giovedì 29 giugno 2017

(Gio) WE, Bolla! del 29/6/2017

Buon giovedì a tutti! Si vede che il multisala savonese sta per andare in ferie visto che ha mantenuto tutti i blockbuster delle scorse settimane e ha introdotto solo UN nuovo film, peraltro neppure tanto pregevole a mio avviso... ENJOY!

2:22 - Il destino è già scritto
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Quest'anno va di moda Ricomincio da capo? No perché nel giro di un mese sono già due i film a tema loop temporale che dovrebbero uscire, entrambi thriller. Peccato che questa coproduzione USA-Australia non mi ispiri per nulla...

Il film bello lo ha tirato però fuori il cinema d'élite...

Lady Macbeth
Reazione a caldo: Dev'essere splendido!
Bolla, rifletti!: Non c'entra niente con Shakespeare ma racconta di una ragazza che, lungi dal sottostare alle rigide regole della società, cerca la libertà di amare ed essere se stessa nel modo più violento. La collezionista di biglietti ne ha parlato benissimo, quindi lo recupererò appena possibile!

mercoledì 28 giugno 2017

Antichrist (2009)

Era da un po' che non tornavo tra le grinfie dell'amico Lars Von Trier e l'ho fatto, non sto nemmeno a dirvi perché, con Antichrist, da lui diretto e sceneggiato nel 2009.


Trama: dopo la perdita del figlio, un uomo e una donna vanno in un rifugio in mezzo alla foresta per superare il lutto. Lì cominceranno ad accadere cose molto strane...


"Lascia ch'io pianga/mia cruda sorte, e che sospiri/la libertà". In soldoni, lasciatemi soffrire e deprimere e non spaccate i marroni. Potrebbe essere questo il messaggio recondito di Lars Von Trier, reduce da una depressione che lo ha portato a girare il primo film di un'ideale trilogia imperniata proprio su questo terribile disturbo (le altre pellicole sono Melancholia e Nynphomaniac, quest'ultimo deprimente sì ma per lo sventurato spettatore) e che, di fatto, mi porterebbe ad identificare il regista, pur essendo uomo, col personaggio di Lei, alla faccia di tutta la misoginia che parrebbe trasparire da ogni fotogramma del film. Ma facciamo un passetto indietro, a beneficio di chi non ha mai visto Antichrist. In soldoni, la pellicola narra la storia di una coppia che ha perso il figlio in maniera abbastanza cretina, ovvero abbandonandosi ad un furioso amplesso senza badare al pupo che, a un certo punto, decide di averne abbastanza dei genitori mugolanti e di uscire in esplorazione, inforcando la finestra del terzo/quarto piano invece che la porta. Dramma e orsetti spezzati sulla neve, sulla triste melodia Handeliana. Stacco. I due, ma lo avevamo già intuito, tanto normali non sono: lui piange giusto al funerale del pargolo, per poi trasformarsi nel Freud dei poveri ed eleggersi a psicoterapeuta della moglie, dimostrando da quel momento in poi la gamma emotiva di un termosifone spento; lei, comprensibilmente, si dispera e cade vittima di attacchi d'ansia, momenti di follia, paure irrazionali, gesti di violenza inconsulta e quant'altro. Forse per smuovere lui, forse perché Von Trier aveva già in mente Nynphomaniac, tra un attacco isterico e l'altro la donna cerca periodicamente di violentare il marito che, poverello, un po' tenta di trincerarsi dietro una parvenza di codice deontologico professionale (ma sei il suo compagno, idiota!), un po' dimostra d'essere fatto di carne e sangue (pure troppo) e, insomma, due colpi glieli concede. Il tutto tra le quattro mura di un rifugio nella foresta all'interno del quale la donna, tempo addietro, aveva passato un lungo periodo col figlioletto, impegnata a scrivere una tesi intitolata *rullo di tamburi* Gynocide. In base a questa tesi le donne sono malvagie. Tutte. Schiave di una Natura che è a sua volta schiava del Demonio, il quale pare imperversare nella foresta ironicamente denominata Eden, scatenando su lui e lei tre tenerissimi emissari di morte (tre mendicanti, come tre sono i capitoli in cui è diviso il film, Pena, Dolore e Disperazione, mancavano solo Pessimismo e Fastidio) quali cervo, volpe e corvo. Mi fermo qui ma sappiate che appena viene nominato Satana il film prende una piega horror/splatter esteticamente non disprezzabile, se avrete la pazienza di sopportare la grandeur Vontrieriana, le sue pippe fisico/mentali e, soprattutto, se avrete lo stomaco per sostenere mutilazioni abbastanza esplicite e raccapriccianti.


Riassumendo: Von Trier voleva fare un horror ma, per sua stessa ammissione, non gli è riuscito ed è venuto fuori questo Antichrist. A mio avviso, l'unico difetto di Antichrist, tolta la pornografia talvolta gratuita che non contribuisce ad approfondire né i personaggi né la storia (per non parlare del fatto che la Gainsbourg va in giro con la patata costantemente all'aria, manco fosse una Paz De La Huerta qualsiasi), è semplicemente l'impossibilità di provare qualsivoglia emozione davanti alla vicenda di Lui e Lei. Santo cielo, ai due è morto un figlio e la Gainsbourg piange da spezzare il cuore ad un sasso ma niente, guardando il film ho provato la stessa commozione che avrei potuto avere leggendo un manuale di diritto, forse meno ancora. Il dolore puro o, meglio, la Pena, il Dolore e la Disperazione derivano solo dai dialoghi pesantissimi ed intellettualoidi tra due persone che, invece di cercar consolazione l'uno nell'altro oppure scassarsi di botte rinfacciandosi la rispettiva deficienza, speculano sulla "natura umana", sulla malvagità femminile che porta inevitabilmente a ferire le persone amate, in definitiva sulla psicanalisi d'accatto, lo stesso difetto fatale di Nynphomaniac per altro. La seconda parte, per quanto criticata da molti, è perlomeno liberatoria ed è un modo (goffo e ributtante quanto volete, ve lo concedo) per costringere Lui ad aprire gli occhi e ad abbracciare finalmente la vera essenza di una moglie sconosciuta, sacrificata ad un ego smisurato che viene giustamente demolito a colpi di pala e torture, preludio alla consapevolezza di vivere in una realtà cupa, buia, incomprensibile. Questo mi è piaciuto molto. Il resto, premesso che Von Trier è un regista capace di girare sequenze meravigliose, poetiche persino nella loro trivialità, e premesso che Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe sono due mostri di bravura incredibile (sfido qualsiasi attore e attrice, tra quelli più blasonati, ad accettare di mettere anima e, soprattutto, corpo nell'interpretazione di due personaggi così "brutti" e difficili, per di più avendo a che fare con un regista psicologicamente distrutto), è fuffa. Fuffa non totalmente disprezzabile ma pur sempre fuffa, aria fritta d'autore che mi ha lasciata come mi ha trovata, niente di più, niente di meno. Lars, mi spiace sinceramente per la depressione ma mi sa che io e te non ci capiamo, sai?


Del regista e sceneggiatore Lars Von Trier ho già parlato QUI. Willem Dafoe (Lui) e Charlotte Gainsbourg (Lei) li trovate invece ai relativi link.


Se il film vi fosse piaciuto recuperate le altre due parti della Trilogia della Depressione, ovvero Melancholia e Nynphomaniac parte I e II. ENJOY!

martedì 27 giugno 2017

The Devil's Candy (2015)

Cercando un horror corto che potesse guardare anche Mirco mi sono imbattuta in The Devil's Candy, diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Sean Byrne.


Trama: Jesse, pittore dall'animo metal, si trasferisce in una nuova casa assieme alla moglie e alla figlia adolescente. Lì l'uomo comincia ad entrare in contatto con un'entità malevola che, tempo addietro, aveva già soggiogato il precedente proprietario della casa...


Ne avevo letto benissimo QUI e QUI e ora anche io posso darvi conferma di come The Devil's Candy sia un film delizioso che, prima ancora di terrorizzare lo spettatore, lo riconcilia con un mondo dimenticato, quello delle famiglie Funzionali. Pensateci, ormai non si vedono quasi più nemmeno nei cartoni animati o nelle commedie, ci dev'essere sempre il modello Simpson/Griffin quando va bene oppure una sottotrama di corna, odio reciproco, traumi irrisolti quando va male e non parliamo poi dei figli: meglio avere dei conigli piuttosto che questi ragazzini indisponenti ai quali non va mai bene UNA cosa che sia una e ti guardano sempre come fossi l'uomo o la donna più sfigato del globo terracqueo. In The Devil's Candy abbiamo invece una famiglia che FUNZIONA, Satana non voglia, con un marito artista e metallaro ma non immaturo (finalmente!) che farebbe carte false per la felicità di moglie e figlia le quali, giustamente, lo amano senza riserve e sono talmente carine che verrebbe voglia di abbracciarle. Ecco perché, a differenza di quel che accade per il 90% delle famiglie dell'horror moderno e vintage (se penso ai camurriosi abitanti di Amityville mi viene voglia di ucciderli di persona e questo è solo un esempio su tanti, vogliamo parlare dei Torrance?), non vorremmo mai che agli Hellman venisse fatto del male, eppure sappiamo già cosa accadrà. Casa nuova a prezzo stracciato in America vuol dire come minimo abitazione appartenuta a un serial killer e infatti in questo caso abbiamo un assassino dalla mente di infante che, ahimé, "sente le voci" che lo spingono a procurare "caramelle al Diavolo" e l'unico modo per zittirle sarebbe strimpellare su una chitarra elettrica proprio la musica del Diavolo, il metal. Dite che tra metallozzi ci si intende, oppure che Satanasso troverà terreno fertile nel povero, perfetto papà pittore che manderà conseguentemente a ramengo la Famiglia Funzionale? Scrivere di più sarebbe un delitto, secondo me, in quanto Sean Byrne è stato molto abile a fare propri i cliché di un certo tipo di horror e sovvertirli così da regalarci la più alta partecipazione emotiva possibile (persino Mirco a un certo punto era seduto ad occhi sgranati a dire "No, poverini! No, dai!!"), sia nei momenti faceti che in quelli pesantissimi... che, per inciso, in The Devil's Candy abbondano.


I momenti pesantissimi, mi si passi il gioco di parole, sono tutti imperniati sul fisicone ciccio di Pruitt Taylor Vince, attore capace di mettere più paura di qualsiasi vocetta o visione di morte imminente. Non si sa molto bene come prenderlo, questo omone che non vorrebbe ammazzare nessuno ma è costretto perché i vicini maleducati chiamano lo sceriffo ogni volta che costui cerca di tagliar fuori le voci sparando la musica metal a tutto volume. Non all'inizio perlomeno, ché andando avanti l'unico modo di prenderlo è a badilate o peggio, tra il disgusto capace di ispirare con quella canotta sucida e le azioni sempre più sanguinose che compie in nome di un Satana particolarmente goloso di dolci; qui, tra l'altro, subentra anche la bravura di Sean Byrne, il quale con incredibili giochi di regia e montaggio non mostra splatterate innominabili ma suggerisce comunque cose orribili (mamma mia, quella pietra con quell'altalena!), che è anche peggio. Chiedete a Mirco. Favoloso, ma per altri motivi, è anche Nathan Embry. Oltre ad essere incredibilmente bravo nell'alternarsi tra amorevole padre di famiglia e pittore invasato dal maligno tutto occhi spiritati, colore e sudore, possiamo dire che è anche un grandissimo gnocco? Certo che possiamo, con tutto che io non amo il genere capello lungo/metallaro incallito ma qui c'è tanta roba bella e buona, signore. L'unica cosa che non ho molto apprezzato di The Devil's Candy è la parentesi "vecchio Satana", col sulfureo proprietario di una galleria d'arte dal nome evocativo (Belial) che a un certo punto parrebbe diventare fondamentale ai fini della trama ma in definitiva rimane lì, come un aratro nel maggese, neanche fosse un riempitivo per allungare il breve metraggio della pellicola. Un difetto trascurabile, per carità, che non impedisce a The Devil's Candy di essere un horror intelligente, ben scritto e soprattutto capace di toccare il cuore dello spettatore.


Di Ethan Embry (Jesse Hellman) e Pruitt Taylor Vince (Ray Smilie) ho già parlato ai rispettivi link.

Sean Byrne è il regista e sceneggiatore della pellicola. Australiano, ha diretto un solo altro lungometraggio, The Loved Ones.


Tony Amendola interpreta Leonard. Americano, lo ricordo per film come La maschera di Zorro, Blow e Annabelle, inoltre ha partecipato a serie quali Colombo, Hunter, Raven, Ally McBeal, X-Files, Angel, Streghe, Alias, CSI - Scena del crimine, Dexter, Numb3rs, Dollhouse, CSI: NY e C'era una volta. Ha 66 anni e due film in uscita.


Shiri Appleby, che interpreta Astrid, era una delle sgallettate della serie Roswell (non la sopportavo, mi spiace). Detto questo, se The Devil's Candy vi fosse piaciuto recuperate l'opera prima del regista, The Loved Ones, cosa che farò io immantinente. ENJOY!


domenica 25 giugno 2017

Il Bollodromo #32 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x07

Domenica, giorno di pagelle! Il settimo episodio è stato... vabbé, meraviglioso ed emozionante come pochi, si respirava proprio l'aria dei picchi gemelli ed è tornata persino QUELLA musica. La chiusa dell'episodio, sulle note di Sleepwalk, è stata poi un tocco di finezza. Ma bando alle ciance, c'è già troppa profondità e io e Alessandra abbiamo dei voti da dare! ENJOY!

La sorpresa della settimana è stata indubbiamente la comparsa via Skype di Warren Frost nei panni dell'adorato Doc Hayward. Il Premio Sanpei è d'obbligo, così come il conseguente Premio Tonno Insuperabile di Alessandra, ma vorrei sottolineare che sono premi mossi da ironico rispetto visto che mi sono commossa a vedere il povero Warren così vecchio e malato (non a caso l'episodio è dedicato alla sua memoria).
Voto: 1000 con aggiunta di stima



Questa settimana mi sento di dare anche un premio al grande assente Michael Ontkean, nella fattispecie il Premio Giochiamo Che Tu Eri Lo Sceriffo Harry Truman. Caro David, lungi da me criticare, ma per fare tutta la manfrina del fratello che telefona all'ex sceriffo malato solo per ricordare agli spettatori che i due personaggi sono diversi, non potevi farlo schiattare 'sto poveraccio? Io fossi in Ontkean, a sentire parlare di cancro tutte le puntate, mi toccherei non poco i marroni, anche perché Alessandra gli ha affibbiato il Premio E con il Tuo Spirito.
Voto: LOL



Ultimo volto conosciuto che torna è quello di Walter Olkewicz che, dopo averci disgustati nei panni di Jacques Renault, è tornato in questa nuova serie come Jean-Michel Renault, laido quanto il fratello e altrettanto grasso, cosa che gli vale il Premio Ciccio Bastardo di Alessandra. Mi spiace tipo, non ho nulla contro di te ma ogni volta che ti vedo mi viene la pelle d'oca quindi io ti assegno il Premio SuCCido.
Voto: Eeeew



Alessandra ha poi aggiunto un paio di meritatissimi Award speciali a due "vecchi" che erano già stati nominati nei post precedenti. Ad un David Patrick Kelly, alias Jerry Horne, sempre più in botta va il Premio Ganja Ganja ma la perla della settimana è il Premio Se Pippavo Meno Imparavo Meglio la Grammatica alla Laura Palmer di Sheryl Lee, che è riuscita a scrivere I can't breath invece di breathe. Braverrima!


Passiamo ai volti nuovi? Questa settimana la nostra attenzione è stata catturata dal sempre adorabile David Koechner nei panni di uno degli agenti che interrogano Dougie (e vengono cazziati da Janie-E). A lui va il Premio Guest Star d'Eccellenza e di Lusso da parte di entrambe!
Voto: 10

Torna anche Ashley Judd nei panni di Beverly, alla quale Alessandra assegna il Premio Piallata. La tizia continua a non attirare la mia attenzione ma non posso fare a meno di notare che lei e il marito Tom formino una coppia molto Kinghiana (e se non avete letto It siete delle persone MALE).


Ma ora BRACE YOURSELVES! perché è il momento del...


Dougie questa settimana non si è profuso nei suoi soliti momenti esilaranti (l'ha superato di 100 misure Janie-E, ormai campionessa mondiale di Cazziatone) ma la battaglia contro il nano FOMENTATA da un altro nano è meritevole di venire inserita nel Dougie Weekly Best! Con questo vi diamo appuntamento alla settimana prossima! HELLOOO-OOOOO!!!



sabato 24 giugno 2017

Liebster Award!

Non pubblico mai di sabato, lo so. Ma l'adorabile Silvia di Secondo Kara Lafayette mi ha nominata per ricevere il Liebster Award e le domande che ha posto come condizione per ritirarlo erano così interessanti che non ho potuto non rispondere con un post dedicato!


Regolamento: il gioco consiste nel rispondere alle 11 domande formulate dal blog che ti ha invitato, nominare altri 11 blog con meno di 200 followers e formulare delle nuove 11 domande per gli invitati. Questo ovviamente ricordandosi di spiegare le regole del gioco e pubblicare il logo del Liebster Award. E ricordarsi di informare i blog invitati con un messaggio. 
Edit: purtroppo non conosco blog con meno di 200 followers, quindi segnalerò quelli che ho scoperto io più recentemente e che mi diverto sempre a leggere! Siete liberi, ovviamente, di rispondere o meno alle mie domande in fondo, che arrivano subito dopo quelle di Silvia.

1) Scegli il tuo film d’autore preferito e quello commerciale.
Arancia Meccanica Indiana Jones e il tempio maledetto

2) Se fossi un produttore molto ricco, in quale progetto cinematografico tratto da un romanzo (o racconto) ti imbatteresti? 
Sicuramente in qualcosa di King. Per essere più precisi, mi piacerebbe moltissimo una versione finalmente ben fatta di Cose Preziose, uno dei miei libri preferiti.

3) Qual è l’attrice più sopravvalutata (non vale dire Meryl Streep per citare Trump)? E l’attore? Quali sono, invece, attori e attrici più sottovalutati?
Jennifer Lawrence, santo cielo. Mobbasta. Attore Johnny Depp. Ha davvero rotto le palle. Quanto ai sottovalutati mi piacerebbe tornassero ad offrire più parti consistenti al fratello di Bill Murray, Joel. Dopo averlo visto “mangiato” in American Gods ci sono rimasta male. Per le attrici… mi piace molto Krysten Ritter e secondo me starebbe bene in un film invece di rimanere relegata in TV.

4) Qualche tempo fa, Iñárritu affermò che i cinecomics fossero un genocidio culturale. Molti di noi lo hanno preso a pernacchie, essendo una generalizzazione estrema ed esagerata. Ma alla luce dei fatti poco gloriosi (non del botteghino, ma della reale qualità di alcuni cinecomics), oggi che ne pensi? 
L’ho preso a pernacchie anche io all’epoca e probabilmente lo ha fatto anche Michael Keaton, che tra poco arriverà al cinema nei panni dell’Avvoltoio in Spiderman – Homecoming. Il problema secondo me non è tanto “il cinecomic” quanto il doverne fare uscire almeno tre all’anno. Ormai hanno perso freschezza e c’è semplicemente la rincorsa al marketing, all’universo condiviso, al punto che dopo due giorni te li sei già dimenticati.

5) Che rapporto hai con l’animazione? Lungometraggi o serie TV animate ti interessano? Se sì, quali ti sono entrati nel cuore?
Certo che sì. Adoro i cartoni animati, lunghi o corti che siano. Ovviamente, La bella e la bestia, Il mio vicino Totoro, Lady Oscar, Lupin, Aladdin, Robin Hood su tutti ma la lista è davvero infinita. Una buona parte di cartoni televisivi che mi hanno segnato la vita la trovi QUI.

6) Cosa pensi davvero dei cagatori di minchia (categoria da me messa in risalto) ai quali non piace mai niente e dove tutto viene scisso in capolavoro assoluto o merda?
Che sono delle persone davvero tristi e dalla mentalità ristretta. Mi spiace per loro e per chi li circonda, non dev’essere facile sopportarli.

7) Sei chiuso in ascensore con Takashi Miike, Nicolas Winding Refn e Patty Jenkins. Tutti e tre ti fissano in silenzio con le braccia conserte, in attesa che tu dica qualcosa. Di cosa parli? A chi ti rivolgi per primo? 
A Miike. In giapponese. Dopodiché, quando lui non capirà una mazza, mi metterò a cantare una canzone scema, a ballare e a cercare di abbatterlo con assurde mosse di arti marziali inventate. Probabilmente Refn e la Jenkins scoppieranno a ridere, dopodiché Refn tirerà fuori un film psichedelico dall’avvenimento e con la Jenkins mi andrò a fare una serata alcoolica interamente pagata da me, perché se lo merita.

8) Ti svegli una mattina e non sei più tu. Ti guardi allo specchio e sei diventato/a un personaggio di un film o di una serie TV. Quale?
Willow di Buffy l’ammazzavampiri. Quanto la amavo.

9) Sei all’interno di The Sims, la fattucchiera ti porta la lampada magica da strofinare. Scegli i tuoi tre desideri.
Siccome le questioni desideri sono infingarde, siamo precisi:
1. Vivere agiatamente senza mai più dover lavorare
2. Un’umanità fatta di persone razionali, sensibili, capaci di dialogare e comprendere il prossimo.
3. Una cena con Tarantino.

10) Hai mai partecipato alla realizzazione di un film o serie TV? Se sì, quali? e se no, ti piacerebbe? In quale ruolo?
No, non ho né presenza scenica, né una bella voce, né un bell’accento/dizione. Mi piacerebbe lavorare dietro le quinte, magari come “trovarobe” (esistono ancora?)

11) La tua colonna sonora cinematografica preferita.
Quella di Edward mani di forbice. Purtroppo però non riesco più ad ascoltarla.


Ecco ora i miei 11 nominati, dai quali ne ho tolto un paio che avevo identici a Silvia giusto per non subissarli di premi:


Ecco infine le mie 11 domande, alle quali potete rispondere qui, sulla pagina FB, sul vostro blog, ovunque. Potete anche non rispondere, per carità!

1) Se la tua vita fosse un film da chi vorresti venire interpretato?
2) Hai mai provato a pubblicare qualcosa di tuo (fumetto, libro, film, video, ecc.)?
3) Qual è il tuo rapporto con la musica italiana?
4) Ti è mai capitato di conoscere altri blogger? Con che risultati?
5) Marvel o DC?
6) Hai un budget illimitato: dove vorresti andare in vacanza e cosa ti piacerebbe fare lì?
7) Si dice sempre "i libri sono migliori dei film". Ci sarà almeno UN film che per te ha superato l'opera cartacea da cui è stato tratto?
8) Qual è la persona famosa che faresti scomparire dalla Terra con uno schiocco di dita?
9) Ai concerti preferisci goderti la musica oppure passare il tempo a fare foto/video dello spettacolo?
10) Qual è la scena di un film che proprio non puoi dimenticare? Non necessariamente la tua preferita, ma proprio quella che ti è rimasta più in testa, nel bene o nel male.
11) Per quale attore/attrice avevi una cotta da ragazzino? Sei rimasto fedele nei tuoi gusti o crescendo hai sostituito il prescelto?



venerdì 23 giugno 2017

Una doppia verità (2016)

Vai a sapere perché, al cinema ero rimasta intrigata dal trailer di Una doppia verità (The Whole Truth), diretto nel 2016 dalla regista Courtney Hunt. Sono così corsa a vederlo e il risultato è stato MEH a tal punto che non scriverò più di un paragrafo (tanto è estate, chi ha voglia di leggere recensioni?).


Trama: il giovane Mike viene accusato di avere ucciso il padre violento e l'avvocato di famiglia si assume l'incarico di difenderlo durante il processo per omicidio.


I cosiddetti courtroom movie possono essere una brutta bestia. Interamente ambientati, come da definizione, all'interno di un tribunale, quello che si richiede loro è di intrattenere lo spettatore, coinvolgerlo nel caso che viene messo in scena, spingerlo a parteggiare per gli avvocati protagonisti, instillare il dubbio riguardo la presunta innocenza o colpevolezza dell'imputato, in pratica deve fare venire voglia di seguire un processo. Una doppia verità ci riesce, duole dirlo, solo per i primi cinque minuti. E' infatti PALESE che Mike, accusato di omicidio, non abbia ucciso il padre manesco e stronzo, il problema è che sono passati anni da L'avvocato del diavolo e Keanu Reeves come avvocato è oggi mollo come la panissa. Come si evince dal trailer, tutti mentono all'interno di Una doppia verità, e la monocorde voce narrante del vecchio Keanu vorrebbe prendere per mano lo spettatore e fargli da guida tra testimoni bugiardi, inutili assistenti accusate di essere delle folli stalker (il personaggio di Gugu Mbatha-Raw probabilmente vince il Premio Inutilità 2017) e accusati che si rifiutano giustamente di parlare, mentre dei flashback dal passato ci mostrano come Boone, interpretato da un Jim Belushi sempre più vicino a diventare l'erede della bonanima di James Gandolfini, fosse un uomo di merda meritevole di venire ucciso; il risultato è una noia mortale, appiattita da una regia che non sa di nulla ed enfatizzata dalla visione di una Renée Zellweger tirata ed inguardabile come non mai. Per carità, tanto di cappello al twist finale, con tirata d'orecchi agli spoilerosi titolisti italiani capaci di vanificare un trailer fatto bene, però si riesce ad arrivare fino in fondo giusto grazie al metraggio corto della pellicola, ché se avessero girato uno dei soliti mattoni da due ore e fischia non so neppure se sarei rimasta sveglia per capire, alla fine, chi avesse ficcato il coltello in petto a Boone. Il Bolluomo, appassionato di casi giudiziari, ha decretato migliore una puntata di Un giorno in pretura, e sì che avevo scelto questo film apposta per lui! Meglio indirizzarlo verso American Crime Story!


Di Keanu Reeves (Ramsey), Gugu Mbatha - Raw (Janelle), Jim Belushi (Boone) e Sean Bridgers (Arthur Westin) ho parlato ai rispettivi link.

Courtney Hunt è la regista della pellicola. Americana, è al suo secondo lungometraggio, il primo è stato Frozen River - Fiume di ghiaccio. Anche sceneggiatrice, ha 53 anni.


Renée Zellweger interpreta Loretta. Americana, la ricordo per film come Giovani, carini e disoccupati, Love e una .45, Non aprite quella porta IV, Jerry Maguire, Betty Love, Io, me & Irene, Il diario di Bridget Jones, Chicago, Ritorno a Cold Mountain (che le è valso l'Oscar come migliore attrice non protagonista), Che pasticcio, Bridget Jones! e Bridget Jones's Baby; come doppiatrice, ha lavorato in Shark Tale e Mostri contro alieni. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 48 anni e due film in uscita.


Gabriel Basso, che interpreta Mike, era uno dei ragazzini di Super 8. L'attore Daniel Craig avrebbe dovuto interpretare Ramsey ma si è tirato indietro quattro giorni prima dell'inizio delle riprese mentre Lupita Nyong'o si è fatta soffiare il ruolo di Janelle da Gugu Mbatha-Raw. Se vi piace questo genere di film provate a guardare Schegge di paura, Sotto accusa, Philadelphia, Codice d'onore e magari anche Mio cugino Vincenzo. ENJOY!

giovedì 22 giugno 2017

(Gio)WE, Bolla! del 22/6/2017

Buon giovedì a tutti! Che tristezza il periodo estivo per il cinema! Questa settimana, tra blockbuster stantii e saghe che si trascinano ormai alla frutta, c'è davvero poco da stare allegri... ENJOY!

Transformers - L'ultimo cavaliere
Reazione a caldo: Ma che sia proprio l'ultimo, eh!
Bolla, rifletti!: Fa talmente caldo che non ho nemmeno voglia di tirare fuori un commento decente per questa cretinata. Fareste meglio a leggere QUI ed evitare la sala come la peste.

Civiltà perduta
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Credevo fosse una specie di Indiana Jones per sfigati, invece scopro che è tratto dalla vera storia di un esploratore del XX secolo. Purtroppo, nonostante se ne parli molto bene, visti gli attori coinvolti e l'argomento trattato ho ben poca voglia di recuperarlo...

Al cinema d'élite spuntano drammi familiari...

Sieranevada
Reazione a caldo: Molto poco estivo.
Bolla, rifletti!: Lo so, sono una persona MALE. Sieranevada potrebbe anche piacermi, di solito amo i confronti attorno a un tavolo dove le famiglie sviscerano magagne con tagliente ironia ma con questo caldo non posso farcela. Attendo la frescura autunnale per un eventuale recupero!

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