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venerdì 8 novembre 2024

Alien - La clonazione (1997)

Con la Spooky Season ho un po' abbandonato la horror challenge (direi ormai fallita) di Letterboxd. Ricomincio oggi con Alien - La clonazione (Alien - Resurrection), diretto nel 1997 dal regista Jean-Pierre Jeunet e scelto dalla collezione video del creatore della challenge.


Trama: duecento anni dopo la sua morte, Ripley viene clonata ibridando cellule umane ed aliene. Assieme a un gruppo di mercenari, si ritrova nuovamente a dover affrontare gli xenomorfi...


Con Alien - La clonazione posso dire di avere finalmente completato il mio recupero della saga, anche se sono quasi sicura che avessi già visto questo film in passato. La cosa ironica è che i fan considerano la pellicola di Jeunet il punto più basso mai raggiunto dal franchise, mentre a me non è sembrata chissà quale aberrazione, così come gli altri non mi sono sembrati chissà quali capolavori, quindi questo non sarà un post disgustato. In Alien - La clonazione Ripley viene, per l'appunto, clonata dopo 200 anni dal sacrificio finale di Alien3. Il risultato è una protagonista assai diversa da quella a cui siamo abituati, un ibrido tra umano e alieno che, probabilmente, è alla ricerca del suo posto nel mondo, ma nel frattempo non si fa menare il belino da chi la ritiene un mostro o un giocattolo da sfruttare. E' una Ripley amara, selvatica e sensuale, ma anche capace di enormi slanci emotivi, con un piede nel mondo umano e l'altro in quello delle creature contro la quale si è scontrata per tutta la vita precedente; si vede che la sceneggiatura è stata scritta da Joss Whedon, perché i tratti di Ripley hanno qualcosa che ricorda Buffy all'inizio della sesta serie, quella che "vive all'inferno perché è stata cacciata dal Paradiso". Allo stesso modo, i comprimari della vicenda, quel mix di mercenari e pirati spaziali ingaggiati dai militari per il più orribile ed ingrato dei compiti, richiamano un po' Firefly e altre opere dello sceneggiatore, forse per questo mi sono sentita a casa guardando Alien - La clonazione (per quanto Whedon sia un uomo di merda, le sue opere televisive mi fanno l'effetto coperta di Linus). Un altro punto a favore della sceneggiatura è l'arrivo di quell'ibrido xenomorfo-umano che mi ha causato un sacco di sentimenti contrastanti, non tutti necessariamente negativi, tra i quali una profonda pena che, sul finale, ha eclissato l'istintivo disgusto provato davanti all'aspetto ben poco rassicurante e le tendenze mordaci della creatura. In realtà, i contrasti mi sono parsi un po' la cifra stilistica dell'opera, nella quale l'orrore va a braccetto con un erotismo mai così esplicito, la modernità degli equipaggiamenti con un gusto quasi gotico per le scenografie e gli oggetti, l'umorismo dei dialoghi con la serietà ingessata che li vede pronunciati.


A tal proposito, ho letto che Whedon si è sempre detto orripilato dal modo in cui è stata trattata la sua sceneggiatura. Non riesco ad immaginare, all'epoca, nulla di più distante tra l'umorismo tongue-in-cheek di Whedon e la natura plumbea del primo Jeunet, quindi la collisione tra mondi dev'essere stata inevitabile e, probabilmente, nelle mani di un altro regista sarebbe uscita fuori una roba completamente diversa, forse più bella, forse più sciocca, chi lo sa. A me, tutto sommato, lo scontro tra queste due anime non è dispiaciuto e sarei stata anche curiosa di capire come sarebbe potuta proseguire la saga, sulla Terra e con queste premesse, ma ormai quel tempo è passato, lo so bene. Anche a livello di regia, credo di avere apprezzato Alien - La clonazione più di Alien3, mi sono sicuramente annoiata meno: la sequenza acquatica è notevole, lo sfogo nel laboratorio anche, le interazioni queer tra Ripley, gli xenomorfi e Call sono una piacevolissima novità e anche quegli alieni lucidissimi, che sembrano ricoperti di latex, hanno incontrato il mio gusto. Inoltre, Alien - La clonazione (una volta tolto di mezzo Dan Hedaya, imbarazzante e fuori posto persino per me, che di Alien non capisco una mazza) è pieno di bellissime facce. A parte una Sigourney Weaver sempre più bella, ci sono un Ron Perlman in formissima, un Brad Dourif che fa quello che gli riesce meglio, ovvero il matto col botto, e Winona Ryder mi ha ricordato che, all'epoca, riusciva a recitare senza limitarsi a fare faccette stralunate. Anzi, il suo "sintetico" Call è forse quello a cui ho voluto più bene in tutta la saga, se non altro perché è l'unico che non me l'ha fatta fare sotto dalla paura quando meno me l'aspettavo, o forse perché è adorabilmente testardo e umano. Ma temo di essere in minoranza, quindi la smetto definitivamente qui e lascio Alien a chi se ne intende davvero!


Del regista Jean-Pierre Jeunet ho già parlato QUI. Sigourney Weaver (Ellen Ripley), Winona Ryder (Call), Dominique Pinon (Vriess), Ron Perlman (Johner), Michael Wincott (Elgyn), Dan Hedaya (Generale Perez), Brad Dourif (Gediman), Raymond Cruz (Distephano) e Leland Orser (Purvis) li trovate invece ai rispettivi link.


Gary Dourdan
, che interpreta Christie, ha partecipato a mille stagioni di CSI come Warrick Brown. Tra i registi che hanno rifiutato l'incombenza di dirigere il film ci sono David Cronenberg e Peter Jackson. Se Alien - La clonazione vi fosse piaciuto, recuperate AlienAliens - Scontro finale, Alien3Prometheus e Alien: CovenantENJOY!  

venerdì 4 febbraio 2022

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley (2021)

Con la stessa velocità di un bradipo assonnato, anch'io ho finalmente potuto vedere La fiera delle illusioni (Nightmare Alley), diretto e co-sceneggiato nel 2021 dal regista Guillermo Del Toro e tratto dal libro omonimo di William Lindsay Gresham.


Trama: in fuga da un violento passato, il giovane Stanton si rifugia in un luna park, dove impara i segreti del mentalista Pete e di sua moglie Zeena, che gli consentiranno di diventare una stella nei vari locali di New York. Ma i pericoli dell'ambizione sfrenata sono in agguato...


Sono arrivata all'appuntamento con La fiera delle illusioni ancora frastornata dalla bellezza de La forma dell'acqua e digiuna sia dal romanzo di Gresham sia da La fiera delle illusioni di Edmund Goulding, al punto che le mie aspettative erano cariche a mille pur non sapendo nulla della trama, del cast o dell'accoglienza del pubblico (non ho voluto nemmeno guardare il trailer, giusto per non sbagliare); l'unica cosa che mi è balzata all'occhio, da vecchia porcella qual sono, è stata una notizia in cui si parlava di un nudo frontale di Bradley Cooper del quale, maledetti giornalari e pennivendoli del webbe, nel film non v'è traccia. La mia aspettativa fomentatissima (non dal nudo, non pensate male) è stata un incredibile errore da dilettante, perché, ahimé, la prima cosa che mi è saltato all'occhio guardando La fiera delle illusioni è che non arriva ai livelli dei migliori film di Del Toro, come La forma dell'acqua o Il labirinto del Fauno. La seconda cosa, probabilmente derivante dalla non conoscenza delle opere che hanno preceduto o ispirato il film, è che ho trovato un paio di personaggi, soprattutto, la Dottoressa Lilith di Cate Blanchett, mancanti di motivazioni e nerbo nonostante il loro indubbio fascino e la loro fondamentale funzionalità all'interno della trama, cosa che mi ha lasciata un po' perplessa nel corso del pur formidabile confronto finale tra "mostri". Qui finiscono però, almeno per quanto mi riguarda, i difetti de La fiera delle illusioni, uno spettacolo di cui godere rigorosamente al cinema per non lasciar andare sprecati i meravigliosi colori, le inquadrature, le scenografie e i guizzi gotici e weird di un Autore che non smette di perdere il suo riconoscibile tocco sia quando deve tratteggiare atmosfere a lui più congeniali (la Casa degli Specchi è davvero terrificante, il pre-finale sotto la neve è un capolavoro gotico, in quanto all'ambiente allo stesso tempo straniante e familiare del luna park ci sarebbe da riguardare il film dall'inizio per fare un elenco di tutti i dettagli interessanti che contiene, mostrini sotto vetro in primis) sia quando muove i suoi personaggi all'interno di ambienti elegantissimi e geometrici, rifulgenti di luce dorata eppure ancora più opprimenti della gabbia di un geek (o uomo bestia, chiamatelo come volete).


Quella de La fiera delle illusioni, titolo italiano per una volta stranamente azzeccato, è la storia di un uomo ambiguo che, come Icaro, tenta di volare troppo vicino al sole del potere e del denaro e ne rimane scottato; a differenza di Icaro, però, Stanton non è innocente e il suo fondamentale egoismo sporca le mani di sangue sia a lui sia a coloro che decidono di rimanergli accanto nonostante tutto. Fin dall'inizio, empatizzare con Stanton non è facile. I primi quindici minuti di mutismo ci consegnano un personaggio selvatico, diffidente quanto l'uomo bestia che si ritrova a dover affrontare (forse per questo, in un paio di occasioni, viene spinto da un moto di umana pietà verso quest'ultimo), che a poco a poco prende confidenza nelle sue capacità e diventa, grazie soprattutto al dolce e scafato mentalista Pete, la versione vivente di una delle mie citazioni preferite da Ghostbusters 2: "un venditore di fumo e merda". Mi perdoni chi, nel costante utilizzo della sigaretta, vede un sicuro e dovuto omaggio al genere noir, ma io nell'incalcolabile numero di sigarette fumate da Bradley Cooper nel corso del film ho visto soprattutto una meravigliosa metafora di evanescenza e inconsistenza, la fragile armatura di un uomo che deve mostrarsi misterioso, sicuro di sé e impenetrabile a qualunque difficoltà possa mettergli davanti la vita. Tale dispendio di arroganza lo rende in primis spietato contro chi rischia di provare un dolore indicibile a causa del cosiddetto "spiritismo", e poi cieco, non solo davanti ai chiari avvertimenti di chi si è già messo nei suoi panni o di chi è sinceramente innamorato di lui, come l'angelica ed innocente Molly, ma anche ai segnali inconfondibili di imminente distruzione che lo circondano fin dai primi istanti del film, anche prima dell'arrivo della femme fatale Lilith (nomen omen).


I dettagli della trama, ovviamente, ve li lascio tutti da scoprire e vi lascio al parere chi, come per esempio Marika, ha fatto di Del Toro la sua ragione di vita e si è preparata assai più degnamente di me per affrontare La fiera delle illusioni. Spenderò ancora un paio di parole su "colui che, niente, non mi ha mostrato il nudo full frontal promesso" e sui suoi allegri compagni. Seguo Bradley Cooper praticamente dagli esordi, da quando spiccava in bellezza su qualunque altro uomo presente nella serie Alias, e nel tempo l'ho visto azzeccare una serie di ruoli clamorosi, diventando sempre più bravo, ma a mio parere quella di Stanton è la sua interpretazione più bella; grazie ad un timespan assai ampio, Cooper ha potuto fornire al personaggio tutta una serie di sfumature sfruttando sia l'aspetto più fisico della recitazione, come all'inizio, sia "adagiandosi" maggiormente e consapevolmente sul suo aspetto da "contadino con i denti dritti" nel momento di massimo fulgore del personaggio e infine lasciando lo spettatore con uno sguardo allucinato e una risata da brividi, in una perfetta chiusura del cerchio. Se lo nominassero agli Oscar per questo ruolo e ne vincesse anche uno non mi farebbe schifo, lo dico sinceramente. Lo affiancano, assieme ai "feticci" maschili di Del Toro e un Willem Dafoe sempre adorabilmente luciferino, tre donne ognuna a suo modo meravigliosa; se la Blanchett spicca ovviamente nel ruolo di perfetta femme fatale bionda, il musetto di Rooney Mara spezza a tratti il cuore ma è la Zeena di Toni Collette a conquistarlo davvero, con il suo fascino, la sua dignità, la sua tristezza. Insomma, l'ultimo film di Del Toro sarà anche La fiera delle illusioni ma la sua qualità è tangibile e reale, quindi fatevi un favore e non perdetelo.


Del regista e co-sceneggiatore Guillermo Del Toro ho già parlato QUI. Bradley Cooper (Stanton Carlisle), Cate Blanchett (Dr. Lilith Ritter), Toni Collette (Zeena), Willem Dafoe ( Clem Hoatley), Richard Jenkins (Ezra Grindle), Rooney Mara (Molly Cahill), Ron Perlman (Bruno), Mary Steenburgen (Mrs. Kimball), David Strathairn (Pete), Holt McCallany (Anderson), Clifton Collins Jr. (Funhouse Jack) e Tim Blake Nelson (Carny Boss) li trovate invece ai rispettivi link.


Il ruolo di Stanton Carlisle era stato proposto a Leonardo di Caprio, che alla fine ha preferito dedicarsi ad altri progetti mentre per il ruolo di Molly erano stati fatti i nomi di Lady Gaga e Jennifer Lawrence. Occhio alla presenza della nostra Romina Power tra il pubblico, durante l'esibizione in cui Stanton viene "smascherato" da Lilith, un omaggio al padre Tyrone Power, che era il protagonista de La fiera delle illusioni di Edmund Goulding. Io penso che proverò a recuperarlo, voi? ENJOY!

 

mercoledì 19 settembre 2018

Giustizieri da strapazzo (2012)

Saltando di palo in frasca sono finita a vedere Giustizieri da strapazzo (Bad Ass), diretto e co-sceneggiato nel 2012 dal regista Craig Moss.


Trama: Frank Vega, veterano del Vietnam, assurge agli onori della cronaca dopo un pestaggio sul bus ai danni di due nazi, col quale si guadagna la stima e l'affetto dei concittadini. Dopo la morte del suo migliore amico, però, Frank diventa giustiziere a tutti gli effetti...



Avevo voglia di staccare un po' il cervello, ho letto nell'elenco degli attori Danny Trejo e Ron Perlman e ho quindi schiacciato play, riuscendo a non pentirmi amaramente di aver scelto Giustizieri da strapazzo per una serata all'insegna dell'ignoranza. Oddio, non è vero, un po' ci sono rimasta male ma non tanto per la bassa qualità del film (quella me l'aspettavo) quanto piuttosto per il fatto che Perlman compaia sì e no cinque minuti nel ruolo del sindaco, lasciando di sé ben poca memoria. Cosa che, per inciso, succederà anche a Giustizieri da strapazzo, così com'è accaduto, immagino, al video virale che ha ispirato Craig Moss fino a spingerlo a dirigere e co-sceneggiare un film partendo dall'immagine di un vecchio che pesta come un fabbro ferraio un tizio sul bus dopo un litigio; considerato però che al vecchio in questione è stata proposta la versione americana di un TSO, Moss e compagnia hanno aggiustato un po' il tiro, trasformando il vecchio picchiatore pazzo in uno sfortunato veterano del Vietnam con uno spiccato senso del decoro e della giustizia, un po' antiquato nei modi nonché molto malinconico e sensibile nonostante i pugni coi quali scassa gli avversari di mazzate. A prescindere dalla rinnovata sanità mentale, che ad una simile persona, con tutte le sue buone intenzioni, venga concesso di vagare in bus per la città per andare a menomare ed uccidere malviventi, scrollando le spalle davanti a un paio di casualties poco belle, mette a dura prova la suspension of disbelief dello spettatore, soprattutto visto che all'inizio si parla di una ferita alla gamba invalidante al punto da non consentire a Frank di entrare in polizia (ma a me è sembrato che 'sto signore tarellasse veloce anche, senza risentirne troppo).


D'altronde, l'attore principale è Danny Trejo e quando c'è di mezzo lui non si può certo parlare di sottigliezze di sceneggiatura, né tantomeno di Actor's Studio o metodo, ché è già tanto che costui nel tempo abbia imparato a parlare senza calcare troppo l'accento. Tornando alla suspension of disbelief citata prima, Trejo è più credibile quando va in giro a picchiare gente col suo sembiante da messicano alto come un puffo, trugno quanto un blocco di tufo e marsupio da vegiu allacciato in vita, piuttosto che quando cerca di dare spessore psicologico al personaggio, tra pianti artefatti (signore, che imbarazzo...), memorie dei bei vecchi tempi andati e un savoir faire che gli consente persino di imbastire una relazione con una tizia di venti/trent'anni più giovane. Anzi, diciamo pure che Giustizieri da strapazzo comincia a decollare proprio quando la trama si fa assurda e Frank passa dall'essere picchiatore "casuale" a vendicatore consapevole, perché d'accordo il contesto e un minimo d'introduzione, ma da un film simile non mi aspetto né una riflessione sulle condizioni dei reduci del Vietnam (ancora?) né la volontà di spingere lo spettatore a considerare i disagi della vecchiaia, della solitudine e dell'alienazione. Scevro da questi scivoloni "sentimentali", Giustizieri da strapazzo (al di là dello stupido titolo italiano) non è nemmeno un film spiacevole e a tratti diverte, anche se Trejo ha fatto di mooolto meglio. E comunque, dai, io a quest'uomo voglio bene ma è anche l'ora di finirla di dargli parti importanti o cucirgli addosso film, su.


Di Danny Trejo (Frank Vega) e Ron Perlman (Sindaco Williams) ho già parlato ai rispettivi link.

Craig Moss è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Succhiami, Giustizieri da strapazzo - Bad Asses e Giustizieri da strapazzo in Luisiana. E' anche produttore e attore.


Charles S. Dutton interpreta Panther. Americano, ha partecipato a film come L'occhio del gatto, Mr. Crocodile Dundee II, Alien³, Seven, Mimic, La fortuna di Cookie, Gothika, Secret Window e serie quali Miami Vice, I Soprano, Senza traccia, Dr. House, My Name is Earl, CSI: NY, Criminal Minds e American Horror Story. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 67 anni.


Il film ha dato vita a due sequel, uno straight to video dal titolo Giustizieri da strapazzo - Bad Asses, e un altro intitolato Giustizieri da strapazzo in Luisiana. Per me, sinceramente, la saga finisce qui ma se Giustizieri da strapazzo vi fosse piaciuto vi consiglio il recupero di Machete e Machete Kills. ENJOY!

venerdì 25 novembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli (2016)

Dopo gli Animali notturni di Tom Ford è arrivato il momento degli Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and where to Find Them), diretto da David Yates e sceneggiato da J.K. Rowling in persona!


Trama: il mago inglese Newt Scamander approda a New York con una valigia piena di Bestie Magiche proprio quando in città comincia a manifestarsi un pericoloso Oscuro. I sospetti del Ministero della Magia Americano ricadono ovviamente su Newt ma la verità sull'origine dell'Oscuro è ben più pericolosa...


Chiusa la parentesi Harry Potter e la maledizione dell'erede (che, peraltro, ho letto senza trovarlo abominevole come tanti avrebbero voluto far credere) è giunta di nuovo l'ora, per gli appassionati, di tornare ad immergersi nelle atmosfere magiche create da J.K. Rowling e il viaggio questa volta non parte proprio da Hogwarts, bensì dal libriccino Gli animali fantastici: dove trovarli, scritto dalla Rowling nel 2001 a scopi benefici. Il libro in questione è uno dei testi che Harry, Ron ed Hermione vengono costretti a studiare nei romanzi e, alla faccia degli scopi benefici, la Rowling ha deciso di trarne una serie di cinque film legati anche ad alcuni avvenimenti che si trovano solo sul sito Pottermore, ampliando di fatto la sua ormai tentacolare presa sui nerd di tutto il mondo e aumentando esponenzialmente le proprie finanze. Sospendo un attimo la critica morale sulla natura bieca di questa operazione chinando il capo con vergogna perché, pur consapevole di tutto ciò che ho detto sopra, Animali fantastici e dove trovarli mi è piaciuto molto, per un paio di motivi. Innanzitutto, Animali fantastici e dove trovarli è fruibile anche da un neofita poiché è stato scritto sfruttando il punto di vista privilegiato del no-mag Jacob, dell'englishman in New York Newt Scamander e di un mondo magico ancora privo dell'agevole manuale di quest'ultimo e, seconda cosa ma non meno importante, fa piazza pulita di tutte le trame legate al Prescelto e Colui-che-non-deve-essere-nominato, offrendo qualcosa di nuovo e fresco anche per gli appassionati. Il gusto della "scoperta" è dunque l'emozione che governa il film dall'inizio alla fine e che rende giustizia al titolo in quanto, al di là dell'indispensabile sotto-trama "oscura" che spero verrà sviluppata meglio nei prossimi capitoli della saga, sotto i riflettori ci sono principalmente gli Animali Fantastici. Quello di Newt è un personaggio molto delicato, un outsider capace di rendersi speciale e unico in virtù del rapporto privilegiato che ha con le bestie del mondo magico, rapporto coltivato grazie ad un'incredibile dose di sensibilità combinata con pazienza, passione e sincero amore per queste creature; accompagnati dalla mano esperta dello zoologo, noi spettatori ci mettiamo nei panni del no-mag Jacob e testimoniamo incantati un mondo precluso non solo ai normali esseri umani ma anche alla maggior parte dei maghi i quali, come abbiamo già avuto modo di evincere dai romanzi di Harry Potter e come viene ulteriormente chiarito in questo film, formano una comunità di individui elitari, diffidenti, superbi e crudeli. Nel mondo magico degli anni ’20, afflitto dallo spauracchio di Grindelwald, le bestie amate da Newt vengono bollate semplicemente come mostri, vige il divieto di sposare babbani e la pena di morte viene elargita con un sorriso, tanto che il cieco terrore mostrato dai cosiddetti Salemiani non appare poi così infondato: quello di Newt Scamander è pertanto un universo più “adulto”, dove i ricordi di scuola sono ormai lontani e mitizzati e chi non riesce ad adeguarsi alle severe leggi vigenti oppure ad usare al meglio la magia viene trattato da reietto se non addirittura obliviato e ucciso.


Aggiungere qualcos’altro relativamente alla trama imbastita dalla Rowling è peccato mortale, il bello di Animali fantastici e come trovarli è proprio quello di godersi una storia nuova, all’interno della quale le dinamiche tra i personaggi principali e la natura dei villain (sotto alcuni aspetti prevedibili, per altri meno) sono tutte da scoprire per poi cominciare a ricamare tutta una serie di congetture, pensieri e speranze. Quello che posso dire è che il bestiario messo in piedi dai tecnici degli effetti speciali è delizioso; accanto all’inevitabile omaggio ad animaletti già comparsi nei film precedenti che però in questa pellicola ottengono un ruolo maggiore, come per esempio l’asticello, compaiono finalmente bestiole mitiche come lo Snaso (mattatore indiscusso di buona parte del primo tempo) e il Purvincolo e si aggiungono quegli animali che i lettori del libro della Rowling aspettavano da tempo di vedere portati in vita. Da bambina quale sono, mi sono innamorata sia del mondo nascosto all’interno della valigia di Newt, un trionfo di CG combinata alla bellezza artigianale delle scenografie classiche, sia delle adorabili bestie piumate e pelose che i nostri devono recuperare (lo scimmiesco Demiguise è tenerissimo ma il premio dolcezza va agli Occamy e, soprattutto, al meraviglioso Tuono Alato di nome Frank, che interagisce assieme ad Eddie Redmayne con una naturalezza incredibile), e ammetto che anche se il film fosse stato carente per quel che riguarda il reparto “battaglie a colpi di bacchetta magica” sarei uscita comunque molto soddisfatta. Da fangirl quale sono (quindi non solo bimbaminkia), mi sono anche ritrovata a fare un tifo spaventoso per la buona riuscita di una relazione sentimentale tratteggiata magnificamente, scritta da una Rowling particolarmente ispirata e interpretata da due attori che, non me ne vogliano quelli principali e soprattutto le fan di Redmayne che mi pare sempre più assimilabile per aspetto fisico al rospo Demetan, mi sono rimasti nel cuore più di tutti gli altri, ovvero il cicciotto Dan Fogler e la svampita Alison Sudol, che spero verranno riconfermati anche nel prossimo film. Redmayne, come ho detto, continua a non piacermi ma per il personaggio schivo di Newt Scamander sfodera un linguaggio corporeo e un'interpretazione a dir poco perfetti mentre se devo proprio trovare un difetto al film lo ricercherei nell’insipienza di Tina e dell’attrice che la interpreta, difetto superato solo da un diludendo finale con tanto di occhi roteati che ovviamente non spoilero. A parte questo, mi unisco all’inaspettato applauso spontaneo partito in sala durante i titoli di coda e confermo quello che ho scritto su Facebook appena uscita dalla visione: cinematograficamente parlando, Animali fantastici e dove trovarli è MOLTO meglio di Harry Potter. E ora, resta "solo" da aspettare il 2018!  


Del regista David Yates ho già parlato QUI. Eddie Redmayne (Newt Scamander), Colin Farrell (Graves), Katherine Waterston (Tina Goldstein), Dan Hedaya (Red), Jon Voight (Shaw senior) e Ron Perlman (Gnarlack) li trovate invece ai rispettivi link.

Samantha Morton interpreta Mary Lou. Inglese, la ricordo per film come Minority Report, The Libertine e Elizabeth: The Golden Age. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 41 anni e un film in uscita.


Dan Fogler interpreta Kowalski. Americano, ha partecipato come doppiatore a film quali Kung Fu Panda e a serie come American Dad! e Robot Chicken; come attore, è comparso in serie quali Hannibal. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e tre film in uscita.


Ezra Miller interpreta Credence Barebone. Americano, ha partecipato a film come ... e ora parliamo di Kevin, Noi siamo infinito e Suicide Squad. Ha 24 anni e tre film in uscita, ovvero Justice League, The Flash e Animali fantastici e dove trovarli 2.


Carmen Ejogo interpreta Seraphina Piquery. Inglese, ha partecipato a film come The Avengers - Agenti speciali, Anarchia - La notte del giudizio e Selma - La strada per la libertà. Ha 43 anni e due film in uscita tra cui Alien: Covenant.


Una curiosità divertente sul film: Eddie Redmayne aveva fatto il provino per interpretare Tom Riddle in Harry Potter e la camera dei segreti ma era stato subito scartato mentre, una volta arrivato il successo, è stato la prima ed unica scelta per il ruolo di Newt Scamander. Michael Cera invece ha rinunciato a partecipare come Jacob Kowalski, preferendo lavorare come doppiatore di Robin nell'imminente The Lego Batman Movie. Nell'attesa che esca Animali fantastici e dove trovarli 2, previsto per il 2018, se il film vi fosse piaciuto consiglio di recuperare tutti gli Harry Potter scritti e cinematografici. ENJOY!

venerdì 5 giugno 2015

Il libro della vita (2014)

Non sarà facile tornare alla routine quotidiana dopo quattro giorni di ozio toscano ma ci proverò, cominciando con un post sul delizioso Il libro della vita (The Book of Life), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Jorge R. Gutiérrez.


Trama: Manolo e Joaquin sono innamorati fin da bambini della bella Maria. La loro amichevole sfida attira l'attenzione della Morte e di Xibalba, che scommettono su chi dei due, una volta cresciuto, riuscirà a sposare la ragazza..


Il libro della vita mi aveva attirata fin dal trailer e da quel "piccolo" nome che campeggiava tra i produttori, il buon Guillermo Del Toro che a ottobre/novembre dovrebbe tornare a far parlare di sé anche in Italia. La visione della pellicola si è rivelata tutto quello che avevo sperato e anche di più: la magia del Dia de los Muertos e la narrazione della storia di Manolo, Joaquin e Maria mi ha avvinta dalla prima all'ultima scena, commuovendomi e divertendomi come non succedeva da un po'. Se è vero, infatti, che il triangolo amoroso è prevedibile (Maria è parziale verso Manolo fin da bambina, anche perché il futuro torero è buono ed ingenuo mentre Joaquin è più sbruffoncello ed egoista) e che quindi la risoluzione finale, assieme alla morale di fondo che invita ad essere sé stessi sempre e comunque, è senza dubbio scontata, quello che mi ha affascinata è stato il tentativo di portare su schermo una visione "Messicana" della morte e del culto dei defunti. Il Dia de los Muertos, macabro, allegro e colorato, festeggia i cari estinti e affronta l'angoscia della morte con un afflato di speranza, preferendo gioire nel ricordo di chi non c'è più piuttosto che struggersi nella mancanza e nel dolore; quello che il film suggerisce ai piccoli spettatori è di onorare e celebrare i defunti vivendo appieno l'esistenza piuttosto che sprecare la propria vita a rimpiangere le occasioni perdute. Sotto ad un aldilà ricco di gioia ed allegria, infatti, c'è la landa dei dimenticati, il grigio mondo di coloro che non hanno più nessuno in vita a celebrarne il ricordo e che, a poco a poco, muoiono quindi una seconda volta. L'altro aspetto che ho molto apprezzato de Il libro della vita, almeno per quel che riguarda la trama, è che i personaggi, tranne il terribile Chakal, non sono nettamente divisi in buoni e cattivi (la Morte è buona ma la morte come concetto non è mai vista di buon occhio, già questo è un bel paradosso!), anzi, hanno in sé mille sfumature in grado di renderli umani, vivaci e molto realistici.


Dal punto di vista tecnico, Il libro della vita è un trionfo. Le immagini che riempiono lo schermo sono dettagliatissime e zeppe di colori, in particolare le sequenze ambientate nel regno della Morte sono talmente spettacolari che farebbero tranquillamente invidia ai cartoni animati prodotti da case ben più blasonate della Reel FX ma in generale ogni scena è vivace, ben animata e coloratissima. Il character design dei personaggi è incredibilmente accurato; La Muerte (una fusione della Morte e della Calavera Catrina dell'illustratore messicano Posada) è bellissima, rispetta appieno l'iconografia messicana legata al Dia de Los Muertos e lo stesso vale per tutti i defunti che ne popolano il regno, il cui viso è decorato da delicati e meravigliosi tatuaggi. Il design dei personaggi inoltre cambia in base a quello che stiamo vedendo: se assistiamo alle vicende di Manolo e compagnia, gli esseri umani sono realizzati a mo' di pupazzetti, legnosi e con le giunture in bella vista, questo perché la bella guida Mary Beth utilizza delle statuette di legno per raccontare la storia ai pestiferi pargoletti. Altra bella scoperta è stato il fantasioso utilizzo della colonna sonora. Non avete idea dell'emozione provata nel riconoscere, la prima volta che uno sconfitto Manolo ha messo mano alla chitarra per esprimere i propri sentimenti verso Maria, gli accordi di Creep dei Radiohead, perfettamente calzanti all'atmosfera e al momento; accanto a canzoni scritte per l'occasione, ci sono inoltre altre hit riarrangiate in modo spagnoleggiante ma assolutamente non ridicolo come Do Ya Think I'm Sexy (farina del sacco dei geniali Mariachi, tre dei personaggi migliori della pellicola), Can't Help Falling in Love e, ovviamente, Cielito Lindo, cantata nientemeno che da Plácido Domingo, doppiatore del torero "lirico" Jorge. In poche parole, Il libro della vita ha lanciato il suo incantesimo e io ne sono stata completamente avvinta, quindi non posso fare altro che consigliarvelo senza riserve!


Di Zoe Saldana (voce originale di Maria), Channing Tatum (Joaquin), Ron Perlman (Xibalba), Christina Applegate (Mary Beth), Danny Trejo (Luis) e Cheech Marin (Pancho Rodriguez) ho già parlato ai rispettivi link.

Jorge R. Gutiérrez è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre doppia Carmelo; messicano, al suo primo lungometraggio, è anche animatore, produttore e ha 40 anni.


Diego Luna (vero nome Diego Luna Alexander) è la voce originale di Manolo. Messicano, ha partecipato a film come Y tu mamá también - Anche tua madre, Frida, Il cacciatore delle tenebre, The Terminal, Milk, Contraband ed Elysium, oltre ad aver doppiato un episodio di American Dad!. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 36 anni e cinque film in uscita.


Ice Cube (vero nome O'Shea Jackson) è la voce originale del Fabbricatore di Candele. Famosissimo rapper americano, lo ricordo per film come Anaconda, Three Kings e Fantasmi da Marte. Anche produttore, sceneggiatore, regista e compositore, ha 46 anni e due film in uscita.


Se Il libro della vita vi fosse piaciuto recuperate assolutamente La sposa cadavere! ENJOY!

venerdì 28 febbraio 2014

Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)

Dopo aver visto ed apprezzato Frozen - Il regno di ghiaccio, era inevitabile il recupero, per quanto molto tardivo, di Rapunzel - L'intreccio della torre (Tangled), diretto nel 2010 dai registi Nathan Greno e Byron Howard.


Trama: Rapunzel è una ragazza dai lunghissimi e magici capelli biondi che ha sempre vissuto rinchiusa in un'altissima torre a causa della "madre". Il suo desiderio di uscire diventa realtà allorché il ladruncolo Flynn Rider si rifugia casualmente nella prigione della fanciulla...


Ma quanto è terapeutico, ogni tanto, abbandonarsi alla semplicità di una favola targata Disney? Soprattutto se la favola in questione è un carosello di momenti esilaranti, avventurosi e commoventi popolata da personaggi adorabili e per nulla melensi che imboccano una gag dietro l'altra. La storia di Rapunzel è quanto di più tradizionale ci possa essere, ci sono una principessa maledetta e costretta ad una vita da reclusa, la matrigna cattiva, il cavaliere pronto al salvataggio, i soliti animaletti graziosi che fungono da spalla e l'edificante messaggio positivo per cui chiunque deve poter seguire il proprio cuore e avere un desiderio da realizzare; quello che non è ortodosso però è il modo in cui tutti questi cliché vengono rappresentati, a partire dai due protagonisti. Rapunzel è un'ingenua, deliziosa piccola selvaggia dai capelli prensili, che scorazza per il bosco a piedi nudi comportandosi come una teenager, il suo principe è un guasconetto piacione che ha parecchi guai con la legge e persino gli animaletti (un camaleonte e un combattivo cavallo di nome Maximus) sono inusuali e rubano spesso e volentieri la scena ai loro padroni. Prefigurando quello che sarebbe stato il rapporto tra Anna e Kristoff (che è poi quello sdoganato dal mio amatissimo La bella e la bestia), non c'è nessun colpo di fulmine tra i due protagonisti, anzi! All'inizio volano anche parecchie botte ma le esperienze comuni e le avventure riusciranno poi ad avvicinarli, seppur in tempo brevissimo; alla modernità della coppia fa eco inoltre un modo tutto particolare ed esilarante di intendere il gruppetto di malviventi che hanno come base l'osteria, mentre purtroppo anche Rapunzel, come Frozen, è carente dal punto di vista dei villain. La "madre" di Rapunzel si profonde in una paio di numeri canori a dir poco epici ed è favolosa nella sua immensa stronzaggine ma non è temibile e crudele quanto gli altri suoi illustrissimi predecessori, sembra più una casalinga frustrata con ambizioni da strega, mentre i fratelli Stabbington sono poco più di due scimmioni dagli antenati irlandesi.


La realizzazione del cartone animato invece è davvero splendida. Adoro il character design di Glen Keane e, soprattutto, ho adorato la versatilità dei biondi capelli di Rapunzel, che credo siano stati difficilissimi da animare senza farli risultare ridicoli. I colori pastello che predominano nella maggior parte delle scene danno quasi l'illusione di avere davanti un quadro in movimento e ripropongono fedelmente il mondo da sogno con cui la protagonista decora le pareti della torre, inoltre la sequenza dove le lanterne vengono liberate nel cielo notturno che sovrasta il regno mi ha mozzato il fiato sullo schermo piccolo, non oso immaginare quale meraviglia debba essere stata al cinema! Altro elemento imprescindibile di Rapunzel sono le splendide musiche di Alan Menken; per quanto sia trascurabile il solito duetto amoroso rivelatorio, le melodie dal sapore folk e medievaleggiante che accompagnano l'arrivo della protagonista in città e le già citate Mother Knows Best (cantata perlappuntamente da Gothel) e I've Got a Dream (delirante canzone corale dei grettissimi tavernieri) sono dei capolavori che verrebbe voglia di ascoltare in loop continuo e che impreziosicono ancora di più questo vivace gioiellino. In due parole, Rapunzel - L'intreccio della torre è un film semplice, carino e delizioso, adattissimo per i piccoli (forse più per le piccole?) spettatori perché l'umorismo non è troppo pesante né troppo al di fuori della loro portata... ma è adattissimo anche per i grandi che, sicuramente, non avranno di che annoiarsi, anzi!


Di Zachary Levi (voce originale di Flynn Rider), Ron Perlman (voce originale dei Fratelli Stabbington) e Jeffrey Tambor (il malvivente col naso grosso) ho già parlato ai rispettivi link.

Nathan Greno è uno dei due registi della pellicola. Americano, è al suo primo e finora unico lungometraggio, inoltre ha co-diretto il corto Rapunzel – Le incredibili nozze. Anche doppiatore, sceneggiatore e animatore, dovrebbe avere sui 40 anni e ha un film in uscita.


Byron Howard è uno dei due registi della pellicola. Americano, ha diretto Bolt – Un eroe a quattro zampe e co-diretto il corto Rapunzel – Le incredibili nozze. Anche animatore, doppiatore, sceneggiatore e produttore, ha 45 anni un film in uscita.


Mandy Moore è la voce originale di Rapunzel. Attrice e cantante americana, ha partecipato a film come Il dottor Dolittle 2, Romance & Cigarettes e a serie come Scrubs, How I Met Your Mother e Grey’s Anatomy, inoltre ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 30 anni.


M.C. Gainey (vero nome Mike Connor Gainey) doppia il Capitano delle guardie. Americano, lo ricordo per film come The Fan - Il mito, Con Air, Haunting - Presenze, Terminator 3 - Le macchine ribelli, Wake Up Ron Burgundy: The Lost Movie, Hazzard e Django Unchained, inoltre ha partecipato a serie come Dinasty, Happy Days, Hazzard, A-Team, Supercar, Hunter, Willy il principe di Bel Air, Nash Bridges, Jarod il camaleonte, Walker Texas Ranger, X-Files, CSI - Scena del crimine, Criminal Minds, Desperate Housewives, Lost, Bones, Cold Case, E.R. -Medici in prima linea e Glee. Ha 65 anni e un film in uscita.


Natalie Portman era stata presa in considerazione per il ruolo di Rapunzel (infatti la registrazione della sua audizione è stata usata come modello per una prova d'animazione a matita) mentre David Schwimmer e Burt Reynolds erano stati ingaggiati per doppiare un paio di personaggi che, alla fine, non sono stati inclusi nella versione finale del film. Detto questo, sappiate che esiste un "seguito" del film, ovvero Rapunzel - Le incredibili nozze (Tangled Ever After), uscito nel 2012 assieme alla versione 3D de La bella e la bestia. Se Rapunzel - L'intreccio della torre vi fosse piaciuto recuperatelo assieme a La principessa e il ranocchio, Shrek, La bella e la bestia e Frozen - Il regno di ghiaccio. ENJOY!

venerdì 19 luglio 2013

Pacific Rim (2013)

E così domenica sera ce l’ho fatta anch’io a vedere l’incredibile film che da mesi teneva in scacco tutti i nerd del pianeta e buona parte di chi la parola nerd nemmeno la conosce. Sto parlando, ovviamente, di Pacific Rim di Guillermo Del Toro.


Trama: nel futuro, la Terra è minacciata dai Kaiju, giganteschi mostri che periodicamente compaiono attraverso una breccia sottomarina. Per combatterli, sono stati creati gli Jaeger, robot pilotati da esseri umani interconnessi tra loro, ma anche questi prodigi della tecnica sembrano non bastare più…


Davanti ai robottoni e ai mostri giganti la mia reazione è pari a quella di Nami e Robin quando Franky spara i suoi laser: un’alzata di spalle e lo sguardo indulgente di chi sta pensando “e quindi…?”. Stessa cosa di fronte ai mostri, a meno che non si parli di quelli un po' più horror e un po' meno animaloni troppo cresciuti. Immaginate, quindi, lo scetticismo con cui entravo nel cinema, nonostante il grande nome di Guillermo Del Toro e la speranza di godermi l'ennesima performance di Ron Perlman. Non era assolutamente previsto che io rimanessi a bocca spalancata come una bimba idiota a fare "oooh" e "aaah" o a trasalire sulla poltrona quando la situazione si fosse fatta (prevedibilmente, poi ne parliamo) pesa o persino a piangere come un vitello davanti alle urla disperate di una povera bimba giapponese abbandonata in mezzo all'apocalisse. E invece è successo. Mi sono messa a tifare per gli Jaeger e i loro piloti, mordendomi le dita ogni volta che veniva dichiarata la comparsa di un kaiju di categoria superiore (all'ultimo ho praticamente urlato "occazzo, Chtulhu!!", chiedo ancora scusa a chi mi sedeva accanto...), ho seguito i virtuosismi di Del Toro, quelle vertiginose inquadrature dal basso che accentuavano ancor più la grandezza dei robottoni, ho (ri)toccato con mano il potere fantastico del cinema e degli effetti speciali davanti a delle creature così ben fatte che sembravano essere state riprese dal vero, mi sono lasciata coinvolgere dalle elaboratissime battaglie tra questi colossi, ho riso come una pazza davanti alla sboroneria del personaggio di Perlman e al nerdismo di quel gran pezzo di figo di Charlie Day e in un paio di momenti ho persino applaudito davanti alla grandezza del Pentecost di Idris Elba (nella fattispecie quando urla in faccia a quel minchiafritta del protagonista e quando si staglia come un Dio Norreno "qualsiasi" contro il Sol Levante).


Davanti all'entusiasmo e al perfezionismo visionario di Del Toro ho ignorato, quindi, quel zankoku no tenshi no teze che mi è risuonato in testa fin dalla prima sequenza della pellicola, ho sorvolato sul fatto che ogni risvolto della trama e ogni caratterizzazione dei personaggi (protagonista e bulletto sono praticamente identici, poi dicono degli orientali...) seguisse così pedissequamente i topoi del genere che ogni colpo di scena, se così si può chiamare, venisse direttamente comunicato dagli sceneggiatori agli spettatori tramite telefono incorporato alla poltrona, ho persino fatto finta di non sentire il delirante monologo finale di Elba e il 90% dei banalissimi dialoghi, cercando invece di concentrarmi sulla meravigliosa colonna sonora e godendomi il binomio morte + distruzione anche durante l'esilarante scena dopo i titoli di coda. Per dirla in breve, mi sono lasciata coinvolgere da quello che, pur non essendo un capolavoro del Cinema, è un giocattolone che realizza i sogni dei bimbi cresciuti a pane e robottoni e mostri, creato da un bimbo come loro che, per sua fortuna, è riuscito a dare corpo alla sua passione e a farlo con talmente tanta energia da trasformare anche una scettica come me, per almeno due ore, in una true believer. E di fronte a tanta abilità, Guillermo caro, non posso che togliermi il cappello e consigliare il tuo film a chi ancora crede nella magia del cinema "commerciale" e d'intrattenimento.

Vi amo entrambi... <3

Del regista e co-sceneggiatore Guillermo Del Toro ho già parlato qui. Idris Elba (Stacker Pentecost), Charlie Day (Newton Geiszler) e Ron Perlman (Hannibal Chau) li trovate invece ai rispettivi link.

Charlie Hunnam (vero nome Charles Matthew Hunnam) interpreta Raleigh. Inglese, ha partecipato a film come Ritorno a Cold Mountain, I figli degli uomini e alle serie Queer as Folk e Sons of anarchy. Ha 33 anni e un film in uscita.


Max Martini (vero nome Maximilian Carlo Martini) interpreta Herc Hansen. Americano, ha partecipato a film come Riposseduta, Contact, Salvate il soldato Ryan e alle serie Walker Texas Ranger, Nash Bridges, Jarod il camaleonte, Oltre i limiti, Taken, 24, CSI: Miami, Numb3rs, Lie to Me, CSI – Scena del crimine e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 44 anni e tre film in uscita.


Clifton Collins Jr. interpreta Tendo Choi. Americano, ha partecipato a film come Traffic, Il castello, Le regole dell’attrazione, Capote, Star Trek, Scott Pilgrim vs. The World e a serie come Freddy’s Nightmares, Flash, Walker Texas Ranger, E.R. medici in prima linea, NYPD, Più forte ragazzi, Alias e CSI: NY. Anche produttore e regista, ha 43 anni e due film in uscita. 


Tom Cruise avrebbe dovuto partecipare al film ma alla fine gli è stato preferito, devo dire giustamente, Idris Elba. Per quanto riguarda invece il futuro di Pacific Rim, che negli USA non sta incassando quanto previsto, pare che Del Toro qualche tempo fa avesse parlato di un possibile sequel… ma gli appassionati avranno da attendere parecchio, mi sa. Nel frattempo, se il film vi fosse piaciuto, recuperate l’anime Neon Genesis Evangelion, Cloverfield e magari i vecchi film di Godzilla! ENJOY!

domenica 15 gennaio 2012

I sonnambuli (1992)

Finalmente comincio ad addentrarmi nella mia collezione "vintage" di horror e spuntano fuori titoli come questo I sonnambuli (Sleepwalkers), diretto nel 1992 dal regista Mick Garris e tratto da un racconto inedito di Stephen King. Non lo vedevo da un po' di tempo, ma oggi come allora rimane uno dei migliori.


Trama: Charles e la madre sono due "sonnambuli", una razza di uomini felini che, per sopravvivere, devono cibarsi dell'essenza vitale di giovani vergini. Praticamente invulnerabili, solo il graffio del gatto può ferirli e ucciderli...


I sonnambuli era una delle punte di diamante di Notte Horror, senza se e senza ma, almeno per me. E' vero che da kingomane non sono molto obiettiva quando si parla del Re, ma è anche vero che riesco a riconoscere come la maggior parte dei film tratti dalle sue opere siano delle mezze ciofeche, soprattutto quando di mezzo c'è la mano "santa" di Mick Garris. Eppure, nonostante tutte le sue imperfezioni, questo I sonnambuli mi è sempre piaciuto, tanto che la cassetta si era abbastanza rovinata a furia di riguardarlo di tanto in tanto. Sarà perché scorre rapido e vivace fino alla fine, sarà perché nel 60% delle inquadrature ci sono gatti gnaulanti e io adoro i felini, sarà perché ci troviamo di fronte ad una di quelle pellicole "guest star friendly" dove è possibile vedere interagire tra loro gente come Stephen King, Tobe Hooper, Clive Barker, John Landis, Joe Dante e persino Mark Hamill in piccoli e simpatici ruoli, sarà perché in questo rilassato ed amichevole contesto risulta accettabile anche un omicidio compiuto usando una pannocchia... insomma, forse perché sono un'inguaribile nostalgica ritengo ancora oggi che I sonnambuli sia un valido horror un po' sottovalutato.


Certo, oggettivamente, ha i suoi limiti. Innanzitutto la regia è quasi televisiva, pochi movimenti di macchina, pochi virtuosismi, gran staticità (d'altronde, stiamo parlando di Mick Garris). Gli interpreti, per contro, sono abbastanza validi, con una giovanissima Mädchen Amick praticamente agli esordi costretta nel ruolo della povera verginella sacrificale, un Brian Krause sufficientemente marmoreo per il ruolo che interpreta e un'affascinante Alice Krige nel ruolo della madre di Charles, senza contare un paio di meravigliosi caratteristi come Glenn Shadix e Ron Perlman, purtroppo poco sfruttati. Gli effetti speciali non sono male, il makeup delle creature, due gatti giganti rugosi e senza pelo, è veramente disgustoso e ci sono un paio di scene splatter abbastanza interessanti, anche se la maggior parte di quelli che sembrerebbero omicidi non sono tali, ma solo ferimenti. Incredibilmente curata la colonna sonora: nei titoli di coda c'è la bellissima Boadicea di Enya, adattissima per un horror "malinconico" come questo, la scatenata Do You Love Me e, ovviamente, Sleepwalk.


Al di là quindi dell'aspetto tecnico, obiettivamente direi che I sonnambuli patisce un po' dal punto di vista della storia, soprattutto perché la caratterizzazione dei personaggi è un po' incoerente: madre e figlio (con tutte le perversioni legate alla loro razza, eh, non ultimo il loro rapporto incestuoso) all'inizio vengono mostrati quasi come dei reietti di cui avere pietà e soprattutto Charles parrebbe quasi propenso ad innamorarsi di Tanya, poi verso metà film cambia completamente personalità. Altro personaggio discutibile è quello dello stronzissimo professore interpretato da Glenn Shadix: capisco che un tuo studente ha mentito sul suo paese d'origine, ma da qui a metterlo al muro trattandolo come se avesse ucciso una persona ne passa! Altra cosa assurda, la capacità che ha il giovane Charles di cambiare col pensiero non solo il colore della macchina, ma persino il modello. Comodo, quando si è giovani e in cerca di donne!! Ma a parte questo, consiglio I sonnambuli a tutti, soprattutto ai nostalgici che, come me, lo hanno visto a Notte Horror. Gli amanti dell'horror tout court si astengano.


Del regista Mick Garris ho già parlato qui, Ron Perlman (il capitano Soames) invece lo trovate qua.

Brian Krause interpreta Charles. Attore americano che ricordo soprattutto per il ruolo dell'angelo Leo nella serie Streghe, ha partecipato a film come Ritorno alla laguna blu e a serie come Walker Texas Ranger e CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e dieci film in uscita.


Mädchen Amick interpreta Tanya. Anche lei famosa per un ruolo televisivo, ovvero la bistrattata cameriera Shelly Johnson di Twin Peaks, ha partecipato a film come Fuoco cammina con me e a serie come Baywatch, Dawson's Creek, Una mamma per amica, E.R. - Medici in prima linea e CSI: NY. Americana, ha 42 anni.


Alice Krige interpreta la madre di Charles, Mary. Sudafricana, ha partecipato a film come Momenti di gloria e Silent Hill, oltre a serie come La signora in giallo, Beverly Hills 90210, Six Feet Under e The 4400. Anche produttrice, ha 58 anni e un film in uscita.


Glenn Shadix (vero nome William Glenn Scott) interpreta Mr. Fallows. Caratterista americano che ha avuto l’onore di interpretare l'enigmatico Otho di Beetlejuice e doppiare il folle Sindaco dello splendido The Nightmare Before Christmas, lo ricordo anche per altri film come Il postino suona sempre due volte e Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie. Ha inoltre partecipato a serie come Pappa e Ciccia, Seinfeld, Willy il principe di Bel Air, Hercules, Sabrina vita da strega, E.R. medici in prima linea, doppiato episodi di The Mask, Quack Pack, Mucca e Pollo, Jackie Chan’s Adventures e il delizioso corto burtoniano The World of Stainboy. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2010 per un trauma cranico, all’età di 58 anni.


Come ho già detto, ci sono una marea di guest star in questo film: Stephen King interpreta il custode del cimitero, John Landis e Joe Dante li vedrete assieme come tecnici di laboratorio, Clive Barker e Tobe Hooper come membri della scientifica e, all'inizio, uno dei due sbirri che entra nella casa abbandonata è Mark Hamill, ovvero il Luke Skywalker dei primi Star Wars. Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di recuperare altri horror kingiani d'annata, come Cujo o Grano rosso sangue. ENJOY!

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