lunedì 12 marzo 2012

Vampires (1998)

Torniamo a due dei miei amori, i vampiri e John Carpenter. Nel 1998 dal connubio tra le due cose nasceva questo pregevolissimo Vampires.


Trama: Jack Crow è il capo di una banda di cacciatori di vampiri riconosciuta dalla chiesa. Quando i suoi uomini vengono quasi tutti sterminati per mano del Maestro Valek, Jack si ritrova solo col fido Montoya ed un prete a cercare di impedire che il Vampiro trovi un’antica reliquia che gli consentirebbe di mietere vittime anche di giorno…


Vampires è sicuramente uno dei miei film preferiti sull’argomento, anche se forse è uno dei meno significativi di Carpenter. Certo, creare una pellicola simile non è da tutti, soprattutto per come mescola (precorrendo i tempi, tra l’altro) vampiri e paesaggi americani quasi western, inserendo i succhiasangue in ambienti decisamente atipici per la loro razza. Come dice Jack al prete, “i vampiri non sono delle mezze checche con accento europeo, sono dei veri mostri”: non c’è nulla di romantico in Vampires (o quasi, ma dovete arrivare fino alla fine per capirlo…), Valek e i suoi cosiddetti “goons”, come vengono chiamati in lingua originale, sono degli esseri sanguinari che di umano hanno giusto solo l’aspetto, più che mordere e succhiare sangue staccano teste e strappano cuori ancora palpitanti, tingendo persino le fontane di rosso, come nella splendida sequenza dell’attacco alla missione. E voi mi direte: ci aveva già pensato Rodriguez due anni prima a darci questa versione del vampirismo. Certo, ma Dal tramonto all’alba era un giocattolone meravigliosamente trash, pieno di effetti speciali e personaggi grotteschi, che partiva come un film di Tarantino e solo da metà in poi inseriva l’elemento horror. Vampires è molto più “serio” e parte come horror fin dall’inizio, inserendo cacciatori di vampiri, preti e manufatti esoterici.


Come la maggior parte dei film di Carpenter, Vampires è un film “maschio” e sovversivo. I cacciatori di vampiri sono tutti uomini, dei mezzi debosciati, sboccati da far paura, dediti all’alcool e alle prostitute ma comunque legati da un saldo vincolo di fratellanza governato da regole ferree. La donna è l’oggetto per eccellenza, giusto un temporaneo divertimento se non addirittura un pericolo; quando Katrina si “insinua” nel gruppo cominciano i guai, perché la ragazza, quasi fosse un virus maligno, intacca a poco a poco la compattezza dello sparuto gruppetto di sopravvissuti. Anche la Chiesa può diventare veicolo di disgregazione, e qui nasce la sovversività del film. I semplici preti sono infatti mostrati come validi alleati, seppur recalcitranti, ma non è così per cardinali e compagnia bella, ormai troppo slegati dalle tradizioni, desiderosi di compiacere i potenti e adagiati nel lusso della modernità.


Per quanto riguarda la realizzazione, Vampires regala immagini da pugno nello stomaco e qualche particolarità. Interessante l’espediente usato dai cacciatori per sterminare meglio gli avversari, un bel paletto legato ad un cavo, così che i vampiri possano essere trascinati sotto i raggi solari e lasciati lì a bruciare, ma le sequenze più devastanti sono quelle delle due stragi perpetrate prima da Valek e poi dal suo gruppo di vampiri e il rituale finale, con un crescendo di tensione e disperazione mica da ridere. E poi, vabbé, io amo la scena del saluto tra Montoya e Jack e tutte quelle che coinvolgono la presenza di Katrina… della serie, anche se detesto Twilight c’è un po’ di bimbaminkia in me. A tal proposito, gli attori sono tutti perfetti, ma il mio aMMore eterno va ad un ispiratissimo Daniel Baldwin: se Jack Crow è il braccio rozzo e spietato della banda, Montoya ne è il pacato e riflessivo cuore. E poi è un figo della madonna, ecco, l’ho detto! Insomma, vampiromani, cosa aspettate? Andate a cercare Vampires, mi ringrazierete.


Del regista John Carpenter ho già parlato qui.

James Woods interpreta Jack Crow. Americano, lo ricordo soprattutto per aver partecipato ad alcuni dei miei film preferiti in assoluto, come Videodrome, C’era una volta in America e Casinò, e ad altri meno belli come Scary Movie 2. Ha inoltre prestato la voce ad Ade nel film Disney Hercules e nella serie animata che ne è seguita, ha doppiato una versione di sé stesso in un episodio de I Griffin e partecipato a uno della serie E.R. medici in prima linea. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 64 anni e due film in uscita. Ha avuto due nomination all’Oscar: la prima, come migliore attore protagonista, nel 1987 (ha vinto però Paul Newman per Il colore dei soldi), la seconda dieci anni dopo come non protagonista (quell’anno invece ha vinto Cuba Gooding Jr. per Jerry Maguire).


Daniel Baldwin interpreta Montoya. Secondo dei quattro fratelli Baldwin e, almeno per quel che mi riguarda, il più bello in assoluto, lo ricordo per film come Nato il quattro luglio, Harley Davidson e Marlboro Man, Scomodi omicidi e Mosche da bar, inoltre ha partecipato a serie come Casa Keaton, Oltre i limiti e Cold Case. Anche produttore e regista, ha 51 anni e sette film in uscita.


Sheryl Lee interpreta Katrina. Incredibile come un’attrice sia diventata l’icona di un decennio semplicemente entrando in scena… avvolta in un sacco di plastica. E’ così infatti che noi figli degli anni ’80 abbiamo fatto la conoscenza, dieci anni dopo, di quella Laura Palmer la cui morte avrebbe dato il la ad una delle serie più belle ed inquietanti mai concepite, ovvero Twin Peaks. E nei panni di Laura (e della cugina gemella Madeline) c’era proprio Sheryl Lee, che ricordo per film come Cuore selvaggio, Fuoco cammina con me e serie come Senza traccia, Desperate Housewives, Dr. House e CSI: NY. Ha 44 anni.



Tim Guinee (vero nome Timothy Guinee) interpreta padre Adam. Americano, ha partecipato a film come Blade, Iron Man e Iron Man 2, oltre a serie come Oltre i limiti, CSI: Miami, CSI, Senza traccia, Ghost Whisperer, Smallville, 24, Numb3rs, Criminal Minds, Nip/Tuck e CSI: NY. Ha 49 anni e un film in uscita.


Mark Boone Junior (vero nome Mark Heidrich) interpreta Catlin, uno dei cacciatori di vampiri. Caratterista americano, lo ricordo per aver partecipato a film come 58 minuti per morire, Pronti a morire, Se7en, Mosche da bar, The Game – Nessuna regola, Armageddon – Giudizio finale, Incubo finale, La sottile linea rossa, Animal Factory, Batman Begins, 30 giorni di buio, Halloween II. Al momento, è uno dei protagonisti della serie Sons of Anarchy, che prima o poi comincerò a guardare. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 56 anni e sette film in uscita.


Apparizione speciale del regista Frank Darabont, nei panni del guidatore della Buik. Del film esistono due seguiti, che non sono stati diretti da Carpenter e non presentano nemmeno gli stessi personaggi di Vampires. Uno, Il cacciatore delle tenebre, è comunque prodotto da Carpenter e “vanta” la presenza di Jon Bon Jovi e la regia di Tommy Lee Wallace, già responsabile di It, Ammazzavampiri II e Halloween III: il signore della notte mentre il secondo sposta l’azione dagli Usa alla Thailandia e si intitola Vampires: The Turning.. inutile dire che Carpenter se n’è chiamato definitivamente fuori! Più che guardare questi due filmuncoli, se Vampires vi fosse piaciuto consiglierei la ricerca del geniale Dal tramonto all’alba… e dell’opera omnia di Carpenter, ovviamente. ENJOY!!

venerdì 9 marzo 2012

WE, Bolla del 9/03/2012

Anche questa settimana, niente cinema. La programmazione del multisala continua ad essere a dir poco imbarazzante e quel 50 e 50 che più o meno tutti mi avevano consigliato era già stato tolto mercoledì per fare spazio all’ultima, tamarrissima megaproduzione Disney. Confermo serata Sono fotogenico, rimandata per cause di forza maggiore, e vado avanti. ENJOY!

John Carter
Reazione a caldo: Chi mi spiega bene cosa sia sta tamarrata?
Bolla, rifletti!: E’ vero, io questo genere di letteratura non la conosco, quindi capisco che una marea di gente nel mondo si sia leccata i gomiti all’uscita di questo film tratto da un romanzo di Burroughs. Però… l’avete guardato bene il trailer? Conan il Barbaro incontra Guerre Stellari!! Ma che orripilio, che spreco di Wilelm Dafoe, che menata visto che è pure in 3D! Se andate a vederlo poi ditemi com’è, eh, che posso sempre cambiare idea e recuperarlo. Ma anche no.


Ti stimo fratello
Reazione a caldo: io invece ti aborro
Bolla, rifletti!: Per pietà. Se c’è un comico zelighiano che non sopporto è proprio sto qui, che nemmeno ricordo come si chiama perché Johhny Glamour (che faceva davvero ridere) mi ci toglie il nome. Ovviamente, però, gli italiani si scompisciano, oh se si scompisciano davanti a un tizio in pantaloni muccati che sbraita “essiamonoiessiamonoi!”. Perché, effettivamente, siamo noi, gente di mare che se ne va in discoteca, con l’animo truzzo e zero neuroni nella testa. Lo specchio della nuova Italia. E intanto The Woman in Black è rimasto al palo anche per colpa tua, fratello, quindi io, in tutta sincerità, NON ti stimo come già non ti stimavo prima.

Al cinema d’élite invece, dopo tutta la rumenta di cui sopra, danno un film che proprio non conosco. Vediamo un po’…


La sorgente dell’amore
Reazione a caldo: *la Bolla si mette a leggere, interessata e incuriosita*
Bolla, rifletti!: in occasione dell’8 marzo la saletta propone un film tutto al femminile, dove le donne vessate dai mariti e dalla società, costrette a scarpinare e farsi anche del male per prendere l’acqua a una fonte, decidono di fare lo “sciopero dell’amore” affinché i mariti prendano coscienza delle loro responsabilità. Il film pare sia tratto da una storia realmente successa in Turchia, ma l’ambientazione viene spostata nell’ancor più rigida società musulmana; il risultato, almeno da quanto ho potuto capire dal trailer, è una pellicola che concede poco alla “commedia” e si mantiene su un binario più serio, riflessivo ma non scevro da sentimenti. Credo sia un bel film in definitiva, ma non è troppo il mio genere: preferisco dirigermi su altri lidi, nell’attesa magari di leggere qualche recensione positiva.

giovedì 8 marzo 2012

Ju - On (2002)

E’ passato ormai parecchio tempo da quando ho postato su questo blog la recensione di The Grudge. Ora è giunto il momento di parlare dell’originale Ju – On, diretto nel 2002 sempre dal regista Takashi Shimizu.


Trama: gli spiriti rancorosi di una donna, un bimbo e un gatto uccidono tutte le persone che entrano nella casa dove sono stati brutalmente assassinati…


Se dovessi stilare una classifica dei film che mi fanno davvero paura (e lo farò, non temete!), Ju – On sarebbe tra i primi della lista. Perché nonostante il remake The Grudge sia ben più sanguinolento e più veloce nel ritmo, Ju – On si insinua sottopelle come il demone cronenberghiano e lì rimane, tornandoci alla mente tutte le volte che passiamo davanti a un angolo buio, apriamo un armadio, prendiamo un ascensore, ci infiliamo a letto. E’ in quei momenti che lo sguardo allucinato di Kayako o la bocca spalancata di Toshio rischiano di inghiottirci e farci scomparire per sempre dalla faccia della Terra, trascinandoci con loro nel mondo degli spiriti. Lentamente, quasi con calma, perché nonostante sia un’emozione potente come il rancore a muoverli questi fantasmi giapponesi non hanno fretta alcuna e “giocano” con le loro vittime per giorni… persino anni. E qui arriviamo alla particolarissima struttura della pellicola giapponese.


La differenza tra Ju – On e The Grudge non sta tanto nella trama e nelle scene “madri” (più o meno le stesse in entrambe le versioni) quanto nel fatto che, da bravo figlio degli Usa, il remake è bello lineare e comprensibile, mentre la pellicola originale è un puzzle composto da tante microstorie che si intrecciano tra loro. E’ come se Shimizu avesse deciso di prendere uno specchio oscuro e spaccarlo in mille pezzi, attaccando su ognuno un nome, prima di ricomporlo. E i nomi, ovviamente, sono quelli delle vittime della maledizione, che introducono ogni spezzone a loro dedicato e che tornano a riproporsi, saltando avanti e indietro nel tempo. Ricostruire una timeline del film è difficile ma non impossibile, basta solo non farsi sviare dai nomi simili e dalle facce più o meno tutte uguali degli sfortunati protagonisti. E ricordare che non è importante chi o come muore… l’importante è che la maledizione non lascia scampo, non lascia vita né speranza. Solo un’infinita, disperata desolazione, come mostra la splendida scena che anticipa il finale.


Tecnicamente, Ju – On profuma di “grezzo”, di artigianale, il che lo rende ancora più affascinante. Non ci sono effetti speciali al computer né chissà quali tocchi da artista del make – up, bensì la grande professionalità e fisicità dell’inquietantissima Megumi Okina in primis, che si contorce, fissa con i suoi occhi spiritati, fa uscire dalle labbra quel rantolo disperato… e chissenefrega se nel corso della sua prima apparizione si capisce benissimo che è semplicemente inguainata in una tuta nera. Altro tocco d’artista l’idea di riprendere l’interno della casa maledetta da fuori, come se non ci fossero muri, il che ci consente di vedere contemporaneamente sia quello che accade al piano di sotto che in quello di sopra… tranne che in soffitta, ovviamente, quella maledetta soffitta nascosta in un armadio. Ma se devo dirla tutta, la mia sequenza preferita è quella in cui il vecchietto in ospedale gioca con un bambino che vede solo lui, viene preso in giro da tutti… e ad un tratto nel riflesso di una porta a vetri si vede, solo per un istante, il piccolo Toshio che gli cammina accanto. Tutti elementi che ormai nel j- horror sono purtroppo inflazionati, come le “mostrE” dalla faccia bianchiccia e dai lunghi capelli neri… ma che in Ju – On mantengono ancora intatta la loro forza, ad ogni visione. Consigliatissimo.


Di Takashi Shimizu ho già parlato qui.

Megumi Okina, che qui interpreta Rika, per “vendetta” nel mediocre Shutter – Ombre dal passato interpreta proprio il fantasma Megumi, mentre sia Yuya Ozeki (Toshio) che Takako Fuji (Kayako) hanno ripreso i loro ruoli nei remake americani The Grudge e The Grudge 2, oltre che nell’inquietantissimo Ju – On 2. Tra l’altro, pare compaia anche la Gogo Yubari di Kill Bill, alias Chiaki Kuriyama, già protagonista nel 2000 di Ju – On: Rancore, distribuito solo sul mercato dell’home video. A tal proposito, facciamo un po’ il punto della situazione. La serie dedicata alla maledizione conta Ju – On: Rancore e Ju – On: Rancore 2, entrambi del 2000 ed entrambi prequel della pellicola recensita, e tre seguiti, Ju – On 2, Ju – On: Kuroi Shôjo e Ju – On: Shiroi rôjo; il primo l’ho visto e me lo ricordo ancora più terrificante del capostipite, mentre gli ultimi due li ho in DVD e prima o poi li guarderò. Negli USA hanno risposto con The Grudge, il corto Tales From the Grudge, The Grudge 2 e persino The Grudge 3. Se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare anche Ringu e The Call: non rispondere. ENJOY!!

mercoledì 7 marzo 2012

Get Babol #13

Di ritorno da Berlino, il sito GetGlue mi propone davvero poco, sia per la settimana passata che per quella entrante. Il quattordicesimo post, quindi, slitterà a data da destinarsi, ma nel frattempo, ecco il tredicesimo... ENJOY!

Dr Seuss' The Lorax
Di Chris Renaud e Kyle Balda
Con le voci di Zac Efron, Taylor Swift e Danny DeVito
Trama (da Imdb): Un dodicenne cerca l'unica cosa che gli permetterebbe di conquistare la ragazza dei suoi sogni. Per trovarla, dovrà scoprire la storia del Lorax, la burbera e affascinante creatura che combatte per proteggere il nostro mondo.

Getglue me lo consiglia perché mi sono piaciuti A Bug's Life, Kung Fu Panda, Alla ricerca di Nemo, L'era glaciale, Il Grinch e Madagascar. Ah, il Dottor Suess. Quanto poco conosciuto dagli italiani, quanto poco apprezzato e quanto invece ha influenzato la cultura USA, con le sue filastrocche e i suoi personaggi sgangherati: The Cat in the Hat, il Grinch, Horton, ecc. ecc. Il perché si continuino ad importare film tratti dalle sue opere, quando sono un fiasco commerciale e, al 90% delle volte, adattate in maniere imbarazzanti, è qualcosa che mi sfugge. Sta di fatto che adesso arriva anche questo Lorax, protettore della natura, rimaneggiato dagli stessi geniacci che mi avevano regalato il meraviglioso Cattivissimo me. Il trailer è abbastanza scemino da intrigarmi e sembrerebbe che il cartone rispetti lo spirito stronzetto e "sovversivo" di quel guilty pleasure che era Il Grinch. E' già prevista l'uscita italiana, il primo giugno, col titolo Lorax - Il guardiano della foresta. Chissà che non mi vedano in sala, quel giorno... anche se, visto che in originale la voce del Lorax è di Danny DeVito dovrei procurarmelo in altro modo.




Project X
Di Nima Nourizahed
Con Thomas Mann, Oliver Cooper, Jonathan Daniel Brown
Trama (da Imdb): Tre ragazzi all'ultimo anno delle superiori organizzano una festa di compleanno per avere un po' di fama. Man mano che la serata procede, e aumenta il passaparola, le cose diventano fuori controllo.

Getglue me lo consiglia perché mi sono piaciuti Una notte da leoni, American Pie e Due single a nozze. Vabbé, che diamine, dire che mi sono piaciuti questi tre film è un po' esagerato... diciamo che gli ultimi due mi hanno fatto ridere, soprattutto American Pie all'epoca, e che Una notte da leoni era fatto bene ma non era nulla di eclatante. Francamente queste storie di feste che finiscono peggio che male mi hanno un po' rotto le scatole, la comicità americana pare essersi fossilizzata su questo, quando sappiamo benissimo che l'unico party davvero degno di essere ammirato era quello di Animal House!! Quindi, consiglio scartato. In Italia uscirà a giugno.

martedì 6 marzo 2012

Batman - Il ritorno (1992)

Tanto per cambiare, visto che in questo blog non lo faccio mai (XD) parliamo un po' di Tim Burton! Oggi torniamo al 1992, quando il regista girava Batman - Il ritorno (Batman Returns), seguito del suo primo Batman.


Trama: a Gotham City arrivano due nuovi oscuri personaggi, il deforme Pinguino e l'affascinante Catwoman. Riuscirà il buon Batman a sventare i piani del primo e ad evitare di farsi intrappolare dal fascino della seconda?


Batman Returns è il secondo e ultimo film che Burton ha dedicato all'uomo pipistrello della DC Comics. Dei film "anni '90" (ovvero prima che Nolan ci mettesse mano) è l'ultimo degno di essere visto, visto che Batman & Robin e Batman Forever sono state delle brutture epiche ed inguardabili; dei due girati dal regista è sicuramente il più personale, quello che sfrutta Batman e i suoi nemici per portare avanti la riflessione burtoniana sul "mostro" e sul diverso. Il fulcro della pellicola, infatti, non è la figura di Bruce Wayne/Batman ma quella di Oswald Cobblepot/Pinguino e quella di Selina Kay/Catwoman, senza dimenticare il magistrale Max Shreck di Christopher Walken. Il Pinguino è nato mostro, è una figura triste, deforme e patetica; le immagini iniziali mostrano i ricchi genitori disgustati dalla manina pinnata del pargoletto (e dal fatto che decida di sfamarsi col povero gatto di famiglia...) che cercano di liberarsene gettandolo nel fiume, condannandolo a morte certa. Non ci deve stupire il fatto che il Pinguino, dopo essere sopravvissuto, sia diventato un malvagio tout court, incapace di liberarsi di quella bruttezza interiore indissolubilmente legata al suo aspetto fisico, perché è stato segnato fin dalla nascita dal rifiuto di chi nasce bello e ricco e si aspetta che il mondo lo rispecchi. Ad affiancarlo ed istigarlo c'è Shreck, dall'aspetto "normale" ma corrotto sicuramente più del Pinguino, perché non ha scusanti a cui attaccarsi. Un mostro che indossa una maschera di normalità e crea altri mostri, prosciugando il bene come farebbe la sua centrale elettrica con l'energia della città. Non a caso, Catwoman nasce proprio dal suo tentativo di uccidere la segretaria Selina.


Mentre il Pinguino e Shreck, per diversi motivi, sono sicuramente i villain della pellicola, Catwoman è una figura ambivalente. Come il Pinguino, non è nata malvagia ma lo è diventata: donna e segretaria frustrata, oppressa dalla madre, disprezzata dal capo, abbandonata dagli uomini e incapace di reagire a tutta l'indifferenza ed il disprezzo che le vengono scagliati addosso, trova nella morte la sua liberazione. Shreck ha ucciso davvero Selina, anche se il suo corpo si è rialzato. Scomparsa Selina, scompaiono anche i freni inibitori della donna, lasciando campo libero a Catwoman, proprio come succedeva con la Typhoid Mary di Ann Nocenti: una persona forte e consapevole ma indebolita dalla propria follia, che la rende incapace di liberarsi davvero e diventare donna completa perché troppo legata al desiderio di vendetta e di rivalsa. Il confine tra mostro ed essere umano non esiste per Selina, come non esiste per Batman. Bruce Wayne è l'unico che indossa la maschera consapevolmente ed è l'unico tra tutti i personaggi a non subire il giudizio di chi lo vorrebbe mostro e malvagio come tutti i villain che lo circondano, ma la sua vita è triste quanto quella di Selina perché la maschera di Batman diventa un rifugio di fronte alla sua palese incapacità di conservare dei legami a lungo termine (non a caso viene detto che la giornalista Vicky Vale lo ha abbandonato e l'unico che può considerare davvero amico e padre è il domestico Alfred). I due personaggi arrivano così ad avere un rapporto di odio ed attrazione fisica nei panni dei loro alter ego, e di amore nelle loro identità quotidiane, ma il loro è un legame che non può sopravvivere proprio perché Batman e Catwoman (o Bruce e Selina) sono incapaci di scindere le loro due nature e riappropriarsi della loro umanità: al ballo in maschera, infatti, sono tutti travestiti tranne Selina e Bruce, il che significa che Catwoman e Batman sono le loro vere personalità.


Sproloquio psicologico a parte, Batman Returns è sicuramente più di un semplice "cinecomic". La visione Burtoniana e il bellissimo score di Danny Elfman lo rendono uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie e le sequenze o le singole immagini memorabili sono tante. Personalmente, ho amato le scene iniziali con i vigliacchi genitori del Pinguino, prima nella loro sontuosa dimora e poi mentre corrono sotto la neve nel parco, per gettare la carrozzina giù dal ponte; i vagoncini a forma di paperella che trasportano il Pinguino e i suoi splendidi ombrelli multiuso; l'improvviso e brutale assalto della banda del Circo e l'uso finale dei poveri pinguini come arma impropria; il commovente (sì, mi sono commossa...) corteo funebre dei pinguini alla fine. Ce ne sarebbero mille altre ma non voglio togliere la sorpresa a chi non avesse mai visto il film, quindi mi limiterò a spendere ancora due parole sugli attori. Michael Keaton è molto ironico e simpatico nei panni di Batman, ma scompare come Christopher Walken davanti all'incredibile bravura di Danny De Vito e Michelle Pfeiffer. De Vito riesce ad essere inquietantissimo al di là del trucco eccelso che lo nasconde, il suo Pinguino è contemporaneamente patetico e crudelissimo, ironico e spaventoso, affettuoso e porco (sì, anche porco, e sono scene semplicemente esilaranti). Quanto a Michelle Pfeiffer, è una dea e non si discute. Halle Berry ed Anne Hathaway non sono state e non saranno mai degne neppure di baciare la punta dei suoi stivali con i tacchi a spillo: è vero, la splendida tuta indossata da Catwoman credo sia il miglior costume mai creato per un cinecomic, sicuramente il più sexy, ma lo sguardo, i movimenti e la voce della Pfeiffer sono suoi e sono le uniche cose in grado di consacrare a memoria sempiterna il personaggio che incarna (e il solo pensiero che la parte era stata scritta per la pur brava Annette Bening mi mette i brividi). Se vi piace Batman, se non sapete cosa fare nell'attesa che esca Il Cavaliere oscuro - Il ritorno, se non avete mai visto la versione di Burton, recuperate il primo film e continuate la visione con questo, non ve ne pentirete!


Di Tim Burton, Michael Keaton (Bruce Wayne/Batman), Michelle Pfeiffer (Selina Kay/Catwoman), Danny De Vito (Oswald Cobblepot / Pinguino), Christopher Walken (Max Shreck), Vincent Schiavelli (il suonatore d’organetto del circo) ho già parlato nei rispettivi link.

Michael Gough interpreta il maggiordomo Alfred. Originario della Malesia, lo ricordo per film come La mia Africa, Caravaggio, Il serpente e l’arcobaleno, Batman, il meraviglioso L’età dell’innocenza, gli orrendi Batman Forever e Batman & Robin e infine Il mistero di Sleepy Hollow. Inoltre, ha doppiato personaggi de La sposa cadavere ed Alice in Wonderland. E’ morto nel 2011, all’età di 94 anni.


Michael Murphy interpreta il sindaco. Americano, ha partecipato a film come Nashville, Manhattan, Magnolia e X – Men - conflitto finale, oltre a serie come MASH. Ha 73 anni.


Andrew Bryniarski interpreta il figlio di Max, Chip. Americano, ha interpretato l’icona horror Leatherface negli ultimi due remake a lui dedicati, Non aprite quella porta e Non aprite quella porta – l’inizio. Tra gli altri film a cui ha partecipato ricordo Hudson Hawk il mago del furto, Street Fighter – Sfida finale, Scooby-doo e il deludente Curse – La maledizione. Anche produttore, ha 42 anni e un film in uscita.


Pat Hingle (vero nome Martin Patterson Hingle) interpreta il commissario Gordon. Americano, ha partecipato a film come lo storico Brivido, Batman, Pronti a morire, Batman Forever, lo Shining di Stephen King, Batman & Robin e Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby; inoltre ha prestato la voce per il film Alla ricerca della valle incantata e partecipato a serie come Alfred Hitchcock Presenta, Ai confini della realtà, Missione impossibile, L’uomo da sei milioni di dollari, MASH, Magnum P.I., La signora in giallo, L’ispettore Tibbs e Dawson’s Creek. Anche produttore, è morto di cancro nel 2009, all’età di 84 anni.


Il film ha avuto due nomination all'Oscar, per effetti speciali e trucco; purtroppo per Batman Returns quello era anche l'anno di La morte ti fa bella e di Dracula di Bram Stocker, che lo hanno giustamente surclassato. Mentre per il ruolo di Catwoman si era pensato ad Annette Bening e anche, brevemente, a Madonna, Geena Davis, Brooke Shields o Lena Olin, per quello del Pinguino erano stati fatti i nomi di Christopher Lloyd, Marlon Brando, John Candy, Dustin Hoffman e Bob Hoskins (li avrei voluti vedere tutti, giuro!!!). Parecchi anche i rimaneggiamenti dello script, che prevedeva inizialmente l'assenza di Catwoman nel finale, l'introduzione di Robin e la presenza di Harvey Dent al posto di Max Shreck, con conseguente nascita di Due Facce alla fine del film. Se il film vi fosse piaciuto, vi RIconsiglio di evitare i seguiti e di immergervi nell'atmosfera dark de Il Corvo, altro splendido film dell'epoca.

lunedì 5 marzo 2012

WE, Bolla! del 5/03/2012

L’appuntamento con WE, Bolla! questa settimana arriva un po’ in ritardo causa trasferta berlinese, ma alla fine ce l’ho fatta anche stavolta. Poche uscite, nonostante sia la settimana dopo quella degli Oscar (l’anno scorso, di questo periodo, erano usciti dei filmoni che lévati!) ma almeno una è interessante. ENJOY!


Posti in piedi in paradiso
Commento a caldo: Il solito Verdone
Bolla, rifletti!: riconfermo, il solito Verdone. Non mi dispiacerebbe vederlo perché c’è Pierfrancesco *sbav!* però sinceramente pagare un biglietto per queste commedie verdoniane bene o male sempre uguali non mi sconfinfera troppo. Vedremo. Quel che è certo è che anche la trama non mi fa impazzire.


50 e 50
Commento a caldo: Eeeh, cos’è sto miracolo?!?
Bolla, rifletti!: Alleluja, un film “indipendente” americano con attori ancora semisconosciuti nel nostro paese! La trama sembra davvero molto carina, adoro Gordon Levitt e da quel che ho visto mi sembra anche che affronti un tema delicato come il cancro in modo leggero ma non superficiale. Non vedo l’ora di sedermi in poltrona e godermelo!


Safe House – Nessuno è al sicuro
Commento a caldo: Io sono al sicuro, visto che non andrò a vederlo!
Bolla, rifletti!: Non amo particolarmente Denzel e le storie come questa ormai mi hanno un po’ stufata. Agenti rinnegati, spie che spiano i controspioni, fughe rocambolesche e botte/botti senza nemmeno un po’ di sano umorismo trash… no, no, io aspetto The Expendables 2, altro che Safe House!!

Il cinema d’élite, intanto, continua la programmazione di Hysteria, ma temo che anche questa settimana verrà messo al palo, mannaggia. Alla prossima puntata, gente!!

giovedì 1 marzo 2012

I segreti della mente (2010)

Spinta dalla curiosità e da un nome di richiamo come quello del regista Hideo Nakata ho deciso di vedere la sua ultima fatica, I segreti della mente (Chatroom), del 2010.


Trama: un gruppo di ragazzi si incontra in una chat creata dall’ambiguo William. Apparentemente, si tratta dell’ennesimo “salotto” virtuale dove i giovani possono sfogarsi, ma quando i consigli di William cominciano a rivelarsi pericolosi gli altri ragazzi iniziano a sentire puzza di bruciato…


Cominciamo, come accade sempre più spesso ultimamente, a parlare del film partendo dal fuorviante titolo italiano. I segreti della mente lascerebbe intendere chissà quale drammone psicologico o machiavellica deviazione di giovani cervelli, mentre invece il film che abbiamo davanti è innocuo e superficiale più di tanti altri girati sull’argomento; mantenere l’inglese Chatroom o, al limite, abbreviare in “chat” avrebbe forse spinto gli spettatori a non andarlo a vedere? Ne dubito. D’altronde, parla ben del selvaggio universo degli incontri virtuali, dove qualsiasi streppone può creare, appunto, una “stanza” e parlare assieme ad altri utenti di quel che più gli aggrada, spesso e volentieri senza controllo alcuno e con ben note conseguenze. Quindi, come sempre, voto 0 alla distribuzione e agli adattatori italiani. Continuiamo e vediamo se, titolaccio a parte, I segreti della mente è un film che vale la pena vedere.


Sì e no. Questo è il secondo film di Nakata girato in terra (per lui) straniera che vedo, e devo dire che l’autore giapponese, fuori dalla sua patria, è incapace di creare qualcosa di inquietante e sottilmente disturbante. L’avevo già capito con il debole The Ring 2, inferiore sia alla serie originale che al primo remake americano e I segreti della mente lo riconferma. Certo, lui come regista cerca di fare del suo meglio e ci riesce: il film è visivamente splendido e molto originale. Scegliere di mostrare le interazioni virtuali tra i protagonisti ambientandole in vere stanze (d’altronde la chatroom è una stanza dove si parla) arredate in base all’argomento di discussione e alla personalità delle persone che le popolano è un escamotage geniale, basti vedere la frizzante stanza di Eva, piena di ragazzette sciocchine e viziate come lei, o la tetra stanza dove gli aspiranti suicidi vengono aiutati a compiere il fatale passo; ed è geniale anche mostrare internet come un enorme condominio pieno di corridoi nei quali sostano i vari utenti, con alcune zone più malfamate di altre (da brividi la sequenza che vede, fuori dalle squallide porte, i pedofili che parlano con i bambini cercando di farli entrare…) oppure la scelta di rendere visivamente sia eventuali identità false oppure l’arrivo della polizia postale che scaccia a colpi di manganellate gli occupanti dei siti proibiti. Però oltre a questa inventiva registica c’è poco altro.


La storia è abbastanza ammorbante ed inverosimile. C’è un moccioso autolesionista (figlio di una sorta di J.K.Rowling, le iniziali sono le stesse e simile anche la serie di libri che scrive…) affascinato dal dolore altrui che spinge i pochi amichetti virtuali che è riuscito ad attirare nella rete ad agire contro altri o, peggio, contro sé stessi. Ho capito che, di queste povere vittime, una è una scemetta annoiata, l’altra una ragazzina “bene” tenuta nella bambagia dai genitori, l’altro un ragazzotto che spasima per la sorellina undicenne del migliore amico e l’ultimo un povero sfigato depresso e abbandonato dal padre, ma davvero bastano due cazzatelle scritte in una chat per convincerli che William è un dio dotato della risposta a tutti i loro problemi? Sinceramente, mi pare che I segreti della mente sia anche troppo allarmista e conservatore nei confronti di una risorsa come internet. E’ vero che l’isolamento è sbagliato e la possibilità di crearsi delle false identità genera casi limite e pericoli spesso incontrollabili, ma in questo film chiunque metta mani sulla tastiera viene descritto come un freak, dallo schifoso pervertito che finge di essere una ragazzina per adescarne altre al gruppo di bastardi che passa il tempo ad insultare un ragazzino fino a farlo suicidare; la maggior parte degli spettatori è intelligente e riflette sulla cosa, ma basta che il film venga visto dal gruppetto di persone sbagliate ed ecco partire proteste, associazioni di genitori e divieti assurdi, come spesso succede o, peggio, imbecilli che si sentono in dovere di imitare quel che vedono. Insomma, I segreti della mente affronta un problema reale con estrema superficialità, creando personaggi talmente borderline e poco carismatici che anche provare pietà per loro risulta difficile, nonostante la bravura degli interpreti. Peccato, un’occasione sprecata per un’idea che, sulla carta, poteva risultare buona.


Di Aaron Johnson, che interpreta William, ho già parlato qui, mentre Imogen Poots, che interpreta Eva, la trovate qua.

Hideo Nakata è il regista della pellicola. La mente perversa dietro i film dedicati all’inquietantissima figura di Sadako/Samara, quello che non mi ha fatto dormire per giorni pensando al maledetto pozzo dietro casa mia e alle TV che potevano accendersi da sole, lo ricordo ovviamente per aver diretto Ringu, Ringu 2 e The Ring 2. Giapponese, anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 50 anni e un film in uscita.


Hannah Murray, che qui interpreta Emily, comparirà anche nell’imminente Dark Shadows di Tim Burton mentre, per i fan di Game of Thrones, segnalo la presenza di Richard Madden nei panni del fratello di William, Ripley. Se il genere “tortura psicologica” vi piace, più che su I segreti della mente punterei sul meraviglioso Il cigno nero, mentre per qualcosa di più terra terra e per teenager mi butterei sul vecchio ma sempre apprezzabile The Hole, con una giovanissima Keira Knightley e l’allora promessa “dark” Thora Birch. ENJOY!!

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