martedì 26 settembre 2017

Kingsman: Il cerchio d'oro (2017)

Avendo adorato il primo film non potevo perdere Kingsman: Il cerchio d'oro (Kingsman: The Golden Circle), diretto e co-sceneggiato dal regista Matthew Vaughn e ispirato al fumetto omonimo di Mark Millar. NO SPOILER, tranquilli.


Trama: ormai Eggsy è un Kingsman a tutti gli effetti e la sua vita procede nel migliore dei modi, almeno finché un'organizzazione criminale costringe gli agenti segreti inglesi a fuggire da Londra e allearsi coi "cugini" americani, gli Statesman.


Cosa gli vuoi dire a quello sfacciato di Matthew Vaughn? Quest'uomo è un truzzo esagerato, uno dei pochi ad aver capito che anche quando si parla di film d'intrattenimento bisogna fare sul serio, schiacciando sul pedale del cattivo gusto senza diventare antipatici (la scorsa volta c'era la Principessa p0rno, stavolta abbiamo una roba molto in stile titoli di testa di Senti chi parla!) e soprattutto creando un prodotto visivamente bello, con attori di un certo spessore in cerca di divertimento, basato su una storia che possa coinvolgere lo spettatore senza scadere nelle soluzioni facili o banali e, anche in quel caso, riuscendo comunque a renderle esaltanti. C'era riuscito già con Kick-Ass, vincendo ovviamente facile in quanto pesantemente spalleggiato dal folgorante fumetto di Mark Millar, aveva rinfrescato gli X-Men alla grande nel 2011 (e non a caso il franchise è andato calando dopo quel trionfo di X-Men - L'inizio) e nel 2014 era tornato a folgorare il pubblico con il primo Kingsman, la sagra scema dell'agente segreto inglese, una roba folle che andava a braccetto col ridicolo nobilitandolo e vestendolo da gentleman. Pur essendo amante di Kingsman mai avrei creduto in primis nella realizzazione di un sequel ma soprattutto di un seguito all'altezza del primo capitolo, invece Vaughn ce l'ha fatta anche stavolta e io non posso fare altro che volergli bene per mille motivi. Tanto per cominciare, Il cerchio d'oro si ricollega perfettamente alla pellicola del 2014 senza andare troppo a scomodare la memoria dello spettatore poco attento seppellendolo di dettagli impossibili da ricordare dopo tre anni ma facendo anche il gesto dell'ombrello agli "uomini fumetto" che non ne lasciano passare una agli sceneggiatori, i quali lavorando di lima sono riusciti a soddisfare anche i palati più esigenti (io per prima a un certo punto ho esclamato "Ma quello non aveva fatto quella fine...? E allora perché...?" prima di zittirmi e chinare il capo). Seconda cosa, Il cerchio d'oro presenta un'evoluzione di determinati personaggi, ci racconta qualcosina in più di quelli maggiormente amati e ne presenta altri con tutto il potenziale per diventare a loro volta dei beniamini, senza tuttavia farsi scrupoli quando si tratta di aumentare il bodycount: se è vero che un Kingsman non piange durante la missione e versa solamente una singola lacrima alla fine della stessa, in privato, è anche vero che alcuni colpi di scena sono crudeli tanto quanto l'inaspettata morte di Harry nel primo film e, come già accadeva nel 2014, la resa cartoonesca della violenza non toglie il fatto che anche Il cerchio d'oro scodelli al pubblico delle belle macellate.


Volendo trovare un difetto nella trama si potrebbe dire che Poppy, la villainess arrivata a sostituire Valentine (un Samuel L. Jackson "con zeppola" al quale comunque vanno i ringraziamenti post credits), è talmente pazza da rasentare il surreale e soprattutto che le scelte di un determinato personaggio sono guidate da motivazioni risibili ed infantili, ma sono due particolari che scompaiono davanti al gusto con cui Vaughn coreografa e riprende le sue esageratissime scene d'azione. Nulla a che vedere con la fisicità tecnica di Atomica Bionda, per carità, siamo su tutt'altro livello, però il risultato è altrettanto godurioso: il car chase iniziale lascia a bocca aperta, durante la sequenza in montagna è meglio chiuderla o si rischia di rimanere in debito d'ossigeno, i gadget dei nuovi Statesman (degna controparte "bovara" e cafona dei Kingsman) consentono la realizzazione di scontri corpo a corpo esaltanti quanto quelli del primo capitolo e persino delle sequenze riproposte che non vanno proprio come ci si aspetterebbe, in più stavolta ci sono persino i robot. I robot, santo cielo. In tutto questo, come ho detto, la cattiveria non manca e non si limita solo a qualche morto ammazzato in maniera particolarmente crudele. Al di là di un presidente particolarmente "trumpiano", la sceneggiatura punzecchia lo spettatore mediamente moralista e bigotto con un paio di domande scomode che probabilmente toccheranno più di un americano (ma non solo) e la risata sguaiata seguìta all'ennesima, coloratissima e cialtrona scena d'azione lascia spesso l'amaro in bocca. Fortuna che ad addolcire il tutto c'è Elton John. No, davvero. I Kingsman ereditati dalla prima pellicola sono meravigliosi, Colin Firth sempre più elegante e figo in primis, Julianne Moore si permette di gigioneggiare in maniera del tutto inaspettata, Jeff Bridges è una garanzia, Channing Tatum e soprattutto Pedro Pascal fanno il loro porco lavoro ma è SIR Elton John che merita il pagamento del prezzo del biglietto, lui e le sue canzoni, punte di diamante di una colonna sonora come al solito perfetta. La versione country della mia adorata Word Up e Take Me Home, Country Roads cantata da un Mark Strong in stato di grazia mi hanno mandata a casa canticchiando come nemmeno le colonne sonore congiunte di La La Land e Baby Driver sono riuscite a fare, ennesima dimostrazione di come Vaughn sappia mescolare sapientemente colonna sonora (ruffiana quanto volete ma sempre bella), regia, montaggio e una buona dose di truzzeria: d'altronde, che importa se Saturday Night's Alright (for Fighting) quando c'è casino di mercoledì? Bon, avevo promesso di non fare spoiler e dire altro sarebbe un delitto, aggiungo solo grazie Sir Matthew Vaughn per avermi resa felice come una bambina ancora una volta!


Del regista e sceneggiatore Matthew Vaughn ho già parlato QUI. Taron Egerton (Eggsy), Mark Strong (Merlino), Julianne Moore (Poppy), Colin Firth (Harry Hart), Michael Gambon (Artù), Channing Tatum (Tequila), Halle Berry (Ginger), Jeff Bridges (Champion), Pedro Pascal (Whiskey) ed Emily Watson (Capo di Stato Fox) li trovate invece ai rispettivi link.

Bruce Greenwood interpreta il Presidente degli Stati Uniti. Canadese, ha partecipato a film come Rambo, Orchidea selvaggia, Generazione perfetta, Truman Capote - A  sangue freddo, Déjà Vu - Corsa contro il tempo, Super 8, Come un tuono, l'imminente Il gioco di Gerald e a serie quali I viaggiatori delle tenebre e American Crime Story; come doppiatore, ha lavorato in serie come American Dad!. Anche produttore, ha 61 anni e due film in uscita.


Clara, fidanzata di Charlie, è interpretata da Poppy Delevingne, sorella maggiore di Cara già vista in King Arthur: Il potere della spada. Se Kingsman: Il cerchio d'oro vi fosse piaciuto, nell'attesa che esca un già annunciato terzo capitolo (e forse anche uno spin-off dedicato agli Statesman), recuperate Kingsman: Secret Service e il primo Kick - Ass. ENJOY!

domenica 24 settembre 2017

Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo (2013)

Dopo una lunghissima pausa arranco verso la fine dello speciale Lupin III arrivando a parlare oggi di Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo (ルパン三世 princess of the breeze 〜隠された空中都市〜 Rupan Sansei - princess of the breeze ~ Kakusareta kūchū toshi ~), diretto nel 2013 dal regista Takaomi Kasanaki.


Trama: alla fine di un colpo compiuto sui cieli di Amsterdam, Lupin si ritrova tra le mani un neonato e rimane coinvolto negli intrighi di chi cerca di rubare il fantomatico tesoro di Shahalta.


Un Jigen piuttosto disgustato dal mostro attaccato alla schiena
Mi avevano avvisata che sarebbe stato terribile guardare La principessa della brezza ma nessuno mi aveva preparata ad un simile orrore. Lasciamo perdere la trama, moscia e offensiva non solo per i fan di Lupin ma anche per quelli di Nausicaa della Valle del Vento, di cui lo special TV a un certo punto plagia brutalmente le atmosfere, che si conclude col solito "nulla di fatto" a livello di furto, preparando lo spettatore a ciò che sarebbe stata L'avventura italiana uscita di lì a poco (Lupin fa tutto per un cavatappi, nominato nel diario del nonno); tolta la solita damsel in distress stranamente ben caratterizzata e una parentesi col folle Mr G., vecchietto amico di Lupin che in cinque incredibili minuti diventa il personaggio secondario migliore di sempre, i nemici di turno sono talmente risibili da non avere neppure una caratterizzazione plausibile e il primo ministro che dovrebbe gestire nell'ombra l'intera faccenda è così apatico ed umorale da risultare un incrocio tra un emo biondo e un bimbominkia capriccioso. L'episodio è ambientato metà in Europa ("finalmente Lupin ha scelto di venire anche in Italia!", maledetti paraculi) e metà nella nazione inventata di Shahalta, famosa, si dice, per i giacimenti di elio e per questo tesoro che nessuno sa cosa sia ma che si rivela, in soldoni, l'ennesimo specchietto metaforico per le allodole veicolante la Moralona finale, per la quale lo "spirito di Shahalta" (quale sia, non è dato sapere) è l'unico vero tesoro in grado di cambiare il mondo. Mettendo sul trono del regno di cui sopra una mocciosa che per tutto il film non fa altro che piagnucolare senza ben capire che diamine le stia succedendo. Avevo detto che avrei lasciato perdere la trama, lo so, ma come si fa? La verità è che sto cercando di procrastinare il momento in cui dovrò scrivere dell'aberrazione principale, quell'orrendo neonato dalla faccia mostruosa, un incubo zuccheroso che costringe Lupin e Jigen a fare da papà e Goemon da zio, prima che si mettano tutti insieme ad incitarlo ad evacuare, povero frugoletto, come nemmeno nei peggiori episodi filler di Dragonball. Davanti a questo orrore scompare persino la bellezza del killer ipnotizzatore, quello che costringe Jigen a rivoltarsi contro Goemon, si volatilizzano financo la citazione da Matrix e la badassitudine devastante del mio pistolero preferito, cancellate in un attimo dall'ennesima gag col marmocchio inquietante.

Occhi sbrilluccicosi!
Sto neonato più terrificante di una reborn è anche la punta di diamante dell'ennesimo character design sbagliato sotto tutti i punti di vista, con i personaggi secondari che fanno a pugni con quelli principali e sembrano usciti da un universo differente e con (orribile visu!) un Lupin spesso dotato di occhi sbrilluccicosi, probabile retaggio di un regista e animatore impegnato solitamente in anime dallo stile più puccioso. Se ciò non vi basta, aggiungo anche che La principessa della brezza è lo special di Lupin III dove è stata più utilizzata (a sproposito) la computer graphic, largamente impiegata durante le battaglie aeree tra mezzi volanti dal design stranamente apprezzabile e un po' steampunk e anche, purtroppo, durante il tipico inseguimento automobilistico: vedere la splendida Mercedes SSK di Lupin ridotta a mostro pixelato uscito da uno dei peggiori videogame di ultima generazione spezza letteralmente il cuore, soprattutto perché la fusione tra fondale animato e mezzo semovente risulta posticcia a livelli incredibili. Cosa rimane dunque di buono alla fine della visione di La principessa della brezza oltre, appunto, la speranza di non doverlo riguardare mai più, neppure per sbaglio? Beh, probabilmente la dolce canzone cantata da Rasha, fortunatamente lasciata in italiano nonostante l'adattamento caprino dei responsabili dell'edizione nostrana. Quando la merDaset capirà finalmente che Lupin NON è una serie per bambini probabilmente sarà l'alba di una nuova era glaciale ma, detto questo, non credo che i piccoli spettatori casuali avrebbero avuto delle turbe psichiche nel sentire una ragazza urlare "maniaco!" (Yutika al Colosseo urla "chikan" a pieni polmoni, cosa che giustamente terrorizza Lupin e Jigen, sconvolge i carabinieri e fa infuriare Zenigata oltre ogni dire) invece che "mascalzone!", parola che difficilmente sortirebbe gli effetti di cui sopra sulle forze dell'ordine. Insomma, male sotto ogni punto di vista, nonché l'ennesima riprova che, per quanto possano fare schifo, gli special di Lupin andrebbero guardati in lingua originale. A proposito, il prossimo sarà Italian Game, tratto direttamente dall'ultima serie animata. Mi sento preventivamente male.

Takaomi Kanasaki è il regista della pellicola. Giapponese, anche animatore, ha diretto episodi di serie quali School Rumble, Kore wa zonbi desu ka e Kono subarashii sekai ni shukufuku o!.


Nel caso vi fosse comunque venuta voglia di vedere Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo vi consiglierei di evitare e di cercare qualcos'altro QUI. ENJOY!

venerdì 22 settembre 2017

Dave Made a Maze (2017)

I film migliori si trovano a queste coordinate, c'è poco da fare. E' con questa convinzione in mente che qualche giorno fa ho guardato Dave Made a Maze, diretto e co-sceneggiato dal regista Bill Watterson, trovandomi davanti uno dei gioiellini di questa stagione.


Trama: Dave costruisce un labirinto di cartone in mezzo al salotto e si perde al suo interno. La fidanzata e alcuni amici partono al salvataggio ma l'impresa non è facile come sembra...


Per mille motivi, non ultimo il fatto di avere un blog e conseguentemente anche vivere anche nel terrore di scrivere (seppur involontariamente) le stesse cose riportate dai miei "colleghi", non leggo mai le recensioni dei film che non ho visto o che ho visto ma dei quali devo ancora parlare, se non magari qualche riga qui e là. Dal post di Lucia, per esempio, ho estrapolato quanto bastava per capire che Dave Made a Maze le era piaciuto e a questo entusiasmo della mia guru horror preferita si è aggiunta la mia gioia quando, tra gli interpreti, ho scorso il nome di Adam Busch, indimenticato membro della Troika nerd Buffyana. Queste due cose sono bastate per spingermi a recuperare il film di Bill Watterson ma, a dimostrazione che leggendo poco o nulla arrivo spesso a non sapere bene cosa aspettarmi da una determinata pellicola, mi sono accinta alla visione pensando che avrei guardato un horror quando invece Dave Made a Maze è una di quelle meravigliose opere che travalicano i generi e rinnovano la speranza verso il Cinema inteso come arte. Intendiamoci, non stiamo parlando di uno di quei film incomprensibili o snob, di quelli per intenderci che possono piacere solo ai "Cinefili nell'era dell'internét" (vi conviene seguire la pagina Facebook omonima!), bensì di un lavoro divertentissimo, zeppo d'inventiva e anche in grado di far riflettere. La storia è abbastanza semplice ed è tutta riassunta nel titolo: Dave ha costruito un labirinto. Questo thirtysomething, dal nulla, un giorno realizza un labirinto di cartone "partendo dal centro e creandogli attorno un guscio", il tutto mentre la fidanzata è fuori per lavoro. Il problema è che Dave non riesce più ad uscire dal labirinto perché dentro "è più grande di quel che sembra" e, dopo mille tentennamenti uniti ai moniti terrorizzati del ragazzo, la fidanzata e alcuni amici, tra cui un regista e i suoi collaboratori, decidono di varcare l'ingresso della struttura e partire al salvataggio. E' qui che il film diventa assurdo perché, in effetti, il labirinto di Dave è enorme, in continua espansione e molto, molto pericoloso. Lì dentro la gente si perde, cambia, viene posseduta... muore. Eppure, per quanto mostruoso, il labirinto è anche l'unica cosa che Dave, trentaqualcosa inconcludente, sia mai riuscito a costruire senza abbandonarla a sé stessa e il ragazzo VUOLE portarla a termine, costi quel che costi, per confermare a sé stesso e agli altri di valere qualcosa, di non essere l'ennesimo componente inutile di una società che non ha pietà nei confronti di chi non ha un progetto, un obiettivo o semplicemente non "produce". Lo sfogo di Dave, nella sua semplicità, è uno dei più belli e angoscianti sentiti quest'anno in un film: "Do you know what it means to be broke? It means that you are broken. That you don't work."


In un geniale gioco di parole, il protagonista del film riassume l'essenza degli esponenti della mia generazione, i quali se non hanno soldi, se non lavorano, letteralmente "non funzionano". Dave non funziona, non funziona se rapportato alla sua fidanzata in carriera oppure all'amico regista dotato di un "progetto" e pronto a sacrificare qualunque cosa per esso ed è per questo che il protagonista non riesce a smantellare il labirinto nonostante la morte di molti suoi amici... e nonostante sia arrivato a godere di vita propria, quasi Dave fosse moralmente troppo debole per poterglisi opporre. Quello che comincia come una supercazzola diventa così a poco a poco un percorso verso la crescita del protagonista, un viaggio che è una presa di coscienza, tra responsabilità, consapevolezza, rinunce e l'inevitabile gioco di squadra, perché anche se si è dei perdenti non vuole dire che si debba essere soli e senza amici. Questo assurdo road trip si traduce, ovviamente, in una messa in scena ancora più assurda e bellissima. Ogni stanza del labirinto è stata davvero realizzata in cartone, senza nessun effetto speciale digitale, e sul set ne potevano coesistere al massimo due, così che dopo ogni sequenza la stanza utilizzata veniva smantellata per fare spazio a quella seguente. Sapendo questo, spezza il cuore guardare Dave Made a Maze perché ogni ambiente di cartone è un trionfo di fantasia fatto di mascheroni semoventi, origami, carte da gioco, luci colorate, ombre che si muovono, orifizi inquietanti, stelle filanti, giochi di prospettiva, marionette di cartone (dei capolavori!!!) e qualunque altra cosa possa venirvi in mente per rendere accattivante ed inquietante un lavoro di bricolage che farebbe piangere di commozione Giovanni Muciaccia. Vedere per credere, le scenografie di Dave Made a Maze avrebbero meritato di venire conservate e messe in mostra, magari consentendo agli eventuali visitatori di percorrere il labirinto del titolo, possibilmente senza venire uccisi in un tripudio di stelle filanti e coriandoli come accade ai malcapitati che si perdono nei corridoi senza fine. Ecco, per chi si fosse lasciato ingannare come me dalla presenza di una recensione sul blog di Lucia, Dave Made a Maze non è un horror e nel corso della sua durata non viene spillata una singola goccia di sangue, anzi; l'idea che mi ha dato il film di Watterson è quella di un'opera particolare e dolceamara, una commedia nera che sicuramente non tocca i livelli di assurdità di Swiss Army Man ma le è molto vicina nello spirito, capace di far sorridere, stupire e ovviamente riflettere. Un piccolo gioiellino che, secondo me, non potete proprio perdere!

Bill Watterson è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo film come regista. Americano, anche attore, ha 44 anni.


Adam Busch interpreta Gordon. Infamissimo Warren della serie Buffy l'ammazzavampiri, ha partecipato a film come Léon e ad altre serie quali Dr. House, Grey's Anatomy e CSI - Scena del crimine. Americano, anche regista e produttore, ha 39 anni.


Nick Thune, che interpreta Dave, era il Willoughby marito di Chloe apparso nella seconda stagione di Non fidarti della str**** dell'interno 23. Detto questo, se Dave Made a Maze vi fosse piaciuto recuperate Labyrinth ed Essere John Malkovich. ENJOY!

giovedì 21 settembre 2017

70 anni di Re!


Stephen King oggi compie 70 anni.
La mia storia d'amore col Re dura da 23 anni, un'inezia, me ne rendo conto.
Era il 1994, avevo 13 anni, e non so perché dallo scaffale dei libri della Standa (santo cielo, la STANDA!) avevo scelto di prendere La lunga marcia. Non ricordo proprio il motivo di questa scelta, nessuno che conoscessi leggeva King all'epoca, forse è stato un suggerimento estrapolato da qualche editoriale di Dylan Dog, vai a sapere. Tra l'altro, la scelta era caduta nemmeno su un libro di Stephen King, anche se allora il suo nome campeggiava in copertina, ma uno del "cattivissimo" Richard Bachman, il cui fascino malandrino e cupo mi ha fatta capitolare.
Da allora, lo zio Stevie mi ha fatto compagnia d'estate, sul terrazzo dove consumavo avidamente ogni suo romanzo su cui mi fosse consentito mettere le mani, d'inverno durante le lunghe influenze da passare a letto, nelle altre stagioni a pranzo e cena, nei momenti di relax, durante i viaggi in autobus, treno, aereo, lontano lontano fino in Australia, baluardo contro i momenti difficili durante i quali tutta la mia famiglia era distante ma non lui, non lo Zio del Maine; a Natale, Epifania o compleanno, quale regalo più gradito di un libro del Re?, nelle bancarelle, nei negozi di seconda mano prima ancora che nelle librerie (ché quella maledetta edizione di Ossessione che vedevo da ragazzina e che i miei genitori non mi hanno mai comprato me la sogno ancora la notte, maledizione!!), in Italia, all'estero, on line, nei fumetti, tramite il figlio Joe Hill, al cinema e in TV... Stephen King è sempre stato, e spero ancora sarà a lungo, una costante della mia vita.
E non scherzo quando dico che lui, per me, è lo zio lontano, quello che mi ha insegnato il piacere delle storie, prima ancora della lettura.
Ancora tanti auguri, Zio Stephen... e che il Ka ti sia sempre propizio!

(Gio)WE, Bolla! 21/09/2017

Buon giovedì a tutti! Questa è la settimana che più aspettavo/temevo, poiché le uscite sono ottime e abbondanti e non c'è tempo per vederle tutte! Quindi bando alle ciance e... ENJOY!

L'inganno
Reazione a caldo: Evvai!!
Bolla, rifletti!: Non speravo che uscisse anche qui, sono sincera. Remake Coppoliano di un film inquietante e bellissimo, spero possa dare alla storia originale quel twist malinconico che solo questa grande regista sa imporre. La settimana prossima andrò a vederlo, stay tuned!

Noi siamo tutto
Reazione a caldo: Ecco, allora rimanete così.
Bolla, rifletti!: No, vi prego, lo young adult deprimente a base di amore e persone malate non lo merito. Lo lascio tutto, ma proprio tutto, a voi!

Valerian e la città dei mille pianeti
Reazione a caldo: Evviva!
Bolla, rifletti!: Accolto da sputi e pernacchie, arriva anche in Italia l'ultimo lavoro di Luc Besson, tratto da una psichedelica bande dessinée franzosa. Sospendo il giudizio fino alla visione ma secondo me, complice anche un trailer molto serioso, gli spettatori lo hanno schifato perché si aspettavano tutt'altro rispetto alle atmosfere particolari del fumetto. Vedremo.

Kingsman - Il cerchio d'oro
Reazione a caldo: Non vedo l'ora.
Bolla, rifletti!: Avevo adorato quella supercazzola del primo Kingsman e riguardandolo qualche sera fa la voglia di scoprire cosa ne sia stato di Eggsy, Lancillotto e compagnia è aumentata sempre di più. Mi aspetto tamarreide e assurdità a palate!

Al cinema d'élite un road movie tutto italiano...

Easy - Un viaggio facile facile
Reazione a caldo: Sembra valido!
Bolla, rifletti!: Commedia grottesca a base di paesaggi lontani e personaggi peculiari, questo "road movie con cadavere" sembra uno di quei film da recuperare appena sarà disponibile in home video!

mercoledì 20 settembre 2017

La notte brava del soldato Jonathan (1971)

Siccome domani dovrebbe uscire in tutta Italia (ma figuriamoci se a Savona succederà) L'inganno di Sofia Coppola ho deciso di recuperare il film di cui è remake, La notte brava del soldato Jonathan (The Beguiled), diretto nel 1971 dal regista Don Siegel e tratto dal romanzo omonimo di Thomas P. Cullinan.


Trama: durante la guerra civile americana un soldato nordista ferito viene accolto in un collegio di sole ragazze, stanziato in Virginia. Inizialmente diffidenti davanti al nemico, insegnanti e allieve si ritroveranno presto ad essere pericolosamente attratte dall'uomo...


Ho cominciato la visione di La notte brava del soldato Jonathan (che poi il soldato si chiama John quindi non capisco perché intitolarlo così...) senza troppe aspettative, convinta che mi sarei trovata davanti un melodrammone lento e datato, invece ho avuto la fortuna di vedere un film angosciante e a mio avviso parecchio "avanti" per l'epoca, al punto che leggere on line di come L'inganno ne sia una versione più "divertente e gentile" mi ha fatto passare interamente la voglia di guardare la pellicola di Sofia Coppola. Di divertente e gentile nel film di Siegel non c'è proprio nulla per fortuna e la cosa è chiara fin dall'inizio, con la carrellata dei suoni di guerra che accompagna i titoli di testa, per poi sfumare nella melodia fiabesca che introduce l'innocente Amy, bimbetta in cerca di funghi nel bosco che s'imbatte all'improvviso nel nemico. Il nemico ha le fattezze familiari e decisamente piacenti di Clint Eastwood, attore verso cui lo spettatore già all'epoca era spinto a provare determinate emozioni positive, non certo a riconoscerlo come villain, se mi passate il termine; eppure, la prima impressione che si ha del bel Clint è assimilabile all'incontro con un serpente nell'erba, un serpente pronto ad infiltrarsi nell'Eden tutto femminile creato da Miss Martha e corromperlo col fascino e l'inganno, approfittando dei cuori "deboli" di un branco di donne. Da esponente del sesso femminile, non posso non riconoscere a La notte brava del soldato Jonathan un fondo di maschilismo compiaciuto, concretizzato in una sceneggiatura che dipinge le donne alternativamente come zoccolotte in erba (la splendida e sensuale Carol), zitelle indurite dalla vita che davanti alla vista di un uomo si sciolgono come burro e verginelle ingenue pronte a promettere amore eterno al primo streppone che le intorta con un paio di promesse e ovviamente a perdonarlo in caso di tradimento, tuttavia la pellicola è anche inusitatamente crudele e alcune sequenze farebbero la gioia di un thriller-horror alla Misery non deve morire oppure di un revenge movie. La morale della pellicola infatti potrebbe essere "attenti a non giocare coi cuori delle fanciulle perché non si sa mai come potrebbero reagire" ma non è solo questo aspetto a rendere il film di Siegel inquietante e in qualche modo "sbagliato".


A rendere scomoda la poltrona dell'eventuale spettatore c'è la claustrofobica messinscena che trasforma il collegio femminile di Miss Martha in un mondo altro, un'oasi di pace all'interno di una zona di guerra che in realtà nasconde qualcosa di ancora più oscuro, dei segreti che minacciano di distruggerne l'armoniosa facciata. Incesto, violenza, schiavitù e depressione sono le manifestazioni tangibili di un disagio alimentato dall'isolamento e dal terrore di ciò che si trova fuori dai sicuri cancelli della villa, che potrebbero essere varcati da un momento all'altro da soldati alleati ma vogliosi, disposti ad offrire protezione dai nordisti in cambio delle grazie di un gruppo di belle signorine, ed è in questa situazione già altamente esplosiva che va ad inserirsi con anche troppa baldanza il "soldato Jonathan", convinto di poter diventare il gallo del pollaio. La regia di Siegel alimenta quest'atmosfera oscura con sequenze oniriche che sono un mix tra i sogni erotici dei coinvolti e un serpeggiante senso di colpa (il parallelo tra la deposizione del corpo di Cristo e quello di John è blasfemo ma colmo di significati), al quale si aggiungono le immagini di animaletti condannati a un ben triste destino e flashback che chiariscono la mentalità dei protagonisti e li sbugiardano rivelando la doppiezza delle loro parole, soprattutto per quel che riguarda il personaggio di Clint Eastwood. Quest'ultimo, dal canto suo, si "limita" a recitare la parte del bel manzo, elargendo generosamente baci, abbracci e anche di più, mentre invece il cast femminile è perfettamente in grado di reggere qualsiasi sguardo in camera e spedire dritta giù per la schiena dello spettatore abbondanza di brividi. Geraldine Page nel ruolo di Miss Martha è la quintessenza della matrona inflessibile con lo sguardo folle ma la migliore è forse Elizabeth Hartman, la cui apparente delicatezza d'animo cela una furia terrificante, per non parlare poi di un paio di giovani attrici costrette in ruoli abbastanza scomodi, in odore di pedofilia. Altro non aggiungo per non rovinare la sorpresa a chi non avesse mai visto La notte brava del soldato Jonathan, dico solo che, nel caso L'inganno non dovesse arrivare nelle vostre sale, il film di Don Siegel è sicuramente un ottimo, sorprendente sostituto.


Di Clint Eastwood, che interpreta John McBurney, ho già parlato QUI.

Don Siegel (vero nome Donald Siegel) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'invasione degli ultracorpi, Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo!, Fuga da Alcatraz ed episodi di serie quali Ai confini della realtà. Anche produttore, attore e sceneggiatore, è morto nel 1991, all'età di 78 anni.


Geraldine Page interpreta Martha. Americana, ha partecipato a film come Il giorno della locusta, In viaggio verso Bountiful (ha vinto l'Oscar come Migliore Attrice Protagonista) e a serie quali Il tenente Kojak; ha lavorato come doppiatrice per il film Bianca e Bernie, dove ha prestato la voce a Madame Medusa. E' morta nel 1987, all'età di 62 anni.


Melody Thomas Scott, che interpreta la giovane Abigail, è diventata col tempo una delle attrici principali della soap opera Febbre d'amore di cui tuttavia non ho mai visto una puntata. Clint Eastwood e Jo Ann Harris (all'epoca quarantunenne lui e ventiduenne lei) hanno avuto una love story che è durata anche dopo la fine delle riprese; questo è stato anche il film durante cui Eastwood si è cimentato per la prima volta con la regia, realizzando un dietro le quinte di 12 minuti dal titolo The Beguiled: The Storyteller, interamente focalizzato sul lavoro di Don Siegel. Grande esclusa dal film è stata invece Jeanne Moreau, fortemente voluta dal regista per il ruolo di Miss Martha ma invisa ai produttori. Nell'attesa che esca L'inganno, se La notte brava del soldato Jonathan vi fosse piaciuto recuperate Brivido nella notte, sempre con Clint Eastwood e sempre del 1971. ENJOY!

martedì 19 settembre 2017

Antropophagus (1980)

Sì, mi sono riguardata Antropophagus, film scritto e diretto da Joe D'Amato nel 1980. E senza nemmeno che me lo chiedesse Obsidian. La follia è vicina ma c'è un motivo. (in)seguitemi un po'.


Trama: un gruppo di turisti sbarca su un'isoletta greca solo per scoprire che un mostro cannibale ha ucciso tutti gli abitanti e ora ha scelto loro come nuove prede...



La mia storia con Antropophagus risale alle superiori. A diciannove anni fa, se devo dare retta ad Ale e Paola, che proprio nel 1998 si sono messi assieme; la mia amica Paola a quei tempi era una persona meglio, poi è stata circuita da quell'horroromane di Ale, che ha contestualmente cominciato a spacciarmi horror sopraffini, ovvero tutte quelle camurrìe italiane di serie Z uscite tra gli anni '70 e '80. Una delle videocassette prestatemi da Ale all'epoca era stata, per l'appunto, Antropophagus, forse accompagnata addirittura dall'altro schifo immondo rivalutato col tempo, Buio omega. Avete idea di cosa fosse, per una cresciuta a pane e horror americani, vedere robe così agghiaccianti e realizzate con due lire? Altro che venire folgorata sulla via di Damasco come Quentin Tarantino, ricordo benissimo di aver passato un'ora di noia mortale, di avere spento con un urlo la TV durante la temibile scena del "coniglio" e di essere andata in bagno a vomitare, giurando su ogni divinità che non avrei mai, mai, mai, mai più guardato Antropophagus in vita mia e passando anni a maledire Joe D'Amato, George Eastman e persino il padrone/macellaio di quella povera bestia. Con l'avvento di internet, vai a sapere per quale motivo, ho messo su un dvd una versione di Antropophagus trovata anni fa sul mulo e l'ho lasciata lì a prendere polvere e vecchiaia, al punto che qualche sera fa, mossa dall'insano desiderio di mettermi alla prova, il supporto digitale mi ha fatto il gesto dell'ombrello rifiutandosi di farmi vedere il film. A casa mia, questo significa guerra ed ecco che finalmente, testardamente, infattamente e prepotentemente, mi sono incaponita e ho ripescato la pellicola di Joe D'Amato, riuscendo così a vedere 'sto benedetto nonché disgustoso finale di cui parlano tutti i libri dedicati ad un certo tipo di cinema. Dopo quasi vent'anni. All'anima. E quindi, dopo tutto questo tempo, ho fatto pace con D'Amato e col suo sanguinolento amico spellato?


Sì e no. Come vedete, non riesco ad essere ironica come quando scrivo di altre "perle" d'italico orrore. Questo perché Antropohagus mi fa schifo a pelle, mi mette ansia nonostante la pochezza degli effetti speciali (quella testa finta dentro al secchio, santo cielo...), la cagnoleria (?) degli attori, la messa in scena goffa, la colonna sonora raccapricciante (la micidiale combinazione simil-sirtaki/simil-sarabanda Handeliana rischia di far esplodere le orecchie ai più sensibili, occhio) e alcuni palesi errori di regia/sceneggiatura/consecutio temporum, talmente grandi da causare un sanguinamento oculare post rotazione a velocità warp. Per esempio, quando Maggie viene trascinata via dal mostro, dall'inquadratura si evince benissimo che gli amici di lei non potevano non vederli: erano lì a un metro!! Poi ci sono gattini e pipistrelli che vengono letteralmente lanciati addosso agli attori, persone che non sanno leggere le carte eppure se la credono tantissimo, gente che arriva in un'isola sconosciuta ma, chissà come, ha già in tasca la chiave del cimitero per giocare scherzoni alle amiche, gente che mangerebbe il figlio senza scrupoli ma non Marta, Marta no, Marta ci dispiace e diventiamo pazzi, mi raccomando, ville di due piani che, magie del montaggio, si ritrovano con settantadue rampe di scale, manco fossero un grattacielo newyorchese, soprattutto c'è un cannibale sprecone, che alle sue vittime tira un morso e poi bon, il resto lo lascia ai ratti oppure lo nasconde sotto lenzuola (comprarsi un frigo pare brutto?) che le sciocche protagoniste non mancano di sollevare non una ma due, tre volte, neanche la solfa cambiasse e sperassero di trovarci sotto un buono per il parrucchiere invece che un cadavere putrescente. E però. E però caSSo, la "scena del coniglio" rivolta lo stomaco ancora oggi, nonostante sappia che di coniglio si tratta. E però George Eastman fa paura anche e soprattutto con quel trucco raffazzonato che gli hanno messo in faccia, e lo so che è assurdo pensare che qualcuno possa diventare un mostro di simile bruttezza "solo" per essersi dato al cannibalismo ma l'idea di un paesino abbandonato dove costui scorazza libero di morderti la giugulare qualche brivido me lo da. E però Antropophagus appoggia sulla schiena dello spettatore un bel carico di disagio, anche per tutti i difetti elencati sopra, ché quella musichetta ti entra nelle orecchie e nonostante tutto capisci che Joe D'Amato e George Eastman erano una bella associazione a delinquere, capace di sfornarti il cult horror così, a tradimento, e di sconfiggere la mia solita vena polemica. Secondo me, signori, sono venti anni di trauma a frenarmi, quindi non posso fare altro che togliermi il cappello e dichiararmi sconfitta da Antropophagus, anche se non riesco comunque a consigliarvi di guardarlo, questo mai.


Del regista e co-sceneggiatore Joe D'Amato ho già parlato QUI mentre Serena Grandi, che interpreta Maggie ed è accreditata come Vanessa Steiger, la trovate QUA.

Tisa Farrow (vero nome Theresa Magdalena Farrow) interpreta Julie. Americana, sorella di Mia Farrow, la ricordo per film come Manhattan e Zombi 2. Ha 66 anni.


Margaret Mazzantini (accreditata come Margaret Donnelly) interpreta Henriette. Diventata famosa come scrittrice e anche moglie di Sergio Castellitto, come attrice ha lavorato in film quali Un cane sciolto 2, Il barbiere di Rio, Libero burro e Non ti muovere. Anche sceneggiatrice, ha 56 anni.


George Eastman (al secolo, Luigi Montefiori) interpreta Klaus Wortmann, alias Antropophagus, ed è il co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Genova, ha partecipato a film quali Fellini - Satyricon, La collina degli stivali, Amico stammi lontano almeno un palmo, Il richiamo della foresta, Baba Yaga, Cani arrabbiati, Bordella, Regalo di Natale, Deliria e La rivincita di Natale. Anche regista e produttore, ha 75 anni.


Zora Kerova (vero nome Zora Ulla Keslerová) interpreta Carol. Nata a Praga, ha partecipato a film come La casa dalle finestre che ridono, Cannibal Ferox, Lo squartatore di New York, Quando Alice ruppe lo specchio, Il fantasma di Sodoma e Papà dice messa. Ha 67 anni.


Mark Bodin, che interpreta Daniel, era già nel cast di un'altra pietra miliare dell'horror di serie Z italiano, ovvero Alien 2 sulla terra. Antropophagus è stato uno dei video nasty banditi in Inghilterra negli anni '80 e solo nel 2002 è approdato sul suolo inglese, tagliato di 8 minuti (nella fattispecie mancano un paio di morsi alla gola, la scena del "coniglio" e il finale in cui il mostro si autocannibalizza, di fatto in questa versione il film finisce brutalmente con il colpo di picozza e stop); dal 2015 si può trovare anche lì la versione uncut, benché vietata ai minori di 18 anni. Nel 1981, Joe D'Amato (col nome di Peter Newton) e George Eastman sono tornati a collaborare e hanno girato un horror dal titolo Rosso sangue; la pellicola è stata distribuita negli USA come sequel di Antropophagus (e addirittura come sesto capitolo della saga degli zombie romeriana, don't ask) ma, sebbene anche Rosso sangue sia finito nell'elenco dei video nasty e "riabilitato" solo quest'anno, tra i due film non c'è alcun legame. Esiste però un remake intitolato Anthropophagus 2000, girato nel 1999 da Andreas Schnaas come omaggio al defunto Joe D'Amato, praticamente identico nella trama ma ambientato nientemeno che a Borgo San Lorenzo, in Toscana. Se vi fosse piaciuto Antropophagus recuperate entrambi i film, io evito tranquillamente! ENJOY!



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