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venerdì 14 luglio 2023

Bolla loves Bruno: L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere (1991)

Dopo un paio di mesi di stop, torna la rubrica dedicata all'adorato Bruno e, stavolta, con un pezzaccio: L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere (The Last Boyscout), diretto nel 1991 dal regista Tony Scott.


Trama: un detective disilluso riceve l'incarico di proteggere una spogliarellista ma, quando quest'ultima viene uccisa, è costretto ad unire le forze con il suo ragazzo, un'ex promessa del football americano, per riuscire a smascherare i colpevoli...


Dopo una serie di film atipici, si torna finalmente a parlare del Bruce Willis consacratosi ad imperitura memoria dello spettatore, ovvero l'interprete di personaggi dalla parte giusta della legge ma sconfitti dalla vita, con problemi di alcolismo e famiglie allo sfascio, incapaci di tenersi stretto un futuro che sembrava roseo e scolpito nella pietra e, soprattutto, sprezzanti davanti al pericolo al punto da permettersi di scherzare (sempre con la noia scazzata di chi ti prende in giro nonostante tu sia armato di kalashnikov) anche quando tutto sembra perduto. Dall'unione della penna magica di Shane Black, dello stile strafottente dello Scott migliore e della faccia perfetta di Bruce Willis è nato uno dei più iconici action di inizio anni '90, un film impossibile da spiegare a chi non ha avuto la fortuna di vederlo, sconvolgente ancora oggi per il modo in cui inizia con l'acceleratore già pigiato al massimo (fatemi sapere se siete riusciti a ritrovare la mascella caduta in terra alla fine della prima, spettacolare sequenza ambientata durante una piovosa partita in notturna) e non si ferma più. Raccolta la mascella da terra, facciamo la conoscenza di Joe Hallenbeck, talmente straccionato dalla vita che nel giro di cinque minuti ce lo becchiamo con uno scoiattolo morto sul petto e alle prese con il monologo più demotivazionale di sempre, ma se fosse solo questo la "gioia" non sarebbe completa; altri cinque minuti e scopriamo infatti che quella (inserire insulto a caso oppure la foto di Giovanni Storti che ti manda a cagare) di sua moglie se la fa col migliore amico di lui. Mi fermo un secondo. L'ultimo boyscout è PIENO di momenti inverosimili, nella fattispecie quasi tutti quelli legati alla figlia di Joe e alle sue "naturalissime" reazioni davanti a eventi che porterebbero in terapia anche me, ma il più inverosimile è che, spinta dalla solitudine, la moglie di Willis vada a letto con 'sto coso. Capisco tu abbia la patata frizzante, signò, ma si aspetta con pazienza il ritorno del marito e poi lo si lega al letto per non farlo andare mai più via. Eh, che diamine, devo insegnarti tutto. Mi sono persa un attimo, torniamo al film, scusate.


A fianco di un Bruce Willis dal carisma fuori scala, qualche genio ha deciso di piazzare Damon Wayans (quello di Tutto in famiglia, quello che mi fa venire voglia di prenderlo a ceffoni da mane a sera assieme a Will Smith, sì). Per farvi capire quanto L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere sia un meccanismo di finezza incomparabile, vi dico solo che funziona anche lui e che la naturalezza della coppia Willis/Wayans si riproporrà solo quando a Bruno verrà affiancato Samuel L. Jackson in Die Hard e poi mai più. Con la sua strafottenza e quei rari ma importanti momenti di debolezza che tanto disgustano Joe, Jimmy Dix diventa uno di quei personaggi di cui, all'inizio, quasi non ti accorgi, ma che riescono poi a portare sulle spalle il peso di almeno mezzo film, diventando l'elemento indispensabile non solo come comic relief ma proprio come figura a tutto tondo, veicolo di importanti scoperte e ancora più importanti risoluzioni, utile anche per tenere sotto controllo il pessimismo cosmico del protagonista e il suo indiscutibile egoismo. E dopo gli eroi, vengono i cattivi. Ecco, dovessi proprio trovare un neo a L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere è che ai molti criminali che popolano la pellicola non viene dato il giusto peso e, salvo un paio di eccezioni, servono giusto a rendere Joe ancora più meravigliosamente badass e non raggiungono quel livello di memorabilità che mi aspetterei da un film di questa portata. Non prendetela come una lamentela, ché la badassitudine di Willis è uno dei motivi che mi rende ancora felice di essere al mondo, anche perché L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere è il trionfo della gente che muore malissimo ma con ironia, soprattutto quando lo fa per mano di Bruce; se non vi fosse caduta la mascella alla fine della succitata scena iniziale, sappiate infatti che ci saranno molti altri momenti in cui salterete dalla poltrona davanti all'esplosivo e sanguinolento scatenarsi di violenza improvvisa, non solo ai danni di esseri umani ma anche di confezioni di gelato innocenti o di genitori asfaltati dal turpiloquio di una ragazzina col sembiante apparecchiuto di Danielle Harris. E se tutto ciò non vi fa venire voglia di vedere subito L'ultimo Boyscout (o ballare una giga nell'attesa) temo siate delle persone irrecuperabilmente MALE. 


Del regista Tony Scott ho già parlato QUI. Bruce Willis (Joe Hallenbeck), Danielle Harris (Darian Hallenbeck), Halle Berry (Cory), Bruce McGill (Mike Matthews), Kim Coates (Chet) li trovate invece ai rispettivi link.

Damon Wayans interpreta Jimmy Dix. Famoso per il ruolo di in Tutto in famiglia, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills, Roxanne, Le ragazze della terra sono facili, Senti chi parla 2 e Last Action Hero. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 63 anni. 


Chelsea Field interpreta Sarah Hallenbeck. Americana, ha partecipato a film come Commando, I dominatori dell'universo, La metà oscura, Flipper e serie quali I racconti della cripta, Cold Case e Senza traccia. Ha 66 anni.


Noble Willingham interpreta Sheldon Marcone. Americano, ha partecipato a film come Chinatown, L'ululato, Good Morning Vietnam, Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche, Mister Hula Hoop, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Scappo dalla città 2 e serie quali Dallas, Chips, Hazzard, A-Team, Quell'uragano di papà, La signora in giallo, I racconti della cripta e Walker Texas Ranger. E' morto nel 2004, all'età di 72 anni.


Dicono che nel film compaia anche il mio amatissimo James Gandolfini come scagnozzo di Marcone, quello grosso e con gli occhiali da sole che butta giù Jimmy dal cavalcavia. Nonostante L'ultimo boy scout abbia un numero spropositato di fan, sia Scott che Shane Black hanno odiato il risultato finale, zeppo di riscritture volute da Bruce Willis, quando invece il tono della sceneggiatura originale era molto più cupo e crudo, oltre che più centrato su Milo e Marcone (un esempio su tutti: la moglie di Joe, minacciata da Milo con una motosega sul set di uno snuff, ottiene vendetta uccidendolo personalmente con la pistola del marito). Un po' mi spiace ma un po', anche, pazienza. Il risultato finale per me è ottimo e, se L'ultimo boy scout - Missione: sopravvivere  vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la saga di Die Hard e Hudson Hawk - Il mago del furto. ENJOY! 
 

giovedì 9 marzo 2023

BollOscar: Top Gun (1986) e Top Gun: Maverick (2022)

Siccome la notte degli Oscar si sta avvicinando, ho deciso non solo di pubblicare un post di giovedì, ma anche di accorpare due commenti, uno su un film storico (Top Gun, diretto nel 1986 dal mai troppo compianto Tony Scott) e uno sul suo apprezzatissimo seguito (Top Gun: Maverick, diretto nel 2022 dal regista Joseph Kosinski). Il secondo motivo è che, per svariate ragioni, non sono rimasta folgorata da nessuna delle due pellicole, e scrivere per ognuna una "recensione" di lunghezza standard sarebbe stato un po' difficile. Scaldate i motori di aerei e moto, che si va... ENJOY!


Top Gun - Tony Scott (1986)

Top Gun è uno di quei film che avrò visto una sola volta da bambina, ché a me di Tom Cruise non è mai fregato nulla e padre era più amico di Bud e Terence, o di Stallone. Di conseguenza, non ricordavo nulla della trama, tranne che c'è, per l'appunto, un giovane Tom Cruise che vola su degli aerei superfighi, in aperta competizione con altri giovani piloti tutti pronti ad conquistare il ruolo di Top Gun. Non fossi un'appassionata di cinema e non mi documentassi un po' relativamente ai film che vedo avrei ben poco da scrivere in più: Top Gun è, fondamentalmente, uno "spokon" (passatemi il termine improprio) ambientato nel mondo dell'areonautica militare, con sfide tra ragazzi che coroneranno in un'importantissima partita/missione prima della quale, ahinoi, ci sarà l'inevitabile tragedia che metterà in discussione la disputa della stessa e rischierà di far ritirare per sempre il protagonista incredibilmente dotato. E' semplice come lo ricordate, ma ovviamente dietro ci sono tutta la passione che contraddistingueva il buon Tony Scott e un'artigianalità atta a superare i limiti di budget e di giorni in cui poter usufruire di aerei veri, due caratteristiche che hanno generato un film creato in fieri, con dialoghi aggiunti durante il montaggio, praticamente un manuale dell'arte di arrangiarsi. Un film giusto al momento giusto, con attori perfetti, una linearità in grado di conquistare gli spettatori dell'epoca e anche una bella colonna sonora, che nonostante tutto riesce ad intrattenere ancora oggi in virtù della sua trama "universale"... anche se, la vera domanda sorta spontanea a me e al Bolluomo è stata: ma quanto diamine è gay Top Gun? Tra confronti "a muso duro" durante i quali pensavo che i protagonisti si sarebbero messi a limonare e interminabili scene girate dentro docce e spogliatoi, più che tensione agonistica e testosterone si respira tensione sessuale (tifavo più Maverick e Iceman che Maverick e Charlie), ma l'apice lo tocca la meravigliosa partita a pallavolo, dotata della stessa estetica di un video dei Culture Club e subdola come il fanservice di un manga. Altro che Nightmare 2!


Oscar: ne ha vinto uno (per la canzone Take My Breath Away) a fronte di quattro nomination (le altre erano Miglior Sonoro, Miglior Montaggio, Miglior Missaggio Sonoro).

Curiosità: il film è dedicato allo stuntman e pilota Art Scholl, morto a 54 anni durante la produzione del film, a causa di una manovra non riuscita che ha fatto schiantare il suo aereo nel Pacifico. Le sue ultime parole sono state "Ho un problema - Ho un problema vero". Le cause dell'incidente non sono mai state chiarite né sono mai stati recuperati l'aereo o il corpo di Scholl.


Top Gun: Maverick - Joseph Kosinski (2022)

Comincia come una copia anastatica dell'originale, con le stesse inquadrature, la stessa colonna sonora, a momenti persino lo stesso Tom Cruise, non fosse che, per fortuna, qualche ruga di invecchiamento ce l'ha anche lui, e continua sullo stesso binario di Top Gun, riproponendo situazioni simili riaggiornate al gusto attuale (per esempio, la partita stavolta è di football americano e c'è una ragazza in mezzo, cosa che, assieme all'ampio utilizzo di ombre, priva la sequenza di ogni parvenza di dubbia gaiezza, con buona pace di chi non voleva l'infanzia stuprata). Come da titolo, però, il focus della storia è Maverick, ovvero il superamento del dolore e dei traumi passati, accompagnato non da un passaggio di testimone (chi mai potrebbe essere fico quanto Cruise?), quanto piuttosto dalla conferma che il vecchio, se ha le palle, rischia di essere molto migliore del nuovo nonostante sia ad un passo dal diventare obsoleto ed è forse questo il motivo per cui il film è piaciuto a tutti. Di sicuro, c'è da togliersi il cappello davanti a sequenze adrenaliniche realizzate con un budget inesistente negli anni '80, che ha consentito alla produzione persino l'utilizzo di aerei veri, e immagino che, visto al cinema, l'effetto sarà stato quello di ritrovarsi al posto del pilota, ma vi assicuro che anche visto su uno schermo normale il coinvolgimento è stato totale. Non posso fare altro che pensare a cosa avrebbe potuto fare Tony Scott, a cui il film è dedicato, con carta bianca e una simile quantità di soldi. Di sicuro, mi vien da dire, avrebbe ricercato molta più originalità di Kosinski e magari avrei accettato più volentieri la marea di Nomination piovute addosso a una pellicola che, alla fine, si limita a cavalcare l'onda della nostalgia e ad accontentare i vecchi fan di un film che, probabilmente, moltissimi ricordano più bello di ciò che effettivamente è. Per quanto mi riguarda sono stata molto contenta dell'omaggio a Val Kilmer, durante il quale i miei occhi hanno un po' sudato, mentre Miles Teller trasformato in un clone baffuto di Ciccio Edwards non si può guardare. So di essere in minoranza e so anche che non succederà, ma mi auguro sinceramente che Top Gun: Maverick venga fortemente ridimensionato durante la notte degli Oscar, perlomeno nelle categorie non tecniche.


Nomination: Miglior Montaggio, Miglior Canzone Originale, Miglior Sonoro, Migliori Effetti Speciali, Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Non Originale. 

Curiosità: Tom Cruise ha insistito perché l'utilizzo di green screen e riprese aeree in CGI fosse ridotto al minimo e che le sequenze di volo venissero realmente girate all'interno degli abitacoli. Di conseguenza, gli attori hanno dovuto sottoporsi ad intense sessioni di allenamento per imparare a sopportare la pressione gravitazionale. 






domenica 1 aprile 2018

Bollalmanacco On Demand: Déjà vu - Corsa contro il tempo (2006)

Un altro On Demand a così breve distanza di tempo? Sono forse matta? Oppure è un regalo di Pasqua? Tutto può essere ma uno dei buoni propositi per il 2018 è quello di curare un po' di più questa rubrica, magari facendo uscire un post una volta al mese... chi può dirlo! Voi intanto chiedete film che qui le richieste languono! Oggi esaudisco quella di Franco che parecchio tempo fa ha chiesto il recupero di Déjà vu - Corsa contro il tempo (Deja Vu), diretto nel 2006 dal regista Tony Scott. Il prossimo film On Demand DOVREBBE essere I racconti della luna pallida d'agosto. ENJOY!


Trama: a seguito di un attentato terroristico, un agente dell'ATF viene coinvolto nelle indagini sperimentali di una branca dell'FBI, i cui metodi sfruttano una tecnologia particolare, capace di vedere nel passato recente...



Déjà Vu è uno di quei film che avevo già visto un paio di volte di sfuggita durante i suoi passaggi televisivi senza mai prestargli sul serio attenzione. Devo anche averne visto la fine, benché la ricordassi solo vagamente, ma è solo in occasione dell'On Demand di oggi che ho notato il nome che campeggia dietro la macchina da presa, quello della bonanima di Tony Scott, vituperato da molti ma adorato da queste parti. Se allo stile cinetico di Scott si aggiunge la produzione del "raffinatone" Jerry Bruckheimer, non è difficile fare due più due e capire che Déjà Vu, benché dotato della trama di un sci-fi cervellotico, gode soprattutto nel mostrare esplosioni devastanti (all'inizio e alla fine sicuramente ma non solo), inseguimenti in macchina fracassoni e gente che muore male crivellata di proiettili, lasciando che la suspension of disbelief dello spettatore rimanga obnubilata dal casino, con l'encefalogramma piatto di chi ormai ha rinunciato a capire tutti i paradossi temporali di cui è infarcito il film. E ce ne sono, eh. Quello che comincia come un thriller a sfondo poliziesco-investigativo con il protagonista impegnato a dare la caccia a un dinamitardo si sviluppa a poco a poco in una pellicola hi-tech che mostra il fianco al fantascientifico, mettendo in campo una tecnologia che riesce a mostrare scene del passato recente, nella fattispecie "quattro giorni prima"; alla faccia dei moniti che recitano "non bisogna interferire col passato", il protagonista Doug Carlin intraprende un percorso che lo porterà ad utilizzare la tecnologia in questione come nessuno ha mai fatto prima, causando più di una perplessità allo spettatore rompiscatole al quale non basta il vago senso di déjà vu provato dai personaggi e riportato anche nel titolo per giustificare il tutto. Dovessi proprio fare le pulci alla trama, infatti, non avrei da ridire solo sul rapporto che si instaura tra Doug e Paula, damsel in distress che bisogna assolutamente salvare "perché sì" (cioè solo perché ha avuto la fortuna di venire concupita dal protagonista, ma a tutte le altre persone che potenzialmente potrebbero schiattare quello stesso giorno non ci pensiamo?), ma anche sulla selettività di alcuni eventi che si ripetono (causando ovviamente cambiamenti nel futuro) mentre di altri non vi è traccia. Il problema, peraltro già riscontrato dagli sceneggiatori che hanno disconosciuto il film dando tutta la colpa a Tony Scott (il quale ha dato la colpa ai pochi giorni di riprese messi a disposizione), è che se si riflette troppo sui film imperniati sui paradossi temporali si rischia di perdere la testa e già qui ne abbiamo poca, ahimé, quindi facciamo finta di nulla.


Come dicevo, basta chiudere gli occhi (o meglio, tenerli bene aperti per godere di tutto il delirio visivo del film), mettere a tacere le vocine da Puffo Quattrocchi e Déjà vu diventa un film godibilissimo, intrigante ed ansiogeno, ché l'impegno del povero Denzel in effetti si trasmette dritto  allo spettatore coinvolgendolo in questa storia incasinata dove, alla fine, si arriva a fare il tifo per il protagonista no matter what. Tony Scott avrà anche riconsiderato Déjà Vu come uno dei peggiori film della sua carriera ma a mio avviso l'intera operazione è figlia di un certo tipo di cinema di quegli anni e non ne è neppure uno dei più brutti esempi: tra ralenti messi un po' a casaccio, smarmellamenti in verde, sequenze allucinogene e un montaggio schizoide benché attentissimo ai dettagli, le due ore di durata passano in un attimo senza lasciare aleggiare nella stanza la terribile domanda "cosa diamine ho visto?" e non credo che il merito vada attribuito alla performance "convinta" ma nella norma di Washington, agli effetti speciali o alla trama zeppa di buchi logici. E nemmeno alla parata di facce amichevoli che spuntano qui e là, come quella di un Foggy Nelson giovane, quella del Jason Lee meno figo ma più bravo Adam Goldberg, quella di un Bruce Greenwood sempre molto UILF e quella all'epoca già gonfia di un Val Kilmer che aveva cominciato ad allontanarsi a grandi passi dalla sua bellezza giovanile. Diciamo che tutto ciò, unito sotto l'egida del blockbuster, ha concorso a consegnare ai posteri un film non memorabile ma comunque divertente, l'ideale per una serata ad alto tasso d'ignoranza zamarra con in più quel pizzico di technobabble fantascientifico in grado di non far sentire troppo in colpa noi cVitici cinefili. Pensatela come volete ma per me Tony Scott ha lasciato un grande vuoto sugli schermi e la visione di questo Déjà vu non ha fatto che confermarmelo.


Del regista Tony Scott ho già parlato QUI. Denzel Washington (Doug Carlin), Paula Patton (Claire Kuchever), Val Kilmer (Agente Pryzwarra), Adam Goldberg (Denny), Bruce Greenwood (Jack McCready) ed Elle Fanning (Abbey) li trovate invece ai rispettivi link.

Jim Caviezel (vero nome James Patrick Caviezel) interpreta Carroll Oerstadt. Americano, lo ricordo per film come Belli e dannati, Wyatt Earp, The Rock, Soldato Jane, La sottile linea rossa, Frequency - Il futuro è in ascolto, Un sogno per domani e La passione di Cristo, inoltre ha partecipato a serie quali La signora in giallo. Ha 50 anni.


Elden Henson interpreta Gunnars. Più conosciuto ultimamente come Foggy Nelson delle serie Marvel/Netflix Daredevil, The Defenders e Jessica Jones, lo ricordo per film come Turner e il "casinaro", Giovani diavoli e Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I e II, inoltre ha partecipato ad altre serie quali Saranno famosi, E.R. Medici in prima linea e Grey's Anatomy. Ha 41 anni.


Se Déjà vu - Corsa contro il tempo vi fosse piaciuto recuperate Source Code. ENJOY!

lunedì 20 agosto 2012

Tony Scott (1944 - 2012)

Il lunedì di solito è il giorno in cui scrivo il mio bravo post sulle uscite americane. Questa settimana avrei saltato, perché il sito non consigliava nulla, ma stamattina mi è arrivata una doccia così fredda che persino con Lucifero di mezzo mi sono venuti i brividi. Tony Scott morto suicida. Giusto venerdì sera avevo visto per la prima volta Déjà Vu - Corsa contro il tempo e, lo ammetto, mi è piaciuto, nonostante non sia proprio il mio genere. Non ringrazierò Tony per questo film, però permettetemi di commemorarlo così.


Grazie Tony, per Miriam si sveglia a mezzanotte. Per quanto imperfetto, vale più questo patinato, trashissimo horror lesbochic di molti altri celebratissimi horror sui vampiri.

Grazie Tony, per L'ultimo Boyscout - Missione sopravvivere. Ha dato ulteriore gloria al già glorioso Bruce Willis.

Grazie Tony, per Una vita al massimo. E' uno dei miei film preferiti, sicuramente quello che più amo tra quelli che hai girato.

Grazie Tony, per Nemico Pubblico. Detesto Will Smith ma, diamine, la tua regia serrata mi ha stretta nella paranoia e mi ha emozionata per tutta la durata del film.

Grazie Tony, per quella perla che è Beat the Devil. Il corto più bello che abbia mai visto, qualcosa che conservo con gelosia da quando l'avevano passato per la prima volta in TV, millenni fa.


Per tutto questo e per tutti gli altri film che non ho citato, ancora, grazie.






giovedì 15 dicembre 2011

Miriam si sveglia a mezzanotte (1983)

Ultimamente sto guardando davvero parecchi film sui vampiri. L'ultimo che mi è capitato, anche se un po' atipico, è Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger), diretto nel 1983 dal regista Tony Scott e tratto dal romanzo The Hunger, scritto nel 1981 dall'americano Whitley Strieber.


Trama: Miriam è una vampira millenaria, che sfrutta i suoi amanti per mantenersi giovane e bella in eterno. L'unica pecca del condividere l'eternità con lei è quella di ritrovarsi vecchi e mummie nel momento esatto in cui la relazione dovesse venirle a noia, ed è quello che succede a John quando Miriam focalizza la sua attenzione sulla dottoressa Sarah...


E voi direte: apperò che stronza 'sta Miriam. Dite bene, ovviamente. Ed è solo quest'impressione che rimane alla fine del film, che altro non è se non un elegantissimo e patinato esercizio di stile, dove i vampiri (che non vengono MAI chiamati tali) vengono mostrati come vuoti, raffinati e tediati esseri dediti alla musica, alla seduzione, al piacere, bellissimi quanto volete ma asettici da morire (non inespressivi e scialbi, beninteso. Quelli sono i vampiri di Twilight e basta!). Miriam si sveglia a mezzanotte è una pellicola che poco o nulla aggiunge al mito del succhiasangue, e che lascia lo spettatore un po' così, un po' perplesso, vagamente indeciso su quale etichetta affibbiare al film.


Intendiamoci, Miriam si sveglia a mezzanotte non è brutto. Può essere visto come una riflessione sulla "fame" (non a caso il titolo originale è The Hunger) nel senso più vasto del termine, legata al desiderio di possesso, all'insoddisfazione che ci spinge ad avere sempre di più, al non accontentarsi, al cercare sempre quel "qualcosa" che sembra mancarci, come fa appunto la protagonista del film. Ma questa riflessione si perde nel palese desiderio del regista di mostrare le sue capacità, il suo senso artistico, le sue simbologie. Essendo il povero Tony, tuttavia, meno dotato di Ridley, tutto questo risente, inevitabilmente, del peso del tempo, e diventa troppo anni '80: Miriam si sveglia a mezzanotte appare così come un incrocio tra un videoclip dell'epoca (vedi l'introduzione con i Bauhaus che cantano Bela Lugosi is Dead) e un raffinato lesbo-chic (dove è lo chic a farla da padrone, mi spiace per i maschietti speranzosi), con qualche punta di cattivo gusto che sconfina nel kitsch (i flashback ambientati, rispettivamente, nell'800 e nell'antico Egitto, terra d'origine della buona Miriam), privo di emozioni o di inquietudine.


Per fortuna, gli attori sono tutti dei grossi calibri, ed è questo a salvare, principalmente, il film. David Bowie si vede poco ahimé, ma infonde al suo personaggio una malinconia e una dignità a dir poco sublimi; Susan Sarandon incarna al meglio la sua figura di donna apparentemente forte, mascolina e sicura di sé, il cui mondo razionale viene distrutto dall'arrivo di John e Miriam con conseguenze devastanti anche sulla sua psiche; infine, Catherine Deneuve è semplicemente perfetta nei panni dell'affascinante, algida, colta e seducente Miriam, soprattutto per quel meraviglioso accento francese che si insinua pesantemente nell'inglese che parla. Insomma, Miriam si sveglia a mezzanotte è un horror atipico che non mi sento di sconsigliare, è sicuramente una "curiosità" da vedere, soprattutto per chi ama il genere. Attenzione, però, alla noia e al ridicolo incombenti.


Di David Bowie, che interpreta John, ho già parlato qui, mentre Susan Sarandon, qui nei panni di Sarah, la trovate qua.

Tony Scott (vero nome Anthony D.L. Scott) è il regista della pellicola. Fratello del più famoso e più dotato Ridley Scott, ha diretto due dei miei film preferiti, Una vita al massimo e Nemico pubblico, oltre ad altre pellicole come Top Gun, Un piedipiatti a Beverly Hills 2, Giorni di tuono, L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Allarme Rosso, The Fan – Il mito, Déjà Vu – Corsa contro il tempo e il meraviglioso corto Beat the Devil; ha diretto anche episodi delle serie The Hunger e Numb3rs. Inglese, anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 67 anni e un film in uscita.


Catherine Deneuve (vero nome Catherine Fabienne Dorléac) interpreta Miriam. Forse la più famosa attrice francese, la ricordo per film come Repulsion, Bella di giorno, L’ultimo metrò, Dancer in the Dark, D’Artagnan e 8 donne e un mistero, inoltre ha partecipato ad un episodio della serie Nip/Tuck.


E ora, qualche curiosità. A dirigere il film avrebbe dovuto essere Alan Parker, il regista di Evita per intenderci, ma i produttori hanno infine scelto Tony Scott dopo avere visto gli spot da lui diretti. Da Miriam si sveglia a mezzanotte è stata tratta una serie, The Hunger (che, se non sbaglio, davano tempo addietro su La7), durata due stagioni e formata da brevi storie a tema horror presentate prima da Terence Stamp, quindi, nella seconda stagione, dallo stesso David Bowie. Se vi fosse piaciuto il film, comunque, vi consiglio di vedere, a prescindere, Dracula di Bram Stoker e poi Il bacio della pantera (quello diretto dell'82, con Nastassja Kinski e Malcom McDowell), dalle atmosfere simili. Cercateli e... ENJOY!!

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