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venerdì 7 luglio 2023

Insidious: L'ultima chiave (2018)

Ce l'ho fatta! Grazie a una serie di miracolosi squarci di tempo libero ho concluso il recupero degli Insidious con Insidious: L'ultima chiave (Insidious: The Last Key), diretto nel 2018 dal regista Adam Robitel.


Trama: Elise riceve una telefonata che la costringe a tornare nella casa dov'è cresciuta e a rivangare terribili ricordi d'infanzia...


Con Insidious: L'ultima chiave si conclude, almeno fino all'uscita al cinema di Insidious: La porta rossa, la mia avventura con la saga creata da Wan e Whannell nel 2010. Giusto in tempo per evitare la noia, anche se questo quarto capitolo è stato il più fiacco, almeno per me. La prima parte, in realtà, è una delle più interessanti: la sceneggiatura fa un ulteriore passo indietro e ci mostra come viveva Elise da bambina, già fiaccata dal suo "dono" di sensitiva al punto da trovarsi in un costante stato di terrore, alimentato non solo dalla vicinanza con una prigione dotata di braccio della morte ma anche dalla presenza di un padre padrone deciso a liberare Elise dalle sue doti a son di vergate e violenze. La protagonista, assieme agli ormai inseparabili Specs e Tucker, viene richiamata dall'attuale proprietario nella casa da cui era fuggita da bambina, tuttora teatro di terrificanti fenomeni paranormali, e da lì la vicenda si dipana intrecciando presente e passato, famiglie naturali e nuclei costruiti nel tempo, vecchi e nuovi nemici. Dopo un inizio scoppiettante (e nonostante un paio di plot twist abbastanza sconvolgenti ma gettati in pasto al pubblico come se fossero delle note a margine) il film si ammoscia su sentieri già ampiamente battuti, tentando di ampliare ulteriormente la mitologia di Insidious attraverso uno stillicidio di rimandi che prova disperatamente a mantenere desta l'attenzione dello spettatore, il quale però ha già ottenuto tutte le informazioni necessarie nei primi due capitoli. Lo stesso tentativo di approfondire maggiormente il passato di Elise si rivela un'arma difficile da gestire, in quanto i suoi familiari, soprattutto nel presente, sono abbozzati in maniera talmente superficiale che anche la sua eventuale erede rimane davvero poco impressa.


Poca gioia anche dal reparto mostri. Il cosiddetto "Facciadichiave", incarnato dal solito Javier Botet, è affascinante sulla carta ma ben poco interessante non solo a livello visivo ma anche concettuale: questo mostro possiede dieci chiavi (una per ogni dito) e ne usa solo un paio, mentre invece sarebbe stata una mossa furba renderlo il fulcro di tutta la saga, soprattutto vista la volontà di sfruttare il potere di Elise per "aprire tutte le porte", ma, di fatto, si limita a collezionare vittime e farsi sconfiggere nel modo più moscio possibile. Soprattutto, quello che ho pensato guardando Insidious: L'ultima chiave è che i vari aspetti che solitamente compongono un film qui non si siano amalgamati bene. La recitazione di Lin Shaye, per esempio, è validissima e lei è carismatica come sempre, ma Specs e Tucker sono un comic relief al limite del cringe (la love story inserita a un certo punto, poi, sembra tirata via di peso da un altro film); la regia di Robitel non è male ma la fotografia è abbastanza squallida e il montaggio è poco dinamico, il che concorre a rendere il film soporifero; c'è un solo jump scare davvero inaspettato e furbo, nel momento in cui Elise entra nel tunnel, il resto dei momenti spaventosi funziona male e mi ha portata a rimpiangere la paraculaggine di Whannell, che invece infilava una scorrettezza ogni cinque secondi. In definitiva, il cerchio si è chiuso, imitando alla perfezione l'andamento della saga: ho cominciato annoiandomi col primo capitolo, ho finito annoiandomi con quello che, fino al 2018, doveva essere l'ultimo, così come tutto inizia e finisce in casa Lambert. Adesso esce il quinto, chissà cosa avrà tirato fuori dal cilindro Whannell e, soprattutto, come se la caverà Patrick Wilson dietro la macchina da presa!


Del regista Adam Robitel ho già parlato QUILin Shaye (Elise Rainier), Leigh Whannell (anche sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Spencer Locke (Melissa Rainier), Josh Stewart (Gerald Rainier), Bruce Davison ( Christian Rainier), Javier Botet (Keyface), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Patrick Wilson (Josh Lambert), Stefanie Scott (Quinn Brenner) e Barbara Hershey (Lorraine Lambert) li trovate ai rispettivi link.


Credo che Insidious: L'ultima chiave possa essere visto come film a se stante ma ovviamente, per completezza, il mio consiglio è quello di recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious 3 - L'inizio (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma). ENJOY!

martedì 11 novembre 2014

Interstellar (2014)

E' uscito l'ultimo film diretto e co-sceneggiato da Christopher Nolan, Interstellar, e ovviamente tutti sono pronti a picchiarsi al grido di "E' un capolavoro!" "E' una buffonata!!". E la Bolla? E la Bolla sta nel mezzo, come al solito (ignava!) e cercherà di fornire il suo punto di vista non richiesto evitando spoiler...


Trama: la Terra è flagellata da tempeste di sabbia e da una piaga che sta a poco a poco distruggendo tutte le colture. Alcuni scienziati della NASA, scoperta la presenza di un wormhole vicino a Saturno, decidono di mandare degli astronauti a recuperare altri scienziati partiti per esplorare galassie lontane ed eventuali pianeti abitabili...



Tagliamo la testa al toro? Interstellar mi è piaciuto. Su questo non ci piove. Ho apprezzato il mastodontico lavoro di Nolan, un trionfale mix di regia, montaggio ed effetti speciali in grado di trasportarci su pianeti sconosciuti uno più mozzafiato dell'altro, solleticando la memoria cinefila con omaggi a Kubrick e ghiacciandoci letteralmente il sangue nelle vene davanti alla desolazione dello spazio e dell'ignoto. Ho ovviamente amato il gigantesco cast messo assieme dal regista, per svariati motivi: Matthew McConaughey è un eroe riluttante, "grezzo" e molto umano nel suo desiderio di riabbracciare i figli anche a rischio di sacrificare il futuro della razza umana, Anne Hathaway ha dalla sua una fragilità incredibile e, allo stesso tempo, una forza d'animo fuori dal comune, Jessica Chastain ha la fortuna di interpretare il personaggio più accattivante della pellicola, John Lithgow si vede poco (maledetto Nolan!!) ma è sempre adorabile, come del resto lo è la piccola Mackenzie Foy. La storia mi ha appassionata, o meglio, mi ha appassionata il "cuore" della sceneggiatura. L'idea di una Terra condannata ed afflitta da una piaga, condotta per mano verso la salvezza da una novella Mother Abigail (i riferimenti a L'ombra dello Scorpione non sono pochi) verso la quale puntano dei "segni" e attorno alla quale si riuniscono, inconsapevolmente, tante vite umane, è affascinante quanto il triste destino che attende chi si scontra con la relatività del tempo e quanto le scelte compiute per amore, una forza potentissima in grado di superare le barriere dello spazio e del tempo. Tanti aspetti positivi quindi, penserete, cosa voglio di più? Perché sono uscita dal cinema pensierosa e poco convinta, invece di correre nuda sotto la pioggia urlando al miracolo prima di reinfilarmi, fradicia ed infreddolita, nella sala a rivedere da capo il film?


Perché Interstellar mi ha fatto lo stesso effetto di Super 8. All'epoca ero stata una delle poche a non venire catturata dalla presunta bellezza di questo "ritorno agli anni '80 di Spielberg" e il motivo era stato uno, ed uno soltanto: non mi aveva emozionata quanto avrei voluto. Sotto l'avventura, sotto il vintage, sotto la simpatia degli interpreti e della sceneggiatura respiravo un'aria artefatta, di qualcosa costruito a tavolino. La stessa aria l'ho respirata guardando Interstellar, nonostante mi sia commossa più di una volta (nella fattispecie nel momento clou in cui McConaughey rivede i video mandati dai figli o durante l'incontro con Romilly) e nonostante il destino dei personaggi mi interessasse davvero, soprattutto durante la prima, misteriosa parte, dove viene mostrata una Terra afflitta da questa piaga senza nome. Nel corso della seconda parte ho invece avvertito il desiderio di attaccarsi a vili pretesti narrativi per allungare un film che avrebbe potuto tranquillamente durare mezz'ora in meno (la sequenza che vede protagonista Matt Damon è l'emblema della supercazzola e della gag involontaria, quasi a livello The Walking Dead), per non parlare del pre-finale spiegone e telefonatissimo che è riuscito a distruggere qualsiasi parvenza di poesia; in Inception Nolan ci tirava un bel cazzotto in faccia, con una trottola stretta nel pugno, in Interstellar lo stesso Nolan ci da una carezzina sulla testa, un pacchetto di tarallucci e una bottiglia di vino da consumare durante le inevitabili diatribe su internet. Fortunatamente, l'ultima scena è di una bellezza mozzafiato e mi ha riconciliata con l'oscura speranza che non sia tutto bene quel che finisce bene, ma è un po' poco per farmi urlare al capolavoro. Chris, ricordati che la semplicità non è necessariamente un male per quel che riguarda la sceneggiatura, soprattutto quando ci sono di mezzo i sentimenti e l'Amore. Pensa a Cuarón e provaci ancora, dai!


Del regista e co-sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Di Ellen Burstyn (Murph da vecchia), Matthew McConaughey (Cooper), John Lithgow (Donald), David Oyelowo (il preside), Anne Hathaway (Brand), Wes Bentley (Doyle), Michael Caine (Professor Brand), Casey Affleck (Tom), Jessica Chastain (Murph), Topher Grace (Getty) e Matt Damon (Mann) li trovate invece ai rispettivi link.

Bill Irwin è la voce di TARS. Americano, ha partecipato a film come Popeye - Braccio di ferro, Hot Shots!, Sister Act 2 - Più svitata che mai, Sogno di una notte di mezza estate, Il Grinch, Lady in the Water e a serie come Una famiglia del terzo tipo e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatore, ha 64 anni.


Josh Stewart (vero nome Joshua Regnall Stewart) è la voce di CASE. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button, The Collector, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, The Collection e a serie come CSI - Scena del crimine, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, Ghost Whisperer, The Walking Dead e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 37 anni e un film in uscita.


La piccola Mackenzie Foy, che interpreta Murph a 10 anni, aveva già partecipato a L'evocazione - The Conjuring e agli ultimi due Twilight. Steven Spielberg, che avrebbe dovuto dirigere il film e che ha ingaggiato Jonathan Nolan per scrivere la sceneggiatura, alla fine si è dedicato ad altri progetti quindi Jonathan ha suggerito di affidare la regia al fratello. Detto questo, se Interstellar vi fosse piaciuto, recuperate senza indugio 2001: Odissea nello spazio, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Moon, Solaris e Gravity. ENJOY!


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