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mercoledì 15 aprile 2026

Il Bollalmanacco On Demand: Vivere e morire a Los Angeles (1985)


Poiché siamo vicini alla terza guerra mondiale, tanto vale compiere un miracolo e far tornare la rubrica Il Bollamanacco On Demand! Sono lenta e incostante, ma anche precisa, quindi ho segnato tutte le richieste arrivate nel corso degli anni, e non me ne dimenticherò nemmeno una. Oggi, per esempio, tocca a Vivere e morire a Los Angeles (To Live and Die in L.A.), diretto e co-sceneggiato nel 1985 dal regista William Friedkin a partire dal romanzo omonimo di Gerald Petievich, e chiesto anni fa da Bruno. Il prossimo film On Demand sarà Buon compleanno Mr. Grape. ENJOY!

Trama

Due agenti federali tentano di incastrare, con ogni mezzo possibile, il sanguinoso falsario Eric Masters...

RECENSIONE

Dopo tanti anni passati senza studiare il Cinema e i suoi grandi Autori (cosa che riuscivo a fare ai tempi dell'università) mi sento sempre un po' in soggezione a parlare di registi come William Friedkin, perché ormai non ho proprio più i mezzi espressivi per farlo. Eppure, anche un'ignorante di ritorno come me, di fronte a Vivere e morire a Los Angeles, si rende conto di avere davanti un'opera forse minore, se paragonata ai capolavori di Friedkin, ma così potente da spazzare via il 90% dei film usciti negli ultimi 20 anni. Vivere e morire a Los Angeles è un film che segna il ritorno del regista alle atmosfere che lo avevano reso famoso, dopo una serie di insuccessi commerciali, e ai personaggi di poliziotti borderline, più simili a criminali senza scrupoli che ad integerrimi rappresentanti della legge. Il protagonista del film è Richard Chance, agente federale con un kink per le situazioni mortalmente pericolose, talmente drogato di adrenalina che alla fine del film mi è parso che William Petersen fosse l'emblema dell'uomo in botta da cocaina. A seguito della morte del suo collega storico per mano di Eric Masters, un falsario senza scrupoli, Chance giura di incriminare il colpevole con ogni mezzo, coinvolgendo il nuovo collega, l'integerrimo Vukovich. I metodi spregiudicati di Chance, uniti all'apparente inafferrabilità di Masters, danno vita a situazioni sempre più al limite, a un'ossessione che non guarda in faccia nessuno e si alimenta delle atmosfere di una Los Angeles che sembra un inferno di anime in pena. La città californiana diventa protagonista del film al pari degli esseri umani, facendosi specchio del cuore arido di chi ci vive; labirinto bruciato dal sole di strade infinite e pericolose, che sembrano non portare da nessuna parte, Los Angeles è un luogo dove si vive e si muore senza un perché, con una violenza e una casualità terrificanti, e dove non sembrano esistere luoghi sicuri, visto che appartamenti e locali, per non parlare di anonimi prefabbricati, sono squallidi rifugi temporanei passabili di venire violati con una spallata ben assestata.  

All'interno di questa terra di nessuno, Friedkin confeziona un paio di sequenze da slogarsi la mascella. L'iniziale parallelo tra le ambizioni artistiche del raffinato Masters e il suo lavoro principale di falsario, con tutto il processo della creazione di biglietti da 20 dollari fasulli, è un capolavoro di regia e montaggio che trasforma l'atto criminale in un lavoro di fine artigianato, come dimostra l'impasto di colori da cui parte Willem Dafoe all'inizio della scena. Non bastasse questa introduzione folgorante, Friedkin, assieme al direttore della seconda unità (un giovanissimo Robert D. Yeoman che ha sostituito, per la sequenza in questione, lo storico collaboratore di Wim Wenders, Robby Müller, dichiaratosi incapace di realizzarla), dà vita ad uno degli inseguimenti in macchina più adrenalinici e belli di sempre, partendo dagli spazi ristretti di uno scarico merci ferroviario, passando per gli immensi canaloni che fiancheggiano la ferrovia, per arrivare al momento cult della sequenza, l'ingresso contromano e la conseguente fuga di Chance e Vukovich in autostrada, che mi ha spinta a stringere gli occhi in più di un momento. Il senso costante di pericolo, il bisogno patologico di agire al di fuori della legge, fino alle estreme conseguenze, si ripropone nell'interpretazione nervosa di un William Petersen giovane e bello come il sole, catturato (talvolta spiato) dalla cinepresa di Friedkin in perenne movimento, anche durante i confronti più statici. Il costante subbuglio interiore di Chance si contrappone all'iniziale leggerezza di Vukovich, un personaggio che si carica di tinte sempre più cupe, come se il suo animo integerrimo non potesse esimersi dal venire sporcato dal marciume rimestato dal collega e rappresentato dall'Eric Masters di Willem Dafoe. Dafoe interpreta un villain perfetto, terribilmente anni '80. Rappresenta tutto ciò che di affascinante e sexy poteva esserci all'epoca e, contemporaneamente, tutto lo schifo celato dietro l'apparenza, l'orrore e la perversione spazzati sotto il tappeto dello yuppismo rampante. Mi ha richiamato alla mente anche le atmosfere di Cruising, perché nulla mi toglie dalla testa che, dietro il paio di dark ladies che si affiancano ai protagonisti, la tensione omoerotica del triangolo Chance, Vukovich e Masters è presente e palpabile... ma forse sono solo io che penso male. Sia come sia, ho aspettato 40 anni per vedere Vivere e morire a Los Angeles ma ne è valsa la pena, perché un'opera come questa è Cinema puro e semplice, imprescindibile. Se non lo avete mai visto recuperatelo, io intanto ringrazio Bruno per avermi consigliato questa gemma!

CAST

Del regista e co-sceneggiatore William Friedkin ho già parlato QUI. Willem Dafoe (Eric Masters), John Pankow (John Vukovich), John Turturro (Carl Cody) e Dean Stockwell (Bob Grimes) li trovate invece ai rispettivi link.

  • William Petersen interpreta Richard Chance. Più conosciuto come Grissom della serie CSI - Scena del crimine, ha partecipato a film come Manhunter - Frammenti di un omicidio e ad altre serie quali Ai confini della realtà. Anche produttore, ha 73 anni.

CURIOSITà

Nel film compare anche il padre di Robert Downey Jr., Robert Downey, nei panni di Thomas Bateman. Gary Sinise aveva fatto l'audizione per il ruolo di Chance e, non avendola passata, ha suggerito di chiamare William Petersen. Se Vivere e morire a Los Angeles vi fosse piaciuto, recuperate Il braccio violento della legge e Cruising. ENJOY!

domenica 28 dicembre 2014

Bolle di ignoranza - Lo Schiaccianoci 3D (2009)

La rubrica Bolle d'ignoranza (di cui potete trovare le "regole" QUI) torna in perfetto stile natalizio con un film orrendo, visto a spizzichi e bocconi come sottofondo di una serata ben più piacevole a base di auguri: Lo Schiaccianoci 3D (The Nutcracker in 3D), diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Andrey Konchalovskiy.


Trama: ho cominciato a vedere il film quando un branco di uomini-ratto conciati come dei nazisti stavano mettendo a ferro e fuoco la città di un bambino trasformato poi in schiaccianoci. Sarà stato tutto un sogno di una bimbetta bionda troppo fantasiosa o la "ratificazione" era reale?

Mainaggioia.
Ma quanto sono contenta di non essere andata al cinema, nel 2009, a vedere Lo Schiaccianoci 3D? Credo di non avere mai visto un film natalizio per bambini più trash e malfatto di questo, un affronto ad uno dei balletti più belli mai realizzati. Ci sta la rappresentazione in chiave nazi dei topi che vogliono conquistare il mondo del Principe Schiaccianoci, anzi, questa mi è sembrata l'idea più geniale del film, con i roghi di giocattoli al posto dei roghi di libri, ma il resto era il disgustorama fatto a pellicola e mi chiedo come abbia potuto John Turturro (che fino alla fine del film ho creduto essere Stanley Tucci) metterci la faccia, conciato come un incrocio tra John Lennon ed Andy Warhol. Delle musiche originali di Tchaikovsky credo di averne sentite giusto due, riadattate in un'orrenda chiave pop e mescolate ad altre melodie talmente brutte che forse nemmeno nel primo Equestria Girls avevano osato tanto, gli effetti speciali feriscono gli occhi da tanto sono malfatti (e non oso immaginare cosa sia stato vederlo in 3D... poveracci quelli che si sono lasciati ingannare!) e gli attori sono svogliatissimi: il principe Schiaccianoci si guarda intorno con l'aria di chi non sa che fare, il povero Nathan Lane è conciato come Einstein (e poi mi spiegherete cosa c'entrasse Einstein con Tchaikovski) e la tizia che interpreta Mamma Ratto è costretta in un personaggio talmente trash e di cattivo gusto che non risulterebbe credibile neppure se ci si impegnasse con tutto il corpo e l'anima. C'è persino un reduce del Pianeta delle Scimmie, un Clown bolso che continuavo a sperare finisse nel rogo dei giocattoli con tutta la sua strabordante panza e una Fatina dei Confetti (almeno, credo fosse lei) che pareva pronta per una serata su qualche bel vialone alberato e poco illuminato. Vade retro, robaccia immonda! A mai più rivederti Schiaccianoci 3D!

mercoledì 19 marzo 2014

Il grande Lebowski (1998)

Dopo non so più ormai quante migliaia di anni, in questi giorni ho deciso di riguardare Il grande Lebowski (The Big Lebowski), diretto e sceneggiato nel 1998 da Joel ed Ethan Coen.


Trama: Jeffrey Lebowski, detto il Drugo, viene aggredito da due delinquentelli a causa di uno scambio di persona. Deciso ad essere risarcito (i due hanno gli hanno pisciato sul tappeto che “dava un tono all’ambiente”), il Drugo va a cercare il suo omonimo Grande Lebowski, infilandosi così in un’intricata vicenda di denaro e rapimenti…


La prima volta che vidi Il grande Lebowski ci rimasi così male che per poco non buttai via la videocassetta. Folgorata da quello che per me, a tutt'oggi, è il capolavoro dei fratelli Coen, ovvero Fargo, immaginatevi come posso essermi sentita davanti a questa verbosissima commedia grottesca fatta di equivoci e deliri con una trama esilissima dove fondamentalmente è il caos a farla da padrone e dove, alla fin fine, succede davvero poco. Probabilmente il mio pensiero all'epoca sarà stato "Ma come? Nessun morto ammazzato? E quindi? Il sangue dov'è, dov'è la giusta vendetta di un incazzatissimo Walter o Drugo? Perché c'è quella patata lessa della Moore?". Per fortuna questi dubbi amletici non sono risorti dopo più di 10 anni di ostinata inimicizia, perché Il grande Lebowski non è riuscito a scalzare Fargo dalla classifica ma è davvero un film divertentissimo, zeppo di dialoghi esilaranti, interpretato da grandissimi attori... e capisco anche come il buon Drugo (The Dude in originale) possa aver dato vita ad un culto del dudeismo che conta parecchi seguaci perché se tutti prendessimo la vita come lui probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore. Drugo Lebowski è la perfetta sintesi del "se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po' più in là", l'incarnazione biblica della Terra che, mentre una generazione passa e l'altra giunge (cosa che, effettivamente, accade nel film), sta lì immota ad aspettare in eterno, senza apparentemente venire toccata dalle vicende umane: dategli un White Russian e una canna e il Drugo solleverà il mondo o, meglio, aspetterà che voi lo solleviate con lui seduto sopra. Principe dei loser Coeniani, lui nel suo essere outsider ci sguazza e, se ci pensate bene, effettivamente tutte le disavventure che gli capitano nel film derivano dal fatto che gli altri lo spingano ad uscire dal comodo guscio che si è creato e ad essere un "avido" criminale e ricattatore.


Il Drugo è una spugna e non solo perché beve come un carcamanno. Si lascia trascinare dalla follia guerrafondaia dell'amico Walter, dai problemi del Grande Lebowski e dal fascino dell'indipendente Maude e da ognuno di loro, anzi, da ogni cosa che lo circonda afferra frasi, concetti, modi di dire che troverà modo di ripetere ad eventuali nuovi interlocutori o si affastelleranno nelle deliranti sequenze oniriche girate da degli ispiratissimi Coen. La struttura stessa de Il grande Lebowski è un delirio, imprevedibile quanto il suo fattissimo protagonista: raccontato in prima persona come un noir dalla quintessenza dell'americanità (un cowboy, nientemeno), inserisce di tanto in tanto personaggi iconici che hanno davvero pochissima funzionalità all'interno della trama e interrompe la narrazione con i sogni del Drugo che, in definitiva, riassumono la situazione fino a quel momento filtrandola attraverso l'occhio del subconscio che ingigantisce dettagli apparentemente insignificanti tratti da varie scene e avvenimenti. Lo spettatore non può fare altro che perdersi in questo delirio e ridere della goffaggine del Drugo e compari, simpatizzando con loro fin dal primissimo istante nonostante Walter sarebbe da prendere a schiaffi ogni due per tre (ma d'altronde, chi non ha un amico fanatico ed impulsivo?).


Jeff Bridges si annulla completamente in una delle interpretazioni più memorabili della sua carriera, arrivando ad interpretare una vera forza (immota) della natura, una persona che "conforta" sapere che c'è; personalmente, nonostante le mise inguardabili e la sbronza costante, l'ho trovato anche bellissimo come uomo ma qui si parla di devianza, lasciate stare. John Goodman è la forza opposta: se il Drugo è l'occhio del ciclone, Walter è lo tsunami che passa e lascia distruzione ovunque, assolutamente certo delle sue idee e dei suoi mezzi fino a prova contraria. L'attore offre una prova grandiosa e a farne le spese, come giusto contrappasso dopo la logorrea di Fargo, è il povero Steve Buscemi che viene costantemente e malamente zittito dal ciccione guerrafondaio ma, in qualche modo, riesce comunque a risultare indispensabile nel suo fragile, piccolo silenzio. Indimenticabili anche Philip Seymour Hoffman, Peter Stormare, Julianne Moore, John Turturro (favoloso!!!!) e David Huddleston, ognuno a modo loro, ognuno parte integrante di questo folle noir dei poveri orchestrato dai fratelli Coen. E, a proposito di orchestra, meravigliosa anche la colonna sonora, nella quale spicca un'Hotel California versione Gipsy Kings che mi fa stramazzare a terra dalle risate ancora adesso. Sono passati dieci anni, come dicevo... e finalmente con Il grande Lebowski ho fatto pace, al punto da arrivare a considerarlo un gioiello, sebbene non un cult assoluto. Meglio tardi che mai, no?


Dei registi e sceneggiatori Joel ed Ethan Coen ho già parlato qui. Jeff Bridges (Jeffrey "Drugo" Lebowski), John Goodman (Walter Sobchak), Julianne Moore (Maude Lebowski), Steve Buscemi (Theodore Donald 'Donny' Kerabatsos), Philip Seymour Hoffman (Donnie), Tara Reid (Bunny Lebowski), Peter Stormare (Karl Hungus), David Thewlis (Knox Harrington) li trovate invece ai rispettivi link.

David Huddleston interpreta il Grande Lebowski. Americano, ha partecipato a film come Mezzogiorno e mezzo di fuoco, I due superpiedi quasi piatti, Nati con la camicia, Qualcosa di cui... sparlare, The Producers e a serie come Vita da strega, Kung Fu, Charlie's Angels, Magnum P.I., La signora in giallo, Colombo, Lucky Luke, Walker Texas Ranger Una mamma per amica. Anche regista e produttore, ha 84 anni.


Mark Pellegrino (vero nome Mark Ross Pellegrino) interpreta lo scagnozzo biondo di Treehorn. Americano, ha partecipato a film come Arma letale 3, Il mondo perduto - Jurassic Park, Mulholland Drive, The Hunted - La preda, Il mistero dei templari, Truman Capote, Number 23 e a serie come Hunter, Racconti di mezzanotte, Renegade, E.R. - Medici in prima linea, Nash Bridges, X- Files, N.Y.P.D., Grey's Anatomy, Dexter, Prison Break, Numb3rs, Criminal Minds, Fear Itself, Ghost Whisperer, CSI - Scena del crimine, Lost, il pilot di Locke & Key (sarebbe stato Rendell ç_ç), CSI: Miami Supernatural. Ha 49 anni.


John Turturro interpreta Jesus Quintana. Americano, lo ricordo per film come Toro scatenato, Cercasi Susan disperatamente, Hannah e le sue sorelle, Il colore dei soldi, Fa' la cosa giusta, La tregua, Fratello, dove sei?, Terapia d'urto, Secret Window Zohan - Tutte le donne vengono al pettine, inoltre ha partecipato a serie come Miami Vice e Monk. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 57 anni e cinque film in uscita.


Sam Elliott (vero nome Samuel Pack Elliott) interpreta lo Straniero. Americano, ha partecipato a film come Un poliziotto in blue jeans, Scappatella con il morto, Hulk, Ghost Rider e a serie come Missione impossibile, inoltre ha doppiato un episodio di Robot Chicken. Anche produttore e sceneggiatore, ha 70 anni e due film in uscita.


Tra gli altri interpreti segnalo la presenza di Flea, bassista dei Red Hot Chili Peppers, che compare nei panni di uno dei compari di Karl Hungus, mentre l'ex compagno di Madonna Carlos Leon interpreta uno degli scagnozzi di Maude; altre guest star eccellenti sono Charlie Kaufman, che siede tra il pubblico durante lo spettacolo teatrale e la musicista Aimee Mann, l'unica donna nel gruppo di tedeschi. Tra quelli che "non ce l'hanno fatta" figura invece Charlize Theron, brevemente considerata per il ruolo di Bunny. Per finire, se Il grande Lebowski vi fosse piaciuto, recuperate Fargo e gli altri film dei Coen. ENJOY!

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