stella Solitaria), Michael Winslow (Addetto al radar), John Hurt (John Hurt) e Tony Cox (Dink) li trovate invece ai rispettivi link.

Daphne Zuniga interpreta la Principessa Vespa. Americana, ha partecipato a film come La mosca 2, Pandora's Clock - La Terra è in pericolo e a serie come Casa Keaton, Melrose Place e Nip/Tuck; come doppiatrice, ha lavorato per le serie Johnny Bravo e Spaceballs: The Animated Series. Anche produttrice e regista, ha 44 anni e tre film in uscita.


Dick Van Patten (vero nome Richard Vincent Van Patten) interpreta Re Roland. Americano, ha partecipato a film come Pistaaa... arriva il gatto delle nevi, Tutto accadde un venerdì, Quello strano cane di... papà, Robin Hood - Un uomo in calzamaglia e a serie come Strega per amore, Wonder Woman, L'uomo da sei milioni di dollari, Happy Days, Chips, La famiglia Bradford, Love Boat, La signora in giallo, Genitori in blue jeans, Baywatch e That's 70s Show; come doppiatore, ha lavorato nella serie I Griffin. E' morto nel 2015 all'età di 86 anni.


Joan Rivers (vero nome Joan Alexandra Molinsky) è la voce originale di Dorothy. Americana, ha partecipato a film come Senti chi parla, La signora ammazzatutti, I Puffi, Iron Man 3 e a serie come Love Boat, Perfetti... ma non troppo e Nip/Tuck; inoltre ha lavorato come doppiatrice per le serie Spaceballs: The Animated Series, I Simpson e il film Shrek 2. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, è morta nel 2014 all'età di 81 anni.


Dom DeLuise (vero nome Dominick DeLuise) è la voce originale di Pizza Margherita. Americano, lo ricordo per film come Mezzogiorno e mezzo di fuoco, L'ultima follia di Mel Brooks,  Robin Hood - Un uomo in calzamaglia, Il silenzio dei prosciutti e Killer per caso, inoltre ha partecipato a serie come Beverly Hills 90210, Una famiglia del terzo tipo, Hercules e Sabrina vita da strega; come doppiatore, ha lavorato nelle serie The Ren & Stimpy Show, Mucca e Pollo, Scuola di polizia, Rugrats, Il laboratorio di Dexter, Robot Chicken, Spaceballs: The Animated Series e per i film Brisby e il segreto di Nimh, Fievel sbarca in America, Oliver & Company e Fievel conquista il West. Anche regista e produttore, è morto nel 2009 all'età di 75 anni.


George Lucas si era letteralmente innamorato dello script del film, tanto da avere prestato a Brooks non solo il Millenium Falcon ma anche alcuni effetti speciali e scene "scartate" dalla trilogia... ovviamente, a condizione che non venisse prodotto alcun merchandising di Balle spaziali. Per quanto riguarda gli attori, pare che Brooks abbia cercato inutilmente di convincere Tom Cruise o Tom Hanks ad interpretare Stella Solitaria mentre Steve Martin sarebbe stata la prima scelta per il Colonnello Nunziatella. Del film, come ho detto, non è stato girato un seguito; in compenso, nel 2008 è uscita Spaceballs: The Animated Series, durata solo una stagione ed inedita in Italia. In conclusione, se Balle spaziali vi fosse piaciuto recuperate Robin Hood - Un uomo in calzamaglia, Frankenstein Jr., Mezzogiorno e mezzo di fuoco, L'aereo più pazzo del mondo, la trilogia de Una pallottola spuntata, Hot Shots! e Hot Shots! 2. ENJOY!

giovedì 4 febbraio 2016

(Gio) WE, Bolla! del 4/2/2016 - Special Quentin Edition

Buon giovedì a tutti!!! Oggi è il giorno in cui TUTTI finalmente potrete vedere The Hateful Eight, purtroppo non nazionalmente distribuito in glorioso 70 mm, mi spiace. La cosa certa è che la settimana prossima andrò a rivederlo, anche per capire le differenze tra le due versioni, l'altra cosa altrettanto certa è che a Savona sono delle capre che non hanno fatto uscire Orgoglio, pregiudizio e zombie perché troppo presi ancora da Zalone (ma basta!!!!!) e altri film vecchi di settimane. Siete pazzi? L'importante però è che sia uscito The Hateful Eight... ENJOY!

The Hateful Eight
Reazione a caldo: aMMore!!!
Bolla, rifletti!: QUI trovate la mia recensione. Andate e amatelo come ho fatto io, Quentin vi ringrazierà.

La quinta onda
Reazione a caldo: Macheccazz....?????
Bolla, rifletti!: Scusa, non "mi esci" Orgoglio pregiudizio e zombie ma l'ennesima caCCata fantascientifica distopica che non s'è filato nessuno manco in patria sì?? MannaGGiaQQuentin, mannaggia! Solo il suo immenso aMMore mi trattiene dal fare una strage...

Il cinema d'élite ovviamente è immune dalla Quentin-mania, anche se spero in una prossima proiezione in lingua originale!

Remember
Reazione a caldo: Non è Quentin, però...
Bolla, rifletti!: ... però potrebbe ispirarmi! Una storia hitchcockiana di vendetta resa ancora più difficile dai problemi della senilità e interpretata da grandissimi attori! Segno e recupero, non dovessi riuscire questa settimana!

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