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venerdì 19 gennaio 2024

Alien (1979)

Mi sono impelagata in una challenge settimanale su Letterboxd (che non so, ovviamente, se riuscirò a mantenere fino a fine anno e che non pubblicherò secondo il calendario, visto che sono già passate due settimane dalla visione del film...) e il primo prompt era "Most popular horror film on your watchlist". La scelta è così caduta su Alien, diretto nel 1979 dal regista Ridley Scott.


Trama: durante il viaggio di ritorno, l'astronave cargo Nostromo riceve un segnale da un altro pianeta. Quello che gli esploratori riportano a bordo è l'inizio di un incubo...


Mi rendo conto ora che la challenge non contemplava rewatch per il primo prompt, quindi mi tocca dichiarare di averla fallita in partenza. Pazienza, erano decenni che non riguardavo Alien e non ne avevo mai parlato sul blog, quindi sono contenta, anche se sarà dura scrivere qualcosa di intelligente che non sia mai stato detto su un riconosciuto capolavoro della fantascienza e dell'horror. Quindi, largo ad impressioni personali e banalità, senza troppi voli pindarici. Alien è il film perfetto per chi, come me, è refrattaria alla fantascienza "cervellotica" e adora l'horror, perché si può tranquillamente riassumere come un creature feature o un home invasion nello spazio, con l'aggiunta di un pizzico di body horror che lo rende ancora più inquietante. La trama, ridotta all'osso, è di una semplicità estrema perché prevede la progressiva morte dei membri dell'equipaggio per mano di una creatura portata a bordo dopo la breve esplorazione di un pianeta ostile e cupo, ma è tutto il "contorno" a contare. Fin dall'inizio, il clima all'interno della Nostromo comunica inquietudine ed incertezza: il viaggio di ritorno dell'equipaggio è stato interrotto dall'intercettazione di una comunicazione misteriosa e, per cause squisitamente contrattuali, gli occupanti dell'astronave sono costretti a fermarsi e indagare. L'impressione inziale che si ha, al di là dell'ovvio scoramento dei personaggi, è che non solo lo spazio esterno sia loro nemico, ma anche la tecnologia interna alla nave, sensazione che viene confermata più avanti nel film. Al di fuori della linda ed asettica sicurezza delle capsule di ipersonno, gli ambienti sono claustrofobici e, sembrerebbe, vetusti, fatti di corridoi male illuminati e sale che danno l'impressione di essere garage o cortili esterni, zeppi come sono di cianfrusaglie impilate e persino danneggiati da una condensa in grado di generare scrosci d'acqua continui. L'unica prova di una tecnologia all'avanguardia è l'esistenza dell'A.I. Mother, ma anche quest'ultima non offre risposta alcuna ai dubbi crescenti del capitano e del suo secondo, anzi, sembra quasi essere andata a scuola da Hal 9000: la vita umana, nello spazio, vale quanto il due di coppe a briscola e può essere facilmente sfruttata, distrutta e rimpiazzata, aggiungendo un ulteriore livello di orrore a quello già incarnato dall'alieno del titolo.


Il facehugger prima e il chestburster poi rappresentano lo schifo primigenio di avere il proprio corpo violato e non potervi porre rimedio, lo xenomorfo nato dal sangue e dalle viscere incarna il terrore di venire cacciati e uccisi da una creatura priva di sentimenti "e per questo perfetta". I risultati, in entrambi i casi, è l'annientamento della vita, forse per questo i protagonisti e unici sopravvissuti sono, rispettivamente, una donna e un gattone. Tra l'altro, Ripley è proprio il personaggio che, per la prima ora, viene messo in ombra dal resto di una ciurma in cui ognuno è dotato di un ruolo archetipico ben definito, con tutto ciò che consegue in termini di sorpresa e coinvolgimento quando quello che si pensava fosse il protagonista viene fatto fuori come gli altri; la stella di Ripley sorge dal nulla, ma quando lo fa non abbiamo occhi che per lei, per la forza che Sigourney Weaver infonde in ogni sguardo, in ogni tentativo di posporre l'ineluttabile maledizione scagliata contro lei e il resto dell'equipaggio da una creatura ancora più deprecabile dell'alieno. Il confronto finale tra la bella, il gatto e la bestia è da antologia, un colpo di coda dopo un piccolo afflato di speranza alla fine di intere mezz'ore passate a non respirare, ed ho sempre amato tantissimo il modo in cui Ripley viene mostrata quasi nuda e quindi ancor più indifesa, mentre indossa biancheria immacolata, costretta ad affrontare una creatura dall'impenetrabile corazza, nera come la pece. E' fin troppo facile immaginare un corpo femminile violato da zanne e denti o, peggio ancora, costretto a dare vita a un altro essere mostruoso, ed è anche per questo che il nostro cuore vola verso la sfortunata fanciulla e continua a tremare anche durante gli scabri titoli di coda, perché come ci si può ancora fidare di una tecnologia che ha causato tanto dolore?


Mi sono riletta un attimo e vedo che ho sproloquiato, ma questo è una specie di diario, non un sito di recensioni serie (che lascio ad altri più esperti di cinema in generale e della saga in particolare), quindi poco importa. Mi preme sottolineare come, nell'anno del Signore 2024, se l'alieno progettato da Giger incute ancora il terrore di Dio e della Madonna (ed è talmente insinuante e pieno di rimandi fallici che non starei nemmeno qui a parlarne, visto che lo fanno tutti), ciò che spezza di più il cuore è vedere quella tavolata iniziale zeppa di talento attoriale, ad oggi decimata. Harry Dean Stanton, John Hurt, Ian Holm e Yaphet Kotto hanno tutti lasciato questo mondo, e vederli lì, giovani e forti, impegnati in ruoli e sequenze talmente iconici da lasciare un segno nella storia del cinema, porta anche i più aperti di mente a diventare vecchi dentro e scuotere la testa al grido di "non ci sono più i film/gli attori di una volta". Scott lo dovrebbe sapere, visto che non comprendo come lo stesso regista di Alien possa avere realizzato una palla pretenziosa e cringe come Napoleon, ma ringraziamo che, all'epoca, avesse talento da vendere e tanta voglia di sperimentare. Alien, infatti, è un miracolo di regia, montaggio, scenografie, colonna sonora ed effetti speciali, un capolavoro che ha generato troppi emuli mediocri e che non bisognerebbe rivedere solo una volta ogni dieci anni, come ho fatto io (a rischio di dimenticare dettagli fondamentali. Ma questo si chiama Alzheimer, mi sa), ma dedicargli almeno un omaggio all'anno. Un buon proposito da mantenere per il futuro!


Del regista Ridley Scott ho già parlato QUI. Tom Skerritt (Dallas), Sigourney Weaver (Ripley), Veronica Cartwright (Lambert), Harry Dean Stanton (Brett), John Hurt (Kane), Ian Holm (Ash), Yaphet Kotto (Parker) li trovate invece ai rispettivi link.


Per il ruolo di Ripley, la scelta era tra Sigourney Weaver e Meryl Streep, ma quest'ultima, all'epoca, era in lutto per la morte del compagno John Cazale; Harrison Ford ha invece rifiutato il ruolo di Dallas. La saga di Alien è proseguita con Aliens - Scontro finale, Alien 3, Alien - La clonazione, Prometheus, Alien: Covenant e l'aggiunta degli spin-off Alien vs Predator e Aliens vs. Predator 2. Se il genere vi piace, recuperateli tutti! ENJOY!

mercoledì 25 marzo 2015

Harold e Maude (1971)

E' arrivato finalmente il momento di parlare di uno dei miei film preferiti, scoperto tanti anni fa grazie alla cara Ilaria de Il profumo delle pagine stampate! Sto parlando del cult Harold e Maude (Harold and Maude), diretto nel 1971 dal regista Hal Ashby.


Trama: Harold è un ragazzo taciturno, che adora spaventare la madre inscenando falsi suicidi e andare ai funerali. Proprio durante una di queste funzioni il giovane incontra l'anziana Maude, che riuscirà a cambiargli la vita...



Se pensate che il mio adorato Wes Anderson sia innovativo e abbia una visione assai particolare delle relazioni umane e dell'individualità, vi consiglio fin da ora di recuperare Harold e Maude, così da scoprire una delle tante fonti d'ispirazione dell'eclettico regista che, come già Tarantino, non ha inventato nulla ma ha riaggiornato un genere, filtrandolo attraverso il suo gusto peculiare. Harold e Maude racconta infatti una strana (e probabilmente per l'epoca al limite dell'immoralità) storia d'amore tra una ragazzo e un'anziana che si sono letteralmente scambiati il modo tradizionale di concepire l'esistenza: laddove Harold guarda infatti alla morte con una curiosità e una fascinazione che hanno del morboso, Maude celebra la vita in ogni suo aspetto. Harold è l'antenato di tutti i personaggi Andersoniani, dotati di un'intelligenza fuori dal comune, delle doti artistiche che li rendono in grado di prendersi gioco di chi li circonda, di un fondamentale odio per l'umanità; pur essendo cresciuto in una famiglia molto benestante, l'assenza del padre e la convivenza con una madre che si accorge di lui solo quando il ragazzo mette in scena i suoi spettacolari suicidi lo ha trasformato in una persona taciturna ed infelice, incapace di ribellarsi all'autorità della famiglia, del governo (lo zio militare) e della società (lo psichiatra e il prete). In mezzo all'oscurità e all'uggia che lo circondano, Maude diventa praticamente un raggio di sole e una speranza per Harold, che giustamente comincia ad innamorarsi della vita e dell'anziana signora. Maude, a differenza di Harold, ha avuto una vita piena (sicuramente anche zeppa di difficoltà e dolore) e la sua celebrazione della libertà sta proprio nella capacità di accettare tutte le cose, quelle belle come quelle brutte, e di seguire i propri desideri senza lasciarsi condizionare da preconcetti, leggi o divieti, rimanendo splendida e giovane anche nella decadenza della vecchiaia.


Per lo spettatore dotato di un'intelligenza perlomeno media è impossibile provare disgusto davanti alle tenerezze di Harold e Maude, disgusto manifestato ed enfatizzato da un prete che definire leppegoso sarebbe davvero poco; il modo in cui i due personaggi si sostengono e si rendono felici a vicenda, regalandosi nuove esperienze e arrivando anche al punto di lasciarsi con serenità è praticamente l'emblema di come dovrebbe essere una storia d'amore, in grado di trascendere qualsiasi pregiudizio ed egoismo. Harold e Maude è diventato un classico immortale non solo grazie alla storia che racconta ma anche per come lo racconta. Ruth Gordon e Bud Cort sono bravissimi, molto teneri e toccanti; lei è un vulcano, riesce ad interpretare un personaggio borderline senza cadere nel ridicolo e ad infondere nell'anziana Maude una bellezza e un fascino che molte attrici giovani le invidierebbero mentre lui, nonostante sia costretto a mostrarsi goffo, rigido e freddo, non riesce a nascondere la profonda tristezza dell'animo di Harold, incapace di vivere e comportarsi da ragazzo e per questo condannato a soffrire di solitudine anche davanti alle sue coetanee (la scena iniziale è emblematica ed indimenticabile perché Harold non viene inquadrato in viso e il suo linguaggio corporeo non è quello di un ragazzo, bensì quello di un anziano gentiluomo giunto alla sua ultima ora: la sorpresa quando l'inquadratura lo mostra per la prima volta è tanta, credetemi!). Importantissima inoltre la gradevole colonna sonora composta da Cat Stevens, che nei testi rispecchia perfettamente il modo di essere dei due personaggi e il contrasto tra la piena consapevolezza di Maude e la convinzione di Harold di essere invisibile ed insignificante, mentre il leitmotiv If you want to sing out, sing out è un palese invito a vivere appieno la propria individualità: d'altronde, come dice Maude in una delle scene più belle del film, i problemi del mondo derivano dalle persone che sono come UNA margherita ma si lasciano trattare come se fossero parte di un campo. Voi non nascondetevi in un campo di margherite e cominciate a riflettere un po' su voi stessi e sul mondo, magari recuperando questo piccolo gioiellino!


Di Tom Skerritt, che interpreta il poliziotto in moto, ho già parlato QUI.

Hal Ashby è il regista della pellicola (e anche l'uomo con la barba che guarda passare i modellini dei treni). Americano, ha diretto pellicole come L'ultima corvé, Tornando a casa e Oltre il giardino. Anche attore e produttore, è morto nel 1988 all'età di 59 anni.


Ruth Gordon (vero nome Ruth Gordon Jones) interpreta Maude. Americana, ha partecipato a film come Rosemary's Baby (per il quale ha vinto giustamente l'Oscar come miglior attrice non protagonista grazie al ruolo di Minnie Castevet, ripreso anche nel film TV Cosa è successo a Rosemary's Baby), Io & Annie e a serie come Kojak, Love Boat e Colombo. Anche sceneggiatrice, è morta nel 1985, all'età di 88 anni.


Bud Cort (vero nome Walter Edward Cox) interpreta Harold. Americano, ha partecipato a film come M.A.S.H., Heat - La sfida, Dogma, The Million Dollar Hotel, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Number 23 e a serie come Ai confini della realtà, Batman e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatore e compositore, ha 67 anni e un film in uscita, Il piccolo principe, dove doppierà il personaggio del Re.


Cyril Cusack interpreta Glaucus. Nato in Sud Africa, ha partecipato a film come La spia che venne dal freddo, Fahrenheit 451, ... Più forte ragazzi!, Don Camillo, Orwell 1984, Il mio piede sinistro e Cuori ribelli. E' morto nel 1993, all'età di 82 anni.


Harold e Maude "vanta" ben due remake, un film TV francese del 1978 e un film TV Serbo-Croato del 2001; fossi in voi li eviterei ma magari se la pellicola vi fosse piaciuta recupererei Il laureato, Rushmore e I Tenenbaum! ENJOY!

domenica 7 ottobre 2012

Ted (2012)

Venerdì sera mi sono letteralmente fiondata a vedere Ted, il primo film diretto da quel gran geniaccio di Seth MacFarlane, con aspettative a dir poco elevate. L'orsetto sboccato avrà mantenuto quello che aveva promesso?


Trama: da piccolo, John esprime un desiderio, ovvero che il suo orsacchiotto diventi davvero il suo migliore amico. Il bambino viene esaudito... e a trentacinque anni si ritrova costretto a scegliere tra l'amore della sua vita e l'ingombrante presenza del volgarissimo, esilarante "rimbombamico" di peluche.


Prendete una qualsiasi puntata dei Griffin ed estendetene la durata fino a raggiungere un'ora e mezza, sottraete le parti più surreali del cartone animato e rendete i personaggi leggermente meno caricati e un pochino più intelligenti: in questo modo riuscirete a farvi una vaga idea di quello che vi aspetterà durante la visione di Ted. Letta così, la mia sembrerebbe una critica, ma non è affatto così, perché la pellicola d'esordio di Seth MacFarlane è una divertentissima supercazzola con un protagonista a dir poco esilarante, che conserva alcune delle caratteristiche tipiche dei lavori televisivi del regista e omaggia quelle vecchie, demenziali commedie anni '80 con le quali sono cresciuti quelli della mia generazione. Ovvio, non aspettatevi la rivelazione comica dell'anno perché, purtroppo, una volta superata la metà del film il ritmo si smorza e la trama prende una piega un po' ridicola e a dir poco pretestuosa, tuttavia nel corso della visione ci si fanno parecchie grasse risate e si esce dal cinema con una voglia pazza di avere un peluche come Ted per amico... oppure di vedere Flash Gordon.


Sì perché il punto di forza di Ted (che è poi, fondamentalemente, il motivo del successo de I Griffin) è il gusto unpolitically correct per l'assurdo e la critica di alcuni stereotipi tipicamente americani, unito ad un citazionismo nerd che travalica i limiti della comprensione umana, lo sfacciato utilizzo con presa in giro di attori ormai dimenticati, film imbarazzanti, colonne sonore, citazioni e gadget che hanno fatto storia. In questo senso, le sequenze più riuscite sono quella iniziale, quando il narratore (in originale il grandissimo Patrick Stewart) ci introduce la storia come se fosse un'edificante fiaba per bambini salvo poi aggiungere dettagli "stridenti" con frasi sempre più ciniche e assurde, l'esilarante colloquio di Ted con il suo datore di lavoro e le conseguenti lavate di capo con promozione annessa e la delirante, divertentissima festa a casa dell'orsacchiotto con guest star quali Sam J. Jones, ovvero il Flash Gordon dell'omonimo e trashissimo film anni '80, e un folle vicino cinese con tanto di oca guerriera al seguito. A fronte di tutto questo, la banale storia dell'uomo affetto da sindrome di Peter Pan che cerca di responsabilizzarsi per la donna che ama diventa solo un pretesto per giocare con la carismatica figura di questo orso ex bambino prodigio, sboccato, alcolista, amante delle canne e gran donnaiolo.


Quindi, davanti a un personaggio costruito in modo così perfetto, sia per quanto riguarda la personalità che per quanto riguarda gli effetti speciali che lo rendono letteralmente vivo e in grado di interagire con gli ambienti e con le persone in carne ed ossa, il difetto del film salta subito all'occhio, ed è proprio l'incapacità degli attori veri di tenere testa al protagonista di peluche. A farne le spese sono non tanto Mark Wahlberg e Mila Kunis, simpatici e abbastanza credibili nella loro rappresentazione di giovane coppia in crisi alle prese con il terzo, incontrollabile estremo di un triangolo che, decisamente, non avevano considerato, quanto purtroppo il povero Giovanni Ribisi, costretto in un ruolo di ex bambino traumatizzato dall'impossibilità di avere Ted tutto per sé e cresciuto per diventare padre di un ciccionissimo e viziato moccioso a cui nessuno può dir di no. La parte finale del film, che vede protagonista questa improbabile coppia di rapitori padre e figlio, strappa qualche risata per la vaga analogia con Il silenzio degli innocenti ed è funzionale alla crescita definitiva di John, però risulta anche la più debole della pellicola ed è molto tirata per i capelli, come se MacFarlane non avesse un'idea ben chiara su come concludere Ted. Detto questo, comunque, come primo sforzo cinematografico del regista questo film merita la sufficienza piena e consiglio a tutti di andarlo a vedere, perché le risate sono assicurate!


 Di Mark Wahlberg (John), Mila Kunis (Lori), Giovanni Ribisi (Donny) e Tom Skerritt (se stesso), ho già parlato nei rispettivi link.

Seth MacFarlane è regista e sceneggiatore della pellicola, nonché voce originale dell'orso Ted. Americano, alla sua prima esperienza come regista, può vantarsi di essere la mente dietro alle serie I Griffin, American Dad! e The Cleveland Show. Anche produttore, ha 39 anni.


Joel McHale interpreta Rex. Nato a Roma, ha partecipato a film come Spiderman 2 e a serie come Will & Grace, CSI: Miami, Robot Chicken e Sons of Anarchy. Anche sceneggiatore e produttore, ha 41 anni.


Patrick Stewart in originale presta la voce al narratore. Inglese, famosissimo per aver interpretato il ruolo del Capitano Picard nella serie Star Trek e in diversi film tratti da essa, lo ricordo per altre pellicole come Excalibur, Dune, Space Vampires, Pazzi a Beverly Hills, Robin Hood - Un uomo in calzamaglia, X - Men, X - Men 2, X - Men - Conflitto finale, X - Men Origins: Wolverine; come doppiatore, ha lavorato per i film Nausicaa della valle del vento, Pagemaster - L'avventura meravigliosa, Il principe d'Egitto e per le serie I Simpson, American Dad! , I Griffin e Futurama. Anche regista e produttore, ha 72 anni e tre film in uscita, tra cui l'imminente Die Hard - Nulla è come appare.


Patrick Warburton, che nel film interpreta l'ambiguo Guy, è la voce originale del paralitico sbirro Joe de I Griffin. Se Ted vi fosse piaciuto, vi consiglio di buttarvi sull'esilarante Paul. ENJOY!




martedì 22 marzo 2011

Mash (1970)

Esistono dei film molto particolari, che non possono rientrare semplicemente in una sola categoria. M.A.S.H., diretto nel 1970 dal regista Robert Altman, è un esempio calzante di questa mia affermazione. La pellicola, che ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale (tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Richard Hooker, pubblicato nel 1968), può sicuramente essere definita una commedia, ma anche un film di guerra a tutti gli effetti.


Trama: durante la guerra di Corea, due abili chirurghi, Hawkeye (Falco, in italiano) e Duke, vengono trasferiti in un ospedale da campo militare. Lì si scontrano con il bigotto ed incapace maggiore Burns, si alleano con il chirurgo McIntyre, e cercano di superare gli orrori della guerra con umorismo, alcool e soprattutto donne.


Se dovessi definire con un termine MASH, mi verrebbe in mente commedia nera. E’ innegabile che il film faccia ridere, però sono risate che si mescolano alla vista di serissimi e continui interventi chirurgici, che ci ricordano sempre dove si trovano i personaggi. Altman non gira una commedia demenziale alla Animal House, per intenderci, anche se i temi trattati (ribellione alle autorità, donne, alcool, problemi sessuali, sfide da vincere contro spocchiosi nemici ecc. ecc.) sono per lo più gli stessi: il regista vuole immergerci nella realtà della guerra, e mostrarci come dei competentissimi chirurghi possano riuscire a non diventare pazzi e a sopravvivere, continuando a svolgere un lavoro che hanno scelto in un contesto che sicuramente avrebbero voluto evitare. La competenza, quindi, va di pari passo con l’indisponenza, con la mancanza di rispetto, con la palese infrazione delle regole, che nel film vengono incarnate non già dal povero e debole colonnello Blake, il cui unico obiettivo è vivere tranquillo e tormentare il povero Radar, ma dal Maggiore Burns e dal Maggiore Houlinan, alias Bollore: il primo è un bigotto ed un chirurgo incompetente, capace solo di fomentare panico e dispensare vergogna, mentre la seconda è una fanatica della disciplina militare, tanto bella quanto fredda e “maschile”, in un certo senso, e per questo vittima dei pesanti scherzi di Hawkeye e compagni.


Sì, perché le donne sono allo stesso tempo necessarie e subordinate all’interno del film. La figura dell’infermiera è indispensabile al lavoro dei chirurghi ma anche al buonumore dei soldati, che non perdono occasione per portarsene a letto qualcuna, in barba a mogli e fidanzate lontane. Questa doppia valenza della donna si può vedere nel primo dei quattro episodi in cui è idealmente diviso il film: nel primo Bollore viene apprezzata come infermiera, ma assolutamente messa in ridicolo come donna, tanto da beccarsi il poco simpatico soprannome e perdere ogni autorità davanti ai compagni e ai superiori, finché negli ultimi due episodi non la vediamo accettare il suo ruolo di trastullo sessuale ed ochetta, solo per essere accettata. Nel secondo episodio, invece, si vede come “dovrebbe” essere la donna ideale del gruppo: disponibile ad aiutare in ogni modo, con buona pace del povero Cassiodoro che pensava già di essere diventato un gay impotente nonostante gli attributi fuori dal comune. E proprio in questo secondo episodio viene ripresa l’amaramente ironica ballata iniziale (scritta peraltro dal figlio quattordicenne del regista, Mike): “Suicide is Painless/ it brings on many changes/ and you can take or leave it if you please”; quasi tutti i personaggi scelgono di affrontare la vita evitando la soluzione facile e meno dolorosa, ovvero il suicidio, il dentista Cassiodoro (alias Painless, appunto, in originale) sceglierebbe invece di smettere di combattere, sopraffatto dalla perdita della virilità, ad aggiungersi a tutte le brutture della guerra.


Passando ad aspetti più tecnici, la pellicola è ovviamente molto ben diretta, e anche ben recitata. Traspaiono purtroppo la maretta che doveva esserci sul set e la tensione tra regista e produttori, elementi che si mescolano a parecchia improvvisazione: il risultato, quindi, è ibrido come il film, ovvero una sensazione di generale “diffidenza” e di rigidità che si mescola a scene ottimamente riuscite e naturalissime. Tra i quattro episodi, il terzo è quello dove viene mostrata meglio quella dicotomia di cui parlavo all’inizio, con i due chirurghi che fanno il bello e il cattivo tempo all’interno di un ospedale militare approfittando della loro bravura, mentre i primi due episodi sono sicuramente i più divertenti; nel secondo, soprattutto, Altman si sbizzarrisce con immagini decisamente artistiche, mostrandoci l’Ultima Cena di Cassiodoro con una tavolata di personaggi messi nelle stesse posizioni immortalate da Leonardo nel suo capolavoro, ed una scena molto “disneyana”, con una principessa che risveglia il bello addormentato in un modo un po’ poco ortodosso. Particolarissima anche la colonna sonora, zeppa di “storici” pezzi americani cantati in giapponese ed inframmezzata da improbabili annunci con l’altoparlante, un rumore di sottofondo costante che ci accompagna fino agli intelligenti titoli di coda, dove viene presentato il film della serata… ovvero MASH, appunto. In definitiva, come film MASH mi piace e lo consiglio. Molto probabilmente non è facile da apprezzare come un Animal House o un Blues Brothers, ma a mio avviso è un importante pezzo di storia cinematografica, specchio di un’epoca neanche troppo lontana.


Di Donald Sutherland, che interpreta Hawkeye Pierce, ho già parlato qui.

Robert Altman è il regista della pellicola. Grandissimo “vecchio” del cinema americano, lo ricordo per splendidi film come Nashville, America oggi, Gosford Park e Radio America, la sua ultima opera. Inoltre, si è fatto le ossa con serie televisive come Alfred Hitchcock presenta e Bonanza. Altman è morto di leucemia nel 2006, all’età di 81 anni.


Robert Duvall interpreta il maggiore Frank Burns. Uno dei più grandi attori americani viventi, i fan lo ameranno innanzitutto per il ruolo di Tom Hagen nella trilogia de Il Padrino, io l’ho semplicemente adorato nei panni del Colonnello Kilgore in Apocalypse Now, ma ha partecipato a molti altri film come Il buio oltre la siepe, Quinto potere, Terrore dallo spazio profondo, Colors – Colori di guerra, Giorni di tuono, Un giorno di ordinaria follia, Qualcosa di cui… sparlare, La lettera scarlatta, Phenomenon e A Civil Action, che gli ha fatto vincere l’Oscar come miglior attore non protagonista. Ha inoltre partecipato a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà e The Outer Limits. Ha 80 anni e un film in uscita.


Elliott Gould interpreta John McIntyre. Americano, i più lo ricorderanno per avere interpretato il papà di Monica e Ross in Friends; io lo ricordo anche per una trashata nazionale come I miei primi quarant’anni (per chi se lo fosse scordato è un orrendo biopic che racconta la vita di Marina Ripa di Meana, come se a qualcuno ne fosse fregato qualcosa…), lo Shining televisivo, American History X, Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen. In TV ha lavorato per telefilm come Ai confini della realtà, La signora in giallo, Avvocati a Los Angeles, Masters of Horror, Law & Order e CSI e prestato la voce per serie come American Dad! e Kim Possible. Ha 73 anni e quattro film in uscita.


tn-500_19Tom Skerritt interpreta Duke Forrest. Americano, tra i suoi film ricordo il bellissimo Harold e Maude, Alien, La zona morta, Top Gun, Poltergeist III: ci risiamo, Fiori d’acciaio, Orchidea selvaggia 2, l’inguardabile La mia peggiore amica e Desperation, mentre per le serie a cui ha partecipato citerei Bonanza, Ai confini della realtà, Will & Grace, West Wing, Law & Order e La zona morta. Ha 78 anni e un film in uscita.


Fred Williamson interpreta “Spearchucker” Jones. Nonostante compaia pochissimo e praticamente solo verso il finale, mi sento in dovere di parlare quest’attore, visto che la sua faccia particolarissima e la sua verve hanno contribuito a rendere ancora più divertente un film che io adoro, Dal tramonto all’alba. Tra le sue altre pellicole ricordo Quel maledetto treno blindato (da cui Tarantino ha preso spunto per Inglorious Basterds), Gli adoratori del male e Starsky & Hutch; ha inoltre partecipato a serie come  Star Trek, Chips, Fantasilandia e Renegade. Americano, ha 73 anni e cinque film in uscita.


E ora, un paio di curiosità. Dal film e dal libro è stata tratta una serie televisiva dal titolo omonimo, andata in onda dal 1972 al 1983, che contava nel cast solo tre degli attori presenti nella pellicola: Gary Burghoff e G. Wood hanno mantenuto rispettivamente i ruoli di Radar e del Generale Hammond, mentre Timothy Brown, che nel film interpretava il Caporale Judson, nella serie ha preso il ruolo di Spearchucker. Esistono inoltre altri tre spin – off, uno dedicato completamente a McIntyre, uno che racconta i destini dei personaggi dopo la guerra di Corea e uno che racconta le peripezie di Radar all’interno della polizia. Se vi fosse piaciuto MASH, io vi consiglio di recuperare un altro classico contro la guerra: Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick. Un capolavoro. E ora vi lascio con il trailer di MASH... ENJOY!

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