Visualizzazione post con etichetta woopi goldberg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta woopi goldberg. Mostra tutti i post

martedì 5 settembre 2023

Bolla Loves Bruno: I protagonisti (1992)

Bolla Loves Bruno atipico quello di oggi, perché parliamo de I protagonisti (The Player), diretto nel 1992 dal regista Robert Altman, dove Bruccino compare per 1 minuto o poco più.


Trama: il produttore hollywoodiano Griffin Mill si ritrova ad essere oggetto di misteriose minacce. Nel tentativo di fare chiarezza, la sua vita si ingarbuglia ancora di più...


Non avendo mai visto I protagonisti, ho dovuto rischiare. Immaginavo che Bruce avrebbe avuto giusto una particina, visto che interpretava se stesso, ma nel caso non fosse stato così mi sarei sentita punta nella mia pignoleria. E' andata comunque bene, perché I protagonisti è la satira graffiante e tristemente attuale di un sistema che ha rifiutato i grandi Autori degli anni '70 preferendo un cinema di consumo e privo di coraggio, dove le cose che contano di più sono happy ending (anche paradossali), divi strapagati e tutto ciò che possa attirare lo spettatore medio, che ovviamente va fidelizzato. Altman si mette al servizio dello sceneggiatore Michael Tolkin e riporta su schermo tutto il suo disgusto verso il sistema delle grandi case di produzione, da cui il regista era stato tenuto lontano per anni, trasmettendo allo spettatore la sensazione di un "anti-sogno", di un freddo e caotico business dove uomini d'affari in giacca e cravatta plasmano e guidano i gusti del pubblico puramente in base a un'idea di profitto. Lo splendido piano sequenza iniziale, in tal senso, è lapalissiano: dieci minuti durante i quali miriadi di idee nascono e muoiono nel giro di una telefonata o una rapida conversazione, con gli studios brulicanti di formiche umane in cerca di una briciola di torta, i loro destini appesi a un filo anche nel caso di personaggi influenti, come nel caso di Griffin Mill. Quest'ultimo, il protagonista del film, è un giovane produttore che rischia di venire messo da parte in favore di un collega e che, come se non bastasse, continua a ricevere minacciose cartoline da parte di uno sceneggiatore scartato. Questo è l'aspetto del film che può risultare gradevole anche per chi non è appassionato di cinema, in quanto I protagonisti ha l'ossatura di un thriller non privo di colpi di scena, all'interno del quale le indagini di Mill prendono una piega sinistra e sempre più pericolosa; la cinepresa di Altman, coadiuvata dall'ottimo montaggio di Geraldine Peroni, circonda Mill di presagi funesti nascosti in locandine e cartoline, lo rende oggetto di sguardi da parte di figure sempre un po' defilate e accresce così il ritmo e la suspance del film.


So che la rubrica dovrebbe parlare di Bruce Willis (il quale, negli anni '90, poteva già permettersi di parodiare se stesso in una breve sequenza che è la summa di tutti i suoi personaggi, ironici e badass fino al midollo) ma il cuore nero de I protagonisti, stavolta, è Tim Robbins. Mill non è un personaggio gradevole, per nulla; fin dall'inizio viene connotato come uno squalo dai gusti snob, un uomo pavido consapevole dei suoi modi sbagliati, praticamente il "fratello" del protagonista di un altro film con Bruce Willis, Il falò delle vanità. Anche in questo caso, una sceneggiatura amaramente ironica sottolinea come, in una società dove l'unica cosa a contare sono fama e soldi, gente come Mill avrà sempre vita facile, non necessariamente per i "capricci" di uno sceneggiatore, ma è comunque difficile non lasciarsi coinvolgere, per buona parte del film, dalle vicende del protagonista e non tifare per lui, visto che tutto è filtrato dalla sua percezione personale. Tim Robbins è stata una scelta di casting fondamentale, con quella sua faccina da bimbo e gli occhi di un freddo blu che, da sempre, gli conferiscono un'aura ambigua, mentre l'altro colpo di genio è stato affiancargli co-protagonisti ancora più sgradevoli di lui e dotarlo di un antagonista, di uno stalker e persino di un affascinante love interest, tutti subdoli cliché che impediscono allo spettatore di odiarlo come meriterebbe. L'importante, guardando I protagonisti, è non lasciarsi sviare dalla marea di attori famosi che appaiono anche solo per un istante a gettarci fumo negli occhi (e deliziarci con battute improvvisate), facendoci girare la testa con la testarda illusione che, una volta arrivati a Hollywood, si possa inciampare in stelle del cinema e venire annaffiati di champagne, ma il gioco del who's who appassiona e regala momenti epici come quello del monologo dell'adoratissimo Richard E. Grant e la spassosa sequenza dell'interrogatorio con riconoscimento annesso, durante i quali credevo di strozzarmi dalle risate ad ogni espressione di Whoopi Goldberg. Come avrete capito, se non avete mai visto I protagonisti vi siete persi una gran cosa che consiglio senza remore... e pazienza per Bruno, al quale dò un amorevole appuntamento per il prossimo film!

Non si nomina Bruno!

Del regista Robert Altman ho già parlato QUI. Tim Robbins (Griffin Mill), Whoopi Goldberg (Detective Avery), Peter Gallagher (Larry Levy), Brion James (Joel Levison), Vincent D'Onofrio (David Kahane), Dean Stockwell (Andy Civella), Richard E. Grant (Tom Oakley), Jeremy Piven (Steve Reeves), Karen Black, Michael Bowen, Gary BuseyRobert Carradine, CherJames CoburnJohn Cusack, Peter FalkLouise Fletcher, Teri Garr, Jeff GoldblumElliott GouldAnjelica Huston, Jack LemmonAndie MacDowell, Malcom McDowell, Nick NolteJulia Roberts, Mimi RogersAlan RudolphSusan SarandonRod SteigerRobert Wagner e Bruce Willis li trovate invece ai rispettivi link.

Greta Scacchi interpreta June Gudmundsdottir. Nata a Milano, ha partecipato a film come Presunto innocente, Jefferson in Paris, Emma, Il morso del coniglio e a serie quali The Terror. Ha 63 anni e un film in uscita.

Fred Ward interpreta Walter Stuckel. Americano, indimenticabile Earl Bassett della saga Tremors, ha partecipato ad altri film come America oggi, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale, Reazione a catena, e a serie quali L'incredibile Hulk, Grey's Anatomy, E.R. Medici in prima linea e True Detective. Anche produttore, è morto l'anno scorso, a 80 anni.


Nella miriade di guest star presenti nel film e non ancora "coperte" da un post sul Bollalmanacco segnalo il regista Sydney Pollack nei panni di Dick Mellen, Gina Gershon (Whitney Gersh) e, come se stessi, Richard Anderson, Harry Belafonte, Brad Davis, Dennis Franz, Scott Glenn, Sally Kellerman, Marlee Matlin, Burt Reynolds e Lily Tomlin, mentre le scene con Jeff Daniels e Patrick Swayze sono invece state tagliate. Nel 1997 era stato realizzato un pilot televisivo mai mandato in onda, con Patrick Dempsey nel ruolo di Mill. ENJOY!

martedì 15 maggio 2012

Palle in canna (1993)

Scorrendo le pagine del Bollalmanacco mi sono resa conto che mancano recensioni su pellicole dichiaratamente demenziali. Rimedio oggi alla mancanza, parlando di Palle in canna (National Lampoon’s Loaded Weapon 1), diretto nel 1993 da Gene Quintano.


Trama: gli agenti Colt e Luger, l’uno scapestrato, l’altro ligio alle regole, devono smantellare un’organizzazione che riesce a smerciare cocaina… trasformandola in biscotti delle Giovani Castorine.

"Wiilderness Guuurls!" Questa immagine vale da sola l'intero film. Comunque.
 Noi mocciosi degli anni ’80 siamo cresciuti con film storici (e storicamente dementi) come le serie di Una pallottola spuntata, Scuola di polizia e Hot Shots!, tutte supercazzole esilaranti e completamente folli che, ancora adesso, è impossibile non citare praticamente a memoria. Questo Palle in canna era arrivato un po’ fuori tempo massimo ed è sicuramente inferiore ai titoli che ho citato, ma quanto a demenza non scherza neppure lui, ed è particolarmente apprezzabile per la marea di grandissimi attori chiamati a recitare parti più o meno importanti all’interno della pellicola. La trama, ovviamente, è un pretesto per prendere in giro innanzitutto la serie Arma letale, con gag che riprendono direttamente alcune storiche sequenze dei film con Mel Gibson (una su tutte: la camminata nudo al chiaro di luna o quella in cui Samuel L. Jackson è seduto sulla tazza del cesso), mescolandole con “omaggi” ad altri film di genere che prevedono un eroe provato dalla vita e dall’amore, ormai disilluso, possibilmente alcolizzato e  pronto a vivere ai margini della legge, ovviamente affiancato dal poliziotto perfettino, una gnocca paurosa e legata al supercriminale di turno, ambigui testimoni, scagnozzi sacrificabili, esplosioni come se piovessero e capi urlanti.


Più di altri film simili, però, questo Palle in canna si distingue per la serie davvero ininterrotta di gag. Non c’è un solo momento in cui, anche solo sullo sfondo, non succeda qualcosa di assurdo, né dialoghi che non siano basati sul nonsense assoluto: insomma, un’ora e mezza di follia completa, sulla quale è abbastanza duro fare una critica prettamente cinematografica, anche perché visivamente non è granché come film. Per quanto riguarda gli interpreti, però, c'è da dire che Palle in canna da parecchie soddisfazioni. Abituati come siamo a vedere Samuel L. Jackson calato nel ruolo di badass per eccellenza, assistere alle buffissime smorfie che fa nel film è semplicemente esilarante e più di una volta il buon Sam ruba la scena all'inespressivo Emilio Estevez; a questo si aggiungono anche un Tim Curry con l'accento tedesco (o austriaco, chissà!!) e la parrucchetta bionda da giovane castorina poco meno che leggendario e un William Shatner in formissima nei panni del supervillain talmente cattivo da riuscire persino a mangiarsi dei piranha vivi. Se a questo aggiungiamo anche un' "inquadratura gratuita della topa" (che torna sul finale per agitarsi sulle note di Bohemian Rhapsody dei Queen), l'esilarante confronto tra due pezzi da novanta come Tim Curry e Woopi Goldberg, il General Mortars confuso col General Motors, la faccia di Luger quando Colt gli racconta del suo rapporto con la "partner" Claire (si sentiva esclusa e mi ha fatto i bisogni nelle scarpe), gli errori sintattici di Becker, la metamorfosi di Destiny e mille altre trovate geniali, è ovvio che Palle in canna diventa un film da vedere almeno una volta nella vita.

Ma anche questa non scherza. Notare la parrucca della Goldberg!!

Di Samuel L. Jackson (Wes Luger), Tim Curry (Jigsaw), Lin Shaye (è la testimone che “incastra” Mr. Potato), Woopi Goldberg (Sergente York), Bruce Willis (il tizio con la roulotte sbagliata), Corey Feldman (poliziotto giovane), ho già parlato nei rispettivi link.

Gene Quintano è il regista della pellicola, al suo terzo film. Molto più famoso come sceneggiatore (suoi capisaldi della commedia demenziale come Scuola di polizia 3 e 4), anche produttore, attore e assistente alla regia, ha 66 anni.


Emilio Estevez interpreta Jack Colt. Figlio di Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen, lo ricordo per film come I ragazzi della 56esima strada, Breakfast Club, Brivido, Cuba Libre – La notte del giudizio, Mission: Impossible e serie come Two and a Half Men. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 50 anni.


Jon Lovitz (vero nome Jonathan M. Lovitz) interpreta Becker. Americano, ha partecipato a film come Big, Ho sposato un’aliena, Ragazze vincenti, Scappo dalla città 2, Matilda 6 mitica, Rat Race e doppiato Fievel conquista il West oltre ad alcuni episodi de I Simpson; ha anche partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita. 


William Shatner interpreta il General Mortars. Attore canadese universalmente conosciuto come Capitano Kirk della serie Star Trek, ha partecipato a film come L’aereo più pazzo del mondo.. sempre più pazzo, Osmosis Jones, American Psycho II, Dodgeball e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, Hercules e Una famiglia del terzo tipo (dove ha interpretato il fantomatico e più volte nominato Grande Capoccione Gigante). Anche sceneggiatore, produttore, regista e compositore, ha 81 anni.


F. Murray Abraham (vero nome Fahrid Murray Abraham) interpreta Harold Leacher. Americano, ha partecipato a film come Serpico, Tutti gli uomini del presidente, Scarface, Amadeus (che gli è valso l’Oscar come miglior attore protagonista), Il nome della rosa, I promessi sposi, Il falò delle vanità, Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, Mimic e I 13 spettri, oltre a serie come Il tenente Kojak. Ha 63 anni e cinque film in uscita. 


Charlie Sheen (vero nome Carlos Irwin Estevez) interpreta il parcheggiatore. Fratello di Emilio Estevez e figlio di Martin Sheen, lo ricordo per film come Platoon, Wall Street, Ore contate, Hot Shots!, Hot Shots! 2, I tre moschettieri, Essere John Malkovich, Scary Movie 3 e 4, Wall Street: Il denaro non muore mai e per aver partecipato alle serie Friends e Two and a Half Men. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha anni e un film in uscita.


Incalcolabile la marea di guest star che compaiono solo per una battuta o poco più: tra quelle che ho riconosciuto segnalo James Doohan, che riprende il ruolo “trekkiano” di Scotty per aggiustare la macchina del caffè all’interno della stazione di polizia, Denis Leary, che presta la voce alla tigre Diego della serie L'era glaciale, nel ruolo di Mike McCracken, Denise Richards (ex moglie di Charlie Sheen e interprete di Sex Crimes e Starship Troopers) nei panni di una delle Judy, i Chips Erik Estrada e Larry Wilcox nei panni di se stessi e Christopher Lambert come passante in macchina. Il film in originale si intitola Loaded Weapon 1, perché era già in progetto di dotarlo di un seguito… quando però il film ha incassato poco, non se n’è fatto più nulla. Se comunque, a dispetto degli incassi, il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare la trilogia de Una pallottola spuntata, Starsky & Hutch e anche il recente e divertentissimo Red. ENJOY!!


martedì 3 agosto 2010

Toy Story 3 (2010)

Ce l’ho fatta! Ho finito la trilogia, e finalmente posso dire senza ombra di dubbio che quella di Toy Story è una delle più belle che esistano, e farebbe degna figura accanto a quella del Padrino e a quella dei Guerre Stellari originali. Quando sono uscita dal cinema dopo aver visto Toy Story 3 di Lee Unkrich volevo rientrare per rivederlo, e non sto scherzando!

toy story 3

La trama: sono passati 10 anni dall’ultimo film. Ridendo e scherzando Andy è cresciuto, ha abbandonato i giocattoli di sempre e ora sta per andare al college. Per un errore tutti i giocattoli meno Woody arrivano quasi ad essere buttati nella spazzatura, quindi Buzz e compagnia decidono di fuggire dal padroncino ingrato e di trovare rifugio in un asilo. Naturalmente, anche quello che sembra tutto rose e fiori in realtà nasconde qualcosa di torbido, e starà a Woody aiutare gli amici nella grande fuga…

Toy-Story-3-Movie-Stills-disney-9631011-620-347

Come nel film, anche nella realtà sono passati 10 anni. Ovviamente in questo lasso di tempo la CG è migliorata tantissimo, così che ora non si riesce più a scorgere un solo difetto grafico in Toy Story 3, le cui immagini sono di una bellezza e di una nitidezza incredibili, anche senza l’ausilio del sempre inutile 3D (ma almeno questa volta non viene male agli occhi come davanti all’Alice in Wonderland di Tim Burton…), ma chi pensava che la forma avrebbe superato la “sostanza”, e che dopo 10 anni gli sceneggiatori si sarebbero limitati a cavalcare la nostalgia per i due film precedenti, come spesso accade, si è sbagliato di grosso. Toy Story 3 è un gioiello assolutamente superiore ai primi due, che regala momenti di pura commozione e di devastante ilarità, assieme ad una trama che lascia a bocca aperta ed incerti sul finale in più di un momento.

toy-story-3-4

Come sempre, quello che adoro di tutti i Toy Story, compreso questo, è che nonostante la storia sia ovviamente di fantasia, la realtà si avverte con tutta la sua spietatezza. L’inizio è un colpo al cuore per tutti i fan. Dopo una splendida sequenza ambientata nel glorioso passato in cui Andy creava incredibili avventure da vivere assieme ai suoi amici giocattoli, ci viene mostrato il bimbo ormai cresciuto, con Woody e compagnia che cercano in tutti i modi di richiamare la sua attenzione e farlo tornare a giocare con loro. Andando avanti si scopre che, col passare degli anni, non tutti i giocattoli “ce l’hanno fatta”, e sono stati buttati via o venduti: il pinguino Wheezy, la pastorella Bo Peep, la lavagna magica, i piccoli trolls. Nessuna concessione alla nostalgia dunque (anche se è vero che sono stati eliminati i personaggi più deboli…), neppure ai sentimenti del povero Woody che nutriva una forte simpatia per la procace pastorella. Vero è che, dal punto di vista pratico, una simile scelta consente agli sceneggiatori di concentrarsi su un ristretto gruppo di personaggi iperaffiatati e sicuramente divertenti e di aggiungerne di nuovi, in grado di non fare assolutamente rimpiangere chi non c’è più: l’orso Lotso è un villain molto più carismatico del debole Stinky Pete, Barbie e Ken sono semplicemente esilaranti e molte delle gag più azzeccate sono quelle che li riguardano, e il gruppetto di giocattoli di Molly è delizioso (il riccio shakespeariano e i pisellini nel baccello in primis, senza contare che il Totoro che la pargola tiene in camera mi ha fatta sbavare d’invidia…).

Toy-Story-3-1

Senza rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto il film, Toy Story 3 riprende tutti i temi accennati nei primi due film (l’amicizia, il senso di appartenenza ad un gruppo, l’inesorabilità del tempo che passa, l’accettazione di sé stessi e dei propri limiti) e tira le somme del discorso, arrivando ad una conclusione logica, per quanto malinconica. Il finale e le immagini che vengono mostrate poco prima, con i giocattoli che si tengono per mano uniti da un comune destino, sono talmente emblematiche ed emozionanti che mi viene il magone ancora adesso a scriverne. Un perfetto circolo che si chiude, e che ci riporta al primo, lontano episodio: spero davvero che a nessuno venga in mente di spezzare questo equilibrio miracoloso con un quarto episodio o partirò personalmente ad inibire eventuali sacrileghi registi o sceneggiatori. Tornando a temi più faceti, invece, vorrei far notare un paio di cose che ho adorato. Innanzitutto l’aspetto horror della pellicola, che veniva giusto accennato nei primi due film, nel terzo esplode con i personaggi della bambolina priva di un occhio che ruota la testa nemmeno fosse posseduta e soprattutto con l’orrenda scimmia urlante che batte i piatti, è identica a quella descritta dal buon Stephen King in uno dei racconti della raccolta Scheletri. Seconda cosa, l’aspetto vintage. Innanzitutto vorrei far notare che la Barbie del film indossa la stessa tutina con cui veniva venduta Barbie Aerobica, la prima che mi hanno comprato, datata 1984, e tutto l’immenso guardaroba dell’ambiguo Ken (Lovin’animal Ken, per la cronaca, figlio di una linea di pupazzi talmente trash che all’epoca non avevo nemmeno chiesto a mamma di comprarmi la Barbie in pendent) è ispirato ad abitini realmente esistiti, alcuni dei quali tra l’altro li ho anche visti di persona e ci ho persino giocato. Tra gli altri giocattoli conosciuti anche da noi segnalo il telefono della Fisher Price doppiato da Jerry Scotti e la Fattoria Parlante (qui genialmente utilizzata come roulette per le scommesse d’azzardo con i soldi del Monopoli) della Mattel con la quale ho giocato fino alla nausea da piccina.

Toy-Story-3-Ken-And-Barbie

Toy Story 3 ha anche delle gag che possono venire capite solo da chi ha visto i primi due film. Innanzitutto i piccoli alieni verdi diventano finalmente padroni del “Dio Artiglio” che tanto venerano e riescono anche a salvare il loro “papà” Mr. Potato Head, ricambiando il gesto compiuto dalla patata in Toy Story 2. Buzz viene resettato, e riportato alla condizione di borioso e antipatico Ranger Spaziale che tanto odio aveva causato in Woody nel primo film. A proposito di Buzz, la sua versione spagnola è semplicemente strepitosa (come la canzone Hay un amigo en mi cantata dai Gipsy Kings nei titoli di coda..) e lo rende uno dei personaggi migliori del film, anche se i miei preferiti sono, oltre agli ovvi Barbie, Ken e alieni verdi, un Mr. Potato Head che in questo terzo episodio, assieme alla moglie novella Cassandra, da davvero il bianco (la gag della tortilla e del cetriolo sono da antologia) e le new entry: Chuckles il clown triste, i tre pisellini nel baccello e il riccio teatrante. Uno stuolo di guest star tra i doppiatori italiani; intelligentemente ripescati Fabrizio Frizzi e Massimo D’Apporto, rispettivamente nei panni di Woody e Buzz, al già citato Gerry Scotti si aggiungono Claudia Gerini nel ruolo di Barbie, il mitico Fabio De Luigi nel ruolo di Ken e l’inaspettato Giorgio Faletti nel ruolo del clown triste. Siete ancora qui a leggere?? Andatelo a vedereeee!!!!!

Chuckles-shares-Lotso-s-Story-toy-story-3-13477055-650-364
 
Di Tom Hanks, che in originale doppia Woody, ho già parlato qui, Tim Allen lo trovate qua; Lee Unkrich, finalmente promosso regista, è stato nominato qui mentre un breve profilo di Joan Cusak, la voce di Jessie, lo trovate qua. Tra le guest star che prestano la voce ai personaggi secondari figura anche Timothy Dalton, di cui ho già parlato qui, in questo caso doppiatore del riccio attore Mr. Pricklepants.

Michael Keaton in originale presta la voce a Ken. Geniale attore americano legatissimo al primo Burton (come dimenticare la sua meravigliosa performance come Beetlejuice in Beetlejuice – Spiritello porcello o come Bruce Wayne in Batman e Batman Returns?), negli ultimi tempi purtroppo la sua carriera è finita un po’ sotto tono. Lo ricordo comunque in film come Quattro pazzi in libertà, My Life – questa mia vita, Mi sdoppio in quattro, Jackie Brown, Out of Sight, Jack Frost, White Noise, Herbie – Il supermaggiolino e telefilm come Frasier. Come doppiatore ha lavorato nei film Porco Rosso, Cars – Motori ruggenti e per la serie I Simpson. Ha 59 anni e un film in uscita.

1648_8621

Woopi Goldberg spunta a sorpresa come doppiatrice di un personaggio molto secondario, quasi invisibile, il polpo Stretch. Eppure questa attrice (che definire solo comica è riduttivo...) è una delle più grandi in assoluto e ha persino vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista per il film Ghost. Tra le sue altre pellicole ricordo Il colore viola, Jumpin’ Jack Flash, Il grande cuore di Clara, Sister Act – Una svitata in abito da suora, Palle in canna, sister Act 2 – Più svitata che mai, Una moglie per papà, Bordello of Blood, Bogus – L’amico immaginario, la versione televisiva di Alice nel Paese delle Meraviglie, Ragazze interrotte e Rat Race; ha inoltre partecipato a un episodio de La Tata, doppiato Il re leone, Pagemaster – Un’avventura meravigliosa, Rugrats – Il film e parecchi episodi di Capitan Planet e i Planeteers. Newyorchese, ha 55 anni e due film in uscita.

10348

Ned Beatty in originale presta la voce all’orsacchiotto Lotso. Americano, lo ricordo per film come l’inquietante Un tranquillo weekend di paura, Nashville, Tutti gli uomini del presidente, Quinto potere (per il quale è stato nominato all’Oscar come Miglior attore non protagonista), L’Esorcista II: L’eretico, Superman, 1941: Allarme a Hollywood, Superman II, Giocattolo a ore e l’esilarante Riposseduta; ha inoltre partecipato ad episodi delle serie Il tenente Kojak, MASH, Hunter, La signora in giallo, Alfred Hitchcock presenta, Pappa e ciccia, e CSI: Scena del crimine. Ha 78 anni e un film in uscita, Rango: un cartone animato di Gore Verbinski doppiato, tra gli altri, da Johnny Depp, che ha per protagonista un camaleonte in crisi d’identità perso per il deserto… mah!

BEATTY_188119291_150x200

Jodi Benson in originale presta la voce a Barbie. Mi sembrava carino spendere due parole per questa attrice americana dalla splendida voce, visto che grazie a lei, nel 1989, ha preso vita la Ariel de La Sirenetta, personaggio a cui è rimasta legata per tutti i seguiti e spin – off nati da quel primo film. Inoltre, ha doppiato personaggi di Nausicaa della Valle del vento, Thumbelina – Pollicina, Flubber – Un professore tra le nuvole, A Bug’s Life, Toy Story 2, Giuseppe il re dei sogni e della serie Hercules, inoltre ha recitato in un episodio del telefilm Hunter. Ha 49 anni.

Jodi+Benson+1102

E ora, siccome il post è particolarmente lungo, vi lascio semplicemente con il trailer del film… ENJOY!



Se vuoi condividere l'articolo