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mercoledì 10 settembre 2025

The Conjuring - Il rito finale (2025)

Nel bene e nel male, è finita. Lunedì siono andata a vedere The Conjuring - Il rito finale (The Conjuring - Last Rites), diretto dal regista Michael Chaves.


Trama: i Warren si sono ritirati dal loro ruolo di esorcisti e cercano di pensare solo alla famiglia, ma un demone dal passato arriva a minacciare tutto ciò che i due hanno di più caro...


Come ho scritto nell'introduzione, è finita. Il cerchio che James Wan ha cominciato a tracciare con L'evocazione - The Conjuring, nel lontano 2013, si è chiuso per mano di chi ha ereditato il franchise, il regista Michael Chaves, seguendo fino in fondo il ciclo vitale dei Warren. Li abbiamo visti giovani, con una bambina piccola, nel primo film della saga, e oggi li vediamo più anziani e "appannati, persino fiaccati dalla malattia (Ed soffre i tremendi postumi dell'infarto avuto in Per ordine del diavolo) ma non meno innamorati. Anzi, l'amore è la loro ragion d'essere, dopo avere abbandonato la lotta al maligno, e la preoccupazione più grande è conoscere il fidanzato della figlia, ormai in età da marito ed erede dei poteri medianici di Lorraine. The Conjuring - Il rito finale indugia moltissimo, forse troppo, sui problemi familiari dei Warren, la cui felicità è direttamente legata a un passato abbandono, quando i giovani Ed e Lorraine sono fuggiti da un demone e dalle responsabilità legate alla loro professione, per salvaguardare la vita della neonata Judy. Adesso, giustamente, il demone è tornato alla carica, legandosi all'ennesima famiglia in pericolo e realmente esistita, in questo caso gli Smurl. The Conjuring - Il rito finale è "tutto qui". La sua struttura  horror è pressoché identica ai primi due capitoli (il terzo, con l'aggiunta di una strega e di un processo per omicidio istigato dal demonio, prendeva, seppur brevemente, altre strade): una famiglia numerosissima si ritrova bloccata all'interno di una casa infestata e vittima di fenomeni demoniaci sempre più invasivi, arrivano i Warren e, dopo aver fatto amicizia con tutti i membri della famiglia portando in primis conforto morale, ingaggiano una tremenda battaglia contro il demone di turno, uscendone più o meno invitti. L'unica differenza, in questo caso, è che i Warren e gli Smurl ci mettono molto ad entrare in contatto, e non viene a crearsi un legame simile a quello descritto nei film precedenti, il che inficia l'empatia provata verso le vittime. Un altro aspetto da considerare è che, all'interno di un metraggio molto lungo, l'aspetto drammatico della storia è preponderante rispetto all'elemento horror, il che scalda il cuore a chi, come me, vuole bene ai Warren cinematografici e starebbe ore a crogiolarsi nel loro idillio, ma potrebbe frantumare le gonadi a chi vuole solo spaventarsi.


Ci sarebbe da discutere anche su quest'ultimo punto. Gli spaventi messi in scena da Chaves sono meccanici, durano il tempo dello jump scare foriero di bestemmia, ma non lasciano un'inquietudine duratura; per dire, ho fatto più fatica a dormire per la scena post-credit e le registrazioni sui titoli di coda, che per il baraccone di esseri ghignanti e specchi semoventi messo in piedi dal regista. Anche la bambola Annabelle, mia nemica dal 2013 e affiancata da una maledettissima collega gattonante, ormai è messa a mo' di contentino per i fan, così come una serie di guest star"umane", ma non mette più angoscia come i primi tempi, e lo stesso vale per la "stanza degli orrori" dei Warren, a proposito della quale, avendo rivisto tutta la saga per prepararmi, a me è parso fossero ripetuti più o meno gli stessi dialoghi esplicativi. Ovviamente, potrei sbagliarmi, ma non credo. Purtroppo, Chaves non è un fuoriclasse come Wan, che sfruttava tagli di inquadratura e montaggio per fare ancor più paura, e il regista riesce ad azzeccare solo una sequenza veramente spaventosa e ben realizzata, quella che coinvolge Padre Gordon e che è non è stata ovviamente capita da parte dell'audience più giovane presente al cinema (i giovani d'oggi vogliono chiarezza, inquadrature esplicite, che sono queste suggestioni giocate sul montaggio??). Per fortuna, però, ci sono i Warren. Non la figlia, che mi ha detto poco come quel babbeotto del fidanzato, bensì Vera Farmiga e Patrick Wilson, che mettono ogni fibra del loro essere per mostrarci l'amore, la dedizione, l'essere uno l'ancora di salvezza dell'altro in un mondo non solo fatto di demoni, ma soprattutto di solitudine, incomprensioni, rifiuto verso il diverso. A me mette i brividi sentire la Farmiga urlare come una banshee il suo dolore o la sua rabbia, o mentre invoce i nomi dei familiari, mi viene voglia di abbracciarla e dirle che andrà tutto bene; quanto a Patrick Wilson, nella saga Insidious non mi smuove alcun sentimento, ma qui lo trovo umano e dolcissimo, il compagno di vita ideale dovesse mai venirmi in mente di sposarmi. La consapevolezza che The Conjuring - Il rito finale sarà l'ultimo film della saga con loro due come protagonisti mi ha lasciato un senso di perdita dolceamaro, per non dire un discreto magone (nella lunga sequenza introduttiva, quella del parto, ho pianto. Vorrà pur dir qualcosa) e anche se non smetterò di seguire sequel, spin-off, nuove generazioni (per quanto mosce) e chissà che altro, so che non sarà più la stessa cosa. Con buona pace di chi non li sopporta proprio questi adorabili baciapile.


Del regista Michael Chaves ho già parlato QUI. Vera Farmiga (Lorraine Warren), Patrick Wilson (Ed Warren) e Steve Coulter (Padre Gordon) li trovate invece ai rispettivi link.


Aguzzate bene la vista sul finale, durante il quale compaiono James Wan e alcuni protagonisti dei capitoli precedenti, come Carolyn e Cindy Perron (da L'evocazione - The Conjuring), Peggy e Janet Hodgson (The Conjuring - Il caso Enfield) e David Glatzel (The Conjuring - Per ordine del diavolo). Ovviamente, se The Conjuring - Il rito finale vi fosse piaciuto, il mio consiglio è guardare tutti e tre i film precedenti, aggiungere Annabelle, Annabelle: Creation, Annabelle 3, The Nun, The Nun 2 e La llorona - Le lacrime del male, e recuperare il film TV La casa delle anime perdute, che racconta la vicenda della famiglia Smurl. ENJOY!  

mercoledì 19 luglio 2023

Insidious - La porta rossa (2023)

Con calma inaudita, sono andata al cinema a vedere Insidious - La porta rossa (Insidious: The Red Door), diretto dal regista Patrick Wilson. Niente SPOILER, cioè sì, ma vi avviso prima.


Trama: nove anni dopo gli eventi di Insidious 2, la vita dei Lambert è andata avanti e Dalton ha cominciato il primo anno di college, ma l'Altrove è sempre in agguato...


Che fatica, signori. La saga Insidious, come saprete se avete letto i miei ultimi post a tema, non è mai stata una delle mie preferite, ma siccome le uscite horror al cinema latitavano, coi miei amici abbiamo deciso di tentare il quinto capitolo. Ripassone alla mano, mi sono nuovamente immersa nel mondo creato da James Wan e Leigh Whannell nel 2010 e, purtroppo, anche stavolta la mia pur alta soglia di noia è stata superata. Cambiano i registi (Patrick Wilson si è messo per la prima volta dietro la macchina da presa), cambia lo sceneggiatore, invecchiano/crescono/muoiono i protagonisti, ma la solfa è sempre la stessa: gli abitanti dell'Altrove hanno per il belino di rimanere confinati in una dimensione dove tutto è grigio e nebbioso, e bramano di tornare nel regno umano, possedendo i corpi di chi è tanto incauto (o sfigato) da finire nel loro regno e lasciare aperte le porte manco fosse un novello Gianni Morandi. Dopo due capitoli dedicati alla medium Elise Brenner, non è un mistero che i riflettori sarebbero tornati sulla famiglia Lambert e che, quindi, la storia avrebbe ripreso a scorrere in ordine cronologico. Sono passati nove anni da quando papà Josh e il piccolo Dalton si sono liberati dai demoni che li perseguitavano e hanno scelto di dimenticare quanto accaduto loro. Proprio in questa scelta comincia e finisce l'aspetto più interessante della pellicola, ma qui qualche spoiler devo farlo, quindi occhio.

SPOILER 
L'unico aspetto originale di Insidious - La porta rossa è il dramma familiare che nasce nel momento in cui, finalmente, qualcuno ha capito che non ha senso legare la felicità di genitori e figli all'essere sopravvissuti a piaghe paranormali della peggior specie. Perché la povera Renai avrebbe dovuto voler rimanere legata a un tizio che rischia di portarle i demoni in casa e, tra l'altro, è stato pure posseduto e conseguentemente colto da follia omicida? Perché l'inutile figlio Foster dovrebbe bersi le bugie della madre, che da anni gli dice che le immagini di papà in modalità Jack Torrance erano tutto un incubo, frutto della sua immaginazione? Perché Josh e Dalton dovrebbero andare d'accordo dal momento che entrambi hanno perso un anno della loro vita e sono rimasti privi di ricordi fondamentali? Certo, purtroppo sul finale tutti questi ragionamenti sensati vanno in vacca e l'happy ending vuole che, una volta recuperati i ricordi, Renai accetterà probabilmente di riavere in casa le due calamite per la sfiga, ma quella di insegnare ai personaggi (e conseguentemente agli spettatori) la necessità di affrontare i traumi senza rimuoverli, pena il rimanere incompleti e "difettati" è un'idea lodevole e abbastanza ben sviluppata. 
FINE SPOILER


Il resto, ahimé, è la solita minestra riscaldata in salsa horror, che ripropone gli stessi ambienti, oggetti di scena e mostri presenti negli altri capitoli della saga, al punto che neppure i jump scares (presenti, peraltro, quasi esclusivamente dal secondo tempo in poi) riescono più ad essere efficaci. Patrick Wilson ci si impegna come regista e come attore, e si vede che ama sia il genere horror che la saga che, assieme a quella di The Conjuring, l'ha riportato al successo, ma cavare sangue da una rapa è dura anche per lui. Ciò detto, riesce comunque a ritagliarsi le sequenze più efficaci, tra cui una che sarebbe tanto piaciuta al mio claustrofobico padre; inoltre, da artista della domenica, la commistione tra arte e orrore mi piace sempre tantissimo, quindi ho apprezzato molto che Dalton sia diventato un pittore provetto e, soprattutto, che la sua graduale presa di coscienza sia legata alla progressione dei lavori su fogli e tela. Il problema di Dalton, ahimé, risiede nell'assoluta mancanza di personalità e carisma di Ty Simpkins (e pensare che in The Whale l'avevo trovato bravino!), che riesce a farsi "mangiare" non solo da papà Patrick, ma persino dalla spalla femminile che gli hanno messo accanto, mentre un paio di personaggi fondamentali per i capitoli precedenti sono qui ridotti all'apparire in brevi cameo che vanno dall'imbarazzante al melenso. La visione di Insidious - La porta rossa al cinema mi ha ricordato perché ho recuperato i capitoli dal due al quattro solo in streaming e dopo tredici anni dall'uscita del primo, ma se non altro il franchise è rimasto coerente dall'inizio alla fine: noiosino e banalotto era all'inizio, noiosina e banalotta è stata anche la fine. E speriamo sia davvero finita lì!


Del regista Patrick Wilson, che interpreta anche Josh Lambert, ho già parlato QUITy Simpkins (Dalton Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Steve Coulter (Carl), Leigh Whannell (Specs), Angus Sampson (Tucker) e Lin Shaye (Elise Rainer) li trovate invece ai rispettivi link.


Mentre la saga principale di Insidious dovrebbe concludersi col quinto film, si parla già di uno spin-off dal titolo Thread: An Insidious Tale, che al momento vede nel cast Mandy MooreKumail Nanjiani (il fatto che una sia la voce storia di Rapunzel, l'altro un membro degli Eternals e il regista/sceneggiatore Jeremy Slater uno dei creatori della serie Moonknight fa di questo spin-off un prodotto Disney?). Non tratterrò il fiato nell'attesa ma, vi pungesse vaghezza di fare un ripasso, potete trovare tutti i miei "illuminati" commenti sulla saga QUI. ENJOY!

giovedì 6 luglio 2023

Insidious 3 - L'inizio (2015)

Incredibilmente sto tenendo botta nel recupero degli Insidious e sono arrivata a Insidious 3 - L'inizio (Insidious: Chapter 3), diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Leigh Whannell.


Trama: nel tentativo di contattare la madre morta, una ragazza attira le attenzioni di un demone ed è costretta a chiedere aiuto alla sensitiva Elise Rainier...


Squadra che vince non si cambia? Dipende, se il regista al timone della baracca decide di dedicarsi ai Fast and Furious e ritagliarsi solo un piccolo cameo nel terzo capitolo di una saga milionaria. A raccogliere lo scettro del "potere" di James Wan ci ha pensato quindi il suo sodale Leigh Whannell, diventato, per l'occasione, regista, sceneggiatore e attore di questo prequel della saga che, lasciate da parte le sventure dei Lambert, ha la furbizia di concentrarsi sul personaggio assurto al ruolo di beniamino di grandi e piccini, ovvero Elise Rainier. Visto il destino della sensitiva nel primo capitolo, Whannell e soci hanno capito che, per avere tra le mani un bacino di storie praticamente infinito, la soluzione più ovvia era rifugiarsi nel ricco passato della donna, potenzialmente zeppo di demoni e battaglie di ogni tipo, data l'esperienza, l'età anagrafica e le capacità di Elise. Insidious 3 ci presenta dunque la simpatica signora ben decisa a non utilizzare più le sue capacità medianiche, dopo le minacce di morte ricevute dalla spettrale donna velata del primo e secondo capitolo, e questo proprio nel momento in cui la giovane Quinn va a chiederle di aiutarla a contattare la madre defunta. La base della mitologia di Insidious vuole che ogni tentativo di contatto con l'aldilà sia legato al rischio di tornare nella realtà con qualche entità maligna pronta a possedere/uccidere i malcapitati, e la fanciulla non fa eccezione, tanto che comincia a venire perseguitata da un demone sempre più pericoloso ed invasivo. Ciò, ovviamente, porta Elise a venire meno alle sue nuove scelte di vita, con tutto quello che ne consegue, in primis la presenza nel film di demoni meno legati a singoli luoghi, il che si traduce in molti più jump scares e possibilità che i mostri ciccino fuori sempre, anche durante situazioni apparentemente tranquille.
 

Da queste parole avrete intuito che Whannell, molto meno raffinato di Wan, ha scelto di sopperire all'originalità della trama spingendo sull'acceleratore dello spavento più o meno continuato, tanto che al momento Insidious 3 vince la palma dell'unico riuscito a farmi dormire male (forse anche perché l'ho visto di sera, in casa e da sola). Questo è praticamente l'unico cambiamento rispetto ai film precedenti, dove si giocava più sull'atmosfera e su un minimo di approfondimento dei personaggi, sfruttando in parte piani temporali diversi che si intersecavano, rimanendo miracolosamente in piedi; il terzo capitolo è molto più lineare, al limite ogni tanto cerca di "confondere" lo spettatore annullando il limite tra sogno e veglia, si affida a una famigliola non particolarmente carismatica e punta tutto su Lin Shaye e la sua interpretazione di Elise, consacrando l'attrice allora 72enne a inaspettata scream queen del nuovo millennio, talmente "iconica" da permettersi di poter prendere a capocciate gli spettri apostrofandoli in malo modo, cosa che penso di non avere mai visto in un horror. La cosa buffa, poiché lo spettatore già conosce il destino di Elise, è ritrovarsi "in pena" per ciò che può succedere a lei e ai giovani assistenti Specs e Tucker, questo nonostante sia la povera Quinn a rischiare più di tutti, fisicamente inerme davanti a una creatura orripilante che mette ancora più ansia proprio perché la protagonista è impossibilitata a muoversi e si ritrova perennemente sola e al buio. Tutto ciò rende ugualmente Insidious 3 un film dimenticabile dopo una settimana, strettamente legato a maratone come questa che sto portando avanti o comunque al quadro complessivo di una saga a cui aggiunge ben pochi tasselli, almeno a livello narrativo, quindi non una pellicola imprescindibile per gli amanti del genere. Avanti col quarto!
 

Del regista e sceneggiatore Leigh Whannell, che interpreta anche Specs, ho già parlato QUIDermot Mulroney (Sean Brenner), Stefanie Scott (Quinn Brenner), Angus Sampson (Tucker), Lin Shaye (Elise Rainier), Steve Coulter (Carl) e James Wan (regista teatrale) li trovate ai rispettivi link.



Hayley Kiyoko, che interpreta Maggie, recita assieme a Stefanie Scott anche nell'orripilante Jem e le Holograms. Ciò detto, secondo me Insidious 3 - L'inizio è tranquillamente fruibile da solo ma, se siete pignoli, potete recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious: L'ultima chiave (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, disponibile su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

lunedì 3 luglio 2023

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)

Siccome tra qualche giorno uscirà l'ultimo capitolo della saga, ho deciso di recuperare tutti i film della serie Insidious partendo da Oltre i confini del male - Insidious 2 (Insidious: Chapter 2), diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista James Wan.


Trama: nonostante la decisione di trasferirsi a casa della nonna paterna, i guai dei Lambert con gli spettri che perseguitano Josh e Dalton non sono ancora finiti...


Avevo visto il primo Insidious ormai 10 anni fa, proprio in occasione dell'uscita del secondo capitolo, e mi aveva impressionata talmente poco che non ero neppure andata al cinema per proseguire con la saga. Parlando con i miei compagni di visioni horror si è accennato all'uscita dell'ultimo episodio, Insidious - La porta rossa, e ho scoperto che praticamente nessuno di noi ha mai guardato la serie completa, quindi mi sono detta "Perché non provare?". Per motivi di tempo, ho lasciato perdere il primo Insidious, rinfrescandomi la memoria su Wikipedia, e ho ricominciato con Oltre i confini del male - Insidious 2, trovandolo una visione inaspettatamente gradevole. La solfa, di base, non cambia: ci sono sempre i Lambert, ci sono sempre i fantasmi dell'Altrove che cercano di ucciderli/possederli, c'è sempre qualcuno che cerca di aiutare questi poveri cristi a sopravvivere, c'è sempre il momento in cui qualcuno si farà una bella passeggiata nelle nebbie dell'Altrove. L'unica variazione, tra l'altro quella che ha fatto storcere il naso a fior di appassionati, è la volontà Wanina di fare di Insidious 2 un sequel ma anche un prequel, atto a spiegare ogni aspetto del suo predecessore, il che si traduce in una sceneggiatura fatta di continui salti temporali con incroci arzigogolati e parecchie sequenze riprese sì da Insidious MA da altre angolazioni. Chiamatemi ingenua e boccalona (in realtà sono solo appassionata di storie à la Rashomon, passatemi il paragone improprio, dove lo stesso argomento viene riproposto da più punti di vista), a me questi mezzucci piacciono sempre e contribuiscono ad un maggiore coinvolgimento rispetto a ciò che vedo sullo schermo, non a caso Insidious mi aveva fatta addormentare, questo invece no. Inoltre ho apprezzato la maggiore presenza della "vecchia" che perseguitava Josh nel primo film e l'esplorazione del background di questo inquietante personaggio.


Per il resto, la mano di Wan si sente, e tutto sta ad amare o odiare il regista e il suo approccio gotico a storie di fantasmi che più classiche non si può. La casa di nonna Lambert, così accogliente alla prima inquadratura, diventa in tempo zero un susseguirsi di stanze e corridoi inospitali dove i personaggi possono esplorare liberamente e dove si cela la qualsiasi, tanto che anche i giochi più innocenti diventano veicoli di orrore ed inquietudine, mentre le sequenze si alternano tra carrellate cinematografiche e immagini in presa diretta, affidate come sempre alle mani di Specs e Tucker. A proposito dei due personaggi, la mancanza del carisma di Lin Shaye si sarebbe avvertita troppo, quindi gli sceneggiatori hanno cercato un modo per inserire nuovamente Elise nel film dopo gli eventi del precedente e la decisione di affiancarle un altro, particolare sensitivo armato di dadi, è stata a mio avviso molto azzeccata. Interessante anche l'idea di complicare un po' le cose per il personaggio di Josh: nulla che non si sia visto in altri trecento horror, ma almeno Patrick Wilson regala momenti di genuina inquietudine e la sua interpretazione è una delle cose migliori di Insidious 2. Ero convinta che mi sarei di nuovo fermata nel recupero, invece credo proprio che continuerò con Insidious 3 - L'inizio, chissà che non mi appassioni e arrivi a rivalutare tutto il cucuzzaro. Per ora, continuo a preferire un'altra creatura di Wan, la serie dei The Conjuring!


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Barbara Hershey (Lorraine Lambert), Lin Shaye (Elise Rainer), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Leigh Whannell (anche co-sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Jocelin Donahue (Lorraine da giovane) e Jenna Ortega (Annie) li trovate ai rispettivi link.

Steve Coulter interpreta Carl. Americano ha partecipato a film come Hunger Games, L'evocazione - The Conjuring, Anchorman 2 - Fotti la notizia, Insidious 3 - L'inizio, The Conjuring - Il caso Enfield, Barry Seal - Una storia americana, First Man - Il primo uomo, Annabelle 3, The Hunt, The Conjuring - Per ordine del diavolo, Un fantasma in casa e a serie quali L'ispettore Tibbs, Dawson's Creek, Prison Break, The Walking Dead, The Purge e She-Hulk: Attorney at Law. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 63 anni e due film in uscita.  


Oltre i confini del male - Insidious 2
è ovviamente il secondo capitolo della saga iniziata con Insidious e continuata con  Insidious 3 - L'inizio e Insidious: L'ultima chiave; nell'attesa che esca Insidious: la porta rossa potete recuperarli (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

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