giovedì 21 agosto 2008

Bolla Wanna see: Denti (2007)

Giusto perché questo blog è molto “vissuto” dalla sottoscritta, e scrivo davvero spessissimo (mio Dio che donna inutile sono XDXD) ho deciso di inaugurare una nuova rubrica, ovvero una sorta di Wanna see, piccoli scampoli di ciò che mi piacerebbe vedere nella marea di film che escono in Italia e non (e che ovviamente nel Multiplex della mia zona non arrivano nemmeno per sbaglio).









Inaugurerei questa rubrica con un film che sta uscendo nelle sale italiane in questi giorni, ovvero Denti (Teeth) del 2007, da non confondersi con l’omonimo film del 2000 di Gabriele Salvatores. Una produzione indipendente americana che ha vinto anche un premio al Sundance Film Festival per la performance “succosa, da lasciare a bocca aperta” (non a caso) della protagonista Jess Weixler.




La trama della pellicola diretta e sceneggiata da Mitchell Lichtenstein è questa: un’adolescente di nome Dawn, assoluta sostenitrice della vergnità, è talmente ignorante per quel che concerne il suo corpo e la sua intimità da fare una scoperta a dir poco sconcertante il giorno in cui alcuni ragazzi cercano di violentarla; la sua vagina ha i DENTI. Ohibò, direi io, non voglio nemmeno immaginare come potrebbe proseguire un simile film, che la critica definisce esilarante ed inquietante allo stesso tempo.














Quella della Vagina Dentata è una leggenda metropolitana, oltre che una teoria già messa in piedi nientemeno che da Sigmund Freud, per quanto riguarda le ansie da castrazione. Parecchie leggende infatti narrano di uomini evirati da dee o potenti entità dotate di vagine dentute e si narra che durante la guerra del Vietnam le prostitute alleate coi vietcong inserissero rasoi o pezzi di vetro proprio lllì, efficace misura contro i soldati americani.


Possiamo dire che questo film è la versione ripulita e femminile del vecchio Killer Condom della Troma? Forse, ma tant'è che alla fine chi ci rimette è sempre l'uomo, sorry







Tra gli attori di quello che io sto già vivendo come un piccolo cult (sono perversa?? Diamine, sì!) c'è nientemeno che John Hensley, nel ruolo del fratellastro di Dawn, già interprete dell'odioso Matt MacNamara nel telefilm Nip/Tuck. Inutile dire che spero la vagina dentuta gli faccia un male cane.
















E nel frattempo, mentre attendiamo con ansia l'uscita del film, ecco il sito ufficiale e ovviamente il trailer. Come sempre... ENJOY!

















martedì 19 agosto 2008

One Missed Call (2008)

Sull'onda dei mille remake americani tratti da qualunque genere e filmografia (soprattutto horror) ecco uscire nelle sale questo One Missed Call di Eric Valette, remake dell'omonimo film del grande Takashi Miike datato 2004, Chakushin Aari.



La trama non si discosta molto da quella degli altri horror giapponesi degli ultimi anni. C'è una maledizione che si ripercuote attraverso un oggetto di uso comune (il cellulare) e che si rinnova ogni volta: le vittime ricevono una chiamata "dal futuro" dove la loro stessa voce preannuncia la loro morte. Il giorno e l'ora indicati dalla chiamata, puntualmente, le morti avvengono, impossibili da fermare, e "qualcosa" sceglie un numero a caso dalla rubrica degli sfortunati per proseguire la catena maledetta. A Foa du Bestentu, direbbe mia madre. Un blando piattume americano, direi io.



La trama e persino alcune scene sono speculari alla versione giapponese, eppure ci sono alcune particolarità che rendono l'originale nettamente superiore. Innanzitutto il remake è, ovviamente, semplificato, come a dire che il pubblico americano non abbisogna di sottigliezze ma solo di fatti.


Chakushin Aari comincia "in medias res", ovvero quando la prima vittima è già bella che andata, e con una sequenza introduttiva di vari personaggi il cui ruolo lì per lì non è ben definito; in particolare il detective da l'idea di essere un necrofilo quando cava dalla bocca di un cadavere, con fare furtivo, una caramella rossa, e viene scoperto da uno dei medici. Nel remake tutto è ben definito e lineare: c'è una prima morte che nell'originale viene solo suggerita ed intravista, e la rivelazione del segreto del detective, che lo colloca nel gruppo degli "eroi" fin da subito. E così via per tutto il film, senza lasciare dubbi o inquietudine che non sia "visibile", palese nelle immagini.

Per quanto riguarda l'orrore, nell'originale bastano una suoneria e la morte delle vittime per incutere ansia. Il remake si avvale invece di visioni di inquietanti personaggi, bambole e pupazzi assortiti che precedono ogni morte, quasi a voler richiamare il finale decisamente bizzarro ed onirico della pellicola di Miike. Purtroppo sono immagini fine a sé stesse, prive di significato alcuno che non sia quello di fare una blanda paura. Anche la paura della protagonista dei "buchi", legata ad un trauma infantile, perde di significato in questa pellicola, diventando un mero accessorio, una particolarità di un personaggio che più piatto non si può.

Nella pellicola originale c'è un sottile e malato filo di perversione che si tende dall'inizio fino al finale, un happy ending decisamente e paradossalmente negativo. Verrebbe quasi da dire che la morale della pellicola giapponese sia che ognuno mostra affetto nel modo che ritiene opportuno, e sta a noi accettarlo. Da qui il perdono dato a colei che, fino alla fine, sembra essere la responsabile della maledizione, ovvero una donna che gode a torturare le proprie figlie, così come faceva un tempo la madre della protagonista. Un universo tutto al femminile, fatto di donne prede di psicosi, terrorizzate dai propri figli e dai legami familiari (da qui l’orrore dato dai feti nell’ultima sequenza dell’originale giapponese) perché non bastano questi ultimi per proteggerci dalla pazzia e per darci la sicurezza di conoscere chi ci circonda. Volete ricercare una simile sottigliezza filosofica nel remake americano? Per carità di Dio.

Sugli attori, poche parole da spendere, anzi nulla. Scialbi e reduci da produzioni televisive, i soliti banali 40enni che recitano la parte di 25enni. Interessante vedere le differenze sociali tra le due versioni, le diverse abitudini dei giovani, il sesso e l’alcool che la fanno da padroni nella società Americana, mentre in quella giapponese i rapporti anche tra coetanei sono sempre tenuti su un profilo assai più basso. Poi la cultura dei cellulari, impossibile stare senza, con i ragazzi giapponesi che al tavolo si scambiano i numeri e i telefoni al posto dei nomi come fosse uno status simbol quello di avere la rubrica piena. Si vede che amo il Giappone? Sì, lo ammetto. Lo amo, e un giorno andrò a Tokyo vestita come una Gothic Lolita. I have a dream…

Eric Valette è il regista di questa pellicola. Francese, ha all’attivo alcuni film di genere ed episodi di alcune serie TV. Ha 31 anni e un film in uscita.




Shannyn Sossamon, Hawaiana, interpreta Beth, la protagonista traumatizzata dell’ancor più traumatico remake. Ha partecipato a film come Le regole dell’attrazione, Il destino di un cavaliere, e alcuni episodi di Law & Order. Ha 30 anni e due film in uscita.



Edward Burns interpreta il Detective Andrews. Questo attore ha avuto il suo momento di gloria negli anni novanta, partecipando a pellicole come Salvate il Soldato Ryan e 15 minuti – Follia omicida a New York, perdendosi poi nel decennio successivo in filmetti, oppure partecipando a telefilm come Will & Grace. Ha 40 anni e due film in uscita.

  
E dulcis in fundo concludo con Ray Wise. E chi è, direte voi? Blasfemi!! Nessun figlio degli anni 90 è mai andato a letto senza farsi la fatidica domanda: chi ha ucciso Laura Palmer? Ecco, parte della risposta è nella faccia di costui, protagonista memorabile del Twin Peaks televisivo. In questo film interpreta Ted Summers, imbonitore televisivo pseudoreligioso che non si fa scrupolo a sfruttare la maledizione per fare audience (un novello Costanzo?). Il nostro ha una filmografia sterminata: ha partecipato a un episodio di Charlie’s Angels, Dallas, Riptide, A-Team, Hunter, Moonlighting, Walker Texas Ranger, Star Trek, Beverly Hills 90210, Streghe, Dawson’s Creek, 24, CSI, Bones,  al remake de Il Bacio della Pantera, Robocop, Twin Peaks: fuoco cammina con me e Jeepers Creepers II. Ha 61 anni e 4 film in uscita. 
 



E ora il trailer di Chakushin Ari... con la musichetta bella bella ^___^






venerdì 1 agosto 2008

Hellboy (2004)

Tempo di sequel, e chi non ha visto i primi capitoli come la sottoscritta si deve adeguare. Quindi, consigliata da parecchi, ho deciso di guardare Hellboy di Guillermo del Toro, tratto dall'elegantissimo comic di Mike Mignola.



Durante la seconda guerra mondiale i nazisti si alleano con il Monaco Rasputin (quello della rivoluzione Russa, sì...) per portare l'inferno sulla terra e conquistare la supremazia mondiale. Il rito viene interrotto dai soldati americani e dal Professor Bruttenholm (John Hurt) con il risultato che, al posto dell'inferno sulla terra, rimane un piccolo diavoletto: Hellboy. Il Professore lo adotta e lo cresce come un ingombrante figlio umano, usandolo, assieme ad altri personaggi, nella battaglia contro i demoni che infestano la terra. Finché Rasputin non torna a reclamare la paternità di Hellboy e allora quest'ultimo dovrà confrontarsi con la sua vera natura.



Al di là del fatto che l'opera di Mignola è più complessa e graficamente più elegante, questo film è davvero carino, seppur un pò semplificato.


I personaggi sono gradevolissimi, a partire del protagonista, un duro dal cuore tenerissimo, amante di ogni stravizio made in USA (nachos, salsa chili, patatine ecc.) e dei gattini, oltre che della pirocinetica Liz. Ovviamente Hellboy è il pilastro portante del film, ma ci sono anche la già citata Liz, che sembra tirata fuori dall'Incendiaria di Stephen King, una ragazza troppo giovane e troppo traumatizzata dai suoi poteri per poter rimanere accanto al demonietto, e poi l'acquatico Abe Sapien, una sorta di "mostro della laguna" amante dei libri e dotato di poteri psichici. Se dovessi proprio trovare un difetto al film, opterei per i villains, banalotti e triti (diciamo che i nazisti ci hanno un pò stufato...) e i mostri che li affiancano, stanche variazioni di horror passati.


Tecnicamente il film è ineccepibile, il montaggio è ottimo e quasi rilassante, assai lontano dall'effetto videoclip che va molto di moda ultimamente, gli effetti speciali sono ovviamente all'altezza come lo splendido trucco di Ron Perlman, che diventa un diavolo rosso somigliantissimo. La trama alterna momenti di pura ilarità (il salvataggio dei gattini nella metro), azione e anche amore (obiettivamente Hellboy e Liz sono tenerissimi ed il finale è quasi commovente).


Un film per ragazzini, ma finalmente non per ragazzini dementi.


Guillermo del Toro è il regista che, in assoluto, più si è distaccato dal gruppetto costituito da Tarantino, Rodriguez (di cui è grande amico) ed Avery, consacrandosi all'horror più visionario e particolare, lontano forse dalle mode e dagli omaggi più o meno cinefili. Tra i film del regista messicano  ricordo Mimic (che tanto ha schifato Toto pur non avendolo visto XD), Blade II e Il Labirinto del Fauno. Probabilmente dirigerà Lo Hobbit. Ha 44 anni.



Ron Perlman interpreta Hellboy. Personalmente credo che Ron Perlman sia il miglior caratterista che Hollywood possa offrire, con quella faccia un pò butterata, quell'espressione dura, quei tratti somatici che sono assolutamente impossibili da dimenticare. Giocate al dove l'ho già visto, personalmente i miei film preferiti sono: Il nome della rosa (lui era il mitico Salvatore! Penitenziagite!!!) I sonnambuli, Scuola di polizia missione a Mosca, Una cena quasi perfetta, Alien: la clonazione, Blade II, Looney Tunes: Back in Action, Desperation, Hellboy II. Televisivamente parlando ha all'attivo un sacco di doppiaggio, per cartoni come Animanicas, Aladdin, Bonkers, Kim Possible, Tarzan e, ovviamente, Hellboy. Inoltre ha partecipato a Streghe. Ha 58 anni e 13 film in uscita!!



Selma Blair interpreta Liz, la pirocinetica. Come non ricordare quest'attrice che vinse anche un MTV Award per il migliore bacio lesbico dato a Sarah Michelle Gellar in Cruel Intentions, cosa che all'epoca fece discreto scandalo. Tra i suoi altri film In & Out, Scream 2, Giovani, pazzi e svitati. Ha 36 anni e un film in uscita.



John Hurt interpreta il prof. Buttenholm. L'attore inglese, grande vecchio del cinema, ha interpretato tra gli altri film: Alien, The Elephant Man, I cancelli del cielo, Taron e la pentola magica (voce), Vincent, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, Dead Man, Lost Souls, Harry Potter e la pietra filosofale (era il Sig. Olivander), Il Mandolino del Capitano Corelli (male!!! Shame on you!!!)The Skeleton Key, V per vendetta, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Ha 68 anni e 7 film in uscita.



Per completezza, metto il trailer del cartone animato, che dovrebbe, a rigor di logica, essere doppiato proprio da Ron Perlman. L'animazione supereroistica made in USA mi fa schifo, tranne per la compianta serie di Batman, ma... enjoy!!!


 


sabato 19 luglio 2008

Wanted (2008)

Ogni tanto ci vuole la rinfrescatina al Bollalmanacco. Speravo di poter parlare di Funny Games, vecchio o nuovo che sia, e invece tocca parlar di quella bestemmia che è stata la vista di Wanted del misconosciuto regista Timur Bekmambetov (salute!).



Questo banale e fracassone filmetto, è tratto dalla splendida Graphic Novel omonima di Mark Millar, uno degli autori di comics più cool che ci sia in circolazione (basti pensare che il mega crossover Civil War, della Marvel, è opera sua). Splendida opera alla quale, purtroppo, il film rimane fedele solo nella prima mezz'ora. Infatti l'originale parla di un mondo dove i SUPERcriminali hanno eliminato gli Eroi, e governano di nascosto una realtà che è assolutamente ignara di un passato colmo di "Meraviglie". Un mondo privo di morale, dove questa confraternita spadroneggia violentando, uccidendo, massacrando per divertimento più che per necessità, senza che nessuno possa alzare un dito per fermarla.


La storia è questa: Wesley Gibbons (James MacAvoy), prototipo dell'uomo medio americano, con un lavoro frustrante, una fidanzata che gli fa le corna col suo migliore amico e una serie di problemi psicosomatici da primato, un giorno scopre di essere il figlio del miglior Killer esistente al mondo, appena fatto fuori da un traditore dell'Organizzazione per cui lavorava, la Confraternita. Fox (Angelina Jolie) e Sloane (Morgan Freeman), membri della stessa confraternita, decidono di allenarlo e trasformarlo nel migliore dei Killer per consentirgli di vendicarsi e di riscattare la Confraternita.


Il film in sé, almeno nella prima ora, non è malaccio: zeppo di effetti speciali, di inseguimenti mozzafiato, di scelte stilistiche assai interessanti. Da parte mia, ho adorato la scena in cui Wesley, finalmente deciso a liberarsi della sua vita opprimente, manda a farsi fottere (Fuck You) la grassissima capufficio e l'amico traditore, spaccando sulla faccia di quest'ultimo la tastiera che, rompendosi, mostra allo spettatore la scritta FUCK YOU fatta con i tasti e il dente che l'amico fedifrago perde. Anche l'ansia apparente di Wesley, che ci mostra un mondo al ralenti, confuso, chiassoso, è decisamente apprezzabile, così come alcuni sprazzi di volontaria ironia.



Il resto, mi spiace ma è fuffa della peggior specie. Distaccandosi così completamente dalla Graphic Novel che è quanto di più crudele, cinico e divertente possa trovarsi sul mercato dei Comics, vengono meno i presupposti della trama ed occorre inventarsene un'altra per l'occasione. Purtroppo però, lo scopo della Confraternita, che nel Comic è ben definito e comprensibile, nel film diviene mero pretesto: cos'è la Confraternita, a cosa serve, ma soprattutto: perché mai dei criminali devono prendere ordini da un TELAIO?? Che lo chiamino "Fato", scomodando addirittura le Parche del mito, questa svolta della trama è quanto di più campato in aria ci sia al mondo, ricorda degli episodi di Alias privi però della ferrea logica che contraddistingueva la serie. Inoltre viene meno anche il rozzo cinismo dell'opera di Millar, banalizzando il cambiamento interiore di Wesley e focalizzandolo in una vendetta giusta e "filiale", priva di autocompiacimento per la violenza e l'amoralità a cui il protagonista si vota. Quanto al "colpo di scena" di metà film, è svalutato fin dai tempi di Guerre Stellari.


Il regista di questo filmaccio è Timur Bekmanmetov, mestierante russo poco conosciuto in Italia, seppur sia autore di una famosa serie di film sui vampiri, Daywatch e Nightwatch (da non confondere con il film più conosciuto che parla del guardiano notturno di una morgue). Ha 47 anni e un film in uscita.



Protagonista della pellicola è James McAvoy nel ruolo di Wesley Gibson. Lo scozzesino interpretava il fauno Mister Tumnus ne Le Cronache di Narnia. Caruccetto, ma inadatto ad un personaggio così cool. Ha 29 anni e un film in uscita.




Angelina Jolie Pitt interpreta Fox, la criminale che educa Wesley (nel comic l'educazione comprende anche quella sessuale. Peccato per i fan della Jolie, qui si limita solo a un casto bacio e a un nudo in controfigura). Ormai più famosa per la sua relazione con Brad Pitt che per i suoi film che sono sempre più commerciali, figlia d'arte (il papà è nientemento che Jon Voight) un tempo era la moglie di attori VERAMENTE con le palle, come Johnny Lee Miller (Sick Boy in Trainspotting) e Billy Bob Thornton. Tra i suoi film più famosi, Il collezionista d'ossa, Ragazze interrotte(che le fruttò un oscar come miglior attrice non protagonista), Tomb Raider, Shark Tale (in originale da la voce alla pesciolina sexy Lola), e Beowulf. Ha 32 anni e due film in uscita.




Morgan Freeman, il grande vecchio del cinema USA, interpreta Sloane, personaggio che ricalca quello del Professore nella Graphic Novel. I film più famosi di questo grande attore sono Ai Confini della realtà, A spasso con Daisy, Il falò delle vanità, Robin Hood - Principe dei ladri, Le ali della libertà, Se7en, Il collezionista, L'acchiappasogni, Una settimana da dio, Million Dollar Baby (dove ha vinto un Oscar come miglior attore non protagonista) Batman Begins. Ha 61 anni e 5 film in uscita.



Più che con un video di Youtube vorrei concludere in bellezza con l'intera Graphic novel ma, ahimé, è impossibile farlo. Quindi consiglierei solo di procurarsela e leggerla: i 10/12 euro meglio spesi della vostra vita!!


 

mercoledì 19 marzo 2008

Bone Sickness (2004)

Dopo tantissimo tempo di assenza da questo blog, spero di poter tornare in pianta più stabile, per la gioia di chi di questo blog non può farne a meno (ovvero nessuno XD). Non è che in questo periodo non abbia visto film degni di esser commentati nel bene o nel male, anzi!


Oggi voglio parlare della pellicola uscita direttamente in video (e mi pare già una degna concessione...) che risponde al nome di Bone Sickness, del ciccio pasticcio Brian Paulin.



La trama parrebbe semplice. All'interno di una coppia di sposini, lui soffre di una grave malattia degenerativa delle ossa, e lei, dopo averle tentate tutte, si affida al ciccionissimo amico (ovvero il regista di questo capolawork!) per salvarlo. Peccato che questo ameno patito di omeopatia e rimedi naturali non trova altra soluzione che procurare al maritino della polvere ricavata dal midollo delle ossa dei morti (!). Logico supporre che i Demoni che si nutrono dei morti (chii???) non apprezzeranno la trovata e scateneranno gli zombies sulla terra...


Questa pellicola è un brutto esempio di come un banale film sugli zombi possa trasformarsi in una bruttura ancor peggiore se girato senza alcuna ironia, con attori e tecnica registica al limite del dilettantismo, effetti speciali e makeup orrendo e con una confusione dettata probabilmente dal pesante uso di stupefacenti.


Il film inizia con la dissepoltura di cadaveri da parte di un maniaco (che a ragione dovrebbe essere il ciccione, ma poi si scoprirà essere, senza alcun senso, il marito malato) e la conseguente, sanguinolenta uccisione del guardiano di notte che scopre il misfatto. E il film potrebbe concludersi lì, perché non è altro che una sequenza ininterrotta di riesumazioni, uccisioni, smembramenti, pasti a base di carne umana, intervallati da panoramiche dello squallido cimitero oppure siparietti pseudo/erotici a base di procaci seni di mostruose donnette, il tutto scandito da una colonna sonora a dir poco ammorbante.


L'unica "cifra stilistica", se così si può chiamare, del film, è l'evidente compiacimento di ciccio Paulin nel mostrare rivoltanti vomitate di qualunque cosa schifida possa trovarsi in natura. Prima di mutare completamente da nerd malaticcio a pazzo cannibale con un look identico a quello del Corvo, il marito spurga qualsiasi cosa: dal vomito normale, al sangue, fino a passare a blatte giganti, vermoni, anguille (?), lumache (???) e addirittura quella che parrebbe una tenda da doccia che alla fine secerne una zombie donna (e questo pezzo, giuro, non l'ho capito).


Come già detto, la messinscena è a dir poco orribile. Fotografia sgranata e squallida, da super8 girato in casa, il make up degli zombi, verdi e polverosi, un incrocio tra mummie ed alieni, è solo di poco superiore a quello dei Demoni, che sembrano comparse prese pari pari da Buffy, ma meno stilosette. I suoni sono palesemente riciclati, gli zombie non si impegnano nemmeno a far finta di mangiare le vittime, e il regista ha lasciato l'anatomia a casa, convinto che il corpo sia percorso di arterie anziché capillari, cosicché al minimo taglietto o tocco possano spillare fontane di sangue da ogni dove, persino dal dorso della mano.


Ho già detto, insomma, che è un film decisamente da evitare?


Il regista Brian Paulin (anche attore e sceneggiatore del capolavoro indiscusso) è un indipendente di ultima generazione con all'attivo, per fortuna, solo pochi film quali At Dawn They Sleep (che ho ma cancellerò sulla fiducia) e Mummy Raider. Credeteci o meno, non si trovano informazioni su questo novello Kubrick.


 Siccome non riesco a trovare un'immagine del biondo ciccione, ecco una foto di come nel film la sua faccia venga scarnificata....


Rich George interpreta Alex McNetti, il maritino malato. La sua carriera inizia e continua inseparabile da quella del regista, negli unici tre film da lui diretti. Anche di lui, nulla è dato sapere.


La russa Darya Zabinski interpreta Kristin McNetti. La filmografia della fanciulla è un pò più ampia nonostante sia giovane (24 anni), ma per lo più sono comparsate. Ha due film in uscita.



E ora un video con le scene più gore. Lì potrete vedere il Regista (il capellone biondo che sventra un cadavere con la sega circolare) e Rich George (il tizio che taglia un braccio a uno sbirro in borghese con l'accetta). Non fatevi ingannare dal montaggio stiloso e dalla musica accattivante...magari il film fosse cosi, invece è di una lentezza rara!


giovedì 22 novembre 2007

Il Nascondiglio (2007)

Nella serata di ieri, facendomi abilmente gabbare da Ale (per il consiglio) e da Toto (per i soldi) sono andata al cinema a vedere Il Nascondiglio del sempre ameno Pupi Avati.. Ecco, solo due parole: mortacci mia.

La trama, in breve, è questa: a Davenport, USA, una vedova appena uscita dal manicomio decide di aprire un ristorante italiano. Ovviamente il sito che la sconfinfera maggiormente è una casa dove almeno 50 anni prima era stato commesso un delitto efferato, le cui colpevoli non sono mai state trovate. Quando ricomincerà a sentire le voci, assieme a delle palesi presenze nelle intercapedini, la vedova novella Clerici deciderà di indagare.

 




Pupi Avati è tornato al thriller horror, quello di Zeder e La casa dalle finestre che ridono. Da quest’ultimo modello però non si è mai staccato, tant’è che il film risulta un blando calco della sua pellicola più famosa: un delitto insoluto da anni i cui strascichi permangono nel presente e una persona che si improvvisa detective, pagandone le conseguenze del caso. Aggiungiamoci anche una citazione involontaria de La Casa nera di Wes Craven, e il quadro è completo.

 

Avati abbandona la piccola realtà della provincia italiana a lui tanto cara ed ambienta una pellicola in America, con attori d’oltreoceano che affiancano la protagonista, Laura Morante. Il risultato è scialbo e privo di verve come la stessa Davenport. La Morante gira a vuoto per paesaggi anonimi e banali, incontra personaggi altrettanto vacui, solo per risolvere un mistero che lo spettatore medio aveva già risolto al decimo minuto di film e quello un po’ più attento ai trailer al quinto. In assenza di suspance rimane dunque l’esercizio di stile? No, perché il film è piatto anche a livello stilistico, banale calco delle produzioni Americane più infime, affossato ancor di più da un’orrida colonna sonora che richiama le pellicole di serie Z anni ’70 (a Riz Ortolani dovrebbero tagliare le mani: non mi puoi sottolineare l’”orrore” di una lampadina che si spegne con un suono di violino che, in tempi di dolby surround, mi renderà sorda per una settimana!!).

 

Gli attori, nonostante la Morante dichiari di essersi divertita moltissimo durante la realizzazione del film, sono intollerabili. La protagonista vaga per la città con la stessa verve di Asia Argento dopo 20 canne, Treat Williams e Burt Young sono i fantasmi dei bravi caratteristi che erano, e sugli altri protagonisti e sul doppiaggio pessimo è meglio non commentare, soprattutto sulla vecchia che parla come Gollum, con un sacco dal dubbio contenuto al posto di Sméagol. Peccato perché l’inizio, che richiama i vecchi horror della Hammer, non è male, ed è anche sottilmente inquietante. Ma è l’unico punto a favore di un film da dimenticare. Sorry, Pupi.  

 

Giuseppe “Pupi” Avati è uno dei registi italiani di punta, dallo stile ironico e particolare, e dalla sottile vena thriller. Ama raccontare storie ambientate in piccoli paesini della sua Romagna, mostrando allo spettatore la realtà della provincia italiana, regalando solitamente piccoli e particolari film. Tra le sue pellicole, oltre i già citati Zeder e La Casa dalle finestre che ridono, ricordo Bordella, Tutti defunti tranne i morti, Regalo di natale, L’arcano incantatore, La rivincita di natale e La seconda notte di nozze. La maggior parte dei suoi film sono sceneggiati da lui stesso, e come scrittore ha lavorato anche a Salò e le 120 giornate di Sodoma. Ha 69 anni.





Laura Morante interpreta Lei, la protagonista (con i nomi Pupi si è sbizzarrito questa volta: Lei, Egle, Liuba…). Personalmente non ci vedo nulla di particolare in questa attrice, che è invece molto amata dal pubblico. Tra i suoi film ricordo La stanza del figlio, Vajont e Ricordati di me, forse quelle più famose. Ha 41 anni e due film in uscita.





Treat Williams interpreta Padre Amy, viscido prete della cittadina. Questo caratterista statunitense è molto famoso, ha partecipato ad uno dei film che amo di più in assoluto, C’era una volta in America di Sergio Leone. Tra le altre pellicole citerei Il maratoneta, Hair, 1941: allarme a Hollywood, L’impero colpisce ancora, Cosa fare a Denver quando sei morto, Scomodi omicidi ed è stato protagonista del telefilm Everwood. Ha 56 anni.





Burt Young interpreta Mueller, agente immobiliare innamorato (ovviamente non ricambiato) di Lei. Costui è un altro apprezzato caratterista, anche lui presente in C’era una volta in America, famoso per aver dato il volto al Paulie di Rocky. Tra gli altri suoi film ricordo Spiaggia di sangue (incredibile e noiosissimo pseudo horror che dovrei recensire) Amityville Possession, She’s so lovely. E’ stato anche il papà di Bobby “Baccalà” Baccalieri in alcuni episodi de I Soprano. Ha 67 anni e due film in uscita.





Yvonne Sciò interpreta Ella Murray, nuora del giudice che emise la sentenza. Incredibile che una donzella lanciata da Non è la Rai sia diventata un’attrice utilizzata per produzioni francesi e americane ma, tant’è. Ha partecipato a film come Rose Red e The Pink Panther, inoltre ad alcuni episodi de La Tata (è la migliore amica di Fran Drescher) nonché ad una puntata del mitico (almeno per me) telefilm E vissero infelici e contenti, con protagonista un coniglio di peluche doppiato (nella versione originale) da Bobcat Goldthwait *____*. Yvonne ha 38 anni.

 




Come guest appearence del film c’era anche Cesare Cremonini, non chiedetemi perché e per fortuna che non l’ho riconosciuto….  E ora ecco a voi il trailer del capostipite... La Casa dalle finestre che ridono! Enjoy!









giovedì 8 novembre 2007

La Terza Madre (2007)

Dopo mesi di assenza da questo blog, torno per parlare de La Terza Madre di Dario Argento, film temuto fin dai primi trailer e molto atteso. L’attesa è stata ripagata ampiamente, così come il buon Dario si è bellamente vendicato di chi, me compresa, lo dava per spacciato dopo gli ultimi due orrendi film, Non ho sonno e Il Cartaio.

 


 

Per i miscredenti che ancora non conoscessero la trama di una trilogia che iniziò nel lontano 1977 con Suspiria (30 anni giusti!) e continuò nel 1980 con Inferno, eccola qui: esistono tre potenti streghe, chiamate Madri, giunte fino ai giorni nostri e residenti in Germania (Mater Suspiriarum), New York (Mater Tenebrarum) e Roma (Mater Lachrimarum), il cui unico scopo è portare morte, caos e distruzione. Nel 2007, le prime due madri sono state distrutte (rispettivamente in Suspiria e Inferno), ma il ritrovamento di un'urna nel cimitero di Viterbo risveglia la Madre delle Lacrime, e Roma piomba in una seconda era di oscurità e morte. Trovatasi in mezzo agli strani eventi, Sarah Mandy (Asia Argento, brava ma inascoltabile) sarà costretta ad affrontare l’eredità della mamma, potente strega bianca, e cercare di eliminare la Madre, prima che la strega elimini lei..

 




Nonostante Argento venga acclamato come regista horror, in realtà gli excursus del regista nel fantastico e nel film d’orrore propriamente detto sono davvero pochi, e la trilogia delle Madri è forse il più fulgido esempio di questo breve ma intenso filone. La Terza Madre non delude le aspettative dei fans, a partire dai titoli di testa, molto evocativi, e scanditi dalle musiche del veterano Claudio Simonetti.



E’ un film “italiano”, e si vede, nonostante le ovvie influenze USA. C’è una sottile inquietudine “sporca”, “malata”, che da sempre pervade le pellicole dell’horror italiano, memorabili e meno, una certa rozzezza, rispetto a un horror USA più patinato, che entra sottopelle, e disturba anche durante le scene meno cruente. Questa Terza Madre è un mirabile esempio di questa mia teoria. Un film di atmosfera, di ambiente, più che di interpreti, risibili come in tutti i film di Dario Argento, maledizione del cinema italiano.

 

L’inizio, con le inquietanti musiche di Simonetti che sottolineano il ritrovamento dell’urna, l’immagine che si vede nell’obbiettivo della macchina fotografica, la solitudine del sacerdote che sigilla l’urna, insinuano già un senso di disturbo, prima ancora che il film colpisca con la scena cruentissima al museo, con l’efferato omicidio di una ricercatrice e che da poi il via a tutto il film.

 

Mano a mano che il potere della Madre si accresce, le immagini mostrano una Roma sull’orlo della catastrofe. Prima pochi episodi isolati, di una crudeltà spaventosa, poi la follia viene mostrata in tutta la sua forza, violenza in ogni angolo di strada mentre i pochi ancora sani camminano spaesati, inquieti. Fantasia, certo, ma non molto distante dalla realtà, dove crimini assurdi possono capitare persino sotto casa, soprattutto negli ultimi tempi, senza bisogno di streghe che camminano in branchi per la strada. Solo questo pensiero basta a rendere il film ancor più disturbante.

 

Gli interni, altro tasto dolente. Al di là della casa e delle catacombe dove si svolge l’ultima parte del film, gli altri ambienti sono oscuri, claustrofobici, squallidi, vecchi. Ogni casa è piena di porte, che danno su ambienti oscuri, come fossero delle bocche pronte ad inghiottire i protagonisti. Sembrano tanti labirinti, ambienti insicuri, così come la stazione, il treno: in una città impazzita non ci si può mimetizzare, neppure nella folla. Anzi, della folla bisogna avere paura, perché anche gli assassini si possono nascondere, come noi.






Passando alla parte più “tecnica”, tralasciando gli attori orrendi (tranne le vecchie glorie Udo Kier e Philippe LeRoy, che interpretano quei ridicoli “saggi”, tanto cari ai registi italiani, quelli che puntualmente aiutano la protagonista o almeno ci provano, prima di fare solitamente una morte orrenda), gli effetti speciali sono efferatissimi ed eccellenti (tranne quel palese bambolotto di plastica che cade dal ponte), opera del maestro Sergio Stivaletti. Argento ha finalmente mandato a quel paese il timore della censura televisiva e decisamente non si risparmia, creando un film che è degno del divieto che porta: donne sventrate e strangolate con le loro stesse interiora, una picca che si infila dove ASSOLUTAMENTE non dovrebbe, crudeltà verso i bambini e via dicendo, fino ad un finale disgustoso a base di liquami e cadaveri. Le già citate musiche sono molto evocative, richiamano quelle splendide di Suspiria e la canzone finale, cantata dai Daemonia, non fa rimpiangere i vecchi Goblin. Interessante la sequenza disegnata che racconta la genesi dell’urna, che ricorda tanto le strisce della Bonelli, ma di cui purtroppo non riesco a trovare informazioni.



 

Passiamo ora alle “pecche”: innanzitutto Asia Argento, ma anche il personaggio che interpreta. La cara Mandy è di una demenza rara, ai limiti del ridicolo, e pure parecchio infame. Lei corre, basta che corra. Scappa di qua, scappa di là, non sa nemmeno lei dove, invocando la madre, lasciando non una ma tre volte i suoi alleati a morir nelle mani dei mostri che la seguono, sempre con quell’aria da drogata in cerca di spicci. Mai una volta che capisse quello che le dicono. E la figura in sé della strega “buona” guidata da una Daria Nicolodi che svolazza per il film neppure fosse Yoda ( a un certo punto le dice addirittura “Usa la forza” o una cosa molto simile…) è ridicola, sia per i poteri, che le consentono di chiudere gli occhi e sparire, sia per il fatto che alla fine non sarà la magia a sconfiggere una Madre che poteva essere ammazzata anche da un bimbo di cinque anni. Il finale è un altro punto dolente.. l’aspettativa che si crea durante il film viene distrutta da una fine ridicola, velocissima e che non rende alcuna giustizia alle Tre Madri. Un’altra cosa assurda, a parer mio, è la scimmia che vaga per il film, tuttavia molto più carismatica della cara Asia e di cui non si capirà mai il ruolo.

 

In definitiva, nonostante tutto, Argento è riuscito a tirare le fila della sua trilogia, creando un film decisamente inquietante, per una volta comprensibile, con degni rimandi anche alle pellicole che lo hanno preceduto. Forse inadatto a chi cerca un Argento prima maniera, ma abbastanza vicino alle sue pellicole più gradevoli.

Dario Argento, il regista nonché sceneggiatore del film. Basta il nome per dire tutto, cineasta tra i più amati dell'horror/thriller nostrano. Degno padre delle due attrici Asia e Fiore Argento, meno famosa della sorella. Tra le opere del nostro, ricordo L'uccello dalle piume di cristallo, Il Gatto a nove code, 4 mosche di velluto grigio, Profondo Rosso, Suspiria, Inferno, Tenebre, Phenomena, Opera, Due occhi diabolici seguite dall'inevitabile declino con pellicole inguardabili come La sindrome di Stendhal, Il fantasma dell'Opera, Non ho sonno e Il cartaio. Ha collaborato alla serie Masters of Horror con l'episodio Jenifer e Pelts. Ha 67 anni.










Asia Argento interpreta Sarah Mandy, figlia di colei che indebolì Mater Suspiriarum. Ora, io DETESTO Asia, per me non sa recitare e soprattutto non si può sentire, ma passa per un'attriciona cool, soprattutto in America, dove tutti parlan con le patate in bocca quindi forse il suo difetto di pronuncia non viene notato, nel mucchio. Tra i suoi film, per la maggior parte diretti o prodotti dal papà, ricordo Demoni 2 - L'incubo ritorna, La Chiesa,  Trauma, La sindrome di Stendhal, New Rose Hotel di Abel Ferrara, Il Fantasma dell'Opera, I Miserabili (versione TV), XXX  (Asia Argento maledetta tatuaggio passera, come scrisse Stefano Disegni), La terra dei morti viventi, Maria Antonietta. E' anche regista e scenggiatrice. Ha 32 anni e due film in uscita.



Coralina Cataldi – Tassoni interpreta Giselle, la prima vittima della Madre. La signora Tassoni è già stata ospite del mio blog in quanto protagonista dell’orrido ed indimenticabile Il Bosco 1 inoltre è vecchia conoscenza anche dei fans di Dario. Infatti ha recitato in Demoni 2 - L'incubo ritorna, Opera e La sindrome di Stendhal. La signora ha 46 anni.


















Udo Kier interpreta uno degli ultimi esorcisti riconosciuti dal vaticano, Padre Johannes. L’attore tedesco è un volto noto per chi ama l’horror, il trash d’annata e non solo. Tra i suoi film ricordo i due capolavori trash italiani di Wharol, Il mostro è in tavola, Barone Frankenstein e Dracula cerca sangue di vergine.. e morì di sete, Histoire d’O, Spermula, Suspiria (dove non interpretava l’esorcista ma un dottore), Ace Ventura: l’acchiappa animali, Il Regno e Il Regno II di Lars von Trier, Johnny Mnemonic, Armageddon, Blade, L’ombra del vampiro, Dancer in the Dark, l’episodio diretto da Carpenter dei Masters of horror, e il trailer diretto da Rob Zombie per GrindHouse. Un mito, insomma. Ha 63 anni e cinque film in uscita.











Daria Nicolodi interpreta Elisa Mandy, la madre di Sarah, lo spirito di Yoda. La signora Nicolodi è la storica compagna del sor Dario, seppur non siano mai stati sposati. E’ la madre di Asia anche nella realtà e musa di parecchi film del nostro, tra cui ricordo: Profondo Rosso, Inferno (anche lei come Udo Kier interpreta non lo stesso personaggio di questo film, morta cronologicamente prima degli eventi di Suspiria, ma Anne), Phenomena, Opera, Paganini Horror (mostruosità trash di cui parlerò, persino sceneggiato dalla Nicolodi!) e La setta. Ha 57 anni.

 






E ora divertitevi con questa scena di Suspiria.... enjoy! ^___^











Se vuoi condividere l'articolo