venerdì 21 novembre 2014

Frank (2014)

Uno dei film che volevo vedere questa settimana era Frank, diretto dal regista Leonard Abrahamson, liberamente ispirato alla vita del musicista Chris Sievey e soprattutto del suo alter ego, Frank Sidebottom.


Trama: Jon vorrebbe fare il musicista e sfuggire alla grigia vita di provincia. L'occasione si presenta quando gli impronunciabili Soronprfbs cercano un tastierista per un concerto e per incidere l'album ma la vita con gli strani elementi che compongono il gruppo non sarà facile...


Frank è un film molto tenero, che spiazza lo spettatore in più di un'occasione, non tanto per la storia, di per sé assai semplice, quanto per i personaggi rappresentati. In realtà, pur chiamandosi Frank, fin dall'inizio la pellicola si concentra sul giovane Jon e sui suoi tentativi frustrati di trovare un posto all'interno della scena musicale irlandese prima e mondiale poi, cosa che fa di lui l'osservatore attraverso il cui punto di vista vengono presentati i personaggi e raccontata tutta la storia di Frank e dei Soronprfbs. Che sono dei bei scoppiati, bisogna dirlo. Dei casi umani senza speranza che accolgono quasi di malavoglia il "normale" Jon e che nella musica non cercano successo ma semplicemente un modo per fare arte, per esprimersi, probabilmente per sfogare una natura che li porterebbe dritti in prigione o al manicomio, alcuni anche al suicidio. Jon invece vuole emergere, vuole diventare famoso e per questo racconta ogni dettaglio della sua esperienza condividendolo sui social; è palese che Jon sia un musicista mediocre, non perché gli manca la tecnica ma perché gli manca quella personalità che gli consentirebbe di trovare ispirazione anche nelle cose più semplici e banali, gli manca l'innocenza di voler fare musica senza secondi fini, senza dover essere per forza fico. In confronto a Jon, spesso irritante nella sua ragionevolezza da manager/bimbominkia, Frank e gli odiosi Soronprfbs risultano umani e gradevoli, anche con i loro antipatici modi di fare e i loro atteggiamenti sociopatici, perché questi assurdi outsider amano la musica e soprattutto si amano l'un con l'altro e si sostengono come se fosse la cosa più naturale del mondo, condividendo le poche gioie e i molti dolori della loro vita scapestrata.


Tenero e spiazzante questo Frank, come ho detto all'inizio. Però manca qualcosa, qualcosa che riesca a tirare fuori la storia dal binario conosciuto del percorso di formazione del protagonista (successo - crollo - redenzione) e dell'happy ending canonico a tutti i costi. Quel qualcosa che, se Frank fosse stato messo in mano a gente come Kaufman, Gondry, Jonze o Anderson, veri esperti nell'arte di tratteggiare le idiosincrasie umane e le esistenze di gente troppo assurda per vivere, l'avrebbe probabilmente elevato a capolavoro assoluto. Manca in definitiva il gusto per l'assurdo, che in Frank si riduce alla mera forma, all'apparenza che nasconde invece un'anima semplice e abbastanza convenzionale, un po' come la maschera di cartapesta indossata dal protagonista. Peccato perché gli attori sono tutti bravissimi, il blasonato e mascherato Fassbender, pur avendo una voce bella quanto il suo vero aspetto (ecco, magari sarebbe guardare il film in lingua originale...), non ruba la scena ai co-protagonisti, così che tutti gli interpreti riescono ad ottenere il proprio giusto e meritato spazio mentre le canzoni sono molto particolari e ricordano (a me che sono musicalmente ignorante, ovviamente) un po' lo stile dei Sonic Youth, con suoni isterici e dissonanti che accompagnano dei testi assurdi e quasi nonsense. Insomma, diciamo che da Frank mi aspettavo un po' di coraggio e weird in più però parliamo di una pellicola assai gradevole che mi sento assolutamente di consigliare, soprattutto per chi è in cerca di una storia in grado di mescolare con leggerezza ed equilibrio il dramma e la commedia.


Di Domhnall Gleeson (Jon Burroughs), Maggie Gyllenhaal (Clara) e Michael Fassbender (Frank) ho già parlato ai rispettivi link.

Lenny Abrahamson è il regista della pellicola. Irlandese, ha diretto film come Adam & Paul e What Richard Did. Anche sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e un film in uscita.


Scoot McNairy (vero nome John Marcus McNairy) interpreta Don. Americano, ha partecipato a film come Cogan - Killing them Softly, Argo, 12 anni schiavo, L'amore bugiardo e a serie come Six Feet Under, How I Met your Mother, My Name is Earl, CSI - Scena del crimine e Bones. Anche produttore, ha 37 anni e tre film in uscita, tra cui Batman vs Superman: Dawn of Justice.


François Civil, che interpreta il francese Baraque, era il Papillon del diludente Necropolis - La città dei morti mentre Carla Azar, che interpreta Nana, è davvero una musicista, soprattutto batterista. Neanche a dirlo, l'assurdo personaggio di Frank è stato scritto per Johnny Depp ed è strano in effetti che l'attore non abbia partecipato al progetto, lasciando campo libero a Fassbender! Lo script originale, invece, era ambientato soprattutto in Svezia ma le location sono cambiate quando a dirigere la pellicola è stato chiamato l'irlandese Lenny Abrahamson. Detto questo, se Frank vi fosse piaciuto recuperate Essere John Malkovich. ENJOY!

giovedì 20 novembre 2014

TreBBolle

Eh sì, oggi sono TRE.
Three is a magic number yes it is.
Tre è il numero perfetto.
Tre cosa, direte voi?
Tre anni di Bollalmanacco su Blogger.
Tre anni che mi sopportate, commentate, consigliate, condividete e quant'altro quindi tanti auguri a me ma soprattutto grazie mille (non tre) a voi!

E il titolo idiota, direte voi, perché? Beh.


Ecco perché.
Per festeggiare i tre anni di attività, chiunque indovinerà la citazione di un film che avevo adorato, si beccherà la possibilità di richiedere una recensione On Demand e di scavalcare le altre richieste in sospeso (!) costringendomi così alla prima maratona On Demand della storia del Bollalmanacco. Forse, ché qui si fanno tanti programmi ma mantenerli è dura, eh!!
ENJOY!

(Gio)WE, Bolla! del 20/11/2014

Buon giovedì a tutti! In una settimana già priva di uscite interessanti, il multisala savonese si butta ovviamente su quelle più commerciali e ancor meno interessanti se vogliamo, senza recuperare Clown neanche per sbaglio. Riuscirà la Bolla a rimettere piede al cinema quest'anno? Mah, ne dubito. ENJOY!


Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I
Reazione a caldo: Per appassionati.
Bolla, rifletti!: Lungi da me criticare l'attesa dei fan, ovviamente. Sta di fatto che il primo Hunger Games non mi era piaciuto e che anche i romanzi non rientrano proprio nelle mie corde, devo ancora leggere il terzo. L'unico motivo di interesse sarebbe capire se 'sto povero Peeta rimarrà per sempre friendzonato da quell'oca giuliva (ghiandaia giuliva?) di Katniss. No, non me lo dite, lo immagino.

Scusate se esisto
Reazione a caldo: No, non ti scuso.
Bolla, rifletti!: Dai, come posso scusare l'ENNESIMA commediola italiana che unisce la Cortellesi a Bova? Ma non ne avevano già fatto una anni fa? E basta!!

Perlomeno il cinema d'élite qualcosa di buono fa...

Due giorni, una notte
Reazione a caldo: Interessante.
Bolla, rifletti!: Fior di blogger hanno parlato benissimo dell'ultimo lavoro dei Fratelli Dardenne ed effettivamente già la trama è molto interessante, la riporto fedelmente dal sito del cinema: In procinto di tornare al lavoro, Sandra scopre che il suo capo, su consiglio di un supervisore che la ritiene poco produttiva, ha deciso di imporre ai suoi colleghi di lavoro di scegliere tra i loro bonus e la possibilità di evitare il suo licenziamento. Il weekend prima della votazione decisiva, la donna, spronata dal marito, decide di fare quanto può per cercare di salvare il salario sul quale la sua famiglia conta: incontrare i sedici colleghi chiedendo loro faccia a faccia se possono rinunciare ai mille euro per lei… Visti i tempi che corrono, a me mette già ansia e a voi? Segno per il recupero futuro!

mercoledì 19 novembre 2014

The ABCs of Death 2 (2014)

Ho dovuto aspettare un po' ma finalmente sono riuscita a recuperare e vedere The ABCs of Death 2, seguito ad episodi del particolarissimo The ABCS of Death, un progetto che vede all'opera 26 registi a cui è stata assegnata una lettera dell'alfabeto e un tema, la morte. Come già nel post del primo film, di seguito scriverò 26 mini-recensioni (trovate i miei corti preferiti in rosso!) e un breve commento finale sull'opera nel suo insieme. Seguono ovvi SPOILER.


A is for Amateur di E. L. Katz (Americano, classe 1981, regista di Cheap Thrills)
Apertura perfetta. L'episodio di Katz ci mette subito del giusto umore per affrontare quest'antologia, dove la morte non è quasi mai seria e dignitosa, ma è spesso una grandissima, ignobile presa in giro. Stupenda la parodia di innumerevoli film d'azione dove i piani più folli non vanno mai storti, anzi, sono sempre puliti e lisci come l'olio. Grande Katz, è da Cheap Thrills che ti voglio bene... E Andy Nyman è sempre fantastico!


B is for Badger di Julian Barratt (Inglese, classe 1968, attore nel film A Field in England)
Bastardo! Sia il regista/protagonista sia il "simpatico" tasso che da il titolo al corto. Episodio gradevole ad alto tasso di risata.

C is for Capital Punishment di Julian Gilbey (Inglese, regista di A Lonely Place to Die)
Crudele. Dopo due episodi relativamente simpatici arriva la prima vera mazzata allo stomaco dell'antologia. Un'amara riflessione su come la paura e la necessità di trovare un colpevole possano fare regredire le persone e trasformarle in mostri assetati di sangue. Sicuramente uno degli episodi migliori ma anche uno dei più difficili da sopportare.


D is for Deloused di Robert Morgan (Inglese, classe 1974, regista di corti horror animati come The Cat With Hands e Bobby Yeah).
Disturbante. Realizzato con la tecnica della claymation, è il primo segmento davvero surreale e disgustoso, un incubo fatto di tanti piccoli elementi weirdissimi e oscuri, che entra sottopelle e mette i brividi. In questo caso, l'animazione fa molta più paura delle riprese "dal vero".


E is for Equilibrium di Alejandro Brugués (Argentino, classe 1976, regista di Il cacciatore di zombie).
Esilarante! Dopo due segmenti decisamente difficili da sostenere arriva la supercazzola che non c'entra nulla col progetto ma fa tanto ridere. Il maschilismo imbecille di fondo fa tenerezza ma è molto bella la realizzazione, con la luce solare che a poco a poco si affievolisce mentre l'amicizia dei due protagonisti viene meno.

F is for Falling di Aharon Keshales e Navot Papushado (Israeliani, registi di Rabies e Big Bad Wolves).
Fo**utamente triste. La poetica storia di una possibile, difficile amicizia tra una soldatessa israeliana e un ragazzino palestinese che, ovviamente, non potrà che finire male. Alla fine avevo un groppo alla gola un po' difficile da mandare giù.


G is for Grandad di Jim Hosking (Inglese, regista del corto Renegades).
Grottesco. Personalmente, l'ho trovato l'episodio peggiore dell'antologia, una surreale lotta tra un nipote stronzo e un nonno pazzo che, da come si mettono le cose a un certo punto, avrei virato sull'horror fantastico per darle un po' più senso. Mah.

H is for Head Games di Bill Plympton (Americano, classe 1946, regista di due corti animati candidati all'Oscar Your Face e Guard Dog, e di Cheatin').
Hhhh. Nel senso che, forse sarò limitata, ma questo tipo di animazione grottesca e assurda non mi fa impazzire. Comunque, è un bell'esempio di come la passione estrema possa diventare un odio altrettanto devastante.

I is for Invincible di Erik Matti (Filippino, classe 1965, regista del corto Vesuvius e di Tiktik: The Aswang Chronicles).
Idiota. Recitato da quelli che sembrerebbero una manica di zamarri arricchiti, racconta la storia di una vecchia che non muore e di una maledizione. Non sarebbe nemmeno brutta come idea ma, davvero, per quel che riguarda gli interpreti sembrava di aver davanti la telenovela filippina, non piemontese. 

J is for Jesus di Dennison Ramalho (Brasiliano, regista del corto Ninjas).
Jesù! Il corto più bello del film, di sicuro il più emozionante e poetico. L'omosessualità vista come "possessione demoniaca" da esorcizzare a colpi di violenza ed ignoranza, un dolore e una "passione" che non possono essere ignorati, né da Dio ne da qualsiasi altra divinità in ascolto. Se non avete il coraggio di imbarcarvi nell'impresa di vedere 26 horror diversi cercate di recuperare almeno questo.


K is for Knell di Kristina Buozyte e Bruno Samper (Lei Lituana, lui - credo - francese, lei regista di Vanishing Waves, lui alla prima esperienza dietro la macchina da presa).
Kaspita! Altro bellissimo episodio, meravigliosamente diretto e inquietante al punto giusto, mi ha ricordato Il male di Dylan Dog per il modo assolutamente casuale ed invasivo con cui, per l'appunto, il male può penetrare nel cuore delle persone e cambiarle per sempre. Per la cronaca, "knell" solitamente sta ad indicare il rintocco funebre.


L is for Legacy di Lancelot Imasuen (Nigeriano, classe 1971)
Leggero. Interessante perché si misura con miti e leggende tribali, per il resto il corto non è nulla di che, sia per la realizzazione che per la trama e si dimentica facilmente.

M is for Masticate di Robert Boocheck (Americano, classe 1976, regista del corto Horrific)
Mah. Simpatico ma ininfluente e, a causa di una mancanza di sottotitoli, non ho capito cosa diavolo abbia causato la follia zombesca/cannibale del ciccione protagonista che, tra l'altro, mette davvero ansia (peccato per gli occhi, le lenti a contatto sono palesemente finte)

N  is for Nexus di Larry Fessenden (Americano, classe 1963, regista di Habit e The Last Winter)
Non particolarmente esaltante. Bellissimo il montaggio, molto serrato, un incrocio di messaggi, orologi e distrazioni ma si sa dove andrà a parare il corto fin dalle prime immagini. Belli però gli omaggi a La moglie di Frankenstein e l'ambientazione a tema Halloween.

O is for Ochlocracy (mob rule) di Hajime Ohata (Giapponese, regista di Henge)
Originale! Dopo un paio di episodi mosci doveva arrivare la follia giapponese a salvarci tutti! L'abusata apocalisse zombie sviscerata da un punto di vista assai particolare, grottesco e anche commovente. Non sarebbe male un film dedicato all'argomento!


P is for P-P-P-P SCARY! di Todd Rohal (Regista, sceneggiatore, attore e produttore americano)
P is for P-P-P-P PUTTANATA! No, davvero. Simpatico l'omaggio ai Tre Marmittoni, alle gag anni '30, al bianco e nero, a quel che volete ma non c'era un altro regista un po' più "a tema", magari un italiano, a cui affidare la lettera P? Mah.

Q is for Questionnaire di Rodney Ascher (Americano, regista del documentario Overlook Hotel - Stanza 237)
Quasi riuscito. Nel senso che, anche lì, fin dall'inizio sappiamo dove andrà a parare il test sull'intelligenza condotto da una simpatica impiegata, però il risultato è comunque impressionante e sconsigliato ai deboli di stomaco.

R  is for Roulette di Marven Kren (Tedesco, regista di Rammbock: Berlin Undead e The Station)
Raffinato. Non si può dire che non lo sia e ad un certo punto ho pensato che una simile sequenza sarebbe stata perfetta per Bastardi senza gloria. Il soggetto è dei più abusati (lo potete capire dal titolo a quale roulette ci si riferisca) ma l'orrore dell'attesa è reso benissimo.

S is for Split di Juan Martinez Moreno (Spagnolo, classe 1966, regista di Game of Werewolves)
Superbo. Abbiamo un vincitore, signori, o perlomeno un corto che se la gioca col meraviglioso J is for Jesus. Un utilizzo incredibile dello split screen per una storia agghiacciante e violenta, un pugno nello stomaco con un finale da mascella per terra. Capolavoro, senza esagerare.


T is for Torture Porn di Jen e Sylvia Soska (Gemelle canadesi, classe 1983, registe di American Mary)
TeriBBile. E non in senso buono. Va bene la critica al maschilismo imperante nell'industria ma le patate tentacolate ormai sono demodé tanto quanto i flash psichedelici di cui è infarcito questo corto che, peraltro, continua anche dopo i lunghissimi titoli di coda del film, con la partecipazione speciale di Laurence R. Harvey (vi dice niente The Human Centipede 2?).

U is for Utopia di Vincenzo Natali (Americano, classe 1969, regista di Cube - Il cubo e Splice)
Uhm. Da un nome conosciuto come Natali mi aspettavo di più ma l'idea di un mondo fatto di centri commerciali e persone bellissime che deve "difendersi" dall'imperfezione è sempre affascinante.

V is for Vacation di Jerome Sable (Canadese, regista di Stage Fright)
Vaccata insopportabile. Non tanto per la realizzazione, interessantissima e con un furbo utilizzo del cellulare come mezzo di ripresa, soggettiva e comunicazione, quanto per i protagonisti. Due "amici" (più che altro due imbecilli) in vacanza; mentre uno telefona alla fidanzata cercando di nasconderle le prove dell'ovvio puttantour in cui si sono impelagati la sera prima l'altro, forse perché detesta la fidanzata dell'amico, prende il telefono e le mostra TUTTO. Ma proprio tutto. Vai a saper perché. Ho amato il finale, comunque.

W is for Wish di Steven Kostanski (Canadese, regista di Manborg e Father's Day)
Wow! Dopo la J e la S questo è indubbiamente il mio corto preferito. Immaginate di poter, per un giorno, finire catapultati in un universo assai simile a quello dei Masters. Uuh, direte, che figata per un bambino poter lottare fianco a fianco coi suoi beniamini! Seh, un par di ciufoli. Non aggiungo altro, guardatelo.


X is for Xylophone di Julien Maury e Alexandre Bustillo (Francesi, registi di A' l'interieur e Livide)
eXagerato. E non mi aspettavo di meno da quei due maledetti che hanno girato A' l'interieur. Come al solito i francesi strafanno e massacrano tutti gli altri 25 episodi, sia in quanto a splatter che in quanto a sonoro e musica. Il finale è il più scioccante della raccolta ma è anche molto prevedibile... è la tensione che si crea prima che conta.


Y is for Youth di Soichi Umezawa (Giapponese, al suo primo lavoro come regista)
Yew. Non che non mi sia piaciuto, anzi, è uno dei corti più originali ma alcune immagini sono davvero disturbanti, oltre che perfette per incarnare l'incoerente e dovuta ribellione di un'adolescente giapponese alle prese con due genitori che meritano ogni tortura immaginata dalla ragazzina.

Z is for Zygote di Chris Nash (Canadese, aveva già provato a partecipare al primo The ABCs of Death con un corto chiamato T is for Thread ma gli era stato preferito il devastante T is for Toilet)
Zio cantante (come direbbe Elio)! Un finale che stende, letteralmente, un body horror triste, disgustoso e opprimente come forse neanche Cronenberg l'avrebbe concepito. Certo, la trama è un gigantesco punto interrogativo ma come morte forse è la più fantasiosa della raccolta e il corto in sé non mi è dispiaciuto affatto.


E' finita anche quest'anno e devo dire che il secondo capitolo di quella che ormai è diventata la migliore vetrina horror cinematografica esistente è molto più bello del primo. A parte un paio di episodi supercazzola, la qualità dei corti è molto alta e, soprattutto, in essi c'è molto più equilibrio; il primo The ABCs of Death era soprattutto splatter e weird, questo spazia un po' in tutte le variazioni dell'horror e ha un ritmo meno forsennato, tanto che sono riuscita a guardarlo senza ritrovarmi con il mal di testa atroce e la voglia di vomitare che mi avevano attanagliato col suo predecessore... Inoltre anche i titoli di testa sono gradevolissimi, dal sapore antico. C'è da sperare che The ABCs of Dead 3: Teach Harder, previsto per il 2016 e nominato nei titoli di coda, si faccia davvero... magari con qualche italiano in mezzo! Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto vi consiglierei di cercare gli altri titoli diretti dai registi coinvolti, come al solito, (cosa che farò io) oppure guardare The ABCs of Death e Creepshow. ENJOY!

martedì 18 novembre 2014

Il Bollodromo #6: Dolci Tenebre di Fabien Vehlmann e Kerascoët

Dopo la trasferta lucchese la cosa più naturale è tornare a parlare di fumetti! I riflettori del Bollodromo sono oggi interamente puntati sul meraviglioso Dolci Tenebre (Jolies Ténèbres) di Fabien Vehlmann e Kerascoët, edito dalla Bao Publishing. ENJOY!





Di cosa parla?
Dolci Tenebre racconta l'esistenza di una comunità di piccoli esseri dalle fattezze umane che abitano il corpo di una bimba, morta in mezzo al bosco. Non vi serve sapere altro.

Perché mi è piaciuto?
O, meglio, perché mi ha turbata così tanto che non riesco a smettere di pensarci? Perché Dolci tenebre è di una crudezza e una cattiveria rare, che fanno letteralmente a pugni con i disegni assai simili a quelli di una fiaba (che, per inciso, effettivamente erano assai simili ad un horror per quantità di morti e crudeltà assortite). Senza ricamare troppo sulla trama, anche perché Dolci Tenebre è un'opera d'arte che dovete gustare con gli occhi ma soprattutto con la mente, diciamo che, molto gradualmente, gli autori cominciano ad introdurre in una società idilliaca tanti piccoli elementi e dettagli perturbanti che, a poco a poco, mettono i brividi addosso al lettore, per poi deflagrare nel finale, malinconico, inquietante ma anche liberatorio. La perdita dell'innocenza e la morte dei sogni d'infanzia vengono rappresentati in modo poetico ma anche crudo, attraverso una metafora particolarmente fantasiosa e, proprio per questo, ancora più efficace.

E quindi?
E quindi Dolci tenebre è un capolavoro, forse il "fumetto" (anche se mi vergogno a definirlo tale, chiamiamolo romanzo illustrato) più bello che ho letto quest'anno. I disegni di Kerascoët, nome d'arte che unisce i due illustratori francesi Marie Pommepuy e Sébastien Cosset, sono bellissimi ed ingannevoli perché danno l'illusione di avere davanti un racconto per bambini un po' più macabro del normale, mentre la storia di Aurore e dei suoi "allegri" compagni cattura fin dalla primissima pagina. Il prezzo dell'edizione BAO (rigida e con sovraccoperta, molto elegante) è abbastanza costoso ma sono 17 euro assolutamente ben spesi se siete degli amanti delle graphic novel!!

domenica 16 novembre 2014

Il BollOspite: Metropolis (1927)

Tornano le collaborazioni con La fabbrica dei sogni ed Arwen! Stavolta è toccato a me "sfidarla" a redigere la doppia recensione di un caposaldo come Metropolis, diretto nel 1927 dal regista Fritz Lang.


Trama: in una futuristica società divisa tra poveri operai e ricchi dirigenti, il giovane figlio di un industriale, Freder, si innamora della bella Maria, portavoce di un sentimento di unione tra "braccia e menti". L'inventore Rotwang, deciso a vendicarsi del padre di Freder che gli aveva portato via la donna amata, crea però un automa con le fattezze di Maria e lo usa per sobillare i lavoratori...



Il punto di vista di Arwen...

Eh si, chiedo venia, con colpevole ritardo ho visto Metropolis dopo più di vent'anni di visioni cinematografiche, cospargo il capo di cenere e dico perdonatemi.
Ovviamente come si dice, meglio tardi che mai piuttosto che non vederlo assolutamente meglio aspettare no? Comunque sia ora che siamo in ballo, balliamo!!
Metropolis è entrato nella mia vita come un fulmine a ciel sereno, cambiandola in bene!
Avevo già inquadrato l'opera cinematografica di Fritz Lang e visto alcuni suoi film perchè facendo la Nouvelle Vague mi resi conto che quei registi hanno spolverato la sua filmografia per preservarla nel tempo, siccome mi ispirava ho deciso di percorrere la conoscenza del suo cinema, e ogni tanto guardavo qualche film da lui diretto - e alla fabbrica potete trovare qualche suo film già recensito da me medesima - è inutile dire che come film Metropolis è imprescindibile in ogni collezione che si rispetti, sia per il fatto che è un capolavoro assoluto, sia per la capacità di essere attuale nonostante siano passati 87 anni dalla sua uscita, ma ciò che rende Metropolis affascinante, è il fatto di essere un film muto!!!
Sembra strano vero? Nell'epoca di tanti e roboanti film fracassoni, guardare un film come Metropolis è come prendere un pezzo di storia del cinema e restarne incantati per tutta la durata.
Nonostante ciò credo che Fritz Lang, molto più di altri autori a venire, -  come Kubrick o Tarkovskij, che hanno provveduto a rivoluzionare il genere, rendendolo adulto - abbia diretto un film che trascende il tempo, nel senso che ogni momento per vedere Metropolis è quello giusto, sarà sempre attuale grazie alla visionarietà all'avanguardia all'epoca del suo autore, che poi è stato di ispirazione a parecchi film come diceva anche Bollicina quali Guerre Stellari tra gli altri.
Io vedo Metropolis come il padre della fantascienza moderna, o meglio, come l'antenato dei film del genere, un capolavoro assoluto di un importanza fondamentale che trovare le parole adatte per una recensione è quanto mai un impresa, non ci vogliono voti per un film del genere, ma solo un invito a guardarlo e a collezionarlo, cosa fondamentale per ogni cinefilo che si definisca tale.
In poche parole TUTTI I CINEFILI DEVONO AVERE METROPOLIS NELLA LORO COLLEZIONE, altrimenti non possono essere definiti tali, in qualsiasi formato, in vhs, divx, dvd, non importa vi invito caldamente a guardare questo film, e immergervi nel mondo fantastico creato da Fritz Lang.
Oppure vederlo al cinema, ma ci pensate come sarebbe guardare Metropolis al cinema nel terzo millennio?
Sapete una cosa? Ho già l'acquolina in bocca al solo pensiero.
FILM DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE!!!

...E quello della Bolla!

Come posso io, umile detentrice di un misero blog, anche solo osare parlare di un caposaldo come Metropolis? Semplice, cercando di mettermi nei panni di uno spettatore degli anni '20 e abbandonandomi ad una meraviglia ancora oggi senza tempo, in grado di influenzare pesantemente tutto il cinema che sarebbe venuto dopo, a cominciare da Guerre Stellari, senza tanto ricamare su tecnicismi e significati nascosti di cui, tanto, non capirei nulla. Metropolis è un film semplice nella trama e grandioso nella realizzazione, lo specchio di una società che stava cambiando e che cercava il modo di parlare dei propri problemi attraverso la finzione, la fuga dalla realtà, per non dover vedere riproposte sullo schermo le sue misere condizioni in maniera palese. Ecco dunque che Fritz Lang e Thea Von Harbou creano Metropolis, futuristica città anche troppo somigliante alle caotiche metropoli (appunto!) della mitica America, all'interno della quale ricostruiscono lo squallido ed ingiusto divario tra la bistrattata classe operaia e la ricca classe dirigente, che dall'alto maneggia, decide ed impone senza preoccuparsi delle condizioni precarie in cui sopravvive la maggior parte della popolazione. Nella neonata Repubblica di Weimar era importante che tutti gli aspetti sociali collaborassero per mandare avanti la Nazione ed ecco la necessità, ribadita più volte nel corso di Metropolis, di trovare un mediatore, un Cuore, che unisse il braccio e la mente così da creare una società forte, collaborativa, indistruttibile, in grado di superare le costanti tentazioni che avrebbero affossato il singolo e portato quindi alla morte l'intera comunità (capite ora perché, anche se Metropolis non è assolutamente un film d'ispirazione nazista, quel povero pirla di Hitler se lo fosse guardato ed interpretato per i suoi biechi propositi...). Freder rappresenta così il Cuore, un privilegiato che, dopo aver testimoniato le terribili condizioni dei lavoratori, decide di diventare il mediatore auspicato dall'angelica Maria e portare la pace all'interno di Metropolis; a mettergli i bastoni tra le ruote ci pensa però l'inventore Rotwang, reso folle da un tragico amore che lo ha portato a creare un "uomo macchina" o, meglio, una donna macchina che obbedisce ad ogni suo volere e che lo aiuterà a perpetrare un'egoistica e terribile vendetta che finirà per minacciare l'intera città.
Al di là della storia, è indubbio però che quel che rende ancora oggi Metropolis un capolavoro del genere sono l'impianto incredibilmente visionario e, soprattutto, la favolosa donna-macchina, sia col suo aspetto meccanico che con quello umano. Le immagini sono splendide, le scenografie sono ancora fortemente debitrici dell'espressionismo tedesco (con le sue ombre decise e spigolose) ma già catapultate verso qualcosa di più moderno e "americano" nella sua grandiosità, interamente espressa con degli effetti speciali all'avanguardia e l'utilizzo di uno sterminato numero di comparse. La figura di Maria, come ho detto, calamita tutta l'attenzione dello spettatore, oggi come allora: al di là di un design che ha fatto storia e che è tutt'oggi fuori dal normale (tra l'altro la povera Brigitte Helm indossava un costume fastidiosissimo!), è incredibile il delirante sdoppiamento dell'attrice che passa dall'essere una figura angelicata all'incarnazione stessa della puttana di Babilonia, un essere ultraterreno e pericoloso che da il la ad una delle sequenze più surreali della pellicola, quella in cui la finta Maria danza attorniata dagli occhi (occhi, non sguardi. Occhi! E' incredibile!) lubrichi degli spettatori adoranti, una sequenza eguagliata solo dalla terribile visione in cui Freder vede una semplice macchina trasformarsi in un orribile mostro mangia-operai. Anche l'inquietante aspetto di Rotwang, un perfetto mad doctor, e della terribile spia di Fredersen hanno fatto scuola e ancora oggi conservano inalterata la capacità di turbare gli animi, in quanto determinate caratteristiche sono ormai state codificate nella concezione stessa di "malvagio" o "strano" fino a diventare quasi parte del nostro DNA di spettatori, anche occasionali. Altro non sto a dire, ne hanno parlato fior di critici e di studiosi del cinema; io posso solo consigliarvi, una volta nella vita, di ignorare il bianco e nero, il muto, la lunghezza e di gustarvi un caposaldo cinematografico ancora modernissimo e in grado di stupire!!

Fritz Lang (vero nome Friedrich Christian Anton Lang) è il regista della pellicola e probabilmente ha messo mano anche alla sceneggiatura assieme alla moglie Thea Von Harbou. Originario di Vienna, ha diretto film come Il dottor Mabuse, I nibelunghi, M - Il mostro di Dusseldorf, Il testamento del dottor Mabuse, Il prigioniero del terrore, Il grande caldo, La bestia umana e Il diabolico Dr. Mabuse. Anche produttore e attore, è morto nel 1976 all'età di 85 anni.


Per decenni, tutte le versioni esistenti di Metropolis erano copie accorciate e rimontate del negativo originale incompleto (forse la più famosa è quella del 1984, "colorata" ed accompagnata dallo score di Moroder) ma nel 2008 è stata ritrovata al Museo del Cine Pablo Ducrós Hicken di Buenos Aires una copia integrale del film originale, spedita in Argentina nel 1928. Nel 2010 è stata quindi presentata a Berlino la versione "definitiva" di Metropolis, contenente più o meno 25 minuti di scene ritrovate nella copia argentina e accompagnata dalle musiche originali di Gottfried Huppertz, ed è la versione che ho visto io in DVD. Onestamente, visto che Metropolis è unico nel suo genere, non saprei cosa consigliarvi di vedere se vi fosse piaciuto: provate con dei capisaldi come M - Il mostro di Dusseldorf e Tempi moderni. ENJOY!

venerdì 14 novembre 2014

Zombeavers (2014)

Un film che mescola zombie e castori?? Non potevo perderlo, ovviamente! Così, in questi giorni ho guardato Zombeavers, diretto e sceneggiato da Jordan Rubin.


Trama: tre ragazze decidono di fare un weekend per sole donne in riva al lago. La prima sera purtroppo si presentano alla porta i rispettivi ragazzi... e anche un branco di castori mordaci e zombizzati!


Ci tengo a dire subito che Zombeavers è una supercazzola (spero che l'abbiate già capito dal titolo), una supercazzolona fatta coi piedi ma comunque non totalmente disprezzabile perché non si prende sul serio neanche per un minuto ed è talmente consapevole della sua natura imbecille che persino lo spettatore arriva a sentirsi parte della "famiglia" di dementi che l'hanno realizzata. Zombeavers è una pellicola che strizza l'occhio allo spettatore porcellino, che cerca più la beaver (chiamiamola topa, via!) dell'orrore, però a differenza di quella robetta volgarotta di Nurse 3D qui anche un certo tipo di pubblico femminile potrebbe divertirsi, nella fattispecie chi, come me, negli anni '80-'90 si è trastullato con Tremors, Gremlins e Critters perché l'impianto di Zombeavers è più o meno simile alle tre pellicole che ho citato; i zombeavers del titolo spuntano infatti a tradimento da ogni anfratto del piccolo rifugio in riva al lago che diventa così la prigione dei protagonisti e c'è il solito redneck dal fucile facile che cerca di salvare le chiappe ai poveri virgulti. Per seguire le mode imperanti e le regole romeriane dello zombie, ovviamente, ad un certo punto il film prende tutt'altra direzione ma è una direzione, ribadisco, talmente scema e senza vergogna che non si può fare a meno di accettarla con indulgenza e ridere a crepapelle.


Personalmente, la cosa che più mi ha devastata di Zombeavers e che lo consacrerà in eterno nell'Olimpo del trash è la palese natura pupazzesca dei castori. I responsabili degli effetti speciali non si sono minimamente sbattuti a rendere realistici né loro né tantomeno i tentativi dei protagonisti di ucciderli e/o levarseli di dosso; vi dico solo che prima dei titoli di coda c'è un esilarante gag reel dove si vede un cagnolino in mezzo all'acqua mentre gioca con questi pupazzoni e una voce in sottofondo dice, scoraggiata "Ma... dovrebbe avere paura!!!". Ma di che cosa, spiegami! Ti piacerebbe che avesse paura di queste pallotte di pelo finto, buone solo per una mano di "whack-a-mole!" alle fiere! Altri tocchi di finezza si districano inoltre tra il serio e il faceto. Per esempio, scommettete pure su chi sopravviverà alla fine tra la buona, la razionale, la zoccola, il cretino, il belloccio imbecille e il belloccio intelligente; io non avrei dato due euro al vincitore e questo è un punto a favore del film! Rimanendo sul faceto, invece, voto DIECI ai due scoppiatissimi autisti che fanno letteralmente esplodere un cervo per colpa di un telefonino (e che danno il meglio di sé nel gag reel di cui ho già parlato) e voto MILLE alla canzone che accompagna i titoli di coda, eseguita in perfetto stile "crooner" ma mortalmente idiota dal punto di vista del testo... ah, e a proposito di titoli di coda, non perdetevi la scena post credits, preludio a qualcosa che potrebbe intitolarsi Zombees ma anche no! Insomma, volete una serata all'insegna dell'ignoranza? Zombeavers è il film che fa per voi, non ve ne pentirete!!

Jordan Rubin è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa. Americano, è anche attore (in Zombeavers possiamo vederlo dal benzinaio) e produttore.


Brent Briscoe interpreta Winston Gregorson. Americano, ha partecipato a film come Soldi sporchi, Il miglio verde, Mulholland Drive, Spider-Man 2, The Messengers, Il cavaliere oscuro - Il ritorno e a serie come E.R. Medici in prima linea, 24, Numb3rs, Doctor House, Grey's Anatomy, Bones, Medium, Desperate Housewives e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatore, ha 53 anni e due film in uscita.


Rex Linn interpreta Smyth. Americano, ha partecipato a film come Cliffhanger - L'ultima sfida, Wyatt Earp, Corsari, Rush Hour - Due mine vaganti, Instinct - Istinto primordiale, The Hunted - La preda, Abominable, Django Unchained, Un milione di modi per morire nel west e a serie come Una famiglia del terzo tipo, Walker Texas Ranger, Jarod il camaleonte, The Walking Dead e CSI: Miami. Anche produttore, ha 58 anni e un film in uscita.


Due parole due sui giovani attori: tra tutti "spiccano" giusto Rachel Melvin, che interpreta Mary (era già apparsa in Boo - Morire di paura e tornerà in Scemo & + scemo 2) e Cortney Palm, che interpreta Zoe (si era vista brevissimamente in Anarchia - La notte del giudizio), gli altri sono più o meno sconosciuti. Detto questo, se Zombeavers vi fosse piaciuto perché non recuperate i già citati Critters e Tremors? ENJOY!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...