venerdì 29 luglio 2022
Il silenzio dei prosciutti (1994)
martedì 24 maggio 2022
Darkman (1990)
venerdì 5 marzo 2021
Il principe cerca moglie (1988)
Dunque, poiché ieri è uscito su Amazon Prime Video Il principe cerca figlio, mi è tornata voglia di riguardare Il principe cerca moglie (Coming to America), diretto nel 1988 dal regista John Landis.
Trama: Akeem, principe del Regno di Zamunda, frustrato dalle mille imposizioni di corte, decide di andare in America a cercare una moglie che lo ami per quello che è dentro, non per il suo status sociale...
Adesso andrò contro i gusti "cult" del novanta per cento delle persone che leggono questo blog o che, in generale, hanno vissuto infanzia o adolescenza negli anni '80, ma io non ho mai particolarmente amato Il principe cerca moglie e averlo riguardato dopo, credo, 25 anni dall'ultima volta ha rinconfermato le mie opinioni di bambina. All'epoca adoravo i vari 48 ore, Beverly Hills Cop e Il bambino d'oro, cose più avventurose e dinamiche oltre che molto più divertenti, e per me Eddie Murphy dava il meglio di sé proprio in quelle occasioni, con quella meravigliosa risata regalatagli dal compianto Tonino Accolla, mentre Il principe cerca moglie l'ho sempre trovato prevalentemente noioso. Salvo pochi momenti divertenti, legati ovviamente alle esagerazioni del cerimoniale di corte del regno di Zamunda (il "pene reale" su tutte) e a qualche momento di scontro culturale tra africani e americani, Il principe cerca moglie è un film anche troppo serio, questo perché il principe Akeem deve essere ammantato comunque da una regale superiorità, soprattutto nei momenti in cui la commedia si fa più romantica, e inoltre è lungo come la quaresima, cosa che lo fa sembrare ancora più lento, un sentire, per la cronaca, condiviso dallo stesso John Landis, che da anni vorrebbe proporre un director's cut un po' più stringato. E un sentire, per inciso, condiviso anche da Mirco, che già dopo mezz'ora stava dando segni di cedimento dopo aver esordito con un "Ah, ma questo l'ho già visto" (Sì, ma non te lo ricordi!! Mortacci tua!). Se non ci fossero le mattane di Arsenio Hall e l'esordio dei ruoli multipli di Eddie Murphy, oltre a un cast all black di tutto rispetto, credo che Il principe cerca moglie sarebbe finito nel novero di flop anni '80 perché, davvero, il nucleo centrale di questo film sono le peripezie nemmeno troppo ardue di un principe che si incapriccia (vai a sapere perché visto che Lisa è noiosissima e banale) di un'americana e cerca di "conquistarla" (considerato che è fidanzata con un cretino, le ci vogliono circa 10 minuti per infatuarsi perdutamente di Akeem), nulla più.
Visto oggi, con un po' più di consapevolezza rispetto a quando avevo 11 anni, beh, ovviamente il divertimento (relativo) della visione de Il principe cerca moglie deriva dal riconoscere una serie di attori diventati col tempo anche famosissimi oppure sgamare Eddie Murphy e Arsenio Hall sotto i vari travestimenti, cosa che, dopo decenni di Simpson, diventa un po' più facile col primo; in realtà, l'unica trasformazione che ancora oggi, grazie al make up di Rick Baker, lascia con la mascella slogata, è quella in cui Eddie Murphy diventa un vecchio ebreo bianco (italoamericano nella versione italiana), davvero notevole. Ci si diverte a vedere il "solito" Samuel L. Jackson, al suo quarto/quinto film, già impegnato ad interpretare uno sboccatissimo criminale, oppure quello che sarebbe diventato il compassato Dr. Benton di E.R., qui nei panni di un arrogante fighetto dai capelli unti, e si apprezza una sorta di continuity Landiana quando senza preavviso spuntano i Dukes di Una poltrona per due, felici perché finalmente l'incubo della povertà è finito. Per il resto, onestamente, mi sono spesso distratta e ho buttato più volte un occhio all'ora, chiedendomi quanto ancora sarebbe passato prima di arrivare al confronto in metropolitana, una delle cose che ricordavo da quando ero piccola assieme alla sposa abbaiante, al rituale mattutino e alla canzone Mbube, che corre sui titoli di testa e che altro non è se non la versione originale di The Lion Sleeps Tonight. Stantibus rebus, non oso immaginare quanto mi romperò le scatole a guardare Il principe cerca figlio, considerato anche che Accolla non c'è più e che dovrò necessariamente guardarlo in lingua originale senza neppure commuovermi per l'iconica risata di Akeem.
Del regista John Landis ho già parlato QUI. Eddie Murphy (Principe Akeem, Clarence, Saul, Randy Watson), Cuba Gooding Jr. (il ragazzo che si fa tagliare i capelli), Eriq La Salle (Darryl Jenks), Vondie Curtis-Hall (bibitaro alla partita di basket), Samuel L. Jackson (Rapinatore), Tobe Hooper (Ospite alla festa) li trovate invece ai rispettivi link.
James Earl Jones interpreta il Re Jaffe Joffer. Americano, lo ricordo per film come Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, L'esorcista II - L'eretico, Caccia a Ottobre Rosso, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale, Rogue One, Star Wars: L'ascesa di Skywalker e a serie come Una famiglia del terzo tipo, La vita secondo Jim, Due uomini e mezzo, Dr. House, The Big Bang Theory; come doppiatore ha lavorato in Guerre stellari, L'impero colpisce ancora, Il ritorno dello Jedi, Il re leone e I Simpson. Ha 90 anni.
Per il ruolo del re era stato preso inizialmente in considerazione Sidney Poitier. Anche a Paul Gleeson, così come a Don Ameche e Ralph Bellamy, era stato chiesto di riprendere il ruolo che aveva in Una poltrona per due, ma l'attore è stato costretto a rifiutare perché già impegnato sul set di Trappola di cristallo. Ovviamente, adesso aspettiamo Il principe cerca figlio ma, se Il principe cerca moglie vi fosse piaciuto, recuperate già Una poltrona per due anche se siamo fuori stagione! ENJOY!
venerdì 8 gennaio 2021
A Natale puoi: Parenti serpenti (1992) e Una poltrona per due (1983)
Diversamente dal solito, oggi ho deciso di riunire un paio di film visti durante le vacanze di Natale che, essendo passato un po' di tempo o avendoli visti con un occhio ai regali (indovinate un po' di quale dei due film sto parlando!), non sarei riuscita a trattare con la solita attenzione. Siete pronti a rituffarvi nell'atmosfera Natalizia? ENJOY!
Parenti serpenti (1992) di Mario Monicelli
Vergogna su di me. Finché non l'hanno passato su La7 il 23 dicembre scorso ammetto che non avevo mai visto Parenti serpenti. Ci siamo messi lì con Mirco, senza troppo entusiasmo, e questa corrosiva satira natalizia ci ha conquistati nel giro di pochi minuti. Ho trovato assolutamente geniale il repentino cambio di registro tra la prima parte, malinconica e nostalgica, il fulcro di tutte le esperienze Natalizie vissute da bambini con i nonni e i parenti stretti, tra neve e tradizioni, messe e banchetti, e la seconda, altrettanto (tristemente e purtroppo) realistica. Quell'amore grande, presente in tutte le migliori famiglie quando i membri riescono a vedersi giusto una volta all'anno, che diventa rapidamente un odio fomentato durante tutto il resto del tempo e che tira fuori il peggio di ogni essere umano. Certo, il finale è grottesco e surreale e tutto quello che volete ma quei litigi piccoli e cattivi, la fiducia mal riposta di chi è convinto di essere amato e invece è diventato solo un peso, rischiano di fare malissimo a tutti quelli che, al posto dei volti dei bravissimi e divertentissimi attori, riescono a vedere una faccia familiare. Forse non è il film migliore da vedere a Natale ma forse anche sì. A prescindere, va visto, non continuate a vivere nell'ignoranza come me!
Una poltrona per due (1983) di John Landis.
Questo è IL film della vigilia praticamente per chiunque conosca. Io non lo guardavo, credo, dagli anni '90 e se dovessi prrrroprio dire la verità non è mai stato uno dei miei preferiti dell'adorato Eddie Murphy: all'epoca amavo Beverly Hills Cop, Il principe cerca moglie, persino Il bambino d'oro, quanto al mio amore Dan Aykroyd c'erano solo i Ghostbusters e Ho sposato un'aliena. Tra l'altro, tutta la questione legata alla lotta di classe non faceva granché presa sulla bambina che ero e una "principessa" prostituta mi lasciava spaesata anzichéno. Visto oggi ho provato un'enorme nostalgia e la reiterata consapevolezza che a Mirco i film anni '80 non piacciono nemmeno per sbaglio, perché si è vagamente interessato solo quando hanno cominciato a parlare di borsa, ma per il resto nessun entusiasmo. Io invece ho quasi pianto alla vista di un Aykroyd giovane e rampante, dell'adorato Don Ameche e persino di un giovanissimo James Belushi e mi sono parecchio divertita, pur non avendogli prestato attenzione come avrei dovuto. Chissà, magari l'anno prossimo ci faccio un post più lungo e serio.
domenica 15 gennaio 2012
I sonnambuli (1992)

Trama: Charles e la madre sono due "sonnambuli", una razza di uomini felini che, per sopravvivere, devono cibarsi dell'essenza vitale di giovani vergini. Praticamente invulnerabili, solo il graffio del gatto può ferirli e ucciderli...

I sonnambuli era una delle punte di diamante di Notte Horror, senza se e senza ma, almeno per me. E' vero che da kingomane non sono molto obiettiva quando si parla del Re, ma è anche vero che riesco a riconoscere come la maggior parte dei film tratti dalle sue opere siano delle mezze ciofeche, soprattutto quando di mezzo c'è la mano "santa" di Mick Garris. Eppure, nonostante tutte le sue imperfezioni, questo I sonnambuli mi è sempre piaciuto, tanto che la cassetta si era abbastanza rovinata a furia di riguardarlo di tanto in tanto. Sarà perché scorre rapido e vivace fino alla fine, sarà perché nel 60% delle inquadrature ci sono gatti gnaulanti e io adoro i felini, sarà perché ci troviamo di fronte ad una di quelle pellicole "guest star friendly" dove è possibile vedere interagire tra loro gente come Stephen King, Tobe Hooper, Clive Barker, John Landis, Joe Dante e persino Mark Hamill in piccoli e simpatici ruoli, sarà perché in questo rilassato ed amichevole contesto risulta accettabile anche un omicidio compiuto usando una pannocchia... insomma, forse perché sono un'inguaribile nostalgica ritengo ancora oggi che I sonnambuli sia un valido horror un po' sottovalutato.

Certo, oggettivamente, ha i suoi limiti. Innanzitutto la regia è quasi televisiva, pochi movimenti di macchina, pochi virtuosismi, gran staticità (d'altronde, stiamo parlando di Mick Garris). Gli interpreti, per contro, sono abbastanza validi, con una giovanissima Mädchen Amick praticamente agli esordi costretta nel ruolo della povera verginella sacrificale, un Brian Krause sufficientemente marmoreo per il ruolo che interpreta e un'affascinante Alice Krige nel ruolo della madre di Charles, senza contare un paio di meravigliosi caratteristi come Glenn Shadix e Ron Perlman, purtroppo poco sfruttati. Gli effetti speciali non sono male, il makeup delle creature, due gatti giganti rugosi e senza pelo, è veramente disgustoso e ci sono un paio di scene splatter abbastanza interessanti, anche se la maggior parte di quelli che sembrerebbero omicidi non sono tali, ma solo ferimenti. Incredibilmente curata la colonna sonora: nei titoli di coda c'è la bellissima Boadicea di Enya, adattissima per un horror "malinconico" come questo, la scatenata Do You Love Me e, ovviamente, Sleepwalk.

Al di là quindi dell'aspetto tecnico, obiettivamente direi che I sonnambuli patisce un po' dal punto di vista della storia, soprattutto perché la caratterizzazione dei personaggi è un po' incoerente: madre e figlio (con tutte le perversioni legate alla loro razza, eh, non ultimo il loro rapporto incestuoso) all'inizio vengono mostrati quasi come dei reietti di cui avere pietà e soprattutto Charles parrebbe quasi propenso ad innamorarsi di Tanya, poi verso metà film cambia completamente personalità. Altro personaggio discutibile è quello dello stronzissimo professore interpretato da Glenn Shadix: capisco che un tuo studente ha mentito sul suo paese d'origine, ma da qui a metterlo al muro trattandolo come se avesse ucciso una persona ne passa! Altra cosa assurda, la capacità che ha il giovane Charles di cambiare col pensiero non solo il colore della macchina, ma persino il modello. Comodo, quando si è giovani e in cerca di donne!! Ma a parte questo, consiglio I sonnambuli a tutti, soprattutto ai nostalgici che, come me, lo hanno visto a Notte Horror. Gli amanti dell'horror tout court si astengano.

Del regista Mick Garris ho già parlato qui, Ron Perlman (il capitano Soames) invece lo trovate qua.
Brian Krause interpreta Charles. Attore americano che ricordo soprattutto per il ruolo dell'angelo Leo nella serie Streghe, ha partecipato a film come Ritorno alla laguna blu e a serie come Walker Texas Ranger e CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e dieci film in uscita.

Mädchen Amick interpreta Tanya. Anche lei famosa per un ruolo televisivo, ovvero la bistrattata cameriera Shelly Johnson di Twin Peaks, ha partecipato a film come Fuoco cammina con me e a serie come Baywatch, Dawson's Creek, Una mamma per amica, E.R. - Medici in prima linea e CSI: NY. Americana, ha 42 anni.

Alice Krige interpreta la madre di Charles, Mary. Sudafricana, ha partecipato a film come Momenti di gloria e Silent Hill, oltre a serie come La signora in giallo, Beverly Hills 90210, Six Feet Under e The 4400. Anche produttrice, ha 58 anni e un film in uscita.

Glenn Shadix (vero nome William Glenn Scott) interpreta Mr. Fallows. Caratterista americano che ha avuto l’onore di interpretare l'enigmatico Otho di Beetlejuice e doppiare il folle Sindaco dello splendido The Nightmare Before Christmas, lo ricordo anche per altri film come Il postino suona sempre due volte e Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie. Ha inoltre partecipato a serie come Pappa e Ciccia, Seinfeld, Willy il principe di Bel Air, Hercules, Sabrina vita da strega, E.R. medici in prima linea, doppiato episodi di The Mask, Quack Pack, Mucca e Pollo, Jackie Chan’s Adventures e il delizioso corto burtoniano The World of Stainboy. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2010 per un trauma cranico, all’età di 58 anni.

Come ho già detto, ci sono una marea di guest star in questo film: Stephen King interpreta il custode del cimitero, John Landis e Joe Dante li vedrete assieme come tecnici di laboratorio, Clive Barker e Tobe Hooper come membri della scientifica e, all'inizio, uno dei due sbirri che entra nella casa abbandonata è Mark Hamill, ovvero il Luke Skywalker dei primi Star Wars. Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di recuperare altri horror kingiani d'annata, come Cujo o Grano rosso sangue. ENJOY!
martedì 15 giugno 2010
The Blues Brothers (1980)
Tempo d’estate, tempo di mondiali, tempo di finire Heroes e al cinema non passano nulla di decente nemmeno a mettersi a piangere quindi, come avete notato, le mie recensioni languono. Ciò non vuol dire che, nei ritagli di tempo, non mi veda dei film e che film! In questo post parlerò di un altro capolavoro, The Blues Brothers, girato da John Landis nel 1980.
La trama: Jake ed Elwood Blues sono due musicisti debosciati, il primo appena uscito di galera. Quando vengono a sapere che l’orfanotrofio cattolico dove sono cresciuti rischia di venire demolito perché le suore non hanno i soldi per pagare le tasse, insieme si impegnano a raccoglierli rimettendo insieme la vecchia band. Una “missione per conto di Dio” che li metterà nei casini con sbirri, neonazisti, cantanti country e un sacco di altre persone…
Come già per Animal House, un film simile non verrà mai più girato. Certo, si può cercare di avvicinarsi, ma qui siamo nel sacro terreno del cult. La storia è quella che è, un assurdo pretesto per consentire ad Aykroyd e Belushi di portare su grande schermo due loro personaggi consacrati nello show Saturday Night Live ma, ragazzi, di questi tempi chi riuscirebbe ad ottenere un simile risultato? Se si pensa a comici come Will Ferrell, Adam Sandler, Chris Rock e compagnia si arriva a livelli di pochezza spesso indecenti, filmetti che magari fanno ridere ma che sicuramente non possono diventare dei capisaldi della storia cinematografica. E invece The Blues Brothers c’è riuscito e ha fatto storia.
Non voglio entrare nel merito della critica cinematografica pura, quindi mi limiterò a dire perché The Blues Brothers piace un sacco a me. Beh, innanzitutto vogliamo parlare di quanto sono “cool” due persone conciate come Jake ed Elwood? La loro divisa ha fatto storia; nel film possono chiamarli beccamorti o simili, ma due personaggi che bucano lo schermo solo con la loro semplice e muta presenza non si trovano tutti i giorni. Lasciamo stare quando cantano, ne parlerò dopo. Basta solo citare le scene in cui vengono malmenati dalla suora, quando cercano di far più casino possibile al ristorante di lusso, quando Jake si toglie gli occhiali davanti alla sua ex promessa sposa solo per lanciarle una devastante occhiata da cucciolo (si noti che, per tutto il film, Elwood non si toglierà mai gli occhiali mentre Jake non si toglierà mai il cappello, fateci caso!), quando camminano con quell’aria costantemente indifferente e scazzata. Ok, li adoro. Così come adoro i personaggi di contorno, a partire dalla mitica suora “pinguina” con tanto di bacchetta da combattimento, per arrivare al reverendo interpretato da James Brown, ma mi fa impazzire anche il nazi che fa outing verso la fine del film e che si vede solo per un istante, per dire come ogni particolare di The Blues Brothers rimanga impresso.
Come ho detto, importantissima la musica, ovviamente, con pezzacci che hanno fatto (e continueranno a fare) storia. La Blues Brothers Band, composta da alcuni tra i migliori musicisti dell’epoca, è devastante, qualunque canzone suoni: la mia preferita, lo ammetto, rimane la sigla di Raw Hide, con Belushi che fa schioccare la frusta per deliziare una platea di bifolchi patiti della musica country in una delle scene più esilaranti della pellicola. Ma anche gli altri grandi cantanti presenti non stanno a guardare; personalmente più che alla vista di Ray Charles mi commuovo al sentire Cab Calloway cantare Minnie The Moocher al concerto, o la grande Aretha Franklin “mettere in guardia” il marito deciso ad andare coi due fratellini sulle note di Think, e ovviamente non si può dimenticare l’illuminazione divina che infonde James Brown al miscredente Jake facendo ballare tutti i fedeli presenti in chiesa. Così come non si può dimenticare che The Blues Brothers non si basa solo sui numeri musicali, ma c’è un numero incredibile di inseguimenti in macchina, uno più spettacolare (e, ammettiamolo, surreale ed impossibile) dell’altro. Normalmente non amo i film che ne fanno troppo uso, ma vedere le faccette di Jake ed Elwood mentre scappano e l’idiozia degli inseguitori che puntualmente vengono fregati mi fa sempre ridere, è qualcosa di universale e infantile come i cartoni di Tom e Jerry e della Warner. E forse è proprio la stessa cattiveria “innocente” e sovversiva che mi fa amare tanto questo film. Se, per assurdo, non l’avete mai visto dateci un’occhiata, ne vale davvero la pena!
Di John Landis e John Belushi, che interpreta Jake Blues, ho parlato nel post precedente. Anche John Candy, che qui interpreta Burton Mercer, è già stato protagonista del Bollalmanacco qui.
Dan Aykroyd interpreta Elwood Blues. L’attore canadese, che è anche sceneggiatore del film, era uno dei miei preferiti. Purtroppo, a differenza di Bill Murray che praticamente non sbaglia un film, il povero Dan è dagli anni ’90 che imbrocca una ciofeca dopo l’altra, dopo essere stato persino nominato all’Oscar come attore non protagonista per il dolcissimo A spasso con Daisy. Tra i suoi film segnalo 1941: Allarme a Hollywood, I vicini di casa, Una poltrona per due, Ai confini della realtà, Indiana Jones e il tempio maledetto, il meraviglioso Ghostbusters – Acchiappafantasmi, Ho sposato un’aliena, Ghostbusters II, Poliziotti a due zampe, il deprimentissimo e dolce Papà ho trovato un amico, Charlot, Il mio primo bacio, Casper, Due mariti per un matrimonio e l’orrenda bestemmia Blues Brothers – Il mito continua; ha partecipato a serie tv come Racconti di mezzanotte, La tata, Quell’uragano di papà, Soul Man – Casa & chiesa e La vita secondo Jim e ha inoltre prestato la voce ad uno dei personaggi del film Z la formica. L’attore ha 58 anni e tre film in uscita, tutti assai particolari: doppierà Yogi nel mix CG/live action di prossima uscita Yogi Bear, lo Spaventapasseri nell’ennesimo cartone 3D (ugh!!!) tratto da un must della letteratura infantile, Dorothy of Oz, e ovviamente lo attendo a braccia aperte nell’auspicato terzo episodio di Ghostbusters, che non vedo l’ora di vedere!
Carrie Fisher interpreta la misteriosa donna che vuol fare fuori i Blues Brothers. Quest’attrice vivrà per sempre nel ricordo di ogni appassionato di fantascienza per aver prestato il volto alla principessa Leia Organa della prima (e unicamente degna, secondo me..) trilogia di Guerre Stellari. Tra gli altri suoi film ricordo Harry ti presento Sally, Hook – Capitan Uncino, Austin Powers, Scream 3, Heartbreakers – Vizio di famiglia, Jay & Silent Bob… Fermate Hollywood! e Charlie’s Angels: Più che mai; per la tv ha lavorato in Frasier, Smallville, Weeds e come doppiatrice per Robot Chicken: Star Wars Episode II e parecchi episodi de I Griffin. Americana, ha 54 anni.
Sterminate le guest star, in campo musicale soprattutto, ma anche cinematografico: tra i cantanti che partecipano al film figura gente del calibro di James Brown, Aretha Franklin, Cab Calloway e Ray Charles, tra i registi che interpretano piccoli ruoli minori ci sono Frank Oz, Steven Spielberg e lo stesso John Landis; in aggiunta ci sono l’allora famosissima modella Twiggy (la ragazza che rimedia un improbabile quanto rozzo appuntamento da Elwood solo per essere lasciata lì ad aspettarlo inutilmente per ore..), il comico Paul “Pee – Wee Herman” Reubens e nientemeno che Mr. T quando ancora non era famoso. Del film è stato fatto un orrendo seguito, Blues Brothers – Il mito continua; praticamente un delitto consumato in famiglia dato che il regista è sempre John Landis e l’interprete principale sempre Dan Aykroyd, che cerca di sopperire alla mancanza di Belushi infilandoci ben tre nuovi Blues Brothers che non valgono nemmeno la metà del vecchio Jake Blues, nonostante uno sia un pezzo grosso come John Goodman. Il mio consiglio è quello di evitarlo come la peste e di buttarsi nella visione di qualcosa di attinente ma più degno, come I Love Radio Rock, di cui trovate la recensione qui. Vi lascio ora con il mio pezzo preferito... Raw Hide!! ENJOY!
martedì 8 giugno 2010
Animal House (1978)
La trama: al Faber College, tra le tante confraternite, senza dubbio quella dei Delta Tau Chi è la più scalcinata, ed il preside ha raggiunto il limite della sopportazione. Tra toga party, cavalli morti, belle ragazze e gite fuori porta, i membri della Confraternita dovranno cercare di non farsi espellere e ovviamente continuare a divertirsi!
Prima della torta di mele di American Pie c’era il toga party di Animal House, e come sono cambiati i tempi! Il film di John Landis è la rappresentazione di una comicità che non tornerà più, dei tempi d’oro del Saturday Night Live, di quell’America cialtrona che ha riempito l’infanzia di chi è cresciuto negli anni ’80 con attori al massimo della forma, come Chevy Chase, Dan Aykroyd, Bill Murray e, appunto, John Belushi. Una comicità sicuramente “crassa” ma non volgare e banale come quella, ormai stereotipata, che affossa le stupide commedie americane, soprattutto quelle ambientate nei college o nelle università. Una comicità che forse a noi italiani piaceva di meno rispetto a quella di Jerry Calà e affini proprio per la distanza culturale, e che senza dubbio è stata anche messa in ombra dalle sterminate parodie con Leslie Nielsen, molto più facilone e demenziali. Animal House non vive né di stereotipi né, a pensarci bene, di gag a ripetizione, ma si appoggia sull’espressività degli attori, su dialoghi da antologia e su poche, mirate scene cult accompagnate da una colonna sonora divina.
La bellezza di questo film sta proprio nell’interpretazione dei singoli personaggi. I modelli sono sempre gli stessi: il donnaiolo, l’ingenuone, il secchione sfigato, la mina vagante. Ma in Animal House questi stereotipi vengono vissuti come qualcosa di “originale”, come se i personaggi sullo schermo fossero gli apripista e quindi i migliori. E nessun personaggio è azzeccato quanto il Bluto di John Belushi. Se ci fate caso praticamente per tutto il film non dice una parola o quasi, ma con una sola mossa o sguardo esprime qualunque cosa: nervoso, scazzo, eccitazione, persino un fondo di tenerezza quando cerca di consolare il povero Sogliola schiacciandosi lattine di birra sulla fronte e spaccandosi bottiglie di vetro sulla testa. Come ho già detto, inoltre, è importantissima la musica: da antologia la bellissima Shout e Shamalama Ding Dong, entrambe cantate dal gruppo Otis Day and The Knights, che segnano due dei momenti più “selvaggi” e ironicamente bastardi del film, oppure la tediosa I Gave My Love a Cherry che si conclude con la chitarra del musicista sfondata contro un muro per mano dello scazzatissimo Bluto che innocentemente, alla fine, si scusa persino. Esilarante inoltre la feroce presa in giro della storia americana del decennio precedente alla realizzazione del film: basta vedere i destini dei personaggi, elencati alla fine di Animal House, che ovviamente non vi rivelo, ma che mettono in mezzo lo scandalo Watergate, la guerra del Vietnam e un “presagio” di quello che saranno poi Kennedy e Jackie O. Insomma, non starò ad aggiungere altro: guardatelo, mi ringrazierete.
Di Kevin Bacon, che interpreta il leccapiedi Chip Diller ho già parlato qui.
John Landis è il regista della pellicola. Autore di alcune tra le mie pellicole preferite, lo ricordo per film come The Blues Brothers, Un lupo mannaro americano a Londra, Ai confini della realtà, Una poltrona per due, Il principe cerca moglie, Oscar - Un fidanzato per due figlie, Amore all'ultimo morso, l'orrendo Blues Brothers: il mito continua e anche per due episodi di Masters of Horror. Americano, ha 60 anni e tre film in uscita.
John Belushi interpreta il divino John “Bluto” Blutarsky. Visto come si è imbolsito Dan Aykroyd sono quasi contenta di non dovermi ritrovare a star male nel vedere un Belushi triste ed invecchiato, però mi spiace che un attore così bravo sia stato portato via prematuramente da un’overdose. I suoi film si contano sulla punta delle dita, e sono quasi tutti dei cult: The Blues Brothers, 1941: Allarme a Hollywood, Chiamami aquila e I vicini di casa. Il comico americano, fratello di James Belushi, è morto nel 1982 all’età di 33 anni.
Donald Sutherland interpreta il prof. Dave Jennings. Uno dei più grandi attori viventi, papà di quel bell’ometto di Kiefer Sutherland, lo ricordo per film come il bellissimo MASH, A Venezia… un dicembre rosso shocking, Novecento, Terrore dallo spazio profondo, JFK – Un caso ancora aperto, l’orrendo Buffy l’ammazzavampiri, Virus letale, il particolarissimo Il tocco del male, Instinct – Istinto primordiale, The Italian Job, ‘Salem’s Lot, il film tv Human Trafficking . Ha partecipato ad alcuni episodi delle serie Agente speciale e prestato la voce per I Simpson e per il film Astroboy. Canadese, ha 75 anni e sei film in uscita.
Karen Allen interpreta la dolce e rassegnata Katy. Al suo esordio sugli schermi cinematografici, ha poi continuato bene, con film come Manhattan, I predatori dell’Arca perduta, il meraviglioso S.O.S. Fantasmi e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Ha partecipato ad alcuni episodi di Alfred Hitchcock presenta e Law and Order. Americana, ha 59 anni e un film in uscita.
Tom Hulce interpreta la matricola Larry “Pinto” Kroger. Americano, dopo Animal House ha avuto l’onore di interpretare nientemeno che Mozart nel film Amadeus di Milos Forman, quindi ha recitato in Frankenstein di Mary Shelley. Per la tv lo troviamo nella serie Frasier ed inoltre la voce originale del Quasimodo de Il gobbo di Notre Dame disneyano (e del suo seguito) è sua. Ha 57 anni.
Stephen Furst interpreta la matricola Kent “Sogliola” Dorfman. La sua carriera cinematografica non è stata memorabile, tra i suoi film ricordo solo 4 pazzi in libertà. Ha partecipato a parecchie serie televisive come Chips, I Jefferson, McGyver, La signora in giallo, Melrose Place, Scrubs e doppiato parecchi cartoni animati come Freakazoid e Timon & Pumbaa. Americano, ha 55 anni.
Tim Matheson interpreta Eric “Otter” Stratton. Attore, produttore e regista americano, ha partecipato, dopo Animal House, a film come 1941: Allarme a Hollywood, Storia di noi due e Maial College, oltre che a serie tv come Bonanza, Kung-fu, Senza traccia e West Wing. Ha 63 anni.
Peter Riegert interpreta Donald “Boone” Schoenstein. Americano, ha partecipato a Oscar – Un fidanzato per due figlie, The Mask; ha lavorato per le serie televisive MASH, Ai confini della realtà, Law & Order, Seinfeld, I Soprano e ha doppiato anche un episodio de I Griffin. Ha 63 anni e tre film in uscita, uno dei quali, White Irish Drinkers, lo vede nuovamente recitare assieme alla “fidanzata” di Animal House, ovvero Karen Allen.
Bruce McGill interpreta l’enigmatico e folle Daniel “D-Day” Simpson Day. Americano, ha partecipato ad un horror cult come La mano, Una bionda per i Wildcats, Il segreto del mio successo, In fuga per tre, Mio cugino Vincenzo, Un mondo perfetto, Cliffhanger, Amore a prima svista, Elizabethtown, nonché ad episodi di Miami Vice, I racconti di mezzanotte, Mc Gyver, Walker Texas Ranger, Quell’uragano di papà, CSI, Law & Order, Numb3rs, Medium; ha inoltre doppiato alcuni episodi del nuovo spin – off dei Griffin, The Cleveland Show, a cui devo ancora dare un’occhiata. Ha 60 anni e tre film in uscita.
E ora, un paio di curiosità. Il film ha dato vita, nel 1979, ad una breve serie tv chiamata Delta House, che contava tra gli attori alcuni membri del cast originale come Bruce McGill e Stephen Furst nonché una signorina che avrebbe fatto molto parlare di sé negli anni, una certa Michelle Pfeiffer. Invece, nel 1983, il regista John Landis ha diretto uno dei tre episodi di cui è composto il film Ai confini della realtà, e ci ha buttato dentro un bel riferimento alla sua “creatura”: ad un certo punto dell’episodio, infatti, si sentono alcuni soldati che discutono su come far fuori Niedermeyer del quale si dice, alla fine di Animal House, finirà ucciso dai suoi stessi soldati in Vietnam. La cosa che mi sconvolge è che Animal House avrebbe potuto essere anche più cult: Bill Murray e Dan Aykroyd dovevano infatti interpretare rispettivamente Boone e D – Day, ma entrambi hanno rinunciato per impegni precedenti. Maledizione!!! Ovviamente,se vi è piaciuto il genere, non potete mancare di vedere un altro cult dell’epoca, meno goliardico e più “porcello”, importato direttamente dal Canada e passato almeno trecentomila volta su Italia Uno: Porky’s! In questo, vi lascio con la mia scena preferita di Animal House... ENJOY!!



































