lunedì 9 luglio 2018

Unsane (2018)

Nonostante un weekend intenso, che mi ha portata a rimandare la visione de La prima notte del giudizio, sono comunque riuscita a rimanere aggiornata sulle uscite settimanali grazie a Steven Soderbergh e all'ultimo film da lui diretto, Unsane.


Trama: Sawyer Valentini è una ragazza traumatizzata da un pesantissimo episodio di stalking accorso nel suo passato. Convinta di non essere in grado di superare il terrore da sola, Sawyer decide di recarsi in un centro comportamentale dove viene internata a causa di un inghippo burocratico e dove comincia a vedere il suo stalker dietro ogni angolo...


Quest'anno il superlavoro a cui si costringe Soderbergh (ma non aveva smesso di dirigere film o ricordo male io?) lo ha portato ad essere spesso presente nelle sale italiane, con due pellicole che più diverse non si può. Da una parte abbiamo La truffa dei Logan, divertente e quasi coeniano nella sua rappresentazione di personaggi al limite del borderline, diretto con tutti i crismi del caso; dall'altro, abbiamo questo Unsane, thriller ripreso interamente con un I-Phone 7 che rispetto al film precedente risulta quasi "piccolino", una sorta di divertissement. Peccato che di divertente Unsane non abbia proprio nulla e che, anzi, nella prima parte spinga lo spettatore a provare un'angoscia incredibile per la facilità con cui un paio di legalissime gabole presenti all'interno del complesso sistema sanitario-assicurativo americano possano privare una persona della libertà senza che né polizia né avvocati possano metterci becco. La storia, infatti, prevede che la protagonista, reduce da una terrificante esperienza di stalking e per questo costretta a cambiare città, lavoro e abitudini, non sia più in grado di relazionarsi normalmente con nessuno e decida quindi di chiedere aiuto ad un centro comportamentale. La povera Sawyer si aspetta di parlare con uno psichiatra e concordare un paio di incontri, non di più, invece si ritrova internata dopo avere messo una firma su fogli mai letti con attenzione (cosa sbagliatissima!!). Ora, il bello di Unsane è che la protagonista, interpretata da una fantastica Claire Foy, sia fondamentalmente una persona che ne ha le palle piene di vedersi mettere i piedi in testa da chicchessia e che si ritrova all'improvviso trattata da pazza, privata dei suoi diritti e costretta ad affrontare delle infermiere equiparabili a kapò, col risultato che la degenza di un giorno si prolunga inevitabilmente nel tempo in virtù dei suoi violentissimi scatti di rabbia. E poi, ovviamente, c'è lui, lo stalker, la cui presenza improvvisa all'interno della struttura potrebbe essere l'ennesimo segno di come Sawyer sia effettivamente matta da legare oppure la persona più sana del mucchio, dottori ed infermieri compresi.


Quest'incertezza sulla quale si costruisce l'intera prima metà del film è ciò che rende Unsane un gioiellino di suspance anche a fronte di una storia molto banale, già raccontata in decine di altri film simili, mentre la seconda parte si appoggia maggiormente all'aspetto più horror del genere thriller e in generale diventa abbastanza prevedibile ma non per questo sgradevole. Due aspetti interessanti hanno tuttavia catturato la mia attenzione, al di là della già citata bravura di Claire Foy, incazzosa e terrorizzata dall'inizio alla fine. Il primo aspetto è la forza con la quale, a un certo punto, Sawyer affronta il suo stalker, con un monologo fiume da applauso, in cui si concentra un tale mix di odio, disgusto, frustrazione e desiderio di fare male che bisognerebbe campionarlo e farlo ascoltare, a mo' di tortura, a tutti coloro (uomini e donne) che si fissano talmente tanto su una persona da distruggerle la vita, fantasticando su un amore impossibile ed egoista che bisogna assolutamente imporre sull'altro... per fare cosa, poi? Per raddoppiare l'inadeguatezza e l'infelicità? Ah, che bella cosa. Il secondo aspetto ad avermi colpita è la scelta di girare il film con un I-Phone 7. Nonostante, tecnicamente, non dimostri nulla se non che Soderbergh è in grado di realizzare un prodotto pulito e assolutamente guardabile persino con l'ausilio di un telefonino, io l'ho intesa come espressione di nera ironia. Infatti, Sawyer è alternativamente costretta a rinunciare al cellulare (e a tutte le app ad esso connesse, Facebook e Instagram in primis) in quanto principale mezzo attraverso cui lo stalker può arrivare a conoscere tutto di lei e dei suoi amici o familiari, oppure a dipendere da esso per cercare di riconquistare la sua libertà; il fatto che il regista sfrutti proprio questo mezzo per riprendere le sventure della ragazza rende ancor più, a mio avviso, l'idea di  impotenza e vulnerabilità davanti a un occhio nascosto, invadente e malevolo. O forse, per carità, Soderbergh voleva solo fare il figo, tutto può essere. A prescindere, consiglio comunque la visione di Unsane, ottimo thriller per rinfrescare le calde serate estive!


Del regista Steven Soderbergh ho già parlato QUI. Joshua Leonard (David Strine), Amy Irving (Angela Valentini), Juno Temple (Violet) e Matt Damon (poliziotto, non accreditato) li trovate invece ai rispettivi link.

Claire Foy interpreta Sawyer Valentini. Inglese, ha partecipato a film come L'ultimo dei templari, The Lady in the Van e a serie quali The Crown. Anche, ha 34 anni e due film in uscita tra cui Quello che non uccide, dove interpreterà Lisbeth Salander.


Se Unsane vi fosse piaciuto recuperate Ratter: Ossessione in rete. ENJOY!

domenica 8 luglio 2018

Tau (2018)

Spinta come sempre da uno degli ottimi articoli di Lucia, qualche sera fa ho guardato una delle ultime aggiunte al catalogo Netflix, il film Tau, diretto dal regista Federico D'Alessandro.


Trama: la giovane Julia viene rapita e sfruttata da un geniale quanto folle scienziato, per fare progredire degli esperimenti legati alle intelligenze artificiali.


Ho cominciato la visione di Tau con perplessità assortite: chi parlava di filmetto, chi di roba con un inizio talmente brutto da sembrare girato da dei bulgari (cit.), chi nominava la serie B. Non so perché ma ad un certo punto sono arrivata ad aspettarmi una roba trucida alla Baskin, senza aver forse presente la natura dei lungometraggi Netflix, normalmente assai patinati e garbati, per usare un eufemismo. Questi due aggettivi calzano perfettamente a Tau, soprattutto il primo, poiché lo stile con cui è stato girato, fotografato e "scenografato" (si può dire?) gli conferisce quella patina di nobiltà ruffiana che lo eleva dallo stato di semplice film di serie B e crea una sorta di cortocircuito mentale nello spettatore mediamente scafato. La storia di Tau, infatti, è semplicissima e i personaggi sono tagliati con l'accetta, soprattutto il cattivo da operetta interpretato da Ed Skrein, dotato della gamma emotiva e del carisma di un termosifone, malvagio "perché sì", padrone di una non ben precisata ditta che tutti i giorni esce a lavorare nonostante sia palesemente ricco sfondato, altrimenti la trama che lo prevede infinocchiato a poco a poco non andrebbe avanti.Un po' più sfaccettata, ma nemmeno troppo, è la protagonista Julia, fanciulla che vive di espedienti e che un giorno si ritrova prigioniera del folle Alex; in virtù di non si sa bene cosa, apparentemente a causa di alcuni traumi infantili, il cervello di Alex è l'ideale per sviluppare quello dell'intelligenza artificiale che sta costruendo lo scienziato, quindi la fanciulla viene sottoposta a un'infinità di test tra il difficile e il doloroso, il tutto sotto la supervisione di Tau. Ora, sarà che Tau è doppiato da Gary Oldman ma il personaggio più vivo, simpatico e reale di tutto il film, l'unico che spinge lo spettatore a preoccuparsi davvero per il suo destino (forse perché è l'unico che subisce un'evoluzione mentre gli altri due rimangono più o meno uguali), è proprio quest'entità artificiale ed incorporea, incarnata in un bell'occhio coloratusso e pixelloso e in un robot assassino che purtroppo non viene sfruttato a dovere, chissà se per problemi di budget o di censura.


Il rapporto che si viene a creare tra Julia e Tau è coinvolgente per la sua natura "formativa", con la ragazza che diventa una sorta di maestra di vita che spalanca a Tau le porte non solo della conoscenza esterna ma anche dell'autocoscienza, portandolo ad allontanarsi dalla sua natura artificiale e a mettere in dubbio persino la bontà del suo creatore; curioso, insicuro e a tratti persino pauroso, Tau diventa sempre più intrigante e calamita l'attenzione dello spettatore più di quanto non faccia la bella confezione preparata da Federico D'Alessandro. Costui è figlio del MCU, ha imparato tanto lavorando come storyboarder e si vede: il regista è più interessato al contenitore che al contenuto, ama giocare con ombre profonde e colori al neon, rende l'occhio di Tau quasi ipnotico con quel mix di oro, rosso e verde (a me continuava a tornare in mente Doctor Strange, giuro...), ricerca le simmetrie e l'eleganza in ognuno degli ambienti che compongono la casa di Alex, con dispendio di superfici riflettenti, schermi giganti di Garlandiana memoria e luci soffuse. Insomma, D'Alessandro infiocchetta parecchio una storia semplice e a suo modo "rozza", che probabilmente negli anni '80 sarebbe stata realizzata con dovizia di particolari trucidi e ambientata in tre asettici set tutti uguali, e rischierebbe di farla diventare spocchiosa al limite dell'antipatico se non fosse per il personaggio titolare. Fortunatamente, la storia scorre abbastanza liscia e coinvolgente, incagliandosi qua e là giusto quando i due umani sono costretti ad interagire, e questo esercizio di stile diventa una coccola per gli occhi mentre il cervello si rilassa e si diverte, possibilmente senza fare troppo le pulci alla suspension of disbelief in vacanza. Dunque, se cercate un film per passare una serata in estiva letizia, Tau potrebbe essere quello che fa per voi... aggiungo solo un appunto a chi magari non ama gli horror: non fatevi ingannare dalla maggior parte delle foto presenti in rete, ché sembrerebbe quasi di avere a che fare con l'ennesimo emulo di Saw. Tolta qualche goccia di sangue all'inizio, Tau è completamente innocuo e non fa paura nemmeno per sbaglio, sfortunatamente per noi splatteromani all'ultimo stadio.


Di Maika Monroe (Julia) e Gary Oldman (voce di Tau) ho parlato ai rispettivi link.

Federico D'Alessandro è il regista della pellicola. Uruguayano, si è fatto le ossa come storyboarder per il Cinematic Universe della Marvel ed è al suo primo lungometraggio come regista.


Ed Skrein interpreta Alex. Inglese, ha partecipato a film come Deadpool e a serie quali Il trono di spade. Anche regista e sceneggiatore, ha 35 anni e tre film in uscita, tra cui Alita: Angelo della battaglia.


Se Tau vi fosse piaciuto recuperate Ex Machina. ENJOY!

venerdì 6 luglio 2018

Il Bollodromo #56: Lupin III - Parte 5 - Episodio 13


Dopo la settimana di pausa giustamente concessa agli animatori, è tornata in onda sulla TV giapponese la quinta serie di Lupin e, approfittando di questo "stacco", ho scelto di cambiare il giorno di programmazione dei post ad essa dedicati, che d'ora in avanti pubblicherò al venerdì così da avere più materiale per garantire continuità nel blog anche d'estate. Ma ora bando alle ciance e parliamo un po' di 弓と王女とテロリスト (Yumi to Oujo to Terorisuto - L'arco, la principessa e il terrorista), tredicesimo episodio della serie. ENJOY!


Con questa puntata comincia il Terzo Capitolo della serie e con esso una nuova storia che vede il ritorno dell'hacker Ami. Avevamo lasciato la ragazzina ad Annecy, in una boarding school piena di ragazzine facoltose, e lì la ritroviamo. Attraverso una triste mail scritta a Zenigata, ormai diventato suo tutore a tempo pieno, scopriamo che la vita scolastica di Ami non è proprio tutta rose e fiori: le lezioni sono ovviamente noiose per una col suo Q.I. e farsi delle amicizie non è facile, soprattutto perché Ami continua a ricorrere all'Underworld e alle sue skill informatiche per qualsiasi cretinata. Alla fanciulla si prospetta quindi un lunghissimo periodo d'isolamento ma ecco che il suo cammino incrocia quello della principessa di Padar, un incrocio tra Nadia de Il mistero della pietra azzurra e la Principessa Mononoke. Spirito libero che, nonostante le nobili origini, ama tirare con l'arco (appendendo corvi morti in giro per evitare che altri corvi "invadano" la scuola. Ora, a parte che ad Annecy i corvi non sono nemmeno parenti dei demoni-mostro che ci sono in Giappone ma poi... che barbarie, santo cielo!!) e cucinare sbobba accendendo fuochi nei prati, la principessa fa subito amicizia con Ami, affascinata dagli ideali della nobile rampolla, secondo i quali ognuno deve fare ciò che lo rende felice (uccidere corvi, n.d.B.) a prescindere dal giudizio altrui. Fine dello slice of school life, chissenefrega di 'ste due mocciose! Quel che voglio sapere è "cosa fa Jigen nel frattempo?".


Si stira i ventordici completi tutti uguali che tiene nell'armadio, che domande. Ciò gli fa onore, ché un uomo che riesce ad essere cool pur "abbassandosi" a stirare come una casalinga di Voghera lo vorrei in casa anche subito, e non mi è dispiaciuto nemmeno l'inedito look cappello floscio + codino che compone la sua divisa da casa (meglio di quelle imbarazzanti camicie da notte che gli mettevano negli anni '70... ho ancora gli incubi!!). Ma torniamo all'argomento principale. Intanto che Jigen stira, Lupin imbastisce il prossimo piano: rubare una gemma custodita proprio dalla principessa di Padar, guarda un po' il caso!  Nel frattempo Fujiko, la quale col piffero che stira, si è già introdotta all'interno dello staff della boarding school puntando la stessa gemma ma non fa in tempo a portare avanti il proprio piano che l'edificio viene assediato dai terroristi. E niente, per i Giapponesi ormai Francia = terrorismo, l'abbiamo capito. Il commando prende quindi prigioniere le ragazze più facoltose della scuola, principessa in primis, così da chiedere la liberazione di alcuni commilitoni incarcerati in cambio della vita delle fanciulle; inoltre, i terroristi paiono conoscere bene le capacità di hacker di Ami, che viene per questo  imbavagliata e rinchiusa in un'altra aula. La ragazza, credendosi tanto figa quanto furba, prova a corrompere il suo carceriere proponendogli di slegarla così da fare "cose", ma costui non è uno scemo e le ricorda che ci sono millemila "cose" da fare anche legati. Ami, che non ha visto Kill Bill, va giustamente in panico e comincia già a dire addio alla propria verginità... ma per fortuna sua arriva a salvarla Fujiko, che prima la prende in giro per lo scarso utilizzo di trucchetti che la donna usava con successo già negli anni '70 (rimediando una botta di kuso bitch!, in pratica zoccolademmerda!) poi le mostra, con la pratica, quanto ne deve fare di strada ancora prima di sfruttare il proprio corpo come arma.


Infatti santa Fujiko, in quattro e quattr'otto, con le chiappe di fuori, le sise al vento, la parlantina sciolta e insospettabili capacità di piccola chimica, corre a liberare le principessine prigioniere e già che c'è fa secchi i terroristi E disinnesca una bomba, superando anche questa volta il dinamico trio Lupin/Jigen/Goemon nel frattempo giunto nella boarding school passando per il bosco. Ami può così riabbracciare la principessa di Padar e tutto è bene quel che finisce bene ma... nandarou??!! Uno dei professori, un biondastro dall'aspetto sfigato, si rivela essere un agente della CIA in disguise, incaricato di riportare la principessa nella sua terra d'origine, minacciata da un ancor misterioso pericolo. Quindi, anche stavolta, pare che la Francia si riveli solo un punto di partenza, ché dalla settimana prossima l'azione si sposterà nel fantomatico principato di Padar, dove chissà quali cose succederanno. Siccome questa puntata è stata una mera introduzione al nuovo filone narrativo, ho poco da dire in merito, posso solo aggiungere di essere felicissima per il ritorno di una Fujiko sexy, cattiva e dal cervello affilato come una lama e anche per quello di Zenigata, due personaggi coi quali spero Ami possa interagire più che con Lupin vista la gelosia verso la prima e l'amore filiale verso il secondo. Ultimo appunto: quando impareranno a coordinarsi le diverse squadre di animatori? Fujiko con reggiseno strappato prima e intero dopo non si può davvero vedere! Alla settimana prossima!


Ecco le altre puntate di Lupin III - Parte 5:

Episodio 1
Episodio 2
Episodio 3
Episodio 4
Episodio 5

giovedì 5 luglio 2018

(Gio)WE, Bolla! del 5/7/2018

Buon giovedì a tutti! Dopo Il sacrificio del cervo sacro il multisala continua a voler bene a me e al mio amico horroromane e per la prima volta in tot anni fa arrivare a Savona il nuovo capitolo de La notte del giudizio. La fine del mondo è vicina, ammisci! ENJOY!

La prima notte del giudizio
Reazione a caldo: Ottimo!
Bolla, rifletti!: Ammetto di non essere una grandissima appassionata della saga, che ha cominciato benissimo per poi afflosciarsi, ma siccome sono una puntigliosa rompipalle non posso snobbare così brutalmente il prequel e capire come diamine sono nati gli ormai famigerati "sfoghi". Fingers crossed!

Prendimi
Reazione a caldo: Nutro sentimenti contrastanti...
Bolla, rifletti!: Da un lato mi sembra una cretinata, dall'altro l'idea di un gruppo di amici che porta avanti da anni un gioco del "ce l'hai" rischiando la vita, la carriera e la famiglia mi intriga. Probabilmente segnerò per un futuro recupero, fosse solo per la presenza di Jeremy Renner.

Stronger - Io sono più forte
Reazione a caldo: Idem come sopra
Bolla, rifletti!: Normalmente queste storie vere (Stronger racconta la storia di un ragazzo rimasto orribilmente mutilato nell'attentato durante la maratona di Boston) mi mettono un'ansia e una tristezza terribili, tuttavia leggo di come Stronger superi i cliché e ci metta parecchio cuore. Vista la presenza di Gyllenhaal non stento a crederlo, quindi non escludo di non andarlo a vedere!

Al cinema d'élite si respira aria francese!

L'amore secondo Isabelle
Reazione a caldo: Hmmm
Bolla, rifletti!: Altro film potenzialmente interessante visti i nomi coinvolti: Juliette Binoche, l'amato Gérard, Claire Denis. Peccato per il brevissimo tempo di programmazione, che coincide con un weekend molto impegnato. Che dire, aspetterò un recupero casalingo!

mercoledì 4 luglio 2018

Boris - Il film (2011)

Dopo mesi di attesa sono riuscita finalmente a guardare Boris - Il film, diretto e sceneggiato nel 2011 dai registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.


Trama: dopo essersene andato dal set della fiction Il giovane Ratzinger, al regista René Ferretti viene proposto di dirigere lo "scomodo" film La casta. Il povero René inizialmente spera di poter lavorare con dei professionisti ma alla fine si ritrova ad aver a che fare con la solita, sgangherata troupe che già aveva regalato al mondo Gli occhi del cuore...



Oggi ho voglia di venire lapidata sulla pubblica piazza, via. Faccio ammenda e confesso che di Boris avrò visto sì e no qualche puntata sparsa in TV, il resto della mia scarsa conoscenza in materia deriva dai meme di Facebook (soprattutto dalla pagina Ferretti cammina con me, geniale a livelli inauditi) e da qualche video visto sempre sul demoniaco social. Mi sono chiesta se avesse senso guardare Boris - Il film con così tanta ignoranza pregressa ma obiettivamente il tempo di recuperare tre stagioni di una serie senza lasciar passare più o meno lo stesso numero di anni non ce l'ho ed avevo una voglia impellente di vedere René e soci in azione, così ho mandato al diavolo la prudenza e guardato lo stesso il film assieme al Bolluomo che si è fatto probabilmente due marroni tanti. A scanso di equivoci, consiglio quindi ai lettori che non avessero mai guardato Boris - La serie di non fare il mio stesso errore perché così il film, a mio avviso, perde un buon 70% di valore, tra riferimenti perduti, chicche che solo i cultori della serie possono apprezzare e personaggi amatissimi che vengono mostrati sotto una luce un po' diversa. Già solo l'idea che la troupe de Gli occhi del cuore possa mettersi a lavorare a un film serissimo come "La casta" dovrebbe causare l'ilarità pregressa del pubblico abituato, mentre io al massimo ho potuto sorridere non conoscendo nello specifico tutti i vezzi e i vizi dei personaggi coinvolti. Quello che rimane (e non è poco, ma val solo metà film) allo spettatore ignorante come la sottoscritta è una feroce critica di tutto ciò che sottende al mondo del Cinema e di quello che sta dietro alle quinte, partendo dalla produzione per arrivare al pubblico bue italico che alla fine apprezza sempre e solo le solite due o tre storie trite e ritrite e i tormentoni (il "comico" Martellone è la triste esemplificazione dei fenomeni da baraccone di Colorado e dell'ultimo Zelig oltre che dell'umorismo becerissimo dei cinepanettoni), senza andare più in là del suo naso. Ovviamente, ce n'è anche per i cosiddetti intellettuali o artisti, ci mancherebbe: nel corso di Boris - Il film vengono presi di mira non solo attorucoli e produttori compiacenti, ma anche e soprattutto professionisti che sono troppo "aulici" per seguire i tempi di produzione o abbassarsi a lavorare con dei dilettanti, registi che si sono fatti la fama di essere dei geni e che quindi si permettono di abbandonare progetti senza troppi problemi, attrici che fuori dal set sono dei casi umani da primato.


Ammetto che questo aspetto di Boris - Il film è ciò che ho apprezzato di più della pellicola, assieme ad alcune ironiche scelte di regia e montaggio atte a prendere ulteriormente in giro l'ambiente, e mi sono parecchio divertita (oddio, anche un po' angosciata) a vedere il sogno di René andare progressivamente in frantumi, partire come un'opera seria e raffinata per arrivare al vuoto pneumatico più totale non tanto per l'incompetenza dei coinvolti quanto proprio per problemi economici e produttivi, tra contratti non firmati e ingerenze di "gente che conta" al punto da ritrovarsi sul set la Cagna Maledetta per eccellenza. Poi, ovvio, anche chi come me non conosce a menadito Boris - La serie può apprezzare l'assurdità di moltissimi personaggi coinvolti; soprattutto, chi ha amato la trilogia di Smetto quando voglio potrà ritrovare almeno tre dei suoi beniamini, impegnati in caratteri surreali come lo sceneggiatore paraculo, il grezzissimo e romanaccio Augusto Biascica e l'attore Stanis La Rochelle, con le sue velleità artistiche e la passione per la caricatura di Gianfranco Fini. Ma è solo la punta dell'iceberg di un bestiario che fa capo ovviamente al povero, vessato e incazzoso René Ferretti, regista frustrato nelle sue ambizioni innanzitutto da una buona dose di sfiga cosmica e dalla terribile combo Sergio/Lopez, rispettivamente direttore di produzione e direttore di rete incompetenti e cialtroni ma purtroppo molto, molto esigenti e dotati di "potere". Guardando Boris - Il film non ho riso quanto mi sarei aspettata per i motivi di cui sopra, è vero, ma sono comunque arrivata ad affezionarmi a tutti i coinvolti, attori e registi in primis, e se c'è una cosa positiva del post-visione è stata sicuramente la ferma decisione di recuperare interamente la serie, a prescindere da quanto tempo ci vorrà. Anche perché al diavolo La casta e gli inciuci dei potenti: a me interessa sapere cosa succede ne Gli occhi del cuore!!


Di Valerio Aprea (Sceneggiatore 1), Paolo Calabresi (Augusto Biascica) e Pietro Sermonti (Stanis La Rochelle) ho parlato ai rispettivi link.

Giacomo Ciarrapico è il regista e co-sceneggiatore del film. Nato a Roma, ha diretto film come Ogni maledetto Natale ed episodi della serie Boris. Anche attore, ha 47 anni.
Mattia Torre è il regista e co-sceneggiatore del film. Nato a Roma, ha diretto film come Ogni maledetto Natale ed episodi della serie Boris. Anche attore, ha 46 anni.
Luca Vendruscolo è il regista e co-sceneggiatore del film. Nato a Udine, ha diretto film come Piovono mucche, Ogni maledetto Natale ed episodi della serie Boris. Anche attore, ha 52 anni.


Antonino "Ninni" Bruschetta interpreta Duccio Patané. Nato a Messina, ha partecipato a film come I cento passi, To Rome with Love, La mafia uccide solo d'estate e a serie quali Boris, Don Matteo, Distretto di polizia e Camera Café. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 56 anni e un film in uscita.


Antonio Catania interpreta Diego Lopez. Nato ad Acireale, ha partecipato a film come Mediterraneo, Puerto Escondido, Nirvana, Asini, Pane e tulipani, Chiedimi se sono felice, La leggenda di Al, John e Jack e a serie quali Boris. Ha 66 anni e quattro film in uscita.


Caterina Guzzanti interpreta Arianna Dell'Arti. Nata a Roma, ha partecipato a film come Fascisti su Marte, Nessuno mi può giudicare, Ogni maledetto Natale e a serie quali Boris. Ha 42 anni e un film in uscita.


Francesco Pannofino interpreta René Ferretti. Nato a Pieve di Teco, ha partecipato a film come Così è la vita, Ogni maledetto Natale e a serie quali Carabinieri, Distretto di polizia, Provaci ancora Prof!, Boris, Camera Café, Nero Wolfe e I Cesaroni. Apprezzato soprattutto come doppiatore, ha 60 anni.


Claudio Gioè interpreta Francesco Campo. Nato a Palermo, ha partecipato a film come I cento passi, La meglio gioventù, La mafia uccide solo d'estate e a serie quali Il tredicesimo apostolo - Il prescelto, Il tredicesimo apostolo - La rivelazione, La mafia uccide solo d'estate e La mafia uccide solo d'estate 2. Ha 43 anni.


Tra le mille guest star che sicuramente non ho riconosciuto spicca il compositore Nicola Piovani nei panni di sé stesso. Detto questo, ovviamente, se il film vi fosse piaciuto recuperate le tre serie di Boris cosa che, spero, farò anch'io. ENJOY!


martedì 3 luglio 2018

Personal Shopper (2016)

Con Personal Shopper, diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Olivier Assayas, finisco il recupero degli horror 2017 by Lucia.


Trama: Maureen, personal shopper di un'attrice famosa, cerca di superare la morte del fratello gemello e di contattarlo attraverso i suoi poteri di sensitiva...



Via il dente, via il dolore, su. Da brava cinefila ignorante qual sono (oserei quasi dire cinOfila a questi punti...) quella di Personal Shopper è stata la mia prima esperienza con Olivier Assayas, se non contiamo la visione di Quello che non so di lei, di cui il regista è co-sceneggiatore. Onestamente, non posso dire di esserne rimasta entusiasta e, miracolo!, non a causa dell'interpretazione di Kristen Stewart, qui impegnata nel ruolo di depressa cronica che più le si confà e quindi (ossignore domani si apriranno le sette porte dell'inferno Lenziano) decisamente brava, ma proprio per il film in generale. Thriller psicologico raffinato, governato a tratti dalle regole della ghost story moderna, quella becera a base di jump scare per intenderci, il film di Assayas è uno spaccato della vita di Maureen, giovane personal shopper che ha appena perso il fratello gemello a causa di una malformazione congenita al cuore. La ragazza è intrappolata in un lavoro che le fa schifo, è costretta rimanere a Parigi perché desidera entrare in contatto con lo spirito del fratello e passa le sue giornate immobilizzata in un limbo, lontana dall'affetto del fidanzato che vive all'estero per lavoro, mentre tutti intorno a lei sembrano andare avanti e vivere la propria vita. Quel che rimane a Maureen sono le briciole di quella altrui, in quanto lei di suo non ha nulla: la ragazza fa da personal shopper ma non può provare gli abiti della cliente che non vede mai, attraverso i suoi poteri deve "disinfestare" la casa che era di suo fratello affinché altri possano andare ad abitarvi, se raggiungerà il fidanzato vivrà come ospite mentre lui lavorerà, la ex del gemello le è amica ma si sta già ricostruendo un'esistenza con un altro uomo... insomma, Maureen è disperatamente sola ed alienata e se inizialmente pare che la questione non la scalfisca da un certo punto del film in poi essa parrebbe intaccare persino la sua sanità mentale. O magari sbaglio io, per carità. Personal Shopper è uno di quei film che ha un inizio lineare e poi si sfilaccia rimanendo sospeso, al punto che ogni spettatore può dare l'interpretazione che vuole e avere un 50% di possibilità di aver capito tutto oppure nulla.


Ciò farebbe di Personal Shopper una pellicola terribilmente affascinante, se non fosse che le vicende di Maureen non mi hanno toccata e il suo personaggio mi ha lasciata completamente indifferente. Forse non sono abbastanza profonda da riuscire a scavare nell'animo di una protagonista sofferente con la quale non è facile empatizzare di primo impatto, chissà. Ribadisco, non è per la faccia della Stewart che sì, continua a starmi immensamente sulle balle: la sua bellezza alternativa, sfuggente, è perfetta per delineare una ragazza costretta a stare nelle retrovie ma impossibile da non notare, dotata di una durezza di carattere che fatica a rimanere nascosta, inoltre l'attrice regge il film da sola, anche impegnata in sequenze non facili, quindi tanto di cappello. Ma davvero, sul finale non mi è importato più di tanto capire quale fosse il suo problema, se mai ce n'è stato uno. Inoltre, non ho particolarmente apprezzato le intrusioni nel campo dell'horror, che a mio avviso non aggiungono nulla al film e lasciano il tempo che trovano anche per quel che concerne la loro realizzazione, dal retrogusto leggermente "fasullo"; molto meglio le riprese insistite di abiti, negozi, ambienti lussuosi ma deserti e soprattutto dell'indispensabile cellulare, veicolo di alienazione e follia molto più inquietante di qualsiasi fantasma mostrato sullo schermo. Insomma, come già è capitato per Annientamento, apprezzo tantissimo la confezione, l'Autorialità di Assayas (al quale darò di sicuro un'altra chance) e il coraggio della Stewart, sempre più impegnata in film particolari e lontana dalla Sgnaccamaroni di Twilightiana memoria, però non posso dire che Personal Shopper mi abbia convinta né che lo riguarderei. Quello che posso fare è però consigliarvi di "provarlo", in quanto a moltissime persone che di cinema ne capiscono ben più di me è piaciuto quindi non date retta ai miei sproloqui!


Di Kristen Stewart, che interpreta Maureen, ho già parlato QUI.

Olivier Assayas è il regista e sceneggiatore della pellicola. Francese, ha diretto film come Il bambino d'inverno, Irma Vep e Sils Maria. Anche attore, ha 63 anni e un film in uscita.


Kristen Stewart, Lars Eidinger, Nora von Waldstätten e Benoit Peverelli hanno partecipato tutti al film precedente di Assayas, Sils Maria, che non ho ancora visto e che quindi non posso consigliarvi anche se mi dicono sia molto bello! ENJOY!


domenica 1 luglio 2018

Ghostland (2018)

Spinta dalle parole entusiaste di Lucia e Silvia, accompagnate, bisogna darne loro atto, da una serie di avvertenze e da preoccupazione per la salute mentale della sottoscritta, ho affrontato la visione di Ghostland, scritto e diretto da Pascal Laugier.


Trama: appena trasferitesi nella casa lasciata in eredità da una vecchia zia, una madre e le sue due figlie, Beth e Vera, vengono aggredite da un uomo enorme e dal suo compagno conciato come una strega. Le tre riescono in qualche modo a sopravvivere ma Vera è rimasta profondamente traumatizzata dall'esperienza e, da adulta, la sorella Beth sarà costretta a tornare nella vecchia casa...



E' un po' difficile parlare di Ghostland senza fare spoiler. C'è riuscita benissimo Lucia che, da appassionata di horror, addetta ai lavori e fan della prima ora di Laugier, ha scritto un post splendido che vi inviterei a leggere. Ovviamente, ora potrei anche chiudere qui, in pigrizia, visto che ho linkato un post che dice tutto meglio di quanto potrei fare io. Oppure potrei collegarmi a questo articolo, palesando la mia solita ignoranza crassa. Sì perché io, a differenza di Lucia, Martyrs non ho mai avuto il coraggio di guardarlo mentre la visione di Saint Ange si era rivelata un'esperienza deprimente, straniante e "fredda", seguita dall'inevitabile disprezzo per l'opera in questione. Ho quindi affrontato Ghostland come una pellicola "normale", senza l'hype riservato ad altri film, al limite con un po' di disagio dato dalle avvertenze di chi lo aveva già visto, e alla fine dell'ora e mezza di durata mi sono ritrovata appallottolata su divano a piangere di stanchezza e sollievo, ché finalmente 'sta tortura era finita. Parliamoci chiaro: Ghostland è splendido, un ottimo candidato a miglior horror del 2018, però uccide. Per fare un paragone con un film recente, direi che è Brimstone (non a caso ne condivide anche la protagonista) elevato alla decima potenza, col 200% in più di orrore, cattiveria, violenza fisica e psicologica. Come dice Lucia, di sangue ce n'è poco ma, siamo sinceri, a cosa servono le scene splatter davanti a ragazzine che vengono percosse brutalmente, perse in un'ininterrotta cacofonia di urla da gelare il sangue, rumori di oggetti distrutti, porte prese a calci, momenti di quiete che nascondono cose ancora più orribili, false speranze e disperazione? Ghostland è un'esperienza talmente "fisica" e concreta che la miriade di bambole presenti nel film, parte integrante di una scenografia da brividi FINALMENTE utilizzata non per fare semplicemente atmosfera ma funzionale all'intera trama, offrono allo spettatore la possibilità di appigliarsi all'elemento sovrannaturale e "riposarsi", persino quando spuntano da ogni anfratto con quei maledetti occhi rossi provocando subitanei infarti. Sembra un paradosso, lo so, ma ha senso perché Ghostland mette in campo un terribile scontro tra realtà ed immaginazione, dove quest'ultima diventa rifugio per il corpo e la mente, aprendo persino alla possibilità che una bambola assassina e demoniaca sia molto ma molto meglio di un orco e una strega in carne e ossa.


Tanto in Saint Ange l'atmosfera era glaciale, anche a causa di una protagonista con la quale non ero riuscita ad empatizzare nemmeno per sbaglio, tanto in Ghostland ogni colpo inferto alle protagoniste riverbera nello stomaco dello spettatore, costretto a vedere delle ragazzine normali e ottimamente caratterizzate venire spezzate nel corpo e nello spirito da due mostri. A proposito di caratterizzazione, non è un caso se Beth, all'inizio, si cattura le simpatie del pubblico con la sua natura di spirito timido e sognatore mentre Vera è la tipica, odiosa mocciosa scazzata e in piena crisi da mancanza di attenzioni: tutto, infatti, contribuisce a creare la disposizione d'animo necessaria a far sì che lo spettatore, una volta che le due ragazze sono diventate adulte, percepisca Vera come una minaccia, un elemento destabilizzante che cela un oscuro segreto e che rischia di mandare a gambe all'aria la vita perfetta di Beth, la quale fuggendo da quella casa è riuscita invece a realizzare tutti i suoi sogni. Vergognandosene quando ormai è troppo tardi, va detto. E' questo uno dei punti forti di Ghostland, la scrittura perfetta ed intelligente che, nonostante la semplicità della trama, riesce comunque ad imprigionare lo spettatore nelle sue maglie, a condurlo proprio dove vuole Laugier, lasciandolo inerme a dibattersi per uscire da una fiaba nerissima, che sfocia spesso e volentieri nei territori dell'incubo e non lascia scampo. Aggiungere altro sul film sarebbe un po' un delitto, dico solo che il Laugier regista sfrutta alla perfezione tutti gli ambienti dell'inquietante casa, creando sequenze claustrofobiche e altre dove realtà ed immaginazione si annullano, con momenti che strizzano l'occhio a un cinema non solo autoriale, ma anche più becero, fatto di follia e cieca violenza, mentre le due giovani e bravissime attrici si sobbarcano un ruolo infame, sicuramente provante a più livelli (basti vedere cos'è successo alla povera Taylor Hickson, rimasta sfigurata a 21 anni da un coccio che non avrebbe dovuto essere di vetro...). Sono sincera, non riesco davvero ad immaginare cosa debba essere per un attore partecipare ad un film simile, credo che io non riuscirei a dormire per mesi, anche per questo vi consiglio di evitare come la peste Ghostland se siete persone che detestano gli horror in cui ai protagonisti succedono le peggio cose senza nessun motivo e, soprattutto, senza nessuna ironia. Se invece, come me, di tanto in tanto avete bisogno di farvi male con qualcosa di davvero crudele, capace di lasciarvi annientati... beh, Laugier stavolta ha abbondanza di pane per i vostri denti, siete avvertiti.


Del regista e sceneggiatore Pascal Laugier ho già parlato QUI.

Emilia Jones interpreta Beth da giovane. Inglese, ha partecipato a film come Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare, Youth - La giovinezza, High-Rise: La rivolta, Brimstone e a serie quali Doctor Who. Ha 16 anni e tre film in uscita.


Se Ghostland vi fosse piaciuto consiglio la visione di Martyrs (che, per altro, dovrei vedere anche io) e Brimstone. Giusto per farvi malissimo. ENJOY!


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