Visualizzazione post con etichetta george buck flower. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta george buck flower. Mostra tutti i post

venerdì 28 marzo 2025

2025 Horror Challenge: Body Bags (1993)

La challenge horror oggi ha come tema "film per la TV". La scelta è caduta su Body Bags - Corpi estranei (Body Bags), diretto dai registi John Carpenter e Tobe Hooper nel 1993.


Body Bags
è un po' un cheat, nel senso che era nato come serie antologica per la televisione, ma è diventato un film quando l'emittente Showtime ha deciso di sospendere il progetto. Di un'intera serie sono rimasti dunque tre episodi e una cornice assai simile, per atmosfere e stile, agli intermezzi de I racconti della cripta, dove un "narratore" dall'umorismo assai macabro introduceva l'episodio settimanale. Il narratore, in questo caso, è quello delle grandi occasioni, perché proprio John Carpenter, nei panni di un coroner dedito al consumo di formalina e ben poco schifato dai cadaveri che lo circondano, funge da anfitrione all'interno della cornice del film. Le singole storie esplorano ognuna un sottogenere dell'horror: la prima, The Gas Station, è uno slasher, la seconda, Hair, una commedia nera  virata sui toni surreali alla Twilight Zone, e l'ultima, Eye, un body horror sovrannaturale. Ma andiamo con ordine. The Gas Station, diretto da John Carpenter, è un classico slasher urbano in cui una ragazza, sola in un luogo isolato, è costretta ad affrontare uno spietato killer che cerca di assassinarla, dopo essere stata "snervata" da una serie di incontri con diversi casi umani (il più inquietante dei quali ha il volto di un Wes Craven abbastanza irriconoscibile) e alcune piccole sventure "da distrazione". Un film abbastanza recente, Open 24 Hours, deve moltissimo a The Gas Station, che è un manuale condensato di elementi thriller capace di tenere con il fiato sospeso lo spettatore e, nonostante la sua breve durata, di piazzare anche un plot twist angosciante. Come aperitivo, per così dire, non mi è dispiaciuto, anzi. In tutta onestà, ero tesa come una corda di violino durante la visione.


Più sciocchino e divertente è invece Hair che, come da titolo, parla di capelli. Per citare Elio, quelli del protagonista "sono andati via e non torneranno mai", il che è causa di profondo sconforto, talmente profondo da intaccare persino quella che sembrerebbe una relazione ben avviata. In quanto dotata, al momento almeno, di capelli folti e spessi, il tormento del protagonista e la sua folle vanità mi hanno indotta a ridere spesso, più che a compatirlo, e in effetti l'esilarante interpretazione di Stacy Keach (affiancato da un paio di caratteristi d'eccezione, tra i quali la sempre sexyssima Deborah Harris) accentua la natura grottesca della minaccia horror che gli grava sulla capoccia pelata, una volta fatto ricorso a un "prodigio della tecnica frutto di ricerche e sperimentazioni che ci aiutano nel look". A livello di paura ed effetti speciali (un pochino ridicoli, a differenza di un make-up di prim'ordine) c'è da dire che Hair è l'episodio più debole dei tre, nonostante la regia di Carpenter, ma ha comunque delle implicazioni abbastanza disgustosette per riuscire a strappare qualche brivido, magari agli spettatori meno scafati.


Si torna a fare sul serio con Eye, episodio diretto da un Tobe Hooper in ottima forma (se penso che quell'abominio de Le notti proibite del Marchese De Sade è dello stesso anno di Body Bags mi sento male). Il segmento inizia con una mutilazione terrificante, sbattuta in faccia allo spettatore con degli effetti speciali ottimi, e continua con visioni agghiaccianti che portano lentamente alla follia il giocatore di baseball professionista interpretato da Mark Hamill. Eye è più lungo degli altri due episodi, quindi gli sceneggiatori hanno un po'più di respiro nel dare un minimo di background all'orrore che stravolge la vita di Brent e tratteggiare i protagonisti, il rapporto che intercorre tra Brent e la moglie Cathy e, soprattutto, la loro natura profondamente religiosa; la Bibbia, in particolare, diventa sia veicolo per una rapida follia, sia ultima fonte di salvezza, almeno parziale, perché il tono di Eye è cupo, disperato e tremendamente serio, a differenza dei due episodi che lo hanno preceduto. Un vero peccato che Hooper non si sia tenuto un po' di ispirazione per i successivi lungometraggi della sua carriera, ahimé.


Riassumendo, Body Bags è un piacevolissimo figlio del suo tempo, un horroraccio senza troppe pretese né chissà quali particolarità, salvo l'essere pieno zeppo di belle facce adorate dagli amanti del genere. Non incute particolare paura, soprattutto quando traspare la natura televisiva di un'opera che, in particolare per quanto riguarda Carpenter (si dice che l'estenuante processo di make-up per trasformarlo nel coroner gli abbia fatto passare ogni velleità, ma visto il modo in cui gigioneggia sullo schermo, a me sembra si sia anche divertito!), è sicuramente stata vissuta dai registi come un divertissement e un mezzo per rilassarsi nell'attesa di progetti più seri, ma ho visto cose ben peggiori. Body Bags è l'espressione di una scena horror vivace e divertita, un film "brutto" con il suo perché, un piccolo baluardo di ciò che il nuovo millennio, di lì a poco, avrebbe spazzato via. Agli amici di Notte Horror che dovessero leggere il post, lo consiglio in particolare per l'annuale rassegna estiva, nel caso non lo avessero mai visto o non ne abbiano mai parlato sul blog. Chi non ha idea di cosa stia parlando ma volesse comunque passare una serata non troppo impegnativa davanti alla TV, può trovarlo su Prime Video


Dei registi John Carpenter (che ha diretto gli episodi "The Gas Station" e "Hair", oltre a partecipare come Coroner) e Tobe Hooper (che ha diretto l'episodio "Eye" e compare come medico dell'obitorio) li trovate ai rispettivi link, come anche Tom Arnold (medico dell'obitorio), Robert Carradine (Bill), Wes Craven (Uomo pallido), Peter Jason (Uomo alla pompa di benzina), Sam Raimi (il cadavere di Bill), David Naughton (Pete), George 'Buck' Flower (Straniero), David Warner (Dr. Lock), Deborah Harry (l'infermiera), Mark Hamill (Brent Matthews) e Charles Napier (Manager della squadra di baseball).  

Stacy Keach interpreta Richard Coberts. Americano, ha partecipato a film come Classe 1999, Fuga da Los Angeles, American History X, Children of the Corn 666 - Il ritorno di Isaac, Machete, Sin City - Una donna per cui uccidere, Cell, Gotti - Il primo padrino e a serie quali L'ispettore Tibbs, Oltre i limiti, Will & Grace, E.R. Medici in prima linea e Due uomini e mezzo. Come doppiatore, ha lavorato in Rugrats e I Simpson. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 84 anni e un film in uscita. 


Tra le varie guest star segnalo la presenza di Greg Nicotero (l'uomo col cane nell'episodio Hair), la modella Twiggy (Cathy Matthews nell'episodio The Eye) e il regista Roger Corman (Dr. Bregman). A Clive Barker era stato chiesto di partecipare, ma ha rinunciato per impegni pregressi. Se Body Bags vi fosse piaciuto, recuperate Creepshow, Creepshow 2 e I delitti del gatto nero. ENJOY 

venerdì 26 luglio 2024

Pumpkinhead (1988)

La challenge di oggi prevedeva di scegliere l'horror solo in base all'ispirazione della locandina. Ecco perché ho scelto Pumpkinhead, diretto nel 1988 dal regista Stan Winston.


Trama: dopo la morte del figlioletto, Ed decide di vendicarsi evocando un terribile demone che non fa distinzione tra colpevoli e innocenti...


La fine degli anni '80 era, evidentemente, il periodo degli horror in cui morivano dolci frugoli biondi il cui destino infingardo scatenava tragedie ancor più grandi. Il dolore annulla il giudizio, non c'è nulla da fare, e se Louis Creed decideva di andare contro la morte stessa pur di riavere indietro il piccolo Gage, con conseguenze che ben sappiamo, Ed Harley si "accontenta" di esigere furiosa vendetta contro gli scappati di casa che gli hanno investito il figlio, ma il risultato per entrambi è la perdita dell'anima e dell'umanità. Il veicolo della vendetta di Ed è Pumpkinhead, creatura nominata in una poesia di Ed Justin che funge da canovaccio per la storia raccontata nel film: Pumpkinhead è cattivo e, soprattutto, spietato, "la vendetta è un divertimento che persegue con passione", senza mai stancarsi o dimenticare, e non ci sono porte o finestre sprangate, né cani da guardia che lo tengano lontano dal suo obiettivo. A fare le spese di queste caratteristiche sono un branco di giovinastri con le marmitte scureggianti, a onor del vero meno cattivi di altri loro emuli cinematografici. L'unico che meriterebbe di venire appeso per le palle è l'esecutore materiale dell'investimento in moto, gli altri, più o meno, tentano di aiutare il bambino morente e, miracolo dei miracoli, non fuggono dalle loro responsabilità. L'unica loro colpa, in realtà, è di non avere la spina dorsale di prendere e saccagnare di botte il bulletto del gruppo, ma cosa può importare ad un padre reso folle dalla perdita? Nulla, infatti il dramma umano è interamente di Ed, vero fulcro della vicenda e personaggio stundaio, sì, ma col quale si simpatizza fino alla fine anche in virtù della sua capacità di spiccare all'interno di una comunità di campagnolassi stereotipati e fuori dal tempo (a farmi terrore, più di Pumpkinhead, è stata la vista di quei bambinelli sporchi e promiscui che gridano "inbred" in ogni fotogramma!). E poi, lo interpreta Lance Henriksen, quindi di cosa stiamo parlando?


Lance Henriksen
, per l'appunto, ci mette del suo e ha il physique du rol per interpretare un uomo duro, ai margini della società, sempre un po' a braccetto con quella follia che esplode nel momento in cui Ed sceglie di chiedere aiuto alla megera del paese e disseppellire l'orrido Pumpkinhead, che è poi la cosa splendida del film. Stan Winston è uno dei pochi, veri re degli effetti speciali, e in realtà gli era stato chiesto di partecipare alla pellicola in tal veste, ma si è entusiasmato così tanto che ha deciso di dirigerla e affidare la realizzazione della creatura ai tecnici del suo laboratorio. Questi ultimi hanno lavorato benissimo. Figlio illegittimo di uno xenomorfo e un demone, Pumpkinhead è uno splendore tangibile, non teme le sequenze in cui si vede a figura intera, chiaro come il sole, e neppure i primi piani, tanto è ben realizzato; trucchi prostetici, attori versatili, trampoli e arti mossi da tecnici nascosti fanno miracoli e mandano tranquillamente al diavolo la CGI posticcia a cui siamo abituati oggi, incapace di veicolare quel terrore fisico che è appannaggio esclusivo degli effetti speciali artigianali. Ecco perché, nonostante la presenza di attori secondari un po' (tanto) cani e qualche incertezza a livello di regia e ritmo, Pumpkinhead risulta tuttora un film divertente e pauroso, con parecchie scene goduriose non soltanto per il gore ma anche per l'ottima ambientazione rurale e la suggestiva rappresentazione della vecchia strega Haggis e della sua catapecchia sperduta nei boschi. In Italia, chissà perché, questo film non è mai arrivato, ma recuperatelo se ne avete occasione, è ottimo non solo sotto Halloween ma anche per le calde serate estive!  


Di Lance Henriksen (Ed Harley) e George 'Buck' Flower (Mr. Wallace) ho parlato ai rispettivi link. 

Stan Winston è il regista della pellicola. Americano, principalmente conosciuto come truccatore e tecnico degli effetti speciali (Ha vinto quattro Oscar, uno per gli effetti speciali di Aliens - Scontro finale, uno per gli effetti speciali e uno per il trucco di  Terminator 2 - Il giorno del giudizio, uno per gli effetti speciali di Jurassic Park), ha diretto un altro lungometraggio, Lo gnomo e il poliziotto. Anche produttore, assistente regista, scenografo, attore sceneggiatore e costumista, è morto nel 2008, all'età di 62 anni.


La Amy di The Big Bang Theory, l'attrice Mayim Bialik, compare bambina nei panni di una dei figli di Mr. Wallace. Il film ha generato tre seguiti, che non ho mai visto: Pumpkinhead II: Blood Wings, Ceneri alle ceneri - Pumpkinhead 3 e Faida di sangue - Pumpkinhead 4. Se Pumpkinhead vi fosse piaciuto recuperateli! ENJOY!

venerdì 18 ottobre 2019

Fog (1980)

Qualche sera fa mi è capitato di guardare Fog (The Fog) diretto e co-sceneggiato nel 1980 dal regista John Carpenter.


Trama: gli abitanti di una cittadina in riva al mare si ritrovano a dover combattere contro un gruppo di fantasmi assassini portati dalla nebbia...



E' il 2019, ho 38 anni, adoro l'horror ma nonostante questo non avevo mai visto Fog prima di qualche settimana fa. Vergogna su di me. E vergogna anche perché mi ritroverò a parlare impropriamente di un film che altri spettatori e fan di Carpenter adorano, di cui è stato discusso ampiamente in mille modi interessanti, e il mio post stinfio gli renderà ben poco onore, ahimé. Ma ci proviamo, dai. Fog è LA storia di fantasmi per eccellenza, uno di quei racconti perfetti per le serate passate attorno al fuoco, non a caso il prologo mostra un navigatissimo "capitano" che racconta a un gruppo di attenti pargoletti la triste storia della nave Elizabeth Dane, schiantatasi a fine '800 contro gli scogli di San Antonio Bay a causa dell'inganno degli abitanti. La leggenda narra che i poveri passeggeri della nave, tutti già malati di lebbra e desiderosi solo di avere un porto sicuro dove approdare, sarebbero tornati a vendicarsi dopo cent'anni e così, in effetti, succede. A San Antonio Bay cominciano ad accadere stranissimi ed inquietanti fenomeni, mentre una nebbia spettrale e luminescente compare di notte al largo delle coste, portando con sé morte e distruzione. Converrete con me che non esiste trama più semplice di così ma la semplicità con Carpenter è solo apparenza. Sotto la tradizionale storia di fantasmi c'è un'allegoria dell'America colonialista, del popolo che festeggia le sue tradizioni ignorando (volutamente o meno) quanto sangue sia stato versato per stabilirle; c'è la volontà di "lavare i panni in casa", trincerandosi all'interno di una piccola cittadina e ammettendo implicitamente la vergogna di avere un passato deprecabile, a rischio di mandare al diavolo ogni speranza di sopravvivenza; ci sono personaggi femminili che precorrono i tempi e che non hanno assolutamente bisogno degli uomini per affermarsi o per sopravvivere al sovrannaturale; c'è, infine, un clima di allucinata incertezza che si tende come un filo dall'inizio alla fine del film, introdotto dalla citazione di Un sogno dentro a un sogno di Poe e concluso con uno dei più terrificanti "avvertimenti" della storia del cinema horror, preludio ovviamente di un finale scioccante ma "giusto" che non sto a rivelarvi.


Al di là dei messaggi più o meno sottesi, Fog ha un anno più di me ma ancora riesce a mettere inquietudine, un po' come quando mi guardo allo specchio, per inciso. La messinscena generale forse patisce di una certa aura di "vecchiume" ma non c'è nulla di vecchio nella costruzione della tensione, veicolata da un semplice bussare alla porta, dilatata per tutto il tempo necessario ad aprirla e scoprire cosa si nasconde dietro, giocando con gli stilemi dell'horror fino a permettersi di ignorarli; al buio, dove si scorge soltanto il bagliore di occhi rossi, nell'ambiente illuminato di un obitorio che mette i brividi, in una chiesa cupa, sul filo del telefono, in cima a un faro dove l'orrore viene sbattuto letteralmente in faccia, Carpenter riesce a costruire in ogni circostanza sequenze inquietanti e memorabili senza spargere una sola goccia di sangue, lasciando all'immaginazione dello spettatore il risultato dei colpi di spada ed uncino sotto i quali cadono come mosche gli abitanti di Antonio Bay. E' un po' il fil rouge di Fog quello di non poter "vedere", in effetti, ed ecco dunque venire in soccorso l'udito laddove la vista difetta: l'intero film è percorso dalla voce, bella e sensuale, di Adrienne Barbeau, proprietaria della stazione radiofonica della cittadina la quale, tra un pezzo jazz e l'altro, mette in guardia gli ascoltatori quando la minaccia della nebbia si fa palpabile e li invita a non abbassare mai la guardia. Qualcuno lo fa, ahimé, ignorando la voce della fanciulla e quella della coscienza, inascoltata come 100 anni prima, ma voi non tappatevi le orecchie e non fate come me, che per quasi quattro decenni ho ignorato Fog, e recuperatelo immantinente!


Del regista e co-sceneggiatore John Carpenter, che interpreta anche Bennett, ho già parlato QUI. Jamie Lee Curtis (Elizabeth Solley), Janet Leigh (Kathy Williams), Charles Cyphers (Dan O'Bannon), Nancy Kyes (Sandy Fadel), Hal Holbrook (Padre Malone), George "Buck" Flower (Tommy Wallace) e Tommy Lee Wallace (Fantasma) li trovate ai rispettivi link.

Adrienne Barbeau interpreta Stevie Wayne. Ex moglie di Carpenter, americana, ha partecipato a film come 1997: Fuga da New York, Creepshow, La cosa, Demolition Man, Dredd - La legge sono io, Argo, Tales of Halloween e a serie quali Love Boat, Ai confini della realtà, La signora in giallo, I viaggiatori, Nash Bridges, Sabrina vita da strega, Cold Case, Dexter, Grey's Anatomy, CSI: NY, Criminal Minds e Creepshow; come doppiatrice ha lavorato per le serie The Real Ghostbusters, Batman, Angry Beavers, Totally Spies! e American Dad!. Anche sceneggiatrice, ha 74 anni e cinque film in uscita.


Tom Atkins interpreta Nick Castle. Americano, ha partecipato a film come 1997: Fuga da New York, Creepshow, Halloween III - Il signore della notte, Arma letale, Due occhi diabolici, Impatto imminente, San Valentino di sangue e a serie quali MASH, Alfred Hitchcock presenta, Xena: Principessa guerriera e Oz. Ha 84 anni e un film in uscita.


Tra le guest star segnalo il tecnico degli effetti speciali Rob Bottin nei panni di Blake e Debra Hill, co-sceneggiatrice del film, che compare come extra. Il ruolo di padre Malone era stato offerto a Christopher Lee ma alla fine il grande attore ha dovuto rinunciare. Fog è stato rifatto nel 2005 col titolo The Fog - Nebbia assassina, che ovviamente non ho mai visto. Se Fog vi fosse piaciuto potreste recuperarlo ma non garantisco. ENJOY!

venerdì 14 giugno 2013

Ritorno al futuro - Parte II (1989)

So che avrei dovuto aspettare una riedizione magari l'anno prossimo, ma in questi giorni mi è venuta voglia di rivedere Ritorno al futuro - Parte II (Back to the Future Part II), diretto nel 1989 dal regista Robert Zemeckis.


Trama: Doc torna nel 1985 e convince Marty ad andare nel futuro per impedire un avvenimento che distruggerebbe la famiglia del ragazzo. E' solo l'inizio di una serie di disavventure che porterà di nuovo i nostri eroi a spasso per le epoche...


Ritorno al futuro rimane un film storico e il capitolo della saga a cui sono più affezionata, ma la Parte II è un grandissimo esempio di come, se diretti e sceneggiati con accortezza, anche i sequel possono essere dei capolavori. Nonostante il difficile argomento trattato e gli innumerevoli salti temporali che caratterizzano la pellicola, Ritorno al futuro - Parte II è perfettamente collegato al film precedente (da cui riprende un paio di sequenze chiave e persino un paio di dettagli che sicuramente ad una prima visione sono impossibili da cogliere) e riesce ad approfondire alcuni aspetti dei personaggi che abbiamo imparato ad amare, anche in maniera non del tutto positiva: per esempio, abituati come eravamo a considerare Marty un ragazzo forte e dinamico, ce lo ritroviamo nel futuro quasi più sfigato del padre, prostrato dalla sua tendenza a cadere nei tranelli di chiunque gli dia del codardo e con una famiglia a dir poco disastrata. Inoltre, scorazzando tra  le epoche, gli sceneggiatori giocano ironicamente sia con quello che conoscevamo dei protagonisti del primo film, sia con i simboli dell'epoca in cui è stato girato che, nel futuro prossimo, diventano dei pezzi da museo come il pupazzetto di Roger Rabbit o l'ennesimo episodio de Lo Squalo.


Come trama, quindi, la Parte II si distacca poco da Ritorno al futuro e il meccanismo rimane sempre lo stesso, sia per quanto riguarda i viaggi temporali sia per i villain (anzi, IL villain) che si ripropongono più o meno sempre identici nel corso delle epoche. Se il tono della pellicola precedente era però più ingenuo e scanzonato, questa fa il verso agli apocalittici film di fantascienza che imperversavano in quegli anni e a tratti diventa più cupa ed intricata del capostipite, con i paradossi temporali che rischiano di diventare assai pericolosi, addirittura mortali. Incredibile il lavoro tecnico alle spalle del film, visto che parecchie scene vengono ricreate identiche a quelle di Ritorno al futuro (pensate anche solo ai costumi: nella scena del ballo pare  fosse stata solo Lea Thompson a conservare l'abito, gli altri sono stati ricreati per l'occasione...) e visto che, spesso e volentieri, gli attori devono condividere la scena con i loro doppi, cosa possibile solo con degli effetti speciali più che validi che, tra l'altro, non risentono del passare del tempo. Gli attori offrono, come già nel primo capitolo, un'interpretazione convincentissima ed è impossibile non voler bene ai personaggi di Marty e Doc... in effetti, l'unico difetto che trovo al film è la mancanza di scene e battute destinate a diventare cult, ma la cosa viene ampiamente compensata dal geniale colpo di scena finale: il film si conclude infatti con un cliffhanger non da poco seguito dal trailer del terzo capitolo, che prometteva agli spettatori dell'epoca l'imminente conclusione della saga. Non oso immaginare come si saranno sentiti emozionati i fan seduti sulle poltroncine davanti ad una simile anticipazione.. io, sicuramente, quando avevo visto la videocassetta, mi ero fiondata ad affittare il terzo episodio, di cui troverete la recensione domenica.


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui. Michael J. Fox (Marty), Christopher Lloyd (Doc Brown), Lea Thompson (Lorraine), Thomas F. Wilson (Biff Tannen/Griff), Elisabeth Shue (che interpreta Jennifer al posto della Claudia Wells del primo episodio, costretta a interrompere la carriera di attrice per stare vicina alla madre malata di cancro), Billy Zane (Match), Elijah Wood (irriconoscibile, interpreta uno dei bimbetti alle prese con il videogioco del bar anni ’80) e George “Buck” Flowers (il barbone) li trovate invece ai rispettivi link.

In questo sequel alcuni personaggi del primo film vengono interpretati da altri attori, è il caso della già citata Elisabeth Shue e anche di Jeffrey Weissman, che ha preso il ruolo di George McFly al posto di Crispin Glover (che peraltro, dopo essere stato sostituito a causa dell’esoso compenso richiesto per comparire nel sequel ha anche fatto causa ai realizzatori della pellicola per aver utilizzato alcune delle sue vecchie scene senza permesso). Inaspettatamente, inoltre, compare tra gli attori anche il bassista dei Red Hot Chili Peppers Flea, nei panni del viscido Needles. Un seguito di Ritorno al futuro non era affatto nei progetti di Zemeckis & co., tanto che se avessero immaginato le intenzioni degli studios non avrebbero mai concluso il primo film facendo salire in macchina con Doc e Marty anche Jennifer (non a caso, la poveraccia viene messa ko all’inizio di Ritorno al futuro – Parte II e non si vede per più di metà film); stantibus rebus hanno ovviamente deciso di essere parte integrante della cosa, tanto che Ritorno al futuro – Parte III, come si evince dal teaser integrato nel finale, è stato girato contemporaneamente al secondo capitolo della saga. Inutile aggiungere quindi che, se Ritorno al futuro – Parte II vi fosse piaciuto, converrebbe recuperare l’intera, bellissima trilogia. ENJOY!

venerdì 7 dicembre 2012

Ritorno al futuro (1985)

Mercoledì sera c'è stato "il raduno" in alcune sale cinematografiche italiane che proiettavano il meraviglioso, storico Ritorno al futuro (Back to the Future), diretto nel lontano 1985 da Robert Zemeckis. Ovviamente, un'occasione così ghiotta non poteva andare sprecata...


Trama: Marty è un adolescente che, durante un esperimento del bizzarro Doc Brown, finisce su una macchina del tempo e viene catapultato negli anni '50. Impossibilitato a tornare a casa e concupito dalla madre adolescente al punto da rischiare di compromettere la sua stessa esistenza futura, il povero Marty cerca così l'aiuto di un più giovane ma sempre geniale Doc...


Un film come Ritorno al futuro non ha assolutamente bisogno di una recensione, perché pur non essendo una pietra miliare del cinema (ma ne siamo proprio sicuri...?) incarna tutto ciò che quelli della mia generazione hanno amato e visto non una, ma tremila volte, al punto da conoscere le battute del film a memoria. E allora, come ho fatto per Ghostbusters - Acchiappafantasmi, ecco "solo" un elenco di motivi per cui chiunque, almeno una volta nella vita, dovrebbe sedersi e guardare questo trionfo di umorismo e avventura anni '80.

HEY tu, PORCO! Levale le mani di dosso!!!
Innanzitutto per i personaggi. Marty McFly (e Michael J. Fox di conseguenza!!) è il prototipo dell'adolescente "figo". Ma non figo nel senso di fighetto, di precisino, di elegantino, ma proprio figo: simpatico, brillante anche nel suo essere sfigato, in grado di cavarsela in ogni situazione e con uno spropositato senso dell'umorismo. Impossibile non applaudire davanti alle sue storiche evoluzioni sullo skateboard o al modo in cui riesce a mettere nel sacco il prepotente Biff, perché parliamo di sequenze che hanno fatto storia. Così come hanno fatto storia lo sguardo stralunato di Doc Brown, un Christopher Lloyd mai così indimenticabile, e il suo assurdo modo di parlare (il gigowatt, il cerimoniale ritmico...!), gli straordinari strafalcioni del timidissimo George McFly (immancabile l'urlo in mezzo alla sala "Hey tu, porco!! Levale le mani di dosso!!" ma anche "E' il delfino che ci unisce" non è male...!), l'aspetto da madonnina infilzata di Lorraine, che tanto gentile e tanto onesta pare e poi... vabbé!, oppure l'"Hallo??hallo?? C'è nessuno in casa?" dell'odioso Biff. Insomma, un mix di caratteri così ben distribuiti in grado di generare personaggi indimenticabili è qualcosa che non si vede tanto spesso in un film.


Seconda cosa: la trama. Difficilotta da comprendere per la bambina di sette, otto anni che ero quando ho visto per la prima volta Ritorno al futuro (ma il secondo era anche più incasinato). Un ragazzo che parte dal 1985, torna indietro negli anni '50 e modifica il futuro, ovvero il suo presente, rischiando di venire violentato dalla madre e cercando di rimediare ai paradossi temporali che tanto fanno orrore a Doc... non è facile tenere le redini di una trama così, soprattutto perché nerd e spettatori "cinici" hanno mille appigli per trovare difetti ed errori o fare elucubrazioni: perché Doc non ha il giubbetto antiproiettile nelle prime scene del film? Perché i genitori di Marty non si ricordano di averlo conosciuto negli anni della loro adolescenza? Perché Marty arriva a casa e si stupisce di vedere la sua famiglia così cambiata, sul finale? Tutte domande che ho sentito fare al cinema e di cui ho letto su internet, ma io dico: non fatevi domande e guardatevi il film con gli occhi di un bambino innocente, per cortesia!! Lasciate le questioni strane all'uomo fumetto de I Simpson! Assaporate il vero spirito d'avventura degli anni '80 e ciò che di meglio potevano offrirci intraprendenti autori come Zemeckis, perché in Ritorno al futuro non c'è un solo momento di noia né un singolo tempo morto e quest'atmosfera frizzante ed elettrica si mantiene inalterata fino alla conclusione!


Arriviamo infine alla realizzazione del film (che, tra l'altro, si è portato a casa anche un Oscar per i migliori effetti sonori e altre tre nomination). Superba, semplicemente. Una colonna sonora da urlo, che conta musiche originali e hit degli anni '50, con una strizzata d'occhio a grandi musicisti come Chuck Berry. Passando a scenografie e costumi, si ravvisa una cura certosina sia per i dettagli (all'inizio, notate come tra gli orologi ce ne sia uno con un uomo appeso ad una delle lancette, come succederà poi a Doc sul finale...), che si manifesta specialmente nelle differenze che caratterizzano gli stessi luoghi e personaggi nelle due epoche, come i genitori di Marty e Biff, oppure il cinema trasformato in sala a luci rosse, la proprietà di Mr. Peabody trasformata in centro commerciale, il giubbotto "da marinaio" di Marty, ecc. ecc. Geniale, infine, l'idea di usare una VERA automobile come macchina del tempo: il design della DeLorean era già sufficientemente all'avanguardia negli anni '80 e nel passato può tranquillamente venire confusa con un'astronave spaziale, senza contare che la difficoltà di trovare il carburante adatto per il salto temporale (il plutonio mica lo vendono al supermercato!!) da il La all'altra sequenza assolutamente indimenticabile, quella dell'attacco dei libici. E con un ultimo "Scappa Marty! I libici!!", altra battuta cult che ricordo dall'infanzia, vi dico di recuperare assolutamente Ritorno al futuro se non l'avete mai visto... e di riguardarlo per l'ennesima volta se, come me, lo annoverate tra gli immancabili cult della vostra vita. Per ora è tutto, ci risentiamo quando riproporranno nelle sale il secondo capitolo, e ricordate: "non esistono strade... nel futuro!!".


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui mentre Christopher Lloyd (Dr. Emmet Brown), Billy Zane (uno degli sgherri di Biff) e George "Buck" Flower (Red Thomas, il barbone che compare verso la fine del film) li trovate ai rispettivi link.

Michael J. Fox (vero nome Michael Andrew Fox) interpreta Marty McFly. Idolo assoluto della mia infanzia al pari di Bill Murray, purtroppo costretto a ridurre di parecchio la sua attività di attore fin quasi a ritirarsi dalle scene per una grave forma del morbo di Parkinson, lo ricordo per film come Voglia di vincere, Il segreto del mio successo, Ritorno al futuro - parte II, Ritorno al futuro - parte III, Doc Hollywood - Dottore in carriera, Caro zio Joe, Sospesi nel tempo, Mars Attacks! e ha partecipato alle serie Love Boat, Casa Keaton, Racconti di mezzanotte e Scrubs; inoltre, ha lavorato come doppiatore per i film Stuart Little - Un topolino in gamba, Atlantis - L'impero perduto e la serie Phineas & Ferb. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 51 anni.


Lea Thompson interpreta Lorraine. Americana, la ricordo per film come Lo squalo 3, Howard... e il destino del mondo, Ritorno al futuro - parte II, Ritorno al futuro - parte III, Dennis la minaccia e J.Edgar, inoltre ha partecipato alle serie Racconti di mezzanotte, Friends e Robot Chicken. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 51 anni e un film in uscita.


Crispin Glover interpreta George McFly. Americano, lo ricordo per film come Venerdì 13 Parte IV: Capitolo finale, Cuore selvaggio, The Doors, Buon compleanno mr. Grape, Dead Man, Larry Flint - Oltre lo scandalo, Charlie's Angels, Charlie's Angels - Più che mai, La leggenda di Beowulf (era il Grendel, nientemeno!!) e Alice in Wonderland, inoltre ha partecipato alle serie Happy Days e Casa Keaton. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.  


Thomas F. Wilson (vero nome Thomas Francis Wilson Jr.) interpreta Biff. Americano, lo ricordo per film come Ritorno al futuro - parte III, inoltre ha partecipato alle serie Supercar, Sabrina vita da strega, Nash Bridges, Two and a Half Men, Cold Case, Dr. House, Bones e Ghost Whisperer.  Ora soprattutto doppiatore, ha lavorato nelle serie Back to the Future, Gargoyles, Pinky and The Brain, The Angry Beavers, Spongebob Squarepants (anche nel film), Batman: The Brave and the Bold e I Griffin. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni e un film in uscita.


Marc McClure interpreta il fratello di Marty, Dave. Americano, ha partecipato a film come Tutto accadde un venerdì, Superman, Superman II, Superman III, Supergirl la ragazza d'acciaio, Superman IV, Ritorno al futuro - parte III, Apollo 13 e a serie come Happy Days, La famiglia Bradford, Hunter, Beverly Hills 90210, Nash Bridges, E.R. Medici in prima linea, Cold Case e Smallville. Ha 55 anni e due film in uscita.


Frances Lee McCain, che interpreta la madre di Lorraine, è stata anche la madre di Billy nell'altro film cult anni '80 per eccellenza, I Gremlins. Rimanendo sempre in tema di attori, Michael J. Fox è sempre stata la prima scelta per il ruolo di Marty. Tuttavia, a causa dei pressanti impegni con la serie Casa Keaton, era stato costretto a rifiutare e la parte era finita ad Eric Stoltz che aveva girato anche parecchie scene prima di risultare inadatto e lasciare così nuovamente la parte ad un Michael J.Fox che si è ritrovato costretto a fare innumerevoli tour de force tra i due set. Parlando invece della trama, pare che in origine non si fosse pensato di girare dei seguiti del film (effettivamente il To be continued a cui siamo abituati fin dagli anni '80 nel film che ho visto al cinema non c'era) e che, addirittura, il finale prevedesse un 1985 fermo alla mentalità degli anni '50 a causa delle continue interferenze di Marty. Interessanti anche le differenze tra l'adattamento italiano e la versione originale del film, causate dal fatto che le marche citate, all'epoca, erano praticamente ancora sconosciute nel nostro paese: Marty viene ribattezzato Calvin Klein e non Levi Strauss e al bar chiede la TaB (una versione dietetica della Coca-Cola) e non una "Fanta senza". Infine, oltre ai seguiti "canonici", ovvero Ritorno al futuro - parte II e Ritorno al futuro - parte III, esiste anche un simpatico spin - off animato della serie, Ritorno al futuro, che è andato in onda negli anni '90 sulle reti Mediaset. Senza andare a disseppellire questo dinosauro, comunque, se il film vi fosse piaciuto consiglio la visione di Navigator e Pleasantville. ENJOY!!

mercoledì 2 maggio 2012

Wishmaster - Il signore dei desideri (1997)

Ieri sera sono finalmente riuscita a riguardare un film che ero riuscita a vedere solo una volta ma che mi era rimasto molto impresso, ovvero Wishmaster – Il signore dei desideri (Wishmaster), diretto nel 1997 dal regista Robert Kurtzman.


Trama: un antico demone chiamato Djinn, in grado di esaudire i desideri di chi lo evoca, viene liberato ai giorni nostri e comincia a seminare morte e mietere anime…





Ah, il Djinn. Potenzialmente, uno dei mostri più bastardi dei moscerelli anni ’90, in grado di tenere testa a “gente” del calibro di Freddy Krueger, Pinhead e compagnia cantante, finito purtroppo nel dimenticatoio dopo un paio di orrendi sequel. Il perché non mi è chiaro, in effetti. Forse la gente si era stufata di questo genere di horror sovrannaturali e aveva preferito rivolgere lo sguardo altrove, forse il regista non era abbastanza di richiamo, forse non lo erano gli attori, vai a sapere. Sta di fatto che Wishmaster è un gioiellino, almeno per quel che mi riguarda, svilito solo da comprimari un po’ cani e da una fotografia effettivamente piatta e bruttarella. Ma non stiamo a spaccare il capello, esistono horror girati e recitati veramente col chiulo, invece Wishmaster regala un’ora e passa di puro e sanguinoso divertimento.


Quello che colpisce del film, infatti, è che nonostante lo humor nero che lo pervade e la natura fondamentalmente giocosa e stronzetta del Djinn, allo spettatore vengono sbattute in faccia delle macellate mica da ridere. La sola sequenza iniziale è per stomaci decisamente preparati, con gente che viene praticamente sventrata dall’interno così che lo scheletro possa uscire a fare due passi, persone che si liquefanno e altre simili amenità, ma nel corso del film vediamo anche uomini divorati dal cancro, cadaveri sezionati, donne con la faccia strappata via, simil – alien che vengono espulsi dagli orifizi più disparati, eccetera. Per le gentili concessioni a questo gusto così gore bisogna ringraziare la premiata ditta Nicotero & Berger, che dimostrano di essersi molto divertiti a creare questi realistici orrori per Wishmaster; gli unici effetti che, ad oggi, risultano datati e bruttini sono il mostriciattolo che insegue la protagonista nel regno del Djinn e l’uomo che viene fuso all’interno di una porta a vetri, mentre il trucco del villain è davvero ben fatto e anche abbastanza particolare, nonostante la maggior parte dei demoni poi visti in Buffy the Vampire Slayer abbiano preso parecchio spunto dal suo design.


Come ho detto, però, il vero divertimento nel vedere Wishmaster sta nella figura del Djinn, che sia in sembianze mostruose o umane. Andrew Divoff al naturale è uno spettacolo, con quella faccia luciferina e lo sguardo da pazzo che lo rendono allo stesso tempo affascinante ed inquietante, proprio come dovrebbe essere una creatura in grado sì di esaudire desideri, ma in modo da fare del male a chi è talmente avido o stupido da credergli. Il modo in cui il Djinn intorta le sue vittime è a tratti esilarante, spesso legato al significato letterale delle loro parole (il povero Tony Todd desidera una cosa: “to escape”. Detto fatto, infilato in una camicia di forza, incatenato e chiuso in una scatola trasparente piena d’acqua, Houdini non c’era riuscito a “escapare”, ma magari tu ce la fai? sogghigna il Djinn allontanandosi soddisfatto) e lo spettatore non può fare altro che rimanere col fiato sospeso aspettando di vedere come riuscirà a pervertire e volgere a suo vantaggio anche il più semplice e apparentemente innocuo dei desideri. Certo, alcune sequenze sono a dir poco trash, come quella del Jack The Ripper con la faccia da pederasta che balza fuori da un quadro per far fuori una delle guardie, ma Wishmaster è un film che mi sento tranquillamente di consigliare.


Del regista  Robert Kurtzman ho già parlato qui. Robert Englund (Raymond Beaumont), Ted Raimi (Ed), Angus Scrimm (di cui si sente solo la voce all’inizio, come narratore), Reggie Bannister (il farmacista), George "Buck" Flower (il barbone all'inizio), li trovate invece ai rispettivi link.

Tammy Lauren (vero nome Tammy Lauren Vasquez) interpreta Alexandra. Americana, ha partecipato a serie come Mork & Mindy, Chips, MacGyver, Casa Keaton, Walker Texas Ranger, Più forte ragazzi, Quell’uragano di papà e Due uomini e mezzo. Ha 44 anni.


Andrew Divoff (vero nome Andrew Daniel Divoff) interpreta il Djinn. Venezuelano, lo ricordo per film come Caccia a Ottobre Rosso, Ancora 48 ore, Air Force One, Wishmaster 2 – Il male non muore mai e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, oltre a serie come Ai confini della realtà, The A-Team, MacGyver, Più forte ragazzi, Nash Bridges, Walker Texas Ranger, Alias, Lost, Criminal Minds e CSI: Miami. Anche produttore, ha 57 anni e un film in uscita.


Jenny O’Hara interpreta Wendy. Americana, la ricordo per film come Mystic River e Devil, oltre a serie come Charlie’s Angels, Starsky & Hutch, Chips, Beverly Hills 90210, ER – Medici in prima linea, Roswell, NYPD, Nip/Tuck, Six Feet Under, CSI: Scena del crimine, Ghost Wisperer, Grey’s Anatomy, Cold Case e Dr. House. Anche regista, ha 70 anni e due film in uscita.


Chris Lemmon, che nel film interpreta l’avido e stupido datore di lavoro di Alexandra, è figlio del compianto Jack Lemmon, ma a differenza di quella del padre la sua carriera è stata ed è tuttora a dir poco risibile. Oltre a lui, come avete visto, ci sono molte altre guest star nel film, tutte o quasi in qualche modo legate alla “storia” dell’horror: Kane Hodder, ovvero la guardia che viene infilata nella porta a vetri, ha interpretato più volte Jason nella serie Venerdì 13, Frank Nicotero e Gregory Berger compaiono rispettivamente nei panni di uno dei clienti della farmacia e una delle guardie verso il finale e infine Robert Kurtzman stesso compare brevemente prima di venire fatto a pezzi dalle corde di un pianoforte. Del film esistono tre seguiti usciti tutti per il mercato dell’home video: Wishmaster 2 – Il male non muore mai (l’unico che ho visto e che posso consigliarvi di vedere, nonché l’ultimo con Andrew Divoff, girato dal regista de L’alieno, Jack Sholder), Wishmaster 3 - La pietra del diavolo e Wishmaster 4 - La profezia maledetta. Vi piacesse il genere, punterei sul simpatico primo capitolo della saga Leprechaun e ovviamente su Nightmare – Dal profondo della notte, visto che Wishmaster è stato prodotto da Wes Craven. ENJOY!

giovedì 5 aprile 2012

Essi vivono (1988)

Oggi vi voglio parlare di un altro film di John Carpenter che, come ho già ampiamente avuto modo di dire, è il mio regista horror preferito. Questa volta tocca ad Essi vivono (They Live), pellicola da lui diretta nel 1988.


Trama: un vagabondo in cerca di lavoro scopre un giorno un paio di occhiali da sole che, se indossati, mostrano il mondo per quello che è veramente: un grigio universo dove orribili alieni dalle facce scarnificate e gli occhi da insetto dominano in quasi tutte le posizioni di potere, annichilendo la popolazione umana attraverso messaggi subliminali e trasmissioni televisive.


E voi direte: facce scarnificate e occhi di insetto a parte, dov’è la differenza rispetto alla realtà che stiamo effettivamente vivendo noi? Povero Carpenter. Lui ci vedeva lungo, eppure questo è sicuramente uno dei suoi film più sottovalutati anche se, oggettivamente, a me pare uno dei più interessanti. Mostrare la società degli anni ’80, un crogiolo di superficialità e nuovi arricchiti, come il “terzo mondo” da cui una razza aliena trae tutte le sue risorse, prosciugandolo, risulta ancora oggi un bel colpo di genio. Senza contare che anche il modo in cui il regista decide di mettere in scena questa inquietante storia, mescolando la fantascienza all’horror, ai b- movie e anche al western, con tanto di “eroe senza nome” (nei credits viene chiamato Nada, che in spagnolo appunto vuol dire “niente”, ma in realtà durante il film nessuno lo chiama per nome) e praticamente indistruttibile, è decisamente particolare e in grado di far giungere il messaggio a più persone possibili. Certo, visivamente rimane uno dei suoi film più “gretti”, lontano dalla grandiosità lovecraftiana de Il seme della follia o dalle atmosfere inquietanti de Il signore del male, ma non per questo è meno efficace.


Come quasi tutti i film di Carpenter, Essi vivono è un film “maschio”. Questo Roddy Piper che interpreta il protagonista non è un attore professionista, ma un wrestler storico (durante la scazzottata più lunga della storia del cinema ho riconosciuto parecchie mosse, tra cui anche un paio di suplex) e i personaggi principali sono in buona sostanza due, Nada e Frank, che cercano di sopravvivere superando la reciproca diffidenza per poi imparare a pararsi le chiappe come dei bravi commilitoni. Certo, ci sono i personaggi femminili, ma sono o dei banalissimi comprimari, oppure delle figure ambigue da cui è meglio guardarsi, come la conturbante Holly dagli occhi di ghiaccio. Ma la cosa più bella del film sono ovviamente gli alieni e quel terribile, televisivo bianco e nero che mostra la realtà per quello che è: piccole sonde anni ’50 che spiano i cittadini, tunnel sotterranei che gli alieni possono usare per insinuarsi ovunque in città, cartelloni lapidari con scritte come “marry and reproduce”, “obey”, “this is your God” scritto sulle banconote, ecc.


E’ emblematico che il segnale che ipnotizza e illude i cittadini venga da un antenna televisiva e che la maggior parte degli ordini riguardi il conformarsi ad una vita di consumo, priva di valori che non siano quelli meccanici atti ad addormentare le coscienze e sopravvivere. Il distacco tra la comunità di senzatetto e il resto della città è ben evidente, e non è un caso che tra i “dissidenti” ci sia un prete cieco, forte sia della sua fede sia dell’apparente menomazione, che gli impedisce di venire confuso da quello che percepiscono gli altri. E mentre la maggior parte degli abitanti della città (del pianeta, forse?) si integra, consapevolmente o meno, con la razza di invasori, lo spettatore attento non può evitare di farsi una domanda, durante i titoli di coda: considerata l’ultima, beffarda scena, e la donna incinta che il protagonista non uccide… quanto in profondità è arrivata la presenza aliena sulla terra? Forse è meglio non chiederselo. Voi, nel frattempo, non dormite, aprite gli occhi e cercate Essi vivono, non ve ne pentirete!!


Del regista John Carpenter ho già parlato qui, mentre Keith David, che interpreta Frank, lo trovate qua.

Roddy Piper (vero nome Roderick George Toombs) interpreta Nada. Wrestler canadese, ha partecipato a episodi delle serie Zorro, Highlander, Robocop, Walker Texas Ranger, Oltre i limiti e Cold Case. Anche produttore, ha 57 anni.


Meg Foster (vero nome Megan Foster) interpreta Holly. Americana, ha partecipato a film come I dominatori dell’Universo (nei panni di Evil – Lyn, nientemeno!!), l’incubo della mia infanzia Leviathan, Furia cieca e Il patrigno II, oltre a serie come Ai confini della realtà, I Robinson, Miami Vice, E.R. Medici in prima linea, La signora in giallo, Hercules e Xena – principessa guerriera. Ha 64 anni e due film in uscita, tra cui la nuova fatica di Rob Zombie, Lords of Salem.


George “Buck” Flower interpreta l’uomo che Nada e Frank incontrano nei sotterranei. Caratterista americano, ha partecipato a film come Fog, 1997: Fuga da New York, Ritorno al futuro, Ritorno al futuro II, Villaggio dei dannati e Wishmaster – Il signore dei desideri, oltre a serie come ER Medici in prima linea e Jarod il camaleonte. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2004, all’età di 66 anni.


Peter Jason (vero nome Peter Edward Ostling) interpreta Gilbert. Altro importantissimo caratterista americano, lo ricordo per film come 48 ore, Per vincere domani (The Karate Kid), Il signore del male, Danko, Caccia a Ottobre Rosso, Aracnofobia, Il seme della follia, Villaggio dei dannati, Mortal Kombat, Fuga da Los Angeles, Dante’s Peak – La furia della montagna, Il ladro di orchidee e Seabiscuit – Un mito senza tempo. Inoltre, ha partecipato a telefilm come Starsky & Hutch, L’incredibile Hulk, Il mio amico Ricky, Pappa e ciccia, La signora in giallo, Nash Bridges, Desperate Housewives, Cold Case, doppiato un episodio di Pinky and the Brain e la versione inglese di Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento. Anche produttore, ha 68 anni e cinque film in uscita.


Da parecchio tempo si vocifera di un remake del film, che più che altro diventerebbe un ennesimo adattamento del racconto breve 8 o’Clock in the Morning, scritto da Ray Nelson, da cui appunto è tratto Essi vivono. Tra l’altro, ora che ci penso l’intera trama del racconto e del film deve avere ispirato Stephen King mentre scriveva La gente delle dieci, inserito nella raccolta Incubi & Deliri del 1993. A questi punti, se Essi vivono vi fosse piaciuto, vi consiglierei di cercare questo racconto, e di dare anche un’occhiata ad altri due capolavori di Carpenter, Fuga da New York e Fuga da Los Angeles. ENJOY!

Se vuoi condividere l'articolo