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lunedì 3 marzo 2025

Oscar 2025

Buon lunedì a tutti! Stanotte gatta Sandy ha pensato di svegliarmi in tempo per i premi più succulenti, consentendomi di testimoniare il ritorno di un Quentin in grandissima forma. Ero onestamente poco interessata, quest'anno, agli Academy Awards, consapevole che i due film per i quali facevo il tifo (The Substance e Nosferatu) sarebbero rimasti a bocca asciutta o quasi. La mia previsione si è rivelata, ovviamente, azzeccata, ma qualche sorpresa interessante c'è stata, tra cui il ridimensionamento di film che mi hanno lasciata un po' freddina, quali A Complete Unknown, giustamente snobbato, Conclave e il favoritissimo The Brutalist. Sono molto contenta per il successo di Anora, ma non mi nascondo dietro a un dito: la marea di premi piovuti sul film di Sean Baker, soprattutto quelli per miglior film e miglior attrice protagonista, derivano da crudissime polemiche sulle quali non mi sento nemmeno di spendere due parole, che hanno tolto dai giochi Emilia Pérez (che pur non ho amato), Fernanda Torres e lo stesso The Brutalist. La cosa buona è che finalmente, forse, Anora godrà di una ri-distribuzione migliore qui in Italia e magari, come auspicato da Baker, il cinema indipendente e le sale cinematografiche ritroveranno l'importanza perduta... Sognare non costa nulla. ENJOY!


Alla faccia di Brady Corbet (credo non dimenticherò MAI il modo in cui si è alzato in piedi, convinto che Quentin stesse per pronunciare il suo nome come miglior regista, un istante prima che il cameramen inquadrasse precipitosamente Sean Baker, reale vincitore), Anora ha vinto la statuetta come miglior film e Baker quella come miglior regista. I due importantissimi premi sono arrivati dopo le statuette per Mikey Madison come miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale e miglior montaggio. Ribadisco, sono MOLTO contenta delle vittorie di Anora ma trovo francamente esagerati i riconoscimenti di miglior regia e miglior attrice protagonista. Il premio di miglior film dipende da una serie di fattori talmente soggettivi che non sto nemmeno a discuterli, ma la regia della Fargeat e quella di Corbet mi sono sembrate nettamente migliori, e a stringere la statuetta come miglior attrice avrebbe dovuto essere Demi Moore, pochi cazzi. La Madison è bravissima ma non c'era paragone col mix di fascino, disgusto e pietà veicolato dalla povera Elizabeth. 


Nessuna sorpresa invece per la vittoria di Adrien Brody come miglior attore protagonista in The Brutalist (film di cui parlerò domani). Bravissimi Fiennes e Sebastian Stan, bellissimo ed intenso Colman Domingo mentre Chalamet può andare a mangiare ancora un po' di pane e Nutella, per quel che mi riguarda, ma non c'era paragone con l'intensità di Brody, visibilmente commosso sul palco. The Brutalist esce fortemente ridimensionato rispetto ai pronostici e alle candidature ricevute, vincendo solo altri due Oscar, quello per la miglior colonna sonora (che io avrei dato a Il robot selvaggio, ma vedere il giovanissimo Daniel Blumberg salire sul palco a mo' di novello Nosferatu di Murnau, talmente emozionato che sembrava dover scoppiare in lacrime da un momento all'altro, mi ha fatto tanta tenerezza) e quello, prevedibilissimo ma scandaloso, per la miglior fotografia. Quelle di Maria e Nosferatu, a mio parere, erano nettamente superiori.

Non riuscivo a staccare gli occhi dalla spilla della designer Elsa Jin. Splendida.

Vince l'Oscar come miglior attrice non protagonista Zoe Saldaña. Questo premio era sicuro quanto quello andato al suo "collega" di categoria e quello all'attore protagonista, anche se, come al solito, deriva dalla furba scelta di non candidare l'attrice come miglior protagonista, nonostante lo fosse. Comunque, un premio dovuto, la Saldaña è la "cosa" più bella di Emilia Pérez, film che a me ha detto davvero poco, al punto che ho dovuto riascoltare El mal, vincitrice del premio alla miglior canzone originale, per ricordare in quale scena fosse. 


Altro Oscar prevedibile ma graditissimo è quello andato a Kieran Culkin come migliore attore non protagonista in A Real Pain (anche se vale lo stesso discorso fatto per la Saldaña. E' protagonista Culkin quanto Jesse Eisenberg!), un film di cui parlerò nei prossimi giorni e che vi consiglio di recuperare, visto che è al cinema proprio adesso. Mi spiace per il dolcissimo Yura Borisov e per il mefistofelico Mark Strong, ma quest'anno non c'erano speranze, signori.


Conclave
, altro stra-favorito lasciato quasi a bocca asciutta, vince la miglior sceneggiatura non originale. E che vi devo dire; non è che gli altri candidati fossero granché, ma quello di Peter Straughan mi è sembrato un lavoro parecchio banale e svogliato.


E a proposito di favoriti caduti in disgrazia, Io sono ancora qui si "accontenta" del premio come miglior film straniero. Fernanda Torres, davanti alla vittoria della Madison, era incazzata nera, ma se non altro la statuetta è andata a un film bello ed importante. Ovviamente, avrei preferito una vittoria di The Girl with the Needle, ma era una speranza vana fin dall'inizio.


La vera sorpresa della serata è stata la vittoria di Flow, di cui parlerò nei prossimi giorni, come miglior lungometraggio animato. Mi ha lasciata basita non perché non mi sia piaciuto, anzi, l'ho adorato e sono felicissima della sua vittoria, ma a livello di animazioni era molto migliore Il robot selvaggio. Comunque, spero che il premio spinga più gente possibile a recuperare questo delizioso capolavoro!


Per concludere, riassumo (con la morte nel cuore, ve lo giuro) i premi "tecnici" andati ad altre pellicole. Perché con la morte nel cuore? Perché The Substance ha vinto un ridicolo contentino per il Miglior make-up, evidentemente l'unica categoria a cui possono ambire gli horror che non dissimulano la loro vera natura e osano "esagerare". Wicked si accontenta della Miglior scenografia e dei costumi (e se posso dirlo, ancora grazie!), mentre al grandioso Dune - Parte 2 sono stati "concessi" Miglior sonoro e Migliori effetti speciali. Aggiungo, come ogni anno, quelle categorie di cui non ho assolutamente conoscenza: No Other Land vince come Miglior documentario, In the Shadow of the Cypress come Miglior corto animato, I'm not a Robot come miglior corto live action e The Only Girl in the Orchestra: la storia di Orin O'Brien come Miglior corto documentario. E anche questi Oscar se li semo levati dalle... : da domani vi puppate i post dei film che ho visto durante l'Oscar Death Race e che non sono riuscita a pubblicare ma, per fortuna, tornerò anche a parlare di horror!

Il momento migliore della serata! aMMore!


martedì 11 febbraio 2025

Io sono ancora qui (2024)

Approfittando dell'uscita in v.o. al cinema d'élite, domenica scorsa sono andata a vedere Io sono ancora qui (Ainda estou aqui), diretto nel 2024 dal regista Walter Salles e candidato a tre premi Oscar (Miglior film, Miglior attrice protagonista, Miglior film straniero).



Trama: Negli anni '70, poco dopo l'avvento della dittatura in Brasile, l'ex deputato Rubens Paiva viene prelevato dalla polizia per non fare mai più ritorno a casa. La moglie indaga come può, cercando di tenere insieme i cocci di una famiglia distrutta...


Un idilliaco scorcio di vita familiare baciata dal sole, profumata della salsedine del mare, poi le immagini in Super 8 che catturano momenti di pura gioia, e ci trasportano in una casa dove si respirano cultura, progressismo e allegria in ogni angolo. Sullo sfondo, come foschi presagi, il suono di elicotteri militari e le notizie sui rapimenti dei terroristi ai danni di ambasciatori stranieri. Comincia così Io sono ancora qui, film di Walter Salles tratto dalla biografia omonima di Marcelo Rubens Paiva. Nella pellicola, identifichiamo quest'ultimo in un bimbetto abbronzato che ama giocare a calcio con gli amici, unico maschio all'interno di una famiglia composta da padre, madre e quattro sorelle, apparentemente protetto e coccolato dall'ambiente ideale in cui crescere. Purtroppo, papà Rubens è un ex deputato, tornato a Rio De Janeiro dopo essere stato esiliato a seguito del colpo di stato che ha instaurato la dittatura militare in Brasile; la precarietà della condizione dell'uomo riverbera in un terrore sotteso, nella decisione di mandare la figlia maggiore a Londra, in tante telefonate notturne che indicano come l'ex deputato sia comunque ancora attivamente coinvolto nella lotta contro il regime. Questo finché, un giorno, Rubens Paiva viene portato via da militari in borghese. Poco dopo, lo stesso destino tocca anche alla moglie Eunice e alla secondogenita, Eliana. La ragazza viene scarcerata dopo 24 ore, ma alla madre, e al pubblico in sala, toccano 12 giorni di angoscia e torture psicologiche, uno scorcio di inferno che cancella, nel giro di pochi istanti, tutta la calda bellezza dei giorni spensierati passati in spiaggia. Eunice torna a casa, ma l'inferno non l'abbandonerà per il resto della vita: a chi ancora rimane, tocca sopportare il peso dell'incertezza e, infine, di una tremenda verità che è necessario tenere nascosta. Tocca rimettere assieme i cocci di una vita e, possibilmente, rifarsene un'altra, trovando nel dolore la forza di mettersi al servizio degli altri, di tutelare i diritti umani all'interno di uno Stato che, sistematicamente, li ignora. Io sono ancora qui è il ricordo, lucido e sicuramente indulgente, di un uomo che ripercorre la storia di una madre dura come l'acciaio, ritrovatasi a dover affrontare una vita priva di un pilastro non solo emotivo, ma anche economico, col terrore di essere sotto stretto controllo del regime e di subire, a sua volta, il destino del marito, lasciando soli i figli bambini, o poco più che adolescenti.


La regia e la sceneggiatura di Io sono ancora qui riescono nel miracolo di farci innamorare di Rubens, Eunice e figli, con pochi episodi di ordinaria quotidianità che rendono la tragedia ancora più dura da sopportare. Siamo coinvolti dal dramma di Eunice, speriamo scioccamente in una risoluzione felice anche se sappiamo non essere mai arrivata, rimpiangiamo tutte le foto mai scattate, i video mai girati. Pur non essendo costruito come un film strappalacrime (Eunice non ne versa neppure una), Io sono ancora qui induce a un magone nervoso, proprio per lo sguardo privo di fronzoli che offre su un tempo neppure troppo lontano, su un benessere familiare ed economico cancellato dagli strascichi di un colpo di stato, su tutte quelle cose che crediamo a noi non potranno mai succedere, invece basterebbe guardarsi un po' bene intorno per capire che ci siamo quasi (e saranno in pochi quelli che riusciranno a rialzare la testa provando a lottare, migliorandosi, come Eunice). La sceneggiatura consente di brillare non solo ai protagonisti, ma anche ai comprimari, come se il film fosse una piccola saga familiare, e gli squarci di futuro mostrati sul finale non accontentano chi, come me, avrebbe voluto sapere di più sulle strade percorse dai figli di Rubens ed Eunice. A tal proposito, il cast è affiatato, composto da attori bravissimi. E' inevitabile venire attirati dalla performance di Fernanda Torres, che racchiude negli sguardi una dignità e una forza pari al dolore che ne stravolge i lineamenti, eppure i comprimari non rimangono indietro, traggono intensità dall'interpretazione dell'attrice e l'arricchiscono a loro volta. Sul finale, arriva a dare manforte la madre della Torres, Fernanda Montenegro, nei panni di un'Eunice ormai anziana e annebbiata dall'Alzheimer; quell'ombra di sorriso sulle labbra, a ravvivare un primo piano insistente e spietato, consegna allo spettatore un afflato di speranza, la consapevolezza che tutte le tragedie e le ingiustizie del mondo nulla possono se esisterà anche solo una persona dotata della forza di lottare, ricordare, ricostruire. Uno splendido messaggio, per uno splendido film che vi consiglio di recuperare senza indugio! 

Walter Salles è il regista della pellicola. Brasiliano, ha diretto film come Terra Estrangeira, Central do Brasil, I diari della motocicletta e Paris, je t'aime. Anche produttore, sceneggiatore e montatore, ha 69 anni.


Fernanda Torres
interpreta Eunice Paiva. Brasiliana, ha partecipato a film come Terra Estrangeira, 4 giorni a settembre e Love Me Forever or Never. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 60 anni. 



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