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venerdì 5 agosto 2022

Monstrous (2022)

E' uscito questa settimana su Infinity il film Monstrous, diretto dal regista Chris Sivertson, che ha attirato il mio interesse per la protagonista.


Trama: in fuga dal marito, Laura si rifugia col figlioletto Cody in una casa isolata dove ricominciare una nuova vita ma comincia a venire perseguitata da una strana entità...


Quando ho letto il nome di Christina Ricci all'interno del cast di Monstrous, non ho potuto fare a meno di recuperarlo. Non vedevo un film con la Ricci protagonista dal 2006, tanto che pensavo si fosse persa nel limbo di quelli che avevano smesso di recitare ma in realtà, come molti suoi colleghi, si è data alle serie TV e io quelle, ahimé, riesco a seguirle pochissimo. Mi ha fatto dunque un po' effetto vederla nel ruolo di madre (anche se ormai pure lei è 42enne, quindi hai voglia!) in questo horror ambientato negli anni '50, che la vede protagonista come mamma di un bimbo in età scolare e in fuga da un marito violento. Laura e Cody scappano dalla città e si rifugiano in una casetta da sogno, isolata ma arredata come una bomboniera, circondata tuttavia da terreni abbastanza brulli e, soprattutto, vicino a una palude da dove, la sera, esce un mostro particolarmente interessato al bambino. Mentre Laura cerca di vivere l'American Dream di una donna dell'epoca, tra deliziosi vestitini, un lavoro come segretaria e succulenti manicaretti da offrire al pargolo, Cody è sempre più esasperato dalla situazione, non riesce a farsi neppure un amico a scuola e vorrebbe solo tornare a casa, quindi la presenza del mostro non fa che esacerbare i conflitti tra i due e minare ancor più la tranquillità precaria di Laura, la quale vede il suo sogno andare a poco a poco in frantumi e non riesce a liberarsi dalla spada di Damocle della minaccia del marito. Di più non conviene dire sulla trama di Monstrous, uno di quei film che ci mette un po' a svelare le sue carte e che dissemina qui e là particolari indizi di un puzzle che troverà un senso solo alla fine, cosa che spingerebbe lo spettatore a una seconda visione se solo, ammettiamolo, la trama non sconfinasse spesso dal misterioso al confusionario (non confuso. Alla fine torna tutto ma bisogna turarsi un po' il naso, anche perché l'utilità di alcuni dettagli dati per importanti sembrerebbe quasi essersi persa in fase di montaggio, come per esempio il dolore allo stomaco che Laura dà mostra di provare di tanto in tanto).


Per il resto, Monstrous non è un film eccezionale ma è comunque gradevole. Purtroppo, i fasti di All Cheerleaders Die (a dire il vero co-diretto assieme all'adorato Lucky McKee) sono lontani e il film spicca non tanto per la regia, che si appoggia a un unico vezzo "rivelatorio" mentre per il resto è abbastanza ordinaria, quanto piuttosto per la fotografia dai colori particolarmente vividi e la bellezza delle scenografie e dei costumi indossati dalla Ricci, entrambi sicuramente migliori del solito, orrendo mostrillo fatto al computer che parrebbe essere un'inevitabile condanna in questo genere di produzioni a medio budget. Quanto a Christina Ricci, che è poi il motivo che mi ha spinta a vedere Monstrous, offre un'interpretazione prevalentemente valida, che a tratti si fa forse un po' troppo isterica ed esagerata, quasi "finta", e l'alchimia tra lei e il pargoletto moscerello che interpreta Cody stenta a crearsi, esprimendosi compiutamente solo nel commovente finale. Il resto del cast non è particolarmente memorabile, ho riconosciuto giusto Colleen Camp, relegata tuttavia all'ingrato ruolo della vicina di casa rompitasche, e Nick Vallelonga nei panni dell'anziano avventore del pub, mentre le altre facce a me sconosciute sono rimaste tali e nessuno mi ha colpita positivamente o negativamente. In definitiva, lo avrete capito, Monstrous non è un film imprescindibile ma se siete fan di Christina Ricci potrebbe darvi parecchie gioie e anche chi ama i thriller horror with a twist potrebbe passare una serata gradevole.
 

Del regista Chris Sivertson ho già parlato QUI. Christina Ricci (Laura), Colleen Camp (Mrs. Langtree) e Lew Temple (Mr. Alonzo) li trovate invece ai rispettivi link.



 

mercoledì 6 novembre 2019

La famiglia Addams 2 (1993)

Finalmente. Finalmente sono riuscita a riguardare La famiglia Addams 2 (Addams Family Values), uno dei miei film preferiti di sempre, diretto nel 1993 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: la famiglia Addams si ingrandisce grazie all'arrivo del piccolo Pubert. A causa dell'odio dei due fratelli, Mercoledì e Pugsley, i genitori decidono di procurarsi una babysitter e la scelta ricade su Debbie, affascinante bionda che tuttavia mira al patrimonio dello zio Fester...


Esiste un film di cui conosco le battute a memoria? Sì, ragazzi, ed è La famiglia Addams 2. Che poteva essere una copia carbone del primo film e in parte lo è anche (il ballo, splendido, di Morticia e Gomez, la discesa nella disperazione di quest'ultimo per colpa del fratello Fester, le sequenze dedicate alle performance di Mano) ma, in realtà, racchiude due anime meravigliose che lo portano a svettare anni luce sopra l'originale. E' brutto dire che il piccolo Pubert, il nuovo nato degli Addams, è tanto carino quanto inutile, un mero escamotage per costringere gli Addams ad avere bisogno di una babysitter, ma è la verità: le cose che più contano all'interno de La famiglia Addams 2 sono il Campo Chippewa e, soprattutto, la stupefacente Debbie, esempio di come i personaggi secondari siano talmente ben scritti e caratterizzati da non temere il confronto con i titolari storici, partoriti dalla fantasia di Charles Addams. Partiamo dal campo Chippewa e lasciamo il meglio come dessert. Il campo Chippewa, con i suoi partecipanti tutti biondissimi e wasp, è l'estensione perfetta di quella recita da incubo mostrata nel primo La famiglia Addams, e rende di fatto la caustica Mercoledì una dei protagonisti più interessanti della pellicola, soprattutto quando la ragazzina è costretta a sfoderare tutte le sue arti oscure, la sua intelligenza e la perfidia per contrastare lo strapotere degli esilaranti, stupidissimi "Grangers" e dell'odiosa Amanda, reginetta del campo e futura attrice. Lo stile deliziosamente eccentrico della Famiglia Addams cozza contro l'accozzaglia di luoghi comuni e l'ipocrisia di chi è buono e bravo solo a parole ma in realtà arriva a ghettizzare chi non risponde ai canoni di perfezione imposti da un campo per ricconi, per non parlare poi della farsa tragicomica dello spettacolo a tema "Ringraziamento", pieno di inesattezze storiche e parole offensive mascherate da termini urbani, e l'applauso durante le sequenze di ribellione scatta in automatico.


E mentre Mercoledì e Pugsley hanno il loro bel da fare a riportare coi piedi per terra Gary Granger e i suoi adepti, tentando di sopravvivere al terribile "capanno dell'amicizia", lo zio Fester si innamora della folle Debbie, bionda gold digger (non a caso disseppellisce l'anello di fidanzamento di mammà) e psicopatica all'ultimo stadio. La cosa buffa è che Debbie, come direbbe Mercoledì, è solo maldestra, altrimenti sarebbe un perfetto membro della famiglia Addams, pazza e criminale com'è. Purtroppo per Fester, Debbie ha la stessa mentalità egoista ed elitaria dei partecipanti al campo Chippewa e ciò che vede degli Addams è solo un branco di mostri assurdi, NONOSTANTE l'incredibile tenerezza di un Fester che sbocconcella il pane per condividerlo con lei o si infila lunghissime carote nel naso, durante uno degli appuntamenti più belli della storia del cinema; da par suo, il povero Fester si trasforma in uno zerbino imparruccato color pastello, tra un "biscottino" e gli esilaranti tentativi della novella moglie di ucciderlo, a rischio di condannare l'intera famiglia all'annichilimento. Se dovessero puntarmi una pistola alla testa e chiedermi quale sia il ruolo migliore di Joan Cusack, da cinèfila dovrei dire Cheryl Lang (ma non vedo lo splendido Arlington Road da più di dieci anni, quindi...) ma il mio cuore palpita per Debbie, nemmeno fossi lo Zio Fester. Le smorfiette dell'attrice, i flash di rozzissima follia (ah, ma lei era una Barbie ballerina. Piena di grazia!), l'atteggiamento da first lady presidenziale e la danza al ritmo di Macho Man sono semplicemente meravigliosi e io non posso non amarla. E sì, questo alla fine non era un post normale ma solo un modo per mettere finalmente nero su bianco la mia adorazione perenne per La famiglia Addams 2, alla faccia della sciatteria degli anni '90!


Del regista Barry Sonnenfeld, che interpreta anche Mr.Glicker, ho già parlato QUI. Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Raul Julia (Gomez Addams),  Christopher Lloyd (Zio Fester), Joan Cusack (Debbie Jellinsky), Christina Ricci (Mercoledì Addams), Carol Kane (Nonna), Carel Struycken (Lurch), David Krumholtz (Joel Glicker), Dana Ivey (Margaret Addams), Peter MacNicol (Gary Granger), Christine Baranski (Becky Martin-Granger), Mercedes McNab (Amanda), Nathan Lane (poliziotto) e Cynthia Nixon (Heather) ho parlato ai rispettivi link.


Se il film vi fosse piaciuto, ovviamente, recuperate La famiglia Addams. ENJOY!


martedì 5 novembre 2019

La famiglia Addams (1991)

Complice un articolo trovato nell'infinito flusso di notizie di Facebook, che però parlava del meraviglioso sequel e dell'ancor più meravigliosa Debbie, e complice anche il fatto che, causa orari di merda, non mi è stato possibile guardare il nuovo cartone animato, mi è venuta una voglia pazzesca di rivedere La famiglia Addams (The Addams Family), diretto nel 1991 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: Lo zio Fester è scomparso da venticinque anni e gli Addams tentano da allora di contattarlo, invano. Un terzetto di malviventi approfitta della situazione e, per rubare l'immenso tesoro degli Addams, infiltra all'interno dell'ignara famigliola un uomo che somiglia terribilmente allo zio Fester...



Lo dico senza ombra di vergogna: La famiglia Addams è uno dei miei film preferiti, anche se il sequel per una volta lo supera. Non sono mai stata una spettatrice accanita del telefilm in bianco e nero, ho visto qualche episodio come tutti, quando ancora passava in TV, e ho evitato come la peste sia la serie TV moderna che quella a cartoni animati. Per me, dunque, anche se tecnicamente Fester è lo zio di Morticia (non il fratello di Gomez) e "nonna" è la madre di Gomez (non quella di Morticia), la "vera" famiglia Addams è sempre stata quella di Barry Sonnenfeld: zeppa di humour nero, terribilmente glamour, una gioia da vedere e da ascoltare, anche perché sfido chiunque a dimenticare la Mamushka o la splendida melodia che accompagna i momenti di intimità tra Gomez e Morticia, in una colonna sonora che pare scritta da Danny Elfman e invece no. E' proprio la caratterizzazione dei personaggi, resi vivi da attori mai così iconici, a fare de La famiglia Addams uno degli adattamenti migliori di un materiale già esistente da decenni, perché la trama, di per sé, è solo un pretesto per introdurre a una nuova generazione le stranezze degli Addams. Vero, per una volta i personaggi secondari sono resi alla perfezione, anche perché i villain introdotti sono la quintessenza della sfiga poraccia che solo l'ingenuità della famiglia Addams riesce a rendere mortalmente pericolosa, ma quello che davvero resta nella mente dello spettatore sono singoli microepisodi, spezzoni di dialoghi esilaranti ed esagerazioni darkissime entrate di diritto nella memoria collettiva di chi ha avuto la fortuna di guardare il film.


Allora ecco che non ci si può non innamorare dell'amore masochistico e sadico che lega Tissy a Gomez, cara mia a mon cher, lei interpretata da un'Anjelica Huston mai così bella e lunare (con quel faro perennemente piazzato in faccia e gli occhi tiratissimi), lui interpretato dall'adorato Raul Julia, un Gomez Addams perfetto e affascinante anche quando si presenta in veste di "uomo abbruttito". Non ci si può sottrarre alla simpatia di Christopher Lloyd, inguainato in un costume grasso che lo priva del collo e lo rende ancora più goffo, né si può evitare di subire il fascino di Christina Ricci, piccola ma già perfetta nei panni della gelida Mercoledì ("Sicura che siano di veri scout?") e capace di far spiccare, per contrasto, anche il ciccionissimo e stupidotto fratello Pugsley. E purtroppo è impossibile anche scrivere un post su La famiglia Addams, perché io potrei stare delle ore a scrivere di quanto Barry Sonnenfeld, al suo debutto dietro la macchina da presa, sia stato bravo a tenere in piedi una baracca che, nelle mani di Tim Burton (che avrebbe dovuto dirigere il film), sarebbe stata schiacciata dalla personalità del regista, o di quanto scenografi e costumisti si siano impegnati per offrire allo spettatore ambienti e abiti che coniugassero il rispetto per le creature di Charles Addams a un gusto moderno per l'ironia nera (ma pensate solo alle statue nel cimitero. Quanto sono belle? Senza contare i trenini di Gomez, il delirio di passaggi segreti della camera del tesoro, ecc.), ma la verità è che La famiglia Addams "nun va visto. Va vissuto". Lo trovate su Amazon Prime Video, in italiano e in lingua originale. Personalmente, stavolta ho rifiutato di vederlo in lingua originale perché per una volta l'adattamento italiano e ricco e divertente, zeppo di termini desueti, e poi è quello che ho imparato ad amare ai bei tempi in cui potevo permettermi di riguardare i film anche dieci volte di fila!


Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Christopher Lloyd (Zio Fester/Gordon Craven), Dan Hedaya (Tully Alford), Carel Struycken (Lurch), Christina Ricci (Mercoledì Addams) e Mercedes McNab (Girl Scout) ho parlato ai rispettivi link.

Barry Sonnenfeld è il regista della pellicola e compare non accreditato come il passeggero del trenino giocattolo di Gomez. Americano, ha diretto film come La famiglia Addams 2, Get Shorty, Men in Black, Wild Wild West, Men in Black II, Men in Black 3 e la serie Una serie di sfortunati eventi. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 66 anni.


Raul Julia interpreta Gomez Addams. Portoricano, lo ricordo per film come Il bacio della donna ragno, Presunto innocente, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, La famiglia Addams 2 e Street Figher - Scontro finale. E' morto nel 1994, a 54 anni.


Elizabeth Wilson interpreta Abigail Craven (anche Dottoressa Greta Pinder-Schloss). Americana, ha partecipato a film come Notorious - l'amante perduta, Gli uccelli, Il laureato, A proposito di Henry, A Royal Weekend e a telefilm come Dark Shadows e La signora in giallo. E' morta nel 2015, a 94 anni.


Judith Malina interpreta la nonna. Tedesca, ha partecipato a film come Quel pomeriggio di un giorno da cani, Radio Days, Il segreto del mio successo, Risvegli e a telefilm come Miami Vice, E.R. Medici in prima linea e I Soprano. Anche regista e sceneggiatrice, è morta nel 2015, a 88 anni.


Dana Ivey interpreta Margaret Alford. Americana, ha partecipato a film come Explorers, Il colore viola, Mamma, ho riperso l'aereo: Mi sono smarrito a New York, La famiglia Addams 2, La lettera scarlatta, Mumford, The Help, Ocean's 8 e a serie come Sex and the City e Monk. Ha 78 anni.


Cher avrebbe voluto interpretare Morticia (sarebbe stato molto più trash ma io adoro la Huston) mentre Anthony Hopkins ha rifiutato il ruolo di Fester; un'altra candidata Morticia, Kim Basinger, ha rinunciato alla parte per impegnarsi in un altro film. Il film è tratto ovviamente dai fumetti di Charles Addams, che avevano già dato origine a due serie televisive, una negli anni '60 e una, a cartoni animati, negli anni '70. Nel 1977 è uscito poi il film TV Halloween con la famiglia Addams, mentre il film di Sonnenfeld ha dato vita a un revival che comprende il meraviglioso La famiglia Addams 2, La famiglia Addams si riunisce (film TV del 1998 dove Gomez è interpretato da Tim Curry e Morticia da Daryl Hannah) e le serie La nuova famiglia Addams e The Addams Family, quest'ultima a cartoni animati. E' uscito poi il mese scorso il cartone La famiglia Addams ma siccome a Savona lo hanno messo ad orari pancini, chissà quando lo recupererò. ENJOY!


venerdì 4 ottobre 2019

Bollalmanacco On Demand: Penelope (2006)

Torna a distanza di pochissimo tempo il Bollamanacco On Demand. Forse per farsi perdonare del travaglio che è stato Inland Empire, l'amica Silvia mi ha proposto la visione di Penelope, diretto nel 2006 dal regista Mark Palansky. Il prossimo film On Demand sarà invece Underground. ENJOY!


Trama: Penelope è una ragazza di buona famiglia che non è mai uscita di casa sua a causa di una maledizione. Per spezzarla, la madre apprensiva cerca da anni di combinarle un matrimonio con qualche giovane esponente dell'aristocrazia ma tutti scappano quando vedono il volto della povera Penelope.



Adoro l'On Demand. No, non è vero. Spesso lo odio, per svariati motivi, ma lo adoro quando mi consente, come in questo caso, di scoprire film assai poco conosciuti che alla fine toccano le mie corde nonostante la loro natura di sciocchezzuola divertente. Ecco, Penelope rientra nella categoria, essendo una deliziosa favola moderna a base di "principesse" maledette, in dolce attesa di un principe azzurro che corra a liberarle. In realtà, Penelope proprio una principessa non è. Definirla una versione dolce e intelligente di Paris Hilton potrebbe calzare a pennello e lo stesso dicasi per il principe azzurro (interpretato da un James McAvoy che avrebbe dovuto aspettare ancora un paio di annetti prima di assurgere al rango di attore di fama mondiale), scapestrato ex musicista col vizio del gioco d'azzardo. Date le premesse, si potrebbe pensare ad una versione ironica de La bella e la bestia a ruoli invertiti, in realtà Penelope sottolinea quasi fin da subito l'inutilità dei principi azzurri di qualunque schiatta, buoni o cattivi che siano, e il vero fulcro della questione è invece il rapporto tra Penelope e la madre, donna che, pur con le migliori intenzioni, rende la maledizione della ragazza ancora più pesante, costringendola ad isolarsi da resto del mondo invece di insegnarle ad accettarsi per quello che è: "la vera te stessa è dentro di te", in questo caso, non è proprio una massima da seguire al 100%, perché presuppone una scissione tra la Penelope maledetta e quella post-maledizione, denigrando la prima quando, di fatto, sono la stessa bellissima persona. E' per questo che Penelope, oltre ad essere popolato di personaggi borderline e divertenti, riesce spesso ad essere commovente, in particolare se lo spettatore si lascia conquistare dagli occhi dolci e sognanti di Christina Ricci, com'è successo a me. E ci fosse solo lei nel cast!


Tolti la Ricci e McAvoy, caruccissimo nonostante la capigliatura inguardabile, ad arricchire Penelope ci sono la mai troppo apprezzata Catherine O'Hara nei panni della madre petulante ed esageratamente emotiva, l'elegantissimo Richard E. Grant, al quale non servono parole per esprimere tutta l'esasperazione inglese davanti alle mattane della moglie, e due guest star d'eccezione come Peter Dinklage (al quale viene riservato uno degli esordi più esilaranti di un personaggio sullo schermo) e Nick Frost che, a onor del vero, non fa granché ma è sempre bello da vedere. E sì, c'è anche Reese Witherspoon ma siccome si limita a ritagliarsi una particina per benedire la sua prima impresa da produttrice direi che non c'è molto di cui parlare in merito. Il cast già "stellare" viene supportato inoltre da un comparto scenografie e costumi davvero niente male, che conferisce a Penelope un'aria svagata, da colorata favola moderna. La stanza di Penelope, colma di richiami alla natura e di terrari, di piante protette da cupole di vetro in parallelo con la condizione della protagonista, è un piccolo paradiso casalingo mentre gli abiti da lei indossati, al di là dell'inquietante sciarpa utilizzata per nascondere gli effetti della maledizione, sono deliziosi, perfetti per la personalità raffinata e un po' sognatrice di colei che li indossa. Come al solito, concludo l'On Demand ringraziando in questo caso Silvia per la dritta, è stato molto divertente guardare Penelope e lo consiglio a chi non avesse ancora avuto l'occasione di "incrociarlo".


Di Richard E. Grant (Frankilin Wilhern), Catherine O'Hara (Jessica Wilhern), Christina Ricci (Penelope Wilhern), Peter Dinklage (Lemon), James McAvoy (Johnny/Max), Nick Frost (Max), Reese Witherspoon (Annie) e Russell Brand (Sam) ho già parlato ai rispettivi link.

Mark Palansky è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Rememory ed episodi di serie quali Una serie di sfortunati eventi. Anche produttore e sceneggiatore, ha un film in uscita.


martedì 4 dicembre 2018

Il mistero di Sleepy Hollow (1999)

Per Halloween ho provato a guardare Il mistero di Sleepy Hollow (Sleepy Hollow), diretto nel 1999 dal regista Tim Burton e tratto dal racconto omonimo di Washington Irving.


Trama: l'agente di polizia Ichabod Crane viene mandato nella cittadina di Sleepy Hollow, dove sono stati commessi parecchi omicidi accomunati dal fatto che le vittime sono state trovate tutte senza testa.


Ho provato a guardare Il mistero di Sleepy Hollow ad Halloween ma l'idea di rivederlo era già sorta dopo la visione di Le avventure di Ichabod e Mister Toad, allorché avevo proposto al Bolluomo di farmi compagnia solo per scoprire che il dvd, acquistato anni fa su Play.com, non solo non aveva la traccia italiana ma nemmeno i sottotitoli inglesi. Vista ormai l'età della pellicola e del supporto ammetto che non è stato facile nemmeno per me seguire la vicenda al 100%, considerato anche il tempo trascorso dalla prima e unica volta che avevo guardato Il mistero di Sleepy Hollow in TV, chissà ormai quanti anni fa, quindi probabilmente in questo post scriverò parecchie cretinate. A proposito delle quali, oserei dire che Il mistero di Sleepy Hollow sia stato l'ultimo esponente del "gotico burtoniano" prima della discesa del regista nella follia con Planet of the Apes, interrotta giusto da quel capolavoro di Big Fish - Storie di una vita incredibile; ci ha provato, Burton, a tornare agli antichi fasti, prima col commovente La sposa cadavere, poi con Sweeney Todd, altrettanto gradevole, ma diciamo che Il mistero di Sleepy Hollow aveva ancora in sé quell'"innocenza" diventata poi fredda maniera e lo stesso vale per l'interpretazione di Johnny Depp, ancora ben lontano dalle tristi macchiette odierne nonostante le varie peculiarità del personaggio di Ichabod Crane. Il mistero di Sleepy Hollow è quindi una deliziosa favola horror che parte dal racconto di Irving e si sviluppa in un "giallo" a tratti ironico a tratti terribilmente serio, debitore delle atmosfere di alcuni film di Bava e delle pellicole della Hammer. Fulcro del film è lo scontro tra razionalità, religione e magia, un triangolo al centro del quale finisce per trovarsi Ichabod Crane, agente di polizia deciso ad utilizzare metodi scientifici in contrasto con la chiusura mentale dell'epoca, cresciuto da una madre strega e da un padre inquisitore e che per questo ha scelto, dunque, di allontanarsi dalla via di entrambi. Giunto a Sleepy Hollow, paese dove un cavaliere senza testa decapita le persone apparentemente senza un perché, Ichabod dovrà capire il modus operandi dell'assassino ricercando nell'eredità materna la soluzione al caso, superando una metodologia scientifica che rischia di renderlo ottuso come il padre che ha rinnegato, cieco di fronte all'evidenza dei fatti.


Attorno a Ichabod si muovono una ridda di personaggi interessanti benché archetipici, tutti esponenti di spicco della comunità di Sleepy Hollow, e il motore della storia, nonché calamita dell'attenzione dello spettatore, è proprio capire cosa abbiano fatto questi uomini (e donne, e bambini) irreprensibili per meritarsi le ire del cavaliere senza testa; quest'ultimo è incarnazione dell'orrore più cupo, terrificante sia da vivo che da morto, accompagnato in ogni suo arrivo da elementi inquietanti quali fulmini, spaventapasseri in stile The Nightmare Before Christmas, buio improvviso e rospi che gracidano all'interno dei ponti in omaggio al già citato Le avventure di Ichabod e Mister Toad, peraltro citato in un'intera sequenza. L'influsso nefasto del cavaliere su Sleepy Hollow è così preponderante che persino la fotografia del film è virata nei freddi toni del blu per tutto il tempo in cui il fantasma spadroneggia tenendo in scacco il povero Ichabod e gli unici momenti in cui questo velo di nebbia si solleva, lasciando spazio a colori più tenui e delicati, sono i flashback onirici del protagonista, imperniati su un'eterea Lisa Marie e sul suo terribile destino. Come ho scritto più sopra, questo film vede un Burton ancora assai ispirato, gradevole citazionista di se stesso come potranno notare i fan più accaniti, sottilmente crudele e perfettamente a suo agio non solo con i suoi attori feticcio ma anche con la crema dei caratteristi inglesi e americani. Se è vero, infatti, che Johnny Depp è un Ichabod assai divertente nel suo essere perennemente teso come una corda di violino e talmente gentleman che sembra quasi di vederlo camminare con una scopa nel c***, a rimanere particolarmente impressi sono i laidi, infidi personaggi interpretati da Michael Gambon, Jeffrey Jones e compagnia cantante, per non parlare di un Christopher Walken genuinamente terrificante che, sul finale, non avrebbe sfigurato all'interno del Dracula di Coppola. A tal proposito, c'è un altro personaggio assai interessante sul quale si potrebbe ricamare un po' ma qui si finirebbe nel campo dello spoiler e, benché immagino che tutti abbiate visto Il mistero di Sleepy Hollow, non è il caso. Se invece non l'avete ancora visto, recuperatelo subito!!


Del regista Tim Burton ho già parlato QUI. Johnny Depp (Ichabod Crane), Christina Ricci (Katrina Van Tassel), Michael Gambon (Baltus Van Tassel), Jeffrey Jones (Reverendo Steenwyck), Richard Griffiths (Magistrato Philipse), Michael Gough (Notaio Hardenbrook), Christopher Walken (il cavaliere), Miranda Richardson (Lady Van Tassel), Lisa Marie (Lady Crane), Christopher Lee (Borgomastro) e Martin Landau (non accreditato, Peter Van Garrett) li trovate invece ai rispettivi link.

Casper Van Dien interpreta Brom Van Brunt. Americano, lo ricordo per film come Starship Troopers - Fanteria dello spazio e Python - Spirali di paura, inoltre ha partecipato a serie quali Bayside School, Beverly Hills 90210 e Monk. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 50 anni e otto film in uscita.


Winona Ryder ha rifiutato il ruolo di Katrina, finito così a Christina Ricci, che Depp conosceva da quando l'attrice aveva 9 anni; per il ruolo di Ichabod Crane, invece, erano stati fatti i nomi di Brad Pitt, Daniel Day-Lewis e Liam Neeson e, addirittura, si dice che il Cavaliere senza testa era stato proposto a Marlon Brando. Detto questo, se Il mistero di Sleepy Hollow vi fosse piaciuto consiglio il recupero di Le avventure di Ichabod e Mister Toad, From Hell, La sposa cadavere e magari anche qualche film della Hammer. ENJOY!

lunedì 30 agosto 2010

Paura e delirio a Las Vegas (1998)

Lo avevo già visto una volta, mi era piaciuto. Ho voluto riprovarci, mi è ripiaciuto e ora mi trovo davanti l’ingrato compito di recensire un film complicato ed assurdo come Paura e delirio a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas), tratto dal libro Paura e disgusto a Las Vegas di Hunter S. Thompson e girato nel 1998 da Terry Gilliam. Pigliatevi la vostra droga sintetica preferita e continuate la lettura…

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Il giornalista Raoul Duke, assieme all’amico e avvocato Dr. Gonzo partono alla volta di Las Vegas per un paio di reportage, con una quantità incredibile di droghe al seguito. Difficile trovare il tempo e le facoltà mentali per scrivere gli articoli quando queste ultime sono praticamente annientate da qualunque droga esistente al mondo…

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La trama di per sé è facile, perché è praticamente inesistente. Dovete sapere che tutto quello che troverete nel film (o quasi), deliri e visioni compresi, è tratto da quella specie di narrazione autobiografica che è, appunto, Paura e disgusto a Las Vegas, l’opera principale di una corrente denominata Gonzo Journalism di cui Thompson è praticamente il padre. Ora, per chi non lo sapesse, in due parole, il Gonzo Journalism è un tipo di giornalismo che racconta al pubblico fatti veri pesantemente filtrati dal punto di vista soggettivo del giornalista, che aggiunge pensieri, considerazioni proprie e anche un bel po’ di immaginazione. Se poi l’immaginazione è scatenata dall’ingestione di pesanti droghe non si capisce più dove finisca la realtà e dove cominci la finzione.

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Ora, pensate come dev’essere rendere in pellicola un casino simile. Dopo dieci minuti di film, lo giuro, non si capisce quasi più il motivo per cui Duke e Gonzo sono a Las Vegas: basta accettare la cosa, rilassarsi sulla poltrona e godersi il trip per apprezzare Paura e delirio a Las Vegas. La cosa per fortuna non è difficile perché le immagini con cui Gilliam riempie la testa dello spettatore sono vividi spezzoni di puro delirio: ci sono avvocati che si trasformano in Satana, stanze di hotel allagate, persone che si trasformano in umanoidi simili a lucertole, immaginari processi inquietanti come quelli di Alice nel Paese delle Meraviglie e, soprattutto, il kitch di Las Vegas: la città dove più di ogni altra si concentrano il Sogno americano e la distruzione dello stesso, un trionfo di luci, suoni, colori che si spreca per riempire quel gigantesco Nulla su cui si regge il tempio del divertimento e della perdizione per eccellenza. Non è un caso che Duke e Gonzo si strafacciano di qualunque cosa e proprio lì; da come l’ho capita io, il film e il libro non vogliono essere né un elogio né una critica delle droghe pesanti, ma semplicemente la constatazione di come una generazione di americani delusi dal loro stesso paese cercassero di evadere dalla realtà con l’intenzione di “ribellarsi al sistema” finendo poi per diventare inutili e molli come l’oggetto del loro disgusto. E Las Vegas è ovviamente la summa di tutto quanto è inutile, superfluo e ridicolo in America. 

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Inutile andare avanti a descrivere il film, dovete provarlo. Sappiate solo che Johnny Depp (abbruttito e trash da morire, immerso nei veri abiti di Thompson e praticamente un sosia del giornalista) nei panni di Duke è semplicemente geniale, con i suoi versi da squinternato e le sue pose da paranoico, e Benicio del Toro, che di solito, come ho detto in un post precedente, vorrei abitasse nel mio armadio, in questa pellicola è schifoso, laido e sucido a livelli improponibili, il personaggio più esilarante e al tempo stesso più odioso di tutta l’accozzaglia di freaks che ci vengono mostrati. Un essere che viene perfettamente descritto dallo stesso Duke: “One of God's own prototypes. Some kind of high-powered mutant never even considered for mass production. Too weird to live, and too rare to die” (Uno dei prototipi di Dio. Una specie di potentissimo mutante che non è mai stato preso nemmeno in considerazione per una produzione in serie. Troppo strano per vivere e troppo raro per morire. – E scusate la traduzione maffa - ). Se pensate che questo personaggio è esistito veramente, non vi viene voglia di dare un’occhiata a questo particolarissimo film?

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Di Johnny Depp ho già parlato in questi post, mentre un piccolo excursus della carriera di Benicio del Toro lo trovate qua.

Terry Gilliam è il regista della pellicola. Ex membro dei Monty Python, il visionario per eccellenza (e unico americano) del gruppo inglese, lo ricordo per aver diretto e scritto film complicatissimi e affascinanti, tra cui Monty Python, Brazil, La leggenda del re pescatore, L’esercito delle 12 scimmie, The Brothers Grimm e Parnassuss – L’uomo che voleva ingannare il diavolo. Ha 70 anni e un film in progetto che ormai sta diventando quasi una barzelletta per i fan del regista: The Man Who Killed Don Quixote, una delle pellicole più osteggiate, rimandate, sfigate della storia del cinema moderno. Auguri, Terry!

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Christina Ricci interpreta Lucy. Impossibile dimenticare la faccetta tonda della ragazzina che interpretava la dolcissima Kate in Sirene, la meravigliosa Mercoledì ne La Famiglia Addams e La Famiglia Addams 2 o la tenera Kat in Casper; anche se negli ultimi tempi la signorina si è un po’ persa in tristi produzioni è sempre un piacere vederla recitare. Oltre ai film citati ricordo Tempesta di ghiaccio, Small Soldiers, Pecker, Il mistero di Sleepy Hollow, La morsa del diavolo, e l’inguardabile Cursed – Il maleficio. Ha partecipato a telefilm come Malcom, Ally McBeal, Joey, Grey’s Anatomy e doppiato un episodio de I Simpson. Americana, ha 30 anni e quattro film in uscita.

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Cameron Diaz interpreta la giornalista bionda concupita da Gonzo. Altra attrice che, personalmente, amo alla follia, la ricordo per film come The Mask, Una cena quasi perfetta, Acque profonde, Il matrimonio del mio migliore amico, Una vita esagerata, Tutti pazzi per Mary, il carinissimo Cose molto cattive, il particolarissimo Essere John Malkovich, Charlie’s Angels, Minority Report, Gangs of New York, Charlie’s Angels: più che mai e i nuovissimi The Box e Innocenti bugie che vorrei vedere assolutamente. Ha anche prestato la voce alla principessa Fiona in tutti e quattro i film di Shrek, l’ultimo dei quali sta uscendo proprio in questi giorni. Americana, ha 38 anni e due film in uscita.

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Tobey Maguire interpreta l’orrendo streppone che chiede un passaggio a Gonzo e Duke. Uno dei tanti attori americani giovani, bellocci e sopravvalutati, che durano una o due stagioni per film più o meno d’impatto (in questo caso il signorino ha incarnato nientemeno che Peter Parker nella trilogia di Spider Man diretta da Sam Raimi), lo ricordo per film come Tempesta di ghiaccio, Harry a pezzi, i bellissimi Pleasantville e Le regole della casa del sidro e l’orrido Seabiscuit; ha recitato inoltre nei telefilm Ai confini della realtà, Blossom, Pappa e ciccia e Walker Texas Ranger. Americano, ha 35 anni e tre film in uscita.

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Tra le miriadi di guest star che fanno comparsate più o meno lunghe all’interno del film segnalo Verne Troyer, il Minime della serie Austin Powers, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, Flea, che interpreta un musicista, e due reduci de Il miglio verde: Michael Jeter (Eduard Delacroix nel film di Darabont) nei panni di un assurdo psicologo anti – droga, e Harry Dean Stanton (Toot – Toot) nei panni di un giudice. Anche l’autore del libro omonimo da cui è tratto il film, Hunter S. Thompson, compare in un flashback. A quanto pare, comunque, la gestazione del film è stata tutt’altro che rosea e ad occhio e croce risale a metà degli anni ’70 visto che per interpretare i due protagonisti era in lizza innanzitutto la coppia Jack NicholsonMarlon Brando poi, quando il duo è diventato troppo vecchio, si era pensato ai mitici Dan Aykroyd e John Belushi, ma dopo la morte di quest’ultimo il casting è andato a farsi friggere e per un po’ si era parlato di avere John Malkovich nel ruolo di Duke, ed alla fine era stato quasi confermato John Cusack. Peccato, tutte le accoppiate e i singoli attori scelti sarebbero state vincenti e ben particolari! A confermare la difficoltà di girare un film simile c’è anche la decisione di registi del calibro di Oliver Stone e Martin Scorsese che hanno rinunciato all’impresa. Non una pellicola facile né per i coinvolti né per gli spettatori, ma se vi è piaciuta vi consiglio, per motivi diversi, di vedere Easy Rider (per avere un altro scorcio dell’epoca), A Scanner Darkly (per vedere un altro film dove droghe e deliri la fanno da padrone) e infine 8 ½ di Fellini (per dare testimonianza di un’altra autobiografia pesantemente filtrata da sogni e fantasia). E ora vi lascio con lo stranamente normalissimo trailer del film! ENJOY!



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