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martedì 18 febbraio 2025

September 5 - La diretta che cambiò la storia (2024)

La settimana scorsa è uscito in Italia uno dei candidati alla Miglior sceneggiatura originale, ovvero September 5 - La diretta che cambiò la storia (September 5), diretto e co-sceneggiato nel 2024 dal regista Tim Fehlbaum.


Trama: durante i giochi olimpici di Monaco, del 1972, la troupe di ABC Sports si ritrova a dover raccontare in diretta l'attacco terroristico palestinese ai danni della squadra israeliana...


Probabilmente non avrei mai guardato September 5 se non fosse stato per la candidatura a miglior sceneggiatura originale. Per evitarvi di commettere il mio stesso errore, vi dico subito che September 5 è invece un film dignitoso e molto interessante, un thriller "da camera" tratto da una terribile (e, purtroppo, incredibilmente attuale) storia vera. L'attentato terroristico accorso durante le Olimpiadi di Monaco del 1972 era già il tema portante del film Munich, ma September 5 si concentra su ciò che accadde "dietro le quinte", all'interno del quartier generale di ABC Sports, quando la troupe incaricata di seguire gli eventi sportivi riuscì a raccontare in diretta, tramite una trasmissione entrata nella storia, la tragica vicenda degli undici ostaggi israeliani. L'aspetto interessante di September 5 è proprio l'idea di raccontare gli eventi da un punto di vista "esterno", attraverso una narrazione costruita, minuto dopo minuto, da informazioni raccolte in tempo reale, non perfette né attendibili. I giornalisti dell'emittente, tra cui un capo della sala di regia alla sua prima esperienza o quasi, si ritrovano combattuti tra emozioni umanissime come terrore, preoccupazione e tristezza, e il desiderio di portare a casa lo scoop della vita, destreggiandosi all'interno di un codice deontologico (tenendo in conto anche il rispetto degli spettatori e delle vittime coinvolte) che lascia ben poco margine ad errori o riflessioni. Il risultato sono 94 minuti di pura tensione, fatti di decisioni rapide, silenzi carichi di attesa, telefonate risolutive e angoscianti sguardi su una situazione esterna che si fa sempre più complessa, anche in virtù dell'importanza sempre più grande della TV e delle trasmissioni internazionali (il momento in cui la troupe si accorge che le riprese in diretta vengono viste anche dai terroristi è agghiacciante); la surreale trasformazione di una "banale" giornata di giochi olimpici in un incubo, con Berlino che torna ad essere una zona di guerra dopo trent'anni, è enfatizzata dalle immagini di archivio che, lungi dall'offrire allo spettatore un resoconto completo e chiaro della vicenda, mostrano squarci di (ir)realtà riprese dalle angolazioni più improbabili e filtrate dalla voce, calma e controllata, dell'anchorman di turno. A fronte di tutto ciò che accade fuori, il fatto che September 5 sia quasi interamente girato all'interno del quartier generale di ABC Sports rende la vicenda ancora più claustrofobica, nonché più interessante l'approfondimento psicologico dei personaggi.


September 5
è un film molto dialogato, la sceneggiatura introduce tantissimi argomenti, anche di ordine politico ed ideologico; visto in originale, è persino un po' difficile da seguire, anche perché i tecnici del suono hanno fatto un lavoro egregio, arricchendo le riprese ravvicinate dei vari punti della sala di controllo con conversazioni in sottofondo, trasmissioni di altre emittenti, telefonate e così via. Ciò nonostante, i vari protagonisti hanno modo di spiccare, ognuno in base ai loro ruoli, responsabilità e personalità, così come alcuni legami che intercorrono tra gli stessi, tra tensioni linguistico-razziali o, banalmente, legate alla gerarchia presente nella sala di regia. Fortunatamente, gli attori sono tutti molto bravi ed affiatati. Tra tutti, spicca John Magaro, nei panni del giovane produttore gettato nella mischia e costretto a prendere decisioni drastiche e tempestive, con tutti i dubbi derivati dalla sua inesperienza (nonché l'enorme onere/onore capitatogli tra capo e collo), punta di un triangolo di interpretazioni che è il cuore del film. Agli altri capi ci sono la favolosa Leonie Benesch, il nemico "tedesco" che diventa indispensabile ponte per superare la barriera linguistica, offrendo uno sguardo meno tecnico e più umano non solo sulla vicenda del film ma anche sulla tragedia che si svolge all'esterno, e il Marvin Bader di Ben Chaplin, la cui famiglia è stata distrutta dall'Olocausto e, probabilmente, più di ogni altro capisce quanto la trasmissione e gli eventi del 5 Settembre rischino di influenzare una situazione internazionale precaria. L'unico difetto di September 5, oltre al fatto che, come ho scritto su, rischia di sovraccaricare lo spettatore al punto da costringerlo a distogliere l'attenzione per sopravvivere all'abbondanza di informazioni, è forse la resa "transitoria" della storia che narra. Certo, il pubblico un minimo intelligente capisce da sé quanto un reportage come quello della ABC Sport abbia cambiato il modo di fare giornalismo in TV, e per il resto basterebbe aprire un libro di storia; tuttavia, forse, il film potrebbe risultare un po' superficiale per gli spettatori più esigenti, che potrebbero non apprezzare l'attenzione rivolta quasi esclusivamente all'effetto thriller e al montaggio serrato della pellicola. Io, che mi accontento di poco, l'ho apprezzato più di quanto credessi, quindi non posso fare altro che consigliarvelo, se lo trovate in sala!


Di Peter Sarsgaard (Roone Arledge), John Magaro (Geoffrey Mason) e Ben Chaplin (Marvin Bader) ho già parlato ai rispettivi link.

Tim Fehlbaum è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Svizzero, ha diretto film come The Colony e Apocalypse. Anche direttore della fotografia, produttore e attore, ha 43 anni.


Leonie Benesch
, che interpreta Marianne, era la protagonista del bellissimo La sala professori. Se September 5 - La diretta che cambiò la storia vi fosse piaciuto, recuperate Munich, The Post e Il caso Spotlight. ENJOY!

venerdì 2 dicembre 2016

Snowden (2016)

In settimana mi sono imbarcata nella titanica impresa di guardare Snowden, diretto e co-sceneggiato da Oliver Stone a partire dal libro omonimo di Luke Harding e da Time of the Octopus dell'avvocato Anatoly Kucherena.


Trama: dopo una breve e brillante carriera all'interno dell'intelligence americana, l'ex dipendente della CIA Edward Snowden decide di rivelare ad alcuni giornalisti informazioni segrete legate all'invasiva e capillare raccolta di informazioni condotta dalle agenzie per cui lavorava.


A chi dovesse leggere questo post chiedo la cortesia di prenderlo con le pinze, tenendo a mente l'ignoranza crassissima di cui mi faccio portatrice sana davanti a questo genere di film biografici e, soprattutto, accettando con indulgenza il fatto che abbia guardato Snowden essenzialmente sotto pressione cinefila, traducibile con un "dell'argomento trattato mi importa poco ma vogliamo non dare una chance ad un film di Oliver Stone con Joseph Gordon-Levitt come protagonista?". Solitamente, una volta che, per qualsivoglia motivo, mi impegno a vedere un film simile, voglio una storia interessante, coinvolgente e possibilmente imparare qualcosa. Per quel che riguarda l'ultimo punto, Snowden mi ha ulteriormente aperto gli occhi sul fatto che viviamo in un mondo costantemente controllato da un Grande Fratello dalla faccia sorridente, che non combatte più le guerre con fucili e missili (non contro i Paesi potenti o contro potenziali alleati, perlomeno) bensì attraverso hacker, furti di informazioni, spionaggio satellitare e un controllo capillare per tutto quello che riguarda i dati personali del 98% della popolazione mondiale. Ho avuto conferma che purtroppo dietro le macchine "infallibili" ci sono esseri umani spinti da motivazioni personali ed imperativi burocratici, politici o legislativi che spesso fanno a pugni con la moralità o l'etica, e che la realtà non è soltanto bianca o nera, soprattutto quando qualcuno decide arbitrariamente cosa sia meglio per le persone e soprattutto quando queste persone, vuoi per ignoranza o vuoi per ingenuità, si fidano ciecamente di chi dovrebbe tutelarne gli interessi. Snowden mi ha anche fatto conoscere l'informatico che da il titolo al film, fino a pochi giorni fa nulla più di un nome sentito per qualche giorno al telegiornale; a proposito di quel che dicevo sopra, la pellicola lo dipinge come un patriota che, nel tempo, ha imparato sulla propria pelle come una mente geniale, buone intenzioni e il desiderio di rendere grande il proprio Paese nulla possano contro il cinismo di chi esige un "piccolo sacrificio" per un proposito ben più grande. Snowden non viene mai descritto come un liberale o un rivoluzionario, bensì come una persona che ha lavorato con coscienza, credendo nella sua attività e in quella dei servizi segreti finché ha capito di non poter più chiudere gli occhi davanti all'infinita serie di "libertà" assunte da organi quali CIA e NSA o davanti allo stravolgimento dei suoi programmi, riadattati per fini ben diversi rispetto a quelli iniziali.


Come potete leggere, Snowden qualcosa mi ha quindi insegnato ma per quel che riguarda interesse e coinvolgimento emotivo diciamo che si rasenta lo zero assoluto. Solitamente alla fine di questi biopic mi parte l'embolo e compio perlomeno l'atto di infilare nella lista desideri Amazon dei libri sull'argomento, con il film di Oliver Stone ciò non è accaduto e i motivi sono essenzialmente due. Innanzitutto, e so che a scrivere così sembrerò una bambina di 6 anni, Snowden è TROPPO lungo. Io non sono una di quelle che rifuggono la lunghezza, se la pellicola mi "prende" arrivo a sopportare anche quattro ore di metraggio, tuttavia due ore e un quarto di pipponi su NSA, tecnologie a me avulse e riflessioni sulla fondamentale natura infingarda dell'intelligence USA mi hanno abbastanza provata. Seconda cosa, Joseph Gordon - Levitt è bravissimo ma lo Snowden dipinto nella pellicola trasmette davvero pochissime emozioni, non permette neppure una volta di empatizzare con lui e l'unico momento in cui si arriva a provare qualcosa è quando viene mostrato il vero Edward Snowden sul finale, con un paio di immagini di repertorio che scuotono lo spettatore portandolo a rendersi conto di come tutte le cose incredibili raccontate nel film sono successe sul serio e questo ragazzo (all'epoca neanche trentenne) ha buttato coscientemente nel cesso una vita agiata per aver prestato orecchio alla propria coscienza, cosa non da tutti. Tra gli altri attori svettano una Melissa Leo molto dolce e, in senso negativo, una Shailene Woodley che io proprio non sono riuscita a farmi piacere, né come attrice né come personaggio (Lindsay Mills mi è sembrata ritratta come una povera minchietta dalle grandi idee che fondamentalmente si limita a vivere sulle spalle del fidanzato ricco), per il resto Snowden mi è parso comunque un prodotto di alta qualità sia per quel che riguarda la regia che per il cast, pur non regalandomi nessuna sequenza particolarmente entusiasmante o in grado di colpirmi in senso positivo o negativo. Insomma l'ultimo film di Oliver Stone, almeno con me, non ha trovato terreno fertile ma non mi sento affatto di sconsigliarlo: prendete atto dei miei gusti e provate a guardarlo, magari potrebbe piacervi molto!


Di Melissa Leo (Laura Poitras), Joseph Gordon - Levitt (Edward Snowden), Rhys Ifans (Corbin O'Brian), Nicolas Cage (Hank Forrester), Tom Wilkinson (Ewen MacAskill), Joely Richardson (Janine Gibson), Timothy Olyphant (Agente della CIA a Ginevra), Logan Marshall-Green (pilota di droni) e Ben Chaplin (Robert Tibbo) ho parlato ai rispettivi link.

Oliver Stone (vero nome William Oliver Stone) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come La mano, Platoon (che gli è valso l'Oscar per la miglior regia), Wall Street, Talk Radio, Nato il quattro luglio (secondo Oscar per la miglior regia), The Doors, JFK - Un caso ancora aperto, Natural Born Killers, Gli intrighi del potere - Nixon, Ogni maledetta domenica, Alexander, World Trade Center, Wall Street - Il denaro non dorme mai e Le belve. Anche produttore e attore, ha 60 anni.


Zachary Quinto interpreta Glenn Greenwald. Meraviglioso spreco di geni maschili (perché uno così gnocco deve essere gay? Sigh!), lo ricordo per aver interpretato Sylar nella serie Heroes e diversi altri personaggi nelle prime due stagioni di American Horror Story ma ha partecipato anche a film come Star Trek, Into Darkness - Star Trek, Star Trek: Beyond ed altre serie quali The Others, CSI - Scena del crimine, Lizzie McGuire, Six Feet Under, Streghe, 24 e Hannibal. Anche produttore e sceneggiatore, ha 39 anni e tre film in uscita, tra cui l'ennesimo sequel di Star Trek.


Shailene Woodley interpreta Lindsay Mills. Americana, ha partecipato a film come Paradiso amaro, Divergent, Colpa delle stelle, Insurgent, Allegiant e a serie come Senza traccia, The O.C., My Name is Earl, CSI: NY e Cold Case. Ha 25 anni e un film in uscita.


Scott Eastwood (vero nome Scott Clinton Reeves) interpreta Trevor James. Figlio di Clint Eastwood, lo ricordo per film come Flags of our Fathers, Gran Torino, Invictus, Non aprite quella porta 3D, Fury e Suicide Squad. Anche produttore, ha 30 anni e cinque film in uscita tra qui Pacific Rim: Maelstrom.


La giornalista Laura Poitras, portata sullo schermo da Melissa Leo, ha diretto nel 2014 il documentario Citizenfour, che ha vinto l'Oscar e la cui genesi viene raccontata appunto nel film di Oliver Stone. Se Snowden vi fosse piaciuto recuperatelo e magari, se la realtà comincia a starvi stretta, recuperate il più caciarone Nemico pubblico. ENJOY!

domenica 24 luglio 2016

The Legend of Tarzan (2016)

Avrete notato che i film nuovi da recensire languono, ma d'estate è normale. Oggi tuttavia riesco a parlare di The Legend of Tarzan, diretto dal regista David Yates e ovviamente tratto dai romanzi di Edgar Rice Burroughs.


Trama: dopo molti anni passati in Inghilterra assieme a Jane, John Clayton alias Tarzan ritorna nella sua terra natìa su invito del Re del Belgio, impegnato in una violenta espansione coloniale in Congo. L'invito nasconde però una minaccia dal passato, che John Clayton sarà costretto ad affrontare...


Ciò che vale per i dinosauri, vale anche per Tarzan: la creatura di Burroughs non mi ha mai affascinata e in 35 anni non mi è ancora capitato di leggere un romanzo dedicato al "Signore delle Scimmie" (né credo capiterà, per inciso). Ammetto di avere guardato The Legend of Tarzan giusto per il bel trailer, l'addominale devastante di Alexander Skarsgård e la presenza di Christoph Waltz ed effettivamente almeno per quel che riguarda gli ultimi due punti sono stata parecchio soddisfatta. Riguardo alla bellezza e al coinvolgimento emotivo promessi dal trailer, diciamo invece che se ne può discutere. Di The Legend of Tarzan ho molto apprezzato giusto un paio di cose. In primis il personaggio di Jane, indipendente, colta e consapevole della sua bellezza al punto che la sua natura di damsel in distress mi è parsa quasi forzata, sfruttata giusto per spingere il protagonista ad intervenire nel momento clou. Come seconda cosa, ho trovato molto intelligente l'idea di mostrare un John Clayton ormai perfettamente integrato all'interno della società aristocratica inglese, oppresso dalla "leggenda" di Tarzan al punto da essere ormai materiale adatto per le fiabe da raccontare ai bambini; il suo ritorno nella giungla rappresenta un ritorno alle radici, eppure si vede lontano un miglio che ormai John non è più il Signore delle Scimmie (anzi, nella pellicola di Yates non lo è mai stato, almeno così mi è parso di capire) bensì un uomo civilizzato dotato di abilità fisiche che lo rendono superiore ai suoi simili e di conoscenze "etologiche" che gli consentono di non venire sventrato dagli animali africani. Il contorno avventuroso l'ho trovato sinceramente poco entusiasmante, popolato da personaggi poco caratterizzati o mal sfruttati (un esempio è il Capo Mbonga, messo a mo' di inutile boss finale) e concretizzato in una trama concentrata sulla condanna dello schiavismo e dei cattivoni belgi, prevedibile dall'inizio alla fine.


Tecnicamente, la bellezza di The Legend of Tarzan risiede nel fatto che, nell'anno domini 2016, chi è abile con la computer graphic può creare davvero qualunque cosa. Per esempio, si possono fondere le splendide immagini dei paesaggi del Gabon a delle riprese quasi interamente realizzate in studio, in Inghilterra, per poi aggiungere degli animali talmente reali da sembrare veri; la tenera interazione tra Tarzan e i leoni o la terrificante lotta tra lui e il capo dei Mangani, razza di grandi scimmie creata da Burroughs, sono effettivamente mozzafiato e lo stesso vale per l'incontro con gli elefanti, l'unico momento del film in cui mi sono commossa e ho sentito il cuore fremere dal desiderio di incontrare delle creature così straordinarie, oltre che dall'invidia per le capacità di Tarzan. Ciò che mi ha lasciata perplessa, per non dire delusa, è il già citato showdown finale con il Capo Mbonga, realizzato con tutti i tempi cinematografici sbagliati, al punto da non lasciare allo spettatore un minimo di partecipazione o suspance (la presenza di Samuel L. Jackson poi è particolarmente inopportuna...) e l'altra cosa che, dall'alto della mia ignoranza, ho percepito come quantomeno fatta tirar via, è il montaggio. Probabilmente, per ottenere il PG-13 dalla commissione americana si è dovuti ricorrere al taglio di sangue, violenze, colpi troppo ben dati, momenti intimi tra Jane e Tarzan, gorilloni che squartano persone e mi va benissimo così, per carità, ma un minimo di fluidità tra una scena e l'altra ci vorrebbe, ché a un certo punto mi è sembrato di vedere il filmino delle vacanze in Congo visto il netto (e a tratti incomprensibile) distacco tra le sequenze. Quindi, riassumendo, probabilmente The Legend of Tarzan potrebbe essere un film divertente per chi è appassionato del genere ma temo che buona parte degli spettatori, tra i quali rientro anche io, dopo un paio di giorni dimenticherà tutto tranne gli addominali di Skarcoso e aspetterà fremente l'arrivo della Robbie nell'imminente Suicide Squad.


Del regista David Yates ho già parlato QUIAlexander Skarsgård (John Clayton/Tarzan), Christoph Waltz (Leon Rom), Samuel L. Jackson (George Washington Williams), Margot Robbie (Jane Clayton), Djimon Hounsou (Capo Mbonga), Jim Broadbent (Primo ministro) e Ben Chaplin (Capitano Moulle) li trovate invece ai rispettivi link.


Per il solito angolo della curiosità, pare che Emma Stone abbia rifiutato il ruolo di Jane e che Jessica Chastain vi abbia rinunciato a causa dei ritardi nelle riprese, mentre Alexander Skarsgård ha strappato quello di Tarzan ad attori come Henry Cavill (impegnato nelle riprese di Batman vs Superman), Tom Hardy e Charlie Hunnam. All'interno del cast era presente anche John Hurt ma alla fine le sue scene sono state tagliate e di lui è rimasta solo la voce narrante all'interno di alcuni trailer. Detto questo, se The Legend of Tarzan vi fosse piaciuto, avete solo l'imbarazzo della scelta nel recupero di film a tema, tra i quali posso segnalarvi giusto quelli che ho visto io ovvero Greystoke - La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie e Tarzan della Disney. ENJOY!

martedì 24 marzo 2015

Crossposting: Cenerentola (2015)

Dopo aver parlato ieri del Classico originale Disney, il Crossposting con Prevalentemente Anime e Manga dedicato alla bella Cenerella continua con Cenerentola, diretto dal regista Kenneth Branagh.

QUI trovate il post di Acalia! ENJOY!



Trama: il padre della giovane Ella, un commerciante spesso in viaggio per lavoro, decide dopo la morte dell'amata moglie di risposarsi con un'arrampicatrice sociale che porta in dote due figlie sciocche e maleducate. Quando anche il padre muore, Ella viene ridotta a far da serva al trio di megere, che iniziano a chiamarla Cenerentola, finché un giorno la giovane non incontra il Principe...


Anastasia, Genovéffa, salutate la dignità di Branagh, laggiù...!
"Perché no?" Il senso dell'operazione che ha portato su grande schermo un live action sostanzialmente identico al classico Disney Cenerentola potrebbe interamente riassumersi in questa domanda retorica, la stessa che rivolge la protagonista al Principe Keith quando lui, giustamente, le chiede "Perché proprio delle scarpette di cristallo? (Che, povera minchietta, peseranno 27 kg l'una e saranno scomodissime?)". Ovvero, se cercavate nell'ultima opera Branaghiana un film che potesse  gettare una luce moderna o perlomeno razionale sulle dinamiche che governavano il cartone animato, poveri voi. Qualche cambiamento, per quanto minimo, effettivamente c'è, diamo a Cesare quel che è di Cesare: questa nuova Cenerentola aggiusta il tiro rendendo più plausibile sia il modo in cui viene indetto il famoso ballo conferendo un po' di spessore, indipendenza e spirito d'iniziativa ad un Principe che nel cartone originale era giusto un pezzo di carta da parati messo lì per caso, sia quello in cui detto Principe e Cenerentola si incontrano per la prima volta e si innamorano. La sceneggiatura introduce inoltre i sempre graditi intrighi di corte (ciao ciao, simpatico Granduca Monocolao, benvenuto perfido Stellan Skarsgard) e la storia di Cenerentola passa dal raccontare la giusta e legittima riappropriazione dello status sociale da parte di una fanciulla di sangue blu trasformata in servetta, al rappresentare la scalata verso il successo di una borghese sognatrice dall'animo gentile, così che tutte le bambine povere del mondo possano cantare "Ce la farò, io ce la farò" come la vecchia Raffa in TV sperando di riuscire anche loro a fare prima o poi capitolare un calciatore, un attore o un tarro di Geordie Shore. Ma queste, signori, sono quisquilie.

Ma che, davéééro??!!
Se fossi un regista dall'ego smisurato come Kenneth Branagh, non mi accontenterei di questi piccoli cambiamenti! Pretenderei invero una sceneggiatura scespiriana in grado di sviscerare i complessi sentimenti che sicuramente avranno fatto turbinare la testa di Ella non tanto davanti alla bellezza del Principe, quanto piuttosto davanti all'odio irrazionale di Matrigna e Sorellastre; se fossi stata Kenneth Branagh avrei chiesto a gran voce un confronto adulto e sul filo del rasoio tra Ella e la Matrigna, non l'ennesimo "Perché no?" rifilato alla protagonista disperata quando si decide finalmente a chiedere alla madre surrogata il motivo di tanto odio (va bene, il padre di Ella non ti amava quanto la sua defunta moglie ma tu te lo sei sposato per interesse, ti serviva una sguattera perché non potevi mantenere la servitù, la Convenzione di Ginevra nel regno non sanno nemmeno cosa sia, d'accordo, ma la cosa deve finire lì, non puoi infierire in questo modo contro sta poveraccia, a meno che non t'abbia ammazzato il gatto Lucifero!!); se fossi stata Kenneth Branagh avrei chiesto la testa dello sceneggiatore che mi avesse propinato l'ennesima apologia del coraggio e della gentilezza che spalancano le porte all'amore a prima vista, all'io ti amo "perché sì" e tutti allora decidono di cambiare le regole secolari del regno al grido di "perché no?"; se fossi stata Kenneth Branagh avrei concertato una fine spettacolare per matrigna e soprattutto sorellastre, che nella fiaba originale venivano accecate da una colomba per aver osato cercare di rientrare nelle grazie di Cenerentola durante il matrimonio col Principe. Purtroppo, non sono Kenneth Branagh e mi sono trovata così davanti una gradevole ma inutile e dimenticabile fiera del cosplay che, bene o male, ripropone piuttosto fedelmente la vecchia pellicola Disneyana.

We are men, we are men in tights!
L'ego gigantesco di Branagh si è dunque tradotto essenzialmente nella pacchianeria barocca di costumi e scenografie e nella strabordante e virilissima abbondanza di prominenti verghe maschili inguainate in attilate calzamaglie. Che, ti dirò, caro Kenneth, se anche non mi schiaffavi in faccia quegli imbarazzanti rigonfiamenti messi in ogni inquadratura andavo comunque a dormire serena, eh. La strafottente arroganza architettonica del Branagh già si poteva notare in Thor ma qui ha costretto il buon Dante Ferretti a ricostruire quadri rococò come L'altalena di Fragonard e a sfondare il set di lampadari giganteschi e stucchi come se piovessero, con l'aggiunta di orde di putti dorati vomitanti interi palazzi realizzati in CG. Io, da brava bambina, su questo aspetto ho preferito sorvolare perché speravo di rifarmi gli occhi con gli abiti. E invece, anche lì, kitsch a palate. Milena Canonero si è probabilmente data malata, Coleen Atwood si dev'essere ricordata di aver lasciato aperto il gas ed è rimasta "solo" Sandy Powell: il risultato, oltre alle tutine peniche, è stato quello di vedere le due Sorellastre ricoperte da una carta simile a quella dei cioccolatini, Cenerentola ornata di farfalle e strass manco fosse una scolaretta alla sua prima uscita in discoteca e una Fata Madrina spumosa come un Puff al formaggio e altrettanto stucchevole. Per quel che concerne il guardaroba, l'unica che si salva è l'elegantissima, meravigliosa Cate Blanchett ma anche la sua sguaiata matrigna con l'espressione alla "me cojoni" non regge il confronto con la perfida, aristocratica Lady Tremaine del cartone. In generale, c'è da dire che gli attori non sono male, anzi, sono tutti abbastanza in parte e il Principe non è neppure ottuso ed inespressivo come la maggior parte dei suoi colleghi (se ripenso al crétin di Maleficent mi sento male!) ed è un discreto figonzo ma sinceramente quello che a me ha fatto orrore più di tutto sono i cocchieri-Visitors, punta dell'iceberg di un bestiario di creature computerizzate in grado di privarmi di ogni residua poesia: l'oca antropomorfa e i ratti cavallini popoleranno i miei incubi per mesi, ve l'assicuro. Insomma, lì per lì sono uscita dal cinema divertita ma più ci penso più mi rendo conto che Cenerentola è una bella pacchianata. Non è da scomunicare come Maleficent o Biancaneve e il cacciatore, ci mancherebbe, però è fondamentalmente inutile nel suo essere una semplice riproposta "in carne e ossa" di un cartone animato degli anni '50; aggiornarlo un po' nei contenuti (non solo nella simpatica idea di creare un villaggio che è un meltin'pot di razze), magari aggiungendo qualche dettaglio che potesse non già cambiare la storia, ma perlomeno approfondire cose già risapute, non sarebbe stato male. Quel dommage!

Cenerentola sta per essere divorata.
P.S. Prima di Cenerentola c'è il corto animato Frozen Fever, una sorta di breve sequel di Frozen - Il regno di ghiaccio ambientato il giorno del compleanno di Anna. Non aggiunge nulla alla trama principale del film (per quello dovremo aspettare Frozen 2, che probabilmente uscirà a Natale nel 2017) ma è ben realizzato e da in pasto allo spettatore un branco di personaggini deliziosi, oltre a mostrare un'Elsa tenerissima, a proposito della quale avrei una domanda: ma come diavolo fa a creare dal nulla qualsiasi tipo di abito? E' la regina dei ghiacci o delle stoffe? Mah, mistero!


Del regista Kenneth Branagh ho già parlato QUI. Cate Blanchett (la matrigna), Helena Bonham Carter (la fata madrina), Stellan Skarsgård (il Granduca), Holliday Grainger (Anastasia), Derek Jacobi (il Re) e Hayley Atwell (la madre di Ella) li trovate invece ai rispettivi link.

Ben Chaplin (vero nome Benedict John Greenwood ) interpreta il padre di Ella. Inglese, ha partecipato a film come La sottile linea rossa, Lost Souls - La profezia, Birthday Girl e Dorian Gray. Ha 45 anni.


La Cenerentola Lily James fa parte del cast di Downton Abbey (come anche Sophie McShera, alias Genoveffa) e la ritroveremo sul grande schermo verso fine anno con il film tratto da Orgoglio, pregiudizio e zombie, dove interpreterà Elizabeth Bennet mentre il Principe Richard Madden è figlio del Trono di spade e aveva già partecipato al film I segreti della mente. Per la cronaca, il ruolo di Ella era stato offerto a Emma Watson, che lo ha rifiutato preferendo partecipare ad un altro film che sta già procurandomi notevoli incubi, ovvero la versione live action del mio adorato La bella e la bestia, che dovrebbe uscire nel 2017; altre candidate per la parte di Ella erano Imogen Poots, Bella Heathcote e Margot Robbie. Ci sono stati cambiamenti anche dietro la macchina da presa: la prima scelta della produzione era stato il regista di Non lasciarmi, Mark Romanek, che tuttavia ha abbandonato il progetto per "divergenze creative". Detto questo, se Cenerentola vi fosse piaciuto recuperate la Cenerentola di cui abbiamo parlato ieri, La leggenda di un amore - Cinderella, Come d'incanto e Biancaneve di Tarsem. ENJOY!

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