Me la sono cercata. E' dal ToHorror Film Fest che me la cerco ed invoco Il tagliaerbe (The Lawnmower Man), diretto e co-sceneggiato nel 1992 dal regista Brett Leonard, e qualche sera fa alla fine l'ho riguardato.
Trama: uno scienziato sperimenta una combinazione di farmaci psicotropi e realtà virtuale su Jobe, tagliaerbe dall'intelletto limitato, trasformandolo così in un essere pericolosamente intelligente.
Chiunque conosca un minimo Stephen King sa che non ha mai scritto nulla di simile a Il taglierbe e che l'unica sua creatura dotata di questo nome è l'inquietante fauno presente nella raccolta di racconti A volte ritornano. Niente realtà virtuale, dunque, per il buon Stephen, e allora perché ovunque si legge che Il tagliaerbe è "tratto da un racconto di Stephen King"? Well, perché la New Line, produttrice del film in questione, aveva ottenuto i diritti per realizzare una pellicola basata su Il tagliaerbe, poi s'è ritrovata tra le mani un'altra sceneggiatura dal titolo Cyber God e boh, ha deciso di mettergli il titolo del racconto di King, mandando giustamente il Re su tutte le furie. La cosa è finita con una querela e l'uscita di fior di dollari dalle casse della New Line, il tutto per quello che non ho paura a definire "film demmerda". Il tagliaerbe era già brutto nel 1992 (credo di averlo visto in TV due o tre anni dopo l'uscita cinematografica e di essermi infilata educatamente due dita in gola) ma oggi, alla faccia dei soldi spesi per creare quelle che all'epoca erano innovative sequenze di animazione computerizzata, fa proprio schifo e crea letteralmente imbarazzo in chi è tanto sfortunato da vederlo. Per chi non conoscesse la storia, in pratica abbiamo un Pierce Brosnan abbastanza figo, pre-007, alle prese con una depressione da fallimento; infatti, tutti i suoi esperimenti a base di droghe e realtà virtuale sono finiti con la morte dei poveri scimpanzé usati come cavie e con l'esercito (incarnato dal testone del futuro Big Jim "Barbie Did It" Rennie e sì, prima che me lo chiediate, ce l'ho ancora a morte con quella schifezza di Anderdedoum) che sta lì ad aspettare ulteriori risultati a mo' di gatto attaccato ai marroni. Sconfortato e abbandonato persino dalla moglie, il Dottor Brosnan si imbatte nello scemo del villaggio, Jobe, pronunciato in italiano "Giobbe". Jobe o Giobbe che dir si voglia è purtroppamente un po' tardo, vive in una baracca accanto alla chiesa dove un pedoprete di tanto in tanto lo frusta per togliergli dalla testa le birbanterie del Demonio e lavora come tagliaerbe, da qui il titolo del film e il vilipendio a King.
In realtà, il problema di Jobe non è l'avere il quoziente intellettivo di una zucchina matura, ma il fatto che se ne va in giro con una salopette da belinone e una zazzera di capelli color stoppia la quale, unita alla fissità dell'espressione e a quegli occhi azzurrissimi, rende Jeff Fahey decisamente inguardabile. Ah, se come me state arrovellandovi per ricordare o capire perché il nome Jeff Fahey vi è familiare e non riuscite a spiegarvi come mai dovreste conoscere 'sto bambolone biondastro, sappiate che, col tempo, Fahey è invecchiato benissimo e si è unito alla Rodriguez Factory e persino al cast della serie Lost; probabilmente la bionda infoiata che a un certo punto comincia a sbattersi Jobe in tutti i luoghi, tutti i laghi e anche nella realtà virtuale era in grado di prevedere il futuro o non si spiega il suo desiderio ninfomane. Ma sto divagando. Ovviamente, in tempo zero Dott. Brosnan trasforma Jobe da bietolone ingenuo a creatura intelligentissima prima e Jean Grey poi e tutto sarebbe bellissimo se non fosse per il governo (e i matusa) che ci mette lo zampino risvegliando il lato oscuro di Jobe. Quando costui si convince di essere Dio, gli sceneggiatori perdono tutte le loro facoltà mentali e, senza alcun nesso logico, decidono che l'allora poco conosciuta realtà virtuale sarebbe stata in grado di modificare la realtà vera, così, a cazzo de cane. Come un novello Carrie, Jobbe si vendica dunque di tutti coloro che gli hanno fatto del male, alternando inquietanti momenti di vero disagio in cui trasforma le persone nell'equivalente di una piscina di pallette dell'Ikea, ad altri in cui forse dà fuoco alla gente o forse la muta nella versione 8-bit de la Torcia Umana in un qualsiasi videogioco anni '80, fino ad arrivare agli inguardabili 10 minuti finali di film in cui sette animatori, in otto mesi, hanno dilapidato 500.000 dollari per offrire al pubblico la mostruosità di un Jeff Fahey fattosi boss di fine livello all'interno di un alveare cibernetico (ah, ci sono anche delle bees che farebbero invidia a Nicolas Cage). E forse sono un'ingrata millenial che non riesce a mettersi nei panni di chi, nel 1992, pensava di aver fatto chissà cosa (rammento in particolare che la scena di sesso virtuale aveva fatto versare fiumi di inchiostro) ma, come ho detto, Il tagliaerbe mi aveva fatto abbastanza schifo già all'epoca e comunque il piglio squallido e televisivo della regia e della fotografia mette angoscia. Di un film che meriterebbe l'oblio salvo solo la sequenza finale: tutti quei telefoni che squillano, onestamente, mi mettono i brividi ancora adesso.
Di Jeff Fahey (Jobe Smith), Pierce Brosnan (Dr. Lawrence Angelo), Geoffrey Lewis (Terry McKeen) e Dean Norris (Il direttore) ho già parlato ai rispettivi link.
Brett Leonard è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Premonizioni e Virtuality. Anche produttore e attore, ha 60 anni e due film in uscita.
Troy Evans interpreta il Sergente Goodwin. Americano, lo ricordo per film come Halloween 5 - La vendetta di Michael Myers, Balle spaziali 2 - La vendetta, Poliziotto in blu jeans, Demolition Man, Ace Ventura - L'acchiappanimali, L'ombra dello scorpione, Phenomenon, Sospesi nel tempo e Paura e delirio a Las Vegas inoltre ha partecipato a serie quali Hunter, Matlock, Dallas, I segreti di Twin Peaks, I racconti della cripta, Renegade, La signora in giallo, Una bionda per papà, Quell'uragano di papà, Cinque in famiglia, Più forte ragazzi, Senza traccia, CSI:Miami, E.R. Medici in prima linea e Hannah Montana; come doppiatore ha lavorato in Mucche alla riscossa e Il libro della vita. Ha 71 anni.
Del film esiste un director's cut dove lo scimpanzé non viene ucciso all'inizio ma viene trovato e accudito da Jobe e dove la moglie del Dr. Angelo viene controllata mentalmente da Jobe fino a venire uccisa dai poliziotti, inoltre esiste anche un sequel, con attori diversi, dal titolo Il tagliaerbe 2 - The Cyberspace. Ovviamente NON vi consiglio il recupero, ci mancherebbe! ENJOY!
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domenica 24 novembre 2019
martedì 19 febbraio 2019
Alita - Angelo della battaglia (2019)
Spinta dalle aspettative esaltate di quanti lo stavano aspettando, sabato sono andata a vedere Alita - Angelo della battaglia (Alita: Battle Angel), diretto dal regista Robert Rodriguez e tratto dal manga Alita l'angelo della battaglia di Yukito Kishiro.
Trama: il dottor Ito trova in una discarica il cervello ancora intatto di una cyborg e lo impianta nel corpo della figlia defunta. La giovane Alita, immemore della sua vita passata, deve così scoprire cosa si cela nei suoi flashback e nelle sue prodigiose abilità di lottatrice...
Credo di essere una delle quattro persone al mondo che non hanno mai letto Alita l'angelo della battaglia, manga che negli anni '90 aveva contribuito alla diffusione della cultura "otaku" in Italia e al boom che ne è derivato. Sono comunque andata al cinema spinta da due nomi, quello di James Cameron alla sceneggiatura e alla produzione e quello di Robert Rodriguez alla regia. Inoltre, non conoscendo l'opera originale, ero anche felice del fatto di non dover subire gli effetti nefasti della sicura banalizzazione e semplificazione dei temi trattati nel manga ad uso e consumo del popolo bue occidentale, cosa che mi ha portata a vivere Alita - Angelo della battaglia come un Ready Player One un po' più trash e banalotto. Non cercate significati particolari, fossero anche quelli "buonisti" e tanto vituperati dalla cVitica alla Spielberg o alla Disney, perché Alita mi è parso giusto una scusa per mostrare incredibili effetti speciali al servizio di violentissime scene action ai danni di cyborg, robot e cagnolini (fuori dall'inquadratura, mentre il montaggio furbo consente di assistere al taglio netto di un corpo umano senza che la dicitura PG-13 ne risenta, anche perché in tutto questo c'è gran dispendio di sangue azzurro), al limite c'è un vago monito a non tradire amici e amanti per raggiungere i propri scopi, per quanto spinti dalla disperazione, ché non sempre chi vive in paradiso è migliore di chi sta all'inferno. Ogni personaggio del film, infatti, è letteralmente portato a vivere perennemente con lo sguardo al cielo, alla città sospesa di Zalem, dove vigono promesse di ricchezza e superiorità contro il pianeta/discarica che sta sotto, un melting pot di culture e razze all'interno del quale cyborg ed esseri umani più o meno potenziati convivono sotto l'egida di una legge marziale mantenuta da cacciatori di taglie. In tutto questo, la giovane Alita deve ricordare la sua vita passata mentre comincia a viverne una nuova fatta di amori adolescenziali, scoperte scioccanti su se stessa e su chi la circonda, ed episodi di violenza sempre più incontrollabili alimentati da una malvagia eminenza grigia che risponde al nome di Nova e che arriva a sfruttare persino lo sport nazionale, il Motorball, per eliminare Alita e le ultime vestigia di un passato radicato nientemeno che su Marte. Quanto alla protagonista, di per sé Alita è scema come un tacco ed ingenua come poche, degno contrasto con un corpo e un addestramento marziale che la rendono una macchina da guerra superiore a qualsiasi altra in grado di offrire così allo spettatore un po' di gioia.
I momenti veramente esaltanti di Alita - Angelo della battaglia sono infatti quelli in cui l'"angelo" da il meglio di sé, con una furia devastante unita alla consapevolezza di dover eliminare qualsiasi ostacolo le si pari davanti; che sia in una rissa "da bar", in una gara di Motorball mozzafiato oppure in un corpo a corpo contro cyborg sempre più mostruosi, Alita salta, vola e calcia con grazia, accompagnata da urla di battaglia cariche di sdegno e dall'abilità caciarona di Rodriguez dietro la macchina da presa. Il buon Robert si è fatto le ossa con la trilogia del Mariachi e con i vari Spy Kids e si vede, perché è in grado di "piegarsi" alle regole del PG-13 senza rinunciare a rendere chiaramente ciò che accade nelle varie sequenze anche nei momenti più concitati, riuscendo a destreggiarsi sia nei momenti più "fisici" sia in quelli dove sono gli effetti speciali a farla da padroni, ovvero per più di metà film. Alita - Angelo della battaglia è infatti il trionfo del digitale e della motion capture, a partire dalla protagonista con gli enormi occhioni e il corpo sproporzionato modellata su Rosa Salazar, una bambolotta carinissima e in qualche modo molto umana che interagisce alla perfezione con i suoi nemici cyborg, forse un po' meno riusciti ma comunque impressionanti e per nulla posticci. Anzi, mi verrebbe da dire che gli unici a risultare "finti" sono proprio gli attori blasonati infilati a forza in questa mega-produzione solo per fare la figura dei cioccolatai, Christoph Waltz in primis. Ecco, io non riesco a capire come Waltz possa passare dall'essere un attore con la A maiuscola, indimenticabile e fondamentale (soprattutto quando viene diretto da Tarantino) all'essere un povero cristo scoglionato che non sa bene come sia capitato sul set, come in questo caso; per carità, non va meglio a un non accreditato Edward Norton o alla sempre splendida Jennifer Connelly, costretta in un ruolo di villainess tra i più mosci ed indecisi mai scritti, per non parlare dell'elegante Mahershala Ali che meriterebbe ben altre occasioni, e sicuramente al 90% del pubblico non fregherà una cippa del trattamento di questi grandi nomi, però a me si spezza un po' il cuore. Fatto ad uso e consumo del popolino nerd, Alita - L'angelo della battaglia mi è sembrato, in definitiva, un film divertente e ben realizzato ma più effimero di qualsiasi cinecomic Marvel in quanto maggiormente privo di quell'elemento che consente al personaggio Alita di elevarsi rispetto al resto dei cyborg: il cuore. Mi sa che sto invecchiando, eh?
Del regista Robert Rodriguez ho già parlato QUI. Christoph Waltz (Dr. Dyson Ido), Jennifer Connelly (Chiren), Mahershala Ali (Vector), Ed Skrein (Zapan), Jackie Earl Haley (Grewishka), Jeff Fahey (McTeague), Derek Mears (Romo), Casper Van Dien (Amok), Edward Norton (Nova) e Michelle Rodriguez (Gelda) li trovate invece ai rispettivi link.
Rosa Salazar interpreta Alita. Americana, ha partecipato a film come Bird Box e a serie quali American Horror Story. Anche regista e sceneggiatrice, ha 34 anni.
Il film è finito nelle mani di Robert Rodriguez perché James Cameron (che covava il progetto dall'inizio del nuovo millennio) era troppo impegnato coi sequel di Avatar ed è rimasto come produttore e cosceneggiatore; Rosa Salazar ha invece battuto alle audizioni Zendaya e Bella Thorne. Se Alita - Angelo della battaglia vi fosse piaciuto recuperate il manga edito da Planet Manga e "spezzato" in tre serie: Alita, Alita Last Order e Alita Mars Chronicles. ENJOY!
Trama: il dottor Ito trova in una discarica il cervello ancora intatto di una cyborg e lo impianta nel corpo della figlia defunta. La giovane Alita, immemore della sua vita passata, deve così scoprire cosa si cela nei suoi flashback e nelle sue prodigiose abilità di lottatrice...
Credo di essere una delle quattro persone al mondo che non hanno mai letto Alita l'angelo della battaglia, manga che negli anni '90 aveva contribuito alla diffusione della cultura "otaku" in Italia e al boom che ne è derivato. Sono comunque andata al cinema spinta da due nomi, quello di James Cameron alla sceneggiatura e alla produzione e quello di Robert Rodriguez alla regia. Inoltre, non conoscendo l'opera originale, ero anche felice del fatto di non dover subire gli effetti nefasti della sicura banalizzazione e semplificazione dei temi trattati nel manga ad uso e consumo del popolo bue occidentale, cosa che mi ha portata a vivere Alita - Angelo della battaglia come un Ready Player One un po' più trash e banalotto. Non cercate significati particolari, fossero anche quelli "buonisti" e tanto vituperati dalla cVitica alla Spielberg o alla Disney, perché Alita mi è parso giusto una scusa per mostrare incredibili effetti speciali al servizio di violentissime scene action ai danni di cyborg, robot e cagnolini (fuori dall'inquadratura, mentre il montaggio furbo consente di assistere al taglio netto di un corpo umano senza che la dicitura PG-13 ne risenta, anche perché in tutto questo c'è gran dispendio di sangue azzurro), al limite c'è un vago monito a non tradire amici e amanti per raggiungere i propri scopi, per quanto spinti dalla disperazione, ché non sempre chi vive in paradiso è migliore di chi sta all'inferno. Ogni personaggio del film, infatti, è letteralmente portato a vivere perennemente con lo sguardo al cielo, alla città sospesa di Zalem, dove vigono promesse di ricchezza e superiorità contro il pianeta/discarica che sta sotto, un melting pot di culture e razze all'interno del quale cyborg ed esseri umani più o meno potenziati convivono sotto l'egida di una legge marziale mantenuta da cacciatori di taglie. In tutto questo, la giovane Alita deve ricordare la sua vita passata mentre comincia a viverne una nuova fatta di amori adolescenziali, scoperte scioccanti su se stessa e su chi la circonda, ed episodi di violenza sempre più incontrollabili alimentati da una malvagia eminenza grigia che risponde al nome di Nova e che arriva a sfruttare persino lo sport nazionale, il Motorball, per eliminare Alita e le ultime vestigia di un passato radicato nientemeno che su Marte. Quanto alla protagonista, di per sé Alita è scema come un tacco ed ingenua come poche, degno contrasto con un corpo e un addestramento marziale che la rendono una macchina da guerra superiore a qualsiasi altra in grado di offrire così allo spettatore un po' di gioia.
I momenti veramente esaltanti di Alita - Angelo della battaglia sono infatti quelli in cui l'"angelo" da il meglio di sé, con una furia devastante unita alla consapevolezza di dover eliminare qualsiasi ostacolo le si pari davanti; che sia in una rissa "da bar", in una gara di Motorball mozzafiato oppure in un corpo a corpo contro cyborg sempre più mostruosi, Alita salta, vola e calcia con grazia, accompagnata da urla di battaglia cariche di sdegno e dall'abilità caciarona di Rodriguez dietro la macchina da presa. Il buon Robert si è fatto le ossa con la trilogia del Mariachi e con i vari Spy Kids e si vede, perché è in grado di "piegarsi" alle regole del PG-13 senza rinunciare a rendere chiaramente ciò che accade nelle varie sequenze anche nei momenti più concitati, riuscendo a destreggiarsi sia nei momenti più "fisici" sia in quelli dove sono gli effetti speciali a farla da padroni, ovvero per più di metà film. Alita - Angelo della battaglia è infatti il trionfo del digitale e della motion capture, a partire dalla protagonista con gli enormi occhioni e il corpo sproporzionato modellata su Rosa Salazar, una bambolotta carinissima e in qualche modo molto umana che interagisce alla perfezione con i suoi nemici cyborg, forse un po' meno riusciti ma comunque impressionanti e per nulla posticci. Anzi, mi verrebbe da dire che gli unici a risultare "finti" sono proprio gli attori blasonati infilati a forza in questa mega-produzione solo per fare la figura dei cioccolatai, Christoph Waltz in primis. Ecco, io non riesco a capire come Waltz possa passare dall'essere un attore con la A maiuscola, indimenticabile e fondamentale (soprattutto quando viene diretto da Tarantino) all'essere un povero cristo scoglionato che non sa bene come sia capitato sul set, come in questo caso; per carità, non va meglio a un non accreditato Edward Norton o alla sempre splendida Jennifer Connelly, costretta in un ruolo di villainess tra i più mosci ed indecisi mai scritti, per non parlare dell'elegante Mahershala Ali che meriterebbe ben altre occasioni, e sicuramente al 90% del pubblico non fregherà una cippa del trattamento di questi grandi nomi, però a me si spezza un po' il cuore. Fatto ad uso e consumo del popolino nerd, Alita - L'angelo della battaglia mi è sembrato, in definitiva, un film divertente e ben realizzato ma più effimero di qualsiasi cinecomic Marvel in quanto maggiormente privo di quell'elemento che consente al personaggio Alita di elevarsi rispetto al resto dei cyborg: il cuore. Mi sa che sto invecchiando, eh?
Del regista Robert Rodriguez ho già parlato QUI. Christoph Waltz (Dr. Dyson Ido), Jennifer Connelly (Chiren), Mahershala Ali (Vector), Ed Skrein (Zapan), Jackie Earl Haley (Grewishka), Jeff Fahey (McTeague), Derek Mears (Romo), Casper Van Dien (Amok), Edward Norton (Nova) e Michelle Rodriguez (Gelda) li trovate invece ai rispettivi link.
Rosa Salazar interpreta Alita. Americana, ha partecipato a film come Bird Box e a serie quali American Horror Story. Anche regista e sceneggiatrice, ha 34 anni.
Il film è finito nelle mani di Robert Rodriguez perché James Cameron (che covava il progetto dall'inizio del nuovo millennio) era troppo impegnato coi sequel di Avatar ed è rimasto come produttore e cosceneggiatore; Rosa Salazar ha invece battuto alle audizioni Zendaya e Bella Thorne. Se Alita - Angelo della battaglia vi fosse piaciuto recuperate il manga edito da Planet Manga e "spezzato" in tre serie: Alita, Alita Last Order e Alita Mars Chronicles. ENJOY!
giovedì 30 giugno 2011
Machete (2010)
Ho rimandato a lungo, centellinando la visione come si fa col vino. E alla fine sono riuscita a vedere il tanto atteso Machete, diretto nel 2010 da Ethan Maniquis e Robert Rodriguez. Mi è stato chiesto di citare questa frase nell’eventuale recensione, lo faccio subito, giusto per riassumere le mie impressioni: è una cazzata così grande che non potevo non commuovermi.

Trama: Machete è un ex agente federale che viene incaricato di fare fuori un senatore impegnato nella lotta contro l’immigrazione messicana. Il “lavoro” non va a buon fine, Machete viene incastrato e da lì comincia la sanguinosa vendetta…

Cominciamo con un po’ di storia. Machete nasce nel 2007, in uno dei fake trailer che accompagnavano la versione USA del film Grindhouse, feature doppia che univa A prova di morte di Quentin Tarantino e Planet Terror di Robert Rodriguez (anche se il personaggio di Machete lo si incontra fin dal primo Spy Kids). Gli splendidi ed esilaranti fakes in questione erano Hobo With a Shotgun, Werewolf Women of the SS di Rob Zombie, Don’t di Edghar Wright e Thanksgiving di Eli Roth. Se avessi dovuto scommettere su chi per primo di questi registi avrebbe tratto un intero film da questi trailer, avrei detto Eli Roth. Ma siccome lui continua a menarsela con produzioni varie e tempestando i fan di tweets da far morire dal ridere senza mai mettersi dietro la macchina da presa, ecco che ci ha pensato l’infaticabile Rodriguez a prendere lo spirito del tamarrissimo trailer di Machete e a riportarlo fedelmente in un film. E che film!!

Machete è la quintessenza del b – movie, della mexploitation, chiamatelo un po’ come volete. In termini più prosaici è la legittimazione della tamarreide (senza pulmino e senza Fiammetta, per fortuna) più cafona, è un film fatto apposta per essere assurdo, senza senso, mal recitato, pieno di buchi nella trama, con personaggi inconsistenti e terronate assortite, dove il regista molla i freni del buon senso e del buon gusto e mostra sangue, mutilazioni, tette, culi, esplosioni praticamente in ogni scena, con il risultato che Machete si arriva o ad amare alla follia o ad odiare e demonizzare. Che piaccia o meno, è un giocattolo, e come tale va trattato. E’ il divertimento del bimbo Rodriguez, qualcosa che chi ha un minimo di senso dell’umorismo, nostalgia dei “bei tempi andati” e cultura trash non può non apprezzare. Ecco perché mi commuovo davanti a tanto spavaldo senso del ridicolo.

Considerata la marea di attori che si sono prestati all’operazione (tra cui un De Niro matto come un cavallo che si è palesemente divertito a far la parte del senatore razzista e pure un po’ porcello), accettando di indossare mise perlomeno imbarazzanti e pronunciare dialoghi a tratti inascoltabili (il monologo finale di Steven Seagal con corollario di dialogo imbecille tra la Rodriguez e la Alba è qualcosa che non riuscirò a dimenticare tanto facilmente…), mi viene da pensare che non sono l’unica cultrice del trash a questo mondo. E se Danny Trejo è l’icona vivente del (non) attore che mangia lo schermo con la sua inespressività, il capello unto, il corpo tozzo alla Wolverine, le sue frasi storiche (“Machete NON manda messaggi”), la sua capacità inspiegabile di far cadere ai suoi piedi le più belle donne del creato, insomma se lui E’ Machete già di per sé, Rodriguez gli crea attorno un gruppo di personaggi a dir poco splendidi nella loro assurdità e gli da la possibilità di compiere le imprese più sanguinose ed improbabili senza lesinare in effetti speciali, citazioni e gore. Lungi da me descrivere ogni immagine (il bungee jumping intestinale), dialogo, personaggio (Osiris!! Osiris!!) e sequenza ad avermi colpita (nel senso di farmi stramazzare a terra dalle risate urlando “No… ma come puoi?? Ma cos’è???”), perché non basterebbe un libro e rovinerei la sorpresa e l’incredulità di chi ancora non ha avuto la fortuna di vedere Machete. Vi basti sapere che dovete guardarlo, fosse l’ultima cosa che fate. Aspettando che Rodriguez decida davvero di girare Machete Kills e Machete Kills Again.

Attori e registi coinvolti nella realizzazione di Machete hanno già trovato ampio spazio sul Bollalmanacco: Robert Rodriguez, Danny Trejo (Machete), Robert De Niro (Senatore John McLoughlin), Michelle Rodriguez (Luz), Tom Savini (Osiris), persino Nimród Antal (una delle guardie del corpo di Booth, a occhio e croce quella che si fa venire la crisi di coscienza), li trovate tutti cliccando sui link.
Ethan Maniquis è l’altro regista della pellicola. Già collaboratore di Rodriguez dai tempi di Desperado, per quanto riguarda montaggio ed effetti speciali. Di lui non sono riuscita a scoprire né la nazionalità, né l’età, sorry.

Jessica Alba interpreta Sartana. Americana, la ricordo per film come Giovani diavoli, Fantastici 4 e Sin City; ha inoltre partecipato a Beverly Hills 90210, Flipper e Dark Angel, la serie tv che le ha dato la notorietà internazionale. Anche produttrice, ha 30 anni e un film in uscita, il quarto episodio di Spy Kids.

Steven Seagal interpreta Torrez. Prima di Chuck Norris erano lui e Jean Claude Van Damme a spaccare le chiappe a mille anonimi cattivoni in quanto versioni tamarre e più sfigate delle star Stallone e Schwarznegger. In particolare, Seagal ha partecipato a roba come Nico, Duro da uccidere e Sfida tra i ghiacci. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 60 anni (Cristo, ha l’età di mio padre… Oddio, Seagal E’ mio padre!!).

Jeff Fahey interpreta Booth. Americano, la maggior parte dei lettori se lo ricorderà come Lapidus, il pilota di Lost, ma ha partecipato a parecchi film come Psycho III, Il tagliaerbe, Grindhouse, Planet Terror, e a serie tv come Miami Vice, Criminal Minds, Cold Case e CSI: Miami. Anche produttore, ha 59 anni e nove film in uscita.

Cheech Marin (vero nome Richard Anthony Marin) interpreta Padre Cortez. Uno dei migliori caratteristi degli ultimi decenni, utilizzatissimo da Rodriguez ma non solo, lo ricordo per film come Fuori orario, Ghostbusters II, Desperado, il meraviglioso Dal tramonto all’alba, Paulie – Il pappagallo che parlava troppo, Spy Kids (e seguiti), C’era una volta in Messico, Grindhouse e Planet Terror. Ha doppiato la versione inglese del Pinocchio di Benigni, i film Disney Oliver & Company e Il re leone, un episodio di South Park e ha partecipato alle serie Nash Bridges, Grey’s Anatomy e Lost. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 65 anni e due film in uscita.

Don Johnson (vero nome Donnie Wayne Johnson) interpreta Von. Ex marito di Melanie Griffith, famosissimo per il suo ruolo come protagonista della serie Miami Vice, ha partecipato a film come Harley Davidson e Marlboro Man e a serie come Kung Fu, La famiglia Bradford e Nash Bridges. Americano, anche regista, produttore, compositore e sceneggiatore, ha 62 anni e due film in uscita.

Lindsay Lohan interpreta April. Ennesima ragazzina prodigio rovinata dal precoce successo che è riuscita, in tempo zero, ad affossare la sua carriera grazie a condanne per ubriachezza, furto, droga e quant’altro (infatti alla “veneranda” età di 25 anni è già frusta da morire..), ha partecipato a film come Genitori in trappola, Quel pazzo venerdì, Mean Girls e Herbie – Il super maggiolino, oltre ad alcuni episodi delle serie That’s 70’s Show e Ugly Betty. Americana, ha tre film in uscita.

Le guest star della pellicola sono quasi tutte più o meno legate all’universo “rodrigueziano” e ci vorrebbe un fan sfegatato per riconoscerle tutte. Nel mio piccolo segnalo Daryl Sabara (Julio), ovvero il piccolo Juni presente in tutti gli Spy Kids e Gilbert Trejo, ovviamente figlio di Danny, nei panni del muto disegnatore Jorge; tornano anche il dottore ciccione e le crazy babysitter twins di Planet Terror (le gemelle Elise ed Electra Avellan, nipoti acquisite di Rodriguez), qui “trasformate” in due combattive infermiere, mentre la reporter di origine messicana, interpretata dall’attrice Ara Celi, era la “inca mummy girl” dell’omonimo episodio della terza serie di Buffy l’ammazzavampiri. Vi fosse piaciuto Machete, io vi consiglio di vedervi in sequenza Dal Tramonto all’alba e Planet Terror, giusto per assistere all’escalation tamarra di Rodriguez, poi aggiungerei Desperado, sempre dello stesso regista e l’immancabile I mercenari, altro trashissimo omaggio moderno ai film di una volta. E ora, vi lascio con il trailer di questo capolavoro... ENJOY!!
Trama: Machete è un ex agente federale che viene incaricato di fare fuori un senatore impegnato nella lotta contro l’immigrazione messicana. Il “lavoro” non va a buon fine, Machete viene incastrato e da lì comincia la sanguinosa vendetta…
Cominciamo con un po’ di storia. Machete nasce nel 2007, in uno dei fake trailer che accompagnavano la versione USA del film Grindhouse, feature doppia che univa A prova di morte di Quentin Tarantino e Planet Terror di Robert Rodriguez (anche se il personaggio di Machete lo si incontra fin dal primo Spy Kids). Gli splendidi ed esilaranti fakes in questione erano Hobo With a Shotgun, Werewolf Women of the SS di Rob Zombie, Don’t di Edghar Wright e Thanksgiving di Eli Roth. Se avessi dovuto scommettere su chi per primo di questi registi avrebbe tratto un intero film da questi trailer, avrei detto Eli Roth. Ma siccome lui continua a menarsela con produzioni varie e tempestando i fan di tweets da far morire dal ridere senza mai mettersi dietro la macchina da presa, ecco che ci ha pensato l’infaticabile Rodriguez a prendere lo spirito del tamarrissimo trailer di Machete e a riportarlo fedelmente in un film. E che film!!
Machete è la quintessenza del b – movie, della mexploitation, chiamatelo un po’ come volete. In termini più prosaici è la legittimazione della tamarreide (senza pulmino e senza Fiammetta, per fortuna) più cafona, è un film fatto apposta per essere assurdo, senza senso, mal recitato, pieno di buchi nella trama, con personaggi inconsistenti e terronate assortite, dove il regista molla i freni del buon senso e del buon gusto e mostra sangue, mutilazioni, tette, culi, esplosioni praticamente in ogni scena, con il risultato che Machete si arriva o ad amare alla follia o ad odiare e demonizzare. Che piaccia o meno, è un giocattolo, e come tale va trattato. E’ il divertimento del bimbo Rodriguez, qualcosa che chi ha un minimo di senso dell’umorismo, nostalgia dei “bei tempi andati” e cultura trash non può non apprezzare. Ecco perché mi commuovo davanti a tanto spavaldo senso del ridicolo.
Considerata la marea di attori che si sono prestati all’operazione (tra cui un De Niro matto come un cavallo che si è palesemente divertito a far la parte del senatore razzista e pure un po’ porcello), accettando di indossare mise perlomeno imbarazzanti e pronunciare dialoghi a tratti inascoltabili (il monologo finale di Steven Seagal con corollario di dialogo imbecille tra la Rodriguez e la Alba è qualcosa che non riuscirò a dimenticare tanto facilmente…), mi viene da pensare che non sono l’unica cultrice del trash a questo mondo. E se Danny Trejo è l’icona vivente del (non) attore che mangia lo schermo con la sua inespressività, il capello unto, il corpo tozzo alla Wolverine, le sue frasi storiche (“Machete NON manda messaggi”), la sua capacità inspiegabile di far cadere ai suoi piedi le più belle donne del creato, insomma se lui E’ Machete già di per sé, Rodriguez gli crea attorno un gruppo di personaggi a dir poco splendidi nella loro assurdità e gli da la possibilità di compiere le imprese più sanguinose ed improbabili senza lesinare in effetti speciali, citazioni e gore. Lungi da me descrivere ogni immagine (il bungee jumping intestinale), dialogo, personaggio (Osiris!! Osiris!!) e sequenza ad avermi colpita (nel senso di farmi stramazzare a terra dalle risate urlando “No… ma come puoi?? Ma cos’è???”), perché non basterebbe un libro e rovinerei la sorpresa e l’incredulità di chi ancora non ha avuto la fortuna di vedere Machete. Vi basti sapere che dovete guardarlo, fosse l’ultima cosa che fate. Aspettando che Rodriguez decida davvero di girare Machete Kills e Machete Kills Again.
Attori e registi coinvolti nella realizzazione di Machete hanno già trovato ampio spazio sul Bollalmanacco: Robert Rodriguez, Danny Trejo (Machete), Robert De Niro (Senatore John McLoughlin), Michelle Rodriguez (Luz), Tom Savini (Osiris), persino Nimród Antal (una delle guardie del corpo di Booth, a occhio e croce quella che si fa venire la crisi di coscienza), li trovate tutti cliccando sui link.
Ethan Maniquis è l’altro regista della pellicola. Già collaboratore di Rodriguez dai tempi di Desperado, per quanto riguarda montaggio ed effetti speciali. Di lui non sono riuscita a scoprire né la nazionalità, né l’età, sorry.
Jessica Alba interpreta Sartana. Americana, la ricordo per film come Giovani diavoli, Fantastici 4 e Sin City; ha inoltre partecipato a Beverly Hills 90210, Flipper e Dark Angel, la serie tv che le ha dato la notorietà internazionale. Anche produttrice, ha 30 anni e un film in uscita, il quarto episodio di Spy Kids.
Steven Seagal interpreta Torrez. Prima di Chuck Norris erano lui e Jean Claude Van Damme a spaccare le chiappe a mille anonimi cattivoni in quanto versioni tamarre e più sfigate delle star Stallone e Schwarznegger. In particolare, Seagal ha partecipato a roba come Nico, Duro da uccidere e Sfida tra i ghiacci. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 60 anni (Cristo, ha l’età di mio padre… Oddio, Seagal E’ mio padre!!).
Jeff Fahey interpreta Booth. Americano, la maggior parte dei lettori se lo ricorderà come Lapidus, il pilota di Lost, ma ha partecipato a parecchi film come Psycho III, Il tagliaerbe, Grindhouse, Planet Terror, e a serie tv come Miami Vice, Criminal Minds, Cold Case e CSI: Miami. Anche produttore, ha 59 anni e nove film in uscita.
Cheech Marin (vero nome Richard Anthony Marin) interpreta Padre Cortez. Uno dei migliori caratteristi degli ultimi decenni, utilizzatissimo da Rodriguez ma non solo, lo ricordo per film come Fuori orario, Ghostbusters II, Desperado, il meraviglioso Dal tramonto all’alba, Paulie – Il pappagallo che parlava troppo, Spy Kids (e seguiti), C’era una volta in Messico, Grindhouse e Planet Terror. Ha doppiato la versione inglese del Pinocchio di Benigni, i film Disney Oliver & Company e Il re leone, un episodio di South Park e ha partecipato alle serie Nash Bridges, Grey’s Anatomy e Lost. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 65 anni e due film in uscita.
Don Johnson (vero nome Donnie Wayne Johnson) interpreta Von. Ex marito di Melanie Griffith, famosissimo per il suo ruolo come protagonista della serie Miami Vice, ha partecipato a film come Harley Davidson e Marlboro Man e a serie come Kung Fu, La famiglia Bradford e Nash Bridges. Americano, anche regista, produttore, compositore e sceneggiatore, ha 62 anni e due film in uscita.
Lindsay Lohan interpreta April. Ennesima ragazzina prodigio rovinata dal precoce successo che è riuscita, in tempo zero, ad affossare la sua carriera grazie a condanne per ubriachezza, furto, droga e quant’altro (infatti alla “veneranda” età di 25 anni è già frusta da morire..), ha partecipato a film come Genitori in trappola, Quel pazzo venerdì, Mean Girls e Herbie – Il super maggiolino, oltre ad alcuni episodi delle serie That’s 70’s Show e Ugly Betty. Americana, ha tre film in uscita.
Le guest star della pellicola sono quasi tutte più o meno legate all’universo “rodrigueziano” e ci vorrebbe un fan sfegatato per riconoscerle tutte. Nel mio piccolo segnalo Daryl Sabara (Julio), ovvero il piccolo Juni presente in tutti gli Spy Kids e Gilbert Trejo, ovviamente figlio di Danny, nei panni del muto disegnatore Jorge; tornano anche il dottore ciccione e le crazy babysitter twins di Planet Terror (le gemelle Elise ed Electra Avellan, nipoti acquisite di Rodriguez), qui “trasformate” in due combattive infermiere, mentre la reporter di origine messicana, interpretata dall’attrice Ara Celi, era la “inca mummy girl” dell’omonimo episodio della terza serie di Buffy l’ammazzavampiri. Vi fosse piaciuto Machete, io vi consiglio di vedervi in sequenza Dal Tramonto all’alba e Planet Terror, giusto per assistere all’escalation tamarra di Rodriguez, poi aggiungerei Desperado, sempre dello stesso regista e l’immancabile I mercenari, altro trashissimo omaggio moderno ai film di una volta. E ora, vi lascio con il trailer di questo capolavoro... ENJOY!!
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