domenica 26 luglio 2015

Burying the Ex (2014)

Era da un po' che lo puntavo e non potevo rimandare ancora la visione di Burying the Ex, l'ultimo film del regista Joe Dante, da lui diretto nel 2014.


Trama: Max ed Evelyn sono due fidanzatini apparentemente inseparabili ma un giorno lui decide di lasciare lei. Tuttavia, la ragazza viene investita prima che Max possa manifestarle le sue intenzioni e al dolore si sostituisce lo sconcerto quando Evelyn torna a casa trasformata in uno zombi...


Finché morte non ci separi. Quante volte abbiamo sentito pronunciare (o abbiamo pronunciato) questa frase! Se però in determinate circostanze qualcuno invece dicesse "staremo sempre insieme... sempre e PER sempre" ci sarebbe da rabbrividire perché quel "PER SEMPRE" potrebbe venire preso alla lettera da qualche entità dispettosa. Questo è ciò che succede a Max, uomo dotato di tanti pregi ma sicuramente non di un paio di palle, che non trova il coraggio di lasciare quella che è in fin dei conti un tremendo gatto appeso ai marroni nonché la versione horror della Scarlet Johansson di Don Jon: piuttosto che rinunciare ad una relazione stabile Max accetta di venire castrato dalle fisse di una donna che lo costringe a mangiare vegano, accettare terribili rivoluzioni nell'arredamento della casa condivisa (e lì io l'avrei già uccisa e il film sarebbe finito...), rinunciare alla compagnia del fratello e peggio ancora ai propri sogni e poi, non contenta, gli fa anche delle gigantesche scenate di gelosia. Ecco, già una tizia simile è meglio perderla che trovarla ma il problema sono quelle paroline di cui sopra che, dopo un provvidenziale incidente, la fanno tornare come zombi. Quindi ancora più spaccapalle ma anche ripugnante, violenta e disgustosa. Date queste premesse, avrete capito che Burying the Ex non è un horror tout court ma piuttosto una classica commedia pseudo-demenziale americana con qualche sfumatura macabra e il tipico protagonista sfigato che, a poco a poco, si riscatta e arriva a capire che forse è giunto il momento di prendere tra le mani le redini della propria esistenza mentre la bitch (nel vero senso della parola) che lo ammorbava viene messa a posto dalla donna angelicata di turno, tanto simpatica e carina che viene da chiedersi come abbia fatto il protagonista a non trovarne una simile invece di accontentarsi della scassapalle. Burying the Ex è un film scacciapensieri privo dei guizzi cinici e critici di altri film di Joe Dante e l'unico spunto di riflessione che offre, in effetti, è quello relativo al modo in cui far funzionare una relazione, o meglio riuscire a trovare terreno comune con una persona che ci piace ma che è incredibilmente diversa da noi senza annullarci oppure cambiare in base ai suoi gusti.


Anche dal punto di vista tecnico, a dirla tutta, Burying the Ex avrebbe potuto essere stato diretto da un qualsiasi signor nessuno scelto tra le miriadi di giovanotti di belle speranze che sicuramente abbondano ad Hollywood. A parte un citazionismo gradevole ma inutile che si concentra in un paio di poster horror vintage italiani e non, spezzoni di horror passati in TV o su qualche schermo cinematografico, il nome di Romero scritto sulla fiancata di un furgone e l'apparizione del sempre simpatico Dick Miller non ci sono indizi che Joe Dante abbia avuto a che fare con questa pellicola. Il target rivolto ai teenager si evince anche dalla scelta di utilizzare attori che abbiano avuto quasi tutti a che fare con film o saghe rivolti ai giovanissimi: c'è la bellissima Alexandra Daddario presa dritta dalla saga di Percy Jackson (del personaggio interpretato in True Detective non c'è traccia, mi spiace per i maschietti!), Ashley Greene la cui faccia naturalmente da peppia palesa la partecipazione a tutti film della serie Twilight e Anton Yelchin giusto per dare un po' di continuità horror alla cosa. Nonostante quest'aria anonima e un po' bimbaminkia, dire che Burying the Ex sia stato un diludendo sarebbe però esagerato. La trama è divertente e coinvolgente, la rappresentazione nerdissima del paesino in cui vivono i protagonisti è a dir poco commovente (ma DOV'è questo posto dove si proiettano film al cimitero e, alla faccia della crisi economica, trovano spazio ben DUE negozi di memorabilia horror o una gelateria dove fanno i "malted" ai gusti più strani del globo, che ci voglio andare subito!!) e l'utilizzo di make-up ed effetti artigianali scalda sempre il cuore; certo, sono ben lontani i tempi in cui Joe Dante faceva dei film zeppi di personalità ma come divertissement estivo, nell'attesa di tempi migliori, Burying the Ex va benissimo. Però 'sti tempi migliori devono tornare, eh Joe!!!


Del regista Joe Dante ho già parlato QUI. Di Anton Yelchin (Max) e Dick Miller (il vecchio poliziotto) ho parlato invece ai rispettivi link.

Ashley Greene interpreta Evelyn. Americana, ha partecipato a TUTTI i film della serie Twilight e The Apparition. Ha 28 anni e quattro film in uscita.


Alexandra Daddario interpreta Olivia. Americana, ha partecipato a film come Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini,  Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri, Non aprite quella porta 3D e a serie come I Soprano e True Detective. Ha 29 anni e tre film in uscita.


Se Burying the Ex vi fosse piaciuto recuperate anche Shaun of the Dead. ENJOY!



venerdì 24 luglio 2015

Bollalmanacco On Demand: Tutto su mia madre (1999)

Dopo una serie di immonde ciofeche è arrivata Arwen a salvare il Bollalmanacco On Demand da una lenta ma costante discesa nella camurrìa chiedendo un post su Tutto su mia madre (Todo sobre mi madre), diretto e scritto nel 1999 dal regista Pedro Almodóvar e vincitore di un Oscar come miglior film straniero. Il prossimo film On Demand sarà Interstella 5555. ENJOY!


Trama: dopo la morte del figlio Esteban, vittima di un incidente stradale, Manuela torna a Barcellona per cercare il padre del ragazzo, che non vede da sedici anni, e comunicargli la triste notizia...


Personalmente non vado matta per Pedro Almodóvar, di cui ho visto pochissimi film interi in quanto "turbata" da parecchi spezzoni di alcune sue pellicole che decisamente incontravano poco il mio gusto. Tuttavia, Tutto su mia madre è uno dei miei film preferiti in assoluto e non mi stanco mai di riguardarlo, popolato com'è di personaggi ironici, tragici e soprattutto vivi e reali. Il che è paradossale, soprattutto visto e considerato che Tutto su mia madre è fin dal titolo un dichiarato omaggio alle divine del Cinema e che i protagonisti vengono, in un modo o nell'altro, influenzati da film ed opere teatrali e quasi tutti cercano in ogni modo di nascondere la loro vera identità con delle maschere di finta apparenza, vuoi per superare il dolore di una vita insopportabile, vuoi per trovare un posto nella società o per andare contro la natura "matrigna". Eppure, nonostante tutta questa "finzione", non c'è un solo personaggio del film a cui non si riesca a volere immensamente bene e non ce n'è uno che, nonostante gli errori commessi nella propria esistenza, passi il tempo a commiserarsi e lasciarsi vincere dallo sconforto (salvo Nina, che cerca conforto nella droga, o la madre di Rosa, condizionata più dai suoi pregiudizi e dal suo carattere che dall'innegabile dolore derivante dalla malattia del marito): Manuela riesce a provare pietà ed affetto per il prossimo anche dopo la morte del figlio e un matrimonio disastroso, la consumata attrice Huma Rojo si sforza di empatizzare col dolore della "gente comune" nonostante la sua natura di diva, l'ingenua Rosa è in grado di riportare a nuova vita chi le sta attorno e Agrado... beh, Agrado è semplicemente meravigliosa, l'amica pazza ma sincera che tutti vorrebbero avere, disarmante e persino poetica nel suo modo "rozzo" di affrontare la vita (il suo monologo è una delle scene più belle del film, tra l'altro). Almodóvar non rinuncia ad inserire nella trama abbondanti tocchi di weird e a ben vedere i colpi di scena di cui è infarcito il film sarebbero perfetti per qualsiasi telenovela cheap (c'è un tale delirio di padri, madri, inversioni di sesso e donne incinte che Beautiful in confronto è una storiella per educande!) eppure la delicatezza con cui il regista tratteggia ogni caratteristica dei personaggi porta lo spettatore ad amarli senza riserve e ad interessarsi alle loro vicende, ridendo e piangendo assieme a loro.


Come dicevo all'inizio, poi, nel corso della pellicola salta chiaro agli occhi l'omaggio a film ed opere del passato in grado di condizionare pesantemente la vita dei protagonisti. Un tram chiamato desiderio, l'opera di Tennessee Williams in cui la fragile Blanche viene abbandonata da un marito scopertosi omosessuale, è il fil rouge di Tutto su mia madre, tanto che le scene topiche della pièce teatrale vengono più volte riproposte nel corso della pellicola e alcuni eventi fondamentali nella vita di Manuela e compagnia rispecchiano fedelmente ciò che accade ai protagonisti del dramma. Alle suggestioni "Williamsiane" si aggiungono le atmosfere di lotta tutta al femminile prese di peso dal film Eva contro Eva, nel quale la vecchia diva Margo Channing (una favolosa Bette Davis) viene a poco a poco eclissata dalla giovane Eva Harrington; allo stesso modo, Manuela vede inizialmente nella giovane Rosa una rivale, una donna che in qualche modo l'ha privata involontariamente di un posto che le spettava di diritto e che lei stessa aveva abbandonato molto tempo prima, lanciandosi nella prima delle molte fughe simbolicamente rappresentate da Almodóvar come uno squallido tunnel senza inizio né fine. Quindi, scrittura che si fa teatro, che si fa cinema, che si fa vita e di nuovo cinema, teatro e scrittura, in un'affascinante concatenarsi di scatole cinesi dove sono le donne (e gli uomini che tali vorrebbero essere) a farla da padrone, tutte portate sullo schermo da grandissime attrici. Il mio amore incondizionato ovviamente va a Cecilia Roth, Marisa Paredes e Antonia San Juan (sì, Agrado è davvero una donna), le tre stelle che rendono incredibilmente viva ed emozionante la pellicola, ma anche Pénelope Cruz, che normalmente tollero poco, è perfetta per un ruolo fortunatamente ancora lontano da quelli di affascinante femme fatale esotica a cui l'avrebbero condannata i futuri successi americani nonostante il suo sembiante da rattu penigu. Ad arricchire un film già bello di suo ci pensa infine la colonna sonora nella quale spicca la meravigliosa Tajabone di Ismael Lo e, per la versione italiana, un doppiaggio assai curato e gradevole da ascoltare. Concludo ringraziando Arwen per avermi dato l'occasione di riguardare questo film tanto amato e a voi consiglio di recuperarlo, se non l'avete mai visto!


Del regista e sceneggiatore Pedro Almodóvar ho già parlato QUI. Di Penélope Cruz (sorella Rosa) e Marisa Paredes (Huma Rojo) ho invece parlato ai rispettivi link.

Cecilia Roth (vero nome Cecilia Edith Rotenberg Rot) interpreta Manuela. Argentina, ha partecipato a film come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, Labirinto di passioni, L'indiscreto fascino del peccato, Parla con lei e Gli amanti passeggeri. Ha 59 anni.


Se Tutto su mia madre vi fosse piaciuto provate a recuperare un po' dei film citati da Almodóvar nel corso della pellicola, come il meraviglioso Eva contro Eva, Un tram che si chiama desiderio e altri film che non ho ancora visto, come L'importante è amare o Kika - Un corpo in prestito. ENJOY!

giovedì 23 luglio 2015

Il WE, Bolla! del diludendo (23/07/2015)

Buon giovedì a tutti!! Con le uscite estive che fanno capolino al mercoledì, al giovedì e financo al venerdì, il multisala savonese ha schiumato e non riesce a stare dietro a tutti questi cambiamenti, in più il cinema d'élite ha chiuso per ferie e si è trasformato giustamente in un'arena estiva fatta di seconde, bellissime visioni. Quindi la programmazione a Savona è rimasta invariata rispetto alla scorsa settimana ma a dire il vero ci sono ben pochissimi film meritevoli di segnalazione per qualsivoglia motivo (di solito punto sugli attori/registi/genere horror-thriller. Non so voi)... ENJOY!


Il fidanzato di mia sorella
Ovvero, "come fare l'amore come un inglese", da titolo originale. Lo segnalo solo per la presenza di Malcom McDowell ma dev'essere di una tristezza rara.


Il ragazzo della porta accanto
Ovvero, come tirare fuori dallo scantinato un thriller anni '90 buono solo per il ciclo Alta Tensione, con Jennifer Lopez nel ruolo di MILFona. Ho già i brividi, non di piacere.


Il luogo delle ombre
Ovvero, l'ennesimo fantasy per ragazzini. Il regista è quello de La mummia e tra gli attori c'è il luciferino e sempre gradito Willem Dafoe ma non avendo mai letto Dean Koontz i punti d'interesse finiscono qui.


Fuochi d'artificio in pieno giorno
Ovvero, il vincitore dell'Orso d'oro all'ultimo festival di Berlino. Il noir cinese che non ti aspetti e probabilmente l'uscita più interessante della settimana!


E visto che rimane più solo un'uscita facciamo l'en plein: nonostante dei Nirvana m'interessi poco o nulla e nonostante il genere documentario mi sia inviso vi segnalo la ri-proposta Cobain: Montage of Heck, che era già uscito il 28 e 29 aprile scorsi e viene riproposto questa settimana per un tempo più lungo.


mercoledì 22 luglio 2015

Bolla's Top 5 - As If!

Tempo per un'altra Top 5 (si vede che non ho tempo di vedere film, vero? Scusate!!)! Mentre tutti si scervellano a trovare degli horror pari in bellezza e tematiche al Babadook e stilano Top 10 a tema io vado controcorrente... perché 20 anni fa (il 19 luglio 1995!) usciva uno dei miei film preferiti, Ragazze a Beverly Hills! Siete pronti ad immergervi nel mondo sregolato dei teen movie americani, dell'eterna faida tra chi è cool e chi è loser e degli inaspettati problemi delle reginette della scuola? ENJOY!

5. Giovani, pazzi e svitati (Can't Hardly Wait - 1998)
Di solito l'aspetto più interessante dei teen movie sono le feste, no? Peccato che durino troppo poco... e allora perché non ambientare TUTTO il film durante una festa? Ecco dunque le vicende di attori all'epoca famosissimi e da me adorati come Jennifer Jason Leigh, Seth Green, Lauren Ambrose e mille altre guest star mescolate in una sera frenetica che si conclude con le immancabili didascalie che raccontano "cosa è successo dopo il college".

4. Cruel Intentions - Prima regola non innamorarsi (Cruel Intentions - 1999)
Ovvero, Choderlos De Laclos ai tempi del "whatever" nonché il film che a fine anni '90 nessuno poteva dichiarare di non aver visto, pena la nomea di loser appioppata a vita. Che poi Le relazioni pericolose di Stephen Frears sia una spanna sopra non è neppure materia di discussione ma questo Cruel Intentions se non altro è una belinata per teenager pruriginosa e divertente.

3. Damsels in Distress (Id., 2011)
Più recente degli altri ma gli ho voluto bene comunque. La strana storia di un gruppo di damigelle che tanto "in distress" non sono e che si credono cool pur essendo totalmente clueless. Dategli una chance e preparatevi ad imparare la Sambola, il ballo adatto ad ogni occasione!

2. Amiche cattive (Jawbreaker, 1999)
A.K.A. la storia dello spaccamascelle e di un baffuto Marilyn Manson che compare in un piccolissimo cameo di indicibile laidume. La cattiveria che stavolta si fa davvero crimine in un film tra la supercazzola e il thriller che non dimenticherete facilmente!

1. Ragazze a Beverly Hills (Clueless, 1995)
Lo amo e gli auguro altri 20 e più anni di imperitura fama: possa la storia di Cher continuare in eterno a fare compagnia a stuoli di ragazzi durante le mattinate passate a studiare per gli esami universitari o per la maturità!

P.S.

Noterete che mancano parecchi capisaldi del genere come Mean Girls, Schegge di follia, 10 cose che odio di te e tanti e tanti altri: non uccidetemi, il fatto è che non li ho mai guardati (i primi due) oppure li schifo a morte (il terzo) ma se avete altri titoli da propormi per una classifica futura siete i benvenuti!

martedì 21 luglio 2015

Dead Snow 2 (2014)

Siccome a me piacciono le cose fatte bene, dopo avere recuperato Dead Snow non potevo lasciare a prendere la polvere Dead Snow 2 (Død Snø 2), sempre diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Tommy Wirkola!


Trama: nonostante abbiano recuperato il loro tesoro, gli zombi nazisti capitanati dal feroce colonnello Herzog decidono di concludere la loro vecchia missione e mettere a ferro e fuoco la cittadina di Talvik. Ad affrontarli ci sarà una vecchia conoscenza, assieme a una squadra di cacciatori di zombi americani... e i non-morti dell'esercito russo!


Uno pensa che un film già di per sé demenziale non possa diventarlo ancora di più o che gli omaggi a Raimi e alla trilogia de La casa prima o poi verranno a noia. Poi arriva Tommy Wirkola, la demenza perde ogni freno inibitore senza lasciare per strada la simpatia e ogni riferimento a La casa 2 e L'armata delle tenebre diventa non solo gradito ma anche necessario. In questo secondo capitolo della saga nazi-zombi (che potrebbe anche arrivare al terzo, eh. Dico solo potrebbe, perché al momento Wirkola e soci sono impegnati nella realizzazione del distopico What Happened to Monday? quindi per ora ciccia) l'azione viene infatti spostata da un piccolo casotto di montagna ai paesini che stanno al di là della zona "maledetta", con conseguente trasformazione del protagonista da ignorante sopravvissuto a riluttante ma indispensabile "salvatore del Mondo" o perlomeno della Norvegia; a Martin manca l'umorismo strafottente di Ash ma di sicuro non il coraggio o un certo savoir faire con le donne (!!) né, soprattutto, un braccio modificato in grado di assurgere al rango di protagonista quasi assoluto del film nonché veicolo di tutte le gag e le mattanze migliori. Wirkola introduce anche altri personaggi fondamentali e molto meglio caratterizzati (o sarebbe meglio dire "caricaturali"?) rispetto a quelli del primo film oltre ad un paio di spalle comiche ad alto tasso di genialità come il tenerissimo sidekick zombi, i tre nerd "cacciatori" e quei meravigliosi sbirri ai quali i morti viventi probabilmente non mangerebbero nemmeno il cervello, tanto ne sono privi. Il tutto, per fortuna, inserito all'interno di una trama godibile che, al di là di tutte le citazioni e le supercazzole, non perde mai di vista il suo obiettivo e vanta un inizio, una continuazione e una fine coerenti, cosa che non si può dire di molte pellicole horror recenti. Insomma, per quel che riguarda la trama il primo Dead Snow era un po' una belinata derivativa, nonostante gli abbia voluto molto bene, questo Dead Snow 2 invece è più "ragionato" ma non meno divertente o cattivo e soprattutto ha una sua identità in grado di renderlo indimenticabile.


Passando poi agli aspetti "teNNici" Dead Snow 2 non perde in qualità rispetto al suo predecessore, anzi. Il budget è palesemente aumentato ma Wirkola ha deciso di non sprecarlo in pacchiani effetti speciali CG: un bel carro armato, Derek Mears a capitanare un gruppo di zombi russi dal make-up artigianale come quello delle loro controparti nazi, sangue a secchiate, comparse come se piovessero ed ecco sfruttati al meglio i soldini in più, per la soddisfazione di chi, come me, ai pixel preferisce ancora l'artigianalità. Tra le sequenze meglio riuscite, neanche a dirlo, c'è quella dello scontro tra Nazi e Russi, epico nella sua violenza, assieme ad altre ricche d'inventiva (come quelle che vedono protagonista un improbabile medico da campo impegnato a rattoppare i suoi "soldaten" con mezzi di fortuna), di umorismo classico (esilarante la spesa dei tre nerd) o cattiveria spietata ed inattesa (la scena del bambino defenestrato e tutto quello che segue fa spanciare dal ridere nella sua immoralità) ma ovviamente vince a mani basse un finale tra il tenerissimo e il disgustoso che sfrutta al meglio una canzone come Total Eclipse of the Heart. E, a proposito di colonna sonora, non posso non elevare Dead Snow 2 al rango di instant-cult anche solo per avere ricordato al mondo intero l'esistenza del "pleasure man" per eccellenza, il teutonico e baffuto Gunther con il suo "oooh you touched my trallallà... my ding ding dong" (e per chi non conoscesse la Ding Dong Song innanzitutto dico vergogna e poi cliccate subiterrimo QUI) che effettivamente in un horror sta un po' come i cavoli a merenda ma fa tanto Pacey che ascolta "annouannauei" in Urban Legend. Ok, mi accorgo solo ora che il post su Dead Snow 2 è diventato più supercazzola del film quindi la pianto e vi lascio semplicemente alla visione di questo freschissimo filmozzo per superare il caldo canicolare... se vi è piaciuto il primo film vedrete che il seguito vi soddisferà anche di più!!


Del regista e co-sceneggiatore Tommy Wirkola ho già parlato QUI mentre Derek Mears, che interpreta Stavarin, lo trovate QUA.

Vegar Hoel (vero nome Geir Vegar Hoel) interpreta Martin. Norvegese, ha partecipato a film come Dead Snow e Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe. Anche regista e sceneggiatore, ha 42 anni e un film in uscita.


Martin Starr interpreta Daniel. Americano, ha partecipato a film come Molto incinta, L'incredibile Hulk, Facciamola finita e a serie come Roswell e How I Met your Mother. Anche sceneggiatore, ha 33 anni e film in uscita.


Stig Frode Henriksen è il co-sceneggiatore della pellicola ed interpreta Glenn Kenneth. Norvegese, ha partecipato a film come Dead Snow e Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe. Anche produttore, ha 40 anni e un film in uscita.


Se Dead Snow 2 vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Dead Snow e aggiungete Tucker and Dale vs Evil, Housebound e Splatters - Gli schizzacervelli. ENJOY!


domenica 19 luglio 2015

Dead Snow (2009)

Siccome fa caldo, siccome credo di essere stata l'unica a non averlo ancora visto, in queste sere ho deciso di spararmi la visione di Dead Snow (Død snø) diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Tommy Wirkola.


Trama: durante un fine settimana in montagna, alcuni ragazzi vengono attaccati dagli zombi dei nazisti che avevano seminato il terrore tra gli abitanti della zona durante la seconda guerra mondiale..


Sono pazzi questi Norvegesi. Neve, montagne, sangue e zombi: cosa volete di più dalla vita, un Lucano? Ecco cosa deve avere pensato Tommy Wirkola, che ha preso la leggenda norrena del draugr (creature non morte che solitamente fanno la guardia a dei tesori), l'ha mescolata a cliché più vicini alla nostra concezione di zombi e in quattro e quattr'otto ha messo in piedi uno degli horror più divertenti e simpatici di sempre. Una simpatia, va detto, che esplode nella seconda metà del film, più vicina ai vari Splatters o Tagli al personale rispetto alla prima, che si prende invece il tempo di gettare le basi per la seguente mattanza mettendo in campo misteriose figure assassine, esperti di storia locale e adolescenti (?) avvinazzati e in fregola. Wirkola non si inventa nulla di nuovo ma rinfresca (è il caso di dirlo!) il genere con allegra e cinefila simpatia, omaggiando capisaldi come La casa di Raimi, che prevedono la presenza di vittime "cazzute" e possibilmente ironiche, non molluschi strillanti incapaci di difendersi dal mostro di turno o sgnoccolone svampite che sanno solo morire male e non dimentica, soprattutto, che anche lo zombi in una supercazzola DEVE avere una personalità o non avrebbe senso di esistere. I nazisti di Dead Snow non sono solo delle macchine semi-immortali assetate di sangue ma anche dei poveri sfigati che fanno le peggio fini, macellati da mezzucci più o meno ortodossi, con quella faccia un po' così del cattivo che fondamentalmente stava meglio sepolto nella neve (tutti a parte Herzog, ché lui è veramente malvagio e si vede!!) piuttosto che trovarsi davanti dei "giovanotti indisponenti" che osano persino affrontarli incrociando la falce e il martello, signora mia!!


Nonostante l'incipit cazzaro del post, non crediate però che Dead Snow sia un film per tutti. Wirkola ci da giù pesante col gore e nonostante i suoi zombi non abbiano il potere di infettare gli esseri umani, la loro fame è rimasta identica a quella dei cuginetti romeriani. La pellicola abbonda quindi di intestini al vento, sangue che sgorga copioso, banchetti poco ortodossi (peraltro ripresi dal punto di vista della vittima che viene mangiata, ergo auguri ai deboli di stomaco!), gente che viene aperta in due dalle gentili mani degli zombi ecc. ecc. Alcune mattanze, soprattutto sul finale, sono volutamente ironiche e surreali ma non stiamo parlando di effetti "pop" in stile giapponese, bensì di Tarantiniani e fin troppo realistici laghi di sangue. I protagonisti, poi, ispirano così tanta simpatia che non è facile assistere alle loro fantasiose e violente dipartite, soprattutto quando ci si ritrova inevitabilmente a fare il tifo per quelli che parrebbero più intelligenti e scafati degli altri, anche perché, nonostante il divertimento, Wirkola e Stig Frode Henriksen (l'attore che interpreta l'arrapato Roy) sono due sceneggiatori abbastanza cattivi e spietati. A rendere ancora più gradevole la visione, infine, c'è un'intrigante colonna sonora composta da canzoni punkabbestia svedesi assolutamente perfette per l'atmosfera sanguinosa, fracassona e poco impegnata della pellicola. Detto questo, cospargo il capo di cenere per avere aspettato tanto a vedere Dead Snow e corro immantinente a vedere Dead Snow 2... anche perché spero dia una degna continuazione al finale "cliffhangeroso"!


Del regista e co-sceneggiatore Tommy Wirkola, che compare non accreditato anche come zombie, ho già parlato QUI.

Siccome vorrei evitare SPOILER non vi dirò mai quali sono gli attori che torneranno anche nel seguito di Dead Snow, Dead Snow 2, due riprendendo il loro vecchi personaggi e uno con un ruolo diverso: guardatelo assieme a me e aggiungete anche Re-Animator, Tucker and Dale vs. Evil e Splatters - Gli schizzacervelli! ENJOY!

venerdì 17 luglio 2015

Ballata macabra (1976)

Continua l'informale "rassegna Dance Macabre", discontinua ma sempre presente nel mio cuore! Oggi tocca a Ballata macabra (Burnt Offerings), diretto e co-sceneggiato nel 1976 dal regista Dan Curtis partendo dal racconto omonimo di Robert Marasco.


Trama: una famiglia decide di affittare una villa per le vacanze estive. Presto cominciano ad accadere cose strane e pericolose ed in particolare mamma Marian inizia a risentire dell'atmosfera negativa del luogo, diventando morbosamente attaccata all'edificio...


Il buon Stephen King mi sta facendo scoprire delle perle che nella mia ignoranza crassa nemmeno sapevo esistessero e, soprattutto, sta risvegliando in me il gusto per l'horror vintaggio anni '60-'70. Alla strafaccia della censura vigente, quelli erano gli anni in cui il cinema assestava allo spettatore le stilettate più cattive ed inaspettate, senza rispettare nessuno, nemmeno donne, vecchi o bambini e nell'attesa che arrivassero i Signori dello slasher o degli zombie ci pensavano onesti mestieranti come Dan Curtis a rendere insonni le notti degli americani. Pur essendo privo dei soliti fantasmi infestanti o di momenti da spavento facile Ballata macabra (il cui titolo americano si rifà ai sacrifici votivi ed è ovviamente molto più calzante anche se magari meno elegante di quello italiano) è infatti molto inquietante, tanto che ho avuto un po' di difficoltà a guardarlo da sola e al buio, soprattutto per la terrificante presenza di un terribile becchino ghignante ma non solo. L'orrore di Ballata macabra è di quelli che penetrano sotto la pelle, un'inquietudine sottile fatta di comportamenti bizzarri, improvvisi scoppi di violenza, eventi inspiegabili e silenzi, è il disagio derivante da legami familiari ed amicizie che si sgretolano poco a poco senza che i protagonisti possano fare nulla per impedirlo. E tutto perché un giorno papà e mamma decidono di passare le vacanze in una Casa. Le solite, maledette quattro mura tanto care alla tradizione gotica, a Shirley Jackson e a Stephen King, questi ultimi convinti sostenitori dell'idea che un edificio possa essere malvagio e pericoloso più di qualsiasi altro mostro partorito da mente umana. I membri della famiglia Rolf a poco a poco si lasciano condizionare dall'atmosfera di questa villa enorme, dove le serre sono piene di piante appassite e al piano superiore vive la misteriosa Mrs. Allerdyce, ottantenne con problemi di deambulazione e un'infinita collezione di ritratti fotografici, e cominciano a rimanere vittime di malesseri fisici e soprattutto mentali, in un'escalation di follia che raggiungerà l'apice nell'angosciante finale.


La Casa è la protagonista assoluta del film, un essere maligno con un sembiante ricco ed elegante che seduce la natura piccolo borghese dei protagonisti con promesse di lusso ad un prezzo troppo bello per essere vero. Gli arredi, le suppellettili, l'architettura degli interni e degli esterni diventano elementi fondamentali di Ballata macabra, tanto che la cinepresa di Dan Curtis indugia spesso in dettagli "di design" solo apparentemente insignificanti; importantissimi anche gli abiti ed il trucco di Karen Black che mutano impercettibilmente nel corso del film e diventano espressione della follia che sta prendendo il sopravvento nella mente della donna. A tal proposito, gli elementi più disturbanti di Ballata Macabra sono proprio gli attori. Non tanto la divina Bette Davis, nel ruolo spezzacuore di zia Elizabeth, quanto soprattutto Oliver Reed e la già citata Karen Black, due attori, mi si permetta la mancanza di rispetto, dotati di volti che ispirano ben poca simpatia o sicurezza; Reed ha già di suo un'espressione allucinata e una stazza imponente che lo rende inquietante mentre la Black, coi suoi lineamenti sensuali e lo sguardo cupo, è molto poco convincente nei panni della madre di famiglia. Questi due iconici artisti mettono in scena l'angosciante distruzione di un rapporto di coppia che forse cominciava già a mostrare delle crepe prima degli eventi portati sullo schermo (effettivamente Curtis aveva girato un'introduzione ambientata a New York, eliminata poi dallo stesso regista perché "troppo noiosa"), come se la vacanza fosse una sorta di riparazione, mentre un veleno invisibile si spande arrivando a contaminare anche il figlio e la zia, gli unici con in quali i protagonisti si mostrano rilassati, almeno all'inizio. A completare l'atmosfera cupa di Ballata Macabra c'è infine una bella colonna sonora che accompagna con insistenza lo spettatore fino ai titoli di coda, lasciandolo a fissarli impotente e con un discreto peso sullo stomaco, degno coronamento di un film che comincia lento, è vero, ma a poco a poco cattura proprio come la Casa che ne è protagonista. Recuperatelo, si trova tranquillamente su Youtube!


Di Karen Black (Marian Rolf), Oliver Reed (Ben Rolf), Burgess Meredith (Arnold Allardyce), Eileen Heckart (Roz Allardyce) e Bette Davis (Zia Elizabeth) ho già parlato ai rispettivi link.

Dan Curtis (vero nome Daniel Mayer Cherkoss) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto episodi delle serie Dark Shadows e Venti di guerra. Anche produttore, è morto nel 2006 all'età di 78 anni.


Qualche anno dopo la casa utilizzata per questo film (la Dunsmuir Hellman House a Oakland) sarebbe diventata l'agenzia di pompe funebri di Fantasmi. Dan Curtis non ha mai apprezzato il finale aperto del racconto di Robert Marasco, che si interrompe con la sequenza della piscina in cui Ben guarda impotente il figlio mentre quest'ultimo cerca di non annegare, e ne ha inventato un'altro per il film che, tra l'altro, modifica leggermente anche la natura di Mrs. Allerdyce. Detto questo, se Ballata macabra vi fosse piaciuto recuperate Gli invasati, Sentinel, Changeling e Amityville Horror. ENJOY!

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