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venerdì 10 aprile 2026

2026 Horror Challenge: The Faculty (1998)


Questa settimana la Challenge Horror era a tema libero, per cui ho scelto The Faculty, diretto nel 1998 dal regista Robert Rodriguez

Trama

I professori di un liceo cominciano a comportarsi in maniera strana e alcuni studenti decidono di indagare...

RECENSIONE

Se vi state chiedendo perché, tra tutti gli horror usciti fino ad oggi, io abbia scelto proprio The Faculty, dovete sapere che, in occasione dell'uscita di Finché morte non ci separi 2, ho avuto modo di guardare alcune interviste al cast. In esse, si parlava spesso di "reunion" di The Faculty, poiché i due film condividono la presenza di Elijah Wood e Shawn Hatosy; pensandoci, mi ero resa conto di non avere mai guardato il film di Rodriguez, anche se è stato passato spesso in TV, quindi mi è sembrato il momento giusto per recuperarlo. The Faculty, come del resto molti horror dell'epoca, è figlio del successo clamoroso di Scream, al punto che alla sceneggiatura figura anche lo stesso Kevin Williamson, il quale ha rimaneggiato un soggetto già vecchio di qualche anno. Il focus del film, non a caso, è un gruppetto variegato di adolescenti, che si ritrovano a dover affrontare la minaccia di un'invasione aliena, e il mood di The Faculty è quello frizzante e citazionista del film di Craven, che concede un occhio indulgente ai suoi protagonisti e, in mezzo all'orrore, ne sottolinea le problematiche e l'unicità anche quando i ragazzi sono facilmente ascrivibili a un cliché "scolastico" ben preciso. Le fonti di ispirazione dichiarate di The Faculty sono (oltre a The Breakfast Club) La cosa e L'invasione degli ultracorpi, è ciò aumenta la sensazione di isolamento che è tipica degli adolescenti in questo genere di film. Solitamente, genitori ed insegnanti non sono di grande aiuto, per goffaggine retrograda o stronzaggine congenita; qui, addirittura, gli insegnanti sono i primi a diventare ospiti dei parassiti alieni, lasciando gli studenti in balia di una paranoia crescente che si alimenta del naturale contrasto "sociale" tra le due categorie. The Faculty porta avanti anche un discorso non banale sull'unicità dell'individuo e la sofferenza che essa comporta, soprattutto in un luogo come il liceo, dove essere diversi attira le attenzioni indesiderate e il disprezzo di chi invece è omologato. Per quanto ovviamente disgustosa, la possessione dei parassiti alieni consentirebbe di fare finalmente parte di un gruppo, di una mente aliena unica che cancellerebbe ogni timore di venire giudicati, dando così la possibilità di abbandonarsi liberamente alle proprie, reali inclinazioni, come dimostrano i cambiamenti di un paio di personaggi "posseduti". Questo è un discorso assai interessante, che magari si perde un po' in mezzo a fantasiosi metodi di rilevamento/eliminazione degli alieni e al dubbio di chi sia ancora umano e chi già posseduto, ma che comunque rende The Faculty meno sciocco di quanto appaia.

The Faculty
ha comunque l'indubbio pregio di essere molto divertente, in primis grazie alla regia frizzante di un Robert Rodriguez che, benché lontano dalle atmosfere delle sue opere più riuscite, riesce a destreggiarsi egregiamente, a suo agio tra citazionismo, momenti di vera tensione e parentesi più leggere, assai vicine a un certo tipo di commedia demenziale USA. Ciò che però nobilita The Faculty è un cast all star che, all'epoca, accontentava sia le vecchie carampane sia i giovanissimi e che, adesso, fa battere il cuore solo agli anziani nostalgici come me, pur essendo ancora validissimo. Anzi, la cosa divertente è vedere "come sono cresciuti" i ragazzini dell'epoca. Elijah Wood, per esempio, qui è tenerissimo e sfigato, pronto per quella rampa di (ri)lancio che sarebbe stato Il signore degli anelli e ben lontano daI ruoli weird che, negli ultimi anni, me lo hanno fatto amare ancora di più. Josh Hartnett, con quel taglio di capelli a metà tra studente scapestrato e Lloyd di Scemo e più scemo, è inguardabile, ma a ben vedere The Faculty è praticamente il "suo" film, visto che Zeke è il personaggio su cui vengono puntati i riflettori, capace di destreggiarsi tranquillamente tra performance action e ragionamenti degni di uno scienziato (l'unica cosa che non capisco è perché, sul finale, scelga di entrare nella squadra di football col cervello che si ritrova. Mah). Rimanendo in zona "giovani", Clea DuVall e Laura Harris sono semplicemente perfette e, la prima, si ritaglia un ruolo a dir poco iconico, ma siccome sono anziana il mio amore è andato tutto al cast degli adulti. Robert Patrick, Piper Laurie e Famke Jannsen sono spettacolari, e ai primi due basta un solo sguardo per far tremare le gambe a studenti e spettatori ogni volta che compaiono in una scena; la Janssen è, ovviamente, poco convincente nei panni della professoressa inibita, ma quando getta la maschera diventa una bomba sensuale e pericolosissima, con un apprezzabile, coloritissimo modo di rivolgersi agli studenti. Gli effetti speciali non hanno retto benissimo lo scorrere del tempo, è vero, ma il finale è ancora notevole sia per il design dell'alieno sia per la dinamicità delle sequenze che lo vedono protagonista, e tutto sommato anche la mancanza di gore viene compensata proprio dal piglio sbarazzino di Rodriguez. In definitiva, The Faculty non è un horror imprescindibile e non mi pento di avere aspettato così tanto per recuperarlo, ma è indubbiamente uno dei prodotti migliori di quegli anni zeppi di deboli emuli di Scream ed è perfetto per una serata all'insegna della nostalgia canaglia!

CAST

Del regista Robert Rodriguez ho già parlato QUI. Jordana Brewster (Delilah), Clea DuVall (Stokely), Laura Harris (Marybeth), Josh Hartnett (Zeke), Salma Hayek (Infermiera Harper), Famke Janssen (Miss Burke), Piper Laurie (Mrs. Olson), Christopher McDonald (Padre di Casey), Robert Patrick (Coach Willis) e Elijah Wood (Casey) li trovate invece ai rispettivi link. 

CURIOSITà

Nel cast figurano anche il rapper Usher, nei panni di Gabe, Summer Phoenix (sorella di River e Joaquin, nonché ex moglie di Casey Affleck, accreditata come "Fuck You Girl") e Danny Masterson (controverso protagonista della serie That '70s Show, condannato a 30 anni per stupro, qui interpreta uno dei due sballoni che chiedono droghe a Zeke). La parte di Delilah era stata scritta per Charisma Carpenter, che però ha rifiutato perché il personaggio era troppo simile alla sua Cordelia in Buffy the Vampire Slayer, e anche Sarah Michelle Gellar ha rinunciato a un ruolo nel film, così come Gillian Anderson, alla quale era stata offerta la parte di Valerie Drake. Se The Faculty vi fosse piaciuto recuperate La cosaTerrore dallo spazio profondo. ENJOY!

martedì 5 luglio 2016

Bollalmanacco On Demand: Requiem For a Dream (2000)

Quanto siete dolci. Le richieste al Bollalmanacco On Demand si dividono tra esempi di alto cinema trash (ed ogni riferimento ad Obsidian è PURAMENTE casuale) oppure roba che mi prostra a terra per settimane, costringendomi a versare copiosi fiumi di lacrime. A quest'ultima categoria appartiene Requiem for a Dream, diretto e co-sceneggiato nel 2000 da Darren Aronofsky partendo dal romanzo Requiem per un sogno di Hubert Selby nonché richiesto da Arwen Lynch di La fabbrica dei sogni. Il prossimo film On Demand sarà Amadeus e io già fremo d'ignoranza... ENJOY!


Trama: il giovane Harry, la fidanzata Marion e l'amico Tyrone cercano di farsi strada tra gli spacciatori newyorchesi, distribuendo e facendosi di droga, mentre l'anziana madre di Harry, Sara, combatte invano la solitudine tentando di dimagrire per partecipare ad un ambito spettacolo televisivo...



A qualcuno queste parole non suoneranno nuove ma, a costo di ripetermi citerò paro paro un commento postato sulla mia pagina Facebook personale: "Sì, delirante, assurdo, bla bla bla... Ci fosse stata UNA persona che mi avesse detto che avrei pianto come un'imbecille" dopo la visione di Requiem for a Dream. Ma non l'avete ancora capito che sono una creatura sensibilissima, soprattutto alla mia veneranda età di 35enne, nella quale sento arrivare la solitudine e financo la morte per vecchiaia? Io mi aspettavo una roba sragionata come Il teorema del delirio, qualcosa di metaforico come Il cigno nero, non la versione malinconica di Trainspotting, con l'aggravante aggiunta della vicenda di una povera signora abbandonata dal figlio e talmente oppressa dalla solitudine da doversi attaccare alle false speranze offerte da uno show televisivo. Magari anche io dovrei documentarmi prima di affrontare certe pellicole o magari dovrei leggere meglio tra le righe del titolo: d'altronde il film di Aronofsky è davvero il requiem per la morte di quattro sogni metropolitani, sconfitti dalla fredda realtà al punto che l'unico modo di afferrarli è quello di addormentarsi per sempre (nella morte, nella follia, fate voi) o c'è il rischio che diventino degli incubi. Il problema è che se il sogno toccasse solamente chi lo brama, forse la questione potrebbe concludersi senza troppi danni, mentre purtroppo Requiem for a Dream racconta di quattro sogni intrecciati, l'esito positivo o negativo dei quali influenza direttamente quelli degli altri. Harry e Tyrone sognano di farsi un nome (e dei soldi) smerciando droga, Marion sogna una vita idilliaca al fianco di Harry, lontana dai genitori e senza bisogno di dipendere da loro (la conditio sine qua non però è che il ragazzo faccia i soldi), Sara sogna infine che il figlio possa avere un buon lavoro e una famiglia felice, così da poter affrontare con orgoglio e speranza la terribile solitudine della vecchiaia (ma per far avverare il suo sogno Harry deve perseguire il proprio, lasciandola sempre più sola e in balia di una chimera d'accatto). Apparentemente, il mezzo per l'ottima riuscita di tutte queste speranze è la droga, che purtroppo è anche e soprattutto una terribile arma a doppio taglio capace di rendere il mondo idilliaco per un po' prima di pugnalare brutalmente alle spalle trascinando le persone nell'abiezione più impensabile ed infrangendo tutte le loro illusioni.


Il cattivissimo Aronofsky palleggia con abilità le due facce di questa fuga dalla realtà dei quattro protagonisti, alternando momenti di puro idillio amoroso/familiare, con sequenze baciate dal sole in cui Harry e Marion vivono appieno il loro amore quasi adolescenziale e Sara diventa la "diva" del quartiere, curata e riverita da tutte le sue anziane amiche, ad allucinanti momenti da incubo caratterizzati non solo da un fortissimo senso del grottesco (il frigorifero "assassino", le rozze fattezze di Big Tim, di cui viene inquadrato soprattutto il sorriso predatorio, i volgari capelli rossi di cui fa mostra Sara nelle sue allucinazioni, il delirante pubblico del concorso a premi sono solo alcuni esempi) ma anche da una terribile malinconia e da un senso di annullamento definitivo, che mostra i protagonisti sempre più disperati e preda delle loro insane ambizioni. A fare da ironico ed amaro corollario sono le rapide sequenze in cui i personaggi assumono droga, caratterizzate da suoni in grado di palesare l'automatismo delle azioni e la conseguente, incosciente facilità con la quale Harry e gli altri gettano nel cesso la propria esistenza, più o meno inconsapevolmente. La bravura degli attori si sposa alla perfezione con questa crudele bellezza formale ricercata dal regista; accanto ai bravissimi e giovanissimi Jared Leto, Jennifer Connelly (entrambi all'apice della bellezza) e Marlon Wayans spicca una Ellen Burstyn che all'epoca aveva giustamente ricevuto la nomination all'Oscar come miglior attrice protagonista, ahimé strappatole da Julia Roberts per Erin Brokovich; il personaggio della Burstyn, con la sua fragilità emotiva e il bisogno disperato di riempire il vuoto all'interno della famiglia attraverso programmi televisivi ripetuti fino allo sfinimento, buca lo schermo e raggiunge con violenza il cuore dello spettatore facendolo sanguinare, costringendolo a testimoniare impotente mentre gli occhi dell'attrice si fanno sempre più spaventati e folli. Intanto, mentre scrivo a me viene sempre più il magone quindi mi fermo qui e, dopo aver degnamente ringraziato Arwen per la richiesta, vi consiglio di sorvolare sulla natura sproloquiante di questo post e di recuperare uno dei film più belli di sempre!


Del regista e co-sceneggiatore Darren Aronofsky ho già parlato QUI. Ellen Burstyn (Sara Goldfarb), Jared Leto (Harry Goldfarb), Jennifer Connelly (Marion Silver), Ben Shenkman (Dr. Spencer) e Keith David (Big Tim) li trovate invece ai rispettivi link.

Marlon Wayans interpreta Tyrone C. Love. Americano, lo ricordo per film come Scary Movie - Senza paura, senza vergogna... senza cervello!, Scary Movie 2 e Ladykillers. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 44 anni.


Christopher McDonald interpreta Tappy Tibbons.  Americano, ha partecipato a film come Grease 2, Thelma & Louise, Due irresistibili brontoloni, Flubber - Un professore tra le nuvole, The Faculty, L'uomo che non c'era, Spy Kids 2 - L'isola dei sogni perduti, Broken Flowers, Superhero - Il più dotato fra i supereroi e a serie come Hunter, Supercar, Ai confini della realtà, Quell'uragano di papà, Medium, I Soprano, Numb3rs e Broadwalk Empire; come doppiatore, ha lavorato per la serie Kim Possible. Anche produttore e regista, ha 61 anni e sei film in uscita.


Neve Campbell era stata la prima scelta per il ruolo di Marion ma l'attrice ha declinato dopo avere saputo che avrebbe dovuto girare scene di nudo. Detto questo, se Requiem for a Dream vi fosse piaciuto recuperate Perfect Blue di Satoshi Kon (anime citato nella scena in cui Marion urla all'interno della vasca) e ovviamente Arancia Meccanica e Trainspotting. ENJOY!



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