venerdì 19 settembre 2014

Si alza il vento (2013)

Dal 13 al 16 settembre, in ogni cinema illuminato d'Italia tranne quello di Savona è uscito l'ultimo anime di Hayao Miyazaki, Si alza il vento (風立ちぬ - Kaze tachinu), diretto dal sensei nel 2013 e tratto dal suo manga omonimo, a sua volta ispirato al romanzo di Tatsuo Hori.


Trama: Jiro Horikoshi sogna di fare il pilota ma ciò gli viene impedito da un difetto alla vista. Il ragazzo decide così di studiare per diventare un ingegnere aeronautico, ispirato dalle gesta del progettista d'aerei italiano Giovanni Caproni...


Si alza il vento, così si dice, sarà l'ultimo film diretto e sceneggiato dal Maestro Hayao Miyazaki e, nell'insieme, è una pellicola complessa, "adulta", un'opera nostalgica che racchiude in sé tutta la poetica del sensei. Nonostante sia basata sulla figura realmente esistita dell'ingegnere aeronautico giapponese Jiro Horikoshi, l'ultima fatica di Miyazaki riesce infatti a mescolare la realtà (anche troppo prosaica, fatta di tecnicismi e numeri) a un sogno trasportato letteralmente dalle ali del vento, in grado di spingere verso la vita un essere umano ed un’intera Nazione anche nei momenti più terribili. "Le vent se lève!... il faut tenter de vivre": si alza il vento e bisogna provare a vivere, versi di una poesia di Paul Veléry che diventeranno come un mantra per il giovane Jiro che, fin da piccolo, vede frustrato il suo sogno di diventare pilota. Il richiamo del vento è troppo forte e giustamente Jiro non si perde d'animo; se non potrà pilotare aerei li costruirà, tentando di emulare e superare l'ingegnere Caproni che, pur vivendo a mezzo mondo di distanza da lui, è la persona che riesce a parlargli meglio di chiunque altro, comunicando attraverso il legame del sogno. Caproni, come Jiro, sogna di dotare l'uomo di ali per superare le barriere, per afferrare la libertà e per evolversi; purtroppo, il vento che soffia attorno a Jiro è un vento di guerra e il nostro eroe per realizzare il suo sogno dovrà mettere la sua inventiva al servizio di qualcosa che non dispenserà gioia, bensì morte e desolazione. Miyazaki ci mostra un Giappone ben diverso da quello a cui siamo abituati, una terra del Sol Levante ancora "indietro di 40 anni" rispetto al resto del mondo, dove il metallo è un lusso e i buoi sono l'unico mezzo per spostare degli aerei che rischiano di sfasciarsi in volo, una Nazione che per mettersi alla pari delle altre ha scelto di ignorare la fame e la povertà dei suoi abitanti e di investire interamente nella guerra; Jiro non è un guerrafondaio (così come Si alza il vento non è, come sostenuto da tanti, una celebrazione dei conflitti armati o del Giappone, che non esce troppo bene dalla pellicola)  ma è un uomo del suo tempo, costretto a scendere a compromessi nonostante la sua incredibile gentilezza e sensibilità.


Il vento, oltre ai sogni, porta con sé anche l’amore, altra forza fondamentale in Si alza il vento. Delicata come una brezza, infatti, si avverte per tutto il film la presenza di Nahoko, la ragazza che Jiro incontra durante il primo, disastroso viaggio verso l'università per non dimenticarla più. Come gli aerei costruiti da Jiro, l'amore tra lui e Nahoko è meraviglioso ma destinato alla tragedia, effimero come un sogno ed altrettanto potente, fonte d’ispirazione e salvezza per il protagonista fiaccato dai fallimenti e dal regime governativo giapponese; i due innamorati seguono l’insegnamento di Veléry e vivono, alla faccia dei terremoti, delle malattie e del poco tempo che è stato loro concesso e da ogni giorno traggono il meglio, anche se ciò significa semplicemente starsi accanto l’un l’altro tenendosi per mano. Il loro legame colpisce e coinvolge lo spettatore molto più dei tentativi di Jiro di costruire l'aereo perfetto, è qualcosa che stringe il cuore e commuove quanto le incredibili immagini con cui il sensei Miyazaki si accomiata dal suo pubblico, infondendo la vita anche a ciò che normalmente è inanimato. Davanti ad un terremoto che ruggisce come un mostro, agli sbuffanti motori degli aerei, all’esilarante vitalità dei sogni condivisi col baffuto Caproni (un trionfo di tracotante ed allegra italianità, ben diversa dal compassato atteggiamento tedesco, grazie sensei per l’amore che porti verso questo nostro indegno popolo!!), all’elegante volo di un aereoplanino di carta, al cameratesco canto che unisce i popoli, all’incredibile bellezza di una sposa novella e all’addio finale, tanto malinconico quanto colmo di speranza, è impossibile rimanere insensibili davanti all’abilità artistica e poetica del sensei. Sebbene a Si alza il vento abbia preferito altri suoi capolavori, il fatto che non riesca a scrivere una recensione coerente perché i ricordi stanno formando un groppo alla gola grosso come Re Totoro è segno che Miyazaki ha fatto centro anche stavolta e che la sua mancanza lascerà un vuoto incolmabile. Ma, come si dice, il vento si alza… e bisogna provare a vivere. Arigato, sensei.


Del regista e sceneggiatore Hayao Miyazaki ho già parlato qui mentre Hideaki Anno, che presta la voce a Jiro Horikoshi, lo trovate qua.

Werner Herzog (vero nome Werner H. Stipetic) è il doppiatore originale di Castorp. Tedesco, ha diretto film come Aguirre, furore di Dio, Nosferatu - Il principe della notte, Fitzcarraldo e Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 72 anni e tre film in uscita.


Jun Kunimura, che presta la voce al personaggio Hattori, era il boss Tanaka di Kill Bill. Per la versione USA della pellicola è stato invece scelto un cast all-star tra cui figurano anche Joseph Gordon-Levitt (Jiro Horikoshi), Emily Blunt (Nahoko Satomi), Martin Short (Kurokawa), Stanley Tucci (Caproni), Mandy Patinkin (Hattori) e William H. Macy (Satomi). Per la cronaca, la canzone in tedesco che a un certo punto cantano Jiro, Castorp e Satomi-san è Das gibt's nur einmal, das kommt nicht wieder (Succede solo una volta, non capiterà più), tratta dal film Der Congress del 1932 che credo non sia mai stato distribuito in Italia. Piuttosto che cercare questo reperto archeologico, se Si alza il vento vi fosse piaciuto recupererei Porco Rosso e Nausicaa della valle del vento. ENJOY!

giovedì 18 settembre 2014

(Gio)WE, Bolla! del 18/9/2014

Buon giovedì a tutti! Questa settimana al multisala ci sono un sacco di uscite ma nessuna interessante, mentre il cinema d'élite riparte col botto... ENJOY!!

Tartarughe Ninja
Reazione a caldo: Oooohoooohoooo il gruppo dei ninjaaaaa!!!
Bolla, rifletti!: Come saprete se avete letto questo post io amavo le Turtles. Le amo ancora. Ma ho visto il trailer e quelle schifezzuole in CG mi fanno proprio senso, quindi non so se mi va di spendere soldi per quella che si preannuncia una porcatella. Blogger più nerd della sottoscritta, fatemi sapere se ne vale la pena, grazie!

L'ape Maia
Reazione a caldo: Cartoni animati come se piovesse, questa settimana...
Bolla, rifletti!: A differenza delle Turtles, quella querula e petulante Ape Maia non l'ho mai sopportata. Di certo io non andrò a vedere un cartone che arriva con decenni di ritardo ma sicuramente per i piccoli spettatori sarà un trionfo!

Un ragazzo d'oro
Reazione a caldo: Mah..
Bolla, rifletti!: Pupi Avati mi è sempre stato simpatico e, neanche a dirlo, gli voglio bene per gli horror che ci ha regalato (non per Il nascondiglio. Quello no). A Scamarcio e alla Capotondi, invece, non voglio bene per nulla e non basta la pubblicizzata presenza della brava Sharon Stone per convincermi ad andare a vedere un film che parla di persone insicure, spettacolo e rapporti tesi tra padri e figli.

La preda perfetta
Reazione a caldo: Hm...
Bolla, rifletti!: Potenzialmente l'unico film che potrebbe interessarmi questa settimana. Non ho letto i libri da cui è stato tratto, i gialli di tale Lawrence Block (non vado pazza per il genere), tuttavia come thriller cinematografico potrebbe essere valido quindi credo che lo recupererò in futuro!

Al cinema d'élite, ritornato con gli inediti dopo un'estate all'insegna dei recuperi, si respira invece aria di Venezia..

Belluscone: una storia siciliana
Reazione a caldo: Eheheh...
Bolla, rifletti!: Il Berlusca ormai fa tristezza e per fortuna se ne sente parlare sempre meno. Tuttavia, si sa che Maresco (separatosi da Ciprì) è un grande e che se c'è di mezzo lui di sicuro il divertimento, per quanto intelligente e cinico, è assicurato, quindi mi piacerebbe parecchio vedere questo finto documentario su un film mai realizzato.

mercoledì 17 settembre 2014

Il Bollalmanacco On Demand: Velluto blu (1986)

Dopo un po' di pausa torna il Bollalmanacco On Demand, ovviamente col botto! Il film odierno, scelto da Arwen Lynch de La fabbrica dei sogni, è infatti Velluto Blu (Blue Velvet), diretto e sceneggiato nel 1986 da David Lynch. Il prossimo film On Demand sarà invece Last Night. ENJOY!


Trama: il giovane Jeffrey trova un orecchio durante una passeggiata e da quel momento finisce invischiato in una torbida storia di sesso, rapimenti, droga e violenza...


Mi sono avvicinata a Velluto Blu con una discreta dose di paura, lo ammetto. Avevo visto solo spezzoni di film (d'altronde in TV lo danno sempre in seconda se non terza serata) e l'impressione era stata quella di avere davanti una complicatissima e autoriale mattonata, impressione alimentata dalla visione di Strade perdute e Mulholland Drive, pellicole Lynchiane delle quali avevo capito poco o nulla. Alla fine di Velluto Blu ho invece tirato un sospiro di sollievo e non poteva essere altrimenti: d'altronde, posso dire tranquillamente che Lynch mi ha imbevuta con le sue visioni e le sue idee sin dalla tenera età di 9/10 anni, quindi sarebbe stato per me impossibile non riuscire a comprendere e accettare qualcosa girato prima dell'epoca Twin Peaks. E infatti, Velluto blu è sostanzialmente la rappresentazione di un incubo vissuto dal protagonista Jeffrey dal momento in cui il padre viene colpito da ischemia durante una tranquilla giornata di giardinaggio. L'immagine di vita perfetta di una tranquilla cittadina, dove i prati sono ordinati, il sole splende, i bimbi giocano e i vigili del fuoco salutano cortesi, viene a poco a poco sostituita dalle immagini del Male che si trova appena sotto la sua superficie, un po' come i disgustosi insetti che vengono inquadrati nella terra del perfetto praticello del padre di Jeffrey: il veicolo per arrivare a questo Male, il passaggio che ci porta nella mente di chi sta vivendo un incubo, non può essere altro che un orecchio, l'orecchio trovato da Jeffrey nel prato ma anche l'orecchio in cui si "insinua" all'inizio la macchina da presa per poi uscirne solo alla fine, quando l'incubo è finito. Jeffrey trova quest'orecchio mozzato e si improvvisa detective, con la complicità della figlia di un vero agente di polizia, spinto da una sorta di infantile e giocosa curiosità che lascerà presto il posto alla consapevolezza di avere davanti un mondo oscuro, nascosto e violento.


Decidendo di nascondersi in casa della cantante Dorothy Vallens, implicata nel caso dell'"orecchio mozzato", davanti agli occhi stupefatti di Jeffrey si spalanca infatti un mondo altro, incomprensibile e alieno. L'amore innocente per la bionda Sandy va ad affiancarsi al perverso desiderio attizzato dalla fragile dark lady Dorothy, una donna bellissima e sensuale persa nei meandri di una follia autolesionista e masochista, che inizia Jeffrey al sesso e alla violenza. Jeffrey, da par suo, cerca comunque di "salvare" in qualche modo la bella Dorothy, vittima del personaggio più folle di tutto il film, l'imprevedibile Frank di Dennis Hopper, a dir poco detestabile e favoloso. Il povero Jeffrey, pronto a difendere a spada tratta la donna e a diventare il suo cavalier servente in quanto portatore di valori comunque positivi, si ritrova così a dover subire gli scatti di violenza di Frank, a sputare letteralmente sangue mentre il mondo intorno a lui si fa sempre più assurdo (la scena ambientata nel bordello dove Dean Stockwell canta In Dreams va oltre il surreale e tocca vette di sublime follia) e incomprensibile, ben al di là delle conoscenze di un bravo ragazzo appena uscito dal college. Per colpa della sua incauta curiosità Jeffrey rischia di perdere ogni cosa, a partire dall'amore di Sandy che, da brava donna "angelicata", incarna letteralmente il lieto fine ed il ritorno ad una vita normale fatta di bei sogni, praticelli, grigliate sotto il sole, qualche scaramuccia e pettirossi. I pettirossi, come poi si vedrà, sono finti come i soldi del Monopoli e costruiti ad arte, perché la verità è che anche di fronte a un lieto fine l'oscurità rimane comunque annidata nei recessi della mente umana e della realtà stessa, come dimostra l'inquadratura dello sguardo finale di Dorothy, inquieto, triste e quasi spaventato.


David Lynch mette insomma in scena la distruzione dell'american dream, immergendo i personaggi in una realtà atemporale fatta di vecchie canzoni, automobili e abiti che richiamano i più felici e mitici anni '50 e mettendo loro in bocca dialoghi più adatti ad una soap opera che ad un film (la scena madre di Sandy, in cui piangendo dice che il suo sogno non tornerà mai più, è magistrale) e "insozza" questa perfezione tutta americana con abbondanza di turpiloquio, violenza e sesso. A proposito del sesso, nonostante lo scandalo suscitato all'epoca da Velluto Blu il mio post, come vedete, non si sta focalizzando su questo argomento, sulla Rossellini nuda, sulle sequenze zeppe di violenza masochista o sullo stupro di Frank (tutti elementi terribili e disturbanti, per carità) perché, onestamente, non mi sembra siano gli elementi chiave della vicenda e del film ma sono solo alcune delle tante facce della perversione che ribolle sotto la superficie della perfetta provincia americana, quell'incomprensibile oscurità in agguato appena fuori dalla soglia di casa che interessava tanto a Lynch e che si ripropone in tutta la serie Twin Peaks. Gonzi quelli che hanno urlato allo scandalo fermandosi solo all'apparenza delle cose, in primis il pubblico del Festival del Cinema di Venezia dell'epoca. Leggiucchiando qui e là sono venuta a scoprire che proprio in quell'occasione un famoso critico si era indignato di fronte al nudo della Rossellini definendolo un insulto al regista Roberto Rossellini e ad Ingrid Bergman ma la verità è che quella scena particolare arriva inaspettata ad interrompere l'ennesimo cliché da teleromanzo (la scazzottata per una ragazza), riversando sui personaggi tutto l'orrore di un mondo che rischia di aggredirli ad ogni passo, dove le scaramucce amorose hanno la stessa importanza di un foglietto di carta spazzato dal vento e dove il bulletto della scuola risulta ridicolo quanto un bimbo di sei anni che gioca a fare il duro. La verità è che David Lynch è un maledetto genio, lui e quel suo particolare modo di usare le luci e i colori, che ammalia e terrorizza lo spettatore con velluti rossi e blu, lo ipnotizza con le musiche del fido Angelo Badalamenti, lo annienta con personaggi talmente assurdi da essere in grado di far ridere e urlare allo stesso tempo. La verità è che Velluto blu è un capolavoro che ha quasi trent'anni e non se li sente, un film che ogni cinefilo degno di questo nome dovrebbe guardare almeno una volta nella vita.


Di Isabella Rossellini (Dorothy Vallens), Dennis Hopper (Frank Booth), Laura Dern (Sandy Williams) e Brad Dourif (Raymond) ho già parlato ai rispettivi link.

David Lynch (vero nome David Keith Lynch) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Eraserhead - La mente che cancella, The Elephant Man, Dune, Cuore selvaggio, Fuoco cammina con me, Strade perdute, Una storia vera, Mulholland Drive e ovviamente episodi della serie I segreti di Twin Peaks. Anche produttore, attore e compositore/cantante, ha 68 anni.


Kyle MacLachlan interpreta Jeffrey Beaumont. Americano, lo ricordo per film come Dune, L'alieno, The Doors, Fuoco cammina con me, I Flinstones e per aver partecipato a serie come I segreti di Twin Peaks, Racconti di mezzanotte, Sex and the City, Desperate Housewives, How I Met Your Mother e Agents of S.H.I.E.L.D.. Anche regista, ha 55 anni.


Dean Stockwell (vero nome Robert Dean Stockwell) interpreta Ben. Americano, ha partecipato a film come Il giardino segreto, Dune, Beverly Hills Cop II, Una vedova allegra... ma non troppo, I langolieri, Air Force One e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, A-Team, Miami Vice, Hunter e La signora in giallo; inoltre, ha lavorato come doppiatore nelle serie Capitan Planet e i Planeteers. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 78 anni e film in uscita.


Nel cast figura anche Jack Nance, il futuro Pete Martell di Twin Peaks, qui nei panni del delinquentello Paul, mentre il compositore Angelo Badalamenti compare nel ruolo del pianista. Il ruolo di Jeoffrey era stato inizialmente offerto a Val Kilmer, che ha rifiutato dopo aver letto lo script, considerato "pornografico" dall'attore, Deborah Harry (la Nicki Brand di Videodrome) ha rifiutato quello di Dorothy Valens perché stufa di interpretare personaggi assurdi ed Harry Dean Stanton non ha voluto partecipare nel ruolo di Frank perché il film era troppo violento. Roy Orbison, cantante di In Dreams, aveva invece rifiutato a Lynch il permesso di utilizzare la sua canzone nella scena del bordello: il regista ha trovato un modo legale di inserirla comunque nel film e quando Orbison, per puro caso, ha avuto modo di vedere Velluto Blu, è stato il primo a chiedere a Lynch di produrgli un video per la canzone! Si dice che il film avrebbe dovuto durare più o meno 4 ore; non sono state ritrovate tutte le scene eliminate, ma nel 2011 è uscito un blu-ray che ne contiene almeno una cinquantina di minuti (tra l'altro ce n'è una in cui Jeffrey va ad una festa con una ragazza del college interpretata dalla futura Karen di Will & Grace, Megan Mullally) e naturalmente le stesse scene si possono ritrovare nello script originale, che peraltro si conclude col suicidio di Dorothy. Per finire, se Velluto blu vi fosse piaciuto recuperate anche Mulholland Drive, Fuoco cammina con me e ovviamente l'intera serie I segreti di Twin Peaks. ENJOY!

martedì 16 settembre 2014

Il seme della follia (1994)

Torno a parlare di horror che adoro e il compito oggi sarà particolarmente difficile perché il post è interamente dedicato a quello che, a mio avviso, è il capolavoro di John Carpenter, Il seme della follia (In the Mouth of Madness), da lui diretto nel 1994. Occhio agli SPOILER!!


Trama: John Trent è un investigatore specializzato in casi di frode assicurativa. Un giorno viene ingaggiato dalla casa editrice del famoso scrittore di libri horror Sutter Cane perché la loro punta di diamante è scomparsa senza lasciare traccia, proprio alla vigilia dell'uscita del nuovo libro. Trent è costretto così a mettersi alla ricerca di Cane e a scontrarsi con un incubo inimmaginabile...


Il seme della follia è un maledetto capolavoro ed è uno dei pochi horror che mi spinge ad accendere la luce e a guardarmi alle spalle dopo ogni visione. Ogni sequenza della pellicola, persino la più tranquilla, è costruita per lasciare un'inquietudine profondissima nello spettatore e per spingerlo a porsi domande continue alle quali, mi spiace dirlo, Carpenter non offre risposte positive. Come terzo capitolo dell'ideale trilogia dell'apocalisse, infatti, Il seme della follia si conclude mostrandoci un mondo ormai completamente fuori da ogni possibile recupero, in mano a mostri innominabili che si annidano nei più profondi recessi della mente umana, un universo di nuova carne in cui Lovecraft e Cronenberg danzerebbero allegre gighe sulla tomba dell'umanità intera; se in La cosa e Il principe del male un minimo di speranza c'era e la fine del mondo apparteneva ad un futuro forse evitabile, ne Il seme della follia ci ritroviamo a cose già fatte e l'intera storia non è altro che un lungo flashback dove viene raccontata l'origine di un regno di follia, oscurità e morte. Un regno, peraltro, partorito dalla mente di uno scrittore che ricorda tanto il già citato Lovecraft come stile e il buon vecchio Re King per lo smodato numero di adoranti seguaci e il numero vertiginoso di copie vendute; modellando Sutter Cane su questi grandissimi esempi, Carpenter imbastisce una trama complessa che abbatte le barriere tra finzione e realtà, dove il fanatismo e gli avidi occhi del lettore alimentano la letteratura tanto da consertirle di soverchiare persino la consapevolezza della propria esistenza e modificare la materia tangibile. Il seme della follia diventa così una celebrazione del potere della fantasia (per quanto oscura) ma anche una critica verso l'entertainment tutto, soprattutto quello cinematografico, che obnubila la ragione e genera fanatismi quanto e più di una religione: il sipario sull'umanità cala definitivamente dal momento in cui l'ultima opera di Sutter Cane, Il seme della follia, viene trasposto in film perché "non tutti leggono, ma chiunque va al cinema" ed è quello il momento in cui anche lo spettatore diventa protagonista del film e si rende complice dell'annientamento dell'universo intero.


Carpenter si diverte con la colonna sonora e la macchina da presa, utilizza inquadrature sghembe, primi piani che lasciano intravvedere l'oscurità che si trova alle spalle dei protagonisti, violenti lampi di luce che squarciano letteralmente la realtà e ricerca l'inquadratura in grado di sconvolgere lo spettatore con la sua familiarità e contemporanea impressione di"sbagliato" (ogni volta che nelle strade buie di Ellera incontro un ciclista perdo vent'anni di vita. Giuro.), mescolando la sua arte registica ad un montaggio spiazzante e frammentario e ad una narrazione colma di flashback, visioni e situazioni volutamente lasciate "in sospeso". Guardando Il seme della follia si ha come l'impressione di leggere un libro troppo pauroso da affrontare per intero, che ci spinge a saltare le pagine per andare avanti e vedere come andrà a finire, un libro in grado di rimanerci talmente impresso che ogni cosa che vediamo in giro ci richiama inevitabilmente alla mente elementi dello stesso, dove i personaggi diventano così reali da causarci frustrazione quando le cose non vanno come vorremmo noi: è la stessa cosa che succede a John Trent, interpretato da un favoloso Sam Neill, che cerca disperatamente di cambiare un destino già scritto e confermarsi reale agli occhi di un Dio spietato. Alla perfezione de Il seme della follia contribuiscono anche degli effetti speciali validissimi (dove il digitale è fortunatamente ancora bandito!) e un make-up particolarmente ripugnante, soprattutto per quel che riguarda i demoniaci bambini di Hobbs' End e quei terribili occhi azzurri tipici che caratterizzano le "vittime" delle opere di Sutter Cane. A proposito, lo sapevate che il blu è il colore preferito del mefistofelico scrittore ed è per questo che i fedeli lettori si ritrovano tutti con un allucinato sguardo bluastro? A questo dettaglio ho fatto caso proprio durante questa visione, che è la sesta ormai per questo capolavoro di John Carpenter, a dimostrazione del fatto che Il seme della follia è un film complesso, diretto e scritto con un'attenzione maniacale ai più piccoli dettagli, in grado di stupire, far riflettere ed impaurire lo spettatore ad ogni visione. Oltre che a mettergli addosso una voglia incredibile di rivedere il suo fratellino minore, lo spettacolare Cigarette Burns dei Masters of Horror. Date fiducia a Carpenter e immergetevi nel malsano mondo di Sutter Cane.. mi ringrazierete! O forse no.


Del regista John Carpenter ho già parlato qui mentre David Warner, che interpreta il Dr. Wenn, lo trovate qua.

Sam Neill (vero nome Nigel Neill) interpreta John Trent. Irlandese, lo ricordo per film come Omen III: Conflitto finale, Ore 10: Calma piatta, Caccia a ottobre rosso, Lezioni di piano, Jurassic Park, Mowgli - Il libro della giungla, Biancaneve nella foresta nera, L'uomo bicentenario e Jurassic Park III, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 67 anni e quattro film in uscita.


Jürgen Prochnow interpreta Sutter Cane. Tedesco, ha partecipato a film come Dune, Beverly Hills Cop II - Un piedipiatti a Beverly Hills II, La settima profezia, Robin Hood - La leggenda, Fuoco cammina con me, Body of Evidence - Il corpo del reato, Dredd - La legge sono io, Sorellina e il principe del sogno, Il paziente inglese, Il codice Da Vinci e a serie come 24. Anche produttore, ha 73 anni e due film in uscita.


John Glover (vero nome John Soursby Glover Junior) interpreta Saperstein. Americano, ha partecipato a film come Io & Annie, S.O.S. Fantasmi, Gremlins 2 - La nuova stirpe, Robocop 2, Batman & Robin e a serie come Il tenente Kojak, Ai confini della realtà, Miami Vice, La signora in giallo, Numb3rs, Heroes, Medium e Smallville; inoltre ha lavorato come doppiatore per le serie Animaniacs e Batman. Ha 70 anni e due film in uscita.


Charlton Heston (vero nome John Charles Carter) interpreta Jackson Harglow. Americano, lo ricordo per film come I dieci comandamenti, L'infernale Quinlan, Ben Hur (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), La più grande storia mai raccontata, Il tormento e l'estasi, Il pianeta delle scimmie, L'altra faccia del pianeta delle scimmie, 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Il richiamo della foresta, 2022: I sopravvissuti, Airport 75, Terremoto, Fusi di testa 2 - Waynestock, True Lies, Hamlet, Armageddon - Giudizio finale e Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie; inoltre, ha partecipato a serie come Dinasty, I Colby, Beautiful, Oltre i limiti e lavorato come doppiatore nel film Hercules. Anche regista e sceneggiatore, è morto nel 2008 all'età di 84 anni.


Tra gli altri attori compare anche il futuro giovane Anakin Skywalker Hayden Christensen nei panni del ragazzino che vende i giornali. Detto questo, se Il seme della follia vi fosse piaciuto procuratevi gli altri due ideali capitoli della trilogia dell'apocalisse Carpenteriana, ovvero La cosa e Il signore del male. ENJOY!!

domenica 14 settembre 2014

Macchie solari (1975)

Qualche sera fa hanno dato su Rai 3 Macchie solari, diretto nel 1975 dal regista Armando Crispino. Incuriosita e spinta da un paio di commenti letti sul gruppo FB Sul filo dell'horror, ho deciso di guardarlo...



Trama: in agosto, Roma viene flagellata da un'epidemia di suicidi. Tra le vittime c'è anche la sorella di un prete che, convinto che la ragazza sia stata uccisa, comincia ad indagare con l'aiuto di una riluttante laureanda in medicina...



Macchie solari è un film assai particolare, almeno per la prima metà della sua durata. La carrellata iniziale di suicidi, che si alternano ad immagini della  superficie solare che ribolle, svia fin da subito lo spettatore, convincendolo di avere davanti una pellicola con argomento sovrannaturale, convinzione alimentata dalle terribili allucinazioni della protagonista, che vede i morti dell'obitorio tornare in vita animati da intenti non proprio pudichi. Man mano che la trama prosegue, tuttavia, Macchie solari si trasforma in un classico e anche abbastanza noioso giallo all'italiana dove un assassino ignoto ma innegabilmente umano fa scempio delle povere vittime per un motivo fondamentalmente futile. C'è da dire che, rispetto ad altri film di genere, Macchie solari spinge parecchio sull'accelleratore del weird e del "porcino" visto che lo strano fenomeno cosmico, più che causare follia suicida, causa soprattutto vampe d'agosto: la protagonista, infatti, è circondata da esseri particolarmente abietti che cercano in tutti i modi o di lumarla sotto la gonna o di violentarla, nonostante lei sia talmente frigida e pudica che persino lo sfigatissimo fidanzato è costretto ricorrere ai peggiori mezzucci per riuscire a portarsela a letto (e quando ci riesce lei immagina di stare col prete. No, per dire.). Mimsy Farmer, impegnata nel ruolo della bella frigidella in pericolo, si mostra spesso e volentieri ignuda, salvo poi pentirsene per esigenze di copione, mentre dal lato gore ci sarebbero da segnalare un paio di inquadrature e sequenze abbastanza esplicite (assieme alle sconvolgenti foto che vengono mostrate nel corso di una mostra!) che sbilanciano Macchie solari più verso il genere horror che verso il giallo.


A tal proposito, gli effetti speciali della pellicola sono pochi ma ben curati e non si avverte la sensazione "trucco acquistato in cartoleria" tipica di altri film simili: sicuramente, nella mente dello spettatore si fissa indelebile il terribile primo piano della prima vittima dell'assassino, orribilmente sfigurata e messa a nudo da una cinepresa impietosa, un'immagine in grado di indurre il ribrezzo anche a gente abituata all'horror. Altro elemento assai valido di Macchie solari è la colonna sonora di Ennio Morricone che, nei momenti clou, mescola melodie stridenti a voci lamentose che sembrano provenire da una romeriana realtà parallela, dove i morti camminano e si fanno udire con insistenza. Per quanto riguarda gli attori, invece, c'è da stendere il solito velo pietoso anche perché alla gran parte del cast maschile dev'essere stato esplicitamente richiesto di esagerare in piacioneria (va bene che si atteggino il fidanzato della protagonista e anche il padre, noto porco recidivo, ma che persino il prete lanci sguardi infuocati all'indirizzo delle fanciulle mi sembra eccessivo!) mentre le gentili donzelle coinvolte sono tutte abbastanza dimenticabili salvo appunto la già citata Mimsy Farmer, purtroppo costretta in un personaggio spesso troppo stupido per vivere. Se riuscirete a sorvolare su queste interpretazioni e su un paio di assurdità e forzature della trama (la specializzanda che si rifà le autopsie per gli affari suoi e scova macroscopici dettagli incredibilmente ignorati dai patologi, ma in generale lo stesso motivo scatenante di tutti gli omicidi o la natura di ex pilota da corsa del prete sono dei validi motivi per farsi due risate) potreste anche divertirvi con questo oscuro e quasi dimenticato esponente del giallo all'italiana: personalmente, sono molto contenta sia di averlo visto che di averne parlato!

Armando Crispino è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Originario di Biella, ha diretto film come Commandos, L'etrusco uccide ancora e Frankenstein all'italiana. E' morto nel 2003 all'età di 78 anni.


Mimsy Farmer interpreta Simona. Americana, ha partecipato a film come 4 mosche di velluto grigio, Il profumo della signora in nero, Gatto nero, Don Camillo (quello con Terence Hill) e a serie come Perry Mason e Lassie. Anche sceneggiatrice, ha 69 anni.


Ray Lovelock (vero nome Raymond Lovelock) interpreta Edgar. Nato a Roma da padre inglese, ha partecipato a film come Il violinista sul tetto, Non si deve profanare il sonno dei morti, La vergine, il toro e il capricorno, Murderock - Uccide a passo di danza e a serie come Tequila & Bonetti, Incantesimo, Don Matteo, Caterina e le sue figlie e Il commissario Rex. Ha 64 anni.


Se Macchie solari vi fosse piaciuto recuperate altri esempi del giallo all'italiana come Il profumo della signora in nero o L'etrusco uccide ancora. ENJOY!

venerdì 12 settembre 2014

Il tocco del male (1998)

So che ultimamente mi sono data ai film recenti ma non crediate che tralasci i recuperi o la visione di film già stravisti ma amatissimi, come per esempio Il tocco del male (Fallen), diretto nel 1998 dal regista Gregory Hoblit.


Trama: il poliziotto John Hobbes cattura il pluriomicida Edgar Reese e lo fa condannare a morte. Poco dopo, tuttavia, i delitti riprendono con un modus operandi simile a quello di Reese e Hobbes si ritrova perseguitato da un'entità misteriosa e pericolosissima...


Trame come quella de Il tocco del male, de L'alieno e, per estensione, anche de Il male di Dylan Dog mi hanno sempre messo addosso un'ansia terribile perché in esse le pulsioni omicide e la follia si diffondono con un semplice tocco e chiunque può diventare, inconsapevolmente, un pericoloso criminale; l'imprevedibilità e la conseguente paranoia sono alla base di queste storie inquietantissime e la loro bellezza sta proprio nell'impossibilità di dare un volto al "colpevole", che può cambiare così in un batter d'occhio. Peggio di una possessione circoscritta ad un unico individuo, infatti, c'è solo la possibilità che il male si propaghi come un virus e che da esso non vi sia difesa ed è proprio quello che accade ne Il tocco del male. La pellicola di Gregory Hoblit, raccontata furbamente da una voce fuori campo come se fosse un noir d'altri tempi, rappresenta tutto ciò che avrebbe dovuto essere Liberaci dal male per poter funzionare, perché immerge l'orrore religioso in un contesto poliziesco, dando vita ad un interessantissimo ibrido che vede scontrarsi delle ordinarie indagini di normalissimi poliziotti contro l'inspiegabile e il paradossale, contro forze esistenti ancor prima che l'uomo arrivasse sulla Terra. L'angelo caduto Azazel, presenza invisibile agli occhi ma anche troppo "tangibile", coinvolge il protagonista Denzel Washington in un gioco tra gatto e topo talmente serrato da diventare a tratti quasi insostenibile, nel quale l'atmosfera di totale incertezza e pericolo imminente riesce senza troppi problemi ad eclissare la pomposità della solita lotta tra il Male sovrannaturale e un inconsapevole prescelto umano e a farsi perdonare alcune ingenuità pseudo-new age.


Se Il tocco del male, già molto inquietante per la trama, funziona a meraviglia, il merito va in gran parte al cast stellare. Denzel Washington è un protagonista validissimo e solido ma la parte del leone la fanno tutti gli altri grandissimi attori e caratteristi che gli sono stati affiancati, a partire da un Elias Koteas che, nonostante si veda solo all'inizio, si incide a fuoco nella mente dello spettatore grazie ad un carisma magnetico (vi sfido a non mettervi a cantare a squarciagola Time Is on My Side degli Stones, tema portante del film, dopo averlo visto fare a lui nella scena della prigione!); Donald Sutherland, James Gandolfini e John Goodman si fanno condurre docilmente per mano da questa grandissima prova attoriale e si giostrano lo spettatore come vogliono, alternando momenti di normalità ad atteggiamenti "sospetti" in grado di mettere i brividi. La regia di Gregory Hoblit è solida e classica ma lascia spazio all'innovazione al momento di mostrare la soggettiva di Azazel (ottenuta grazie all'ausilio di un tipo di pellicola denominato Ektachrome) e, soprattutto, tocca vertici di pura classe nella sequenza in cui Embeth Davidtz viene presa di mira ed inseguita dall'angelo caduto, che propaga la sua essenza di persona in persona per un intero isolato grazie a semplici tocchi, sapientemente coreografati, inquadrati e montati: horror ne ho visti parecchi, ormai lo sapete, e Il tocco del male l'ho guardato ben più di una volta, eppure trovo che questa particolare sequenza sia una delle più belle che siano mai state girate per un film di genere e mi lascia sempre senza fiato. Per non spoilerare eccessivamente la storia è meglio che mi fermi qui ma direi che basterebbe solo questo per spingermi a consigliare la visione de Il tocco del male a tutti, non solo agli appassionati del sovrannaturale... credo comunque che anche dare una scorsa ai grandi nomi coinvolti sia un valido incentivo, quindi recuperatelo se non lo avete mai fatto!!


Di John Goodman (Jonesy), Donald Sutherland (Stanton), Embeth Davidtz (Gretta Milano), James Gandolfini (Lou) ed Elias Koteas (Edgar Reese) ho già parlato ai rispettivi link.

Gregory Hoblit è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Schegge di paura, Frequency - Il futuro è in ascolto, Il caso Thomas Crawford, Nella rete del serial killer ed episodi di serie come N.Y.P.D.. Anche produttore e sceneggiatore, ha 70 anni.


Denzel Washington (vero nome Denzel Hayes Washington Jr.) interpreta John Hobbes. Americano, lo ricordo per film come Il giustiziere della notte, Glory - Uomini di gloria (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista), Mo' Better Blues, Malcom X, Il rapporto Pelican, Philadelphia, Allarme rosso, Il collezionista di ossa, Training Day (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore protagonista), Déjà Vu - Corsa contro il tempo e Pelham 1 2 3 - Ostaggi in metropolitana. Anche produttore e regista, ha 60 anni e un film in uscita.


Se Il tocco del male vi fosse piaciuto recuperate anche L'ultima profezia e Angel Heart - Ascensore per l'inferno. ENJOY!



giovedì 11 settembre 2014

(Gio) WE, Bolla! del 11/9/2014

Buon giovedì a tutti!! Questa settimana nel multisala savonese ci sono un paio di interessanti nuove uscite, persino una un po' misteriosa... ENJOY!

The Giver - Il mondo di Jonas
Reazione a caldo: Hm...
Bolla, rifletti!: The Giver di Lois Lowry è uno dei più bei romanzi che abbia letto recentemente, raccontato con uno stile semplice ma dotato di un messaggio potentissimo, devastante. "Il mondo di Jonas" invece fin dai trailer mi è sembrato la riduzione per bimbiminkia di una storia stupenda e straziante e francamente ho davvero poca voglia di vedere ridotto in buffonata un piccolo libro che ho adorato.

Necropolis - La città dei morti
Reazione a caldo: Wow!
Bolla, rifletti!: L'horror che ti spunta alla traditora! E chi sono io per tirarmi indietro? Oddio, le credenziali non sono buonissime (il found footage, il regista di Quarantine e Devil...) ma l'ambientazione sono le catacombe di Parigi quindi almeno il beneficio del dubbio gli va concesso.

Sex Tape
Reazione a caldo: Camerona è sempre Camerona...
Bolla, rifletti!: Ho visto il trailer proprio la settimana scorsa. Considerato che ho un debole per Cameron Diaz e che aDDoro Jason Segel so già che passerei sopra a qualsiasi stupidera che questo film (molto attuale, tra l'altro!) sicuramente riverserà sul pubblico. Magari però aspetto un recupero casalingo, forse è meglio!!
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