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venerdì 7 aprile 2023

John Wick 4 (2023)

Ammetto che ci avevo quasi rinunciato, tra impegni e malanni, ma domenica siamo riusciti finalmente ad andare al cinema a vedere John Wick 4 (John Wick: Chapter 4), diretto dal regista Chad Stahelski.


Trama: dopo essere quasi morto nel film precedente, John Wick riprende il suo sanguinoso cammino pr liberarsi dal giogo della Gran Tavola e stavolta il suo principale avversario è il Marchese Vincent de Gramont.


E' finita. Forse. Dico forse perché in una scena post-credit che non vi spoilero stiamo già guardando al MCU del Continental e della Gran Tavola, di cui in effetti ci manca di vedere i pilastri fondamentali, ma dopo 9 anni possiamo dire che è finita la saga che ha sdoganato il cinema "di menare" (TM) al pubblico bue, quello che del cinema in questione non conosce nemmeno le basi e che magari, chessò, è riuscito ad incuriosirsi dopo tutto questo tempo. E' finita, e quella di John Wick è una fine a cui non potrò MAI voler male, nonostante tutti i difetti che mi hanno spinta a ridere come una pazza in sala, perché ci sono anche tanti pregi e momenti epici. Di trama ormai non si può più parlare da un paio di episodi, ci mancherebbe. Ogni film di John Wick, salvo forse il primo, è una serie di scuse e deviazioni per far sì che Keanu Reeves, per arrivare dal punto A al punto B, ci metta più o meno tre ore e, nel frattempo, si profonda in coreografie malmenanti sempre più lunghe e complesse (ma non per questo varie. Ci arrivo) e, ovviamente, John Wick 4 non fa eccezione, cosa che porta il nostro eroe a viaggiare dal Marocco ad Osaka, da New York a Berlino e, per il gran finale, a raggiungere una Parigi da cartolina. Ciò che in primis salva il franchise dalla noia perpetua è, come sempre, il bellissimo, interessante world building che lo accompagna, fatto di alberghi misteriosi, concierge efficacissimi (ciao Lance, mi mancherai tanto) e terribili Gran Tavole che giocano con la vita altrui millantando regole perse nell'alba dei tempi e perfino codificate in latino, con tutto il codazzo di personaggi e assassini sui generis che si portano appresso. La seconda cosa sono le infinite sequenze di combattimento, ogni volta più assurde ed esilaranti, che dopo tutti questi anni ancora regalano delle gioie, non tanto quando c'è di mezzo Keanu Reeves (mai stato particolarmente atletico, poverello, ma ci mette l'impegno instancabile di chi ha le giunture sempre un po' rigide e deve compensare con l'entusiasmo) ma quando arriva gente tipo Donnie Yen e Scott Adkins, il primo sempre una gazzella elegantissima e il secondo, pur costretto nel ruolo di Ciccio Bastardo, sempre capace di tirare calci come se non portasse una fat suit addosso.


Le infinite sequenze di cui sopra, signori miei, le avrei onestamente scorciate un po', perché risentono dello stesso difetto del film precedente, ovvero quello di mostrare Reeves rotolare per dieci minuti attorno all'attaccante per poi freddarlo con un headshot, ma quest'anno ci sono anche picchi di sfacciataggine notevole, forieri dell'ilarità isterica di cui parlavo sopra. Per esempio, John Wick 4 introduce "ottimi" abiti in kevlar coi quali basta coprirsi il viso col bavero per sopravvivere anche alle piogge di proiettili peggiori, o ancor più ottimi fucili d'assalto che non si limitano a colpire l'avversario, ma lo incendiano proprio, facendolo quasi esplodere; è stato poi introdotto un concetto di universo espanso secondo il quale John Wick discende direttamente dal clan MacLeod, o non si spiega perché lui riesca a sopravvivere a incidenti stradali reiterati e continue cadute da palazzi di 10 piani, mentre gli sventurati che condividono il suo stesso destino devono arrendersi alla morte impietosa dopo appena un singolo incidente/caduta. Ciò detto, John Wick 4 tocca picchi di commozione plurimi, soprattutto nelle scene ambientate a Parigi, con la rotonda degli Champs Elysées trasformata nel set di Carmageddon e la scalinata che porta al Sacro Cuore trasfigurata in una sorta di tormento di Sisifo, il tutto creato per omaggiare I guerrieri della notte grazie alla sensualissima (e bastardissima) DJ pronta a vendere agli assassini della Ville Lumière il povero Jonathan. Non dimentichiamo, infine, le guest star che come sempre pullulano. Al di là di Donnie Yen e Scott Adkins, per me i top del cast, Bill Skarsgård fa sempre la sua porca figura (e credo che il doppiaggio italiano ci abbia messo una bella pezza, almeno stavolta), di Clancy Brown non parliamo nemmeno, ché la grandezza è troppa, Hiroyuki Sanada è sempre elegante e bellissimo, Marko Zaror un'eccellente ingresso forse poco sfruttato e Ian McShane è perfetto oggi come 9 anni fa. Dite quello che volete, a me John Wick mancherà veramente tantissimo ma, come ho già detto, l'intenzione di tenere la saga in vita c'è (il primo spin-off cinematografico è previsto già per l'anno prossimo!), perché si potrebbero raccontare ancora mille storie su questo universo, stando però bene attenti a giocarsi al meglio la carta del picchiare/uccidere/headshottare bene, cosa che, purtroppo, una serie TV non potrebbe mai fare, ma chi sono io per porre dei limiti alla tamarreide e alla fantasia? Attendo speranzosa!


Del regista Chad Stahelski ho già parlato QUIKeanu Reeves (John Wick), Laurence Fishburne (Bowery King), Lance Reddick (Charon), Clancy Brown (Harbinger), Ian McShane (Winston), Bill Skarsgård (Marchese), Donnie Yen (Caine), Hiroyuki Sanada (Shimazu) e Scott Adkins (Killa) li trovate invece ai rispettivi link.


Lance Reddick, Keanu Reeves, Ian McShane e persino Anjelica Huston dovrebbero comparire in Ballerina, il primo spin-off della saga, programmato per l'anno prossimo e avente Ana De Armas come protagonista. Nell'attesa, ovviamente, recuperate i primi tre film della saga e aggiungete Atomica Bionda, Bullet Train e I guerrieri della notte. ENJOY!




martedì 30 agosto 2022

Bullet Train (2022)

Conquistata da un trailer che prometteva Giappone e tamarrate come se piovessero, domenica sono corsa a vedere Bullet Train, diretto dal regista David Leitch e tratto dal romanzo I sette killer dello Shinkansen di Kotaro Isaka.


Trama: al ladro/killer Ladybug viene commissionato il furto di una valigetta all'interno di uno Shinkansen diretto a Kyoto. Il lavoro, all'apparenza semplicissimo, si complicherà all'inverosimile...



Giappone e tamarreide mi aspettavo e tanto ho avuto. Bullet Train è un rinfrescante mix di vari generi, perfetto come blockbuster estivo, che segna una sorta di ritorno al passato popolato dai vari Tarantino, Guy Ritchie e, soprattutto, dei mille emuli che tentavano senza successo di eguagliarli, in quanto propone allo spettatore un film a base di killer ciarlieri, citazioni pop e splatterate irriverenti messe nelle mani di assassini stilosissimi e sopra le righe. Non ho letto il romanzo di Kotaro Isaka (direi mai tradotto in italiano e disponibile in lingua inglese a prezzi ancora troppo alti per un e-book - lo so, sono ligure, abbiate pazienza) e, considerato che Bullet Train in origine doveva essere un thriller serissimo diretto da Antoine Fuqua (rimasto in veste di produttore), dubito che il film di Leitch gli sia granché fedele a livello di atmosfere, ma di sicuro la trama è abbastanza machiavellica da essere stata concepita da un giapponese. Tutto parte dal lavoro "facile" di Ladybug, a cui viene chiesto di rubare una valigetta di proprietà di altri due killer, Tangerine e Lemon, il cui lavoro consiste invece nel consegnare detta valigetta e un ragazzo al padre di quest'ultimo, un terribile boss della mala; purtroppo, all'interno dello spazio claustrofobico costituito dal treno veloce che da il titolo al film, paiono essersi radunati altri killer, ognuno con i loro obiettivi, il loro passato e le loro colpe, e i destini di tutti questi particolari passeggeri arriveranno ad intrecciarsi in un clamoroso e tesissimo gioco dove non necessariamente servono forza, furbizia e cattiveria per vincere, quanto piuttosto fortuna. Fortuna (o l'atavica mancanza della stessa) e destino sono il fil rouge che lega tutti i personaggi e sono le forze che muovono una trama capace di regalare non poche sorprese allo spettatore, a cui si chiede di prestare molta attenzione e non farsi distrarre dalla messinscena accattivante, in quanto tra dialoghi fiume, flashback e soggettive particolari, perdersi è un attimo. 


Dal canto suo, infatti, David Leitch parrebbe perseverare nel suo progressivo allontanamento da prodotti tamarri ma "seri" come John Wick e Atomica Bionda per continuare sulla scia del sovraccarico cazzaro di Deadpool (non a caso in Bullet Train ci sono tantissimi attori che hanno avuto a che fare, chi più e chi meno, con Deadpool 2). Tra coloratissime scritte bilingue in sovraimpressione che introducono i vari killer, morbidi pupazzoni, dialoghi con gabinetti automatici, utilizzo di armi improprie, flashback rapidissimi ed esilaranti, citazioni pop e linguaggio "colorito", non è difficile immaginarsi Wade Wilson aggirarsi nei corridoi dello shinkansen, pronto a sgozzare i nemici tra una battuta e l'altra, e si vede che il regista è perennemente in cerca di quel miracoloso equilibrio tra stunt fenomenale e slapstick comedy. Su grande schermo e con l'occhio "vergine" di una prima visione, il film non presenta sequenze sciatte o mal realizzate, soprattutto per quanto riguarda i momenti di confronto corpo a corpo, e il finale in particolare, salvo quale esagerazione a livello di CGI, per quanto necessaria, lascia letteralmente a bocca aperta per la sfacciataggine con cui ignora qualsiasi legge della fisica. Personalmente, in quanto cultrice di killer "weird", ho apprezzato soprattutto il bestiario di assassini presenti nel film e la caratterizzazione dei vari attori. Dopo anni di assenza in ruoli da protagonista (parliamone, nell'ultimo Kingsman spuntava giusto 5 minuti), Aaron Taylor-Johnson torna a bucare lo schermo con un personaggio affascinante e carismatico anche nella sua puntuale dabbenaggine, e l'unica cosa che mi dispiace è che ciò lo ha portato a venire nuovamente inghiottito in quel carrozzone Marvel/Sony che era riuscito ad abbandonare, stavolta come Kraven il cacciatore, nemesi di Spider-Man; il suo Tangerine è diventato in tempo zero il mio personaggio preferito all'interno di un cast in parte e carichissimo, dove assieme a un Brad Pitt mattatore e alcune ghiotte guest star spiccano, in personalissimo ordine di gradimento, Hiroyuki Sanada, Brian Tyree Henry e Michael Shannon. Onestamente, posso dire di essermi divertita tantissimo con questo Bullet Train e, se dovessi proprio trovargli un difetto, è l'assenza di un crossover con John Wick. Ma invece di spendere soldi in MCU e DC Cinematic Universe, perché non create un JohnWickVerse? Pensateci!! 


Del regista David Leitch, che interpreta anche Jeff Zufelt, ho già parlato QUI. Brad Pitt (Ladybug), Joey King (Prince), Aaron Taylor-Johnson (Tangerine), Brian Tyree Henry (Lemon), Hiroyuki Sanada (il vecchio), Michael Shannon (Morte Bianca), Sandra Bullock (Maria), Logan Lerman (il figlio) e Zazie Beetz (Hornet) li trovate invece ai rispettivi link.


Un paio di curiosità: Ryan Reynolds compare, non accreditato, nel ruolo di Carver, Channing Tatum nei panni del passeggero fissato col sesso mentre la bionda "hostess" del treno non è altri che Karen Fukuhara, l'adorabile Kimiko della serie The Boys, e il controllore Masi Oka, ovvero Hiro della serie Heroes. Sandra Bullock ha rimpiazzato Lady Gaga nel ruolo di Maria. Se Bullet Train vi fosse piaciuto recuperate tutti i film della saga John Wick, Atomica Bionda, Free Fire e Pulp Fiction. ENJOY!  

venerdì 11 giugno 2021

Army of the Dead (2021)

Pensavate che mi fossi dimenticata di Army of the Dead, diretto, co-sceneggiato, fotografato, prodotto e quant'altro dal regista Zack Snyder, nevvero? E invece...


Trama: un gruppo di ex soldati (con l'aggiunta di altri elementi assortiti) viene assunto da un magnate giapponese per recuperare gli incassi di un casinò di Las Vegas, diventata nel frattempo terra di nessuno infestata da zombie. Per poter entrare a Las Vegas, il capo del gruppo contatta la figlia che non vedeva da anni e lì cominciano i guai...


Ammettiamo la scomoda verità. Army of the Dead era un film che aspettavo, perché la combine zombie, horror, Snyder e abbonamento Netflix già pagato mi sconfinferava parecchio. Poi hanno cominciato ad arrivare le prime recensioni disastrose e perculanti, alle quali si è aggiunta la consapevolezza di un minutaggio per me elefantiaco, vista l'atavica mancanza di tempo (ho visto il film in due giorni), e ho pensato che forse sarebbe stato meglio evitare e dedicarsi a film migliori; il problema è che poi è sopraggiunta Silvia con l'immagine di Bautista che piange al ralenti, probabilmente la cosa più esilarante vista nel corso dell'anno (ma doveva ancora arrivare la morte di un personaggio in Crudelia...), e ho dovuto soccombere al desiderio di testimoniare a mia volta una simile chicca trash. Ho fatto bene, ovviamente: al momento della stesura del post è il 4 giugno, all'orizzonte non c'è alcun nuovo Sharknado, è estate e nulla potrà mai soddisfare la mia sete di zamarrate trash come questo Army of the Dead, nulla. Snyder, seppur involontariamente, ha piazzato l'asticella del ridicolo troppo in alto e quest'anno credo che neppure la Asylum potrà competere con quest'adorabile accozzaglia di roba alternativamente sbagliata e facilona, costruita interamente attorno a buchi di trama e momenti WTF, "inspessita" (e non nel senso buono) da "lacrime strappastorie" durante le quali Bautista cerca di riconquistare la figlia scema come un tacco elencandole tutti i peggiori junk food che gli piacerebbe preparare una volta recuperati i soldi per aprirsi un ristorante tutto suo. Voi ora penserete che io sia arrabbiata con Snyder per le quasi tre ore perse ma vi sbagliate: ho passato infatti tre ore a ridere col Bolluomo, e mi rendo conto che questa non fosse sicuramente l'intenzione del regista ma come posso non sbellicarmi davanti alla ex suora Encarnacíon che dal nulla, a un certo punto, si profonde in un siparietto rosa e smielatissimo con un Bautista clueless come non mai? 


Ma mettiamo un attimo da parte i personaggi sbagliati oppure semplicemente abbozzati e messi lì per far numero con una targhetta sul petto simile a quella che portava Oz nella puntata di Halloween di Buffy (abbiamo "la messicana", "la gnocca bionda", "la lesbica", "il traditore", "la gnocca mora", "lo youtuber", "il nerd", "Bautista", "figlia", "lo gnocco di colore" e se pensate che siano più tratteggiati di così vi sbagliate di grosso), e parliamo di 'sti zombie, santo cielo. Io non ho mai visto Z Nation, mi si dice che sia un capolavoro e che la maggior parte delle idee particolari del film vengano da lì, ma nella mia bieca ignoranza posso dire di aver apprezzato giusto gli zombie organizzati in due ceppi differenti, gli Alfa più intelligenti e quelli che a un bel momento si ibernano di notte, e basta. Il resto è da facepalm oppure buttato alle ortiche. Del primo insieme fanno parte la regina zombie e il suo momento di tenerezza con lo zombie boss ma anche l'orribile tigre zombie posticcia che a un certo punto con una zampata fa volare una delle sue vittime contro una colonna NONOSTANTE detta vittima non sia stata minimamente sfiorata dalla zampa (sì la CGI del film fa schifo quanto la scelta di sfocare lo sfocabile, soprattutto il faccione di Bautista), del secondo gruppo fanno invece parte gli zombie robot che si intravvedono di tanto in tanto grazie ai loro occhi blu come Paul Newman e gli zombie secchi che aspettano la pioggia per rianimarsi (perché diamine non piove mai, allora? Ma su, che spreco. E 'sti robot perché? Chi li ha costruiti?). Certo, parlando di cose buttate alle ortiche e buchi di sceneggiatura il personaggio di Ella Purnell diventa il deus ex machina di ogni cazzata e vi sfido ad arrivare a fine film senza volere almeno un finale alternativo in cui Kate diventi la protagonista di un Hostel con zombie, ma non starei tanto a parlare di finali, sequel e simili quando il film si conclude con un "cliffhanger" scemo che ignora in toto le regole base della radioattività (e non solo quelle, vabbé). E quindi? E quindi aspettiamo, per l'appunto, che Snyder si impelaghi in uno zombieverse che probabilmente i fan stanno già chiedendo a gran voce, così anche io avrò il mio bel filmetto trash annuale estivo. Non tratterrò il fiato nell'attesa, ci mancherebbe, al limite aspetterò al varco il momento glorioso in cui Bautista realizzerà il suo desiderio di interpretare Hemingway.


Del regista e co-sceneggiatore Zack Snyder ho già parlato QUI. Dave Bautista (Scott Ward), Ella Purnell (Kate Ward), Hiroyuki Sanada (Bly Tanaka) e Garret Dillahunt (Martin) li trovate invece ai rispettivi link.

Omari Hardwick interpreta Vanderohe. Americano, ha partecipato a film come Kick-Ass, A-Team, La fratellanza e a serie quali CSI: Miami. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita. 


Ana de la Reguera
interpreta Maria Cruz. Messicana, ha partecipato a film come Nacho Libre, Cowboys & Aliens, Oscure presenze e a serie quali Dal tramonto all'alba - La serie, Twin Peaks - Il ritorno; come doppiatrice ha lavorato ne Il libro della vita. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 44 anni e due film in uscita, tra cui La notte del giudizio per sempre


Theo Rossi, che interpreta il "simpaticissimo" agente Burt Cummings, era altrettanto "simpatico" nei panni dello Shades di Luke Cage. Se Army of the Dead vi fosse piaciuto recuperate l'altro film di zombi targato Snyder, ovvero L'alba dei morti viventi (lo trovate sempre su Netflix). ENJOY! 

mercoledì 29 marzo 2017

Life - Non oltrepassare il limite (2017)

Inaspettatamente, sono riuscita a convincere il Bolluomo e domenica sono andata a vedere Life - Non oltrepassare il limite (Life), diretto nel 2017 dal regista Daniel Espinosa.


Trama: degli scienziati all'interno della Stazione Spaziale Internazionale recuperano dei campioni da Marte e scoprono che, all'interno di essi, c'è un organismo vivente. L'entusiasmo spinge loro e la gente sulla Terra a battezzare l'organismo Calvin ma presto la creatura tanto amata si rivela un essere pericolosissimo...



Credevo che un film come Life avrebbe terrorizzato il Bolluomo, invece quella che per buona parte della pellicola s'è coperta gli occhi sono stata io. Intendiamoci, Life non fa paura, non nel senso canonico di un horror, però se, come a me, l'idea di una navicella spaziale con tutti gli annessi e connessi ("nello spazio nessuno può sentirti urlare" ma non puoi nemmeno respirare, scappare, toglierti le tute, dare fuoco alla creatura, spararti un colpo in testa per fuggire alla camurrìa, ecc. ecc.) vi causa l'occlusione temporanea delle vie respiratorie, allora troverete pane per i vostri denti. Fermo restando, ovviamente, che alla fine del primo tempo mi sono girata verso Mirco e gli ho predetto per filo e per segno non solo lo sviluppo della trama ma anche il finale, con tanto di totogol azzeccato di chi sarebbe sopravvissuto o meno e persino dell'ordine in cui gli scienziati avrebbero incontrato il loro destino. Life, in soldoni, è un emulo di Alien che si porta dietro la solita morale affermata in calce dal titolo italiano, ovvero "la scienza è bella e buona quanto volete ma senza esagerare", nella fattispecie "se una cosa ti sembra morta non stare tanto lì a menartela e lasciala morta, ci sarà un motivo"; andando più in profondità, la pellicola cerca, a mio avviso senza successo, di offrire un punto di vista alternativo relativamente alla percezione del comportamento del parassita alieno, proponendolo non come malvagio ma semplicemente come intenzionato a sopravvivere ad ogni costo. Da qui la lotta tra scienziati e alieno, un reciproco "tentativo di sopravvivenza", con l'aggravante dell'impedire a tutti i costi che la vita, quella sulla Terra, venga messa in pericolo da un eventuale ingresso della creatura nell'atmosfera terrestre e quindi sul pianeta. A differenza di altri film, gli scienziati diventano quindi pedine sacrificabili per un bene maggiore, ché va bene festeggiare (con tanto di interviste ai bambini terrestri, che carini!) per l'arrivo di Calvin, alieno tenerino monocellulare, ma quando quest'ultimo diventa una sorta di bestiaccia tentacoluta i nostri eroi possono anche rimanersene lassù, grazie e arrivederci, per lo spazio profondo basta girare a destra.


Tornando un attimo più seri, il reale difetto di Life è che sembra girato e scritto da due team differenti, il che è strano perché effettivamente gli sceneggiatori sono due (gli stessi, peraltro, che hanno scritto Deadpool e Benvenuti a Zombieland, da loro mi sarei aspettata un po' più di umorismo e originalità) ma il regista è uno. L'inizio è davvero bellissimo, soprattutto perché Daniel Espinosa riesce a realizzare delle sequenze spaziali realmente mozzafiato, con panoramiche della Terra, corpi fluttuanti all'esterno, addirittura un'introduzione dove il cielo trapunto di stelle sembra in realtà un abisso nero brulicante di orridi insetti luminosi, o almeno questa è l'impressione che mi ha dato; arditi giri di macchina da presa danno allo spettatore l'idea di trovarsi all'interno della Stazione Spaziale, a gravitare senza peso assieme ai protagonisti, mentre le prime due morti sono un trionfo di sapiente regia, montaggio serrato e scrittura furba, con la tensione che si taglia letteralmente col coltello. Nella seconda parte del film pare invece che tutti abbiano messo il pilota automatico e si siano limitati ad omaggiare Alien nel modo più incolore possibile e, quel che è peggio, almeno una sequenza è stata scritta e realizzata in maniera talmente confusa che né io né Mirco siamo riusciti a capire cosa diamine stesse accadendo (SPOILER: nello specifico, quando arriva il modulo da Terra e il giapponese ci si infila sperando di trovare aiuto, solo per finire nelle grinfie del polpo Calvin. Tra le urla, il casino e la fotografia virata in rosso non ho mica capito se il polpo s'è mangiato l'equipaggio di terra, se l'equipaggio non è mai esistito e me lo sono immaginato io oppure se è successo tutt'altro. Mah.). Quando dico tutti, ovviamente, intendo anche gli attori, con Jake Gyllenhaal che normalmente adoro messo lì a fare bene non si sa cosa, se il dottore, il pilota o il misantropo, vittima di una fissità facciale che avrei attribuito giusto a Ryan Reynolds, non a lui. A momenti è più espressivo l'alieno Calvin, con la sua faccetta da cobra/polpo, il che è tutto dire. In sintesi, credo che Life sia un po' l'esempio di come si possano sprecare una storia, un regista e un cast con moltissimo potenziale e probabilmente è una pellicola che può piacere giusto ai neofiti o a chi cerca un "horror"/sci-fi blando, così da poter dormire serenamente la notte. Aspettando Alien Covenant può anche andar bene!


Di Hiroyuki Sanada (Sho Murakami), Ryan Reynolds (Rory Adams), Rebecca Ferguson (Miranda North) e Jake Gyllenhaal (David Jordan) ho parlato ai rispettivi link.

Daniel Espinosa è il regista della pellicola. Svedese, ha diretto film come Safe House - Nessuno è al sicuro e Child 44 - Il bambino n.44. Anche produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e due film in uscita.


Ryan Reynolds avrebbe voluto interpretare David Jordan ma ha dovuto ripiegare su un ruolo di comprimario perché già impegnato nelle riprese di The Hitman's Bodyguard, film che dovrebbe uscire ad agosto negli States. Detto questo, se Life vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Alien e aggiungete Leviathan. ENJOY!

venerdì 2 agosto 2013

Wolverine - L'immortale (2013)

Alla faccia del multisala chiuso per minch.... ferie, mercoledì sono andata fino a Genova in spedizione punitiva a vedere Wolverine - L'immortale (The Wolverine) diretto dal regista James Mangold.


Trama: dopo gli eventi di X-Men - Conflitto finale, Logan ha rinunciato a vivere da uomo e supereroe, straziato dal dolore per la morte dell'amata Jean. Questo, finché dal passato non arriva a richiamarlo Yashida, un uomo che Logan aveva salvato dalla bomba atomica, ormai prossimo alla morte.. e in grado di privare il mutante del fattore rigenerante che, di fatto, lo rende immortale.


Togliamoci il dente, vah. Lasciatemi sfogare prima di scrivere una recensione obiettiva, un po' come faceva Austin Powers davanti al "bozzo": che addominali, che pettorali, che bicipiti, che chiappe, che figo che sei in kimono, Hugh!! Sei l'unico uomo al mondo in grado di farmi desiderare di essere una vecchia serva giapponese!!! Ok, ora che ho elencato le uniche cose degne di essere rammentate, possibilmente a lungo, sono più calma. Posso tranquillamente dire che Wolverine è un film senza infamia né lode, come un compitino fatto con diligenza ma senza sentimento, giusto per strappare la sufficienza all'insegnante stronza. Al posto del protagonista del titolo avrebbe potuto esserci qualunque anonimo eroe, perché capisco che il Logan degli ultimi anni di comics è talmente prezzemolo da aver perso quell'aura pericolosa, triste e selvaggia che lo ha sempre caratterizzato, ma se tu, o sceneggiatore, mi basi la pellicola sul fondamentale Wolverine di Claremont e Miller, come minimo devi rispettare lo spirito dell'opera e non realizzare una sorta di James Bond mutante. Per avere un'introspezione psicologica da bignami (non posso morire, sono solo, la donna che amo è morta, sono reietto tra i reietti, snikt snikt!!), zero sangue e zero emozioni preferivo allora lo spirito più zamarro che animava il tanto bistrattato X-Men: le origini - Wolverine, che almeno contava un paio di cattivi con le palle e qualche sequenza esaltante.

E che gli vuoi dire a uno così..?
In Wolverine, purtroppo, vige il piattume. Piattume per la storia d'amore del protagonista con Mariko, ridotta al ruolo di damsel in distress con cui instaurare una banalissima relazione, piattume se non quasi disgusto per i villain (Viper trasformata in un incrocio tra un Visitor e una peripatetica moldava, un Silver Samurai robot ché tanto adesso vanno di moda e 'ndo vai se il robottone non ce l'hai?, un paio di Yakuza e i ninja, che in teoria nell'universo Marvel sono fondamentali, centellinati col contagocce), piattume per la trama che pesca qua e là dalle storie migliori del mutante artigliato riducendole a pappetta insapore, piattume per la regia, ben fatta ma senza alcun guizzo e piattume per i vari combattimenti dove Logan, à la Zoro, colpisce i nemici probabilmente col piatto degli artigli, giusto per rimanere in tema. Unici picchi, in positivo e in negativo: la sequenza dove Logan combatte contro gli Yakuza sul tetto dello Shinkansen è davvero bella, così come la sorpresona che attende i fan alla fine dei titoli di coda, mentre ad ogni scena che la riguardava non potevo fare a meno di pensare a quale CANCELLO abbiano scritturato per la parte di Yukio, trasformata da ronin fatale a bimbaminkia idrocefala. Altro paio di cosette che mi hanno, se non infastidita, perlomeno turbata (oltre al finale che vorrei mi venisse spiegato ovvero SPOILER Logan è rimasto senza adamantio, visto che gli artiglietti finali sono ossei? Yashida glielo ha trivellato via dalle ossa? E che c'entra, non è mica l'adamantio a conferire poteri rigeneranti a Logan... o__O Mi sono persa qualcosa??), è che Famke Janssen meriterebbe l'applauso per la facilità con cui ha portato a casa il sicuramente cosmico cachet limitandosi a mostrarsi sdraiata a letto e in vestaglietta sexy (all'anima dell'amore e del dolore, pareva una fantasia erotica da Postalmarket), oltre ovviamente all'immagine distorta che gli sceneggiatori hanno di Tokyo: tempo di percorrenza Akihabara - Ueno, a piedi e con feriti a carico, più o meno 5 minuti. Uh proprio, guarda. Quindi, in sintesi, ribadisco: voto film 6, voto fisico Hugh Jackman almeno 20. Fate i vostri calcoli e giudicate voi se val la pena vedere Wolverine - L'ultimo immortale al cinema.

Non aprite quel cancello...
Del regista James Mangold ho già parlato qui. Hugh Jackman (Logan/Wolverine) e Famke Janssen (Jean Grey) li trovate invece ai rispettivi link.

Hiroyuki Sanada (vero nome Hiroyuki Shinosawa) interpreta Shingen. Giapponese, ha partecipato a film come Rasen, Ringu, Ringu 2, L’ultimo samurai e alla serie Lost. Anche compositore, ha 53 anni e due film in uscita, tra cui 47 Ronin.

  
Hal Yamanouchi interpreta Yashida. Normalmente forse non avrei dedicato un trafiletto a questo attore giapponese, visto quanto poco compare nel film, però il suo nome spunta in parecchia roba nostrana, tipo i film Emmanuelle e gli ultimi cannibali, Sono fotogenico, 7 chili in 7 giorni, La casa delle anime erranti, Nirvana, Tutti gli uomini del deficiente, Il pesce innamorato o le serie I ragazzi del muretto e Don Matteo oltre che in Le avventure acquatiche di Steve Zissou. Anche produttore, ha 67 anni e tre film in uscita.


Svetlana Khodchenkova, che interpreta Viper (al posto di Jessica Biel, alla quale era stato offerto il ruolo), aveva già partecipato al soporifero La talpa nei panni di Irina mentre Brian Tee, il fidanzato fedifrago e dalle mutande rosse, faceva il paio con l’Hiro di Heroes in Austin Powers in Goldmember. Ormai lo sanno persino i sassi che Darren Aronofsky avrebbe dovuto dirigere la pellicola, impresa sfumata fondamentalmente per i lunghi periodi in cui sarebbe stato oltreoceano (i tempi lunghi avevano spaventato anche Guillermo Del Toro, altro papabile regista) e lontano dalla famiglia proprio nel periodo del divorzio dall’attrice Rachel Weisz ma anche, pare, perché la sceneggiatura da lui proposta, dove sesso e violenza scorrevano a fiumi, era stata rifiutata dai produttori. Maledetti ignoranti. Per concludere, Wolverine - L'immortale segue direttamente X-Men: le origini - Wolverine, X-Men, X-Men 2 e ovviamente X-Men - Conflitto finale, mentre dovrebbe, in base alla scena presente durante i titoli di coda, precedere X-Men - Giorni di un futuro passato (che in Italia dovrebbe uscire la prossima estate). Rob Liefeld recentemente si è lasciato scappare che nelle intenzioni della Marvel ci sarebbe anche un film dedicato a X-Force ed effettivamente la Fox ha registrato il sito x-forcemovie.com ma per ora non si hanno notizie certe in merito. Nell'attesa, se Wolverine - L'immortale vi fosse piaciuto recuperate i titoli citati e X-Men - L'inizio! ENJOY!



E ritorna, per la gioia di tutti i bambini... L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi):

Mariko Yashida: dopo Jean Grey, uno degli amori storici del donnaiolo Wolvie. Altro che riempitivo Bondiano. E altro che figlia di uomo d'affari, visto che Shingen era uno Yakuza. Alla morte del babbo diventa capo della famiglia e, in seguito, quasi moglie di Logan prima di venire avvelenata e schiattare, per la disperazione del povero Wolverine. 

Yukio: Ronin senza nome e senza padrone, alla sua prima apparizione nei fumetti è quella che, di fatto, avvelena Wolverine compromettendogli il fattore rigenerante per fargli perdere il duello contro Shingen e disgustare Mariko. La giapponesotta si è poi innamorata persa di Logan, ovviamente non ricambiata, ed è finita col tempo per diventare una delle più grandi amiche degli X-Men nonché madre adottiva di Amiko, una pargola salvata, adottata e poi, come al solito, sbolognata da Wolverine.

Silver Samurai: a vestire l'armatura d'argento, nei fumetti, è il mutante Kenuichio Harada, che nel film compare come amico d'infanzia di Mariko invece che come fratellastro e figlio illegittimo di Shingen. Nato come villain e guardia del corpo di Viper (credo anche trombamico), in seguito è diventato un alleato degli X-Men ma ovviamente con le storie Marvel non si può mai dire: un giorno è buono, l'altro è cattivo, e via così...

Viper: "semplice" umana amante di veleni e affini, non è di sicuro l'orrendo Visitor mostrato nel film. Terrorista per lungo tempo a capo dell'Hydra, organizzazione criminale formata da nazistoidi che adorano vestire di verde, è stata anche sposata (ovviamente con l'inganno, ci mancherebbe) con Wolverine ma ora dovrebbero essere divorziati e lei è sempre impegnata in simpatici atti delinquenziali ai danni dei vari supereroi Marvel.

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