mercoledì 27 aprile 2016
The Boy (2015)
Trama: Ted e suo padre John vivono da soli gestendo un motel sull'orlo del fallimento, mentre la madre è scappata già da tempo in Florida. Per raccogliere i soldi necessari a raggiungerla, Ted ripulisce la pericolosa strada davanti al motel dalle carogne degli animali investiti ma un giorno il suo desiderio di aumentare gli introiti causerà un incidente a un misterioso uomo...
Non so se qualcuno di voi si ricorda L'innocenza del diavolo, film in cui un Macaulay Culkin giovanissimo e ancora sulla cresta dell'onda dava del filo da torcere all'altrettanto giovane Elijah Wood palesandosi come serial killer in erba, un piccolo stronzetto a cui nessuno avrebbe addossato le colpe per le quali l'amichetto lo accusava a gran voce. Il film di Joseph Ruben era un thriller senza infamia né lode che puntava molto sulla spettacolarizzazione della cattiveria del personaggio di Culkin e sulla tensione causata da ogni sua apparizione e ovviamente si soffermava poco sui risvolti psicologici della questione, mentre The Boy mi ha stupita per il modo in cui "priva" la storia proprio dell'elemento che più attirerebbe il pubblico, ovvero quello thriller. William MacNeill, regista e sceneggiatore, ci racconta la lenta e graduale nascita di un serial killer non già partendo dalle sue azioni, che pure vengono mostrate con dovizia di particolari macabri, ma dall'ambiente in cui è cresciuto, insistendo molto sullo squallore del motel gestito da un padre palesemente inadatto ad essere genitore, sul paesaggio brullo e privo di attrattiva alcuna, sull'assenza di coetanei con i quali Ted potrebbe rapportarsi e anche sull'apparente vuoto educativo che circonda il piccolo protagonista (Ted sa fare di conto e leggere ma perché non lo si vede mai andare a scuola o fare dei compiti?). La follia di Ted, se di follia poi si tratta, si sviluppa affondando le radici nella terribile solitudine a cui è costretto e nella mancanza di una figura materna che ha scelto di portare via le suole rifugiandosi nell'assolata e più attraente Florida, e i suoi primi, timidi esperimenti con la morte sono strettamente legati alla necessità di ottenere il denaro per raggiungere questa madre lontana; il piccolo, infatti, passa il tempo a raccogliere carcasse di animali dalla strada, per ognuna delle quali il padre lo paga ben 10 centesimi, ed è proprio il bisogno di aumentare gli introiti che lo spinge a non aspettare più il fato crudele ma a farsi ingannatore di bestiole affamate, con metodi di "cattura" sempre più elaborati e, ça va sans dire, pericolosi anche per eventuali automobilisti.
La storia, ovviamente, non si limita a raccontare le gesta di uno "spazzino di carcasse", anche perché sarebbe impossibile parlare di serial killer in questo modo. Altro non aggiungo, se non che la fascinazione di Ted nei confronti della morte e la consapevolezza di avere potere sulle vite degli altri aumenta mano a mano che la squallida realtà da lui conosciuta si disgrega o viene "invasa" da pochi ospiti più molesti e pericolosi di altri, eventi che fanno letteralmente scoccare la scintilla della sua psicosi. MacNeill si prende tutto il tempo necessario prima di arrivare al deflagrante finale, giocando con lo spettatore proprio approfittando delle sue convinzioni, anche grazie all'utilizzo particolarmente infingardo dell'inquietante colonna sonora, dilatando le tempistiche tipiche del genere per catturare il pubblico in un mix di ansia e frustrazione ugualmente soddisfacenti. Lo sguardo che il regista rivolge al piccolo Ted non è impietoso, anzi; la maggior parte delle inquadrature sono fatte per portarci sì ad aver paura di quello che il protagonista potrebbe fare ma anche, in qualche modo, ad empatizzare con lui e ad odiare quell'ameba che si ritrova per padre (interpretato egregiamente dal mio adorato David Morse, che è poi il motivo che mi ha spinta a recuperare il film), catapultandoci di fatto nei panni degli stessi cretini che o sottovalutano Ted, ritrovandosi poi a pentirsene amaramente, oppure scelgono di non vedere oltre l'apparenza di bambino lasciandolo libero di portare la sua finta innocenza come una maschera. Proprio perché privo di quell'espressione da furbetto viziato che aveva Macaulay Culkin all'epoca, il volto triste e il fisico mingherlino di Jared Breez gli consentono di bucare lo schermo e di toccare le corde più tese dell'animo dello spettatore, facendosi ricordare a lungo sia nei panni del demone cornuto mostrato nella spoilerosissima locandina sia nei lunghi silenzi che accompagnano il suo solitario percorso verso gli abissi della pazzia. Quindi, se amate questo genere di thriller "riflessivi", non potete proprio lasciare The Boy a prendere polvere in qualche solitario e fatiscente motel nei recessi della distribuzione italiana.
Di David Morse (John Henley), Rainn Wilson (William Colby) e Mike Vogel (il padre di Ben) ho già parlato ai rispettivi link.
Craig William MacNeill è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, anche produttore, è al suo secondo lungometraggio, dopo aver girato una serie di corti che comprende anche Henley, da cui è stato tratto The Boy.
Bill Sage interpreta lo sceriffo Deacon Whit. Americano, ha partecipato a film come American Psycho, We Are What We Are e serie come Sex and the City, Melrose Place, CSI, CSI: Miami, Numb3rs e Hap and Leonard. Ha 54 anni e sette film in uscita.
Il piccolo Jared Breeze, che interpreta Ted, aveva già partecipato al film Cooties e lo stesso vale per Aiden Lovekamp, ovvero Ben (quest'ultimo ha anche preso parte agli ultimi due episodi della serie Paranormal Activity). Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Henley, corto da cui è stato tratto The Boy, il già citato L'innocenza del diavolo, ... E ora parliamo di Kevin e aggiungete quel Goodnight Mommy che ancora devo vedere. ENJOY!
domenica 12 ottobre 2014
Horns (2013)
Trama: Ig Perrish viene accusato del terribile omicidio della fidanzata Merrin e nessuno sembra disposto a credere alla sua innocenza. Disperato, il ragazzo affoga il suo dolore nell'alcool e un mattino si risveglia con un doposbornia e un paio di corna dotate di strani poteri...
Horns è il classico film che poteva essere un capolavoro e invece è diventato una pellicola buona giusto per passare una serata, da dimenticare il giorno dopo. Ed effettivamente sono già passati tre o quattro giorni da quando l'ho guardato, tanto che non ricordo più cos'avrei voluto scrivere, a dimostrazione che Horns è un prodotto senza infamia né lode. A dir la verità il film non comincia male, anzi. La trama rispetta molto le atmosfere del romanzo di Joe Hill e dipinge la storia d'amore di Ig e Merrin con pochi tocchi delicati racchiusi nella sequenza più bella di tutto il film, accompagnata dalle note di Heroes di David Bowie; dopodiché la nuova, terribile situazione di Ig ci viene raccontata facendo uso abbondante di humour nero e scene grottesche, un'escalation di assurde ed orribili confessioni di persone costrette a tirare fuori i loro segreti più oscuri davanti al potere delle corna del ragazzo. Fin lì, tutto bene. Il problema, come al solito, sta nel far quadrare i conti dal momento in cui le corna conducono Ig a scoprire chi abbia ucciso Merrin e perché. In casi come questi, ahimé, succede sempre che gli sceneggiatori lascino perdere tutto il resto e si concentrino solo sul fornire allo spettatore la spiegazione più rapida ed immediata, possibilmente concludendola con qualche risoluzione di sborona vendetta, senza stare tanto a ricamare sui personaggi, sulle loro motivazioni e su tutti i retroscena, ricercando costantemente la soluzione più facile e banale. Horns non fa eccezione e il tortuoso percorso di Ig, emblema di irritante bontà costretto a "reinventare" la sua innocenza tingendola di rosso, diventa così una strada diritta, lastricata di facilonerie e teatrali vendette, che rifiuta completamente il poetico, vitalissimo finale del romanzo e ricorre ad una banale scenetta da romanzo per adolescenti.
L'altro problemuccio di Horns è che dove c'è Aja non c'è più gioia. Il regista francese infatti, dopo avere esordito col botto e con uno dei film più angoscianti degli ultimi anni, ha deciso di afflosciarsi e rinunciare a qualsiasi briciolo di autorialità. Effettivamente, Horns avrebbe potuto girarlo chiunque: non c'è orrore, non ci sono soluzioni visive particolari, il gusto per l'eccesso è totalmente assente. Anzi, peggio, perché Aja si è affidato completamente alla computer graphic, che in questo caso ha partorito un paio di sequenze al limite dell'abominevole, come l'incubo ad occhi aperti di Terry (correva l'anno 2001 e l'episodio Wrecked di Buffy the Vampire Slayer mostrava una scena praticamente identica, quella in cui una Willow drogata di magia si perdeva in un mondo fatto di liane e demoni. Parliamo di TREDICI anni fa e quella sequenza è girata molto meglio!), l'attacco dei serpenti più finti mai visti in un film (nemmeno quelli di Snakes on a Plane erano così raffazzonati) e, orrore degli orrori, il finale che vede Ig trasformarsi, sul quale non entro nello specifico per evitare spoiler ma sappiate solo che è inguardabile. Peccato, perché Daniel Radcliffe e, soprattutto, Juno Temple sono davvero bravi. Avevo qualche dubbio sull'ex Harry Potter ma il suo accento americano è convincente quanto il suo aspetto malaticcio e dimesso, mentre la Temple è bellissima e perfetta ed è riuscita anche a magonarmi in un paio di scene, come il confronto con Ig o quella in cui invoca l'aiuto di suo padre mentre l'aguzzino la sta violentando (poi se il padre ha la facciotta dolce di David Morse non posso fare a meno di mettermi a piangere). Il resto del cast, purtroppo, è insignificante e dimenticabile, a cominciare da una Heather Graham sprecata. Con questo concludo, dicendo che Horns non è, nonostante quello che ho scritto, un brutto film: è semplicemente (e purtroppo) un'occasione sprecata ma probabilmente se non avete letto La vendetta del diavolo potreste anche non trovarlo così fiacco.
Del regista Alexandre Aja ho già parlato QUI. Daniel Radcliffe (Ig Perrish), Juno Temple (Merrin Williams), Heather Graham (Veronica) e David Morse (Dave Williams) li trovate invece ai rispettivi link.
James Remar interpreta Derrick Perrish. Americano, ha partecipato a film come I guerrieri della notte, 4 pazzi in libertà, I delitti del gatto nero, Mezzo professore tra i marines, Miracolo sulla 34a strada, Dredd - La legge sono io, Psycho, Le verità nascoste, Blade: Trinity, Il mai nato, RED, X-Men - L'inizio, Django Unchained e a serie come Miami Vice, Walker Texas Ranger, Nash Bridges, Settimo cielo, X-Files, Senza traccia, Sex and the City, CSI: Miami, Criminal Minds, Numb3rs, Dexter, Grey's Anatomy e From Dusk Till Dawn, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film Ratatouille. Ha 61 anni e cinque film in uscita, tra cui The Hateful Eight di Tarantino!
Joe Anderson interpreta Terry Perrish. Inglese, ha partecipato a film come Creep - Il chirurgo e La città verrà distrutta all'alba. Ha 34 anni e un film in uscita.
Max Minghella (vero nome Max Giorgio Choa Minghella) interpreta Lee Tourneau. Inglese, figlio del regista Anthony Minghella, ha partecipato a film come Syriana, Agora, The Social Network, Le idi di marzo e Gli stagisti. Anche produttore e sceneggiatore, ha 29 anni e un film in uscita.
Shia LaBeouf era stato scelto per interpretare Ig ma alla fine lo ha sostituito Daniel Radcliffe e aggiungerei meno male perché LaBeouf è il trionfo dell'inespressività. Detto questo, se Horns vi fosse piaciuto leggete La vendetta del diavolo di Joe Hill! ENJOY!
mercoledì 3 luglio 2013
World War Z (2013)
Trama: Gerry, ex agente delle Nazioni Unite, viene richiamato in servizio dopo che una pandemia in grado di trasformare gli uomini in zombie comincia a decimare la popolazione mondiale…
World War Z può essere riassunto così: Brad Pitt tuttofare, Brad Pitt paraculo, Brad Pitt porta jella e Brad Pitt man of steel. Bradano (d'ora in poi lo chiameremo così) è il protagonista assoluto della pellicola, alla faccia degli zombi e della marea di personaggi, leggasi pedine sacrificabili, che gli ruotano attorno. Il che non significa che World War Z sia un brutto film, perché effettivamente Bradano è un bell'uomo, gli effetti speciali sono da paura anche se non ne fanno, il ritmo rimane sostenuto per tutta la durata della pellicola, le prime sequenze sono sconvolgenti a tratti allucinanti, come si diceva al Pippo Kennedy Show. Tecnicamente parlando abbiamo davanti un kolossal della madonna, come faccio a dirvi di non andare a vederlo? Sicuramente, potrei dirvi di snobbare il 3D perché, a naso, non cambierebbe nulla per quel che riguarda il film ma uscireste dalla sala con due euro in meno che potreste spendervi invece per un ottimo gelato. Potrei dirvi che, sempre a naso, sarebbe meglio procurarsi il libro di Brooks perché un'epidemia zombie non può, non deve essere ridotta al Bradano che s'atteggia da superfigo. Ma, lo stesso, dire che World War Z è un brutto film non si può. E allora mi viene in soccorso l'internetto che mi dice che, effettivamente, tutto quello che mi ha portata a considerare la seconda metà della pellicola un gigantesco WTF è frutto di ripensamenti dell'ultim'ora e di rimaneggiamenti della sceneggiatura affidati a Goddard e Lindelof. come avrò modo di spiegare nelle note di chiusura. Quindi, diciamo che World War Z è un bel film ma purtroppo è stato rovinato in fieri e noi ci siamo beccati la versione tecnicamente pregevole ma oggettivamente despicable, l'aMMericanata tamarra.
War World Z scorre liscio (si fa per dire) come l'olio finché Bradano non sale sull'aereo dopo la caduta di Gerusalemme. Fino a quel momento ci avevo creduto, mi ero anche commossa perché un paio di sequenze sono oggettivamente bastarde quanto la pubblicità del gattino Barilla. Poi, dev'essere arrivata l'incoscienza, Goddard e Lindelof devono aver lasciato il lavoro nelle mani di due scimmie urlatrici poco addestrate: gli unici aspetti positivi di questo twist nella sceneggiatura sono l'incredibile figaggine di Pierfrancé, l'apparizione del sempre simpatico Moritz Bleibtreu e l'arrivo di uno zombi così espressivo ed accattivante da far sfigurare Bradano con due semplici schiocchi di mandibola. A parte queste tre cose, il resto è incosciente delirio: spiegatemi come diamine fa Bradano a sopravvivere, nell'ordine, ad un disastro aereo da lui provocato con bomba a mano (totale sopravvissuti: lui e la soldatessa monca e aggiungete il fatto che, pur sconvolto dagli eventi, il nostro riesce a scoprire il metodo per fregare gli zombi, cosa che non era riuscita alle menti più brillanti del pianeta), al conseguente impalamento tramite scheggione metallico, all'auto-iniezione di un virus sconosciuto e potenzialmente mortale e a tornare dalla famiglia con giusto un paio di croste in faccia e i capelli spettinati. Spiegatemi anche PERCHE' diamine, con tutti gli scienziati sulla nave, gli elicotteri, i mezzi per arrivare sulla terraferma etc... a prendere il virus c'è dovuto andare Bradano a piedi nonostante avesse spiegato tranquillamente la situazione via cellulare al suo superiore. A regà, datemi gli stessi soldi che avete dato ai due signori dal nome famoso che ve le butto giù io un paio di modifiche sensate, non presentiamo alle platee di mezzo mondo 'sta roba fatta a tirar via, su!!! Anzi, sapete che vi dico? Arrivata a questo punto mi sono arrabbiata e ho cambiato idea, consiglio di NON andare a vedere World War Z, perché è una kolossale presa per i fondelli anche se è ben girato e c'è Pierfrancé che merita. Anzi, donne, andatelo a vedere SOLO per Pierfrancé.
Brad Pitt (Gerry Lane), James Badge Dale (Capitano Speke), David Morse (l'ex agente della CIA), Peter Capaldi (uno dei dottori dello W.H.O.) e Pierfrancesco Favino (il più figo dei dottori dello W.H.O.) li trovate ai rispettivi link.
Marc Forster è il regista della pellicola. Tedesco, ha diretto film come Monster’s Ball – L’ombra della vita, Neverland – Un sogno per la vita, Vero come la finzione, Il cacciatore di aquiloni e Quantum of Solace. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 44 anni.
Moritz Bleibtreu interpreta uno dei dottori dello W.H.O. Tedesco, lo ricordo per film come The Experiment, Lola corre, Munich e Vallanzasca - Gli angeli del male. Ha 42 anni e quattro film in uscita.
Mireille Enos, che interpreta la moglie di Gerry, era stata la consorte di Josh Brolin in Gangster Squad, Elyes Gabel, sfigatissimo benché geniale ricercatore di belle speranze, era l'altrettanto sfigatissimo fidanzato della protagonista di Dead Set, mentre il Jack di Lost, Matthew Fox, compare brevemente come uno dei soldati che salva Bradano e famiglia all’inizio del film. A dire il vero, su internet si legge che il poveraccio avrebbe dovuto avere una parte ben più consistente e ingrata, ovvero quella del soldato “rovina famiglie”, impegnato in una relazione con la moglie di Bradano… ma la premiata ditta Lindelof & Goddard hanno deciso di tagliarlo completamente fuori nel corso delle riscritture della sceneggiatura, che hanno garantito anche un finale diverso (e, come avete letto nella recensione, meno sensato) alla pellicola: all’inizio l’aereo doveva atterrare in Russia e Gerry doveva finire a combattere zombi con l’esercito; sarebbe dovuto arrivare l’inverno e il protagonista avrebbe capito che l’arma per uccidere i non morti era il freddo, quindi avrebbe viaggiato per arrivare in Oregon e guidare uno sparuto gruppo di soldati in una battaglia atta a raggiungere la sua famiglia. Il film si sarebbe concluso con questo incerto cliffhanger e, se devo essere sincera, avrei preferito questa soluzione alle belinate con cui se ne sono usciti Lindelof e Goddard dopo la caduta di Israele! Maledetti studios edulcoranti! Quindi, detto questo, dubito che succederà ma se World War Z dovesse piacervi recuperate la saga di Rec, i film Romeriani dedicati agli zombi e 28 giorni dopo. ENJOY!!!
venerdì 5 marzo 2010
Il miglio verde (1999)
Siccome di pianti a dirotto davanti allo schermo non ne ho mai abbastanza, ecco che poco dopo Amabili Resti sono riuscita a commuovermi e piangere come un vitello ostinandomi a rivedere più o meno per la quinta volta Il miglio verde, film tratto dall’omonimo romanzo a puntate di Stephen King e diretto nel 1999 da Frank Darabont. Come avrete capito è un film che mi piace davvero molto, e ora vi spiego il perché.
La trama: negli anni ’30 Paul Edgecomb lavora come capo delle guardie nel cosiddetto “Miglio Verde”, ovvero quel braccio del penitenziario dove i condannati a morte aspettano di venire uccisi sulla sedia elettrica. Tra i tanti prigionieri, un giorno ne arriva uno molto speciale, il gigante nero John Coffey, condannato per un crimine orribile eppure stranamente buono, remissivo… e soprattutto in grado di guarire le persone con il semplice tocco delle mani.
Parlare de Il miglio verde è molto facile perché, a differenza di tanti altri registi, Frank Darabont ha la capacità di annullarsi completamente e mettersi semplicemente a raccontare quello che lo scrittore di turno ha messo su carta, senza alterarne né la trama né il senso. Per chi, come me, detesta gli adattamenti troppo liberi, soprattutto per quel che riguarda i libri che ha amato, un simile approccio è una manna dal cielo. Se il libro o il racconto già di per sé sono belli, Darabont è in grado di lasciarli come sono, impreziosendoli con l’ausilio di una regia semplice e classica ma non banale, sfoltendoli giusto dove è necessario ed aggiungendo piccole modifiche che non snaturano l’idea originale ma, anzi, arricchiscono l’opera. Bisogna dire che Stephen King è un grande narratore, ma come critico cinematografico e “tutore” delle sue opere è veramente una capra (e qui per fare ammenda andrò fino nel Maine in ginocchio sui ceci, con sette palmi di lingua strasciconi sul selciato…): il Re infatti da bravo americanaccio burino semplicemente adora l’idea che i registi rovinino con inutili troiate trash i suoi romanzi, come per esempio nell’orrido adattamento dello splendido romanzo L’acchiapasogni (che già aveva un inizio trash di suo…), e disconosce opere magistrali come il capolavoro Shining di Kubrick, che dev’essere stato l’unico regista al mondo in grado di migliorare quello che a parer mio è il libro di King più brutto e noioso; non a caso poi il Re ha pensato bene di crearne una versione televisiva, sulla quale non mi soffermo per pietà, più vicina all’idea originale.
Ma tralasciando gli sproloqui, Il miglio verde è come dicevo fedelissimo al libro e cattura alla perfezione lo spirito Kingiano che inserisce da sempre persone normali in un contesto a dir poco assurdo, e ci mostra le loro reazioni. L’aspetto sovrannaturale infatti c’è ma è perfettamente inserito nella descrizione della vita quotidiana all’interno del braccio della morte di un penitenziario; il regista ci introduce all’interno di un luogo così triste attraverso la delicata voce narrante di un Paul Edgecomb ormai vecchio, che decide di raccontare la sua vita all’amica “speciale” dell’ospizio. Impossibile per lo spettatore non innamorarsi all’istante dei protagonisti, che siano guardie o condannati a morte, e non diventare partecipe delle loro vicende, intenerendosi per un topolino che arriva a portare felicità ad un convitto cajun, ridendo del cameratismo che c’è tra le guardie, arrivando ad odiare con forza i due personaggi negativi, Percy e Wild Bill Wharton, trattenendo il respiro meravigliati ogni volta che compare sullo schermo John Coffey, il gigante buono; illudendosi, fino alla fine, che la conclusione della pellicola sarà positiva, nonostante tutto.
Fa molto il regista, che nonostante tutto cerca di non indugiare sui particolari macabri, anche se le esecuzioni sono molto realistiche, soprattutto quella di Delacroix, e anche se l’introduzione e il racconto della morte delle due bambine è da brividi con quel ralenti che rende tutto più ineluttabile; ma anche gli attori ci mettono del loro. In un film così fedele al libro, infatti, l’unico modo di arricchirlo ed invogliare lo spettatore a farsi catturare anche dopo aver letto il romanzo, è quello di rendere i personaggi ancora più vivi. E così anche Tom Hanks riesce ad essere un po’ meno bolso e ad interpretare un Paul Edgecomb praticamente perfetto, ma i migliori sono i “personaggi secondari”, che tanto secondari non sono: senza di loro infatti il film perderebbe gran parte della sua bellezza. David Morse e Barry Pepper sono due “spalle” d’eccezione, Michael Clarke Duncan riesce ad interpretare il gigante buono John Coffey senza renderlo patetico e ridicolo, nonostante sia in lacrime per i tre quarti del film, e il Wild Bill di Sam Rockwell è divinamente abietto. Ho amato davvero molto poi l’idea di fare scaturire il ricordo di tutta la vicenda dalla canzone “Cheek to cheek”, il pezzo più famoso della colonna sonora di Cappello a cilindro con Fred Astaire, mentre nel libro la storia parte dalla decisione del vecchio Paul Edgecomb di fissare i ricordi nella memoria scrivendoli in una sorta di diario. In poche parole, un film molto bello, di stampo classico, che potrebbe davvero piacere a tutti.
Di Tom Hanks ho già parlato qui. Presto nei cinema italiani Toy Story 3, che in originale ha lui come doppiatore del cowboy Woody, e purtroppo per tutti noi stanno per cominciare le riprese del terzo film tratto dai libri di Dan Brown, ovvero The Lost Symbol, dove ancora una volta Hanks vestirà i panni del bolsissimo Robert Langdon.
Frank Darabont è il regista e sceneggiatore del film, nonché uno dei miei preferiti vista la bravura con cui ha girato uno dei film più belli della storia del cinema, Le ali della libertà, sempre tratto da un libro di King, come l’altro suo film che devo ancora vedere, The Mist. Ha diretto anche un episodio di The Shield, per la tv. Di origine francese, ha 51 anni.
David Morse interpreta il mitico Brutal. Attore di straordinaria bravura, anche se sempre relegato in ruoli di coprotagonista, lo ricordo in L’innocenza del diavolo, nel film TV I Langolieri (sempre tratto da Stephen King), Tre giorni per la verità, l’interessante L’esercito delle 12 scimmie, The Rock, Extreme Measures, Il negoziatore, Dancer in the Dark, Cuori in Atlantide (sempre di Stephen King) e Disturbia. Ha inoltre partecipato ad episodi di Racconti di mezzanotte, Dr. House e Medium. Ha 57 anni e tre film in uscita.
Michael Clarke Duncan interpreta il gigantesco John Coffey, interpretazione che gli è valsa la nomination all’Oscar . Attore non poi tanto gigantesco (alla fine, in realtà, è alto come David Morse!!) e rinomato doppiatore, grazie alla sua voce profonda, ha recitato in Armageddon, FBI protezione testimoni, Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, Sin City, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, e in episodi dei telefilm Renegade, Willy il principe di Bel Air; Zack e Cody al Grand Hotel e Due uomini e mezzo; ha inoltre prestato la voce per Kung Fu Panda e alcuni episodi de I Griffin. Ha 53 anni e quattro film in uscita.
Barry Pepper interpreta la guardia Dean Stanton. Negli anni in cui uscì il film non c’era film in cui non si vedesse il buon Barry, al che immaginavo una carriera sfolgorante per l’attore, che invece ultimamente s’è un po’ perso. Tra i suoi film ricordo Salvate il soldato Ryan, Nemico pubblico, il vergognoso volantino pubblicitario di Scientology ovvero Battaglia per la terra, Compagnie pericolose e La 25ma ora, mentre in tv lo si può vedere recitare nei telefilm Highlander, Oltre i limiti e Sentinel. Canadese, ha 40 anni e un film in uscita.
Sam Rockwell interpreta il disgustoso Wild Bill Wharton. Attore assai particolare, tra i suoi film ricordo Tartarughe Ninja alla riscossa (!!), Alla ricerca di Jimmy, Sogno di una notte di mezza estate, Charlie’s Angels e Confessioni di una mante pericolosa, mentre tra i telefilm da lui interpretati cito Law and Order e NYPD. Ha 42 anni e due film in uscita tra cui Iron Man 2.
Tra gli altri attori ci sono Bonnie Hunt (protagonista di film storici della mia infanzia come Beethoven e Jumanji) nei panni della moglie di Paul, James Cromwell (il pastore che adotta il maialino in Babe!) nei panni del capo Warden ed infine, per tutti i Lost – addicted, comunico che Doug Hutchinson, che interpreta l’odioso Percy, nel nostro telefilm preferito si è fatto crescere un bel po’ di capelli e ha rotto per parecchio le uova nel paniere a Sawyer/La Fleur durante la quinta serie, nei panni di Horace. E ora vi lascio con la parodia dei Simpson, con una qualità che definire disgustosa è poco ma... dovevo metterlo!! Se ne trovate una versione migliore ditemelo, thanks! E... ENJOY!







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