venerdì 22 giugno 2018

Mary e il fiore della strega (2017)

Facendo più mastruzzi di un politico, martedì sono riuscita ad andare al cinema allo spettacolo delle 18 a vedere Mary e il fiore della strega (メアリと魔女の花 - Meari to Majo no Hana), diretto nel 2017 dal regista Hiromasa Yonebayashi e tratto dal romanzo omonimo di Mary Stewart. Ne è valsa la pena?


Trama: Mary sta passando le vacanze estive dalla prozia in campagna e si annoia un sacco. Un giorno, seguendo un gattino nero nella foresta, trova un fiore misterioso e una scopa, due oggetti che, combinati, le permetteranno di vivere un'avventura magica.



Si può dire "diludendo" del primo film prodotto dallo Studio Ponoc, fondato da due esuli dello Studio Ghibli? Non avendo paura di ledere la maestà di Hayao Miyazaki, che con Mary e il fiore della strega non ha avuto nulla a che fare, direi proprio di sì e magari per buona misura lo confermo: il film di Hiromasa Yonebayashi è carino MA. Innumerevoli MAH mi sono passati per la mente intanto che guardavo questo anime dagli splendidi colori, dai bei sfondi, dalle animazioni di volo ben realizzate, dalla bella musica, e il primo di questi MAH era relativo alla protagonista. Mary è in.sop.por.ta.bi.le. Non è combinaguai in modo "Oh, ma quant'è simpatica e divertente", quanto piuttosto a livello "Gesù Cristo stai ferma o ti prendo a ceffoni" e la cosa non migliora nemmeno quando ottiene i poteri magici dal Fiore della Strega, imbroccando un sacco di successi per pura fortuna e dimostrando un minimo di cervello giusto sul finale, benché la strega dai capelli rossi mostrata all'inizio le dia innumerevoli punti. Peggio ancora, Mary è l'insopportabile protagonista di una trama che non decolla e quando lo fa è ampiamente prevedibile oppure perplimente. Fino alla fine del primo tempo non si capisce dove voglia andare a parare il film, giuro. La lunghissima introduzione porta lo spettatore a provare la stessa noia della povera Mary, poi quest'ultima trova il Fiore della Strega e comincia la parentesi Hogwarts dove ci fosse UN personaggio caratterizzato o approfondito tra le tre creature magiche che incontra la ragazzina; delle tre, l'unico almeno bello a vedersi è un animalotto antropomorfo che risponde al nome di Flanagan, Madame Mumblechook è la sorella insignificante di Yubaba e il terrificante Dottor Dee assomiglia tantissimo al Dottor Eggman di Sonic, emblema di un character design raffazzonato (i capelli di Peter sono imbarazzanti e gli studenti della scuola di magia sono appena abbozzati. Aggiungo inoltre che al quinto sosia di Harry Potter visto sullo sfondo ho pensato "Ma anche basta, abbiamo capito!") e derivativo, attaccato come una cozza allo scoglio dei fasti dei migliori film prodotti dallo Studio Ghibli, di cui Mary e il fiore della strega contiene mille e più citazioni, in primis da La città incantata e Il castello errante di Howl (se cito anche Kiki comincio a sparare sulla Croce Rossa).


Dopodiché, comincia il secondo tempo, durante il quale, nonostante accadano "cose", l'interesse non riesce a ridestarsi nemmeno per sbaglio. I problemi sono essenzialmente due: i villain oltre a essere inguardabili non hanno carisma e sono mossi da motivazioni risibili (creare l'essere magico supremo per dare maggior potere agli alunni della scuola? Eeeh???) e, ancor peggio, il film è privo di un messaggio chiaro. Io non sono una di quelle che adora il moralismo "alla Disney", se ancora si può parlare di una roba simile, però se il fulcro di tutto ciò che succede in Mary e il fiore della strega è che non serve la magia per dimostrare di valere qualcosa, mi viene da rispondere "grazie al piffero" e da aggiungere "magari prima fammi capire bene perché Mary e Peter dovrebbero voler possedere dei poteri magici per poi capire di non averne bisogno". A beneficio di quanti non abbiano visto il film, l'unico problema di Mary è avere i capelli rossi come la compianta Anna Shirley che, ricordiamo, era un'orfana non voluta e cresciuta da una Gargoylessa e un uomo stundaiu mentre la piccola strega ha una famiglia che le vuole un mondo di bene, invece Peter ha la mamma (che mai ci viene mostrata nemmeno per sbaglio, cosa che impedisce allo spettatore di provare anche solo un minimo di interesse o empatia relativamente alla sua salute) malata e vorrebbe diventare grande così da aiutarla, forse perché il padre non vale una cippa, chissà. Per inciso, i due si ritrovano ad aver a che fare con la magia per caso e decidono, sul finale, non solo di non volerla... ma anche che sarebbe meglio eliminarla dall'universo, alla faccia di tutti gli studenti dell'Accademia gestita da Madame, i quali magari un giorno avrebbero potuto uccidere il nuovo Signore Oscuro, che ne sappiamo noi? Vogliamo leggere, nelle azioni dei villain, una critica alla ferma volontà dell'uomo di piegare la natura al suo volere? E vabbé, tanto il finale contraddice il desiderio di Mary e Peter, quindi chi se ne importa? Insomma, come ho detto all'inizio, un grande MAH. Ai virgulti dello Studio Ponoc conviene trovare un proprio stile, distaccandosi dallo Studio Ghibli in maniera più marcata, e soprattutto trovare storie migliori (magari originali, ché se è vero che noi occidentali non siamo in grado di maneggiare il materiale di partenza orientale, talvolta è vero anche il contrario, come in questo caso), creando opere capaci di lasciare il segno nell'animazione moderna. Al momento sono mille volte meglio i cartoni del Cartoon Saloon, purtroppo ben poco pubblicizzati qui in Italia.


Del regista Hiromasa Yonebayashi ho già parlato QUI.


Nella versione inglese del film ci sono doppiatori del calibro di Jim Broadbent (Dottor Dee), Ewen Bremner (Flanagan) e Kate Winslet (Madame Mumblechook). Se Mary e il fiore della strega vi fosse piaciuto recuperate Kiki - Consegne a domicilio, Il castello errante di Howl, La città incantata e Arietty - Il mondo segreto sotto al pavimento. ENJOY!


giovedì 21 giugno 2018

(Gio)WE, Bolla! del 21/6/2018

Buon giovedì a tutti! Oggi escono parecchi film a Savona ma io vi consiglierei di correre a vedere Thelma, di cui ho già parlato QUI, e che ovviamente dalle mie parti non è giunto. Bando alle ciance però e vediamo cosa può essere o meno meritevole... ENJOY!

Obbligo o verità
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Andrò di sicuro a vederlo perché un horror al cinema non va assolutamente snobbato, tuttavia in giro se ne parla più che male e temo un diludendo di dimensioni cosmiche ai livelli del primo Ouija.

Una vita spericolata
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: Se non fosse per il titolo odioso e per il terrore suscitato dalla recitazione degli attori durante la visione del trailer probabilmente andrei a vederlo, ché le storie criminali on the road, soprattutto se virate nelle tinte della commedia nera, solitamente mi intrigano. Non è che qualche volontario si immola al posto mio?

Famiglia allargata
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Come da titolo, questa commedia francese parla di un uomo che si ritrova all'improvviso padre di due pargoli non suoi. Per carità, ultimamente ho riscoperto il piacere di guardare film d'oltralpe, però questo mi ispira proprio poco.

Al cinema d'élite si rimane in Francia (con qualche sconfinamento in Belgio...).

Toglimi un dubbio
Reazione a caldo: Il dubbio rimane!
Bolla, rifletti!: Sguardo femminile all'interno delle insicurezze maschili, con uomini che si riscoprono padri e altri che cercano le loro origini. Anche qui, potrebbe essere interessante ma potrebbe anche essere un mattone quindi vale la regola di Una vita spericolata: che qualcuno si immoli, poi ne riparliamo!

Il Bollodromo #55: Lupin III - Parte 5 - Episodio 12



Nuovo episodio di Lupin III - Parte 5, interamente dedicato al samurai Goemon già a partire dal titolo: 十三代目石川五ェ門散財ス (Juusandaime Ishikawa Goemon Sanzai Su, che io tradurrei con Le spese folli di Goemon Ishikawa XIII). ENJOY!


All'inizio della puntata troviamo Goemon in mezzo a una fiera del fumetto francese, circondato da cosplayer e turisti che ovviamente lo ammirano per la verosimiglianza del suo "travestimento". Ma come mai il nostro samurai è finito in un ambiente così disdicevole? In pratica, lo scopo è quello di cercare una bionda di nome Chloe che si è ritrovata per le mani (a causa di tutta una serie di vicissitudini legate a casini in Russia) un rubino dal valore inestimabile. La bionda in questione potrebbe essere in tre posti diversi, Francia, Belgio e Sicilia, e siccome three is a magic number, Lupin e soci si dividono la caccia alla fanciulla con Goemon costretto a impelagarsi in mezzo ai nerd, Jigen in Belgio e Lupin in Sicilia. Non solo: poiché manifestazioni come quelle corrispondono ad un aumento spropositato di prezzi relativamente a vitto e alloggio (Lucca Comics docet), il samurai viene gabbato da un moccioso vestito da Naruto che lo invita nel Bed & Breakfast della madre all'oltraggioso prezzo di DUECENTO euro a notte. Per una bettola dove ancora grazie ci sia il letto. Non so come si dice "sticazzi!" né in giapponese né in francese ma, insomma! Detto questo, Goemon accetta perché la finestra dà direttamente sul bistrot gestito da Chloe che, diciamocela tutta, è un'impedita di prima categoria (cosa che ovviamente intenerisce Goemon come non mai. In Giappone impeditezza cronica è sinonimo di femminilità estrema) e ogni notte viene puntata da un gruppo di malviventi desiderosi di fregarle il rubino, malviventi che vengono presi sistematicamente a spadate dal samurai.


Il giorno dopo, al piccolo Naruto viene un'ideona. Siccome Chloe è impedita a nastro e il suo bistrot è costantemente vuoto, i due decidono di sfruttare Goemon come guest star del locale, che finisce così per diventare il posto più "in" del paese. Ma la felicità dura poco, ché i malvagi ladri nottetempo cercano nuovamente di rubare il rubino alla ragazza. Stavolta però accorre in aiuto di Goemon anche un agente privato dai capelli rossi, un bell'omino nonostante il suo imbarazzante costume da grappolo d'uva, e siccome il samurai sta letteralmente morendo per la mancanza di sonno, affida all'agente la sorveglianza diurna di Chloe. Quest'ultima, nel frattempo, mostra di nascondere un segreto: infatti, parrebbe che la Chloe che possiede il rubino sia una vecchia cicciona bionda, non una giovinetta dello stesso colore di capelli e con lo stesso nome, come indicato da Lupin. Perplesso, il samurai accetta comunque un inaspettato invito a cena da parte di Chloe. Complice una bottiglia di vino, se non fosse per la presenza del piccolo rompipalle Naruto ce ne sarebbe anche tra i due, ma la bevanda si rivela drogata dallo stesso Lupin il quale, subodorando l'infatuazione di Goemon, ha deciso di rubare personalmente il rubino alla bionda, travestendosi da agente roscio. Lupin scappa con gli altri ladri alle calcagna ma Goemon, nel frattempo risvegliatosi, trova il vero agente della sicurezza e con la complicità della sua agenzia FERMA L'INSEGUIMENTO SCAGLIANDO UN MISSILE DRITTO SU UNA STRADA FRANCESE. Giuro. Alla faccia dell'agenzia privata. Con una faccia di tolla incredibile, Lupin rivela a Goemon che il rubino della ragazza era falso e alla fine si scopre che la bionda è in realtà la nipote della vera Chloe, che nel frattempo in Belgio s'è venduta l'inestimabile gioiello mettendola nello stoppino a tutti. Tutto è bene quel che finisce bene... ma non per Goemon il quale, rimasto senza soldi a causa delle "spese folli" del titolo, è costretto a lavorare per la finta Chloe così da ripagare i puffi contratti al Bed & Breakfast. Poveraccio.


In generale, l'episodio 12 (i cui eyecatch interamente dedicati a Goemon, con Jigen e Lupin messi a mo' di pupazzi, sono molto carini!) è un filler scemo ma gradevole, simpatico nel suo mostrare un Goemon afflitto dal sonno e dalla mancanza di pecunia, caratteristica questa che a onor del vero è stata riproposta spesso in vari special TV del passato. Chloe è probabilmente una delle "Lupin Girl" più brutte che la storia ricordi, conciata come Maria di Tutti insieme appassionatamente e dotata del carisma di una pinzatrice, ma per la funzione che ha all'interno della puntata si può anche soprassedere, così come, per una volta, si può sorvolare sulla presenza dell'ennesimo moccioso appioppato a Goemon "perché sì". L'unica cosa che mi ha perplessa è vedere Lupin indossare la giacca rossa invece che blu visto che la storia, durante la quale vengono utilizzati euro e smartphone, è palesemente ambientata nel presente: errore dei coloristi oppure desiderio di sottolineare come l'episodio sia distaccato dalla trama principale? Probabilmente non lo sapremo mai. Quello che sappiamo invece è che la settimana prossima tornerà Ami assieme a una compagna di classe particolarmente badass. Chissà a cosa porterà questo connubio.

mercoledì 20 giugno 2018

Tonight She Comes (2016)

Credevate che mi fossi dimenticata i film consigliati da Lucia nella top horror di fine 2017? Assolutamente no ma sono lenta come un bradipo ed è per questo che parlo solo oggi di Tonight She Comes, scritto e diretto nel 2016 dal regista Matt Stuertz.


Trama: una ragazza scompare misteriosamente e il giorno dopo due sue amiche e un giovane postino incontrato per caso si ritrovano nella casa al lago di lei. Lì però cominciano a succedere cose molto inquietanti...



Se avete lo stomaco debole smettete subito di leggere perché, davvero, Tonight She Comes non fa per voi. Ed evitate anche se cercate un horror "sensato", con personaggi ben definiti psicologicamente, che vi lasci un insegnamento finale, perché il semi-esordiente Matt Stuertz dal capello sbarazzino non vi darà nulla di tutto ciò. Se, invece, avrete la pazienza di sopportare personaggi odiosi fin dal primo minuto, decerebrati rari da trovare anche in un horror (con l'aggiunta di due fanciulle fastidiosamente grebane e sverse), e di evitare di storcere il naso davanti all'apparente svolta satanista... ebbene, vi ritroverete per le mani un film da NON guardare prima o durante i pasti, ché rischiereste di vomitare persino il panettone del 1990. Tonight She Comes è infatti il trionfo del disgustorama sanguinolento, non tanto per le scene gore, benché presenti e realizzate con foga gioiosa, quanto per la provenienza di detto sangue, cavato dai luoghi più "particolari" e utilizzato in modi impropri da metà film in poi. Ora, realizzato con la cattiveria di un torture porn o di uno Human Centipede qualsiasi, Tonight She Comes sarebbe stato un film da cestinare al minuto due, il fatto però è che la pellicola di Stuertz non si prende mai sul serio e viaggia a velocità spericolata rimanendo in bilico tra horror tout court e parodia, con una buona dose di cattivo gusto portata sulla schiena a mo' di zainetto. Fanno tanto i protagonisti principali, ovviamente. Le già citate fanciulle, chiassose ed ubriache, affrontano l'elemento sovrannaturale con la faccia tosta di chi vuol tornare subito a bere e scopare e, nonostante siano detestabili, hanno una dose di cazzutaggine tale che quando la situazione comincia a volgere al peggio dispiace quasi per loro. Anche perché le quote rosa di Tonight She Comes, umane o demoniache che siano, sono le uniche in grado di prendere in mano la situazione visto che gli uomini presenti nel film sono assimilabili alle oloturie marine e, come tali, vengono presi a calci nei marroni con muchísimo gusto.


Da par suo, Stuertz si afferma in questo lungometraggio come regista stiloso ma non antipatico. Già esordisce specificando come il film vada visto "a tutto volume" in quanto "infernale", cosa di per sé apprezzabile, ma in generale il ragazzo ha la mano salda e le idee chiare di chi non vuole venire (non) ricordato sulla scena horror per l'ennesimo found footage diretto coi piedi e cura parecchio sia la regia che la scenografia, soprattutto durante la sequenza del famigerato rituale; lì, luci, ombre, sangue e finestre imbrattate riescono a bilanciare l'umorismo nero dei dialoghi e della recitazione (Jenna McDonald, l'attrice che interpreta Felicity, è strepitosa, ricorda tantissimo una Amy Farrah Fowler in odore di satanismo), inoltre le inquadrature ravvicinate di determinati dettagli rivoltano davvero lo stomaco. Evocativa anche la figura femminile demoniaca in deshabillé, non a caso ripresa nei poster, il cui incedere lento ma deciso, assieme al brutto vizio di sparire all'improvviso lasciando lo spettatore a mangiarsi le unghie davanti a inquadrature di laghi immersi nell'ombra e boschi lussureggianti, aggiunge un non disprezzabile senso di inquietudine persecutoria. Ribadisco, Tonight She Comes non è un film per tutti e spesso ha spiazzato persino me, soprattutto per la stupidità maniaco-criminale del personaggio Pete e per alcuni momenti durante i quali hanno fatto secondo me un po' di casino al montaggio (sempre opera di Matt Stuertz, per inciso), ma se cercate un horror dallo spiccato cattivo gusto, in grado di farvi vergognare per avere riso e infine pronto a punirvi per l'insensibilità mostrata... beh, vi direi di dare una chance a Tonight She Comes. Cercate però di non prendermi per matta, please.

Matt Stuertz è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo secondo lungometraggio horror. Americano, è anche sceneggiatore, produttore e tecnico degli effetti speciali.


Se Tonight She Comes vi fosse piaciuto potreste provare a recuperare Baskin e The Void. ENJOY!


martedì 19 giugno 2018

American Gangster (2007)

Dal mucchio della collezione di film, DVD, BluRay e quant'altro è cicciato fuori qualche tempo fa American Gangster, diretto nel 2007 dal regista Ridley Scott.



Trama: Frank Lucas, criminale di Harlem, riesce a diventare un pezzo grosso importando droga dal Vietnam. Il poliziotto Richie Roberts mette quindi in piedi una task force per cercare di smontare il novello impero di Lucas...



Nonostante American Gangster fosse, fin dal titolo, uno di quei film corali sul mondo della malavita che tanto adoro, all'inizio non mi aveva catturata. So che non si guardano i film "a pezzi" ma purtroppo ho pochissimo tempo libero e American Gangster dura quasi tre ore, quindi sono stata costretta a guardarlo in tre tornate e devo dire di aver sofferto parecchio l'ora "introduttiva". Forse per gli attori coinvolti, ché Washington e Crowe non sono mai stati tra i miei preferiti, forse per lo stile di Scott, sicuramente non accattivante quanto quello di Scorsese, sta di fatto che appassionarmi alla storia vera di Frank Lucas, criminale di colore impegnato a diventare il re della droga ai tempi della guerra in Vietnam, è stato difficile quanto entusiasmarmi davanti all'indagine di Richie Roberts, poliziotto "reietto" in quanto unico sbirro onesto all'interno di un dipartimento composto al 90% da agenti corrotti. Sia Frank che Richie, a differenza dei miei criminali e poliziotti preferiti, mi hanno conquistata in maniera lenta e graduale, imponendosi come personaggi a tutto tondo solo dopo essersi aperti un po' di più e, soprattutto, dopo che le loro storie hanno cominciato ad intrecciarsi tra indagini e depistaggi, fallimenti da entrambe le parti e sconfitte a livello umano, arrivando a palesare più punti in comune che differenze; entrambi i personaggi, inconsciamente o meno, desiderano essere "speciali" (un po' come l'agente speciale Trupo, tale solo di nome) ed eccellere nel loro lavoro, facendosi portavoce di valori quasi un po' antichi, che ognuno riconosce come fondamentali nell'ambiente in cui si ritrovano a gravitare. Fin dall'inizio, Frank viene descritto come un criminale vecchio stampo, intimamente legato al suo quartiere d'origine e agli insegnamenti del suo ex boss, al punto che chiunque sgarri sotto la sua giurisdizione viene punito con spietata violenza. La sua è la tipica storia di ascesa e caduta, una rovina causata da un unico momento di "frivolezza" che consente a Roberts di accorgersi di Frank per la prima volta, superando pregiudizi razziali presenti anche nel mondo del crimine: Frank Lucas, in quanto nero, viene considerato un pesce piccolo sia dagli altri boss, costretti poi a piegarsi al suo potere, sia dai poliziotti, convinti che gli unici criminali in grado di detenere il monopolio sulla droga "del momento" siano i mafiosi italiani. Se Frank è l'uomo d'affari della situazione, Richie Roberts viene invece ritratto come un "proletario" in carriera, dotato di pelo sullo stomaco e un sacco di umanissimi difetti in grado di rendere la sua vita familiare un inferno ma anche di rara intelligenza e perseveranza, due qualità che gli hanno consentito nel tempo di arrivare lontano... e stringere amicizia con la persona più impensabile.


Nonostante le mie diffidenze iniziali, bisogna dire che Washington e Crowe offrono delle interpretazioni intense e perfette, ognuno a modo suo. Il buon Denzel punta a tirare fuori la "normalità" di Frank Lucas, a mostrare una facciata di rispettabilità con un'interpretazione misurata che solo talvolta lascia il posto alla follia di una violenza che comunque non è mai caricata; questa scelta probabilmente impedisce al personaggio di fissarsi nella memoria dello spettatore come altri suoi "colleghi" famosi ma rende Frank una figura affascinante e borderline, una sorta di "legale malvagio" (anche troppo legale, a detta del vero Richie Roberts, presente come consulente durante la realizzazione del film assieme a Frank Lucas) che non sorprenderebbe trovare davvero per le strade di Harlem. Dall'altra parte, Russell Crowe conferisce al suo sbirro l'espressione pesta dello sconfitto e il fisico dell'uomo d'azione cresciuto a birra e junk food, dotato del carisma di chi non nasce "capo" ma lo diventa mostrando sempre di essere un passo avanti agli altri pur senza essere odioso nonostante la missione infame che si è preposto. Il confronto finale tra i due, che avrebbero meritato un po' più di screen time insieme, è quello tra l'uomo d'affari arrogante e l'uomo della strada che non si fa incantare né dalla ricchezza né dalle belle parole ed è una gioia vedere duettare questi grandi attori, anche quando il vecchio Scott si adagia nelle atmosfere da legal drama. Ben diversa la regia di tutto ciò che precede il finale, rigorosa ma implacabile, fredda e precisa nel mostrare la violenza di un mondo dove ogni cosa può rappresentare una minaccia, sia di giorno che di notte, sia all'aperto che nelle lussuose case dei criminali o nei tristi ufficetti dei poliziotti (a tal proposito, splendide le scenografie, giustamente nominate all'Oscar ma surclassate da quelle di Sweeney Todd, opera dei nostrani Dante Ferretti e Francesca LoSchiavo). Altro aspetto gradevole del film è la colonna sonora, un mix di blues e soul perfetto per ricreare l'atmosfera anni '70 del film e piacevolmente in contrasto con ciò che aspetta Frank negli anni '90, un deprimente esempio della musica gangsta/nigga che andava di moda all'epoca... nonché l'ulteriore rappresentazione del tempo che passa, recando seco cambiamenti non necessariamente migliori, giusto per chiudere il circolo di ciò che viene detto all'inizio a Frank dal suo boss ormai anziano. Detto ciò, probabilmente American Gangster non entrerà in un'ideale top 5 dei miei gangster movie preferiti ma è comunque un grandissimo film che sono contenta di avere visto e che vi consiglio spassionatamente se, come me, siete rimasti indietro coi recuperi!


Del regista Ridley Scott ho già parlato QUI. Denzel Washington (Frank Lucas), Russell Crowe (Richie Roberts), Chiwetel Ejiofor (Huey Lucas), Josh Brolin (Detective Trupo), Ted Levine (Lou Toback), John Hawkes (Freddie Spearman), RZA (Moses Jones), Ruben Santiago - Hudson (Doc), Carla Cugino (Laurie Roberts), Cuba Gooding Jr. (Nicky Barnes), Idris Elba (Tango), Jon Polito (Rossi) e Roger Bart (Avvocato dell'esercito) li trovate invece ai rispettivi link.

Roger Guenveur Smith interpreta Nate. Americano, lo ricordo per film come Fa' la cosa giusta, Malcom X, La baia di Eva e Final Destination. Anche sceneggiatore, ha 63 anni e sei film in uscita.


Armand Assante interpreta Dominic Cattano. Americano, lo ricordo per film come Bella, bionda... e dice sempre sì, 1942 - La conquista del paradiso, Dredd - La legge sono io e Striptease, inoltre ha partecipato a serie come Il tenente Kojak e E.R. - Medici in prima linea. Anche produttore e stuntman, ha 69 anni e quattro film in uscita.


Norman Reedus, star di The Walking Dead, compare qui nei panni del detective all'obitorio mentre il rapper Common interpreta Turner Lucas, uno dei fratelli di Frank. Il film avrebbe già dovuto venire realizzato nel 2004 con Antoine Fuqua alla regia e Denzel Washington come protagonista, assieme a Benicio Del Toro; alla fine la Universal, preoccupata per il budget (Fuqua avrebbe voluto anche Ray Liotta e John C. Reilly nel cast, il primo nel ruolo di Ritchie Roberts), ha fermato il progetto, per poi riprenderlo qualche anno dopo con Ridley Scott, nel frattempo diventato molto amico di Russell Crowe. Al grande James Gandolfini era stato offerto invece il ruolo del detective Trupo ma l'attore ha rinunciato alla parte mentre il rapper 50 Cent ha partecipato all'audizione per il ruolo di Huey Lucas. Detto questo, se American Gangster vi fosse piaciuto recuperate Quei bravi ragazzi, C'era una volta in America e The Departed - Il bene e il male. ENJOY!


domenica 17 giugno 2018

La stanza delle meraviglie (2017)

Questa settimana il film per me più atteso era La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), diretto nel 2017 dal regista Todd Haynes e tratto dal libro omonimo di Brian Selznick, anche sceneggiatore della pellicola.


Trama: negli anni '70, dopo la morte della madre, il piccolo Ben decide di scappare di casa andando in cerca del papà mai conosciuto; in parallelo, negli anni '20, la sordomuta Rose cerca il suo posto nel mondo cominciando da New York, dove vive il fratello Albert.



Avevo molte aspettative per questo La stanza delle meraviglie, soprattutto a seguito del bellissimo trailer, affascinante e già di suo commovente. La sensazione di avere davanti un film che mantenesse le promesse del trailer è rimasta intatta più o meno fino a metà, paradossalmente fino al punto in cui la ricerca di Ben comincia a dare i suoi frutti. Fino a quel momento, lo ammetto, non mi era pesato il fatto che buona parte della pellicola si fissasse sui pellegrinaggi a vuoto di un ragazzino che a un certo punto si ritrova a "vivere" all'interno di un museo con un suo coetaneo, mettendo assieme tessere di un puzzle che diventa sempre più tirato per i capelli; soprattutto, non mi era pesata (anche perché adoro Millicent Simmonds e il suo viso dai lineamenti ottocenteschi) la parte di trama relativa ai problemi familiari ed esistenziali di Rose, ragazza sordomuta circondata da persone arrabbiate, egoiste e quasi imbarazzate dalla sua condizione disgraziata. Soprattutto, ho trovato apprezzabile il modo in cui La stanza delle meraviglie mette in scena i problemi di una persona affetta da sordità o mutismo (o entrambi), raccontando un'Odissea viziata da problemi di comunicazione in due epoche in cui la conoscenza del linguaggio dei segni non era diffusa. Ben pochi si accorgono del fatto che Rose è sorda e si limitano a strillarle addosso pensando che sia stupida o timida benché il suo sguardo spaesato palesi tutta la sua frustrazione e, ancora peggio, i suoi stessi genitori non vanno minimamente incontro ai suoi bisogni, alimentando un disagio risalente agli anni dell'infanzia; non va meglio a Ben, diventato sordo all'improvviso a causa di un incidente e conseguentemente impegnato ad affrontare non solo una città pericolosa e sconosciuta come New York ma soprattutto i disagi connaturati alla sua nuova condizione, ritrovandosi costretto a dipendere dalla sensibilità e dalla bontà altrui. A onore del vero, i pregi di La stanza delle meraviglie sono solo questi, la già citata interpretazione di Millicent Simmonds (peraltro già apprezzatissima in A Quiet Place) e la commistione tra fotografia "bruciata" tipica degli anni '70 e bianco e nero con tanto di musica ed effetti sonori che rievocano gli anni del muto, resa ancora più interessante da un ottimo montaggio. E il resto?


Il resto, almeno per quel che mi riguarda, lascia l'amaro in bocca come già accaduto ai tempi di Hugo Cabret, tratto sempre da un'opera di Brian Selznick. Entrambi i film infatti sono visivamente molto affascinanti e hanno un potenziale emotivo enorme ma inciampano per strada dilatando enormemente i tempi all'inizio e facendo una corsa incredibile per tirare tutti i fili in sospeso sul finale, lasciando lo spettatore con un palmo di naso a domandarsi... oddio, è tutto qui? Nel caso de La stanza delle meraviglie tutto si sgonfia quando la giovane Rose scompare, con un anticlimax da martellata nelle gonadi in cui tutti i segreti e i legami tra passato e presente vengono letti dalla voce di un bambino; benché rappresentata da un'interessante tecnica che unisce animazione a foto statiche, con tanto di diorami e disegni, la rivelazione finale è frettolosa e priva lo spettatore di tutte le lacrime che avrebbe dovuto versare, condensandosi in un diludendo di proporzioni epiche. Tra l'altro, sarò forse tarda io ma non comprendo molto bene il motivo di tutti i richiami allo spazio presenti a inizio film. Se l'idea era quella di unire l'immagine di astronauti, stelle cadenti e meteore alla natura di space oddities di Rose e Ben, diciamo che non è un collegamento così immediato (e sono ancora gentile), mentre se tutto ciò è stato inserito perché funzionale alla trama allora probabilmente io e Selznick abbiamo visto due film diversi, non c'è altra spiegazione. Peccato davvero perché guardando La stanza delle meraviglie mi sono sentita wonderstruck, come da titolo originale, solo per quel che riguarda la bellezza della regia di Haynes, sempre raffinato e particolare, ma tanta "meraviglia" si è trasformata in un'emozione effimera, priva di qualcosa che l'aiutasse a mantenere il ricordo di sé. Non so nemmeno se consigliare o sconsigliare questo film visto che non è per nulla brutto ma mi ha lasciata fondamentalmente insoddisfatta. Fate vobis, insomma. Per me, già vedere Millicent Simmonds all'opera vale il prezzo del biglietto!


Del regista Todd Haynes ho già parlato QUI. Julianne Moore (Lillian Mayhew/Rose), Michelle Williams (Elaine) e Tom Noonan (Walter) li trovate invece ai rispettivi link.

venerdì 15 giugno 2018

Lego Batman - Il film (2017)

E' rimasto a frollare per un po' di mesi ma finalmente sono riuscita anch'io a vedere Lego Batman - Il film (The LEGO Batman Movie), diretto nel 2017 dal regista Chris McKay.


Trama: dopo l'ennesimo piano andato a male e la consapevolezza che a Batman importa solo di sé stesso, il Joker concerta un altra impresa malvagia che rischia di distruggere Gotham City. Come se non bastasse, Batman si ritrova ad essere padre adottivo "per caso", mentre il suo ruolo di vigilante viene limitato dall'arrivo del nuovo commissario, Barbara Gordon...



Alzi la mano chi, una volta conclusa la visione di The LEGO Movie, ha sperato fortissimamente che arrivasse uno spin-off interamente dedicato al personaggio più adorabilmente stronzo ed arrogante del film, ovvero Batman. Credo che il tempo totale di presenza Batmaniana nella pellicola del 2014 non raggiungesse nemmeno la mezz'ora ma probabilmente è bastata la canzone cantata dal personaggio per convincere i produttori della necessità di mettere in cantiere Lego Batman - Il film e dare libero sfogo all'incarnazione del Cavaliere Oscuro più perfetta dai tempi di Batman - Il ritorno. Il Batman creato dalla LEGO è una fantastica parodia degli eroi dark, quelli che passano il 90% della loro esistenza persi a crogiolarsi nell'angst di un passato traumatico e l'altro 10% nell'autocelebrazione di sé, elementi fondamentali della personalità del protagonista che vengono ulteriormente esacerbati dall'enorme infantilità di Batman, reso qui come un bambino viziato, antipatico e peppia. L'intero film ruota sul rapporto tra Batman e il suo nemico di sempre, il Joker (scritto e rappresentato come le peggiori storie romantiche viste al cinema ma declinato in "odio" con risultati esilaranti), e sul terrore del protagonista di fronte alla possibilità di crearsi una famiglia o anche solo delle semplici amicizie, scelta di sceneggiatura necessaria per veicolare l'indispensabile messaggio positivo già presente in The LEGO Movie, messaggio che, a onor del vero, rischia di perdersi in una ridda di gag e citazioni pressoché infinita. I veri destinatari di Lego Batman - Il film non sono infatti i bambini ma tutti i fan dell'eroe DC (in ogni sua incarnazione, a partire dai telefilm camp anni '60, ampiamente citati) OPPURE tutti i nerd in grado di cogliere i millemila rimandi ad altri film, serie TV, fumetti che sinceramente non pensavo nemmeno potessero avere qualcosa a che fare col Cavaliere Oscuro. Avendo avuto accanto Mirco, durante la visione, posso assicurare che il Bolluomo ha riso ma non quanto ho fatto io e che parecchie delle gag più "specifiche" gli sono scivolate addosso come acqua, cosa che non era successa guardando The LEGO Movie, un film davvero adatto a tutti e più universalmente "meravigliosoooo".


La sensazione che ho provato io è quella di essermi trovata davanti una sorta di "special TV" non proprio cinematografico, una cosina breve per appassionati. Non che il film non mi sia piaciuto, anzi, e non dico neppure che Lego Batman - Il film sia qualitativamente inferiore al suo predecessore: nell'ora e quaranta di durata passano sullo schermo le cose più assurde che si possano costruire con i mattoncini e col potere dei "mastri costruttori", in primis un mecha pipistrello animato alla perfezione, senza contare che le scene d'azione sono forse anche più emozionanti e "caotiche" rispetto alla prima pellicola, con abbondanza di morte & distruzione in formato LEGO, soprattutto grazie alla presenza di un paio di giganteschi villain di tutto rispetto... però qualcosa è mancato, probabilmente dal punto di vista del sentimento. Partendo sempre da The LEGO Movie, a mio avviso il suo spin-off difetta del senso di magia che lo collegava paradossalmente alla realtà, l'elemento "umano" che faceva dei mattoncini più amati del mondo una componente fondamentale della crescita di un bambino e, in generale, della vita di una persona, veicolando forti emozioni come già accadeva con la trilogia di Toy Story. Qui abbiamo "solo" l'esempio di un gioco, un'avventura che si apre e si chiude a mo' di parentesi e che lascia il tempo che trova; un tempo esilarante, divertentissimo e sicuramente soddisfacente, ma anche "di nicchia", quasi il bimbo di The LEGO Movie fosse stato nuovamente chiuso fuori dalla stanza dei giochi lasciando il campo al papà nerd. Il che, lo ripeto, va benissimo per una serata all'insegna del divertimento sfrenato e della risata compulsiva, anche perché personalmente adoro il Batman della LEGO e tutti i riferimenti all'ambiguità sua e di Robin, ragazzo meraviglia perennemente smutandato e con un gusto tutto particolare per le hit gaye anni '80... e quanto può essere tenero il Joker con gli occhietti tristi, sconvolto nello scoprire che Batman non lo odia? Non è meravigliosoooo ma quasi, via!


Di Will Arnett (voce originale di Batman/Bruce Wayne), Michael Cera (Dick Grayson/Robin), Rosario Dawson (Batgirl/Barbara Gordon), Ralph Fiennes (Alfred Pennyworth), Zach Galifianakis (Joker), Billy Dee Williams (Due facce), Eddie Izzard (Voldemort), Seth Green (King Kong), Jemaine Clement (Sauron), Channing Tatum (Superman), Jonah Hill (Lanterna verde) e Ralph Garman (Reporter numero 2) ho già parlato ai rispettivi link.

Chris McKay è il regista della pellicola e doppia il pilota Bill. Americano, è al suo primo lungometraggio ma ha diretto episodi della serie Robot Chicken. E' anche produttore, tecnico degli effetti speciali, doppiatore, sceneggiatore e animatore.


Zoë Kravitz è la voce originale di Catwoman. Figlia di Lenny Kravitz e Lisa Bonet, la ricordo per film come X-Men - L'inizio, Mad Max: Fury Road e Animali fantastici e dove trovarli. Anche cantante, ha 30 anni e due film in uscita, tra cui Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, dove interpreterà Leta Lestrange.


Tra i doppiatori originali figura anche il conduttore Conan O'Brien, che presta la voce all'Enigmista, e Mariah Carey, che doppia il Sindaco, mentre tra quelli italiani spiccano Claudio Santamaria nei panni di Batman e, ahinoi, Geppi Cucciari in quelli di Batgirl, a mio avviso terribile con quell'accento sardo. Billy Dee Williams, che doppia Due Facce, è stato l'Harvey Dent buono del primo Batman di Tim Burton e, se non fosse stato per l'arrivo di Joel Schumacher (e il conseguente casting di Tommy Lee Jones), avrebbe interpretato anche la versione malvagia del personaggio. Detto questo, se Lego Batman - Il film vi fosse piaciuto recuperate anche The LEGO Movie, di cui questo film è lo spin-off. ENJOY!


Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...