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martedì 7 luglio 2026

Good Luck, Have Fun, Don't Die (2025)


Era un po' che volevo vederlo, e ho approfittato dell'uscita italiana per recuperare Good Luck, Have Fun, Don't Die, diretto nel 2025 dal regista Gore Verbinski.

Trama

Un uomo misterioso, che afferma di venire dal futuro, entra in un diner per trovare le persone che lo aiuteranno ad impedire l'estinzione umana per mano dell'IA...

RECENSIONE

Good Luck, Have Fun, Don't Die è uno di quei film inutilmente complicati, che tirano la corda fin quasi a spezzarla e costringono lo spettatore a un tour de force per non addormentarsi sulla poltrona. La cosa assurda, come ho scritto su Facebook, è che l'ultimo film di Verbinski dura 10 minuti più di L'esercito delle 12 scimmie, dal quale prende tantissima ispirazione, ma sembra continuare per ore ed ore, a differenza del film di Terry Gilliam. Buona parte della "colpa", se di colpa si può parlare, è di una sceneggiatura che era nata per essere una serie, cosa che salta subito all'occhio a causa della natura episodica della prima parte. Dal momento in cui l'uomo del futuro interpretato da Sam Rockwell entra nel diner, infatti, due o tre personaggi che andranno a formare il suo gruppo di "eroi" si rendono protagonisti di flashback dedicati; abbiamo dunque insegnanti in fuga davanti ad adolescenti inquietanti, ragazzi che vengono sostituiti da cloni, storie d'amore che scompaiono inghiottite dall'intelligenza artificiale, insomma, vari assaggi di fantascienza horror tenuti assieme da un fil rouge, che sono troppo brevi per essere davvero interessanti e distolgono l'attenzione dello spettatore dal fulcro del film. E dire che di carne al fuoco anche senza questi flashback ce ne sarebbe stata a bizzeffe, a partire dal triste destino del protagonista, il quale è costretto a vivere come il Bill Murray di Ricomincio da capo e affrontare, giorno dopo giorno, lo stesso rompicapo, ovvero quale sia la giusta combinazione di avventori che gli consentirà di annientare l'IA. A mio parere, Good Luck, Have Fun, Don't Die sarebbe stato molto più interessante se, invece di appoggiarsi al "non lo famo ma lo dimo" di Rockwell, avesse mostrato, effettivamente, i suoi sbagli più eclatanti e sanguinosi, anche se sentirli raccontare dal protagonista è una cosa parecchio esilarante, lo ammetto. Non è così interessante, invece, tutto il discorso sull'IA, che nasce già vecchio e raccontato meglio altrove, ridotto a una serie di tristi cliché frutto di conversazioni tra boomer.

E' un peccato che la sceneggiatura di Matthew Robinson sia così stiracchiata, perché Gore Verbinski, dal canto suo, fa di tutto per rendere il film una bellezza per gli occhi. A differenza dello sceneggiatore, Verbinski il senso del ritmo ce l'ha e, aiutato dall'energia di un folle Sam Rockwell, cattura lo spettatore con un'introduzione, quella ambientata nel diner, che è un gioiellino di dinamismo. Verbinski inserisce, inoltre, un sacco di dettagli ricorrenti che acquistano senso man mano che il film prosegue, e non si sottrae neppure all'utilizzo di creature che a definirle cringe si fa loro un complimento, eppure all'interno della narrazione hanno perfettamente senso. Intanto, la loro presenza spiazza lo spettatore, in secondo luogo sono un modo per sottolineare la natura prettamente vuota e stupida dell'IA, il cui obiettivo è rendere gli esseri umani che la utilizzano altrettanto vuoti e stupidi. Passando al cast, Sam Rockwell è sicuramente una spanna sopra tutti gli altri attori, ma i suoi comprimari sono indispensabili alla riuscita dell'opera. Tra i tempi di comici perfetti di Michael Peña e quel mix di fragilità e weird apportato dalla carinissima Juno Temple, ha modo di farsi spazio anche un'attrice che non conoscevo, Haley Lu Richardson, la quale inizialmente attira per via della sua mise e del suo stile, per poi diventare uno degli elementi fondamentali del film, distinguendosi per l'abilità con cui gestisce sia le sfumature drammatiche del personaggio che quelle più action e "punk". L'impressione che mi ha dato Good Luck, Have Fun, Don't Die è dunque quella di un lavoro riuscito a metà, che forse sarebbe stato più valorizzato da un altro tipo di medium. Non mi sento affatto di sconsigliarlo, perché i film brutti sono altri, ma rischia di essere un'altra di quelle opere senza infamia né lode che non riescono a lasciare traccia nella mente dello spettatore dopo un paio di giorni, e persino di non trovare un target di pubblico adatto. Anche per Good Luck, Have Fun, Don't Die vale la stessa cosa che dirò per Ricchi da morire, di cui parlerò tra qualche giorno: se non lo trovate in sala non disperatevi, va benissimo anche aspettare l'uscita in streaming e risparmiare qualche soldino.

CAST

Del regista Gore Verbinski ho già parlato QUI. Sam Rockwell (L'uomo dal futuro), Juno Temple (Susan), Michael Peña (Mark) e Zazie Beetz (Janet) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Tom Taylor, che interpreta Tim, era Jake nel tremendo La torre nera. Se Good Luck, Have Fun, Don't Die vi fosse piaciuto recuperate L'esercito delle 12 scimmie e Everything Everywhere All at Once. ENJOY!

martedì 23 giugno 2026

Ti uccideranno (2026)


Nonostante non fosse uscito dalle mie parti, una volta diventato disponibile in streaming ho recuperato Ti uccideranno (They Will Kill You), diretto e co-sceneggiato dal regista Kirill Sokolov.

Trama

Una donna si introduce all'interno di un esclusivo complesso di appartamenti per cercare la sorella scomparsa, senza sapere quali orrori nasconde l'edificio...

RECENSIONE

Ti uccideranno era uno di quei film che mi aveva conquistata già dal trailer e, appena saputo che il regista era Kirill Sokolov, di cui non ho ancora dimenticato quel trionfo di Why Don't You Just Die!, il mio è diventato un vero e proprio fomento. Ti uccideranno è uno di quegli action "di menare" sdoganati dal buon John Wick, pur con parecchi rimandi alle pellicole blacksploitation, e racconta la storia di Asia, un'ex galeotta alla ricerca della sorella scomparsa. La trova all'interno del Virgil, un complesso di appartamenti di lusso, dove si introduce in qualità di inserviente. La prima sera, Asia si addormenta e si sveglia nel bel mezzo della notte circondata da figure mascherate che, come da titolo, hanno tutte le intenzioni di ucciderla. Il perché e il percome di questa incresciosa situazione, così come il motivo per cui le due sorelle si sono allontanate nel tempo, lo scoprirete solo guardando il film, che spezza l'azione con alcuni flashback ad hoc. L'unica cosa che posso dire, perché tanto era chiaro fin dal trailer, è che Asia non starà tanto a farsela menare, né a farsi menare. I suoi aggressori scopriranno che la fanciulla è una specie di Erinni scatenata, che non va tanto per il sottile quando si tratta di sopravvivere, soprattutto quando i suoi avversari hanno una caratteristica peculiare in grado di renderli molto più pericolosi del normale e, purtroppo, anche più insistenti. All'interno di Ti uccideranno c'è un blando discorso legato alla lotta di classe e alla triste condizione dei poveri sempre più poveri che vengono costretti ad assumere gli stessi comportamenti vergognosi dei riccastri per poter sopravvivere, ma è una nota di colore che si perde in ciò che riesce meglio a Kirill Sokolov, ovvero creare delle ininterrotte, divertentissime e fantasiose sequenze in cui la gente o muore male o si fa comunque malissimo.

Se vi piace il genere, Ti uccideranno è una gioia per gli occhi. In pratica, salvo per una brevissima introduzione, il film si concentra essenzialmente sulla disperata lotta di Asia per sopravvivere. Tradotto, vuol dire che Asia userà qualunque arma, tanto più se impropria, e qualsiasi oggetto contundente per sbarazzarsi degli ostacoli che la separano dal suo obiettivo ultimo, il tutto senza che il film mostri il fianco alla minima noia o ripetitività. Sokolov, infatti, sfrutta non solo la varietà degli ambienti, facendo buon uso di scenografie ricche di passaggi segreti e dettagli nascosti, ma si avvale di alcuni aspetti horror e sovrannaturali che ampliano molto la sua gamma di possibilità. Il tutto, tra l'altro, utilizzando il più possibile effetti dal vivo invece di ricorrere alla computer graphic (utilizzata per trasformare un palazzo in Sud Africa nel Virgil, per forza di cose), cosa che rende, per esempio, l'occhietto semovente e la testa di maiale inaspettatamente gradevoli nonostante il loro potenziale trash. In tutto questo, la bella e bravissima Zazie Beetz ci sguazza e, dopo anni passati nelle retrovie del cinema supereroistico o action, ottiene finalmente il ruolo di protagonista che meritava zittendo, con violenta cazzimma e una capigliatura uscita dritta da Afro Samurai, minions dimenticabili e attori che si sono divertiti tantissimo a prendersi in giro. Il primo è stato di sicuro l'ex Draco Malfoy Tom Felton, perfetto come "puntaspilli", ma soprattutto ci sono due grandi signore come Patricia Arquette e Heather Graham, le quali senza colpo ferire (oddio, non è proprio vero in un film così!) si prestano alle scene più grottesche ed esagerate, uscendone talvolta irriconoscibili ma comunque invitte. Ti uccideranno è pura goduria, l'ideale per una serata di divertimento assoluto, e l'unico dispiacere che ho è di non averlo visto al cinema, per godermi la gioiosa follia di Sokolov sul grande schermo, come avrebbe meritato! 

CAST

Di Zazie Beetz (Asia Reaves), Patricia Arquette (Lily Woodhouse), Tom Felton (Kevin), Heather Graham (Sharon), ho parlato ai rispettivi link.

SE VI è PIACIUTO...

Se Ti uccideranno vi è piaciuto recuperate Kill Bill, Finché morte non ci separi e il suo seguito, e The Hunt. ENJOY!

martedì 8 ottobre 2024

Joker: Folie à Deux (2024)

Venerdì sono andata al cinema a vedere Joker: Folie à Deux, diretto e co-sceneggiato dal regista Todd Phillips.


Trama: Arthur Fleck è rinchiuso in carcere, ma l'influenza di Joker è ben lungi dall'essersi estinta nelle strade di Gotham City.  Le cose si complicano ulteriormente quando Arthur si innamora, ricambiato, di Lee, una paziente del Manicomio Arkham...


E' ormai qualche giorno che parlo di Joker: Folie à Deux (da qui in poi Joker 2) con Mirco e altri amici che lo hanno visto. Più che una recensione, quindi, scriverò una raccolta di riflessioni nate a seguito di queste conversazioni. Tralasciando per un istante la bravura dei due attori principali, iniziamo col dire che Joker 2 non è un film brutto nel senso stretto del termine. Non può esserlo in virtù dello sforzo produttivo infuso e dell'enorme budget a disposizione di Todd Phillips, il quale è riuscito a confezionare un film gradevole alla vista e all'orecchio, senza sbavature a livello di regia, con alcune sequenze musical assai notevoli; l'idea di ampliare il concetto di un Arthur Fleck "malato" di cinema e televisione, già introdotto in Joker, dà vita a fantasie a tempo di musica dove immaginazione e realtà si fondono in omaggi ai film musicali della vecchia Hollywood, tra momenti più glamour e altri in cui il mondo reale muta impercettibilmente (deliziosa la scena in cui gli ombrelli cambiano colore senza uno stacco di montaggio percettibile), filtrato dalla malattia mentale del protagonista. In generale, tutto il film segue cliché che inquadrano i vari eventi in generi cinematografici ben definiti, dal dramma carcerario alla commedia d'amore, fino ad arrivare al courtroom drama, al punto che ogni snodo di sceneggiatura, salvo un paio di colpi di scena nel prefinale e sul finale, sono ampiamente prevedibili. Credo e spero fosse una cosa voluta, così come voluto era l'omaggio a Scorsese nel primo Joker, purtroppo il risultato stavolta è stato ben diverso, e Todd Phillips è caduto vittima di quella sofisticata semplicità che ha parlato alla pancia della maggior parte degli spettatori e dei critici nel 2019. Buona parte dell'empatia provata verso un personaggio oggettivamente sgradevole, derivava dalla scelta (condivisibile ma paracula) di affiancargli un parterre di comprimari ancora più sgradevoli, pronti a rendergli la vita un inferno anche e soprattutto per motivi futili, come se Arthur fosse la perfetta valvola di sfogo di stronzi da primato, riccastri con la puzza sotto il naso e madri inadatte al ruolo. Questo "trucco" era talmente tanto efficace che lo spettatore arrivava non solo a plaudere la violenta rivalsa di Arthur verso i suoi aguzzini e la società corrotta, con conseguente rivoluzione proletaria nelle strade di Gotham, ma persino a disprezzare chi, come la vicina di casa Sophie, risultava immune al suo fascino.


In Joker 2, come ho scritto, Phillips inciampa nelle sue stesse premesse facendo il passo più lungo della gamba. Attorno ad Arthur, infatti, si muovono personaggi che lo trattano comunque con rispetto ed attenzione, come l'avvocatessa e il giudice, davanti ai quali ogni rimostranza del protagonista risulta palesemente il frutto della mente di un pazzo; peggio ancora, durante il processo ad Arthur Fleck viene messo in evidenza proprio il suo narcisismo allucinato da parte di due personaggi già presenti nel primo film, due testimonianze che mettono i brividi per il tragico realismo che veicolano. Non è che la guardia carceraria Jackie e i suoi colleghi siano "simpatici", così come non lo sono il giornalista Paddy Meyers o il procuratore Harvey Dent, ma torno a dire che sono costruiti come dei cliché, probabilmente esasperati dalla percezione alterata di un punto di vista inaffidabile. Senza mostri a giustificarne le azioni, Arthur Fleck perde di credibilità, l'empatia viene meno, il disgusto che veniva messo a tacere durante il primo film qui riemerge veemente, e lo stesso Joker risulta una caricatura priva di fascino o carisma. La Folie à Deux che tanto ha fatto palpitare i cuori di chi pensava all'amore folle tra Joker e Harley Queen, con un ragazzo e una ragazza che si incontrano e incendiano il mondo, si riassume facilmente con un "tira più un pelo di Lee che un carro di buoi", e risulta molto più cringe quando tornano alla mente le immagini porno che inframmezzavano il diario di Arthur nel primo film. Non si può nemmeno dire che Lee sia la Bedelia (chi legge Ortolani sa) della situazione, poiché gli intenti della bionda sono chiari e palesi fin dall'inizio, ed è proprio la sua presenza a sgretolare il mito di Arthur Fleck e di Joker, rendendo il film ancora più inutile perché, nonostante l'aggiunta di questo agente del Caos al femminile, Joker 2 non racconta nulla di nuovo. 2 ore e 18 di film servono a ripercorrere più volte le vicende della prima pellicola secondo diversi punti di vista, il personaggio principale non solo non evolve ma ricompie errori già commessi, Todd Phillips ripropone persino le stesse sequenze e gli stessi snodi di Joker con un paio di piccolissime varianti.


A farne le spese per primo, purtroppo, è Joaquin Phoenix. Premesso che quest'ultimo potrebbe interpretare un sasso e sarebbe comunque affascinante e convincente, il problema subentra quando il regista non è all'altezza e questo, purtroppo, salta all'occhio ancor più dopo aver riguardato il primo Joker. Lì il modello era il primo De Niro, un po' Travis Bickle in Taxi Driver un po', soprattutto durante la transizione da Fleck a Joker, Max Cady de Il promontorio della paura (per intenderci: Cady era una creatura repellente e razionalmente nessuna donna lo avrebbe toccato con un dito. Infatti subentrava il senso di colpa nel pensarlo affascinante e in Joker accadeva la stessa cosa). Qui Phoenix è perfetto negli atteggiamenti dimessi di Arthur, che mi hanno ricordato a tratti l'intensità di Daniel Day Lewis, ma quando veste i panni di Joker la mente corre inevitabilmente all'ultimo De Niro, quello con la faccia da "mecojoni" che ormai non crede più nemmeno in quello che recita, che va avanti solo per il nome e il suo passato glorioso. A maggior ragione, in un paio di duetti con Lady Gaga ho pensato a Sandra e Raimondo, forse perché Sbirulino era un clown a sua volta, e per quanto mi riguarda la scena di sesso in carcere può tranquillamente vincere l'Oscar per la sequenza più imbarazzante del 2024, a pari merito con quelle di Napoleon (c'è sempre Phoenix di mezzo. Coincidenze? Noi del Bollalmanacco, e Giuseppina, pensiamo di no). Lady Gaga, bella stella, è una cantante divina. Ogni sua performance musicale in Joker 2 mette i brividi, con quella voce splendida che riesce a modulare come vuole e il carisma naturale che le fa divorare ogni scena. Ma toglile il canto, santa creatura, e mettila accanto a uno come Phoenix, e mi fa la figura di un comodino impagliato, occhio spento e viso di cemento compresi, col risultato che tra Arthur e Lee non c'è la minima alchimia, quindi neppure coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore. Per tutti questi motivi, posso serenamente dire che Joker: Folie à Deux è un film inutile. Non bello, non brutto, ma sicuramente uno spreco di tempo, denaro e talenti. Ma d'altronde non mi aveva convinta neppure Joker, un'opera migliore sotto tutti i punti di vista, quindi non sono rimasta né sorpresa né delusa. 


Del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips ho già parlato QUIJoaquin Phoenix (Arthur Fleck), Lady Gaga (Lee Quinzel), Brendan Gleeson (Jackie Sullivan), Catherine Keener (Maryanne Stewart), Zazie Beetz (Sophie Dumond), Steve Coogan (Paddy Meyers) e Ken Leung (Dr. Victor Liu) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Joker: Folie à Deux  vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente, Joker. ENJOY!

martedì 30 agosto 2022

Bullet Train (2022)

Conquistata da un trailer che prometteva Giappone e tamarrate come se piovessero, domenica sono corsa a vedere Bullet Train, diretto dal regista David Leitch e tratto dal romanzo I sette killer dello Shinkansen di Kotaro Isaka.


Trama: al ladro/killer Ladybug viene commissionato il furto di una valigetta all'interno di uno Shinkansen diretto a Kyoto. Il lavoro, all'apparenza semplicissimo, si complicherà all'inverosimile...



Giappone e tamarreide mi aspettavo e tanto ho avuto. Bullet Train è un rinfrescante mix di vari generi, perfetto come blockbuster estivo, che segna una sorta di ritorno al passato popolato dai vari Tarantino, Guy Ritchie e, soprattutto, dei mille emuli che tentavano senza successo di eguagliarli, in quanto propone allo spettatore un film a base di killer ciarlieri, citazioni pop e splatterate irriverenti messe nelle mani di assassini stilosissimi e sopra le righe. Non ho letto il romanzo di Kotaro Isaka (direi mai tradotto in italiano e disponibile in lingua inglese a prezzi ancora troppo alti per un e-book - lo so, sono ligure, abbiate pazienza) e, considerato che Bullet Train in origine doveva essere un thriller serissimo diretto da Antoine Fuqua (rimasto in veste di produttore), dubito che il film di Leitch gli sia granché fedele a livello di atmosfere, ma di sicuro la trama è abbastanza machiavellica da essere stata concepita da un giapponese. Tutto parte dal lavoro "facile" di Ladybug, a cui viene chiesto di rubare una valigetta di proprietà di altri due killer, Tangerine e Lemon, il cui lavoro consiste invece nel consegnare detta valigetta e un ragazzo al padre di quest'ultimo, un terribile boss della mala; purtroppo, all'interno dello spazio claustrofobico costituito dal treno veloce che da il titolo al film, paiono essersi radunati altri killer, ognuno con i loro obiettivi, il loro passato e le loro colpe, e i destini di tutti questi particolari passeggeri arriveranno ad intrecciarsi in un clamoroso e tesissimo gioco dove non necessariamente servono forza, furbizia e cattiveria per vincere, quanto piuttosto fortuna. Fortuna (o l'atavica mancanza della stessa) e destino sono il fil rouge che lega tutti i personaggi e sono le forze che muovono una trama capace di regalare non poche sorprese allo spettatore, a cui si chiede di prestare molta attenzione e non farsi distrarre dalla messinscena accattivante, in quanto tra dialoghi fiume, flashback e soggettive particolari, perdersi è un attimo. 


Dal canto suo, infatti, David Leitch parrebbe perseverare nel suo progressivo allontanamento da prodotti tamarri ma "seri" come John Wick e Atomica Bionda per continuare sulla scia del sovraccarico cazzaro di Deadpool (non a caso in Bullet Train ci sono tantissimi attori che hanno avuto a che fare, chi più e chi meno, con Deadpool 2). Tra coloratissime scritte bilingue in sovraimpressione che introducono i vari killer, morbidi pupazzoni, dialoghi con gabinetti automatici, utilizzo di armi improprie, flashback rapidissimi ed esilaranti, citazioni pop e linguaggio "colorito", non è difficile immaginarsi Wade Wilson aggirarsi nei corridoi dello shinkansen, pronto a sgozzare i nemici tra una battuta e l'altra, e si vede che il regista è perennemente in cerca di quel miracoloso equilibrio tra stunt fenomenale e slapstick comedy. Su grande schermo e con l'occhio "vergine" di una prima visione, il film non presenta sequenze sciatte o mal realizzate, soprattutto per quanto riguarda i momenti di confronto corpo a corpo, e il finale in particolare, salvo quale esagerazione a livello di CGI, per quanto necessaria, lascia letteralmente a bocca aperta per la sfacciataggine con cui ignora qualsiasi legge della fisica. Personalmente, in quanto cultrice di killer "weird", ho apprezzato soprattutto il bestiario di assassini presenti nel film e la caratterizzazione dei vari attori. Dopo anni di assenza in ruoli da protagonista (parliamone, nell'ultimo Kingsman spuntava giusto 5 minuti), Aaron Taylor-Johnson torna a bucare lo schermo con un personaggio affascinante e carismatico anche nella sua puntuale dabbenaggine, e l'unica cosa che mi dispiace è che ciò lo ha portato a venire nuovamente inghiottito in quel carrozzone Marvel/Sony che era riuscito ad abbandonare, stavolta come Kraven il cacciatore, nemesi di Spider-Man; il suo Tangerine è diventato in tempo zero il mio personaggio preferito all'interno di un cast in parte e carichissimo, dove assieme a un Brad Pitt mattatore e alcune ghiotte guest star spiccano, in personalissimo ordine di gradimento, Hiroyuki Sanada, Brian Tyree Henry e Michael Shannon. Onestamente, posso dire di essermi divertita tantissimo con questo Bullet Train e, se dovessi proprio trovargli un difetto, è l'assenza di un crossover con John Wick. Ma invece di spendere soldi in MCU e DC Cinematic Universe, perché non create un JohnWickVerse? Pensateci!! 


Del regista David Leitch, che interpreta anche Jeff Zufelt, ho già parlato QUI. Brad Pitt (Ladybug), Joey King (Prince), Aaron Taylor-Johnson (Tangerine), Brian Tyree Henry (Lemon), Hiroyuki Sanada (il vecchio), Michael Shannon (Morte Bianca), Sandra Bullock (Maria), Logan Lerman (il figlio) e Zazie Beetz (Hornet) li trovate invece ai rispettivi link.


Un paio di curiosità: Ryan Reynolds compare, non accreditato, nel ruolo di Carver, Channing Tatum nei panni del passeggero fissato col sesso mentre la bionda "hostess" del treno non è altri che Karen Fukuhara, l'adorabile Kimiko della serie The Boys, e il controllore Masi Oka, ovvero Hiro della serie Heroes. Sandra Bullock ha rimpiazzato Lady Gaga nel ruolo di Maria. Se Bullet Train vi fosse piaciuto recuperate tutti i film della saga John Wick, Atomica Bionda, Free Fire e Pulp Fiction. ENJOY!  

domenica 27 ottobre 2019

Wounds (2019)

Torna a far parlare di sé Babak Anvari, regista di uno degli horror più coraggiosi e strani che potete trovare sul catalogo Netflix, ovvero Wounds, tratto dal racconto Il nero visibile di Nathan Ballingrud.


Trama: Will è un barista che si barcamena tra lavoro e sbronze, senza chiedere molto dalla vita. Una sera, nel bar dove lavora, scoppia una rissa e una ragazza dimentica il cellulare nel corso di una fuga precipitosa. Will si mette in tasca lo smartphone e da quel momento cominciano a succedere cose inquietanti ed inspiegabili...


Wounds è stato accolto con sputi e pernacchie da più parti, ma siccome di Lucia mi fido ho deciso di guardarlo lo stesso dopo aver letto il suo post. Ho fatto benissimo, naturalmente. Wounds è uno di quei film allucinati (e allucinanti) che entra sottopelle e suscita un misto innaturale di inquietudine e disgusto, puntando più sulle atmosfere e su pochi dettagli eclatanti piuttosto che indulgere in una serie ininterrotta di twist e jump scare. Di base, la storia è molto semplice ed è interamente imperniata su uno dei personaggi più inutili ed odiosi che possiate trovare sullo schermo. Will è un uomo che si lascia vivere, senza ambizioni né speranze né desideri, salvo quello di farsi Alicia, cliente abituale del bar dove lavora, nonostante lei sia fidanzata con un amico comune. Will ha già la ragazza, per inciso, ma non è facile per un fancazzista senza uno scopo nella vita portare avanti una relazione sana con una studentessa universitaria nel fiore della carriera e i risultati si vedono; Will e Carrie si incontrano giusto per colazione, lei non ha alcun desiderio sessuale nei suoi confronti e giustamente non si fida di un uomo così sfuggevole ed ambiguo, che passa le giornate e le serate a fare chissà cosa. Insomma, c'è molto terreno fertile affinché l'orrore attecchisca, rendendo così visibile lo "sporco" che incrosta l'anima di Will, sempre che quest'ultimo un'anima ce l'abbia e non sia un uomo finto, un corpo vuoto, come lo accusa Carrie nella sequenza più intensa e rivelatrice del film. Una sera, infatti, Will si ritrova per caso un telefonino tra le mani e, senza pensarci, lo porta a casa. E' in quell'istante che comincia il calvario di Will, il cui "vuoto" interiore diventa la culla perfetta per un orrore cosmico di cui non abbiamo notizie certe, che possiamo solo intuire da dettagli sparsi qui e là nel corso del film e che andrà a riempire Will nel modo peggiore, alimentando tutto lo schifo che il protagonista cova da tempo dentro di sé.


Lo "sporco visibile" del titolo originale del racconto di Nathan Ballingrud pervade ogni singolo fotogramma del film. Gli ambienti dove vive Will sono malsani, zeppi di blatte infestanti, e le persone sono costrette a camminare in una calura schiacciante, che appiccica i vestiti al corpo; Will stesso è spesso sudato, puzza, lavora dietro un bancone dove le norme igieniche non paiono esistere e anche quando cerca di ripulirsi ecco che sul corpo si aprono ferite misteriose dalle quali sgorgano sangue e pus. Armie Hammer, solitamente bello come il sole, in questo film si carica addosso tutto il disagio di un personaggio squallido, il cui squallore pare diffondersi come un male su tutti quelli che gli stanno vicino, corrompendoli nel corpo (come l'amico Eric, alla faccia dell'amico, lasciato letteralmente a marcire in solitudine all'interno del suo triste appartamento) o nell'animo (a mio avviso sono molto indicative le tre colazioni che Eric e Carrie fanno assieme, via via sempre più povere, con la prima che termina con uova e pancetta gettate nella pattumiera), un personaggio per cui non è facile provare pietà, men che meno empatia. Lo spettatore non può quindi fare altro che guardare impotente il degrado della "maledizione" che arriva a colpire Will, cominciata come nel più banale dei teen horror e via via sempre più sfuggevole, lasciata intuire da un regista e sceneggiatore che già col più riuscito Under the Shadow aveva dimostrato di sapere gestire alla perfezione la commistione tra sovrannaturale e il vero orrore, quello che dimora dentro le persone, che siano donne impaurite e testarde, terrorizzate all'idea di perdere anche quel minimo di libertà che avevano, oppure uomini che non si meriterebbero uno sputo in faccia nemmeno se stessero andando a fuoco. Vedere per credere, anche se sconsiglio Wounds a chi ha la fobia delle blatte e ancora ricorda l'ultimo episodio di Creepshow come la cosa più terrificante mai vista in vita sua.


Del regista e sceneggiatore Babak Anvari ho già parlato QUI. Armie Hammer (Will), Karl Glusman (Jeffrey), Brad William Henke (Eric) e  Dakota Johnson (Carrie) li trovate invece ai rispettivi link.

Zazie Beetz interpreta Alicia. Tedesca, la ricordo per film come Deadpool 2 e Joker. Ha 28 anni e due film in uscita. 


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