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venerdì 3 giugno 2022

Ten Minutes to Midnight (2020)

Il secondo titolo consigliatomi da Lucia è stato Ten Minutes to Midnight, diretto e co-sceneggiato dal regista Erik Bloomquist e presente nel catalogo di Tubi.


Trama: La notte della sua ultima trasmissione radiofonica, durante una tempesta, Amy viene morsa da un pipistrello rabbioso ed è costretta ad affrontare una serie di allucinanti problemi...


Ten Minutes to Midnight
è un film apparentemente divertente e sciocchino, a tratti anche incomprensibile, ve lo concedo, che però nasconde un cuore nero fatto di rimpianti e terrore del tempo che passa. Protagonista assoluta è Amy Marlowe, conduttrice radiofonica di una certa età assai combattiva, che una sera di tempesta arriva in studio dopo essere stata morsa da un pipistrello rabbioso. Lì Amy scopre di essere arrivata solo per condurre l'ultima puntata del suo show Ten Minutes to Midnight e di essere stata rimpiazzata (sul lavoro ma anche agli occhi lubrichi del produttore) da una donna giovane e carina, una serie di cose assai spiacevoli che Amy viene a scoprire per ultima e senza poter in alcun modo opporre resistenza. L'orrore del film, e il suo piglio allucinato, nascono sia dallo spunto dato dal morso di un (apparente) vampiro, sia dalla consapevolezza che la vita di Amy, o perlomeno la parte più importante, è arrivata al capolinea, dopo anni di sacrifici e notti in bianco passate a fungere da sostegno per gli spettatori, mentre nessuno si è mai impegnato a sostenere lei o a guardare oltre la facciata di bionda "metal", di dura impossibile da scalfire, o ancor peggio di facile scopata. E mentre la sete di sangue cresce, cresce anche la paura di Amy per un futuro incerto e una vita lasciata in gran parte alle spalle, un terrore cieco che porta la protagonista a perdere progressivamente il contatto con la realtà.


Ci ho pensato per un paio di giorni prima di scrivere il post su Ten Minutes to Midnight e sono arrivata alla conclusione che cercare un senso a quello che si vede sullo schermo è inutile: ogni evento è filtrato dal punto di vista di Amy, non ce n'è uno imparziale o "esterno", ecco il perché di uno stream of consciousness dove l'unica cosa certa è che la protagonista è stata messa alla porta dopo essere stata tradita da quelli di cui si fidava di più. Non a caso, il film posa interamente sull'interpretazione di Caroline Williams, a tratti degna di una delle migliori scream queen, a tratti assai drammatica e "crepuscolare", penso soprattutto alla sequenza in cui Amy riceve la commovente telefonata (reale? dritta dal suo subconscio?) di una spettatrice in cerca di consigli su una vita ancora tutta da vivere. La Williams si carica addosso un personaggio scomodo all'interno di un film affatto lineare, col rischio di risultare isterica o semplicemente strana, e diventa il fulcro di una riflessione su tutto lo schifo, la confusione, la paura, la paranoia e la tristezza che comporta diventare "inutili" e vecchi, agli occhi altrui, sì, ma soprattutto ai nostri. E ben venga che Erik Bloomquist abbia affrontato il tutto con piglio sfacciatamente visionario, ché spesso su certe cose è meglio non riflettere troppo o si rischia una seria depressione.


Di Caroline Williams, che interpreta Amy Marlowe, ho già parlato QUI.

Erik Bloomquist è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Night at the Eagle Inn. E' anche attore e produttore.


Nicole Kang
interpreta Sienna. Americana, ha partecipato a film come Swallow e a serie quali Batwoman. Anche sceneggiatrice, regista e produttrice, ha 28 anni.


Se Ten Minutes to Midnight vi fosse piaciuto perché non tentare Stress da vampiro? ENJOY!


domenica 14 luglio 2019

Non aprite quella porta - Parte 2 (1986)

Siccome ne hanno mostrato degli spezzoni nel recente La bambola assassina, in questi giorni ho recuperato Non aprite quella porta - Parte 2 (The Texas Chainsaw Massacre 2), diretto e co-sceneggiato nel 1986 dal regista Tobe Hooper.



Trama: dieci anni dopo gli eventi accorsi nel primo film, la famiglia di cannibali texana torna a mietere vittime, nonostante la presenza di un tenente timorato di Dio alle calcagna...



Tante volte, l'ignoranza. Ero convinta che Hooper avesse diretto Non aprite quella porta - Parte 2 subito dopo aver realizzato il primo capitolo della saga, invece sono passati ben dodici anni e il regista nel frattempo si è dedicato a film dal successo variabile, come gli ancora grezzi Il tunnel dell'orrore o Quel motel accanto alla palude, lo spielberghiano Poltergeist: Demoniache presenze e il televisivo, tediosissimo Le notti di Salem. In dodici anni è cambiato molto anche l'horror, che negli anni '70 era espressione del terrore americano relativo ai cambiamenti sociali, alle guerre, al "nemico in casa", mentre negli anni '80 è diventato un po' più baracconesco e divertente, due aggettivi che calzano perfettamente a Non aprite quella porta - Parte 2. Prendete il pre-finale di Non aprite quella porta, quello in cui la povera final girl strilla come un aquilotto mentre davanti a lei si consuma la cena più grottesca della storia del cinema, e tiratelo fino a stenderlo per un metraggio di un'ora e quarantun minuti di personaggi sopra le righe, protagonista interpretato da Dennis Hopper su tutti, e avrete un'idea di cosa sia questo secondo capitolo della saga. Dove Non aprite quella porta era subdolo, schiacciato dall'accecante luce del sole, sporco e violentissimo ma anche contenuto, soprattutto all'inizio, la seconda parte è invece chiassosa fin dalle prime sequenze e percorre il filo sottile dell'autoparodia presentandoci due ragazzetti totalmente strafatti che pretendono di far casino in un Texas zeppo di cliché (pistole selvagge, ignoranza bucolica, premi culinari di dubbio gusto, squallore come se piovesse, cappelli da bifolco) prima che arrivino Leatherface e compagnia a metterli a tacere definitivamente. Da lì, il film si snoda seguendo le indagini della presentatrice radiofonica Stretch e del bigotto tenente Lefty, zio di due dei protagonisti della prima pellicola, pronto ad esigere giustizia sommaria al grido di "chi di motosega ferisce, di motosega perisce". E qui casca l'asino.


Non aprite quella porta - Parte 2 segnerà anche il ritorno dei cosiddetti "massacri con la motosega" ma quest'ultima nel 70% delle scene viene solo agitata a vuoto o utilizzata per tagliare cose più che persone. Non è che manchino i momenti disgustosi, per carità: tra facce strappate, martellate che fracassano crani, interi muri che nascondono frattaglie sanguinolente e altre simpatiche aberrazioni, il film non si propone come spettacolo per i deboli di stomaco, tuttavia si tratta spesso di una violenza e un gore così estremizzati da rasentare il ridicolo, inoltre si è cercato di dare una personalità ai membri della famiglia Sawyer, il che non sempre è un bene. Il Leatherface degli anni '70 era terrificante perché era semplicemente una furia urlante ed imprevedibile, tenuto a malapena a bada da un branco di creature all'apparenza più "normali" ma folli quanto lui, con l'aggravante di quel nonno dal sembiante decisamente "sbagliato", il tassello mancante per scatenare una pazzia senza ritorno. Qui Leatherface, con tutto il dovuto rispetto, è un coglione affamato di patata e va bene che la patata in questione è quella della splendida Caroline Williams ma, insomma, un po' di dignità. Accanto a un Leatherface fantozziano spiccano inoltre il ciarliero patriarca di Jim Siedow e un Bill Moseley (qui al suo primo ruolo importante) che ruba la scena praticamente a chiunque saltando, strillando, facendo vocette, grattandosi la testa nei modi più disgustosi del mondo e ricoprendo di insulti le malcapitate vittime. Col tempo, Dennis Hopper è arrivato a dichiarare che, assieme a Super Mario Bros., Non aprite quella porta - Parte 2 è il film più brutto al quale abbia mai partecipato e non stento a crederci, più che altro non posso dargli torto. Considerato che gli effetti speciali di Tom Savini sono spettacolari ho visto ben di peggio e se guardato con l'ottica giusta (desiderio di supercazzole vintage estive) sarebbe anche un film esilarante, ma personalmente da un Texas Chainsaw Massacre pretenderei un po' più di serietà.


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato QUI. Dennis Hopper (Tenente "Lefty" Enright), Caroline Williams (Vanita "Stretch" Brock) e Bill Moseley ("Chop-Top" Sawyer) li trovate invece ai rispettivi link.


Jim Siedow, che interpreta Drayton Sawyer, era già comparso in Non aprite quella porta nei panni del vecchio. L'idea originale per Non aprite quella porta - Parte 2 era quella di avere un'intera città di cannibali e di parodiare il film Motel Hell (già parodia del primo film di Hooper) ma i produttori hanno poi deciso diversamente. Come scritto in più parti nel post, Non aprite quella porta - Parte 2 è il seguito di Non aprite quella porta, che ha aperto la strada a tutto quello che è conseguito: Non aprite quella porta - Parte 3, Non aprite quella porta IV, Non aprite quella porta 3D e
Leatherface - Il massacro ha inizio per quanto riguarda la timeline "originale", poi ci sono Non aprite quella porta del 2003 e Non aprite quella porta: L'inizio, remake e sequel dello stesso. Non vi bastasse ancora, potreste sempre recuperare La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo. NJOY!



domenica 24 giugno 2018

Contracted - Fase I (2013)

La Midnight Factory questo mese ha puntato sul body horror e ha infilato in un cofanetto il dittico di Contracted. Oggi parlerò di Contracted - Fase I (Contracted), diretto e sceneggiato nel 2013 dal regista Eric England, con il prossimo post arriverà Contracted - Fase II.


Trama: dopo una serata "alcoolica", Samantha viene drogata e stuprata. Quando al mattino si risveglia, è convinta di soffrire di un pesante post-sbornia ma a poco a poco il suo malessere peggiora, dando inizio a un incubo...



Disgustorama. Sono strasicura di avere visto altri horror con delle scene rivoltanti (Tonight She Comes, di cui ho parlato nei giorni scorsi, è uno di questi) ma Contracted è riuscito a toccare tutti i tasti giusti per farmi contorcere le budella dal disgusto e, se era questo l'intento di Eric England, in ciò posso tranquillamente considerarlo un ottimo horror. Assai meno raffinato e mindfuck di un Cronenberg "qualsiasi", Contracted racconta della sfiga di Samantha, ragazza lesbica che una sera finisce vittima di uno stupratore e contrae, per l'appunto, quella che all'apparenza sembrerebbe una malattia venerea. Uno può anche farsi trarre in inganno dall'ironia nera per cui ovunque Samantha vada compaiono manifesti a favore della prevenzione e dell'uso del preservativo, o può abboccare alla sottotrama che accenna al passato della protagonista, fatto di abuso di droghe e autolesionismo; può persino cercare un qualche significato nell'"indecisione" sessuale di Sam e nel suo desiderio di essere amata ed apprezzata per quello che è oppure indignarsi per il moralismo grondante dalla penitenza che le è toccata, ma la verità è che Contracted è fondamentalmente una splatterata fine a sé stessa, alla faccia persino della raffinata metafora floreale che apre i titoli di testa. Ribadisco, se è quello che si ricerca (momentaneamente o meno) in un horror, va anche bene così. Io, per esempio, volevo semplicemente divertirmi a vedere il Bolluomo piegato in due dai conati quindi ho apprezzato la pellicola di Eric England e ogni singolo barbatrucco atto a prolungare l'agonia di Samantha, paragonando la sua esperienza con le mie recenti sfighe mediche. Per dire, la protagonista si risveglia al mattino (per carità, dimentica di essere stata violentata e quello che volete) un po' vomitilla, un po' con mal di pancia e mal di testa da hangover, quindi ci sta che non si preoccupi particolarmente. Ma dal momento in cui il giorno dopo, santa creatura, di svegli col peggior ciclo della tua vita, che a momenti nemmeno un maiale scannato, in più ti ritrovi la baginga irritata a livello VENE NERE che risalgono fino all'addome... ecco, io non andrei dall'equivalente del mio medico di base (poveraccio, mi immagino la faccia che farebbe!), forse nemmeno da un ginecologo, ma correrei al pronto soccorso implorando la reception di darmi un codice rosso, sempre che non sia già subentrato l'infarto da ipocondria.


Per carità, è un horror, quindi bisogna abbracciare forte la suspension of disbelief pregandola di non scappare, però non nego che, tra un lamento di disgusto e l'altro, io e il Bolluomo ci si sia fatti delle grasse risate davanti alla natura fondamentalmente clueless non solo della protagonista ma anche dei comprimari, un branco di belle "peerle", a cominciare dalla madre di Samantha che davanti alla figlia svomante qualsiasi schifezza presente in natura chiama uno psicologo (era meglio un esorcista, signò!) per finire con tale Riley, il quale... no, nulla, guardate il film. Vi dico solo che alla fine mi sono girata verso Mirco e gli ho chiesto "Ma davvero un uomo preda dell'arrunchio non vedrebbe che...?" e lui ha ricambiato il mio sguardo con un'espressione di puro odio schifato. Ah, l'aMMore! Dunque, questo post è diventato un po' troppo ironico e me ne scuso, anche perché sembra che stia scrivendo una stroncatura quando in realtà non è così. Anzi, secondo me Contracted dosa bene il poco tempo a disposizione entrando subito nel vivo della vicenda, sfruttando un countdown "con sorpresa" e soprattutto giocando in maniera subdola con i timori dello spettatore e i cliché del genere, creando non solo sequenze ad alto tasso di disgusto ma anche parecchi momenti di pre-schifo che forse sono anche peggiori, in quanto uno è portato ad immaginarsi (spesso azzeccando) le peggio cose, raddoppiando così l'orrore. Validissimi gli effetti speciali, sebbene il make-up di Sam cambi leggermente da una sequenza all'altra con qualche errorino di continuità, e valida anche l'interprete principale, dotata di una bellezza assai particolare. Unici, veri nei dell'opera: l'attrice che interpreta Alice è una cagna maledetta della peggior specie e il finale del film da il fianco a un'evoluzione banalissima della malattia di Sam, cosa che sicuramente ha agevolato la produzione del secondo capitolo ma a mio avviso ha un po' privato di significato tutto ciò che succede durante la prima fase di Contracted. Detto questo, se avete lo stomaco più che forte recuperatelo, io nel frattempo ingurgiterò una confezione di Maalox per affrontare senza indugio Contracted - Fase II!


Di Caroline Williams, che interpreta la madre di Sam, ho già parlato QUI.

Eric England è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Madison County e Josie. Anche produttore e attore, ha 30 anni e due film in uscita.


Matt Mercer interpreta Riley. Americano, ha partecipato a film come Madison County, Contracted: Fase II e Beyond the Gates. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 38 anni e un film in uscita.


Simon Barrett interpreta BJ. Americano, è principalmente conosciuto come sceneggiatore/socio di Adam Wingard (sue le sceneggiature di You're Next, V/H/S, The ABCs of Death, V/H/S 2, The Guest e Blair Witch), ha partecipato a film come You're Next, V/H/S, The ABCs of Death, V/H/S 2, ABCs of Death 2 e Always Shine. Anche produttore, ha 40 anni e un film in uscita.


Najarra Townsend ha partecipato anche a Contracted - Fase II, sempre col ruolo di Samantha. Se Contracted - Fase I vi fosse piaciuto consiglierei il recupero del sequel, di cui parlerò presto, e che potete trovare in vendita nel cofanetto Midnight Factory, corredato dal making of del primo film e dl libretto illustrativo curato dalla redazione di Nocturno. ENJOY!

venerdì 5 agosto 2016

Sharknado 4: The 4th Awakens (2016)

Errare è umano, perseverare diabolico. Talvolta però può essere anche la giusta strada da intraprendere e lo dimostra lo sfacciatissimo Sharknado 4: The 4th Awakens, sempre diretto dall'intrepido regista Anthony C. Ferrante e mandato in onda dall'iconico canale SyFy.


Trama: grazie alla ditta Astro-X, ormai da cinque anni l'America è libera dagli sharknado. Proprio quando Fin decide di prendersi una vacanza e andare a Las Vegas, però, gli sharknado ricominciano a manifestarsi in forme inaspettate...

Colpi di cippa sullo squalo
Quest'anno ho preso appunti, ve lo giuro. Fin dal titolo mortale, prodromo di un'introduzione con testo scorrevole identica a quella storica di Guerre Stellari, che racconta brevemente come sia possibile che dal terzo film siano passati cinque anni, per di più senza sharknado, il quarto capitolo di questa ormai irrinunciabile saga estiva è un profluvio di citazioni cinematografiche messe ad minchiam. Talmente ad minchiam, in effetti, che se gli altri anni la "sceneggiatura" di Sharknado mi era parsa sottomettersi all'esigenza di inserire più guest star possibile (non che stavolta manchino, per carità), stavolta è diventata un puzzle capace di accorpare il già citato Guerre Stellari, Iron Man,The Avengers, Terminator, Pinocchio, Christine - La macchina infernale, Non aprite quella porta e persino Il mago di Oz; se riuscite a trovare un minimo comun denominatore tra le trame di questi film avete già le carte in mano per candidarvi a sceneggiatori di Sharknado 5 ma se bastasse così poco potrei riuscirci anche io. Il fatto è che i realizzatori di Sharknado devono avere letto i miei vecchi post, quelli in cui lamentavo una generale mancanza di coraggio nell'osare l'inosabile (eh no, a me l'idea di uno sharknado non è mai bastata) e hanno capito che per soddisfarmi appieno non avrebbero dovuto limitarsi a mostrare gente che combatte gli squali con pugni e sciabole finte, ma avrebbero dovuto proprio SBRAGARE. Mandare al diavolo ogni limite, ogni briciola di senso del pudore. E quest'anno l'hanno fatto, santo cielo, al punto da costringermi a fissare lo schermo incredula per un'ora e mezza costellata di risate a non finire. Sapete, quelle risate da manicomio, che indicano il cedimento dei nervi o dei neuroni. Ovviamente non voglio fare spoiler perché so che tra i lettori ci sono almeno un paio di fan scatenati della saga ma qui parliamo di cliffhanger risolti nel modo più imbecille possibile, supereroi, bambini convinti di essere figli di una squalA, automobili utilizzate come tavole da surf, matrioske di squali, pernacchie alle più elementari leggi della fisica, epica ignoranza davanti agli effetti di oggetti radioattivi, tecniche di rianimazione che al confronto il Dr. House di Marcello Cesena era un luminare, Boozy David come se piovesse e, soprattuttamente, ogni variazione possibile ed immaginabile del termine Sharknado. Insomma, una merdaviglia.


Una simile esagerazione pretendeva il coinvolgimento della WETA, che però ha fatto una leva ai produttori per non ritardare gli effetti speciali di film più seri. Ma pensate che Ferrante abbia deciso di rinunciare? GIAMMAI! Se la fotografia è un pelino migliorata rispetto agli altri anni, gli effetti speciali di questo quarto episodio fanno schifo a livelli inenarrabili: non c'è UNO squalo che rispetti le proporzioni di quelli che lo affiancano e neppure degli attori che dovrebbero interagire con lui, ça va sans dire, e non so se è peggiore il distacco tra i protagonisti e il green screen sul quale sono costretti a recitare oppure la resa grafica dei vari X-nado. In compenso gli attori danno moltissima soddisfazione, nel senso che ormai fanno davvero il cavolo che vogliono e nessuno pretende nulla da loro. A dire il vero, Ian Ziering, quest'anno anche produttore, l'ho trovato un po' sottotono, forse perché perso nell'infinita quantità di comprimari che gli hanno appioppato onde creare una sorta di clan Shepardiano di cacciatori di squali, con Hasselhoff e la Reid in testa, sui quali sarebbe bene spendere due parole. Boozy David si permette di interpretare un Colonnello che pare appena uscito da un centro di riabilitazione per alcolisti (ops!) e persino di canticchiare a fior di labbra la Cavalcata delle Valchirie, Tara Reid è invece così cagna maledetta e rifatta che non si sono neppure sbattuti ad insegnarle come si tirano dei pugni ad un sacco, hanno preferito velocizzare l'intera sequenza a mo' di comiche, roba da causare la morte istantanea di Sylvester Stallone. E tra un tizio che si ritrova la moglie morta e se la dimentica dopo due secondi senza versare neppure una lacrima, Gary Busey che sembra lo scienziato pazzo di Avanti un altro, bambini che strillano palesemente scoglionati in quanto lo storyboard li prevede aggrappati ad una trave per un tempo praticamente infinito, orripilanti e fintissimi baci tra moglie e marito e marchette all'imminente (evviva!) 2 Lava 2 Lantula, il Cinema e financo il cinema ma pure il cinema si sono fatti probabilmente esplodere in un tripudio di miccette formando in cielo la scritta Zio Cantante dinnanzi a cotanto sfoggio di bulla ignoranza. Io posso solo flagellarmi urlando WES ANDERSON! espiando così la vergogna di esser costretta a mettere nero su bianco queste parole: Best. Sharknado. Ever. All'anno prossimo, squaletti!


Del regista Anthony C. Ferrante ho già parlato QUI. Ian Ziering (Fin Shepard), Tara Reid (April Shepard), David Hasselhoff (Colonnello Gilbert Shepard), Gary Busey (Wilford), Steve Guttenberg (Colton), Stacey Dash (il sindaco di Chicago) e Caroline Williams (Stretch) li trovate invece ai rispettivi link.


La saga di Sharknado quest'anno è diventata un affare di famiglia visto che tra le varie comparse ci sono Steffanie Busey (moglie di Gary) e Hayley e Taylor-Ann Hasselhoff (le figlie di Boozy David), mentre Gena Lee Nolin e Alexandra Paul, membri del cast di Baywatch, si riuniscono per qualche minuto a David Hasselhoff in un simpatico e nostalgico siparietto. Tra gli altri personaggi famosi (o meglio, tra quelli che ho riconosciuto io perché Sharknado conta almeno 40 guest star tirate fuori da sit-com, reality, persino YouTube), spuntano anche il creatore della Troma Lloyd Kaufman nei panni di un ingegnere spaziale e anche l'attore dietro la maschera di Leatherface in Non aprite quella porta 3D (Dan Yeager, che interpreta Gunnar, da Gunnar Hansen, ovvero il Leatherface originale). Detto questo, siamo sempre lì: se Sharknado: The 4th Awakens vi fosse piaciuto recuperate i precedenti Sharknado, Sharknado 2: The Second One, Sharknado 3: Oh Hell No! e ovviamente il tamarrissimo Lavalantula, nell'attesa di un probabile Sharknado 5 di cui, stranamente, non è ancora stato dato annuncio. Volete che muoro? ENJOY!

mercoledì 10 luglio 2013

Hatchet III (2013)

Estate, tempo di indulgere nell'attività casalinga più adatta alla stagione: la visione di horror cazzoni. E cosa c'è di più cazzone di Hatchet III, diretto da BJ McDonnell? Beh, Hatchet II, ovvio, ma di quello abbiamo già parlato.


Trama: Marybeth, sopravvissuta alla strage del film precedente e con lo scalpo di Victor Crowley in mano, si costituisce alla stazione di polizia e viene accusata di essere l'autrice di tutti gli omicidi. Gli sbirri, purtroppo per loro, si accorgeranno del madornale errore solo quando sarà troppo tardi... 


Cosa si può dire di un film dall'assunto talmente scemo che persino Adam Green, regista dei primi due capitoli e sceneggiatore di questo Hatchet III, arriva a prendersi per il chiulo da solo? Niente, appunto, gli si può solo voler bene, magari dopo aver perdonato gli svarioni e la noia del secondo capitolo, pronti a ridere nuovamente dell'esagerata brutalità di Victor Crowley, il babau più brutto e ignorante (con rispetto parlando) della storia del cinema. E se pensate che il deforme spettro non possa diventare ancor più brutto, ignorante e brutale... vi sbagliate di grosso! Basta solo aumentare la carne da macello, spingere una squadra di sbirri e una di SWAT all'interno dell'ormai famigerata palude del boogeyman e sedersi comodamente in poltrona a guardare Crowley smembrarli a mani nude o quasi, nonostante tutte le loro spacconerie e, soprattutto, grazie alla loro incredibile dabbenaggine. Poi, ovviamente, c'è la questione "come liberarsi definitivamente del mostro", che sembra avere più vite dei gatti e che non muore nemmeno centrifugandolo e poi mettendolo nel forno, aspetto della trama che ci permette di vedere una Danielle Harris decisamente in forma e più scazzata del solito (come darle torto?), compresa nel ruolo di esorcista riluttante.


La recensione potrebbe finire qui perché c'è poco altro da dire, in effetti. BJ McDonnell sostituisce Adam Green alla regia e lo fa in modo dignitoso, gli effetti speciali sono pregevoli in virtù della loro artigianalità e l'appassionato horror può continuare a divertirsi col gioco delle citazioni: in questo caso, troviamo la bella Rileah Vanderbilt, già comparsa in Frozen e anche nei primi due capitoli di Hatchet sotto il pesante trucco di un giovane Victor, il solito Sid Haig ormai a suo agio nell'esilarante ruolo di redneck rincoglionito, l'enorme Derek Mears, la cui presenza risponde al quesito "tra Crowley e Jason Voorhes/Predator chi vincerebbe?", un irriconoscibile Zach Galligan nei panni dello sceriffo, il Roach de La casa nera e l'immancabile Parry Shen, che porta a casa la tripletta di presenze e, di conseguenza, anche l'esperienza dei due personaggi precedenti. Tirando le somme, dunque, direi che la saga di Hatchet (sempre che sia finita!!) si sia conclusa degnamente, con un film che chiude tutti i discorsi lasciati in sospeso e che, apparentemente, esaurisce tutti gli escamotage necessari al genere per continuare a cannibalizzarsi e propinare allo spettatore sempre la stessa solfa. Umorismo a grana grossa e sangue a fiumi non mancano, così come una gran bella dose di autoironia, e forse è quest'ultima caratteristica che rende Hatchet più simpatico di altri prodotti simili e mi porta a consigliare anche quest'ultimo capitolo come "tranquilla" visione estiva per rivangare i bei tempi di Notte Horror.



Di Danielle Harris (Marybeth), Kane Hodder (Victor Crowley), Derek Mears (Hawes), Sean Whalen (Randy), Adam Green (l'uomo ubriaco in carcere) e Sid Haig (Abbott McCullen) ho già parlato ai rispettivi link.

BJ McDonnell è il regista della pellicola, alla sua prima esperienza “solitaria”. Anche attore, produttore e, soprattutto, assistente di regia, ha 38 anni.


Zach Galligan (vero nome Zachary W. Galligan) interpreta lo sceriffo Fowler. Americano, lo ricordo per film come Gremlins, Waxwork - Il museo delle cere è arrivato in città, Gremlins 2 - La nuova stirpe e Waxwork 2 - Bentornati al museo delle cere, inoltre ha partecipato alla serie Melrose Place. Ha 49 anni.


Caroline Williams interpreta Amanda. Americana, ha partecipato a film come Non aprite quella porta - Parte 2, Il patrigno II, Non aprite quella porta - Parte 3, Giorni di tuono, Leprechaun 3, Il Grinch, Halloween II e alle serie Hunter, La signora in giallo, E.R. - Medici in prima linea, Sabrina vita da strega Nip/Tuck. Ha 56 anni e tre film in uscita.


Se Hatchet III vi fosse piaciuto, non perdetevi Hatchet e, nonostante sia meno bello, Hatchet II... è l'unico consiglio che posso darvi! ENJOY!

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