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mercoledì 21 febbraio 2024

I tre moschettieri - Milady (2023)

Una pausa dalla Road to the Oscars ci vuole e un film come I tre moschettieri - Milady (Les Trois Mousquetaires: Milady), diretto nel 2023 dal regista Martin Bourboulon, è l'ideale!


Trama: dopo l'agguato subito davanti a casa, D'Artagnan si mette alla ricerca di Constance, in mano a rapitori sconosciuti. L'incontro con una rediviva Milady e l'esacerbarsi delle tensioni tra cattolici e protestanti complicano ancora di più le cose, per tutti i Moschettieri...


L'anno scorso ero rimasta con un palmo di naso davanti alla conclusione de I tre moschettieri - D'Artagnan, disperata all'idea di dover aspettare mesi per poter vedere la fine della saga. Quest'anno sono rimasta ancora più di tolla, perché (confermando la natura "maledetta" del popolo francese in generale) non solo I tre moschettieri - Milady ha un finale apertissimo, ma non c'è nessuna notizia di un terzo capitolo, anzi, pare che i realizzatori vogliano dedicarsi a riadattare Il conte di Montecristo. Ciò mi fa abbastanza girare le scatole, perché, se D'Artagnan era stata una bella sorpresa, con tutti gli ovvi limiti del caso, Milady sa molto di lavoro frettoloso, realizzato per dare un minimo di chiusa a una saga pur lasciando tantissimi spunti in sospeso e, soprattutto, con poca attenzione alla psicologia dei personaggi. In particolare, la Milady del titolo viene gestita in maniera pessima, a parer mio. Intrigante spia con un debole per il guascone D'Artagnan nelle prime sequenze del film, elegantissima amica-nemica dal fascino pericoloso, col proseguire della storia la donna assume sfumature sempre più cupe, legate principalmente al triste passato condiviso con Athos (non spiegato proprio benissimo né nel primo film né in questo, tanto che a un certo punto non si capisce più bene perché Milady detesti il moschettiere visto che lui pare devastato dal dolore e dall'aMMore, salvo poi dimenticarsene nell'ultimo atto); verso il finale, la sceneggiatura parrebbe tratteggiarla come un'antieroina femminista, in giusta lotta contro un mondo di uomini che l'hanno privata della libertà e della dignità senza mai neppure provare a capirla, ma il grado di menefreghismo col quale affronta l'unico, vero colpo di scena del film sconfessa interamente quest'interpretazione, relegandola al ruolo di pazza furiosa il cui unico scopo è vedere morto D'Artagnan. Va bene tutto, ma la pagina di Wikipedia dedicata al personaggio letterario è più comprensibile e meno superficiale, giuro. L'altra mossa poco accorta, per non dire cretina, è stata introdurre il personaggio del moschettiere di colore, Hannibal, in guisa di potentissimo deus ex machina con la personalità di un Gary Stu qualsiasi, solo perché su di lui verrà basata, a quanto pare, un'intera serie. Forse, solo forse, era meglio dare più spazio a Porthos e Aramis o a Richelieu visto che i primi due vengono usati come comic relief e il secondo, pur avendo più screentime rispetto al capitolo precedente, continua ad avere il carisma di un tizio lasciato a frollare su una croce e dimenticato lì (altro momento abbastanza cringe del film. Vedere per credere)?


Se non altro, e per fortuna, i moschettieri mantengono inalterate le personalità del primo film e sono sempre un bel vedere, soprattutto Athos ed Aramis, cosa che riconferma la natura prettamente "per pubblico femminile" di un film dove i begli attori si sprecano, senza nulla togliere ad una Eva Green talmente sensuale e strizzata all'interno di bustini pornografici che la mia eterosessualità ha rischiato di vacillare più volte (peccato per le parrucchette inguardabili e quei travestimenti imbarazzanti. No.). Però, signori miei, saremo anche donne ma ESIGIAMO scontri all'arma bianca fatti come si deve, per la miseria! Bourboulon, invece, stavolta ha deciso di realizzare in fretta e furia anche quelli, forse perché i due film sono stati girati uno dopo l'altro e il regista era stanco, tanto che durante i duelli e le battaglie non si capisce una mazza; la macchina da presa sembra sempre un po' in ritardo rispetto ai movimenti degli attori, incapace di seguirli, e il montaggio aiuta ben poco. Un po' meglio le riprese in campo lungo, con un paio di paesaggi ed ambienti mozzafiato, peccato per la fotografia di Nicolas Bolduc, brutta, fosca e grigiastra come quella del film precedente. Se dovessero girare un terzo capitolo spero vivamente che costui non sia della partita, perché a un certo punto mi bruciavano gli occhi. E nonostante quello che ho scritto, incrocio le dita perché un terzo capitolo ci sia (ovviamente con lo stesso cast altrimenti viene meno l'interesse principale, ehm, ehm...) e affinché una pausa sia ciò che serve a sceneggiatori e realizzatori per aggiustare un po' il tiro ed essere meno frettolosi a livello di sceneggiatura. La saga ha parecchie potenzialità, basterebbe avere la capacità di sfruttarle al meglio! 


Del regista Martin Bourboulon ho già parlato QUIFrançois Civil (D'Artagnan), Vincent Cassel (Athos), Eva Green (Milady), Louis Garrel (Luigi XIII) e Vicky Krieps (Anna d'Austria) li trovate invece ai rispettivi link.


Ralph Amoussou,
che interpreta Hannibal, aveva partecipato alla serie Marianne e al nostrano Diaz mentre Camille Rutherford, ovvero Mathilde, è la studentessa che intervista la protagonista in Anatomia di una caduta. Se I tre moschettieri - Milady vi fosse piaciuto recuperate il precedente I tre moschettieri - D'Artagnan e aggiungete I duellanti, I tre moschettieri di Stephen HerekLa maschera di ferro I tre moschettieri di Paul W. S. Anderson. ENJOY!

martedì 18 aprile 2023

I tre moschettieri - D'Artagnan (2023)

Ormai ho quasi 42 anni, sono una vecchia signora sensibile al fascino maschile, come potevo non correre a vedere I tre moschettieri - D'Artagnan (Les trois mousquetaires: D'Artagnan), diretto dal regista Martin Bourboulon?


Trama: in una Francia dilaniata dai conflitti religiosi, il giovane guascone D'Artagnan si reca a Parigi per entrare nel corpo dei Moschettieri e, dopo aver fatto amicizia con Athos, Porthos e Aramis, rimane coinvolto negli intrighi di Milady e Richelieu ai danni della Regina...


Penso di averlo già scritto altrove ma ADORO I tre moschettieri in ogni sua forma, forse a causa di un distorto amore verso i feuilettons francesi inculcatomi da Ryoko Ikeda e dal suo meraviglioso Versailles no bara. Qualsiasi versione della storia scritta da Alexandre Dumas è per me come un tonificante sorso di acqua fresca, che si tratti della pagliacciata all star targata Disney, dell'anime che guardavamo da bambini, della tamarrata realizzata da Anderson, della Maschera di Ferro di DiCapriana memoria (insomma, pick your poison), e la guarderò sempre con un'indulgenza e una gioia bambinesca che non riserverei a nessun'altra opera. Ammetto, però, di essere partita prevenuta con il film di Bourboulon, nonostante un trailer che mi schiaffava lì Cassel nei panni di un invecchiato (bene) e affascinante Athos, e di essermi recata al cinema pronta a venire colpita in fronte da una sòla, salvo poi ricredermi durante la visione: I tre moschettieri - D'Artagnan è veramente un bel film, se piace il genere, ovviamente. Rispetto ai suoi predecessori, I tre moschettieri è maggiormente contestualizzato a livello storico e fa dello scontro tra cattolici e protestanti che funestava la Francia verso la metà del secolo XVII uno degli elementi principali della trama, punto di partenza di buona parte degli intrighi che vedono coinvolti, loro malgrado, i tre moschettieri e D'Artagnan. La sceneggiatura mantiene inalterate le personalità dei protagonisti principali (e conferisce ad Aramis un interessantissimo gusto per l'iconoclastia!) e gli episodi più conosciuti dell'opera letteraria, come il triplo duello e il recupero della collana data in pegno a Buckingham, ma aggiunge anche un paio di eventi inventati di sana pianta che collegano Athos ai protestanti e trasformano parte del film in un "giallo" anche abbastanza sanguinoso e macabro; Rochefort quasi scompare e, mentre Richelieu rimane un po' sullo sfondo come eminenza grigia poco utilizzata, il Re Luigi XIII acquista maggiore personalità, cosa che lo eleva dal rango di semplice cartonato in guisa di sovrano annoiato, pur confermandosi sostanzialmente inetto, vittima dei raggiri di Richelieu e delle corna impostegli dalla Regina.     


Il cast, secondo me, è azzeccatissimo ed affiatato. Tolto che I tre moschettieri è un film che bisognerebbe andare a vedere in gruppi di donne nonostante la presenza della divina Eva Green, perché c'è un parterre di figonzi che raramente si riscontra nei film d'oltralpe (Cassel, va bene, ma D'Artagnan non fa per nulla schifo e non parliamo poi di Aramis, Buckingham e persino Porthos, che in questa versione apprezza molto il cibo e le donne, come da copione, ma non disdegna neppure i bei fanciulli, attenzione!), ogni singolo attore mi è sembrato molto in parte e convinto del proprio ruolo, perfettamente in equilibrio, come del resto l'intera pellicola, tra momenti di serietà e altri di lieve o macabra ironia. La regia di Martin Bourboulon fa il suo senza particolari guizzi e le scene di azione e combattimento risultano fluide e chiare anche grazie al montaggio, mentre svettano invece il comparto costumi e scenografie; la divisa dei moschettieri è un giusto mix di elementi tradizionali e particolari più "selvaggi", che sottolineano la natura scapestrata e borderline dell'intero corpo, in contrasto con i soldati di Richelieu, ma gli abiti che vengono mostrati durante la festa al palazzo di Buckingham sono una gioia per gli occhi e quelli indossati da Eva Green li vorrei nel mio armadio, senza se e senza ma. L'unica nota veramente negativa de I tre moschettieri, oltre al fatto che dovrò aspettare fino a dicembre per vedere il seguito, I tre moschettieri - Milady, è l'orribile fotografia, scurissima nelle scene notturne, al punto che risulta difficile vedere qualcosa, e nebbiosa, quasi sfocata, nelle scene diurne. Purtroppo, il direttore della fotografia Nicolas Bolduc figura come coinvolto anche nel prossimo film, ma pazienza, non è un difetto così grande da inficiare l'intera operazione. Se non riuscite ad andare a vedere I tre moschettieri - D'Artagnan al cinema, quindi, non disperate perché avete tutto il tempo di recuperarlo prima che arrivi dicembre ma fatelo, datemi retta, non ve ne pentirete!


Di Vincent Cassel (Athos), Eva Green (Milady), Louis Garrel (Luigi XIII) e Vicky Krieps (Anna d'Austria) ho già parlato ai rispettivi link.

Martin Bourboulon è il regista della pellicola. Francese, ha diretto film come O mamma o papà ed Eiffel. Anche sceneggiatore e attore, ha 43 anni e un film in uscita, I tre moschettieri - Milady.


François Civil
interpreta D'Artagnan. Francese, ha partecipato a film come Frank e Necropolis - La città dei morti. Ha 33 anni e tre film in uscita tra cui, ovviamente, I tre moschettieri - Milady.


L'amatissimo Oliver Jackson-Cohen era stato scelto per interpretare Buckingham ma ha dovuto rinunciare per impegni pregressi. Il padre del regista era uno dei produttori del film Eloise, la figlia di d'Artagnan, e una visita al set di un Martin Bourboulon quattordicenne è stato uno dei motivi che lo ha spinto ha realizzare questo film. Nell'attesa che esca I tre moschettieri - Milady, se I tre moschettieri - D'Artagnan vi fosse piaciuto recuperate I duellanti (a noleggio su Prime Video), I tre moschettieri di Stephen Herek (su Disney +), La maschera di ferro I tre moschettieri di Paul W. S. Anderson (gratis su Rai Play). ENJOY!


mercoledì 18 agosto 2021

Old (2021)

E' uscito il 21 luglio. Con la lacrima nell'occhio (grazie, autostrade liguri maledette, grazie!) ho dovuto aspettare fino al 12 agosto per vedere uno dei film che mi fomentavano di più quest'anno, ovvero Old di M. Night Shyamalan. A sapere che era così mi sarei risparmiata una notevole dose di bestemmie d'attesa...


Trama: durante una vacanza in un resort, un gruppo di persone finisce su una spiaggia dove il tempo scorre a una velocità maggiore, condannando tutti a una vecchiaia precoce o peggio...


Niente, Shyamalan non ce l'ha fatta. Dopo la bellezza di TRE film non dico splendidi ma comunque molto gradevoli, doveva per forza tornare alla pellicola pseudo-filosofica di alto concetto, perché accontentarsi di qualcosa di più terra terra faceva brutto. E così, il buon Shyamalan ci ha scodellato Old, ovvero un dito puntato contro lo spettatore e la società travestito da film "horror", dove non esistono personaggi profondi o interessanti bensì delle idee, dei concetti con sembianze umane ai quali vengono messi in bocca i dialoghi peggiori sentiti quest'anno. Chi mi conosce sa quanto io abbia odiato Lady in the Water e quell'altra cretinata con la natura frugnante di E venga il giorno; bene, Old è meno peggio di questi due orrori, ma purtroppo soffre della stessa antipatia congenita e degli stessi personaggi ai quali è impossibile affezionarsi perché, Cristo, non sono realistici, sono lì per mostrarci quanto intelligente è Shyamalan e quanto universali sono gli archetipi che essi incarnano. Prendete, per esempio, la famigliola protagonista. Il padre è buono ma freddo, l'incarnazione dell'umanità ormai troppo legata a numeri e statistiche, incapace di guardare al presente, sempre pronta a razionalizzare e controllare il futuro. Anche la mamma è buona ma fredda, però lei (ah-aH!!) si occupa di un museo ed è terrorizzata dall'idea di finire, un giorno, come i corpi senza nome che popolano le teche da lei curate, quindi di base è comunque impegnata a guardare al passato. E' giusto il contrappasso, per questa famigliola allo sfascio, all'interno della quale i genitori stanno per separarsi senza pensare ai figli, che papà e mamma vengano privati della gioia di vedere crescere i due pargoli, ritrovandoseli già oltre l'adolescenza e alle prese con i traumi più grandi della loro vita; è l'unico modo, ovviamente, per innescare una riflessione sul senso dell'esistenza, e sulla necessità di godersi il presente, ma fosse finita lì. Sull'isola si ritrovano (per un motivo che è un'ALTRA critica, però a qualcosa di più tangibile e terrificante) altre persone ognuna presa per incarnare un grande difetto dell'umanità odierna e sono sicura che, agli occhi di Shyamalan, vedere questi personaggi confrontarsi avrebbe dovuto essere un esercizio filosofico altissimo, mentre io so solo che, spesso, scoppiavo in risate incontrollabili.


Mettiamo da parte per un momento le sequenze più "cringesilaranti" dell'intera pellicola (tutte o quasi caricate sulle spalle di Alex Wolff, almeno finché non sopraggiunge quello che voleva sicuramente essere un commoventissimo pre-finale che però a me ha fatto l'effetto Pryor/Wilder, ma menzionerei anche, e con onore, le conseguenze della mancanza di calcio, che Cristo ma nemmeno Robert Englund alla fine di The Mangler, guarda) e soffermiamoci sul fatto che ogni maledetto ospite dell'isola sviscera i suoi problemi e si confronta coi compagni nemmeno si trovasse in uno studio psichiatrico, soffermiamoci sul fatto che, anche quando non hanno un interlocutore, questi trovano comunque il modo di fare dei monologhi sul senso (secondo loro) della vita, soffermiamoci sul fatto che, a un certo punto, la PSICOLOGA (ebbene sì, ce n'è una) chiede ESPLICITAMENTE di fare della terapia di gruppo e infine chiediamoci perché dovremmo prendere seriamente un film simile. Soprattutto, vorrei che qualcuno mi spiegasse perché ad affiancare la palese, didascalica serietà con cui Shyamalan ci scodella i suoi concetti enormi, il buon Manoj Nelliyattu ci piazzi sempre delle puttanate col botto (SPOILER: Ma sta cretinata del neonato che muore perché non è stato curato per 30 secondi? Allora, in quell'isola non c'è nessuno a cui venga la piorrea dopo anni passati a non curarsi i denti, nessuno deperisce per la mancanza di cibo, Prisca non muore per setticemia dopo un'operazione chirurgica effettuata in mezzo alla sabbia, con la ferita tenuta aperta da gente con le mani probabilmente ricoperte di invisibili granelli, i responsabili della struttura non hanno mai pensato di far saltare in aria la barriera corallina che è l'unico handicap del luogo, i bambini invecchiano mentalmente come se avessero vissuto anni di esperienze quando invece avrebbero dovuto rimanere infanti nel corpo di adulti e infine, restando in tema corpo, in mancanza di attività fisica i tessuti muscolari e polmonari avrebbero dovuto collassare invece Kara diventa Manolo mentre a Trent e Maddox crescono praticamente le branchie... e per trenta secondi del piffero il neonato muore? Ma per favore), tanto che persino gli attori a me sono sembrati molto spaesati e perplessi. Poi per carità, bella la regia, ottima la gestione della suspance, perfette alcune sequenze che mi hanno rivoltato lo stomaco, ma in definitiva Shyamalan ha di nuovo lasciato il posto a quell'antipatico spocchioso di Shyabadà e io non posso che augurargli di finire recantato in un'isola deserta finché non si sarà di nuovo deciso a rinsavire. 


Del regista e co-sceneggiatore M.Night Shyamalan, che interpreta anche l'autista dell'hotel, ho già parlato QUI. Gael Garcia Bernal (Guy), Vicky Krieps (Prisca), Rufus Sewell (Charles), Alex Wolff (Trent a 15 anni), Abbey Lee (Chrystal), Ken Leung (Jarin), Embeth Davidtz (Maddox adulta) e Francesca Eastwood (Madrid) li trovate invece ai rispettivi link. 

Eliza Scanlen interpreta Kara a 15 anni. Australiana, la ricordo per film come Piccole donne e Le strade del male, inoltre ha partecipato a serie come Home & Away. Anche regista e sceneggiatrice, ha 22 anni. 


Old
è tratto dal graphic novel Castello di sabbia di Frederik Peeters e Pierre Oscar Lévy, ovviamente privo della maggior parte degli spiegoni e delle cretinate che inficiano il film di Shyamalan, quindi forse sarebbe meglio recuperare quello invece che andare al cinema. ENJOY! 


domenica 25 febbraio 2018

Il filo nascosto (2017)

La mia frenetica rincorsa ai recuperi pre-Notte degli Oscar è quasi arrivata a conclusione. Giovedì sera sono andata a vedere Il filo nascosto (Phantom Thread), diretto e sceneggiato nel 2017 dal regista Paul Thomas Anderson e candidato a sei premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Daniel Day-Lewis Miglior Attore Protagonista, Lesley Manville Miglior Attrice Non Protagonista, Miglior Colonna Sonora Originale e Migliori Costumi).


Trama: Reynolds Woodcock è uno stilista inglese di fama internazionale, la cui vita è scandita da regole ferree dalle quali dipende la sua serenità d'animo. Un giorno però lo stilista incontra la giovane Alma, che ne diventa musa e amante, e i saldi pilastri della sua esistenza cominciano a vacillare...



Come ho scritto su Facebook, sconcertata dopo la visione de Il filo nascosto: "non so cosa ho visto ma Daniel Day-Lewis è un mostro e ho riso tantissimo. Lodi ad Anderson". Questo è un agilissimo riassunto delle sensazioni provocate dalla visione dell'ultimo film di Paul Thomas Anderson e, ahimé, anche l'ultimo di Daniel Day-Lewis in veste di attore. Potrei concludere qui il post perché francamente mi sento un po' in difficoltà a parlare di una pellicola così semplice a livello di trama ma anche complessa per quel che riguarda i rapporti che uniscono i pochi personaggi, così dettagliata e sontuosa a livello di regia, divinamente recitata e con una colonna sonora tra le più interessanti sentite quest'anno. Mi sento inadeguata come durante la stesura del post de La forma dell'acqua, tuttavia non mi muove lo stesso amore provato per Del Toro, quindi la faccenda si fa ancora più difficile. Intanto, potrei prendere in prestito una frase letta su internet che condivido in toto e partire da lì. "Il filo nascosto è un film sulla grandezza realizzato dai più grandi". Questa definizione, in qualche modo, mi rassicura e chi ha visto Il filo nascosto capirà perché. In questo momento, non me ne vogliano gli estimatori di Anderson, Day-Lewis e tutto il cucuzzaro, mi sento come Alma. La grezza, pasticciona, semplice Alma, che viene scelta come musa (e collaboratrice, e amante) da uno stilista davanti al quale tutti si inchinano, trattato come un delicatissimo cristallo di Boemia da una sorella che ormai sa come gestire e talvolta persino prevedere tutte le sue idiosincrasie, così da rendergli la vita creativa il più piacevole possibile. Alma, nella sua ignoranza e nella sua ferrea volontà di essere donna prima ancora che bambolina da vestire, riesce ad avvicinarsi al nucleo umano del Genio di Woodcock più di chiunque altro e allo stesso tempo a ridimensionare l'uomo che le sta davanti facendo saltare all'occhio dello spettatore la fondamentale natura ridicola delle sue fissazioni. Dal canto suo, Woodcock si lascia trasportare dall'imprevedibilità di Alma pur temendola, desideroso di venire protetto e sollevato dalle responsabilità del lavoro, come faceva un tempo la defunta mammà, ma anche terrorizzato dal pericolo insito in una donna che talvolta mostra di non avere rispetto per il Genio creativo e, appunto, la Grandezza del suo amato, stufa di venire equiparata ad una delle tante sartine che bazzicano la magione dello stilista. E appunto, io mi sento come Alma. Non ho voglia di venire sopraffatta dalla gigantesca bravura di tutti i coinvolti riducendomi al rango di spettatore pigolante che si mette in un angolo chinando il capo all'urlo di "E' un BEL regista! E' un santo! Un apostolo!" (semicit.) sciorinando solo delle lodi sperticate perché, appunto, durante Il filo nascosto ho riso. Parecchio.


Mentre Anderson catturava il mio occhio con splendidi giri di macchina, con quelle pazzesche riprese durante le corse in auto, con maestosi primi piani non solo dei volti ma dei dettagli di mani, fili, tessuti, aghi, stoffe, pizzi e tutto ciò che concorre alla creazione di un abito meraviglioso; mentre Daniel Day-Lewis regalava al mondo l'ultima prova della sua bravura di attore, annullandosi in un personaggio scomodo ed insopportabile ma oh, tremendamente affascinante, in un trionfo di sguardi carichi di gelido biasimo, gesti controllati e sfuriate da antologia (il breve monologo sulla definizione di "chic" mi ha stesa); mentre Lesley Manville e Vicky Krieps duettavano con l'attore più grande del mondo, l'una speculare modello di caustica freddezza e professionalità, terzo incomodo tra i peggiori esistenti al mondo, l'altra fragile ragazza che nasconde nello sguardo la mente perversa di un serial killer e la freddezza di Machiavelli; mentre il chitarrista dei Radiohead mi avvolgeva con melodie raffinate in perfetto stile anni '50 e il mio intero essere veniva trascinato all'interno del mondo di Woodcock, reso ancor più perfetto e realistico da fotografia, montaggio e costumi; mentre tutto questo accadeva io riuscivo solo a pensare "Belin, ma Woodcock è praticamente un incrocio tra Furio e Raniero con la spocchia di un lord inglese". Tac, eccolo lì il senso del ridicolo, la chiave per non temere più l'ultima fatica di Anderson e arrivare a "ridimensionarla" e volerle bene come a un film "normale" nonostante, appunto, la sua Grandezza. Perché, a differenza di quanto mi sarei aspettata, Il filo nascosto mette in scena una storia d'amore che è prima di tutto una storia di reciproca, difficilissima comprensione nonché una battaglia tra volontà ferree, una lotta sussurrata ma appassionante ambientata nel luogo più improbabile di sempre (il tavolo da cucina, attenzione, non l'atelier!), che regala non solo momenti di altissima ilarità a base di rumori fastidiosi ma anche twist inaspettati che scoperchiano abissi di follia insospettabili. E' intrattenimento elevato ad arte che richiede molta pazienza ma da un sacco di soddisfazione, come quando si arriva ad avere tra le mani un vestito che ci siamo cuciti da soli (ne so qualcosa, giuro) oppure quando si riesce a trovare la chiave del cuore di un'altra persona e, per estensione, della propria vita... anche quando questa chiave è come minimo peculiare. Diciamo così. Altro non ho da aggiungere, andate a vedere Il filo nascosto e godetevelo!


Del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson ho già parlato QUI. Daniel Day-Lewis (Reynolds Woodcock) e Brian Gleeson (Dr. Robert Hardy) li trovate invece ai rispettivi link.

Vicky Krieps interpreta Alma. Nata in Lussemburgo, ha partecipato a film come Hanna, Anonymous e Colonia. Ha 35 anni e un film in uscita, Quello che non uccide.


Lesley Manville interpreta Cyril. Inglese, ha partecipato a film come Il segreto di Vera Drake, A Christmas Carol, Womb, Turner e Maleficent. Ha 62 anni.


Se Il filo nascosto vi fosse piaciuto recuperate The MasterRebecca - La prima moglie e L'inganno. ENJOY!



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