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martedì 4 agosto 2026

Odissea (2026)


Con un bel po' di ritardo, in quanto trovare biglietti senza prenotarli prima era impossibile anche a Savona, sono riuscita a vedere Odissea (The Odyssey), diretto e sceneggiato dal regista Christopher Nolan a partire, ovviamente, dall'omonimo poema epico di Omero.

Trama

Musa, di quell'uom di multiforme ingegno dimmi che molto errò, poich'ebbe a terra gittate di Ilïòn le sacre torri; che città vide molte, e delle genti l'indol conobbe; che sovr'esso il mare molti dentro del cor sofferse affanni, mentre a guardar la cara vita intende, e i suoi compagni a ricondur...

Recensione

C'è un momento, poco prima dell'ultimo atto del film, in cui mi sono finalmente sentita coinvolta dall'operazione di Nolan, al di là degli ovvi sentimenti di fascinazione, paura, angoscia e curiosità delle due ore e fischia precedenti. Quel momento coincide col flashback di Ulisse, che accompagna il racconto della conquista di Troia, finalmente udito dalla bocca di chi viene ritenuto un eroe, un genio, da chiunque. Davanti ad una Penelope ignara dell'identità del suo interlocutore, Ulisse racconta tutta l'orribile verità della guerra, offrendo a lei e agli spettatori il punto di vista di chi, schiacciato dal piede del più forte, vede i prodi vincitori per quello che sono: barbari, assassini e stupratori. Il colpo di genio tramandato dai canti, l'inganno del cavallo di Troia, è una bassezza che va contro la legge degli dèi e degli uomini, e che sputa in faccia ad ogni idea di correttezza. E' questo il peso che grava sul cuore di Ulisse, che si traduce in tremende vicissitudini atte a tenerlo lontano da casa. Un senso di colpa incarnato dal volto di un'Atena giovanissima, un pungolo che gli avvelena l'animo al punto da temere, per Itaca, un destino simile a quello di Troia, scatenato proprio dalle sue azioni. Non si può non volere bene a questo Ulisse imperfetto e ben lontano da quell'aggettivo, "polìtropo", attribuitogli da Omero. Anzi, per reazione al risultato tremendo del suo ingegno, sembrerebbe che l'Ulisse di Nolan si guardi bene dall'usare l'astuzia. Il protagonista di questa Odissea è dunque un uomo impulsivo ed egoista, testardo nel suo essere fermo su un desiderio di autodeterminazione che non prevede la presenza di divinità impiccione, forse per questo più umano e pronto a concedere il beneficio del dubbio a creature impaurite e sofferenti, come Circe. Certo, il rovescio della medaglia di questa umanità ritrovata è che Ulisse imbrocca una cretinata dietro l'altra, ma accanto a uomini e re connotati come mostri guidati dai loro impulsi più bassi, ci fa la figura del principe. Chi ci fa invece la figura dell'inetto è il povero figliolo Telemaco, surclassato sia dal tostissimo servo cieco Eumeo che da mamma Penelope. In un finale durante il quale Ulisse diventa John Wick, Telemaco fatica a tenere a bada un solo uomo, e riesce a beccarsi persino il cazziatone di una madre che, dopo vent'anni a reggere da sola il trono e tenere a bada i Proci, deve sopportare i piani di un figliolo imberbe intenzionato a diventare re "perché serve un uomo". Penelope è uno dei pochi personaggi femminili che Nolan, nella sua carriera, è riuscito a gestire ottimamente, affiancata da una Circe e una Elena (per non parlare di Clitemnestra) che, nonostante il brevissimo metraggio concesso, si imprimono nella mente dello spettatore come donne complesse, consapevoli del loro potere e dell'orrore di ritrovarsi impotenti davanti a un mondo ormai in rovina, governato dagli istinti di uomini che non solo lo piegano alla loro volontà, ma distorcono l'interpretazione di eventi reali in base alle loro necessità. Un altro personaggio femminile, Calipso, non è stata altrettanto fortunata, messa lì come mero plot device per consentire ad Ulisse di raccontare la sua storia e ricordare a poco a poco, come se la ninfa lo stesse curando da una tremenda forma di PTSD. Sono piccole sfumature che un po' disturbano, così come la fede intermittente di Ulisse verso gli dèi (a volta sembra che ne metta in discussione persino l'esistenza, il che in un universo come quello dell'Odissea è assurdo), ma che non inficiano l'alta qualità del film.

E questo è il momento in cui dovrei smettere di scrivere il post, lo so. Ché io il film non l'ho visto in IMAX, né all'Arcadia di Melzo, né in Inghilterra, e nemmeno in v.o., giusto cielo. Meriterei di fare la fine dei disgraziati masticati da Polifemo, ne sono consapevole, però posso dire che, per quel che si è visto sugli schermi di Savona, Nolan ha fatto un lavoro egregio. Mettendo un attimo da parte il mastodontico lavoro, che definirei commovente, di scenografi e costumisti, nonché il delirio di filmare con le megacineprese IMAX, per non parlare della fotografia nitidissima e dei paesaggi naturali mozzafiato, o dell'incalzante colonna sonora di Ludwig Goransson (che, assieme al sonoro avvolgente, ha messo a dura prova l'impianto savonese), io ho solo una cosa importante da dire. Nolan, Cristo, lo avevo già pensato mentre guardavo Oppenheimer e ora te lo metto giù nero su bianco: REALIZZA. UN. HORROR. Solo questo devi fare. Basta film larger than life, abbraccia senza vergogna la tua vera vocazione! All'interno di Odissea ci sono quattro sequenze che sono dei veri e propri capolavori. Una è quella di Polifemo, dove il ciclope, peraltro orrendo e deforme come pochi, sembra Saturno che divora i suoi figli di Goya. La seconda è quella dei Lestrigoni, angosciante come un horror d'assedio, con i boschi e le lame che non lasciano scampo alcuno ai marinai e quella sensazione di claustrofobia anche a ridosso del mare aperto. La terza, ovviamente, è Circe, un trionfo di effetti speciali artigianali che avrebbero fatto invidia a un body horror anche senza utilizzare nemmeno una goccia di sangue finto. La quarta è la splendida sequenza della discesa nell'Ade, impreziosita da un favoloso contrasto tra il nero dei morti e le sparute fiammelle che guidano Ulisse e i suoi compagni. Non è che le sequenze d'azione, tra cavalli di Troia, razzie di guerra e naufragi non siano meravigliose (contesto solo lo showdown finale di Ulisse. Tremendo, incomprensibile, montato e coreografato in un modo che non rende giustizia a tutto ciò che lo ha preceduto), ma quelle in cui l'atmosfera è la stessa di un horror tout court valgono il prezzo di qualsiasi biglietto. Nolan, te lo ripeto, riflettici. Nel frattempo che lui ci pensa su, io non posso fare altro che unirmi al coro quasi unanime di quanti si sperticano a consigliare Odissea. Andatelo a vedere, godetevelo nel cinema più bello che potete, non aspettate lo streaming e sopportate le sale gremite, perché vi posso assicurare che non sentirete volare una mosca e quelle tre ore vi sembreranno tre minuti. E questa è una cosa che MAI mi sarei aspettata da Nolan!

Cast

Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Matt Damon (Ulisse), Robert Pattinson (Antinoo), Corey Hawkins (Polibo),Tom Holland (Telemaco), Elliot Page (Sinone), Shiloh Fernandez (primo troiano), Anne Hathaway (Penelope), John Leguizamo (Eumeo), Mia Goth (Melanto), Benny Safdie (Agamennone), Himesh Patel (Euriloco), Logan Marshall-Green (Melantio), Charlize Theron (Calipso), Zendaya (Atena), Jon Bernthal (Menelao), Bill Irwin (Ciclope), Lupita Nyong'o (Elena/Clitemnestra), Samantha Morton (Circe) li trovate invece ai rispettivi link.

Curiosità

Christopher Nolan avrebbe dovuto dirigere il film Troy ma aveva abbandonato il progetto in favore di Batman Begins. A Robert Downey Jr. era stato invece offerto il ruolo di Poseidone, quando ancora il film prevedeva la presenza di altri dèi, ma l'attore ha rinunciato per partecipare ad Avengers: Doomsday. ENJOY!

martedì 28 febbraio 2023

The Whale (2022)

Era uno dei film che aspettavo di più per questa stagione, così il giorno stesso dell'uscita sono corsa a vedere The Whale, diretto nel 2022 dal regista Darren Aronofsky, tratto dalla pièce teatrale omonima di Samuel D. Hunter e candidato a tre premi Oscar (Brendan Fraser miglior attore protagonista, Hong Chau miglior attrice non protagonista e miglior trucco e acconciatura).


Trama: Charlie, insegnante di lettere, a causa delle complicazioni derivanti dalla sua obesità patologica ha più pochi giorni da vivere. Nel tempo che gli rimane, cerca di ricucire il rapporto con la figlia adolescente, Ellie...


"Fanculo le tesi, fanculo questo corso". Queste sono le parole scritte da Charlie sulla chat del suo gruppo di studio, verso la fine di The Whale, quando tutto attorno a lui è sul punto di crollare definitivamente. Uno passa la vita ad imparare come analizzare le opere, diventando alla stregua di un freddo robot spinto, il 90% delle volte, a scrivere o enunciare ciò che gli altri vogliono sentire dire, seguendo la scia di altri critici più eminenti che hanno sviscerato tutto quello che viene percepito come "giusto" e dogmatico, e il risultato è che di verità ce n'è ben poca, di sincerità non ne parliamo. E così è la vita, ovviamente. Una vita in cui tutto dev'essere regolare, dove anche ciò che viene percepito come aberrante deve avere un senso e riportato alla "normalità", e dove rischiamo di arrivare a sentirci in colpa anche davanti alla felicità: in un atto di egoismo, Charlie l'ha agguantata abbandonando la sua vecchia famiglia e lo stesso ha fatto il suo compagno, Alan, ma nessuno dei due è riuscito a perseguirla fino in fondo, schiacciati dai sensi di colpa e dai fantasmi delle loro vite precedenti. Se Alan ha lasciato che il suo corpo si consumasse, Charlie, quasi come per un contrappasso dantesco, ha invece deciso di diventare l'equivalente di Moby Dick, una balena bianca di incommensurabile tristezza, lontano dagli occhi di un mondo a cui è legato giusto dal filo sottile di un lavoro online e di sporadiche telefonate alla moglie, sempre concentrate sull'unica cosa "vera" che ancora gli è rimasta, la figlia Ellie. Ma se dicessi di essere in grado di capire i sentimenti dei personaggi che si muovono sul palcoscenico di The Whale contraddirei l'apologia della verità salvifica che è il fulcro del film di Aronosfsky. La verità è che io non avrei mai sopportato di stare vicina a una persona debole e rinunciataria come Charlie e che capisco tutta la rabbia di Ellie, figlia abbandonata a otto anni e mai più contattata da un padre che prima ha cercato l'amore altrove e poi non ha avuto il coraggio di condividere il proprio dolore se non con il cibo. La verità è che io sarei stata tagliata fuori dalla vita di Charlie, perché a differenza di Liz non avrei mai assecondato la sua malattia e lo avrei costretto ad un ricovero coatto, anche a costo di perdere per sempre l'unico legame rimasto con la mia famiglia. 


La verità è che non c'è un solo personaggio che non abbia disprezzato profondamente all'interno di The Whale, ognuno per vari motivi, e che solo lo sguardo mite del meraviglioso Brendan Fraser mi ha dato la pazienza di aspettare e capire, mentre ringraziavo ogni divinità di non essere costretta innanzitutto a vivere come Charlie, ma anche a dover essere coinvolta in una situazione simile. Sono forse egoista? Sicuramente, non ho mai detto il contrario. La verità è che quel formato 4:3, assieme alla stazza immensa di Charlie, mi hanno chiuso lo stomaco all'idea di vivere in quella casa sporca, di sicuro puzzolente, dove l'unica oasi di serenità e pulito è una stanza chiusa a chiave dove non entra mai nessuno; la sensazione di una depressione perenne (così simile ma così diversa dalla mia, che da qualche anno mi picchietta delicatamente sulla spalla ricordandomi la sua sgradevole esistenza senza mai esagerare), rappresentata da ambienti quasi sempre bui o male illuminati e dalla pioggia scrosciante all'esterno, mi ha talmente serrato la gola che il tanto temuto pianto è arrivato solo alla fine, per un misto purificante di tristezza e liberazione. Il sole, il mare, la voce di Sadie Sink (vergognosamente snobbata agli Oscar) che, dopo tanti urli di rabbia, declama una sincerità ingenua, disarmante eppure impossibile da prendere sottogamba, sono arrivati a trafiggere quel blocco che mi teneva rigida e a disagio sulla poltrona, indecisa su cosa pensare di tutto ciò che era passato fino a quel momento sullo schermo, e mi ha scossa con immagini di pura poesia e leggerezza, porte su un mondo da sogno che noi stupidi, fragili, brutti esseri umani passiamo la vita a negarci, appesantiti da una realtà brutale e da catene che ci creiamo da soli. Al diavolo, ho di nuovo il magone quindi la smetto, tanto la verità è che non saprei mai scrivere bene di un film come questo. Brendan, mio dolcissimo Brendan. Ti auguro con tutto il cuore che The Whale ti riporti tutto il successo che meriti perché la bellezza, quella vera, non può togliertela nessuno, e neppure il talento. E fanculo l'Oscar, fanculo l'Academy, fanculo il sistema, servono solo ai cinèfili per farsi le pippe.


Del regista Darren Aronofsky ho già parlato QUI. Brendan Fraser (Charlie), Sadie Sink (Ellie) e Samantha Morton (Mary) li trovate invece ai rispettivi link.

Ty Simpkins interpreta Thomas. Americano, ha partecipato a film come Insidious, Iron Man 3, Oltre i confini del male - Insidious 2, The Nice Guys, Insidious: L'ultima chiave, Avengers: Endgame e a serie quali CSI: Scena del crimine. Anche produttore, ha 22 anni e due film in uscita tra cui Insidious: Fear the Dark.


Hong Chau interpreta Liz. Thailandese, ha partecipato a film come Vizio di forma, The Menu e a serie quali How I Met Your Mother e CSI - Scena del crimine; come doppiatrice ha lavorato in American Dad! e BoJack Horseman. Anche sceneggiatrice, ha 44 anni e due film in uscita. 



venerdì 3 febbraio 2023

Anche io (2022)

E' uscito la scorsa settimana al cinema Anche io (She Said), diretto nel 2022 dalla regista Maria Schrader, un film che mi aveva intrigata già dal trailer e che è stato tratto dal libro She Said, scritto dalle reporter Jodi Kantor e Megan Twohey.


Trama: Due giornaliste del New York Times conducono una difficile indagine sulla lunghissima storia di abusi sessuali perpetrati da Harvey Weinstein ai danni di donne alle dipendenze della Miramax e di svariate attrici.


"Lei ha detto". Un titolo (ripetuto sul finale in mille lingue tranne credo l'italiano, visto che gli adattatori hanno deciso di tradurre invece il "Me Too", mancando di qualche centimetro l'argomento centrale del film) che spalanca un universo di riflessioni. "Lei ha detto" di essere stata violentata da Harvey Weinstein, per esempio. Weinstein, il mogul della Miramax, facoltoso, potente, importante. E quindi cosa vorrà fare questa "lei", se non screditare una persona che dà da lavorare a mille altre e che ha le mani in pasta ovunque? Vorrà per caso dei soldi? Siccome "l'ha detto lei", e magari ci ha messo qualche anno a trovare il coraggio di dirlo, non è che magari era consenziente e adesso ha deciso di ritrattare tutto solo per un po' di fama e denaro? Ma poi, quello che dice "lei", quanto peso ha rispetto a quello che può dire Weinstein e, soprattutto, rispetto al muro di silenzio che la povera "lei" si trova a dover affrontare quando le parole finalmente le escono di bocca, dolorose e amare come il fiele? Magari ci sono anche, e sono tantissimi, quelli che le consiglieranno di dimenticare, perché non ne vale la pena, perché "che vuoi che sia", perché "così ti rovini la vita", perché "non potrai mai vincere", che fiaccano il coraggio ed alimentano i dubbi non solo relativamente al fare la cosa giusta, ma anche sull'interpretazione data a un evento orribile, in grado di distruggere l'esistenza di chi lo ha subito. Ecco perché ci sono voluti anni prima che alle "lei" passate sotto le manazze di Weinstein venisse data la possibilità di "dire", di urlare le loro storie a tutto il mondo attraverso la penna delle giornaliste Jodi Kantor e Megan Twohey, ma il retroscena più triste di questa brutta storia il film non lo racconta: al New York Times sapevano già nel 2004 degli abusi di Weinstein, ma quest'ultimo si era recato in visita alla redazione, e quindi addio indagini approfondite e conseguente articolo, almeno fino a quando non ci si è messo in mezzo anche Ronan Farrow, anni dopo. Ma facciamo finta che al Times siano tutti dei santi, anche il giornalista Glenn Thrush, che nel film non compare perché lavora tuttora per il giornale nonostante sia stato accusato (in seguito all'ondata di coraggio infusa da questi articoli) di comprovate molestie sessuali, e parliamo di Anche io.


Anche io è un'angosciante indagine filtrata dall'occhio di due giornaliste che tentano di scoperchiare un'immane cloaca di abusi e violenze tenuti nascosti da decenni di omertà e terrore. Rigorosissimo per quanto riguarda la regia e le indagini di Jodi Kantor e Megan Twohey (salvo per qualche ovvia licenza "poetica"), il film concede poco al sentimentalismo e molto allo schifo, alla frustrazione di avere "off records" tutte le prove per incastrare Weinstein e ritrovarsi comunque con le mani legate perché le testimoni sono state imbavagliate, impossibilitate a parlare da accordi di segretezza o, banalmente, dalla paura di rimanere una singola voce che non verrà creduta e che, quindi, si ritroverà con la vita rovinata, inutilmente. Allo spettatore viene risparmiata la vista delle atrocità commesse da Weinstein, sostituite da immagini di donne sconfitte che hanno cercato di andare avanti, ma la voce di queste donne (tra ricostruzioni, attrici che ci mettono la faccia dopo essere state davvero vittime di Weinstein, e un paio di intercettazioni reali che mettono letteralmente i brividi) convoglia tutto l'orrore e la vergogna delle esperienze passate, e indigna più di quanto farebbero delle sequenze esplicite. Zoe Kazan e Carey Mulligan conferiscono alle due protagoniste tutta l'umanità necessaria affinché lo spettatore venga coinvolto dalla loro indagine e resti col fiato sospeso nonostante sappia che, alla fine, l'articolo è stato per fortuna pubblicato con tutto ciò che ne è seguito; trama, regia e montaggio concorrono a creare una sensazione di disagio e minaccia palpabile, tracciano l'immagine di due professioniste la cui vita familiare viene in qualche modo "sporcata" da una sensazione di paranoia derivante dalla natura infida e tentacolare di Weinstein e di coloro che lo proteggono, in più la Kazan infonde nel suo personaggio una dolcezza incredibile e la Mulligan la cazzimma che la contraddistingue da sempre, con risultati che, ovviamente, aggiungono ulteriore valore a una vicenda che già di suo meritava di venire raccontata.  Anche io non sarà un film memorabile o innovativo, ma è una visione assai piacevole nella sua sgradevolezza e, come accade per questo genere di pellicole, spinge indubbiamente a volersi informare e ad aprire gli occhi sullo schifo che ci circonda, il che, per me, è sempre un punto in più. Se lo proiettano ancora dalle vostre parti recuperatelo!


Di Zoe Kazan (Jodi Kantor), Carey Mulligan (Megan Twohey), Patricia Clarkson (Rebecca Corbett), Jennifer Ehle (Laura Madden), Samantha Morton (Zelda Perkins) e Gwyneth Paltrow (solo come voce, interpreta se stessa) ho già parlato ai rispettivi link.

Maria Schrader è la regista del film. Tedesca, ha diretto film come I'm Your Man e la serie Unorthodox. Anche attrice, sceneggiatrice e produttrice, ha 58 anni.


Ashley Judd interpreta se stessa. Americana, la ricordo per film come Poliziotto in blue jeans, Natural Born Killers, Heat - La sfida e Il collezionista, inoltre ha partecipato a serie quali Twin Peaks: Il ritorno. Anche produttrice e regista, ha 55 anni. 


Se Anche io vi fosse piaciuto recuperate The Post, Il caso Spotlight, Tutti gli uomini del presidente, Bombshell - La voce dello scandalo e anche Promising Young Woman. ENJOY!


venerdì 25 novembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli (2016)

Dopo gli Animali notturni di Tom Ford è arrivato il momento degli Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and where to Find Them), diretto da David Yates e sceneggiato da J.K. Rowling in persona!


Trama: il mago inglese Newt Scamander approda a New York con una valigia piena di Bestie Magiche proprio quando in città comincia a manifestarsi un pericoloso Oscuro. I sospetti del Ministero della Magia Americano ricadono ovviamente su Newt ma la verità sull'origine dell'Oscuro è ben più pericolosa...


Chiusa la parentesi Harry Potter e la maledizione dell'erede (che, peraltro, ho letto senza trovarlo abominevole come tanti avrebbero voluto far credere) è giunta di nuovo l'ora, per gli appassionati, di tornare ad immergersi nelle atmosfere magiche create da J.K. Rowling e il viaggio questa volta non parte proprio da Hogwarts, bensì dal libriccino Gli animali fantastici: dove trovarli, scritto dalla Rowling nel 2001 a scopi benefici. Il libro in questione è uno dei testi che Harry, Ron ed Hermione vengono costretti a studiare nei romanzi e, alla faccia degli scopi benefici, la Rowling ha deciso di trarne una serie di cinque film legati anche ad alcuni avvenimenti che si trovano solo sul sito Pottermore, ampliando di fatto la sua ormai tentacolare presa sui nerd di tutto il mondo e aumentando esponenzialmente le proprie finanze. Sospendo un attimo la critica morale sulla natura bieca di questa operazione chinando il capo con vergogna perché, pur consapevole di tutto ciò che ho detto sopra, Animali fantastici e dove trovarli mi è piaciuto molto, per un paio di motivi. Innanzitutto, Animali fantastici e dove trovarli è fruibile anche da un neofita poiché è stato scritto sfruttando il punto di vista privilegiato del no-mag Jacob, dell'englishman in New York Newt Scamander e di un mondo magico ancora privo dell'agevole manuale di quest'ultimo e, seconda cosa ma non meno importante, fa piazza pulita di tutte le trame legate al Prescelto e Colui-che-non-deve-essere-nominato, offrendo qualcosa di nuovo e fresco anche per gli appassionati. Il gusto della "scoperta" è dunque l'emozione che governa il film dall'inizio alla fine e che rende giustizia al titolo in quanto, al di là dell'indispensabile sotto-trama "oscura" che spero verrà sviluppata meglio nei prossimi capitoli della saga, sotto i riflettori ci sono principalmente gli Animali Fantastici. Quello di Newt è un personaggio molto delicato, un outsider capace di rendersi speciale e unico in virtù del rapporto privilegiato che ha con le bestie del mondo magico, rapporto coltivato grazie ad un'incredibile dose di sensibilità combinata con pazienza, passione e sincero amore per queste creature; accompagnati dalla mano esperta dello zoologo, noi spettatori ci mettiamo nei panni del no-mag Jacob e testimoniamo incantati un mondo precluso non solo ai normali esseri umani ma anche alla maggior parte dei maghi i quali, come abbiamo già avuto modo di evincere dai romanzi di Harry Potter e come viene ulteriormente chiarito in questo film, formano una comunità di individui elitari, diffidenti, superbi e crudeli. Nel mondo magico degli anni ’20, afflitto dallo spauracchio di Grindelwald, le bestie amate da Newt vengono bollate semplicemente come mostri, vige il divieto di sposare babbani e la pena di morte viene elargita con un sorriso, tanto che il cieco terrore mostrato dai cosiddetti Salemiani non appare poi così infondato: quello di Newt Scamander è pertanto un universo più “adulto”, dove i ricordi di scuola sono ormai lontani e mitizzati e chi non riesce ad adeguarsi alle severe leggi vigenti oppure ad usare al meglio la magia viene trattato da reietto se non addirittura obliviato e ucciso.


Aggiungere qualcos’altro relativamente alla trama imbastita dalla Rowling è peccato mortale, il bello di Animali fantastici e come trovarli è proprio quello di godersi una storia nuova, all’interno della quale le dinamiche tra i personaggi principali e la natura dei villain (sotto alcuni aspetti prevedibili, per altri meno) sono tutte da scoprire per poi cominciare a ricamare tutta una serie di congetture, pensieri e speranze. Quello che posso dire è che il bestiario messo in piedi dai tecnici degli effetti speciali è delizioso; accanto all’inevitabile omaggio ad animaletti già comparsi nei film precedenti che però in questa pellicola ottengono un ruolo maggiore, come per esempio l’asticello, compaiono finalmente bestiole mitiche come lo Snaso (mattatore indiscusso di buona parte del primo tempo) e il Purvincolo e si aggiungono quegli animali che i lettori del libro della Rowling aspettavano da tempo di vedere portati in vita. Da bambina quale sono, mi sono innamorata sia del mondo nascosto all’interno della valigia di Newt, un trionfo di CG combinata alla bellezza artigianale delle scenografie classiche, sia delle adorabili bestie piumate e pelose che i nostri devono recuperare (lo scimmiesco Demiguise è tenerissimo ma il premio dolcezza va agli Occamy e, soprattutto, al meraviglioso Tuono Alato di nome Frank, che interagisce assieme ad Eddie Redmayne con una naturalezza incredibile), e ammetto che anche se il film fosse stato carente per quel che riguarda il reparto “battaglie a colpi di bacchetta magica” sarei uscita comunque molto soddisfatta. Da fangirl quale sono (quindi non solo bimbaminkia), mi sono anche ritrovata a fare un tifo spaventoso per la buona riuscita di una relazione sentimentale tratteggiata magnificamente, scritta da una Rowling particolarmente ispirata e interpretata da due attori che, non me ne vogliano quelli principali e soprattutto le fan di Redmayne che mi pare sempre più assimilabile per aspetto fisico al rospo Demetan, mi sono rimasti nel cuore più di tutti gli altri, ovvero il cicciotto Dan Fogler e la svampita Alison Sudol, che spero verranno riconfermati anche nel prossimo film. Redmayne, come ho detto, continua a non piacermi ma per il personaggio schivo di Newt Scamander sfodera un linguaggio corporeo e un'interpretazione a dir poco perfetti mentre se devo proprio trovare un difetto al film lo ricercherei nell’insipienza di Tina e dell’attrice che la interpreta, difetto superato solo da un diludendo finale con tanto di occhi roteati che ovviamente non spoilero. A parte questo, mi unisco all’inaspettato applauso spontaneo partito in sala durante i titoli di coda e confermo quello che ho scritto su Facebook appena uscita dalla visione: cinematograficamente parlando, Animali fantastici e dove trovarli è MOLTO meglio di Harry Potter. E ora, resta "solo" da aspettare il 2018!  


Del regista David Yates ho già parlato QUI. Eddie Redmayne (Newt Scamander), Colin Farrell (Graves), Katherine Waterston (Tina Goldstein), Dan Hedaya (Red), Jon Voight (Shaw senior) e Ron Perlman (Gnarlack) li trovate invece ai rispettivi link.

Samantha Morton interpreta Mary Lou. Inglese, la ricordo per film come Minority Report, The Libertine e Elizabeth: The Golden Age. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 41 anni e un film in uscita.


Dan Fogler interpreta Kowalski. Americano, ha partecipato come doppiatore a film quali Kung Fu Panda e a serie come American Dad! e Robot Chicken; come attore, è comparso in serie quali Hannibal. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e tre film in uscita.


Ezra Miller interpreta Credence Barebone. Americano, ha partecipato a film come ... e ora parliamo di Kevin, Noi siamo infinito e Suicide Squad. Ha 24 anni e tre film in uscita, ovvero Justice League, The Flash e Animali fantastici e dove trovarli 2.


Carmen Ejogo interpreta Seraphina Piquery. Inglese, ha partecipato a film come The Avengers - Agenti speciali, Anarchia - La notte del giudizio e Selma - La strada per la libertà. Ha 43 anni e due film in uscita tra cui Alien: Covenant.


Una curiosità divertente sul film: Eddie Redmayne aveva fatto il provino per interpretare Tom Riddle in Harry Potter e la camera dei segreti ma era stato subito scartato mentre, una volta arrivato il successo, è stato la prima ed unica scelta per il ruolo di Newt Scamander. Michael Cera invece ha rinunciato a partecipare come Jacob Kowalski, preferendo lavorare come doppiatore di Robin nell'imminente The Lego Batman Movie. Nell'attesa che esca Animali fantastici e dove trovarli 2, previsto per il 2018, se il film vi fosse piaciuto consiglio di recuperare tutti gli Harry Potter scritti e cinematografici. ENJOY!

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