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martedì 23 luglio 2024

Bolla Loves Bruno: Genitori cercasi (1994)

Stavo quasi per saltarlo, invece nella rassegna dedicata a Bruce Willis è finito anche Genitori Cercasi (North), diretto nel 1994 dal regista Rob Reiner e tratto dal romanzo North: The Tale of a 9-Year-Old Boy Who Becomes a Free Agent and Travels the World in Search of the Perfect Parents di Alan Zweibel.


Trama: la vita del piccolo North è costellata di successi, almeno finché la natura menefreghista dei genitori non comincia ad incidere sui suoi risultati sportivi e scolastici. Disperato, North decide così di mettersi alla ricerca di due genitori migliori...


Non avevo mai visto Genitori cercasi, forse non lo avevo mai nemmeno sentito nominare. Avevo deciso di non guardarlo, in quanto Bruce Willis era segnato nei credits di Imdb come "narratore", poi mi sono capitate sott'occhio un paio di immagini in cui l'attore era vestito da coniglio pasquale e ho capito che non potevo perdermi assolutamente il film. Ho quindi guardato Genitori cercasi come faccio di solito, senza informarmi al riguardo né leggere critiche pregresse, e non avete idea dello stupore quando sono venuta a sapere, il giorno dopo la visione, che il film in questione è universalmente considerato uno dei più brutti mai girati, nonché uno dei pochissimi stroncati da Roger Ebert senza possibilità di appello. Di più, Bruce Willis non doveva neanche esserci. Come molti altri insieme a lui (andate a vedere nelle info in fondo al post) era rimasto schifato dalla sceneggiatura ed era stata l'allora moglie Demi Moore, reduce dal successo di Codice d'onore, a convincerlo a partecipare, ed è stato un miracolo che la sua carriera non sia finita nel cesso come quella di Rob Reiner, fino a quel momento considerato regista infallibile e, in seguito, destinato a un flop dietro l'altro. Ora, non pretendo di saperne più di Roger Ebert, anzi, dinnanzi a lui m'inchino, ma tutto questo odio verso Genitori cercasi mi è parso ingiustificato. E' una commedia senza alcuna pretesa di essere seria, filtrata dalle fantasie di un bambino, e come tale è un'opera d'intrattenimento che mira solo a divertire lo spettatore con le sue trovate esagerate. Mi spingo fino a dire una cosa impopolare, che probabilmente mi varrà la cancellazione del blog e una condanna a morte da parte di ogni cinèfilo dell'Internet che si rispetti: a me Genitori cercasi, a livello di sceneggiatura e personaggi sopra le righe, ha ricordato tantissimo lo stile di Wes Anderson, e se quest'ultimo fosse un regista "da remake" sono convinta che potrebbe considerare l'insana idea di riportarlo sul grande schermo con i suoi inconfondibili tratti distintivi. 


Ma perché, in soldoni, Genitori cercasi ha generato tanto odio? Beh, in primis per il suo razzismo diffuso e per gli stereotipi che perpetra. Quando North parte alla ricerca dei genitori "perfetti", comincia la sagra della presa in giro, tra texani da circo, hawaiiani che dichiarano di sentirsi sottovalutati dai parenti americani, francesi dall'umorismo discutibile e alaskani usciti dritti da una distorta idea di qualche ignorante dell'800. Mentirei se dicessi che non è imbarazzante vedere Kathy Bates con "red face" annessa per interpretare l'Inuit, ma c'è anche da dire che questi stereotipi sono talmente enfatizzati e ridicoli, che nessuno potrebbe sentirsi seriamente offeso; allo stesso modo, è stupido inalberarsi perché la scelta di North, nel prefinale, ricade sulla tipica famigliola wasp e quindi automaticamente perfetta (ragazzi, ma ci hanno messo John Ritter e l'idea era di affiancargli Suzanne Somers di Tre cuori in affitto, di cosa stiamo parlando?), cosa dovrebbe scegliere un bambino bianco degli anni '90, di andare a stare con i Jefferson? In realtà, Genitori cercasi funge da blando racconto di formazione per un bimbo che inizia il film ritenendosi il centro del mondo ed emblema di perfezione, mentre alla fine del viaggio capisce di non essere meglio di altri e di doversi accontentare di un amore imperfetto ma sincero, proprio dopo aver visitato diversi luoghi "da sogno" che sono tali solo sulle cartoline, o per una vacanza di un paio di settimane. Il tutto viene raccontato seguendo i cliché di un thriller politico, perché mentre North cerca di trovare il suo posto nel mondo, una nemesi improbabile trama alle sue spalle per sovvertire l'ordine mondiale proprio sfruttando il gesto ribelle del protagonista, con tanto di killer prezzolati, video contraffatti e informatori segreti che diventano preponderanti verso la fine del film. Come potete leggere, la pellicola è pieno di trovate sciocche, giocose ed esagerate, e tutto sta ad entrare nel mood di un'opera essenzialmente parodica, pensata per un pubblico infantile, anche se mi sono divertita persino io.


Quanto a Bruce Willis, protagonista di questa rassegna, non ritengo si sia sputtanato, né che la sua performance sia la peggiore della sua carriera, anzi. L'attore, qui, fa "Bruce Willis", tirando fuori il meglio dei personaggi che hanno contribuito a definire la sua cifra stilistica cinematografica; dotato di un talento naturale per la commedia, asservito nel tempo a ruoli da eroe, Willis ciccia fuori per dare una mano a North in ognuno dei suoi viaggi, incarnandosi, di volta in volta, in uomo carismatico ma rozzo, saggio scoglionato dalla vita che può dare il meglio sia come attore di successo, sia come working class hero, sia come figura mitologica, sia come poveraccio scappato di casa. L'interazione con Elijah Wood, all'epoca tredicenne sulla cresta dell'onda, è tenera e divertente perché il ragazzino gli tiene testa ma senza risultare supponente, in più viene a crearsi proprio un clima di fiducia che fa del "narratore" uno strumento di salvezza non solo fisica, ma anche morale. Oltre a un Bruce Willis a mio parere in formissima, all'interno del cast trovate tantissimi attori amati che non si sono tirati indietro di fronte all'overacting richiesto (Jon Lovitz più o meno fa sempre lo stesso personaggio, ma il giudice di Alan Arkin è talmente sopra le righe da fare il giro) e, soprattutto, Matthew McCurley. Costui è un piccolo mostro che è sparito dalle scene dopo una manciata di film, probabilmente dopo aver perso quell'aria da simil Maculay Culkin che deve avergli fornito gli ingaggi all'epoca, ed è un peccato, perché la sua interpretazione del viscido bastardello Winchell è la cosa più esilarante del film. Al quale, neanche a dirlo, vi invito a dare un'occhiata, anche solo per darmi della matta: è introvabile sui servizi streaming e sul mercato dell'home video, neanche avessero voluto cancellarne il ricordo, ma su Youtube è disponibile per intero e in buona qualità. Fatemi sapere!


Del regista Rob Reiner ho già parlato QUI. Elijah Wood (North), Julia Louis-Dreyfus (mamma di North), Bruce Willis (Narratore), Jon Lovitz (Arthur Belt), Alan Arkin (Giudice Buckle), Dan Aykroyd (Pa Tex), Graham Greene (Papà alaskano), Kathy Bates (Mamma alaskana), John Ritter (Ward Nelson) e Scarlett Johansson (Laura Nelson) li trovate invece ai rispettivi link.


Pronti per il valzer dei gran rifiuti? John Candy era stato scelto per il ruolo di Pa Tex ma ha rifiutato perché trovava offensivi gli stereotipi all'interno della sceneggiatura, di conseguenza Reiner ha chiesto a Robin Williams, che era però già impegnato sul set di Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre. Altri due che hanno espresso disgusto verso lo script e declinato con grazia sono Mel Brooks e Peter Falk, contattati per interpretare il nonno alaskano; anche Kathy Bates trovava orrenda la sceneggiatura, ma ha partecipato al film per ringraziare Reiner di averle fatto vincere l'Oscar con Misery non deve morire. ENJOY!

martedì 7 marzo 2023

Black Panther: Wakanda Forever (2022)

Oh, finalmente il momento è arrivato anche per me, signori! Black Panther: Wakanda Forever, diretto e co-sceneggiato nel 2022 dal regista Ryan Coogler e vergognosamente candidato a cinque premi Oscar (Angela Bassett miglior attrice non protagonista, Migliori Costumi, Miglior Make-Up e Acconciature, Miglior Canzone Originale e Migliori Effetti Speciali) ha inaugurato la Fase 1 del mio frantumamento di coglioni da MCU


Trama: dopo la morte di T'Challa, la sorella Shuri e la madre Ramonda cercano di andare avanti e di proteggere dalle mire internazionali un Wakanda indebolito dall'assenza del protettore Black Panther. La situazione precipita quando, per una serie di eventi, il principe di un popolo di creature subacquee decide di violare i confini della Nazione...


Sia messo agli atti che, all'alba del 20 Febbraio 2023, data in cui sto scrivendo questo post, ho raggiunto la saturazione, al punto che la visione di Black Panther: Wakanda Forever, già peraltro recuperato su Disney + invece che in sala, mi ha fatto passare la voglia di andare al cinema a vedere Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Recupererò poi con calma quello che viene già salutato come uno dei peggiori film del MCU, con buona pace di Bill Murray, perché se mi sono già fatta due palle cubiche con questo "capolavoro" di quasi tre ore, che continua a mietere premi e candidature in virtù di non ho capito ancora bene cosa, non oso immaginare davanti a una ciofeca certificata. Non è che Black Panther: Wakanda Forever sia brutto, intendiamoci, ma è sempre il SOLITO film Marvel che funge da riempitivo per qualcosa di più grande e, ancor peggio, per passare mille testimoni a personaggi di cui ormai ha smesso di interessarmi qualcosa col pensionamento dei vecchi titolari. T'challa è morto (ecco, la consapevolezza della morte reale di Chadwick Boseman, povero ragazzo, è l'unica cosa che mi ha mossa a commozione, in particolare durante il passaggio del logo MCU, silenzioso e interamente dedicato all'attore, ma parliamo di un minuto in un film che ne dura 161) e sorella e madre sono in crisi mistica, la prima letteralmente, ché ha scelto di dimenticare le radici wakandiane e dedicarsi completamente alla scienza. Tutti vogliono il Vibranio, minerale dalle proprietà fantascientifiche presente solo nel Wakanda, di conseguenza la nazione africana subisce attacchi più o meno continui da parte degli altri Stati mondiali, soprattutto ora che re e Black Panther non ci sono più; durante la forsennata ricerca del minerale, la CIA va inoltre a rompere incidentalmente le palle a Namor, sovrano semidivino e quasi immortale di un regno subacqueo discendente dagli Incas, il quale, com'è ovvio, va a spaccare i maroni ai Wakandiani e, invece di chiedere aiuto gentilmente, comincia a parlare di omicidi e guerra (d'altronde, anche nei fumetti Namor è famoso per essere un testa di pazzo umorale). La sceneggiatura di Black Panther: Wakanda Forever, ridotta all'osso, è questa. Purtroppo, gli sceneggiatori hanno voluto mettere altri quintali di carne al fuoco, col risultato che anche spunti potenzialmente interessanti, come la perdita della fede e il dubbio di aver basato miti e leggende su menzogne, piuttosto che la distruzione di civiltà evolute per mano di conquistatori senza scrupoli, per non parlare di una società in cui sono effettivamente le donne ad avere il potere e la conoscenza, si perdono nel marasma di upgrade, nuovi poteri, costumini ridisegnati e giovani eroi inseriti a cazzo de cane (e certo. La studentessa squattrinata che nel garage di papà ricostruisce l'armatura di Iron Man dopo avere creato, come progetto scolastico, un rilevatore di Vibranio. Ma la piantate di coglionare gli spettatori e di usare geniali quanto improbabili ragazzini prodigio come protagonisti delle serie con cui riempirete Disney +?).



Wakanda Forever è dunque un film Marvel né migliore né peggiore degli altri, ma nonostante ciò è stato candidato a ben cinque Oscar. Mettiamo pure da parte gli effetti speciali (belli, niente da dire, ma comunque impallidiscono inevitabilmente davanti a quelli di Avatar - La via dell'acqua, film che presenta un'ambientazione simile) e la canzone originale, che avendo mandato avanti i titoli di coda fino alla tristissima scena post-credit (triste nel senso di imbarazzante) ho saltato a pié pari, e parliamo di Angela Bassett. Ora, io non ho nulla contro la Bassett, ci mancherebbe, è un'attrice che mi è sempre piaciuta e la sua interpretazione di Ramonda, salvo per i capelli inguardabili da anziana del ghetto (il reparto make-up, parrucco e costumi probabilmente è stato candidato in virtù delle evocative mise sfoggiate dal cast durante i due funerali, altrimenti non si spiega, visto che anche gli Atlantid... perdonate, Talocaniani, sono abbastanza inguardabili, dei Na'avi sbiaditi), è palesemente frutto di impegno e coinvolgimento... ma per la miseria, vogliamo davvero metterla sullo stesso piano delle altre candidate, in termini di presenza scenica, importanza, capacità di emozionare e di fare riflettere? Suvvia, per quanto ancora il franchise dovrà vivere sugli allori della morte di Boseman e del retaggio di primo film con supereroi di colore, prima che spettatori e addetti ai lavori si rendano conto che l'unica "particolarità" della serie è una punta di serietà e cazzimma in più e la possibilità di fruire dei due film anche senza conoscere l'intera cosmogonia del MCU? Se ci si deve limitare a questo, allora, Eternals era molto simile, eppure è stato stroncato senza pietà, quando personalmente l'ho trovato leggermente più originale di altri. Ma tanto, chi se ne frega. Tra una settimana mi sarò dimenticata Wakanda Forever com'è successo con Black Panther, roba che davanti alla comparsa di Martin Freeman ho pensato: "ah, c'era pure lui nel primo?" e durante i discorsi su Killmonger ho detto a Mirco: "ah, ma perché, nel primo film era morto?". Insomma, alla grandissima! Anzi, per rimanere in tema, Imperius Rex!!  


Del regista e co-sceneggiatore Ryan Coogler ho già parlato QUI. Letitia Wright (Shuri), Lupita Nyong'o (Nakia), Danai Gurira (Okoye), Winston Duke (M'Baku), Angela Bassett (Ramonda), Martin Freeman (Everett Ross), Julia Louis-Dreyfus (Valentina Allegra De Fontaine) e Michael B. Jordan (Killmonger) li trovate invece ai rispettivi link. 

Tenoch Huerta interpreta Namor. Messicano, ha partecipato a film come Tigers are Not Afraid e La notte del giudizio per sempre. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e due film in uscita. 


Daniel Kaluuya avrebbe dovuto riprendere il ruolo di W'Kabi ma, essendo impegnato sul set di Nope, ha rinunciato. Preparatevi invece al ritorno di Dominique Thorne (già ai tempi del primo Black Panther tenuta come "seconda scelta" per il ruolo di Shuri, è stata ripescata per il ruolo di Riri Williams), nella serie Ironheart, che sarebbe dovuta uscire quest'anno ma probabilmente verrà rimandata, e in Avengers: Secret Wars, che dovrebbe uscire nel 2026 e tirare le fila di tutto 'sto casino. Nell'attesa, a mio avviso, se volete vedere Black Panther: Wakanda Forever vi basta solo recuperare Black Panther, anche perché siamo già arrivati a 29 film e 7 serie (senza contare quelle prodotte da Netflix, quelle che le hanno precedute e altre che non si è filato nessuno) e vi sfido a fare un rewatch senza soccombere! ENJOY!

venerdì 16 luglio 2021

Black Widow (2021)

Nonostante avessi stragiurato che MAI avrei pagato un accesso Vip all'esosissima Disney +, fatti due conti in tasca comprendenti imbarazzante pedaggio autostradale con annesso terrore di rimanere bloccati in coda ore causa ridente viabilità ligure (il multisala di Savona, SE riaprirà, lo farà a ottobre), imbarazzante prezzo del biglietto dell'UCI nel weekend (se poi ci metti la prenotazione per evitare di finire in posti covid-friendly aumenta persino di un euro), necessità di mettere qualcosa sotto i denti e Bolluomo giustamente ancora terrorizzato dal covid e ancora privo di seconda dose vaccinale, venerdì scorso ho regalato al malvagio Impero del Topo quei 20 euro e, proiettore con maxitelo alla mano, ho guardato Black Widow, diretto dalla regista Cate Shortland.


Trama: ricercata dal governo americano dopo la Civil War, Natasha Romanoff deve tornare ad occuparsi di alcune cose legate al suo passato e a quella che considera sua sorella a tutti gli effetti...


Possiamo non essere d'accordo col "buon" Stephen Dorff  che, durante un'intervista in cui ha parlato di tutt'altro, ha affermato en passant di provare imbarazzo per Scarlett Johansson e la sua scelta di partecipare a film che, ai suoi occhi, sono solo dei videogame? E figurati se non possiamo, ha ragione da vendere, così come ce l'ha Martin Scorsese. Eppure c'è gente, come me, che oltre a non vedere l'ora, sempre per citare Dorff, che arrivi "il nuovo Kubrick con cui girare un film" e soprattutto che esca una nuova pellicola di Scorsese, nell'attesa si gode anche giocattoloni come quelli della Marvel. Non tanto, ovviamente, perché sono dei capolavori (d'altronde, questa definizione calza a ben pochi frutti dell'immensa produzione cartacea della Casa delle Idee eppure tantissima gente continua a leggerli senza smettere dagli anni '70) quanto piuttosto per un meccanismo complesso che comprende l'amore per i personaggi, la curiosità di vedere come i vari scrittori si approcceranno a trame sempre più intricate, forse persino un perverso desiderio di completezza. Personalmente, il personaggio cinematografico di Natasha Romanoff non mi è mai dispiaciuto e ho apprezzato molto il modo in cui, dopo averla introdotta come bambolotta sexy in Iron Man 2, le hanno conferito spessore fino a renderla un po' il cuore degli Avengers, un'antieroina dal passato tragico capace di ottenere la fiducia di tutti i suoi compagni di squadra, persino quelli più "bacchettoni" come Steve Rogers, e l'idea di un suo spin-off in solitaria mi ha trovata più che entusiasta.


Col senno di poi, viste già tre serie Marvel, forse a Black Widow avrebbe giovato una divisione in sei puntate, ma ormai lo sanno persino i sassi che il film di Cate Shortland avrebbe dovuto uscire già l'anno scorso, a mo' di "chiosa" finale per la fase tre del MCU, invece in questo modo l'intera pellicola risulta un po' come un sassolino gettato in mezzo al mare, "salvato" giusto dalla scena post-credit che si riallaccia a quell'Occhio di falco che uscirà a novembre su Disney +. Aggiungerei però la questione all'ormai infinito elenco di cose di cui non mi frega una cippa e, siccome siamo già al secondo paragrafo, passerei a parlare un po' del perché Black Widow mi è piaciuto molto nonostante i suoi difetti. La spiegazione semplice è che Black Widow si incasella facilmente in uno dei generi che preferisco, quello delle "donne forti e misteriose piagate da un passato oscuro" come Nikita o Atomica Bionda, inoltre le donne forti di cui sopra sono interpretate da un'attrice che apprezzo molto (la Johannson) e da una che adoro (Florence Pugh), il che consente di avere sullo schermo due eroine toste dalla forte personalità di cui avrei seguito le imprese per ore. Volete un termine di paragone? Per quanto ami Tom Hiddleston e nonostante mi manchi ancora la puntata finale per dare un giudizio complessivo su Loki, preferirei passare intere giornate a guardare Yelena prendere in giro Natasha piuttosto che dover subire un minuto di scene love love tra Loki e Sylvie. Si può tranquillamente dire che la Johansson e la Pugh reggono da sole l'intera pellicola dopo un'inizio folgorante e cupo dalle inquietanti sfumature thriller da cui, purtroppo, il resto del film si distacca per abbracciare una natura più action e fracassona, a misura di grandi e piccoli in egual misura; se le prime scene mettono in tavola infanzie perdute di bambine torturate in nome di un orrore patriottico e senza volto con uno stile assai emotivo e difficile da ignorare (i titoli di testa sulle note della cover di Smells Like Teen Spirits cantata da Malia J mettono i brividi), andando avanti il focus della pellicola si concentra sull'azione, su problemi da risolvere, persone da liberare, un cattivo (potenzialmente un mostro ma probabilmente domani lo avrò già dimenticato) da sconfiggere e tutto l'orrore delle infanzie stuprate (anche letteralmente. Le "Vedove" sono sterili per un motivo ben preciso) diventa un di più, una nota di colore nera affidata a dialoghi che i soliti bonobi dell'internet hanno definito noiosi, da Sundance, e che invece fanno parte del fascino di un film che, ogni tanto, ci prova ad allontanarsi dal carrozzone brigittobardottiano di Ortolaniana memoria. 


Purtroppo, e quanto mi fa male dirlo visto che amo David Harbour, la cupezza che sia Natasha che Yelena portano come un mantello sulle spalle lascia troppo spesso il passo alle mattane del comic relief Alexei/Red Guardian, che ad ogni apparizione trascina con sé gli altri personaggi in un baratro di tristi gag che spezzano l'atmosfera seria ed inquietante che sarebbe altrimenti perfetta per un film simile. Un altro aspetto non particolarmente pregevole del film sono un paio di effetti speciali fatti veramente a tirar via, con un distacco tra attore e sfondo che mai mi sarei aspettata in una produzione Marvel del 2020 (il momento in cui Yelena fa saltare l'aereo all'interno della fortezza volante è da cavarsi gli occhi); è un peccato perché in generale Cate Shortland, tranne quando non è impegnata ad inquadrare le terga della Johansson, mostra di essere a suo agio sia nelle scene più concitate a base di inseguimenti, distruzione e corpo a corpo sia in quelle più "riflessive". In conclusione, non capisco tutto l'accanimento (non solo di Stephen Dorff , il quale poi, diciamolo, ha nominato Black Widow solo una volta, non ha concesso un'intera intervista sull'argomento, come invece hanno fatto credere tutti i titoli clickbait dei giornalacci online) contro Black Widow, che a me è parso un film dignitosissimo per il suo genere e il suo target, per inciso formato al 90% da persone che non si meriterebbero Florence Pugh né ora né mai e alle quali sanguinerebbero gli occhi davanti agli altri film che vedono la presenza della mia adorata. Personalmente, alla meravigliosa Florence consegnerei le chiavi del MCU e imporrei la sua presenza in ogni film futuro ma poi mi priverei del talento di costei per opere ben più valide, e allora mi accontento di questo carinissimo Black Widow, aspettando con pazienza di innamorarmi di un'altra supereroina dal cuore d'oro e i modi di un portuale. 


Di Scarlett Johansson (Natasha Romanoff / Vedova nera), Florence Pugh (Yelena Belova), Rachel Weisz (Melina), David Harbour (Alexei), Ray Winstone (Dreykov), William Hurt (Segretario Ross), Olga Kurylenko (Antonia/Taskmaster) e Julia Louis-Dreyfus (Valentina Allegra de Fontaine) ho parlato ai rispettivi link.

Cate Shortland è la regista della pellicola. Australiana, ha diretto film come Somersault, Lore e Berlin Syndrome - In ostaggio. Anche sceneggiatrice, ha 53 anni.


Ever Anderson
, che interpreta Natasha da bambina, è una delle splendide figlie di Paul W.S. Anderson e Milla Jovovich (di cui è la copia sputata) e potremo rivederla sullo schermo nell'imminente live action Peter Pan & Wendy proprio nei panni di Wendy Darling; al suo fianco come piccola Yelena c'è la sempre adorabile Violet McGraw, che i più attenti ricorderanno per le sue partecipazioni nella prima stagione di Hill House e in Doctor Sleep. Anche Emma Watson e Saoirse Ronan erano tra le prescelte per il ruolo di Yelena, la Watson addirittura era l'attrice più accreditata, ma per fortuna l'ha spuntata l'adorabile Pugh, che dovrebbe tornare nell'imminente serie Occhio di falco; sul fronte regia, Chloé Zhao, alla quale era stato proposto il film, ha preferito invece realizzare Eternals. Il film si colloca durante Captain America: Civil War e precede dunque di parecchio gli eventi accorsi in Infinity War ed Endgame; se volete capirci qualcosa vi conviene dunque recuperare il film in questione, mentre per non rimanere perplessi dalla post credit scene dovete guardare la serie Falcon and The Winter Soldier. ENJOY!

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