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mercoledì 3 giugno 2026

Passenger (2026)


A Savona è miracolosamente uscito anche Passenger di André Øvredal! Prima di tornare alla solita, fastidiosa situazione di penuria, sono andata a vederlo.

Trama

Dopo aver assistito a un incidente stradale mortale, una coppia di fidanzati comincia a venire perseguitata da un'entità demoniaca...

RECENSIONE

Uscito un po' in sordina e bocciato da molti, in realtà Passenger è un horror dignitosissimo, con delle ottime intuizioni e una solida regia. Persino la trama, nonostante si appoggi sui tipici cliché delle storie a tema "infestazione demoniaca", ha degli sprazzi originali, perché a memoria non rammento un horror in cui siano le strade americane ad essere infestate da entità che si legano in maniera inscindibile alle sfortunate automobili che le incrociano, portando alla morte autisti e passeggeri (ma se mi sbaglio, scrivete pure i titoli nei commenti!). Gli sventurati del caso sono Maddie e Tyler, una coppia di fidanzati che gira l'America a bordo di un van. Tra i due, che pur sono innamoratissimi, ci sono delle divergenze taciute: la massima ambizione di Tyler è vivere libero, assieme a Maddie, a bordo di un camper, senza mettere mai radici, mentre Maddie vorrebbe finalmente crearsi una famiglia in un luogo da poter chiamare casa. Il comprensibile fastidio di Maddie nei confronti della nuova vita on the road (io sono una couch potato, quindi mi mette quasi più paura l'idea di vivere passando da un parcheggio all'altro, usando le palestre per fare la doccia, che trovarmi davanti un demone) si acuisce quando i due si imbattono in un incidente stradale mortale e, subito dopo, cominciano a succedere cose abbastanza strane e terrificanti all'interno del van, tutte riconducibili a una creatura sovrannaturale. Passenger va spedito come un treno nei primi due atti, durante i quali viene introdotta la demoniaca figura del "passeggero" del titolo, il suo modus operandi atto a fare impazzire le persone prima di ucciderle, e la sua lore, fatta di regole ben precise da seguire, nel caso si voglia tentare di sopravvivere. Nel prefinale, purtroppo, queste stesse regole vengono disattese o piegate ai voleri di una trama sempre più legata agli schemi dell'horror demoniaco, cosa che rende difficile allo spettatore non sentirsi un po' preso in giro. Inoltre, Passenger si indebolisce proprio quando la presenza tangibile dell'entità diventa preponderante, appoggiandosi sempre più a jump scare telefonati, diversamente da una prima parte in cui le apparizioni del maligno vengono centellinate, costringendo André Øvredal a sbrigliare tecnica e fantasia a beneficio della tachicardia della gente in sala. 

Il regista realizza almeno tre sequenze davanti alle quali bisognerebbe togliersi il cappello. La prima è quella iniziale, dove la magistrale tensione creata da una lentissima panoramica il cui punto di vista è situato all'interno della macchina si combina ad un sonoro da brividi e un montaggio intelligente (per non parlare dell'omaggio alla terrificante scena del ciclista in Il seme della follia!); la seconda è interamente ambientata in un parcheggio, e impiega più o meno la stessa tecnica per enfatizzare il terrore e il senso di spaesamento della protagonista; la terza sfrutta invece in maniera originale un'opera inaspettata, Vacanze romane, un film che con l'horror non c'entra nulla ma che penso non riuscirò mai più a guardare allo stesso modo. André Øvredal si conferma dunque un ottimo regista di genere che sa il fatto suo, in grado di confezionare ottimi e divertenti horror "commerciali". Personalmente, ho anche apprezzato il sembiante del "passenger", soprattutto nelle inquadrature che lo vedono ripreso da lontano, di scorcio, appena fuori dal campo visivo, perché l'insieme mi ha ricordato il Bob di Twin Peaks, contribuendo non poco al terrore provato durante le sue apparizioni. Meno interessante il volto del demone, ahimé, che ho trovato poco originale, ma tutto sommato si tratta di un piccolo difetto che, assieme agli altri citati nel post, non inficia il valore di un film interamente dedicato alla paura fine a se stessa, senza ambizioni elevate di critica sociale, o di realizzare un capolavoro che rimarrà negli annali. Ogni tanto c'è bisogno anche di questo tipo di horror medi ma genuini per mandare avanti la baracca, quindi il mio consiglio è quello di premiare Passenger andando a vederlo in sala! 

CAST

Del regista André Øvredal ho già parlato QUI mentre Melissa Leo, che interpreta Diana Larson, la trovate QUA.

CURIOSITà

Jacob Scipio, che interpreta Tyler, era nel cast di I mercen4r - Expendables. ENJOY!





lunedì 6 ottobre 2025

Nuovi Incubi Horror Challenge Day 6: Demeter - Il risveglio di Dracula (2023)

Sesto giorno di Nuovi Incubi Halloween Challenge, con un horror per chi è agli inizi col genere. Pensandoci un po' su mi è parso perfetto Demeter - Il risveglio di Dracula (The Last Voyage of the Demeter), diretto nel 2023 dal regista André Øvredal.


Trama: durante la traversata dal porto di Varna a Londra, l'equipaggio della nave mercantile Demeter si trova a fare i conti con un clandestino terrificante...


Avevo letto le peggio cose su The Last Voyage of the Demeter (con tutto il rispetto, il titolo italiano è orribile, ma che risveglio e risveglio?), forse per questo mi sono accinta a guardare il film senza grandi aspettative. In virtù di ciò, o del fatto che l'ho visto spezzato in un paio di giorni per la mia consueta mancanza di tempo, l'ho apprezzato più di quanto pensassi e non ho patito la mancanza di ritmo iniziale, anzi, mi sono fatta prendere abbastanza dall'atmosfera. D'altra parte, è anche vero che adoro Dracula e, a prescindere dalla qualità delle opere, mi diverto quasi sempre con le varie versioni del romanzo di Stoker, anche quando la trama, come in questo caso, si prende alcune libertà che sconfinano nella minchiata (per esigenze narrative, il contagio ha durata variabile, questa è l'unica cosa che mi ha indispettita). Per chi non lo sapesse, e senza fare troppi spoiler, The Last Voyage of the Demeter racconta, per l'appunto, l'ultimo viaggio di una nave condannata a un infausto destino nel momento esatto in cui viene designata per portare le casse di terra di Dracula verso la magione britannica scelta dal vampiro per "espandere la sua attività"; i protagonisti del film sono tutti dei dead men walking e c'è solo da aspettare l'inizio di una mattanza che non risparmia nessuno e che ha la struttura di un survival horror girato in un unico ambiente chiuso ed inospitale. La sceneggiatura si impegna persino a dare un minimo di personalità ai vari membri dell'equipaggio, salvo per un paio connotati come mera carne da macello, così che allo spettatore venga dato il tempo non solo di affezionarsi/interessarsi inutilmente, ma anche la possibilità di non prevedere perfettamente l'ordine di dipartita, il che consente di ravvivare un po' il ritmo del film. 


La pellicola punta inoltre a rendere Dracula un mostro privo di alcuna coscienza umana e praticamente muto, distante anni luce dalla figura romantica o elegante sdoganata da anni di opere a tema. Non ci sono sequenze di seduzione o ipnosi, ma solo la caccia feroce di una bestia che sfrutta le ombre di una nave zeppa di anfratti e le condizioni meteo avverse, e il risultato è che Øvredal può sfogarsi con sequenze fulminee e sanguinose, oppure giocare con l'interessante architettura della nave titolare senza neppure offrire il fianco a banali jump scares. Purtroppo, nonostante le mille possibilità legate a scenografia, fotografia e montaggio, The Last Voyage of the Demeter si affida ad una CGI non sempre all'altezza, soprattutto nel momento in cui alle movenze inquietanti dello snodatissimo Javier Botet si sostituiscono le inquadrature nitidissime di un mostro zannuto e nerboruto, finto come i soldi del Monopoli. Per fortuna, non è una scelta preponderante, ed è anche gradevole osservare le interazioni sempre più tese e disperate tra gli ottimi attori di un cast variegato, tra i quali spiccano l'adorato David DastmalchianAisling Franciosi (anche se dal suo personaggio si dipartono parecchie storture di sceneggiatura che mi hanno perplessa), Liam Cunningham nel ruolo del capitano e il piccolo, bravissimo Woody Norman, di cui spero di vedere il musotto tenerello in un altro horror, prossimamente. In breve, The Last Voyage of the Demeter non è la schifezza demolita da tantissimi spettatori e nemmeno un film imperdibile, bensì una perfetta via di mezzo per passare una serata in lieta tensione.


Del regista André Øvredal ho già parlato QUI. Corey Hawkins (Clemens), David Dastmalchian (Wojchek) e Javier Botet (Dracula / Nosferatu) li trovate invece ai rispettivi link.

Liam Cunningham interpreta il capitano Eliot. Irlandese, ha partecipato a film come Il cartaio, Harry Brown e a serie quali Doctor Who e Il trono di spade. Anche regista e produttore, ha 63 anni. 


Per la serie, dove li ho già visti: Aisling Franciosi, ovvero Anna, era la protagonista di The Nightingale; Chris Walley, che intepreta Abrams, era nel cast di 1917 e Unwelcome (o La maledizione dei Far Darrig); Stefan Kapicic, che interpreta Olgaren, ha doppiato Colosso nei due film dedicati a Deadpool; Nikolai Nikolaeff (Petrofsky) era l'Ivan della quarta stagione di Stranger Things; il piccolo Woody Norman è il protagonista del bellissimo Cobweb. Siccome sono 20 anni che questo film è in progetto, tra i vari registi che, prima o poi, hanno "rischiato" di dirigerlo c'erano Marcus Nispel, Neil Marshall e David Slade, mentre tra gli attori "caduti" figurano Viggo Mortensen, Noomi Rapace e Ben Kingsley. Ovviamente, se Demeter - Il risveglio di Dracula vi è piaciuto dovete recuperare Nosferatu, Dracula, Dracula di Bram Stoker e anche la miniserie del 2020 Dracula, con uno splendido episodio interamente ambientato sul Demeter. ENJOY! 

martedì 16 novembre 2021

Scary Stories to Tell in the Dark (2019)

Approfittando del suo passaggio televisivo, la sera di Halloween ho deciso di guardare un film che, purtroppo, non era passato in sala dalle mie parti e non si trova su nessuna delle piattaforme per cui pago regolarmente l'abbonamento, ovvero Scary Stories to Tell in the Dark, diretto nel 2019 dal regista André Øvredal e tratto dall'omonima raccolta di racconti di Alvin Schwartz.


Trama: la sera di Halloween, Stella e i suoi amici rimangono chiusi in una vecchia casa che si vocifera essere infestata. Lì la ragazza trova un libro di racconti capaci di influenzare il destino di chi li legge e catapultarli in un incubo...


Scary Stories to Tell in the Dark
mi aveva attirata grazie a una produzione (con zampata alla sceneggiatura) di Guillermo del Toro e grazie a un trailer accattivante e spaventevole, spesso fatto solo da piccolissimi flash delle storie che formano l'ossatura della trama. Le storie in questione, se vi è capitato di leggere il libro di Alvin Schwartz, non sono altro che racconti tra il breve e il brevissimo, spesso e volentieri tratti o ispirati dal folklore americano e mondiale, e somigliano in effetti tantissimo ad alcune delle storie che ci raccontavamo da bambini per spaventarci l'un l'altro (avessi avuto per le mani da bambina una simile miniera d'oro l'avrei sfruttata senza pietà - dei miei amici - peccato averlo scoperto alla veneranda età di 40 anni); onestamente, avrei creduto che un adattamento di queste storie sarebbe stato non solo difficile, ma addirittura impossibile, e invece Øvredal e Del Toro sono riusciti a tirarne fuori uno di quei rarissimi film a episodi coerenti dall'inizio alla fine, popolato da personaggi tridimensionali e capace anche di insegnare qualcosa. Siamo nel 1969 (l'anno della guerra in Vietnam e di un'America spaccata in due tra chi non vede l'ora di credere, appunto, alle panzane di Nixon correndo a combattere i commies e chi ad arruolarsi non ci pensa nemmeno) e la sera di Halloween Stella e i suoi amici si rifugiano nella casa infestata del paese per scappare da un branco di bulli. Lì i nostri trovano per caso la stanza dove si dice fosse stata rinchiusa la giovane Sarah Bellows, reietta accusata dalla sua influente famiglia di aver ucciso molti bambini avvelenando l'acqua, e trovano soprattutto il quaderno dove la ragazza passava il tempo a scrivere storie dell'orrore col sangue. Affascinata dalla leggenda, Stella porta via il quaderno, sulle cui pagine bianche cominciano tuttavia a comparire nuovi racconti aventi per protagonisti proprio i suoi amici, che finiscono vittime del destino designato dalle parole scritte dal vendicativo spirito di Sarah.


Come i migliori racconti horror, Scary Stories to Tell in the Dark è crudele e non fa sconti, va sì a toccare chi deve morire male ma condanna a un destino orribile anche chi non lo meriterebbe, imbroccando alcune delle sequenze più spaventose viste all'interno di un film pensato per un pubblico di ragazzi e rendendo "vive" le già inquietanti illustrazioni di Stephen Gammell (vi sfido a non farvela nei pantaloni davanti alla "donna grassa" o al jangling man, davvero terrificanti), eppure non si limita a seguire il pattern "la storia si scrive da sola - la vittima muore - ecco che spunta un'altra storia". La crudeltà che preme sottolineare ai realizzatori è quella che vede le "storie" come un mezzo per condannare le persone, per rovinare la loro esistenza e persino il loro ricordo, talvolta per ingannarle; Sarah Bellows è una creatura agghiacciante, ma cosa si nasconde davvero dietro la maledizione che la porta a sfogare tutto il suo odio su carta? E se la scrittura, i racconti, possono condannare le persone, non possono forse anche salvarle se usati a fin di bene?  Scary Stories to Tell in the Dark è un film perfetto per i più giovani perché, attirandoli con la promessa di un paio d'ore spaventevoli, apre la loro mente a concetti universali, sui quali è necessario riflettere, come la solitudine e la paura di non essere all'altezza delle aspettative altrui, ma parla anche dell'impossibilità di decidere della propria vita, del coraggio di affrontare ciò che ci terrorizza e della necessaria empatia nei confronti degli altri, che deve spingerci a non limitarci mai alle apparenze. Come ho detto, la mano di Del Toro si vede e si sente, lo capite da soli. Il risultato è dunque un film per ragazzi che può parlare anche agli adulti, un prodotto che finalmente non tratta i giovani spettatori come dei cretini e che può ambire a ritagliarsi un posticino nel cuore degli appassionati di horror. Se non lo avete ancora visto, recuperatelo al più presto!


Del regista André Øvredal ho già parlato QUI. Dean Norris (Roy Nicholls), Gil Bellows (Sceriffo Turner) e Javier Botet (Cadavere senza pollice) li trovate invece ai rispettivi link. 


L'anno scorso si parlava di un seguito diretto sempre da André Øvredal ma, probabilmente causa covid, temo che il progetto sia stato momentaneamente sospeso perché non se ne hanno più notizie. Ciò detto, se Scary Stories to Tell in the Dark vi fosse piaciuto, recuperate Trick'r Treat e The Mortuary Collection. ENJOY!

venerdì 10 marzo 2017

The Autopsy of Jane Doe (2016)

Altro giro, altro horror preso paro paro dalla classifica di Lucia e consigliatomi anche dall'amico Roberto! Oggi si parla di The Autopsy of Jane Doe, diretto nel 2016 dal regista André Øvredal e uscito proprio l'8 marzo in Italia.


Trama: sul luogo di una strage familiare viene ritrovato il cadavere di una donna che, apparentemente, non ha nulla a che vedere con le dinamiche della tragedia. Per comprenderne il mistero, il cadavere viene affidato agli anatomopatologi Tommy ed Austin Tilden, padre e figlio che si ritrovano così a dover gestire qualcosa che va oltre le loro competenze...



Ultimamente mi capitano sotto mano horror che, per quanto siano bellissimi, non riescono proprio a mettermi paura, a meno che non ricorrano al sempre valido "trucco" del jump scare piazzato ad arte. Per intenderci, non è che guardando Train to Busan non mi sia venuta ansia per i protagonisti quando gli zombi li attaccavano, oppure che non me la sia fatta sotto all'idea di una madre e una figlia perseguitate dai djinn nel bellissimo Under the Shadow, ma l'aria di minaccia che ho respirato fin dall'inizio di The Autopsy of Jane Doe è cresciuta e si è sedimentata in maniera particolare, tanto che ad un certo punto mi è venuta persino voglia di andarmi a fare un giro e lasciare i Tilden alle prese con l'inquietante cadavera. Senza fare spoiler, ché io basandomi sugli stessi indizi che sto per scrivere ero arrivata ad una conclusione completamente errata, questa Jane Doe così perfetta all'esterno e maciullata dentro, talmente gnocca che persino con la lingua mozzata e l'occhio vitreo risulta trecento volte più figa di quanto potrei mai essere io truccata di tutto punto, puzza di camurrìa lontano un chilometro. Lo sa bene Øvredal, che non lesina inquadrature del volto della fanciulla, di mani che si avvicinano pericolosamente alla bocca di lei, di "cose" inspiegabili che accadono man mano che i due anatomopatologi toccano le varie fasi dell'autopsia (con dovizia di rumorini, ombre riflesse sugli specchi, dettagli che stonano nell'asettico ambiente di una camera mortuaria) arrivando a scoprire cose parecchio strane su costei; ai fatti tangibili, per così dire, ricavati dall'approccio scientifico dei due e dagli indizi pescati da questo corpo morto, si affiancano conclusioni che fanno arricciare il naso dello spettatore e che lo portano ad aspettare spasmodicamente quella svolta horror che, ovviamente, non tarda ad arrivare. Ma forse non nel modo che uno si aspetta, non con questo canovaccio ridotto all'osso sul quale gli sceneggiatori hanno giocato di furbizia, attori e tecnica.


Una volta entrati nel mood del film, più o meno quando i due protagonisti arrivano a rendersi conto di essere stati incaprettati, la paura un po' passa e la conclusione, riflettendoci, fa abbastanza ridere (SPOOOOILERISSIMO: comodo perpetrare la maledizione attraverso un cadavere che gira per le case dal 1600!!) ma la scelta di ambientare il film in un ambiente claustrofobico come i sotterranei adibiti a morgue di una casa in campagna è sicuramente vincente, soprattutto considerata la natura per nulla rassicurante o moderna dei mezzi utilizzati solitamente dai Tilden per arrivare in superficie. A tutto questo bisogna aggiungere ancora un paio di cosette. La regia di Øvredal è furbissima e il norvegese merita un plauso per il modo in cui è riuscito ad evitare le soluzioni banali che la seconda parte del film avrebbe potuto richiamare, preferendo ricorrere a poche inquadrature mirate di dettagli e a quel "vedo non vedo" che fa molta più paura rispetto al continuo utilizzo di una CGI farlocca. Stiamo pur sempre parlando di un film che si intitola L'autopsia di Jane Doe, quindi anche gli amanti del gore hanno di che gioire, tra incisioni ad ipsilon dalle quali sgorga il sangue e dettagli anatomici abbastanza raccapriccianti (si astengano invece coloro che, giustamente per carità, non amano vedere morire degli animali on screen, anche di morte "naturale") ma il cuore della pellicola, giusto per rimanere in tema, è sottile e inquietante come il mestiere dei due protagonisti. I quali, ovviamente, sono il secondo punto di forza del film, col vecchio leone Brian Cox che palesa un invidiabile aplomb nonché una comprensibile aura di tristezza in grado di renderlo molto umano, ed Emile Hirsch in qualità di figlio desideroso di staccarsi dalla scomoda attività di famiglia eppure, in qualche modo, legato ed interessato ai segreti del mestiere. Menzione speciale la merita però Jane Doe in persona: l'irlandese Olwen Catherine Kelly passerà anche tutto il film sdraiata su un tavolo da autopsia senza muovere un muscolo ma in qualche modo la sua presenza scenica surclassa quella degli altri due bravissimi attori, quindi mi vien quasi da dire che il 2016 sia stato un anno perfetto per i cadaveri cinematografici, Swiss Army Man docet!


Di Brian Cox, che interpreta Tommy Tilden, ho già parlato QUI.

André Øvredal è il regista della pellicola. Norvegese, ha diretto film come Troll Hunter. Anche produttore, ha 44 anni e un film in uscita.


Emile Hirsch interpreta Austin Tilden. Americano, ha partecipato a film come Lords of Dogtown, Into the Wild - Nelle terre selvagge, Milk, Killer Joe, Le belve e a serie quali Una famiglia del terzo tipo, Sabrina vita da strega, Jarod il camaleonte e ER - Medici in prima linea. Ha 32 anni e quattro film in uscita.


Pare che Martin Sheen fosse stato scelto per il ruolo di Tommy ma all'ultimo ha dovuto rinunciare ed è stato perciò sostituito da Brian Cox. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate The VVitch. ENJOY!

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